Il family day after

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Ai reazionari del family day il sabato pomeriggio su tutti i canali, tutti i telegiornali, tutti gli spazi e gli anfratti dai quali è stato possibile propagandare urbi et orbi omofobia, odio, menzogne, minacce ripetute e ribadite.
Per parlare di educazione sentimentale e sessuale, materia obbligatoria nelle scuole dei paesi civili già dall’infanzia, utile, fondamentale a contrastare soprattutto l’omofobia e la violenza di genere bisogna aspettare la sera tardi perché giudicata un argomento troppo sensibile.
Qualche giorno fa canale5 ha mandato in onda alle 21:30 il film sadomaso che al cinema era stato vietato ai minori di 14 anni.

La Rai su richiesta, suggerimento o ispirazione di chissà chi sposta Presa diretta su Raitre  che ieri sera trattava tematiche da famiglia in orario da fascia ultraprotetta dagli sguardi indiscreti dei minori perché ad alto tasso educativo, istruttivo proprio per la famiglia.
Campo Dell’Orto e la Maggioni non hanno niente da dire agli italiani che pagano un servizio perché sia pubblico, non sottoposto alla volontà di qualcuno che può decidere facendo pressioni di chissà quale genere e con quali motivazioni cosa si può vedere, cosa no e a che ora nella televisione di tutti?

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Quelli come Adinolfi e Adinolfi possono essere al massimo l’avanguardia per l’islam più retrivo e fondamentalista, giusto perché non c’è l’obbligo della barba per gli uomini e del capo coperto per le donne che non vengono lapidate sulla pubblica piazza ma poi chissà che succede nel segreto delle case delle sposate e sottomesse come la Miriano.
Nessuna persona sana di mente seguirebbe i deliri visti e sentiti  al family day e non si capisce perché i media abbiano dato tanto spazio ad un evento organizzato da integralisti ignoranti, ipocriti che spacciano menzogne abituati come sono a credere in qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare, perché abbiano conferito l’autorevolezza di una manifestazione seria cui dedicare tanto spazio, meritevole dell’attenzione della politica e del governo a quella sceneggiata terroristica fuori dal tempo, dalla civiltà, dalla storia e da una semplice serietà di intenzioni.
Lo spirito del family day è lo stesso che anima chi imbraccia un fucile e va a sparare al ginecologo che pratica l’aborto: non bisogna farsi incantare dai palloncini e dalla presenza dei bambini, non c’era nulla di pacifico, non c’era nessun interesse per la famiglia.
Quello che purtroppo ci hanno costretto a vedere e sentire a reti praticamente unificate è solo fanatismo, pericoloso soprattutto per le nuove generazioni e che la società civile deve combattere, altroché dedicargli giornate da ricordare.

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70.000 persone sono il pubblico di uno stadio durante una partita cosiddetta “di cartello”, un derby, una finale di coppa.
Uno stadio di una grande città può ospitare anche centomila spettatori, ognuno con la sua aspettativa, la speranza di veder vincere la sua squadra.
Quando la partita finisce si accetta il risultato, ognuno lo farà col suo stato d’animo, il pubblico perdente tornerà a casa triste e sconsolato ma senza pretendere che si giochi nuovamente la partita per dare un’altra possibilità alla sua squadra, né chiederà – minacciando – che la federazione del calcio riveda i regolamenti per fare in modo che si ribaltino i risultati del campo: che i perdenti si trasformino in vincitori per alzata di mano.
Quelli del family day hanno avuto la loro occasione, l’hanno persa nonostante la massiccia propaganda, l’occultamento scientifico del flop.
Se 70.000 persone non possono cambiare il risultato di una partita di calcio figuriamoci se possono influire nella storia di un paese, interrompere il percorso di civiltà, ricattare la politica e il governo affinché si neghino dei diritti necessari a chi finora non li ha mai avuti.

 

 

Family day: ovvero come negare agli altri quello che posso fare io

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biani 30GFalsi cattolici, privi della benché minima coerenza applicata al dire e al fare, del senso minimo di quell’empatia, altruismo, solidarietà che aiutano a comprendere i problemi degli altri, se fanno politica sempre pronti a sostenere per opportunismi e vantaggi personali chi incarna la figura del peggior peccatore fregandosene se questo piace o meno al loro Dio, disposti a svendersi, farsi corrompere e corrompere per avere la loro quota di potere per mezzo del quale poter decidere poi chi deve avere e chi no, chi può fare delle cose e a chi invece devono essere negate.
Ignoranti che la storia ha condannato come ha già fatto con chi obbligava i neri ad alzarsi e lasciare il posto sull’autobus ai bianchi.
Quelli che “ho tanti amici gay” per sembrare progressisti ma che dietro ai loro “ma” e “però” nascondono l’odio e il rifiuto per tutto ciò che non capiscono, che non è alla portata di gente miserabile che pensa di poter adattare una società a sua immagine, somiglianza e gradimento.
Questi sono i cosiddetti difensori dei valori della famiglia di Dio che oggi partecipano al #familyday2016

Il mantra di oggi è che negare i diritti non è un’opinione, figuriamoci se può essere un argomento degno di una manifestazione di piazza, nel paesello di bananas invece succede anche questo: c’è gente che si sente minacciata da qualcosa che nessuno gli ordina di fare e pensa di poter decidere che una cosa non si deve fare solo perché non la condivide.
Guai se passasse il principio che il diritto si può riconoscere per alzata di mano come alla riunione di condominio si decide di rifare la facciata del palazzo per “millesimi”.
La legge sulle unioni civili non è impositiva, ovvero non riguarda la totalità dei cittadini come altre leggi che invece tutti sono tenuti a rispettare quale che sia il loro stato civile, ceto sociale e che quindi è giusto sottoporre al parere dei cittadini.
Nel paese normale non doveva servire nemmeno il referendum per approvare le leggi sull’aborto e il divorzio: la politica dello stato civile si attiva per garantire a tutti i cittadini la possibilità di scegliere quando si tratta della sfera privata della persona, ovvero di scelte che posso decidere di fare solo io, perché solo io so cosa è importante per me in quel preciso momento della mia vita e solo io devo poter decidere, quando quelle scelte non condizionano né mettono in pericolo le vite degli altri ma possono invece migliorare la mia.
Approvare una legge non significa poi che tutti saranno obbligati ad usufruirne: vuol dire semplicemente dare a tutti la possibilità di poter fare o non fare una determinata scelta, proprio come abortire e divorziare, sposarsi, amare una persona di sesso diverso o uguale.
Tutte cose che non andranno a condizionare, peggiorare, modificare danneggiare nessun altro come invece vogliono far credere i sostenitori della famiglia “voluta da Dio” che oggi si riuniscono in piazza per chiedere che si neghi ad altri quello che a loro è concesso di fare.

Inutile precisare che se anche una persona, due, tre hanno deciso all’ultimo momento di partecipare alla buffonata ipocrita e fondamentalista al circo Massimo la responsabilità è di chi pensa che in una democrazia chi nega i diritti e chi invece li riconosce abbiano lo stesso diritto di parola.
Il dibattito di queste settimane sul disegno di legge Cirinnà è stato osceno, così come osceno è lo spazio mediatico offerto ai disertori della società civile da chi pensa che tutti debbano parlare tanto poi la gente ha i mezzi e gli strumenti per decidere autonomamente.
In Italia non è così, non è mai stato così: il ripetersi di regimi totalitari, autoritari dove la volontà del popolo viene considerata sempre meno dovrebbe aver insegnato che la stragrande maggioranza degli italiani si fa affascinare e sedurre troppo facilmente dalla propaganda, l’assenza di una informazione corretta fa il resto,  ad esempio vent’anni di berlusconi.
Prima dei diritti civili esiste quello di vivere una vita serena, che somigli il più possibile alle persone che la vivono, che non costringa a nascondere la propria identità per farsi accettare nel paese ipocrita e perbenista a corrente alternata dove le istituzioni e la politica sono sempre molto attente alle questioni di coscienza: la loro, il che è tutto dire, sono sempre ben disposte ad ascoltare ed accogliere con osservanza rispettosa le istanze del vaticano, tutta questa disponibilità viene a mancare quando si tratta delle necessità e dei bisogni dei cittadini che vengono sempre valutati al ribasso, misurati col rischio di perdere consensi e potere.
Nessuno di quelli che oggi sarà sulla piazza del rifiuto e della violenza della negazione ha il diritto di poter decidere della serenità altrui.

L’uomo che cadde sulla Terra

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Solo tre giorni fa avevo celebrato il suo compleanno nella mia pagina facebook, una foto che ha collezionato quasi 400 apprezzamenti, il segno che David Bowie è un artista molto amato e lo resterà anche ora che non c’è più.
Quando se ne va un grande, tutto, tutto sembra infinitamente più piccolo.
David Bowie si porta via gli anni migliori di un paio di generazioni.
Ciao Duca, che il tuo tutto dall’altra parte sia all’altezza di quello che hai regalato al mondo.

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Charlie Hebdo, un anno dopo

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Uno stato democratico ha il dovere di affermare i principi della laicità che garantiscono tutti senza preoccuparsi  degli orientamenti religiosi, ha il dovere di non considerare i dogmi religiosi  elevandoli ad esempio per le regole della società civile, ha il dovere di non permettere che la religione invada ambiti dai quali deve stare fuori, ad esempio la politica.  Lo stato democratico non deve condizionare l’espressione dei pensieri, anche fossero i più irriverenti finché non diventano un reato.

Non c’è fanatismo nel pensiero e nell’azione laici mentre nella religione continua ad esserci, non solo in quella fondamentalista che ha ucciso la libertà di poter ridere anche di chi  crede che un Dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare abbia davvero il potere che gli è stato conferito da uomini e donne in carne ed ossa. Al punto in cui siamo oggi a salvare il mondo non saranno la bellezza né l’amore ma la laicità, ovvero la libertà di ognuno di poter essere quel che è, il diritto di ognuno di decidere della sua vita,  non essere parte di un insieme di cui non vuole far parte senza che qualcuno che ha scelto di essere altro si debba offendere per questo.

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Charbonnier

Ancora nessun attentato in Francia. Aspettate, abbiamo fino alla fine di gennaio per farvi gli auguri”.  “Charb”

L’EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO – “J’ETAIS CHARLIE”, PERCHE’ TUTTO E’ TORNATO COME PRIMA

Charlie Hebdo, un anno dopo la strage  
‘Rassegnatevi, noi atei non siamo morti’

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Se ancora oggi bisogna mordersi la lingua per non essere “inopportuni” verso le religioni, per non turbare le sensibilità dei credenti, se in un paese civilizzato come il nostro la bestemmia che passa su un nastro in sovraimpressione durante uno show costa il posto di lavoro al responsabile della messa in onda, se, sempre in quel paese le notizie dal vaticano sovrastano per eco, enfasi, quantità e importanza quelle che riguardano tutti, non solo i cattolici, una fetta di popolazione sempre più risicata che non dovrebbe rappresentare tutto il paese né avere più diritti degli atei, dei tifosi di una squadra di calcio o degli amanti della letteratura, del cinema, di un’arte qualsiasi.
Se, sempre qui, vengono prese per cose serie idiozie dette in relazione alle allegorie natalizie quando se ne parla come di tradizioni da imporre perfino nella scuola di tutti: il presepio alla stregua della pietanza tipica, cose che vengono dette da ipocriti che non hanno niente di cristiano di cui potersi vantare visto che molti – vaticano compreso – sono fra quelli che non trovano orripilanti gli accordi dell’occidente con l’Arabia delle decapitazioni di massa, dell’annullamento dei diritti umani.
Se ancora oggi bisogna spiegare la funzione della satira che in quanto tale non si pone dei limiti né è tenuta a farlo direi che non è servita a niente la lezione di Charlie Hebdo, della strage per ammutolire la libertà della satira di poter irridere non Dio ma l’idea tutta terrena che ha chi lo usa per comandare, dividere, guerreggiare, violentare i diritti umani offendendo fino all’annientamento e all’eliminazione fisica di chi non ha bisogno di Dio per tirare a campare.  Chi perseguita, obbliga, impone, vieta, censura, nega le libertà personali e uccide in nome di un dio è un malato mentale oltreché un criminale socialmente pericoloso, quindi nessuna comprensione, giustificazione né tanto meno l’abbassamento dei toni con gente così, quale che sia il suo dio di riferimento.

 

Riforme_Rai

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L’Italia del rottamatore, del quarantenne rampante è rimasta l’unico paese europeo a non riconoscere una legalità, quindi i diritti, alle coppie omosessuali.
Complimenti vivissimi a chi ha votato, sostenuto e lo fa ancora questo pericoloso megalomane che oggi invece di andare a scusarsi con i derubati dal suo decreto salvabanche come ha fatto Tsipras con i greci privati fino a ieri dei loro diritti, è andato a tagliare l’ennesimo nastro ad una finta grande opera.  Sette miliardi di euro, cifra come al solito più che raddoppiata rispetto a quella prevista che era di 2.521.000.000, undici anni di lavori per costruire 59 chilometri di strada e far risparmiare un quarto d’ora di viaggio a chi deve percorrere quel tratto di strada.
Questa è la prestigiosa, necessaria ‪#‎VarianteDiValico‬.
E ‪#‎Renzi‬ ha pure il coraggio di vantarsi della “grande opera” come se l’avesse costruita con le sue nude mani e non fosse invece un progetto di altri.
Ecco come si costruisce il consenso politico di un cialtrone.

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Quando Renzi diceva “fuori i partiti dalla Rai” intendeva dire fuori i partiti e dentro il governo?  Dopo che in tutti questi anni nessuno della presunta sinistra ha mai voluto risolvere il conflitto di interessi di berlusconi arriva Renzi e fa asso piglia tutto con l’azienda di stato ma lo fa coi soldi dei cittadini.  I contribuenti saranno costretti a pagare una tassa opportunamente inserita nella bolletta dell’elettricità per finanziare un’azienda fintamente pubblica visto che ormai i programmi sono un intermezzo fra una pubblicità e l’altra, un’azienda messa sul mercato con un amministratore delegato stile Marchionne scelto da Renzi in persona che a sua volta potrà decidere il personale da assumere che dovrà fare i palinsesti a immagine e somiglianza del Leopoldo da Rignano stando ben attento a non dis_turbarlo troppo.

A questo punto, visto che Licio Gelli è morto i diritti d’autore se li dovrebbe far pagare berlusconi,  meglio di così non avrebbe saputo fare nemmeno lui che almeno le sue porcate le ha fatte in governi eletti da parlamenti autorizzati dal voto degli elettori, non da uno abusivo che avrebbe dovuto solo garantire la tenuta dello stato e invece lo sta rovesciando senza il permesso di nessuno. 

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“La tv di Stato aumenta la dipendenza dai partiti

Ora è come se l’ad della Rai fosse Palazzo Chigi”

Enrico Mentana, direttore del Tg de La7, critica la riforma della Rai approvata ieri al Senato (leggi)
E davanti ai telespettatori rincara la dose: “Col canone in bolletta molti più soldi dei competitor” (video)

“Con questa riforma torniamo a prima del 1975, a una Rai che dipende dall’esecutivo. La fonte di legittimazione del Cda è la commissione di Vigilanza, ma soprattutto l’amministratore delegato con pieni poteri è Palazzo Chigi“. Il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, intervistato dal Fatto, non usa sfumature. “Non si può dire ‘fuori i partiti da viale Mazzini’ e poi approvare una legge del genere”.

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renzi_vespa_porta_a_portaSe una riforma del genere l’avesse pensata e realizzata berlusconi, perfino gasparri dice che è incostituzionale ed è tutto dire, oggi avremmo le piazze piene di girotondi, di popoli viola, di senonoraquandiste, di associazioni popolari, di articoli21, di difensori della Costituzione più bella del mondo. Invece, tutto tace, e non potrebbe essere altrimenti due giorni prima di natale nel paese più assopito del mondo. Solo su una cosa Mentana sbaglia, quando dice che non è vero che la televisione orienta gli esiti delle elezioni.
Questa cazzata la lasci dire a Pigì Battista che la ripete da anni, lui che è stato anche un dipendente mediaset sa benissimo che non è vero.
Se fosse così la politica non avrebbe l’ossessione del controllo dei media: vent’anni di berlusconi e ancora c’è chi vorrebbe convincere la gente che le televisioni non spostano i voti, mentre sono riuscite e riescono a spostare perfino i cervelli.

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RIFORMA RAI

Avanti a mani alzate  – Vincenzo Vita

Nel consesso civile l’alzata di mano è una richiesta educata di parola.
In parlamento, il luogo dove si dovrebbe costruire la civiltà l’alzata di mano serve a togliere la parola..
Il parlamento di Renzi riforma la Rai, lo stato a modo suo con lo stesso spirito che anima una riunione di condominio dove basta una persona in più a decidere il colore delle tende dei terrazzi.
A margine di tutte le sconcezze che dobbiamo subire tutti resta però la realtà di un paese che non vuole crescere, maturare, fatto di una maggioranza di gente che spera sempre che sia qualcun altro a risolverle i problemi e il dramma è che sceglie sempre le persone sbagliate.

Se i farabutti approfittano sempre delle feste, delle vacanze, di ferragosto per fare le peggiori porcate è perché possono contare sulla complicità di chi non alza più nemmeno un sopracciglio nemmeno di fronte al peggiore degli abusi di potere.
Per fortuna Licio Gelli è mancato giusto un attimo prima della magnifica riforma della Rai targata Renzi, altrimenti altroché i diritti d’autore avrebbe chiesto.
Fino a ieri le televisioni pubbliche controllate in toto dal governo esistevano solo in Cina, Thailandia, la Corea del nord, in tutti quei paesi dove l’ipotesi di democrazia è stata stroncata sul nascere. Da oggi finalmente l’abbiamo anche qui, così ci togliamo il pensiero ché il dilemma “democrazia sì, democrazia no” ha sinceramente rotto il cazzo.
L’occupazione manu militari del servizio pubblico da parte del governo di quello che diceva “fuori i partiti dalla Rai” è cosa fatta e ha pure un capo: Renzi.
Kim Renz-un prima ha pensato al modo per far pagare il canone a tutti, dopo si è riformato la Rai a sua immagine e somiglianza, nominando il direttore generale leopoldo e promuovendolo AD, quindi con tutti i poteri nelle sue mani come se la Rai fosse una sua azienda privata dove l’uomo solo può decidere chi deve stare dentro e chi fuori senza fare nemmeno l’editto.
La domanda è retorica e stra-abusata, ma “se l’avesse fatto berlusconi”?
Gli italiani costretti dallo scippo con destrezza del canone in bolletta a sovvenzionare la ormai ex azienda di stato per permettere ad un capo del governo abusivo di trasformarla definitivamente nel suo house organ.
Presumo sia inutile aspettarsi un sussulto di dignità da parte di quei pochi professionisti che pensano che il giornalismo e l’informazione non siano mettersi al servizio del capetto di turno ma il perno dell’equilibrio democratico di un paese.  

Con una Rai così conciata da Renzi che se l’è praticamente privatizzata a suo uso e consumo, pagare il canone è un abuso.
La politica dovrebbe finanziare di tasca sua un servizio che serve solo alla propaganda di regime, non estorcere la tassa ai cittadini.

 

Il fu venerabile eversore

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Sottotitolo “extrapost”: se si mette uno come Tronca, anzi proprio Tronca a fare le veci del sindaco non ci si può stupire se festeggiare il capodanno non rientri nelle sue priorità. Non ha le physique du rôle, ecco.
Leopoldo VI vuole le Olimpiadi a Roma, Montezemolo che le deve organizzare già si fa le pippe e Tronca dice che non ci sono i soldi per il capodanno a Roma?  Tutta questa propaganda al “non abbiamo paura” e poi a capodanno si spengono le luci a Roma?
Un anno di giubileo sì e il capodanno no?
Cialtroni, sono solo dei cialtroni.

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“Con la Loggia P2 avevamo l’Italia in mano”, è morto l’ex “venerabile” :

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venerabile

“Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo.
Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore.
La giustizia, la tv, l’ordine pubblico.
Ho scritto tutto trent’anni fa”. [Licio Gelli, 28 settembre 2003]

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Morto Licio Gelli, capo della loggia massonica P2
Dal fascismo alle stragi, vita di scandali e misteri

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•IL “PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA” DELLA P2 CON I COMMENTI DI MARCO TRAVAGLIO

•DALLA STRAGE DI BOLOGNA AL CRAC DEL BANCO AMBROSIANO: LE INCHIESTE CHE HANNO COINVOLTO IL VENERABILE DELLA P2

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Se Licio Gelli da vivo voleva i diritti d’autore  per l’Italia di berlusconi dopo le “riforme” di Renzi e della Boschi fra le quali l’abolizione del senato: lo stesso obiettivo che fu prima di mussolini poi proprio di Gelli nel piano di rinascita adesso che è morto toccherà fargli il monumento, a imperitura memoria di chi ha fatto l’Italia. Garibaldi je spiccia casa.  Gelli ormai era considerato uno statista, un autorevole opinionista da intervistare, già il nomignolo di venerabile, ovvero uno che dovrebbe incutere rispetto addirittura in odor di santità dovrebbe significare qualcosa. I golpisti di ieri iscritti alla loggia sono diventati “faccendieri” e sono ovunque, un aggettivo neutro che non tutti capiscono e che non  significa niente.

Perfino la morte schifa l’infamità e vuole averci a che fare il più tardi possibile, ecco perché l’erba cattiva “non muore mai”. Oggi gli eredi della politica di ieri ma anche di questa più recente sono in lutto. E’ morto il loro principale ispiratore.

Solo in un paese misero e senza memoria come questo si poteva ridurre un’organizzazione eversiva alla stessa stregua del circolo della bocciofila, ritrovarsi i suoi iscritti ovunque in politica, nei media, in tutti i gangli dello stato, gente ridotta al rango di “faccendieri” invece di renderla riconoscibile con quello di “golpisti”.
La ‪#‎P2‬ non era, non è un ritrovo della borghesia ma un’associazione che voleva sovvertire l’ordine dello stato in maniera un po’ soft, senza che la gente se ne accorgesse, senza la violenza del colpo di stato effettivo e dei carri armati in piazza.
Il nome di Licio Gelli ritorna in tutte le vicende peggiori di questo paese: dalle stragi fasciste a quelle mafiose, dal rapimento di Moro a mani pulite fino ad arrivare ad oggi, a certe cosiddette riforme della politica che erano le stesse che aveva pensato Gelli nel suo piano di rinascita.
Tutta la storia più nera e fascista del dopoguerra porta il marchio della P2 e la firma di Gelli.