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La questione immorale

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Sottotitolo: la mia solidarietà e la mia vicinanza affettuosa  alla famiglia di Stefano Cucchi, senza l’obbrobrio della legge che porta il nome di fini e giovanardi Stefano sarebbe ancora vivo, nessuno lo avrebbe mai arrestato per una manciata di fumo, e non sarebbe mai morto di botte, di fame e di stato.

Ilaria Cucchi: Tutti condannati. Anche Stefano

Caso Cucchi, stai a vedere che è colpa di Stefano

Incredibile requisitoria al processo per la morte del detenuto. Insinuazioni su di lui e i familiari. Chieste pene lievi.

Nel frattempo, a Palermo si va in giro così, non per colpa delle banane, e nemmeno del traffico.
Un paese che difende i suoi figli migliori col mitra e quelli peggiori con un posto in parlamento assicurandogli immunità e impunità è un paese da buttare.

Napolitano sponsorizza le larghe intese
E attacca le “campagne moralizzatrici”

Oggi gli eversori sono quelli che difendono la Costituzione, la giustizia, la legalità e l’onestà, anche quella intellettuale.

Tutti gli altri sono statisti moderati, comunisti pentiti, gente che ha prodotto solo disastri per opportunismo politico o perché sotto il ricatto di qualcuno che ha avuto evidentemente ottimi argomenti per tenere sotto scacco lo stato e le sue istituzioni.

Io oggi mi sento legittimata e autorizzata a pensare quello che voglio della politica di questo paese, del suo agire, e a fare tutte le ipotesi che lo stato delle cose suggerisce.
Che si vergognino, e anche molto, tutti quelli che in questi lunghissimi mesi di caos hanno cercato di convincere gli italiani che Napolitano stava lavorando bene, che lo hanno difeso quando firmava, quando taceva invece di parlare e quando faceva il contrario per portare acqua al mulino di qualcuno, una volta era Monti, un’altra berlusconi, un’altra ancora i partiti politici ma mai, MAI una per quel popolo che avrebbe dovuto garantire e tutelare.
Mancano le parole per descrivere lo sgomento che si prova a rendersi conto di essere stati lasciati soli, in balia di politici disonesti, di uno stato sempre assente ma che in compenso dai cittadini onesti, da quelli in difficoltà, dai poveri ha preteso tutto.

Un presidente della repubblica che ha ostacolato varie volte – non solo ieri ma in tutto il suo settennato legittimando un abusivo impostore, favorendogli il cammino nell’illegalità firmando leggi apposite per renderlo “più uguale degli altri” e quindi non soggetto al rispetto delle leggi e delle regole – l’opera di moralizzazione nella politica che in questo paese non è solo opportuna ma proprio necessaria, che promuove, dopo quasi due decenni di accordi sottobanco che hanno generato il caos, il disastro etico e morale di questo paese, un’intesa a cielo aperto fra un partito di sgarrupati incapaci e quello di proprietà del primo delinquente d’Italia.

Una richiesta spacciata per compromesso storico, per un’azione politica utile al bene del paese; una conciliazione necessaria, e che importa poi se per raggiungere l’obiettivo si calpesta la Storia, si offende la memoria di due galantuomini per far passare l’idea che sì, in fin dei conti si può fare perché berlusconi e Bersani sono uguali ad Enrico Berlinguer e Aldo Moro, si tace sulle conseguenze di quel compromesso del ’76 che ha prodotto  bettino craxi, silvio berlusconi e i governi della p2.

Tutto questo per far finta che in questo paese non sia successo niente, per  delegittimare i cinque stelle che, con buona pace di chi non si rassegna sono stati votati dalla gente e come scrivevo all’inizio della loro avventura tutti coloro che sono scelti dalla gente per mezzo del voto hanno il diritto di esprimersi come tutti gli altri, quelli che c’erano prima e che ci hanno portato fino a qui.  Mi sono sempre tenuta fuori dalla guerriglia contro i 5S anche per questo motivo, per essere libera di dare ragione o torto quando bisogna farlo, senza farmi condizionare da nessuno.

Napolitano: il miglior migliorista di tutti, quello che Kissinger definì “il mio comunista preferito”, e adesso sappiamo anche il perché.

Manifest’Azioni [che bel paese è l’Italia, manco una colata di acido muriatico ci salverà]

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Contro le istituzioni: tutti con Silvio!  – Domenico Gallo per Micromega

[…] Con la scusa della repressione della criminalità sono stati privati della libertà tanti onesti padri di famiglia dediti al commercio della droga per sfamare i figli; tanti onesti collettori di tangenti e tanti onesti professionisti, dediti ad attività predatorie; tanti onesti imprenditori costretti a mandare in esilio nei paradisi fiscali i capitali onestamente guadagnati con l’aiuto della “famiglia”.

Per giunta questa società di onesti deve confrontarsi quotidianamente con lo spionaggio screanzato sui telefonini, anche quelli più riservati, non essendo più sicura nemmeno dell’inviolabilità delle proprie conversazioni telefoniche: in Italia non si è più liberi di organizzare una rapina in banca, un’estorsione, un appalto truccato o un attentato che si viene subito intercettati!

Tuttavia il culmine di questa situazione insopportabile non è né l’oppressione fiscale né quella burocratica, ma l’oppressione giudiziaria. I magistrati arrivano ad usare i loro poteri (cioè il potere di procedere al controllo di legalità) persino contro chi è stato democraticamente eletto, come se i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche avessero il dovere di adempierle con disciplina ed onore!

Come se gli eletti dal popolo (specialmente uno!) non godessero del privilegio dell’inviolabilità. Del resto lo diceva anche lo Statuto Albertino che la persona del Re è sacra ed inviolabile. Per questo gli innumerevoli procedimenti penali a carico di Silvio sono atti sacrileghi perché colpiscono il corpo mistico del Re (di denari).[…]

 

Incipit:  è molto strano che nessuno abbia pensato a caricare questo video su youtube: https://www.facebook.com/photo.php?v=474695502588125: la censura preventiva è quella che funziona meglio, così almeno non c’è nemmeno bisogno di giustificare la scomparsa di materiali come dire? inopportuni.

Preambolo: i due marò tornano in india. Bisognerebbe mandare laggiù anche Monti, Terzi, e quell’altro che c’ha il cognome che somiglia a una marca di spumante, Staffan De Mistura, che per i danni che hanno fatto nella gestione di questa faccenda e per la figura miserabile che hanno fatto fare al paese meriterebbero una revoca a tempo della  cittadinanza italiana.

Sottotitolo: non mi piace tutto questo interesse del M5S per quell’area della politica che si occupa del controllo: sicurezza e telecomunicazioni, il servizio pubblico sono cose delicate da gestire, non si possono affidare a dei principianti della politica che alle spalle hanno Casaleggio, uno che ha delle idee fantasiose sul futuro prossimo e più prossimo di questo paese. Uno che ha previsto la terza guerra mondiale, per dire.

Di tante cose che ci sono perché proprio la Rai e il Copasir, non abbiamo già dato in termini di monopolio e di pessima gestione delle cose importanti? cos’altro c’è da sperimentare in questo paese? perché la faccenda dovrebbe interessare tutti, visto che le cavie siamo noi.

MA

se  berlusconi riesce a cavarsela anche stavolta grazie alla politica che gli offre l’ennesima scialuppa di salvataggio a votare non andrò mai più nemmeno se mi ci portassero a forza.
E nessuno venisse più a raccontarmi favole sulla democrazia che è partecipazione, perché sostenere ancora una politica impegnata da quasi vent’anni a cercare la soluzione ai problemi giudiziari di un delinquente  non è partecipazione ma complicità con  chi al delinquente  non solo ha retto e  regge il sacco ma gli fa trovare pure la cassaforte aperta.
E allora non è più roba per me.

Sono diciotto anni che b chiede l’impunità e gliele hanno concesse tutte. 
Adesso che si è finalmente indebolito non deve assolutamente trovare gente ancora disposta a cedere ai suoi ricatti. 
Bisognerebbe che tutti prendessero finalmente atto che b non è un avversario disposto a perorare le sue cause per mezzo di sistemi democratici, non l’ha mai fatto, lui sta bene soltanto nella sua condizione naturale che è quella del fuori legge visto che le ha praticamente violate tutte.
E coi fuori legge non si tratta, tanto meno dovrebbe farlo la politica che sta lì per rappresentare e gestire lo stato per mezzo delle leggi e della democrazia, concetti completamente estranei alla figura di silvio berlusconi. craxi è stato moto più dignitoso di lui, se n’è andato a morire da latitante ma almeno non ha stravolto un paese, un parlamento e la Costituzione.

Domani berlusconi porterà i suoi in piazza a manifestare contro la magistratura, una cosa che sarebbe impossibile fare in qualsiasi altro paese democratico e civile, qui invece le istituzioni tacciono, trasformando un atto eversivo in qualcosa che si può tranquillamente fare in virtù di quella democrazia che berlusconi stupra da quasi vent’anni ogni giorno.

La cosa più deprimente è che si parlerà dello scazzo di Grasso  per mesi come della puntata in cui Santoro e Travaglio avrebbero fatto il favore a berlusconi.
A Porta a Porta si fa pornografia cinque sere a settimana da anni in pieno regime di conflitto di interessi del suo conduttore che è stipendiato da berlusconi e marito di una dei membri dell’autorità di garanzia nominata da Monti e nessuno fa un fiato.
Quando dico che un’informazione in questo paese se la meritano in pochi so perché lo dico.

Travaglio poteva calare l’asso ricordando anche l’intervista nella quale Grasso disse che il governo di b avrebbe meritato il premio per il suo impegno antimafia, non l’ha fatto, si è limitato a citare cose che chiunque legge libri e giornali doveva e dovrebbe conoscere da tempo.

Il problema invece è che siccome chi critica Travaglio non lo legge e chi critica Santoro non lo vede perché loro si devono criticare non sulla base del loro lavoro ma perché si chiamano Santoro e Travaglio io sarò sempre dall’altra parte, da quella di chi parla e critica in base alla conoscenza e non al pregiudizio.

Che tristezza doversi ridurre a fare la figura di un berlusconi qualunque…e bravo l’ex superprocuratore che, da perfetto estraneo alla politica quale dovrebbe essere ha invece imparato benissimo il linguaggio della politica come l’altro, il sobrio professore, e che ti combina il neo presidente del Senato dunque seconda carica dello Stato? invece di pensare ad una querela per diffamazione contro Travaglio – un magistrato dovrebbe sapere benissimo quali passi fare in presenza di accuse “infamanti” contro di lui [come se Travaglio avesse detto che la magistratura è un’associazione a delinquere composta da pazzi, antropologicamente diversi dalla razza umana, un cancro della democrazia etc etc: in quel caso non si leva nemmeno un pigolio da parte di nessuno]- telefona in diretta televisiva e si mette a battibeccare con lo studio come se fosse quello di un Porta a Porta qualunque.

Ed è strano che solo ieri sera sera Pietro Grasso si sia sentito ferito nell’onore, visto che le cose che ha detto Travaglio a Servizio Pubblico sono le stesse che ripete da anni, sono scritte anche sui suoi libri ma casostrano non ha mai ricevuto nessun invito alla sfida a duello da Grasso.
Forse Grasso si è spaventato perché probabilmente Napolitano conferirà a lui l’incarico di formare un governo da presdelcons e ci tiene ad farsi trovare vergine all’altare? Stabilito che c’è differenza fra errore e crimine è colpa di Travaglio se molto spesso chi si presenta alla politica ha SEMPRE e sistematicamente qualche conto da regolare col suo passato, con fatti legati alla sua attività professionale?
Marco Travaglio non è uno sprovveduto che parla senza verificare la veridicità delle cose che dice e che scrive sui suoi libri, se da anni dice quelle cose a proposito di Pietro Grasso e per anni non è successo significa che Grasso o era molto distratto e nessuno gli ha mai riferito i contenuti di quei libri come invece qualcuno ha fatto ieri sera informandolo che a Servizio Pubblico si stava infamando il suo onore, o semplicemente vuole dire che quelle cose sono vere e non c’è nulla da confutare, e la telefonata di Grasso è la conferma che Travaglio non ha svenduto la propria professione a nessuna causa o persona, lui fa il giornalista ed ha il DOVERE di raccontare i fatti quando ci sono, e la reazione di Grasso è la miglior risposta che poteva dare per confermare a me che Travaglio è un ottimo giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che non si è mai inchinato a nessun potente pre-potente o delinquente come invece ha fatto e fa la stragrande maggioranza del giornalismo italiano.

L’intervento di Marco Travaglio

La telefonata di Pietro Grasso a Servizio Pubblico

L’aria nuova di Grillo

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Sottotitolo: un incubo di legislatura per quelli della casa delle libertà circondariali: una comunista e un Magistrato, andranno alle sedute parlamentari portandosi dietro la collana d’aglio e  il paletto di frassino.

Adesso sì che si possono spolverare le poltrone: quelle di Camera e Senato che finalmente tornano a meritarsi anche la mia maiuscola.

L’articolo 67 della Costituzione cita testualmente: “OGNI MEMBRO DEL PARLAMENTO RAPPRESENTA LA NAZIONE”,  non il decalogo di Grillo. 

E ancora, nell’articolo 68: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.
IL VOTO E’ SEGRETO.

Ciò detto, anzi scritto, Grillo, quando sarà presidente del Consiglio e avrà i due terzi del Parlamento, potrà abolire i suddetti articoli della Costituzione, e anche altri se lo desidera, e decidere in che modo si deve votare alla Camera e al Senato, magari via skype, se gli piace così.

Se ognuno si fa il codice di comportamento la Costituzione che ci sta a fare?   io ho sempre attaccato chi esagerava. Chi aveva paura del nazista del terzo millennio, a questo punto gli unici che lo possono mettere all’angolo sono i suoi. Quello che non è stato fatto con e per berlusconi.

Se proprio bisogna sostenere le donne in quanto donne molto meglio farlo con quelle  che meritano di essere sostenute.
Laura Boldrini  è competente, ha fatto cose importanti NONOSTANTE la politica, specie quella che dovrebbe regolare l’immigrazione seriamente e non come un’appendice della criminalità.  Fra chi gli immigrati li ha salvati e chi invece si augurava che facessero una fine orribile contribuendo a fargliela fare per mezzo dei respingimenti in mare, c’è una bella differenza. 

Una differenza che si quantifica in migliaia di cadaveri che ancora giacciono sul fondo dei nostri bellissimi mari.

Una persona, una donna di spessore, elegante, che ha detto cose molto importanti di cui sia la politica che gli italiani si dimenticano facilmente. E che le donne del pdl non abbiano applaudito e non si siano alzate in rispetto all’Istituzione è un motivo di più per pensare che la sua nomina sia più che meritata.

E’ ora di riportare la SERIETA’ nella politica e nelle istituzioni.

Ed io oggi, sebbene con tutti i miei dubbi sono strafelice che Laura Boldrini sieda al posto di gianfranco fini che contribuì alla stesura di leggi fasciste contro gli immigrati e per equiparare lo spacciatore di cocaina al ragazzino che si fuma uno spinello – se non ci fosse stata la bossi – giovanardi Stefano Cucchi sarebbe ancora vivo,  e Pietro Grasso sulla poltrona di schifani, ex avvocato di un mafioso. 

Finalmente torna anche il decoro alle commemorazioni dei morti di mafia.
Il 25 maggio scorso Travaglio scriveva: ”bisogna trarre le dovute conseguenze dalle vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituiscono reato, ma li rendevano inaffidabili nella gestione della cosa pubblica. Questo giudizio non è mai stato tratto perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza. Il solito giustizialista grillino? No, Paolo Borsellino. Il 19 luglio, i politici rimangano a casa a meditare”.

schifani è stato l’avvocato di un mafioso, di uno dei più mafiosi di tutti, una parte della sua vita sulla quale ha sempre taciuto e avrebbe continuato a farlo se non ci fossero state le rivelazioni di un pentito di mafia durante un processo.
Quando fu eletto presidente del Senato una fra le prime persone a congratularsi con lui – con tanto di bacio “accademico” –  fu Anna Finocchiaro, non si capisce se per stima personale o perché entrambi sono figli della stessa terra.

I siciliani del M5s hanno votato l’ex procuratore antimafia Pietro Grasso alla presidenza del Senato perché – testuali parole di qualcuno – se la poltrona fosse tornata a schifani non sarebbero potuti tornare nemmeno a casa.
E giustamente, dico io.
Ciò significa che a tutti gli altri – se si parla di voti espressi secondo coscienza – non interessava che la seconda carica dello Stato fosse affidata a chi l’avrebbe rappresentata sicuramente meglio di schifani, che con la mafia invece ha avuto qualcosa a che fare, probabilmente vergognandosene in un secondo momento, visto che ha preferito non dirlo a nessuno? 
E chi ha votato secondo coscienza dimostrando di averne una buona, che sa distinguere che fra un indagato per mafia e uno che, a prescindere dal suo mestiere che è stato quello di combatterla non lo era, qualche differenza c’è,  si merita la ramanzina, la minaccia, il cartellino rosso?

E questo sarebbe il nuovo che avanza? fra Pietro Grasso e il candidato dei 5s o peggio ancora la possibilità di lasciare quel posto a schifani solo la capacità di analisi di un ultrà da stadio avrebbe avuto dei dubbi.   Per carità, sono stata fra le prime a rinfacciare a Grasso quella frase infelice sul premio antimafia al governo di b., e ancora oggi se capita e se serve non mi sottraggo a ricordarla.
E so benissimo che la sua nomina l’ha voluta il malato immaginario scippandola, de facto, a Giancarlo Caselli.
Ma per metterlo sullo stesso piano di schifani e anche un’anticchia più sotto bisogna essere dei perfezionisti nel triplo carpiato con superavvitamento e scappellamento a destra.

La Costituzione si difende sempre, non solo quando torna utile e non lo si fa certo per coerenza ma per dovere civile, visto che se non ne avessimo avuta una: QUELLA CHE ABBIAMO, questo paese sarebbe ridotto molto peggio di così. 

I politici passano, i partiti nascono e muoiono, la Costituzione no, difendiamola, sempre.

Neanche Monti ha votato per Grasso, dimostrando, semmai ce ne fosse ancora la necessità che l’interesse per se stesso gli sta molto più a cuore di quello del paese: ben gli sta a tutti quelli che hanno osannato la serafica sobrietà di Mario Monti, uno talmente avvezzo a dire cose e a farne altre – altro che estraneo alla politica – da aver imparato benissimo come nascondere zanne da vampiro dietro sorrisini di circostanza. 
Felicissima di non essermi mai allineata ai “menopeggisti” di un annetto e qualcosa fa, a proposito di Monti & friends.

E, per finire, il pover’uomo si è presentato ieri al Senato per votare dopo aver incassato l’ennesimo sì al legittimo impedimento: silvio berlusconi ai Magistrati dovrebbe fare un monumento, altroché insultarli tutti i giorni. Ché se fossero stati diversi dalla razza umana come dice lui da quel dì che l’avrebbero sbattuto in una galera. In tutti questi anni sono stati perfino TROPPO umani e comprensivi, chi è legittimamente impedito a recarsi in un tribunale a due passi da casa sua a maggior ragione lo dovrebbe essere per affrontare un viaggio di qualche ora per venirsi a prendere i vaffanculo che si merita nella Capitale. 

Spero che i lavori nel buen ritiro siano a buon punto, perché ho la sensazione che stavolta le cose potrebbero cambiare davvero, e se cambiano in peggio per berlusconi significa che per noi la salita sarà un po’ meno ripida.

Vengo dopo il tiggì [ma anche prima e durante]

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Nelle case di 17 milioni di residenti in questo paese la sera del 31 dicembre c’era un televisore acceso.
Ciò significa che in attesa di far esplodere milioni di tappi di spumante e champagne una marea di gente il conto alla rovescia lo ha fatto guardando più o meno distrattamente quei programmini cosiddetti per le famiglie, tipo quelli che vengono trasmessi la domenica pomeriggio su rai e mediaset, e tutti sanno, meno Pigì Battista, che attraverso lo strumento televisivo può passare qualsiasi cosa, specialmente in un periodo delicato qual è quello prima delle elezioni. 
E non c’è un altro paese al mondo dove c’è sempre una campagna elettorale che incombe come accade sistematicamente qui da noi.
Ora io non ho visto la tv la sera del 31 e nemmeno la mattina del primo giorno del nuovo anno ma ho letto i giornali che per fortuna non vanno in vacanza, e so che due signori – si fa per dire – hanno letteralmente impazzato nelle televisioni tutte, da Rai a mediaset passando per la7 e sky, e mentre loro imperversavano e invadevano le televisioni tutte i cosiddetti programmi di approfondimento politico, quelli che dovrebbero fare da contraltare, da contraddittorio alle parole a perdere dei politici erano in vacanza.
Quindi questi signori hanno potuto dire tutto, il contrario di tutto e ricominciare daccapo senza che ci fosse nessuno a suscitare almeno la polemica circa le loro dichiarazioni che non sono quelle di due pensionati qualsiasi che vengono invitati a raccontare come si vive con quattrocento euro di pensione ma persone con l’ambizione di mettere le mani sul paese a modo loro; uno lo conosciamo bene e l’altro ha offerto un piccolo assaggio nell’anno appena passato.
Io non sono una persona di quelle che pensano che l’approfondimento politico in tv sia inutile, che tutti i talk show siano in qualche modo pilotati o tutti uguali.
Perché in base a quel che viene detto in quelle trasmissioni si accende comunque la polemica che poi viene spalmata sui giornali e in Rete, e significa che quello che viene detto dai politici viene discusso ma prima di tutto saputo e conosciuto da un sacco di gente. E non tutti hanno la possibilità di tenersi informati usando internet.
Ma se mentre Monti e berlusconi parlano indisturbati non c’è nessuno che – ad un mese dal voto – dice un’ora dopo o il giorno dopo agli italiani: “guardate che quei due vi stanno raccontando una marea di cazzate per questo e quel motivo”, contrapponendo dunque i fatti allo sciame di parole che viene subito dalla gente durante interviste accomodanti, sorridenti, di fronte a conduttori che fanno di tutto per far sentire l’ospite a proprio agio, la maggior parte della gente si formerà un’opinione solo attraverso l’intervista e non sul contenuto di tanto parlare che nessuno mette in dubbio.
berlusconi non avrebbe mai potuto dire in tutta tranquillità che non ha mai affermato che Ruby fosse la nipote di Mubarak se un minuto dopo quell’intervista qualcuno avesse mandato in onda la sua dichiarazione dove invece lo dice eccome, che la ragazza “di 23 anni” [in realtà ne aveva 17 ed ecco perché berlusconi è sotto processo per sfruttamento della prostituzione minorile]  gli aveva detto di essere la nipote del dittatore egiziano.
Quello che voglio dire è, semplicemente, che due settimane di vacanza sono troppe per chi ha la responsabilità di informare nel merito dei fatti che accadono e delle cose che si dicono in ambito politico ad un mese dalle elezioni, due settimane di vacanza a natale non sono la normalità ma un privilegio che non ci si può permettere nell’unico paese dove, grazie ad una legge come quella sulla par condicio che esiste solo qui perché si è preferita questa al conflitto di interessi,  si smette di parlare di politica e dei politici nel momento in cui, e invece, si dovrebbe intensificare la discussione su entrambi.

Ma mi faccia il piacere
Marco Travaglio, 7 gennaio

Dovere di cronaca/1. “‘Presidente, vuole un ginseng?’. ‘No, grazie: prendo un caffè’. Ieri il capo dello Stato Giorgio Napolitano, in visita nella città di Napoli con la moglie Clio, non ha mancato di fare tappa al bar Gambrinus, dove all’offerta del proprietario ha preferito la classica miscela italiana. ‘Mi auguro — ha detto – che il 2013 sarà un anno in salita, di crescita’. E poi: ‘Rivolgo un augurio speciale a Napoli ed ai napoletani'”
(Corriere della sera, 3-1).
Dovere di cronaca/2. “Pomeriggio al cinema, ieri, per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (ieri a passeggio, foto Ansa) e la moglie, signora Clio Napolitano e signora hanno percorso un tratto di strada a piedi. Scambio di battute in napoletano anche con una passante: ‘Preside’, fate qualcosa ‘e bbuono per ‘e guaglioni ‘e Napule’. E lui accogliente: ‘E chest’ cercamm e fa’”. Napolitano e la moglie hanno poi concluso la serata con una cena in casa di amici di vecchia data nella zona di Posillipo” (Corriere della Sera, 4-1).
Lo zio d’Egitto. “Ruby era una ragazza sfortunata, che mi ha indotto ad un aiuto senza avere fatto neppure una avance, e che ha giurato e firmato di non avere avuto neppure una avance da me. Dichiarava di avere 23 anni e di essere parente di Mubarak, il quale Mubarak,
per 15 minuti sette giorni prima, si era intrattenuto con me nel summit sull’Egitto: gli parlai di questa ragazza e sua madre e credendo di poterla individuare come sua parente, come dimostrato dalle testimonianze di tutti i partecipanti alla colazione compresi gli interpreti. Quindi temevo, siccome mi avevano detto che stavano per portare questa ragazza in prigione, il che non era vero perchè stavano cercando un posto per lei in una casa famiglia che non trovavano, che potesse accadere un incidente diplomatico e mi sono rivolto a un dirigente della questura nella forma abitualmente gentile” (Silvio Berlusconi, Ansa, 28-11-2011).
“Ruby nipote di Mubarak? Io non l’ho mai detto, è stata un’invenzione dei giornali” (Silvio Berlusconi, SkyTg24, 2-1-2013).
Ma sì, era tutto un equivoco. O uno scherzo. E adesso chi lo dice ai 314 deputati che ci avevano creduto?
Reaty Show. “L’austerity di Monti ha aumentato i reati”
(Silvio Berlusconi, il Giornale, 5-1).
Senza contare i miei.

Anno nuovo: si fa per dire

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Sottotitolo: Monti e berlusconi, ovvero i più grandi ballisti d’Italia.
Il primo vuole governare un paese col terrore del fallimento e della miseria che lui stesso ha incrementato con le famose politiche di “salvataggio”, e l’altro a cui di governare non interessa nulla, il suo scopo è solo quello di mantenere a vita l’impunità che un parlamento repubblicano, democratico, gli ha concesso.
Entrambi hanno lo stesso obiettivo che è quello di rendere questo un paese meno libero e civile e in buona parte ci sono già riusciti tagliando sull’istruzione, sulla sanità, fregandosene apertamente, con arroganza dei diritti civili, e la sinistra di fronte a tutto questo anziché rafforzarsi fa un passo indietro consentendo al signore delle banche di poter affermare con serenità di essere lui la soluzione, il vero riformatore in grado di aggiustare i danni prodotti dalla politica senza che nessuno gli rida in faccia.

Se Monti oggi può dire una cosa del genere a proposito dei diritti civili, ripetere la solita filastrocca che non sono un’urgenza è perché abbiamo accettato che questo ragionamento lo facesse anche la politica; invece di sbattere al muro i cari referenti e dirgli che i loro stipendi sono la miglior motivazione affinché ci si possa occupare e preoccupare dell’economia e del sociale, del lavoro e delle unioni di fatto, che una o più cose non ne escludono altre, abbiamo assorbito seriamente il concetto che per occuparsi di diritti civili si debbano risolvere prima altri tipi di problemi.

Mentre, e invece, è tutto il contrario, il riconoscimento dei diritti civili è come un ipotetico start che consentirebbe a tutti di partire dallo stesso punto. 

L’urgenza di quel che si deve fare  non la stabilisce la politica ma le esigenze dei cittadini, e una politica che non è intenzionata, nel terzo millennio, a riconoscere i diritti civili, quelli che rendono i cittadini tutti uguali come vuole la Costituzione è una politica da non sostenere perché non vale niente.
Chi non mette i diritti civili nella pole position del suo programma non avrà mai il mio sostegno e figuriamoci il mio voto.
Chi non capisce che i diritti civili sono la priorità non capisce niente.
Vediamo quante altre volte Bersani chiederà a Monti di definire da che parte sta.

Per conto mio, alla parola “centrosinistra”, metterei mano alla pistola, se ne avessi una.

Quand’è che berlusconi – come suo solito – inizierà a violare la par condicio?
L’Italia è l’unico paese nel quale si smette di parlare di politica, ma soprattutto dei politici nel periodo in cui se ne dovrebbe parlare di più.

Una legge per la par condicio così come è concepita qui da noi non esiste in nessun’altra parte del mondo civile, e sono gli stessi paesi, guarda caso, dove non si consente ad un imprenditore disonesto di accedere alla carriera politica.

 La par condicio sì ma il conflitto di interessi no.

Ricordiamocelo, a febbraio, ricordiamocelo tutti, e andiamo a guardare, a leggere nella storia recente italiana chi ha impedito che questo paese diventasse un po’ più civile di quel che invece è.  E regoliamoci, quando esercitiamo il nostro diritto/dovere del voto. 

Solo in questo paese è possibile che il segretario  dell’unico partito che è stato ininterrottamente nella maggioranza di governo per gli ultimi cinque anni possa andare tranquillamente alla radio e in televisione, essere intervistato come se fosse una persona seria e dire che tutto quello che è stato fatto dal governo cosiddetto sobrio – con il contributo del suo partito –  fa schifo,  ha soltanto peggiorato la situazione economica italiana ma che, votando il suo partito, quello che ha contribuito all’aumento delle tasse, al peggioramento generale,  non solo in fatto di economia, la situazione italiana migliorerà.

 In America hanno lavorato anche la notte di capodanno per evitare l’aumento delle tasse, in Italia si lavora notte e giorno tutti gli altri giorni solo per inventarsene di nuove.

Giusto per tornare al sano concetto di politica, di quel che dovrebbe fare un parlamento di eletti.

Il discorso di fine anno del presidente di questa repubblica: un anziano signore che parla del futuro, di un futuro che per questioni anagrafiche non lo riguarderà, per non parlare di un presente che ha contribuito notevolmente a peggiorare.  

Io mi chiedo, ma seriamente però, che avrebbe fatto tanta gente senza il parlamento italiano. Come si sarebbe guadagnata da vivere, ecco.

Se, come dicono quelli bravi il presidente della repubblica è praticamente una figura retorica, “uno che non conta niente”, si potrebbe, intanto, fare in modo che costi meno ai contribuenti che pagano le tasse.Napolitano è il presidente più costoso del mondo. Non è più possibile accettare un sistema dove c’è gente che vive del sostegno economico dei cittadini da 60 anni e che come segno di gratitudine troppo spesso non ha operato a favore dei cittadini, prima di tutto non proteggendo  quella Costituzione di cui lui dovrebbe essere il garante supremo, l’estremo difensore. Napolitano ci ha consegnato alla dittatura “soft” delle banche, ha impedito a dei magistrati di poter indagare sulla trattativa fra la mafia e lo stato che non è un’illusione della mente di un manipolo di eversori antistato ma un fatto che è accaduto e forse accade ancora. Un presidente della repubblica che sciupa un’occasione come il 25 aprile per mettersi a battibeccare a distanza con un comico invece di ribadire, con forza che in questo paese di fascismo non si dovrebbe nemmeno più parlare se non a livello di storia passata, altroché permettere a dei fascisti di occupare ruoli politici,  istituzionali e trattarli da statisti, stringergli la mano.

Napolitano in molte occasioni si è permesso di interferire e rendere nulle le sentenze di un tribunale, l’ultimo caso, scandaloso, indecente, quello di sallusti – diffamatore recidivo – graziato con una sculacciata da 15.000 euro dopo aver permesso che si diffamasse per sei anni un onest’uomo.

Per tacere di tutte le volte che ha sfilato la penna dal taschino per controfirmare leggi che lui stesso per primo avrebbe dovuto sapere che non andavano bene, prima che lo specificasse la Consulta. Un uomo dello stato, esperto, navigato, che in molte, troppe occasioni si è fatto mettere i piedi in testa da un impostore, un abusivo, un disonesto e che ha nascosto dietro una presunta ragion di stato nefandezze che difficilmente in un paese normale i cittadini sarebbero stati disposti ad accettare.
Napolitano, che invita i giovani ad indignarsi, a riprendersi il loro futuro ben sapendo che i giovani s’indignano, eccome, ma il loro grido viene puntualmente smorzato dai manganellatori in divisa, quelli che lo stato dovrebbero proteggerlo, non prenderlo a calci in bocca. 

Non si perde nessuna dignità a dire che il presidente della repubblica si è dimostrato spesso inadeguato. Non è vilipendio alle istituzioni ricordare la storia politica di Napolitano, una storia che dura da 60 anni, l’uomo del sostegno alla repressione in Ungheria, per chi lo avesse dimenticato.

Non si getta discredito su nessuno se si pensa e si dice che a rappresentare una nazione debba essere una persona realmente super partes e che abbia a cuore le sorti di tutti, non solo quelle della casta di cui è il capo indiscusso.

Di fronte all’apertura del conflitto con la magistratura siciliana e alla grazia concessa a sallusti, giusto per citare le due ultime performance dello statista incompreso non c’è da analizzare, giustificare, comprendere le ragioni di certe azioni ma solo da indignarsi, e anche molto.

Chi parla di rispetto per le istituzioni  dovrebbe quanto meno avere l’onestá di riconoscere che il rispetto funziona solo quando è reciproco.

Io non sono abituata né sono stata educata a rispettare chi prende  i cittadini di un paese, dunque anche me, a calci nei denti così come fa questo stato da sempre.

 Chi per ruolo rappresenta lo stato deve essere all’altezza del ruolo sempre.

Movi_Menti

Mi fanno abbastanza ridere i terrorizzati dal fatto che dei movimenti estranei alla politica ‘tradizionale’, quella benedetta dal presidente Napolitano e da tutto lo  stato maggiore delle gerarchie vaticane, possano togliere voti ai partiti [quelli tradizionali e bla bla bla].

Perché basterebbe un ragionamento anche minimo per capire che i movimenti nascono proprio per questo motivo: per togliere potere a chi ha dimostrato di non saperlo usare o di usarlo troppo e male, e in secondo luogo se la gente non vuole votare per il partito NON voterà il partito, a prescindere. 
Non capisco perché bisogna considerare irresponsabili, dei perfetti deficienti tutti coloro che in questi giorni si interessano all'”inopportuno” Ingroia mentre gli altri, quelli che si fideranno e affideranno ancora e ancora ai partiti esistenti, quelli che c’erano e che ci hanno condotto allegramente fin qui, persone che hanno a cuore le sorti del paese e della democrazia.

E’ più democratico Monti o Ingroia?

E allora perché a Monti si spalancano financo le porte del paradiso da vivo e Ingroia viene attaccato praticamente da tutti e soprattutto da chi ha arruolato nelle file di un partito tradizionale [e bla bla bla] un suo pari rango? questo, mi piacerebbe sapere.

 

Strano che quando si presentò il miglior presidente degli ultimi 150 anni imbarcando la peggior feccia che abbia messo piede in parlamento dopo il ventennio fascista nessuno si sia chiesto se fosse una cosa inopportuna concedere la scalata politica ad uno che PER LEGGE non ne aveva diritto [per d’alema però sì].
Non perché stesse sui coglioni di qualcuno [non quelli di d’alema], per dire.


Agenda Bondi, Marco Travaglio – 30 dicembre
Non vorremmo essere nei panni di Enrico Bondi, chiamato da Monti a selezionare degli aspiranti candidati del Partito Agenda. Non perchè sia un tipo facilmente impressionabile, anzi: sopravvissuto a Montedison, Telecom, Parmalat e Premafin spolpate da politici e prenditori tipo Gardini, Tanzi e Ligresti, firmatario nel ’97 dell’appello dei manager per abrogare il falso in bilancio, non si farà certo spaventare dalle facce e soprattutto dalle mandibole dei cosiddetti moderati. Il guaio è che non sono chiare le regole d’ingaggio della sua nuova missione. Che rischia di somigliare alla scena di Mezzogiorno e mezzo di fuoco di Mel Brooks: quando il cattivo arruola una sporca dozzina per assaltare il villaggio. Si siede dietro un banchetto ed esamina i curricula dei candidati in fila indiana: “Precedenti penali?”. Il primo risponde: “Stupro, assassinio, incendio doloso, stupro”. E lui: “Hai detto due volte stupro”. “Sì, ma mi piace tanto lo stupro!”. “Ottimo, firma qua. Avanti il prossimo… Precedenti penali?”. “Atti di libidine in luogo pubblico”. “Non è mica tanto grave”.”Sì, ma in una chiesa metodista!”. “Ah carino! Arruolato, firma qua!”. Immaginiamo il reclutamento per l’Agenda Monti. Bondi s’installa nelle segrete di Castel Sant’Angelo (le location le offre il Vaticano) e inizia l’esame del sangue ai candidati. “Mi chiamo Cordero di Montezemolo”. “Precedenti penali?”.
“Condanna in primo grado a un anno per abusivismo edilizio”. “È un po’ pochino, ma è un buon inizio. Arruolato”. “Sono Casini, nessun precedente penale”. “Allora hai sbagliato lista”. “Però ho portato in Parlamento tanti condannati, da Drago a Cuffaro, votato tutte le leggi vergogna e assicurato stima e amicizia a Dell’Utri prima della sentenza, su carta intestata della Presidenza della Camera”. “Ok, passa, ma puoi fare di meglio”. “Aho’, so’ Lorenzo Cesa”. “Con quella faccia qualche precedente devi averlo per forza”. “A’ dotto’, io ce l’ho messa tutta, ma nun ce l’ho fatta”. “Spiegati meglio”.”Ner ’93 fui latitante pe’ quarche ggiorno, poi me feci carcera’ a Regginaceli. Confessai 17, dico 17 tangenti. Ar primo grado m’han dato 3 anni, ma ‘n appello li ggiudici ‘nfamoni m’hanno assorto pe’ ‘n vizio de forma. Che devo fa’?”. “Prometti che ci riprovi”. “So’ vent’ani che tento de recupera’, ma a Roma nun s’aresta più nessuno”. “Vabbè, entra”. “Benedetto Della Vedova”. “Precedenti?”. “Solo 4 mesi per spaccio a un vecchio corteo radicale per liberalizzare le droghe”. “Radicale, droghe? Ma sei matto? Non senti l’odore d’incenso, non vedi quante tonache? Se ti sente un cardinale siamo fottuti. Ti prendo solo se ti cuci la bocca e vai a ripetizione dagli altri”. “A dotto’, so’ Lusciano Ciocchetti detto Er Ciocca de l’Uddiccì”. “Quindi pregiudicato?”. “No, ‘ncenzurato. Però ero er vice d’a Porverini. E c’ho pure ‘n pacchetto de 30 mila preferenze. Po’ basta’?”. “Mah, ora consulto l’Agenda, intanto vieni avanti”. “Beppe Pisanu, 11 volte deputato, già amico di Calvi e Carboni, poi di B: sono abbastanza nuovo?”. “Ma sì, dai, c’è di peggio”. Esaurita la fila, Bondi si accorge che ne manca uno: “Qui vedo scritto Corrado Passera. Come sarebbe a dire che non viene più? Ma cazzo, quello è un fuoriclasse: una condanna per i falsi in bilancio dell’Olivetti, un’indagine per frode fiscale e una serie di conflitti d’interessi da Guinness. Possibile che ce lo siamo fatto scappare? E allora diciamolo che vogliamo perdere!”. “Scusi, ci sarei anch’io…”. “Da dove viene questo sibilo?”. “Lei non mi può vedere, non mi nota mai nessuno. Sono, anzi sarei Franco Frattini. Altro non saprei dire”. “Ah sì figliolo, mi avevano avvertito, tranquillo, un posto te lo troviamo. Ora mettiti lì, accanto a quel ficus che un po’ ti somiglia… (Dio mio che tristezza ‘sto Centro, quasi quasi chiamo Tanzi e Ligresti…)”.

A mai più [ma io, ci credo poco]

Inserito il

Preambolo: Berlusconi, lascio per amore dell’Italia.[24 ottobre 2012]

Sottotitolo: “‘Tra qualche mese me ne vado… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…”. Queste le sue parole in una conversazione intercettata nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sulla presunta estorsione al premier. L’interlocutore telefonico è Valter Lavitola l’uomo accusato di aver fatto da tramite per i versamenti di denaro a Gianpaolo Tarantini. [Repubblica.it]

L’ultima (?) puntata della Silvionovela [Massimo Gramellini]

DALLA DISCESA IN CAMPO ALLE DIMISSIONI, 18 ANNI DI ‘STORIA ITALIANA’

“Non mi ricandido a premier”: dopo quasi un ventennio di potere assoluto, l’anziano miliardario decide di lasciare ad Alfano e soci un Pdl ridotto ad Armata Brancaleone rissosa e perdente. Ora l’ex Caimano deve salvare le sue aziende e salvarsi dai processi. [Il Fatto Quotidiano]
Sarebbe comunque carino se oggi, nel day after della dipartita  dalla politica ufficiale dell’ex  più amato degli 150 anni: il migliore di tutti, quegli [im]prenditori che si spellavano le mani quando b. diceva alle loro assemblee fra una storiella e una barzelletta oscene: “il vostro programma è il mio programma”, che poi altro non è stato che quello di trasformare l’Italia in un’azienda [ormai fallita soprattutto grazie al progetto di b. sostenuto dalla cosiddetta alta finanza italiana] in grado di dare profitto ma a vantaggio dei sempre e soliti noti e altolocati, quelli che si sganasciavano dalle risate quando alle loro assemblee b. raccontava barzellette miserabilmente volgari e dava allegramente del coglione a chi non lo votava. Ecco, sarebbe carino se oggi invece di lamentarsi del disastro e basta provocato non solo dalla crisi ma anche dai governi di b., le cui azioni non sono state ostacolate come avrebbero dovuto da un’opposizione semplicemente e scandalosamente assente quando non addirittura complice del suo agire, avessero il buon gusto di ammettere di essersi sbagliati a sostenerlo senza nemmeno la scusa di essersi fatti rimbecillire dalle sue televisioni visto che non si parla di quella povera martire della casalinga di Voghera presa sempre ad esempio per giustificare tutto il male provocato dall’ignoranza ma di gente di livello un po’ superiore almeno dal punto di vista scolastico.
Io oggi, se fossi un giornalista, invece di andare a sentire le fanfaronate di Renzi o di vaneggiare sull’ultima sortita di Grillo andrei ad intervistare uno per uno questi nostri Grandi [Im]prenditori italiani, chiedergli come e quanto sia cambiata, e se è cambiata in meglio soprattutto, la loro attività e quanto, grazie al miglioramento ottenuto grazie ai meravigliosi e magnifici governi di berlusconi di tutti questi anni sia cambiata in meglio anche la vita dei loro dipendenti.
Ma presumo che, vista la situazione spaventosa della nostra economia dovuta non solo alla crisi ma soprattutto alle ladrate dei grandi delinquenti corruttori e corrotti di stato che hanno frodato e spogliato lo stato e dunque noi, che degli [im]prenditori sono sempre stati buoni amici e spesso soci in affari a nessuno verrà in mente di fare una cosa del genere.
Oggi sembrano tutti impazziti, sono tutti lì a preoccuparsi del buffone fascista, del duce del terzo millennio, ma i veri pazzi sono quelli che in tutti questi anni hanno pensato che la politica fosse qualcosa da restaurare ripudiando le ideologie [sulle quali la politica invece si è sempre fondata] invece e piuttosto che essere ripulita dal marciume e dalla corruzione che hanno ridotto l’Italia un paese a brandelli e allontanato la gente dalla politica “tradizionale” di cui giustamente, non si fidano più.
Sono caduti consapevolmente e per i loro esclusivi interessi nel tranello dell’uomo dei miracoli, quello che aveva in mente di far funzionare un paese come una qualsiasi delle sue aziende, col CDA al posto del parlamento – mentre l’unico obiettivo raggiunto e centrato in pieno è stato quello di trasformarlo in paese a sua immagine e somiglianza – e ancora adesso mentre si stracciano le vesti continuano a rinnegare la politica allineandosi sempre a quella peggiore, vedi ad esempio la Marcegaglia che era una di quelle che ridevano ai congressi e che ha scelto di andare sottobraccio a casini, la faccia “bella” di cuffaro, perché sanno che l’unica politica in grado di garantire per loro è quella che spesso si è avvicinata, quando addirittura non ne ha chiesto la viva e vibrante collaborazione a gente di malaffare, quella in grado di offrire l’aiutino in cambio di quello che leggiamo ogni giorno nelle cronache giudiziarie.
E, come al solito, le vittime di questa guerra fra bande continueremo ad essere noi cittadini, soprattutto i più deboli e indifesi che ormai non possiamo contare neanche più su un presidente della repubblica che invece di garantire soprattutto noi, i deboli e gli indifesi, quelli che grazie a questa bella politica tradizionale hanno perso anche la dignità quando non addirittura la vita, si è messo in testa che il governo dei banchieri sia la migliore soluzione possibile per far riemergere l’Italia dal baratro, non solo economico e finanziario in cui è precipitata.
 
20 anni di improntitudine
Marco Travaglio, 25 ottobre
La prima volta che ho scritto di lui era il 1988.Collaboravo già al suo Giornale, che però era per tutti “il Giornale di Montanelli”, come vicecorrispondente da Torino. Ma anche con un settimanale cattolico torinese, il Nostro Tempo: il direttore Domenico Agasso mi fece recensire un libro bianco anche nella copertina, Inchiesta sul signor tv, di Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, Editori Riuniti. Il primo libro che raccontava la storia di Vittorio Mangano, lo “stalliere” di Arcore che poi stalliere non era, e di Marcello Dell’Utri, l’uomo che sussurrava ai cavalli e soprattutto al Cavaliere. Quando poi, nell’autunno ’93, corse voce che Silvio Berlusconi volesse entrare in politica, ne parlai con Montanelli,a pranzo. Per spiegarmi che tipo fosse, mi raccontò la storia del mausoleo di Arcore, poi aggiunse: “È tutto vero, purtroppo. S’è fissato con la politica. Dice che il pool di Milano sta per arrestarlo e le sue aziende stanno fallendo per debiti. S’è fissato di fare il premier, ma se un poco lo conosco vuole diventare presidente della Repubblica. Se ci riesce, e lui è sempre riuscito dappertutto, con quali metodi preferisco non saperlo, siamo rovinati. Sia come italiani (ti dico solo questo: Confalonieri lo chiama ‘il Ceausescu buono’), sia come giornalisti del Giornale.
Mi ha già detto che ci vuole tutti al servizio del suo partito e io gli ho già detto di no. Vedrai che scatenerà l’apocalisse”. Qualche sera dopo, partì il bombardamento a tappeto a reti Fininvest unificate per sloggiare il Vecchio dalla direzione del Giornale. Fede, Liguori, Sgarbi (che gli diede del “fascista pedofilo”). “I manganelli catodici”, li chiamava Montanelli. All’Epifania, Fede chiese al Tg4 le sue dimissioni. Il direttore rispose con un Controcorrente di tre righe: “Fede ha chiesto le nostre dimissioni. Noi, al posto suo, non potremmo mai chiedere le sue, per il semplice motivo che non l’avremmo mai assunto”. L’8 gennaio ’94 Berlusconi irruppe, insalutato ospite, nella riunione di redazione del Giornale, che ormai da due anni non era più suo perché la legge Mammì l’aveva costretto a venderlo, anzi a fingere di venderlo (l’aveva girato al fratello Paolo).
E fece capire a noi redattori, in agitazione per i continui tagli di organico, che se volevamo le munizioni avremmo dovuto combattere la sua battaglia, non quella di Montanelli: cioè indossare il kit di Forza Italia. Altrimenti saremmo rimasti alla fame. Un minuto dopo Montanelli, assente e ignaro di tutto, rassegnava le dimissioni dal Giornale che aveva fondato vent’anni prima per creare un nuovo quotidiano, finalmente libero, “con un solo padrone: il lettore”. Sulla porta del suo ufficio, si formò una lunga fila di giornalisti che lo imploravano di portarli con sé. Quaranta giorni dopo, il 22 marzo, nasceva la Voce. L’Italia precipitava in tutte le classifiche e l’unica cosa che cresceva, oltre al suo conto in banca e ai suoi processi, erano i suoi capelli e la corruzione. In fondo l’aveva detto, quando la Fininvest era sull’orlo della bancarotta: “Trasformerò l’Italia come le mie aziende”. È stato di parola.