Feed RSS

Archivi tag: Mario Monti

Ma davvero serviva il libro di Friedman?

 Ieri sera Friedman  ha spiegato meglio che significa “conflitto di interessi”, quelle tre brutte parole che la politica ormai non pronuncia neanche più. Un conflitto di interessi che non riguarda solo silvio berlusconi. Ha spiegato meglio il perché non si può essere giornalisti indipendenti quando l’editore non è a sua volta indipendente. E che o si fa politica o il manager d’azienda, in special modo quando quell’azienda si occupa di gestione dei media. Questo non diventerà mai un paese normale finché esisteranno i conflitti di interesse che sono il primo problema, ecco perché la politica di tutti i colori non ci mette le mani.

Come tutti i giornalisti indipendenti Friedman pensa che il suo dovere sia quello di informare. Perché col metro del nostro giornalismo non ci sarebbe stato nessuno scandalo Watergate che ha costretto un presidente americano alle dimissioni, ad esempio. Perché qui l’unico giornale che dà le notizie è considerato un covo di manettari giustizialisti faziosi. Gli italiani non sono abituati ad essere informati, ecco perché non pretendono una corretta informazione.

***

 

Friedman racconta le manovre per portare il Professore a Palazzo Chigi già nel giugno 2011 (leggi)

***

Friedman gela Vittorio Zucconi: ”siamo amici ma devo darti una lezione di giornalismo in diretta. Forse ti dà fastidio che lo scoop uscito dalla bocca del tuo padrone De Benedetti sia finito sul Corriere della Sera. Tu pensi che un giornalista debba schierarsi politicamente. Ma al contrario un giornalista deve scoprire, indagare, documentare e dopo pubblicare. E quello che accade dopo non è un mio problema”.

“E quello che accade dopo non è un mio problema”.
 Questo è proprio l’ABC del giornalismo.

Per la nostra magnifica informazione da regimi e regimetti invece quello è il primo problema: tutti si preoccupano degli eventuali turbamenti e giocano d’anticipo per evitare dispiaceri all'”eccellenza” di turno. Altrimenti l’Italia non sarebbe al 57° posto NEL MONDO per libertà di stampa e informazione.

***

Alan Friedman ricostruisce in “Ammazziamo il Gattopardo” i mesi frenetici che portarono il capo dello Stato a nominare il 9 novembre Mario Monti senatore a vita e ad affidargli il compito di formare l’esecutivo dopo le dimissioni di B. Una manovra iniziata in giugno, prima della grande crisi dello spread. Il presidente della Repubblica risponde all’anticipazione del Corriere della Sera e respinge l’ipotesi di atti irregolari (leggi)

***

L’ANALISI – 2011, LA MOSSA DEL COLLE CHE RESUSCITO’ BERLUSCONI (di S. Nicoli)

***

“Articolo 59 della Costituzione Italiana

È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.

“Chi è stato”, non chi sarà. Ci sarebbe dunque da chiedersi perché Ciampi invece nominò Napolitano senatore a vita ante Quirinale e perché Napolitano a sua volta nominò Monti [uno a caso] che casualmente dopo qualche giorno avrebbe ricevuto l’incarico di formare il governo “tecnico”. 
Quali sono stati questi altissimi meriti di Napolitano prima e di Monti dopo che hanno permesso che entrambi fossero nominati senatori a vita addirittura in violazione della Costituzione che mette apposta i paletti affinché queste nomine siano destinate a chi se le merita davvero. 

Qui le uniche vittime di un complotto siamo noi, un complotto che dura da vent’anni, iniziato con un mezzo colpo di stato che ha permesso ad un abusivo impostore estraneo alla politica con svariati precedenti soprattutto penali di entrare in parlamento, anche lui in violazione della legge che lo impediva, reiterato e continuato in tutti questi anni. 

Un complotto contro gli italiani ordito da politica e istituzioni che man mano che berlusconi si presentava in tutto il suo splendore confermando che la sua discesa in campo era avvenuta unicamente per risolversi i suoi guai non hanno fatto niente per fermarlo, nascondendosi dietro la balla gigantesca della sua legittimità perché “la gente lo votava”. 

Per far dimettere berlusconi due anni fa, dopo avergli garantito il salvataggio della “robba” ci sono voluti lo spread e la crisi, non gli avvisi di garanzia, i processi, le accuse, le prescrizioni, il bunga bunga, la conferma per sentenza delle sue vicinanze mafiose. E tutto quello che è accaduto dopo, dal 2011 ad oggi, prima col governo tecnico e dopo con quello delle larghe intese voluti e imposti entrambi da un uomo solo e non dal popolo come si fa nelle democrazie è qualcosa di perfino più grave di un complotto. 
Quando si impedisce ai cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti in parlamento attraverso libere elezioni, quando per svariate legislature si fanno votare quei cittadini con una legge incostituzionale, quando un uomo solo decide lui da chi deve essere formato il parlamento, quando quell’uomo minaccia e  terrorizza un paese che “o così o la fine del mondo” non è moral suasion, non è pensare al bene del paese, non è garantire la stabilità del paese come dicono e scrivono quelli bravi o quelli molto creduloni: è solo il proseguimento del colpetto di stato avvenuto vent’anni fa. E che farà ora Napolitano, andrà a disturbare anche l’ambasciata americana come già fatto con quella francese per lamentarsi del libro di Alan Friedman, cittadino scrittore e giornalista statunitense? 

***

Riccardo Mannelli

IL RE BADANTE – Marco Travaglio, 11 febbraio

Soltanto chi si ostina, a dispetto dell’evidenza dei fatti, a ritenere Giorgio Napolitano un presidente super partes devoto alla Costituzione può meravigliarsi per le rivelazioni del nuovo libro di Alan Friedman Ammazziamo il Gattopardo. E cioè del fatto, suffragato da numerose testimonianze, che Sua Maestà contattò Mario Monti per rimpiazzare Berlusconi a Palazzo Chigi fin dal giugno 2011, ben prima dell’impennata estiva dello spread e della conseguente fuga di parlamentari della maggioranza, che l’8 novembre si ritrovò minoranza alla Camera; l’indomani il Professore bocconiano fu nominato senatore a vita e il giorno 13, subito dopo le dimissioni del Cavaliere, fu incaricato di formare il nuovo governo. I lettori del Fatto sanno bene di che cosa è stato capace Napolitano in questi quasi otto anni di presidenza, dunque sono immuni almeno dallo stupore. Autoinvestitosi della missione di salvatore della Patria e autoassolvendosi di volta in volta in nome di “emergenze” reali o inventate, il capo dello stato di necessità non ha mai esitato a travolgere le regole costituzionali per il nostro bene, o almeno per quello che lui pensava esserlo e invece non lo era. Convinto che l’elettorato sia un bambino immaturo e un po’ scemo da rieducare e accompagnare per mano dove vuole lui, s’è autonominato Badante della Nazione e ha perseguito scientificamente il suo disegno politico a prescindere dal voto degli italiani, e sovente addirittura contro di esso. Ma gli alti lai che ora levano i berluscones suonano stonati e infondati: il bilancio delle interferenze e forzature presidenziali è largamente a loro vantaggio, non certo a loro discapito. Per diversi motivi.

1) La prima vittima dei traffici di Napolitano è il secondo governo Prodi, nato nel 2006 con una maggioranza risicatissima al Senato dalle prime elezioni del Porcellum. Il 21 febbraio 2007, dopo meno di un anno di vita, l’Unione di centrosinistra è già in crisi: bocciata in Senato una risoluzione sulla politica estera con appena 158 Sì (su un quorum di 160), 136 No e 24 astenuti. Prodi sale al Colle per dimettersi. Napolitano – come annota il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa nel suo diario, che il sottoscritto ha potuto consultare per il libro Viva il Re! – chiede al premier “numeri certi” al Senato, lasciando intendere che non può far conto sui voti dei senatori a vita. Poi respinge le dimissioni di Prodi e lo rinvia alle Camere per la fiducia, non prima di avergli confidato che sta lavorando con “esplorazioni” sue personali – non si sa a che titolo – a una “maggioranza diversa” da quella uscita dalle urne. Una maggioranza di “larghe intese” con la destra sconfitta. Padoa Schioppa parla di manovre “inquietanti”. Invece B. – che non sopporta di restare fuori dalla stanza dei bottoni, continua a gridare ai brogli e tenta di comprare altri senatori (dopo il già acquistato Sergio De Gregorio) per dare la “spallata” al governo – è entusiasta. “Napolitano detesta il bipolarismo e persegue il suo disegno politico”, annota il ministro dell’Economia, descrivendo il Presidente come un sabotatore del governo Prodi, “pompiere incendiario” che “soffia sul fuoco anziché spegnerlo” e vorrebbe tornare a un sistema malato da Unione sovietica o da partitocrazia modello Prima Repubblica, dove “il governo lo sceglie il partito (o i partiti) e non il popolo”. Un anno dopo, gennaio 2008, Prodi cade per l’uscita di Mastella. Ma, anziché sciogliere le Camere, Napolitano tenta un governo Marini, ovviamente di larghe intese. E solo quando fallisce anche quello si rassegna a sciogliere le Camere.

2) Dopo aver firmato tutte le leggi vergogna del terzo governo B., dallo scudo fiscale al lodo Alfano al legittimo impedimento, nel novembre 2010 Napolitano salva il Cavaliere da sicura débâcle. I finiani di FeL presentano una mozione di sfiducia in aggiunta a quelle delle altre opposizioni. La maggioranza non c’è più. Ma il capo dello Stato convince i presidenti delle Camere Fini e Schifani a rinviare il voto a dopo la Finanziaria: così regala al Caimano un mese di tempo per comprarsi una dozzina deputati: quanti bastano per strappare la fiducia il 15 dicembre.

3) Nell’estate 2011, quando Napolitano inizia a sondare Monti, il governo B. è già alla frutta ancor prima del boom dello spread, che ne è una delle conseguenze: B. e Brunetta vogliono tagliare le tasse, Tremonti – conti alla mano – si oppone, e fra Palazzo Chigi e l’Economia si scatena una guerra che prosegue per tutta l’estate, con gli appelli dell’Europa per una drastica manovra correttiva. Il 5 agosto B. annuncia che gliel’ha imposta la Bce con una lettera firmata da Trichet e Draghi: in realtà – si scoprirà più avanti – la missiva l’ha sollecitata lui stesso per salvare la cadrega. Ma sia lui sia Bossi si oppongono al taglio delle pensioni chiesto dalla Bce e la manovra, riscritta quattro volte, è una burletta. Il 23 ottobre Merkel e Sarkozy lo seppelliscono con la celebre risata di Bruxelles. Il 3-4 novembre, al G20 di Cannes, B. e Tremonti si presentano in ordine sparso, senza neppure parlarsi. Ma il Caimano suonato dice che va tutto bene, “siamo un Paese benestante, i ristoranti sono pieni e si fatica a prenotare un posto in aereo”. Inizia il fuggifuggi dal Pdl e l’8 novembre, al voto alla Camera sul rendiconto dello Stato, la maggioranza si ferma a 308 voti su un quorum di 316. Dunque il governo cade e arriva il Prof, coronando il vecchio pallino di Napolitano: le larghe intese.

È vero che il Presidente tiene nella manica l’asso di Monti già da cinque mesi, ma B. fa tutto da solo: sarebbe caduto lo stesso, anche senza aiuti dall’alto. Il che non significa che Napolitano avesse il diritto di preparare un governo e una maggioranza alternativi 150 giorni prima (e chi ci dice che, nelle telefonate intercettate a novembre-dicembre con Mancino, non parlasse anche di quelle manovre e non le abbia fatte distruggere proprio per questo?). Però B. dovrebbe ringraziarlo: il governo Monti al posto delle elezioni fu per lui manna dal cielo: se si fosse votato allora, visti i sondaggi che lo davano intorno al 10%, ne sarebbe uscito asfaltato per sempre. Invece la politica dei tecnici – tasse, lacrime e sangue per i soliti noti – gli consentirà di risorgere nel giro di un anno. E di risultare decisivo alle elezioni di un anno fa, quando gli italiani votano in massa contro le larghe intese e poi, con i soliti traffici di Napolitano (rielezione compresa), se le ritrovano tali e quali con Letta Nipote: lo schema fisso del Presidente. È semplicemente comico che ora, a lamentarsene, non siano Prodi, Rodotà, gli elettori affezionati al bipolarismo, ma proprio l’utilizzatore finale di tutti quei traffici.

Ecco, a ben guardare il peccato più imperdonabile di Napolitano è proprio questo: essere riuscito – prima con i minuetti sulla grazia e ora con l’emergere delle manovre del 2011 – nell’ardua impresa di far passare dalla parte della ragione un figuro che, da quando è nato, è sempre stato da quella del torto.

Ps. Nella lettera di precisazioni al Corriere che nulla precisa, Napolitano si fa scudo della sentenza n. 1/2013 della Consulta per invocare “riservatezza assoluta” sulle sue “attività formali” e “informali”. Ma non sa quel che dice: quella sentenza, peraltro incredibile e tragicomica, si riferisce alle sue telefonate con Mancino e proibisce di intercettare, anche indirettamente, The Voice. Non gli permette di fare quel che gli pare al riparo dalla libera stampa. Né vieta le inchieste e le domande giornalistiche sull’attività del Presidente nella formazione dei governi. Né lo esime dal risponderne all’opinione pubblica. A meno che, si capisce, non si creda un dittatore o un monarca assoluto. Nel qual caso l’impeachment sarebbe uno strumento persino un po’ riduttivo per mandarlo a casa in tempo utile: prima che trascini davanti alla Consulta pure gli autori di libri non autorizzati da lui, per far bruciare anche quelli.

 

 
Annunci

La vera violenza è quella politica

Inserito il

 

Sottotitolo: esponenti del regime eritreo ai finti funerali dei migranti – purtroppo loro erano veri – morti a Lampedusa.
Un po’ come se ai funerali di Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta avesse partecipato Giovanni Brusca che li ha fatti saltare in aria. Chissà di chi è stata questa idea strepitosa?

***

“ASSASSINI”. E ALFANO VIENE PORTATO VIA DALLA SCORTA NELLA SUA AGRIGENTO (Viviano e Ziniti)

***

Il black bloc Giovanardi

«Il sesso è diventato un bene di consumo», dice Giovanardi, quindi «lo stupro non deve sorprendere».

Logica interessante.

Evidentemente Giovanardi ritiene che i beni di consumo si possano prendere con la violenza. Se ne deduce che Giovanardi è un teorico degli espropri proletari, meglio se realizzati menando il negoziante a sangue.

[Alessandro Gilioli]

***

Giovanardi sullo stupro di Modena: “Inutile scandalizzarsi, è colpa di chi ha sdoganato la sessualità”

***

Denis Verdini: “Ho preso 800 mila euro in nero, che male c’è? nella vita si fa così”

***

MARADONA, FAZIO, IL FISCO E IL GESTO DELL’OMBRELLO IN TV (Francesco Merlo)

La reazione col fuso orario del quieto Fazio (Andrea Scanzi).

 

***

IL PATTO CON RE GIORGIO? “AVEVA PROMESSO L’INDULGENZA MOTU PROPRIO” (Fabrizio d’Esposito)

***

Verdini incarna alla perfezione l’arroganza criminosa della politica, quella di chi sa che può dire qualsiasi cosa, anche confessare un omicidio e uno stupro in diretta tv e dopo non succede niente.

Ci sono cose che bisognerebbe ripetere ogni giorno a mo’ di mantra finché non le avremo capite tutti, anche quelli che ogni volta si ostinano a distribuire le colpe in modo errato.
Perché fa bene giovanardi ad esprimersi con la consueta violenza finché ci sarà qualcuno che andrà a chiedere il suo parere come se fosse determinante saperlo, sapere cosa circola nel suo cervello bacato, cattivo, malato. 

Non tocca a giovanardi smettere di opinare sulla qualunque ma soprattutto sugli argomenti che gli sono cari: morti ammazzati dallo stato, donne, lesbiche, omosessuali, sesso ma lo devono fare tutti quelli che pensano di contribuire al dibattito e all’informazione chiedendo pareri a giovanardi e portandoli alla ribalta come fossero trofei da Pulitzer. Smettere di mettere un microfono davanti al muso ringhioso di giovanardi non è censura, è un contributo alla cultura, quella bella e pulita.

E fa bene maradona a fare il gesto dell’ombrello a equitalia in diretta tv, estendendolo così a tutti coloro che sono stati vittime dell’ingiustizia sociale come a dire “visto? io sono più furbo di voi teste di cazzo che le tasse le pagate”, a tutte le vittime di uno stato che esige dal povero, da chi è in difficoltà ma poi non sa fare la voce grossa coi ladri veri, con chi ha portato l’Italia oltre un fallimento non solo economico ma anche morale, etico.

Perché mai non si dovrebbe approfittare di uno stato che si fa rappresentare da verdini, uno dei tanti che andrebbero allontanati per igiene da un residuo di società civile costantemente sotto attacco della delinquenza istituzionale, da dell’utri, condannato per reati di mafia ancora senatore di questa repubblica, da berlusconi, un condannato alla galera, il più delinquente di tutti perché ha rubato allo stato mentre avrebbe dovuto difendere lo stato, uno che il gesto dell’ombrello agli italiani lo sta facendo da vent’anni ma nessuno si è mai scandalizzato per questo. 

Fa bene la santanchè a dare del traditore a Napolitano, dopo che il capo di questo stato ha dimostrato più e più volte indulgenza e comprensione verso la delinquenza politica e non di berlusconi in virtù della stabilità politica e dell’equilibrio del paese, come se queste cose, i fondamenti di una democrazia, debbano passare per la grazia ai delinquenti che hanno fatto il male del paese.

Fa bene chi può, ad approfittarsene: le carogne si spolpano finché ce n’è.

***

Scelta cinica
Marco Travaglio, 22 ottobre

Però, che perspicacia questo Monti. Ha addirittura scoperto che Casini & Mauro sono due vecchi democristiani intrallazzoni, come tutti gli altri che ha imbarcato nel suo partitucolo. E financo che Enrico Letta è inginocchiato a Berlusconi e al Pdl. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Anzi, senti chi parla. Forse Monti non lo ricorda, ma nel novembre 2011, appena salì a Palazzo Chigi, un certo Monti ringraziò il suo predecessore B. dello squisito servigio reso all’Italia appoggiando il suo governo tecnico, e lo chiamò “statista”. Poi, già che c’era, inviava un pensiero affettuoso a Letta zio. Il Cainano, in quel momento, era un morto che camminava a fatica, sommerso dallo spread e dal discredito, tant’è che sfuggiva ai radar dei sondaggi e, votando subito, si sarebbe estinto. Provvidero Napolitano e Monti a resuscitarlo. Tant’è che alle elezioni di febbraio, dopo 14 mesi di “cura” tecnica, era più vispo che pria. Per non farci mancare nulla, Monti fu il primo, in campagna elettorale, prim’ancora di conoscere l’esito delle urne, a predicare le larghe intese col noto statista. Nelle consultazioni al Quirinale, fece sapere che non avrebbe appoggiato altro governo se non l’ammucchiata con B. E ad aprile, quando si votò per il nuovo (si fa per dire) presidente della Repubblica, sabotò qualunque candidato che non garantisse il governissimo con B. Infatti fu rieletto Napolitano, che ce le regalò con Letta nipote premier, scelto direttamente da B. e da suo zio. Monti e i suoi non fecero neppure una smorfia di disgusto quando si trattò di votare altri insigni statisti a presidenti delle commissioni parlamentari: Nitto Palma alla Giustizia, Formigoni all’Agricoltura, Cicchitto agli Esteri e così via. Anzi, pareva che inalassero Chanel numero 5, tanto erano estasiati. Appena B. fu condannato dalla Cassazione, chi si fece intervistare dall’apposito Foglio di Ferrara per chiedere al Colle la “grazia di pacificazione” al neopregiudicato? Monti, naturalmente. E chi ha candidato alla commissione parlamentare antimafia Stefano Dambruoso, il multiforme ex pm antiterrorismo che giudicò “una bizzarria dietrologica” lo scandalo per il sequestro di Abu Omar da parte di agenti Cia e Sismi? Monti, of course.

Il quale ora scopre a scoppio ritardato che nelle larghe intese con B. comanda B. Oh bella, e chi dovrebbe comandare? Scelta civica che ha preso un terzo dei voti della destra? O il Pd che, avendo astutamente spedito il suo vicesegretario a Palazzo Chigi, deve ingoiare qualsiasi rospo pur di tenerlo lì? Ma non s’è accorto che la prima e unica mossa del governo dei grandi rinvii è stato la parziale abrogazione dell’Imu per ordine di B.? E, se era contrario, perché ha votato a favore? E non ha notato che ogni tanto Enrico Letta dice “bisognerebbe abolire il reato di clandestinità” o “modificare la Bossi-Fini” o “abrogare la Fini-Giovanardi” con l’aria del passante, visto che non può toccare nulla perché non solo B., che è cattivo, ma pure Alfano e Giovanardi, che sono buoni, non vogliono. Sono i miracoli delle larghe intese, nate senza uno straccio di accordo programmatico fra i partiti (quello che da settimane l’odiata Merkel sta mettendo a punto nei minimi dettagli fra Cdu e Spd), ma solo sulla difesa del potere e della Casta e sulla paura di Grillo e di nuove elezioni. Eppure Monti persevera nel definire questo pateracchio “la miglior formula di governo che il Paese possa avere e che spero duri cinque anni”, senza ammettere che la paralisi deriva proprio dalla maionese impazzita di tre partiti che non vanno d’accordo su nulla se non sulla tutela delle poltrone. L’ultima mirabolante scoperta fuori tempo massimo del professore col loden riguarda il danno d’immagine causatogli dall’intervista tv alla Bignardi col cagnolino Empy in braccio: colpa della giornalista “scorretta”, dice lui, come se quella avesse potuto mettergli un cane fra le braccia a sua insaputa o sotto la minaccia delle armi. Scusi, professore, ma si sente bene?

Quel paese ridicolo che è l’Italia

Inserito il

Giusto per non dimenticare che, a due giorni dall’anniversario della strage di Capaci qualcuno in parlamento ha pensato ad una legge per tutelare i mafiosi e non le vittime. Questo, evidentemente, fa sempre parte del pacchetto di pacificazione nazionale, di quella lotta antimafia di cui in questo paese si sente molto parlare finché la mafia non va a toccare qualche “eccellenza”, o per meglio dire l’eccellenza si fa toccare volentieri dalla mafia, qualche senatore, a vita e non, un ex presidente del consiglio che con la mafia non solo ha avuto molto a che fare ma se la teneva pure in casa nella persona dell’ “eroe” vittorio mangano, quello che gli metteva le bombe sul cancello di casa “per affetto, simpaticamente”. I nostri combattenti antimafia, quelli che poi in parlamento votano no all’arresto di un fiancheggiatore della camorra e si tengono ancora uno condannato per concorso esterno e lo chiamano senatore. Ecco, per capire che quelli circondati siamo noi che a queste porcherie non ci possiamo ribellare, non possiamo nemmeno dire che non ci piacciono senza essere accusati di istigazione all’odio.

Una busta con dei proiettili è stata recapitata, proprio oggi, poco fa, al pm Ilda Boccassini, nota fomentatrice di odio e di razzismo.

Donna avvisata, mezza salvata.

 

 

 

E no. Non dimentichiamo. Ci esploderà il cervello prima o poi, a furia di riempirlo coi ricordi.

Preambolo: la mia sensazione che a Don Gallo abbiano voluto bene più gli atei, i laici, che molti cattolici.

Monti: “Ineleggibilità Berlusconi?
Ridicolo applicarla dopo 8 elezioni”

Anche il prof sobrio, l’eminenza grigia che avrebbe dovuto salvare l’Italia dalla catastrofe, ci fa sapere che sarebbe ridicolo applicare l’ineleggibilità di berlusconi dopo otto elezioni e che l’esclusione di b dalla politica “renderebbe ridicola l’Italia”.
Strano, perché a me e non solo a me pare che l’Italia sia stata ridicolizzata agli occhi del mondo proprio e da quando è stato permesso a b di entrare in politica da ABUSIVO e di poterci restare malgrado e nonostante i suoi reati, i suoi scandali e tutto quel pessimo che ha caratterizzato la sua attività “politica”.
Quello che non è solo ridicolo ma che va contro ogni regola democratica e costituzionale è aver favorito l’impostore  e non aver applicato per tempo una legge che avrebbe riparato l’Italia da berlusconi.
Fu proprio Monti a parlare di berlusconi definendolo un cialtrone, questo suo giudizio ultimo cos’è, uno dei risultati della famosa pacificazione nazionale?

 Usare ancora la balla della legittimazione del popolo a proposito dell’ineleggibilità di berlusconi è semplicemente rivoltante: berlusconi, in questo paese di smemorati, opportunisti, ignoranti storicamente e non troverebbe qualcuno che lo vota anche se commettesse un omicidio in diretta televisiva, perché quei qualcuno probabilmente penserebbero che per non votarlo più ci vuole un motivo ancora più grave dell’omicidio. 
E da questa spirale perversa non si uscirà mai finché berlusconi non verrà buttato fuori dal parlamento  perché lo dice la legge, e non lasciato dov’è perché lo decide una percentuale di italiani imbecilli ai quali ancora certe dimostrazioni di chi è la persona berlusconi non sono bastate.

Nanucapione
di Marco Travaglio, 23 maggio

La scena ricorda quelle dei film di Er Monnezza. Esterno notte, strada buia alla periferia di Roma illuminata dai fuocherelli delle mignotte. Ne arriva una nuova e viene subito scacciata dalle veterane: “‘Abbella, qua ce stamo noi, questa è zona nostra”. E la novizia deve sloggiare. È quel che sostengono anche i servi di B. sparsi nel Pdl, nel Pd e sui giornali, impegnatissimi a difendere la sua permanenza abusiva in Parlamento col decisivo argomento che lui sta lì da vent’anni, non importa se illegalmente in base alla legge 361 del 1957: quella è zona sua. È una nuova versione di quella che in diritto si chiama “usucapione”: se uno s’impossessa di un bene non suo, dopo vent’anni ne diventa proprietario. Ora, siccome dal ’94 centrodestra e centrosinistra si sono dati il cambio nel dichiararlo eleggibile anche se non lo era, B. dopo vent’anni ha acquisito il seggio per nanucapione. Michele Ainis, giurista, riconosce sul Corriere che in effetti la legge “proibisce l’elezione dei titolari di concessioni (come le frequenze tv) da parte dello Stato” e la ragione è “evidente anche a un bambino: disinnescare i conflitti d’interesse”. Quindi B. vende le tv o lascia il Senato? Eh no, troppo semplice: visto che dal ’94 “ha prevalso un’interpretazione formale o formalistica” (i nuovi sinonimi di “illegale”), può restare lì in eterno: “C’è un che di fanciullesco nella pretesa di riscrivere il passato usando la legge come una macchina del tempo… Dicono i 5Stelle: su B. fin qui avete sbagliato, perché mai perseverare nell’errore? Risposta: perché nel diritto parlamentare ogni errore reiterato si trasforma in verità”. Errare è umano, perseverare è legge. Solennissima corbelleria: da anni le Camere immunizzano i propri membri dai processi per diffamazione con la scusa dell’insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare nell’esercizio delle funzioni; ma non si contano le sentenze della Consulta che ribaltano quei voti fuorilegge e autorizzano i giudici a procedere. Ma per i giuristi alla Ainis il rispetto delle leggi dello Stato non è un valore: è una bizzarra pretesa dei 5Stelle. I quali, appena arrivati, sono ancora dei ragazzini. Ma si spera che diventino presto uomini di mondo. Come diceva Giolitti, la legge per i nemici si applica e per gli amici si interpreta. Anzi, si viola. Con l’ulteriore complicazione che qui amici e nemici si son sempre messi d’accordo per un piatto di lenticchie. Memorabile il titolo di Repubblica sul Pd, che ancora due mesi fa giurava con Bersani, Zanda e Migliavacca che avrebbe votato per l’ineleggibilità di B., e ora ha cambiato idea (o più probabilmente mentiva due mesi fa): “La rassegnazione dei democratici: ‘Impossibile far decadere Silvio'”. Ecco, non è colpa loro, ma di misteriosi fattori esogeni: le avverse condizioni metereologiche? Malèfici influssi extraterrestri? E par di vederli i poveri democratici, incolpevoli di tutto, mentre guardano “rassegnati” i democratici che corrono a salvare B. un’altra volta. Violante detta la linea: “Per 3-4 volte abbiamo votato per l’eleggibilità. Se non ci sono fatti nuovi non vedo perché dovremmo cambiare questa scelta”. Lui è sempre a disposizione: quando B. chiama, scatta in automatico il Pronto Intervento Violante. Dovrebbero dotarlo di sirena e lampeggiante, per evitare che resti impigliato nel traffico e arrivi in ritardo. Oppure, visto che Ghedini e Longo ultimamente lasciano un po’ a desiderare, nominarlo avvocato difensore di B. ad honorem . Anche perché ha già figliato una nidiata di violantini. Per esempio Doris Lo Moro, che sarebbe pure un magistrato: “Quella del 1957 è una norma evanescente perché il ’57 è secoli fa”. Anche le leggi, come i reati, cadono in prescrizione dopo un po’. Se la gentile signora Lo Moro ci dice dopo quanti anni, è fatta. Il furto, per esempio, è punito almeno da quando Mosè scese dal monte Sinai con le tavole della legge. Millenni fa. Se anche il settimo comandamento è evanescente, ci divertiamo.

L – L’orgia del potere

Inserito il

Sottotitolo: Grillo ha detto che il 25 aprile è una festa morta perché è stata tradita la Costituzione [e lo penso anch’io].
E quanto è vivo il 25 aprile per chi, dopo aver detto in tutte le salse che non sarebbe mai successo, fa alleanze coi fascisti  per fare un governo, tanto per NON cambiare abusivo, contro il volere del popolo?

La grande democrazia nel piddì: quella che estorce la fiducia in parlamento pena la minaccia di essere cacciati verso chi non si piega al ricatto come sta capitando in queste ore a Pippo Civati.

Ma il fascista, ça va sans dire, è Grillo, l’epuratore.

La cosa allucinante è che ci sono dichiarazioni fatte una settimana fa, dieci giorni fa, un mese fa, non solo di Letta Jr ma  di tutto il piddì, a proposito del rifiuto alle grandi intese.

La vergogna non solo non abita più qui ma non ci viene nemmeno a fare una passeggiata.

 

***


Le ultime parole dei dirigenti

Quando il Pd diceva ‘mai con B.’

di Fabio Chiusi

La famosa linea del Pd

***

Bersani. D’Alema. Franceschini. Finocchiaro. Lo stesso Letta. Tutti avevano giurato che non sarebbe mai nato un altro governissimo. In campagna elettorale ma anche dopo. Infatti, si è visto. Ecco le loro ultime parole famose.

 

***

Zio e nipote, gli amici americani

***

 

L’errore è stato quello di pensare che la politica abbia sottovalutato berlusconi.
Che abbia mandato l’abusivo impostore fuori legge in parlamento nonostante la legge che diceva di no pensando che tutto sommato avrebbe potuto liberarsene quando e come voleva.
Mentre tutti questi anni e i relativi accadimenti ci hanno detto proprio il contrario: la politica aveva bisogno, e ne ha tutt’ora, di uno come berlusconi, altrimenti non avrebbe mandato un paese allo sbaraglio per berlusconi.
Ed è evidente che tutto abbia fatto fuorché sottovalutarlo, perché probabilmente berlusconi ha mezzi e strumenti per fare in modo che si capisca tutto il suo valore.
Noi non lo vediamo né lo capiamo, la politica sì: ha capito tutto da un bel po’.

***

 

[La vignetta è di Riccardo Mannelli per Il Fatto Quotidiano]

HA DISTRUTTO L’ITALIA, MAI AL GOVERNO CON BERLUSCONI [Enrico Letta]
Il Fatto Quotidiano, 26 aprile

Occorre un grande patto costituente tra progressisti e moderati che escluda dal governo i populismi di Grillo, Berlusconi e Di Pietro (26-6-12). Il governo si regge su un patto politico chiaro: il Pd si è assunto la responsabilità di stare in una maggioranza con chi ci ha ridotto così, a patto che l’interlocutore non fosse Berlusconi (3-7-12). L’ipotesi di una grande coalizione col Pdl dopo le elezioni è molto lontana. E la lontananza è data dal ritorno in campo di Silvio Berlusconi, che rende questa ipotesi poco credibile” (22-8-12). Quella di una Grande Coalizione col Pdl è una prospettiva completamente affossata dal ritorno di Berlusconi, responsabile della situazione molto negativa nella quale il Paese si è ritrovato” (23-8-12). Nella prossima legislatura non possiamo governare con un patto politico con Berlusconi. Ha distrutto il lavoro di Alfano per rendere il Pdl un normale partito conservatore europeo e l’ha fatto tornare alla logica di Arcore, per noi inaccettabile (3-10-12). La prospettiva di un Berlusconi-5 la vendetta è una idea repellente rispetto alla buona politica (1-12-12). Tra Pd e Monti ci sarà dialogo e competizione leale. Il nostro avversario comune è Berlusconi (23-12-12). Se dovesse esserci necessità di governare con un alleato, non potremmo rivolgerci né a Berlusconi né a Grillo: il ragionamento andrà fatto con coloro con cui condividiamo la scelta europeista e dunque con Monti e le forze di centro (28-12-12). Risponderemo colpo su colpo alle parole vergognose sul presidente Napolitano pronunciate da Silvio Berlusconi (31-12-12). Alle bugie di Berlusconi risponderemo colpo su colpo. Bisognerebbe aprire una commissione parlamentare d’inchiesta su di lui (2-1-13).

Il disastro e la vergogna. Berlusconi, con lo spettacolo, cerca di far dimenticare entrambi al Paese. Lui è il nostro vero avversario. E dobbiamo battere il suo populismo. Confidiamo nella memoria degli italiani che sanno che, dopo tre anni di governo Berlusconi, le famiglie e le imprese si trovavano a pagare i mutui cinque volte tanto rispetto a tedeschi e francesi (12-1-13). Berlusconi non torna, perché i danni che ha fatto al Paese sono tanti e gli italiani non hanno una memoria così fallace (14-1-13). L’Italia è stata distrutta da Berlusconi, che sta cercando ancora una volta di rendere questa campagna elettorale ansiogena ai limiti della guerra civile (15-1-13). C’è stato un periodo in cui andando all’estero a noi italiani ci deridevano per il ‘bunga bunga’ piuttosto che apprezzarci per i tanti cervelli costretti a emigrare (25-1-13). Berlusconi è come Sylvester Stallone o Jean-Claude Van Damme nel film I mercenari, come quei personaggi che ritornano e a 65 anni fanno le cose che facevano quando ne avevano a 25: patetico e bollito (30-1-13).

La proposta di rimborsare l’Imu finanziando l’operazione con la tassazione dei capitali italiani in Svizzera non è credibile: perché la fa Berlusconi, perché è basata su premesse che non tengono conto della verità, perché non si poggia sulla possibilità di realizzarla dal punto di vista della solidità politica. Berlusconi è l’uomo che ha fatto quasi fallire l’Italia e che ora si ripropone, rovesciando la verità e facendo promesse irrealizzabili, contando sul fatto che gli italiani ogni tanto hanno la memoria corta. L’alternativa è tra noi e Berlusconi (4-2-13). I voti a Berlusconi? Era assurdo pensare che non ci fosse chi voleva votare per chi difende l’evasione fiscale, visto che in Italia c’è il 20 per cento di evasione fiscale e gli evasori fiscali votano (8-2-13). Abbiamo chiaro da tempo che l’errore fatto negli anni 90 e quando abbiamo governato è stato di non riuscire a fare una buona legge sul conflitto di interessi e la riforma del sistema radiotelevisivo. E anche se i buoi sono scappati dalla stalla, in questa legislatura bisogna rimediare a tutti i costi: il Pd obbligherà Berlusconi a sciogliere i suoi conflitti di interesse se si vuole ricandidare. Il suo ruolo di tycoon mediatico è emerso in tutta la sua pesantezza anche in questa campagna elettorale.

Sarebbe cambiata la storia del Paese se la legge si fosse fatta prima, perché Berlusconi ha usato in modo sempre scorretto il suo potere (21-2-13). Nel dire no a un governo con Berlusconi non dobbiamo avere alcuna ambiguità, mentre dobbiamo sfidare Grillo senza rincorrerlo (6-3-13). Grande coalizione? Fossimo in Germania e ci fosse la Merkel sarebbe la soluzione perfetta. Purtroppo siamo in Italia e c’è Berlusconi, la vedo complicata” (8-3-13). L’agenda del Pdl ha un solo punto: la difesa di Berlusconi (9-3-13). Non tenti la destra di rovesciare le cose e usare il monito di Napolitano a coperture delle proprie ingiustificabili manifestazioni sulle scalinate del Tribunale di Milano. Pensi il Pdl invece a riflettere sulle argomentazioni del Presidente e a rispettare i principi costituzionali di autonomia dei poteri (12-3-13).

Berlusconi oggi propone un governo della concordia. Ma con quale coraggio e con quale coerenza lo fa, dal momento che nell’unico caso in cui sostenevamo lo stesso governo per fronteggiare la crisi più grave del dopoguerra ha tolto la spina prima del tempo solo per i suoi interessi, perché voleva andare a fare la campagna elettorale? (20-3-13). Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile (8-4-13).

****

Letta a due piazze

Marco Travaglio, 26 aprile

Letta sono due. Non Gianni ed Enrico. Ci sono proprio due Enrico Letta. Come certi medicinali, uno è a uso esterno, da esibire agli elettori nelle campagne elettorali, tutto accaldato e tonitruante contro B. E l’altro a uso interno, tutto cerimonioso e ossequiente con B., da mandare alle trattative col Pdl (di solito con lo zio Gianni: più che trattative, ricongiungimenti familiari) e all’occorrenza da nominare capo del governo di larghe intese. Sul Letta modello A fanno fede le citazioni testuali che abbiamo raccolto qui a fianco nell’editoriale a sua firma. Sul Letta modello B è il caso di soffermarsi, per comprendere come abbia potuto fare ciò che lui stesso negava dinanzi agli elettori di voler fare e che persino Bersani, con lui alle spalle nel ruolo di vice, ha rifiutato di fare. Ma soprattutto perché B. si fida ciecamente di lui. Il sito di Radio Radicale custodisce un prezioso reperto d’epoca: la presentazione nel 2005 del libro dell’avvocata Giulia Bongiorno, Nient’altro che la verità sul processo Andreotti, che dovrebbe intitolarsi “Nient’altro che la bugia” visto che accredita la balla dell’assoluzione di Andreotti (notoriamente prescritto per il reato di mafia commesso fino al 1980). Insieme al Divo, a Pippo Baudo, a Romiti e a Cossiga, c’è anche Enrico Letta piuttosto ispirato: “Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di mio zio, dove passavo tutti i capodanni e tutte le feste!
Una presenza così importante che non veniva nemmeno chiamata, definita: era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa personalità, questa icona!”. Poi la memoria cede il passo alla lacrima, per la grave “ingiustizia” subìta dalla venerata Icona-Presenza, fortunatamente “andata a buon fine” tant’è che “siamo tutti qui a festeggiare”. Ecco: lui festeggia un politico dichiarato mafioso dalla Cassazione fino al 1980. Un anno dopo sale a Palazzo Chigi con Prodi, rilevando dallo zio Gianni la poltrona di sottosegretario alla Presidenza, per tenergliela in caldo due anni e ricedergliela come nuova nel 2008. Nel frattempo però ha l’occasione di ben meritare agli occhi dello zio e del di lui padrone. Intanto dichiara che nel Pdl c’è “gente in gamba” come “zio Gianni e Tremonti”: lui li vorrebbe tanto nel Pd, ma siccome non vengono (mica scemi), lui pensa bene di imitarli. Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, gli scrive: devi cambiare le regole d’ingaggio all’Avvocatura dello Stato perché smetta di difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro i diritti di Europa7. Scendiletta che fa? Nulla, così l’Avvocatura seguita a difendere la Gasparri. Mediaset ringrazia e torna al governo. Nel 2009 B. ha il solito problema: sistemare i suoi processi col “legittimo impedimento”. Lettino dà subito il via libera sul Corriere : “Il Pd non opporrà obiezioni al ricorso al legittimo impedimento: consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo”. Dimentica di precisare quale “ogni imputato”, a parte B., possa difendersi dal processo. Il 28 gennaio 2010 il Pd presenta una mozione alla Camera per le dimissioni del sottosegretario Cosentino indagato per camorra. I banchi del Pdl sono mezzi vuoti, sembra fatta. Ma ecco puntuale il soccorso rosso, o rosé: il gruppo Pd fa mancare 97 voti, fra deputati assenti ingiustificati, astenuti, contrari e usciti dall’aula proprio al momento del voto e rientrati subito dopo. Fra questi ultimi, Letta jr. Mozione respinta con 236 No (Pdl più Lega), 138 Sì, 33 astenuti e Cosentino salvo. Nel 2012, dopo anni di berlusconismo latente, Lettino si libera col più classico dei coming out: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo… Non vorrei che si tornasse alla logica dell’antiberlusconismo e delle ammucchiate contro il Cavaliere”. Ecco: le ammucchiate contro il Cavaliere no, invece quelle col Cavaliere si.

“Cercavi giustizia, trovasti la legge” [a volte]

Inserito il

Sottotitolo: all’Ilva è tutto a posto, dunque a Taranto si può continuare a lavorare e morire e non necessariamente in questo ordine. Chi l’ha detto che le leggi in Italia non funzionano e non si rispettano? un paese dove la gente deve scegliere se lavorare o morire di cancro è come uno nel quale  bisogna difendere  un Magistrato coi mitra e un delinquente con la presidenza del consiglio.
Uguale, pare anzi  e addirittura lo stesso paese.

“Legge salva-Ilva è costituzionale”
Consulta respinge ricorso Procura

Articolo 32 della Costituzione Italiana

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. 
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

La nomina dei membri della Corte Costituzionale è per due terzi politica, quindi è perfettamente inutile aspettarsi sentenze che rovescino le decisioni dei Magistrati, quando di mezzo ci sono grandi interessi come a proposito dell’Ilva di Taranto.
Un organo istituzionale ci ha fatto sapere ieri che “la robba” è più importante della vita autorizzando e legittimando gli avvelenatori a continuare a farlo in virtù di interessi economici.
E, siccome la Corte Costituzionale non si può privatizzare, affidarla ad un’istituzione diversa dalla politica e che sia davvero di garanzia, se non si cambia la politica non cambieranno mai le conseguenze delle azioni politiche.
E finché a decidere per noi, per la nostra salute, sicurezza, istruzione, diritti, lavoro, saranno sempre le stesse persone che non hanno – perché lo hanno dimostrato più e più volte – come obiettivo primario i nostri interessi ma quelli di qualcun altro che talvolta coincidono coi loro questo paese non potrà mai essere migliore di quello che è.

Non capisco perché dovrebbe essere inutile andare avanti sulla questione dell’ineleggibilità di b.
Semmai è stato non inutile ma dannoso e devastante non averci pensato fino ad ora.
Esiste una legge, non c’è nemmeno bisogno di pensarla perché qualcuno molto più saggio e lungimirante di questi geni della politica del terzo millennio ma il cui cervello è rimasto al secondo, in qualche caso ancora più indietro nel tempo ci aveva già pensato, non vedo quale sarebbe e dove il problema nel renderla finalmente operativa.
O il pacchetto salvasilvio, oltre alle leggi prêt-à-porter fatte apposta per lui, quelle à la carte messe a disposizione sempre per lui, prevede che una legge già esistente e ignorata volutamente possa passare di moda come un oggetto vintage?

Intanto il 25 aprile ci toccherà ancora il discorso del grande statista in dirittura d’arrivo.
Se l’anno scorso ci ha ammorbato con la filippica sui pericoli del populismo non oso pensare alla trama di quello di quest’anno se l’ispirazione gli viene da quel “fanatismo moralizzatore” di cui vaneggia.
In uno dei paesi più corrotti del mondo, con una classe politica/dirigente che in gran parte ha dimostrato come ha potuto di essere collusa, connivente con le mafie, corrotta e corruttibile a livelli insopportabili, dove la gente onesta è costretta a farsi carico del tributo di dover mantenere caste e sottocaste di privilegiati, disonesti, profitattori, parassiti, nell’unico paese democratico al mondo dove è stato possibile che un imprenditore fallito  imputato, indagato, inquisito, condannato e prescritto abbia potuto ottenere un ruolo politico di spicco e cavarsela grazie a leggi fatte su misura e legittimate da quello che dovrebbe essere garante di tutti e non di uno solo, di se stesso o di qualcuno e ancora oggi che è praticamente nessuno consentirgli di essere ancora determinante per la politica, quell’ago della bilancia da cui un paese intero deve ancora dipendere, sottostare ai suoi ricatti c’era proprio la necessità di un presidente della repubblica che esprimesse un’opinione così volgare, che definisse la voglia di pulizia e trasparenza all’interno della politica come una specie di capriccio e non un’urgenza, non foss’altro perché è soprattutto grazie all’immoralità della classe politica se oggi questo paese è ridotto così male.
 Io mi sento offesa, defraudata del mio diritto di vivere in un paese gestito da gente normalmente onesta, che anteponga sempre e davanti a tutto gli interessi di tutti così come il ruolo le impone e  non quindi i suoi,  quelli degli amici, e degli amici degli amici, un paese la cui anormalità è stata istituzionalizzata e legalizzata proprio da chi avrebbe dovuto opporsi  all’illegalità, alla disuguaglianza e alle ingiustizie con tutti i mezzi che la democrazia mette a disposizione.

Madonna Bonino
Marco Travaglio, 10 aprile

Quando ho scritto “Si fa presto a dire Bonino”, la sapevo apprezzata da molti italiani per le caratteristiche che illustravo nelle prime righe: donna, competente, onesta, impegnata per i diritti civili, umani e politici in tutto il mondo. Non la sospettavo, però, circondata di persone adoranti che la guardano con gli occhi che dovevano avere i pastorelli di Fatima davanti alla Madonna. A questi innamorati che non sentono ragioni, anzi preferiscono non conoscere o non ricordare le zone d’ombra (solo politiche, lo ripeto) della sua lunghissima carriera politica, non so che dire: al cuore non si comanda. Rispondo invece alle cortesi obiezioni del segretario radicale Mario Staderini, il quale — diversamente da me — la ritiene il presidente della Repubblica ideale. E, per nobilitarla e dipingerla come antropoligicamente estranea al berlusconismo, cita alcuni suoi imbarazzanti avversari (Ferrara, Gasparri, Libero ). Potrei rispondere che invece Mara Carfagna la vuole al Quirinale, ma preferisco concentrarmi sulla biografia della Bonino. Chi auspica un Presidente estraneo alla casta, tipo Zagrebelsky, Settis, Gabanelli, Caselli, Guariniello, Strada e altri, non può certo sostenere la Bonino, 8 volte parlamentare italiana e 3 volte europea. I suoi amici la raffigurano come un’outsider estranea all’establishment. Che però non è d’accordo: altrimenti la Bonino non sarebbe stata invitata a una riunione del gruppo Bilderberg, o almeno non ci sarebbe andata. Sulla sua vicinanza, “fra alti e bassi”, al Polo berlusconiano dal 1994 (quando fu eletta con Forza Italia fino al ’96, senza dire una parola contro le prime violenze alla Giustizia e alla Costituzione) al 2006, ci sono tonnellate di articoli di giornale, lanci di agenzia, esternazioni, vertici, incontri, tavoli, inseguimenti, corteggiamenti, ammuine. Il tutto mentre il Caimano ne combinava di tutti i colori, nel silenzio-assenso della Bonino (che ancora nel 2004 veniva proposta da Pannella per un posto di ministro; e nel 2005 dichiarava: “Con Berlusconi abbiamo iniziato un lavoro molto serio… apprezziamo ciò che sta facendo come premier, ma la posizione degli alleati è nota”: insomma cercava disperatamente l’alleanza con lui, che alla fine la scaricò per non inimicarsi “gli alleati” e il Vaticano). Poi la Emma passò armi e bagagli col centrosinistra e cambiò musica. Un po’ tardi, a mio modesto avviso. Ma neppure in seguito, sulle questioni cruciali del berlusconismo (leggi vergogna, rapporti con la mafia, corruzioni, attacchi ai magistrati e alla Costituzione, conflitti d’interessi, editti bulgari e postbulgari), risulta un solo monosillabo della Bonino. Forse perchè, pur con motivi molto diversi, sulla giustizia B&B hanno sempre convenuto: separazione delle carriere, abolizione dell’azione penale obbligatoria (altro che difesa della “Costituzione più bella del mondo”, caro Staderini), per non parlare dell’idea intimidatoria e pericolosa della responsabilità civile dei magistrati che non esiste in nessun’altra democrazia. La corrispondenza di amorosi sensi con B. si estende al No radicale all’arresto di Cosentino perchè “siamo contro l’immunità parlamentare, però esiste”. Al fastidio per i sindacati, definiti in blocco “barbari, oscurantisti e retrogradi” (Ansa, 22-1-2000). E alla lettura dell’inchiesta Mani Pulite come operazione politica filocomunista: per la Bonino le tangenti di Craxi furono solo “errori” e occorre “una rivisitazione seria di cosa è successo dal ’90 in poi: la mia analisi è che indubbiamente, soprattutto nel ’92, si è cercato di risolvere alcuni problemi politici per vie giudiziarie, un po’ orientate perché poi se n’è salvato uno solo di partito” (Ansa, 19.11.99). Per non parlare dello scandalo delle frequenze negate per dieci anni a Europa7 per non disturbare Rete4 che le occupava abusivamente. Il 1° aprile 2007, ministro delle Politiche europee del governo Prodi-2, la Bonino porta in Consiglio dei ministri tutte le sentenze della Corte di giustizia europea per darne finalmente attuazione. Tutte, tranne una: quella che dà ragione a Europa7 e torto al gruppo B. Una cronista le chiede il perchè, e lei risponde che non c’è alcuna urgenza (in effetti Europa7 attende le frequenze negate solo dal 1999, quando vinse la concessione e Rete4 la perse).
C’è poi il bilancio di Commissario europeo dal 1994 al ’99 su nomina di B,. quando insieme a battaglie sacrosante la Bonino sponsorizza i cibi OGM senza etichettatura.
E soprattutto sostiene l’insensata sospensione degli aiuti all’Afghanistan, dopo la sforunata missione a Kabul in cui è stata fermata dalla polizia religiosa perché i suoi collaboratori fotograno e filmano il volto delle donne in barba alla legge islamica. Durante la guerra in Afghanistan – da lei appoggiata come quelle nell’ex Jugoslavia e in Iraq (“io credo che non ci fosse alternativa per sconvolgere la rete terroristica:se mandiamo il messaggio che dopo le torri di New York possono bombardare, senza colpo ferire, anche il Colosseo e la torre Eiffel, non ci dà sicurezza”) la Bonino si oppone alla sospensione dei bombardamenti per aprire un corridoio umanitario agli aiuti ai profughi (servirebbe solo ai talebani per riorganizzarsi, Ansa 2-11-2001).
Nel 2007, poi, durante il sequestri Mastrogiacomo non trova di meglio che prendersela con Gino Strada accusandolo di trescare con i talebani col suo “atteggiamento ambiguo, tra l’umanitario e il politico, che si può prestare a qualsiasi illazione” perché “scientemente o incoscientemente – che sarebbe ancora peggio finisce per giocare un ruolo che è sempre un ruolo ambiguo fra torturati e torturatori. Quando uno si mette a praticare una linea così ambigua, così poco limpida, si presta a qualsiasi gioco altrui. Nell’illusione di tirare lui le fila finisce che il burattinaio non è lui” Ansa, 9-4-2007).
A proposito di ambiguità fra torturati e torturatori, ho cercato disperatamente nell’archivio Ansa una parola della Bonino su Abu Ghraib e Guantanamo.
Risultato: non pervenuta.

Napolitaliano

Ultim’ora: 

Berlusconi indagato per corruzione
“De Gregorio pagato per passare al Pdl”

Secondo la Procura di Napoli, il senatore eletto nel 2006 con l’Idv avrebbe ricevuto tre milioni
per passare immediatamente al centrodestra. L’ex premier accusato anche di finanziamento illegale.

Lettera sull’Imu, Berlusconi indagato

La procura di Reggio Emilia apre un fascicolo sull’ex premier.

Vediamo se D’Alema ripeterà anche oggi che è meglio l’alleanza col pdl, non so, che dovrà fare berlusconi per non essere più considerato dalla politica e votato dalla gente; strangolare qualcuno in diretta televisiva, magari durante uno dei suoi leggendari videomessaggi stile Ra’is?

Sottotitolo [off topic ma mica tanto]: la Lazio – già deferita per la quarta volta in questa stagione – dovrà giocare i prossimi due turni in Europa a porte chiuse perché qualche centinaio dei suoi “tifosi”, i soliti addestrati e mandati dal Picone di turno, anziché fare quello che si dovrebbe fare quando si va a guardare una partita di calcio e cioè il tifo [“tifo = tifosi, saluto romano = testadicazzismo epidemico e diffuso purtroppo in tutta Italia]” – fanno tutt’altro fra cui un gesto che altrove, a differenza del nostro bel paese,  non viene considerato simpatico, goliardia da so’ ragazzi, e nemmeno folklore facente parte degli usi e costumi italiani ma un reato passibile di denuncia e anche di arresto.
Immediata, che lo dico a fare, la richiesta di ricorso da parte di Lotito.
Ho sempre pensato che la richiesta di ricorso per attenuare e in qualche caso cancellare le sanzioni che vengono comminate alle squadre di calcio per colpa dei loro tifosi razzisti, fascisti e violenti sia profondamente diseducativa; in questo paese non si imparerà mai il semplicissimo concetto che chi si pone fuori dalle regole non è uguale a chi non lo fa e che non è giusto liquidare col perdono nemmeno una multa per divieto di sosta visto che c’è chi l’automobile la parcheggia in modo regolare; per non parlare poi di chi delinque a getto continuo perché ha la certezza di farla franca grazie a mille e più cavilli e aiutini che glielo hanno permesso e glielo permettono: uno a caso, silvio berlusconi.
La cultura, il cambiamento finalizzato a migliorare la società in tutti i suoi ambiti e dunque anche quello sportivo, passano anche accettando con rispetto le giuste punizioni, i presidenti delle squadre di calcio dovrebbero lavorare nella stessa direzione, non opporsi alle decisioni degli organi preposti al controllo per arginare la violenza che avviene sistematicamente negli stadi di quasi tutta Italia.
Se vogliamo che l’Italia venga rispettata fuori dai nostri confini, dovremmo anche meritarcelo. E sono tante piccole cose messe insieme che costruiscono poi quelle grandi che contribuiscono a fare di un paese che si distingue purtroppo quasi sempre in negativo, in uno un po’ più serio, normale e vivibile per tutti, anche per chi va allo stadio per guardarsi una partita.  Le società di calcio devono pagare nel concreto la responsabilità di portarsi dietro in Italia e nel mondo masnade di fascisti violenti di cui si sa tutto, nomi e cognomi compresi. Perché i costi dell’irresponsabilità poi li paghiamo tutti, anche chi allo stadio non ci va. Li paghiamo in termini economici quando sfasciano, quando migliaia di poliziotti sono sottratti al controllo di città e cittadini perché devono stare a guardare ‘sti mentecatti delinquenti  fuori e dentro lo stadio e paghiamo in termini di ridicolizzazione internazionale esattamente come accade per la politica, dove a sbagliare sono molti ma a pagare quasi nessuno.

Preambolo: ho criticato spesso Napolitano per i suoi errori ma stavolta sono con lui. 
E dovremmo capire tutti la difficoltà di quest’uomo che sta mettendo la sua faccia di fronte al mondo anche per noi, e non potrebbe comportarsi diversamente da come sta facendo e come ha fatto, rifiutando l’incontro con chi affermando che in Italia sono stati eletti due pagliacci ha offeso tutti quanti noi.  Che doveva dire Napolitano, che hanno ragione i tedeschi che democraticamente hanno eletto hitler, altroché i buffoni di casa nostra?
Possibile che non si capisca che lui non poteva dire nient’altro, anche se in cuor suo pensa esattamente quell’altro?

Chi pensa che Napolitano stia difendendo Grillo e b, non ha capito niente.

Steinbrueck: “In Italia eletti due clown”
Napolitano annulla l’incontro a Berlino

 D’Alema preferisce l’apertura a b piuttosto che a Grillo che all’estero è bollato come un “pericoloso populista”, invece la reputazione di berlusconi fuori dagl’italici confini, lo sappiamo tutti, è ottima. Anche la Germania dopo aver perso il treno per i Monti auspica una grosse koalition fra PD e PDL, cosa che piacerebbe molto anche al Tayllerand delle cippe, il grande statista al quale il PD ancora si affida per farsi dare idee, suggerimenti, talvolta ordini da eseguire e basta. Ragione di più per pensare che all’Italia non serve questa ulteriore barbarie di un’alleanza il cui unico risultato sarebbe la definitiva e totale distruzione di un centrosinistra che non si regge in piedi nemmeno senza.
Se D’Alema fosse uno statista che lavora per il bene del paese non direbbe mai che un’eventuale alleanza con b “tranquillizzerebbe maggiormente i mercati e gli interlocutori stranieri”, sapendo cosa pensano all’estero del pregiudicato berlusconi ma si impegnerebbe per fare da tramite col pericoloso populista che è sempre meglio del pericoloso delinquente. 
Quando poi si dice che la miglior ancora di salvezza a berlusconi è stata sempre offerta dai grandi leader de’ sinistra, soprattutto da uno non è un luogo comune né dietrologia: è solo e soltanto la pura verità.
Ha ragione il giudice Imposimato quando scrive che ci libereremo di berlusconi solo quando sparirà anche D’Alema. E se non sparisce lui, sparirà tutto il centrosinistra. 

Non è l’Italia ad essere ingovernabile, sono le persone che si apprestano a farlo che sono inadeguate perché loro per prime non rispettano la prima regola che dovrebbe essere quella dettata dal buon senso. Bersani come Prodi che non fece l’unica cosa che avrebbe dovuto fare e cioè rinunciare ad un mandato impossibile perché ottenuto sulla base di pochi voti di scarto e che quindi DA UOMO DI STATO avrebbe dovuto prevedere che non sarebbe stato per nulla semplice governare bene un paese in quella situazione. E i risultati di quel governo sciagurato li abbiamo visti tutti nella persona di mastella, altroché i comunisti che fecero cadere il governo perché non votavano le leggi anticostituzionali tipo i finanziamenti alle guerre; il governo Prodi l’ha distrutto lo statista di Ceppaloni, non i comunisti.

Ed ora è ingiusto e profondamente scorretto usare sempre gli stessi argomenti, quelli sulla gente, su chi è entrato in parlamento senza fare un colpo di stato ma perché eletto, che piaccia o meno, democraticamente. Da questa situazione tutti dovrebbero imparare qualcosa, i cittadini a votare in modo consapevole, e non per dispetto o convenienza, fosse anche la balla della restituzione di poche centinaia di euro e i politici a prendersi le loro responsabilità in modo responsabile, anche quando questo significa dover ammettere le proprie sconfitte. E, tanto per chiarire io considero Bersani una brava persona, un onest’uomo di sani valori e principi, e mi dispiace che ‘sta palla sia toccata ad uno come lui che non ha, perché non gli appartiene per natura, quella scaltrezza per potersi districare in una situazione così complicata. Per questa politica ci vuole qualcuno che sappia anche scendere di livello e sporcarsi un po’ di polvere se occorre. Bisogna sapersi adeguare a certi linguaggi e rispondere a tono, il savoir faire non è il metodo più giusto, purtroppo ci sono circostanze in cui al contrario di quel che si dice spesso, chi urla più forte si fa capire meglio.

Gli ingrillati
Marco Travaglio, 28 febbraio

L’elettorato, come soggetto autonomo, non esiste: è un insieme di milioni di elettori, ciascuno dei quali vota con modalità, finalità e aspirazioni diverse da quelle degli altri. Per questo giudicare “gli italiani” tutti insieme secondo il soliti stereotipi è insensato e ridicolo. Eppure ogni tanto, per strana congiunzione astrale o scherzo del destino, la somma di tutte quelle modalità, finalità e aspirazioni sortisce un effetto che pare concepito da un’unica mente. Nel nostro caso, diabolica. Chi, andando alle urne domenica e lunedì, voleva punire i vecchi partiti per la loro autoreferenzialità castale, la loro supponenza impunita, la loro incapacità di rappresentare e interpretare alcunché e soprattutto per le loro drammatiche responsabilità nello sfascio del Paese, non poteva inventarsi risultato migliore. Ieri il Fatto ha mostrato i volti dei 54 deputati e dei 108 senatori del Movimento 5 Stelle che stanno per entrare alla Camera e al Senato: al netto di qualche mattoide e potenziale trasformista pronto a trasmigrare col migliore offerente (sono pur sempre italiani), si tratta di 162 cittadini giovani, incensurati, di buona istruzione, magari ingenui e inesperti, eletti senza un euro di denaro pubblico, animati da entusiasmo e speranza di cambiare le cose. Basta guardarli in faccia per comprendere che, per quanto si sforzino, non riusciranno mai a eguagliare i danni dei professionisti della politica. Per i quali la prima vera punizione sarà la coabitazione forzata con quelle facce e quelle storie che, da vecchi che sono, li renderanno decrepiti e putrefatti. Basterà una telecamera puntata sul nuovo Parlamento per evidenziare l’impietoso contrasto. Da una parte quei volti freschi e sorridenti. Dall’altra un carrello di bolliti carichi di rimborsi pubblici, indennità, diarie, gettoni di presenza e assenza, prebende, pennacchi, cavalierati, scorte, autoblu, portaborse, sottopancia, raccomandati, postulanti, servi, giornalisti di riferimento, consorterie, lobby, banche, aziende, amici degli amici, pappagorge, bargigli, ascelle, parrucchini, tinture e ceroni colanti, dentiere, forfore, alitosi, flatulenze, prostate gonfie, cinti erniari, plantari, callifughi, cateteri e pannoloni.
L’idea che tutto si possa sistemare con una telefonata a Grillo o un invito da Fortunato al Pantheon per convincerlo davanti a una coda alla vaccinara a votare la fiducia a chi fino all’altroieri gli dava del fascista, nazista, brigatista, razzista, populista, golpista, fa abbastanza ridere. Se n’è reso conto uno dei pochi esseri viventi rimasti nel Pd, Michele Emiliano, che invita Bersani ad alzare bandiera bianca: se vuol evitare le elezioni è inutile che prepari un governo di minoranza; ammetta di aver perso le elezioni (la “non vittoria” è anche peggio di “smacchiamo il giaguaro”), si ritiri in buon ordine (magari chiedendo all’ex Papa una celletta a Castelgandolfo), e indichi Grillo o chi sceglie lui come capo del governo. E poi, se il programma lo convince, l’appoggi. Sarebbe, per il Pd, la mossa del cavallo. E, per Grillo, un bel problema: M5S è pronto per l’opposizione, non per ilgoverno. Ma la fortuna di Grillo, ancora una volta, sono i suoi sedicenti avversari, che da anni lavorano indefessamente per lui. I retroscena dal Quirinale e dagli altri sacri palazzi non lasciano spazio a dubbi: già si scaldano a bordocampo per il nuovo governissimo (pardon, “governo di scopo”) vecchie muffe come Giuliano Amnato, che era già anzianotto ai tempi di Craxi e di cui non si contano i ritiri “irrevocabili” dalla politica. Per i partiti è la nemesi perfetta uscita dalle urne (funerarie): se rifanno l’ammucchiata regalano altri milioni di voti a Grillo; se ci rimandano al voto, invece, pure. In Sicilia si chiama incaprettamento, ma ora potremmo ribattezzarlo ingrillamento: il cappio al collo e la corda annodata alle mani e ai piedi della vittima che, appena si muove per liberarsi, si strozza da sè.

Riflessioni del giorno dopo

Preambolo: solidarietà dei colleghi ad uno degli ASSASSINI di Federico Adrovandi, con tanto di presidio e applausi perché, avendo collaborato insieme ad altri tre alla morte violenta di un ragazzino “purtroppo ha dovuto subire un processo”.

Poi se la gente si allontana dalla politica, la colpa è sua, perché, secondo lo Scalfari pensiero i cittadini italiani non amano lo stato.

Invece lo stato dimostra ogni giorno di amarli molto i cittadini, da vivi, e da morti ammazzati per mano di suoi funzionari solo un po’ esuberanti, e che vuoi che sia se ogni tanto gli effetti collaterali della loro caratterialità particolare consistono nel  togliere qualche figlio a una madre, male che vada si può sempre contare sulla solidarietà dei colleghi e l’indifferenza di chi arma le mani a queste bestie immonde permettendo che abusino del loro potere e dopo, non succede niente, non si perde nemmeno il posto di lavoro.
I quattro assassini di Federico sono solo in aspettativa causa omicidio, lo stato che noi dovremmo amare per votare bene [secondo Scalfari] non licenzia chi ammazza a calci e botte una persona, gli fa due carezzine e continua a pagargli uno stipendio.

Caso Aldrovandi, a Bologna poliziotti
applaudono il collega condannato

 
All’uscita del tribunale di sorveglianza trenta agenti del Sap hanno atteso l’esito dell’udienza per l’incarcerazione, o meno, di Enzo Pontani, uno degli assassini del ragazzo ferrarese per esprimergli la loro solidarietà.
”Siamo qui per dare vicinanza a un collega che era intervenuto per un 
fatto di servizio ha dovuto subire 36 udienze e purtroppo è stato 
condannato”.
Capito? ammazzare di botte un ragazzino fino a spaccargli il cuore è “un fatto di servizio”.

Sottotitolo: chissà perché in Abruzzo, Molise, Campania, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia c’è gente che vota la lega che vorrebbe fare stato a sé per staccarsi dai “terùn”.  Un mistero, davvero.

Oggi mi va di essere politicamente scorretta, mi voglio adeguare al trend di un paese dove il 30% di gente vota un criminale abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni personali mie e di altri] e Milano,  la cosiddetta capitale morale viene consegnata con giubilo  insieme a tutta la Lombardia,  all’ex ministro azzannapolpacci della lega. Il grande ministro dell’interno la cui abilità è stata riconosciuta perfino da Roberto Saviano che nel frattempo spero si sia pentito almeno un po’ di quel suo giudizio pubblico su uno che per il solo fatto di pensare di vivere nel paese che non esiste se non nelle teste bacate dei ladri e dei cialtroni vestiti di verde, andrebbe estromesso da qualsiasi contesto civile.
Io non vi odio, perché l’odio è un sentimento  alto e per questo va dedicato a cose e persone molto più importanti di voi meschini, rifiuti subumani che avete permesso che questo paese diventasse la latrina d’Europa e del mondo civile.

Semplicemente, mi fate schifo e pena e vi auguro di vivere abbastanza per pentirvi di essere quello che siete, per aver trascinato anche me nella melma in cui vi piace vivere.

Non c’è un paese come l’Italia che abbia potuto sperimentare realmente su se stesso e, purtroppo su tutti noi quante falle ci sono nella democrazia e quanti danni può provocare quel principio del suffragio universale che oggi consente – giusto per fare un esempio – ad una nullità come scilipoti di potersi trasferire addirittura dalla camera al senato anziché sparire dalla circolazione.
Ecco perché  io sono sempre favorevole ad una preparazione di base; non esiste il diritto di pilotare un aereo, di condurre treni ad alta velocità, sottomarini e astronavi senza una preparazione adeguata, degli esami e il rilascio di patenti e brevetti.
E allora per quale stracazzo di ragione può esistere quello di contribuire a far sprofondare un paese grazie a chi va a votare senza il minimo indispensabile di conoscenza della storia, della Costituzione; io questo non l’ho mai capito, e le cose che non capisco m’inquietano assai.

 Ho molto rispetto per la Storia, per chi è morto per consentirci di poter mettere una croce su un foglietto e delegare alla politica la cura del paese, e dunque la nostra, almeno questo è quel che dovrebbe fare la politica; però qualcosa mi dice che se molti di loro avessero immaginato che il loro sacrificio sarebbe servito a far entrare in parlamento una che si chiama mussolini, o gente del ‘calibro’ di razzi, scilipoti et similia, credo che ci avrebbero ripensato. Sono sicura, anzi. 

Secondo Benigni la folla sceglie sempre Barabba, e in parte avrebbe ragione se il suo intento non fosse stato quello di dire agli italiani che i partiti – soprattutto uno, il PD – sono meglio dei movimenti civici di gente comune e dunque non esperta.
Oggi io chiederei a Benigni secondo lui chi è e come e dove si può classificare chi sceglie maroni e berlusconi che non sono parte di movimenti ma di partiti istituzionalmente riconosciuti, quei partiti che il presidente della repubblica difende a spada tratta per ribadire il pericolo del populismo. Vorrei chiedere a Benigni perché un elettore della lega o del pdl che tutto hanno già dimostrato deve essere migliore di uno del M5S considerato, vieppiù, un deficiente antistato.

Quando gli storici del prossimo secolo scriveranno dei fatti che hanno riguardato l’Italia di questo ventennio – che dell’altro ormai si sapeva il tutto e l’oltre e qualcuno ingenuamente pensava che non si potessero più ripetere certi errori – noi della nostra generazione non ci saremo più; e sarà un vero peccato perché sarebbe interessante conoscere in che modo verrà analizzato con la comprensione del poi tutto quello a cui abbiamo dovuto assistere noi, quello che abbiamo dovuto subire senz’aver fatto nulla per meritarcelo, come sia potuto avvenire un tale scempio di dignità e intelligenze attraverso la lobotomia di massa, la ripetizione a random delle stesse menzogne, di ragionamenti perversi confusi con analisi politiche indegne perfino del peggior bar di Caracas ma alle quali la gente crede e che hanno inibito, impedito e ucciso ogni capacità di critica e ogni possibilità di scelta consapevole, onesta e libera davvero, e, in virtù di tutto questo un criminale incallito sotto processo  viene ancora votato dal 30% degli italiani, mezzo paese viene riconsegnato a ladri conclamati convinti di vivere in un paese che non c’è, puttane siliconate vengono considerate opinioniste degne di una ribalta pubblica quotidiana e Alessandro Sallusti e Giuliano Ferrara giornalisti da litigarsi nei talk show.  E qualcuno ancora si chiede dove sia il problema di questo paese, se non in un’informazione pietosa e penosa, ecco perché poi quelle rarità che, come scrivevo ieri se ne fottono perché non devono rendere conto a nessun padrone sono considerati fascisti bastonatori, faziosi.

Quelli che rispondono ai desiderata invece, vanno nei talk show, anche se un tribunale li ha condannati per diffamazione.

Ritengo  l’informazione  responsabile del novanta per cento delle porcherie che sono accadute negli ultimi diciotto anni. Gli italiani sono stati disabituati alla conoscenza perché  la maggior parte dei  giornalisti hanno accettato di essere ostaggi della politica, spesso senza opporre nessuna resistenza ma anzi, mettendosi comodi perché è conveniente e questi sono i risultati. 

Il 70% degli italiani vota in base a quello che sente dire in televisione. Non aver risolto il conflitto di interessi, lo ripeterò finché vivo, è una responsabilità STORICA della sinistra e del centrosinistra italiani.