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La Repubblica delle bugie

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Sono sicura di aver scritto di D’Alema cose molto peggiori di quelle che ho dedicato a berlusconi prima [e durante] e a Renzi ora.
Diversamente da gran parte della gente di sinistra non l’ho mai considerato un politico di statura, di lui non si ricordano azioni significative così importanti da poterlo inserire nella lista – esigua – dei veri statisti italiani.
Aveva ragione Umberto Eco quando disse che D’Alema non ne aveva indovinata una “da quando non finì il corso di laurea all’università di Pisa” e che definì il suo pd un partito di cioccolatai, ovvero, ieri come oggi fatto di personaggi adusi a collezionare figure miserevoli.
Considero D’Alema il primo – ma non l’unico – responsabile della possibilità data a berlusconi di entrare in politica dalla porta principale.
Tutto questo però non mi impedisce di ritenere disgustoso il trattamento che i media, Repubblica in testa gli stanno riservando in queste ore.
Molto facile infierire sul D’Alema che non ha più voce in capitolo nella politica che conta, fare i “simpaticoni” twittando falsità giorno e notte su una non notizia come fa Zucconi, dire scemenze al talk show come ha fatto la Meli poco fa su “D’Alema che non pulisce i bisogni del suo cane” e scrivere idiozie come rondolino che purtroppo non sa fare nient’altro al solo scopo di portare l’acqua con le orecchie al nuovo detentore del potere politico. Gente che fino a dieci, quindici anni fa si inchinava davanti a D’Alema con gli occhi bassi oggi sarebbe pronta a dargli il colpo di grazia per accontentare Renzi e spianare la strada ai suoi progetti illiberali.
Prendere una posizione rispetto alla politica non significa parteggiare, affezionarsi e innamorarsi della politica e dei politici ma vuol dire avere l’occhio e la giusta intuizione per capire dov’è la malafede più pericolosa.
Oggi per me gli agenti provocatori più pericolosi non sono nella politica ma nell’informazione: sono quelli che decidono quando i politici vanno sostenuti, spesso sono loro che costruiscono al politico una credibilità a beneficio di share, di tiratura dei quotidiani come è successo con salvini e sono sempre loro che decretano la fine del politico proprio come stanno facendo con D’Alema che, ora come ora non è colpevole di niente ma si deve accusare di cose che non ha detto al solo scopo di aiutare il pd di Renzi e Renzi. Quella macchina del fango che faceva così schifo quando a metterla in moto era berlusconi oggi è diventata uso e consuetudine degli stessi che allora s’indignavano o facevano finta con chi diffamava un giudice per il colore dei suoi calzini.
Al pd e a Renzi serviva qualcuno della cosiddetta minoranza interna al partito da incolpare per l’eventualità di un risultato negativo ai ballottaggi e Repubblica ha trovato non Bersani che qualche peccato da scontare nell’ascesa di Renzi ce l’ha più di D’Alema ma proprio D’Alema, uno dei politici più detestati dei responsabili della disfatta della sinistra italiana, così da poter convincere la gente a fare il contrario di quello che NON ha detto D’Alema.

 

D’Alema e le frasi pro M5S: “Una montatura per far di me il responsabile della sconfitta”

“Pura spazzatura da un house organ del partito del Nazareno. Ho solo detto che con la vittoria del sì Renzi ci avrebbe cacciato”.

Innocenti “evasioni”

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Anche a me ha dato fastidio l’iperbole di Grillo, l’ho scritto nella mia pagina facebook, non rinnego e ribadisco che si può fare a meno di esagerazioni.
Solo però nella stessa misura, forse più ancora, mi dà fastidio l’ipocrisia, mi sta dando fastidio che di questa vicenda si parli molto di più della finta condanna di berlusconi, molto di più del fatto che il presidente del consiglio debba dipendere da un pregiudicato socialmente pericoloso, e quel pregiudicato possa decidere, avere più voce in capitolo di chi delinquente, condannato e socialmente pericoloso non è. 
Questo è guardare la luna e non il dito, quello che invece vogliono farci fare per poter continuare a demolire lo stato.
Chi non lo capisce, peggio per lei, lui e loro.

 

Questa è del 2010, ma siccome vauro è comunista e Grillo, anzi i 5stelle non stavano ancora in parlamento, allora nessuno è insorto. Ipocriti è dire poco. Niente, anzi. Sono una scassacazzi, lo so.

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I cittadini meno fortunati se commettono un reato vanno in carcere, ci fa sapere il noto statista alle cime di rapa, lo stesso che insieme ad altri – ché certe imprese per riuscire hanno bisogno della collaborazione di tutti – ha consentito ad un cittadino fortunato di poter mettere piede in un posto: il parlamento, dal quale doveva invece restare fuori. Naturalmente l’insetto che striscia si è guardato bene dal chiedere a d’alema quanto quel cittadino fortunato abbia guadagnato proprio in soldoni per diventare “più” fortunato, durante la sua carriera “politica”, mentre era un collega di d’alema. E si è guardato bene dal chiedere a d’alema il perché la politica, di cui anche d’alema fa parte, non abbia mai preso le opportune contromisure per evitare di far accumulare troppo potere ad un cittadino più fortunato degli altri, ad esempio con una legge per regolare il conflitto di interessi di quei cittadini troppo più fortunati degli altri. Quelli che poi, se commettono reati in galera non ci vanno. Cosa faceva di bello d’alema, mentre il cittadino più fortunato sfasciava il paese, si faceva fare le leggi che gli hanno consentito di arrivare ad oggi? Ma nemmeno questo, gli è stato chiesto.
Non solo dobbiamo sopportare questa gigantesca presa per il culo della finta condanna ad un delinquente vero, bisogna pure leggere la reprimenda, la riflessione da cittadino indignato di d’alema che poteva fare qualcosa per evitare che il cittadino fortunato avesse la possibilità di demolire lo stato di diritto ma non l’ha fatta. Nel 2003 Violante in parlamento affermò – dopo aver confessato che il conflitto di interessi non era stato regolato da una legge per non disturbare berlusconi – che il fatturato di berlusconi era aumentato di 25 volte. E allora, chi è che ha reso berlusconi un cittadino più fortunato degli altri, così tanto da poter scampare ad una condanna giusta? Chi c’era in parlamento mentre venivano depenalizzati reati come il falso in bilancio, tanto caro a berlusconi? Io non dico tanto tipo chiedere scusa agli italiani e togliersi definitivamente dai coglioni come dovrebbe fare anche d’alema, ma almeno il silenzio. Questo sì, sarebbe necessario.

 

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LO SFOGO DI BERLUSCONI: “MA DI COSA DEVO RIEDUCARMI IO CHE HO RICEVUTO LA MIGLIORE EDUCAZIONE POSSIBILE DA MIA MADRE?”

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PER 7 MILIONI DI FRODE BASTANO QUATTRO ORE CON GLI ANZIANI (Gianni Barbacetto).

 

 

Il ragazzo della via Pal – Marco Travaglio, 16 aprile

Se non sapessimo che l’affidamento in prova al servizio sociale fu pensato negli anni 70 per educare i reietti della società a inserirvisi, penseremmo che il provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Milano per il “detenuto Berlusconi Silvio” sia opera di un fine umorista. Così come il commento rilasciato dai suoi legali Coppi e Ghedini, molto soddisfatti per la “decisione equilibrata anche in relazione alle esigenze dell’attività politica del presidente”. Cioè del frodatore pregiudicato detenuto appena ricevuto a Palazzo Chigi dal premier Renzi per discutere della riforma della Costituzione. Ricapitoliamo: il rieducando“è ancora persona socialmente pericolosa”, ma con buone speranze di recupero. Il fatto che abbia risarcito i danni e le spese processuali alla parte civile (10 milioni e rotti all’Agenzia delle Entrate, da lui frodata con reati “reiterati per anni” per 360 milioni di dollari, quasi tutti prescritti) è “indice di volontà di recupero dei valori morali perseguiti dall’ordinamento” ed “evidenzia la scemata pericolosità sociale” del soggetto a rischio.

Il settantottenne palazzinaro, tycoon, finanziere, editore, padrone del Milan e di un sacco di altre cose, il leader del centrodestra da 20 anni, il sette volte parlamentare e tre volte presidente del Consiglio (il più longevo della storia repubblicana) è descritto dai giudici come un ragazzo della via Pal, un teppistello di periferia senz’arte né parte, affetto da “insofferenza alle regole dello Stato poste a tutela dell’ordinamento e della civile convivenza”, che sbarca il lunario sulla strada tra furti, bravate e marachelle perché nessuno gli ha insegnato l’educazione ed è pure “stato capace di influenzare l’ambiente (specie quello politico e giornalistico, ndr) in direzione incompatibile con le regole del diritto e dell’ordinato vivere civile”. Ora però, data la tenera età, dà timidi segni di ravvedimento e promette di non farlo più: insomma merita un’altra chance. Purché, si capisce, d’ora in poi righi diritto e si renda utile al prossimo per “almeno 4 ore consecutive alla settimana”, cambiando il pannolone, il pappagallo e il pitale agli anziani, perlopiù malati di Alzheimer, della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Un’attività, questa, che più del carcere “può svolgere funzione rieducativa e di recupero sociale della persona”, “sostenendo e aiutando il soggetto a portare a maturazione quel processo di revisione critica e di emenda oggi in fieri”. La scelta del luogo è tutt’altro che casuale: il richiamo alla Sacra Famiglia lo indurrà a tenere i pantaloni abbottonati, viste le difficoltà manifestate in tal senso nella sua difficile adolescenza, causa un’approssimativa educazione sentimentale. Nel frattempo, per la prima volta in vita sua, il minore dovrà tenere “concreti comportamenti nell’ambito delle regole della civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni”, evitando di frequentare le cattive compagnie, in ciò parzialmente aiutato dalla lontananza dell’amichetto Marcello. E rispettare “regole e istituzioni”, munito di un buon manuale di educazione civica, astenendosi dall’insultare i magistrati con le consuete frasi ”offensive” in “spregio dell’ordine giudiziario” che, “se reiterate, ben potrebbero inficiare quegli indici di resipiscenza” mostrati dal deviante una volta preso con le mani nella marmellata. Il giovine avrebbe preferito fare il “motivatore di disabili” in un centro della Brianza, ma i giudici hanno preferito di no: anche perché quel centro non è stato ancora costruito, cioè non esiste proprio. Dargli retta avrebbe accresciuto uno dei tratti tipici della sua immaturità: quello che lo porta a vivere, e a far vivere gli altri, in mondi paralleli del tutto immaginari. Inoltre i disabili da lui motivati avrebbero poi dovuto essere a loro volta rieducati dalla sua rieducazione, complicando inutilmente le cose. Restano ora da convincere gli anziani di Cesano Boscone, apparsi piuttosto perplessi alla notizia: “Se il reato l’ha commesso lui, perché la pena dobbiamo scontarla noi?”.

 

L’indecenza non ha età [se questo è un rinnovatore]

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L’ha resuscitato D’Alema nel ’97 con la bicamerale quando era  politicamente morto, non per meriti di un’opposizione che non c’è mai stata ma dei suoi medesimi; ha ripetuto l’operazione Veltroni  quando, nella famosa campagna elettorale nel 2008 lo definiva “il principale esponente dello schieramento a noi avverso” pur di non  fare il suo nome, ché non sia mai gli italiani potessero capire per chi  NON dovevano votare, che l’avversario “non è un nemico e non va demonizzato”, nemmeno se è silvio berlusconi. Ci riprova oggi Matteo Renzi riconoscendo un’autorevolezza politica ad un pregiudicato condannato pensando che sia utile, necessario, politicamente, nonché eticamente e moralmente corretto andare a trattare, discutere di leggi con uno che in tutta la sua vita ne avrebbe fatto volentieri a meno. berlusconi non è un interlocutore politico da trattare con rispetto, semmai lo sia mai stato anche prima visti i suoi precedenti, anche penali, il suo stile di vita, il suo fregarsene di ogni regola anche minima di convivenza civile. E con uno così Renzi va a discutere di regole, anzi della prima regola dalla quale poi scaturiscono tutte le altre e cioè di legge elettorale. Quello che fa, pensa e dice berlusconi non dovrebbe, se questo fosse un paese normale, essere riportato urbi et orbi come una notizia dalla stampa e dall’informazione assuefatte e anestetizzate dal servilismo. berlusconi che da condannato in via definitiva alla galera perché ha rubato allo stato può fare ancora campagna elettorale, pensare di presentarsi da leader alle elezioni nello stesso stato che ha derubato è una tragedia italiana, come le stragi impunite. Continuare a restituire dignità a chi l’ha persa per sua scelta significa voler dare il colpo di grazia ad un paese martoriato, altroché rinnovamento. Renzi va a discutere di legge elettorale, ovvero della legge per formare un parlamento, con berlusconi che in parlamento da decaduto qual è non ci può più mettere piede. 

 Si può discutere di leggi con un delinquente che le ha sistematicamente violate? Ci siamo scandalizzati, indignati quando si parlava di riforma della giustizia, abbiamo detto che non era possibile che un indagato [prima] potesse mettere bocca sulla riforma di quella giustizia che a berlusconi dà solo fastidio, la considera un inutile orpello, l’ha sempre considerata il grande ostacolo al suo progetto delinquenziale attaccando i giudici, diffamandoli, accusandoli di essere loro, il cancro della società e adesso Renzi che fa, parla con berlusconi [dopo aver parlato con Verdini, e ho detto Verdini] di legge elettorale perché pensa che la discussione politica non possa prescindere dal parere di un pregiudicato? E, se mi posso permettere, il segretario del pd eletto per acclamazione universale ci potrebbe spiegare in quale paese un leader di partito, un prossimo futuro ed eventuale candidato al ruolo di capo del governo pensa che sia utile ascoltare cos’ha da dire un truffatore, un ladro, un condannato alla galera, uno che ha un procedimento giudiziario ancora aperto in virtù del quale è stato già condannato in primo grado a sette anni per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione, uno che dovrebbe stare in galera? Dentro forza Italia non c’è nessuno più presentabile di berlusconi per discutere di leggi, un incensurato, ad esempio? E perché mai gli italiani si dovrebbero fidare di uno che va a trattare e a discutere di leggi con un delinquente? 

Questa sarebbe la politica nuova di Renzi?
E qualcuno ha pure il coraggio di criticare Grillo che con questi non ci parla?

L’ottava vita di berlusconi

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Mauro Biani

Quello che mi sembra surreale è che Renzi parli di berlusconi come di un avversario con tutte le carte in regola per fare la sua campagna elettorale. 

Che lo ritenga un avversario temibile. 

Perché nel paese normale uno dei candidati alla segreteria del partito [cosiddetto] di opposizione e utopisticamente parlando ad una futura ed eventuale presidenza del consiglio non dovrebbe enumerare le presunte qualità di berlusconi ma ribadire che berlusconi è un fuori legge con nessun diritto di interferire nella politica. 

E il fatto che invece lo possa fare lo stesso da pregiudicato, condannato e decaduto è solo un’aggravante nel paese “moralmente in coma” [cit.Andrea Scanzi].  

La capacità politica di berlusconi si chiama conflitto di interessi, quel potere anomalo che nessuno ha mai pensato di arginare,  regolare con una legge che mettesse berlusconi di fronte all’obbligo di una scelta fra la politica e le sue attività imprenditoriali, in special modo il partito di Renzi che si racconta ancora la favola di berlusconi che andava battuto politicamente.  Il delinquente condannato si è fatto fuori da solo, semmai avesse avuto il benché minimo diritto di stare dentro la politica. Un avversario serio se non infierisce almeno approfitta della caduta dell’antagonista, non ne esalta doti che peraltro il pregiudicato non ha mai posseduto. L’ottava vita di berlusconi sono Matteo Renzi con d’alema, Violante e pattume inciucista al seguito che continuano a raccontarsela e ci credono pure. L’avversario lo combatti combattendo, non facendo il suo gioco.

Gli Apoti
Marco Travaglio – 1 dicembre 

Ogni tanto qualche impiegato o ex impiegato di Berlusconi – tipo Pigi Battista, che andò a vicedirigere Panorama quando l’editore era già un leader politico e poi tentò di sostituire l’epurato Enzo Biagi su Rai1 con i risultati a tutti noti – annuncia la fine del berlusconismo, e dunque dell’antiberlusconismo, e dunque del Fatto . Questi buontemponi passano la vita a incensare i governi, non importa il colore, e a bastonare le opposizioni senza accorgersi che la stampa libera fa esattamente l’opposto. Dunque pensano che un giornale libero possa nascere al solo scopo di combattere B. e debba morire con B. Il Fatto , come i nostri lettori ben sanno, è sorto con una missione un po’ più ambiziosa: dare le notizie che gli altri non danno. E gli altri, seguitando a non darle, lavorano per noi, del che li ringraziamo di cuore. Ora, per esempio, dopo aver molto laudato le larghe intese dei governi Monti e Letta con B., si dannano l’anima a magnificare il governo Letta senza B.. E a bastonare B. non perchè è B., ma perché non sta più al governo. L’impresa è titanica ma, siccome affratella il 99 per cento della cosiddetta informazione, rischia persino di riuscire. Noi rappresentiamo quell’1 per cento di Apoti che non la bevono. Il berlusconismo è un male in sé, con Berlusconi, ma anche senza. Anzi, il berlusconismo senza Berlusconi è ancor più insidioso, perché si camuffa meglio, e si fa scudo del presunto merito di aver allontanato Berlusconi. In realtà Berlusconi non l’ha allontanato nessuno: se n’è andato lui quando ha capito che chi gli aveva garantito l’unica cosa che gli interessi, il salvacondotto, non voleva o non poteva mantenere la promessa. Ed è pronto a tornare per darselo da solo, il salvacondotto, se l’ennesimo governo delle tasse e delle banche lo resusciterà dall’avello: Monti docet. Il berlusconismo è illegalità sbandierata e rivendicata, allergia alla Costituzione e ai poteri di controllo, guerra alla giustizia, conflitto d’interessi, commistione tra affari e politica. Possiamo dire che questo micidiale cocktail di cinque ingredienti il governo Napo-Letta è immune dopo la decadenza di Berlusconi e la sua uscita dalla maggioranza?

1) Illegalità sbandierata: da sette mesi Vincenzo De Luca (Pd renziano) siede abusivamente sulla doppia poltrona di sindaco di Salerno e viceministro delle Infrastrutture, senza contare che ha tanti processi quanti B., e nessuno l’ha sloggiato fino all’intervento dell’Antitrust; ma forse non basterà e bisognerà chiamare Gondrand. 

2) Allergia alla Costituzione e ai poteri di controllo: la maggioranza Napo-Letta sta scardinando l’articolo 138 della Carta per poterne scassinare l’intera seconda parte e rafforzare vieppiù il governo a scapito del Parlamento (già da anni ridotto a ente inutile a colpi di decreti e fiducie), e ora insegue B. per ricomprarsi i suoi voti e impedire ai cittadini di votare al referendum finale. 

3) Guerra alla giustizia: sull’altare della controriforma costituzionale, i pd Violante e Speranza e gli ncd Alfano, Cicchitto e Lupi vogliono mettere il guinzaglio alla magistratura e il bavaglio alla stampa per reimbarcare Forza Italia e ampliare gli spazi d’impunità dei soliti noti.

4) Conflitto d’interessi: a regolare la materia sono ancora le leggi Gasparri e Frattini, scritte dai prestanome di B., e nessuno parla o pensa di spazzarle via. 

5) Commistione affari- politica: dalle fondazioni bancarie alle Asl, da Expo2015 alle aziende municipalizzate alle partecipate dallo Stato, Rai inclusa, i partiti gestiscono direttamente enormi affari; persino la legge-brodino sui fondi ai partiti, annunciata sei mesi fa da Letta jr., è scomparsa dai radar. 

Su questi temi cruciali, non sul teatrino delle alleanze & decadenze, si misura il tasso di berlusconismo. Al momento, in Parlamento, solo i 5Stelle ne sono immuni. Il Nuovo Centrodestra è uguale al vecchio. E così il Quirinale e Letta jr., sponsor di Alfano & C. Tra una settimana sapremo se lo è anche il Pd di Matteo Renzi, o se magari cambia qualcosa.

Un conto è la politica, un altro il pd e il pdl

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Sottotitolo: nell’eventualità della conferma della condanna di berlusconi bisognerebbe iniziare a preparare spiritualmente non tanto i fedelissimi di b quanto quelli che avrebbero dovuto fare quell’opposizione che non c’è mai stata. 

Per battere politicamente qualcuno come si sono sempre augurati tutti quelli che, anche a centrosinistra hanno parlato di accanimento giudiziario nei confronti di berlusconi bisognerebbe fare politica, non gli interessi di quel qualcuno, per dire.
Ci resteranno malissimo, tutti questi anni a tirarlo fuori dai guai e poi arriva un giudice che pretende di applicare la legge anche a silvio berlusconi proprio come è scritto nella Costituzione.

Non è bello, non si fa, ecco.

In ogni caso, stando alla scelta di chi dovrà formare la corte che giudicherà se berlusconi è colpevole o innocente credo che possiamo stare tutti tranquilli a goderci l’estate, anche silvio potrà rimandare il suo esilio a data da destinarsi.
Che si rilassino, i suoi aficionados: Sansone non muore, e figuriamoci i filistei.

Questo paese è irrecuperabile anche a causa di chi vede il pericolo in una Magistratura che essendo composta da donne e uomini può sbagliare, certo, ma non lo fa scientemente come chi delinque di proposito per avvantaggiare la propria condizione economica e sociale.
Dopo diciotto anni bisogna ancora leggere chi prende le difese di un individuo che ha fatto strame perfino delle regole più semplici, quelle che s’insegnano ai bambini.
I Magistrati saranno anche una casta privilegiata ma mi pare che spesso e volentieri non esitano a punire chi tra i loro pari si macchia di un reato, i politici no, questo non l’hanno mai fatto, da parte loro nessuna condanna, nemmeno morale, nei confronti di chi pensa di essere più uguale degli altri anche di fronte alla legge. 
Lo stesso Letta ieri sera si è rifiutato di commentare la sentenza che verrà e questo dovrebbe spiegare molte cose.
E nessuno di questi che si chieda ad esempio perché i coinvolti nei reati e processi insieme a berlusconi siano stati sempre condannati mentre lui no, l’ha sempre scampata grazie ai provvidenziali escamotage da lui stesso voluti e ottenuti grazie ad un parlamento complice e connivente.
Non va lontano un paese dove una sostanziosa parte di gente, anche fra le istituzioni, pensa che sia giusto applicare la legge alla criminalità di strada mentre di fronte alla delinquenza e alla criminalità dei palazzi si possa chiudere un occhio, sorvolare, magari in virtù della pacificazione nazionale.

LA CORTE SARA’ SCELTA DAL PRESIDENTE SANTACROCE. FU TESTIMONE NEL CASO PREVITI

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Il Corriere della Sera calcola che Berlusconi, grazie a una parziale prescrizione, potrebbe scampare la temuta interdizione per il processo Mediaset (leggi). E la Corte di Cassazione fissa subito un’udienza per fine mese (leggi). La decisione provoca una reazione furiosa del Pdl, che grida al “colpo di Stato” e reclama la piazza e invoca “azioni forti” (leggi)

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Il piduista cicchitto dopo essersi permesso di correggere niente meno che il papa chiede che venga “affermata una ragionevole, non oltranzista, ma seria e reale autonomia dello Stato dalla Chiesa”. Chissà perché lui o qualcun altro non l’hanno mai chiesta e non la chiedono quando la chiesa s’intromette in faccende che non la riguardano, l’elenco è infinito: sesso, aborto, diritti civili, argomenti che non dovrebbero interessare chi ha scelto di occuparsi di anime e spiritualità. Adesso che un papa prova a cambiare registro, ipocritamente o meno però lo sta facendo, ci prova a sovvertire l’importanza delle cose, a non lanciare anatemi un giorno sì e l’altro pure, a dire cose di buon senso usando toni non sgradevoli apprezzate anche da chi non è cattolico, secondo cicchitto sarebbe opportuno fare il giochino dell’uva; ognuno a casa sua. Ecco perché cicchitto è uno di quelli che meglio rappresenta questa politica miserabile e cialtrona.

Forse  Napolitano dovrebbe spiegare a quelli del pdl che gridano al colpo di stato promettendo rivolte di ogni genere che la sentenza di un tribunale non è un golpe ma lo sarebbe se s’impedisse a quel tribunale di poterla pronunciare.

Letta ieri sera a Ballarò non ha voluto commentare la prossima sentenza di b e l’ha buttata, come si usa dire in caciara cianciando dei problemi della  giustizia civile per non parlare di quella penale semidistrutta dalle leggi ad personam confezionate intorno a berlusconi.
“Non è compito di un presidente del consiglio commentare sentenze e date delle sentenze”.
Invitare a palazzo il condannato, già abusivo della politica secondo il Letta pensiero, e anche quello di Napolitano che lo ha ricevuto al Quirinale come fosse uno statista vero, sì.

Dice brunetta che arrivare ad una sentenza definitiva in nove mesi è qualcosa di pauroso, io penso invece che chi sa di essere innocente se la augura una sentenza in nove mesi, altroché averne paura.
Perché chi sa di essere innocente non vede l’ora di poterlo dimostrare. 
Magari la giustizia fosse sempre così veloce ed efficiente in Italia.

Quello che dovrebbe far paura anche a brunetta e a tutta la teppa di destra che insorge contro la Magistratura non è la conclusione di un processo; dovrebbe essere un ministro degli esteri che rifiuta di dare asilo politico ad un uomo in pericolo rifiutandosi di spiegare il perché della sua scelta. [Bonino, perché non risponde?]
Dovrebbero essere 50 poliziotti che sequestrano una donna e una bambina su ordine di non si sa bene chi ma si sa benissimo per fare un favore a chi e dopo non succede niente, il presidente della repubblica non pensa di dover intervenire in materia di violazione dei diritti circa due persone, una è una bambina di sei anni, che sono state rimandate illegalmente e senza un ragionevole motivo nel paese dove rischiano la tortura e la vita: questa sì che è roba da gestapo, da “banditi di stato” come titola oggi il giornale diretto dal diffamatore seriale sallusti in riferimento alla Magistratura.
Queste non sono cose degne di una democrazia né di un paese civile. [Caso Ablyazonv, liberare Alma e Alua]
L’applicazione della legge e dunque della Costituzione non dovrebbe spaventare nessuno, soprattutto chi sa di essere innocente. 

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La storia di berlusconi descrive perfettamente perché gli italiani non hanno più fiducia nella politica.

Ancora ieri sera Goffredo Bettini [pd] a Linea notte si crucciava perché la sinistra non si è impegnata abbastanza per battere berlusconi sul piano politico. 
E ancora da Floris a Ballarò si parlava del berlusconi statista, quello che in vent’anni ha segnato la vita politica italiana così bene evidentemente che sarebbe molto complicato farne a meno.
Il pensiero di Bettini, che poi è largamente condiviso anche a centrosinistra è alquanto buffo se si pensa che la sinistra prima ha contribuito in larga parte a rendere fattibile, possibile la “discesa in campo” e il centrosinistra dopo a fare in modo che la permanenza nell’agone politico dell’impostore abusivo fosse il più serena possibile.

Perché bisogna capirci una volta e per tutte; berlusconi non l’hanno voluto gli italiani, berlusconi è il prodotto delle solite manovre occulte di palazzo, è il risultato di chi ha pensato che dopo gli scandali di tangentopoli la persona più adatta a ricomporre una classe dirigente semidistrutta potesse essere un imprenditore i cui trascorsi oscuri, certe amicizie e frequentazioni erano già note, basterebbe leggere qualche libro del periodo per saperlo e l’articolo di Gianni Barbacetto sul Fatto di oggi per sapere come sono andate le cose nella loro cronologia.

berlusconi non è l’uomo arrivato dalla fine del mondo come papa Francesco per risolvere i problemi della chiesa, berlusconi è arrivato dal suo mondo, quello dell’imprenditoria per aggiustare i suoi, e intuire che un imprenditore è per natura portato a fare i suoi interessi è una cosa così semplice che dovevano e potevano capire tutti, perfino d’alema.

Una classe politica/dirigente che vuol farsi rispettare propone il meglio per farsi rappresentare, non si va a cercare i suoi referenti in ambiti estranei alla politica, proprio quelli che la politica dovrebbe controllare, e quand’anche facesse un errore così grave come quello di permettere ad un tycoon disonesto l’accesso alla politica cercherebbe di porvi rimedio, non lascerebbe che a farlo sia un altro potere dello stato dopo avergli permesso l’inenarrabile sul quale poi far ricadere la “colpa” di aver applicato la legge anche con  silvio berlusconi così come Costituzione comanda.

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Vent’anni di inciuci per salvare B. 
 Saraceni: “Vent’anni fa un ordine salvò B.”

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Possano avverarsi i tuoi desideri – Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital

E alla fine ce ne libereremo per via giudiziaria. Come che decida poi in sentenza, la Cassazione ha fatto capire a Berlusconi che non c’è più trippa per gatti. I giudici non vivono in un altro paese. I sei milioni di voti persi alle politiche, la catastrofe delle amministrative, il conflitto con L’Europa, non sono elementi del processo, ma ne sono la cornice. Oggi il circuito tra il popolo della destra e il suo corpo mistico è in corto, come andò in corto quello della prima repubblica con Craxi o Andreotti . I supremi accelerando il calendario, hanno offerto a Berlusconi l’occasione per un ultimo spettacolo. Coincideranno con lo svanire delle promesse sulle tasse, il pretesto buono, che in autunno non ci sarebbe più stato, per rovesciare il tavolo. Il vecchio titano non avrebbe esitato. Se, stavolta, rinuncerà sarà un rimettersi alla clemenza della corte. Se pigerà l’acceleratore sarà chiaro a tutti che, come sempre, iddu pensa solo a iddu.

La sentenza, in fondo, come ha sempre sperato sarà lui stesso a scriversela.

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La Corte di Cassazione: “Abbiamo obbligo di fissare udienza prima della prescrizione del reato” (leggi)

PRESCRIZIONE ADDIO. “SEGUITA LA LEGGE, COME PER TUTTI” (di M. Lillo e A. Mascali)

Processo Mediaset, udienza il 30 luglio
Pdl contro la Cassazione: ‘Colpo di Stato’

Il Corriere rivela: da settembre metà condanna di Berlusconi potrebbe essere cancellata (leggi)
La Corte accelera, centrodestra in rivolta. Brunetta grida al golpe. Galan: “Dimettiamoci in massa”
LA CORTE SARA’ SCELTA DAL PRESIDENTE SANTACROCE. FU TESTIMONE NEL CASO PREVITI

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La congiura degli eguali
Marco Travaglio, 10 luglio

In un paese civile non ci sarebbe nemmeno discussione: un politico che per giunta sostiene il governo dopo averlo presieduto tre volte, imputato per frode fiscale, rinuncerebbe alla prescrizione per essere assolto nel merito, sempreché — si capisce — fosse innocente. Perché, se dovesse mai incassare una prescrizione dopo due condanne, dovrebbe subito dimettersi da ogni incarico pubblico in base all’articolo 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. E, se non gli fossero chiari i concetti di “disciplina e onore”, provvederebbero i compagni di partito e gli alleati di maggioranza, scaricandolo su due piedi per evitare l’imbarazzo di sedergli accanto. E il capo dello Stato rifiuterebbe di riceverlo al Quirinale, per motivi igienici. Ma, siccome siamo in Italia, dov’è reato dire “paese di merda” ma è lecito far di tutto perché i cittadini onesti lo pensino, ecco il coro delle prefiche, dei servi e dei venduti contro la Cassazione che — horribile dictu — tenta di evitare che il processo Mediaset venga ancora falcidiato dall’ennesima prescrizione. I fatti sono chiari: quando i reati — falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita — furono scoperti (era il 2004), la frode ammontava a 368 milioni di dollari di costi gonfiati tramite società offshore per non pagare le tasse (fatti commessi nel 1995-’98, con effetti fiscali fino al 2003). Nel 2005 B. scoprì di essere indagato e impose subito l’ex-Cirielli, che tagliava la prescrizione da 10 anni a 7 e mezzo, e una raffica di condoni e scudi fiscali. Così ogni anno vide evaporare un pezzo del suo monumentale delitto e nel maggio scorso, quando arrivò la condanna d’appello, restavano 4,9 milioni di euro evasi nel 2002 e 2,4 nel 2003. Ma a metà settembre si estingueranno anche quelli del 2002. Dunque, se la Cassazione non sentenzia prima, la pena di 4 anni scenderà, probabilmente sotto i 3, con due conseguenze: il processo tornerà in Corte d’appello per rideterminarla; e sparirà la pena accessoria dell’interdizione di 5 anni dai pubblici uffici, prevista solo per le pene sopra i 3 anni. Insomma B., che già non rischia il carcere perché ha più di 70 anni (grazie al regalo di compleanno contenuto nell’ex Cirielli) e perché 3 dei 4 anni sono coperti da indulto (gentile omaggio del centrosinistra), potrebbe restare tranquillamente in Parlamento. Almeno per un altro anno, fino a quando la Corte d’appello rideterminerà la sua pena. O per sempre, se poi la pena scendesse sotto i 3 anni. Peccato però che la Cassazione abbia l’obbligo di esaminare subito i processi a rischio di prescrizione o di decorrenza dei termini di custodia cautelare. Per evitare che i delitti restino impuniti (con grave danno per le vittime: in questo caso l’Erario) e che soggetti pericolosi escano dal carcere e spariscano dalla circolazione prima della condanna. La Sezione Feriale della Cassazione (che resta aperta durante le ferie estive, da luglio a settembre) è lì apposta: per trattare i processi che, diversamente da quelli normali rinviabili a dopo le vacanze, sono urgenti: quelli con imputati detenuti in scadenza e quelli — vedi decreto del primo presidente Ernesto Lupo del 24-6-2011 — “per i quali la prescrizione maturi durante la sospensione o nei successivi 45 giorni”. Proprio il caso del processo Mediaset, che a metà settembre sarebbe dimezzato dalla prescrizione. Perciò è stato assegnato alla Sezione Feriale per il 30 luglio. E gli alti lai del Pdl & company sulla “fretta sospetta” (figuriamoci: per un processo nato 9 anni fa!) della Cassazione per eliminare B. dalla vita politica sono pura propaganda, e di bassissima lega: come se la prescrizione fosse un diritto dell’imputato, o addirittura il fine ultimo del processo penale. Anche stavolta, la Cassazione ha trattato B. come qualunque imputato nelle sue condizioni, perché la legge è uguale per tutti. Ed è proprio questo lo scandalo.

«Cosa vogliono questi signori? La base non la ho sentita…» [Anna Finocchiaro]

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E ancora: scusi, ci spiega perché il Pd non vota Rodotà?
«Guardi, di lui non abbiamo proprio mai parlato».

[Beatrice Borromeo intervista Anna Finocchiaro sul Fatto di oggi].

Ma l’articolo 67 non si applica anche ai grandi elettori?
Dunque se il segretario di un partito ordina di fare una scemenza come quella di votare scheda bianca e rimandare ad oltranza questo stillicidio non ci si può ribellare in funzione del fatto che “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato?”
Esercitare, per una volta, il buon senso personale sarebbe pretendere troppo?

Dire no ad un’ottima persona come Stefano Rodotà appellandosi all’assurdo principio del “perché l’ha detto Grillo” [e non è così, casomai l’hanno detto gli elettori 5S  dimostrando di essere molto più lungimiranti di quelli di altri partiti], è il sintomo, la conferma che la politica, e nella fattispecie quella che dovrebbe, per posizione, principi, valori, essere più vicina alla gente e non agl’interessi di qualcuno non ha capito nulla di quel che è accaduto in questo paese,  non ha saputo ascoltare e raccogliere le istanze, le richieste della gente, che non le interessa affatto il cambiamento, il miglioramento ma che – al contrario – l’obiettivo è sempre lo stesso: il mantenimento in essere di tutto ciò che era ed è e di cui, evidentemente, non ci si può liberare. 

 Si preferisce tenere un intero paese in ostaggio delle manovre [sporche] di palazzo, lasciare che navighi a vista in funzione degli interessi di qualcuno: sempre lo stesso qualcuno.

Qui siamo oltre il ricatto, io mi prendo la libertà di pensare che si è arrivati alla minaccia vera e propria, non c’è altra spiegazione.

Non è mai bello infierire sulle sconfitte altrui, umanamente mi dispiace per Bersani ma, il fatto che a fregare Bersani siano stati proprio i suoi e non altri, i ‘nemici’, quei fascisti del web così tanto temuti e temibili, i potenziali guastatori dello stato, non so, mi provoca una sensazione di perversa piacevolezza.

Di cosa è morto il Pd di Bersani

Saper ascoltare, nel 2013, non è più un’opzione: è una condizione igienica. Come saper leggere e scrivere, insomma. Anni e anni di mancanza d’ascolto sono esplosi in 48 ore. Anni in cui i messaggi che arrivavano anche via Internet – da persone in carne e ossa, militanti, simpatizzanti, elettori – veniva derubricato a ‘popolo del Web’, come se fosse una corrente, una nicchia movimentista, minoritaria e un po’ rompiscatole.

Alessandro Gilioli la pensa come me, la qual cosa non risolve ma, aiuta.

Sottotitolo: la toppa colossale è stata aver permesso che fosse berlusconi a scegliersi il SUO presidente, altroché il garante, il presidente condiviso, quello delle larghe intese. Franco Marini nel 1997 aveva già partecipato, durante una cena a casa di Gianni Letta a cui era presente, oltre alla volpe del Tavoliere e al diretto interessato anche Fini, al famoso patto della crostata, da cui scaturì la tragica bicamerale con la quale d’alema, da presidente della stessa, consegnò a berlusconi le chiavi del paese.

Scriveva Trilussa: “e come disse er merlo ar tordo… sentirai er botto si nun sei sordo…” 

Significa più o meno che, se nemmeno dopo una serie di avvertimenti circa un pericolo incombente il soggetto,l’obiettivo di un possibile danno non pensa che sia il caso di mettersi al riparo e prendere gli opportuni provvedimenti, le contromisure, quando poi quel pericolo arriva, un po’, un bel po’, se lo è cercato.

L’umana comprensione non può né deve impedire di restare obiettivi, di pensare che gli avvertimenti ci sono stati, che c’è stata una larghissima parte di società civile che in tutti questi anni ha detto delle cose, ha fatto sapere alla dirigenza del pd quello che non andava bene, ci sono stati autorevoli intellettuali, alcuni, e in verità pochi giornalisti [ché la maggioranza si sa, tiene famiglia] che qualcosa hanno scritto a proposito di accordi che non accordavano, di intese che non intendevano e che venivano giustamente interpretate male dalla gente che ancora oggi non riesce a capire come si può essere così irresponsabili da sacrificare tutto di se stessi per andare incontro alle esigenze dell’impostore al quale degl’interessi della gente e del paese non frega nulla: tutti sanno ormai cosa interessa a silvio berlusconi e quali sono le sue priorità.
E oggi, per una questione di orgoglio, per non aver voluto accettare la proposta di Rodotà presidente della repubblica solo perché arrivata dai 5S – dei quali tutto si può dire meno che non abbiano dimostrato molta più intelligenza dei cosiddetti politici navigati nella scelta dei candidati – l’Italia rischia di ritrovarsi di nuovo punto e a capo, gli italiani spettatori di questo film dell’orrore che dura da diciotto anni e cioè quello di un parlamento e di una politica avvitati ancora e di nuovo nelle faccende di chi vive la sua vita e agisce in assoluto spregio e sfregio di leggi e regole, nella risoluzione dei suoi problemi.
Tutto questo mentre il paese affonda ma la politica sembra non sembra essersene accorta.

 

Prodotà
Marco Travaglio, 20 aprile

A questo punto, con tutto il rispetto che si deve agli infermi, chi vuol bene a Pier Luigi Bersani dovrebbe mettergli accanto un pool di infermieri e di sanitari per assicurargli le cure e le assistenze del caso. Il pover’uomo, dopo aver perso le elezioni già vinte regalando agli avversari una dozzina di punti in due mesi, anziché dimettersi all’indomani del voto è rimasto al suo posto fino a ieri notte per propiziare un’altra ragguardevole serie di catastrofi. Prima s’è accaparrato le presidenze di due Camere senz’avere nemmeno un terzo dei voti. Poi ha preteso di guidare il governo senz’avere i numeri al Senato. Infine ha mandato al macello due fondatori del Pd, Marini e Prodi, senza preoccuparsi di garantire loro neppure l’appoggio dei suoi (figurarsi quello di altri). Intanto, nel breve volgere di 50 giorni, ha tentato di allearsi con tutti i partiti: M5S, Lega, Monti, Pdl (manca solo Casa Pound, ma solo perché non è in Parlamento) e ha preso pesci in faccia da tutti. Così ha spappolato il suo partito. Ha regalato un trionfo al rivale Renzi che, a lungo accusato di essere la quinta colonna di B., ora può intestarsi il merito di aver fatto saltare l’inciucio con B. Ha fatto di Grillo un idolo di una parte dei suoi elettori, che preferiscono di gran lunga i candidati al Colle di 5Stelle ai nomi partoriti dagli strateghi del Nazareno. E, non contento, ha gettato alle ortiche l’offerta (finalmente generosa) di Grillo, che gli avrebbe consentito di sciogliere in un colpo solo i nodi del Quirinale e del governo con un asse del rinnovamento che avrebbe messo nell’angolo B. e soddisfatto i desideri dei due terzi degli italiani. Al suo posto, qualunque persona di buonsenso avrebbe appoggiato Rodotà, che piace ai 5Stelle e a buona parte degli elettori ma anche degli eletti del Pd, e possiede un forte serbatoio in Parlamento (250 al terzo scrutinio, 213 al quarto), ben oltre i voti pentastellati. Basterebbe il 50% del centrosinistra per mandarlo al Quirinale e, subito dopo, aprire le trattative con Grillo per un governo presieduto da una figura extra-partiti. Il principale ostacolo a questa soluzione ideale fin dall’inizio, e cioè Napolitano, è stato infatti rimosso con la sua meravigliosa discesa dal Colle. È vero che Prodi è il migliore della vecchia guardia. Ma proprio per questo la sua candidatura andava preparata e protetta con cura: invece è stata gettata in pasto al mattatoio dell’aula, dove i cecchini dalemiani, mariniani, bersaniani e forse renziani hanno massacrato non solo lui, ma tutto il Pd. Anche un bambino tonto avrebbe capito, dopo lo tsunami anti-Marini, che in questo Parlamento non passa nessun simbolo dell’Ancien Régime. E che occorre un colpo di reni per un’idea nuova. Bersani e i geni che lo circondano non l’hanno capito. Né l’han capito alcuni D’Alema boys, che ancora sperano di arraffare il Colle, come se nulla fosse accaduto. O forse l’hanno capito benissimo, ma sono già d’accordo con B., che è un modo come un altro per suicidarsi. A questo punto, a meno che questi dementi capaci soltanto di spararsi sui piedi non vogliano mandare al massacro altri agnelli sacrificali, le soluzioni sono solo due.
La prima (in tutti i sensi): il Pd, o quel che ne resta, vota Rodotà e si riprende per i capelli a un millimetro dalla tomba, ma soprattutto salva l’Italia dal caos, andando a parlare coi 5Stelle per un governo Zagrebelsky o Settis. La seconda (ai limiti dell’impossibile): il Pd insiste su Prodi, convincendolo a ritirare il ritiro; e chiede a M5S
i 110 voti che gli mancano, promettendo in cambio di indicare subito Rodotà premier. L’alternativa è l’abbraccio mortale al Pdl su Cancellieri o Amato o D’Alema o Grasso o 
ri-Marini o ri-Napolitano, che garantirebbe a B. il trionfo eterno. 
Chi, nel Pd, pensa che votare Rodotà sia la fine del Pd non vede che il Pd è già finito.
Anzi, vien da domandarsi che diavolo avrebbe combinato al governo, visto che non governa neppure se stesso. 
Fate la carità: arrendetevi. 
Almeno al buonsenso.

Ha ragione silvio: la giustizia, in Italia non funziona

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Intercettazione Fassino-Consorte: Silvio Berlusconi condannato a un anno

Il Cavaliere era accusato di rivelazione di segreto d’ufficio. Pena di 2 anni e 3 mesi per il fratello Paolo. Il processo riguarda la pubblicazione della conversazione in cui il segretario Ds disse: “Allora abbiamo una banca?”. Gli avvocati: “Sentenza politica? Non credo che i giudici non abbiano un sentimento”. Pdl scatenato: “Continua la caccia all’uomo. Lo vogliono eliminare”.

Ha ragione silvio, la giustizia in Italia non funziona, e lui ne è il testimone vivente.
In un paese normale silvio berlusconi sarebbe in galera da molto prima di “scendere in campo per il bene del paese” e dunque il suo, da quando infatti avrebbe dovuto consegnare i libri contabili ad un tribunale perché le sue aziende erano anche sotto la soglia del fallimento ed entrare in un carcere per bancarotta.
Invece, come sta accadendo al conclave dove ad un cardinale pedofilo confesso [però ha chiesto scusa, come se avesse semplicemente acciaccato i calli a qualcuno] viene concesso di partecipare all’elezione del nuovo papa, ad un delinquente incallito, reo ma mai confesso e che mai ha chiesto scusa ma anzi, da vent’anni diffama e insulta la Magistratura e non succede niente [nemmeno un conatino di monitino piccolo piccolo], sarà permesso di partecipare all’elezione del nuovo presidente di questa sciagurata repubblica.
E ieri Massimo D’Alema ha avuto perfino il coraggio di stronzeggiare sul fatto che in Italia ci sarebbe “il complesso dell’inciucio”. 
Come se lui non c’entrasse nulla con l’inciucio ma soprattutto con la scalata politica di silvio berlusconi. 

In questo paese non sono mai mancati gli italiani onesti, è SEMPRE MANCATO LO STATO, che, per mezzo dei suoi governi anziché attivarsi per costruire un paese sano ha sempre omesso, nascosto, coperto e protetto mafiosi, stragisti, delinquenti, politici e non.
Ecco perché a me la canzoncina sugli italiani che si meritano il peggio perché lo hanno scelto non è mai piaciuta. berlusconi non sarebbe mai potuto stare dov’è, se c’è andato ed è potuto restarci tutti questi anni  è perché è stato aiutato da pezzi dello stato.  

Di berlusconi si sapeva già abbastanza quando fu messa in cantiere quella bicamerale del geniale statista alle cime di rapa che lo legittimò a tutti gli effetti.

E in ogni caso nulla è stato fatto dopo per arginare e riparare i danni, nemmeno la legge sul conflitto di interessi.

Diciotto anni, non sei mesi, un anno o due. Diciotto.

Cerchiamo di non dimenticarcelo mai E più.

Questo stillicidio continuo, quotidiano di notizie circa i processi di b, gli avvisi di garanzia di b e le condanne di b è diventato UMANAMENTE INSOPPORTABILE.

Chiedo l’intervento dell’ONU, della Corte per i diritti umani, ci sarà qualche istituzione terza e non italiana soprattutto, che abbia un po’ di pietà di noi?

Berlusconi: “Persecuzione intollerabile”. Pdl, protesta contro i pm il 23 marzo.

Occupare una piazza pubblica per manifestare contro un’Istituzione dello stato, contro la Magistratura è eversione, terrorismo.

Contro la magistratura al massimo ti faccio protestare nel giardinetto di casa tua sempreché qualche vicino non se ne accorga e sporga denuncia.

 Napolitano dove sta,  a fare compagnia a Benedetto ai giardinetti? possibile che non dica mai mezza parola su queste questioni?