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Quando c’era lui [silvio], i talk show facevano più ascolti di Rambo

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Massimo Giannini oggi fa il conduttore al servizio pubblico di Raitre dopo essere stato per anni il vicedirettore di un quotidiano, La Repubblica, che ha fatto la guerra a berlusconi su tutte le cose che oggi perdona a Renzi, compresa l’insopportabile legge bavaglio che quando la voleva fare berlusconi diocenescampieliberi ma ora che la fa Renzi è tutta un’altra cosa e dopo avergli tirato la volata per mesi. Dunque è abbastanza difficile se non impossibile cucirgli addosso i panni del perseguitato ora che il nemico dell’informazione non è più il caimano ma il pupillo stracoccolato dalla grande stampa italiana.

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Rai, Giannini: “Renzi ha liberato i cani
Partita la caccia ai programmi scomodi
Nella sostanza è come l’Editto bulgaro”

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Il fatto che ci sia gente che pensa al giornalista come ad un’entità soprannaturale, senza idee proprie, senza un orientamento politico, una fede religiosa se ne ha bisogno dà l’esatta misura del perché il giornalismo in Italia è ridotto ai minimi termini: la gente non giudica nel merito del servizio e dei contenuti  ma basandosi sulla persona, un giudizio che spesso è viziato dal pregiudizio sul giornalista antipatico e dunque non credibile perché è troppo di destra, troppo di sinistra o troppo indipendente.
Non è importante se il giornalista è di destra o di sinistra, se crede in Dio, Buddha o Allah, non sono importanti le sue faccende private, se è eterosessuale, lesbica o omosessuale.
Dal giornalismo e dai giornalisti si deve pretendere che facciano quello che hanno liberamente scelto di fare e cioè INFORMARE: tutto il resto è  la solita fuffa e caciara costruite ad arte da chi ha la necessità di difendere pedissequamente il proprio idolo, totem e guru e per questo rinuncia a confrontarsi con la realtà che diventa odio, livore, menzogna.
Le persone intelligenti,  interessate alla conoscenza dei fatti li vanno a cercare ovunque e preferiscono sempre sapere con chi hanno a che fare,  proprio per poter valutare la credibilità e l’esattezza di chi dà le notizie e le commenta secondo il suo punto di vista.
Questo per quanto riguarda un’opinione pubblica lobotomizzata da decenni di propaganda.

Parlando nel merito di ciò che deve fare un giornalista, che piaccia o meno al podestà di turno, ai suoi vassalli e servi sciocchi al seguito il compito del giornalista è, contrariamente a quello che pensano in troppi proprio quello di criticare la politica, altroché seguire una linea o accorgersi di chi “ha vinto le elezioni”, fra l’altro Renzi non ha vinto proprio niente, è diventato perfino noioso dover ricordare ogni volta in che modo Renzi è andato a finire a palazzo Chigi.
Chi parla di odio, livore e partigianeria a proposito di un certo giornalismo vada a guardarsi un talk show in un qualsiasi paese civile, dove i palinsesti non li fanno i capi del governo in concerto con le redazioni e le domande non vengono concordate con gli uffici stampa del politico.
Normalmente il giornalista fa la prima domanda ma soprattutto la seconda, ed esige una risposta, perché da giornalista sa di non dover rendere conto al politico ma ai cittadini che per mezzo dell’intervista possono costruirsi una libera opinione sul politico. Uno come Renzi verrebbe inchiodato per ore nel talk show e invitato a dimostrare con i fatti tutte le balle che si limita a citare e ad annunciare. Punto su punto.
Ma questo è incomprensibile in un paese dove si calcola tutto in piccoli e miserabili numeri per ricavarci la percentuale di share, di chi parla di più o di meno e sulla base del proprio sentire, così tutto quello che è contrario ai desiderata del capetto e dell’infatuato viene considerato alla stregua del dispetto personale.
Non esiste paese al mondo, se parliamo di democrazie occidentali, dove la politica interferisce in modo così asfissiante sull’informazione come succede qui. Questo si rovescia inevitabilmente poi sulla scelta della classe dirigente fatta da cittadini continuamente imbambolati e rincoglioniti dalla propaganda coi risultati che vediamo, perché a fronte di una piccola minoranza di gente responsabile che non si fa guidare e indirizzare dal talk show ci sarà sempre la maggioranza rincoglionita che si è fatta abbindolare e che impone le sue scelte politiche anche alle incolpevoli vittime della minoranza.
Le cose buone fatte dalla politica, dai governi non deve raccontarle il giornalista: se ne devono accorgere i cittadini vedendo la loro vita cambiare in meglio, perché tutto funziona meglio.
Ma siccome la politica e i governi sanno di non essere mai nel giusto allora hanno bisogno di chi racconti le cose per come dovrebbero essere ma non sono.
E tutto quello che si contrappone fra la realtà vissuta e la menzogna raccontata diventa un pericolo, qualcosa da eliminare dalla visuale dei cieli azzurri e del panorama del tutto va bene.
E’ tutta qui la storia.

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E’ seccante dover dire “io l’avevo detto”, però lo avevo detto, e l’ho ripetuto nel tempo in varie occasioni quando la truppa d’assalto degli antigrillo si organizzava per terrorizzare, paventare il pericolo dell’ascesa del movimento del popolo, il movimento “fascista”, mentre il vero fascismo si organizzava per tornare in grande stile sotto forma dell’ancien régime più reazionario e antidemocratico che abbia mai preso possesso del potere dopo il ventennio, non quello di berlusconi ma di mussolini.
Ed è veramente pietoso ascoltare e leggere le arrampicate sugli specchi di chi ancora adesso, alla luce delle minacce di Vincenzo De Luca al “giornalismo camorristico” e alle richieste di Renzi per bocca di Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza Rai circa un maggiore asservimento dell’informazione: specificamente quella del servizio pubblico al pensiero unico del partito unico, continua a ripetere la filastrocca di Grillo che faceva la lista dei giornalisti “cattivi” sul blog, come se si potesse anche lontanamente paragonare un presidente del consiglio andato al potere in modo arbitrario e assai discutibile all’opinione, spesso legittima anche se talvolta espressa male di chi è stato ed è continuamente bersagliato dagli stessi media che tacciono sulla bulimia di potere che affligge Renzi e il suo centro di potere.
Nota a margine: difendere il giornalismo libero significa, ad esempio, pretendere che il direttore di un telegiornale non si offra all’osceno siparietto organizzato da Bianca Berlinguer che è andata di persona dal presidente del consiglio a farsi rassicurare nel merito del suo futuro professionale dopo le minacce di epurazione del segretario della vigilanza Rai.
Perché se fino a ieri il dubbio sull’imparzialità del Tg3 non c’era oggi forse a qualcuno gli viene.

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Bruno Vespa sta al giornalismo come la diffamazione e la calunnia stanno alla libertà di espressione

Nel 2009 vauro fu sospeso dall’allora direttore della Rai Masi per una vignetta mostrata ad Annozero giudicata “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico”.
Evidentemente per il cosiddetto servizio pubblico ci sono morti di serie A, di serie B e anche di serie C: le vittime della criminalità comune e mafiosa dei Casamonica non valgono una sospensione per Vespa bensì la puntata “riparatrice” di Porta a Porta.

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LA RIDICOLA CANEA DEL PD CONTRO VESPA PER L’INTERVISTA AI CASAMONICAS  Sergio Scandura per Gli Stati Generali

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Quanto è facile dire “perché in televisione ci sono andati tutti e perché no i Casamonica”.
Così domani qualcuno potrà dire che, perché in televisione ci sono andati i Casamonica, perché no il serial killer, il pedofilo, lo stupratore.
Peccato che Pacciani e la saponificatrice di Correggio sono morti, altrimenti perché no un’ospitata al talk show anche per loro.
A qualcuno poteva interessare sapere qualcosa della loro vita e carriera, se mamma e papà facevano i regalini anche a loro a natale.
E chi se ne frega dei messaggi che veicolano i media che poi diventano opinione e cultura, perché quello che non si vede in televisione non c’è e non esiste, giusto?
Per sapere quello che esiste o per far esistere quello che non c’è bisogna che qualcuno ce lo faccia vedere.
Proprio quello che ha pensato berlusconi quando si è comprato metà degli italiani con le televisioni.
Ma tanto non s’impara, non c’è niente da fare.

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Non basta essere incensurati per essere onesti.
Sempre a rompere i coglioni e dare del disonesto senza se e senza ma a chi evade anche piccole cifre magari per cercare di sopravvivere, pagare lo stipendio ai dipendenti invece di licenziarli perché toglie il pezzo di strada, il banco di scuola, la prestazione sanitaria a chi paga tutte le tasse poi però si portano in televisione due che campano coi proventi dello spaccio di droga, del racket della prostituzione e dell’estorsione, di furti e rapine che tolgono molto più del banco di scuola e dell’analisi del sangue ai cittadini per mezzo dei quali il bravo papà regala champagne ai figli e qualcuno ha pure il coraggio di dire che sono incensurati, onesti e quindi si meritano la ribalta di Vespa.
Se Vespa può portare i Casamonica in televisione è anche perché c’è gente che “ragiona” in questo modo, in un paese dove la gente sappia fare semplicemente 2+2 uno come Vespa avrebbe dovuto fare altro nella sua vita, lontano dalle telecamere e dai teleschermi.

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Dopo “e allora le foibe” e “allora i marò” prepariamoci ad un’ondata di “e allora Enzo Biagi che ha intervistato Sindona”.

Nella piccola e sempre più insignificante espressione geografica che è l’Italia c’è sempre qualcuno che trova la pertinenza tra un fatto e un altro per difenderne altri peggiori.
Enzo Biagi intervistò Sindona in carcere, non in uno studio televisivo, Sindona, come Buscetta, Cutolo e Luciano Liggio avevano cose molto più interessanti da dire di quelle dei Casamonica, non solo dal punto di vista dell’informazione ma proprio della storia che ha costruito il paese sciagurato che è l’Italia di oggi.
I familiari di Sindona, Cutolo, Buscetta e Liggio non hanno mandato i ringraziamenti a Enzo Biagi come ha fatto il nipote di Vittorio Casamonica affidando niente meno che ad un’agenzia i complimenti a “Bruno”.
Enzo Biagi fu cacciato dalla Rai per volere di un delinquente amico della mafia di Buscetta, Cutolo e Liggio.
Chi oggi non ha ancora capito perché non si portano i Casamonica in uno studio televisivo del servizio pubblico e continua a fare paragoni stronzi eviti di citare Falcone e Borsellino, due galantuomini sulla bocca di tanti che li usano per farsi belli non ricordandosi evidentemente nulla di cosa dicevano e del perché sono morti.
Bruno Vespa che nessuno ha cacciato né lo farà invece di paragonarsi a Enzo Biagi dovrebbe infilare la sua linguaccia nell’acido muriatico e sparire dalla circolazione per il resto della sua vita. Enzo Biagi intervistò Sindona, Liggio, Cutolo, Buscetta ma fu lui ad andare da loro, non li ha invitati nel salottino “buono” della Rai.   Vespa lasci in pace la memoria di una persona degna come Enzo Biagi che non faceva i figli e i figliastri quando si trovava davanti l’intervistato di turno.
Non usava la tv per soddisfare un ego ipertrofico, il suo narcisismo, per assolvere prescritti, per raccogliere false promesse dai politici né, soprattutto, aveva amici di famiglia fra gli stessi potenti che un vero giornalista dovrebbe controllare per mestiere.
In questo paese la maggior parte della gente non ha la minima idea di cosa è e cosa significa la professione del giornalista, di quali sono i doveri del giornalista.

Ai fini della comunicazione anche il contesto è importante, saper prevedere l’impatto che avrà quell’incontro con i telespettatori, il luogo in cui avviene la conversazione e soprattutto il motivo per il quale il servizio pubblico pensa che un’intervista debba poi interessare la pubblica opinione.
Si vergognino quelli che difendono un servizio pubblico indecente che legittima un clan mafioso e criminale offrendo la ribalta mediatica ai suoi componenti e invece di chiedere scusa all’Italia rivendicano la scelta di averlo fatto truccando il tutto col diritto/dovere di cronaca.

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Marino, per non dire che la responsabilità maggiore di quest’altra ed ennesima vergogna ce l’hanno tutti quelli che potendolo fare non hanno voluto evitare la pagliacciata farsesca la butta sul mistico: “guardare Porta a Porta è peccato e bisognerebbe confessarsi, dopo”.
Ecco come dirottare la riflessione altrove dal problema, che non è certo il peccato di chi guarda Porta a Porta ma quello di un’intera classe dirigente a cui fa comodo il “giornalismo” alla Vespa quando offre la poltrona per la propaganda, per le assoluzioni non dai peccati ma dai reati, per enunciare false promesse e che adesso si indigna e si sdegna perché l’ospitata dei Casamonica ha finalmente tolto il velo ad un servizio pubblico e informativo indecente, indegno di un paese civile composto di gente altrettanto indegna che se avesse svolto davvero il suo lavoro come si vanta di aver fatto Vespa, se invece di ossequiare e far sentire la cattiva politica a proprio agio, a casa sua, in uno studio televisivo come fra le pagine dei giornali, se i politici si fossero sentiti meno liberi di agire nel loro interesse anziché quello dei cittadini oggi questo sarebbe un altro paese dove la mafia e la criminalità non si mischiano con la politica per fare affari insieme contro i cittadini e dove nessun prete farebbe il funerale sfarzoso al capoclan alla cui famiglia nessuno può dire no. Nemmeno Vespa. Ci sono giornalisti che per fare davvero servizio pubblico sono dovuti andare via dalla Rai, non solo perché cacciati dal proprietario della tv ‘concorrente’. Perché Lirio Abbate, uno dei tanti minacciati dalle mafie e dalla criminalità non può avere una trasmissione alla Rai?  Perché non potrebbe dire le stesse cose che scrive su libri e giornali. Perché l’informazione e il servizio pubblico sono perennemente al servizio dei potenti, prepotenti e delinquenti.
Dov’erano i piddignados quando dal servizio pubblico sparivano i Guzzanti, Daniele Luttazzi, Michele Santoro, il giornalista più maltrattato e mobbizzato dalla Rai di tutti, di destra e di “sinistra”, Enzo Biagi, quando vauro fu sospeso per una vignetta di satira?
Ad aprire la porta per farli uscire, scommetto.

A proposito di talk show: quando la tivù è diseducazione violenta

Sottotitolo: la questione è seria, non si tratta solo di comunicazione distorta, la gravità sta nel messaggio che arriva nelle case ma soprattutto nella testa della gente.
Perché se l’attore protagonista diventa il carnefice, il criminale, il satrapo che approfitta di ragazzine minorenni a pagamento e lo si invita in qualità di vittima perseguitata, inevitabilmente le vere vittime e le conseguenze sociali delle azioni dei carnefici assumono un’importanza secondaria.
Mentre è a queste e solo a queste che si deve dare la priorità.
La maggior parte della gente che ha capito della vicenda dei Casamonica?
Riassumendo che è gente che ha un sacco di soldi, guadagnati anche illegalmente ma nel paese dove tutti lo fanno e come ci ha insegnato anche la buonanima di craxi che male c’è, che li hanno spesi per onorare il morto di casa e chi non lo farebbe, chi avendo la possibilità non farebbe piovere petali di rose sulla bara del nonno con tanto di fanfara ad allietare l’ultimo viaggio del caro estinto, che comunque se qualcuno li invita in televisione significa che non hanno fatto niente di male.
Del resto è proprio a Porta a Porta che la prescrizione di Andreotti fu trasformata in assoluzione con tanto di scritta gigantesca sul maxischermo che ne ribadiva quell’innocenza che non c’è mai stata.
Porta a Porta non va chiusa perché fa cattiva informazione ma per questioni di igiene ambientale, perché è una di quelle macchine infernali che trasforma gli orchi in principi azzurri e le streghe cattive nelle fatine dei miracoli, la qual cosa nel paese dei telerincoglioniti è molto peggio della cattiva informazione.

E mi raccomando, stasera tutti a guardare la puntata “riparatrice” di ‪‎Porta a Porta‬, fate fare a ‪‎Bruno Vespa‬ il pieno dell’audience, non aspettate di rivederla domani. Chissà come campano gli sciacalli mediatici.

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Preambolo: giovanardi può decidere di non fare una legge, può essere l’ostacolo al raggiungimento di un obiettivo semplicemente civile.Sono anni che provo a dire di non ridere di giovanardi, che è lo stesso che insulta i morti di stato, le loro famiglie, che va in radio e televisione a straparlare di cose che non sa perché qualcuno ci tiene a sapere cosa passa nella testa di giovanardi e vuole farlo sapere anche a noi. giovanardi che è lo stesso della legge  dichiarata incostituzionale sulle droghe fatta insieme a quell’altro sant’uomo di fini che se non ci fosse stata oggi forse Stefano Cucchi sarebbe ancora vivo.  giovanardi è uno fra quelli che si oppone anche alla legge contro le torture. Dopo aver insultato le famiglie Aldrovandi, Cucchi, Magherini e chiunque abbia avuto una storia di violenze e morte subite dallo stato giovanardi si oppone all’unica legge che potrebbe ridurre di molto il contenuto della cesta delle “poche mele marce”.

Sono anni che ripeto che giovanardi non è lo scemo del villaggio ma un politico che mette la firma sulle leggi, che partecipa alle decisioni importanti e sono anni che quando si parla di giovanardi leggo sempre rispostine ironiche, piuttosto a cazzo: giovanardi, chi? Questo, se non vi basta, finalizzate a sminuire la pericolosità di giovanardi, che è lo stesso al quale stava benissimo l’unione di berlusconi con la mafia di dell’utri ma vuole impedire – la tragedia è che lo può fare – l’unione di persone che semplicemente si vogliono bene e vogliono avere gli stessi diritti che ho io e, purtroppo, anche giovanardi.

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Non ho guardato tutto ‪#‎Ballarò‬ ma dopo aver visto un film ho fatto in tempo a non perdermi  l’intervista di Giannini a Bagnasco, vera guest star del programma che rende perfettamente l’idea di cosa sarà la Rai di Renzi il quale, dopo l’inevitabile discorso retorico e ipocrita sull’accoglienza ai profughi: se oggi nella politica c’è chi soffia sul fuoco dell’intolleranza razzista una buona parte di responsabilità è proprio del vaticano che ha sempre coccolato la peggiore politica purché tenesse ben aperti i rubinetti, è stato interpellato sul richiamo della Ue all’Italia riguardo le unioni civili.
Domanda a cui Bagnasco ha risposto più o meno che sì, l’Europa, insomma va bene, il parlamento europeo dice che c’è un problema da risolvere ma non è che sia così importante poi dar retta a quello che chiede l’Europa in materia di diritti perché alla fine chi decide sono gli stati membri.
Dichiarazione che Giannini ha incassato senza fare un plissé, senza rivendicare il diritto di un paese democratico ad avere delle leggi semplicemente civili che mettano tutti i cittadini allo stesso livello indipendentemente dai loro orientamenti sessuali e scelte di vita personali. Giannini non ricorda a Bagnasco che il parlamento europeo è composto da persone votate dai cittadini di tutti quegli stati membri che hanno delegato a quel parlamento le decisioni sulle cose importanti che fanno di un continente una vera comunità moderna ed evoluta: non hanno chiesto al vaticano di farlo.
A margine di questo, giovanardi è quello che è e che abbiamo purtroppo imparato a conoscere, ma se dalla parte opposta di giovanardi ci fosse stata una politica forte, determinata nel riconoscimento dei diritti, anziché gente che nei fatti concreti non la pensa poi così diversamente da lui, la legge sulle unioni civili sarebbe già da tempo una realtà e il partito di giovanardi non sarebbe così determinante nelle scelte che farebbero di questo un paese appena più civile come e da tempo ci chiede l’Europa non solo riguardo le unioni civili.

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Casamonica e non solo: la scalata dei clan sinti
Latina, strana amicizia tra lo ‘zingaro’ e il ‘nero’

Il gruppo dei celebri funerali show parte di una costellazione criminale alleata con ‘ndrangheta e camorra
Nel Pontino i Ciarelli-Di Silvio: omicidi e debitori immersi nel letame. E il rapporto con un deputato Fdi

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Chi comanda alla #Rai, direttamente i #Casamonica? Dov’è la Boldrini che censura la réclame del mulino bianco e dei detersivi perché offensiva per le donne? E dove sono le parlamentari piddine che vogliono vietare i cartelloni con le modelle scosciate?

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Art. 21 della Costituzione
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni CONTRARIE AL BUON COSTUME. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.


Paghiamo il canone alla RAI che invita la figlia, il nipote di Vittorio Casamonica e  l’avvocato dei Casamonica. La descrizione del funerale, la storia della famiglia Casamonica, le loro attività illecite, la difesa dei Casamonica in un programma del servizio pubblico mentre è in corso l’inchiesta di #mafiacapitale.

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Il bel “parterre-de-puah” di #portaaporta: come scrivono i ragazzi di Arsenale K peccato che Riina sia al 41bis, altrimenti Vespa un’ospitata non l’avrebbe negata neanche a lui.

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“Abbiamo cacciato i nazisti, cacceremo anche i mafiosi”, ha detto giorni fa il sindaco Marino durante la manifestazione contro le mafie organizzata dal pd che la mafia se la teneva in casa,  tanto a recuperarli poi ci pensa Bruno Vespa che invita i Casamonica a Porta a Porta.  Vespa che conduce un programma che si paga con una tassa pagata dai cittadini che non rubano, non mafiano, non fanno profitti con le estorsioni e il racket della prostituzione porti in televisione le vittime della criminalità dei Casamonica in combutta con lo stato, la chiesa e la politica che per i soliti opportunismi hanno chiuso gli occhi su più di mille persone che coordinano e gestiscono il malaffare di Roma e provincia.
Racconti le loro storie invece di rendere la mafia e la criminalità una questioncina da talk show sorridente.

Dove sono oggi tutti quelli che strepitano contro la commissione di vigilanza Rai, specialmente ora che alla presidenza ci sono i 5stelle, ogni volta che un programma solleva polemiche relative alla mancanza di contraddittorio? Chi ha fatto da contraddittorio ai Casamonica che dopo lo spettacolo osceno del funerale mafia style hanno minacciato pesantemente anche i giornalisti? Lo sa Vespa che altri suoi colleghi come Lirio Abbate sono sotto scorta perché minacciati di morte proprio per aver indagato anche sui Casamonica?
Vespa chieda scusa a chi gli paga lo stipendio: gli italiani non pagano le tasse per stare a sentire i Casamonica e i loro deliri.  Se vuole parlare coi Casamonica, gradisce la loro compagnia, li invitasse a casa sua.

Elezioni PresiRENZIali

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Santoro, in perfetta coerenza col nuovo trend di Servizio Pubblico dovrebbe togliere quella frase che passa durante la sigla di apertura, dove c’è scritto di un programma presentato da lui e da “altri centomila”.
Perché la sensazione è che quella cifra si sia ridotta di molto, e qualcuno se potesse gli chiederebbe indietro i dieci euro che sono serviti a Santoro per mettere in piedi il suo programma quando tutti gli hanno chiuso le porte in faccia.
Questo suo innamoramento per Ferrara è tragicamente incomprensibile, non si capisce perché una settimana su tre Servizio Pubblico debba organizzare il teatrino per permettere a Ferrara di insultare, sbeffeggiare, mettere in forse la credibilità di chi diversamente da lui non si è mai venduto a chi pagava meglio e di più. Consentire a Ferrara di vomitare i suoi improperi, mancando di rispetto fra l’altro a cittadini che meritano lo stesso rispetto se non di più, non foss’altro perché non sostengono un fuorilegge pregiudicato, quelli che ci obbligano ad assistere all’orrenda messinscena del patto del Nazareno fatto per il bene del paese mentre tutti sanno che ancora una volta la politica si è messa al servizio dell’abusivo impostore: una volta lo fa per lui, un’altra per le sue aziende ma il risultato non cambia, berlusconi alla politica serve più vivo e vegeto e in salute che mai, è la rappresentazione di tutto fuorché di quell’informazione libera e spregiudicata che proprio a Santoro è costata la cacciata da tutte le scuole del regno.
Ferrara, che pensa che meritino più rispetto gli elettori del partito del pregiudicato delinquente di altri, Ferrara che si permette di usare il termine “dementi” non viene corretto né obbligato alla rettifica e a scusarsi non aggiunge nulla al dibattito, non dice nulla di significativo, non è un argomentatore ma soprattutto è incapace di sopportare il contraddittorio, “a una certa” lui deve esplodere insultando, deridendo e mortificando l’interlocutore che poi per educazione non gli risponde come merita.
Non si capisce perché nei momenti topici della politica di questo paese gli studi televisivi debbano riempirsi dei vari ma consueti, sempre gli stessi funzionari funzionali al potere della politica, gente a cui non frega un cazzo di come andrà a finire e si evolverà la politica perché quali che siano gli esiti di tutto, di un’elezione come della nomina del presidente della repubblica troverà sempre una poltrona nel talk show e una rotativa che stamperà le sue porcherie spacciate per informazione da cui poi la gente dovrà trarre le sue opinioni, che vediamo perfettamente tradotte nella situazione politica attuale.

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Chiunque verrà eletto, anche se fosse la persona migliore presente non in Italia ma sul pianeta terra porterà per sempre su di sé l’ombra di una scelta decisa anche per volontà di un delinquente.
Sia istituzionalmente, per il periodo del suo mandato, e anche storicamente.
Sarebbe bello esserci quando i figli di domani studieranno sui libri che il dodicesimo presidente della repubblica italiana è stato il frutto di un patto segreto fra un presidente del consiglio scelto da un parlamento di nominati grazie ad una legge illegale e il delinquente che dell’illegalità ha fatto il suo stile di vita. 

Un tempo, non so se è così anche adesso, per arruolarsi nei carabinieri ci volevano le sette generazioni di onestà in famiglia.
Oggi con una condanna a quattro anni per frode si può riscrivere la Costituzione e scegliere il presidente della repubblica.
“E’ la modernità, bellezza”.
Ma solo quella italiana, altrove non sono così elastici.

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Rinfacciare a qualcuno i suoi errori passati per affermare una propria superiorità attuale non è la più bella delle operazioni e se nella vita, nei rapporti con familiari e amici sarebbe meglio dimenticare o almeno mettere da parte degli episodi che potrebbero condizionare gli anni a seguire per quanto riguarda la politica bisogna fare invece l’esatto contrario, ricordare fino allo sfinimento, in quanto gli errori della politica non sono mai degli sbagli fatti perché errare è umano: sono cose che volutamente si fanno in un certo modo per fare in modo che l’evoluzione della politica e dunque della storia vada poi in una certa direzione anziché in quella più giusta e opportuna.
La storia italiana è piena di errori fatti apposta, per evitare di andare troppo indietro nel tempo basta pensare alla famosa e ancorché tragica discesa in campo di berlusconi al quale è stato concesso qualcosa che la legge e la Costituzione non gli permettevano di fare.
Questo “errore”, il fatto che dopo lo tzunami tangentopoli la politica abbia pensato che berlusconi fosse la persona giusta per far ripartire l’Italia dopo il disastro, l’uomo giusto al posto giusto nonostante dei trascorsi poco chiari già noti per restituire ai cittadini una politica presentabile in tutto questo tempo, più di venti anni, è stato volutamente omesso, l’informazione ha rinunciato a fare in modo che molti italiani potessero fare semplicemente 2+2: ovvero trovare la risposta del perché sono potute accadere cose altrove nemmeno ipotizzabili.
Nel mentre però molti, sia nell’informazione che nella politica si sono riempiti la bocca di concetti profondissimi circa l’importanza delle regole democratiche che si devono rispettare: tutti le devono rispettare, e poco importa se l’ascesa di berlusconi nella politica, il suo potere diventato infinito soprattutto grazie a quei requisiti che non gliel’avrebbero consentita è stata l’azione meno democratica, la violenza più feroce inferta a questa repubblica.
Poco meno di due anni fa, in occasione dell’elezione del presidente della repubblica alla scadenza naturale del mandato di Napolitano successero delle cose, ad esempio che il Movimento 5 stelle abbia fatto il nome di un candidato dai requisiti perfetti, una persona di alto spessore morale, culturale e anche umano, lui sì capace di restituire a questo paese quella decenza e presentabilità che la politica gli ha tolto.
Ma essendo appunto il Professor Rodotà una persona troppo specchiata, troppo colta, troppo amante del rispetto di quella Costituzione che la politica ignora spesso e volentieri alla politica, quella che conta, quella che sbaglia volutamente non è andato bene.
Il pd pose il veto sul Professore perché “scelto dalla Rete”, ovvero dai 5stelle.
Oggi siamo di nuovo in periodo di elezioni presidenziali, il pd è diventato il partito di riferimento di un presidente del consiglio eletto da un parlamento la cui esistenza è legata ad una legge elettorale fasulla, resa illegittima e incostituzionale per sentenza.
La politica, quella che conta dunque non i 5stelle rimasti volutamente ai margini, ha fatto sedere al tavolo delle decisioni anche berlusconi che nel frattempo, sempre per sentenza in seguito ad una condanna per un reato gravissimo qual è la frode fiscale ha perso il suo ruolo politico, almeno quello ufficiale, è stato privato dei diritti civili, anche quelli minimi: non può votare, salire su un aereo ma che il presidente del consiglio eletto dagli eletti per sbaglio ritiene l’unico interlocutore affidabile con cui decidere di leggi, di riforme costituzionali e anche della scelta del presidente della repubblica.
E di fronte all’ennesimo scempio di democrazia, di regole, di leggi ignorate, di Costituzione violata, di opportunità offerte ad un delinquente pregiudicato che ha ancora le mani in pasta nella politica perché quella stessa politica lo ha reso inamovibile bisogna accettar tacendo che il presidente della repubblica sia, dovrà essere una persona gradita non alla Rete, alla gente, ai cittadini semplici ma specificamente al delinquente che tanto piace alla politica, al presidente del consiglio e ai cavalier serventi e servetti del sistema.

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Coniglio bianco in campo bianco
Marco Travaglio, 30 gennaio
Siccome è una partita tra furbi che si credono l’uno più furbo dell’altro, nessuno può dire se la carta Mattarella sia un atto di guerra di Renzi contro B. per rompere il Nazareno, o una manfrina per consolidare il Patto ma con il coltello dalla parte del manico. Stando a quel che è accaduto ieri, si sa solo che Renzi ha detto: il Nazareno è vivo, ma comando io, quindi votiamo Mattarella al primo scrutinio. E B. ha risposto: no, comando anch’io, dunque al primo scrutinio Mattarella non lo voto, si va a sabato, e intanto vediamo cosa mi offri in cambio. I due compari erano d’accordo per un nome condiviso (da loro, s’intende) che non si chiamasse Prodi.

A dicembre era Casini, a gennaio Amato. Poi, anche grazie a un giornale con un pizzico di memoria storica e alle reazioni dell’opinione pubblica, Renzi ha capito quanto sia impopolare Amato, e ha virato su Mattarella. Che, sì, lasciò il governo Andreotti contro la legge Mammì con gli altri ministri della sinistra Dc. Ma questa è preistoria. Da anni il buon Sergio s’è inabissato in un mutismo impenetrabile, ai confini dell’invisibilità, che non autorizza nessuno a considerarlo né amico né nemico del Nazareno. Quel che si sa è che, pur essendo un ex Dc, non appartiene al giglio magico renziano, ma è molto ben visto dall’ex re Giorgio e dalla sottostante lobby di Sabino Cassese, di cui fanno parte i rispettivi rampolli Giulio Napolitano e Bernardo Mattarella (capufficio legislativo della ministra Madia, ex fidanzata di Giulio). La solita parrocchietta di establishment romano.Altro che rottamazione. Altro che il “nuovo Pertini” di “statura internazionale” promesso da Renzi. Brava persona, per carità, ma non proprio “simbolo della legalità” per comportamenti, frequentazioni e parentele. È l’ennesimo “coniglio bianco in campo bianco” (com’era chiamato anche Napolitano, prima che smentisse tutti sul Colle). Una figura talmente sbiadita che il premier sperava mettesse d’accordo tutti: renziani e antirenziani del Pd, ma anche B. che comunque allontana definitivamente lo spettro di Prodi. Diciamola tutta: se Renzi avesse voluto rompere il Patto del Nazareno, avrebbe candidato l’unico vero ammazza-Silvio del Pd, e cioè il Professore. Perciò sarebbe il caso che Imposimato – anche alla luce di quel che abbiamo scritto ieri e aggiungiamo oggi sulla sua carriera tutt’altro che lineare – venisse pregato dai 5Stelle di ritirarsi a vantaggio del secondo classificato alle Quirinarie. E che votassero Prodi anche Sel e la minoranza Pd, che ieri hanno incredibilmente abboccato all’amo di Renzi nella pia illusione che Mattarella segni la fine del Nazareno. A meno che B. non scelga spontaneamente il suicidio votandogli contro al quarto scrutinio di sabato, Mattarella non è affatto un candidato anti-B.. Non a caso Renzi, quando ha visto l’amico Silvio vacillare, ha consultato Confalonieri, che è subito sceso a Roma per convincere B. a restare in partita. Se alla fine, come in tutti questi anni, fra gli umori del partito e gli interessi dell’azienda, B. sceglierà i secondi e voterà Mattarella, potrà metterci il cappello e continuare a spadroneggiare e a fare affari. Anche perché, senza i suoi voti, Renzi può (forse) eleggere il capo dello Stato grazie all’apporto straordinario dei delegati regionali (quasi tutti pd). Ma poi non può governare né far passare le sue controriforme. Salvo follie autolesionistiche di un Caimano bollito, è probabile che i tamburi di guerra forzisti di ieri siano solo l’ultimo ricatto per alzare la posta, e siano destinati a trasformarsi nel breve volgere di 24 ore in viole del pensiero. Magari in cambio del salvacondotto fiscale del 3%, dato troppo frettolosamente per morto; o addirittura di qualche ministero tra qualche mese. Domani, comunque, tutte le carte saranno scoperte. Compresi i bluff.

 

Miche’, che fai, lo cacci?

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Se b ha affidato Ruby alla Minetti sapeva che fosse minorenne, altrimenti non sarebbe stato necessario nessun affidamento, quando la portava alle cene eleganti no? Quella sentenza è una vergogna, altroché le sentenze che si rispettano.

In un paese dove nemmeno i reati e le relative condanne, anche definitive riescono a mettere fuori gioco i delinquenti della politica c’era giusto da declassare l’abuso, neutralizzarlo, renderlo un non reato per scagionare il solito criminale dalle sue responsabilità.

Ha fatto benissimo il giudice Tranfa ad abbandonare la Magistratura dopo l’assurda sentenza che ha assolto berlusconi dall’accusa di essere uno sfruttatore di ragazzine.
Questo è dimostrare di avere una coscienza civile.
La giusta risposta ad uno stato che non sa, perché non può, far uscire definitivamente dalla scena pubblica e politica un delinquente abituale che dello stato si è fatto beffe violando tutte le leggi che regolano la civile convivenza, lo ha derubato, lo ha rinnegato quando ha scelto di avere protezione per sé e per i suoi figli da quell’antistato che si chiama mafia ma continua ad avere tutela, riconoscimento anche politico e protezione, che ad altri cittadini nella sua stessa condizione di pregiudicati e traditori dello stato sono negati, proprio dallo stato.

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Per essere sicura di aver capito la dinamica dei fatti mi sono riguardata il delizioso siparietto altre due volte oltre la diretta. Ma conoscendo i precedenti di Santoro, il suo carattere, l’aver fatto il professorino permaloso già con altri suoi collaboratori e colleghi i dubbi si sono sciolti come neve al sole. Di Travaglio si può dire tutto ma è innegabile che sia il giornalista più insultato d’Italia. A me il tutti contro uno, lo squadrismo di chi si coalizza contro qualcuno sulla base della persona e non delle cose che dice e scrive come sarebbe giusto fare riguardo ad un giornalista non è mai piaciuto, forse perché spesso l’ho subito e non è una sensazione piacevole.

Spero che Marco Travaglio, anche se ci credo poco, non torni più a Servizio Pubblico, troppo libero per la figura di maniera che si è ritagliato Santoro in questo ultimo periodo solo perché deve – in ogni trasmissione – infilare il contenzioso con Grillo che ha inserito pure lui nella sua lista dei giornalisti canaglia.

Anche se Travaglio avesse avuto torto marcio Santoro non lo doveva zittire, chiedere a qualcuno in malo modo di tacere è cattiva educazione e pessimo stile.

Specialmente se si fa in pubblico, che sia uno studio televisivo o davanti ad una pizza con gli amici.

Le ragioni di quello che è successo a Servizio Pubblico fra Marco Travaglio e Michele Santoro non sono però nella trasmissione di ieri sera.
E’ una storia che parte da lontano, da quando Santoro dopo essere stato cacciato dalla Rai per i motivi che ormai tutti conoscono ha deciso di sdoganare televisivamente Marco Travaglio e metterselo al fianco ANCHE per dare un segnale a chi lo aveva fatto cacciare dalla Rai.
La leggenda di Santoro e Travaglio, i giornalisti più invisi e odiati da berlusconi che hanno ridato ossigeno a berlusconi nella famosa puntata di Servizio Pubblico è, appunto, una leggenda.
Una favoletta che si raccontano quelli che delle dinamiche da talk sanno poco e niente e spesso si riducono a guardarne gli stralci in Rete anziché seguire tutta la puntata.
Quella fra Santoro e Travaglio è una questione caratteriale, quei due non si prendono proprio, troppo diverso il modo di fare giornalismo e troppo dirompenti entrambe le personalità.
Travaglio è uno che entra nel dettaglio delle cose, Santoro è uno a cui piace interrompere chi sta cercando di spiegare.
E allora finché Travaglio si limitava ai suoi dieci minuti di lettura lasciando poi che si scannassero gli altri presenti in studio è andato tutto bene.
Da quando, invece, Marco Travaglio partecipa anche al dibattito sono uscite fuori man mano tutte le problematiche di convivenza fra i due.
E ha fatto benissimo Travaglio, cinquant’anni compiuti qualche giorno fa, non i dieci o dodici più adatti per la cazziata, la ramanzina, in pubblico poi, che dopo essere stato interrotto milioni di volte da Santoro a proposito della qualunque e di fronte a chiunque, aver sempre pazientato per professionalità ieri sera al rimprovero si è alzato e se ne è andato.
Ha fatto benissimo Marco Travaglio a lasciare lo studio del conduttore Santoro che, per proteggere il politico Burlando in evidenti difficoltà nel rapportarsi con la signora in collegamento da Genova come sempre accade ai politici quando si trovano davanti i cittadini senza filtri – Burlando che, insieme al sindaco Doria è stato giudicato persona non gradita al funerale del poveretto morto nell’alluvione al quale i familiari hanno preferito che non partecipassero, anziché tenere botta e sostenere il collega nella tesi descritta benissimo da Marco Travaglio sulle responsabilità politiche delle alluvioni di Genova, ha pensato che fosse più opportuno prendersela col collega.
La questione è più o meno la stessa di quando qualche imbecille viene a fare le scenate nelle bacheche di facebook: le persone civili, educate, quelle che hanno realmente l’intenzione di confrontarsi, di chiedere qualcosa a qualcuno quando hanno qualche problema scrivono in privato, non rovesciano idiozie che le persone non si meritano in piazza per farsi notare e per far parlare di loro.
Michele Santoro è stato scortese, maleducato, ha messo Marco Travaglio in una condizione di inferiorità senza motivo perché lui non aveva offeso proprio nessuno, lo ha zittito, e nel luogo democratico che è Servizio Pubblico di cui si vanta Santoro nel quale hanno parlato tutti: cani, porci e perfino la santanchè, non si zittisce nessuno.

Tra lo Stato e l’Italia c’è sempre stato un gigantesco «’sti cazzi»

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Sottotitolo: “se Luigi Cesaro, detto “Giggino ‘a Purpetta” (l’autista di Raffaele Cutolo, il fondatore della Nuova Camorra Organizzata) è un parlamentare della Repubblica (si siede a 12 metri da noi) è ovvio che Gennaro De Tommaso, detto Genny “a carogna” possa decidere quando giocare la finale di Coppa Italia. Mi sembra coerente con la linea politica scelta dai partiti in tutti questi anni. Nulla di nuovo quindi.
Quel che è accaduto ieri all’Olimpico è uno dei tanti esempi (un altro è Francantonio Genovese, deputato PD renziano – lui si siede a 30 metri da noi – per il quale i giudici hanno chiesto l’arresto, arresto che deve essere votato dalla Camera ma la Boldrini ancora non ci fa votare) dell’assenza dello Stato. Lo Stato non esiste, o ce lo riprendiamo noi cittadini o prima o poi Genny “a carogna” verrà convocato da Renzi per riformare la Costituzione. In fondo perché Berlusconi e Verdini sì e lui no? Ah, forse perché è meno pericoloso.”
[Alessandro Di Battista – parlamentare 5stelle]

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Chissá cos’è peggio fra lo stadio frequentato anche dai delinquenti come il bar e il ristorante e uno studio televisivo del servizio pubblico – pagato coi soldi di tutti – che ospita invece, oltre alla conduttrice, SOLO un criminale.

Non si violerebbe nessuna regola evitando l’ospitata a berlusconi. Anzi, parrà strano ma sarebbe proprio l’apoteosi del rispetto della legge. 

La verità è che nessuno rinuncia ad ospitare lui per far parlare di sé. 

Proprio come l’Annunziata oggi e tutti quelli che da qui alla fine della campagna elettorale faranno credere agli italiani che berlusconi ha il diritto di essere invitato e intervistato nelle televisioni, di avere uno spazio mediatico da interdetto e condannato.
Mentre questo diritto lui non ce l’ha. Lo sa l’Annunziata e lo sanno tutti quelli che pagherebbero per avercelo seduto di fronte ma continuano a fottersene in allegria.
Naturalmente non è vero che nel 2011 fu Napolitano a chiedergli di dimettersi, lo fece, su consiglio di Confalonieri e Ghedini, quando lo spread iniziò a danneggiare anche le sue aziende; quando, tanto per non cambiare e per onorare il suo altissimo senso dello stato pensò a salvarsi la “robba”, ché a salvare l’Italia ormai non si faceva più in tempo.
Quindi non solo si dà la possibilità a un pregiudicato di invadere la televisione di stato ma gli si permette anche di continuare a mentire alla gente, di praticare l’attività a lui più congeniale, quella che gli è riuscita meglio e per mezzo della quale riesce ancora a convincere gli irriducibili estimatori di un criminale: quella del chiagni e fotti. Ancora e tutt’ora.

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Allo stadio Olimpico c’erano il presidente del consiglio e quello del senato, ex procuratore antimafia, uno che di criminalità se ne intende. Due persone che rappresentano le istituzioni più alte e che avrebbero potuto, se avessero voluto, mettere una pietra tombale sulla partita e sulla trattativa fra il capetto malavitoso e la questura evitando all’Italia tutta l’ennesima figura di merda planetaria.
Non lo hanno fatto.
E questo è quanto. Tutto il resto – razzismo verso Napoli e i napoletani in testa, è noia, e di quella più pesante fra l’altro.

Solo per ricordare agli imbecilli che in queste ore si sono espressi col loro peggio, quelli che “non sono io che sono razzista ma sono loro che sono napoletani” che la politica è in grado di regolare ogni ambito della società: stadi compresi, ma non lo fa perché da sempre le curve degli stadi, quelle brutte, cattive e violente sono un’ottima fonte da cui attingere voti. 
E allora la politica si guarda bene dall’infastidire un ambiente dove succedono cose che servono poi anche a far aprire molte bocche senza che prima siano state collegate con altrettanti cervelli che pensano. 

Non c’entrava niente la partita, lo stadio né i tifosi sabato sera a Roma, ma la tentazione del giudizio morale sul tifoso di calcio da evitare come un appestato e dell’offesa razzista verso i napoletani per molti è irresistibile, anche per quelli che poi, rispetto ad altri razzismi espressi si indignano o fanno finta di…

La violenza, gli spari non sono un’esclusiva napoletana, ma è un’esclusiva piuttosto italiana quella di definire e catalogare i napoletani come una razza a parte da emarginare con disprezzo. Nessuno si sognerebbe mai di dire che tutti i brianzoli sono ladri, corruttori, amici della mafia e sfruttatori di prostitute ragazzine solo perché berlusconi è nato in quella zona della Lombardia.  Si vergogni, e molto, chi associa il male, la criminalità e il malaffare ad una sola città nel paese dove le mafie governano da Bolzano a Palermo in una trattativa continua, che dura da 150 anni, nell’assoluta indifferenza dello stato.

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Genny ‘a Carogna merita di diventare prefetto – Arnaldo Capezzuto – Il Fatto Quotidiano

Appello al premier Matteo Renzi: nomini Prefetto Genny ‘a Carogna. E’ un atto dovuto e di serietà. Ieri sera, allo stadio Olimpico di Roma alla presenza in tribuna dello stesso presidente del Consiglio, del presidente del Senato Pietro Grasso, del presidente della Commissione AntimafiaRosy Bindi e i vertici del calcio nazionale abbiamo dovuto attendere e ringraziare Gennaro De Tommaso, alias Genny ‘a Carogna, capo degli ultras partenopei del gruppo Mastiffs e dell’interacurva A dello stadio San Paolo per aver dato l’ok all’incontro di finale di Coppa italia Napoli -Fiorentina.

Ecco: il giovanotto ha gestito magistralmente l’ordine pubblico e salvato moltissime poltrone istituzionali. Penso e credo che meriti come minimo una nomina a Prefetto della Repubblica. Seduto su una grata della curva Nord, il capo ultrà ha partecipato alla convulsa trattativa che ha ritardato di 45′ il match poi vinto dalla squadra azzurra. Certo ‘a Carogna non è uno stinco di santo. E’ giàdestinatario di Daspo ha alle spalle vari precedenti giudiziari (fu arrestato per droga).

Vabbè che c’entra? Ci sono vertici del nostro Stato che con ostinazione da oltre 20 anni negano o non ricordano che è avvenuta una trattativa con la mafia altri che nonostante i massacri del G8 di Genova sono stati promossi. A chi però storce il naso per via della maglietta nera che indossava ‘a Carogna con la scritta gialla : “Speziale libero” possiamo dire con serenità che è solo marketing da duro. Occorre solo ammirare il carisma e la bravura del tatuato Genny ‘a Carogna che dopo aver parlato a lungo col capitano del Napoli Hamsik e i vertici della Questura della Capitale e i rappresentanti del Prefetto ha autorizzato la disputa della finale.

Lo Stato deve ringraziare (Silvio Berlusconi per anni ha usufruito del titolo di cavaliere) attribuendo un’onorificenza a Genny ‘a Carogna se la partita non si è trasformata in tragedia. Non scherzo quando sostengo che il premier dovrebbe nominare per le attitudini dimostrate e senso dello Stato Genny ‘a Carogna, Prefetto. Le immagini in diretta tv hanno fatto il giro del Paese e d’Europa e dimostrano e provano la serietà, il carisma, l’attitudine al comando della Carogna. Tra l’altro Genny ha referenze importantissime, c’è il collaboratore di giustizia Emilio Zapata Misso che spiega:“Gli equilibri fra i gruppi di tifosi e quelli fra clan camorristici si influenzano gli uni con gli altri (…) Il capo dei “Mastiffs” è De Tommaso Gennaro, detto “Genny ‘a carogna”, figlio di Ciro De Tommasocamorrista affiliato al clan Misso (…) Così come il gruppo “Rione Sanità” è comandato da Gianluca De Marino, fratello di Ciro, componente del gruppo di fuoco del clan Misso”.

Ancora di più, ci sono anche inchieste della Digos di Napoli e della magistratura che illustrano come i componenti del gruppo organizzato dei tifosi dei “Mastiffs” sono stati più volte coinvolti in indagini giudiziarie insieme all’altro gruppo della torcida azzurra i Fedayn per tifo violento con arresti e perquisizioni. A rafforzare il quadro delle benemerenze del capo dei Mastiffs c’è anche il racconto diSalvatore Russomagno, pentito del clan Mazzarella che spiega : “Dell’esistenza di azioni punitive che avvengono quando un calciatore gioca male oppure non si presenta alle riunioni presso i circoli sportivi, ovvero parla male dei tifosi e in particolare dei Mastiffs. I Mastiffs sono violenti e non gradiscono le dichiarazioni dei calciatori contro la violenza degli stadi, talvolta gli orologi rapinati ai calciatori sono stati anche restituiti, così a Cavani e alla moglie di Hamsik, non so chi le commise ma sono stati i Mastiffs a fare avere indietro gli orologi”.

Alla fine il presidente Aurelio De Laurentiis a Coppa Italia conquistata nel corso di un’intervista lo riconosce : “A Napoli è tutto diverso”. Caro presidente non solo a Napoli ma in generale è tutto diverso in Italia. Nel paese al contrario forse il Prefetto e il Questore di Roma dovrebbero essere rimossi invece è più giusto che Genny ‘a Carogna abbia un riconoscimento istituzionale.  

 

Solidarietà alle aspirapolveri, tutte

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Un’aspirapolvere è molto più utile di qualcuno che non sa quello che dice. Che parla ancora di intervento militare in Afghanistan in relazione all’attentato dell’11 settembre. In Italia non c’è solo un problema di politica corrotta: c’è un enorme problema di incompetenza nella politica, di vera e propria imbecillità elevata alla politica. E lo dimostra il fatto che basta mettere davanti al politico una persona che sa di cosa parla, che ha una conoscenza delle cose, dei fatti, per ridurre il politico al livello che si merita. Nel caso dell’ex ministro della difesa al pari di quel Ground Zero di cui ha vaneggiato ieri sera. La differenza fra Gino Strada e i politici: TUTTI i politici, è che lui sa spiegare perfettamente perché le armi e le guerre sono inutili. 
I politici invece non sanno dare nessuna spiegazione logica per convincerci del contrario. 
Gino Strada è un uomo giusto in un paese sbagliato. Ed è stupefacente che dopo vent’anni di bordello a cielo aperto, dal parlamento alla televisione passando per le cabine elettorali ci sia gente che oggi si scandalizza per il linguaggio genuino di Gino Strada. Cos’è, ieri sera i bambini non sono voluti andare a letto presto? Qualche cazzo dal sen sfuggito è più diseducativo delle menzogne del referente di comunione e aspirazione?
Un uomo della statura di Gino Strada, che ha speso la sua vita al servizio degli altri, degli ultimi, dei massacrati dal potere non deve rendere conto proprio a nessuno del suo modo di esprimersi: lui è un artista, un artista della Pace, e in quanto tale libero di parlare nel modo che vuole senza doversi giustificare con gli scandalizzati a corrente alternata. In questo paese non siamo abituati alla verità né all’informazione. E quando queste cose avvengono c’è chi grida alla verginità violata. Di chi, non è dato sapere.
Quanta ipocrisia in questo paese.

Ferocissimo scontro tra Gino Strada e Mario Mauro sulle spese militari in Italia e sull’accordo con la Nato. Il medico di Emergency chiede polemicamente: “Chiedo all’ex ministro: ‘Da chi dobbiamo difenderci?’ E poi mi piacerebbe sapere che un ministro ad un anno dall’acquisto di un F35 mi spiegasse come è stato usato, dov’è”. Mauro ribatte: “Cina, Giappone. Ma noi esercitiamo un ruolo insieme ad altri. Noi pensiamo di poter gestire le vicende del mondo. Le spese militari in Italia sono calate del 19%, a differenza degli altri Paesi. Negli Usa sono aumentate”. E aggiunge: “Noi non siamo schiavi degli Usa, siamo alleati”. Strada insorge: “La Costituzione dice che l’Italia rinuncia alla guerra, la cui decisione spetta solo all’Onu. L’Italia invece ha sempre ignorato le risoluzioni dell’Onu. La Nato non è niente. A cosa serve?”. E denuncia il servilismo nei confronti degli USA. Mauro non ci sta e si infuria: “Di cosa sta parlando? Parla di Afghanistan dove si uccidono negli stadi?”. La polemica dura svariati minuti, Santoro lancia la pubblicità, Mauro accusa Strada: “Stai zitto, fantasma!”. E il chirurgo di Emergency sbotta: “È come discutere con l’aspirapolvere, questo non sa nemmeno dove cazzo è l’Afghanistan”. [Il Fatto Quotidiano]