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Il Nazareno: più che un patto, un pattume

Berlusconi: “Il Pd non mantiene la parola: patto del Nazareno doveva ridarmi agibilità”. Renzi: “Falso, racconta barzellette”.

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Con uno che ha la fama e la reputazione del bugiardo non si va nemmeno a prendere un caffè, mentre Renzi col bugiardo che “racconta barzellette” nel frattempo passato alla condizione di pregiudicato condannato per frode allo stato ha pensato di farci addirittura l’alleanza politica per le importantissime riforme che aveva in mente solo lui.
Gli incontri fra il bugiardo1 e il ballista2 si svolgevano nelle segrete stanze del Nazareno alla presenza di pochi intimi dell’uno e dell’altro e quindi nessuno può raccontare cosa si dicessero e quali sono stati, cosa prevedevano davvero gli accordi fra i due.
Durante uno degli appuntamenti Renzi chiese ed ottenne di restare solo per cinque minuti diventati sette con berlusconi: evidentemente quello che aveva da dirgli non doveva essere ascoltato da un testimone terzo, berlusconi alla fine salutò il compare dicendogli: “Matteo quando vuoi noi ci saremo sempre, di me ti puoi fidare”.
Considerata la credibilità e la serietà dei due più che un patto, un pattume.
A luglio dell’anno scorso la Serracchiani, numero 2 del pd diceva: “berlusconi sempre il benvenuto, ci dà più garanzie del M5S”. E qua ci sarebbe da aprire un trattato su che tipo di affidabilità e garanzie servivano al pd di Renzi se l’unico che poteva garantire entrambe era il delinquente seriale ma in rispetto della decenza e di me stessa non lo farò.
Solo però vorrei capire perché oggi non si può credere a berlusconi che non ha più niente da perdere né da guadagnare dalla politica e da questo stato che gli ha consentito e dato tutto quello che gli serviva: la finta condanna per un reato pesantissimo, la conservazione del maltolto e l’assoluzione impossibile al processo per sfruttamento della prostituzione minorile mentre a Renzi che ha costruito il suo consenso proprio grazie alle menzogne iniziate dall’ormai leggendario “Enrico stai sereno” e che ha fatto impallidire perfino i 314  traditori di “Ruby è la nipote di Mubarak” sì.

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Mazzetta nera, e non solo

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Attorno al tavolo ci sono tutti quelli che a Roma contavano qualcosa. Politici di destra e sinistra, assessori e esponenti del clan dei Casamonica, tutti insieme appassionatamente. Buzzi, detenuto negli anni ’70 e ’80 per omicidio, poteva dirsi più che soddisfatto: era riuscito infatti a far sedere fianco a fianco l’allora sindaco Gianni Alemanno (oggi indagato con Buzzi per associazione mafiosa), l’ex capo dell’Ama Franco Panzironi (arrestato con Buzzi), un esponente del clan dei Casamonica in semilibertà, l’attuale assessore alla Casa Daniele Ozzimo (al tempo consigliere Pd e pure lui indagato oggi dai magistrati: si è dimesso ), il portavoce dell’ex sindaco Sveva Belviso e il potente parlamentare del Pd Umberto Marroni, seduto, sorridente, vicino a Panzironi. [L’Espresso]

Sottotitolo: Tutti assieme a Roma. Neofascisti, piddini, vendoliani, comunisti, ex io so’ communista così, piddiellini, cattolici, ciellini, ladri, rapinatori, assassini, banditi, figli di papà, mignotte, protetti, camorristi, mafiosi, spacciatori, moralisti, pontificatori, ciarlatani, maghi, appaltatori, poteri forti, poteri deboli, torsapientini, italianissimi zingari Casamonica.
Il problema in Italia sono i centri sociali, i NO TAV e il blog di Grillo e Grillo, le ferie dei giudici e l’articolo 18, senato sì o senato no. Annateve a nasconne e tacete per almeno tre secoli.

[Per gentile concessione dell’amico Dario]

Mafia, cade il re di Roma Carminati
Anche Alemanno tra gli indagati

Una holding criminale che puntava agli appalti e spaziava dalla corruzione all’estorsione all’usura, con infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale e istituzionale. E’ ciò che emerge dall’inchiesta della procura di Roma che ha portato a 37 arresti. Indagati anche l’ex sindaco della Capitale e altri politici.  Lirio Abbate

Preambolo: la mafia a Roma c’è, il procuratore Pignatone ha voluto rassicurarci, non si sa mai non ce ne fossimo accorti prima: “le mafie sono cambiate, non ricorrono alla violenza e al controllo del territorio se non necessario per creare assoggettamento” [Tipo: “io te tajo ‘a gola il dieci matina…portami i sordi sennò t’ammazzo a te e tutti i tu’ fiji”, cose così].
Quando le mafie non ricorrono alla violenza significa solo una cosa, che hanno appoggi politici a sufficienza per evitare di alzare la voce. E anche la politica ha voluto rassicurarci: lei c’è sempre, per gli amici e anche per gli amici degli amici.
Nel paese dei balocchi che è l’Italia è molto probabile che cada l’accusa per mafia per cui è stato indagato alemanno, ma questo non farebbe di lui una brava persona, nessun riconoscimento di estraneità alle vicende di‪#‎MafiaCapitale‬ a chi ha messo la sua faccia nella costruzione del gigantesco sistema criminale organizzato per dare pezzi di Roma, sottraendo risorse a tutta l’Italia ad amici e conoscenti.
E che amici e che conoscenti.

Quando in passato ho detto e scritto che se non sono tutti uguali fanno del loro meglio per somigliarsi molto, scherzavo. Come sempre la realtà supera la fantasia. Ora chi spiega a quelli di Tor Sapienza e dintorni che la colpa del degrado non sono i profughi e i rom, e a quelli che accusano il dipendente col posto fisso, il fannullone da milleduecento euro al mese dopo quarant’anni di onorato servizio all’amministrazione pubblica di essere il responsabile della loro condizione attuale di precari, disoccupati, cassintegrati ma che la colpa di tutto è storicamente della politica italiana ladra, corrotta e mafiosa? Ci vorrebbe uno bravo, e onesto, soprattutto.

 

Ma raccontateci ancora la storiella di berlusconi che ha il diritto di mettere bocca nelle riforme politiche in quanto leader di un partito.
berlusconi: il peccato originale della politica di questi ultimi vent’anni, lui che ha risvegliato e dissotterrato la feccia nera fascista che gli è servita per fare numero in parlamento con un partito che ha costruito per lui un condannato per mafia.
Poi ci sono gli altri, certo, quelli che volevano il bene comune, i cosiddetti democratici, quelli che nel corso di tutte le evoluzioni della cosiddetta sinistra italiana avrebbero dovuto impedire l’ascesa dell’abusivo delinquente alleato coi fascisti e amico della mafia ma non l’hanno mai fatto.
E continuano a non farlo ora giustificandosi col suo consenso politico, continuano a legittimare il principale responsabile di tutte le nefandezze criminali che vedono protagonisti i politici di tutti gli schieramenti in virtù dei voti che servono a Renzi per le sue cosiddette riforme, facendo finta di ignorare che dove ci sono il fascismo e la mafia c’è anche berlusconi.

Roma io la conosco, anche piuttosto bene, in passato per questioni di lavoro ho avuto modo di frequentare anche certi ambienti e conoscere delle persone che normalmente non frequenterei.
A me non stupisce la malavita né la criminalità perché sono fenomeni legati all’esistenza dell’umanità; quello che mi fa incazzare è la completa resa della politica e ancor di più il fatto di colpevolizzare poi la gente che vota, siamo sempre noi a sbagliare? Chi in passato votava il pd di Veltroni doveva immaginare che uno dei suoi collaboratori stretti era uno facilmente seducibile e poteva un giorno essere coinvolto in faccende di mafia, tangenti, corruzione, criminalità comune e pesante?
Queste domande le rivolgo ai soloni, agli opinion leader che si sono scagliati contro gli assenteisti, quelli che invece di votare restano a casa.
Ditecelo voi chi dobbiamo votare la prossima volta, il pd di Renzi che fa l’alleanza con berlusconi? 

Sono sempre lì a dirci che non sono tutti uguali, bene: e quelli diversi dove cazzo stavano?

 

Il vizio della memoria

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Sottotitolo: che destino può avere un paese dove si bluffa, si improvvisa perfino sulle previsioni del tempo? Secondo gli illustri previsori preventivi, quelli che non prevedono ma ormai sono costretti ad ipotizzare per rispondere alla richiesta di un’utenza sempre più numerosa, quella  che non si accontenta di sapere che tempo farà domani ma vuole sapere se fra due settimane dovrà uscire con l’ombrello o lo spolverino, oggi a Roma sarebbe dovuto nevicare, mentre la temperatura esterna alle otto di stamattina era di dodici gradi. Le previsioni possono intercettare le perturbazioni e avere quindi un’attendibilità attendibile al massimo nei due, tre giorni prossimi venturi, oltre questo periodo è fantasiosa creatività. La realtà è che ci trattano come vogliamo essere trattati, in politica come in tutti gli ambiti. Perché non ce ne dovrebbe fregare nulla di che tempo farà fra dieci giorni, anche se abbiamo programmato una cosa particolare e importante. Perché nulla si può fare per impedire l’evento inevitabile.Nella politica però non esiste l’inevitabile: tutto si sarebbe potuto, e dovuto evitare. Anche berlusconi.

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Come faceva giustamente notare Oliviero Beha l’altra sera da Paragone, la vergogna non passa per le sentenze di un tribunale.
Così come non dovrebbero passarci la dignità e il senso personale della decenza. Paolo Borsellino diceva che conoscere persone disoneste, ancorché mafiose non costituisce di per sé un reato, ma se a conoscerle, frequentarle, avere rapporti stretti con loro, farci affari insieme e magari anche un partito politico, mettersele in casa in qualità di “stallieri eroi” è un politico dovrebbe essere un motivo più che sufficiente a rendere quel politico non solo inaffidabile “professionalmente” ma proprio umanamente. Nel paese del garantismo tout court, invece, quello dove non si è colpevoli nemmeno dopo un terzo grado di giudizio che non c’è in nessun altro paese al mondo, dove il desiderio di uguaglianza e di una giustizia uguale per tutti viene definito giustizialismo, essere stati raccomandati e accompagnati nella carriera politica dal frequentatore di mafiosi fa curriculum. E il risultato sono le persone come la De Girolamo che, invece di incassare il suo fallimento cerca un’assoluzione per un comportamento che non costituisce di per sé un reato ma che la rende di sicuro inaffidabile.

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Mauro Biani - The great biutifullLe larghe intese che Renzi rinfaccia oggi al pd che gli rinfaccia di andare a parlare con l'”evasore fiscale” berlusconi che poi è un frodatore, reato ben più grave dell’evasione, piacevano anche a Renzi, anzi, le auspicava.
Questo è un paese senza memoria, ecco perché vincono i berlusconi e i Renzi.
“Matteo Renzi, ospite di Ballarò, ammette che secondo lui in un altro paese che non sia l’Italia, PD e PDL avrebbero già trovato un accordo per governare.” [5 marzo 2013]

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La cosa importante che va ribadita e ripetuta è che l’indignazione del pd, nemmeno tutto verso Renzi che va a parlare con berlusconi è una paraculata ipocrita per prendere in giro i loro elettori che adesso vedono quelli che s’indignano ma non si ricordano, per amnesia vera o per opportunismo, del passato, quello meno recente e quello più attuale. 
Ha ragione Travaglio sulla memoria dei pesci rossi. 
Sembrano tutti i nati ieri che si stupiscono, si meravigliano e poi votano Renzi dopo vent’anni di berlusconi: come se non fosse stato sufficiente il sopportato subito e i pazzi, gli antipolitici siamo noi che invece abbiamo il vizio della memoria.

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Il ruolo dell’intellettuale, del filosofo, della persona in possesso di una cultura superiore all’interno delle società è sempre stato quello di indurre al ragionamento, alla riflessione profonda, di spiegare attraverso il suo grado di conoscenza quello che accade, i cambiamenti, aiutare la gente semplice, quella che non “ci arriva” per una cultura insufficiente o quella che si arrocca sulle sue certezze pensando che non esista un diverso modo di vedere, quindi di comprendere le cose. 

Più o meno la stessa funzione che hanno i libri, la letteratura, che hanno la capacità di aprirci la mente verso nuovi orizzonti, spiegandoci che non ci si deve fermare all’evidenza ma andare sempre oltre, perfino oltre quel che si vede e si legge. 

Solo in questo modo si può sviluppare quel senso critico che non si ferma al semplice giudizio sommario ma che si fonda su delle argomentazioni solide.

Cacciari, che viene invitato ovunque proprio in virtù del suo ruolo di filosofo ieri sera da Santoro, davanti a Salvini, ha detto che la lega non è razzista, che si muove e agisce secondo quello spirito che ha sempre animato quel movimento, dunque è legittimo pensare che faccia parte di quello spirito non violento, secondo il Cacciari pensiero, anche lo stalking reiterato, gli insulti, aver paragonato ad un orango il ministro Kyenge, averle lanciato banane su un palco. 
Episodi, ormai praticamente quotidiani, che non dovrebbero far preoccupare nessuno. 
Cacciari, da filosofo, divulgatore delle belle teorie, quelle che dovrebbero aiutare nella comprensione, invece di contrastare il pensiero leghista mettendo in evidenza lo spirito della lega, quello violento e discriminante gli riconosce una sua dignità e da oggi in poi Salvini e tutti quelli come lui potranno avvalersi, oltre che del loro spirito “animato” anche dell’autorevole parere di Cacciari – il filosofo intellettuale – per giustificare tutte le loro porcherie razziste.

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LA VOGLIA D’INCIUCIO (Curzio Maltese)

La parte del Pd che ha governato per due anni e fino all’altro giorno con Berlusconi si scandalizza se il nuovo segretario Matteo Renzi vuole discutere con il capo della destra la legge elettorale. All’improvviso i bersaniani, i dalemiani e altri correntisti del Pd hanno scoperto dopo vent’anni che Berlusconi è inaffidabile, ha un sacco di problemi con la giustizia, processi in corso, condanne, e insomma non è una persona con cui trattare. Cristianamente, si dovrebbe festeggiare questo ritorno a casa dei figlioli prodighi uccidendo il vitello grasso. È dai tempi della Bicamerale che scriviamo questo su Repubblica, spesso accusati dai vertici del centrosinistra di antiberlusconismo viscerale, estremismo ideologico e impolitico. Ora si sono convinti: evviva. Ma sui pentiti della sinistra è lecito avere qualche sospetto.

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LA RESURREZIONE DI LAZZARO – Marco Travaglio, 17 gennaio

Per la serie “senti chi parla”, ovvero “il bue che dà del cornuto all’asino”, va in scena la pantomima della sinistra Pd che chiede a Renzi di non incontrare B. “perché è un evasore fiscale”. A parte il fatto che è molto peggio di un evasore (la condanna è per frode fiscale), il nostro ometto ha una sfilza di sentenze di prescrizione e amnistia che lo dichiarano corruttore di giudici, pagatore occulto di politici, falsificatore di bilanci, testimone mendace e così via. Eppure questi sepolcri imbiancati, pur conoscendone il curriculum penale, o forse proprio per questo, ci han fatto insieme una Bicamerale, vari inciuci su tv, giustizia e conflitto d’interessi, un governo tecnico (Monti) e un governo politico (Letta), dopo avergli servito sul piatto d’argento le teste mozzate di Prodi e Rodotà, fatto scegliere il “nuovo” presidente della Repubblica (Napolitano) e il nuovo premier (il nipote di zio Gianni) in nome della “pacificazione” dopo la “guerra civile dei 20 anni”, tentato di “riformare” con lui la giustizia e la Costituzione.

Se le ultime porcate non sono andate in porto non è merito del Pd, che ci ha provato fino all’ultimo, tentando per mesi di trattenere B.. È merito (involontario, si capisce) di B., che s’è divincolato dai loro appiccicosi abbracci e li ha mollati perché non hanno mantenuto le promesse di pacificazione e, incalzati dagli elettori inferociti e dai 5Stelle, non gli hanno garantito il salvacondotto nonostante i generosi tentativi di Violante & C. Se alla sinistra Pd faceva schifo il pregiudicato, il 1° agosto – giorno della condanna – poteva cacciarlo. Invece i ministri bersaniani e dalemiani sono rimasti a pie’ fermo sulle poltrone di combattimento, del governo e della maggioranza, fino a due mesi fa quando, fuggito e decaduto il Cainano, hanno preso a fingere di non averlo mai conosciuto. E subito han digerito, senza l’ombra di un ruttino, la compagnia dei poltronisti dell’Ncd, da Alfano a Schifani, da Cicchitto a Quagliariello, da Formigoni a Lupi, da De Girolamo ad Azzollini, da Bonsignore a D’Alì, che avevano sempre difeso il condannato e continuano a difenderlo, anche perché vantano una percentuale di inquisiti da far impallidire Forza Italia.

E ora questi stomaci di ghisa e queste facce di bronzo intimano a Renzi di non parlare con B. di legge elettorale e l’accusano di resuscitarlo, sfoderando una questione morale messa sotto i tacchi per vent’anni? Sentite Danilo Leva, il geniale responsabile Giustizia di Bersani che fino a due mesi fa voleva riformare la giustizia col pregiudicato: “Un conto è Forza Italia, un conto è Berlusconi condannato in via definitiva. Non vorrei una sua riabilitazione attraverso gratuiti atti simbolici”. Sentite il capogruppo bersaniano Roberto Speranza, che dirigeva alla Camera la truppa alleata di B. fino a due mesi fa: “È poco opportuno il confronto con un condannato in terzo grado”.

Se questi tartufi avessero davvero a cuore la questione morale, si potrebbe almeno starli a sentire. Invece è chiarissimo quel che temono, in sintonia con l’impiccione del Colle: che Renzi trovi i numeri per cambiare la legge elettorale con una maggioranza diversa da quella di governo, mettendo ai margini i partitucoli e in crisi il Napoletta. Ma una legge elettorale decente non potrà mai nascere accontentando alfanidi, montiani e casinisti, noti frequentatori di se stessi. Per farla occorre un accordo fra il Pd e uno dei due partiti maggiori: o M5S o FI. Renzi s’è rivolto anzitutto a Grillo, che però s’è chiamato fuori, rinunciando a influenzare la riforma elettorale e rinviando tutto al web-referendum di fine febbraio, troppo tardi. A questo punto a Renzi non resta che FI, talmente mal messa da accettare qualunque diktat pur di rientrare in gioco. Se però B. tornerà in partita, la colpa andrà attribuita a chi ci ha sprofondati in questo incubo. Non l’altroieri: l’anno scorso, quando i pidini che ora gridano alla resurrezione di Lazzaro seppellirono Prodi e Rodotà e riesumarono la salma di B. dalle urne. Anzi, dall’urna.

L’indecenza non ha età [se questo è un rinnovatore]

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L’ha resuscitato D’Alema nel ’97 con la bicamerale quando era  politicamente morto, non per meriti di un’opposizione che non c’è mai stata ma dei suoi medesimi; ha ripetuto l’operazione Veltroni  quando, nella famosa campagna elettorale nel 2008 lo definiva “il principale esponente dello schieramento a noi avverso” pur di non  fare il suo nome, ché non sia mai gli italiani potessero capire per chi  NON dovevano votare, che l’avversario “non è un nemico e non va demonizzato”, nemmeno se è silvio berlusconi. Ci riprova oggi Matteo Renzi riconoscendo un’autorevolezza politica ad un pregiudicato condannato pensando che sia utile, necessario, politicamente, nonché eticamente e moralmente corretto andare a trattare, discutere di leggi con uno che in tutta la sua vita ne avrebbe fatto volentieri a meno. berlusconi non è un interlocutore politico da trattare con rispetto, semmai lo sia mai stato anche prima visti i suoi precedenti, anche penali, il suo stile di vita, il suo fregarsene di ogni regola anche minima di convivenza civile. E con uno così Renzi va a discutere di regole, anzi della prima regola dalla quale poi scaturiscono tutte le altre e cioè di legge elettorale. Quello che fa, pensa e dice berlusconi non dovrebbe, se questo fosse un paese normale, essere riportato urbi et orbi come una notizia dalla stampa e dall’informazione assuefatte e anestetizzate dal servilismo. berlusconi che da condannato in via definitiva alla galera perché ha rubato allo stato può fare ancora campagna elettorale, pensare di presentarsi da leader alle elezioni nello stesso stato che ha derubato è una tragedia italiana, come le stragi impunite. Continuare a restituire dignità a chi l’ha persa per sua scelta significa voler dare il colpo di grazia ad un paese martoriato, altroché rinnovamento. Renzi va a discutere di legge elettorale, ovvero della legge per formare un parlamento, con berlusconi che in parlamento da decaduto qual è non ci può più mettere piede. 

 Si può discutere di leggi con un delinquente che le ha sistematicamente violate? Ci siamo scandalizzati, indignati quando si parlava di riforma della giustizia, abbiamo detto che non era possibile che un indagato [prima] potesse mettere bocca sulla riforma di quella giustizia che a berlusconi dà solo fastidio, la considera un inutile orpello, l’ha sempre considerata il grande ostacolo al suo progetto delinquenziale attaccando i giudici, diffamandoli, accusandoli di essere loro, il cancro della società e adesso Renzi che fa, parla con berlusconi [dopo aver parlato con Verdini, e ho detto Verdini] di legge elettorale perché pensa che la discussione politica non possa prescindere dal parere di un pregiudicato? E, se mi posso permettere, il segretario del pd eletto per acclamazione universale ci potrebbe spiegare in quale paese un leader di partito, un prossimo futuro ed eventuale candidato al ruolo di capo del governo pensa che sia utile ascoltare cos’ha da dire un truffatore, un ladro, un condannato alla galera, uno che ha un procedimento giudiziario ancora aperto in virtù del quale è stato già condannato in primo grado a sette anni per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione, uno che dovrebbe stare in galera? Dentro forza Italia non c’è nessuno più presentabile di berlusconi per discutere di leggi, un incensurato, ad esempio? E perché mai gli italiani si dovrebbero fidare di uno che va a trattare e a discutere di leggi con un delinquente? 

Questa sarebbe la politica nuova di Renzi?
E qualcuno ha pure il coraggio di criticare Grillo che con questi non ci parla?

…allez!

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Il festaiolo? Erano cene eleganti, perbacco! Poi dice il film di Sorrentino…come se fosse colpa di Sorrentino se una larga parte di italiani ha votato per diciotto anni un bugiardo puttaniere criminale e che, generalmente il vizietto di tutti i potenti sia da individuare sempre dentro qualche letto o lettone. Vizietto che senza la complicità di perfette deficienti che si fanno scopare per soldi da due come questi, ai quali una donna normale non darebbe un bacio su una guancia tanto sono viscidi e brutti, non avrebbe la possibilità di poter essere soddisfatto. Io solo una cosa mi chiedo: come fanno.

“Sono protetto da un’immunità e voi lo sapete. Se facessi causa al giornale sarei in una condizione di disparità: io non sono denunciabile e non denuncio”.[F. Hollande]

E, sempre Hollande dice davanti a 500 giornalisti di tutto il mondo: “è un momento doloroso”. 
Mica come quell’altro che ha detto “cosa possono dire di me? che scopo”.  Anche questo è spread.


Sexgate, Hollande: “Non parlo”
“Ma non farò leggi ad personam”

E’ proprio diverso lo stile, lo spessore, non c’è niente da fare. 
Anche quando qualcuno all’estero fa una cazzata è sempre meno grave di una qualsiasi fatta da uno qualsiasi dei politici di casa, e talvolta cosa nostra, e qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta. L’unica richiesta che si può fare a Hollande è di chiarire i suoi rapporti con l’intestatario dell’appartamento dove avvenivano gli incontri con l’amante. Questa di Hollande è una storia privata come ne sono a milioni nel mondo e che non è detto che debbano fare notizia. Una notizia da rilanciare su tutti i media e le agenzie allo scopo poi di far fare i soliti ragionamenti ai soliti mentecatti che “visto? il più pulito c’ha la rogna e poi ridono dell’Italia”.  Perché quello che è accaduto qui con berlusconi non è nemmeno lontanamente paragonabile alla vicenda personale di Hollande che non ha mandato in parlamento, in regione, in qualche azienda di stato le sue amanti, non l’ha sistemate e fatte mantenere a spese dei contribuenti francesi, non si faceva consegnare nei suoi domicili e a spese dello stato manipoli di sciagurate imbecilli per il suo sollazzo personale, non faceva frequentare le sue residenze a mafiosi, intrallazzatori come Tarantini e Lavitola e non ha creato nessun sistema per svendere la Francia a chi contribuiva al suo “benessere”. Soprattutto non ha messo in pericolo un paese intero rendendosi ricattabile da gente che una persona normale si vergognerebbe di conoscere di vista ma che berlusconi frequenta abitualmente.
La vicenda di Hollande, che poteva eccome difendere anche con la denuncia il suo privato violato ci dimostra ancora una volta e semmai ce ne fosse bisogno la miseria dei politici italiani, sempre con l’avvocato e la querela a portata di mano quando tocca agli altri e sempre pronti a difendersi e a nascondersi dietro al ruolo quando tocca a loro. 
Giusto ieri Lara Comi [!!!] indagata per diffamazione ha chiesto di potersi riparare dietro l’immunità dell’Europarlamento secondo la fantasiosa teoria che “un parlamentare non è tenuto a modellare la sua opinione”, cioè a dire che se si fa il parlamentare si possono dire tutte le sciocchezze che si pensano, anche quelle diffamanti come ha fatto la Comi che ha accusato pubblicamente l’ex sindaco di Ferrara di essere colluso con la mafia, oppure come quella di Esposito del pd che ha accusato il giudice Pepino, Fiorella Mannoia e Caparezza di avergli fatto recapitare tre molotov a domicilio, e, nel paese dove i cittadini sono tutti uguali, la legge è uguale per tutti e il servitore dello stato è tenuto a svolgere la sua funzione con disciplina ed onore per Costituzione, non succede niente.

O si fa come dico io o vi dimetto

Sottotitolo: processo lungo, prescrizione lunga. Dipende dall’esigenza del potente delinquente, quanto gli serve per scampare alla legge, così smantellano la giustizia da almeno vent’anni per farsi i favori reciproci ché l’oggi a te e domani a me, ma soprattutto a lui, il latitante a cielo aperto, è sempre in agguato e poi per riparare i loro danni pensano all’indulto e all’amnistia. Nel paese più corrotto al mondo, dove la galera è la prima ratio dei poveracci e di chi non ci dovrebbe proprio andare ma per il potente il trattamento è assai diverso: berlusconi e Anna Maria Cancellieri ce lo insegnano, l’unica soluzione, riforma della giustizia che sa trovare il parlamento anziché abolire quelle leggi che mettono in carcere chi non ci deve andare è il tana libera tutti per tamponare il dramma delle carceri troppo piene. 

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I tempi bui e lo spirito di verità Sandra Bonsanti per Libertà e Giustizia

Ecco perché Barbara Spinelli deve stare zitta;  lei lo conosce bene, Giorgio.
E questo Scalfari non lo può sopportare; non può tollerare che si parli di come è Napolitano e non di come ce lo descrivono i corazzieri di regime.

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Napolitano, il ricatto, il 2015 Alessandro Gilioli

[…] Insomma Napolitano è un po’ più solo e un po’ meno onnipotente, da qualche settimana, e lo sa. Di qui l’esigenza di ricordare e rafforzare il ricatto di aprile, ‘o si fa come dico io o me ne vado’: molto ai limiti della Costituzione ma soprattutto effetto di una supplenza di cui si sente sempre meno il bisogno.A proposito, Napolitano ha legato il suo secondo mandato a un progetto di governo la cui data di scadenza è adesso concordata: entro e non oltre la primavera 2015, a semestre europeo terminato.Non sarebbe il caso che a quella data – fatta la riforma elettorale, s’intende – lasciasse quindi anche il Capo dello Stato?  E non sarebbe questo un impegno che il Quirinale dovrebbe assumere già ora, anziché minacciare improbabili dimissioni ad horas ogni volta che ha bisogno di spostare a suo favore i rapporti di forza?

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Napolitano continua a non sentire il boom iniziato, con notevole ritardo, più o meno un anno fa. Si sente indispensabile e insostituibile, nonostante i rumors dicano da tempo che una consistente parte degli italiani che non si sentono rappresentati da questo signore, non senza motivi perché Napolitano ce li ha dati praticamente tutti, lo accompagnerebbero volentieri all’uscita pure adesso. L’elezione bis di Napolitano è stata sostenuta e voluta soprattutto da berlusconi che pensava che il presidente gli risolvesse l’annosa questione “galera sì galera no”, visto che Napolitano è lo stesso presidente che si è fatto garante con la sua firma di tutte le porcate che stanno consentendo a berlusconi di farsi beffe di una sentenza di condanna definitiva emessa ormai quasi cinque mesi fa. Ed è quindi comprensibile oggi il disappunto di brunetta che vuole revocare il mandato al presidente che non ha dato la grazia motu proprio al delinquente ma in compenso motu proprio sta decidendo lui al posto nostro chi deve rimanere in parlamento: cioè anche brunetta, e al Quirinale cioè lui se stesso medesimo.

Quindi quando Napolitano minaccia di andarsene se il governo non fa le riforme: demolire la Costituzione ad esempio, quando dice no a nuove elezioni nonostante il malessere diffuso nel paese che in questi giorni si sta manifestando anche in modo alquanto pericoloso, quando parla del suo spirito di abnegazione e amor di patria che gli avrebbero suggerito di accettare un secondo e straordinario mandato, mente. Perché non sta parlando al popolo che non vuole più questo parlamento né lui e lo sta dicendo in tutti i modi da mesi ma parla esclusivamente ai suoi amati partiti, quelli da difendere a tutti i costi nonostante siano proprio loro la causa del disastro Italia. In un paese diverso dal nostro un presidente della repubblica che avesse usato così malamente il suo mandato sarebbe stato messo in stato d’accusa da tempo, non perché quel mandato abbia dei limiti da riconsiderare, da lui poi, ma perché lui li ha superati tutti.

Nota a margine: basta con l’anzianità che diventa cattiveria. Una volta anzianità significava saggezza, l’anziano, il patriarca era il punto di riferimento della famiglia  a cui tutti i componenti della famiglia si affidavano soprattutto nei momenti di difficoltà, e nella società era il punto fermo del ragionamento, l’approdo culturale quando serviva un sostegno, una specie di capo tribù. Se guardo a Napolitano tutto mi viene in mente meno l’autorevolezza dell’età, un riferimento e la saggezza.

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NAPOLITANO MINACCIA RENZI: O SI FA COME DICO IO O LASCIO IL QUIRINALE (Fabrizio d’Esposito) – Il Fatto Quotidiano

Napolitano: “Incarico gravoso, renderò noti i limiti del mio mandato.”

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RENZI-GRILLO, LA SFIDA E LA SFIGA  – Marco Travaglio, 17 dicembre

Dire no a Renzi è un errore. Domenica Napolitano, Letta, Berlusconi, Alfano e le altre frattaglie erano terrorizzati da un Sì o anche da un Ni di Grillo. E quando è arrivato il No hanno stappato lo champagne

Tutto si può dire di Beppe Grillo, ma non che sia un fesso. Anzi, sempre più spesso la sua naïveté di neofita della politica sembra aver assorbito le furbizie dei politici politicanti. Dunque è impossibile che l’altroieri non abbia colto il senso e le possibili conseguenze dell’apertura di Renzi. Il neosegretario del Pd, anche se non può dirlo fuori dai denti, ha gli stessi nemici che hanno Grillo e il popolo italiano: Napolitano (vedi l’incredibile monito di ieri, che aveva Renzi e Grillo come bersagli unici), Letta Nipote e tutto il cucuzzaro delle Strette Intese, cioè Alfano e quel che resta di Monti&Casini. In poche parole: gli eterni gattopardi che lavorano all’imbalsamazione dell’Ancien Régime e vogliono rinviare le elezioni a chissà quando, possibilmente a mai.

Domenica, mentre Renzi lanciava la sfida all’assemblea milanese del Pd, Napolitano e Letta incrociavano le dita nella speranza che Grillo la respingesse. E devono aver tirato un bel sospiro di sollievo quando, dal blog dell’ex comico, è arrivato il niet alla “scoreggina” renziana. Intendiamoci. L’aut-aut di Renzi era carico di propaganda (“o firmi qui o sei un pagliaccio”), la tassa da pagare a un partito che considera i 5Stelle un branco di usurpatori e di brubru. Il suo messaggio di “novità” era viziato dalla presenza nella “nuova” Direzione di impresentabili come De Luca. E conteneva uno scambio assurdo tra la rinuncia del Pd alla prossima rata di finanziamento pubblico e l’appoggio grillino alle sue proposte anti-casta: se, come dice, Renzi ritiene immorali i soldi dello Stato ai partiti, già peraltro abrogati dal 90% degl’italiani nel ’93, dovrebbe rifiutarli subito, spontaneamente, senza condizioni, per sempre.

Ma il fatto stesso che per la prima volta abbia evocato con un impegno concreto, e non con le solite parole a vanvera, un cavallo di battaglia dei 5Stelle è un loro innegabile successo politico. Così come il fatto che il leader Pd tenti di uscire dalla prigione della maggioranza di governo per cercare una sponda nel M5S. E allora perché non raccogliere la sfida e rilanciarla, magari con la richiesta al Pd di restituire la rata di “rimborsi elettorali” appena incassata e di scrivere insieme le riforme anti-casta nell’unico luogo deputato a queste cose, cioè il Parlamento?

Sia che Renzi faccia sul serio, sia che bluffi, Grillo e i suoi hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere ad “andare a vedere”. Se Renzi bluffa, scredita se stesso e la sua leadership finisce prim’ancora di cominciare, mentre Grillo e i suoi si prendono il merito di averlo smascherato e incamerano quegli elettori “di confine” che si sono lasciati incantare dalle sirene della rottamazione. Se Renzi fa sul serio, il Pd sarà comunque il secondo partito a rinunciare ai fondi pubblici, a rimorchio dei 5Stelle, i quali potranno dire di avervelo costretto; la macchina elefantiaca di quel partito carico di palazzi, soldi, tesori e tesorieri, ma pure di tessere fasulle, di debiti e cambiali da pagare a questo e quel potentato economico, è costretto alla fame ed entra in crisi con i suoi capibastone e le sue rendite di posizione e, se non si dà una nuova struttura più snella e adeguata ai tempi, si estingue.

Intanto i 5Stelle concordano in Parlamento una legge elettorale che non condanni l’Italia all’eterno inciucio, per esempio il Mattarellum rilanciato ieri da Grillo, e votano il taglio delle indennità e l’abolizione dei “rimborsi” ai consiglieri regionali, e magari altri risparmi più sostanziosi e coraggiosi, intestandosene a buon diritto gran parte del merito; ma soprattutto rompono il fronte Pd-Ncd-Monti-Casini, mandando a gambe all’aria la maggioranza e il governo Napo-Letta, trasformando Alfano, Monti, Casini & C. in quel che del resto sono: peli superflui della politica; condannano B. all’irrilevanza proprio mentre tenta di ritagliarsi un nuovo ruolo decisivo sul tavolo delle famose “riforme”; e, destabilizzando la maggioranza, avvicinano le elezioni e neutralizzano gli intrighi del Quirinale.

Per questo domenica Napolitano, Letta, Berlusconi, Alfano e le altre frattaglie erano terrorizzati da un Sì o anche da un Ni di Grillo. E quando è arrivato il No hanno stappato lo champagne. Il No al buio, senza prima “andare a vedere”, consente loro di continuare a dipingerlo come uno sfascista (anche senza la s) che tiene in freezer i suoi voti e i suoi parlamentari, che non vuole cambiare niente per lucrare sul disastro dei Paese; ma soprattutto di riprendere a inciuciare tutti insieme appassionatamente con la scusa delle “riforme”. A partire da quella elettorale, che incredibilmente Napolitano vuole appaltare in esclusiva alla maggioranza perché trovi il sistema migliore di fregare l’opposizione (come già fecero Pdl, Udc e Lega col Porcellum). Dire – come fa Grillo – “non c’è più tempo, meglio votare col Mattarellum”, è assurdo: senza una nuova legge, si voterà col proporzionale puro del 1992 riesumato dalla Consulta e i 5Stelle resteranno irrilevanti anche con il 30 o il 40 o anche il 49,9 per cento dei voti.

Naturalmente la partita è appena iniziata, come dimostrano i commenti possibilisti dei “cittadini” Di Maio, Giarrusso e Lezzi per un confronto in Parlamento. Ma siccome il tono del match lo dà Grillo, è a lui che tocca riflettere, magari contando fino a 10, prima di parlare. Ed evitando di sottovalutare troppo i risultati fin qui ottenuti dai 5Stelle (a cominciare dallo stop alla controriforma dell’articolo 138 della Costituzione, che è sostanzialmente merito loro, oltreché della nostra petizione con 450 mila firme e di movimenti come Libertà e Giustizia). Altrimenti ripeterà l’errore di marzo, quando spedì sul Colle i capigruppo senza un candidato premier e consentì ai gattopardi di accollargli tutta la responsabilità dell’inciucio. A furia di vedere trappole dappertutto, anche dove non ci sono, rischia di non notare quelle che si tende da solo.

La ministra giusta al posto giusto

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QUANDO NELL’87 FACEVA PUBBLIC RELATION PER I LIGRESTI

Di Cancellieri, dame di carità, regine e di politica

DAL CAVALIERE ALLA CANCELLIERI IL ROMANZO DEL POTERE AL TELEFONO 

TELEFONATE TUTTI ALL’AMICA CANCELLIERI 

L’INCREDIBILE PERIZIA MEDICA PER LA LIGRESTI: SE ANCHE IL CARCERE DIVIDE I RICCHI DAI POVERI 

IL TELEFONO AMICO DEI LIGRESTI? SCOPERTO CON LE INTERCETTAZIONI 

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Il ministro della giustizia dovrebbe vigilare su come agiscono i suoi subalterni, le persone che lavorano nell’ambito che lei dovrebbe far funzionare. Non esaminare uno, dieci, trenta o cento casi su quasi 70.000. E casualmente occuparsi personalmente solo di uno perché la riguarda personalmente. E nel caso in cui lo ritenesse davvero più grave di altri dovrebbe farlo alla luce del sole. Non farsi scoprire dalle intercettazioni.

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“Mi dimetto se lo vuole Letta”.
Letta naturalmente non vuole, ci ha già fatto sapere che Cancellieri gode della sua fiducia “a prescindere” e dunque tutto va bene così.

Tutto è bene quel che finisce bene: nessuna responsabilità, nessuna risposta, niente di niente. Domani il governo ribadirà la sua stima per la grande donna delle istituzioni che ha trovato tempo e modo per attivarsi per un caso umano su 67.000, poco importa se era quello che riguardava una sua amica di famiglia, degli altri “almeno 110” di cui si sarebbe occupata la ministra non c’è riscontro né una prova. 

E né tanto meno nessuno che, stupefatto di essere stato contattato telefonicamente dalla Cancellieri in persona così com’è avvenuto con la famiglia di Giulia Ligresti abbia pensato che, dato il valore umano e istituzionale del gesto valeva la pena renderlo pubblico. 

Come al solito la politica risponde col consueto due di picche dell’arroganza, e ad esprimerlo è una signora che ufficialmente non fa nemmeno parte della politica essendo stata scelta dal professor Sborone in loden per formare la squadra dei tecnici che avrebbero dovuto salvare l’Italia dalla crisi. 

Cancellieri è uno dei prodotti della politica fallimentare, quella che non occupandosi dei problemi del paese perché troppo interessata a risolvere i suoi ogni tot di anni deve abdicare al suo ruolo, cedere il passo ai tecnocrati, che poi esprimono solo quella politica dove l’unica cosa importante è che i conti tornino, a discapito di chi non è importante. 

Fra tutti quelli che si sono sperticati nella difesa della ministra tanto umanitaria non c’è nessuno che abbia evidenziato l’enorme e gigantesco conflitto di interessi che la coinvolge personalmente, che poi è il motivo principale per cui la Cancellieri dovrebbe dimettersi proprio in qualità di amica della famiglia presso la quale è intervenuta, tutti hanno espresso solo frasi e parole ripetute a martello che si possono riassumere nel patetico concetto che la ministra non poteva lasciar morire Giulia Ligresti. 

Ora, il compito di un ministro non è di esaminare e valutare 111 casi su 67.000 ma fare in modo che fra quei 67.000 residenti nelle carceri italiane non ci sia nessun caso umano, grave, di gente in pericolo di vita. 

Perché nessuno dovrebbe esserlo quando è sotto tutela dello stato. E quando succede significa che lo stato ha fallito. Ed ecco perché Cancellieri non può dimettersi: perché sarebbe come mettere il sigillo sull’ennesimo fallimento dello stato.

E il governo, quello bello delle larghe intese è talmente attorcigliato su se stesso, sulla sua impossibilità a risolvere uno solo dei problemi per cui Napolitano lo ha voluto che non si è nemmeno accorto che questo caso è già stato strumentalizzato dal partito del delinquente ancora a piede libero che, difendendo la Cancellieri chiede esplicitamente che si difenda anche berlusconi che per un caso analogo, simile, di abuso di potere – quando lui telefonò alla questura di Milano chiedendo che venisse rilasciata una ladra, una prostituta millantando che fosse la nipote di uno dei suoi tanti amici dittatori è stato condannato in primo grado a sette anni per concussione. E quei 314 traditori dello stato che hanno riconfermato nel parlamento della repubblica che Ruby era davvero la nipote di Mubarak fanno ancora parte dello stato e delle istituzioni. Ecco perché la morale di tutto,  anche di questa brutta storia di familismo, personalismo, conflitto di interessi, abuso d’ufficio e di potere si può riassumere nel semplicissimo concetto che, chi oggi parla di antipolitica, populismi e demagogia, preferisce fare come Scalfari che ammonisce dalle pagine della sua Repubblica che se vince Grillo l’Italia va a rotoli – come se la politica, quella bella e tradizionale non ce l’avesse già mandata da un pezzo –  o è cieco e sordo, o interessato che tutto resti com’è o ha un’incommensurabile faccia come il culo.