Dei delitti, delle pene e di Salvini

Da un articolo del Fatto Quotidiano dell’8 aprile scorso.

Secondo il salvini “pensiero” se a maroni, quando fu condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e a lui stesso quando si è beccato un mese per aver tirato uova a d’alema qualche poliziotto avesse fatto “sbucciare il ginocchio” sarebbe stata una cosa buona e giusta.
Invece maroni, condannato in via definitiva a otto mesi poi ridotti a quattro, nel paese sottosopra è potuto diventare addirittura ministro dell’interno.

Siccome c’è una percentuale di rom che rubano salvini parla con disprezzo di tutti e vuole passare sopra a tutti con le ruspe [se non hanno una casa sono cazzi loro].
Siccome c’è una parte di migranti che una volta arrivati in Italia delinquono, salvini li rimanderebbe tutti “a casa” anche ributtandoli e lasciandoli in mare [se muoiono sono cazzi loro].
Siccome ci sono poliziotti e carabinieri [non sono tutti ma nemmeno le poche mele marce e le quattro schegge impazzite come vogliono farci credere] che usano metodi violenti di coercizione abusando del loro potere “per colpa di uno non possono pagare tutti” [se il delinquente, vero o presunto si fa male sono cazzi suoi].
Il poveretto che rivaluta la responsabilità personale che poi è proprio il fondamento basilare del diritto solo nei riguardi del braccio armato dello stato rivendicando la libertà di azione della polizia anche quando picchia, insulta e ammazza non capisce che l’introduzione del reato di tortura garantisce soprattutto quelle forze dell’ordine che svolgono il loro lavoro responsabilmente: è fatto proprio per evitare che per colpa di uno, due, cinque, dieci, TUTTI paghino in termini di sfiducia e discredito.
Ma il problema come sempre non è salvini che si fa interprete nel modo peggiore, volgare e ipocrita del malessere generale: sono tutti quelli che anche intimamente, forse vergognandosene un po’, pensano che lui sia la soluzione, lo scandalo è lo spazio mediatico concesso a questo ignorante cialtrone razzista anche per fargli dire che il massacro alla Diaz e Bolzaneto, gli omicidi di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Magherini – l’elenco delle persone che sono morte mentre erano sotto la tutela dello stato purtroppo non finisce qui – sono paragonabili alla sbucciatura di un ginocchio.
Sei morto perché la polizia ha abusato di te e del suo potere? Sono cazzi tuoi.
Parole da vero leader.

I Signori della Corte

Sottotitolo: quando, molto prima di adesso scrivevo che in una società normalmente
civile i diritti vengono prima dell’economia molti non erano d’accordo con
me.
Come dire, ad esempio, che il riconoscimento dei diritti agli omosessuali si
può benissimo sacrificare all’impegno – vario ed eventuale – del governo
circa le questioni relative ad economia e finanza, come se una cosa ne escludesse altre.
Oggi non solo lo penso ancora,  penso che con meno soldi si sta male ma
senza diritti si sta peggio, fra l’altro in un paese dove lo stato privilegia com’è giusto i diritti diventa più difficile anche rimanere senza lavoro e senza soldi, ma spero che anche altri si convincano di questo alla luce della sentenza della Consulta che ha negato il diritto dei lavoratori a non essere derubati dallo stato, ha soccorso e perdonato lo stato per una mera questione di soldi: 35 miliardi in un paese dove, senza disturbare privilegi, benefit e il costo della casta se ne contano più di cento solo di evasione fiscale.

Quando si sacrificano, si negano i diritti ai cittadini per dare la priorità ai soldi, al salvataggio e alla copertura della politica incapace è la fine, irreversibile, della democrazia.

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Non si capisce perché quando dobbiamo pagare noi non frega un cazzo a nessuno se possiamo, non possiamo, se per una cartella equitalia dobbiamo venderci l’oro di famiglia mentre quando è lo stato il debitore arrivano tutte le garanzie possibili e immaginabili, persino una sentenza della Consulta che dice sì, lo stato deve dei soldi ai dipendenti pubblici ma siccome non ce li ha, forse non gliene diamo abbastanza, abbiamo scherzato arrivederci e grazie.
Oppure quando per colpa dei delinquenti incapaci che non fanno le leggi, o quando le fanno sono sistematicamente sbagliate, non si applicano e arrivano le sanzioni europee: una a caso quella dei dieci milioni di euro che abbiamo pagato perché per non fare un dispetto a berlusconi retequattro non è andata sul satellite come avrebbe dovuto, nessuno ci ha chiesto se eravamo d’accordo a pagare oppure se potevamo pagare.
Chissà perché la Consulta‬ non è così rigorosa, non mette al primo posto le priorità di bilancio quando i lor signori in parlamento si aggiustano stipendi e privilegi, quando li rendono intoccabili grazie ad automatismi resi possibili da leggi che la politica stessa fa per garantire i suoi diritti.  Per non parlare dei magistrati, l’esercito dei signori della corte al quale non si possono toccare nemmeno le ferie e figuriamoci i soldi.

Qualcuno dovrebbe spiegare a noi poveri illusi che ci fidavamo ancora dell’istituzione ultima, quella che se vuole può sovvertire qualsiasi decisione presa dai governi quando è sbagliata, perché l’applicazione dell’articolo 81 che vigila sui conti dello stato è possibile quando i conti non tornano a sfavore dei cittadini mentre quando è lo stato che sperpera miliardi di euro in cose inutili il suddetto articolo non viene mai nemmeno menzionato.
Perché quando c’è da “pareggiare” il bilancio si interviene sempre a svantaggio dei cittadini: nel caso delle pensioni e dei contratti statali con un vero e proprio furto legalizzato e giustificato dalla crisi che però non tocca mai le spesucce che i governi affrontano disinvoltamente senza chiedere il permesso a nessuno e figuriamoci alla Consulta, ché tanto qualcuno che paga si trova di sicuro.
Lo stato in tempi di crisi può imporre sacrifici ai cittadini ma non c’è crisi quando si comprano gli aeroplanini da guerra, quando si investono enormi quantità di denaro pubblico in grandi opere buone solo per arricchire la solita compagnia di giro mafiopolitica, non c’è crisi quando non si toccano gli stipendi dei manager, stipendi,  vitalizi e le superpensioni dei politici ma improvvisamente la crisi torna in modo così dirompente da disturbare un articolo della Costituzione che non viene mai tirato in ballo rispetto ad altre situazioni, ad esempio quando lo stato deve dei soldi che non avrebbe dovuto nemmeno togliere ai legittimi creditori.

Quando ci sarebbe da sostenere i cittadini e salvare un po’ la faccia a questo paese sciagurato la politica fa pressioni sui giudici che devono processare poliziotti assassini, frodatori fiscali spacciati per statisti affinché le sentenze vadano in una certa direzione che non sia troppo sfavorevole a quel tipo di imputati.
La ‪‎Consulta‬ chiamata a decidere su un’illegalità di stato opta per il solito calcio in culo ai cittadini/lavoratori ché tanto sono abituati ricordandosi dell’articolo 81 della Costituzione per fare un favore al governo che la Costituzione l’ha dimenticata tutta.
La legge è uguale per tutti, sì, certo: per tutti i poveri disgraziati che non hanno ruoli di spicco nella politica, nell’establishment che conta, cognomi illustri o conoscenze eccellenti da poter disturbare quando serve il favore: quelli che le cause le perdono anche quando le vincono.

Size matter – Massimo Rocca, Il Contropelo di Radio Capital

I giudici della Consulta avrebbero dovuto essere eroi come quel pugno di professori universitari che non si iscrissero al partito fascista, perdendo così la loro cattedra, per dichiarare retroattiva la illegittimità del provvedimento di blocco degli stipendi della pubblica amministrazione. Dopo quella sulle pensioni erano stati sottoposti da governo e grande stampa ad uno stalking continuato fino a ieri, e i nostri giudici non sono nominati a vita come quelli americani. Quindi già aver demolito anche il secondo grande pilastro dell’austerità italiana è un atto politicamente dirompente. Che testimonia, illumina, scolpisce nel marmo il fatto che i diritti costituzionali sono stati ignorati e stravolti dai governi che si sono succeduti sotto l’ala protettiva di Giorgio Napolitano. E che solo l’improvvida elevazione a rango costituzionale della norma sul pareggio di bilancio ottenuta sulla pavida resa dei Bersani di turno e su istigazione dei tecnocrati di Francoforte sta tra voi e la restituzione di quei quasi 50 miliardi che vi sono stati rubati dallo stato, tra stipendi e pensioni.

Ma voi continuate pure a parlare degli zingari che vi fregano dieci euro dal portafoglio.

Com’è triste Venezia

Assurdo che a pagare l’inettitudine di Renzi sia un uomo degno come Felice Casson, ma i complimenti più sentiti vanno ai veneziani che per punire il pd di scandali, scandaletti e vergogne varie hanno messo la loro città nelle mani di un uomo di berlusconi: una garanzia.
Questo governo è una sciagura, ma anche gli elettori non scherzano.

Il problema da affrontare seriamente non sono le legioni di imbecilli che hanno libero accesso ai social ma quelle che ce l’hanno in una cabina elettorale.
Perché gli imbecilli in Rete, nei social rappresentano per fortuna solo loro stessi, gli altri decidono anche del futuro di chi imbecille non è, né fuori né dentro il social.

Prepariamoci adesso all’offensiva della propaganda che dovrà ricucire lo strappo fra il pd piùmeravigliosochecisia e gli italiani si spera finalmente risvegliati dal torpore delle promesse false, del rinnovamento falso, della rottamazione falsa, delle riforme false, della grande affluenza all’Expo falsa, degli ottanta euro veri ma falsamente buoni per la spesa per quindici giorni ma nessuno dirà nulla circa il mea culpa che si dovrebbe pretendere dal segretario – presidente che ha fatto ricadere le colpe e le responsabilità sue e del governo su tutto il partito.
Nel paese normale ai piani alti oggi qualcosa dovrebbe succedere, ma siccome e purtroppo siamo in questo non ci toccherà nemmeno un tweet dell’egocentrico del consiglio che, come un berlusconi qualunque, ha già fatto sapere che la colpa della débâcle ai ballottaggi non è sua ma della sinistra.
Quale, non è dato sapere.

Questa repubblica non è un talk show, presidente Mattarella

Sottotitolo: i presidenti americani possono fare tutte le pagliacciate che vogliono quando si travestono da militari poiché il loro ruolo gli conferisce anche il comando delle forze armate. Cosa che non avviene qui, dove il presidente del consiglio non dispone di nessuna autorità estesa anche all’esercito. Non indossare quella giacca ieri sarebbe stata semplicemente educazione, garbo istituzionale, rispetto per il suo ruolo e per quel che rappresenta il presidente del consiglio italiano. Bisognerebbe spiegare ed insegnare a Renzi che qualsiasi azione facciano, qualsiasi cosa dicano e qualsiasi atteggiamento assumano i rappresentanti dello stato inevitabilmente, in virtù del ruolo, coinvolgono i rappresentati cioè noi che non siamo obbligati a riconoscerci tutti in una divisa da militare.

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Erano quasi meglio i moniti di Napolitano che almeno facevano incazzare.
Quelli di Mattarella non fanno niente, perfettamente in linea col personaggio nemmeno si sentono.

 Il presidente Mattarella dice che sono le liti a deludere i cittadini che non vanno a votare, un po’ come se l’attività politica, parlamentare e governativa fosse quella espressa nei talk show da chi, ad esempio salvini, invece di lavorare è sempre in video dalla mattina alla notte. Purtroppo, e invece, in parlamento si fa anche dell’altro, oltre a litigare: ad esempio si prendono iniziative che vengono poi trasformate in leggi che non rispondono affatto alle esigenze, alle urgenze e alle necessità dei cittadini che poi, quando s’incazzano invece di andare a votare preferiscono fare altro. A votare si va per senso civico, di responsabilità, come ci hanno sempre insegnato votare è un dovere; esattamente quello che manca alla politica incapace di rinnovarsi, di ripulirsi, di essere davvero il punto di riferimento del paese. Perché il  problema è sempre il solito: dai cittadini si pretende tutto, soprattutto i loro soldi, i vertici, i cosiddetti referenti e rappresentanti invece sono sempre al di sopra di tutto, anche dei loro stessi fallimenti che poi provocano l’astensione. Quanto è responsabile il presidente del consiglio che invece di presentarsi davanti all’Italia per scusarsi di una campagna elettorale fallimentare che ha costretto la gente a votare la solita brodaglia immangiabile, avariata, se ne va a conferire in quel di Herat vestito da Rambo come se fosse la cosa più urgente da fare? Chi si crede di essere Renzi, De Gaulle?

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Non sono le liti a scoraggiare gli elettori, presidente Mattarella, sono le persone che rappresentano la politica.
La lite quando è finalizzata a raggiungere un punto di accordo è comunque un segno di vitalità propositiva: c’è una parte che dice qualcosa e ce n’è un’altra che tenta di spiegare anche forzando i toni perché quella cosa andrebbe migliorata, o addirittura evitata.
Mentre questi rappresentanti della politica, Matteo Renzi in testa non vogliono questo.
Vogliono fare delle cose che molti non ritengono giuste senza passare per il filtro della discussione, del confronto, del mettersi a disposizione per eventuali ravvedimenti.
Sono arroganti, e la dimostrazione del perché il 50% degli italiani non va più a votare l’ha offerta proprio Renzi ieri quando ha inutilmente parlato di vittoria, benché sapesse perfettamente dei due milioni di persone che ieri l’altro non hanno rinnovato la loro fiducia al partito di Renzi.
L’arroganza è un atteggiamento che non ispira nessuna fiducia già umanamente, figuriamoci poi se viene usata per imporre delle cose facendosi scudo di un consenso che quei numeri stracitati a proposito delle elezioni non hanno confermato ieri come l’altra volta, quella del famoso 40,8 per cento della metà di elezioni “altre” che non avrebbero dovuto dare nessuna autorità né autorizzazione a Renzi, né oggi che quella percentuale si è addirittura dimezzata
Non si cambia la storia di un paese, le sue leggi, le sue regole, finanche la Carta più importante, quella Costituzione grazie alla quale questo paese si regge ancora in piedi col consenso di una persona e mezza su dieci.
Ecco perché come per il 25 aprile penso che anche la festa della Repubblica andrebbe messa in standby finché non verranno ripristinate le sue condizioni originali. Nella Repubblica nata grazie alla Resistenza antifascista e ad un referendum democratico che ha defenestrato un regime che non voleva più non è previsto che a governare sia un parlamento di eletti da nessuno che pone e dispone fregandosene bellamente di quello che pensano i cittadini, gli unici depositari secondo Costituzione di quella volontà sovrana che i governanti sono obbligati a considerare.

Dal rottamatore allo sfasciacarrozze il passo è stato breve

Essere garantisti, ovvero concedere a tutti quello che è nel diritto di tutti: l’innocenza fino a prove contrarie e a sentenze pronunciate, non c’entra nulla col rispetto delle regole che la politica e i partiti stessi si sono dati per evitare che il sospetto potesse anche e solo aleggiare sulla classe dirigente.
In tutti questi anni molti si sono fatti abbindolare da parole infilate apposta nel dibattito politico per distrarre, per instillare sensi di colpa in tutti coloroche ieri come oggi continuano a non fidarsi di chi usa la politica pro domo sua e di un sistema corrotto.
Termini come “giustizialismo” col quale si è voluta tradurre la richiesta sacrosanta di avere al comando gente al di sopra dei sospetti servono proprio a questo, a far pensare che tutto sommato e che sarà mai se un consigliere, un assessore, un sindaco, un presidente del consiglio non si presentano al popolo proprio come mamma li ha fatti.
Ma non è affatto così, sebbene l’onestà da sola non sia sufficiente a garantire anche capacità e competenze in politica, in un paese devastato dalle mafie, dalla corruzione, dal malaffare che in molte situazioni, addirittura epoche storiche lunghe decenni sono diventati un tutt’uno con la politica, quella importante che siede ai piani più alti del palazzo, è diventata un’esigenza non più rimandabile.
“Candidato” deriva dalla parola “candido”, ovvero bianco, pulito, immacolato, ed era la tunica che indossavano nell’antica Grecia, la Madre della democrazia, tutti coloro che si presentavano davanti alla polis nell’agorà dove l’assemblea dei cittadini sceglieva i suoi rappresentanti.
Ora, per carità, nessuno chiede che al giorno d’oggi debba servire un colore di riconoscimento per chi si appresta ad andare ad occupare un ruolo pubblico, ma pretendere almeno una dignità etica, morale prim’ancora dell’onestà stabilita dal certificato penale si deve e si può.

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EDITORIALE del Manifesto – Eticamente ineleggibile – Norma Rangeri

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Secondo Zanda, pd, ex portaborse di Cossiga, la lista della Commissione antimafia è una barbarie, Orfini che a febbraio dello scorso anno voleva addirittura il commissariamento della “deluchiana federazione di Salerno” ha parlato di ritorno al giudizio di piazza. Praticamente tutto il partito e servitù al seguito è contro la Bindi che si è voluta vendicare di Renzi e De Luca, ciliegina sulla torta, l’ha denunciata per diffamazione.Indecenti i commenti della “base” su twitter che definiscono la Bindi “una frustrata che non ha mai fatto niente di buono” e la Picierno che “non capisce su quali basi si vogliono decidere i buoni e i cattivi a 48 ore dal voto”: buoni e cattivi, non onesti e delinquenti, o semplicemente inadeguati: lei non capisce, del resto è sempre la stessa Picierno che “con ottanta euro si fa la spesa per due settimane”.

De Luca sapeva benissimo di essere fra gli impresentabili ineleggibili, ma si è presentato lo stesso alle primarie col sostegno della maggioranza del pd perché non immaginava che per la prima volta le regole sarebbero state applicate come deve essere e non come è successo in precedenza, quando la Commissione antimafia si era pronunciata sulle candidature ma dopo le elezioni e non prima, anche se di poche ore. Ed è proprio su questo che contavano De Luca, Renzi e miss Sorriso Boschi quando a sprezzo del ridicolo si sono fatti fotografare in abbracci e baci col sindaco decaduto.
Gli elettori hanno il diritto di sapere prima chi sono le persone che si presentano alla gestione della cosa pubblica, prima di un processo, prima di una eventuale condanna o assoluzione: gli elettori hanno il diritto di pretendere di non essere loro la ramazza che fa ordine e pulizia in partiti infestati da malaffaristi di ogni ordine e grado.
I partiti hanno il dovere di lasciare a casa tutti quelli su cui pende anche e solo l’ombra del sospetto così come si fa in tutti i paesi civili quanto basta, dove la vera separazione dei poteri tiene conto anche dell’onestà e della trasparenza in politica.
Con buona pace della servitù volontaria che da ieri si straccia le vesti solo perché per la prima volta è stata applicata una regola.  

Dal codice etico del PD.

Che doveva fare Rosy Bindi, passare il bianchetto sulla lista alla voce “De Luca” come si usava una volta per non turbare i patetici servi di regime che la insultano da ieri?
Il Codice di autoregolamentazione antimafia l’hanno fatto i partiti, così come nel 2013, in allegato al programma elettorale, il pd stilò il suo personalissimo codice etico che includeva le condizioni ostative e l’obbligo delle dimissioni qualora i requisiti del candidato non fossero in linea coi parametri che il partito stesso aveva stabilito.
Oggi che le regole volute anche dal pd si abbattono sul pd di Renzi non vanno più bene, e il rispetto di quelle regole diventa la vendetta della “pia donna di potere”. 

Invece di delegittimare e offendere una persona – sebbene distante da me per idee politiche –  perbene  come Rosy Bindi e un’istituzione qual è la Commissione Antimafia sarebbe il caso che la politica facesse un serio esame di coscienza, può sempre farsene prestare una per l’occasione,  pensare a quante volte  poteva evitare che intervenissero le istituzioni e la magistratura a fare quello che è un dovere della politica: ovvero permettere l’accesso alla politica solo a chi ne ha facoltà e non appellarsi alla volontà del popolo che spesso s’innamora delle persone sbagliate, forse perché chi dovrebbe non gliele fa conoscere bene bene.

Qui c’è un discorso da fare che va oltre il giustizialismo e tutti i gradi dei giudizi, compreso quello di Dio per chi ci crede. Qui abbiamo la peggior classe dirigente del mondo civile che non ha mai voluto fare una seria pulizia al suo interno prima che arrivasse la magistratura e si è andata via via riempiendo di gente che nel mondo normale e nella società civile non avrebbe le referenze nemmeno per il più infame dei mestieri. Qui non sono bastati tre gradi di giudizio per estromettere berlusconi dalla politica perché tutti si appellano alla volontà del popolo, quello che fra Gesù e Barabba sceglierebbe ancora il bandito. Le stesse cose che diceva berlusconi le hanno ripetute Renzi, De Luca e a seguire tutta la scia dei saltatori sulla carrozza del vincitore.
Ma la volontà di una parte del popolo non può costringere tutto il popolo a farsi amministrare dai banditi.

La legge: per i nemici si applica, per gli amici ci pensa Matteo Renzi

Se noi qui “non podemos” è soprattutto per colpa e responsabilità del grande giornalismo autorevole italiano che spaccia cazzari per statisti rinnovatori, razzisti e fascisti per leader di una destra decente, europea e delinquenti incalliti per altruisti che si immolano in tarda età per il bene del paese e purtroppo molta gente ormai inebetita dai talk show, ci crede.

Matteo Renzi ha detto che la legge Severino è un problema superabile, e se il condannato De Luca, decaduto da sindaco proprio in virtù di quella legge fatta e votata da tutto il parlamento e rinnegata da tutto il parlamento appena viene applicata è stato scelto dai cittadini con le primarie è giusto e sacrosanto che, qualora fosse eletto abbia la possibilità di governare senza l’annosa e noiosa interferenza del rispetto della legge che dovrebbe valere anche per De Luca.

In Campania c’è la possibilità di punire l’arroganza di Renzi e di De Luca, io non la sciuperei.

I veleni nel Pd, i ritardi delle prefetture, venerdì la black list della Campania che fa paura a Renzi 
LA SOSPENSIONE DI DE LUCA IN MANO A RENZI E ALFANO 
E RENZI SALVERÀ DE LUCA E LA SUA GIUNTA 
“VINCO E GOVERNO” – De Luca tira dritto, “per Renzi la Severino è un problema superabile”
GLI IMPRESENTABILI DI DE LUCA ARRIVANO SUL FINANCIAL TIMES “A Napoli Renzi non conta nulla, De Luca è il vecchio sistema”

Quella della legittimazione popolare è la stessa teoria che ha permesso a berlusconi di rovesciare lo stato di diritto, di appellarsi continuamente al fatto che c’era gente che lo voleva e lo votava, anche sapendo dei suoi reati, delle sue frequentazioni mafiose e criminali, dei suoi comportamenti immorali e indecenti.
Quella che gli ha permesso di poter entrare al Quirinale per conferire con Napolitano, a palazzo Chigi con Enrico Letta, di sedersi al tavolo della trattativa nazarena con Renzi e di entrare di nuovo al Quirinale, invitato da Mattarella in persona alla cerimonia per il suo insediamento da pregiudicato perché rappresentante di una parte dell’elettorato.
Ed è quella che ha condizionato fortemente la sentenza che lo ha giudicato colpevole di frode allo stato e che gli ha concesso di poter scontare una condanna barzelletta, lo sconto di “pena” di 45 giorni e che oggi gli permette di fare la sua ennesima rentrée dalle porte principali dei media per fare campagna elettorale come se niente fosse accaduto e, infatti, nessuno gli chiede nulla del suo passato, meno e più recente. Per informazioni citofonare Fabio Fazio.
Mentre in una società civile davvero la legittimazione popolare dovrebbe costituire un’aggravante per il politico che si macchia di uno o più reati o anche semplicemente dimostra di essere inadeguato per comportamenti, amicizie, frequentazioni, levatura e caratura morali, etiche: quando tutto ciò che un politico è obbligato ad essere ma nei fatti dimostra il contrario.
Solo qui, invece, diventa il viatico per l’impunità.
La differenza fra ieri e oggi è che quando berlusconi rivendicava il suo diritto all’impunità in quanto scelto dal popolo il pd si indignava, oggi quelli che si indignavano, ma più che altro facevano finta, hanno lo stesso, preciso e identico atteggiamento di berlusconi e dicono le stesse cose che diceva lui a sua discolpa.
Chi pensava che con berlusconi l’Italia avesse toccato il fondo, si sbagliava, bisogna raschiare, ancora e ancora, e non è detto che ci si arrivi, perché quando l’obiettivo è avere i numeri che accrescono non una maggiore capacità di fare una buona politica al servizio dei cittadini ma servono soltanto per accrescere il potere già smisurato, spaventoso della politica succede che il parlamento si riempia di feccia disonesta e  fascista com’è stato con berlusconi o di gente che non avrebbe i requisiti e le referenze giuste nemmeno per il più umile dei mestieri ora con Renzi che, come berlusconi, non si sottrae alla ‘logica’ del più semo e mejo stamo: chi c’è, c’è e purtroppo per l’Italia, è destinato a restarci.

Di influencers, propaganda, par condicio e del Fatto Quotidiano

Sottotitolo: chi critica Renzi è un odiatore di professione, disfattista, gufo, un portajella sicuramente plagiato dal guru di sant’Ilario che si ostina a non capire quanto stia facendo bene il suo governo, altrimenti non si spiegherebbe come mai non è riuscito a farsi sedurre dall’aitante quarantenne.
Un po’ come succedeva prima con berlusconi: chiunque lo criticava era un comunista, cosa che ha ripetuto talmente tante volte che i comunisti alla fine si sono stufati e sono spariti dalla circolazione per non farsi importunare più.
Mentre nella questione delle pensioni criticare la toppa peggiore del buco spacciata per manna del cielo elargita dal Salvatore di Rignano, un provvedimento che, vale la pena di ricordare, Renzi è stato costretto a prendere per correggere l’errore della Fornero che poi ha incolpato Monti sanzionato dalla Consulta significa gioire per chi gode del privilegio di una pensione milionaria.
Questo è il livello del dibattito da social media, un livello, penoso, pietoso rivoltante, privo del benché minimo senso di rispetto per chi aveva ed ha delle idee indipendenti da chi si è seduto e siede in parlamento.

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Ai Renzimaniaci non sta più bene la legge sulla par condicio.

Ora che a beneficiare della violazione della regola è il loro idolo, difendono a spada tratta il presunto diritto di Renzi di invadere tutti i programmi televisivi in cui non dovrebbe andare, ad esempio quelli di intrattenimento come L’Arena di Giletti.
Eppure la legge è chiara: durante la campagna elettorale è fatto espressamente divieto ai politici di partecipare alle trasmissioni di intrattenimento.
Il siparietto di Giletti è inserito in un programma definito “contenitore”, un programma per le famiglie che non è un approfondimento politico.
Ma agli squadristi diffamatori a libro paga che commentano nel Fatto Quotidiano, evidentemente nostalgici dei bei tempi in cui Bongiorno, Vianello e la Mondaini – pace alle anime loro – potevano invitare a votare per silvio durante il varietà senza nascondersi nemmeno dietro alla metafora questo non sta bene, e allora i tapini si chiedono “perché Di Battista da Floris sì ma Renzi a Domenica in, a farsi intervistare dal fidanzato della Moretti, onorevole piddina candidata in Veneto, no”.

L’assurdità è che quelli che vanno in giro per la Rete appositamente per confondere, insultare chiunque si dissoci dal pensiero unico del partito unico della nazione di Renzi alla fine risultano più credibili di chi scrive a ragion veduta.

Questa forma di squadrismo moderno è pericolosa e violenta. Bastano una manciata di persone che si organizzano per annullare anche la pura verità. Non è possibile che si permetta a questa gentaglia di divulgare menzogne su tutti i muri della Rete in virtù del presunto diritto ad esprimere un’opinione. Le balle, le bugie, le menzogne, la diffamazione e le calunnie rivolte agli interlocutori non sono opinioni. E la moderazione del Fatto Quotidiano si rende protagonista dello squadrismo non censurando le menzogne, gli insulti ma le repliche alle une e agli altri.

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Vero che l’Italia è notoriamente un paese fatto di una grande maggioranza di persone con la memoria corta che in una settantina d’anni ha consegnato il paese a mussolini prima e a berlusconi dopo, Renzi che una maggioranza non l’ha però la doveva avere a tutti i costi si è piazzato a palazzo Chigi grazie ad una volgare manovra di palazzo [ché a chiamarla golpe, il terzo in meno di tre anni c’è il rischio che qualcuno cada dalla sedia] ma è inconcepibile, scandaloso, vergognoso che la questione della par condicio puntualmente tirata dentro il dibattito nei lunghi anni in cui a palazzo Chigi c’era berlusconi oggi venga praticamente ignorata anche da quelli che ieri strepitavano, squittivano e strillavano contro berlusconi che, chiamalo scemo, ha approfittato di quello che la politica gli ha messo a disposizione.
Gli stessi che oggi stanno collaborando attivamente alle continue violazioni di una regola importante e che ristabilisce un po’ di giustizia e uguaglianza commesse da Renzi &Co., di una legge voluta dalla politica, fatta dalla politica per arginare l’abominevole conflitto di interessi di berlusconi, al quale però nessuno ha pensato di mettere un tetto: con una legge contro i conflitti di interessi non sarebbe servita nemmeno la par condicio.
Qualche anno fa il concertone del 1 maggio fu trasmesso in differita e non in diretta proprio per evitare il rischio che, in concomitanza delle elezioni, dal palco qualcuno potesse dire cose che le avrebbero disturbate, oggi abbiamo un presidente del consiglio eletto da un parlamento di nominati grazie ad una legge illegale, anticostituzionale, che può farsi beffe di leggi e regole e nessuno, a parte i pochi soliti noti eversivi e sovversivi amanti della verità fa un fiato.