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Avete condiviso il video? E non vi fate schifo?

Il “se l’è cercata” nasce in teste bacate che hanno anche queste facce e questi nomi
Nasce da madri e padri che difendono e proteggono figli così per assolversi dalla loro incapacità di averli saputi educare al rispetto per le persone, prim’ancora che quello di genere, per le ragazze e le donne.
Nasce purtroppo anche nella testa di madri che pensano di dover tacere davanti ad una figlia bambina stuprata ché tanto poi ci penserà il tempo ad aggiustare le cose.
Invece il tempo non aggiusta niente, anzi dilata la sofferenza, uccide ogni possibilità di fidarsi ancora di un ragazzo, di un uomo, dell’ambiente che circonda e che contiene chi pensa di avere il diritto di abusare di una ragazza, di una donna perché si veste in un certo modo, cammina in un certo modo, si comporta in un certo modo, esce in certi orari.
Tutti modi socialmente inaccettabili per i perbenisti ipocriti che poi trovano non solo accettabile ma giusto e normale stendere la coperta dell’omertà su un crimine come
questo

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Tiziana Cantone: il caso sul web, il suicidio e le nostre negligenze  – Peter Gomez – Il Fatto Quotidiano

Spero che al Fatto on line capiranno, per quanto sia difficile il momento e costoso il mantenimento di un sito che la piattaforma di un quotidiano non può contenere gli stessi argomenti del giornaletto di gossip mescolati alle notizie sui fatti seri.
Chi si affaccia nel sito del suo giornale può fare a meno di trovarci dentro scemenze da Chi, Novella due o tremila.
Anzi, se non le trova è meglio.
Chi vuole le scemenze per soddisfare curiosità e alleviare pruriti può andare a cercarle altrove, e siccome le scemenze qui non sono poi contrastate equamente dalla cultura sana dipendesse da me le farei pagare in carati, sia in Rete sia in televisione, così forse fra cinque o seicento anni anche questo sarà un paese normale, dove nessuno scriverà su un giornale che una ragazza ha velleità da pornostar solo perché si è fatta riprendere in qualche video mentre faceva sesso consapevolmente con chi voleva lei e gratis.

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biani-14setHo l’impressione che molti condividano e commentino certi link e post nei social non solo per continuare ad insultare la ragazza morta suicida della quale si sta parlando in queste ore ma anche  per poter scrivere liberamente la parola “pompino” per esteso, senza asterischi, senza crocette autocensorie e senza l’angoscia di sembrare volgari, ché mica l’hanno fatto loro, ne hanno solo sentito parlare.
Li voglio rassicurare: per quanto il gergo popolare non esprima sempre, anzi quasi mai parole che possono entrare disinvoltamente nel linguaggio comune di tutti benché “fellatio”, il termine originale per descrivere il sesso orale [Gesù Gesù] sia ancora più ridicolo e incomprensibile per molti, non è la parola il reato.
Lo è quello che può succedere dopo, specie se si  racconta la performance scrivendola in un messaggino o si  mostra in foto e in video a qualcuno del quale si pensava di potersi fidare.
Perché il problema  non è la libertà sessuale che nessuno fortunatamente può mettere in pericolo, ognuno in una condizione di libertà fa quello che vuole con chi vuole, è la riservatezza messa in pericolo da gente che pensa di poter diffondere delle cose personali che qualcuno gli ha confidato, mostrato perché sapeva di non dover subire l’onta del giudizio, sapeva che sarebbero rimaste nell’ambito confidenziale, intimo ma che invece quella gente, gentaglia da disprezzare e punire ha permesso che diventassero di pubblico dominio, le ha fatte vedere, giudicare, disprezzare e insultare fino al punto di farle diventare un peso insostenibile per chi senza colpe, peccati né reati è stat* costrett* a subire pubblicamente l’onta, il giudizio, il disprezzo e l’insulto.

Sarebbe bello conoscere le facce e i nomi di tutti quelli che hanno istigato il suicidio di Tiziana Cantone, affinché vengano schifati anche dai parenti.
Ma nel paese dei garantisti de’ ‘sto cazzo: garantisti sempre coi criminali che rubano la terra sotto ai piedi, il futuro dei figli peraltro, non succederà.
E i suoi assassini, sì, assassini perché fino a prova contraria non esiste il reato di superficialità, leggerezza, né tanto meno chi non considera le conseguenze di certe sue azioni e comportamenti personali merita la condanna a morte continueranno a vivere le loro squallide, miserabili vite, a compiacersi di aver provato soddisfazione per aver intercettato un frammento di vita di una persona della quale non sapevano nulla, averla giudicata, esposta al ludibrio e alla gogna fino ad ucciderla.

In tempi oscuri la gogna era destinata a chi commetteva reati e crimini: chi non capisce la differenza fra un errore e un reato, un comportamento personale che non nuoce nessuno e un crimine è un miserabile subumano socialmente pericoloso.
Troppa gente non si rende conto della potenza di internet, nel bene ma molto spesso nel male, questo oltre a devastare la vita di tante persone giustifica poi l’intervento della politica che non vede l’ora di poter mettere i paletti, stabilire quello che si può e non si può fare con la Rete.
Quando succederà, perché prima o poi succederà, la colpa non sarà della politica ma di questi emeriti criminali che pensano di potersi dimenticare di quello che scrivono, condividono semplicemente scollegandosi dalla Rete, spegnendo un computer e di non avere mai nessuna responsabilità di ciò che fanno.
In questo paese nessuno tocca Caino, ma di Abele si può fare carne trita invocando perfino la libertà e il diritto di poterlo fare.
Ciò detto bisognerebbe anche evitare di pensare che quello che noi non faremmo mai, tipo un video hard nei momenti di intimità sia automaticamente qualcosa di sbagliato, anormale e da punire con giudizi morali che possono diventare una condanna a morte.
C’è tanta gente che vive benissimo la sua sessualità anche così, non fa del male a nessuno e non si capisce perché debba poi subire il male da sconosciuti criminali mai visti né conosciuti che usano il web come il cesso di casa loro. 

Denunciare, isolare gente che fa dell’insulto, della diffamazione la sua cifra pensando di avere il diritto di farlo perché supportata da un’idea malsana di libertà di espressione e  da chi poi va a mettere il like dimostrando così di avere la stessa melma nel cervello, impedire a idioti, mentecatti e violenti di  rovinare la vita di tante persone per niente, di fare quello che molti pensano sia un gioco senza conseguenze non uccide nessuno, continuare a permettere che questo accada, sì.

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