Per fortuna dopo l’otto arriva sempre il nove. Anche a marzo

L’otto marzo è maschio e nessuno ha ancora fatto niente per ovviare a questa insopportabile diseguaglianza di genere di un calendario i cui mesi finiscono a maggioranza di “O” e a minoranza di “E”?
Laura Boldrini non ha un calendario sulla sua scrivania?
Basta con la supremazia maschile nei mesi dell’anno, maschio pure lui.
Deve fini’ ‘sta storia.

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Il 97% dei morti sul lavoro sono uomini perché naturalmente la parità sì e ad ogni costo ma sul ponteggio al decimo piano spesso senza le misure necessarie e obbligatorie di sicurezza continuano ad andarci gli uomini; la parità sì, e a tutti i costi ma poi a respirare i veleni nell’acciaieria ci vanno sempre gli uomini.  La parità sì, sempre e comunque ma poi le leggi in materia di separazioni e divorzi continuano a favorire le donne.
Vogliamo le quote rosa non per merito ma per ristabilire la percentuale “tanti uomini tante donne” perché “donna è bello ed è sempre meglio” poi chi se ne frega se tutto quello che porta in dote la ministrA raccomandata è la sua inesperienza e se ne vanta pure.
Continuiamo a farci confondere dalla propaganda femminista sulle “tre donne al giorno che muoiono per mano dell’uomo”, da statistiche gonfiate, pompate per costruire un’emergenza sociale che nei fatti non c’è.
Nelle statistiche sulla cosiddetta violenza di genere viene infilato tutto per poi ottenere la stracitata cifra delle “tre donne al giorno che muoiono per mano di un uomo”. Poi poco importa se quell’uomo è un figlio, un padre, un nipote o il fratello che commette violenze, omicidi per motivi che non hanno niente a che fare col “delitto passionale”.
Oggi la ‘ndrangheta, la mafia più pericolosa e diffusa non solo in Italia ma nel mondo è comandata anche da donne che ordinano omicidi, controllano la spaccio di droga, le donne, quelle angelicate che le religioni hanno relegato a ruoli di second’ordine che trafficano in armi, decidono la vita ma soprattutto la morte anche dei loro amanti quando non servono più ma si continua a diffondere il dogma indiscutibile dell’uomo sempre carnefice e la donna sempre la sua vittima.
Vogliamo il rispetto per le scelte libere ma poi sono proprio certe femministe ad essere contrarie ad un riconoscimento economico per le donne che scelgono di stare a casa, e che saranno poi quelle più a rischio povertà e indigenza in vecchiaia.
Una donna che sta a casa fa risparmiare lo stato, non esige per sé e per i figli quei servizi necessari alle donne che lavorano fuori, i lavori di casa non sono meno usuranti e meno rischiosi di molti che si svolgono fuori, le responsabilità non sono meno onerose, e a “fine carriera” qualcosa le si potrebbe restituire, magari al posto dei noiosissimi discorsi da otto marzo dei presidenti della repubblica, naturalmente uomini.
Ci sono donne che vivono benissimo la loro condizione di manager di se stesse libere di fare, di non fare, di quando e come fare, a differenza della maggior parte degli uomini che non hanno la stessa libertà. Il vero obiettivo condiviso dovrebbe essere finalmente il riconoscimento da parte dello stato e della società che ogni scelta di una donna quando è libera va rispettata e riconosciuta come il proprio impegno sociale anche quando non è condivisa, che una donna che fa solo la moglie, la madre non vale meno della ricercatrice scientifica costretta ad emigrare all’estero perché qui nessuno se la fila o dell’operatrice del call center, dell’operaia della cooperativa purtroppo costrette a svendere il loro tempo tolto alle famiglie per pochi euro l’ora perché questo è tutto ciò che è alla loro portata o che è stato messo loro a disposizione; non tutte abbiamo avuto la costanza e la bravura di Samantha Cristoforetti capace di coronare il suo sogno di bambina che voleva volare fra le stelle e c’è riuscita, la capacità di Rita Levi Montalcini che allo studio e all’impegno ha sacrificato tutta la sua vita, non si è mai lamentata di aver dovuto scegliere se fare la moglie, la madre o la scienziata di eccellenza mondiale, quasi cento anni fa, non ieri o l’altro ieri.

Non si capisce fra l’altro perché molte delle donne sempre in prima linea per il riconoscimento ufficiale della prostituzione quale professione, mestiere, con tanto di contributi e pensione, non mettano poi la stessa energia nella richiesta di un sostegno anche per quelle donne che non hanno messo la carriera e il lavoro in cima alle loro priorità. Valgono forse meno quelle donne che per un lungo periodo della loro vita vanno a letto con un uomo solo?

Ma questo nel paese atrofizzato dall’ignoranza e dalla propaganda non si può dire perché altrimenti si vanificherebbe tutto l’edificio femminista costruito intorno alle donne SEMPRE vittime dei maschi cattivi: perché l’uomo quando è cattivo diventa chissà perché maschio ma la donna è sempre donna: quando è brava e competente, cattiva o un’incapace raccomandata o quando è vittima della società ingiusta che proprio non vuole riconoscere alle donne non la parità ma la superiorità di genere, non COME gli uomini ma MEGLIO degli uomini, DI PIU’ degli uomini. Questo chiedono infatti le famigerate “quote rosa” che non guardano alla competenza e al merito ma ai numeri che poi fanno la percentuale, proprio come ha fatto il giovine podestà in parlamento. 50 e 50, di che, non è dato sapere.

Non si può dire per non smentire tutto ciò che viene propagandato per veicolare la figura e l’immagine della donna sempre indietro, salvo poi fare finta che non esistano quelle donne che una volta raggiunte posizioni di comando si comportano come e peggio dei peggiori uomini. O che non esistano le donne come la Madia che è potuta diventare ministrA senza una sola competenza né un merito ma solo perché indecentemente raccomandata e appoggiata da uomini potenti.
Dove sono le donne che si potrebbero organizzare in un partito, un’azienda, un’impresa a maggioranza femminile visto che numericamente siamo di più, magari al posto di continuare a farsi scegliere da uomini e rivendicare come qualcosa di importantissimo da fare scemenze come la declinazione degli aggettivi al femminile? Le femministe di una volta si battevano per i diritti importanti, quelli che ad averceli cambiavano la vita, non la grammatica e la sintassi.
Ecco perché penso che per tutto questo e per molto altro il mondo sarà un po’ migliore di come è quando non servirà un giorno dedicato per regalare un fiore, una cravatta nuova, per riflettere sulle cose importanti e per chiedere tutto ciò che dovrebbe essere normale avere non “in quanto donne” visto che nascere femmine non è un merito personale né può mai diventare privilegio, ma in quanto persone.
E il primo rispetto le donne dovrebbero avercelo verso di loro, evitare di farsi coinvolgere in campagne artificiali, fatte da chi ci guadagna visibilità, credibilità mediatica e anche soldi.

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La quota [i]rosa, reloaded

Il problema non sono le quote rosa ma è la legge indecente, frutto dell’accordo fra Renzi e un delinquente da galera che non permetterà nessuna scelta.
Altroché ‘n omo e ‘na donna, ‘na donna e ‘n omo come nelle tavolate in pizzeria. Perché mentre noi ci divertiamo a discettare sulle pari opportunità quelli stanno mettendo per legge che i cittadini italiani non devono più avere la possibilità di votarsi il parlamento.
Che forse è una questione più seria.

La “parità di genere” che è prevista dalla Costituzione non significa parità numerica, ed è lì che si appoggia l’incostituzionalità della quota rosa che invece dovrebbe obbligare per legge ad assumere donne al posto di uomini stravolgendo proprio l’articolo 3 che ci fa tutti uguali: parità di genere significa che a parità di ruoli da assegnare bisogna considerare diversi fattori, principalmente competenza e merito di cui però si sente solo parlare ma non espressamente il genere di chi presenta una richiesta davanti ad un’offerta professionale. E rispetto a questo se è vero che esiste una predominanza maschile che nel concreto non c’è perché basta guardare alla pubblica amministrazione, alla scuola, alla giustizia e alla sanità per scoprire che non è vero, mi piacerebbe sapere quante sarebbero le donne favorevoli all’applicazione delle quote rosa ad esempio nei cantieri dove non si va a lavorare con la mise elegante e il tacco dodici: perché poi se quota rosa deve essere deve esserlo per tutto, non solo per il posticino in parlamento.

 Se la battaglia per l’applicazione della parità fosse concentrata sull’ipotesi di ottenere un posto sul ponteggio all’ottavo piano non la farebbe nessuno; tutte le signore a cui oggi si sbriciola il french dalla rabbia starebbero zitte augurandosi in cuor loro che a nessun pazzoide venga mai in mente di mettere per legge che anche le donne devono vestirsi con tuta e anfibi e andare a cementare i foratini. Certo che deve esistere la parità di genere che non è parità anche nei numeri come qualcuno pensa, ma deve esserci per cultura, non per legge. Tante cose devono esserci, la parità rispetto a tutti i diritti che vengono negati da sempre, e il rispetto dell’uguaglianza vera. Non si capisce però perché le stesse persone che quando si parla che ne so, di matrimonio omosessuale, della possibilità di affidare dei bambini ai gay come succede in tutto il mondo civile pensano e dicono che non è il momento, non è MAI il momento e poi davanti alla quota rosa svengono per la negazione del diritto.

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L’esito della votazione sulle cosiddette quote rosa mi rallegra perché è l’ennesima conferma del vero volto del partito cosiddetto democratico: quello del “mai con berlusconi” e che invece per stare sempre con berlusconi non ha esitato ancora una volta a tradire i suoi e le sue.  Porre la questione del voto secondo coscienza anche su un eventuale provvedimento finalizzato ad obbligare per legge la parità di genere oltre ad essere un’immensa stronzata: non si capisce infatti cosa c’entri la coscienza con una decisione del genere, spiega perfettamente che tipo di coscienza circola nel parlamento della nostra repubblica.

Le quote rosa in parlamento sono una stortura in un paese dove si viene assunti nei posti pubblici per concorso che non guarda al genere: è pieno di impiegate statali donne, di dirigenti pubbliche donne, di insegnanti donne, di avvocati donne, di giudici donne, di magistrati donne che sono lì non grazie alla quota ma perché hanno dimostrato di avere titoli e merito per occupare i loro posti. E non capisco perché si continui a favoleggiare circa l’ipotesi che più donne in parlamento significhi poi automaticamente più garanzie per tutte le donne. Da dove nasce questa leggenda che solo una donna sappia garantire per altre donne.  Una Binetti vale quanto potrebbe valere Rodotà in materia di diritti e di uguaglianza? Chissà perché poi non si pretende la quota rosa ad esempio sul diritto alla genitorialità.  In caso di separazione le donne di questo paese continuano ad essere la parte avvantaggiata: a loro i figli, la casa, il mantenimento. E se il  padre/marito separato ce la fa bene, sennò ‘sti cazzi, per lui non garantisce nemmeno il parlamento maschilista.

Perché così è più chiaro anche il significato del 50/50 nel governo di Renzi al quale non fregava e continua a non fregare nulla della parità di genere quanto invece di rendere operativo il suo accordo elettorale con berlusconi, il cui unico obiettivo è quello di alzare le barricate e impedire ai cittadini di poter eleggere un parlamento semplicemente in quota competenza e onestà.

Perché è vero che la maggior parte degli italiani voterebbe ancora oggi più col culo che col cuore ma è anche vero che gentaglia come quella che si sta cercando di recuperare a tutti i costi, che si è già recuperata come Razzi, Formigoni, Casini e tutta l’orrida compagnia del caravanserraglio delle larghe intese napolitane con una legge decente, civile, giusta avrebbe sicuramente meno possibilità di quante gliene abbiano già concesse le segreterie dei loro partiti.

Perché dalle quote rosa dovrebbero dissociarsi prima di tutto proprio le donne; perché relegare le donne al ruolo di “quota”, ovvero di una parte dell’insieme è prima di tutto un’ammissione di inferiorità; le donne costrette ad elemosinare per legge e per quota il loro posticino al sole, in secondo luogo sono l’opposto e il contrario di quel concetto di meritocrazia col quale tutti si riempiono la bocca ma poi ne fatti, essendo preclusa la possibilità di votare la preferenza, significa rischiare di ritrovarci il parlamento pieno di Prestigiacomo, De Girolamo, Santanchè, Madia, Boldrini eccetera, eccetera.

Parità, rispetto e considerazione non si ottengono per quota e per decreto legge. Questa discussione è stata una buffonata fin dall’inizio, l’ennesima distrazione di massa per distogliere l’attenzione dai veri interessi della politica che sono sempre gli stessi: quelli del mantenimento di un sistema che ha tutelato soprattutto gli incapaci, i disonesti, altrimenti oggi non saremmo qui con Renzi a palazzo Chigi né a parlare di queste cose.

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La Papessa Laura – Marco Travaglio, 11 marzo

Chissà se madonna Laura Boldrini, papessa della Camera, ha letto di recente I promessi sposi e s’è dunque imbattuta in Donna Prassede, bigottissima moglie di Don Ferrante, convinta di rappresentare il Bene sulla terra e dunque affaccendatissima a “raddrizzare i cervelli” del prossimo suo e anche le gambe ai cani, sempre naturalmente con le migliori intenzioni, di cui però – com’è noto – è lastricata la via per l’Inferno. Noi tenderemmo a escluderlo, altrimenti si sarebbe specchiata in quel personaggio petulante e pestilenziale descritto con feroce ironia da Alessandro Manzoni, e avrebbe smesso di interpretarlo ogni giorno dal suo scranno, anzi piedistallo di terza carica dello Stato. Invece ha proseguito imperterrita fino all’altroieri, quando ha fatto sapere alla Nazione di non avere per nulla gradito l’imitazione “sessista” della ministra Boschi fatta a Ballarò da Virginia Raffaele, scambiando la satira per lesa maestà e l’umorismo su una donna potente per antifemminismo. E chissenefrega, risponderebbe in coro un altro paese, abituato alla democrazia, dunque impermeabile alla regola autoritaria dell’Ipse Dixit. Invece siamo in Italia, dove qualunque spostamento d’aria provocato dall’aprir bocca di un’Autorità suscita l’inevitabile dibattito. Era già capitato quando la Rottermeier di Montecitorio aveva severamente ammonito le giovani italiane contro la tentazione di sfilare a Miss Italia, redarguito gli autori di uno spot che osava financo mostrare una madre di famiglia che serve in tavola la cena al marito e ai figli, sguinzagliato la Polizia postale alle calcagna degli zuzzurelloni che avevano postato sul web un suo fotomontaggio in deshabillé e fare battutacce – sessiste, ça va sans dire – sul suo esimio conto (come se capitasse solo a lei), proibito le foto e i video dei lavori parlamentari in nome di un malinteso decoro delle istituzioni, fatto ristampare intere risme di carta intestata per sostituire la sconveniente dicitura “Il presidente della Camera” con la più decorosa “La presidente della Camera”. Il guaio è che questa occhiuta vestale della religione del Politicamente Corretto è incriticabile e intoccabile in quanto “buona”. E noi, tralasciando l’ampia letteratura esistente sulla cattiveria dei buoni, siamo d’accordo: Laura Boldrini, come volontaria nel Terzo Mondo e poi come alta commissaria Onu per i rifugiati, vanta un curriculum di bontà da santa subito. Poi però, poco più di un anno fa, entrò nel listino personale di Nichi Vendola e, non eletta da alcuno, anzi all’insaputa dei più, fu paracadutata a Montecitorio nelle file di un partito del 3 per cento e issata sullo scranno più alto da Bersani, in tandem con Grasso al Senato, nella speranza che i 5Stelle si contentassero di così poco e regalassero i loro voti al suo governo immaginario. Fu così che la donna che non ride mai e l’uomo che ride sempre (entrambi per motivi imperscrutabili) divennero presidenti della Camera e del Senato. La maestrina dalla penna rossa si mise subito a vento, atteggiandosi a rappresentante della “società civile” (ovviamente ignara di tutto) e sventolando un’allergia congenita per scorte, auto blu e voli di Stato. Salvo poi, si capisce, portare a spasso il suo monumento con tanto di scorte, auto blu e voli di Stato. Tipo quello che la aviotrasportò in Sudafrica ai funerali di Mandela, in-salutata e irriconosciuta ospite, in compagnia del compagno. Le polemiche che ne seguirono furono immancabilmente bollate di “sessismo” e morte lì. Sessista è anche chi fa timidamente notare che una presidente della Camera messa lì da un partito clandestino dovrebbe astenersi dal trattare il maggior movimento di opposizione come un branco di baluba da rieducare, dallo zittire chi dice “il Pd è peggio del Pdl” con un bizzarro “non offenda”, dal levare la parola a chi osi nominare Napolitano invano, dal dare di “potenziale stupratore” a “chi partecipa al blog di Grillo”, dal ghigliottinare l’ostruzionismo per agevolare regali miliardari alle banche.

Se ogni tanto si ghigliottinasse la lingua prima di parlare farebbe del bene soprattutto a se stessa, che ne è la più bisognosa. In fondo non chiediamo molto, signora Papessa. Vorremmo soltanto essere lasciati in pace, a vivere e a ridere come ci pare, magari a goderci quel po’ di satira che ancora è consentito in tv, senza vederle alzare ogni due per tre il ditino ammonitorio e la voce monocorde da navigatore satellitare inceppato non appena l’opposizione si oppone. Se qualcuno l’avesse mai eletta, siamo certi che non l’avrebbe fatto perché lei gli insegnasse a vivere: eventualmente perché difendesse laCostituzione da assalti tipo la controriforma del 138 (che la vide insolitamente silente) e il potere legislativo dalle infinite interferenze del Quirinale e dai continui decreti del governo con fiducia incorporata (che la vedono stranamente afona). Se poi volesse dare una ripassatina ai Promessi Sposi, le suggeriamo caldamente il capitolo XXVII: “Buon per lei (Lucia) che non era la sola a cui donna Prassede avesse a far del bene; sicché le baruffe non potevano esser così frequenti. Oltre il resto della servitù, tutti cervelli che avevan bisogno, più o meno, d’esser raddrizzati e guidati; oltre tutte l’altre occasioni di prestar lo stesso ufizio, per buon cuore, a molti con cui non era obbligata a niente: occasioni che cercava, se non s’offrivan da sé; aveva anche cinque figlie; nessuna in casa, ma che le davan più da pensare, che se ci fossero state. Tre eran monache, due maritate; e donna Prassede si trovava naturalmente aver tre monasteri e due case a cui soprintendere: impresa vasta e complicata, e tanto più faticosa, che due mariti, spalleggiati da padri, da madri, da fratelli, e tre badesse, fiancheggiate da altre dignità e da molte monache, non volevano accettare la sua soprintendenza. Era una guerra, anzi cinque guerre, coperte, gentili, fino a un certo segno, ma vive e senza tregua: era in tutti que’ luoghi un’attenzione continua a scansare la sua premura, a chiuder l’adito a’ suoi pareri, a eludere le sue richieste, a far che fosse al buio, più che si poteva, d’ogni affare. Non parlo de’ contrasti, delle difficoltà che incontrava nel maneggio d’altri affari anche più estranei: si sa che agli uomini il bene bisogna, le più volte, farlo per forza”. Poco dopo, sventuratamente, la peste si portò via anche lei, ma la cosa fu così liquidata dal Manzoni: “Di donna Prassede, quando si dice ch’era morta, è detto tutto”. Amen.

Se dico che Laura Boldrini è noiosa sono sessista?

Tutti dovremmo riflettere pensando  a quanto è diverso il concetto di libertà di espressione fuori dagli italici confini dove nessun giornalista chiederebbe mai ad un politico di esprimere un giudizio su una trasmissione televisiva, uno sketch comico/satirico anche quando prendono di mira la politica, il potere, anche quello religioso. Personalmente  provo un grande imbarazzo a far parte dello stesso genere, quello femminile, se penso che ci sono donne che approfittano di ogni occasione per lamentare una questione sessista che nei fatti non c’è.  E quando c’è non è presente certamente ai piani alti del potere. Questo fatto che non si possa mai criticare, fare una battuta, esprimere un parere verso una donna di potere senza incappare poi puntualmente nella cazziata, nella ramanzina di chi tutto è fuorché una vittima di una società maschilista è diventato stucchevole, noioso, insopportabile. Solo qui si fanno questioni sulla satira e solo qui la politica mette bocca sulla satira. 

Laura Boldrini non delude mai, quando ti aspetti che si esprima su qualcosa lei lo fa. E lo fa perché qualcuno, una giornalista di quelle considerate financo autorevoli pensa che agli italiani interessi il parere di Laura Boldrini su cinque o sei minuti di una inutilissima scenetta comica a cui lei oggi e Anzaldi del pd due giorni fa con la lettera alla Tarantola hanno dato una visibilità e un rilievo mediatico che altrimenti non avrebbe mai avuto. Figurarsi se qualcuno non tirava fuori il sessismo anche stavolta. Figurarsi quanti pensieri importanti ha per la testa chi come Anzaldi chiede addirittura conforto al direttore generale della Rai nel merito di una scenetta assolutamente innocua non foss’altro perché l’imitazione era assolutamente innocua. Figurarsi quanto interessa la questione sessista a gente come la Boldrini che nessuno critica “in quanto donna” ma proprio e solo “in quanto Boldrini” alla quale non viene proprio in mente che si possa prendere di mira qualcuno con la satira, uomo o donna che sia, solo per ciò che rappresenta e non per questioni di genere.

A furia di giustificare la critica alla satira, di mettere in pratica le richieste di chi non gradisce che si faccia dell’umorismo sui vari poteri – non solo quello politico – nel servizio pubblico, quello di stato, pagato coi soldi di tutti non si fa più satira.

A parte qualche sporadico siparietto all’interno di altri programmi concordato con autori e conduttori non c’è un solo programma dedicato a quella che – piaccia o meno a permalose e permalosi – è una forma di cultura millenaria. Alla Rai non si fanno, ma soprattutto non CI fanno mancare niente ma, per l’amordiddio guai a correre il pericolo di suscitare qualche riflessione seria attraverso una delle forme espressive culturali più antiche del mondo.

Così nel corso degli anni la Rai ha lasciato andare senza rimpianti Daniele Luttazzi, Corrado e Sabina Guzzanti, Serena Dandini malgrado la loro presenza garantisse un guadagno sicuro all’azienda, ha voluto perdere Crozza per non inimicarsi brunetta, come se la politica avesse il diritto di indicare le sue preferenze anche in fatto di palinsesti tv, quali artisti possono o no lavorare per il servizio pubblico.

E invece qui si fa esattamente questo: la politica interferisce perché sa di avere sufficiente autorità per farlo. Perché davanti al politico sono poche le persone che mantengono la testa alta e rivendicano il loro diritto ad un’autonomia.

E sono ancora di meno quelle che, come avrebbe dovuto fare Lucia Annunziata sanno, si ricordano che ci sono ruoli istituzionali che prevedono l’assoluta imparzialità nei giudizi e che quindi ci sono domande che un giornalista non dovrebbe mai fare al politico quando nelle risposte sono contenute non le opinioni personali di qualcuno ma i giudizi di chi per ruolo non può permettersi il giudizio, che sia sulla satira o sulle forze politiche presenti in parlamento perché votate regolarmente dagli elettori, e non perché come Laura Boldrini fanno parte di una casta di miracolati scelti da nessuno.

Laura Boldrini non è una persona qualunque che può dire quello che vuole a proposito di tutto e tutti: è il presidente della camera. Se Laura Boldrini vuole rendere un servizio utile alle donne maltrattate dal sessismo, quello vero, quello violento che discrimina, non questo usato come alibi dietro al quale ormai si nasconde qualsiasi critica o giudizio verso le donne di potere, lo andasse a fare in quegli ambiti dove le donne sono vittime davvero. Fuori dal parlamento c’è l’imbarazzo della scelta.

Sessismo: che palle!

 Il sessismo esiste, esiste il giudizio malsano sulle donne in base a ciò che fanno, come parlano, agiscono, si vestono. Ma da quando la questione sessista è inserita in qualsiasi contesto in cui sia presente una donna di potere mi riservo il diritto e la libertà di non aggiungermi al coro dei lai che si pronuncia ogni volta. Perché una donna che ha potere non ha nessuna necessità di essere difesa dalle donne che non hanno il suo stesso potere, e se si attacca Laura Boldrini non “in quanto donna” ma per le numerose cazzate che fa, ha fatto, dice e ha detto non è detto che poi tutte le donne debbano sentirsi offese per conto suo come piacerebbe a lei.  Altra cosa è la volgarità violenta dalla quale tutti dovrebbero prendere le distanze, non solo le donne. E nemmeno trovo giusto che tutte le donne si debbano vergognare di essere donne se esistono donnette e donnacce che si svendono al satrapo delinquente che poi le ha fatte pagare agli italiani.
Se ognuno ragionasse con la sua testa si eviterebbero un mucchio di chiacchiere pubbliche quelle sì, inutili, se si fanno sui mezzi di informazione ufficiali che appunto, dovrebbero informare e non esprimersi attraverso le opinioni di chi scrive sui giornali o conduce un talk show in tivvù.

Questo entusiasmo per il 50/50 riferito all’esecutivo messo in piedi dal matt’attore è roba piccina, come lo stupore del bambino che non ha mai visto il mare e quando lo guarda resta a bocca aperta. Ma siamo italiani mica per niente noi.

E, cazzeggio per cazzeggio, visto che ormai tutti possono dire e scrivere quello che vogliono quindi pure io, se non si vuole che telecamere e macchinette fotografiche indugino oltre il dovuto sui particolari, basterebbe fare in modo di non esaltare i particolari. Anche questo fa parte dell’educazione. Un giuramento da ministro non è uguale all’happy hour nel locale alla moda. Giusto per rispondere agli scandalizzati che in questi ultimi giorni ci hanno fatto una capa tanta sulla questione sessista relativa alle ministre di Renzi.

Una donna lo sa. Se ho un seno vistoso, abbondante, eviterò di indossare abiti e magliette troppo scollate se vado in un posto che richiede una certa serietà e compostezza. Diverso è se vado a cena con gli amici, dove so di essere libera di vestirmi come mi pare. Se ti metti un paio di pantaloni che esaltano la forma del culo lo sai che tutti guarderanno prima il culo che la faccia. Stessa cosa vale per un uomo che non si presenterebbe mai alla cena aziendale col capo in bermuda e infradito.
Esistono il buon gusto e il buon senso da applicare anche alla scelta della  mise per tutte le occasioni. E lo dico da donna che non ha mai avuto problemi a scoprirsi.

 Il  problema non è la Madia che rimane incinta una volta l’anno.  Il problema di Marianna Madia sono le sue idee circa i diritti da estendere, quelli civili dell’uguaglianza, la sua opinione  espressa sull’aborto. Il problema ce l’hanno tutte le donne di questo paese che devono rinunciare a rimanere incinte anche meno di una volta l’anno perché un lavoro non glielo dà nessuno quando sono incinte. E non glielo danno nemmeno prima di rimanerci se nel loro progetto di vita è compreso anche voler avere dei figli; e invece se vogliono lavorare firmano lettere di licenziamento preventive. Strano che tutte le femministe che vedo aprire dibattiti ovunque su quanto sono disdicevoli i commenti su Marianna Madia incinta questo non lo facciano notare.  Assumere la ministra incinta non significa poi che tutte le donne di questo paese troveranno un lavoro anche da incinte come la Madia.

Non solo il re è nudo, ma talvolta lo sono anche le regine.
Se è stato marketing la nomina dell’ex ministra Kyenge perché qualcuno ha pensato di poter contrastare così il razzismo dilagante e della stessa Laura Boldrini, la donna dal fare rassicurante, lei che prima si occupava di diritti umani le nominate da Renzi cosa sono? Davvero basta applicare la quota rosa nel parlamento per fare di questo un paese normale? Cosa fanno queste donne, cosa hanno fatto, e come sono arrivate fino a qui nessuno se lo chiede?

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Otto donne al governo? Si, beh, e allora?

ERETICA Otto donne al governo, e allora?

di Eretica, da abbattoimuri.wordpress.com

Evviva! Evviva! Abbiamo la parità. Ora nel governo metà stronzate le diranno i maschi e l’altra metà le femmine. Salvo poi che se critichi una donna per le sue scelte politiche si dirà che la critichi in quanto donna e poi interverrà la presidenta della camera a raccontare che il sessismo, e ‘sti maschilisti, e bla bla bla. Perché l’esigenza istituzionale è quella di sconfiggere le pause. Bisogna arrivare dritti al dunque. Sono un governo in marcia per procurare una erezione in cui si smetta di godere a metà. Sicché godranno tutti e tutte. Tutori, tutrici, paternalisti, matriarche. Donniste all’avanguardia, quelle che festeggiano perché un traguardo è raggiunto. Purché sia donna. Anche se non sappiamo cosa dirà o farà. L’essere donna è dato come positivo di per se’. Siamo ottime. Noi non possiamo fare male. Noi siamo le vittime per antonomasia. Siamo madri, creatrici… com’era la canzone di one billion rising? E mentre coltiviamo il mito della fattezza perfetta della donnità politica e istituzionale il resto del mondo crepa, combatte e per fortuna ha imparato a capire che donna o uomo, se ordini la repressione o se gli affari vengono fatti in favore dei più ricchi, non c’é alcuna differenza.

Perché insistere sul fatto che la figura femminile sia migliore, eccezionale, fantastica a prescindere, è come dire che fai un presidente nero e ti aspetteresti meraviglie. Ci sono lotte che sono state fagocitate – ed ecco perché bisogna riprendersele – da un pezzo di realtà donnista e borghese che poi le mette a servizio di poteri e neoliberismi vari. Così ecco la legge sul femminicidio in cui si legittima la repressione per i NoTav. Ecco leggi e decreti in cui ogni volta che si parla di donne spunta fuori la sorpresa repressiva, la miseria istituzionale, il trucco che ci viene propinato senza che a nessuno si dia modo di dibatterne.

Certe donne sono la prima linea che difende i potenti, qualunque sesso abbiano. Sono lo scudo che non si può criticare, spostare, a loro non puoi opporti, perché appena tenti di farlo arrivano brandendo il MIO dolore, la MIA sofferenza, la MIA precarietà, quella violenza che IO ho subito, e dopo aver silenziato ME e quelle come me, diranno che è in mio nome che loro agiscono. Ed è così che in tante, ME compresa, siamo state espropriate, sovradeterminate. Questo è lo scippo atroce che hanno compiuto. Questo è quello che continuano a fare. Questo è quello che mi fa incazzare più di tutto. Perché quella lotta è mia e me la riprendo. Non tollero che in un’epoca in cui è perfino inutile definirsi in termini biologici giacché siamo persone di genere indistinto, a nostra scelta, senza discriminazione alcuna, il termine “donna” diventi status dietro il quale si nascondono queste dinamiche di potere.

Assisto a tutto questo senza porre affidamento su nessun@. Diciamo che le lotte che mi riguardano sono altrove. Pur tuttavia bisogna ripetersi e smarcarsi per non essere strumentalizzate. Perché se quelle sono donne, io cosa sono? E in questi giorni tanto si è parlato dell’eventualità che un ministero alle pari opportunità fosse concesso a questa o quella figura antiabortista, omofoba o chissà cosa. Ma se anche un ministero di quel genere fosse stato assegnato a una del Pd che poi applaude leggi moraliste, securitarie, repressive e liberticide e quando l’offendono su twitter vuole oscurare tutta internet, sarebbe stato meglio?

Questo governo è brutto tanto quanto quello precedente. Le donne, in veste di madri istituzionali, servono a legittimarlo. E quelle donne che celebrano questo dato come una vittoria non ho la più pallida idea di quale sia la direzione che stanno perseguendo. Io, che lotto per ottenere pari diritti, ma pari per davvero, per chiunque, non capisco come le donne che dicono di lottare per la propria “dignità” accettino di fare da puntelli legittimanti del patriarcato, perché è questo che siete. Siete puntelli delle peggiori istituzioni patriarcali e del peggio paternalismo esistente. Puntelli, complici di un neoliberismo che straccia diritti per la povera gente, privatizza, massacra, svende lo stato sociale e poi immagina che qualche femmina al governo possa far sembrare tutto un po’ più bello.

Vi regalo uno scoop: i governi di stampo patriarcale, perfino le grandi dittature, hanno elevato le donne ancora a rappresentare i regimi. Vuol dire forse che furono migliori? No. Chiedetevi il perché.

Basta strumentalizzare i corpi delle donne. Il movimento a tutela dei corpi delle donne non ha nulla da dire adesso?

Se questo è il nuovo che avanza, aridatece l’usato garantito almeno dalle elezioni

Governo Renzi, Boldrini possibile ministro. In lizza anche Farinetti e Baricco

E’ consolante sapere che il presidente del consiglio [per quanto ancora non è dato sapere, visto che non tocca a noi decidere] nei momenti di difficoltà cerchi rifugio e conforto nel trascendentale. In occasione della visita alla comunità di sant’Egidio invitò a pregare, ieri si è affidato alla provvidenza, come un naufrago senza la meta,  un malato terminale senza più speranze di guarigione. Se fossi una cattolica credente e praticante m’incazzerei moltissimo per questa continua mescolanza fra sacro e profano, laico e religioso. Letta manca di rispetto due volte: alle persone che credono sinceramente e a quelle che invece preferirebbero che il loro destino pratico fosse affidato a persone che non si rifugiano nel mistico ma si attivano per risolvere  problemi che non hanno nulla a che fare con la fede religiosa, quale essa sia.

Non era così che doveva andare. Napolitano aveva formato il governo di larghe intese perché risolvesse i problemi più urgenti, prima di tutto una legge elettorale in rispetto alla Costituzione e in secondo luogo quelli legati alla situazione economica del paese, un governo che avrebbe dovuto avere una durata breve, il tempo necessario per un rilancio anche minimo e che agisse in contrasto alla crisi. Mentre non è andata affatto così, in dieci mesi questo governo si è occupato di tutto fuorché di quelle cose di cui i cittadini si accorgono livellandole al loro tenore di vita. Invece la situazione generale non solo non è affatto migliorata ma in compenso abbiamo assistito, giorno dopo giorno, al disfacimento totale di quel che restava della democrazia e ad iniziative che nulla avevano ed hanno a che fare con la crisi economica. Ecco perché, stando ai sondaggi e al comune sentire, gli italiani vogliono tornare ad esercitare quel diritto sancito in tutte le democrazie che è quello di scegliere i propri rappresentanti politici e di governo. Un diritto che da tre anni viene negato ai cittadini italiani trattati come minus habens non in grado di decidere. E se una parte del popolo ha deciso, scelto di affidare la sua fiducia ad una forza politica nuova, emergente bisogna che quella volontà venga rispettata. E, last but no least, se Renzi pensa di avere le capacità di guidare un governo dovrebbe farlo seguendo le norme procedurali, quell’iter dimenticato che risponde alla definizione di ELEZIONI DEMOCRATICHE, perché Matteo Renzi all’oggi non ha nessuna legittimità popolare così come non l’avevano Monti e Letta; ricordiamo al segretario del piddì che non sono i due milioni e rotti che hanno votato alle primarie del piddì la maggioranza del popolo italiano. Quella autorizzata a formare e a dissolvere i parlamenti col voto, non per mezzo di  discipline olimpioniche.

Quando in una democrazia viene negato al popolo di scegliere i suoi rappresentanti c’è solo una parola che può definire quel regime, questa è una dittatura mascherata, altroché larghe intese. Oggi il potere si è organizzato, e i colpi di  stato non li fa più utilizzando i militari ma li istituzionalizza nei parlamenti.  L’elettorato è diviso per tre ma il potere, quello che decide per conto Napolitano che a sua volta risponde ai grandi poteri dell’economia e della finanza europei viene diviso  sempre per due. Il terzo, ça va sans dire, è l’incomodo, quello di troppo. Fate ciao con la manina alla democrazia, perché non siamo su scherzi a parte.

E questa sì, che è barbarie

Mauro Biani

In un paese dove non arrivano nemmeno le bollette in tempo utile, a me le mandano puntualmente e sistematicamente già scadute e mi tocca litigare ogni volta con le aziende erogatrici dei servizi per colpa della Poste, è abbastanza singolare che una busta venga intercettata a poche ore dal suo invio. Complimenti all’eccesso di zelo degli operatori di Poste Italiane.

Come diceva la buonanima “a pensar male si fa peccato, ma…”

In ogni caso bisognerebbe modernizzarsi, nell’epoca del dissenso e della rivoluzione  2.0, quelle armate dei tweet veri e falsi,  la busta col proiettile è decisamente vintage.

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Oscar Wilde diceva che la Bellezza non si spiega ma regna per diritto divino. Alda Merini invece le attribuiva il merito di fare luce sulle tenebre. Per non parlare dello stracitato “la Bellezza salverà il mondo”.
E forse è per questo che un’anonima e squallida funzionaria dello stato, una miracolata che in un paese normale sarebbe rimasta dietro le quinte della sua vita, nessuno avrebbe mai saputo nemmeno della sua esistenza ha pensato che in questo paese la Bellezza fosse quel di più che non ci possiamo permettere. Il progetto di eliminazione dello studio della Storia dell’Arte rientra nella riforma della ministra dei neutrini che ha ritenuto troppo costoso l’inserimento della Bellezza nelle scuole e che quindi si potesse  cancellare, pardon, ridurre [come se fosse meno grave] senza nessun dolore. I nazisti bruciavano i libri perché diffondevano cultura e sapere da sempre nemici di tutti i regimi. In questo terzo millennio democratico, repubblicano e occidentale si cancella dalle scuole la Storia dell’Arte e dunque della Bellezza fatta cultura.
Io non ci vedo molta differenza.

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Grazie al presidente del senato che ha ricordato al senato, a gasparri – che gli dà del teppista – e forse anche a qualcun altro [altra] che i regolamenti si applicano e non si interpretano. A 48 ore dal rapporto della UE, riferito in modo errato dalla stampa ma che comunque non sposta di una virgola la situazione di questo paese  in cui la corruzione  strangola i cittadini,  le imprese, impedisce perfino la ricostruzione nelle zone terremotate come ci ha raccontato lunedì sera Riccardo Iacona a Presa diretta, Scelta Civica con la Lanzillotta si era unita alla destra di alfano, a forza Italia e alla lega negando la costituzione di parte civile dello stato contro il primo corruttore d’Italia. In questo paese chiunque, perfino gasparri, può chiedere le dimissioni e accusare impunemente di teppismo istituzionale il presidente Grasso che applica i regolamenti, mentre alla presidente della camera che li viola, o per meglio dire ne inaugura uno mai utilizzato in precedenza proprio perché permette di aggirare i regolamenti bisogna dire grazie per averlo fatto. Ma va tutto bene. Non ci dobbiamo preoccupare.
Sono sempre adorabili questi liberali e moderati che anche di fronte a dati allarmanti che riguardano anche e soprattutto l’elevato tasso di corruzione di questo paese  continuano a fare gli interessi di un delinquente corruttore. E’ proprio di questo centro destra moderno ed europeo che l’Italia sente il bisogno. Gente incapace di rendersi autonoma da un pregiudicato condannato, gente come casini che di fronte al pericolo di dover scollare il suo culo dalla poltrona dove risiede da una trentina d’anni torna a casa del papi come un Dudù qualunque. Tutto questo nell’interesse del paese, s’intende.

Per questo andrò a votare, se e quando ci rimanderanno a votare, solo se verrà realizzata una legge elettorale che non consenta più  alla Lanzillotta e al suo partito che non vale niente di essere determinante nelle votazioni parlamentari così come accadeva prima con casini e l’udc. L’ago della bilancia non può essere l’ultima ruota del carro né quella di scorta.
Perché una legge che permette a questi partitini che non contano niente di essere decisivi e in grado di far passare o meno una legge, di rendere nulla una votazione, che rende possibile che i parlamentari si vendano poi nei momenti di necessità al miglior offerente per fare numero com’è accaduto con De Gregorio è solo una rappresentazione grottesca, ridicola di una democrazia alla quale non mi va più di partecipare. 

 

Se sei sano di mente, condividi

Dicono tutti che la Rete sia una cosa moderna e che permette di fare cose moderne, anche importanti come far circolare notizie in tempo reale, condividerle, discuterne come si farebbe nel salotto delle proprie case con persone di cui ci si fida e ogni tanto con qualche viandante di passaggio.

Alla luce di fatti recenti e meno recenti non so quanto questo sia utile davvero, ci sono cose che se restassero confinate in quella nicchia degli argomenti senza importanza e che non meritano di essere portati alla ribalta con una rilevanza eccessiva sarebbe meglio: tanto c’è sempre la cosiddetta informazione ufficiale, quella parlata e quella stampata che si premura di farlo.  Il dibattito infinito sugli insulti a Laura Boldrini ha risolto un bel po’ di palinsesti e riempito a sufficienza pagine di giornali, quel tanto che è bastato e che basta per evitare di discutere di quel che non fa la politica, di quello che fa male la politica, magari al posto di scrivere e  parlare e far parlare e scrivere [tanto, troppo] di quello che “noi” facciamo alla politica.

Una cosa però è certa: se il mezzo è potente, ultraveloce e all’avanguardia c’è una folta schiera di piloti/autisti/conduttori che, dire di loro che sono conservatori, retrivi, sospettosi, mentalmente confusi, sofferenti di amnesie è fargli un complimento. La Rete è il luogo delle conferme continue, non basta essersi fatti una discreta reputazione, quella di una persona vivace ma tutto sommato equilibrata e che poggia le sue convinzioni su principi sani e che dovrebbero essere universalmente riconosciuti, no: bisogna confermare ogni giorno, definirsi, presentare il proprio curriculum. Dire ogni volta di essere contro tutto il brutto, il male, il pessimo, il volgare e dirsi favorevole e ben disposta a tutto il contrario. Un po’ come quelli che su facebook e twitter fanno circolare quelle foto e vignette ritoccate al photoshop per scriverci su di essere contro le guerre, lo stupro, la pedofilia, il massacro delle foche e l’avvelenamento dell’ambiente. Cose di una ovvietà disarmante ma qualcuno pensa sia utile chiedere conferme continue alla gente se sono contro, come se fosse normale il contrario.

Io non penso di essere una persona, una cittadina, una donna, un’utente web che ha necessità di doversi confermare, di dover ribadire il suo pensiero a proposito della qualunque: ho chiaramente le mie idee e credo fermamente in delle cose che ho imparato a fare mie, a trasformarle in piccole certezze in virtù del mio personale vissuto ma sulle cose importanti so sempre da che parte stare. E so anche rivedere le mie posizioni, quando qualcuno me ne fa scoprire qualcuna più comoda e più giusta, l’ho fatto milioni di volte. So distinguere il bene dal male e so benissimo chi oggi è portatore del male, so che i fascismi, i razzismi, tutte le forme di discriminazione sono pericolose perché dividono le persone del mondo in buoni, cattivi, meritevoli di diritti o di essere dimenticate e questo non va bene, non è mai giusto. E so anche che è su queste divisioni che  la politica di tutti i tempi ha fatto la sua fortuna e aumentato il suo potere.

E non avrei mai pensato che la discussione su Laura Boldrini mi avrebbe costretta a RIconfermare, a RIbadire, a RIpetere, a RIpresentarmi, specialmente in considerazione del fatto che molte delle persone con cui discuto su facebook mi conoscono e le conosco da anni. Non avrei mai pensato ad esempio di ritrovarmi stanotte nella posta di facebook un messaggio privato di una persona, che ho perfino visto, io che non sono un’abituée della frequentazione personale con le persone che sono qui dentro la Rete visto e considerato il tempo che dedico alla mia attività “virtuale”.

Una persona a cui ho sorriso e stretto la mano, con la quale ho condiviso anche momenti privati e importanti della mia vita che stanotte intorno all’una mi ha detto che le nostre strade si dovevano separare perché io non ho fatto una valutazione esatta su chi è la vittima e chi è il colpevole a proposito della vicenda di Laura Boldrini. Tutto questo dopo una giornata infernale di pioggia che mi ha costretta in casa e durante la quale, proprio contro ogni tipo di violenze, di insulti, anche quelli sessisti che sono stati rivolti a Laura Boldrini avevo scritto qualsiasi cosa fra cui un post lunghissimo qui sotto, come del resto ho fatto e faccio sempre a proposito di ogni violenza, anche quella verbale essendo stata per molto tempo anch’io qui in Rete una vittima di molestie.

E allora penso che sia tutto inutile, che non serva poi  molto mettersi tutti i giorni qui, davanti a questo schermo, farlo con passione, con altruismo sincero, quello di chi non ha nulla da guadagnare a scrivere delle cose ma anzi, lo avrebbe se ne scrivesse altre, quelle che scrivono tutti. Che non abbia alcun senso  cercare uno stile proprio per affrontare gli argomenti di cui parlano tutti, anche quelli che ne parlano male.  Penso che sia inutile provare a guardare alle cose da una diversa angolazione e non da quella comune che ci suggeriscono gli organi ufficiali dell’informazione che  devono farci guardare altrove da dove agisce il potere, affinché quel potere abbia più libertà di venderci un tanto al chilo in funzione della stabilità, della crisi, perché ce lo chiede l’Europa e se non lo facciamo, se non glielo permettiamo, cade il governo.

Eversione? ma dove, quando? [Tenete i bambini lontani dalla televisione]

La  presidente della camera che manifesta pubblicamente la sua contrarietà personale ad una forza politica presente in parlamento proprio di garanzia, come si è graziosamente definita Laura Boldrini poco fa da Fabio Fazio a Che tempo che fa, non è.
Non mi pare.
Non mi sembra.
Nemmeno Fini e la Pivetti erano arrivati a tanto.

E’ urgentissimo riequilibrare il servizio pubblico. Oscenità come quelle ascoltate oggi nell’Arena di Giletti su Raiuno e da Fabio Fazio a Che tempo che fa, il salotto buono di Raitre, sono pericolose, diseducative. E chi chiede di fare attenzione alle parole non può fare certi paragoni né mancare di rispetto ai cittadini/elettori  usando parole altrettanto sbagliate. Laura Boldrini che invoca il rispetto delle regole e delle istituzioni ha dimenticato il rispetto dei cittadini/elettori dimostrando tutta la sua inadeguatezza parlando di comportamenti eversivi e dimostrando disprezzo, ancora una volta, per una parte consistente del parlamento della repubblica italiana. Io non giudico la donna, il suo passato, chi è lei né chi l’ha mandata dove sta e non m’interessa, l’istituzione sì.
Un presidente della camera non può dire quelle cose se non si dimette cinque minuti dopo.

“Io sono di garanzia” non si dovrebbe dire, nemmeno se fosse vero davvero. Perché è lo stesso che dire “io sono bella” e non farlo invece decidere a chi guarda.  Vale la pena di ricordare, forse, che lei è la stessa che disse da appena eletta sempre Chez Fazio, che “gli italiani dovevano tornare ad innamorarsi delle istituzioni”. 

Chissà perché oggi è molto più facile usare parole come “eversione” senza che nessuno se ne scandalizzi troppo. Perché io mi ricordo che, in periodi diversi, quando ad esempio si parlava di magistrati “cancro della democrazia”, o quando i parlamentari di centrodestra capeggiati dall’alfano con l’alfano intorno andarono ad occupare i Tribunali di Brescia e Milano, nessuno, a parte i soliti pochi coraggiosi, quelli faziosi, gli utopisti del rispetto dello stato, delle leggi e delle regole menzionava l’unica parola esatta a definire certe parole e certe manifestazioni che non erano affatto di pacifico dissenso e di critica pacata ma erano proprio eversione.  Vent’anni con un delinquente abusivo in parlamento a sfasciare lo stato non sono stati eversione? Con buona pace degl’indignati a corrente alternata. 

Eversione significa altro. Lo sa Giletti, lo sa Laura Boldrini, lo sa Fabio Fazio e lo sanno tutti quelli che in queste ore riempiono pagine di siti on line con dichiarazioni fuori da ogni regola di buon senso senza spiegare cos’è davvero l’eversione. Non si deve giustificare nessuna violenza, che sia fisica o verbale, ma basta esagerazioni, basta bugie e basta balle. E basta offendere otto, nove milioni di persone che sono andate a votare e meritano lo stesso rispetto di quelli che hanno fatto altre scelte, compresa quella del partito di un delinquente condannato.
La prevenzione non può essere più dannosa dell’eventuale malattia. Il rimedio non può essere più grave del danno. Parlare di estremismo paragonando dei comportamenti talvolta eccessivi ma regolabili in uno stato di diritto a chi ammazzava e faceva stragi è da irresponsabili. Quanto quelli che fomentano e insultano da un computer. Elaborare e perfezionare la critica, portare ad un livello alto e ragionato il dissenso e le relative risposte, specialmente quelle della politica e delle istituzioni non è solo utile di questi tempi ma necessario. Semplificare è stupido, è da ignoranti non solo storici, è quello che ha fatto oggi Giletti paragonando gli anni più bui della nostra storia dopo il fascismo all’oggi. Anni in cui l’attentato e le bombe erano dietro l’angolo tutti i giorni. E se ci incazziamo perché i giornali, le televisioni semplificano mentendo per fare il gioco del potere, dovremmo farlo anche quando leggiamo e ascoltiamo assurdità che nulla c’entrano coi motivi della rabbia, del disagio e certi paragoni altrettanto assurdi.

Chi insulta ha sempre torto

Mauro Biani

“Tra l’avallare l’operato di una presidente della camera e augurarle uno stupro di massa, ci sono diverse sfumature, anche più di cinquanta, financo per coloro che hanno le suddette sfumature come unica lettura nell’ultima decade, e parlo della copertina, ovviamente.” Fabio

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Che in Rete si debba dare la parola a tutti e che non si possa togliere a chi ne fa un uso improprio, sconsiderato e violento è una leggenda metropolitana. Perché in Rete valgono le stesse regole del quotidiano reale, come ha spiegato benissimo il professor Rodotà. E a nessuno penso fa piacere essere preso a sberle e sputi in faccia appena apre la porta di casa per uscire. Perché la sensazione che vive sulla pelle, e in modo nient’affatto virtuale l’insultat* sistematicamente, puntualmente, quello che io chiamo il bersaglio grosso è esattamente questa. A Grillo nessuno augura che sua moglie venga stuprata e che i suoi figli vengano picchiati, gli si muovono critiche sull’operato spesso sbagliato, su un linguaggio spesso esagerato, e su questi temi si dovrebbe limitare la critica, la replica. Non andare oltre diventando poi più grave e pesante di quello che si vuole sottolineare ed evidenziare. Oggi esistono tutti i mezzi e i sistemi per tutelare i propri spazi web, strano che chi ha fatto di un blog il centro nevralgico della sua azione politica non ne abbia trovato nemmeno uno.

Rispetto all’imbecillità  di chi pensa che si possano portare avanti delle istanze serie riempiendo pagine web e social network di insulti, molti dei quali pesantissimi, a carattere sessista, minacciosi, coi quali si augura la morte violenta a qualcuno, si  riempie di parole indecenti una donna che avrà pure tanti difetti ma insomma, non è che si possono ammazzare tutti quelli antipatici o che agiscono in contrasto al nostro sentire, non basta il rimprovero bonario, la dissociazione o, come si fa coi bambini estorcere la promessa di non farlo più. E invece di stare ore a ripetere i ritornelli difensivi su chi c’entra e chi non c’entra, perché qualcuno c’entra ed è proprio Grillo che ha sciolto i cani e non ha nessuna intenzione di rimetterli a cuccia, sarebbe meglio per chi sta dentro il movimento, impegnarsi da dentro. Il mio obiettivo è e resta quello di far capire che, sebbene con modalità diverse tollerare, appropriarsi di un’inciviltà anche verbale significa non lottare ma mettersi al fianco di chi più o meno direttamente ha motivato certe reazioni. E in momenti come questi bisogna usare tutto il nostro equilibrio. Non pensare che in fin dei conti la parola è poca cosa rispetto all’affronto. Sono la prima a riconoscere che fra un gesto violento e la parolaccia c’è una differenza, ma questo non vuol dire approvare chi fa un uso sbagliato, pessimo delle parole.

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Nella mia bacheca di facebook ogni giorno discuto con qualcuno di quelli della critica tout court ai 5stelle, perché la critica pubblica, quali che siano le ragioni e il contesto in cui si fa bisogna che abbia delle basi concrete, altrimenti quelle critiche appaiono, come spesso sono, solo il pretesto per aprire polemiche, per rovesciare altri insulti, altre parole sbagliate, esagerate nella pubblica piazza della Rete. E siccome a me più della politica, di chi ha torto o ragione interessano le questioni di principio, che quando sono giuste devono valere anche per il mio peggior nemico, vorrei poter continuare a sostenere le cose che ritengo importanti senza dovermi sentire una complice di chi avalla e minimizza gli imbecilli che insultano e minacciano. Vorrei non dovermi pentire di essermi impegnata a restare coerente con le mie idee e non prendere mai le parti di nessuno ma di aver criticato solo quello che bisognava criticare. Di non aver interpretato come una mission contro questo o contro quello la mia presenza nei social network e nella Rete tutta.

Perché non è sbagliato dire che nei confronti dei 5stelle c’è stato un attacco arrivato da più fronti, soprattutto dall’informazione cosiddetta ufficiale, quella che dovrebbe permettere alla gente di potersi formare un’opinione il più possibile sana e riferita a fatti realmente accaduti ma che invece, data la sua non indipendenza dalla politica non può assolvere alla sua funzione ma deve, come si usa dire “attaccare l’asino dove vuole il padrone”.

Alla politica nel suo momento peggiore fa paura un movimento di gente estranea alla politica ma che finalmente parla con un linguaggio comprensibile e molte delle iniziative che si propone di rendere concrete sono quelle che la politica non ha mai affrontato. E siccome molte delle iniziative che i parlamentari 5stelle portano avanti sono giuste, una su tutte denunciare pubblicamente ciò che avviene in parlamento, sarebbe opportuno che si dissociassero dagli imbecilli anche quei sostenitori/elettori che coi delinquenti da tastiera non hanno niente a che fare. Che si emarginasse chi usa la Rete come un cesso pubblico.

E nemmeno è sbagliato dire che non sono stati Grillo e i 5stelle il motivo dell’innalzamento dei toni ma una situazione/condizione diventata nel tempo insostenibile, soprattutto per colpa di una politica scellerata che non ha mai risposto alle esigenze dei cittadini ma si è trasformata in quella macchina del potere citata da Enrico Berlinguer nella ormai leggendaria e purtroppo dimenticata intervista sulla questione morale. E lo ha fatto senza distinzioni fra destra, sinistra e centro.

Tutti i partiti, con modalità differenti ma uniti dal comune denominatore del mantenimento e della crescita del potere hanno fatto cose che noi cittadini non abbiamo gradito per il semplice motivo che ci hanno danneggiato. E non è sbagliato dire che in presenza di un’altra politica, seria e composta di gente seria in questo paese non ci sarebbero stati berlusconi [che non poteva proprio starci: per legge] né il movimento 5stelle in parlamento.

E non è sbagliato ricordare ciclicamente quali sono stati gli errori della politica.

MA

Tutto questo non giustifica nulla di quello che è avvenuto e avviene tutti i giorni fra le pagine di social media, siti on line dei quotidiani dove, in virtù di una presunta libertà di espressione c’è una stragrande quantità di persone che pensa che sia lecito trasformare la sua rabbia in violenza verso chi ritiene sia il responsabile del suo disagio, pensa che sia più costruttivo l’insulto che un’argomentazione pensata. Si convince, perché spalleggiata da altra gente, che l’insulto sistematico sia utile, che possa produrre chissà quale risultato positivo.

E non mi unisco al coro di chi pensa che  non si debba dare troppa importanza a quello che si scrive in Rete, che in fin dei conti che sarà mai, son parole e nei social network non bisogna prendersi troppo sul serio.

Io prendo TUTTO sul serio invece, a maggior ragione quando so di avere una responsabilità PROPRIO perché so che quello che scrivo sarà poi letto da altra gente che si farà poi un giudizio su di me prim’ancora che sulle cose che scrivo.

E a me non va  di essere accomunata all’imbecillità dilagante, quella che viene poi descritta da “autorevoli” opinionisti/giornalisti che criticano una cosa dimenticandosene altre diecimila, oppure quella che presta il fianco alla politica quando ogni tanto, ciclicamente s’inventa l’idea di di regole nuove che vogliono limitare la libertà di esprimersi nel web.

Perché poi in mezzo alla melma poi ci andiamo a finire tutti. Quando poi i giornaloni e le televisioni riportano le dichiarazioni indignate di quelli lì che fanno accordi col delinquente ma poi vengono a farci la morale e ce la impongono per legge non fanno il distinguo.

Parlano dei social network pieni solo di gente ignorante e pericolosa. Gente da fermare e impedire, e io non voglio essere impedita né fermata da questi imbecilli che pensano di essere bravi perché vengono a postare insulti in Rete. E gente più imbecille di loro pensa davvero che lo siano. Non mi va di essere associata a quelli che ritengo dei veri criminali che ogni giorno si connettono alla Rete scegliendosi il proprio bersaglio e su quello rovesciano la loro subumanità, inciviltà, andando a impiastrare pagine dove il fine non è discutere ma esclusivamente quello di unirsi in un’orda di barbari incivili che sono tutto il giorno e tutti i giorni a prendere di mira qualcuno, soprattutto una, in modo volgare, al limite – ma spesso anche oltre – della denuncia penale [che in qualche caso, anzi molti, sarebbe bene che arrivasse almeno qualcuno la pianta], pensando di fare qualcosa di utile o, peggio ancora divertente.

Perché questa non è più libertà: è violenza. 

 

La balla ti fa bella [ma bisogna esserci portati]

Laura Boldrini ha raccontato una balla e dietro a quella si continua a riparare. E cioè che senza il provvedimento eccezionale gli italiani avrebbero dovuto ripagare l’IMU. Mentre non è affatto così, e la cancellazione dell’IMU è stata inserita apposta nel contropaccotto della ricapitalizzazione della banca d’Italia affinché questo potesse passare con l’alibi dell’urgenza relativa alla cancellazione dell’IMU, che, vale la pena di ricordare è un desiderio di berlusconi, una promessa fatta ai suoi elettori che altri elettori non hanno condiviso né chiesto ai loro referenti politici. E le bugie, hanno sempre le gambe corte e il naso lungo. Si vedono, ecco. E chi si presta ai ricattucci sistematici che si fanno nella caaasa della democrazia, quella che lei difende a colpi di sanzioni non può pensare né pretendere che qualcuno non se ne accorga.

Dal governo tecnico in poi fino ad oggi c’è un gruppetto di persone che pone e dispone senza essere stato legittimato da nessuno. In precedenza si è votato per svariate legislature con una legge illegittima, incostituzionale. E c’è pure chi ha il coraggio di invocare il rispetto delle regole.

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Renzi: 5stelle squadristi. Però gli schiaffi li prendono loro. 
Qualcosa non torna.

E Laura Boldrini, sempre pronta con la penna rossa a invocare sanzioni in rispetto alle regole, ci spieghi quanto è giusta una legge elettorale che non è stata pensata per dare più possibilità agli elettori ma per restringere le possibilità ad uno degli attori della Grande Commedia. Scrivere una legge insieme a un delinquente da galera, uno che, se vogliamo essere rispettosi delle regole davvero, sarebbe l’unico attore a dover sparire dalla scena politica affinché vengano ridotte le possibilità ad un movimento/partito che è stato votato dal 25% degli elettori non mi pare il massimo della correttezza, quella politica e anche quella istituzionale. 
O gli elettori da rispettare sono solo quelli che votano il delinquente e il piddì?

 Fra l’altro “squadrismo” riferito ai 5stelle è un termine del tutto inappropriato perché definisce l’aggressione dei tutti contro uno, quella tipica di stampo fascista. E nel caso in questione quell’uno sono proprio i 5stelle, sono gli altri, i tutti quelli che menano, sono i giornalisti che da mesi devono rispondere ai padroncini, sono tutti quelli che vanno dietro a quel pensiero unico che ha individuato il bersaglio grosso nel movimento e non lo mollano; è Battista che si complimenta pubblicamente per l’uso della violenza in parlamento e non succede NIENTE, m’immagino il casino se, a parti inverse chessò Travaglio si fosse complimentato con De Rosa per aver definito pompinare le parlamentari piddine. Volevo solo sommessamente ricordare che il bivacco dei manipoli i 5stelle lo hanno trovato bell’e fatto. Forse qualcuno se lo è già dimenticato, ha scordato chi ha portato in parlamento il delinquente che latita e nel tempo libero fa le leggi col segretario del piddì. Ma quella per qualcuno era, è democrazia.

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A proposito di giornalismo moderato, quello del giornalone di via Solferino. Peccato che non si possano materialmente ricacciare in gola ai legittimi proprietari tutte le stronzate che in molti dicono a proposito di giornalismo reazionario e fascista riferibile ad altre testate. Anzi, a una sola, quella che non piace nemmeno al Napo Capo.