Una volta in paradiso ci andava la classe operaia: oggi ci vanno i boss della malavita

Penultim’ora: sindaco, prefetto, questore e ministro dell’interno non si sono dimessi, però è stata sospesa la licenza all’elicotterista spargifiori in quanto il volo non era autorizzato.
L’unica cosa fuorilegge ieri a Roma erano i petali di rosa.

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Ricordiamoci della vergogna di ieri quando la prossima volta il questore, il prefetto o il ministro dell’interno vieteranno “per questioni di ordine pubblico” una manifestazione pubblica, democratica, alla quale partecipano persone perbene:  studenti, operai, insegnanti malmenati e offesi dalle forze dell’ordine e non un branco di criminali ai quali ieri nessuno ha torto un capello.

Il prefetto di Roma “non era stato informato”, la Curia scarica tutto sul parroco di quella stessa chiesa che negò il funerale religioso a Piergiorgio Welby  che, poverino, “non sapeva” che stava per dare l’estremo saluto ad un criminale con tanto di banda sul sagrato che intonava una sobria melodia come “Il padrino” e la gigantografia appesa sul portone.

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Cavalli e Rolls Royce: l’addio al boss Casamonica
Welby smentisce la Curia: ‘Poster lì dalla mattina’

Chissà che faceva il don mentre organizzavano la scenografia.
Ieri  Roma è stata subaffittata al clan criminale che da decenni se la comanda con l’estorsione, il traffico di droga, il racket della prostituzione e del gioco d’azzardo, l’usura, gli omicidi, i furti: un migliaio e forse più di persone coinvolte in tutto ciò che è criminalità pesante fino alla banda della Magliana a Roma e dintorni, che hanno costruito un patrimonio gigantesco col quale perpetuano l’ottima tradizione di famiglia e nessuno se ne assume la responsabilità. Muore il capostipite del clan criminale e il prefetto aspetta che gli arrivi l’informazione, la telefonata.
È lo stato che controlla i criminali o il contrario?

Monsignor Galantino non ha niente da dire sui “furbi cooptati” e ancorché criminali ai quali la chiesa non nega e non si nega?
Chi ha dato il permesso per la pagliacciata grottesca dei funerali del boss Casamonica con tanto di elicottero dispensatore di petali di fiori a volteggiare in uno spazio pubblico sulla Capitale d’Italia?  Dice il parroco che ha officiato il funerale al boss che “la pietà non si nega a nessuno”, meno però a Piergiorgio Welby, colpevole di non aver voluto continuare a non vivere. Siccome non era bastato lo scandalo di Enrico De Pedis detto Renatino, il boss della malavita che trovò posto da morto nella chiesa di sant’Apollinare sempre a Roma, che fu tolto da lì dopo ventidue anni durante i quali non fu possibile sapere perché un criminale assassino aveva potuto trovare posto fra papi e santi nella casa di Dio perché nessuna inchiesta trovò le risposte, impedite da numerosi fatti “contingenti”, ieri la chiesa ha ribadito qual è la sua idea di famiglia tradizionale e di misericordia.

Ringrazierei i Casamonica per aver tolto anche l’ultimo velo al gigantesco e millenario bluff della chiesa cattolica ipocrita, dalla doppia e tripla morale applicata soprattutto alle possibilità economiche dei suoi frequentatori e poco importa di chi sono i soldi se da oggi stesso le chiese d’Italia e del mondo si svuotassero. Così come avrei ringraziato quelli che hanno pensato che berlusconi poteva essere la risposta giusta alla politica inconcludente, incapace e disonesta se dopo di lui, l’altro mostruoso bluff venduto per politico, imprenditore capace e brillante mentre non era e non è altro che l’ennesimo inconcludente, incapace ma soprattutto disonesto personaggio del grande horror che è la politica di questo paese gli italiani avessero dimostrato maturità nelle scelte, desiderio di un cambiamento vero per rifare questo paese disastrato e disgraziato.
Ma non è così: le chiese non si svuoteranno e la maggioranza degli italiani continuerà a mandare al potere il pifferaio di turno che dice le cose che la gente vuole ascoltare, esattamente ciò che fanno i cosiddetti referenti di Dio dai loro pulpiti anche se poi alle parole non seguono mai fatti concreti, anzi l’azione successiva alle parole non va mai nella stessa direzione ma in quella opposta.
La cerimonia del boss criminale che dopo Roma si merita niente meno che il paradiso ci racconta la storia non solo di Roma ma di un paese che viene segnato da chi ne calpesta strade, piazze, da chi ci vive, lo forma, lo trasforma e lo deforma.
Evidentemente è questa l’Italia che piace agli italiani.
Io stanotte ho dormito pochissimo, questa faccenda mi ha disturbata nel profondo, uno spettacolo osceno che ribadisce, semmai ce ne fosse bisogno, che l’Italia è un paese abbandonato prim’ancora che dai suoi cittadini dalle istituzioni arroganti e oltremodo ciarliere di fronte alle piccolezze ma che chinano il capo silenti davanti al boss e, se esistesse davvero un Dio lo farebbe volentieri pure lui. 

Lo stato col crimine si trova perfettamente a suo agio, fatelo sapere anche a Mattarella che parla di lotta alla corruzione, alla mafia e perfino al terrorismo islamico.
Nel paese dove lo stato contrasta davvero il crimine cose come queste non si fanno perché lo stato per primo non lo permetterebbe.

So che è noioso e banale ripeterlo ma [nel paese normale] prefetto, questore, sindaco e ministro dell’interno si sarebbero già dimessi per manifesta incapacità.

Sì ai diritti del minore ma solo se la pubblica opinione è d’accordo, s’intende

Ricapitolando, a grandi linee:  Martina Levato è stata giudicata socialmente pericolosa, in questi mesi, dopo l’arresto e la condanna in primo grado a quattordici anni a cui andranno sommati altri – eventuali –  per altri reati di cui è accusata non ha mai mostrato segni di pentimento.
Quando a dicembre fu arrestata per aver sfigurato il fidanzatino del liceo era giá incinta. 
Il suo non è stato un gesto scaturito dal raptus come può essere stato quello della Franzoni della quale si è molto riparlato in questi giorni: lei aveva il progetto di “purificare” se stessa causando danni e dolore a chi l’aveva frequentata.
Il problema non sono solo i processi che si svolgono in televisione e nei social, i giudici non sono alieni, vedono, leggono e ascoltano ciò che avviene nella societá e, rispetto poi a certe situazioni sono quasi “costretti” ad optare per il male minore che in questo caso è il peggiore.
Non ha nessun senso far frequentare questa madre e il figlio se poi dovrà essere adottato, e se i nonni gli volessero davvero bene, volessero davvero il bene del piccolo dovrebbero chiedere loro stessi che venga allontanato dai genitori sciagurati e criminali. 

Sarebbe il caso di smetterla con questa leggenda che i figli riparano i danni degli adulti, usarli come paraventi e scudi con i quali nascondere i loro fallimenti. Un figlio non migliora chi lo mette al mondo, semmai è molto più probabile che l’enorme responsabilità di doversi occupare di un esserino la cui sicurezza, salute dipende in toto dai genitori produca proprio l’effetto contrario: succede alle persone mentalmente sane figurarsi se non c’è il rischio che possa accadere a chi ha delle gravi turbe psichiche.  

Vale la pena di ribadire che non sono i reati di cui sono accusati Boettcher e la Levato né la condanna in primo grado la causa della decisione di togliere questo bambino ai genitori ma proprio e solo le condizioni mentali dei due genitori, ritenuti incapaci di occuparsi del minore perché violenti ma non di intendere e di volere, che nel loro caso costituisce un’aggravante perché significa che hanno agito con lucida premeditazione.
Tutti pronti ad alzare le barricate alle adozioni ai gay, gli etero per adottare vengono passati agli infrarossi ma poi, nella bella societá dell’ipocrisia bisogna lasciare una creatura nelle mani di chi ha dimostrato di non saper badare nemmeno a se stessa perché altrimenti è “crudeltà”.
E il padre? Su di lui nemmeno una riga, del resto agli uomini per perdere il diritto alla paternitá basta anche meno di un reato e una condanna. 

Miliardi di persone sono cresciute benissimo con il latte artificiale, molte anche senz’aver mai conosciuto i genitori biologici.  Io sono allibita dai commenti che ho letto su questa vicenda, e sono sempre più convinta che ci sono cose che meno gente sa e meglio è,  che portare tutto, anche i minimi dettagli all’attenzione dell’opinione pubblica non consenta alla macchina della giustizia di procedere poi  nel senso giusto.

Martina Levato, perché non tutelare il bambino invece di parlare di crudeltà? – Eretica, Il Fatto Quotidiano

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Martina Levato, Alexander Boettcher: per i giudici sono “più pericolosi dei mafiosi”

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Un giudice non decide sulla base del sentimento personale, non è questo che gli si chiede, per fortuna: di “Ponzi Pilati” pronti a trasformare tutte le piazze, paesi e città in arene e patiboli l’Italia è fin troppo piena.
Si parla sempre,  troppo e perlopiù  a sproposito dei diritti dei bambini rispetto alla fecondazione assistita, all’utero in affitto, all’adozione ai gay, in questi casi della felicità del bambino, del suo diritto ad essere allevato, nutrito ed educato da persone capaci di amarlo e rispettarlo, sane di mente non frega niente a nessuno perché se la natura [Dio] vuole questo e quello e ha deciso diversamente bisogna rispettare il suo “ordine”,  poi quando un giudice rispetta davvero il diritto alla serenità di un bambino già venuto al mondo ci si dimentica di tutto per buttarla in caciara con la “disumanità” di una decisione.  Solidarietà alla dottoressa Fiorillo che è sempre di turno nel momento sbagliato.

Il problema di questo paese non sono solo i media che ci costringono ad occuparci anche di cose di cui faremmo volentieri a meno, nel paese normale si dà una notizia e se ne dà un’altra quando c’è la notizia, se definitiva è meglio: non si ricama per settimane e mesi sui fatti di cronaca solo per riempire pagine di giornali e siti web da cliccare compulsivamente coinvolgendo tutti.  Il problema, drammatico, culturalmente irrisolvibile è soprattutto un’opinione pubblica immatura e capricciosa ma soprattutto disinformata che si esprime dopo aver letto a malapena i titoli dei giornali e che rispetto a fatti di un’importanza gigantesca vuole essere accontentata come dal salumiere e dal fruttivendolo: gente che vorrebbe che le cose andassero per il verso che le si attaglia meglio e di più perché ha il pessimo vizio di mettersi tutto addosso non essendo poi capace di esprimere una critica, un commento o un giudizio distaccati. 

L’Italia è irrimediabilmente un paese fatto purtroppo a maggioranza di mammisti e mammoni che non sanno prendere atto con onestà che una donna è prima di tutto una persona capace e incapace di tutto come un uomo, che lo status di mamma non eleva a nessuna santità e che i figli prima di essere un diritto dei genitori sono tanti doveri ai quali non tutti sanno o possono assolvere nella maniera migliore.
Per fortuna però la nostra magistratura disastrata non per colpa sua ma di chi la obbliga a mettere in pratica leggi oscene, ovvero quelli che fanno le leggi,  tirata e maltrattata da tutte le parti, pressata e accusata sempre di sbagliare ogni tanto ci azzecca e fa la cosa giusta garantendo il diritto di un bambino che non ha nessuna colpa o responsabilità essendo appena nato e i genitori si sa, non si possono scegliere, di non essere allevato da due violenti sociopatici, pericolosi disturbati mentali ai quali nessuno ha mai insegnato il rispetto per la vita degli altri e nemmeno per la loro.

“Io non sono credente, ma…”

La cripta dove riposa il frate dei poveri assurto alla santità.

Sottotitolo: il papa rivoluzionario è quello che direbbe: “da domani il Vaticano smetterà di essere uno stato parassita che si fa mantenere da un altro stato”. Potrebbe essere un’idea,tanto per cominciare.

Ho sempre detto che i papi fanno i papi, in una società civile, laica davvero non sarebbero un pericolo, un freno alla civiltà. Noi in Italia non siamo ostaggi del Vaticano ma dello stato e della politica che si sono fatti ostaggi della chiesa per reciproche convenienze trascinando tutti in questo incubo, anche quelli che vivono bene lo stesso senza il tutor invisibile.

Ogni epoca ha avuto il suo papa, la persona giusta al momento giusto. Wojtyla, l’amico personale di Pinochet, primo papa polacco è passato alla storia, è stato fatto santo per le sue doti da comunicatore e i presunti miracoli dei quali sarebbe stato artefice, mentre l’unico vero atto che lo ha elevato alla santità, realizzato alla perfezione è stato contribuire alla caduta del comunismo con quell’altro sant’uomo di Wałęsa poi premiato addirittura col Nobel per la pace, e infatti tutti possiamo vedere come sono cambiati in meglio l’Europa e il mondo intero, dopo.

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Bergoglio come Renzi: il rinnovamento solo nelle parole, poi nei fatti è un’altra storia.
Ad esempio quella di Padre Pio il cui cadavere mummificato verrà trasportato a Roma in occasione del Giubileo perché, signori miei, gli affari sono affari, e il capo della multinazionale Vaticano deve essersi fatto due conti e fiutato il business in una cerimonia che i veri cattolici e cristiani dovrebbero guardare con orrore.
Il papa rivoluzionario, aperto al mondo nuovo e che cambia non disdegna poi il rito macabro, fuori dal tempo e da qualsiasi forma di civiltà evoluta dell’esposizione del feticcio quale richiamo per fedeli un po’ distratti e che non guardano più alla chiesa come ad un punto di riferimento.
L’idolatria pagana era molto più sobria e senz’altro meno costosa.
Sarebbe bello sapere chi paga per soddisfare il capriccio del papa, ma forse si può facilmente intuire.
La chiesa perde pezzi e invece di trattare meglio i vivi usa i morti che dovrebbe lasciar riposare in pace.
Come se non bastasse già tutto il monumentale edificio costruito attorno al santo di Pietrelcina: il cosiddetto frate dei poveri le cui spoglie sono conservate in un tempio d’oro.
“Io non sono credente, ma questo papa…” e via a seguire con tutte le belle cose che starebbe facendo e che dice di voler fare Francesco, il gesuita, il soldato di Dio.
Sì, come no.
Questo papa fa il papa, come tutti quelli prima di lui e che verranno dopo di lui.
Quando qualcuno parlerà della religione cattolica descrivendola più civile di altre ricordiamoci di questo, e anche del fatto che se la chiesa potesse alzerebbe ancora le pire per bruciare gli eretici.
Se nell’era moderna non succede più non è perché la chiesa si è evoluta ma perché lo hanno fatto, nel tempo, le società degli uomini e delle donne che si sono date delle regole, molte delle quali sono proprio quelle a cui la chiesa si è opposta e continua a farlo.

La testa a quelli delle brioches l’hanno tagliata loro, mica noi

Quando berlusconi organizzò l’orrenda pagliacciata con tanto di sorveglianza armata pagata dai cittadini all’allora amico Gheddafi in quel di villa Pamphili, al centro di Roma, nessuno in politica e fra i cittadini si sognò di contestare e impedire l’uso privato di uno spazio pubblico. Anzi, per l’occasione un’agenzia si occupò anche del casting per noleggiare signorine di bella presenza pagate per allietare il soggiorno romano del dittatore.

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Grazie ad una petizione dall’esito velocissimo 150.000 tra francesi e residenti in Costa Azzurra costringono alla partenza il re saudita e il suo sobrio seguito di mille persone che voleva fare un uso privato di uno spazio pubblico. 

Re Salman aveva chiesto di chiudere la spiaggia antistante la sua villa, il permesso di trasformarla in un fortino blindato da nascondere ad occhi indiscreti ma è immediatamente partita la raccolta delle firme per dire di no. I cittadini hanno detto NO all’arroganza dei soldi anche di fronte alle ovvie rimostranze dei commercianti che, grazie alla presenza dell’illustre personaggio e della sua corte potevano contare su un’impennata negli incassi.
In Italia non si riesce ad impedire ai politici di fare un uso privato di un paese pubblico nemmeno con “democratiche elezioni”. 
La Francia è stata molto criticata specialmente in questo ultimo periodo per come sta affrontando la questione dei migranti, ma un paese dove ai cittadini si lascia l’ultima parola, che viene pure ascoltata, sarà sempre superiore per civiltà al nostro dove pur di non lasciarci l’ultima parola non ci mandano nemmeno più a votare.

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R-egalité – Massimo Gramellini –  La Stampa, 4 agosto

A distanza di secoli dalla gloriosa Rivoluzione il rapporto dei francesi con i re non sembra molto migliorato. Appena il monarca saudita Salman è sbarcato in Costa Azzurra con i propri cari (mille persone del seguito) e ha chiesto di transennare una spiaggia pubblica che aveva avuto l’ardire di trovarsi nei pressi della sua villetta grande come il Molise, i cittadini e i politici locali sono insorti, raccogliendo in pochi giorni centocinquantamila firme che ieri lo hanno indotto a sloggiare.  

Ho il sospetto che poche decine di chilometri più a Est le cose sarebbero andate diversamente. L’idea che un miliardario si fosse impadronito di uno spazio pubblico non avrebbe indignato nessuno. In Italia «pubblico» non significa «di tutti», ma «del primo che ci mette sopra le mani». Lungi dal cacciare il prepotente, avremmo solo cercato il modo di approfittarne. Ristoranti improvvisati da diecimila euro a coperto sarebbero sorti nei pressi della villa per sfamare le truppe vacanziere saudite.  

E il popolo estromesso dalla spiaggia sarebbe stato ben felice di andare in visita ai luoghi proibiti su appositi pedalò muniti di macchine spara-selfie. Sarebbero sorti baracchini abusivi per vendere le magliette del re, i burqa delle favorite e il famoso panino Salman, un kebab scongelato ripieno di carne scaduta. Il re, commosso, si sarebbe affacciato da un balcone della villa per lanciare petali di rosa e azioni della compagnia petrolifera di famiglia, e i giornali avrebbero sciolto inni alla sua simpatia democratica. Del resto ciascun Paese ha le sue tradizioni: noi il balcone e i francesi la ghigliottina.  

Se i parlamentari non vogliono fare i passacarte delle procure, rinuncino all’immunità

Sottotitolo: a Roma, nel quartiere Pigneto, quaranta persone tentano di aggredire tre carabinieri per impedire l’arresto di due spacciatori.
L’altro ieri in senato in 189 hanno aggredito sessanta milioni di italiani per impedire l’arresto di Azzollini‬.

L’articolo 68 della Costituzione non serve a tutelare i politici da condanne per reati di criminalità comune. Si era detto, mi pare, che serviva solo per il reato di opinione, lo stesso che al cittadino comune non viene perdonato né condonato.

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Renzi difende il Pd che ha salvato Azzollini
“Il Parlamento non è passacarte della procura”

Renzi sul caso del senatore Antonio Azzollini, per il quale l’Aula del Senato ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Trani con il contributo decisivo di una parte del Pd: “E’ una questione complessa. Si vota guardando le carte, chi lo ha fatto ha ritenuto di votare contro. Io credo alla buona fede e all’intelligenza dei senatori e dei deputati”

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Se il parlamento non può diventare il passacarte delle procure ma i parlamentari possono inficiare, rendere nullo il lavoro delle procure e di tribunali con leggi apposite che poi giudici sempre costretti a subire la pressione della politica e delle istituzioni devono applicare, coi magistrati ridotti a doversi inventare sentenze di condanna che non condannano come per berlusconi, lo stato smetta di fare finta di contrastare le mafie e la criminalità e le procure di tutta Italia di indagare su politici delinquenti o più che presunti tali.
Se io commettessi un reato potrei decidere di non essere arrestata?
O potrei far decidere i miei amici e parenti sull’opportunità che io vada o no in galera? Tutte le raffinate argomentazioni di cui si discetta e si disquisisce in presenza del beneficiato dalla politica beccato a delinquere non valgono mai per tutti i cittadini del cui destino non interessa a nessuno.
C’è gente che in galera c’è andata e ci resta, senza un processo e senza una sentenza, non la mandano ai domiciliari all’attico o in villa, e se per caso qualcuno si è sbagliato non paga quel qualcuno ma noi tutti come al solito.
Lo stato spende cifre folli per l’ingiusta detenzione, soldi che potrebbero essere destinati ad altre cause più giuste e più urgenti se solo questo paese diventasse davvero civile e la politica provvedesse a realizzare e rendere operative delle misure alternative alla custodia cautelare in carcere, il cui costo ricade su tutti i cittadini.
Se la carcerazione preventiva è ingiusta per i parlamentari garantiti e protetti da leggi fatte apposta per loro perché fatte da loro deve esserlo per tutti i cittadini, come comanda la Costituzione.
Anche basta poi con questa storia della coscienza relativa alla politica, ma coscienza di che? La coscienza non è un meccanismo che si può attivare quando fa comodo.
I coscienziosi d’accatto che si sono fatti belli ieri vantandosi di aver detto no all’arresto di Azzollini, dopo aver ascoltato la coscienza e “letto le carte”,  cosa pensano di tutti gli altri che non hanno la fortuna, il privilegio di far passare al vaglio dei loro pari la decisione sulla loro sorte?
Se, come dice Manconi quello che vale per il politico deve valere anche per il poveraccio, quand’è che la politica metterà in pratica questa magnifica teoria nel rispetto della Costituzione che vuole i cittadini tutti uguali e la legge uguale per tutti? Se la carcerazione preventiva è un provvedimento ingiusto, un obbrobrio giuridico e lo è,  deve esserlo per tutti.
E se un politico sfugge all’arresto per grazia ricevuta dai colleghi sarebbe cosa buona e giusta che si facesse da parte con rispetto e gratitudine per il privilegio di cui lui ha potuto beneficiare ma tanti altri no.
Altroché vanterie, festeggiamenti, scafette su guance flaccide e pacche sulle spalle.
Sarebbe oltremodo utile poi sapere come si fa ad evincere da una semplice lettura delle carte che nelle intenzioni dell’accusato non ci sia la fuga, la possibilità di inquinare le prove né la reiterazione del reato.

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Una società che non preveda l’allontanamento dei socialmente pericolosi è anch’essa pericolosa.

Nessuno vivrebbe tranquillo sapendo che lo stato non fa più la distinzione fra chi ha commesso dei reati e chi no. Coloro che come Manconi  si sono vantati di aver  votato no all’arresto di Azzollini, che non vorrebbero vedere nessuno in carcere non fanno un servizio utile alla civiltà, alla cultura del rispetto né alla restituzione della fiducia fra le istituzioni e i cittadini. E’ giusto e sacrosanto però pretendere che la Costituzione venga rispettata, se la pena prevista per i reati deve essere finalizzata alla riabilitazione sociale deve esserlo fino in fondo. Anch’io penso a delle forme alternative di detenzione più leggere per i reati che le permettono, non trovo per nulla giusto che il ladruncolo, il piccolo spacciatore, il poveraccio che ruba per fame debba essere costretto a dividere gli stessi luoghi del serial killer, del pedofilo e dello stupratore.

Il carcere, la privazione della libertà nel paese civile davvero devono essere l’ultima soluzione, non la prima. Ma per tutti, non solo per quelli “più uguali degli altri”.

La coscienza del PD [ma il problema è la ‘monnezza’ di Roma]

Preambolo: sesso con prostitute, cocaina e un video diffuso dal Sun, il vice speaker della Camera dei Lord già ex ministro del partito laburista nonché “garante delle norme di comportamento dei colleghi” ma evidentemente non del suo si dimette e chiede scusa per i suoi passatempi privati subito dopo che Cameron ne aveva chiesto la destituzione.
Nei paesi normali il primo ministro non assicura l’impunità ai suoi subalterni usando l’alibi del garantismo, del “che je fa” o del così fan tutti e che male c’è.
Dopodiché il pover’uomo non ha strepitato contro la stampa brutta e cattiva che non si è fatta i fatti suoi e gli ha violato la privacy, non ha detto che il suo comportamento privato non è penalmente rilevante né il parlamento si è attivato per fare una legge che impedisca ai giornali e giornalisti di informare: si è dimesso con disonore e ha chiesto scusa.
E il comportamento “non penalmente rilevante” gli costerà anche un’inchiesta di Scotland Yard, l’espulsione dal parlamento e dal partito.
Il sense of humour gli inglesi sono abituati a metterlo dove si può.

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Azzollini, niente arresto grazie ai voti di metà Pd
E ora Serracchiani dice: “Abbiamo sbagliato”

Che differenza c’è fra quelli che tirano i vasi dai balconi, si mettono di traverso davanti alle forze dell’ordine per impedire l’arresto dei delinquenti nelle zone malfamate delle periferie e che fanno tanto indignare la cosiddetta società civile, la stessa che magari vota il PD, e il senato che nel segreto dell’urna impedisce l’arresto dei delinquenti? Ad occhio, nessuna. 

La richiesta di arresto della procura di Trani per Azzollini‬ salvato soprattutto dal PD era per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere.
Dov’è finito il daspo per i politici corrotti di cui vaneggiava il cazzaro?

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Uno che per dodici anni è stato presidente della commissione bilancio quanti favori deve riavere indietro da tutta la politica?
Un direttore di banca viene spostato di sede dopo un periodo piuttosto breve anche per evitare che si venga a creare un rapporto troppo confidenziale coi clienti.
Un mandato politico che dura dodici anni è un abominio, un crimine scientifico.

Quelli che si lamentano del PD ma poi restano nel PD possono evitare la fatica di lamentarsi e di citare la questione morale a proposito del PD che la moralità l’ha persa per strada da un pezzo.
Quando un partito non rispecchia più la politica in cui si crede e non porta più avanti le istanze dei cittadini ma si occupa e si preoccupa di tutt’altro c’è solo un modo per rendere credibili le proprie dichiarazioni: andarsene da quel partito.
Caro Felice Casson, tu non puoi uscirtene così oggi come un pisello dal baccello e dire che il PD salvando Azzollini‬ ha salvato uno della casta, perché il PD è lì per salvare tutti quelli della casta che hanno bisogno di essere salvati. 
Oggi un Azzollini a me e domani un Verdini a te: il teorema della politica è sempre stato questo, basta sostituire i nomi. Il patto del Nazareno non nasce con Renzi e berlusconi ma arriva da lontano ed è sempre in mode on.
Fra l’altro Casson è un magistrato, uno a cui dovrebbe venire la pelle d’oca solo a sentir parlare di una legge che vuole impedire ai cittadini almeno di sapere chi sono i delinquenti che poi il parlamento si fa premura di tutelare, proteggere e lasciare al loro posto.

Nella stessa giornata in cui il senato della repubblica diceva no all’arresto di Azzollini la guardia di finanza è andata a prendere Mauro Balini, un noto imprenditore del litorale romano presidente del porto turistico di Ostia ora sotto sequestro, i reati a lui contestati sono l’associazione a delinquere e la bancarotta fraudolenta: gli stessi di‪ Azzollini‬. Ovviamente Balini non essendo un senatore che può contare sulle coscienze altrui è già in carcere.

La giornata parlamentare di oggi e l’ottimo risultato ottenuto dalla Banda Larga che ha evitato non la galera ma i domiciliari in villa ad Azzollini‬ vorrei dedicarla a tutti i meravigliati e indignati dall’iniziativa del Fatto Quotidiano per la riduzione della custodia cautelare a Fabrizio Corona, l’unico essere spregevole che in questo paese doveva marcire in galera per quasi 14 anni.
Per tutti gli altri più o meno spregevoli e delinquenti c’è la comprensione, la pietà, la prescrizione, l’indulto, le amnistie, i servizi sociali con annessa attività politica e la coscienza piddina.

Quello che mi fa imbestialire di più rispetto a certe faccende non è tanto il fatto in sé, ormai tutti sappiamo che la politica è quella che è, che non c’era e non c’è affatto l’intenzione di avvicinarsi alla gente di cui blateravano Napolitano e la Boldrini all’inizio della magnifica saga delle larghe intese quando concionavano di populismi e demagogie senza vergognarsi nemmeno un po’ .
Quelli non ci vogliono mandare più nemmeno a votare quindi figuriamoci quanto gli interessa la nostra vicinanza.
No: non è questo, confido nella storia che presto, tardi e troppo tardi i malnati li ha sempre puniti; quando sarà il momento della brutta fine che auguro a chi ha distrutto anche il benché minimo significato di democrazia e di stato spero che i responsabili siano almeno lontani dalla politica, in maniera tale che quaggiù fra noi plebei ne giunga solo una minima eco.
Io ora immagino i cosiddetti guardiani della democrazia, il giornalismo più che complice della costruzione di questo scempio a getto continuo, quelli che riceveranno l’ordine di minimizzare un fatto gravissimo come la richiesta di arresto negata di Azzollini‬.
Li immagino davanti ai loro monitor compiaciuti che anche stavolta il governo di Renzi, ma si potrebbe andare indietro all’infinito per tutti i governi compresi quelli di berlusconi, è riuscito a fregare, umiliare e offendere gli italiani grazie al sistema “democratico” che premia i delinquenti, ma solo se sono onorevoli, deputati e senatori.

Giudizio del popolo? No, grazie

Accusare qualcuno di essere un assassino se non ha ucciso è diffamazione, ecco perché bisognerebbe prendere atto che quello che è impossibile per noi è possibilissimo per altri. Il sesso di gruppo è una pratica normale, rispetto al sesso donne e uomini sono uguali, se molte donne non si facessero condizionare dalle convenzioni sociali lo ammetterebbero senza problemi e senza temere il giudizio morale. Un’orgia non è violenza e non tutto quello che non si condivide e non si farebbe può diventare un reato per far content* chi ha bisogno di vedere il mostro sempre fuori da sé. Se non ci piace l’idea che una poco più che ragazzina faccia spontaneamente sesso di gruppo, scelga di avere uno stile di vita distante dal nostro modo di vedere la vita siamo liberi di pensare questo. Ma fra questo e mandare in galera una o più persone che non hanno commesso nessun reato c’è un abisso.  Una sentenza non può diventare carta straccia solo perché non è andata nella direzione che la maggior parte dell’opinione pubblica desiderava: spiacente ma non mi aggiungo e non partecipo al delirio collettivo. 

Nel caso di processi che vedono imputate persone dalla reputazione dubbia e che hanno già avuto a che fare con la giustizia è umano prim’ancora che legittimo avere dei dubbi se la sentenza ci sembra inadeguata. berlusconi è un esempio perfetto per quello che voglio dire.
Ma berlusconi oltre ad essere un delinquente abituale è anche un uomo ricco e potente, la sua vita non cambia se un tribunale lo condanna, lo assolve, lo prescrive: sempre berlusconi rimane, non ha avuto nessun problema a farsi accettare, socialmente e politicamente, nelle sue molteplici vesti di corruttore, puttaniere, frodatore, condannato in via definitiva perché berlusconi quello che non ha lo può comprare e di gente disposta a vendersi in questo paese ce n’è una discreta quantità.
Ma voi, noi, io?
In molti sono, siamo qui a indignarci per i giudizi sommari, guardiamo con orrore le reazioni violente della Rete rispetto ad altre situazioni, quando i social si trasformano in una tribuna del popolo che giudica, infierisce, condanna alla pena massima esprimendo una violenza maggiore del fatto in sé.
Dunque indignarsi va bene quando l’accusato è l’immigrato, il rom e non va più bene quando sul banco degli imputati ci vanno a finire italiani incensurati che dovevano essere condannati perché la gggente voleva questo?
Per non “creare il precedente”?
Perché una donna è sempre vittima, innocente “in quanto donna?”
Anche se mente sotto processo con l’intenzione di far condannare chi non ha commesso nessun reato?
Mi dispiace per le tante anime candide che si sono espresse sulla sentenza di assoluzione nel processo di Firenze, che non vogliono ammettere l’errore di valutazione nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti, di una sentenza, di referti medici che chiariscono perfettamente come si sono svolti i fatti, che mette in fila le evidenti contraddizioni, bugie dell’accusatrice e, specularmente, la perfetta e lineare versione dei sei accusati ma la vita non scorre secondo canoni soggettivi.
C’è sempre qualcosa che sfugge perché non si conosce o si rifiuta, quindi prima di essere qualcun altro “per hashtag”, di farsi coinvolgere in iniziative collettive, di partecipare perché si fa una miglior figura a sostenere certe cause anziché sforzarsi di cercare un po’ di verità sarebbe il caso di riflettere meglio.