Feed RSS

Archivi tag: Napolitano

Il Nazareno: più che un patto, un pattume

Berlusconi: “Il Pd non mantiene la parola: patto del Nazareno doveva ridarmi agibilità”. Renzi: “Falso, racconta barzellette”.

***

Con uno che ha la fama e la reputazione del bugiardo non si va nemmeno a prendere un caffè, mentre Renzi col bugiardo che “racconta barzellette” nel frattempo passato alla condizione di pregiudicato condannato per frode allo stato ha pensato di farci addirittura l’alleanza politica per le importantissime riforme che aveva in mente solo lui.
Gli incontri fra il bugiardo1 e il ballista2 si svolgevano nelle segrete stanze del Nazareno alla presenza di pochi intimi dell’uno e dell’altro e quindi nessuno può raccontare cosa si dicessero e quali sono stati, cosa prevedevano davvero gli accordi fra i due.
Durante uno degli appuntamenti Renzi chiese ed ottenne di restare solo per cinque minuti diventati sette con berlusconi: evidentemente quello che aveva da dirgli non doveva essere ascoltato da un testimone terzo, berlusconi alla fine salutò il compare dicendogli: “Matteo quando vuoi noi ci saremo sempre, di me ti puoi fidare”.
Considerata la credibilità e la serietà dei due più che un patto, un pattume.
A luglio dell’anno scorso la Serracchiani, numero 2 del pd diceva: “berlusconi sempre il benvenuto, ci dà più garanzie del M5S”. E qua ci sarebbe da aprire un trattato su che tipo di affidabilità e garanzie servivano al pd di Renzi se l’unico che poteva garantire entrambe era il delinquente seriale ma in rispetto della decenza e di me stessa non lo farò.
Solo però vorrei capire perché oggi non si può credere a berlusconi che non ha più niente da perdere né da guadagnare dalla politica e da questo stato che gli ha consentito e dato tutto quello che gli serviva: la finta condanna per un reato pesantissimo, la conservazione del maltolto e l’assoluzione impossibile al processo per sfruttamento della prostituzione minorile mentre a Renzi che ha costruito il suo consenso proprio grazie alle menzogne iniziate dall’ormai leggendario “Enrico stai sereno” e che ha fatto impallidire perfino i 314  traditori di “Ruby è la nipote di Mubarak” sì.

La destra tutta legge, ordine, patria e galera, ma anche la “sinistra” non scherza

Inserito il

Questo è il tweet nel quale un indignatissimo Alemanno un anno e mezzo fa prometteva o per meglio dire minacciava la querela a Milena Gabanelli e a Report che avevano iniziato ad indagare sui fatti di Mafia Capitale che l’inchiesta Mondo di mezzo ha solo confermato.

Alemanno ha estorto il voto ai romani dopo lo stupro e l’omicidio di Tor Di Quinto con la promessa di rendere la Capitale d’Italia un’isola felice. E’ poi migliorata Roma con lui? Naturalmente no, ma ai poveretti creduloni, agl’imbecilli fascisti che lo votarono è bastato vedere qualche sgombro ogni tanto per pensare che la soluzione fosse quella, che per ripristinare la sicurezza a Roma bastasse cacciare gli “zingari”, ma la criminalità, quella vera, quella che estorce, minaccia, si incista nell’amministrazione politica, quella che un tempo ammazzava senza pietà con alemanno sindaco è perfino aumentata, fino ai livelli che abbiamo scoperto oggi.
Parlando poi di destra tutta legge, ordine, patria e famiglia mi chiedevo come mai casapound non organizza nessun presidio, nessuna protesta per questi motivi.
Quali sono gli interessi e di chi, soprattutto, che sostiene questa banda di fuorilegge, se questo fosse un paese normale, capace di mettersi al fianco di salvini e borghezio per difendere l’Italia dalle invasioni ma che poi è costretta a tacere di fronte all’invasione vera dei delinquenti veri, loro compagni di merende.
Dove sono tutti quelli sempre in prima fila contro il pericolo dell’estensione dei diritti, quelli che difendono la famiglia tradizionale, l’italianità, il crocefisso nelle scuole e il presepio.

***

Se Standard & Poor’s ha posizionato l’Italia appena un po’ prima il livello spazzatura e il Censis la dà praticamente per spacciata significa che l’articolo 18 non c’entrava niente.
Significa che le riforme in questo paese non passano per l’abolizione dei diritti e significa che i parametri coi quali le varie agenzie di controllo giudicano l’Italia sono altri.
Ad esempio quella corruzione che porta l’Italia al primo posto in Europa.
Significa che hanno mentito tutti, a cominciare da Napolitano che ha messo fretta alla conclusione del disastro perché sua maestà è stanco e vuole ritirarsi a miglior vita da vivo, che ha mentito la maggior parte dell’informazione che ha abbindolato gli italiani su quanto fossero urgenti e non più rimandabili le cosiddette riforme di Renzi, il quale parla di “sistema che fa schifo” a proposito dell’inchiesta su Mafia Capitale come se fosse un alieno arrivato da chissà quale pianeta ma poi non si è impegnato affatto a contrastare lo schifo che già si conosceva, che senza leggi adeguate non può che peggiorare.
Renzi che parla di sistema che fa schifo è il segretario di quel partito democratico che solo due giorni fa, a scandalo già esploso, ha votato no all’uso delle intercettazioni di Azzollini coinvolto in un’inchiesta per una frode da 150 milioni di euro, altri soldi, tanti soldi, sottratti alle risorse pubbliche.
Renzi che s’indigna e si schifa non prova gli stessi sentimenti, non li ha provati quando ha deciso che berlusconi poteva e doveva sedersi ancora al tavolo delle decisioni, quando ha considerato affidabile uno condannato per frode allo stato già socio in politica con un condannato per mafia e con svariati precedenti che non si sono trasformati in reati solo grazie all’aggiustamento in corsa delle leggi che lo avrebbero permesso, leggi che il governo di Renzi non ha nessuna intenzione di modificare e cancellare. Di conflitto di interessi ormai non si parla più, tutto risolto.
Renzi che parla di schifo per il sistema criminale per mezzo del quale la politica di tutti i colori non si è mangiata solo Roma ma tutta l’Italia, il presente e il futuro di un paese ormai inguardabile da qualsiasi angolazione è lo stesso che stringe la mano e s’intrattiene non per i fatti suoi ma quelli di tutto il paese con un quattro volte rinviato a giudizio, sempre per reati di truffa e corruzione.
E’ lo stesso Renzi delle cene da mille euro per il partito – e chissà chi può spendere mille euro per una cena – e degli ottanta euro per i voti.
Promettere dei soldi in cambio di voti non è forse corruzione?
Sì che lo è, il pd non avrebbe mai ottenuto quel 40,8% [della metà] senza la promessa dell’aiutino in busta paga.
In un paese normale, civile e sano la politica non chiede voti promettendo soldi ma impegnandosi ad eliminare lo schifo, ma è difficile, impossibile poterlo fare se si chiede la collaborazione di chi ha contribuito in larghissima parte a produrlo. Se qualcuno avesse dato retta a Milena Gabanelli che aveva visto giusto nel programma incriminato dall’indagato per mafia Alemanno ci saremmo risparmiati altri due anni di furti, truffe, corruzione e probabilmente, anzi sicuramente pure Renzi. Perché il dramma di questo paese non è solo la criminalità politica, sono poi quelle conseguenze che modificano, stravolgendolo, il corso della storia.
Senza tangentopoli non ci sarebbe mai stato nemmeno berlusconi considerato chissà perché dai superstiti di allora, da quelli che sono riusciti a scampare alle manette l’unico in grado di ridare dignità alla politica, mentre berlusconi non aveva proprio i requisiti minimi per accedere alla politica.
In che modo lo ha fatto, che tipo di dignità ha dato alla politica lo abbiamo visto e lo stiamo ancora subendo, ma evidentemente ancora non basta, ancora dobbiamo sopportare. Per questo dico a Renzi  che gli unici autorizzati a parlare di schifo siamo noi che lo dicevamo molto prima di lui, quando ci accusavano di populismo, demagogia, di essere dei giustizialisti che volevano mettere le manette a tutti.

Mentre noi le volevamo solo per i delinquenti, ad esempio quello che Renzi accoglie, al quale offre ascolto e concede la parola in politica, quello a cui ha ridato una dignità che la stessa legge che Renzi invoca gli aveva invece tolto per manifesta indegnità.
Quello che non gli fa poi così schifo quanto quel sistema che ha contribuito ad edificare.

***

NONOSTANTE UN CORNO – Marco Travaglio

C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No. La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali. [Paolo Borsellino]

Forse siamo troppo cinici. O forse Saviano non lo è abbastanza. Ma domandarsi – come fa Roberto nel suo commento su Repubblica (clicca qui) – come può la politica “fidarsi ciecamente” di Buzzi & Carminati, il Rosso e il Nero, e a dare loro “massima fiducia, senza chiedere in cambio nessuna trasparenza”, nonostante i loro trascorsi rispettivamente di “assassino e terrorista dei Nar”, è un eccesso di ingenuità. Bisogna rassegnarsi ad abrogare i “nonostante”, i “malgrado” e i “sebbene” dal vocabolario politico.

I pregiudicati siedono a capotavola nei palazzi del potere non “nonostante” i loro precedenti penali, ma proprio per quelli. Così come non sono “deviati” quei settori della politica, dell’amministrazione, dell’imprenditoria, dei servizi segreti, delle forze dell’ordine che lavorano per (o trattano con) la criminalità. Ma quelli che lavorano per lo Stato e ne rispettano le leggi. Se una persona onesta chiede udienza a un potente, deve mettersi in fila, fare lunghissime anticamere, e anche nell’eventualità che venga ricevuta non ottiene quasi mai ciò che chiede: perché non ha nulla da offrire e nulla da tacere. Un delinquente invece viene subito accontentato, spesso prim’ancora di chiedere. Come disse Giuliano Ferrara: “Chi non è ricattabile non può fare politica”. Anche perché, di solito, chi è ricattabile è anche ricattatore. Io so tutto di te, tu sai tutto di me, e facciamo carriera sui nostri rispettivi silenzi.

La nuova legge sul voto di scambio politico-mafioso, sbandierata da Renzi come il colpo di grazia ai collusi, è stata scritta in modo da impedire qualsiasi condanna per voto di scambio. Ma non per un errore: apposta. Così come la legge Severino: si chiama “anticorruzione” ed è stata scritta proprio per salvare B. e Penati dai loro processi per concussione. Ora si scoprirà che il reato di autoriciclaggio, votato l’altroieri dal Parlamento, renderà impossibile la galera per chi ripulisce il bottino dei propri delitti. Giovedì, mentre Renzi annunciava la linea dura contro i corrotti (“una specie di ergastolo, di Daspo”) e spediva il commissario Orfini a bonificare la federazione romana del Pd di cui fa parte da quando aveva i calzoni corti e il commissario Cantone ad annunciare l’ennesima “task force”, il suo partito al Senato votava con FI, Ncd e Lega per respingere la richiesta dei giudici di usare le intercettazioni contro gli inquisiti Azzollini (Ncd) e Papania (Pd). Una svista “nonostante” i sospetti pesanti come macigni che gravano sui due politici? No, una scelta fatta proprio per quei sospetti pesanti come macigni.

Fa quasi tenerezza Luca Odevaine detto lo Sceriffo, che ad aprile vuole farsi un viaggetto negli Usa, ma si vede negare il visto: gli americani hanno scoperto che si chiama Odovaine con la “o” ed è pregiudicato per droga e assegni a vuoto. “Una roba da matti, una cosa assurda, in una democrazia come quella!”, si lamenta. La vocale se l’è fatta cambiare lui all’anagrafe per nascondere i suoi precedenti. Come se questi, in Italia, fossero mai stati un handicap e non facessero invece curriculum: ciò che negli Usa ti impedisce anche l’ingresso per turismo, in Italia basta e avanza per promuoverti vice capo di gabinetto della giunta Veltroni, capo della polizia provinciale della giunta Zingaretti e infine membro del Coordinamento nazionale richiedenti asilo del governo Renzi, naturalmente a libro paga di Mafia Capitale per 5 mila euro al mese. Nonostante i precedenti? No, grazie a quelli, che ti rendono affidabile. Ovviamente la Banda Carminati aveva scelto pure il presidente della Commissione di Controllo Garanzia e Trasparenza e il responsabile della Direzione Trasparenza del Comune di Roma (che, alla Trasparenza, ha non uno ma due addetti): due sceriffi di provata fede, ora indagati per mafia.

Se Marino s’è salvato parzialmente dalla catastrofe non è tanto perché, personalmente, è un onest’uomo: ma soprattutto perché gli assessori se li è scelti quasi tutti da sé, rifiutando quelli che tentava di imporgli il Pd. Sennò Carminati e Buzzi se li ritrovava perlomeno vicesindaci.

Onore Napolitano [sottotitolo: L’italia della vergogna]

Inserito il

 I valori “incancellabili” della Resistenza sono tutti scritti su quella Carta che l’estremo difensore, il suo garante supremo molto spesso dimentica che andrebbero anche messi in pratica. E, se la pace è un “valore assoluto” si potrebbe onorarla sul serio coi fatti, non solo con le parole vuote della retorica da festa, evitando di spendere miliardi in apparecchiature da guerra.  Napolitano, nel giorno della Liberazione dal fascismo e dalla guerra  infila nello stesso discorso –  oltre all’onore relativo a due persone che non sono state rapite dagli alieni cattivi ma accusate di duplice omicidio in terra straniera e lì sarebbe giusto che fossero giudicate –   la pace quale “valore assoluto” e la critica alla giusta diffidenza verso gli strumenti della difesa, quelli che fanno perdere l’assoluto al valore della pace. Sarebbe ingiusto derubricare tanta confusione all’anzianità di un presidente che pare non voglia arrendersi al fatto che l’onore, la difesa di un paese non passano per una divisa da soldato né nella quantità immorale di soldi spesi in armamenti e affini specialmente in un periodo di crisi profonda come questo.  Pertini voleva “svuotare gli arsenali e riempire i granai”,  Napolitano invece, il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla guerra e dall’invasione nazifascista, invita a resistere alle “pulsioni antimilitariste”,  quelle di  chi pensa che le armi non abbiano nessuna funzione di pace. 

 

Sarebbe stato bello, senz’altro più opportuno nel giorno della Liberazione dal tiranno nazifascista, che Napolitano invece di parlare di onore riferito a due probabili assassini avesse parlato del disonore, dell’incapacità di questo stato di rendere giustizia ai sette operai  della Thyssen morti bruciati sul posto di lavoro e alle altre migliaia di morti di lavoro, italiani e non, nel paese dove chi ha meno vale meno da vivo e da morto.  Del resto, ciclicamente ce lo ricordano anche gli illustri rappresentanti della politica italiana che “chi non ha niente, ha poco è perché non si è impegnato abbastanza”. Con la mole gigantesca di argomenti a disposizione in fatto di ingiustizie in questo paese, Napolitano ha scelto di associare l’onore italiano  alla vicenda tragica di due pescatori scambiati per terroristi uccisi in mare solo perché i due accusati del loro omicidio indossano una divisa militare. Come se una divisa in Italia significasse sempre onore.
Oggi ci sarebbe stato un motivo in meno per vergognarsi di essere italiani.

 

Quelli che difendono tanto l’operato di Napolitano esaltandone lo spirito di “sacrificio” che lo ha “costretto” ad accettare un secondo mandato, caso unico nella storia della repubblica italiana; quelli che lo giustificano rispetto al suo atteggiamento verso il pregiudicato berlusconi, che non hanno trovato niente di anormale e di strano che lo abbia ricevuto al Quirinale da condannato, che in precedenza non trovarono niente da ridire quando per consentire a berlusconi di “poter partecipare alla delicata fase politica” non esitò a fare quello che gli riesce meglio e cioè la ramanzina ai giudici colpevoli di mettersi in mezzo fra berlusconi e la sua disonestà, delinquenza; quelli che negano la massiccia ingerenza nella politica di Napolitano, cosa che un presidente della repubblica non deve fare; quelli che “Napolitano non poteva fare diversamente”; quelli che “le istituzioni si devono rispettare”… e si potrebbe continuare all’infinito, a proposito di “quelli che” ma è meglio non andare oltre. Ecco: a tutti i quelli vorrei chiedere cosa pensano di un presidente della repubblica che il 25 aprile, nel discorso ufficiale per le celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo, tesse le lodi di due accusati di duplice omicidio dicendo che sono “ingiustamente detenuti e rendono onore alla patria”. Mi interesserebbe altresì sapere perché il presidente della repubblica pensa che ad onorare e dare lustro all’Italia, dunque anche al mio paese, debbano essere due persone sottoposte a provvedimenti giudiziari certamente lontane dall’Italia perché non è in Italia che si deve decidere se sono colpevoli o innocenti. Due persone che godono di un’attenzione speciale da parte delle nostre istituzioni e anche di quelle del paese dove sono “detenute” a differenza di quello che è capitato a Tomaso Bruno e ad Elisabetta Boncompagni, italiani anche loro, che dal 2010 sono detenuti in un carcere indiano: un carcere vero, condannati all’ergastolo perché accusati di un omicidio sul quale non è mai stata fatta chiarezza. A Tomaso ed Elisabetta, dei quali  fino ad ora si sono occupate solo le Iene non è stata concessa nessuna licenza premio in questi quattro anni, non sono tornati a Natale per mangiare la lasagna di mamma e nemmeno hanno goduto di un permesso premio di un mese per poter esercitare il loro diritto/dovere di voto. E presumo che casomai dovessero, per una fortunata circostanza, per uno Staffan De Mistura che si ricorda anche di loro tornare in Italia, non verrebbero accolti in pompa magna con tanto di presenza di politici ed eminenze in aeroporto così com’è capitato alle due persone in questione. E nemmeno verrebbero ricevuti da un presidente della repubblica che il 25 aprile dice a tutti gli italiani – anche a chi come me non lo pensa – che devono sentirsi orgogliosi di essere i connazionali di due più che presunti assassini.

Aspettando la caduta: di silvio o del governo

Purtroppo non c’è molto da dire in questi giorni, siamo tutti in attesa del rush, o per meglio dire, e speriamo in entrambi i casi [o di silvio o del governo], crash finale.

Ce la farà il ricattatore a spuntarla e il pd a non smentirsi quale migliore ancora di salvataggio per il delinquente impunibile? lo sapremo solo fra cinque giorni.

Nel frattempo mi chiedevo: il presidente condiviso, il garante delle larghe intese che dice a proposito delle minacce del diversamente incensurato? ce l’avrà qualche senso di colpa per aver permesso al delinquente qualche mese fa di poter partecipare alla delicata fase politica? e non sarebbe il caso di far valere quell’autorità di e da capo di stato, battere che ne so, un pugno sul tavolo al grido di “mò avete rotto i coglioni?”
Non è previsto dalla democrazia, sulla Costituzione non c’è scritto?
Invece che un pregiudicato condannato possa ricattare il parlamento e tenere in ostaggio 60 milioni di persone, sì?

E  schifani da quale pulpito minaccia la caduta del governo [e che noia, se lo dovete fare fatelo e non rompeteci più i coglioni con questa guerra fra bande] e si permette di chiedere la sostituzione di quei membri della giunta che hanno detto l’unica cosa che si poteva dire e cioè che il pregiudicato deve abbandonare la casa? qualcuno potrebbe ricordare al grande pubblico che renato schifani è un indagato per mafia e che le sue referenze non gli danno l’autorità per pretendere un bel niente? ma perché si permette ancora a questi individui loschi  che in un paese e in una società  normali sarebbero già ai margini, ignorati ed evitati da tutti, di poter intimidire, minacciare, opinare urbi et orbi?

Qualcosa tipo… una liberazione

Inserito il

Le elezioni hanno evidenziato il desiderio di cambiamento degli italiani. A tale istanza, la politica (Pd in primis) ha risposto con Enrico Letta premier. Un po’ come andare al concerto di Woodstock, farsi una canna, rotolarsi nel fango. Aspettare Jimi Hendrix. E poi trovarsi sul palco Orietta Berti e Drupi. [Andrea Scanzi]

 

Preambolo: l’unico ricompattamento che interessava al piddì è quello fra il loro culo e la poltrona, altroché votare Napolitano per senso di responsabilità perché sarebbe l’unico in grado di garantire l’unità nazionale, se mentre lo facevano i tre quarti d’Italia si stavano sgolando perché non volevano lui ma volevano un presidente che fosse DAVVERO un GARANTE di TUTTI e non dei partiti e della politica.
Se c’è qualcosa che ha finito di spaccare questo paese è stata proprio la rielezione straordinaria di Giorgio Napolitano.
Per non parlare di quanto potrà ancora distruggere, altroché unire, ricompattare e garantire, il governo che questi geniali strateghi della politica stanno preparando.

Adesso qualcuno dovrebbe anche raccontarci la storiella che “meglio di così non si poteva fare”, ma, come diceva qualcuno: “il coraggio, chi non ce l’ha non se lo può dare”.

Molto comica la Di Girolamo ieri sera a Ballarò che cercava di paragonare le grosse coalizioni che si fanno nei paesi normali – dove non si mandano delinquenti nei parlamenti – in situazioni particolari, di crisi politica o di emergenza con gli squallidi accordi di bottega che si fanno invece qui anche a prescindere dalle crisi ed emergenze. 

Quando gli storici del futuro, fra cento anni, duecento anni analizzeranno il fenomeno della politica italiana noi non ci saremo più.

E sarà un vero peccato, vorrei reincarnarmi in una mosca per assistere allo spettacolo, quando sui libri di Storia del futuro i ragazzi dovranno studiare che nel 2013 il parlamento della repubblica italiana ha deciso che Carfagna, Gasparri, Alfano, Letta jr, Franceschini, Gelmini sono stati giudicati autorevoli difensori dell’unità nazionale e del bene del paese mentre Stefano Rodotà no.

“Perché no a Rodotà e sì a Berlusconi?”
Ma Bersani non risponde a Serracchiani

Sottotitolo: in Francia, concedendo il matrimonio e l’adozione agli omosessuali onorano l’égalité, del resto l’hanno inventata loro insieme alla liberté e alla fraternité che non sono modi di dire lì ma proprio modi di fare.
Noi qui, invece, siamo fermi alla complicité.
Del resto, anche questa l’abbiamo inventata noi.

Finalmente, grazie al nuovo governatore Zingaretti, la regione Lazio ha bloccato i finanziamenti per la costruzione del monumento al criminale di guerra Rodolfo Graziani. Qualcuno dovrebbe spiegare al sindaco di Affile che per essere Antifascisti non bisogna essere stalinisti, e che se questo fosse un paese normale ogni singolo cittadino che conosca almeno un po’ la storia italiana dovrebbe avere in sé i valori dell’Antifascismo, altroché ammalarsi di  nostalgie fasciste.

Idioti, imbecilli, storicamente ignoranti e perdenti.

Qualcosa tipo una liberazione – Massimo Gramellini, La Stampa

«La prof dice che giovedì non c’è lezione». «Vero, c’è qualcosa tipo… una liberazione». Ma anche i pochi che sanno ancora di che cosa si tratta preferiscono non diffondere troppo la voce «per non offendere i reduci di Salò», come si è premurato di precisare il commissario di Alassio. Una sensibilità meritoria, se non fosse che a furia di attutire il senso del 25 aprile si è finito per ribaltarlo, riducendo la Resistenza alla componente filosovietica e trasformando le ferocie partigiane che pure ci sono state nella prova che fra chi combatteva a fianco degli Alleati e chi stava con i nazisti non esisteva alcuna differenza. La differenza invece c’era, ed era appunto politica. Se avessero vinto i reduci di Salò saremmo diventati una colonia di Hitler. Avendo vinto i partigiani, siamo una democrazia. Nonostante tutto, a 68 anni di distanza, il secondo scenario mi sembra ancora preferibile. Grazie, partigiani.

In questi giorni e ogni anno due cose tornano puntuali e con precisione scientifica: le formiche a casa mia – ché la primavera è bella ma ha anche i suoi svantaggi, specialmente se si abita in campagna, e le consuete cazzate sul 25 aprile, il che non dovrebbe essere un fatto da imputare alla stagione, se questo fosse un paese normale.
Perché bisognerebbe indagare sui metodi di insegnamento e nel particolare sugli insegnanti, se un ragazzino può dire che “giovedì [25 aprile] si sta a casa perché c’è una cosa tipo una liberazione”.
Ma del resto questi sono i risultati di un’azione capillare di dimenticanza che dura da anni e anni, i risultati di quell’eccesso di “comprensione storica” di togliattana memoria che portò violante, uno che di cazzate se ne intende ma chissà perché Napolitano l’ha considerato addirittura saggio, a dire qualche anno fa che tutto sommato fra i repubblichini di Salò e i Partigiani non c’era una differenza così sostanziale, e il pdl fece addirittura una proposta di legge, subito imitato anche dal pd per assegnare ai reduci di Salò una pensione statale.
Come se aver combattuto contro l’oppressore nazifascista ed essersi messi al suo fianco – perché, come ancora pensa e dice qualcuno, i tempi non permettevano di scegliere – fosse la stessa e identica cosa.

Libro & Giorgetto
Marco Travaglio, 24 aprile

Il Foglio e Libero — il primo in modo spiritoso, il secondo con le mèches smentiscono quel che abbiamo scritto negli ultimi giorni e di cui facciamo ammenda: cioè che tutti i media siano genuflessi ai piedi di Sua Castità e del suo governissimo. 
Essi anzi manifestano una sbarazzina tendenza alla critica che rasenta il vilipendio. 
Per esempio il Corriere, che assume la guida dell’opposizione con il commento al vetriolo di Antonio Polito: “Discorso breve, severo ma intriso di commozione: una lezione di virtù repubblicana”. E di Paolo Valentino: “Ci sono discorsi che cambiano la storia di un Paese. Come quello di Abraham Lincoln nel 1863 a Gettysburg… O come Lyndon Johnson, che nel 1964 pronuncia il celebre we shall over come e chiude la segregazione razziale… Il discorso di Giorgio Napolitano ha la forza retorica, l’altezza d’ispirazione e la dirompenza politica che lo rendono già un’opera prima… ha aperto una nuova pagina, restituendo dignità alla parola e regalandoci un testo di etica pubblica senza precedenti nella storia repubblicana. In un altro Paese, lo farebbero studiare nelle scuole”. Le case editrici sono già all’opera per rimaneggiare all’uopo i sussidiari e le antologie scolastiche, espungerne i sorpassati Alighieri, Machiavelli, Foscolo, Manzoni e Pirandello e far posto a Giorgio Lincoln-Johnson. Ma anche un po’ De Gaulle, come lo definisce sul Foglio il sempre controcorrente compagno Ferrara (“logica stringente, grinta politica, orgoglio civile e sculacciate a Gribbels… un capolavoro che ha per titolo onorario quel ‘Tutti per l’Italia’ proposto dal Foglio prima della campagna elettorale”). I provveditori agli studi vedano se non sia il caso di ripristinare, all’inizio delle lezioni subito prima della preghiera mattutina, il Saluto al Re dei balilla e delle piccole italiane. Addirittura urticante, com’è nello stile di Repubblica, l’attacco di Andrea Manzella che vede “nella generosa disponibilità di Napolitano la consapevolezza di dover conservare ‘immune da ogni incrinatura’ il ruolo istituzionale del presidente della Repubblica”. Perché sembra un re, ma è solo un presidente che “assembla le attribuzioni presidenziali che erano un po’ sparse nella Carta”: ecco, assembla. E “si può dire che al triangolo tradizionale — governativo, legislativo, giudiziario — si è ora aggiunto, senza togliere nulla agli altri, un quarto lato. Un triangolo quadrilatero”. Gli editori scolastici prendano buona nota e approntino opportune integrazioni ai testi non solo di diritto costituzionale, ma anche di geometria: ai triangoli equilatero, isoscele, degenere, rettangolo, ottusangolo e scaleno si aggiunga senza indugio il triangolo quadrilatero, con buona pace di Pitagora che non capiva un cazzo (il suo, del resto, era il solito “teorema”). Addirittura temerario sulla Stampa , nel suo empito dissacratorio, è Luigi La Spina, che fa onore al suo cognome conficcando nel sacro còre napulitano un giudizio al vetriolo: “È una delle poche occasioni in cui l’aggettivo ‘storico’ si può e si deve usare, perché non serve a un tributo encomiastico e adulatorio”, ci mancherebbe, perbacco. Per non esser da meno, la corrosiva Unità ospita l’on. giorn. Massimo Mucchetti, che da grande economista, forse un tantino influenzato dalle tempeste ormonali di primavera, non ha dubbi: “Di fronte alla cittadina Lombardi, Mara Carfagna per tutta la vita”. E vivaddio, quando ci vuole ci vuole. Per dirla col sempre birichino Claudio Sardo, è “La riscossa della istituzioni” e “speriamo che il discorso ‘storico’ del presidente segni l’avvio di una nuova stagione della Repubblica… Ora si fanno le riforme… Ora si fa il governo che le imprese, i lavoratori, le famiglie reclamano.Ora non si sfugge a una convergenza politica. Ora si difendono le istituzioni dal vilipendio”. E magari i treni arrivano in orario e ci riprendiamo pure l’Abissinia. Libro & Giorgetto, inciucista perfetto.

La direzione del PD sembrava una riunione dell’anonima alcolisti dopo una gita all’oktoberfest: salve, sono Pierluigi, perdo da una vita, ho provato a smettere…[Maurizio Crozza]

Pantaloni rosa e camicie nere

Il prefetto di Roma: “Camera e Senato saranno inviolabili”.

Fra Camera e Senato dunque nel Parlamento tutto intero trovano residenza un centinaio e forse più di pregiudicati per piccoli e grandi reati, alcuni con sentenze già passate in giudicato.
Altri in attesa di processo, altri indagati, altri prescritti perché era finito il tempo regolamentare e in qualche caso anche il reato.
Ripeto la domanda: dov’è il corto circuito se si vieta a dei normali cittadini, perlopiù onesti e con la fedina penale pulita di potersi avvicinare ai palazzi delle istituzioni anche e solo dall’esterno mentre i delinquenti veri, i corruttori, i corrotti, i conniventi con le mafie, i ladri sono dentro?

Sottotitolo: oggi è la giornata della colletta alimentare.
Alle compagnie delle opere, ai memores domini e alle comunioni e fatturazioni nemmeno un pacco di pasta coi vermi e un barattolo di fagioli scaduto.

Con quello che hanno rubato ci si potrebbero nutrire e sfamare i tre quarti dell’orbe terracqueo.

Preambolo: invece di monitare, indignarsi ed esprimere solidarietà pelosa e d’accatto all’Arcigay Napolitano dovrebbe ricordare ai suoi amatissimi parlamentari tradizionali che l’omofobia non è ancora un reato solo nei paesi retrogradi e incivili come il nostro.
Ed estendere il messaggio anche al suo pari grado in terra straniera al quale però è consentito di collaborare attivamente al regresso culturale e civile di questo sciagurato paese [nel presepe il bue e l’asinello non c’erano, chi mette il preservativo bestemmia contro dio e altre menate di questo spessore].
E magari spiegare perché non ha alzato un sopracciglio quando qualche settimana fa la legge è stata bocciata in parlamento.

L’ITALIA VIOLENTA SCANDALO D’EUROPA – Il Times di Londra: “Roma è la città più pericolosa”. Tutta la stampa inglese contro “il comportamento incredibile della polizia italiana” dopo l’assalto antisemita di Campo de’ Fiori. Polemica fra comunità ebraica e prefetto alla vigilia dei cortei contrapposti nella Capitale [Il Fatto Quotidiano]

Ecco, fatelo sapere alla versione in gonnella dell’ ex azzannapolpacci [di poliziotto] leghista, e anche al capo della polizia più pagato al mondo. Noi non vi paghiamo per farci fare figure di merda planetarie né per farci massacrare i figli a manganellate.

Pantaloni rosa e camicie nere – Rita Pani, 23 novembre

L’ho vista anche io una scritta su un muro, a caratteri di memoria fascista che diceva: “Froci nel forno”. La guardi e pensi alla portata della stupidità. Poi, mentre te ne stai seduta davanti a un carabiniere, col tuo avvocato accanto e alcune carte in mano, mentre le loro voci cantilenano diciture burocratiche cacofoniche e noiose, leggi il proclama sulla razza ariana che vorresti lanciare dalla finestra aperta, che guarda altre finestre aperte, come in un film di Kubrick.
 
Leggi ancora le farneticazioni di un ragazzo e ti domandi: “Chissà che vita ha avuto, cosa gli hanno raccontato. Chissà se ha letto questo o quello, se mai gli hanno raccontato il rumore che fanno le ossa che si rompono in un corpo troppo magro.”
 
Poi il carabiniere ti rivolge la domanda, posi le carte sopra il tavolo, e non hai alcuna smania di spiegare, di difenderti, di urlare. Perché le ragioni ormai ti sembrano rimbombare nella mente, senza più senso, ribadite per iscritto su pagine e pagine di carta virtuale, o durante gli interminabili percorsi della vita, camminati con diverse compagnie fatte di gente di mille colori e di mille pensieri. Tutte cose già dette, tutte cose già lette. Sempre le stesse a ripercorrere una storia che seppellimmo troppo in superficie e riesumata quando si è reso necessario, rigettarci all’inferno.
 
Oggi piangiamo un bambino che ha preferito morire, immagino perché troppo brutto il futuro che riusciva a immaginare, vivendo in questo presente. Piangiamo lacrime sperando che queste possano restituirci alla nostra umanità, cercando fortemente un colpevole per l’assurdità di una morte, che possa in qualche modo assolverci, e condanniamo a pagare un’intera generazione di studenti o compagni di scuola nel quale si può trovare un capro espiatorio che ci lasci liberi nel dolore.
 
Lo piango anche io, e lo piango a modo mio, con l’amarezza che mi porto dentro da giorni e che non riesco a lasciar andare. Lo piango, pensando che forse non ho fatto abbastanza, che forse questo mio cocciuto modo di strillare la scomodità della realtà è stato inutile. Non piango la sua morte, ma piango la sua vita di bambino domandandomi quale sia stato il terrore che deve aver provato del domani, per scegliere di non arrivarci mai. Non mi importa di sapere quanto crudele può essere un ragazzo, semmai mi domando dove fossero quei genitori che non hanno avuto modo di accorgersi come si stavano costruendo i loro figli.
 
Piangere per una vita è puro esercizio di stile, se non ci rendiamo disponibili a salvare la prossima. Rifugiarci nell’assurdità di un fatto è solo alimento per la nostra buona coscienza, se renderemo possibile il prossimo nefasto accadimento.
 
Un bambino è stato ucciso da tutti coloro che non hanno avuto il tempo, che si son girati dall’altra parte, che hanno pensato bene di non iniziare nemmeno a combattere una lotta impari contro il sistema, contro l’ignoranza, contro il Golia che è questo nuovo fascismo lasciato libero di emergere e radicarsi ancora nel letto di miseria culturale appositamente creato per tenerci tutti al giogo, sottomessi e impotenti. Un bambino è stato ucciso dalla solitudine che si prova, quando ci si ostina ad alzare la testa, e si vede che tutto intorno il mondo è a capo chino.
 
Possiamo metterci i pantaloni rosa tutti i giorni, e tutti i giorni mostrarcene fieri e orgogliosi, ma non servirà a nulla, se non strapperemo le camicie nere.
 
Rita Pani (APOLIDE)

D’inciviltà e cose del genere

Inserito il

Barak Obama invece di parlare all’America con fare contrito dicendo fra l’altro un mucchio di sciocchezze a proposito di figlie sue che evidentemente non rischiano nulla essendo superprotette e controllate a differenza della gente comune, pregare, fare inutilissimi minuti di silenzio di fronte all’ennesima strage perché non fa una legge per vietare il possesso indiscriminato di armi? Michael Moore non ha insegnato niente, in America chi apre un conto in banca ha diritto a una pistola, fra un po’ le daranno con le tessere punti dei supermercati. Il folle non è quello che spara ma chi mette a disposizione di tutti armi senza controllo. E pensare che quegl’imbecilli della lega avrebbero voluto la stessa cosa anche qui e gente più imbecille di loro era perfino d’accordo.

Agli States invidio solo il fatto di avere una stampa e un’informazione davvero libere, lì sono i giornalisti che fanno saltare le ‘eccellenze’  quando sono tutt’altro che eccellenti,  non il contrario come avviene qui, per il resto, finché non sarà abolito l’obbrobrio dell’omicidio di stato fino all’ultima stellina e striscina non mi piacerà nulla di quel paese pieno di fanatici, bigotti e presuntuosi.

***

Preambolo: come si permette Napolitano di definire “polemiche miserrime” le considerazioni a proposito del conflitto di attribuzione fatte, leggi e Costituzione alla mano, da costituzionalisti e giudici che hanno dimostrato di conoscere leggi e Costituzione meglio di lui che dovrebbe esserne il garante? Napolitano è padronissimo di difendersi in tutti i modi che vuole  ma non può dire che persone come Imposimato e Cordero, la sorella e il figlio  di Paolo Borsellino abbiano fatto qualcosa di miserrimo ricordando alla gente che le leggi e la Costituzione non si interpretano come piacerebbe ai lor signori, bindi compresa, ma si applicano.

***

Ingroia lascia, accetterà molto probabilmente  un incarico prestigioso all’estero per conto dell’ONU perché  pare che altrove da qui  non considerino i magistrati pazzi, diversi dalla razza umana, cancro e metastasi: ecco, mandiamoli via tutti, poi quando fanno cose buone fuori dall’Italia qualcuno si vanterà che portano in alto il “buon nome” dell’Italia.  Farabutti miserabili.

***

Sottotitolo: mi auguro che Olanda, Spagna, Portogallo, Svezia e Francia, per citare i primi paesi europei che mi vengono in mente, ci dichiarino al più presto guerra dopo essere stati definiti incivili da casini solo perché a differenza dell’Italia, paese DAVVERO incivile una legge che regolarizza legalmente anche le unioni omosessuali ce l’hanno. casini è un più che probabile alleato di bersani, buona fortuna al piddì, poi però non se la prendessero con Grillo, coi pokemon, i gormiti e con tutta la fantascienza possibile e immaginabile quando la gente non vota quel caravanserraglio di “anime diverse” preferendogli un movimento di principianti.

Perché la vera fantascienza. la vera cosa contronatura e incivile  è averci anche e solo pensato, ad un’alleanza con la faccia ‘bella’ di cuffaro.

***

Casini attacca: “Nozze gay?
Idea incivile e violenta
E le adozioni abbrutimento”

(Si renderanno conto almeno di quanto sono RI-DI-CO-LI? io dico di no, altrimenti l’avrebbero smessa da quel dì.)

***

Sto iniziando a ripensare alla teoria del “se capitasse a te”.

Non mi è mai piaciuto considerare qualcosa sulla base del personalismo: come quando succede qualche fatto di cronaca violento e ci si sente sempre dire dai ragionatori “di pancia”: “eh, dici bene tu, pensa se fosse stato tuo figlio.”

Ma ultimamente sono sempre più attratta dall’idea che certe cose si capiscano solo vivendole personalmente.

Tipo la mancanza di rispetto e la negazione dei diritti.

Ad esempio ritrovandosi per casa un figlio omosessuale o una figlia lesbica. E questo vale anche per casini.

La rivoluzione inizia a casa propria.

E se non lo capiamo tutti questo non sarà mai un paese completamente civile;  se ancora si tollera nel linguaggio comune che gli omosessuali vengano definiti “froci, ricchioni”  persone  “contronatura” e non gente che ha diritto di vivere i propri sentimenti e la propria sessualità nel modo che vuole significa che i figli delle persone che vengono ‘educati’ da gente così cresceranno con la stessa opinione.

E non usciremo mai da questa spirale di ignoranza.

La definizione “contronatura” è un abominio culturale creato ad arte per giustificare il rifiuto di comprendere e accettare qualcosa che, sebbene esista, non piace né si accetta; era più o meno la stessa bizzarra teoria di hitler che non potendo dire – allora non si usava il diBBattito – scempiaggini come la bindi e casini, parlare di inciviltà né di anticostituzionalità fu costretto ad adottare la “soluzione finale”, ovvero quell’olocausto che spazzò via milioni di persone fra cui anche gli omosessuali.

E non si può accettare nel modo più assoluto che una politica che agisce e opera nel terzo millennio in occidente abbia le stesse idee dei paesi più fondamentaliti e integralisti. L’Italia non è ancora, e per fortuna, una teocrazia, non lo è completamente, almeno.

***

Non esiste il diritto all’adozione, non solo per gli omosessuali,  lo sappiamo fin troppo bene, altrimenti le coppie italiane non andrebbero a prendersi bambini da tutte le parti del mondo, a meno che non lo facciano esclusivamente per il desiderio di avere figli di altre nazionalità.

Conosco persone che sono andate a prendersi bambini in Brasile, in Russia,  con tutte le difficoltà che questo comporta tipo avere la possibilità di assentarsi per lunghi periodi dal lavoro nella fase che precede l’adozione vera e propria, una montagna di soldi che non tutti hanno.

Sappiamo benissimo che istituti e orfanotrofi italiani, perlopiù gestiti dal vaticano hanno tutto l’interesse a mantenere alto il numero dei residenti perché questo significa, ma che lo dico a fare?  ricevere molti soldi dallo stato.

Estendere, invece a più persone dunque anche agli omosessuali se lo desiderano  la possibilità di dare una residenza  a dei bambini,  quell’affetto e amore che  genitori naturali pur essendo rigorosamente eterosessuali come piace a questi  difensori delle tradizioni [solo sulla pelle degli altri naturalmente: mai sulla loro che possono tranquillamente avere più mogli, più figli con compagni/e diversi, divorziare, risposarsi, organizzare orge, sfruttare minorenni, avere amici mafiosi ed essere comunque accettati da una chiesa che in quel caso non la fa tanto lunga] non sono stati in grado di offrire sarebbe solo un gesto di civiltà; dunque qualcosa di irrealizzabile in questo paese ridicolo che, finché sarà gestito e governato da gente così miserabile,  omofoba e razzista  non diventerà mai un paese democratico, civile e moderno.