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Ingroia? non è normale, andrebbe ricoverato: così parlò il mafioso [ex] latitante

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Sottotitolo: il partito dell’amore, fondato da un mafioso, guidato da un delinquente abituale e votato da masse di imbelli e mentecatti che secondo qualcuno meritano rispetto e una loro rappresentanza politica. Per questo dobbiamo sopportare un presidente della repubblica e uno del consiglio che trattano, concedono udienza, riconoscendo dunque una dignità politica che non merita più, semmai l’abbia mai meritata, ad un interdetto e giudicato decaduto da senatore qual è l’amico fraterno, inseparabile di un mafioso condannato per frode allo stato. Uno che non può nemmeno votare.
Una catena di affetti che non si può interrompere.

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Vittorio Mangano, l’eroe di berlusconi e di dell’utri perché capace di tenere la bocca chiusa, era già un mafioso quando venne assunto da berlusconi su suggerimento di dell’utri in qualità di stalliere.  In  quel periodo, molto prima della famosa discesa in campo,  aveva già collezionato tre arresti,  denunce,  condanne  e una diffida con segnalazione di  “persona pericolosa”. Ma nonostante questo sia berlusconi che dell’utri hanno sempre detto di non essere a conoscenza delle sue attività delinquenziali. Dichiarazioni smentite dal tribunale di Palermo che affermò che dell’utri non poteva non conoscere lo “spessore delinquenziale” di Mangano, e anzi, lo avrebbe scelto proprio per le sue referenze quale angelo custode dei figli di berlusconi dopo esplicite minacce di morte ricevute nel caso in cui non avesse ubbidito alle richieste della mafia. I rapporti di dell’utri con la mafia formano una relazione stabile da almeno trent’anni, e una sentenza gli ha riconosciuto il ruolo di intermediario fra berlusconi e cosa nostra, anzi, loro. Uno come dell’utri, coi suoi precedenti, con le sue conoscenze, con le sue frequentazioni, è proprio necessario vederlo con la lupara in mano per considerarlo persona inaffidabile? Eppure, berlusconi con uno così ha fondato Forza Italia, lo stesso partito con cui oggi, anno del signore 2014, Matteo Renzi  si siede al tavolo della discussione politica. 

Sono tre anni che sopportiamo ministri abusivi di governi abusivi che fanno cazzate a raffica e che non si possono dimettere perché sennò cade il governo, piange Gesù e anche Napolitano. 
Beh, chi se ne frega dei governi – abusivi – che cadono. 
Se Renzi non prende provvedimenti con Alfano, se Alfano resta ministro dell’interno nonostante non abbia saputo prendere le opportune misure per evitare la fuga del numero 2 di forza Italia, il mafioso mentore del criminale numero 1 non vale niente il governo e non vale niente nemmeno Renzi.

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La memoria è importantissima.
Così come è importantissimo ricordare le cose. Anche se “sono sempre le stesse” e c’è chi si annoia a sentirsele ripetere. Perché le cose saranno sempre le stesse finché non verranno sostituite da altre cose. Finché quelle cose “stesse” non verranno risolte, finché non lasceranno spazio all’ipotesi che anche l’Italia un giorno che verrà potrà diventare un paese [un po’ più] normale [un po’ più] civile [un po’ più] sano. Finché nella mentalità generale di chi abita questo sciagurato paese non si accenderà quella luce che illumina il pensiero. Il lavoro di Marco Travaglio è un gigantesco esercizio di memoria quotidiano, e per fortuna che che lo fa, per fortuna non si stanca di ripetere le cose “stesse”, per fortuna anche stamattina ci ricorda l’assurdo teorema di berlusconi che andava battuto politicamente col quale si è fatta scudo una politica vigliacca, disonesta, che prima ha costruito il mostro e poi non se ne è voluta [potuta] liberare.

Noi invece dovremo raccontare ai nostri figli e nipoti, e lo dobbiamo fare facendo nomi e cognomi,  che in Italia c’è stato chi, da onesto come si definiva, ha considerato dei mafiosi, delinquenti comuni, criminali seriali persone politicamente affidabili [vale la pena ricordare la “profonda sintonia” di Renzi con berlusconi col quale parla ormai come un vecchio amico] nascondendo questo scempio dietro l’alibi di un consenso popolare che contrariamente a quel che molti pensano non è un’autorizzazione a delinquere. I due fondatori di Forza Italia pregiudicati, delinquenti conclamati e condannati e l’attuale governo con un partito così pensa di farci le riforme, di fargli avere voce in capitolo per modificare niente meno che la Costituzione sotto gli occhi compiaciuti del giornalismo servo e complice e del presidente della repubblica orgoglioso di aver edificato questa mostruosità e che su una simile empietà non trovano niente di strano, di anormale e di malato ma anzi continuano a suggerire di andare avanti che meglio di così non si potrebbe.

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Romanzo criminale – Andrea Colombo, Il Manifesto

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L’evaso e l’evasore – Marco Travaglio, 12 aprile

Non c’era miglior modo di celebrare il ventennale di Forza Italia dell’arresto dei due padrini fondatori. Il primo, SB detto l’Evasore, è ufficialmente detenuto ma resta a piede libero e non al gabbio, ma solo a patto che non parli male dei giudici e non frequenti pregiudicati: cioè che smetta di vivere (non può vedere Previti, né Dell’Utri, ma nemmeno il fratello Paolo e neppure i direttori dei suoi giornali). Il secondo, MDU detto l’Evaso, dovrebbe essere in galera (dove già soggiornò per un breve periodo nel 1995) da qualche giorno, ma si è dato latitante: chi dice in Libano, chi a Santo Domingo, chi in Guinea-Bissau. E solo grazie alla provvidenziale benevolenza della Corte d’appello di Palermo, che ha respinto un anno fa una richiesta della Procura generale di arrestarlo e poi due istanze per vietargli almeno l’espatrio, firmando il mandato di cattura soltanto il 7 aprile, una settimana prima della sentenza definitiva del suo processo per mafia, quando il galeotto era già uccel di bosco.

Vengono così smentite tre leggende metropolitane che hanno dominato il dibattito politico nell’ultimo ventennio: che quella di Forza Italia sia una storia politica e non criminale; che B.&C non andassero combattuti “per via giudiziaria”; e che la giustizia italiana sia affetta da “manette facili” per i potenti. Ora i nodi vengono al pettine tutti insieme: quella di Forza Italia è una storia criminale (non bastando i due fondatori, spiccano Cosentino e Matacena, leader del partito in Campania e in Calabria, entrambi detenuti); senza la “via giudiziaria” B.&C sarebbero ancora al governo; le manette per i potenti non sono facili né difficili, sono impossibili. Nella sua lunga vita B. ha cambiato due mogli quasi tre, centinaia di donne, vari mestieri e stallieri, due squadre di calcio (da giovane era interista), diversi amici degli amici, ville, pelli e capelli, ma Marcello non si cambia: un Dell’Utri è per sempre. Malgrado le differenze anagrafiche (uno nato a Milano nel 1936, l’altro a Palermo nel 1941), i due sono legati indissolubilmente finché morte non li separi, nei secoli fedeli e soprattutto zitti, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Malattia che ora si manifesta in simultanea, come nelle coppie così affiatate da diventare una cosa sola, in singolare coincidenza con l’approssimarsi della galera: ginocchio infiammato per l’uno, guai cardiaci per l’altro. A volte si sono separati, come fra il 1978 e il 1982 quando Marcello lasciò la Fininvest per lavorare con un altro amico dei boss (Rapisarda), o come nel 1999 quando con prodigiosa precocità staccò Silvio e tutta la Banda B. patteggiando in Cassazione la sua prima condanna definitiva a 2 anni e 3 mesi, mentre gli altri, trafelati, erano ancora imputati in tribunale. “Per loro – disse Luttazzi – il codice penale è un catalogo di opzioni”. Marcello si specializzò in concorso esterno, estorsione, false fatture, abusivismo edilizio (per una casetta su un albero), minaccia a corpo politico, loggia P3, corruzione. Silvio rispose da par suo con corruzioni di giudici e di testimoni, finanziamenti illeciti ai partiti, falsi in bilancio, falsa testimonianza, prostituzione minorile, concussione e naturalmente frode fiscale: la specialità della casa che alfine li affratella in un solo destino. Marcello lasciò il Parlamento l’anno scorso. Silvio lo seguì a stretto giro: ricandidato, rieletto, ma quasi subito decaduto e ineleggibile. Ora l’uno rieducherà un gruppo di incolpevoli anziani e/o disabili, che andranno poi rieducati una seconda volta dalla sua rieducazione; intanto riforma la Costituzione col premier Renzi, noto rottamatore; e, da detenuto, fa campagna elettorale entro e non oltre le ore 23. L’altro peregrinerà ramingo per il Terzo mondo, senza peraltro notarvi soverchie differenze con l’Italia. Sempre-ché non lo acciuffino. Ma è altamente improbabile: le ricerche sono affidate al ministro dell’Interno Alfano, imbattibile nella cattura di donne e bambine kazake, ma piuttosto digiuno in fatto di siciliani.

Il solstizio d’inferno

La notte che verrà sarà la più lunga dell’anno.
E’ quella del Solstizio d’inverno che segna il momento in cui il Sole raggiunge la sua massima distanza dalla Terra  e sorge e tramonta nello stesso punto.

“Solstitium” vuol dire appunto “sole fermo”.
Questo è il periodo in cui il Sole offre meno luce e calore, ma siccome la natura è bella perché imperfetta passate queste poche ore la sua luce timidamente e gradatamente ricomincerà a riprendere possesso sulla notte.
Il 25 dicembre gli antichi pagani festeggiavano il Sol Invictus, la celebrazione del Sole in rinascita, poi sono arrivati i cristiani e il resto, è Storia.

Come diceva Margherita Hack, Dio è il tappabuchi per quando l’uomo non sa trovare le risposte. E a furia di non trovare risposte ha smesso anche di farsi domande. E su questo lucrano tutte le religioni che si nutrono con l’ignoranza dell’umanità.

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Ed è massima anche la distanza fra lo stato, le sue istituzioni e i Magistrati di Palermo minacciati di morte dalla mafia: una specie di solstizio d’inferno.

Che abbiamo pagato a fare la delegazione del CSM che è scesa a Palermo a spese dello stato dunque nostre ma non per incontrare Nino Di Matteo: per far trascorrere a Vietti&Co il venerdì fuori porta? 
Pare che da youtube sia sparito il video con lo stralcio dell’intervista in cui Vietti ridacchiava di Ingroia trasferito ad Aosta, e diceva che lassù sarebbe stato bene perché si scia, e che tutto sommato Antonio Ingroia era stato fortunato.
Vietti, che era nell’UDC quando era anche il partito di Totò [vasa vasa] Cuffaro non ha voluto incontrare Di Matteo per non rovinarsi la reputazione?
E nel merito delle minacce mafiose a Nino Di Matteo di Napolitano, che sarebbe il capo della comitiva, si hanno notizie o The King è occupato a preparare gli struffoli di Natale con Clio?

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IL CSM IN GITA A PALERMO SI DIMENTICA DEI PM ANTIMAFIA
(di Lo Bianco e Rizza)
 

IGNORATI DI MATTEO E GLI ALTRI INQUIRENTI MINACCIATI DI MORTE DA RIINA.

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OBTORTO COLLE – Marco Travaglio, 21 dicembre

Si spera che la delegazione del Csm, guidata dal sempre garrulo e ridanciano vicepresidente Michele Vietti in un’epocale trasferta a Palermo, abbia trovato la città di suo gradimento. Che il clima fosse dolce, la temperatura mite, l’albergo accogliente, le sarde a beccafico cotte a puntino, il pane con panelle fragrante, la cassata e i cannoli alla ricotta appena sfornati.

Se così non fosse, sfuggirebbe il senso della gita fuori porta di quello che un tempo era l’organo di autogoverno della magistratura e da tempo s’è ridotto all’ennesimo ente inutile, anzi dannoso in quanto molto costoso, al servizio di Sua Maestà Re Giorgio. Era parso di capire che la visita di 7 consiglieri su 27 nel capoluogo siciliano fosse finalizzata a esprimere di persona la solidarietà al pm Nino Di Matteo, destinatario di ripetuti ordini di morte pronunciati da Salvatore Riina in colloqui intercettati con un boss pugliese, e ai colleghi impegnati con lui nel processo e nelle nuove indagini sulla trattativa Stato-mafia, e per questo attaccati da politici, giornalisti, presunti giuristi, presunte istituzioni e minacciati da lettere e visite a domicilio mezzo mafiose e mezzo istituzionali.

Tant’è che il Pg Gianfranco Ciani, membro di diritto del Csm, 15 mesi dopo aver aperto un fascicolo disciplinare su Di Matteo per un’innocua anzi doverosa intervista sulle telefonate Mancino-Napolitano, proprio due giorni fa aveva chiesto di archiviarla per rendere meno imbarazzante la trasvolata dei colleghi. Ma era solo un’impressione, già peraltro smentita dalla “delibera di particolare urgenza” emessa dall’illustre consesso il 18 dicembre, con la consueta litania paracula della “presenza solidale nei confronti dei magistrati oggetto di gravi e reiterate minacce”.

Dunque, ad avviso di questi buontemponi – due terzi dei quali dovrebbero essere magistrati e dunque riuscire a cogliere la differenza che c’è fra una minaccia anonima e l’ordine di un boss di organizzare una strage come quelle del 1992-’93 per eliminare un magistrato, come fu per Falcone e Borsellino – Di Matteo non merita di essere citato con nome e cognome per quello che è: cioè il nemico pubblico numero uno del più feroce stragista italiano di tutti i tempi.

Casomai ve ne fosse ancora bisogno, ieri la promenade dei sette gitanti ha accuratamente evitato di incrociare, anche soltanto di striscio, Di Matteo e i suoi colleghi impegnati nelle indagini sulla trattativa: e cioè il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia. I quattro erano regolarmente nei loro uffici a lavorare, ma Vietti & C. hanno girato alla larga, preferendo incontrare i “capi degli uffici”, i vertici dell’Anm locale e naturalmente i rappresentanti dell’avvocatura. “Sono qui con una delegazione del Csm per manifestare vicinanza ai magistrati che lavorano qui anche a rischio dell’incolumità”, ha tromboneggiato Vietti, con una frase che avrebbe potuto pronunciare in un giorno qualunque di un anno qualunque di un secolo qualunque, visto che da sempre a Palermo i magistrati antimafia lavorano anche a rischio dell’incolumità.

Oggi il rischio maggiore lo corrono i suddetti quattro magistrati, e proprio perché indagano sulla trattativa. Ma questi, mentre Vietti parlava senza mai nominare né loro né la trattativa, non erano presenti, perché nessuno li aveva invitati. “Solidarietà in contumacia”, ha ironizzato uno di loro. “Non siamo stati noi a organizzare la visita”, ha tentato di difendersi Vietti, smentito dalla delibera del Csm che non prevedeva alcun incontro con i quattro pm.

Ciò che impedisce al Csm e al suo vicepresidente Vietti di pronunciare le paroline “Di Matteo” e “trattativa” non è un improvviso attacco di dislessia. È la suprema volontà di Sua Altezza, che ieri ha fatto gli auguri perfino ai due marò imputati per aver accoppato due pescatori indiani: ma ai quattro pm della trattativa no. I sette nani si sono prontamente allineati. E a Di Matteo, anziché la “presenza solidale”, han fatto sentire tutta l’assenza ostile dello Stato. Se restavano a casa, facevano meno danni.

Il vilipendio nello stato

Il vilipendio allo stato è un presidente della repubblica che si permette di abbracciare la figlia di un pregiudicato morto da latitante nella sua veste ufficiale, quella del presidente di tutti i cittadini, anche di quelli che non rubano, non corrompono, non frodano lo stato e non si lasciano corrompere.
Un presidente, capo supremo della Magistratura che ascolta senza battere ciglio gli insulti della figlia del pregiudicato latitante ai giudici, che quando c’è da prendere una posizione non è mai a favore di chi combatte la criminalità ma per ragioni a noi sconosciute sceglie di rimproverare quei giudici infamati e insultati ha scelto da solo di non rappresentare più la società civile. Io non voglio essere rappresentata da un signore che non sa perché non vuole, ma tutto fa pensare che non possa, prendere una posizione netta in difesa dello stato e dei cittadini. Nella mia repubblica il presidente della repubblica non partecipa alle commemorazioni per il trentennale del governo di una persona che ha concluso la sua carriera politica e la sua esistenza umana in modo indegno.

E, per queste e molte altre cose nessuno, di fronte alla minaccia di un pregiudicato che ha evidentemente ottimi argomenti per ricattare lo stato, e a  un presidente della repubblica che se la prende coi giudici e da loro,  non da una politica indecente pretende comportamenti integerrimi parlasse più di minacce e offese che arrivano dalla Rete.

Per decenza, mica per altro.

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TRATTATIVA STATO-MAFIA, E’ L’ORA DELLA VERITA’  – Antonio Ingroia

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OMAGGIO A CRAXI E INSULTI AI GIUDICI: NAPOLITANO STA ZITTO

LA FIGLIA STEFANIA ATTACCA LA PROCURA DI MILANO MA AL CONVEGNO SUL LEADER PSI, IL PRESIDENTE APPLAUDE

[Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano]

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Ci sarebbe quasi da ridere riascoltando oggi quel profluvio di parole ipocrite sul ‘bene del Paese’ e sul ’senso di responsabilità’, si è visto quanto siete stati responsabili, gli uni a zerbino di un delinquente e gli altri a far finta di stupirsi, ohibò era un delinquente!, ma pensa!, noi credevamo che fosse la Merkel! [Alessandro Gilioli]
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Napolitano dove la cerca l’ispirazione sul da farsi, mentre un manipolo di eversori mascherati da parlamentari sta facendo da scudo umano a un delinquente, nei bei discorsi di Stefania Craxi, la figlia del noto pregiudicato morto da latitante?

E io, noi, tutti dovremmo rispettare uno stato, la politica e le istituzioni che stanno a sentire una che straparla ancora di giudici comunisti, del trattamento ingiusto riservato a suo padre, un corrotto che è scappato per sottrarsi alla giustizia, in presenza di un presidente della repubblica nonché capo del CSM che non si alza e se ne va in rispetto di quella Magistratura che rappresenta in qualità di suo capo supremo ma abbraccia affettuosamente la figlia del pregiudicato latitante, nella sua veste ufficiale, una che difende un delinquente che si sta cercando ad ogni costo di far entrare nella storia come se non lo fosse stato? 
Quale rispetto per chi assiste inerte alla minaccia, non pensa che sia il caso di far smettere un pregiudicato e i suoi sodali di usare il parlamento come scenario di un ricatto che ha come obiettivo la salvezza di un pregiudicato? Con un paese al fallimento, mentre gli avvoltoi stanno già spolpando la carcassa la politica e le istituzioni si lasciano ricattare da un delinquente come se fosse la cosa più normale del mondo che un fuorilegge abbia la possibilità di avere il cerino in mano pronto per far esplodere la miccia? E mentre succede tutto questo si fa finta di essere nel paese normale nel quale i politici e le istituzioni possono permettersi di andarsene in giro su e giù per l’Italia e per il mondo a fare i loro bei discorsetti filosofici su tutto ovvero sul solito nulla per catalizzare l’attenzione altrove dal problema? Un vicepresidente del consiglio, ministro dell’interno, ovvero la persona che ha fra le mani la sicurezza dello stato e di noi tutti può dire liberamente e pubblicamente che il centrodestra di cui fa parte non è disposto a gesti di responsabilità e non succede niente? 

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LARGHE ESTORSIONI  – Antonio Padellaro

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Riccardo Mannelli per Il Fatto Quotidiano

50 sfumature di Nano 

Marco Travaglio, 26 settembre

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Nel verminaio scoperchiato dalle intercettazioni dell’ennesimo scandalo Tav, quello di Firenze, c’è una frase che racchiude in sé gli ultimi 20 anni di politica italiana. La pronuncia Maria Rita Lorenzetti, ex governatrice pd della Regione Umbria, laureata in filosofia e dunque presidente di Italferr (la società di ingegneria delle Fs), quando uno dei suoi uomini l’avverte che lo scandalo è stato denunciato alla Procura. Testuale: “Oh ma ti rendi conto, cazzo! Che siamo diventati… ma io… guarda, ma veramente ci fanno diventare berlusconiani, è così!”. Ora che è agli arresti per associazione per delinquere, corruzione e traffico illegale di rifiuti, la zarina rossa potrà meglio riflettere su quella voce dal sen fuggita. E magari giungere alla conclusione che il rischio da lei paventato – “diventare tutti berlusconiani”–è già realtà. Non solo per lei che, a sentirla parlare, è impossibile distinguerla da un Verdini o da un Formigoni. Ma per tutto il politburo del Pd. Non c’è più né destra né sinistra. Al massimo esistono varie sfumature di berlusconismo: dalle più light alle più strong , dalle più soft alle più hard . Ma tutte accomunate dall’arroccamento castal-partitocratico (il “primato della politica”), dall’allergia per i poteri di controllo indipendenti (i pochi magistrati non allineati e le rare sacche di libera stampa) e da una sorda ma rocciosa ostilità alla Costituzione. Fuori dal recinto berlusconiano non c’è agibilità politica, culturale, giornalistica. Lo dimostra l’isolamento siderale dei 5Stelle, i soli in Parlamento a parlare un linguaggio totalmente estraneo al modello-base e da tutti guardati come marziani. Perciò le larghe intese sono una ferita sanguinante per gli elettori del Pd, mentre per gli eletti sono nient’altro che un’abitudine. Solo così spiega la nonchalance con cui il Pd s’è consegnato nelle mani di un noto condannato, prima facendogli scegliere il nuovo (si fa per dire) presidente della Repubblica, poi portandoselo al governo, infine pregandolo di restarvi anche dopo la condanna definitiva (con ridicoli inviti a “fare un passo indietro”). Lo sapevano e lo sanno tutti che B. sta al governo e in Senato solo per farsi gli affari propri e non finire in galera. Ma tutti hanno finto che fosse lì per spirito di servizio, per empito riformatore, per il bene del Paese. E ora fingono di meravigliarsi se, approssimandosi la data della decadenza dal Senato (ma soprattutto dall’immunità), fa un fischio e tutti i suoi parlamentari e ministri del Pdl scattano come un sol uomo per consegnargli le dimissioni in bianco. Non è l’ultimo atto: è solo l’ennesima estorsione di un interminabile racket – la trattativa Stato-Mediaset – per minacciare il Pd e soprattutto il Quirinale in vista dell’agognato salvacondotto. Mossa per nulla imprevista, anzi più volte annunciata. Ma accolta ancora una volta come un fulmine a ciel sereno da chi seguita a fingere di non sapere con chi ha a che fare. In un paese perlomeno decente, gli artefici e i trombettieri delle “larghe intese”, quelli che ancora l’altroieri blateravano della “lezione tedesca” come se la Merkel fosse la gemella di Berlusconi e l’Spd un Pd con la S, scaverebbero un buco e vi sprofonderebbero dentro, chiudendo il tombino. Ma non accadrà: si attendono nuovi appelli a B. perché ritrovi il suo proverbiale senso di responsabilità e al Pd perché si metta una mano sulla coscienza e una sul portafogli, salvandolo come ha sempre fatto. Seguiranno nuovi moniti di Napolitano, cioè del primo responsabile di questo sconcio. Ieri assisteva silente su un trono dorato, circondato da noti pregiudicati, ai deliri di Stefania Craxi contro i giudici “comunisti” che perseguitarono il padre Bettino, anzi il “Mitterrand italiano”. Un’altra scena che riassume a perfezione l’abisso in cui siamo precipitati: il presunto garante della Costituzione e presidente del Csm che non dice una parola, né pensa di alzarsi e andarsene, dinanzi a un’esagitata che beatifica un corrotto latitante e dà in escandescenze contro il potere giudiziario. Sono già tutti berlusconiani, a loro insaputa.

Vogliono distruggere la Costituzione

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“La Costituzione stravolta in silenzio”
Appello contro la riforma di Pd e Pdl

Affossate le procedure dell’articolo 138, parlamentari esautorati e costretti a votare a scatola chiusa
Così, nell’indifferenza generale, le larghe intese puntano a imporre la svolta presidenzialista
BLOG DI PETER GOMEZ – LA CARTA FONDAMENTALE RISCRITTA DAI NOMINATI.

La riforma della Costituzione sta a questo paese come il riordinamento del codice stradale a Palermo dove il problema è notoriamente il traffico.

Non risulta che riformare la Costituzione fosse un’urgenza da governo di necessità.

Questo governo così com’è non può permettersi di riformare nulla di quanto fatto da persone con una diversa moralità, etica e senso dello stato che in un momento storico difficilissimo hanno dimostrato di tenere davvero al bene del paese, non certo al loro personale né politico come invece si usa fare in questi bei tempi moderni.

Fuori tutti gli indagati, imputati, prescritti e condannati dal parlamento e poi forse se ne può parlare, ma col consenso dei cittadini, non quello delle segreterie dei partiti e del presidente monarca che fa i governi a sua immagine e somiglianza, non degli italiani.

La Costituzione è l’ultima garanzia che abbiamo: difendiamola. Tutti.

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Lucarelli, Salvi, Ingroia, La Valle, Giulietti e altri chiedono una firma per fermare la procedura di modifica della Carta messa in opera dalla maggioranza delle larghe intese. Che affossa l’articolo 138, umilia i parlamentari e tiene all’oscuro l’opinione pubblica. Mentre il Porcellum resta. Firma l’appello

 

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Riformatori

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Preambolo: l’ultima cosa che ha fatto berlusconi da presidente del consiglio prima di dare le dimissioni per il bene del paese e cioè il suo è stata riunirsi coi figli, il socio in affari e malaffari Confalonieri e il povero Ghedini per escogitare il piano che avrebbe ridotto le inevitabili conseguenze sulle sue proprietà: ecco, questo chiarisce bene il concetto di “conflitto di interessi”.

Sottotitolo: ho smesso di comprare l’Unità  quando Concita De Gregorio fu cacciata, come già accadde per Colombo, Travaglio e Padellaro per ordini di partito, il PD,  Repubblica non la compro più da quasi due anni, e cioè da quando l’esimio fondatore anziano di Largo Fochetti ha deciso che anche il suo giornale dovesse fare da eco non alle cose che accadono e raccontarle per come accadono ma, dopo aver elogiato anche i sospiri del sobrio governo dei guastatori dello stato sociale, mettersi a completa disposizione di un partito, sempre il PD.

Se non possiamo ambire ad una libertà di informazione reale ma, stando ai dati internazionali  che  mettono l’Italia insieme o addirittura sotto a paesi da cui dovremmo stare invece lontani anni luce nemmeno parziale dunque assolutamente insufficiente, perché dobbiamo continuare a pagarla come se fosse buona? chi comprerebbe un prodotto scadente pagandolo come se fosse invece, eccellente? 

Riforma antigiudici, soldi ai partiti
La ricetta dei “saggi” di Napolitano

I ‘saggi’ imbavagliano le intercettazioni?

La Banda degli Stolti: inciucio sulla giustizia e denari ai partiti

Nella relazione del comitato, la limitazione delle intercettazioni e il controllo politico sul Csm
Quagliariello (Pdl)  festeggia: “Siamo legittimati”. E il finanziamento pubblico “non è eliminabile”
Blog Gomez: E’ arrivata l’agenda dell’inciucio – Economia: molto fumo e poco arrosto [Il Fatto Quotidiano]

In un paese devastato dagli scandali, sul piano morale prima di tutto, solo per le cose squallide, per i crimini commessi da chi dovrebbe dare un esempio di rettitudine, dopo quello che è uscito fuori, le ladrate, lo spreco di soldi intollerabile in un momento di crisi profonda a beneficio di chi aveva già il tutto e il troppo, mentre la gente si suicida, si svena e non in senso metaforico perché si vede negare i diritti di base, lo stipendio, una pensione, la sicurezza di un lavoro, la possibilità di curarsi, di studiare, non solo la politica, tradizionale e tecnica non si è mai messa dalla parte offesa, almeno quella dei cittadini in difficoltà, non solo ha dimostrato come ha potuto tutti i suoi fallimenti e la sua incapacità ma, ancora una volta, per mezzo dei dieci “saggi” nominati ed eletti dal sempre ottimo Napolitano in nome e per conto dei partiti, dei loro referenti, di quelle brutte facce impresentabili e oscene che sono dietro a tirare i fili di queste marionette pensa a tutelare i suoi interessi, la privacy…ah, la privacy, certo, abbiamo imparato a conoscerli certi contenuti di molte vite private di chi dovrebbe dare un esempio “alto” di moralità, di senso etico, non foss’altro perché poi obbliga noi, per mezzo delle leggi che fa e che non fa a comportarci in un certo modo, ci detta le linee guida circa la nostra vita pubblica, privata, incide sulle nostre scelte personali, ci vieta di fare cose che la politica, i potenti e i pre-potenti delinquenti però non si negano e non si sono mai negati, perché ci sono cose che non è giusto far sapere ai cittadini, i loro panni sporchi se li vogliono lavare in separata sede, nel silenzio omertoso di chi sa di aver sbagliato molto, troppo, ma non ha più nemmeno un culo a cui paragonare la sua faccia perché s’è venduto pure quello.
Non c’è stato mai nessuno che abbia ammesso di aver fallito e che se ne sia andato chiedendo scusa, nessuno. 
Sono ancora tutti lì, chi di dritto e chi di rovescio, ancora a spillare quattrini dei contribuenti sottoforma di tutto, di vitalizi, di liquidazioni, di buone uscite, luride sanguisughe senza vergogna né decenza.
E Napolitano ha avuto anche il coraggio di dire che è il fanatismo moralizzatore la rovina della politica, non lo schifo prodotto dalla politica e fatto subire a tutto il paese anche col suo consenso.

Bei tempi, quando Repubblica era sempre in prima linea contro i bavagli, le censure, a favore di una vera libertà di informazione, quando il giornale rivolgeva le dieci domande più dieci a berlusconi circa le sue attività di intrattenitore di cene eleganti.
Poi la curiosità come pure la richiesta è andata via via scemando, ad esempio sulla home page di stamattina non c’è traccia del fatto che i cosiddetti dieci saggi abbiano inserito nelle loro proposte l’ennesimo attacco alle intercettazioni.

Quando pensi che nessuno possa fare peggio di così, di qualsiasi così, c’è sempre e per fortuna qualcuno che rimette subito le cose in pari ricordandoci che questa è pur sempre l’Italietta dei mediocri, degli sciacalli, dei servi. 
Di gente incapace di agire in autonomia perché deve sempre rendere conto a qualcuno che a sua volta dovrà rendere conto a qualcun altro, incapace di alzare la testa e dire a chi la paga: “no, grazie, il mio mestiere è un altro, io faccio il giornalista”.

Come diceva Hugo: “c’è gente che pagherebbe per vendersi”, in Italia invece ce n’è un esercito che si fa pagare, che paghiamo anche noi con le nostre tasse e a peso d’oro, la sua vigliaccheria, un tanto al chilo le sue infamità salvo poi piagnucolare, fare la parte delle vergini violate, gridare al regime quando qualcuno tira fuori la questione dell’opportunità del finanziamento pubblico ai giornali, ché non sarebbe democratico rifiutarsi di sovvenzionare la carta stampata, ché sarebbe una limitazione della libertà impedire ai giornali di diffondere balle a getto continuo, di demolire quei personaggi che hanno osato infastidire il potere.
Informare i cittadini in modo pulito, onesto, è l’ultima delle preoccupazioni della stragrande maggioranza del giornalismo italiano, della carta stampata: il loro compito è sempre un altro, servire e riverire, agevolare i soliti giochi di potere dai quali poi, poterne ricavare convenienza, l’assicurazione per la sopravvivenza.
E allora io mi chiedo e chiedo in che modo noi cittadini possiamo difenderci, smettere di essere non contribuenti e finanziatori ma complici di indecenze vergognose che qualcuno spaccia per giornalismo, professionismo e informazione. 

Bisogna creare competizione anche nella carta stampata, in un paese normale e in assenza di conflitti di interesse sarebbe assolutamente normale che emergano i bravi e i meno bravi restino dietro.

Così come accade in tutte le altre attività imprenditoriali.

Ma siccome qui tutti vogliono assicurare all’ impunito, al conflitto di interessi fatto persona lunga vita che si tenessero anche le conseguenze di questo.

Il calcio dell’asino
Marco Travaglio, 13 aprile

Uno straniero che si trovasse a passare in Italia in questi giorni, nel leggere certi titoloni contro Antonio Ingroia, penserebbe che l’ex pm di Palermo sia stato colto con le mani nel sacco a rubare, a dire falsa testimonianza, a trescare con mafiosi, a coprire assassini, a corrompere minorenni. “Ingroia, vai a lavorare”. “Ingroia ha mentito anche a se stesso” (Libero ). “L’antico vizio di sentirsi il più antimafia di tutti. Ecco perché ha fallito il giudice palermitano coccolato dai media” (La Stampa). “Il finale grottesco del giudice Ingroia” (Repubblica). Cos’ha fatto Ingroia per meritarsi tutto questo? Si è candidato in politica come decine di suoi colleghi, ha perso le elezioni, ha chiesto il permesso di lavorare in un incarico extra-giudiziario — quello di commissario delle esattorie siciliane — a metà stipendio. Ma il Csm gli ha risposto picche confinandolo in Val d’Aosta (l’unica regione dove non era candidato). La prima destinazione, ineccepibile dal punto di vista delle regole, era quella di giudice: solo che ad Aosta gli organici giudicanti sono tutti coperti, dunque Ingroia sarebbe stato “in soprannumero”: avrebbe percepito stipendio pieno scaldando una sedia. A quel punto il Csm s’è accorto che la porcata era troppo sporca persino per i suoi standard e l’ha nominato pm, derogando al divieto di funzioni requirenti per chi si è candidato. Lui ha annunciato ricorso: deroga per deroga, c’è un posto ben più consono alla sua storia e competenza: quello di sostituto alla Procura nazionale antimafia, che ha competenza su tutta Italia e funzioni di puro coordinamento di indagini altrui, dunque non striderebbe troppo col divieto di tornare in toga dove ci si è candidati. Resta da capire perché Ingroia non può fare il commissario delle esattorie siciliane, crocevia di interessi illegali e spesso anche mafiosi, che richiede proprio un uomo della sua esperienza. La risposta dei sepolcri imbiancati è che l’incarico non ha attinenza con l’attività giudiziaria, dunque un magistrato non può ricoprirlo. Ingroia ha chiesto di esser sentito, per spiegare che così non è. Ma non l’hanno neppure degnato di una risposta. Che strano. Un anno fa il Csm autorizzò la giudice Augusta Iannini in Vespa, dal 2001 distaccata al ministero della Giustizia, a passare al Garante della privacy: che attinenza avrà mai quel ruolo con la giustizia? Del resto, in questi anni, Palazzo dei Marescialli ha autorizzato vari magistrati a fare gli assessori nella regione in cui fino al giorno prima erano pm (Russo nella giunta siciliana Lombardo e Marino nella giunta Crocetta): funzioni non elettive, ma di nomina politica, ben più delicate di un’esattoria. Perciò ha ragione da vendere Ingroia a denunciare il trattamento contra personam di un Csm presieduto da Napolitano, la cui voce fu da lui casualmente ascoltata intercettando Mancino. Fare due più due è facile, ma anche legittimo.
Eppure commentatori che non hanno mai scritto una riga in difesa di Ingroia quand’era massacrato perché indagava sui potenti, oggi lo massacrano perché s’è dato alla politica. Il solito Francesco Merlo, su Repubblica , lo accusa financo di aver “usato le indagini antimafia per uscire dalla magistratura” e di “danneggiarla” dando ragione a Sallusti. Ora — a parte il fatto che Sallusti non è in carcere grazie a Merlo che chiese per lui la grazia e a Napolitano che la concesse — dov’era Merlo quando Ingroia veniva isolato con i suoi colleghi perché osava indagare sulla trattativa Stato-mafia? Se gli piaceva tanto il pm Ingroia, perché non l’ha difeso quando tutti lo attaccavano? Il Fatto è stato il primo a criticare la scelta di Ingroia di fare politica (non perché non ne avesse diritto, ma perché rischiava di scendere di livello anziché salire). Ma pure a solidarizzare con lui e i suoi colleghi isolati e linciati da tutti.

Anche da quanti ora si esercitano nello sport italiota più diffuso e più vile: la bastonata allo sconfitto, detta anche il calcio dell’asino.

Ite missa est

Inserito il

Sottotitolo: Fucksia e Borghezio contro Laura Boldrini  –  La guerra dei razzisti contro Laura Boldrini

Per certe menti bacate è inconcepibile che una bella donna possa essere allo stesso tempo in gamba, intelligente e che sappia fare cose buone, invece e piuttosto, di vendersi a vecchi erotomani in odor di mafia.

ANCHE DITTATORE MUGABE PER MESSA INAUGURAZIONE

Il papa nuovo sarà anche povero e bello ma le abitudini sono rimaste quelle pessime di sempre.

Nell’aprile 2011 al dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, accusato di crimini contro l’umanità fu concesso di partecipare alla beatificazione di Wojtyła. Lo stato italiano fu costretto a sorvolare sulle leggi recenti in funzione dell’obbrobrio fascista dei patti lateranensi e consentire a Mugabe, indesiderato in base alle sanzioni europee che gli vietavano il visto d’ingresso in tutti i paesi membri, di calpestare il territorio italiano.

Avviata una nuova azione disciplinare contro Ingroia

Documenti – Altri documenti

[Antimafia 2000 – http://www.19luglio1992.com]

Aldrovandi, grazie allo ‘svuota carceri’ la poliziotta condannata è già a casa

Monica Segatto, l’agente che doveva scontare 3 anni e 6 mesi in carcere – già ridotti a 6 mesi grazie all’indulto – passerà gli ultimi quattro e mezzo ai domiciliari. La madre di Federico: “Un ulteriore regalo per i colpevoli, per me uguale alle risate dei poliziotti”. [Il Fatto Quotidiano]

ANM: “DA BERLUSCONI INSULTI INTOLLERABILI”

A scatenare le risposte dei magistrati sono state le parole di Berlusconi che ha segnalato oggi “un attacco alla mia libertà personale” da parte dei giudici, che “vogliono farmi fare la fine di Craxi”. L’ex premier ha poi parlato di una “dittatura dei magistrati“, spiegando che ”all’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici”. [Il Fatto Quotidiano]

Naturalmente Napolitano qui tace, e anche la Severino 

Ancora qualche dubbio che certi decreti, indulti e amnistie non abbiano poi quel fine misericordioso  che gli si vuole dare  a tutti costi per giustificarli? Fin’ora l’indulto ha garantito solo delinquenti “eccellenti” fra cui i macellai della Diaz. Oggi, grazie a quell’altra genialata dello svuota carceri un’assassina che rideva sul cadavere di un ragazzino a cui quattro poliziotti  fra cui proprio lei hanno spaccato il cuore a forza di botte può trascorrere la sua pena ridicola tra le mura di casa sua, fra i suoi affetti e dormire nel suo letto.
Gli assassini di Federico non solo non hanno mai perso nemmeno il posto di lavoro ma non subiranno nemmeno una giusta ed equa punizione per aver tolto la vita a calci e a botte a un ragazzino.
E da quando un omicidio volontario, altroché eccesso nell’eccesso di omicidio colposo, un reato à la carte che manco esisteva nel codice ed è stato confezionato della taglia giusta per i quattro criminali – ah no, per le poche mele marce, ah no alla seconda – per qualche scheggia impazzita, deve essere considerato minore e meritevole di certi bonus? 

Dunque, per riepilogare, abbiamo un delinquente recidivo che, nonostante lo stato gli abbia garantito ogni tutela per evitarsi il tribunale e la relativa galera che gli spetterebbe – col beneplacito di Papà Giorgio  che una carezza al figlio discolo non l’ha mai negata – continua a minacciare la rivolta di piazza perché  vorrebbe  addirittura scegliersi lui un presidente della repubblica di garanzia – come se Napolitano non avesse fatto quasi nient’altro che garantire lui in tutti questi anni, firmargli leggi incredibili che la Consulta ha poi puntualmente cassato e mettere una buona parola per lui come ha fatto solo qualche giorno fa quando ha detto che la Magistratura deve poter consentire “la partecipazione di tutti a questa fase politica”  ma malgrado tutto ciò berlusconi e il suo seguito  di IMPRESENTABILI  non si sentono ancora garantiti; un Magistrato, Antonio Ingroia,  sottoposto ad azioni disciplinari per volere del ministro della giustizia e quattro assassini a cui la vita non è cambiata né cambierà di una virgola, grazie alla giustizia che come si può evincere continua a tutelare i carnefici e mai le vittime.
Poi dice perché la gente in Italia non ha più ben chiaro il concetto della differenza fra onesti e delinquenti e continua a votare i delinquenti.

“Mente sapendo di smentire” [cit. Dario Vergassola]

Preambolo “terzo”:   ai due marò la licenza premio [di un mese?] per votare sì mentre questo è stato impedito agli studenti che sono in giro per l’Europa a fare l’Erasmus? loro un premio da parte dello stato per il solo fatto di non andare in giro per il mondo a sparare a pescatori scambiati per pirati non l’avrebbero meritato? io nel merito del diritto nazionale, internazionale neanche ci voglio entrare, non è roba mia questa, da cittadina che osserva e che non riesce a trovare una spiegazione per situazioni che qui e solo qui si possono verificare.

Ma i due marò è la seconda volta che tornano in Italia nel giro di un paio di mesi; la prima per natale – come se fosse normale e consueto che tutti i detenuti altrove da qui abbiano la possibilità di tornare a fare le vacanze di natale a casa – voglio solo umilmente e sommessamente  ricordare che anche Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono italiani e detenuti dal 2010 in un carcere indiano, accusati di un delitto sul quale non è mai stata fatta chiarezza e condannati all’ergastolo, non ad una pena detentiva da scontarsi fra un intermezzo natalizio e uno causa elezioni che durerà niente meno che un mese, ma forse di questo Napolitano, ultimamente così solerte e particolarmente interventista non è stato informato.
E quello che non mi spiego è perché ogni volta che ‘sti due mettono piede sul suolo italico debbano trovare autorità civili e religiose ad accoglierli e – ça va sans dire – l’apposito giornalista che li intervista come se fossero due rockstar di ritorno da una tournée. Se le istituzioni italiane pensano che sia giusto riportarli in Italia e processarli in Italia che si attivassero per fare questo. Altrimenti sembra davvero l’ennesimo privilegio ad castam, e che a loro è permesso questo perché portano una divisa; quegli altri due poveracci non sono anche loro figli di questo paese? due accusati di aver ucciso un loro amico al quale l’autopsia fu fatta da un oculista e che sono in una cella da tre anni, non nel resort che ospita i marò? Perché Monti deve andare a stringere la mano a due accusati di omicidio? farebbe lo stesso con un accusato qualunque? e Napolitano accoglierebbe da ospite al Quirinale chi deve rispondere ad una giustizia nazionale e internazionale di duplice omicidio?

 

 

Berlusconi rompe il silenzio elettorale

Attacco ai pm: “Sono peggio della mafia” 

Arrivato alla conferenza stampa di presentazione in vista della partita tra Inter e Milan, l’ex presidente del Consiglio ha sparato sulla Germania, sul governo tecnico di Mario Monti e sui pm di Milano, violando – per l’ennesima volta – il silenzio pre-elettorale: “Da 150mila intercettazioni telefoniche – ha detto del caso Ruby – non è venuto fuori un reato”. Poi se la prende: “Nessuna regola violata”.

“Noi rispettiamo le regole e quindi il silenzio elettorale, altri non lo hanno fatto e, non potendo commentare certe dichiarazioni, chiediamo l’autorevole intervento del presidente della Repubblica, anche a tutela della credibilità della magistratura di cui il capo dello Stato è supremo garante”.

[Antonio Ingroia]

Ecco perché in questo paese non è solo berlusconi a detestare i Magistrati ma tutti quelli che pensano che una regola – sebbene deficiente come quella sul silenzio elettorale che al tempo di internet e del conflitto di interessi di b non è solo inutile ma assolutamente ridicola visto che lui si può presentare in tv sottoforma di tutto, anche di presidente del suo cesso e lo può fare perché nessuno glielo ha impedito per legge – si possano non rispettare senza che questo venga almeno considerato dalle istituzioni alte a da quelle altissime.

E’ davvero stupefacente che uno che per sentenza di un giudice ha “una naturale capacità a delinquere mostrata nella persecuzione del disegno criminoso” se ne sbatta altamente quel che resta dei suoi coglioni di leggi e regole.
Ma ancora più singolare è lo stupore di tutti quelli che poi ci ricamano su le solite critiche, i soliti titoloni di giornali e telegiornali come se questa fosse una novità di ieri o l’altroieri. .Di berlusconi si sapeva molto anche prima che la politica trasversale ma soprattutto d’alema lo legittimassero come uno statista in grado di poter gestire la cosa pubblica, e non uno che ha usato la politica per sfuggire alla giustizia, ai tribunali, per poter continuare a delinquere e ad arricchirsi senza che nessuno, oltre ai Magistrati impediti dalle leggi che un parlamento tutto intero ha votato per permettergli tutto questo, si sia mai messo di traverso.
Nei paesi normali i delinquenti si trattano da delinquenti, e dovrebbe essere così anche qui, purtroppo per noi però quell’Italia che fino a qualche decennio fa era considerata la culla del diritto, di quel diritto romano che ha ispirato le leggi e le Costituzioni di mezzo mondo si è trasformata nel postribolo dove i delinquenti possono soggiornare e continuare serenamente le loro attività criminali come se nulla fosse. Il paese dove l’unico risultato che hanno prodotto la presunzione di innocenza e il garantismo a tutti i i costi – anche di fronte a quelle che sono molto più che evidenze e flagranze – è stato quello di permettere a gente con precedenti penali gravi, che hanno commesso reati gravi, che hanno nel loro curriculum accuse gravi e all’attivo processi per reati non gravi ma gravissimi tipo lo sfruttamento della prostituzione minorile di cui è accusato quello che si permette di dire che i Magistrati sono un cancro, antropologicamente diversi dalla razza umana, peggio della mafia siciliana, di poter intraprendere e continuare un’attività politica, gestire aziende, imprese, rappresentare l’Italia in Italia e anche nel mondo.

E farlo da cavaliere della repubblica italiana.
Ma c’è un resto del mondo dove tutto questo non sarebbe mai stato possibile e che non riesce a spiegarsi come mai a silvio berlusconi nonostante sia silvio berlusconi e si comporti da silvio berlusconi sia ancora concesso di fare quello che fa e di dire le cose che dice senza che poi succeda nulla.

Non una reazione delle istituzioni e nemmeno un misero monito di un presidente della repubblica che, a pochi mesi dalla fine del suo mandato, anziché fare quello che un presidente della repubblica sarebbe chiamato a fare anche con la valigia pronta in mano, cioè difendere il paese e i cittadini, ha scelto di scollarsi dalla realtà e di fare solo il presidente di se stesso, dei suoi amici banchieri e il nemico di quei Magistrati che invece per ruolo e istituzione – essendo il capo supremo della Magistratura – dovrebbe difendere al ritmo del suo respiro.

Se penso che un parlamento intero si è bloccato per 18 anni intorno a uno che altrove ci si vergognerebbe ad  avere per vicino di casa, uno col quale non si prende nemmeno un caffè al bar, uno con cui la gente onesta non ha NIENTE da spartire né da condividere mi viene voglia di stracciarla ora, la mia scheda elettorale.
Ma sono sempre  tutti ancora lì ancora a fare i loro bei discorsini sulla responsabilità, il voto utile, rinforziamo di qua e allarghiamo dillà.
Se nemmeno stavolta uscirà una legge seria sul conflitto di interessi nessuno mi venisse più a parlare dell’utilità della politica e del MIO senso di responsabilità.
Ché se ne avessero avuto tutti un terzo di quanto ne ho io il criminale sarebbe in galera da una quindicina d’anni a quest’ora.

Habebamus Nanni
Marco Travaglio – 24 febbraio
Tutti sanno che, secondo i sondaggi, i vincitori
delle elezioni saranno due: il Pd di
Bersani, che diventerà premier (Senato permettendo)
e il M5S di Grillo, che calerà sul
Parlamento con un centinaio e più fra deputati
e senatori. Eppure venerdì, sui palchi dei due
vincitori, si è assistito a due scene molto tristi
anche se per motivi molto diversi. Mette malinconia
vedere Grillo che caccia i giornalisti
italiani: sia perché un leader democratico, per
quanto rivoluzionario voglia essere, non può
scegliersi chi deve e chi non scrivere di lui; sia
perché, della cacciata dei giornalisti alla gran
parte degli italiani non importa assolutamente
nulla. Anzi, la gran parte degli italiani la condivide
e la sottoscrive, accomunando il quarto
potere a quello politico e finanziario: e questo
non per colpa di Grillo, ma del giornalismo
italiano, che – salvo eccezioni – si sente, ed è, e
dunque appare tutt’uno con i poteri che dovrebbe
controllare. Nelle democrazie l’informazione
è considerata – salvo eccezioni – dalla
parte dei cittadini contro il potere. In Italia,
dalla parte del potere contro i cittadini. Di questo
dovrebbero occuparsi, dopo gli sdegni rituali,
i capatàz dell’Ordine e della Fnsi. L’altra
scena malinconica, almeno per chi lo stima e
gli vuol bene, è Nanni Moretti sul palco di
Bersani. Non per la scelta – legittima e prevedibile,
per certi versi anche comprensibile –
di votare Pd. Ma per un gesto simbolico che
segna la sconfitta di una stagione e la fine ingloriosa
di un percorso iniziato proprio 10 anni
fa in piazza Navona: quella dei girotondi e
dei movimenti della società civile. Anche allora
c’era un palco: piccolo, improvvisato, per una
manifestazione indetta dai dissidenti del centrosinistra
guidati da Nando dalla Chiesa contro
gl’inciuci di una coalizione polverizzata
dalle elezioni 2001 perché ridicolmente divisa
(desistenza con Bertinotti, Di Pietro fuori) e
incapace di opporsi alle leggi vergogna. “Con
questi dirigenti non vinceremo mai” urlò Nanni,
salendo a sorpresa su quel palco e lasciando
basiti i D’Alema, i Fassino, i Rutelli, i Veltroni
ivi mummificati. Sette mesi dopo, su un altro
palco ben più grande e maestoso, quello di
piazza San Giovanni gremita di folla, spiegò a
quei dirigenti falliti e tenuti giustamente alla
larga: “Io non riesco a parlare con Bertinotti,
ma voi dovevate farlo e presentarvi uniti. E
dovevate fare la legge sul conflitto d’interessi”.
Era chiaro a lui e a tutti che il ritorno di B. non
era colpa di B., ma del centrosinistra che l’aveva
resuscitato con la Bicamerale. Da allora
son passati dieci anni e alla guida del centrosinistra
c’è Bersani, ministro di quei governi
che nel 1996-2001 non fecero la legge sul conflitto
d’interessi né l’antitrust, in compenso
promossero B. a padre costituente. L’amico del
giaguaro si appresta a riportare al governo quasi
tutti quelli con cui – Moretti dixit nel 2002 –
“non vinceremo mai”. Per giunta invecchiati di
10 anni e protagonisti nel frattempo di nuove
prodezze: nel 2006-2008 niente legge sul conflitto
d’interessi, niente antitrust, niente riforma
del Porcellum, ma un bell’indulto salva-B. e
salva-Previti; e nell’ultimo anno e mezzo, l’ennesimo
salvataggio di B. morente col governo
Monti, l’alleanza Pdl-Pd-Udc, i decreti pro-Ilva,
lo scippo ai pensionati e lo sfascio Mps. Ma
ora Moretti sale sul loro palco perché – spiega
mestamente – “me l’ha chiesto Gasbarra”. Gasbarra?
E chi è Gasbarra? Poi dice che bisogna
“liberare l’Italia” da B. perché “aggredisce i magistrati”:
giusto, ma l’aggressione del Pd e del
Quirinale alla Procura di Palermo per le indagini
sulla trattativa dove la mettiamo? E l’ostracismo
a Ingroia e Di Pietro perché il Colle
non li vuole? Infine l’appello un po’ patetico:
“Stavolta fatela, la legge sul conflitto d’interessi”.
Stavolta?
Dopo cinque legislature di inciucie bugie?
Nanni, ma ci sei o ci fai?
Con questi dirigenti il Caimano vincerà sempre.
Anche da morto.