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Un asociale ai servizi sociali: il condannato itinerante

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Un pericoloso sociale al quale è stato concesso un beneficio di legge immeritato al posto della galera che gli spettava, che gli consente di poter continuare a svolgere delle attività che ad un socialmente pericoloso dovrebbero essere inibite, impedite. 
Un socialmente pericoloso che entra a palazzo Chigi, tratta di riforme costituzionali, di leggi col presidente del consiglio.
Un socialmente pericoloso che viene ricevuto al Quirinale.
Un socialmente pericoloso che continua a gestire aziende, un partito politico.
Se proprio non si poteva né si può evitare questo scempio continuato alla democrazia, alla civiltà, all’uguaglianza giusta, alla legge uguale per tutti, fateci la cortesia: non diteci più niente. Evitate di raccontarci altro, ché la metà del tutto già basta, cari informatori che nulla ci avete risparmiato della vita di questo individuo osceno e della sua corte oscena che solo in questo luogo miserabile, in questa espressione geografica avrebbe avuto la possibilità di fare le cose che ha fatto senza dover rispondere di niente. 
E tutti quei politici che ieri si sono indignati per la gaffe di Grillo, che sono insorti, che hanno usato, a parti inverse, lo stesso metro della propaganda per farsi belli di una beltà che non gli appartiene dovrebbero domandarsi cos’hanno fatto loro, in concreto, delle cose che ha lasciato scritte Primo Levi, sempreché lo abbiano letto tutti. In che modo si sono impegnati in questi vent’anni per evitare che l’Italia dovesse subire questa ennesima umiliazione, mortificazione, l’ennesimo stupro della Costituzione.
Ma probabilmente poco gliene incoglie, visto che le case sfatte sono le nostre, a loro o gliele prestano o se le ritrovano comprate all’insaputa. Però, insorgono, s’indignano, danno lezioni di civiltà e democrazia.
Loro.

Berlusconi ai servizi sociali, “è ancora persona socialmente pericolosa”

 

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 Quando non c’è proporzione fra il danno prodotto da un reato e la successiva sanzione salta tutto. Non si possono insegnare ai figli neanche i fondamentali di un’educazione sana. Perché quelli ti rispondono: “e allora, berlusconi?” E non c’è risposta.

Non è berlusconi persona il danno; è tutta l’architettura edificata intorno a lui, fatta di illegalità criminale e devastazione sociale il problema.
Le persone passano, anche le peggiori: quello che hanno costruito nel bene, ma soprattutto nel male, no.

Ed era un preciso dovere dello stato dare a berlusconi la dimensione umana e sociale che si merita. 
Lo stato siamo noi è una cazzata gigantesca, una bugia, la più grande delle menzogne fabbricate come al solito per rovesciare le responsabilità su chi non c’entra niente, perché se fossi io lo stato, oggi berlusconi sarebbe in galera.

Il tribunale manda b. ai servizi sociali, accolta la richiesta.
Vale la pena di ricordare che i servizi sociali sono un beneficio di legge concedibile per scopi rieducativi al reo che dimostra pentimento, accettazione della sentenza di condanna. Non è il provvedimento punitivo che avrebbe meritato un ladro frodatore, un corruttore, un amico dei mafiosi, uno che ha già una condanna in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile e che fino a qualche giorno fa parlava di dittatura mafiosa della magistratura. 
Che poi è lo stesso che era ieri con Renzi a parlare di riforme e di legge elettorale, non all’osteria numero mille ma a palazzo Chigi. 

Invece di montare questo castello di carta straccia, considerando che non c’era l’intenzione di una condanna vera ma solo virtuale, avrebbero potuto fargli pagare i danni in solido. Espropriare le sue ricchezze materiali, obbligarlo a risarcire lo stato facendo cose per lo stato. 
Invece abbiamo dovuto pure pagare ‘sta sceneggiata. 
Un processo lungo tredici anni costato una montagna di soldi che non ha pagato il ladro ma i derubati. 
Da qualsiasi parte si guardi sono solo porcherie. Non c’è nulla da salvare.

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Berlusconi ai servizi sociali: “Volontariato con anziani, potrà andare a Roma”

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Servizio in prova?
Cosa deve dimostrare ancora di saper fare silvio berlusconi?
Questa concessione non è altro che una grazia mascherata, un’opportunità forzata e agevolata dalle varie conversazioni amichevoli fra il pregiudicato, Napolitano, Letta prima e Renzi dopo. Non potendo avviare una procedura regolare di concessione della grazia si è utilizzata la solita scorciatoia ad personam. Il messaggio che arriva da questa vicenda è devastante. Significa che si può rubare allo stato, lo si può fare da presidente del consiglio in carica e il massimo che può capitare è dover portare un vassoio di mignon al centro anziani una volta a settimana. 

Un anziano che non può andare in galera per legge [voluta e ottenuta dal delinquente medesimo] ma che però può andare, sempre per legge, ad assistere altri anziani. 

Ma solo se  si chiama silvio berlusconi.

Una condanna per frode fiscale, uno dei reati più gravi perché danneggia i tanti e non il singolo commesso quando berlusconi era il presidente del consiglio, non un cittadino qualunque, trasformato in un coup de théâtre con la collaborazione di tutti, istituzioni e parte di una Magistratura che ha risposto al richiamo di un incomprensibile “buon senso” e grazie al  quale, come è sempre accaduto in virtù della sesquipedale quantità di imbecilli residenti e purtroppo votanti di questo paese il delinquente abituale trarrà vantaggi e consenso. 

Mandate via i figli: questo non è un paese per gente onesta.

 

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I condannati siamo noi

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Se il ministro dell’interno non sa che un più che probabile condannato in via definitiva per mafia è in possesso di un passaporto diplomatico, si deve dimettere. 
Soprattutto in considerazione del fatto che il ministro dell’interno è legato strettamente all’amico fraterno di dell’utri: il non condannato berlusconi. E non sta bene, NON STA BENE, che un ministro abbia mafiosi per amici e conoscenti.

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I condannati siamo noi che non abbiamo votato il partito di un delinquente.

Noi che subiamo da vent’anni violenze e ingiustizie a ciclo continuo, costretti a vivere in un paese considerato nel resto del mondo civile una barzelletta oscena.  Non sono i giudici che permettono a dell’utri di scappare e a berlusconi di infischiarsene della legge anche da condannato alla galera: sono le leggi fatte male da una pessima politica, sono state le leggi fatte apposta per non nuocere al potente che si può comprare una difesa migliore. Quel che ha potuto salvare dell’utri dalla custodia cautelare evitando la sua fuga e berlusconi dalla galera, oltre alla leggi su misura che però senza l’intero parlamento complice non sarebbero passate, è stata casomai la possibilità di avere degli avvocati che hanno potuto giocarsela meglio di come avrebbe la possibilità di fare un avvocato d’ufficio assegnato dal tribunale che forse non sta lì a centellinare il cavillo. E, sebbene anche nella Magistratura si sono verificati casi di errori e disonestà, non è mai giusto paragonarla alla politica. Darle la colpa e la responsabilità circa le cose che non hanno funzionato, perché un magistrato, un giudice, quando deve condannare un altro magistrato lo fa: nella politica questo non si fa mai. cosentino è stato salvato due volte dall’arresto, non in un tribunale ma nel parlamento della cosiddetta repubblica. E non è stato il primo né sarà l’ultimo.

Ieri sera Curzio Maltese a Servizio Pubblico ha detto una cosa sacrosanta: c’è stato un tempo in cui l’Italia sedeva a capotavola della politica mondiale, e i nostri rappresentanti in parlamento venivano interpellati per le questioni che regolano l’equilibrio internazionale. Oggi l’Italia è considerata come la servitù dalla signora arrogante e arricchita, quella che la guarda dall’alto in basso con fastidio, non chiede con cortesia ma ordina con fare sprezzante. I presidenti del consiglio devono andare col cappello in mano e gli occhi bassi dalla Merkel, da Obama, per metterli a parte delle decisioni che intendono prendere per l’Italia. E se non vanno bene ai veri capi di stato e dei governi dei paesi dove non si salvano i criminali dalla galera, non se ne fa nulla. Tutto questo per aver consentito ad un delinquente di sfasciare un paese fin dalle sue fondamenta.  Cosa che, se non lo avessero lasciato fare, non sarebbe mai potuta accadere.  Una democrazia compiuta ha mezzi e strumenti per contrastare le anomalie, per rimettere ordine dove c’è caos. Un caos peraltro generato proprio dalla politica che invece di aggiustare ha legittimato silvio berlusconi  autorizzandolo a delinquere.  Per la sentenza di primo grado del processo Ruby berlusconi è uno abituato a delinquere, ieri invece ci hanno fatto sapere che è meritevole di un beneficio di legge che invece non gli spetta per legge. berlusconi non ha mai manifestato nessuna intenzione di ravvedersi, condizione indispensabile per i servizi sociali, fino all’altro ieri era a minacciare i giudici e ancora oggi vaneggia di un’innocenza che non gli appartiene né gli è mai appartenuta. Dunque ci facessero almeno la cortesia di non chiamarla “condanna”. Le condanne sono altre, sono vent’anni di arresti domiciliari da innocente sopportati da Aung San Suu Kyi alla cui figura eroica, quella di una persona che ha sacrificato la sua vita per la libertà degli altri, non ha corrotto una politica facilmente corruttibile, complice, per ottenere solo la sua, un vigliacco cialtrone parassita indegno che solo nel paese dove per salvare un criminale si condannano all’ingiustizia di stato sessanta milioni di persone poteva essere chiamato “onorevole”,  ieri ha paragonato berlusconi.

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BERLUSCONI E’ SOCIALMENTE UTILE
Procura dice sì all’affidamento in prova

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VOGLIONO ARRESTARE DELL’UTRI
Ma l’ex senatore è latitante in Libano

Eccolo qua l’onore della mafia. Quello che scappa.
Dell’Utri è stato il maitre à penser di berlusconi, quello che lo ha istruito e avviato alla carriera politica.
Il fondatore di forza Italia.

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Il rieducando rieducatore
Marco Travaglio, 11 aprile

Dunque, addì 11 aprile 2014, siamo ancora qui a domandarci che ne sarà del “detenuto Berlusconi Silvio”. In un altro paese la risposta sarebbe scontata: dove sta un detenuto se non in galera? Trattandosi poi di un delinquente abituale fin da quando aveva i calzoni corti, l’unica meraviglia nel vederlo entrare in carcere riguarderebbe la tardività dell’approdo: possibile che uno così sia rimasto a piede libero fino a 78 anni suonati? Da noi invece non si sa. Tripla fissa: 1 (carcere), 2 (domiciliari), X (servizi sociali). Più probabile la X, considerate l’età, l’influenza politica, l’esiguità della pena scampata all’indulto (1 anno su 4, che poi si riduce a 10 mesi e mezzo, grazie alla “liberazione anticipata” di 45 giorni a semestre) e il risarcimento del danno (10 milioni all’Agenzia delle Entrate). Resta il fatto che l’Italia è l’unico paese al mondo dove non è affatto detto che un pregiudicato in esecuzione pena finisca in galera, anzi è molto improbabile. Ma siccome non è escluso, lo Zelig di Arcore si produce nell’ultima formidabile metamorfosi: l’uomo che per 22 anni ha tuonato contro le toghe rosse comuniste, golpiste, eversive, antropologicamente estranee alla razza umana, come le Br e la banda della Uno Bianca, cancro della democrazia, sempre precisando che non ce l’aveva con tutti i magistrati in generale, ma con “alcuni” in particolare, cioè con quelli che si occupavano di lui, ora fa sapere che i suoi attacchi avevano motivazioni squisitamente politiche ed erano rivolti esclusivamente ai propri elettori per sollecitare la riforma della giustizia, ma mai e poi mai diretti alle persone di questo o quel magistrato, nutrendo lui sconfinata ammirazione per la categoria togata. Scherzava: ora non si può più nemmeno fare una battuta? Il fatto che, mentre i giudici di sorveglianza leggevano con gli occhi fuori dalle orbite la sua contrita memoria difensiva, lui comiziasse contro “la sinistra che, col suo braccio giudiziario, sta perpetrando il quinto colpo di Stato in vent’anni per impedirmi di fare campagna elettorale”, rientra nella simpatica esuberanza dell’uomo. Del resto è proprio lui a dire che, se proprio vogliono imporgli un programma riabilitativo senza limitarsi ad affidarlo all’assistente sociale, gradirebbe fare il “motivatore” di “disabili mentali e fisici”, fra i quali spera di incontrare qualche collega affetto da dissociazione e doppia o tripla personalità: il tutto in una struttura della Brianza che ancora non esiste. Come Bertoldo che, condannato all’impiccagione, ottenne di scegliersi l’albero e optò per una piantina di fragole. Comprensibilmente allarmati per le sorti dei disabili, cui non si vede perché infliggere pure le visite del molesto attaccabottoni ansioso di rieducarli, gli addetti all’Ufficio esecuzioni preferiscono invece che accudisca anziani non autosufficienti. Il fatto che l’Ufficio sia diretto dalla signora Panarello, che di nome fa Severina quasi come la Severino, la legge che l’ha dichiarato ineleggibile e decaduto, aggiunge un tocco di humour involontario alla triste storia. Triste non per B., si capisce, ma per i malcapitati anziani e/o disabili che dovranno sciropparselo per 10 mesi e passa e, diversamente da lui, non han fatto nulla di male per meritarsi una simile pena accessoria. Lui però, informa Repubblica, si lagna: “Se c’è una cosa che lo deprime è la vista e il contatto con persone in difficoltà”. E che dovrebbero dire allora le olgettine, che per 2-3 mila euro al mese accudivano il suo “culo flaccido” (Minetti dixit) e tutto il resto? Mica si sono depresse. Sopportavano stoicamente, come Dudù e Francesca. In ogni caso potrebbe organizzare gare di burlesque e cene eleganti con le vecchine di Villa Arzilla, per tirarsi su. L’importante è che rispetti le prescrizioni: rincasare entro le 23, non uscire prima delle 6, non lasciare la Lombardia senza permesso e soprattutto “non frequentare pregiudicati”. Il che gli terrà lontani per 10 mesi e mezzo i tre quarti di Forza Italia. E gli imporrà di eliminare o coprire tutti gli specchi di casa. Che sarà mai: nel mondo ci sono frodatori fiscali che stanno peggio di lui.

Il paese dei furbi e dei delinquenti [la casta è viva, e lotta insieme a lui]

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“Servizi sociali e pochi obblighi per Berlusconi” (Davide Vecchi)

Jeffrey Skilling, ex amministratore di Enron, il colosso americano dell’energia, fu  giudicato colpevole dello stesso reato addebitato a berlusconi, e per questo condannato a ventiquattro anni di carcere che sta scontando: uscirà solo nel 2020. Con Bernard Madoff la giustizia americana è stata più clemente: gli anni di galera inflitti al frodatore fiscale sono stati 150. Il fatto che il reato di berlusconi non abbia provocato nessun crack nell’economia nazionale come invece è accaduto col disastro Parmalat di Tanzi che però in galera c’è andato e anche restato, non toglie nulla alla gravità del reato di berlusconi, commesso da presidente del consiglio, e non toglie nulla nemmeno allo scandalo di una sentenza che, de facto, è stata resa nulla. berlusconi, quale che sia il provvedimento che verrà adottato: servizi sociali o domiciliari, non pagherà per il reato commesso, potrà continuare a fare campagna elettorale, incontrare gente, registrare videomessaggi ed ha  potuto perfino far inserire il suo nome nel simbolo elettorale col quale Forza Italia si è presentata alle elezioni europee. Non so, ad occhio non pare un trattamento che rispetta quell’articolo 3 che vuole i cittadini tutti uguali davanti alla legge. E non lo è perché in questo paese è stata istituzionalizzata la teoria criminale che il consenso popolare sia il lasciapassare per l’impunità, mentre dovrebbe essere l’esatto contrario, proprio perché berlusconi è riuscito ad estorcere coi suoi mezzi la fiducia della gente dovrebbe avere un aumento di pena, non avere praticamente cancellata la condanna.

Una sentenza di condanna a quattro anni per frode fiscale [che non è uguale all’elusione e nemmeno all’evasione ma è molto più grave]. Di quei quattro anni tre vengono condonati dallo stato perché in Italia vige, notoriamente, una dittatura della Magistratura. Altri 75 giorni vengono scontati dal restante anno e non si capisce perché. 
Una sentenza emessa il 1 agosto del 2013, ovvero, otto mesi e una settimana fa durante i quali il condannato berlusconi non è rimasto in silenzio a riflettere sulla sua “delinquentitudine”, no, è potuto andare ramengo su e giù per l’Italia a lamentarsi del paese cattivo e ingrato che si è dimenticato di quanto bene abbia fatto lui all’Italia, dei giudici malmostosi che hanno condannato questo papi della patria di cui il paese non può fare a meno. Ha gridato al colpo di stato, anzi, a ben quattro colpi di stato: i famosi “golp”, roba che se un dipendente manda a quel paese il suo datore di lavoro può ritrovarsi senza lavoro in ventiquattr’ore. E in tutto questo frattempo la nostra bella informazione non ha parlato di altro che del modo in cui berlusconi dovrà scontare la sua “pena” facendo credere all’opinione pubblica che lo sia davvero, invece della enorme presa in giro che è stata questa condanna. Un processo lungo tredici anni che è potuto arrivare a conclusione grazie ad una manciata di giudici che non hanno mollato, non si sono arresi davanti alle leggine su misura confezionate dagli avvocati di berlusconi ma che gli sono state regalate dal parlamento tutto intero e da un presidente della repubblica affetto da manie compulsive da firma. E nonostante tutto questo berlusconi non ha mai manifestato il benché minimo pentimento né tanto meno ha accettato la sentenza come invece sono obbligati a fare tutti i cittadini che abbiano commesso dei reati anche infinitamente meno gravi del suo. Ha parlato dei servizi sociali come di un provvedimento ridicolo perché lui non deve essere recuperato in quanto “non ha nulla di cui doversi vergognare”. 
Ed, effettivamente, i servizi sociali diventano ridicoli se applicati a berlusconi, perché per accedere a qualsiasi beneficio di legge il condannato deve dimostrare di accettare la sua pena e la relativa rieducazione [“la condanna del reo può essere espiata ai servizi sociali a patto che il condannato, dopo la commissione del reato abbia osservato un comportamento tale da far ritenere di per sé che l’affidamento in prova contribuisca alla rieducazione del reo e alla prevenzione dei reati“]. 
Cosa che berlusconi non solo non ha fatto ma ha continuato – indisturbato – ad inveire contro uno stato che se fosse davvero uno stato non solo non avrebbe offerto nessuna garanzia ad uno che da vent’anni, almeno, si fa beffe della legge ma lo avrebbe condannato perfino ad una pena superiore in quanto il reato di frode fiscale lui lo ha commesso mentre era presidente del consiglio di questo stato. 
Una pena da scontare in una galera. berlusconi ha meritato il carcere – che invece può evitare grazie ad una delle leggine su misura – altroché il trattamento di favore, la possibilità di partecipare alla vita politica da pregiudicato, di essere invitato al Quirinale da condannato, i servizi sociali o i domiciliari in villa. Nei paesi normali i colpevoli di reati che danneggiano lo stato e i cittadini diventano praticamente dei “morti civili”. La gente si vergognerebbe di averli conosciuti, frequentati, di averli avuti come familiari, amici, vicini di casa. Qui, no. Lo stato, addirittura, si attiva per ammorbidire la colpevolezza di silvio berlusconi, si premura di non infastidirlo troppo, gli dice che tutto sommato si può bypassare la sentenza applicando per lui e solo per lui un trattamento che non sarebbe stato riservato a nessun altro.

 

 

Del senso dello stato e di uno stato che fa senso

Chiunque, se aggredito, ha il diritto di difendersi, dunque anche dei Magistrati e Giudici che non pensano, semplicemente perché non è vero, che la pacificazione nazionale debba passare il salvataggio dei delinquenti pregiudicati condannati. E che un politico nella sua condizione di pregiudicato condannato non abbia nessun diritto a pretendere ancora di poter svolgere la sua [non] attività politica né da dentro né da fuori [il 99% di assenze in parlamento: proprio adesso vuole fare politica, berlusconi? poteva pensarci prima, invece di usare lo stato per i suoi sporchi affari]. E che non  ritengono giusto che le questioni che riguardano i procedimenti penali di silvio berlusconi vengano ridotte ad una guerra fra guardie e ladri, semplicemente, come sopra, perché non è vero.

E se questo è ancora un paese libero io mi prendo la libertà di dire che fra quei Magistrati che in condizioni impossibili sono riusciti a condannare chi dello stato, delle leggi, delle regole ne farebbe a meno ed è stato agevolato a farne a meno dalla politica, chi pensa che quel delinquente sia davvero un perseguitato dall’invidia, dalla cattiveria e dalla giustizia e un presidente della repubblica che fa finta di essere super partes come il ruolo gl’imporrebbe di essere,  fa finta di dimenticare vent’anni di storia italiana resa orribile e oscena da silvio berlusconi, fa finta di dimenticare che solo pochi mesi fa rappresentanti del partito di proprietà del pregiudicato condannato fra cui il ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio sono andati a manifestare contro la Magistratura davanti ai tribunali di Brescia e Milano con tanto di tentativo di intrusione: un atto eversivo fatto passare senza conseguenze come una libera espressione del dissenso come se fosse normale che un potere dello stato si metta contro un altro,  fa finta di dimenticare che solo qualche giorno fa silvio berlusconi era di nuovo a ricattare pubblicamente lo stato, minacciare  quei Giudici e i cittadini onesti, ho scelto e da tempo da che parte stare.

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NAPOLITANO SALVA BERLUSCONI E MONITA MAGISTRATI E STAMPA 

LA RISPOSTA DEI MAGISTRATI AL COLLE: “LASCIATI SOLI” 

LE BRUTTE INTESE NELLA STANZA 138 

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RODOTA’: “CHI MI ATTACCA OFFENDE LA MIA STORIA” 

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Nella mia repubblica alfano non sarebbe un ministro dell’interno e né – figuriamoci – il vicepresidente del consiglio. E non avrebbe dunque la possibilità, in qualità di segretario del partito di un delinquente pregiudicato condannato [non piacciono le ripetizioni della descrizione di berlusconi? chissenefrega neanche a me piace che si continui a chiamare cavaliere, presidente ancora adesso] di chiedere conto del significato delle parole di un galantuomo come Stefano Rodotà costringendololo ad affannarsi a rettificare, spiegare in radio e ai telegiornali.

E ringraziamo Napolitano anche di questo: di aver reso angelino alfano, uno dalla personalità e cultura nulle e inesistenti, per non parlare dell’onestà che ci vuole per fare il segretario del pdl, più autorevole di una persona come Rodotà.

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Anm, dura replica a Napolitano: “Siamo responsabili, ma subiamo insulti”

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Napolitano dopo la rielezione: “Ho accolto la sollecitazione a rendermi disponibile per una rielezione solo per senso del dovere in un momento grave per la Nazione: essendo urgente sbloccare la formazione di un Governo che affrontasse le difficoltà in cui si trovano oggi troppe famiglie, troppe imprese, troppi lavoratori italiani”

Mettiamola così, siccome tutto è stato detto e scritto e siccome chi non ha capito fino ad ora non capirà più, del resto non sono bastati vent’anni di attività criminose e criminali per far capire a tutti che berlusconi non sembra un delinquente ma è proprio un delinquente quindi è inutile confidare nel ben dell’intelletto generale: questo paese non ha bisogno di essere sconvolto e stravolto più di quanto sia stato già fatto.
E non ha bisogno dunque di un presidente della repubblica che non fa, perché ormai è evidente che non la può fare, una distinzione netta fra l’attività del politico delinquente, quella del giudice e quella dei giornalisti che danno le notizie.

Non ha bisogno di un presidente della repubblica che preferisce sacrificare alla verità ormai storica la sua dignità alle affermazioni indecenti di daniela santanchè: “poteva fare prima” [nel merito delle dichiarazioni scellerate sui giudici che devono trovare il senso del limite] e “vorrei asfaltare i giudici” dice la moderata vestale cinque minuti dopo che Napolitano in persona li aveva già asfaltati.

I giudici possono sbagliare, è vero, ogni lavoro, professione comporta dei rischi e quanto è più alta la responsabilità maggiori possono essere quei rischi e le conseguenze che ricadono poi sui cittadini. 
Ma sopra a quei giudici che sbagliano, quali che siano i motivi, ci sono altre istituzioni pronte ad intervenire, mentre sopra ai politici che sbagliano, e sappiamo bene quali sono gli errori più frequenti dei politici è ormai acclarato, assodato che non c’è nessuno. C’è un presidente della repubblica che nell’eterna contesa fra la politica disonesta e la giusta pretesa dei cittadini della società civile di non essere governati dai politici disonesti ha preso e da tempo una posizione che non favorisce i cittadini ma i politici disonesti in virtù di non si sa bene quale ragion di stato a noi negata.

Il bacio di Angelino Alfano al capomafia Croce Napoli di Palma di Montechiaro in occasione di un matrimonio nel 2002. Ha ancora i capelli ma è proprio lui: il  vicepresidente del consiglio, ministro dell’interno e segretario del pdl.

Rinnovo l’invito: qualcuno ci invada

Sottotitolo: un ringraziamento speciale a Marco Travaglio e Andrea Scanzi che continuano praticamente ogni giorno a spiegarci la chiave di lettura delle dinamiche dei talk show nonostante e malgrado sia una fatica ed un dispendio di energie abbastanza inutile nel paese dove tutti sapevano e sanno tutto e non c’è bisogno di nessuno che lo spieghi. Forse è per questo che l’Italia è ridotta ai minimi termini: perché tutti sapevano e hanno agito di conseguenza, politica e istituzioni comprese.

Questo è il paese dove  si fanno le pulci a chi almeno ha il coraggio di dire le cose come sono. Troppo facile così. E troppo facile anche accusare di filogrillismo chi condivide l’ovvio e il pertinente. Persona più libera di me politicamente non c’è, dicevo e scrivevo in tempi molto meno sospetti di questo che non bisogna innamorarsi della politica, bisogna vigilarla a vista, non prendere le difese di gente che ha la possibilità di mandare la digos a casa di chiunque, anche dei cittadini onesti, quando vuole.

Quando ho iniziato ad interessarmi della politica l’ho fatto per difendermi, non per diventare come quelli che la fanno e quelli che sostengono chi l’ha ridotta così male.

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LA PUTTANATA  – Marco Travaglio, 11 settembre 

IMPERVERSA IL FUNARISMO 2.0 E I TALK POLITICI DIVENTANO POLLAI  – Andrea Scanzi, 11 settembre

AGLI ORDINI DEL COLLE  Antonio Padellaro, 11 settembre

NAPOLITANO CHIEDE UNITÀ, IL PD SI ADEGUA E SALVA B. Fabrizio d’Esposito, 11 settembre

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Per tutti quelli che “se i 5 stelle avessero fatto altre scelte”, tipo l’accordo con chi non ha trovato disdicevole l’alleanza col partito del delinquente dopo averlo sostenuto in modo più o meno occulto per una ventina d’anni.
I 5 stelle sono stati gli unici a mantenere una certa coerenza, tutti gli altri l’hanno svenduta per il bene della pacificazione nazionale dunque di berlusconi, e non bisogna aver votato il MoVimento per ammetterlo. Ora che ve/ce lo hanno detto in tutte lingue del mondo, potreste per favore smetterla di ravanare sempre in un torbido che non c’è?

Producono il caos, poi lo usano. Alessandro Gilioli, 11 settembre

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Tutto sommato gli eventi “politici” di queste ore aiutano ad inquadrare meglio la situazione nel suo complesso.

Aiutano a difendersi da quelli che vogliono fare la morale a chi incrocia il suo pensiero, e le sue opinioni, talvolta o più spesso condividendo entrambi con quello che esprimono i deputati 5 stelle di fronte alla presidente della camera che trova ingiurioso chiamare i ladri, ladri, ripetendo l’invito a “non offendere”per ben tre volte, forse per convincersene lei per prima. 

A questi, quelli che “con Di Pietro mai”, e “con Grillo mai” andrebbe risposto, come dice il mio amico Andrea, che sono alleati stretti stretti con la destra più fascista e negazionista che abbia mai occupato il parlamento dopo il ventennio di mussolini il quale, secondo il noto pregiudicato, non ammazzava nessuno, mandava la gente in vacanza e qualcosa di buono l’ha fatto anche lui.
E dovrebbe forse bastare per zittirli e farli vergognare, magari in segreto.

Aiutano a non sentirsi troppo colpevoli per tutte le volte in cui per sfinimento un po’ tutti abbiamo detto o pensato che, alla fine, “sono tutti uguali” perché nei fatti lo sono, perché se non lo fossero stati non saremmo mai arrivati fino a qui, a dover assistere allibiti, attoniti, nauseati ad uno spettacolo indegno: quello di una politica e di un presidente della repubblica che stanno facendo l’impossibile e l’inenarrabile per annullare la sentenza che ha condannato berlusconi, non saremmo qui a discutere di un parlamento che, esclusi i nuovi inquilini, quei maleducati che chiamano ladri i ladri non può, non sa, non vuole liberarsi dell’intruso delinquente. Perché se non lo sono nelle azioni lo sono eccome nei principi, se non fosse così berlusconi stamattina sarebbe fuori dal parlamento, se invece questo fosse stato un paese normale non ci sarebbe mai nemmeno entrato. 

E quello che non si può sopportare è il tentativo di  mettere il sigillo dello stato, della democrazia su questa operazione disgustosa, eversiva che è quella di sottrarre un delinquente dalle sue responsabilità penali, cosa che non si potrebbe fare perché non è giusto né legittimo fare nei confronti di nessun altro cittadino, qualcosa che in nessun paese definito normale, civile e democratico davvero sarebbe mai potuta accadere.

Puttanate

 Dire che un pregiudicato delinquente – perché lo ha detto una sentenza di un tribunale dopo un processo durato undici anni condannandolo in via definitiva per i suoi reati –  è un pregiudicato delinquente secondo la nota principessa del foro Casellati è maleducazione. E come lo chiamano quelli del partito dell’ammmòre uno che ha  rubato allo stato: berlusconi?

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Pdl, Casellati vs Travaglio: “Maleducato. O va via lui o me ne vado io”

“Berlusconi è stato condannato per quei 7,3 milioni di euro di evasione fiscale, che sono l’ultima parte superstite di una montagna di evasione che ammonta a oltre 300 milioni di euro”. La discussione deflagra quando viene affrontato il tema delle società off-shore e il giornalista viene nuovamente interrotto dalla furia verbale della parlamentare. “Io chiudo qui” – si sfoga Travaglio, rivolgendosi alla Gruber – “è assolutamente impossibile in un collegamento riuscire a finire una sola frase e interloquire con le puttanate che dice questa signora“. “Vado via io” – sbotta la Casellati – “lei è una persona maleducata. Una persona che si permette di dire questo è bene che se ne vada. O va via lui o me ne vado io. E’ una mancanza di rispetto”. La conduttrice riesce a sedare il match, che riprende nuovamente alle battute finali del programma. La Casellati rende il suo ennesimo tributo al Cavaliere: “Camminando per strada, incontro le persone e tutti sperano che Berlusconi resti a continuare la sua attività politica per il rilancio economico del Paese“. E attacca Travaglio, che definisce il leader del Pdl “pregiudicato delinquente”: “Lei è un vero signore, un vero gentleman”

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La contesa Sermonti-Scalfari su: “In piazza contro l’orrore morale” o no?di Vittorio Sermonti e Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari: “Nella lettera di Sermonti a Napolitano una mancanza di realismo estremamente pericolosa”. Vittorio Sermonti: “E’ la testimonianza di un orrore morale (e culturale) che mi auguro e immagino tu stesso condivida”. 
SONDAGGIO Sei d’accordo con Sermonti o Scalfari?

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Secondo il “laico opinionista” Scalfari mantenere in sella questo governo val bene concedere a berlusconi di violentare la Costituzione e rendere inutile, nulla al pari della peggiore delle menzogne proprio nei fatti oltre che in quelle che sono molto più di ipotesi da barzelletta, quella frase che campeggia in tutti i tribunali della repubblica italiana che dice che “la legge è uguale per tutti”. 
A Scalfari dunque va benissimo che in questo paese chi ha soldi e potere possa beffare la legge come quando e quanto vuole in virtù di una non meglio precisata sicurezza nazionale che verrebbe pregiudicata senza i noti pezzi da novanta che compongono il governo delle larghe intese.

Scalfari si augura che questo governo vada avanti niente meno fino al 2015 probabilmente perché non è un suo problema, così come non lo è  per Napolitano che data l’età il 2015 potrebbero non vederlo nemmeno ma pensano e agiscono in maniera tale che lo scempio di democrazia che entrambi sostengono con tutte le loro forze debba proseguire per farne godere a chi ci sarà dopo di loro. 

La gente come Napolitano e Scalfari non si accontenta di mettere a rischio il presente: sostenere la teoria – e agire di conseguenza – che un delinquente possa continuare a vivere da persona libera perché è lui, berlusconi, e non un altro significa non ridicolizzare ma proprio vomitare su quella Carta in cui c’è scritto altro, vuole rendere pericoloso anche quel futuro che non vedrà mai, creare il precedente secondo il quale non importa se uno che con la politica non c’entrava niente per legge abbia avuto invece possibilità di stravolgere la vita politica e sociale italiana, non importa se nel suo percorso di vita abbia commesso dei reati proprio a danno di quello stato che Napolitano e Scalfari dicono di voler difendere, secondo l’esimio fondatore di largo Fochetti tutto questo si può, anzi, si deve perdonare, condonare con un colpo di spugna perché “il governo deve andare avanti per il bene del paese”.

Dove, e quale sarebbe il bene, a queste condizioni, non è dato sapere.

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Sacrifici umani
Marco Travaglio, 10 settembre

Non c’era miglior modo per solennizzare l’anniversario dell’8 settembre ’43, simbolo dell’Italia voltagabbana e opportunista: se 70 anni fa Real Casa e Badoglio si giocarono la faccia e il futuro con l’armistizio, il cambio di alleanza e l’immortale annuncio “la guerra continua”, ovviamente dalla parte opposta, anche oggi è tempo di sacrifici umani per garantire l’agognata “pacificazione”. Non più fra italiani e angloamericani, ma fra guardie e ladri. L’altro giorno Sallusti ha sferrato sul Giornale un attacco suicida a Napolitano che lo salvò dagli arresti forzando le regole e le prassi, mentre con B. ancora non l’ha fatto. Ieri un altro kamikaze, Fedele Confalonieri, ha tentato di farsi esplodere sul Senato con un’intervista al sito di Magna Carta ripreso dal Pornale: “La prova che la condanna di B. è aberrante è che io, che sono quello che firma i bilanci Mediaset, sono stato assolto”. Ecco di cosa avranno parlato lui e Napolitano, nell’amorevole colloquio dell’altro giorno. Naturalmente il disperato tentativo di immolarsi per l’amico Silvio è a costo zero (essendo già stato assolto, non può più essere riprocessato per lo stesso reato: ne bis in idem).

E addirittura controproducente: l’assoluzione di Confalonieri al processo Mediaset rafforza la condanna di B. e dimostra che i giudici non condannano alcuno perché “non poteva non sapere” (“È fortemente plausibile” – scrive la Corte d’appello – che Confalonieri, per le sue cariche aziendali e la vicinanza a B. “fosse a conoscenza della frode e, violando i suoi precisi doveri, nulla abbia fatto” per fermarla; ma ciò non basta a condannarlo). Non per questo il gesto del fedele Fidel è meno encomiabile e commovente. Il novello Salvo d’Acquisto carica sulle sue spalle le colpe di Silvio (“prendete me”), subentrando nel ruolo di scudo umano a Paolo B., ormai inservibile dopo varie assoluzioni dai reati che invano confessava per conto del fratello finendo in galera al posto suo. Alla nobile gara di solidarietà partecipa anche il pm veneziano Carlo Nordio, giocandosi quel che resta della sua credibilità aderendo come la carta moschicida alla tesi farlocca della non retroattività della Severino.

“Anche nella religione – sdottoreggia il giureconsulto lagunare – è così. È un po’ di tempo che la Chiesa dice: non pagare le tasse è un peccato mortale. Benissimo. Ora so che se non le pago vado all’inferno, ma da ora in poi. Non per quelle che non pagavo tanti anni fa”. Già, un po’ di tempo. Quanti anni saranno che Mosè portò giù le tavole col VII comandamento “Non rubare”? Qualche mese, non di più. Intanto Scalfari sfida le ire dei suoi lettori con l’affettuoso invito all’ex nemico B. perché “chieda un provvedimento di clemenza”, nel qual caso “forse l’otterrebbe” dal suo amico Napolitano (suo di B. e di Scalfari). A patto – si capisce – che “assicuri il percorso del governo per il tempo necessario” (a chi? Soprattutto a B. per farla franca e a Napolitano per non doversi dimettere). E ci aiuti a liberarci della vera piaga che ammorba il Paese: “la sinistra movimentista e para-grillina” che vorrebbe “buttare giù il governo e andare alle elezioni”, col rischio che nemmeno stavolta diano l’esito sperato e costringano chi di dovere a un nuovo golpetto tipo Egitto.

Molto meglio un bell’armistizio, a suggello della trattativa Stato-Mediaset. 

Seguirà monito para-badoglino: “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’ìmpari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Berlusconi, comandante in capo delle forze alleate di Mediaset-Fininvest- All Iberian. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze Mediaset-Fininvest-All Iberian deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. Firmato: Badoglitano.

Con questa mia addirvi…

Sottotitolo: invece di chiederci e chiedersi cosa farà la giunta e se cadrà o no questo bel governo delle larghe intese napoletane bisognerebbe domandare e domandarsi in quale altro paese sarebbe stato possibile tutto questo. 
In quei paesi dove ministri e presidenti si dimettono per sciocchezze, anche senza una responsabilità penale e non vanno a disturbare autorità terze che solitamente si occupano di cose ben più importanti di un pregiudicato condannato che “non ce vole sta’”.
Nel paese del garantismo tout court, dove ad un abusivo impostore e delinquente già da prima della sua “discesa in campo”, uno che si teneva il boss mafioso dentro casa non avrebbe dovuto ispirare la fiducia di nessuno, nemmeno di d’alema, è stato permesso il tutto e l’oltre ci si chiede, ancora, se è il caso o meno che si tolga di torno dopo aver derubato lo stato e dunque tutti noi.

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Condanna Mediaset Silvio Berlusconi resta Cavaliere. Per ora

Il Cavaliere resta Cavaliere. Nel senso che nonostante la condanna definitiva per frode fiscale, il dottor Silvio Berlusconi conserva il titolo onorifico che gli fu attribuito nel lontano 1977, che lui esibisce con orgoglio e che è stato assunto dai giornali come una specie di alias, un secondo nome con annessa qualifica di probità e operosità meneghina. Chi avrebbe il potere di avviare le pratiche perché l’onorificenza gli venga tolta se ne guarda bene dal farlo. Non ci pensano i ministri competenti, comprensibilmente bloccati, dal loro punto di vista, dall’idea che qualsiasi soffio possa stendere il governo. Ma non ci pensa neanche il prefetto di Milano a cui pure la legge concede una facoltà di iniziativa.

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Il prefetto di Milano è quello che ha dato l’autorizzazione per la manifestazione nazista di qualche mese fa; che disse che la parata degl’imbecilli con la nostalgia del führer non era un problema di ordine pubblico. Tutto torna, sì. Premesso che è un’onorificenza che non vale niente ma a Tanzi fu tolta PRIMA del terzo grado di giudizio.
Lui come al solito ha la deroga concessa da quelli che lo votano?

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Re Silvio contro la Repubblica italiana

Diceva di lui Enzo Biagi: “se avesse le tette farebbe anche l’annunciatrice”, mentre Montanelli usava dire che è uno che “ai funerali vuole essere il morto e ai matrimoni la sposa”. Ma sono sicura che nessuno dei due giganti del Giornalismo avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe voluto anche fare il giudice: di se stesso, decidere da se medesimo quale destino gli spetta in qualità di cittadino che ha commesso reati pesantissimi e dei quali deve rispondere alla legge e al popolo italiano.

Un accentratore, un narcisista, uno dall’ego spropositato insomma, che non troverebbe residenza in nessuna comitiva, comunità di persone equilibrate e che non pensano che debba esistere una categoria di persone con più diritti di altri, fra cui quello di andare a disturbare un’autorità terza nel merito di una sentenza passata in giudicato e che qualsiasi  altro cittadino avrebbe dovuto, non importa se anche voluto, incassare.

 

Se non ho capito male [e se sbaglio qualcuno mi corigerà, come diceva la buonanima affacciata alla sacra finestra], berlusconi è andato a dire a Strasburgo che è vero che ha commesso quei reati ma che non poteva sospettare che gli avrebbero causato problemi a livello politico. Ovvero che, al contrario di quanto affermato dal giudice Esposito lui “poteva non sapere” che fare il presdelcons e derubare lo stato mentre si intrattengono rapporti amichevoli con la mafia, ci si fa ricattare da donnine allegre, che lo chiamano amorevolmente “culo flaccido” e molto altro di ciò che attiene al suo ruolo di tRombeurs de femme a pagamento,  sono attività che non s’incrociano.

Ovvero che quella legge Severino voluta anche dal pdl, scandalosa e che in nessun paese normale sarebbe mai stata pensata da nessuno in quanto nei paesi normali la distinzione fra delinquenti e statisti è netta e chiara anche senza una legge che lo stabilisca, gli ha creato problemi perché gl’impedisce di poter continuare a far parte del parlamento e di poter delinquere come prima e come sempre.
E a noi, che altro non possiamo fare, che siamo disarmati di fronte al ricatto e alle minacce di un pregiudicato condannato perché delinquente  resta solo da immaginare le risate di chi dovrà occuparsi di questa faccenducola, di questa bega da cortile…che paese l’Italia, pietà, misericordia, qualcuno c’invada, prima che sia tardi.