La vera violenza è quella politica

 

Sottotitolo: esponenti del regime eritreo ai finti funerali dei migranti – purtroppo loro erano veri – morti a Lampedusa.
Un po’ come se ai funerali di Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta avesse partecipato Giovanni Brusca che li ha fatti saltare in aria. Chissà di chi è stata questa idea strepitosa?

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“ASSASSINI”. E ALFANO VIENE PORTATO VIA DALLA SCORTA NELLA SUA AGRIGENTO (Viviano e Ziniti)

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Il black bloc Giovanardi

«Il sesso è diventato un bene di consumo», dice Giovanardi, quindi «lo stupro non deve sorprendere».

Logica interessante.

Evidentemente Giovanardi ritiene che i beni di consumo si possano prendere con la violenza. Se ne deduce che Giovanardi è un teorico degli espropri proletari, meglio se realizzati menando il negoziante a sangue.

[Alessandro Gilioli]

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Giovanardi sullo stupro di Modena: “Inutile scandalizzarsi, è colpa di chi ha sdoganato la sessualità”

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Denis Verdini: “Ho preso 800 mila euro in nero, che male c’è? nella vita si fa così”

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MARADONA, FAZIO, IL FISCO E IL GESTO DELL’OMBRELLO IN TV (Francesco Merlo)

La reazione col fuso orario del quieto Fazio (Andrea Scanzi).

 

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IL PATTO CON RE GIORGIO? “AVEVA PROMESSO L’INDULGENZA MOTU PROPRIO” (Fabrizio d’Esposito)

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Verdini incarna alla perfezione l’arroganza criminosa della politica, quella di chi sa che può dire qualsiasi cosa, anche confessare un omicidio e uno stupro in diretta tv e dopo non succede niente.

Ci sono cose che bisognerebbe ripetere ogni giorno a mo’ di mantra finché non le avremo capite tutti, anche quelli che ogni volta si ostinano a distribuire le colpe in modo errato.
Perché fa bene giovanardi ad esprimersi con la consueta violenza finché ci sarà qualcuno che andrà a chiedere il suo parere come se fosse determinante saperlo, sapere cosa circola nel suo cervello bacato, cattivo, malato. 

Non tocca a giovanardi smettere di opinare sulla qualunque ma soprattutto sugli argomenti che gli sono cari: morti ammazzati dallo stato, donne, lesbiche, omosessuali, sesso ma lo devono fare tutti quelli che pensano di contribuire al dibattito e all’informazione chiedendo pareri a giovanardi e portandoli alla ribalta come fossero trofei da Pulitzer. Smettere di mettere un microfono davanti al muso ringhioso di giovanardi non è censura, è un contributo alla cultura, quella bella e pulita.

E fa bene maradona a fare il gesto dell’ombrello a equitalia in diretta tv, estendendolo così a tutti coloro che sono stati vittime dell’ingiustizia sociale come a dire “visto? io sono più furbo di voi teste di cazzo che le tasse le pagate”, a tutte le vittime di uno stato che esige dal povero, da chi è in difficoltà ma poi non sa fare la voce grossa coi ladri veri, con chi ha portato l’Italia oltre un fallimento non solo economico ma anche morale, etico.

Perché mai non si dovrebbe approfittare di uno stato che si fa rappresentare da verdini, uno dei tanti che andrebbero allontanati per igiene da un residuo di società civile costantemente sotto attacco della delinquenza istituzionale, da dell’utri, condannato per reati di mafia ancora senatore di questa repubblica, da berlusconi, un condannato alla galera, il più delinquente di tutti perché ha rubato allo stato mentre avrebbe dovuto difendere lo stato, uno che il gesto dell’ombrello agli italiani lo sta facendo da vent’anni ma nessuno si è mai scandalizzato per questo. 

Fa bene la santanchè a dare del traditore a Napolitano, dopo che il capo di questo stato ha dimostrato più e più volte indulgenza e comprensione verso la delinquenza politica e non di berlusconi in virtù della stabilità politica e dell’equilibrio del paese, come se queste cose, i fondamenti di una democrazia, debbano passare per la grazia ai delinquenti che hanno fatto il male del paese.

Fa bene chi può, ad approfittarsene: le carogne si spolpano finché ce n’è.

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Scelta cinica
Marco Travaglio, 22 ottobre

Però, che perspicacia questo Monti. Ha addirittura scoperto che Casini & Mauro sono due vecchi democristiani intrallazzoni, come tutti gli altri che ha imbarcato nel suo partitucolo. E financo che Enrico Letta è inginocchiato a Berlusconi e al Pdl. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Anzi, senti chi parla. Forse Monti non lo ricorda, ma nel novembre 2011, appena salì a Palazzo Chigi, un certo Monti ringraziò il suo predecessore B. dello squisito servigio reso all’Italia appoggiando il suo governo tecnico, e lo chiamò “statista”. Poi, già che c’era, inviava un pensiero affettuoso a Letta zio. Il Cainano, in quel momento, era un morto che camminava a fatica, sommerso dallo spread e dal discredito, tant’è che sfuggiva ai radar dei sondaggi e, votando subito, si sarebbe estinto. Provvidero Napolitano e Monti a resuscitarlo. Tant’è che alle elezioni di febbraio, dopo 14 mesi di “cura” tecnica, era più vispo che pria. Per non farci mancare nulla, Monti fu il primo, in campagna elettorale, prim’ancora di conoscere l’esito delle urne, a predicare le larghe intese col noto statista. Nelle consultazioni al Quirinale, fece sapere che non avrebbe appoggiato altro governo se non l’ammucchiata con B. E ad aprile, quando si votò per il nuovo (si fa per dire) presidente della Repubblica, sabotò qualunque candidato che non garantisse il governissimo con B. Infatti fu rieletto Napolitano, che ce le regalò con Letta nipote premier, scelto direttamente da B. e da suo zio. Monti e i suoi non fecero neppure una smorfia di disgusto quando si trattò di votare altri insigni statisti a presidenti delle commissioni parlamentari: Nitto Palma alla Giustizia, Formigoni all’Agricoltura, Cicchitto agli Esteri e così via. Anzi, pareva che inalassero Chanel numero 5, tanto erano estasiati. Appena B. fu condannato dalla Cassazione, chi si fece intervistare dall’apposito Foglio di Ferrara per chiedere al Colle la “grazia di pacificazione” al neopregiudicato? Monti, naturalmente. E chi ha candidato alla commissione parlamentare antimafia Stefano Dambruoso, il multiforme ex pm antiterrorismo che giudicò “una bizzarria dietrologica” lo scandalo per il sequestro di Abu Omar da parte di agenti Cia e Sismi? Monti, of course.

Il quale ora scopre a scoppio ritardato che nelle larghe intese con B. comanda B. Oh bella, e chi dovrebbe comandare? Scelta civica che ha preso un terzo dei voti della destra? O il Pd che, avendo astutamente spedito il suo vicesegretario a Palazzo Chigi, deve ingoiare qualsiasi rospo pur di tenerlo lì? Ma non s’è accorto che la prima e unica mossa del governo dei grandi rinvii è stato la parziale abrogazione dell’Imu per ordine di B.? E, se era contrario, perché ha votato a favore? E non ha notato che ogni tanto Enrico Letta dice “bisognerebbe abolire il reato di clandestinità” o “modificare la Bossi-Fini” o “abrogare la Fini-Giovanardi” con l’aria del passante, visto che non può toccare nulla perché non solo B., che è cattivo, ma pure Alfano e Giovanardi, che sono buoni, non vogliono. Sono i miracoli delle larghe intese, nate senza uno straccio di accordo programmatico fra i partiti (quello che da settimane l’odiata Merkel sta mettendo a punto nei minimi dettagli fra Cdu e Spd), ma solo sulla difesa del potere e della Casta e sulla paura di Grillo e di nuove elezioni. Eppure Monti persevera nel definire questo pateracchio “la miglior formula di governo che il Paese possa avere e che spero duri cinque anni”, senza ammettere che la paralisi deriva proprio dalla maionese impazzita di tre partiti che non vanno d’accordo su nulla se non sulla tutela delle poltrone. L’ultima mirabolante scoperta fuori tempo massimo del professore col loden riguarda il danno d’immagine causatogli dall’intervista tv alla Bignardi col cagnolino Empy in braccio: colpa della giornalista “scorretta”, dice lui, come se quella avesse potuto mettergli un cane fra le braccia a sua insaputa o sotto la minaccia delle armi. Scusi, professore, ma si sente bene?

Vuole che me ne vada? me ne vado? la prossima volta mi alzo e me ne vado

MATTEO PUCCIARELLI – Ingroia, come se ci fosse qualcosa di cui giustificarsi

E  questo va dedicato “cordialmente” a tutti quelli che “la politica deve rimanere nelle mani dei professionisti”; praticamente di quelli che hanno condotto allegramente un paese intero alla bancarotta economica, allo sfascio etico e alla distruzione morale.

Quelli che “Monti è stato bravo a restituire una buona reputazione all’Italia”. 
Che poi l’abbia immiserita nella sua già miseria, violata, defraudata nei diritti non è stato un grande problema, del resto lui stesso disse che i suicidi erano semplicemente delle “conseguenze dolorose”, qualcosa evidentemente già messo in preventivo, un fenomeno da accantonare e dimenticare a beneficio della faccia ritrovata, del prestigio internazionale, poi è poca cosa forse ricordare quante volte anche questi signori professori sobri abbiano offeso la gente perbene, l’abbiano considerata e giudicata con fare sprezzante, un intralcio al loro progetto di salvare tutto fuorché quello che si sarebbe dovuto salvare.

Preambolo: Monti in conferenza stampa  – a reti praticamente unificate come i messaggi urbi et orbi del papa – prima di pranzo, berlusconi nel pomeriggio “per le famiglie” di Raiuno, e, per finire in bellezza, lo skipper alle cime di rapa da Fazio su Raitre nel dopo cena: ma non s’era detto “a natale niente politici in tv?”

Sottotitolo: Monti ha in mente un memorandum per un’agenda politica di centro.
Adesso ci vorrebbe uno bravo che spiegasse agli italiani che la politica di centro è una non politica, che non esiste in nessuna democrazia,  nei paesi normalmente civili e moderni ci sono i laburisti e i conservatori, i repubblicani e i democratici, i centristi, quelli alla casini per dire, no, la loro funzione è come ha spiegato benissimo Crozza tempo fa, di  posizionarsi a metà del tavolo per arraffare quello che si passano destra e [centro]sinistra. 
In questo paese i cittadini mantengono un esercito di profittatori, di sanguisughe, di parassiti che non sono funzionali a nessun progetto politico ma che  ci tengono eccome a far parte del carrozzone dei privilegiati. 
Gente inutile, una zavorra di cui un paese normalmente civile dovrebbe sapersi liberare.

ALFANO RISPONDE AL PROFESSORE: “CON LUI PRECLUSA OGNI COLLABORAZIONE” 

Angelino si è offeso.
Bisogna capirli, i berlusclowns, fanno una vita impossibile, non sono proprio abituati a rapportarsi con chi parla una lingua normale fatta di concetti normali.
Monti, se avesse voluto avrebbe potuto demolire berlusconi e il pdl con quattro parole, e invece ha voluto fare simpaticamente dell’ironia sui difetti congeniti di chi proprio più oltre di un tot [molto limitato] non può andare.
Non ce la fa.
Bersani, invece, come al solito si adegua: ci tiene proprio, a far parte della famosa agenda.

In ogni caso quei due, Monti e berlusconi, sono  facce della stessa medaglia, completamente refrattari a qualsiasi cosa che abbia a che fare con il concetto di democrazia applicata.

Berlusconi litiga con Giletti su Raiuno

Se riesce ad andare fuori di testa davanti a Giletti e a Massimo Franco figurarsi cosa potrebbe succedere se andasse davvero a Servizio Pubblico.

Ci fosse mai stato  uno, o una,  che alla minaccia del “me ne vado” di chiunque abbia risposto: “prego si accomodi”.

Dignità, questa sconosciuta. 

Il finto  coraggio dei paraculi ipocriti – quelli alla vespa, funzionali al potere e sempre pronti a salire e scendere dal carro dei vincitori, quali che siano – è un altro squallido aspetto di tutto quel peggio che è stato veicolato in quasi vent’anni  con la definizione di berlusconismo.

 Giusto per tentare di riportare alla ragione quelli che “abbiamo quello che ci meritiamo”.
Perché io non mi merito berlusconi né  Giletti che, se dipendesse da me sarebbe a fare un altro mestiere né verrebbe considerato un giornalista.
Il CDA della Rai, azienda di stato, non viene scelto dai cittadini ma come sempre dai politici di centrosinistra, centroebbasta e destra che, come i ladri di Pisa fanno solo finta di litigare ma quando c’è da spartirsi la refurtiva e operare per il bene comune, cioè il loro,  sono sempre uniti come un sol uomo.

Ed è ovvio e lampante che poi tutti i baciati dalla fortuna di essere scelti a loro volta per condurre trasmissioni, anche quelle fintamente giornalistiche debbano in qualche modo dimostrare la loro riconoscenza, e ci riescono sempre.

Sfinge, Mummia, Scimmia e Volpe – di Marco Travaglio, 24 dicembre

Non so se avete presente Fantozzi quando pianta la tenda nel campeggio, di notte, col ragionier Filini dell’ufficio Sinistri. Filini, cieco come una talpa, gli schiaccia il dito col martello e Fantozzi, per non svegliare i campeggiatori, trattiene le urla per parecchi minuti, liberandole solo quando ha attraversato la foresta.

E’ la citazione più colta che viene in mente per descrivere il minimo comun denominatore di Mario Monti, la Sfinge, e di Silvio Berlusconi, la Mummia, finalmente liberi di sfogarsi dopo tredici mesi di reciproca prigionia.

La Sfinge non poteva dire quel che pensava della Mummia per non gettare la maschera del tecnico “extra partes”, e soprattutto perchè il Pdl gli teneva in piedi la maggioranza. La Mummia non poteva dire quel che pensava della Sfinge perchè gli serviva un anno di decantazione per far risalire i titoli delle sue aziende in Borsa e far dimenticare almeno ai suoi le porcherie del suo ultimo governo. Ieri, finalmente, han potuto dirsi tutto.

La Sfinge considera la Mummia uno squilibrato mentale che dice tutto e il suo contrario.

La Mummia considera la Sfinge un povero professorucolo estraneo alla “trincea del lavoro”, praticamente un fannullone che sta rovinando l’Italia.

La Sfinge aggiunge che non riesce a capire quel che dice la Mummia. Poi l’Annunziata gli dice che non ha capito una mazza di quel che ha detto in conferenza stampa, anche perchè è l’opposto della sua intervista a Scalfari (nel senso che Monti intervistava Scalfari), ma le domande che gli fa in ostrogoto non le capisce nessuno, nemmeno la Sfinge.

Intanto la Mummia va da Giletti e cerca di spiegare perchè mai voleva la Sfinge a capo dei moderati, ma non ci riesce e allora se la prende col timido Massimo Franco (“anche il Corriere fa parte del complotto”) e persino col povero Giletti, che si credeva bastevolmente arrendevole, non sospettando che una domandina ogni tanto costituisce già eversione. “Ma come, torno in tv dopo un anno e lei non mi fa parlare?”.

Non sa, l’ingenuo conduttore, che l’unità di misura del servilismo intervistatorio è cambiata: il sistema nanometrico decimale, un tempo imperniato sul “fede” (una domanda precotta) e sul “vespa” (due domande al massimo, con scrivania di ciliegio incorporata), è ora passato al “d’urso” (solo gridolini di giubilo e squittii di gaudio). Il “giletti” è già terrorismo.

L’altro tratto comune della Sfinge e della Mummia è l’Ego smisurato: si credono entrambi la reincarnazione di De Gasperi. Monti ne parla come di un fratello maggiore, senza naturalmente averlo mai conosciuto, mentre B. lo guarda dall’alto in basso (“sono l’italiano che ha governato di più nella storia, anche più del ricordato De Gasperi”).

Entrambi, poi, sentono le voci.

Monti: “Sento la società civile dirmi: certo, ci tassate molto, ma andate avanti così!”.

Berlusca: “Tutti mi chiedono di tornare in campo per completare la rivoluzione liberale”.

Chissà che gente frequentano: forse club sadomaso.

Monti cita ogni due per tre l’”Agenda Monti” come se parlasse di un altro, con l’aria ispirata che dovevano avere i figli di Aronne quando trasportavano nel deserto l’Arca dell’Alleanza: occhi socchiusi, boccuccia a cul di gallina, respiro trattenuto, quasi che l’Agenda fosse un’antica e sacra iscrizione iniziatica, tipo i Rotoli di Qumran, il Codice di Hammurabi, la Stele di Rosetta. Intanto impiega tre quarti d’ora per dire che si mette all’asta al migliore offerente e non si abbassa a candidarsi a premier: sono gli altri, possibilmente tutti, che devono pregarlo in ginocchio. Si sente tanto Gesù Bambino in attesa dei Magi. E, mentre snocciola i punti dell’ Agenda Purga con la voce briosa di una segreteria telefonica, fra una circonlocuzione di dieci minuti e una freddura che fa ridere solo lui (“l’Agenda è molto pink e molto green”, vedi Ilva), s’ode in sottofondo un inconfondibile “ronf ronf”..

Più pirotecnico l’eloquio della Mummia,che ha imparato a memoria tre o quattro cose e le ripete uguali in tutti i programmi, ma sempre condite con la mossa di Ninì Tirabusciò. Una volta si alza, finge di andarsene e poi si risiede (“Me ne vado? Vuole che me ne vada? Mi siedo per l’ultima volta, ma la prossima mi alzo e me ne vado”).

Un’altra tenta la barzelletta dell’incubo con ”Monti premier, Ingroia alla Giustizia, Di Pietro alla Cultura, Fini era nelle fogne, quello del Sel… come si chiama… alla Famiglia e non le dico cosa faceva la Bindi, ahah”.

Oppure conia neologismi (“pedessiquamente”, “il governo tennico”). O dà della “scimmia” a Beppe Grillo, sperando di esorcizzarlo. Intanto la Scimmia snobba le tv e gira l’Italia a caccia di firme.

In serata, per completare il carrello dei bolliti, si affaccia da Fazio anche Max D’Alema, la Volpe del Tavoliere che s’è fatta fregare, nell’ordine, prima dalla Mummia, poi dalla Sfinge e ora, non c’è il due senza il tre, attende la Scimmia. Dunque, fra i quattro, passa per il più furbo.

B come buffone

Sottotitolo:  ci sarebbe da ricordare che i fascisti, quelli veri, in parlamento ci sono potuti rientrare anche grazie all’approvazione di chi non avrebbe dovuto mandarci nemmeno berlusconi. Quindi la responsabilità è soprattutto del partito di bersani. La domanda è (ah, se ci fosse un giornale che facesse ancora quelle belle campagne a base di post-it): “quali argomenti ha usato berlusconi per poter accedere alla politica; perché berlusconi sì e il movimento dei cinque stelle no?” Rispondessero a questa semplicissima domanda, invece di rompere il cazzo coi loro populismi, fascismi e qualunquismi.

Non è un caso che berlusconi e bersani siano nati nello stesso giorno; è proprio un segno del destino.

Bersani: “Fermare la campagna degli zombie, il fascismo iniziò così” (video)

Visto che c’era andato Grillo? c’era andato insieme a 350.000 firme, e c’è andato quando proprio il pd gli ha negato l’accesso impedendogli la candidatura alle primarie. Questi sono i sistemi democratici, tutto il resto, quello che non è gradito al pd è fascistaqualunquistapopulista e chi più ne ha ne metta perché a me ‘sto modo di fare politica ha ben rotto i coglioni.

L’Italia dei valori ha scelto di stare fuori, dice il segretario del presunto partito di sinistra, talmente fuori che Di Pietro non è stato nemmeno invitato alla festa del partito cosiddetto democratico, tutti gli altri, quelli che invece c’entrano col piddì tipo Al Fano e Casini invece sì.
Ricordiamo inoltre a Bersani che Grillo c’è andato eccome a dire ai rappresentanti della vecchia politica,  quella sudicia, quella composta da affaristi delinquenti, da gente senza scrupoli né principi morali che sono degli zombies, c’è andato quando ha raccolto 350.000 firme che sono state bellamente ignorate e ci voleva andare quando gli è stata negata, proprio dal partito “democratico” la partecipazione alle primarie. A Bersani che si lamenta tanto di ricevere insulti da Grillo e da Di Pietro vorrei chiedere cos’è più insultante di un partito che si ostina a dichiararsi di sinistra (o giù di lì) ma poi non fa le cose di sinistra, cosa c’è di più offensivo di un vicesegretario che dice a mezzo stampa che sarebbe meglio se tornasse berlusconi piuttosto che (orrore degli orrori!) ritrovarsi in parlamento il movimento dei cinque stelle. Bersani dovrebbe ripassare un po’ la storia, specialmente quella riguardante l’avvento del fascismo. E insieme a quella dovrebbe riguardarsi perbenino sui dizionari il significato della parola “OPPOSIZIONE”.  Perché fare opposizione significa proprio tutt’altro da quel che hanno fatto in questi ultimi due decenni Bersani &Co.

Noi, “gente del web” abbiamo un nome, una faccia e dei pensieri personali caro bersani che non sei altro, e, cosa più importante non siamo noi che dobbiamo trovare soluzioni e proposte, stiamo pagando apposta per farlo e a lacrime di sangue la classe dirigente più costosa al mondo, e non lo facciamo certamente per farci dare dei coglioni da un  corruttore paramafioso il quale, evidentemente, a differenza degli ispirati da Grillo ha avuto degli ottimi argomenti per poter accedere ai piani alti della politica ma nemmeno per farci dire che siamo fascisti solo perché non ci fidiamo più di questa politica disonesta, cialtrona, inciuciona di cui ha fatto e fa parte anche il partito cosiddetto democratico.

Disordine, compagni
Marco Travaglio, 26 agosto

L’elettore del Pd (ce ne sono ancora tanti, anche fra i nostri lettori) deve avere qualche colpa atavica da espiare, qualche peccato originale da scontare. Insomma è nato per soffrire, o è votato al martirio. A novembre stava quasi per esultare alla caduta di B.: “Che bello, ora si vota e vinciamo noi”. Ma dai vertici fu subito avvertito che non era 

il momento di esultare, né tantomeno di votare: siccome B. non aveva più la maggioranza, bisognava entrare in maggioranza con B.. Però Monti dovrà ascoltarci, soccmel, urlò Bersani: anticorruzione, antievasione, patrimoniale, asta per le frequenze tv, politiche sociali, basta bavagli alla stampa e guerra ai pm. Risultato: niente di tutto questo, perché B. non vuole. Anzi ora il bavaglio lo chiedono e la guerra ai pm la fanno Napolitano, Violante e Scalfari. Ma come, i pm di Palermo non erano dei benemeriti che rischiano la pelle per indagare su mafia, politica e trattative? Contrordine, compagni. L’elettore del Pd legge Repubblica e scopre che i pm congiurano contro il Colle, lo intercettano illegalmente, calpestano le sue prerogative a suon di “abusi” e in vent’anni non han combinato niente. Legge Violante, e scopre che Ingroia “fa politica” e dà fiato al “populismo giudiziario” che vuole “abbattere Napolitano e Monti”. Ma – si domanda disorientato il povero elettore – non s’era detto, ai tempi del caso Moro e del caso Cirillo, che è una cosa brutta trattare coi terroristi e i mafiosi? Conserva ancora il libretto distribuito dall’Unità diretta da D’Alema, grondante indignazione perché la Dc aveva usato i servizi segreti per trattare con Cutolo e far liberare Cirillo dalle Br dietro congruo riscatto: s’intitolava, guarda un po’, “La trattativa”, sottotitolo “L’ordinanza del giudice Alemi sul caso Cirillo: Brigate rosse, camorra, ministri Dc, servizi segreti”. Ora apre l’Unità e trova il compagno senatore Pellegrino che, anziché denunciare la trattativa di “Cosa Nostra, carabinieri, ministri Dc, servizi segreti”, la giustifica: serviva a “rallentare temporaneamente l’applicazione della norma (il 41-bis) per avere tempo di stroncare i corleonesi… Un arretramento tattico che non intaccava la strategia di fondo, ma era funzionale ad assicurarne il successo”.  E pazienza se intanto, a causa della trattativa, ci han lasciato la pelle Borsellino, gli uomini della scorta e nel ’93 una decina di cittadini inermi a Firenze e Milano. Apre Repubblica, nella speranza di trovare almeno lì la linea dura, come ai tempi di Moro. Invece no, sorpresa: “Ci sarebbe da distinguere — scrive Scalfari – tra trattativa e trattativa. Quando è in corso una guerra la trattativa tra le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni. Si tratta per seppellire i morti, per curare i feriti, per scambiare ostaggi”. L’elettore non vede l’ora di votare per riportare al governo il centrosinistra, ma gli spiegano che il centrosinistra non si porta più: l’alleato è Casini, quello che governò con B. fino al 2006 e portò in Parlamento galantuomini come Cuffaro (infatti si va con lui anche in Sicilia). Di Pietro invece, non avendo mai governato con B., è un “populista di destra”, anzi “fascista”, e non va più bene. Infatti è l’unico, con Landini, escluso dalla festa Pd, dove però l’elettore può arraparsi con Fitto, Sallusti, persino Latorre e Menichini. Stremato, l’elettore domanda sommesso: posso almeno prendere un po’ per il culo il Cainano, che medita il ritorno con Grande Italia ma ogni tanto si scorda di asfaltarsi il capino? Eh no: Ezio Mauro, su Repubblica, lo ammonisce ad abbandonare le “calandrinate” sui “cognomi e i difetti fisici”, tipiche del “Borghese degli anni più torvi” e della “destra peggiore”, pena l’esclusione dal “campo democratico”.  A questo punto l’elettore scoppia in lacrime ed esclama: “Ma cosa ho fatto per meritare tutti questi colpi bassi?”. Ma accanto a lui si rialza implacabile il ditino: “Bassi non si dice, fascista che non sei altro:  al massimo, diversamente alti”.

La carica degli Immortali

“Chiedere al potere di riformare il potere, che ingenuità”. 

Giordano Bruno

 

 

Sottotitolo: “hanno visto più stragi loro dei terroristi del mondo, non hanno mai collaborato con la giustizia a svelarci la verità su 60 anni di Repubblica fondata sul sangue dei morti nelle stragi e continuano a parlare di Paese democratico e non se ne vergognano mai.
Hanno perso la possibilità di vergognarsi e questo è il motivo per cui continuano a restare li anche se nessuno li elegge , infatti si eleggono da soli.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli 
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili”

 

 

Parlamento, La Malfa e Pisanu da record: sono gli highlander della politica italiana

Quasi ottanta anni di Parlamento in due, più dei 66 anni di vita del Parlamento italiano, dalla sua prima seduta il 28 giugno 1946. Il record è di Giuseppe Pisanu, per il Senato, e Giorgio La Malfa, per la Camera, entrambi a 38 anni di attività. A stilare la classifica della longevità politica è il senatore Idv Stefano Pedica che lancia contemporaneamente la campagna “Cosa hanno fatto in questi anni?”, per dire no a chi è in Parlamento “da una vita”.

Ringraziamo la pattuglia delle vecchie cariatidi che siedono in parlamento da trenta, quaranta, cinquanta, una in particolare [con viva & vibrante soddisfazione il prossimo anno Napolitano festeggerà le nozze di diamante col parlamento essendo stato eletto nel 1953, l’altro ieri, praticamente], da sessanta anni per aver condotto allegramente il paese fino a qui. 
Gente che non solo non se ne va, non pensa minimamente di cedere il passo [e il posto] per favorire un ricambio necessario se la nostra è ancora una democrazia e non un regime sudamericano, africano dove una persona può restare quarant’anni al comando e nessuno può chiederle di andarsene, ma si permette anche di stronzeggiare, di reggere i giochi a chi oggi dice che il posto fisso è noioso, che il lavoro non è un diritto, che si permette di dare dell’eversivo/sovversivo/populista/demagogo a Grillo che individua, giustamente, fra i mali della politica proprio l’assurda concezione, tutta italiana, che un politico debba essere per sempre. 
350.000 cittadini – proprio grazie a Grillo – hanno messo la loro firma anni fa su una proposta di legge che chiedeva di ridurre a due legislature il tempo massimo di permanenza in parlamento, una volta terminati quelli chi aveva avuto l’onore di servire il paese sarebbe dovuto tornare alla sua normale occupazione, 350.000 firme che sono state giustamente ignorate perché di quel che vuole il popolo al manipolo dei mantenuti privilegiati non frega un cazzo, l’Italia in mano a questi giovani virgulti si è man mano trasformata in una dittatura dove sono gli stessi politici che si autoeleggono grazie a leggi elettorali fatte sempre da loro che impediscono a noi, popolo sovrano per Costituzione, di poter scegliere chi può accedere in parlamento, chi può restare e chi no.
Verrebbe da chiedersi cosa avrebbero fatto tutti quanti se avessero dovuto lavorare sul serio invece di farsi mantenere a vita, e anche oltre la vita, dai cittadini, ecco perché hanno tanta paura del ‘buffone’ che ha il merito, almeno, di aver svegliato un bel po’ di coscienze.

Cervelli in pappa

C’è da ammetterlo è stata una lunga estate calda. Molto calda. Così calda che evidentemente ha mandato in sofferenza gli ultimi neuroni rimasti attivi nei cittadini. In vero, parrebbe che anche qualche sicario di governo abbia avuto una fusione neuronale, ma è solo apparenza. La loro materia grigia è fresca.

 

Mi piace pensare che si divertano a tirare la corda, certi che mai si spezzerà. Ho smesso di credere che questo possa avvenire per un rigurgito di dignità. Ormai, come in un film di Mel Brooks, i sicari potrebbero sedersi davanti a una telecamera e dirci qualunque sozzeria. Noi staremo a discuterne per giorni, traendo da esse anche qualche insegnamento. Sbagliato.

 

Cancellieri: “Tagli alle scorte, ma senza ideologie.” Se avesse la pazienza di spiegarmi, sicario ministro, le sarei grata. Cosa significa? Che abbiamo corso il rischio di lasciare liberi i criminali di uccidere “le toghe rosse” per strada? E quindi che esistono le toghe comuniste impegnate a perseguitare l’ex tizio criminale?

 

Cosa c’entra, signor ministro sicario, l’ideologia politica con una scorta? Vorrà forse dire che c’è rischio che per far dispetto a un ex amico, qualcuno può proporre di eliminare un privilegio? La scorta, non dovrebbe servire a proteggere le autorità che per aver lavorato a tutela delle istituzioni, oggi hanno la vita a rischio?

 

Sarebbe ideologico, togliere le scorte pagate dai cittadini italiani, a quella feccia di amichetti, complici, affiliati, mafiosi che per anni hanno usato uomini dello stato come gadget di lusso da mostrare come cagnolini in borsetta?

Ci sarà qualcosa di ideologico, sicario Ministro, anche nei guanti dei pompieri che non isolano dal calore, e che hanno provocato gravi ustioni a due vigili del fuoco? (Come gli scarponi di cartone dei minatori sardi, durante il fascismo, che si disintegravano a contatto con l’acqua)

 

Si divertono, ne sono sicura. E fischiettano sorridenti ad ogni approvazione di decreto. Da oggi i medici, per esempio, dovranno motivare la scelta di un farmaco “non griffato”[cit.] qualora decidessero di prescriverlo a un paziente che ne ha bisogno. Si può anche arrivare al punto in cui, il paziente viziato dalla griffe, decida di pagare la differenza tra la merda di stato e la medicina da ingoiare. Certo che ci ridono dietro, è normale, dato il silenzio.

 

Soprattutto perché dopo leggi che per salvare l’allora direttore della propaganda di rete 4, oggi siamo costretti a pagare 1.500 euro al giorno al signor Francesco Di Stefano, legittimo proprietario delle frequenze. E perché leggi che nonostante sia palese la bufala del Ponte sullo Stretto, intorno al progetto fantasma nascono nuovi contratti, e nuovi falsi progetti, la cui non attuazione ci costerà domani altre (a l t r e) penali milionarie, che la mafia dello stato italiano, s’impegna a pagare alla Mafia altrui.

 

Certo che ridono, e sono felici. Come scienziati davanti ad una nuova scoperta, gongolano eccitati, ormai sanno che potranno spingersi ogni giorno più in là, restando impuniti.

 

Rita Pani (APOLIDE)