La coscienza del PD [ma il problema è la ‘monnezza’ di Roma]

Preambolo: sesso con prostitute, cocaina e un video diffuso dal Sun, il vice speaker della Camera dei Lord già ex ministro del partito laburista nonché “garante delle norme di comportamento dei colleghi” ma evidentemente non del suo si dimette e chiede scusa per i suoi passatempi privati subito dopo che Cameron ne aveva chiesto la destituzione.
Nei paesi normali il primo ministro non assicura l’impunità ai suoi subalterni usando l’alibi del garantismo, del “che je fa” o del così fan tutti e che male c’è.
Dopodiché il pover’uomo non ha strepitato contro la stampa brutta e cattiva che non si è fatta i fatti suoi e gli ha violato la privacy, non ha detto che il suo comportamento privato non è penalmente rilevante né il parlamento si è attivato per fare una legge che impedisca ai giornali e giornalisti di informare: si è dimesso con disonore e ha chiesto scusa.
E il comportamento “non penalmente rilevante” gli costerà anche un’inchiesta di Scotland Yard, l’espulsione dal parlamento e dal partito.
Il sense of humour gli inglesi sono abituati a metterlo dove si può.

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Azzollini, niente arresto grazie ai voti di metà Pd
E ora Serracchiani dice: “Abbiamo sbagliato”

Che differenza c’è fra quelli che tirano i vasi dai balconi, si mettono di traverso davanti alle forze dell’ordine per impedire l’arresto dei delinquenti nelle zone malfamate delle periferie e che fanno tanto indignare la cosiddetta società civile, la stessa che magari vota il PD, e il senato che nel segreto dell’urna impedisce l’arresto dei delinquenti? Ad occhio, nessuna. 

La richiesta di arresto della procura di Trani per Azzollini‬ salvato soprattutto dal PD era per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere.
Dov’è finito il daspo per i politici corrotti di cui vaneggiava il cazzaro?

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Uno che per dodici anni è stato presidente della commissione bilancio quanti favori deve riavere indietro da tutta la politica?
Un direttore di banca viene spostato di sede dopo un periodo piuttosto breve anche per evitare che si venga a creare un rapporto troppo confidenziale coi clienti.
Un mandato politico che dura dodici anni è un abominio, un crimine scientifico.

Quelli che si lamentano del PD ma poi restano nel PD possono evitare la fatica di lamentarsi e di citare la questione morale a proposito del PD che la moralità l’ha persa per strada da un pezzo.
Quando un partito non rispecchia più la politica in cui si crede e non porta più avanti le istanze dei cittadini ma si occupa e si preoccupa di tutt’altro c’è solo un modo per rendere credibili le proprie dichiarazioni: andarsene da quel partito.
Caro Felice Casson, tu non puoi uscirtene così oggi come un pisello dal baccello e dire che il PD salvando Azzollini‬ ha salvato uno della casta, perché il PD è lì per salvare tutti quelli della casta che hanno bisogno di essere salvati. 
Oggi un Azzollini a me e domani un Verdini a te: il teorema della politica è sempre stato questo, basta sostituire i nomi. Il patto del Nazareno non nasce con Renzi e berlusconi ma arriva da lontano ed è sempre in mode on.
Fra l’altro Casson è un magistrato, uno a cui dovrebbe venire la pelle d’oca solo a sentir parlare di una legge che vuole impedire ai cittadini almeno di sapere chi sono i delinquenti che poi il parlamento si fa premura di tutelare, proteggere e lasciare al loro posto.

Nella stessa giornata in cui il senato della repubblica diceva no all’arresto di Azzollini la guardia di finanza è andata a prendere Mauro Balini, un noto imprenditore del litorale romano presidente del porto turistico di Ostia ora sotto sequestro, i reati a lui contestati sono l’associazione a delinquere e la bancarotta fraudolenta: gli stessi di‪ Azzollini‬. Ovviamente Balini non essendo un senatore che può contare sulle coscienze altrui è già in carcere.

La giornata parlamentare di oggi e l’ottimo risultato ottenuto dalla Banda Larga che ha evitato non la galera ma i domiciliari in villa ad Azzollini‬ vorrei dedicarla a tutti i meravigliati e indignati dall’iniziativa del Fatto Quotidiano per la riduzione della custodia cautelare a Fabrizio Corona, l’unico essere spregevole che in questo paese doveva marcire in galera per quasi 14 anni.
Per tutti gli altri più o meno spregevoli e delinquenti c’è la comprensione, la pietà, la prescrizione, l’indulto, le amnistie, i servizi sociali con annessa attività politica e la coscienza piddina.

Quello che mi fa imbestialire di più rispetto a certe faccende non è tanto il fatto in sé, ormai tutti sappiamo che la politica è quella che è, che non c’era e non c’è affatto l’intenzione di avvicinarsi alla gente di cui blateravano Napolitano e la Boldrini all’inizio della magnifica saga delle larghe intese quando concionavano di populismi e demagogie senza vergognarsi nemmeno un po’ .
Quelli non ci vogliono mandare più nemmeno a votare quindi figuriamoci quanto gli interessa la nostra vicinanza.
No: non è questo, confido nella storia che presto, tardi e troppo tardi i malnati li ha sempre puniti; quando sarà il momento della brutta fine che auguro a chi ha distrutto anche il benché minimo significato di democrazia e di stato spero che i responsabili siano almeno lontani dalla politica, in maniera tale che quaggiù fra noi plebei ne giunga solo una minima eco.
Io ora immagino i cosiddetti guardiani della democrazia, il giornalismo più che complice della costruzione di questo scempio a getto continuo, quelli che riceveranno l’ordine di minimizzare un fatto gravissimo come la richiesta di arresto negata di Azzollini‬.
Li immagino davanti ai loro monitor compiaciuti che anche stavolta il governo di Renzi, ma si potrebbe andare indietro all’infinito per tutti i governi compresi quelli di berlusconi, è riuscito a fregare, umiliare e offendere gli italiani grazie al sistema “democratico” che premia i delinquenti, ma solo se sono onorevoli, deputati e senatori.

Giudizio del popolo? No, grazie

Accusare qualcuno di essere un assassino se non ha ucciso è diffamazione, ecco perché bisognerebbe prendere atto che quello che è impossibile per noi è possibilissimo per altri. Il sesso di gruppo è una pratica normale, rispetto al sesso donne e uomini sono uguali, se molte donne non si facessero condizionare dalle convenzioni sociali lo ammetterebbero senza problemi e senza temere il giudizio morale. Un’orgia non è violenza e non tutto quello che non si condivide e non si farebbe può diventare un reato per far content* chi ha bisogno di vedere il mostro sempre fuori da sé. Se non ci piace l’idea che una poco più che ragazzina faccia spontaneamente sesso di gruppo, scelga di avere uno stile di vita distante dal nostro modo di vedere la vita siamo liberi di pensare questo. Ma fra questo e mandare in galera una o più persone che non hanno commesso nessun reato c’è un abisso.  Una sentenza non può diventare carta straccia solo perché non è andata nella direzione che la maggior parte dell’opinione pubblica desiderava: spiacente ma non mi aggiungo e non partecipo al delirio collettivo. 

Nel caso di processi che vedono imputate persone dalla reputazione dubbia e che hanno già avuto a che fare con la giustizia è umano prim’ancora che legittimo avere dei dubbi se la sentenza ci sembra inadeguata. berlusconi è un esempio perfetto per quello che voglio dire.
Ma berlusconi oltre ad essere un delinquente abituale è anche un uomo ricco e potente, la sua vita non cambia se un tribunale lo condanna, lo assolve, lo prescrive: sempre berlusconi rimane, non ha avuto nessun problema a farsi accettare, socialmente e politicamente, nelle sue molteplici vesti di corruttore, puttaniere, frodatore, condannato in via definitiva perché berlusconi quello che non ha lo può comprare e di gente disposta a vendersi in questo paese ce n’è una discreta quantità.
Ma voi, noi, io?
In molti sono, siamo qui a indignarci per i giudizi sommari, guardiamo con orrore le reazioni violente della Rete rispetto ad altre situazioni, quando i social si trasformano in una tribuna del popolo che giudica, infierisce, condanna alla pena massima esprimendo una violenza maggiore del fatto in sé.
Dunque indignarsi va bene quando l’accusato è l’immigrato, il rom e non va più bene quando sul banco degli imputati ci vanno a finire italiani incensurati che dovevano essere condannati perché la gggente voleva questo?
Per non “creare il precedente”?
Perché una donna è sempre vittima, innocente “in quanto donna?”
Anche se mente sotto processo con l’intenzione di far condannare chi non ha commesso nessun reato?
Mi dispiace per le tante anime candide che si sono espresse sulla sentenza di assoluzione nel processo di Firenze, che non vogliono ammettere l’errore di valutazione nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti, di una sentenza, di referti medici che chiariscono perfettamente come si sono svolti i fatti, che mette in fila le evidenti contraddizioni, bugie dell’accusatrice e, specularmente, la perfetta e lineare versione dei sei accusati ma la vita non scorre secondo canoni soggettivi.
C’è sempre qualcosa che sfugge perché non si conosce o si rifiuta, quindi prima di essere qualcun altro “per hashtag”, di farsi coinvolgere in iniziative collettive, di partecipare perché si fa una miglior figura a sostenere certe cause anziché sforzarsi di cercare un po’ di verità sarebbe il caso di riflettere meglio.

Prima di tutto, l’onestà

A proposito del processo ai sei poi assolti dall’accusa di stupro ai danni della ragazza della Fortezza: avevo già corretto l’altro post quasi in corsa, ma non basta se poi decine e decine di associazioni coinvolgendo altra gente presumibilmente disinformata hanno sentito il dovere di richiamare ancora l’attenzione mediatica su una vicenda che invece sarebbe meglio coprire col classico velo pietoso.

Non certo per moralismo ma perché se non capiamo tutti che una donna libera è anche quella a cui piacciono le esperienze estreme in fatto di sesso, di abitudini, una che da se medesima si definisce con una vita “non lineare” ma poi rifiuta di riconoscersi in quel ruolo che lei stessa ha scelto e nessuno le ha obbligato non usciremo mai da questo assurdo trip che la donna ha sempre ragione, è sempre vittima “in quanto donna”.

Una donna autodeterminata è colei che, coraggiosamente, decide di fare della sua vita quello che vuole senza preoccuparsi dei giudizi altrui, di vivere in una società fatta anche di gente ipocrita che condanna tutto quello che non capisce, non condivide, non farebbe o che vorrebbe fare ma non ne ha il coraggio per paura, convenzioni, retaggi culturali o altro che non so.

La donna autodeterminata anche se poi si pente di aver fatto delle cose non dà la colpa a chi ha condiviso con lei certe esperienze, tanto meno si vendica denunciando una violenza che non c’è stata, non mente per proteggere se stessa e non manda in galera persone che, come hanno stabilito un tribunale e dei giudici donne, “non hanno commesso il fatto”.
E non lo hanno commesso così tanto che la procura e l’avvocato difensore della ragazza non hanno chiesto nemmeno il ricorso all’ultimo giudizio della Cassazione.
Un paio di giorni fa ho scritto un post sulla ragazza della Fortezza, ho sbagliato perché non mi ero informata abbastanza, l’ho scritto “da donna” e facendomi un po’ travolgere dall’onda emotiva, dopo aver letto la lettera dell’avvocato di uno dei sei accusati sono andata a leggermi un po’ di cose, fra le quali la sentenza di assoluzione, ecco perché non partecipo all’evento di solidarietà organizzato a favore della ragazza alla quale nessuno ha negato di essere libera, di vestirsi come vuole e di viversi la sua sessualità come le piace: nessuno.
E nessuno, ma proprio nessuno dovrebbe accusare ancora sei uomini assolti sulla base di prove concrete di essere colpevoli di un reato odioso qual è lo stupro.

Una brutta storia e un pessimo precedente

Per correttezza aggiungo il link dove si può leggere la replica dell’avvocato di uno dei sei, anzi in origine erano sette, prima condannati poi assolti perché pare che le cose siano un po’ diverse da come ce le hanno raccontate certa cronaca e certe blogger. 

Stupro Firenze, legale del ragazzo assolto: “Sedicente vittima non attendibile”

Sottotitolo: non apprezzo sempre Eretica, la blogger del Fatto Quotidiano e di Abbatto i muri perché spesso è esageratamente estremista e nel dibattito ottiene il risultato opposto da quello che credo si augura quando scrive attirandosi una serie infinita di commenti negativi, ma chi ne ha voglia può dare un’occhiata alle repliche di questi due suoi post per capire l’aria che tira, specialmente nel solito Fatto Quotidiano dove c’è gente alla quale andrebbe interdetto l’uso di un computer collegato alla Rete.

Inutile denunciare uno stupro 

Stupro, quella perversa abitudine di processare la vittima

Chi beve due birre e viene fermato ai controlli rischia il ritiro della patente per aver superato il tasso alcolemico consentito per guidare, ma per i giudici di un tribunale una donna può essere abbastanza ubriaca ma non tanto da non poter rifiutare un rapporto sessuale, sei rapporti sessuali, con sei uomini diversi che hanno approfittato di lei PROPRIO perché era in quella condizione. 

Per me invece, nel paese normale e civile una donna si può rifiutare sempre, anche se prima dice sì e nel frattempo cambia idea, anche se invece del rapporto occasionale è quello col partner fisso: il compagno, il marito.
Anche se quella donna è di facili costumi, si butta via col primo o la prima che capita ha il diritto di scegliere lei: da senziente e sobria. 

Sono fatti miei se la mia è una vita “non lineare”, finché i miei comportamenti non danneggiano, non costituiscono un pericolo sociale o un reato.


E non c’è nulla con cui si può giustificare la “presenza a se stessa” che possa obbligare una donna a dover accettare quel rapporto come consenziente, far decidere a dei giudici che l’uomo o gli uomini che hanno approfittato di lei sono da assolvere con una sentenza dalla motivazione morale che punisce lei anziché con un giudizio penale.

Noi donne non siamo innocenti per genere, assolutamente.  E’ capitato che delle donne accusassero uomini per vendicarsi di qualcosa e prima di condannare un uomo per stupro bisogna che ci sia la certezza che violenza c’è stata. Ma di questa sentenza mi ha dato oltremodo fastidio il giudizio morale, dire che la ragazza ha acconsentito per una sua momentanea debolezza, fragilità ma non si può parlare di violenza vera e propria.

Se quella debolezza anziché dall’alcool fosse derivata da dei medicinali che riducono la soglia di attenzione come si sarebbero comportati quei giudici?

Il problema è il solito ed è tutto e solo italiano:  nei confronti delle donne c’è sempre quella irresistibile tendenza a giudicarle per come si vestono, si truccano, si muovono, se escono di sera, se dicono le parolacce oppure no, se vanno solo con un uomo o con tanti anche contemporaneamente o, come in questo caso  una donna non ha potuto provare di essere abbastanza reattiva di fronte ai sei che hanno approfittato di lei. Non aveva un graffio, non c’erano evidenti segni di una qualche reazione e quindi per la giustizia e per lo stato è tutto a posto.

Un po’ come quando la Cassazione stabilì che coi jeans è impossibile la violenza.

Una  donna può anche decidere di volersi concedere a dieci uomini per volta, ma  lo deve fare consapevolmente, e di fronte ad una denuncia per stupro un giudice non può accampare come motivazione per una sentenza quella che se detta in altra sede verrebbe considerata una semplice opinione.

Dal blog Al di là del Buco

Le motivazioni della sentenza di assoluzione ai sei accusati (dapprincipio) dello stupro di gruppo alla Fortezza da Basso di Firenze hanno fatto molto discutere. Per il moralismo evidente e perché il giudizio sulla vita privata e sessuale della ragazza sembrerebbe la motivazione principale che ha indotto i giudici a non crederle. Di fatto i sei, condannati in primo grado, sono stati assolti in secondo grado. Sulla sentenza vi rimando al pezzo su Il Fatto Quotidiano che descrive alcuni dei motivi per cui i giudici hanno assolto i sei. Nel frattempo, mentre il web si divide in innocentisti e colpevolisti, è arrivata la mail della ragazza che ha denunciato lo stupro. La pubblico, così com’è.

Firenze: Fortezza significa forza. Adesso non più!

Quel nonsocché di ridicolo

Sottotitolo: quando Sciascia ha scritto dei “professionisti dell’antimafia” si riferiva a chi come Borsellino, specialmente a lui era indirizzato il messaggio, per combattere la mafia è morto. C’è gente che ha costruito fior di carriere perché si è sempre dichiarata contro le mafie, ma l’antimafia non si dice: si fa.
Gli antimafiosi veri in questo paese di solito li ammazzano, non gli mettono in mano il potere.

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L’ultima intervista a Pippo Fava, ammazzato dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984

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Non c’è un modo per dare una notizia: c’è la notizia,  se c’è il giornale e i giornalisti la divulgano.

Anche basta con questa storia dell’opportunità di pubblicare o meno che ha avuto il suo apice con berlusconi e quelle che erano tutt’altro che faccende sue private.
Quello che emerge dalle intercettazioni in cui sono coinvolti i politici dovrebbe interessare sempre, non per voyeurismo ma perché quei politici sono scelti dalla gente che [forse] se fosse più informata su chi sono le persone che manda al comune e in parlamento le sceglierebbe con più attenzione.
Dover rispiegare ogni volta e ancora l’importanza di conoscere il politico in tutte le sue dimensioni, anche quelle private, anche quando sono “penalmente irrilevanti” ma che danno comunque la misura della moralità e dell’etica della persona che si occupa delle cose di tutti è diventato nauseante.

I cattivi maestri ci vogliono convincere che l’intercettazione deve rimanere segreta, non essere diffusa quando i suoi contenuti non hanno niente di penalmente rilevante: la solita stucchevole tiritera che viene ripetuta ogni volta che qualcuno svela cosa c’è nel backstage della politica, una cosa normalissima che succede in tutti i paesi più civili del nostro.
Quelli buoni, invece, pensano che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi sono, cosa fanno, cosa dicono e come si comportano SEMPRE i “signori” della stanza dei bottoni visto che sono quelli a cui si affida non solo la gestione del paese ma anche quella delle nostre vite che possono stravolgere a immagine e somiglianza: le loro, il che è tutto dire.
Ad esempio io a Renzi non avrei affidato nemmeno la gabbia dei criceti se ne avessi avuta una, mentre il 40,8% della metà degli italiani ha pensato che lui fosse la persona più giusta e più adatta per mettersi alla consolle di questo sciagurato paese il cui destino non viene deciso da istituzioni responsabili, da una politica che ha a cuore il bene collettivo ma viene manipolato da qualche gruppetto di amichetti di sontuose merende i cui interessi sono sempre altrove dai nostri.

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Leggendo certi commenti sembra che la procura abbia smentito che esista la telefonata fra ‪Crocetta‬ e Tutino: nient’affatto, la procura ha solo detto che non è stata trascritta negli atti, che è ben diverso dal negarne l’esistenza come piacerebbe a qualcuno di quelli che “il direttore de L’Espresso si deve dimettere”.
Se in questo paese molti tendono a fidarsi più di qualche giornale e di alcuni giornalisti che di una procura qualche ragione ci sarà.

Le intercettazioni servono non solo a farci capire chi sono le persone che esercitano l’autorità politica ma anche da che tipo di gente si fanno frequentare; ‘sti cazzi del penalmente irrilevante, la balla dietro alla quale si vuole nascondere il letamaio in cui galleggia la politica che conta che raccontano e se la raccontano anche quelli che sono nella nostra stessa barca  ai quali evidentemente va bene questo andazzo. Consideriamo che ad una ventina di milioni di italiani questo sistema è andato benissimo e per mantenerlo sarebbero e sono disposti anche a votare degli irriducibili bugiardi e disonesti. Lo hanno fatto, lo continuano a fare.
Ma nel paese normale, civile e democratico davvero i cittadini hanno il diritto di sapere chi sono, chi frequentano, come si comportano in certe situazioni i politici che li governano [parlando con pardon].
Questo sarà un paese diverso il giorno in cui gli elettori potranno scegliere di non votare il politico solo perché si mette le dita nel naso, altroché le balle della Boschi. 

Ma per fortuna come diceva Ennio Flaiano la situazione politica in Italia “è grave ma non seria”. 

C’è sempre quel nonsocché di grottesco, ridicolo che aiuta a metabolizzare anche le schifezze più allucinanti.
Ad esempio il garantismo à la carte del pd secondo il quale “nessuno è colpevole fino al terzo grado” ma  nel caso di berlusconi si può anche sorvolare su una sentenza definitiva facendolo addirittura accomodare al tavolo della trattativa nazarena, però Crocetta si deve dimettere per una faccenda ancora tutta da chiarire.
Poi quel “metodo Boffo” stracitato ad cazzum ignorando che il metodo Boffo è quello orchestrato ai danni di qualcuno che viene screditato con la diffusione di menzogne come fu proprio per Dino Boffo o per delle idiozie di nessuna rilevanza non solo penale ma anche sociale come il colore dei calzini del giudice Mesiano, le foto di Vendola ragazzo nudo su una spiaggia nudisti, la Boccassini che in gioventù flirtava con un comunista, come se questi fossero dettagli determinanti a definire la serietà di persone che hanno avuto poi responsabilità pubbliche e politiche.
La facilità con la quale in questo paese tanta gente riesce ad introiettare il linguaggio usato dai politici quando devono difendersi da qualche accusa, fosse anche un’amicizia con persone discutibili è uno dei motivi per cui qui un “caso Watergate” non sarebbe mai potuto accadere e non potrebbe accadere.
La mentalità provinciale tipica di tanti italiani che di fronte a cose più grandi di loro anziché sforzarsi di comprenderle le temono, condannano chi le porta alla luce, avrebbe messo in croce anche Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giganti del giornalismo d’inchiesta che inchiodarono Nixon – senza preoccuparsi di urtare la sensibilità di qualcuno – costringendolo alle dimissioni.

…ma non è un perdono

giovanardi fa sapere che non ha niente di cui scusarsi, che quando la madre di Federico dice che ritira la querela ma non perdona sicuramente non ce l’ha con lui. Io, come sempre, non me la prendo con lui ma coi vigliacchi che continuano a chiedere il ‘parere’ di giovanardi su questioni che il necrofilo ha già ampiamente chiarito in tante, troppe occasioni.

Il più violento degli schiaffi morali è far sapere ad una persona che si disprezza perché ci ha fatto del male di non essere più la causa e il motivo delle proprie angosce, sofferenze. 

Ed è più o meno questo che deve aver pensato Patrizia Moretti, la grande mamma di Federico Aldrovandi, ritirando la querela contro giovanardi, il segretario del Coisp Maccari e uno degli agenti assassini colpevoli della morte di suo figlio che hanno ripetutamente offeso, oltraggiato e vilipeso la sua famiglia e la memoria di suo figlio.
Dopodiché c’è uno stato a cui non sono bastati dieci anni per dare una risposta che restituisse a questa madre e a questa famiglia almeno la giustizia, una giustizia giusta capace di condannare fino in fondo, non solo un po’ com’è accaduto per i quattro agenti della polizia di stato, fra i quali c’era una donna, che quella notte di settembre finirono un ragazzino di diciotto anni a calci e botte sfondandogli prima il torace e poi il cuore e ai quali lo stato non ha tolto nemmeno la divisa.

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UN’IMPERDONABILE PERDITA DI TEMPO

Il testo integrale della lettera con cui Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ha annunciato il ritiro delle querele presentate nei confronti del senatore Carlo Giovanardi, dell’agente di polizia Paolo Forlani, condannato in via definitiva per la morte del figlio, e del segretario del Coisp Franco Maccari.

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Siamo ridotti talmente male in questo paese dove la legge è uguale sì ma per i soliti stronzi che per festeggiare il compimento della giustizia basta che un processo si concluda con una sentenza.
Quale che sia.
E’ andata così per i processi ai macellai del G8, per la sentenza che ha “condannato” berlusconi e anche per quella che ha fintamente punito i quattro assassini di Federico Aldrovandi ai quali lo stato dopo averli praticamente graziati ha avuto la premura di mantenergli il posto di lavoro. Tutte sentenze che ci dicono che la vita di chi ha commesso dei reati gravissimi, tutt’altro che dovuti ad una casualità, un raptus eccetera non ha avuto contraccolpi significativi. Tutto come prima, nel caso del G8 perfino meglio, diversamente dai morti, dagli offesi, picchiati, violentati, derubati in conseguenza di quei reati. Sentenze manifestamente in contrasto con la Costituzione che, è vero, ordina laddove sia possibile la riabilitazione del reo ma solo dopo avergli fatto pagare quel che deve alla società.

Questa vicenda triste, tragica come tante altre simili  mi ha sempre umiliata, da persona, da madre e da cittadina di questo paese. Penso che Federico oggi avrebbe più o meno l’età di mio figlio, penso a sua madre, alla sua famiglia, alle persone che lo amavano, alla possibilità negata in modo violento da quattro funzionari di stato di sapere cosa sarebbe oggi, che avrebbe fatto di se stesso, della sua vita. Per lo stato la vita spezzata di Federico non è stata che una pratica da chiudere con una finta sentenza e una finta condanna per i suoi assassini. Per qualcuno, tipo giovanardi e Maccari, invece, i quattro traditori dello stato non meritavano nemmeno quella finta condanna.

L’Euroricatto

Duecento anni fa, Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti: “Penso che le banche siano, per la nostra libertà, più pericolose di un esercito… se la gente permette alle banche private di controllare l’emissione di moneta, prima con inflazione e poi con deflazione, le banche e le corporations che cresceranno attorno alle grandi banche priveranno la gente delle proprie cose, finché i loro figli si troveranno a dormire sotto i ponti”.

Tsipras è una persona onesta, un politico dignitoso che ha vinto le elezioni perché si è impegnato a tirare fuori la sua gente dall’incubo dell’austerità: non ha promesso due spicci in cambio del voto come ha fatto il miracolato di Rignano assurto al trono dopo la vigliaccata fatta al suo predecessore.
Juncker, presidente della Commissione europea che oggi è uno di quelli che nega una proroga alla Grecia è lo stesso che in passato, quando era primo ministro in Lussemburgo, creò un sistema di elusione fiscale per favorire i grandi evasori delle multinazionali.
La Merkel non potrebbe essere dov’è, giocare alla prima della classe se la Germania nella storia non fosse stata graziata dal fallimento due volte.
Per due volte il mondo ebbe pietà per la Germania perdente in guerra, laboratorio del nazismo che provocò milioni di morti, devastazioni ovunque e rinunciò ad un giusto risarcimento, solo questo consentì alla Germania di diventare il cosiddetto motore d’Europa.

Se la Merkel giustamente riconosce alla Germania una responsabilità perenne per l’olocausto nazista dovrebbe ricordare anche che altri paesi non glielo rinfacciarono quando si fecero carico dei tanti miliardi di dollari di debiti tedeschi a cui hanno rinunciato per permettere alla Germania di essere quella che è oggi.  

Se chi sbaglia deve pagare iniziamo a pretendere il risarcimento da tutti quelli che hanno infilato l’Europa nell’incubo euro, millantando che fosse l’unica scelta possibile, la migliore, per risollevare l’economia di un intero continente.
Quelli che si sono piegati agli ordini della finanza facendo in modo che i popoli sacrificassero tutto ai bilanci dei vari stati invece di essere i controllori della finanza.
L’esperienza dell’euro ci ha insegnato che non esiste etica nella politica né il fine ultimo, e unico, che dovrebbe essere la cura degli interessi collettivi, non delle associazioni a delinquere che gestiscono i nostri soldi.
Ci avevano detto che con l’euro sarebbe stato tutto meglio, i fatti ci dicono che non è vero, oggi ci dicono che senza l’euro sarebbe tutto peggio di così, ovvero di quello che è già il peggio, una gestione così superficiale dei paesi della cosiddetta unione è un crimine contro l’umanità.
E il fatto che Tsipras qui in Italia venga umiliato da quelli che hanno sostenuto e sostengono il miracolato che a sua volta sostiene sia Junker sia la Merkel contro la Grecia dove la gente è ridotta alla soglia più bassa e infame della povertà, le persone non si possono curare, i bambini muoiono di fame [e tutto questo non suscita lo stesso sdegno mainstream come quello espresso per i migranti e i profughi], dovrebbe far riflettere un po’ tutti.

La triste vicenda della Grecia ci ha mostrato ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, quanto è irresistibilmente naturale il servilismo della gran parte della sciagurata informazione italiana verso i potenti, quali che fossero e che sono non è mai stato un problema: la posizione a 90 scatta in automatico, anzi, di default, per restare in tema.

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La Grecia e il debito, populismo vero contro populismo presunto – Alessandro Robecchi 

Da qui al referendum chiunque, ma proprio chiunque, spiegherà al popolo greco che votando “no” si metterà ancor più nei guai, che si rischia il disastro, eccetera, eccetera.
Per cui tirate le somme, sarebbe “populismo” chiedere a un popolo di esprimersi nelle urne ma non lo è interferire in quello che il popolo scriverà sulla scheda. Il presidente della Commissione europea, i vari leader del continente che indicano ai greci come votare, pregandoli di votare “sì” e sottoponendoli ad ogni tipo di pressioni sarebbero invece sinceri democratici antipopulisti. Mah.