Date a Cesare quello che è di Cesare, a Dio anche quello che non gli spetta

Sottotitolo: la vita civile non deve essere condizionata dalla religione. Le donne cattoliche possono benissimo evitare di usufruire delle leggi dello stato e affidarsi alla volontà del loro Dio. Così non devono neanche rischiare di doversi pentire e farsi perdonare. 

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Gente che non ha mai chiesto scusa per i massacri coi quali ha sedotto e abbindolato miliardi di persone costringendole con la violenza a credere nell’esistenza di un unico Dio, ovviamente il migliore di tutti, specialmente di quelli che non esistono, che ha impiegato secoli per riconoscere il ruolo umano delle donne, che ancora oggi le ritiene soprattutto portatrici di uteri da riempire, che ha ostacolato il percorso di quella scienza che ha pensato e realizzato le soluzioni per guarire dalle malattie tanto care alla chiesa perché utili a guadagnarsi il regno dei cieli, i rimedi per evitare gravidanze indesiderate e che si permette di ritenere colpevole da assolvere chi fa scelte di vita che riguardano solo e soltanto la sua persona. 

Tutti bravi e sempre in prima linea a condannare l’integralismo e il fondamentalismo delle altre religioni ma quando il burqa viene infilato con forza sulla testa delle donne occidentali se ne accorgono in pochi.
Il papa chiede di assolvere chi non ha commesso nessun reato e di liberare i delinquenti dalle galere: le innocenti colpevoli da cacciare dalla setta, da scomunicare e in un impeto di generosità da saldi di fine stagione da perdonare con compassione mentre chi ha commesso i reati, anche i più odiosi che Cristo chiedeva che si punissero con una pietra al collo può essere accolto da vivo e da morto nella casa di Dio, può tornare libero: questa è la morale della chiesa, per meglio dire, una delle tante.

Se una donna che ha abortito pensa di avere bisogno del perdono papale, religioso, probabilmente non si merita di vivere in un paese dove l’interruzione di gravidanza non è un reato, tanto meno un peccato  ma una legge dello stato, ottenuta con la fatica e le battaglie di chi pensava che mai e poi mai dovesse arrivare un giorno in cui un papa si sarebbe permesso di chiedere di “perdonare” chi ricorre alle leggi di uno stato di diritto invece di farsi ammazzare da un aborto clandestino.

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Chiesa gremita
al funerale dell’ex vescovo pedofilo Wesolowski

Le esequie celebrate nella cappella del Governatorato dove era detenuto. Rosario recitato dalle suore prima della Messa e bara spoglia Pedofilia, arrestato l’ex nunzio di Santo Domingo

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Il papa chiede, oltre al “perdono” per chi non ha commesso nessun reato una “grande amnistia” per i detenuti condannati dalle leggi dello stato, naturalmente quello italiano: per fortuna altrove da qui le leggi non si fanno in sacrestia né nelle camere oscure del vaticano.
La benedizione ai delinquenti non lo soddisfa abbastanza, si vede.
Non risulta che il giubileo serva a condonare i reati e perdonare chi li commette.
Fantastico Francesco che un giorno si scaglia contro la corruzione e la criminalità di chi affama i popoli e il giorno dopo vuole i delinquenti liberi e disponibili a reiterare.
Io sono sempre favorevole all’idea di un vaticano itinerante: non è giusto che tutta ‘sta graziadiddio tocchi sempre e solo noi.
Andrebbe divisa, così come si fa tra fratelli e sorelle, all’insegna della cristianità.

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Giubileo, Papa chiede “grande amnistia”

E sull’aborto Bergoglio apre al perdono

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Se la chiesa vuole fare mondo a sé con le sue leggi e regole lo dica apertamente, si metta da una parte: la sua, quella che benedice e perdona assassini, dittatori, criminali di ogni ordine e grado, compresi i più che presunti pedofili al suo servizio da vivi e da morti e smetta di fare e di imporre le sue varie morali a chi ha uno stile di vita onesto e coerente, in linea con dei principi sani: ad esempio chi non ritiene un peccato da assolvere una scelta legittima supportata da una legge e la pedofilia, il crimine più odioso di tutti da punire in questa vita, non in quella che verrà, il frutto della fragilità umana. 

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Il monarca Bergoglio, in arte Papa Francesco, ha impartito le direttive per il business del perdono giubilare.

Consentirà a tutti i preti di assolvere donne e medici dal “peccato dell’aborto”, purché sinceramente pentiti.
Questo campione di arretratezza misogina definisce “peccato” l’esercizio di un diritto.
Non perde occasione per incidere sulla arretratezza culturale del Paese, rafforzandola nell’anteporre alla autodeterminazione della donna, la sopravvivenza di un feto indesiderato.
Ancora una volta si alimenta la cultura della esclusione e della punizione moralistica verso le donne che scelgono.
E la barbarie culturale si arricchisce anche del folklore della dichiarazione del pentimento.
I feti e gli embrioni non sono bambini e porli sullo stesso piano è scientificamente, biologicamente e culturalmente deprimente.
Gli antiabortisti, compresi i medici obiettori di coscienza, non sono altro che fondamentalisti pericolosi.
Bisogna insegnare ai propri figli a riconoscerli e a disprezzarli per tutta la loro protervia.
Quanto al requisito del pentimento, non basterà una risata per sottolinearne la ridicolaggine.
Auspico un farmaco abortivo dai distributori automatici e un suggerimento alla vasectomia per tutti gli antiabortisti, non meritano di riprodursi.

Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea
www.democrazia-atea.it

Di proibizionismi, educazione, giovanardi e cose del genere [cose brutte]

Se progredisse l’educazione familiare, se si abolissero dall’educazione dei figli quelle ipocrisie e il perbenismo tipico di chi sa che le cose succedono e si fanno ma preferisce non occuparsene, pensare che non siano un problema di tutti,  si evolverebbe anche la civiltà comune. I figli respirano tutto quello che avviene in casa, si nutrono di esempi, e più quegli esempi sono positivi meno si rischia di allevare generazioni di imbecilli  e di giovanardi  che pensano che la soluzione sia vietare e proibire quello che è impossibile vietare e proibire. E bisogna educare i figli  facendo in modo di evitare alle nuove generazioni di posdatare certe esperienze in periodi della vita in cui si dovrebbe avere già una conoscenza delle cose. Un discorso che si potrebbe anche allargare al sesso. Chi si prende le sue libertà prima, impara a conoscere altro  prima di fermarsi col compagno e la compagna della vita eviterà di avere poi  il desiderio che si tradurrà in errori dopo, quando sarà inevitabile quella curiosità di andarsi a cercare quello che non ha sperimentato all’eta giusta.

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Ho iniziato a fumare intorno ai quindici anni, e più o meno è stata l’età in cui ho cominciato anche a pagare di tasca mia il pacchetto di Muratti da dieci che poi nascondevo ovunque per non farmi scoprire dai miei.

Ma nonostante gli sforzi non ci sono riuscita. 
Un giorno mia madre mi fa: “so che fumi, ti hanno vista”, dopodiché non mi ha detto idiozie sul genere “guai a te se lo rifai” promettendo e minacciando tutte le punizioni del mondo. Mi ha semplicemente detto: “è meglio se qualche sigaretta da oggi in poi la fumi a casa”. 
Da donna intelligente qual era ha capito che impedire qualcosa che io avrei sicuramente continuato a fare sarebbe stata una fatica inutile. 
E che se l’avessi continuata a fare di nascosto non mi sarei controllata, mentre sapere di potermi fumare una sigaretta dopo pranzo e dopo il caffè senza dovermi nascondere avrebbe evitato che me ne fumassi dieci  quando non ero in casa.
Ma mia madre era una donna speciale, oggi si direbbe che era “avanti”.
Così tanto che un giorno arrivò a dire al mio fidanzato e futuro marito: “non portare mai mia figlia in posti pericolosi, se volete stare tranquilli quando siete soli vi do io i soldi per l’albergo”.
Mia madre era una donna che in tempi molto diversi da quelli attuali aveva capito che proibire quello che non si può evitare era perfettamente inutile. 
Forse perché lei aveva dovuto subire un’educazione severa non solo dai suoi genitori ma anche da tre fratelli che non gliene hanno mai perdonata una. 
Ai suoi tempi i genitori delegavano, e il fratello maggiore aveva la stessa autorità di un padre. Mia madre ha preso le botte da suo padre fino a quindici giorni prima di sposarsi perché invece di rientrare alle otto di sera era rientrata alle otto e un quarto, e non aveva diciotto anni ma ventiquattro.

Dunque che significa tutto questo? Semplicemente che uno stato per mezzo dei suoi governi che sa che le persone manterranno – indipendentemente dai divieti e dalle minacce – le loro abitudini come fumare, non solo il tabacco ma anche la marijuana e non si attiva per evitare che quelle abitudini diventino un rischio personale e delega alla criminalità e alle mafie la gestione di quelle abitudini non è uno stato serio.
E’ uno stato che fa come avrebbe fatto un’altra madre al posto della mia vietando a sua figlia di fumare sapendo benissimo che quella figlia non avrebbe smesso. 
E’ uno stato vigliacco che dice ai cittadini: “continua pure a farti le canne ma senza il mio permesso”. 
Un permesso che invece eviterebbe l’abuso, il rischio di fumare erba mischiata a sostanze pericolose ma soprattutto eviterebbe di far ingrassare il mercato della criminalità che ruota attorno a tutto ciò che non è illegale ma, grazie ai governi poco seri che delegano o pensano addirittura di proibire con la minaccia della galera, ci diventa. 

La questione della liberalizzazione delle droghe leggere è identica a quella della prostituzione.  Non è necessario fumarsi la canna così come non lo è prostituirsi e comprare carne umana [ma nemmeno giocare alle slot machine, grattare e s_vincere, ubriacarsi] ma, siccome sono cose che si fanno,  che fanno parte dell’uso personale di se stessi impossibile da regolare coi divieti, sperare che l’umanitá comprenda la non necessarietá è un’utopia. Quindi come ci si preoccupa della sorte delle vendeuse del sesso nello stesso modo ci si dovrebbe preoccupare di chi potrebbe rischiare comprando fumo non sicuro finanziando mafie e criminalitá. Non mettendo la gente in galera, visto che prostitute e clienti in galera non ci vanno ma semplicemente controllando che non si faccia male. Chi fa leggi non può e non deve tenere conto della sua etica e della sua moralità che il più delle volte si traducono solo in un’insopportabile ipocrisia. Nessuno chiede al legislatore di divorziare, abortire, fumare uno spinello o prostituirsi, ma uno stato serio, nella figura di chi lo gestisce, sa che la gente continuerà a fare tutto questo e deve tutelare, eliminare il più possibile i rischi di queste abitudini e comportamenti, nel caso dell’aborto, una necessità.

I mercati illegali continueranno ad esistere perché delinquere è insito nell’umanitá. Uno stato serio però argina l’illegalità, non la favorisce. 

L’umanitá continuerá a drogarsi, prostituirsi, ubriacarsi e giocarsi stipendi e  pensioni alle slot e ai videopoker, quindi tanto vale limitare i danni.

Con buona pace di giovanardi che, avendo fallito la prima legge, quella pensata con fini che ha riempito le galere di gente che non ci doveva andare, una legge liberticida e fascista senza la quale Stefano Cucchi oggi probabilmente sarebbe ancora vivo e che per questo è stata ritenuta anticostituzionale,  è stato chiamato a fare da relatore a quella nuova.  Cose che possono succedere solo in Italia.

Che bel paese, l’Italia. Da scappare senza fare le valigie

L’ABORTO È CLANDESTINO

Otto medici su dieci oggi sono obiettori
Così dopo 35 anni muore la legge 194

Medici corrotti e pillole fai- da- te il ritorno degli aborti clandestini. “Raddoppiati in cinque anni”

Oltre l’80% dei ginecologi è obiettore di coscienza e le donne respinte dalle istituzioni tornano al segreto: ventimila le interruzioni di gravidanza illegali calcolate dal ministero della Sanità, ma secondo alcune stime sono almeno il doppio. Ambulatori fuorilegge e farmaci di contrabbando. “Una sconfitta di tutti, perché la norma funzionava, ma è diventata una corsa a ostacoli”.

Dopo trent’anni dall’applicazione della 194 bisogna leggere di aborti clandestini, di donne assassine, di leggi che danno fastidio perché tutelano le donne, la vita e non mandano le donne a farsi ammazzare di nascosto da qualche sciagurata.
Bisogna ripetere ancora, ancora e ancora che abortire non è come andarsi a prendere un caffè, che abortire non è un metodo anticoncezionale ma l’extrema ratio, ovvero l’ultima e unica scelta che una donna può fare se la sua situazione PERSONALE e che dunque non deve interessare nessuno oltre a lei ed eventualmente il suo compagno e marito, non le consente di portare avanti una gravidanza.

Bisogna spiegare ancora, ancora e ancora che se lo stato mette una legge a disposizione bisogna anche garantirne l’applicazione, che un medico non può sbattere la porta in faccia ad una donna che DEVE abortire per questioni di coscienza sua e che siccome è sua non devono riguardare nessun altro. 

L’obiettore va a fare un altro mestiere se non se la sente di garantire un servizio a sua volta garantito da una legge dello stato. 

Oppure si può limitare a continuare a praticare aborti nella sua clinica privata dove la coscienza viene messa opportunamente a tacere pagando. 
L’obiettore è solo un arrivista, uno che sa che questo è l’unico modo in Italia per fare carriera. 

Altroché coscienza e altroché donne “assassine”; nel terzo millennio in una democrazia occidentale normale, civile, nessuno starebbe ancora a parlare, usando certi toni e certi termini, di una legge che tutela e difende, al contrario di quel che pensano i cosiddetti difensori della vita; quelli alla binetti, per dire.

Questo non è solo un paese arretrato culturalmente: è un paese dove vivono una gran parte di deficienti egoisti, incapaci di mettersi nei panni degli altri, di fare dei problemi degli altri un problema loro. 
Gente incapace di fermarsi a riflettere e pensare a cosa farebbe se quel problema la riguardasse personalmente; che sa solo solo ipocritamente inorridire davanti ad una necessità che perché non è la sua non la dovrebbe riguardare ma continua a parlare, s’impiccia, s’intromette senza dare nessun contributo utile.

Le donne che devono abortire lo faranno sempre, con e senza l’assistenza dello stato, e se le donne ricominceranno a morire per abortire la responsabilità sarà soltanto di tutti quegli incivili, antidemocratici, ipocriti perbenisti che hanno speso le loro energie per riportare l’Italia indietro di trent’anni.

Innocente per sentenza, televisiva

Sottotitolo: in un paese dove non c’è tutela per persone fatte e finite, non esiste nemmeno il diritto all’uguaglianza nei fatti come comanda la Costituzione il papa, presentandosi in tutto il suo splendore di papa, pretende la tutela giuridica dell’embrione, ovvero di un’ipotesi di vita, senz’alcuna certezza di trasformarsi in tale.
 E’ cambiato il piazzista ma la merce è sempre la stessa, e anche la politica è sempre la stessa, anzi è perfino peggiorata per motivi di “pacificazione nazionale”, incapace di reagire, e opporsi se occorre, ai “suggerimenti” dell’alto referente di santamadrechiesa come invece si fa nelle democrazie evolute, civili, mature.  

 Il vaticano non ha ancora eliminato dal suo codice penale la pena di morte. Però difendono la vita, loro.

Alemanno ha scelto il giorno della festa della mamma per “protestare” contro la 194, commemorare i feti abortiti: nemmeno Quentin Tarantino e Dario Argento sarebbero arrivati a tanto.  Ipocriti vergognosi, difensori del nulla, indegni abitanti di una società, la nostra, che non può diventare civile per colpa loro.
Ma non si vergogna quella gentaglia che ha accompagnato il sindaco fascista ieri in quella ridicola manifestazione oscurantista, becera,  a polemizzare ancora su una legge che difende e tutela le donne?  mi piacerebbe sapere chi obbliga chi ad abortire, divorziare, mettersi con qualcuno dello stesso sesso se c’è interesse, attrazione e amore, perché una legge deve essere ridiscussa dopo trent’anni e altre invece non si possono fare perché disturbano chi è contrario, in primis gl’invasori d’oltretevere.

Il nuovo papa, quello che ha incantato quasi tutti con la sua semplicità […] propone la raccolta di firme nelle parrocchie italiane contro la legge sull’aborto.
Le leggi civili esistono per tutelare tutti e non certo per obbligare tutti poi a farne uso.
Chi non vuole abortire, non ha la necessità di divorziare né quella di accompagnarsi ad una persona dello stesso sesso può continuare a farlo in assoluta libertà.
Quella libertà che mancherebbe invece alle persone che hanno esigenze di vita diverse, che avrebbero avuto delle difficoltà serie se certe leggi non ci fossero state e che continua a mancare agli omosessuali non ritenuti degni degli stessi diritti di tutti, ancora oggi, nel terzo millennio e in un paese occidentale dove non solo non si fa un passo avanti in fatto di civiltà e di diritti ma si vorrebbero eliminare anche quelli ottenuti faticosamente in altri periodi, quando la voce del popolo veniva ascoltata e non ignorata come adesso.

 

 

IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio)

E BERLUSCONI SI VIDEO-ASSOLVE ALLA VIGILIA DELLA REQUISITORIA SU RUBY (Piero Colaprico)

314 traditori dello stato e del popolo italiano votarono in parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, nessuno di loro è stato cacciato con disonore, alcuni di loro oggi sono ministri della repubblica italiana, uno addirittura vicepresidente del consiglio, col beneplacito di Giorgio Napolitano.

 

[Se questo fosse un paese normale] chissà quante cose belle si potrebbero scrivere, raccontare, di un paese che funziona.

Invece, e purtroppo, è solo la solita italietta dove succedono cose impensabili, incredibili e che altrove non verrebbero tollerate e nemmeno giustificate.
Ad esempio [se questo fosse un paese normale] stasera la televisione del servizio pubblico, quello pagato coi soldi dei contribuenti, dovrebbe trasmettere un programma intitolato: “berlusconi: l’anomalia italiana” per fare da contraltare alla spazzatura andata in onda ieri sera su canale 5.
Un programma dove raccontare come e perché è potuto accadere che un intero paese sia stato consegnato ad un impostore, malfattore, delinquente abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni dei di-vi-si-vi], e provare a spiegare perché non è stato fatto nulla, a danno avvenuto, per fermare l’impostore, malfattore, delinquente abituale.

Perché si fa presto a dire “la gggente lo vota”, la responsabilità storica del berlusconi “politico” non è della gente ma di chi lo ha messo lì perché dopo tangentopoli ha ritenuto che fosse l’unica soluzione possibile, così come in seguito è stato ritenuto necessario, l’unica soluzione possibile, il governo cosiddetto tecnico e così come oggi l’unica soluzione possibile è quella dell’inciucio a cielo aperto.

In tutte e tre le situazioni non c’è entrata e non c’entra la gente che sì, poi vota chi c’è, e con la legge elettorale porcata anche chi non c’è,  ma se berlusconi non ci fosse stato come la legge chiedeva e imponeva lui non ci sarebbe stato. 

In questi ultimi diciotto anni l’Italia ha viaggiato al ritmo del golpe quotidiano, dell’oltraggio reiterato alla Costituzione per compiacere e favorire berlusconi, per permettergli di fare i suoi affari in tutta tranquillità, per evitargli di assumersi le sue responsabilità morali, civili e legali di fronte alla legge e al popolo italiano:  in nessun paese democratico del mondo sarebbe potuto succedere quello che è accaduto qui con la complicità di quasi tutta la politica  e maggiormente di quella stampa e informazione [cosiddette] che ancora oggi minimizzano, règolano, smussano, giustificano invece di fare quello che normalmente fa l’informazione nei paesi normali e civili e cioè il cane da guardia del potere, a maggior ragione di un potere incancrenito nella malattia della disonestà, politica e non, qual è stato e qual è quello italiano.

Pronto Intervento Vaselina
Marco Travaglio, 13 maggio

Ieri il Pronto Intervento Vaselina (PIV) ha avuto il suo daffare per sminuire, minimizzare, indorare, edulcorare, sopire e troncare le scene eversive di sabato a Brescia, dove un noto delinquente condannato a 4 anni per frode fiscale, che è anche il leader del secondo partito di governo, ha arringato una piccola folla di fan esagitati minacciando la magistratura sotto gli occhi estasiati del vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell’Interno, del ministro delle Riforme istituzionali e del ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Scene che anche in Mozambico avrebbe provocato, nell’ordine: l’intervento del capo dello Stato e del presidente del Consiglio, con immediata revoca delle deleghe ai tre gaglioffi e caduta del governo. Anche perchè la libera stampa non avrebbero dato tregua al premier, per sapere se condivida il gesto dei tre ministri e soprattutto se davvero si sia impegnato con B. a “riformare” la Giustizia e la Consulta come indicato, anzi intimato da B. Fortuna che in Italia, salvo rare eccezioni, la libera stampa non c’è. Ecco dunque all’opera le truppe scelte dei salivatori, vaselinisti, pompieri e anestesisti, addestrati a ingoiare e a far ingoiare qualunque rospo o pantegana, per convincere gli italiani che sabato a Brescia, in fondo, non è successo niente. Anzi, i contestatori devono scusarsi molto col Pdl per i fischi divisivi e gli slogan eversivi. Polito Lindo. Il quotidiano più ardito e marziale, nel descrivere la maschia prestazione di B., non è il Giornale di Sallusti (che si accontenta di un fiacco “Berlusconi: io resto qui”). Ma il Corriere della sera, che titola senz’alcuna virgoletta: “Berlusconi: non mi fermeranno”. 
Così qualcuno penserà che i giudici impegnati nei processi Mediaset e Ruby intendano “fermarlo”.

Il virilissimo titolo è compensato da un editoriale del noto emolliente Antonio Polito, che riesce a scrivere restando serio: “Il discorso di Berlusconi è di forte sostegno al governo, nonostante la sentenza” Mediaset. Il titolo è già tutto un programma: “Il pagliaio”. 
La tesi è che purtroppo la politica italiana è minacciata dal rischio di “altri fuochi”, a causa della troppa “paglia lasciata in eredità dalla seconda Repubblica”. Per cui a mettere a repentaglio le istituzioni non sono gli attacchi eversivi di B. al terzo potere dello Stato, ma fenomeni di autocombustione che, “da entrambe le parti”, potrebbero riattizzare l’incendio.

Omissioni, di stato e di soccorsi

Omissione di coscienza

Preambolo:  la 194 è una legge dello stato, chi non se la sente di metterla in pratica faccia altro, soprattutto in virtù del fatto che la coscienza in questo tipo di obiezione non c’entra niente, è solo un atteggiamento di facciata per poter contare sull’appoggio della politica che senza i suggerimenti della chiesa non fa un passo. L’obiettore è uno spudorato carrierista che molto spesso si dimentica di avere una coscienza davanti agli assegni milionari con cui si pagano gli aborti nella sua clinica privata.

Del medico obiettore [donna, così almeno qualcuno la pianta di portare avanti la strampalata teoria che le donne fanno tutto meglio di qualsiasi uomo] che ha messo in pericolo l’incolumità di una paziente rifiutandosi di soccorrerla, di prestare la sua opera di medico che salva le vite e non le mette a rischio per una questione di “coscienza” [ché se tanto mi dà tanto…e comunque tutti sanno che l’obiezione con la coscienza non c’entra niente, i motivi sono altri e assai meno nobili] si dovrebbe conoscere e diffondere il nome e cognome, in modo tale che la possano schifare e toglierle il saluto anche i vicini di casa. 
Questa gente va isolata, messa ai margini del contesto civile perché socialmente pericolosa.
La legge sull’aborto è una legge dello stato, violare le leggi o non applicarle in qualità di funzionari, di operatori al servizio del pubblico dovrebbe essere SEMPRE un reato, così come non farne di utili per le questioni di coscienza che fanno tirare indietro i parlamentari su suggerimento di uno stato estero invadente e come  quando devono votare per l’arresto di un loro pari e dicono no per motivi di coscienza, la loro, sulla quale si potrebbero scrivere trattati lunghi qualche chilometro, dovrebbe essere una buona ragione per licenziarli senza nemmeno il preavviso. 
La coscienza, come la religione, sono questioni personali che non possono e non devono in alcun modo condizionare lo svolgimento della professione.

Se questo fosse un paese normale le prime pagine dei giornali dovrebbero essere dedicate tutte ad un Magistrato minacciato dalla mafia, e le istituzioni dovrebbero trovare il tempo per occuparsi di un Magistrato minacciato dalla mafia e di sostenerlo, pubblicamente. E invece no, il CSM ha aperto un provvedimento disciplinare nei confronti di Nino Di Matteo colpevole di essere troppo prevedibile nei suoi spostamenti.  

Tutto perfettamente in linea in un paese dove  l’unico Magistrato buono è quello morto, cosicché poi si possa andare alle commemorazioni dicendo cazzate sul genere di “vent’anni fa non ci lasciammo intimidire”.

Purtroppo però questo è solo il paese dove un top manager d’azienda già indagato per corruzione internazionale come un formigoni qualunque chiede un risarcimento milionario ad una giornalista.

E’ il paese dove chi ha concesso i suoi favori e le sue grazie a pagamento ad un vecchio erotomane potente e delinquente può convocare la sua piazza davanti al tribunale di Milano per protestare contro i giornalisti che hanno scritto e parlato di lei usando il termine “prostituta”. Ormai il tribunale di Milano è diventato una specie di refugium peccatorum dove chiunque può andare a vomitare sullo stato, dunque su tutti quanti noi; 

è il paese dove lo stato carica i suoi cittadini di altre tasse per pagare i debiti che lo stato ha verso i cittadini;

è il paese dove un medico può rifiutare di prestare assistenza ad una persona in pericolo di vita  giustificando l’omissione dietro una questione di coscienza; 

è il paese dove dà fastidio un albero piantato in ricordo di chi è morto per colpa di uno stato assente, che quando serve non c’è mai.

Una repubblica che nasce monca, già schiavizzata in partenza, un paese al quale è stato impedito di avere un’indipendenza politica per mezzo di una strage di mafia: tutto quello che è accaduto in Italia ci riporta al 1 maggio del 1947, a Portella della Ginestra, non può che essere destinato a fare una brutta fine in assenza di uno stato sempre occupato a fare tutt’altro,  a salvare la  “robba” in nome e per conto terzi.

Per quello che può valere, la mia solidarietà totale e incondizionata a Nino Di Matteo, Magistrato antimafia minacciato dalla mafia  e a Milena Gabanelli,  minacciata da Paolo Scaroni, top manager di ENI in quanto giornalista libera e indipendente.

I saggi di Cosa Nostra
Marco Travaglio, 3 aprile

Se non fosse che le Procure di Palermo e Caltanissetta la prendono molto sul serio, per i troppi particolari precisi degli spostamenti delle vittime designate, verrebbe da sperare che la lettera giunta nei giorni scorsi alla Procura di Palermo e svelata ieri dal Fatto fosse una bufala. E non solo perché preannuncia una nuova stagione stragista contro magistrati siciliani impegnati nei processi sui rapporti fra Stato e mafia. Ma anche per un altro motivo, se possibile ancor più grave: il terribile e irresistibile richiamo al 1992, quando crollò la Prima Repubblica sotto i colpi della crisi finanziaria, di Mani Pulite e della Lega Nord. Il vuoto di potere allarmò i poteri criminali, che rischiavano di perdere il controllo del sistema e reagirono come sappiamo: con un mix di stragi e trattative che miravano a “destabilizzare per stabilizzare”, secondo il vecchio schema della strategia della tensione (“fare la guerra per fare la pace”, disse Riina). Allora come oggi il sistema era privo di politici credibili, tant’è che fece ricorso ai tecnici. Allora come oggi la mafia e i suoi referenti erano sotto scacco anche giudiziario: nel ’92 la sentenza della Cassazione che confermò le condanne del maxiprocesso; ora la condanna di Dell’Utri, la requisitoria del pm Di Matteo contro il Ros per la mancata cattura di Provenzano, il rinvio a giudizio di tutti gl’imputati per la trattativa Stato-mafia. Ventuno anni fa i magistrati più esposti erano Falcone e Borsellino, oggi sono Di Matteo, Sava, Delbene,Tartaglia e il loro ex coordinatore Ingroia che han chiuso l’indagine sulla trattativa, e i pm di Caltanissetta impegnati nell’inchiesta sui depistaggi di via D’Amelio. Infatti la lettera di Mister X avverte che è in programma un attentato a Di Matteo, ma anche a uno dei quattro pm palermitani in servizio alla Procura nissena. E che a ordinare la nuova stagione stragista, proprio come nel ’92-’93, non è stata Cosa Nostra, ma “gli amici romani di Matteo”, il boss trapanese Messina Denaro, che usano la mafia come “service”, come pura manovalanza, pronti a sdebitarsi in seguito con le consuete ricompense. Oggi come allora c’è da eleggere il nuovo capo dello Stato. E, se allora i soliti noti guardavano con terrore all’ascesa della sinistra di Occhetto, oggi la minaccia al sistema politico-criminale è un’altra forza “outsider”: il Movimento 5Stelle, non soltanto perché non controllabile e non ricattabile in sé, ma anche perché in grado di condizionare la sinistra che, sia pure di un soffio, è arrivata prima alle elezioni. Se la lettera è attendibile, la frase “non possiamo finire governati da comici e da froci” non si può leggere che così: con il terrore del riprodursi a Roma del “modello Sicilia”, dove la sinistra di Rosario Crocetta governa col pungolo costante dei 5 Stelle, e infatti fa cose mai viste. Insomma, la mafia ha avviato le sue consultazioni per il nuovo presidente e il nuovo governo. A ciò si aggiungono un paio di particolari non da poco. Primo: è difficile che l’autore della lettera sia davvero, come afferma, un uomo d’onore del commando incaricato dell’attentato, troppo facile da individuare e assassinare per il suo tradimento. Molto più probabile che il soggetto appartenga a quel sottobosco di poteri criminali a cavallo fra Stato e mafia che lui stesso descrive come “gli amici romani di Matteo”. Tornano alla mente i comunicati allusivi della “Falange armata” (espressione dei servizi deviati) e dell’agenzia di stampa “Repubblica” (vicina agli andreottiani romani, soltanto omonima del noto quotidiano), che nel ’92-’93 preannunciavano le stragi con inquietante preveggenza. Secondo: anche oggi i pm nel mirino sono isolati, per non dire osteggiati dalle istituzioni e dalla politica che conta. Se queste conservassero un po’ di pudore,
il Csm archivierebbe all’istante l’incredibile processo disciplinare avviato dal Pg contro Di Matteo. 
E il Colle e i suoi saggi metterebbero in agenda le parole “mafia” e “trattativa”.
Così, tanto per farci sapere da che parte stanno.

Tuoni, fulmini e saette

 Ieri sera pensavo alla  binetti e alla roccella ma anche alla  bindi e a giovanardi 
Il papa si è dimesso, hanno bocciato il ricorso sulla legge 40: una giornata da dimenticare.
Per loro.

“Come donna e come madre”, Angela Bruno è stufa delle molestie

Non ne può più dell’ipocrisia e delle manipolazioni da ufficio stampa aziendale. Angela Bruno, la donna molestata pubblicamente da Silvio Berlusconi nel corso di una convention, ha precisato via mail che non si è sentito affatto “onorata” dalle volgarità del cavaliere.

Alla fine non penso che sia così importante la sua reazione. Cosa ci sia di vero o falso, se lei si sia effettivamente imbarazzata o divertita come riportava La Repubblica. Quel che si è visto, il fatto che non abbia saputo reagire alle insolenze del prepotente ma le abbia assecondate, quali che siano le ragioni, è molto più esaustivo di qualsiasi spiegazione. E visto che il suo momento di gloria l’ha avuto, sono 48 ore che si parla del fatto che una signora non abbia saputo voltarsi per andarsene ma per far ridere un vecchio malato, penso che il giornalismo illustre possa anche smettere di occuparsi di queste beghe da cortile berlusconiano.

Aggiornamenti e sviluppi: la ragazza “molestata” da silvio alla convenscion della Green Power  ci tiene a far sapere che si è molto divertita ma; contenta lei, contenti tutti. Quindi anch’io di non essermi unita alla consueta fiera dell’ipocrisia – che si ripete ogni volta che silvio berlusconi interpreta silvio berlusconi e non solo in situazioni di questo tipo – di chi la voleva rappresentare come l’ennesima “vittima” del sessuomane incontinente.  L’episodio dell’impiegata della Green Power non denota solo la mancanza assoluta di considerazione che berlusconi ha per le donne ma, soprattutto, il fatto che ci sono donne che certi atteggiamenti degli uomini, non tutti per fortuna,  non solo li accettano, ma non li trovano disdicevoli, sconvenienti. Nel caso di specie perfino divertenti. La signorina rideva e alla richiesta di voltarsi per mostrare il lato b non si è opposta, l’ha fatto. E alle battute del satrapo non ha ALMENO taciuto per non dargli la possibilità di andare oltre, si è prestata al gioco. Quindi cosa c’è da indignarsi, da difendere? Quello che non succede mai è che qualcuno risponda a berlusconi come merita, non lo ha fatto la politica e abbiamo visto com’è andata a finire. Sarebbe il caso che cominciassimo tutti a considerarlo per quello che è anche nella malaugurata ipotesi che lo dovessimo incontrare di persona.  Ogni luogo frequentato da silvio rischia di trasformarsi in una scenetta da b movie. Ormai lo sanno tutti che l’agguato, la battuta, il tentativo di approccio, l’allusione sessuale sono sempre dietro l’angolo. E nessuno dovrebbe farsi trovare impreparato.

Procreazione, la Corte di Strasburgo
boccia il ricorso dell’Italia sulla legge 40

 La Corte europea dei diritti umani conferma la sentenza del 28 agosto scorso: i giudici ancora una volta si sono espressi contro la legge che nega a una coppia fertile, ma portatrice di una malattia genetica, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
 Finché  la politica non pagherà in solido le leggi sbagliate che fa per conto suo o perché gliele suggeriscono dall’alto non ne usciremo; il papa che si dimette non fa dimenticare né cancella un bel nulla, soprattutto una politica serva e servile.
L’Europa ha ricordato alla politica italiana che il 2013 vale anche per noi, che dovremmo smetterla di essere il caso pietoso di famiglia per colpa della politica tutta. 
Questo ricorso, tanto per non dimenticarci di niente e di nessuno in campagna elettorale,  l’ha chiesto e ottenuto Monti, che era il presidente del consiglio tecnico e non doveva entrarci proprio niente con queste faccende, ma se l’ha fatto è perché qualcuno glielo ha chiesto, e non glielo abbiamo chiesto noi cittadini. E Napolitano come al solito guardava da un’altra parte.
Il fatto che persino Antonio Padellaro si sia unito al coro delle prefiche, dei futuri orfani del papa vivo e scriva nel Fatto Quotidiano che le dimissioni del papa riducano, sminuiscano a beghe quelle della politica in questo ultimo scorcio di campagna elettorale la dice lunga, anzi lunghissima sull’intenzione di separare almeno culturalmente quel che succede dall’altra parte del Tevere rispetto ai palazzi delle istituzioni.
Perché questa campagna elettorale organizzata in fretta e furia è – come scriviamo in tanti da giorni – sicuramente lo spettacolo meno edificante al quale avremmo voluto assistere ma è quello di cui tutti ci dovremmo augurare il finale meno tragico, a differenza di quel che succederà nella casa di Pietro le cui sorti, francamente a me interessano infinitamente meno per non dire nulla.
Siamo un paese piccino e non perdiamo mai l’occasione per dimostrarlo.

L’Antitaliano
Marco Travaglio, 12 febbraio

Se non fosse irriguardoso, si potrebbe dire che Joseph Ratzinger è come Michel Platini: meglio ritirarsi ancora al cento per cento delle forze fisiche e mentali, che declinare e degradarsi sotto gli occhi del mondo, riducendosi progressivamente a larva umana o vegetale. Specialmente se si è assistito alle lunghissime agonie di due grandi predecessori come Paolo VI e Giovanni Paolo II (papa Luciani fu una meteora), che negli ultimi tristi anni finirono nelle mani e nelle fauci di una Curia popolata anche di sciacalli e faine. È incredibile la forza dirompente ed eversiva, dunque storica, sprigionata dalla scena fuori dal tempo e dallo spazio del Concistoro di ieri, con il vecchio Pontefice che esala cantilenando poche frasi in latino. Una forza che, proprio nel passo d’addio, spazza via tutti gli schemi del Papa conservatore, incolore, insapore, freddo e distaccato. Il coraggio dell'”incapacitatem meam agnoscere” e dell’ammettere le forze che mancano per l'”ingravescente aetate…”. L’umilissimo “veniam peto pro omnibus defectibus meis”. Il confessare la propria finitezza, forse il proprio fallimento, in un mondo che obbliga a essere o a fingersi sempre giovani e in gran forma. Lo staccarsi dal trono e dal proscenio, contrapponendo il servizio e la missione (“patiendo et orando “) a un mondo che fa del potere e dell’apparire gli unici valori.
Ci sarà tempo per scandagliare gli altri motivi, più prosaici e mondani, che l’han portato a questa scelta in aggiunta a quelli di salute. Intendiamoci. Le contraddizioni della Chiesa e gli errori, le compromissioni, gli scandali del Vaticano sono tutti ancora lì. Ma che pena le lodi bigotte dei politicanti italioti, decrepiti per età anagrafica e/o politica, abbarbicati alle poltrone finché morte non li separi, che esaltano il gesto “nobile”. Omuncoli che dovrebbero astenersi dal pronunciare il nome di questo gigante della fede e della cultura, che nulla ha mai avuto a che fare (diversamente da tanti cardinali italiani) con la politica, tantomeno con quella nostrana. Altri, più titolati, giudicheranno il pontificato di Benedetto XVI e forse vi scopriranno profili di innovazione (come le aperture a separati e divorziati) che i luoghi comuni della botteguccia domestica ha impedito di riconoscere. Ma sull’uomo Ratzinger qualcosa già si può dire. Nonostante gli anni trascorsi in Italia, più precisamente a Roma, più precisamente in Curia, Ratzinger non è mai diventato italiano, romano, curiale. È sempre rimasto tedesco. Me ne resi conto il 1° settembre 1990, quando Montanelli mi mandò a Rimini a seguire il Meeting di Cielle. L’allora cardinale prefetto del Sant’Uffizio tenne una prolusione, poi si sottopose a una conferenza stampa. L’ingenuità dei miei 26 anni mi suggerì una domanda impertinente che i ras ciellini intorno a lui fulminarono con smorfie di disgusto: “Non crede, eminenza, che dopo la caduta del Muro di Berlino sia ora di finirla con l’unità politica dei cattolici nella Dc?”. Lui invece sorrise e rispose: “La Chiesa non deve identificarsi mai con un partito determinato, ma deve essere aperta a diverse opzioni politiche e porsi a difesa della coscienza morale. Un partito cristiano ha una responsabilità particolare e ci interessa per la formazione di un consenso umano e cristiano nella società che si paganizza”. Aggiunse di preferire una Chiesa di popolo alle “strutture ecclesiastiche più giuridiche che vitali, che in Germania esistono solo perché ci sono i soldi per crearle. Quanti più apparati noi costruiamo, tanto meno c’è spazio per lo spirito, per il Signore, e tanto meno c’è libertà”. L’indomani si scatenò un mezzo putiferio, con i giornali che annunciavano la fine dell’unità dei cattolici in
un solo partito.
Oggi in Vaticano, 23 anni dopo, c’è qualcuno che non l’ha ancora capito.

Grave ferita alla pace

Ha ragione Corrado Guzzanti quando interpreta Padre Pizarro: “noi dimo le stesse cose da dumila anni, sete voi che ce venite dietro”.

A una cosa come questa più che con una sonora  pernacchia non si dovrebbe rispondere.

Invece i media la passano come un concetto serissimo e rispettabile.

La colpa – more solito –  non è del papa o del cardinale che ciclicamente esternano o insorgono, ma di chi spaccia certe idiozie per notizie di interesse generale.

Nozze gay, il Papa: “Un’offesa alla verità della persona”

Il gran visir della menzogna ci fa sapere che le nozze gay sono  un’offesa contro la verità.
E quale sarebbe la verità, quella che lui e quelli come lui hanno incartato per duemila e più anni riportando per voce e per iscritto la parola di un dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare?

Il papa celebra la pace offendendo  ancora e di nuovo gli omosessuali, le donne che abortiscono non per gioco ma per necessità e chi decide di porre fine alla sua vita in modo dignitoso mentre dà la sua personale benedizione a  Rebecca Kadaga,  ugandese, promotrice della riforma dell’attuale legge contro i “comportamenti sessuali deviati”: omosessualità e bisessualità.

La proposta di legge intende introdurre il concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi. Capito? l’omosessualità è qualcosa che si reitera, praticamente un reato, non dunque un orientamento sessuale normale, gli eterosessuali possono “recidivare” quanto vogliono, e magari mettere al mondo nidiate di figli che da quelle parti  moriranno di fame ma non verranno mai accusati di commettere il reato di eterosessualità. 

Più semo mejo stamo vero santità? paura che si rompa il giochino,  eh?

Nota a margine: io sono sempre favorevole al progetto di un vaticano itinerante.

Che vadano un po’ anche altrove a dispensare le loro perle di saggezza, qui è tanto tempo che le ascoltiamo, ormai sono venute a noia. I Francesi avevano capito tutto, ecco perché la loro civiltà qualche passo avanti lo ha fatto, a differenza della nostra che ancora, nel terzo millennio, è legata a doppio filo alle volontà e i desiderata degl’invasori d’oltretevere.

Inammissibile il ricorso contro la 194

 Aggiornamento ore 17:10:

Legge 194, la Consulta non tocca legge sull’aborto. No al ricorso giudice Spoleto

La Consulta non tocca la legge 194. La Corte Costituzionale ha oggi dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge n. 194 sull’aborto, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto per il caso di una minorenne che voleva abortire senza coinvolgere i genitori.

Gl’italici talebani, quelli dalla morale doppia e tripla, quelli che si sono lasciati sedurre da un mafioso pervertito puttaniere ma che poi trovano sconveniente che una donna perbene, non un’assassina ma una donna in difficoltà, di quelle che il pervertito puttaniere non aiuterebbe certamente con una paghetta di 47.000 euro a settimana possa decidere liberamente cosa fare di sé e della sua vita che, fino a prova contraria vale molto di più di un ammasso di cellule che vita non è ancora, nonché i loro mentori, uomini, sempre e solo uomini che tutto hanno perdonato e contestualizzato ai distruttori dei diritti civili e della democrazia che da tre lustri siedono in parlamento possono sontuosamente e molto femminilmente andarsene a fare in culo. E se ci restassero renderebbero un servizio davvero utile alla società CIVILE.

Sottotitolo: cito da wikipedia: “prima del 1978 (ovvero 34 anni fa), l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato.
In particolare: causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545);
 causare l’aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa (art. 546);
procurarsi l’aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547);
istigare all’aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).”

Preambolo: Sostanzialmente i diritti non sono mai a tempo indeterminato ma vanno difesi, a tempo indeterminato, bisognerebbe avere però anche la possibilità di difenderli. In Italia sta venendo meno proprio questa possibilità, perché non c’è più una politica di riferimento che impedisca che i diritti già acquisiti possano essere messi in discussione di continuo. In parlamento siedono la peggior destra e la peggior sinistra  il cui unico impegno sembra essere quello di somigliarsi in tutto. E quando c’è disorientamento può succedere qualsiasi cosa.

Vi piacerebbe vivere in un paese in cui quelle leggi ottenute grazie all’impegno sociale di milioni di persone che hanno ritenuto fosse opportuno e necessario avere quelle leggi per rendere un paese più civile non vengono mai più ridiscusse perché hanno reso DAVVERO un paese più civile? beh, spiacente, perché quel paese non è l’Italia.
Oggi, 20 giugno 2012, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul diritto ad interrompere la gravidanza. Nella fattispecie se l’articolo della legge 194 che permette l’aborto entro i 90 giorni sia in contrasto con un supposto “diritto alla vita” dell’embrione.

 L’aborto, l’ho scritto migliaia di volte,  esiste da quando esiste l’umanità e  continuerà ad essere praticato con e senza leggi che tutelino la salute delle donne. Come si faceva quando la legge non c’era e le donne morivano sotto ai ferri di comari compiacenti.

Vogliono questo, i signori prolife del cazzo? costringere di nuovo le donne ad abortire di nascosto senza garanzie né sicurezza? quelle ricche all’estero o nelle cliniche private dove operano molti di quei medici  che per salvarsi la reputazione si dichiarano obiettori nel servizio sanitario pubblico gratuito  e quelle povere costrette ad affidarsi allo stregone di turno?  di quale diritto alla vita ma soprattutto di quale vita va blaterando chi nega alle persone, nella fattispecie alle donne, il diritto di potersi scegliere una vita il più possibile serena rifiutando l’idea che in  quella serenità deve essere compreso anche il diritto a non voler portare avanti  una gravidanza quando la condizione/situazione di quella donna non è la più favorevole ad una maternità?

Tutti gli anticoncezionali possono fallire e nessuna donna (NESSUNA) può essere obbligata a portare avanti una gravidanza quando ritiene che non sia possibile. Per mille e più motivi che non devono interessare la politica, specialmente la nostra che ha tollerato e sostenuto le peggiori immoralità, la chiesa,  che adotta da sempre una morale in base a quanto può guadagnare e che sarebbe meglio si occupasse più dei mostri che si tiene in casa  piuttosto che di faccende che riguardano uno stato indipendente e laico per Costituzione quale dovrebbe essere l’Italia,  e men che meno un manipolo di fondamentalisti IGNORANTI che non sanno o non vogliono capire che la 194 non è una legge contro la vita ma proprio il contrario.

Aborto

Mi viene da dire un sacco di parolacce perché non pensavo davvero che si potesse polemizzare e in modo pretestuoso, strumentale, ridicolo e miserabile ancora oggi su una legge che non è contro la vita ma proprio il contrario.
Abortire non è come andarsi a prendere un caffè, abortire non è un metodo anticoncezionale ma l’extrema ratio.
Qualsiasi donna sia passata per questa esperienza lo sa.
E continuerà ad essere praticato con e senza leggi che tutelino la salute delle donne.
Come si faceva quando la legge non c’era e le donne morivano sotto ai ferri di comari compiacenti.
La verità è che la maggior parte della gente che straparla di pillole assassine, di vite da difendere a tutti i costi non sa neanche cosa significhi il termine aborto.
Per non parlare poi di come viene trattata una donna che abortisce in Italia, a meno che non abbia tanti soldi da spendere in cliniche private.
Si può rifiutare di curare un dente, perché se dio ha deciso che dobbiamo avere il mal di denti ce lo dobbiamo tenere e via così per tutte le altre cose? il medico obiettore va a fare un altro mestiere se vuole seguire le linee guida della religione e non di quella scienza che ha studiato e imparato per metterla al servizio degli altri.
Io da un medico pretendo di essere curata, dalla testa ai piedi passando anche per l’aborto se ritengo che quella è l’unica soluzione/possibilità che ho. Decido io, non il papa, l’eminenza o uno stronzissimo sindaco fascista supportato da altrettanti miserabili fascisti: una a caso la nipote di un certo benito mussolini.
Ci sono ancora troppi uomini che non vogliono prendersi nessuna responsabilità insieme al piacere di condividere un’esperienza sessuale. E anche in un rapporto stabile, collaudato non è detto che non possa capitare di rimanere incinte senza desiderarlo.
Tutti gli anticoncezionali possono fallire.
E allora visto e considerato che l’aborto è una questione che riguarda le donne, la politica è a loro e solo a loro che si deve rivolgere facendo in modo che possano scegliere senza sentirsi assassine, persone che agiscono contro la vita, visto che di mezzo c’è anche la loro, la nostra.
Gli uomini, che siano padri, fratelli, mariti, compagni o amici possono solo stare vicino a loro nel modo migliore, sostenendole e aiutandole in quella che non è affatto una scelta facile.
Io vorrei davvero che non si parlasse più di questo, che questo paese imparasse a guardare avanti.
Una volta e per sempre.