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Le “scuse” del cafone

“Voglio scuse pubbliche”. Lo sfogo
di Angela, vittima dei doppi sensi di B.

La dipendente della Green Power di Mirano, oggetto dell’ormai famoso “lei viene?” rivoltole dal cavaliere, racconta la sua versione dei fatti. Ospite della trasmissione di La7 ‘Piazza Pulita’, la Bruno va all’attacco: “Ha offeso tutte le donne”. [Il Fatto Quotidiano]

Premessa:  in generale tutti, ma nel particolare le donne di questo paese che votano berlusconi si devono VERGOGNARE. Senza se e senza ma.

b. ha chiesto scusa alla signora.

Ma ovviamente lo ha fatto e a modo suo, ovvero la toppa peggiore del buco, e solo perché fra tre giorni si vota, altrimenti non si sarebbe sprecato nemmeno.
In ogni caso, per tutti gli intervenuti contro la signora offesa, l'”innocente siparietto” –  così è stata definita la gag triviale dello “statista” – in un paese normale sarebbe stato considerato e giudicato come MOLESTIA SESSUALE.  Nei paesi dove non si ride di certe esibizioni, specie se a farle è un uomo pubblico che ha ruoli importanti avrebbe avuto tutt’altre conseguenze.  Negli USA, ad esempio,  avrebbe decretato la fine del politico e dell’uomo.
Qui invece è stato trattato e considerato come l’ennesima barzelletta sconcia raccontata dallo sporcaccione recidivo.

Dopo aver letto i commenti in giro per social network e quotidiani on line  circa le finte scuse di berlusconi alla signora Bruno  sono sempre più favorevole ai test di ammissione ad una connessione internet.

Per guidare un’automobile, una barca, una moto potente ci vuole una patente.

Ci vorrebbe anche per avere la possibilità di esprimersi con un mezzo altrettanto potente come il web.

All’inizio di quest’avventura nel cyberspazio una certa euforia, il disordine della non conoscenza, un uso inappropriato dello strumento si potevano quasi comprendere e nemmeno troppo.
Ma che ancora oggi ci sia gente, un popolo alternativo a qualsiasi idea di società civile che lo usa solo a fin di male non si può più giustificare. 
Almeno io non giustifico più. 
E non sopporto più. 
Non sono una femminista di quelle sfrenate né faccio parte delle donne che difendono le donne per solidarietà di genere, non siamo una categoria né una specie in via di estinzione, e di cazzate grandi e piccole  ne facciamo tante anche noi, ma quello che stupisce di tutta questa vicenda che riguarda Angela Bruno a parte le solite osservazioni fatte da uomini idioti e volgari quanto l’erotomane impotente è stata la scarsissima solidarietà di tante donne che non è riuscita a scattare nemmeno dopo che è uscita fuori la storia della minaccia, del ricatto dei datori di lavoro della signora. 
Perché lei ci stava, no?  rideva, oppure indossava una mise sexy o il décolléte era troppo esposto, praticamente le stesse giustificazioni che usano i violentatori, gli stupratori.

Mentre invece non bisogna arrivare allo stupro e alla violenza per insegnare agl’ignoranti violenti anche nel pensiero che per divertirsi bisogna essere almeno in due, e consenzienti. 

La nostra è una società che non sa rispettare e riconoscere la parte debole di una situazione di violenza, di maltrattamento, o anche e solo di una scortesia grave come questa.


Non saper riconoscere qual è la parte debole di un brutto gesto, di un’offesa, di una violenza è la ragione che poi fa dire a giovanardi, a la russa, che Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi sono morti perché se la sono cercata, erano drogati di strada, e non perché gente con  un potere enorme in confronto a loro ne ha abusato. Fino ad ucciderli.

Proprio come berlusconi che questo lo fa sistematicamente e con tutti e, se il suo abuso di potere non ammazza fisicamente nessuno in tutti questi anni  è stato però in grado di demolire un paese intero in fatto di dignità, etica e anche nel benché minimo senso del pudore.

Se questo fosse un paese normale Angela  avrebbe anche potuto fare il bel gesto di ribellione che molti, me compresa quando all’inizio ho partecipato ai dibattiti e mi ero fatta trascinare nella polemica sul perché non avesse reagito,  avrebbero preteso che facesse.

Perché quand’anche l’avessero licenziata dopo un’ora ci sarebbe stata la fila davanti casa sua per offrirle un altro lavoro.

Invece questo non è un paese normale, è un paese dove una donna è costretta a dare una valutazione alla molestia, prima di reagire.
Questa è una cosa che descrive benissimo Concita De Gregorio nel libro Malamore.


Ci sono donne costrette ad esercitarsi tutti i giorni contro la violenza, per capire fin dove arriva la loro resistenza.


Ora, non è questo il caso per fortuna, ma ribellarsi, dare lo schiaffo, girare i tacchi e andarsene non è così semplice come sembra e come molti pensano che sia.

Quello che ho imparato da questa storia è che non bisogna mai giudicare né pretendere che altri facciano quello che non sappiamo se faremmo anche noi in situazioni analoghe.

Di fronte all’arroganza, alla volgarità, ad una persona, donna o uomo non importa che COMUNQUE ha dovuto subire una performance odiosa come quella  del patetico cafone, ci saremmo dovuti mettere di traverso tutti, senza giudicare.

Nota a margine: siccome mi hanno  scritto che faccio male a difendere la signora, ribadisco, reitero e ripeto quanto  mi pare: il tutti contro uno e una MI FA ORRORE,  è squadrismo, è fascismo insito nell’anima. E nel caso di specie proprio di squadrismo si è trattato, doppiamente schifoso perché oltre ad essere un sistema utilizzato per indebolire  con l’offesa, dunque in modo violento una persona da parte di tante, si è aggiunto anche un sessismo inaccettabile, e  ad esprimerlo sono state soprattutto tante donne. E non c’è nessuno che mi può far cambiare idea, a prescindere dai sorrisi di Angela e dal suo comportamento ritenuto leggero. Anche una prostituta di strada ha il diritto di ribellarsi quando vuole, ed è per questo che non ci sono margini di tempo per denunciare una violenza, uno stupro, ci sono donne che hanno trovato il coraggio di farlo solo dopo anni che li avevano subiti, in quel caso i giudici non chiedono perché si è aspettato così tanto, fanno il loro dovere che è quello di condannare il criminale, il violentatore. Non le vittime.

Premessa 2: visto che non ci pensa Napolitano a toglierla si potrebbe chiedere al giornalismo stampato e parlato di smettere di affiancare la parola cavaliere a berlusconi? è proprio necessario definirlo più di quanto non faccia già da se medesimo?

Presidente Napolitano, nei presupposti che fanno sì che una persona venga nominata Cavaliere della Repubblica Italiana è contemplato che un nominato cavaliere [del lavoro] possa avere comportamenti pubblici osceni, dire in pubblico cose oscene, offendere le donne in modo osceno, avere pendenze giudiziarie serie, gravi, che per un normale cittadino avrebbero già significato condanne penali e la messa ai margini della società civile?
Presidente Napolitano, da diciotto anni berlusconi contribuisce in solido al discredito e al disdoro del nostro paese nel mondo, si sarà potuto rendere conto coi suoi occhi e da tempo qual è il livello del giudizio che hanno all’estero dell’Italia e degli italiani, dello sbigottimento internazionale che scatta ad ogni performance volgare di un signore che da diciotto anni occupa un posto che, per legge e non per le opinioni di qualcuno, nemmeno gli sarebbe spettato.
Presidente Napolitano, a Calisto Tanzi, colpevole di un reato che ha danneggiato gravemente la collettività, la nomina di cavaliere è stata revocata per indegnità, perché nessuno che abbia compiuto reati è degno di vedere accostato il suo nome alla Repubblica Italiana e quindi in qualche modo rappresentarla.
Presidente Napolitano, ci sono tanti modi per disonorare un paese, non è necessario commettere reati gravi – sebbene nel caso di specie ci sarebbe l’imbarazzo della scelta di quello che c’era ed è stato “aggiustato” per mezzo di leggi apposite e di quello che per fortuna ancora c’è e speriamo che sia la soluzione al problema – dovrebbe bastare aver dimostrato, come silvio berlusconi ha fatto e fa, di non avere nessuna considerazione per questo paese e per la gente che ci vive.
Presidente Napolitano, silvio berlusconi, così come Calisto Tanzi non è degno di rappresentare nessuno se non se stesso, l’orrenda persona senza valori, senza principi morali, senza onestà che è, non pensa dunque che aver fatto un bel gesto civile come quello di revocargli la nomina di cavaliere del lavoro sarebbe stato utile, avrebbe aiutato molta gente a capire meglio la natura del personaggio? non pensa che questo gesto avrebbe riabilitato anche lei agli occhi di tanta gente che ha perso la fiducia per chi avrebbe dovuto tutelare la gente onesta e non, invece, quella politica e tutti coloro che hanno contribuito al disfacimento economico, etico e morale di questo paese? 
Presidente Napolitano, in questo ultimo periodo lei ha trovato il tempo per tante cose, molte non necessarie come ad esempio graziare un diffamatore seriale, recidivo, prima di lasciare il posto al prossimo inquilino potrebbe fare un gesto che passerebbe alla storia, quella bella, di questo paese, un bel regalo agli italiani onesti, togliere quella nomina che, accostata al nome di silvio berlusconi diventa solo pateticamente ridicola e l’unico effetto che produce è ricordarci ogni giorno che viviamo in un paese patetico e ridicolo.

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  1. non ha avuto il compenso che si era prefisso
    Se i suoi padroni avessero mandato sul palco un’operaia di quelle che conosco io, sai i vaffanculo in diretta che se beccava er nano
    Il manager deve avere sempre quello che lui ritiene “suo giusto compenso” e quando non l’ottiene allora, siccome non è etico licenziare un manager, o lo dimissionano, oppure si creano quei cosiddetti cimiteri degli elefanti dove parcheggiarli che tutte le imprese hanno con costi aggiuntivi per tutti gli addetti alla produzione e relativo aumento del costo del lavoro
    qui in taja, terra di cialtroni, un titolo onorifico non si nega a nessuno,

    Rispondi
  2. Pingback: – 2: spigolature reloaded | Open Mind

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