Minoranza cosmica e delinquenza terrena

Ieri sera a Piazza Pulita il direttore de La Stampa se la raccontava e, purtroppo “ce” la raccontava con la questione della responsabilità personale a proposito dei reati dei politici.
La responsabilità sarà anche personale ma è innegabile che la criminalità dentro la politica sia ormai un sistema necessario alla sopravvivenza della politica.
Non c’è stato un solo partito che non sia stato toccato da vicende penali, non esiste un’amministrazione, un comune, lo stesso parlamento che non contenga o abbia contenuto personaggi che non hanno avuto a che fare con la giustizia [per informazioni sul recente più attuale citofonare verdini, neo partner di Renzi: sei processi in corso e una condanna in primo grado per corruzione].
Questo perché il deterrente non c’è, non ci sono, non si vogliono trovare misure adeguate per contrastare la criminalità in politica né certe pericolose vicinanze della politica con la criminalità.
Contrariamente a quello che dice Renzi nessun tacchino si propone per la pentola.
La prevenzione che invocava Borsellino, ribadita da Davigo non si fa.
Un cittadino comune deve fare mezzo reato per essere condannato da un tribunale, noi veniamo perseguiti e perseguitati anche per una bolletta non pagata, il politico no, ha sempre avuto e continuerà ad avere la corsia preferenziale grazie a leggi fatte apposta  per non incappare nella “barbarie giustizialista” e nell'”offensiva giudiziaria”, definizioni abominevoli  dell’esigenza di onestà e trasparenza indispensabili nella politica.

Arrestato sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti
Gip: “Atteggiamento disarmante e allarmante”

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Riforme, Renzi dà il via alla campagna
Bersani: “Voto sì, ma non sì cosmico”
Sondaggio: “I no sono in vantaggio”

Consideravo Bersani un brav’uomo e per questo inadeguato ad una carriera politica da leader perché privo del carisma e dell’aggressività positiva che tengono sveglia la politica. Dopo la dichiarazione di ieri sul suo sì “non cosmico” alle riforme di Renzi ho cambiato idea: penso che sia ingenuamente dannoso, per non dire ridicolmente pericoloso.
Dopo essere stato derubato del partito da chi lo ha trasformato in un’accozzaglia indegna dove tutto e tutti vanno bene purché si vinca, si accumuli potere su potere Bersani non ha capito che non è più tempo di giaguari da smacchiare e di tacchini sopra i tetti,  è confuso come uno che paga l’affitto per la casa dove abitano l’ex moglie e il nuovo compagno, il poveretto lo sa che in quella casa si mangia, si beve e si scopa, però paga lo stesso.

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berlusconi non è ancora politicamente morto, diciamo che agonizza non foss’altro che per questioni anagrafiche ma Renzi, che a berlusconi ha assicurato una continuità politica per interposto verdini è vivo più che mai e la cosiddetta “minoranza” del pd non solo lotta per lui non comportandosi come dovrebbe fare la minoranza che si oppone all’egemonia anomala e malata di Renzi, ma se non si oppone nemmeno nelle occasioni e nei momenti giusti dimostra di lottare insieme a lui.
La minoranza di Bersani, Cuperlo, Speranza è una finzione costruita per poter contare ancora su quella parte di elettori che non si riconosce più nel pd di Renzi ma non lo abbandona perché ci sono loro che parlano molto ma poi votano tutto, non per il bene della ditta che li ha licenziati da un bel po’ ma per aumentare il potere di Renzi,  perché sanno che Renzi garantirà sempre anche a loro un angolo di quel posto al sole che rischierebbero di perdere se si opponessero sul serio.  

Bersani è come il  marito che decide di restare con la moglie fedifraga,  continuare a vivere con lei perché, in fin dei conti e tutto sommato a tradire è stata lei e quindi lui che colpa ne ha? Il che per carità ci sta, non sarebbe il primo né l’ultimo uomo a tenersi una moglie che lo tradisce.
Però poi bisognerebbe che quel marito accettasse, con la stessa serenità, la reputazione di cornuto a quanto pare contento.

E il dramma è che ‘sto schifo lo chiamano “responsabilità”.

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Il family day after

Ai reazionari del family day il sabato pomeriggio su tutti i canali, tutti i telegiornali, tutti gli spazi e gli anfratti dai quali è stato possibile propagandare urbi et orbi omofobia, odio, menzogne, minacce ripetute e ribadite.
Per parlare di educazione sentimentale e sessuale, materia obbligatoria nelle scuole dei paesi civili già dall’infanzia, utile, fondamentale a contrastare soprattutto l’omofobia e la violenza di genere bisogna aspettare la sera tardi perché giudicata un argomento troppo sensibile.
Qualche giorno fa canale5 ha mandato in onda alle 21:30 il film sadomaso che al cinema era stato vietato ai minori di 14 anni.

La Rai su richiesta, suggerimento o ispirazione di chissà chi sposta Presa diretta su Raitre  che ieri sera trattava tematiche da famiglia in orario da fascia ultraprotetta dagli sguardi indiscreti dei minori perché ad alto tasso educativo, istruttivo proprio per la famiglia.
Campo Dell’Orto e la Maggioni non hanno niente da dire agli italiani che pagano un servizio perché sia pubblico, non sottoposto alla volontà di qualcuno che può decidere facendo pressioni di chissà quale genere e con quali motivazioni cosa si può vedere, cosa no e a che ora nella televisione di tutti?

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Quelli come Adinolfi e Adinolfi possono essere al massimo l’avanguardia per l’islam più retrivo e fondamentalista, giusto perché non c’è l’obbligo della barba per gli uomini e del capo coperto per le donne che non vengono lapidate sulla pubblica piazza ma poi chissà che succede nel segreto delle case delle sposate e sottomesse come la Miriano.
Nessuna persona sana di mente seguirebbe i deliri visti e sentiti  al family day e non si capisce perché i media abbiano dato tanto spazio ad un evento organizzato da integralisti ignoranti, ipocriti che spacciano menzogne abituati come sono a credere in qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare, perché abbiano conferito l’autorevolezza di una manifestazione seria cui dedicare tanto spazio, meritevole dell’attenzione della politica e del governo a quella sceneggiata terroristica fuori dal tempo, dalla civiltà, dalla storia e da una semplice serietà di intenzioni.
Lo spirito del family day è lo stesso che anima chi imbraccia un fucile e va a sparare al ginecologo che pratica l’aborto: non bisogna farsi incantare dai palloncini e dalla presenza dei bambini, non c’era nulla di pacifico, non c’era nessun interesse per la famiglia.
Quello che purtroppo ci hanno costretto a vedere e sentire a reti praticamente unificate è solo fanatismo, pericoloso soprattutto per le nuove generazioni e che la società civile deve combattere, altroché dedicargli giornate da ricordare.

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70.000 persone sono il pubblico di uno stadio durante una partita cosiddetta “di cartello”, un derby, una finale di coppa.
Uno stadio di una grande città può ospitare anche centomila spettatori, ognuno con la sua aspettativa, la speranza di veder vincere la sua squadra.
Quando la partita finisce si accetta il risultato, ognuno lo farà col suo stato d’animo, il pubblico perdente tornerà a casa triste e sconsolato ma senza pretendere che si giochi nuovamente la partita per dare un’altra possibilità alla sua squadra, né chiederà – minacciando – che la federazione del calcio riveda i regolamenti per fare in modo che si ribaltino i risultati del campo: che i perdenti si trasformino in vincitori per alzata di mano.
Quelli del family day hanno avuto la loro occasione, l’hanno persa nonostante la massiccia propaganda, l’occultamento scientifico del flop.
Se 70.000 persone non possono cambiare il risultato di una partita di calcio figuriamoci se possono influire nella storia di un paese, interrompere il percorso di civiltà, ricattare la politica e il governo affinché si neghino dei diritti necessari a chi finora non li ha mai avuti.

 

 

L’uomo che cadde sulla Terra

 

 

 

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Solo tre giorni fa avevo celebrato il suo compleanno nella mia pagina facebook, una foto che ha collezionato quasi 400 apprezzamenti, il segno che David Bowie è un artista molto amato e lo resterà anche ora che non c’è più.
Quando se ne va un grande, tutto, tutto sembra infinitamente più piccolo.
David Bowie si porta via gli anni migliori di un paio di generazioni.
Ciao Duca, che il tuo tutto dall’altra parte sia all’altezza di quello che hai regalato al mondo.

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Sopra la panca, la banca campa

L’unico vero atto umanitario sarebbe quello di cacciare non dal parlamento ma dall’Italia questi pericolosi incapaci.
Forse qualcuno arriverà a capire che entrare in una banca non significa sedersi al tavolo da poker o dello chemin de fer e che il pensionato che pensa di far fruttare il suo patrimonio accumulato dopo una vita di lavoro e sacrifici non è un broker, uno speculatore senza scrupoli.
Stronzi, la demagogia sui morti no, ma dare addosso sempre e solo alla gente va bene.
E quanto è delicata l’informazione che appoggia piano piano la notizia del pensionato suicida alla decisione tutta governativa del salvataggio delle quattro banche.
Sembra quasi che si abbia paura a dire che il governo ha delle responsabilità, eppure a ben guardare le ha.
Non si capisce perché la fabbrica, l’azienda, l’impresa, l’esercizio commerciale possono fallire e la faccenda non interessa nessuno, tanto meno le banche che quando ci vai coi soldi i sorrisi, le strette di mano si sprecano e il governo che s’indigna e si sdegna ma poi, come al solito, lascia le persone in difficoltà al loro destino mentre ci sono settori che non possono e non devono fallire: per le banche, le squadre di calcio si mettono in moto provvedimenti speciali ed eccezionali: debiti spalmati per decenni, il furto con scasso nei conti dei privati cittadini per chiudere il buco e potersi vantare di aver salvato la banca, magari quella amica del governo.
Ma la colpa non è delle banche né del governo, è di un paese che si è letteralmente addormentato sotto ai soprusi di stato, non reagisce più e quando lo fa sbaglia sempre la mira.

Il simplicissimus

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Da tempo ho smesso di credere che la pazienza sia una virtù. Al contrario, mi sono convinta che sconfini nella vigliaccheria, nella subalternità, in una fiduciosa quanto dissennata indole a delegare   scelte decisive ad altri, se non addirittura in un velenoso e distruttivo autolesionismo.

Sarebbe ora di finirla con remissività, rassegnazione e sopportazione.

Abbiamo a che fare con dei criminali che dopo averci rovinato, aver coperto misfatti e colpe, nell’eterno avvitarsi intorno al rimando di responsabilità, accusa noi, le vittime, rei – paradossalmente – di esserci fatti abbindolare per avidità da loro, dai loro camerieri, dai loro esecutori, dalle loro sciacquette e perfino dai relativi papà, destinati secondo un nepotismo alla rovescia  ad una gloriosa fine carriera. E se non colpevoli, allora dementi, sbadati, grulli, pronti per dabbenaggine a credere a qualsiasi frottola, peraltro ben propagandata da pubblicità progresso, da spot con lo strozzino in…

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C’era una volta una stalla, con una bufala e tanti asini

salvini è andato a portare il presepe a Rozzano, in una scuola che, a detta sua cade a pezzi e ci sono pure i topi.
Rozzano sta in Lombardia, regno incontrastato della lega e del brianzolo doc che lì ha creato la sua fortuna nel modo che sappiamo, salvini sta nella lega che stava e sta con berlusconi da più vent’anni e invece di sprofondare negli abissi per la vergogna, scusarsi dell’inutile presenza della lega sul territorio e sparire per i prossimi cent’anni portandosi dietro la gelmini e i fratellastri d’Italia non trova niente di meglio da fare che entrare in una scuola che cade a pezzi anche e soprattutto per responsabilità di chi governa da quelle parti cioè la lega, per portarci il presepio.

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Invece delle canzoncine di natale si potrebbe insegnare ai bambini della scuola pubblica di tutti un po’ di Costituzione, che direbbero i genitori degli alunni e i dirigenti scolastici della scuola di mio nipote se verso il 25 aprile o il 1 maggio  chiedessi di poter entrare in sala mensa durante la pausa pranzo a recitare i primi dieci articoli, che solo quelli contengono l’unico vero inno alla libertà di tutti? Sarebbero tutti d’accordo? Suppongo di no, però Tu scendi dalle stelle è considerata un patrimonio delle tradizioni: più della Costituzione, così tanto da pretendere che tutti si riconoscano nella canzoncina dedicata a Gesù. Anche molti fra  quelli che fanno finta di volere un paese più civile ma poi invece di dare una mano non lo fanno, anzi riportano continuamente indietro le lancette degli orologi. Il presepio nelle scuole non è stata mai una priorità, nemmeno ai tempo della DC. Lo è diventato da quando un puttaniere delinquente ha preso posto nella politica, e per nascondere le sue porcherie si ammantava da quello che difende i valori cristiani, della famiglia e svariati milioni di coglioni italiani sono caduti nella trappola.

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Marco Parma: le ridicole dimissioni del preside di Rozzano

Se l’ISIS sapesse che in Italia i politici pensano ai canti dei bambini a scuola invece che a fornire alla polizia strumenti e mezzi per combattere il terrorismo, penserebbe proprio che siamo dei coglioni. E allora andiamo a vedere cosa è successo alla scuola di Rozzano, dove una polemica inventata ha costretto un dirigente scolastico alle dimissioni.

Tutti quelli che vanno a Rozzano per portare lo Spirito del Natale

Come i Re Magi Matteo Salvini, Mariastella Gelmini e Fratelli d’Italia si recano alla scuola di Rozzano per difendere il Bambino Gesù dall’ISIS e fanno a gara per rubarsi il Natale.

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La storia della scuola di Rozzano, del preside che ha dovuto rimettere il mandato dopo le pressioni  ricevute anche da Renzi  e delle canzoncine vietate non è come ce l’ha raccontata  il mainstream disonesto che campa sulle bufale che fanno aumentare in modo esponenziale gli accessi ai siti web.

Valigia Blu : qui la vicenda di Rozzano è spiegata meglio, in chiave disinformazione. Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato vari link sulla non notizia non ha ancora trovato modi e tempi per pubblicare sul sito la smentita del dottor Parma e di chiarire come sono andate effettivamente le cose.
Quasi mille  commenti agli articoli, la maggior parte ostili ed offensivi nei riguardi del dirigente scolastico, degli islamici in generale  e nessuno che abbia pensato che fosse il caso di mettere un argine all’alluvione ignorante, oscena e razzista. La cosa surreale e grottesca è un paese come l’Italia, che fa parte della grande alleanza sempre in prima linea per esportare democrazia in ogni dove, l’idea occidentale di civiltà, quella che non sottomette nessuno, dove ognuno deve essere libero di vestirsi come vuole, mangiare quello che vuole, fare sesso con chi vuole, a chiacchiere tutti contro tutti i fondamentalismi ma poi ogni anno, come una peperonata scaduta e ormai immangiabile si ripropone il dibattito sul presepio sì presepio no nelle scuole  dove fra l’altro nessuno ha mai sentito l’esigenza e l’urgenza di metterne uno.
Via il velo dalle donne islamiche perché “a casa nostra si fa così” ma guai a toccare le nostre “tradizioni”.
Gente ridicola che la storia ricorderà solo come ostacoli al progresso e alla civiltà.

Il dubbio che una tradizione, anche quando è tutt’altro da questa diventi tale proprio perché viene imposta non viene a nessuno?
Sono così fragili i fedeli cattolici da aver bisogno di vedere dappertutto i simboli del loro credo, anche dove non devono esserci?
E’ giusto che venga discriminato chi non vuole vivere circondato dai simboli sacri in ogni luogo e lago?
Lasciamo da parte la follia collettiva, la paura che l’islam c’invada e per questo, per difendersi bisogna ostentare la simbologia cattolica come l’aglio con i vampiri, pensiamo a noi qui che siamo oltre 60 milioni di persone tutte diverse fra loro, ognuna con un livello di cultura personale, fra cui molta gente che pensa che la priorità assoluta in una società civile sia una forma di rispetto universale che serve per una convivenza il più possibile armoniosa, dove non ci si disturba più del dovuto, sulla quale non si deroga, perché concedere significa cedere al ricatto della presunta maggioranza che non ravvede la prevaricazione nell’obbligo dell’esposizione del sacro nel luogo di tutti: perfino quello della formazione dove si dovrebbe istruire, non indottrinare al credo, così fra mille anni ancora si parlerà dei riti religiosi come di “tradizioni” che vanno onorate e rispettate da tutti.
La Costituzione, quella più bella del mondo, era nata per questo: per fare in modo che il volere di uno non diventasse qualcosa da far subire a tutti com’era già avvenuto col fascismo.
Ecco perché la Costituzione dice che lo stato laico è la garanzia, non un’opportunità.
Che succederebbe se in un condominio la maggioranza degli inquilini tenesse il volume del televisore troppo alto?
La minoranza che non lo fa, che non disturba, che non obbliga i residenti del palazzo a dover sopportare quel fastidio non dovrebbe pretendere rispetto? Non dovrebbe chiedere l’intervento della legge che vieta i rumori molesti nei luoghi e negli spazi comuni?
Avrebbe comunque ragione la maggioranza e il volume troppo alto dei televisori diventerebbe una tradizione?
La tradizione, ma ci tengo a ribadire che la religione non lo è, così come non lo sono i suoi simboli come l’opinione non sono concetti irremovibili, nella società che cresce e matura, si adegua al tempo che cambia ci vuole una sana fluidità di pensiero, quello che andava bene ieri non è detto che possa essere buono anche per oggi, figuriamoci se si può imporre.
Evolversi, aprire la mente dovrebbe essere l’imperativo di tutti proprio per distinguersi da quell’integralismo e fondamentalismo che poi diventa violenza con la quale s’impone il culto religioso per legge.
Tutte le persone che dicono di essere tolleranti, rispettose dell’altro e degli altri, che dicono di non essere razziste, di non temere la società che cambia, quando si ritrovano nel pensiero di salvini non si preoccupano?
Io lo farei, perché per prendere le distanze dal “pensiero” di salvini non serve nemmeno essere o restare umani: basta essere persone serie.

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Fate studiare i figli, affinché imparino da soli quanto è bello il diritto a poter scegliere liberamente ciò che vogliono essere, senza nessuno che imponga loro come devono essere, pensare, cosa devono farsi piacere e in chi e cosa devono credere.
Lasciate che coltivino le loro curiosità e i loro dubbi, che si aprano alle novità del tempo che cambia senza averne paura.
Che imparino che la libertà non è mai prevaricazione sugli altri.
Che non servirebbe nemmeno la legge per stabilire quello che si può e non si può fare, quando nelle intenzioni c’è l’offesa.
Che non si offende per principio, non perché una legge lo vieta.
Un principio che dovrebbe essere universalmente condiviso: quello del rispetto, dove non c’è rispetto non c’è libertà.
E pretendete che il luogo dove si formano le menti, dove si istruisce e s’insegna la cultura sia un luogo che non dia adito a pensare che si voglia dare a quell’insegnamento un indirizzo forzato, verso un’ideologia o una religione.
L’unica cosa che può cambiare e forse aggiustare un po’ questo paese in continua decadenza, morale, etica, intellettuale e culturale è il sapere, solo una buona istruzione, un insegnamento corretto che non contenga il seme avariato del pregiudizio, della seduzione che intossica e che fa credere che ci sono cose che si “devono” fare perché si sono sempre fatte può far sperare che le cose in Italia cambino davvero.

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Vatilec

Premessa doverosa: forse qualcuno dovrebbe chiedere le dimissioni di Franceschini,  ministro cosiddetto dei Beni Culturali e del Turismo, il ligio funzionario che s’indignò per le tre ore di assemblea dei dipendenti del Colosseo ma non ha fatto una smorfia, anzi, come un Marino e un Renzi qualsiasi non era nemmeno in Italia mentre in quel di Verona si rapinava il museo, né tanto meno il governo ha pensato alla legge di emergenza contro i furti nei musei. In un paese in perenne stato d’allerta dove qualcuno può rapinare un museo in pieno giorno chiunque può mettere una  bomba dove vuole e quando vuole.
Franceschini non solo non si dimette né pensa di doversi scusare con gli italiani per la sua incapacità nella gestione e la tutela  del patrimonio pubblico ma, come un gasparri qualunque blocca su twitter tutte le persone che gli fanno notare l’incongruenza di un ministro, di un governo ai quali la maxi rapina di opere d’arte di Castelvecchio: 17 quadri, un valore di oltre quindici milioni di euro non ha fatto tracimare nessuna misura, diversamente dall’assemblea, diritto sancito dalla Costituzione, ritenuta una vergogna planetaria dai lor signori che si dovevano sbarazzare del sindaco di Roma che, diversamente dal ministro e dal governo è stato nominato dopo regolari elezioni.  Come dice Crozza, per fortuna abbiamo un’intelligence, chissà che succederebbe se avessimo una “deficiens”.

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La corruzione non è un segreto di stato da tutelare per il bene dello stato, è un reato che fa male allo stato.
Quindi l’accusa di aver trafugato e reso pubblici documenti segreti, inviolabili per questioni di sicurezza dello stato vaticano non è solo risibile, è ridicola.
La corruzione non è un fatto segreto: è una questione che riguarda tutti.
Quando il papa dice che bisogna combattere la corruzione, le ruberie, i crimini e il malaffare che impoveriscono e affamano i popoli con chi ce l’ha esattamente, solo coi corrotti, i corruttori, i criminali, i ladri e i truffatori fuori le mura?
Di quelli dentro non si deve dire o lo può dire solo lui nelle sue segrete stanze fra un viaggio, l’enciclica e la richiesta di dimissioni del sindaco di Roma?
In tutti i paesi democratici del mondo si fanno inchieste sulla chiesa e il vaticano e tutti sanno che l’inchiesta non sempre segue un canone perfettamente legale, se tutto fosse trasparente come dovrebbe non servirebbe l’inchiesta.
Per informazioni andare a ripassare o a leggere la storia dello scandalo Watergate che si concluse con le dimissioni del presidente Usa, non con la condanna ai giornalisti del Washington Post.
Su sky tempo fa hanno mandato dei documentari di giornalisti stranieri che raccontavano gli scandali del vaticano e non risulta che qualcuno abbia chiesto di indagare i giornalisti né la censura sui documentari che forse si possono trovare ancora sull’on demand.
Guarda caso, il vaticano se la prende solo con quelli più a portata di mano, forse perché sa che in nessuno stato civile un giornalista può rischiare la condanna per conto terzi, figuriamoci per conto di Dio, solo perché ha fatto il suo lavoro.
Ci provino al vaticano ad accusare, indagare giornalisti inglesi, francesi o americani e chiedere un processo secondo le loro regole: il rumore della pernacchia arriverebbe in ogni angolo del pianeta. ‪#‎noinquisizione‬

t4uwtecqVatileaks 2, il silenzio sul processo alla libera stampa

L’intransigenza religiosa è quella che impone il velo alle donne, impedisce loro perfino di guidare un’automobile come nella magnifica e civilissima Arabia, gli islamici tutti fondamentalisti, tutti terroristi che vivono ancora come nel nostro medioevo, nella nostra bella repubblica talebanitalica non potrebbe mai succedere infatti che due cittadini italiani vengano accusati, indagati e processati da quello che ci si ostina a definire stato vaticano mentre è solo il solito, lo stesso regime dittatoriale dei tempi dell’inquisizione, quando erano le gerarchie religiose a decidere la colpevolezza, l’innocenza delle persone e sempre loro decidevano chi poteva vivere o morire. Il fondamentalismo di casa nostra non è abbastanza seducente, non si merita l’attenzione dei media né il dibattito né tanto meno la solidarietà dei colleghi dei due giornalisti ai quali il papa, quello buono, misericordioso, giubilante e rivoluzionario vuol mettere la mordacchia come a Giordano Bruno.
Eppure la vicenda di Nuzzi e Fittipaldi dovrebbe stare ogni giorno su tutte le prime pagine dei quotidiani: due giornalisti che rischiano il carcere per volontà della legge “sacra” dello “stato” invasore.
E i portatori dei sani valori occidentali, quindi laici, tacciono.

Il governo italiano metta fine a questa pagliacciata ricordando al vaticano gli impegni presi nel concordato e la federazione della stampa, l’inutile dis_ordine dei giornalisti si occupino di tutelare i loro associati Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, invece di pubblicare sulla pagina facebook l’oroscopo di Branko.
Quando il recidivo sallusti fu condannato per diffamazione non dalla Corea del nord  ma dalla magistratura civile dello  stato italiano non solo pur essendo colpevole di un reato odioso ebbe dalla sua la solidarietà di tutti i colleghi di tutti gli orientamenti e testate giornalistiche, perché giammai  si possa impedire di usare un giornale come un programma televisivo per infamare e infangare la reputazione di persone perbene  ma in suo soccorso andò addirittura il non molto ex  presidente della repubblica, l’emerito reticente, confezionandogli la grazia prêt-à-porter alla modica cifra di 15.000 euro. Dove sono oggi tutti quelli che solidarizzavano col diffamatore sallusti?  C’è chi  come Nuzzi e Fittipaldi  si occupa  anche di “vatileaks” come di qualsiasi inchiesta importante, gli altri invece, la maggior parte dei cosiddetti giornalisti del paese  ai penultimi posti nel mondo per libertà di stampa e informazione si limita come sempre a vatileccare.

Ma anche no

Giubileo, parliamone – Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 20 novembre

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Ci sono tanti luoghi nel mondo che non vengono mai raggiunti dalla misericordia umana e figuriamoci da quella divina.
Perché non coinvolgere questi, anziché caricare di ulteriori tensioni una città come Roma che è sempre e comunque il bersaglio di tutto anche quando non succede niente?
L’insistenza del papa su questo giubileo è irritante e desta più di un sospetto sulla reale bontà di questo giubileo straordinario: fosse stato un altro progetto, evento qualsiasi organizzato per motivi diversi da quelli religiosi nessuno l’avrebbe difeso ad oltranza quale dimostrazione di “non avere paura” né il governo avrebbe assecondato l’irresponsabilità di un capo di stato, prim’ancora che di una comunità religiosa che sta dimostrando di non aver capito nulla del momento difficile, pesante e grave che riguarda i cittadini di Roma, di tutta l’Italia, dell’Europa e del mondo o di voler prendere le distanze dai motivi di sicurezza che dovrebbero sconsigliare la massa di persone a spostarsi per venire a Roma.
Noi  poveri disarmati senza scorte né auto blindate dobbiamo sopportare la limitazione delle libertà, adeguarci allo stato di polizia, all’esercito e i carri armati  nelle città, al falso allarme quotidiano, rinunciare alla vita sociale, alla partita di calcio, alla passeggiata in centro, la metro di Roma è tutti i giorni sotto attacco, anche stamattina la linea A è stata fermata per verifiche. Chi risarcisce l’utenza, chi assicura ai pendolari di poter raggiungere il posto di lavoro in orario? Si può stare un anno o tutta la vita così?  Il papa non può semplicemente dire di aver capito, che gli dispiace tanto per chi aspettava il perdono ma questo giubileo adesso non si può fare?
Perché non se lo porta in Nuova Zelanda o in Polinesia, vediamo poi quanto è forte la fede dei cattolici cristiani a trenta ore di aereo da qui. La smettano di raccontarcela. Questo giubileo serve per tutt’altri scopi dal perdono di Dio, probabilmente gli stessi che sono costati la cacciata di Marino.