Questione morale? Ma de che?

lodi4magChissà come si traduce “ma de che” in tutte le lingue del mondo.
Se Cameron, quando è andato in televisione a scusarsi con gli inglesi per la faccenda del Panama Papers, oppure Hollande quando  in conferenza stampa davanti a 500 giornalisti dopo la vicenda dello scoop che svelò il suo tradimento alla moglie e disse che, essendo coperto dall’immunità, non poteva denunciare il giornale che aveva scoperto l’avventura extraconiugale, se  entrambi invece di usare toni sobri, educati al limite dell’ossequioso rispetto come dovrebbero essere sempre quelli delle istituzioni quando si rivolgono ai cittadini avessero esordito come fa Renzi ogni volta che lo interpellano quindi sempre.
Non si capisce cosa ci sia di simpatico nell’atteggiamento, nel linguaggio di Renzi che vuole essere l’amico di tutti ma poi vediamo che succede ogni volta che mette un piede fuori dalla porta.
Se Renzi è davvero convinto che la questione morale non riguardi principalmente il suo partito, che è quello che esprime la maggioranza di governo, cominci a riconsiderare almeno una parvenza di educazione applicata al dire e al fare, visto che c’è un sacco di gente che non solo non vuole essergli amica ma con lui non prenderebbe nemmeno un caffè.

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I magistrati possono andare a sentenza in base alle leggi che fa il parlamento.
Se non ci vanno nei tempi brevi che chiede Renzi provi, Renzi, a farsi due domande, invece di negare ancora che la questione che riguarda la criminalità nella politica sia altrove dai tribunali, proprio in quella questione morale che il pd non si pone.
La magistratura avrebbe potuto evitarsi tante noie, il superlavoro ma principalmente tutti gli insulti dei politici se la politica fosse intervenuta prima dei tribunali che poi non possono dare le giuste risposte a quel popolo per il quale si esprimono in virtù delle leggi che fa la politica.
E’ un enorme gatto che si morde la coda e che, muovendosi di continuo, ha stritolato tutta l’Italia.
L’affidamento ai servizi sociali per i reati economici e fiscali che prevedono pene fino a quattro anni voluto dal governo di Renzi non è un modo per sveltire la giustizia, è il sistema che garantisce al politico di non subire nessun provvedimento restrittivo e punitivo, mentre il cittadino continua a rischiare anche per reati più lievi e meno dannosi per la collettività.
E finché la gente non capirà che Davigo ha ragione quando dice che i politici ladri sono più dannosi dei delinquenti di strada, proprio perché i loro reati incidono su tutto il paese e non sul singolo individuo sarà impossibile avere una classe dirigente che tenga conto di questo.
Fra cinquant’anni ci sarà ancora una Picierno che può andare in televisione a parlare di “giustizia ad orologia” come una Santanché e una Carfagna qualsiasi che diversamente da lei lo sapevano dire pure meglio.

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Prima di me schifo e deserto. Il senso di Matteo per il passato

Alessandro Robecchi – Piovono pietre – Il Fatto Quotidiano, 4 maggio

Una strana ossessione si aggira nei quartieri generali del renzismo. E’ l’ossessione del passato. Uno sarebbe portato a pensare che un grande (sedicente) innovatore e rottamatore, ascendente Verdini con la luna in Leopolda, guardi al futuro (sedicente) luminoso che sta costruendo. Invece, opplà, si casca sempre con un piede indietro. Con l’affermazione che “dopo 63 governi” l’Italia finalmente viene considerata in Europa, Matteo Renzi compie un’operazione abbastanza semplice. Non essendo sufficientemente luminoso il futuro che sta per venderci, non così gradito a tutti, non così chiaro, deve dimostrare per prima cosa che sarà sempre meglio del passato. E ora che è arrivato lui, quei 63 governi impallidiscono e svaporano nell’inconsistenza. E’ una variante di “dopo di me il diluvio” che suona così: “Prima di me il deserto”. Qualcosa di simile a: ehi, amici, vi ricordate che fatica quando non esisteva la ruota? Beh, meno male che ora l’ha inventata Matteo.

In un’altra occasione, ancora più illuminante (era il settembre del 2015) disse che il Paese aspetta la sua riforma, sua e della fatina delle riforme Boschi, da settant’anni. Cioè: Togliatti e De Gasperi, per dire, ancora stavano studiando la Costituzione (quella vera, nata dalla Resistenza), che già aspettavano con ansia le modifiche di Matteo. Una specie di macchina del tempo, insomma, usata sempre nello stesso modo: il passato fa tutto schifo, prima di me non c’è stato niente e l’intero dopoguerra italiano è stato solo un confuso periodaccio d’attesa dell’uomo del destino.

Che sia un po’ un’ossessione, questa del passato, sta cominciando a diventare evidente. Uno potrebbe anche tirare in ballo lo slogan del Partito (della Nazione?) che si inventò George Orwell in 1984: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”, che non era niente male. Ma forse sarebbe troppo, scomodare Orwell, e allora accontentiamoci di letterature più recenti, come per esempio lo slogan coniato per il lancio de l’Unità (estate 2015): “Il passato sta cambiando”. Ecco, mai slogan aveva somigliato tanto a un’aspirazione: cambiare il passato significa anche sbeffeggiare come irrilevanti 63 governi precedenti, o immaginare che le tue riforme le aspettavamo come la manna anche prima che ci fosse qualcosa da riformare. In attesa di essere il futuro, come spera lui, e seduti su un presente che traballa un po’, Renzi e i suoi autori decidono che intanto è meglio sputare su tutto quello che c’era prima, e molti smemorati (per insipienza o convenienza) potrebbero cascarci.

Dopodiché si potrà notare che alcune delle riforme più importanti per la vita del Paese si fecero proprio in passato, alcune quando Renzi ancora non era nato. Lo Statuto dei lavoratori (1970), o il Servizio Sanitario Nazionale (1974) , per dirne solo due, si fecero addirittura con il bicameralismo perfetto, oggi indicato come causa di lentezza, e addirittura con leggi elettorali proporzionali (altro che il chi-vince-piglia-tutto dell’Italicum).

E, sempre per restare ai due esempi appena citati, è un po’ vero, sì, “il passato sta cambiando”, come diceva lo slogan de l’Unità, ma in peggio, perché le picconate allo Statuto dei lavoratori sono lì da vedere (Jobs Act), e quanto al Servizio Sanitario Nazionale, beh, lo sanno tutti quelli che ora pagano analisi che pochi mesi fa erano gratuite. Voilà. In più, l’ossessione del passato che guiderà la campagna referendaria (basta! Via! Tutto nuovo!) contiene una sua contraddizione interna: si grida che serve una nuova Costituzione per fare le riforme, che questa che c’è ci rende immobili, ma nel contempo si celebrano come epocali e strabilianti le riforme in corso. Un po’ come dire: guarda! Ho una gamba sola!, e intanto vantarsi di vincere i cento metri.

Minoranza cosmica e delinquenza terrena

Ieri sera a Piazza Pulita il direttore de La Stampa se la raccontava e, purtroppo “ce” la raccontava con la questione della responsabilità personale a proposito dei reati dei politici.
La responsabilità sarà anche personale ma è innegabile che la criminalità dentro la politica sia ormai un sistema necessario alla sopravvivenza della politica.
Non c’è stato un solo partito che non sia stato toccato da vicende penali, non esiste un’amministrazione, un comune, lo stesso parlamento che non contenga o abbia contenuto personaggi che non hanno avuto a che fare con la giustizia [per informazioni sul recente più attuale citofonare verdini, neo partner di Renzi: sei processi in corso e una condanna in primo grado per corruzione].
Questo perché il deterrente non c’è, non ci sono, non si vogliono trovare misure adeguate per contrastare la criminalità in politica né certe pericolose vicinanze della politica con la criminalità.
Contrariamente a quello che dice Renzi nessun tacchino si propone per la pentola.
La prevenzione che invocava Borsellino, ribadita da Davigo non si fa.
Un cittadino comune deve fare mezzo reato per essere condannato da un tribunale, noi veniamo perseguiti e perseguitati anche per una bolletta non pagata, il politico no, ha sempre avuto e continuerà ad avere la corsia preferenziale grazie a leggi fatte apposta  per non incappare nella “barbarie giustizialista” e nell'”offensiva giudiziaria”, definizioni abominevoli  dell’esigenza di onestà e trasparenza indispensabili nella politica.

Arrestato sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti
Gip: “Atteggiamento disarmante e allarmante”

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Riforme, Renzi dà il via alla campagna
Bersani: “Voto sì, ma non sì cosmico”
Sondaggio: “I no sono in vantaggio”

Consideravo Bersani un brav’uomo e per questo inadeguato ad una carriera politica da leader perché privo del carisma e dell’aggressività positiva che tengono sveglia la politica. Dopo la dichiarazione di ieri sul suo sì “non cosmico” alle riforme di Renzi ho cambiato idea: penso che sia ingenuamente dannoso, per non dire ridicolmente pericoloso.
Dopo essere stato derubato del partito da chi lo ha trasformato in un’accozzaglia indegna dove tutto e tutti vanno bene purché si vinca, si accumuli potere su potere Bersani non ha capito che non è più tempo di giaguari da smacchiare e di tacchini sopra i tetti,  è confuso come uno che paga l’affitto per la casa dove abitano l’ex moglie e il nuovo compagno, il poveretto lo sa che in quella casa si mangia, si beve e si scopa, però paga lo stesso.

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berlusconi non è ancora politicamente morto, diciamo che agonizza non foss’altro che per questioni anagrafiche ma Renzi, che a berlusconi ha assicurato una continuità politica per interposto verdini è vivo più che mai e la cosiddetta “minoranza” del pd non solo lotta per lui non comportandosi come dovrebbe fare la minoranza che si oppone all’egemonia anomala e malata di Renzi, ma se non si oppone nemmeno nelle occasioni e nei momenti giusti dimostra di lottare insieme a lui.
La minoranza di Bersani, Cuperlo, Speranza è una finzione costruita per poter contare ancora su quella parte di elettori che non si riconosce più nel pd di Renzi ma non lo abbandona perché ci sono loro che parlano molto ma poi votano tutto, non per il bene della ditta che li ha licenziati da un bel po’ ma per aumentare il potere di Renzi,  perché sanno che Renzi garantirà sempre anche a loro un angolo di quel posto al sole che rischierebbero di perdere se si opponessero sul serio.  

Bersani è come il  marito che decide di restare con la moglie fedifraga,  continuare a vivere con lei perché, in fin dei conti e tutto sommato a tradire è stata lei e quindi lui che colpa ne ha? Il che per carità ci sta, non sarebbe il primo né l’ultimo uomo a tenersi una moglie che lo tradisce.
Però poi bisognerebbe che quel marito accettasse, con la stessa serenità, la reputazione di cornuto a quanto pare contento.

E il dramma è che ‘sto schifo lo chiamano “responsabilità”.

Il 25 aprile è di vi si vo

Il fatto che il 25 aprile sia una giornata che alimenta i conflitti, le divisioni, un giorno in cui si può fare tutto: tenere aperto il centro commerciale, la manifestazione nazifascista al cimitero di Milano, le ormai consuete dichiarazioni istituzionali a favore e sostegno dei marò che nulla c’entrano coi Partigiani, la Resistenza e la Liberazione, impedire di suonare e cantare “Bella ciao” perché  “troppo di parte”, qualcosa che un quotidiano come La Repubblica può dimenticare, l’uso ma soprattutto lo spregevole abuso per mera propaganda politica, che passa non solo nelle varie réunion “festaiole” ma anche per televisioni e giornali dovrebbe spiegare perfettamente quanto nella storia di questo paese le istituzioni si siano impegnate per renderlo tale.
Un giorno come un altro.
Non c’è solo la scuola che non insegna, c’è soprattutto lo stato che non ha mai messo al primo posto la difesa delle sue origini e dell’antifascismo come valore non negoziabile né discutibile.

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Dal Fatto Quotidiano:

Ha colpito molto la scelta di ieri di Repubblica di non dare spazio al 25 aprile. Nessun racconto, nessuna intervista, in un giornale che fino a qualche tempo fa avrebbe menzionato la Liberazione tra i propri pilastri identitari. Però, a leggere bene, dire “non ne parlano” è impreciso, anzi ingeneroso. Perché il 25 aprile c’è eccome. E sta lì, nelle parole dell’intervista di Renzi, come un fiore all’occhiello, richiamato bene in un sommario di pagina 2: “L’antifascismo è un elemento costitutivo e irrinunciabile della nostra società. Giusto tenere alta la guardia”. Giusto, giustissimo e sacrosanto. Però vale la pena proseguire nella lettura. Perché la domanda immediatamente successiva alla frase del premier è: “La destra populista che a Roma si presenta con il volto della Meloni e della grillina Raggi non sono il segno che il senso più profondo della Liberazione rischia di essere travolto?”. Eh???? A parte l’incertezza grammaticale del “sono” quando il soggetto è singolare – “la destra populista” – colpisce il volo pindarico: che ci azzecca la campagna elettorale di Roma con “il senso più profondo della Liberazione”? Ma basta passare avanti e godersi Renzi che nel resto dell’intervista randella ancora i magistrati e passa la paura. E pure ogni dubbio sul “senso più profondo”.

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La Repubblica dimentica il 25 aprile e conferma la sua linea editoriale

No, il 25 aprile non è di tutti

Il 25 aprile non è la solita ricorrenza buona per dire le consuete idiozie da vestito della festa sull’unità nazionale, su ipotetiche quanto impossibili pacificazioni, memorie condivise con chi non ha mai rinnegato il fascismo.
E non è nemmeno la giornata che “i morti sono tutti uguali”.
In una guerra di liberazione i morti non possono mai essere tutti uguali, perché da una parte c’è chi muore per appoggiare il tiranno, il dittatore, dall’altra chi sacrifica la sua vita per liberare se stesso e gli altri dal tiranno.
Confondere la pietà umana col riconoscimento del valore di chi ha messo in gioco la sua vita per il bene di tutti, in un momento in cui non si sacrifica nemmeno una poltrona per lo stesso fine non è solo ingiusto ma è tutto quello che ha contribuito ad alimentare la confusione e i revisionismi del “tutti uguali”.
Del rovesciamento dei fatti e della Storia.
Tutti uguali un cazzo.
Il 25 aprile non è nemmeno il compleanno dei marò, ricordati puntualmente da capi di stato vecchi e nuovi.
Il 25 aprile è la festa di chi si riconosce e si ritrova nella repubblica antifascista tutti i giorni, tutto l’anno e tutti gli anni, non solo il 25 aprile.

Al referendum io voto e voto SI

L’astensionismo è sì un diritto riconosciuto dalla Costituzione, ma il fatto che venga promosso e incentivato da un governo “democratico” che dovrebbe tifare per la partecipazione alla democrazia dovrebbe far preoccupare e indignare tutti quelli che si ritengono cittadini a pieno titolo.

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Non considero Napolitano uno statista né, tanto meno, quel padre della patria disegnato da cameriere e maggiordomi del regime.
Non penso che abbia salvato l’Italia nel suo momento più drammatico, anzi sono sempre più convinta, e i fatti mi danno ragione, che l’abbia infilata in un incubo dal quale sarà complicatissimo svegliarsi.

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astLa legge vieta la propaganda all’astensione da parte del pubblico ufficiale che poi, da cittadino fa quello che gli pare: vota e/o non vota, ma non dice ai cittadini che il referendum è una bufala pretestuosa.
Ci vorrebbe un po’ di stalinismo per ristabilire un po’ di regole.

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Legittimo o illegittimo, legale o non legale, opportuno o non opportuno solo le parole “schifo” e “vergogna” dovrebbero spiegare il perché nel paese normalmente civile l’istituzione qual è ancora Giorgio Napolitano, visto che gli paghiamo ancora un ufficio e la stampa dei servi pensa che sia ancora il caso di doverlo interpellare, la politica che sarebbe il pd e il capo del governo che purtroppo e malgrado il volere dei cittadini è Matteo Renzi non ostacolano l’esecuzione di un’espressione democratica come il referendum.
A difesa della democrazia è dovuta intervenire non la prima, non la seconda, non la terza né la quarta carica dello stato ma addirittura la quinta nella persona del Presidente della Corte Costituzionale.
 Nessuno dovrebbe più parlare dei populismi e dell’antipolitica delle opposizioni: il populismo e l’antipolitica oggi sono rappresentati egregiamente da chi ha governato e governa lo stato.

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 Voterei pure con Satana se servisse per mandare a casa un antidemocratico reazionario che impone le sue regole, pensa di poter stravolgere lo stato e non sa rispettare quella democrazia che ha permesso anche a lui, sebbene con qualche fantasiosa variazione di stampo napolitano di poter stare dov’è.
Matteo Renzi continua a violare la legge che impone ai pubblici ufficiali di non promuovere l’astensione dal voto e non è successo ancora niente.
Se il referendum fosse una bufala Renzi non avrebbe fatto sprecare 300 milioni di soldi pubblici per non unirlo alle elezioni di giugno.
Renzi teme l’unica cosa che lo dovrebbe legittimare: quel giudizio del popolo che avviene per mezzo delle elezioni, ma non c’è sempre un Napolitano a regalare governi e parlamenti, prima o poi dovrà succedere.
Renzi inizi a farsene una ragione e la smetta di mancare di rispetto ai cittadini che sentono il dovere di andare a votare.

Quella porta va chiusa

portaaporta5apSe do le mie chiavi di casa a qualcuno lo faccio con la consapevolezza che la mia casa verrà frequentata dal qualcuno che potrà usare i miei servizi igienici, la mia biancheria, dormire nel mio letto.
La stessa cosa fa Bruno ‪‎Vespa‬ con la Rai‬: siccome da dipendente è diventato il padrone, anzi uno dei padroni, sa che può fare quello che gli pare col servizio pubblico dei contribuenti, costretti a pagare una tassa non solo per finanziare la propaganda a tutti i regimi ma anche per dare a Vespa la possibilità di invitare nel porcilaio più sontuoso della televisione di stato i figli di Casamonica e quello di Riina‬.

Enzo Biagi, che era un giornalista vero, intervistò Liggio, Cutolo e Buscetta ma fu lui ad andare da loro, non li invitò in uno studio della Rai.
Dopo il revisionismo della storia, la ripulitura del fascismo attraverso film e fiction che non raccontano tutta la verità, nella Rai del nuovo corso renziano va in onda, grazie a Bruno Vespa, alla sua egemonia conquistata nella tivù di stato per la sua abilità e predisposizione nell’essere servo di tutti i padroni che lo ripagano generosamente la riabilitazione mediatica e sociale della mafia, si fa dire al figlio del capomafia mandante di stragi, a sua volta mafioso, già condannato e impedito a tornare a vivere nella sua terra che “non è d’accordo con l’arresto di suo padre”, che un padre così gli ha insegnato i valori del rispetto.
Mattarella, che ha avuto un fratello ammazzato dalla mafia nemmeno stavolta pensa di dover dire qualcosa?
A ristabilire la par condicio fra stato e mafia basterà la puntata “riparatrice?”

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Vespa, vietato ai minori di 18 anni

 

Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro sono stati cacciati dalla Rai su richiesta di un delinquente seriale più che amico della mafia per aver fatto un “uso criminoso” del servizio pubblico della Rai: giornalisti, attori, comici sono stati interdetti dalla tivù di stato per aver fatto semplicemente il loro lavoro, chi di cronaca, chi di satira che ridicolizza il potere.
Molte trasmissioni sono state chiuse perché non gradite al potere, Raiot di Sabina Guzzanti addirittura dopo la prima puntata perché raccontava nel dettaglio l’abominevole conflitto di interessi di berlusconi e l’allora presidente di garanzia Annunziata non mosse un dito per impedirlo.
Solo poche settimane fa Presa Diretta di Riccardo Iacona ha subito la censura della seconda, quasi terza serata perché si occupava di educazione sentimentale e sessuale utile a contrastare il bullismo nelle scuole.
Bruno Vespa utilizza il servizio pubblico della Rai non solo per mera propaganda alla politica che poi lo ripaga per interposti presidenti del consiglio che vanno a presentare i suoi libri come se fosse un Dante Alighieri dei giorni nostri, ma anche per intervistare figli e parenti Casamonica che non è una famiglia di filantropi benefattori, scienziati e letterati ma un’associazione criminale che opera nel Lazio e non solo e per far promuovere un libro di esaltazione della famiglia mafiosa al diretto erede del boss.
Nel mezzo c’è l’indimenticabile ospitata al padre di un assassino, i vari plastici, le serate dedicate a casi di cronaca con processi ancora in corso, la prescrizione di Andreotti trasformata in assoluzione.
Questo non è servizio pubblico, non è informazione: Porta a porta, un programma tossico, nocivo per contenuti e argomenti va chiuso, non per censura ma per questioni di igiene ambientale e di tutela della salute intellettuale degli italiani.

Il servizio pubblico della Rai ha il compito e il dovere di promuovere la cultura e la buona informazione, dunque non può ospitare l’esaltazione di mafie e criminalità oltraggiando le vittime. Il servizio pubblico radiotelevisivo pagato coi soldi di tutti deve assolvere al suo compito con dignità e competenza, non ricercare lo share a tutti i costi.

Scusate, sono il conflitto di interessi, qualcuno si ricorda di me?

Sottotitolo extrapost: in Francia gli scioperi bloccano le città, a Parigi la Torre Eiffel ieri è rimasta chiusa tutto il giorno a causa delle manifestazioni contro la riforma del lavoro, nessun ministro ha gridato allo scandalo internazionale né il governo ha pensato di ridurre la libertà di dissenso dei cittadini con leggi speciali di stampo fascista.
‪‎Loi Travail‬ è praticamente il jobs act di Renzi che qui è passato con la benedizione di tutti, anche di chi doveva difendere i lavoratori dallo scippo dei diritti.

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natangelo1apr“Non sapevo chi fosse il fidanzato della ‪‎Guidi‬ è il remake di “Ruby è la nipote di Mubarak”.
Per la falsa dichiarazione nell’autocertificazione sul possesso del televisore ora che il canone è diventato obbligatorio perché si paga con la bolletta dell’elettricità è prevista la galera. Non può esistere nessuna normalità democratica in un paese dove se a mentire è il comune cittadino si manda in galera mentre ai politici mascalzoni, gli stessi che fanno le leggi per mandare in galera solo quegli sfigati dei sudditi e che mentono per mestiere non succede mai niente.
Con questi non bastano le elezioni, ci vuole la corte marziale.

Il vulnus della democrazia non sono le intercettazioni come dice il noto delinquente seriale, lo è tutto quello che rivelano, gli intrecci fra la politica e quello che dovrebbe stare ben distante da chi ha ruoli istituzionali, malavita e mafie comprese, ecco perché la politica tutta ritiene che l’uso delle intercettazioni vada limitato.
Nel paese più corrotto d’Europa secondo il rapporto Transparency International 2014 non smentito da quello dello scorso anno che continua a confermare l’alto tasso di corruzione percepita il problema non possono essere le intercettazioni.
Non devono, anzi.
Senza le intercettazioni Renzi non avrebbe mai saputo con chi è fidanzata Federica ‪#‎Guidi‬.
Forse però non servivano le intercettazioni per sapere che l’ex vicepresidente e successivamente presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, ex amministratore delegato dell’azienda di famiglia non era la persona più adatta a ricoprire il ruolo di ministro dello sviluppo economico.
Ormai è diventato luogo comune pensare che sia sufficiente che una persona che entra in politica si dimetta da precedenti incarichi, purtroppo e invece non basta perché dimettersi da dirigente d’azienda non significa smettere di possedere l’azienda.
L’imprenditore è portato per sua natura, per il contesto in cui si è formato il suo vissuto a tutelare la sua proprietà ed è quindi totalmente inadeguato ad occuparsi degli interessi dei molti.
Ci siamo sciroppati vent’anni di berlusconi per niente, per ritrovarci un cialtrone, un bugiardo in un governo illegittimo che aveva promesso che con lui si sarebbero interrotti certi riti mentre non solo non li ha interrotti ma li ha perfino perfezionati.
Se prima gli industriali, i banchieri, i finanzieri avevano comunque la discrezione di farsi rappresentare in parlamento dal politico fidato oggi lo possono fare di persona, continuare a fare i loro interessi da ministri, sottosegretari al bilancio come Paola De Micheli anche lei ex manager nel settore agroalimentare, Poletti, ex presidentissimo delle Coop e nessuno di quelli che dovrebbero dire qualcosa sul conflitto di interessi normato dallo stato trova in tutto questo niente di anormale: la grande stampa italiana, ad esempio.
In un paese di sessanta milioni di persone sembra impossibile trovare dieci, quindici, venti persone a cui affidare incarichi politici di alto livello che non abbiano altri interessi che entrino in conflitto con la politica e nessun governo ha mai pensato né pensa di dover risolvere il conflitto di interessi estirpando il male alla radice.
Solo un gran farabutto poteva nominare ministra dell’industria un’imprenditrice.
In questo paese non manca solo la coscienza civile della gente: manca proprio la gente che fa caso a queste cose.
Tutto passa davanti agli occhi come se fosse normale, anche se di normale non c’è rimasto più niente.
Il conflitto di interessi si è mangiato questo paese e noi non siamo stati capaci di formare una classe dirigente decente che avrebbe potuto mettere un freno a questa indecenza, perché troppi non lo hanno mai considerato un problema.
L’unica legge che avrebbe salvato l’Italia noi non ce l’abbiamo.

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Considerazioni sull’affaire Guidi

L’impalpabile ministra dello Sviluppo Federica Guidi se ne va e un antico adagio consiglierebbe le si facessero “ponti d’oro”. Del resto non si è mai capito bene che cosa apportasse alla compagine governativa questa figlia d’arte educata a una visione punitiva del lavoro (il padre Guidalberto è sempre stato un falco di Confindustria), trascurabile presidentessa nazionale del Rotaract dei Giovani Imprenditori (il club dei padroncini under 40), simpatizzante berlusconiana conversa renziana.

Un personaggio destinato a finire immediatamente nel dimenticatoio se non avesse lasciato, sul davanzale della casetta di marzapane abitata da Maria Elena “Biancaneve” Boschi e dai nanetti del Giglio Magico, la mela avvelenata del coinvolgimento negli affari petroliferi di Total e altri faccendieri

Ora la Boschi potrà ammansirci l’abituale repertorio di ovvietà a propria discolpa. Subito sostenuta dalla canea di orchi da blog che la cordata al potere è solita scatenare contro i critici web.

Eppure le vicissitudini delle due bamboline di governo ripropongono alcune domande di un certo interesse per analizzare dove siamo andati a finire: cosa hanno in testa questi/e giovanotti/e di belle speranze e scarse attitudini, chi li ha condotti per mano alle loro poltrone e perché?

Il primo dato è – al tempo – sociale e generazionale: in larga massima si tratta di borghesucci emergenti (anche se la Guidi è nata “con il cucchiaio d’argento in bocca”) che l’accesso alle stanze del potere e alle relative opportunità in materia di consumo vistoso ha letteralmente fatto impazzire. Finiti i tempi in cui l’outsiderMatteo Renzi girava per Roma sulla giovanilistica smart scassata dell’amico Ernesto Carbone. Oggi ci si compra gli Air Force Oneesibizionisti, così da far schiattare d’invidia la Merkel (che viaggia su un vecchio Lufthansa restaurato); per andare a sciare aCourmayeur ci sono elicotteri di Stato su cui il parvenu può liberamente pavoneggiarsi.

Marginalità gossipare? Nient’affatto, visto che rivelano l’inquietante formazione di una mentalità per cui la “cosa pubblica” diventa “cosa propria”. La relativa interruzione dei corretti rapporti con la realtà tradotta in conseguente estraniazione. Ossia il senso – al tempo – di insindacabilità e invulnerabilità che parrebbe autorizzare comportamenti sull’asse capriccio-abuso, nella presunzione di non dover minimamente essere chiamati a risponderne. Una turbativa patologica del percepito che non si limita alle sedi centrali, ma che abbiamo visto dilagare a 360° in quelle periferiche, in primo luogo regionali (difatti gli attuali reggitori contro-riformisti della cosa pubblica vorrebbero arruolare il nuovo personale senatoriale proprio in tali congreghe ad elevato inquinamento dissipatorio).

 

Si determina così – alla faccia di quei pezzenti dei concittadini – la pericolosissima “sindrome da divinità dell’Olimpo”, a cui tutto è concesso; coltivata per effetto di contiguità pure dai familiari, nei più svariati esercizi di affarismo spregiudicato: dagli istituti bancari agli outlet (finanza di rapina e consumismo bulimico: i grandi business del tempo, secondo i vigenti criteri della neoborghesia accaparratrice).

Stabilito che il nuovo ceto politico che ci guida verso la Terza Repubblica ha (incredibilmente) meno senso dello Stato di quello (tangentaro) della tarda Prima, sarebbe interessante capire quali siano state le “mani” che ne resero irresistibile l’ascesa. E per quali scopi.

Il secondo quesito ha una facile risposta: la corporazione del potere perseguiva rinnovamenti di facciata per continuare negli antichi andazzi. Più difficile capire chi fossero i veri mandanti; trovare una “pistola fumante” come nel salvataggio della politica corrotta al tempo di Mani Pulite, in cui Marco Pannella inventò l’abile deviazione della questione morale in questione istituzionale, spiegando che con il maggioritario tutto sarebbe andato a posto, e Silvio Berlusconi ci mise di suo la potenza mediatico-comunicativa. Per ora è difficile decifrare l’identità del “grande vecchio” del renzismo: Berlusconi è cotto e cerca solo un buen retiro, Denis Verdini può fare al massimo il capitano di ventura,Giorgio Napolitano era già stato la levatrice di Monti e Letta… Che siano nati sotto un cavolo?

 

 

Non, merci

sophie marceauIn Arabia, dove si è recato di recente anche l’ottimo Renzi col sorriso sulle labbra, circa 154 esecuzioni solo nel 2015. L’Arabia di Raif, blogger scampato all’impiccagione per apostasia poi condannato a dieci anni di carcere e 1000 frustate, di Ashraf, poeta condannato a morte, di Ali Al Nimr condannato alla decapitazione e crocifissione quando aveva 17 anni, delle migliaia di persone che vengono imprigionate, torturate, ammazzate dal regime saudita perché da quelle parti non ci si può ribellare nemmeno a parole nel silenzio delle grandi alleanze occidentali, quelle democratiche. Cosa c’entra tutto questo con l’onore lo sa solo Hollande, un altro dei pusillanimi, pavidi occidentali che chiudono gli occhi sui diritti umani violentati per poter continuare ad aprire la borsa e arricchire i loro amici e gli amici degli amici. Ma per fortuna esistono ancora persone dalla schiena dritta, che danno lezioni di civiltà semplicemente dicendo NO.  Molte italiane, figlie dell’era berlusconiana e sorelle di quella renziana dove al successo si può sacrificare anche la dignità avrebbero accettato quel premio, il più prestigioso della nazione, lei no.

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marceauSophie Marceau rifiuta per protesta la Legion d’Onore: “Data a ministro saudita”

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“La più francese delle comédiennes divenuta celebre a quattordici anni con “Il tempo delle Mele” annuncia così tra le righe di aver opposto il gran rifiuto. Una scelta che fino ad oggi aveva preferito tenere per sé. Istituita da Napoleone Bonaparte, la Légion d’Honneur è già stata rinviata al mittente da grandi personalità della nazione tra cui Sartre e Simone de Beauvoir, Courbet, Lafayette, Brigitte Bardot e Claude Monet. L’ultimo a dire “non merci” fu, l’anno scorso, Thomas Piketty, autore del libro best seller “Il Capitale nel XXI secolo”. Repressione, arresti, esecuzioni capitali”.

 

 

 

 

L’alfanus interruptus, ovvero come smettere proprio sul più bello

Sui diritti  il governo di uno stato serio non  mette la fiducia, le unioni civili non sono una probabilità da sottoporre al vaglio: sono, anzi erano una legge che andava fatta perché giusta, in rispetto della Costituzione che ORDINA l’uguaglianza, non la propone quale alternativa possibile.

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Chissà come si sentono i piddini, oggi che anche verdini, cinque volte rinviato a giudizio per reati contro lo stato, dalla truffa alla bancarotta fraudolenta, entrerà a far parte del caravanserraglio di Renzi passando dalla porta principale, non da quella nazarena. Del resto, per approvare una legge indecente serve gente altrettanto indecente: tutto questo, s’intende, per il bene del paese. 

Mesi e mesi di manfrina per far decadere berlusconi per poi ritrovarsi di nuovo tutti dentro al parlamento, inciucisti, berlusconiani ed ex per modo di dire come alfano, verdini, lorenzin e schifani.
Tanto valeva lasciarci lui che faceva meno danni e faceva pure lavorare l’opposizione e i giornalisti.

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alfanus.PNGTrovo che sia molto più contro natura uno come alfano, anzi proprio alfano al ministero dell’interno.
Uno, che fa il ministro, che nel terzo millennio parla ancora della natura che regola la vita degli umani, come se fossimo in una giungla anziché in un paese occidentale o deve tornare a scuola o uscire dalla politica.
La natura prevede che esistano le malattie, la scienza può curare le malattie.
Secondo la teoria di alfano, invece, la malattia deve vincere sulla possibilità di guarire.
Politicamente inetto, ignorante e socialmente pericoloso: questo è il ritratto di chi si deve occupare della sicurezza nazionale.

Ma guardiamo anche il lato positivo: gli omosessuali si potranno cornificare a vicenda per legge, anzi per “non legge” alla luce del sole, come hanno sempre fatto gli etero in clandestinità riempiendosi invece di sensi di colpa.
Questa sì che è civiltà.  

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Come sono finiti – Adesso è deciso per legge: gli omosessuali hanno meno diritti di A. Gilioli

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Renzi ha promesso di metterci sotto l’albero del prossimo natale la Salerno Reggio Calabria, non è detto però che riesca a farla arrivare proprio a Reggio Calabria, ma va bene, chilometro più chilometro meno che sarà mai.
Così la legge sulle unioni civili: lui ha detto che l’avrebbe fatta e l’ha fatta, ma mica ha detto quanta ne avrebbe fatta: ne ha fatta un po’, diritto più, diritto meno e che sarà mai. Quella sulle unioni civili non è una legge: è un alfanus interruptus.

Se il meglio di niente lo devo far decidere al mio peggior nemico preferisco il niente al meglio, restare libera da ogni ipotesi di riconoscenza al nemico, per non parlare di un possibile ricatto.
L’unica alternativa, definizione data al governo e al magnifico partito del rinnovamento, loro sì pericolosi voltagabbana pronti a barattare qualsiasi cosa col “nemico” pur di non perdere il potere dovrebbe essere la migliore, che permette quello che scegliendone altre non sarebbe possibile.
Chi oggi si accontenta di restare cittadino di serie b, dice che Renzi è stato bravo perché ha costretto alfano a votare una legge sulle unioni civili mentre è stato alfano a costringere Renzi a cambiare le carte in tavola e rimangiarsi tutte le promesse fatte: mai una legge senza la stepchild diceva in coro tutta la corte napolitana e cialtrona dei miracoli, considera addirittura una vittoria l’approvazione di una legge che fa schifo l’unica alternativa, quella che quando bisogna decidere le cose importanti sceglie sempre di farlo col nemico: berlusconi, verdini, alfano pari sono, l’ha pure votata.

Spero almeno che i mentecatti imbecilli smettano di parlare di “lobby gay”.
Se i gay appartenessero davvero ad una lobby, tipo chesso’, la leopolda che sforna tutto, dai dirigenti Rai ai direttori di giornali, ai sottosegretari fino ai ministri e al presidente del consiglio, una legge decente che garantisca i loro diritti, tutti, non solo qualcuno l’avremmo avuta da un bel po’.

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Niente corna, siamo etero: i gay invece possono tradire

Alessandro Robecchi – “Il Fatto Quotidiano”, 25 febbraio

Attenzione, concentrati, seguite. Test per solutori più che abili.
Se ti sposi una donna e sei un uomo hai obbligo di fedeltà.
Se sei una donna che sposa un uomo, uguale.
Se sei un uomo che si sposa un uomo puoi fare – lo dico in francese – un po’ il cazzo che vuoi, avere sei amanti, due concubine, sei gatti, la moto e un servo muto come Zorro.
Questa strabiliante libertà cesserà nel momento in cui l’ uomo lascia il suo uomo e si sposa con una donna.
O una donna lascia la sua donna e si sposa con un uomo.
In quel caso, fine pacchia, obbligo di fedeltà con timbro dello Stato.
Possono sposarsi tra loro anche i due lasciati, ovvio, ma in quel caso dovranno giurarsi fedeltà (una specie di upgrade).
Voluta dall’ astuto Alfano e dai suoi concubini dell’Ncd per distinguere le unioni gay da quelle etero (avevano provato prima negando l’obbligo di barba), la norma rischia di scatenare l’ Armageddon.
Le coppie etero infedeli invidieranno il finto matrimonio dei gay, le coppie gay fedeli invidieranno il matrimonio vero tra etero, tutti faranno in ogni caso, com’ è giusto che sia, quello che gli pare, con la certezza granitica che uno Stato che non sa dare diritti uguali a tutti, non sa dare nemmeno uguali doveri.

Gli stralciaroli al potere

biani unioniIl papa, tornando dal viaggetto in Messico ha detto che sulla questione della legge sulle unioni civili “non s’immischia”. 

Nemmeno io “mi immischierei” se avessi qualcuno che lo fa benissimo al posto mio.
Uno come Bagnasco, per dire. O Ruini, o il pretaccio direttore di radio Maria diventato più famoso di una rock star grazie ai media complici del degrado culturale di un paese laico solo su una Carta della quale non frega più niente a nessuno.

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Unioni civili, estendere i diritti non è mai pericoloso per nessuno (bambini compresi)

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Renzi ha fatto con la Cirinnà non quel che la primavera fa coi ciliegi ma quello che Bersani voleva fare coi 5stelle: tenerseli buoni non come spalla attiva della maggioranza ma come i cani da riporto sempre disposti a restituire la pallina e il bastoncino al padrone. 

La Cirinnà invece di picchiare duro su quelli del suo partito dentro il quale si annidano i peggiori conservatori integralisti, ipocriti e bugiardi a cui la legge sulle unioni civili non è mai andata giù che fa? Prima vota sì alla sospensione del dibattito al senato, poi si rimangia le parole contro i suoi dette al giornalista del Corriere e poi-poi si mette a fare la groupie di Renzi  twittando balle,  falsità e salutando col ‪#‎ciaogufi‬.  L’entusiasmo della Cirinnà davanti alla demolizione del suo disegno di legge è uno schiaffo in faccia, principalmente per chi ha creduto davvero che una legge del genere potesse essere approvata in Italia, in secondo luogo per chi ha sprecato tempo ed energie dietro questa impresa impossibile per un paese miserabile, dove la politica sacrifica i diritti dei cittadini al perbenismo ipocrita di gente ignorante, disonesta e malvagia che siede anche in parlamento rappresentando benissimo la gran parte del paese e ai desiderata del vaticano. 

Le coscienze non si turbano quando bisogna salvare le banche amiche dei papà amici e mandare sul lastrico migliaia di persone.
O quando bisogna rifinanziare le guerre, i partiti, comprare l’aeroplanino, far finta di togliere i vitalizi ai politici condannati per poi restituirli sotto il banco previo ricorso.
Queste sono condizioni di perfetto agio in cui la coscienza politica, non solo del pd, suggerisce sempre la cosa giusta da fare, ovvero bastonare i deboli per dare una mano ai prepotenti arroganti, talvolta anche delinquenti.
Una maggioranza che esprime il presidente del consiglio del pd ma che si regge in piedi grazie al supporto di alfano e verdini, che con questa ha messo la fiducia su leggi liberticide che tagliano e tolgono diritti faticosamente acquisiti senza fare una smorfia, ritrova improvvisamente la coscienza nel riconoscimento di un diritto che i governi di tutti gli orientamenti politici, non solo di sinistra degli stati di mezzo mondo hanno già reso da anni legge dello stato.
Cialtroni, disonesti, bugiardi millantatori di qualcosa, la civiltà democratica e la politica al servizio dei cittadini che si guardano bene dal rispettare e mettere in pratica loro per primi.

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Sui diritti non si media: si riconoscono senza tante inutili chiacchiere, discussioni, dibattiti. 

Tanto meno lo si fa con la parte politica più ipocrita, becera, fascista e retriva che risponde al fascismo integralista e ipocrita del clero più di quanto non abbia sempre fatto tutta la politica. I numeri c’erano e ci sarebbero ancora per approvare il testo  Cirinnà senza mutilazioni pro family day, vaticano e dintorni, ma a Renzi questo non interessa perché non gli interessano i diritti. Non sono mai stati una sua priorità.

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Il canguro è deceduto: pronti il topo morto, il coguaro e la peste nera

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Cari amici arcobaleni, alla Lorenzin non basta che la Cirinnà abbia accettato di sottomettersi ad alfano e al vaticano stralciando l’adozione del comparente: per lei un punto su dieci, per voi il punto di partenza per una vita più serena, no, non è ancora sufficiente. 

La miracolata da Napolitano e dalle larghe intese deve aver pensato che dal momento che le richieste vengono prontamente eseguite da Renzi perché non azzardare e chiedere di più?
E infatti ha chiesto di più: il tutto per lei e quelle e quelli come lei e il niente per voi.
Dice la ministra che vuole che le vostre unioni non siano nemmeno lontanamente paragonabili, equiparabili ad una relazione fra umani.
Lo stato di questo paese, la sua politica vi rifiuta e vi schifa al punto tale da non volere nemmeno che voi possiate somigliare ad un’ipotesi di famiglia, non cadete nel tranello di chi vuole strumentalizzarvi nella polemica sui canguri e i 5stelle: non è una questione di parlamento e di leggi quanto lo è quella di uno stato e un paese che prima di tutto rifiutano CULTURALMENTE ogni diversità.
E chi dovrebbe, sempre lo stato, non fa niente per reprimere la subcultura dei razzismi e dell’omofobia ma anzi li promuove dando spazio e cittadinanza ai negazionisti del diritto e della civiltà che possono manifestare anche sulla pubblica piazza.
Il problema è questo, che poi si traduce in sondaggi, voti, opinioni che vanno nella direzione opposta a quella del paese civile.
E’ lo stato per primo che rifiuta la diversità e non applica la Costituzione che vuole i cittadini tutti uguali nei doveri e nei diritti. Questa legge, una legge semplicemente civile come c’è in tutti i paesi che non si fanno governare dal vaticano e da gentaglia che ha sostenuto per anni un delinquente puttaniere ma poi vuole decidere come devono vivere le persone oneste  non ce la darà questo governo come non l’hanno fatto quelli di prima e faranno quelli del dopo. A meno che gli amici arcobaleni facciano azioni dimostrative più efficaci della manifestazione coi palloncini e le sveglie. 

Se non è un diritto poter adottare un figlio in una coppia omosessuale non lo è nemmeno metterne al mondo sedici come la famiglia esibita al festival di Sanremo dello scorso anno. Perché la coppia omosessuale non chiede allo stato, quindi anche a me di mantenere i suoi figli, quella coi sedici sì, pesa su tutta la collettività, in Italia di queste famiglie ce ne sono molte, tutte seguaci dei pazzoidi da family day.

Quindi  facciamo che se agli omosessuali niente figli a tutti gli altri al massimo tre che di questi tempi già so’ troppi.

E ognuno si mantenga i suoi senza rompere il cazzo chiedendo le sovvenzioni statali.