S_presunzione di innocenza

Loris, gip: “Veronica ha indole malvagia”

 

Com’era? “gli zingari rubano, i romeni stuprano e i maghrebini spacciano”. Da oggi si potrà dire tranquillamente che lo fanno per indole senza suscitare lo sdegno di nessuno, se lo può dire un gip in sede processuale trasformando un parere, un’opinione – fra l’altro senz’alcun fondo di verità visto che non esiste nessuno violento, criminale “per indole” né tanto meno per “razza” – in un atto da mettere a verbale.
Ci può stare al massimo una predisposizione ma mai motivata da cause naturali, e nemmeno da realtà sociali complicate.Nessuno nasce con l’imprimatur del violento, malvagio, criminale.

La giurisprudenza fatta in casa, à la carte, così come serve quando i processi si svolgono soprattutto fuori dai tribunali: il giudice che si esprime come i tanti ultrà della Rete pur avendo titoli, competenze e una responsabilità che richiederebbe un linguaggio diverso.
Tanto vale allora riabilitare il metodo Lombroso per anni ritenuto attendibile niente meno che dall’FBI: malvagi per indole e criminali per tratti somatici, razza e dna.
Se qualcuno avesse parlato di “indole malvagia” a proposito di un’extracomunitaria o una rom sarebbe venuto giù il mondo, ma se lo fa un giudice durante un processo in cui la presunta colpevole, l’imputata è già stata condannata dai media, dalla folla inferocita e rinnegata da tutta la sua famiglia allora se po’ ffa’. Mai sentito un giudice parlare di indole violenta riguardo ai serial killer, agli uomini che ammazzano le donne. In quei casi si aprono immense praterie di possibilità sui motivi del gesto criminale. L’uomo che ammazza la donna lo fa “per troppo amore”, per motivi “passionali”.
Sei brutt*? Hai gli occhi troppo vicini, la fronte spaziosa, le labbra sottili? Pover* te se la società ti ritiene più pericolos*, indegn*  di chi invece è esteticamente gradevole, proprio come stabilivano le teorie di hitler sulla razza perfetta.
Ilda Boccassini fu massacrata e accusata di razzismo solo perché osò dire che il comportamento di Ruby si poteva imputare alla “furbizia orientale”.
Un po’ come quella di Sherazade nelle “Mille e una notte” che ebbe salva la vita intrattenendo il re cattivo con le sue fiabe fino a farlo innamorare.
Quintali di letteratura e studi di psichiatria e di psicologia buttati nella spazzatura solo perché un giudice non ha resistito all’impeto del giudizio morale e ha voluto dare il suo contributo personale, basato su una sua interpretazione, al linciaggio mediatico di Veronica Panarello.
Bossetti, il presunto assassino di Yara è in carcere dal 16 giugno senza un processo né una condanna.
La sua famiglia è stata massacrata dai media, qualcuno malmenato di persona, lui come di consueto linciato dalle bestie feroci della Rete.
Berlusconi che nel primo grado della sentenza del processo Ruby fu definito “socialmente pericoloso con una naturale propensione a delinquere”, che è un po’ diverso dall’indole: socialmente pericolosi e delinquenti si diventa, non si nasce, è a fare le riforme con Renzi.

Per dire.

Andrea Loris Stival, l’indole malvagia di Veronica e la fabbrica dei mostri – di Eretica, Il Fatto Quotidiano

Oggi scopro che un giudice può permettersi di affibbiare un giudizio morale ad una donna accusata dell’omicidio del figlio. Lasciando da parte il fatto che una persona è innocente fino a prova contraria e che non si processa o condanna attraverso i media, quel che mi sconvolge di questa maniera di porgere l’accusa è il fatto che di Veronica si continua a dare un ritratto che coincide sempre più con quello di una strega. E’ una donna ripudiata dalla famiglia, offesa da chiunque, e a quanto pare non ha il diritto di ottenere un giusto processo privo di un pregiudizio morale. D’altronde come è possibile che un Gip definisca l’indole di una persona. E’ in grado, lui, di realizzare una perizia psichiatrica? Ha una preparazione sociologica, antropologica, per definire le caratteristiche individuali di questa donna? Si può mai dire diVeronica Panarello che avrebbe ucciso il figlio perché è di “indole malvagia” e che perciò bisogna rinchiuderla perché “potrebbe uccidere ancora”?

Quel che io penso è che siamo così disabituati dall’analizzare la violenza, se commessa da una donna, che tutto poi si riduce alla volontà di espellere la mela marcia, quella che avrebbe disobbedito al piano di restaurazione dei buoni sentimenti familiari, dove una donna dovrà essere madre amorevole per qualità innate e non per consapevolezza acquisita. Da qui, penso, dipenda anche la maniera in cui giudichiamo la violenza commessa da un uomo. Accade che uccida moglie e figlio e che di lui si dica che è debole. Lei ha l’indole malvagia e lui non sopporta la separazione. Lei ha indole malvagia e lui, invece, sarebbe il prodotto sociale di quel che ha attraversato in vita, prima di fare una strage e spararsi un colpo in testa.

A questa interpretazione parziale e molto superficiale si aggiunge quella di alcune categorie di femministe che in difesa delle donne proclamano la cattiveria innata dell’uomo. Egli uccide perché è violento dentro. La violenza sta agli uomini come l’istinto materno sta alle donne. Non si rendono conto, queste femministe, che così facendo rafforzano l’idea che la tal donna che uccide un figlio è davvero anormale, diversa, malvagia e che l’uomo che uccide ha in sé una giustificazione, gode di una attenuante: è cattivo dentro, perciò peggio per noi che lo provochiamo. Non dobbiamo fare o dire nulla che possa indispettirlo perché egli è predisposto alla violenza e, soprattutto, ha in mente di picchiare le donne almeno una volta al giorno prima di andare al cesso. Così, per trovare lo stimolo per defecare meglio.

Quel che io so è che le donne vedono rimossa e censurata l’aggressività e la violenza che compiono, perché la società, a cultura patriarcale, le vuole angeliche, deboli, sottoposte alla tutela di paternalisti altrimenti disoccupati. Le vuole tutt’altro che autodeterminate e in grado di intendere e volere. Quel che decidono, se danno un calcio alla compagna di scuola, se schiaffeggiano il proprio compagno, se spintonano il figlio, sarebbe tutto frutto di una tempestiva perdita di sé o, eventualmente, paradosso nel paradosso, quella che compie sarebbe violenza introiettata. Ella è innocente quando subisce violenza e deve essere assolta anche quando la compie.

Poi c’è la violenza di genere, che esiste, riguarda la costrizione delle persone schiacciate nel proprio ruolo di genere. E’ violenza di genere quella compiuta su una persona che per via di stereotipi sessisti si ritiene debba sottostare a quella determinata cultura. Te la deve dare per forza, la fica, la disponibilità, l’obbedienza, la fedeltà eterna. Ti deve cedere la gestione del suo corpo, sicché tu puoi farne quello che vuoi. E c’è la violenza derivante dalla cultura del possesso, che riguarda, ahimè, anche le madri, perché di madri che uccidono i figlioli possiamo contarne un po’ e le ragioni per cui lo fanno, come avviene per i delitti commessi dai padri, riguardano comunque il possesso. Io uccido perché penso di disporre della tua vita. Sei mio e di nessun altro. Sei mia e di nessun altro. Ti ho fatto e ti disfo. Ti ho amata e non ti lascio andare.

A chi si diverte (in tutti questi casi, che non dipendono da ragioni materiali, un furto, la rapina, criminalità, cose altre) a descrivere gli uccisori definendoli mostri non fa che dare una mano a chi di quella fabbrica vive. I mostri servono ai media, alle trasmissioni morbose che guardano fin dentro l’ano per raccontare una vicenda, a chiunque voglia raccontare questi fenomeni in toni emergenziali, assicurando al pubblico la catarsi. Fatti fuori i/le colpevoli voi sarete salvi/e. Il mostro è fuori da voi e il resto è paradiso. Nessuno comprende che il mostro è dentro di noi, lo nutriamo anche con forme di comunicazione sbagliate e le consolazioni che possiamo provare quando ci dicono che lei ha ucciso perché è malvagia terminano il giorno dopo, quando vediamo una persona che conosciamo bene che afferra qualcun@ e gli o le molla un pugno in bocca. Finisce quando leggiamo insulti e pretesa di forca da chi dichiara di difendere le donne dalla violenza.

Sappiatelo, io ho più paura di queste persone, forcaiole, che degli assassini stessi. Chi si sente autorizzat@ a linciare qualcun altr@ “potrebbe uccidere ancora” in mille modi e riterrà perfino di essere legittimat@ a farlo. Dunque, prima di archiviare le faccende di cronaca come fossero giochi con premi per chi lancia le pietre più grosse, vorrei chiedere: abbiamo intenzione di comprendere come fare ad aiutare le persone che uccidono? Perché se aiuti chi uccide salvi le sue prossime vittime. Perché se salvi lui, salverai lei. Perché se salverai lei, salverai i suoi figli. Semplice no? Secondo voi, si può fare?

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Di mostri, sciacalli e iene: reali e virtuali

Ottimo Mentana che per criticare lo sciacallaggio mediatico sul caso di Brembate ha ritenuto di doverne aggiungere un altro po’ anche lui: un rinforzino. Ieri sera  Bersaglio mobile sembrava la dependance di Porta a Porta: mancavano solo il plastico e il criminologo. La potenza dei media e della Rete è  far diventare il peggio anche peggio di quello che già è.  Se i media evitassero di dare tanta enfasi ai fatti di cronaca più cruenti forse si eviterebbe di dare la stura a tutto quel che avviene dopo: compresi i commenti idioti degli imbecilli necrofili  da web. In un mondo normale, fatto di gente normale e non di voyeurs malati,  con l’occhio sempre nei buchi delle serrature a guardare le vite altrui per non pensare alla loro di merda,  si limiterebbero a dare la notizia di un fatto e della sua conclusione. Non ci sarebbe il “mentre” che contiene tutto l’orribile che non si può evitare nemmeno a volerlo.

Pensiamo alla nostra giornata di ieri, alle cose che abbiamo fatto e immaginiamo, a chiusura di quella giornata i carabinieri a casa nostra per arrestarci con l’accusa di omicidio. Immaginiamo la nostra vita stravolta nel giro di poche ore, i nostri figli che leggono di un padre violento, un assassino solo sulla base di una prova, quella del dna, che in America è costata la vita a decine di innocenti finiti con un’iniezione letale o sulla sedia elettrica perché quella prova è stata poi ritenuta inaffidabile. Immaginiamo una donna, una madre che deve giustificare non al padre dei suoi figli, quello che li ha cresciuti ma al mondo, un “peccato” di gioventù, un particolare privato della sua vita non perché lo abbia deciso lei ma perché la sua vita privata è andata in pasto ai lupi famelici di un’informazione criminale.

 

I mostri, servono.

Perché mentre noi ci distraiamo, ci trasformiamo in psicologi, giudici, analisti del crimine l’anziano proprietario del paese continua ad agitare lo scettro e l’informazione ben felice che il popolo abbia di che occuparsi evita di mettere sull’avviso.
Mentre il nuovo pentito della camorra racconta che con 250.000 euro in questo paese è possibile modificare, anzi cancellare sentenze [omicidio] e, considerato il paese niente può far dubitare che non sia vero che ci siano giudici facilmente corruttibili, ai piani alti si continuano a fare accordi politici con un corruttore frodatore, più che probabile prossimo condannato anche per concussione per costrizione e sfruttamento della prostituzione minorile, or ora incriminato anche per oltraggio, l’ennesimo, alla magistratura, permettendogli addirittura di poter fare conferenze stampa alla camera dei deputati e di riscrivere la Costituzione.
Come se fosse tutto normale.
Nel paese dilaniato dalla corruzione ovunque si mettono in mano le riforme politiche ad uno che con la corruzione ci ha tirato su un impero coi risultati che sappiamo, e che subiamo.
Perché al gioco della politica  di Renzi partecipa chi c’è, non chi se lo merita.

 

facebook è diventato un rischio per chiunque abbia la sventura di andare a finire sui giornali per motivi seri o gravi.
Si dovrebbe intervenire, e anche in modo tempestivo, negli account delle persone coinvolte nei fatti di cronaca, impedire alla moltitudine di imbecilli, i soliti, quelli che se non vomitano la razione quotidiana di insulti su qualcuno non sanno dare un senso al loro tempo passato nei social di poterlo fare, solo per il gusto di potersene poi vantare con altri imbecilli come e peggio di loro.
Le maestranze  della piattaforma di solito  così solerti nel bloccare profili di gente colpevole di niente, così attente a far rispettare la policy della community salvo poi lasciare pagine che fanno chiare apologie di tutti i tipi perché quelle non violano, si vede,   possibile che non abbiano pensato a mettere in sicurezza le pagine di chi è impossibilitato a gestirle? 

Gestire la vita “virtuale” è diventato un problema, un pensiero in più. A leggere quello che sono stati capaci di scrivere questi idioti che non avendo un cazzo di meglio da fare in Rete si divertono così verrebbe da augurarsi che capitasse qualcosa di serio anche a loro, in modo tale che i loro familiari possano godere dello stesso trattamento riservato da loro a chi non c’entra, visto che i diretti interessati non possono leggere né rispondere. Un dolore finché non diventa proprio non si capisce, non si riesce a sentirselo addosso. Se i figli del presunto assassino della ragazzina di Brembate hanno letto le cose che sono state scritte sul padre avranno sicuramente subito un trauma dal quale non guariranno più.

Incredibile quanta malvagità abbiamo intorno e ce ne accorgiamo solo quando la vediamo.

Per non parlare poi di quelli del “se capitasse a te”. Cervelli a brandelli che non riescono a capire che tutti saremmo capaci di qualsiasi vendetta nei confronti di chi facesse male ai nostri figli, alle persone che amiamo; mettersi nel dolore degli altri non significa interpretarlo in modo vendicativo ma educativo, affinché si riesca a trasmettere l’idea che la violenza è sempre sbagliata. Se si fosse fatto sempre questo, se gli stessi stati che dovrebbero applicare la legge, una legge giusta, severa ma giusta e rispettosa degli stessi principi che che le leggi obbligano, uno su tutti: “non uccidere” e non avessero invece esercitato la violenza della pena di morte forse questo sarebbe un mondo migliore. A nessuno oggi verrebbe in mente di intasare il web con le sue idiozie criminali.

E sarebbe bene che tutti prendessero atto, anche gli stupiti dell’ultimo momento, quelli che ogni volta cascano dal pero come se “prima” non fosse mai successo niente, non una ragazzina che ammazza madre e fratello, non una madre che spacca la testa di suo figlio a martellate – di esempi come questi se ne potrebbero fare centomila –  che la violenza cesserà di esistere solo quando non ci saranno più donne né uomini sulla faccia della terra.

Cronaca nera: oggi le indagini (e i processi) si fanno sui social network

Maurizio Di Fazio

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Delitti e commenti sul web: il peggio degli italiani –  

Delitti. L’Italia peggiore , l’Italia del dalli all’untore. Quella che spia dalle finestre. Dai buchi della serratura. Che magari se sente un grido d’aiuto arrivare dalla strada alza il volume della televisione per non ascoltare o si volta dall’altra parte per non guardare. Quella dei vicini di casa che sanno ma non dicono. Del pettegolezzo, della noia, della pavidità, della paura. Quella che sprofonda ogni sera davanti alla tv. Che si perde dietro storie d’amore inventate da autori sapienti. O annega persa dietro a casi di cronaca nera in cui a perdere la vita sono reali creature innocenti e non attori da telefilm che interpretano questo o quel personaggio.

Quella che, puntuale come un orologio svizzero, arriva a far finta di indignarsi e che adesso usa la rete per dar spazio alle sue repressioni più perverse.  Basta dare uno sguardo ai profili Facebook di Carlo Lissi, l’assassino che ha sterminato la moglie e i due figlioletti o a quello di Massimo Bossetti, accusato di aver ammazzato Yara Gambirasio.  Sono tantissimi i mitomani che vogliono lasciare una firma. Apparire. Per regalarsi un secondo di notorietà alla faccia dei morti e dei vivi (i tre figli di Bossetti, ad esempio, quali colpe hanno da espiare?).

“Cosa ti farei, non in isolamento, in mano agli altri carcerati”, scrive Elena dopo aver condiviso sul proprio profilo la foto di Lissi, dopo aver quindi condotto nella propria dimora virtuale il volto di un assassino. E ancora, prosegue David: “Pregherei per averti sotto alle unghie, e tu pregheresti per crepare in fretta”. Insiste Remigio: “Sai quanti amanti ti troverai ora in galera, camminerai tante volte zoppo”.

Sarò strano io, ma ho terrore di questi forcaioli improvvisati. Giustizieri della notte davanti a una tastiera oppure aspiranti leoni, ma solo mentre i carabinieri e la polizia scortano via questo o quel criminale ormai inerme.  Mai prima. Mai.

Non me ne vogliano, ma sono una rappresentanza di un Paese marcio, di una comunicazione malata, come più volte teorizzato da Chomsky così come i giornalisti sciacalli dell’orrore, quelli che improvvisano servizi lacrimevoli per fare un po’ di ascolti, gli stessi che si vantano degli ascolti boom per le edizioni straordinarie targate terremoto o vanno in giro a chiedere agli sfollati come mai dormano in macchina (sapendo bene che una casa non ce l’hanno più).

Sciacalli. Sciacalli di emozioni. Incapaci ormai di viverne sulla propria pelle. Di sorprendersi, innamorarsi. Arrabbiarsi. Provano un brivido solo col telecomando o la tastiera tra le mani. Concentrati su un caso, finché ne parlano i giornali.

Fino al prossimo reality dell’orrore. Fino a quando la morbosa attenzione del guardone andrà a scomparire. E tutto finirà, come nel Truman Show, con un “Cambia canale, guarda cos’altro danno”.

Il terzo mondo è qui: basta leggere i giornali per accorgersene

A proposito del presunto assassino di Yara.

“L’Italia è un Paese dove chi uccide e chi delinque viene arrestato e finisce in galera. Può passare del tempo o può finirci subito. Ma questo è il destino che attende i criminali”.[angelino alfano, ancora, incredibilmente, ministro dell’interno]

Tutti meno uno, vero angelino? Per quell’uno si può fare una deroga, Anzi, è stata fatta, e con viva e vibrante soddisfazione.

 

Avere cura di noi stessi – Alessandro Gilioli

 

Era il mostro quel padre accusato di aver stuprato una figlia bambina ma che poi si scoprì, era malata di tumore, è morta lei e dopo un po’ anche quel padre, ci sono dolori che hanno un effetto a rilascio lento, come un veleno. Ma questo non interessa ai professionisti del crimine autorizzato a mezzo stampa.

I mostri servono, perché mentre si dà la caccia ai mostri,  mentre ce li mostrano nei vari talk show, sulle copertine dei settimanali, le sanguisughe criminali si spartiscono l’Italia. Ecco perché ci vogliono sempre anni per trovarli.  Qui i mostri si confezionano ad uso, abuso e consumo della propaganda politica e della spettacolarizzazione mediatica di drammi e tragedie, mentre la criminalità politica viene trattata coi guanti di velluto, anche quando è conclamata e condannata. In Italia il giornalismo si divide in servo e criminale.  Criminale perché non si sbattono mostri in prima pagina prima di assicurarsi che lo siano davvero. Servo, per i motivi che abbiamo imparato a conoscere molto bene: come diceva Victor Hugo “c’è gente che pagherebbe per vendersi”, che è l’attività più svolta da gran parte degli addetti all’informazione di questo paese. Serietà e deontologia sottozero.  E’ molto importante che il mondo sappia che marito e moglie hanno avuto un rapporto sessuale appena prima che scattasse la follia criminale di lui. E’ un dettaglio che fa la differenza.
Di un vecchio delinquente prestato alla politica che comprava favori sessuali da ragazzine minorenni, invece, non si doveva sapere né parlare; c’era la privacy del delinquente da tutelare, da riparare perfino pensando a leggi speciali che impedissero la diffusione delle notizie.
Luridi cialtroni.

Penso a quei ragazzi che da oggi in poi saranno i figli del mostro, oltre ad avere il futuro distrutto se il loro padre  verrà riconosciuto colpevole davvero  e a cui qualcuno ha avuto premura di rovinargli anche l’immediato, il presente solo perché non si poteva aspettare di avere notizie più certe  prima di divulgare il loro cognome,  a differenza di quel che accade ad altri tipi di criminali, ad esempio quelli che abusavano di ragazzine: gente facoltosa, altolocata, il marito della mussolini che patteggia, paga il conto e si rimette a letto con sua moglie, ci va alla messa della domenica perché Dio si sa, perdona tutti: soprattutto quelli che hanno cospicui conti in banca.  Per sapere il nome del figlio del parlamentare di forza italia coinvolto in quello schifo ci sono volute settimane. E nessun alfano si è preso il merito di questo.

Complimenti ai garantisti sempre, quelli che “nessuno è colpevole fino al terzo grado di giudizio”, quelli che difendono la presunzione di innocenza solo quando a commettere i reati sono i malviventi abituali, ad esempio i politici, ma poi, come a La Repubblica, e a seguire tutti, compreso Il Fatto Quotidiano fanno i cazzoni pubblicando nome, cognome e foto di famiglia [prese da internet] di un fermato ancora da sottoporre ad interrogatorio, inchiodato da una prova ma che in questo paese basta – se si è persone normali e comuni – per essere colpevoli e condannati di omicidio prima del primo grado di giudizio. Per il politico invece bisogna aspettare anche il giudizio di dio.

E naturalmente complimenti agli imbecilli che, grazie a chi ha divulgato il nome del fermato, da ieri condividono le foto a più non posso, perché agli imbecilli se gli levi i mostri da giudicare e  condannare, magari a morte perché loro sono i buoni e gli altri i cattivi  poi sui social non sanno che cazzo fare, a loro non interessa che si tratta del padre di tre figli la cui sicurezza potrebbe essere messa in pericolo. Perché al giustiziere del web in realtà non frega nulla del dolore degli altri, lo usa per mettersi in mostra, perché sa che in quel modo è facile catturare il consenso e l’approvazione di altri imbecilli.

Complimenti ad alfano che per chiedere la libertà di un delinquente seriale è andato, insieme ad altri colleghi  a fare eversione occupando tribunali ma poi si vanta pubblicamente come se il mostro lo avesse trovato lui personalmente, a differenza di quello che ha fatto quando il mostro era lui che per compiacere l’amico delinquente non si è fatto nessuno  scrupolo e ha permesso la deportazione di una madre e di sua figlia; e complimentissimi al quadrato e al cubo  soprattutto a Renzi che solo in questo caso non ritiene di dover aspettare i tre gradi di giudizio prima di gioire per l’arresto di un “assassino”. 
Eccola l’Italia che fa paura a me, altroché quella dove si avvisano, si indagano e si condannano persone a cui poi il massimo che può capitare è di andare a scontare i domiciliari in villa.

AMICI DI SANGUE SU FACEBOOK – di Diego Cugia  [Jack Folla]
Entrambi gli assassini, quello -presunto- di Yara e quello che ha sgozzato la famiglia in fretta e furia perché dopo c’era la partita, hanno profili Facebook. Noi italiani li clicchiamo perché ci piace sguazzare nell’orrido per fare “Ooh!” come i bambini di Povia e perché ci illudiamo di essere innocenti. Ma che colpa hanno i figli degli assassini, i loro bimbi fotografati al mare o quando spengono la candelina sulla torta, che hanno fatto per meritarsi questo danno collaterale i nipoti, i genitori, gli zii del “Mostro”? Sfogliamo gli album degli assassini su Facebook come milioni d’improvvisati commissari Montalbano. “Hai visto? Quello che ha ucciso la moglie dopo averci fatto l’amore e prima di gridare Forza Italia era “seguace” di una sola persona, guarda tu, una donna, e pure bonazza, sarà mica lei l’amante di cui vociferano gli inquirenti?” Clicchi e apri il profilo della donna “seguita” dall’assassino. E toh, guarda un po’, c’è un post di lei, in evidenza, che inveisce contro “chiunque” abbia commesso proprio quel delitto lì. “Strano no? Sei amica dell’assassino e inveisci contro “chiunque” sia stato? Ma se è stato lui, il tuo “seguace”!” Così la tragedia-madre, il delitto, si costella di centinaia d’altre micro-tragedie, quelle di chi è colpevole solo di essere figlio, parente o amico di sangue su Facebook. Penso a quelle povere bambine, alle figlie minorenni del presunto assassino di Yara, l’uomo che ha dichiarato agli inquirenti “Sono sereno”. Loro, le figlie del “Mostro” che chiunque può copiaincollare sulla propria pagina fosse solo per commentare “Oooh! Poverine!”, dopo tutta questa terribile pubblicità a quale serenità potranno mai aspirare? Sono contro ogni censura ma i profili Facebook degli assassini, forse, è il caso di spegnerli come le vite delle loro vittime, per non crearne, involontariamente, altre ancora.

 

#19o – La frustrazione del giornalista di regime

Sottotitolo: Un paese civile non può prescindere da una corretta informazione. #vergognaitalia #19O

 

 La Rai ha tre inviati diversi in piazza Porta Pia. Due lanciano le bombe carta e uno commenta in diretta. [cit.] #19O
Un paese civile non può prescindere da una corretta informazione. E’ uno stillicidio reiterato, in ultimo ieri la notizia che l’ODG che in vent’anni di conflitto di interessi, di menzogne, diffamazioni e calunnie spacciate per giornalismo non ha mai fatto un plissè si occuperà di Santoro. Il danno, la beffa e il linciaggio verso uno dei pochi che, a modo suo e col suo stile le cose almeno le ha sempre dette. Io mi sento violentata tutti i giorni dalle bugie con cui cercano di addolcire, nascondere quello che ormai non è più possibile ignorare. Noi vittime sempre che dobbiamo pure finanziare, di diritto o di rovescio certa spazzatura, ché hai voglia a dire che questo e quello non prendono soldi dallo stato, e poi sentire pure certi opinion makers farci la morale dai loro pulpiti magari fra una risatina e una canzonetta in radio. Non capisco perché sallusti, belpietro, ferrara e compagnia servente ben posizionata su tutti i media di regime, Rai compresa, possono loro sì minacciare la civiltà di questo paese e l’altro giornalismo, quello cosiddetto indipendente fa così fatica a riconoscerlo, a vedere la violenza vera dov’è. E invece di diffondere idee buone, fatti realmente esistenti si spertica in propaganda a favore di qualsiasi potere vada bene al re d’Italia di questo nuovo millennio. E quando può si mette pure di traverso davanti a quei pochissimi che osano guardare dietro il dito.Una stampa e un’informazione il più possibile libere dall’influenza della politica sono il fondamento di qualsiasi democrazia che voglia dirsi civile, libera davvero.

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18-19 ottobre. I media alla guerra immaginaria

Ma chi controlla i media? Diciamo meglio: che cavolo ha in testa chi li governa? Lo spettacolo mediatico intorno al 18 e 19 ottobre è stato così indegno che persino un signore perbene e molto governativo come Enzo Foschi, capo segreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino ed esponente del Pd romano, è stato costretto a twittare: “I veri Black bloc sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo… delusi dal fatto che non scorra sangue…”.

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C’è la manifestazione. Non è una notizia.C’è una folla immensa di gente che ride, passeggia, racconta slogan. Non è una notizia.C’è uno striscione magnifico, la sintesi è poetica e racconta la forza e la storia e la potenza di chi non si rassegna e lotta. Non è una notizia.C’è un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno fatto nottata per comporre dei cartelli in cui c’è scritta bellezza, tenacia, sogni, rivendicazioni. Non è una notizia.C’è una donna che è arrivata con il passeggino e il bimbo e dice che ha lo sfratto e che non ha stipendio e abbraccia e bacia gli amici che guardano il bimbo e gli fanno le smorfie. Non è una notizia. Passa avanti.C’è una ragazza giovane, carina, estetica spendibile sui media. Può scapparci una copertina. Dai, si. E’ proprio bona. In fondo che ce ne frega della lotta. Il punto è che c’è figa. Quella è una foto da fare.C’è un ragazzo che ha uno zainetto nero. Bisogna seguirlo. Ha uno sguardo così e così. Sicuramente vi porta in mezzo agli scontri, ed è lì la notizia. Invece il ragazzo siede, apre lo zaino, e tira fuori panini per gli amici. Che palle! Neanche questa è una notizia.Dopo un paio d’ore reporter, giornalista, sono talmente frustrati che inseguono scie di fumo immaginarie, sentono un pedardo in lontananza e comunicano in redazione che c’è un attentato, la tizia col fumogeno viene descritta come capo di un attacco ai “civili”, e poi arrivano all’angolo tra via tot e via bah e lì c’è una rissa di un tale che è sempre parcheggiato all’angolo, un po’ ubriaco, che bestemmia e insulta un altro che pure lui non sta tanto bene.Ecco: fotografia, lancio d’agenzia e titoli da terrore mediatico. Abbiate paura. La piazza è terrore. Non scendete in piazza. Non lottate per i vostri diritti. Vedete? Siete in pericolo. Lì c’è brutta gente. Lì dove? Ma lì… non vedi? Dici che le uniche persone mascherate sono militari? Ma no… che dici. Dunque: se hanno fatto la zone rosse c’è un motivo.Ecco. Articolo fatto. Prendi la foto dei due ‘mbriachi. Mettici due agenti che passano per caso, poi tira fuori una fotografia di repertorio dei black bloc, metti che uno degli ‘mbriachi aveva in mano una specie di rotolo di giornale e giù con l’analisi della fenomenologia del rotolo assassino, ‘ste armi contundenti usate dai manifestanti, immagina un sequestro di rotoli assassini nella vicinissima tipografia (il covo dei violenti).E nel frattempo il corteo scorre. La gente aumenta di numero. I bambini ridono. Gli adulti cantano. I militari non c’hanno un cazzo da fare. Ma il giornalista ha avuto la sua storia.Perché il punto è che se non c’hai una notizia, beh, inventala. Scoraggia le persone e allontanale dalle lotte. Devono sapere che dalla piazza non si torna. Devono saperlo. Devono.E comunque, via, fategli un regalo a ‘sto povero giornalista. Non vedete che pena? Nessuno che indossi un passamontagnino per farsi fotografare? Capitelo. Ha famiglia, se non porta qualcosa ci sta che lo licenziano…Bisogna essere solidali tra precari. No?

via#19o – La frustrazione del giornalista di regime.

Riflessioni del giorno dopo

Preambolo: solidarietà dei colleghi ad uno degli ASSASSINI di Federico Adrovandi, con tanto di presidio e applausi perché, avendo collaborato insieme ad altri tre alla morte violenta di un ragazzino “purtroppo ha dovuto subire un processo”.

Poi se la gente si allontana dalla politica, la colpa è sua, perché, secondo lo Scalfari pensiero i cittadini italiani non amano lo stato.

Invece lo stato dimostra ogni giorno di amarli molto i cittadini, da vivi, e da morti ammazzati per mano di suoi funzionari solo un po’ esuberanti, e che vuoi che sia se ogni tanto gli effetti collaterali della loro caratterialità particolare consistono nel  togliere qualche figlio a una madre, male che vada si può sempre contare sulla solidarietà dei colleghi e l’indifferenza di chi arma le mani a queste bestie immonde permettendo che abusino del loro potere e dopo, non succede niente, non si perde nemmeno il posto di lavoro.
I quattro assassini di Federico sono solo in aspettativa causa omicidio, lo stato che noi dovremmo amare per votare bene [secondo Scalfari] non licenzia chi ammazza a calci e botte una persona, gli fa due carezzine e continua a pagargli uno stipendio.

Caso Aldrovandi, a Bologna poliziotti
applaudono il collega condannato

 
All’uscita del tribunale di sorveglianza trenta agenti del Sap hanno atteso l’esito dell’udienza per l’incarcerazione, o meno, di Enzo Pontani, uno degli assassini del ragazzo ferrarese per esprimergli la loro solidarietà.
”Siamo qui per dare vicinanza a un collega che era intervenuto per un 
fatto di servizio ha dovuto subire 36 udienze e purtroppo è stato 
condannato”.
Capito? ammazzare di botte un ragazzino fino a spaccargli il cuore è “un fatto di servizio”.

Sottotitolo: chissà perché in Abruzzo, Molise, Campania, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia c’è gente che vota la lega che vorrebbe fare stato a sé per staccarsi dai “terùn”.  Un mistero, davvero.

Oggi mi va di essere politicamente scorretta, mi voglio adeguare al trend di un paese dove il 30% di gente vota un criminale abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni personali mie e di altri] e Milano,  la cosiddetta capitale morale viene consegnata con giubilo  insieme a tutta la Lombardia,  all’ex ministro azzannapolpacci della lega. Il grande ministro dell’interno la cui abilità è stata riconosciuta perfino da Roberto Saviano che nel frattempo spero si sia pentito almeno un po’ di quel suo giudizio pubblico su uno che per il solo fatto di pensare di vivere nel paese che non esiste se non nelle teste bacate dei ladri e dei cialtroni vestiti di verde, andrebbe estromesso da qualsiasi contesto civile.
Io non vi odio, perché l’odio è un sentimento  alto e per questo va dedicato a cose e persone molto più importanti di voi meschini, rifiuti subumani che avete permesso che questo paese diventasse la latrina d’Europa e del mondo civile.

Semplicemente, mi fate schifo e pena e vi auguro di vivere abbastanza per pentirvi di essere quello che siete, per aver trascinato anche me nella melma in cui vi piace vivere.

Non c’è un paese come l’Italia che abbia potuto sperimentare realmente su se stesso e, purtroppo su tutti noi quante falle ci sono nella democrazia e quanti danni può provocare quel principio del suffragio universale che oggi consente – giusto per fare un esempio – ad una nullità come scilipoti di potersi trasferire addirittura dalla camera al senato anziché sparire dalla circolazione.
Ecco perché  io sono sempre favorevole ad una preparazione di base; non esiste il diritto di pilotare un aereo, di condurre treni ad alta velocità, sottomarini e astronavi senza una preparazione adeguata, degli esami e il rilascio di patenti e brevetti.
E allora per quale stracazzo di ragione può esistere quello di contribuire a far sprofondare un paese grazie a chi va a votare senza il minimo indispensabile di conoscenza della storia, della Costituzione; io questo non l’ho mai capito, e le cose che non capisco m’inquietano assai.

 Ho molto rispetto per la Storia, per chi è morto per consentirci di poter mettere una croce su un foglietto e delegare alla politica la cura del paese, e dunque la nostra, almeno questo è quel che dovrebbe fare la politica; però qualcosa mi dice che se molti di loro avessero immaginato che il loro sacrificio sarebbe servito a far entrare in parlamento una che si chiama mussolini, o gente del ‘calibro’ di razzi, scilipoti et similia, credo che ci avrebbero ripensato. Sono sicura, anzi. 

Secondo Benigni la folla sceglie sempre Barabba, e in parte avrebbe ragione se il suo intento non fosse stato quello di dire agli italiani che i partiti – soprattutto uno, il PD – sono meglio dei movimenti civici di gente comune e dunque non esperta.
Oggi io chiederei a Benigni secondo lui chi è e come e dove si può classificare chi sceglie maroni e berlusconi che non sono parte di movimenti ma di partiti istituzionalmente riconosciuti, quei partiti che il presidente della repubblica difende a spada tratta per ribadire il pericolo del populismo. Vorrei chiedere a Benigni perché un elettore della lega o del pdl che tutto hanno già dimostrato deve essere migliore di uno del M5S considerato, vieppiù, un deficiente antistato.

Quando gli storici del prossimo secolo scriveranno dei fatti che hanno riguardato l’Italia di questo ventennio – che dell’altro ormai si sapeva il tutto e l’oltre e qualcuno ingenuamente pensava che non si potessero più ripetere certi errori – noi della nostra generazione non ci saremo più; e sarà un vero peccato perché sarebbe interessante conoscere in che modo verrà analizzato con la comprensione del poi tutto quello a cui abbiamo dovuto assistere noi, quello che abbiamo dovuto subire senz’aver fatto nulla per meritarcelo, come sia potuto avvenire un tale scempio di dignità e intelligenze attraverso la lobotomia di massa, la ripetizione a random delle stesse menzogne, di ragionamenti perversi confusi con analisi politiche indegne perfino del peggior bar di Caracas ma alle quali la gente crede e che hanno inibito, impedito e ucciso ogni capacità di critica e ogni possibilità di scelta consapevole, onesta e libera davvero, e, in virtù di tutto questo un criminale incallito sotto processo  viene ancora votato dal 30% degli italiani, mezzo paese viene riconsegnato a ladri conclamati convinti di vivere in un paese che non c’è, puttane siliconate vengono considerate opinioniste degne di una ribalta pubblica quotidiana e Alessandro Sallusti e Giuliano Ferrara giornalisti da litigarsi nei talk show.  E qualcuno ancora si chiede dove sia il problema di questo paese, se non in un’informazione pietosa e penosa, ecco perché poi quelle rarità che, come scrivevo ieri se ne fottono perché non devono rendere conto a nessun padrone sono considerati fascisti bastonatori, faziosi.

Quelli che rispondono ai desiderata invece, vanno nei talk show, anche se un tribunale li ha condannati per diffamazione.

Ritengo  l’informazione  responsabile del novanta per cento delle porcherie che sono accadute negli ultimi diciotto anni. Gli italiani sono stati disabituati alla conoscenza perché  la maggior parte dei  giornalisti hanno accettato di essere ostaggi della politica, spesso senza opporre nessuna resistenza ma anzi, mettendosi comodi perché è conveniente e questi sono i risultati. 

Il 70% degli italiani vota in base a quello che sente dire in televisione. Non aver risolto il conflitto di interessi, lo ripeterò finché vivo, è una responsabilità STORICA della sinistra e del centrosinistra italiani.

Libera chiesa in libero stato; ma anche viceversa, s’il vous plaît

Corrado Guzzanti denunciato per offesa alla religione

 L’Aiart si arrabbia per il personaggio del monsignore nello spettacolo di La7 CONTINUA

Ma come sono permalosi i cattolici; non tutti ma molti sì.

Anch’io vorrei denunciare Rai, mediaset e Sky, quest’ultima addirittura con una finestra interattiva dedicata unicamente alla messa della domenica, all’angelus e altre cose che per molti sono importanti ma che molti altri hanno il diritto di considerare poco interessanti o per niente ma che, in barba al fatto che una religione di stato in Italia non esiste più e per fortuna  vengono riproposti a random tutto il giorno ogni volta, quindi sempre, egli esterna, pontifica, insorge, insulta le donne e gli omosessuali.

Ed estenderei la denuncia  anche a quei quotidiani che aprono col vaticano, il papa e le eminenze varie in prima pagina ogni giorno  anziché in quelle interne dedicate alla cronaca internazionale così come si fa con le notizie che riguardano gli stati esteri.

C’è un mucchio di gente a cui il papa non interessa ma Guzzanti ed un sacco di altre cose che i cattolici non gradiscono perché pensano che offenda la loro morale [la 1, la 2, la 3? chissà…] sì, come la mettiamo cari integralisti rompicoglioni che non siete altro?

Un’improbabile associazione che si richiama ai valori cattolici e dunque cristiani, quelli che ben conosciamo e che si richiamano a loro volta ad una presunta morale stravagante e ondivaga, quella che condanna l’amore omosessuale definito addirittura un pericolo per la pace ma non la pedofilia che secondo molti referenti di dio va “compresa” e ancorché perdonata, quella che NON paga le tasse; quella che condanna una donna che abortisce appellandola con l’insulto di assassina ma che fa dire a dei preti – senza che nessuna eminenza insorga abbastanza –   che ammazzare una donna perché “provoca” è solo una giusta e comprensibile reazione di uomini esasperati da donne che hanno capito [finalmente!] che oltre ai figli da crescere, a mariti da viziare a tempo indeterminato, ai manicaretti perfetti e una casa splendente c’è di più, anche una mise succinta e sexy e perché no; quella che i funerali a Welby no ma a Pinochet sì, quella che ha permesso che in una chiesa venisse ospitata la salma di un boss assassino per una ventina d’anni in qualità di “benefattore”; quella che ha tollerato una chiesa cattolica che si è messa in casa, ha accolto, protetto e dato asilo ai peggiori dittatori sanguinari, ai presidenti di presunte democrazie evolute che dichiarano guerra e vanno a bombardare innocenti civili, donne e bambini nel nome di dio, ha denunciato Corrado Guzzanti a proposito di uno spettacolo vecchio di sei anni perché avrebbe, secondo certe menti contorte, malate “vomitato falsità e dileggio alla chiesa, offendendo il sentimento religioso dei telespettatori”.

Lo spettacolo peraltro è stato trasmesso non dalla tv di stato, dunque quella pagata coi soldi dei cittadini ma da una privata, finanziata dai proventi della pubblicità e dal suo editore.

E comunque una delle grandi invenzioni di questo millennio è il telecomando col quale cambiare, volendo, canale, perché quello che non piace si può evitare senza pretendere che non venga trasmesso per non offendere i sentimenti di qualcuno.

Perché quel che eventualmente offende me potrebbe invece essere gradito da qualche miliardo di persone. 

Naturalmente questa bella associazione di IPOCRITI BIGOTTI  può benissimo sorvolare sul fatto che venga offeso, insultato ogni giorno da duemila anni il sentimento razionale, laico, agnostico e ateo di miliardi di persone che non si riconoscono nella religione cattolica – quella che  attraverso i suoi referenti religiosi, suorine che ne han fatte di ogni ma sono state prima beatificate e poi santificate, da duemila anni vanno in giro per il mondo a proclamare il loro credo, ad imporlo con metodi subdoli, veicolando ignoranza, impedendo la contraccezione, vietando l’uso del profilattico financo come sistema di prevenzione da malattie orribili qual è l’AIDS, promuovendo una cosa impraticabile da tutti i sani di mente, quella sì contronatura  come  l’astinenza sessuale.

Né tanto meno  possiamo e dobbiamo offenderci noi italiani e tutti i  residenti di questo paese, ostaggi di questi invasori arroganti che siamo costretti a sopportare e mantenere: l’Italia è l’unico stato al mondo che ne mantiene un altro,  nel NOSTRO stato, uno stato laico per Costituzione, solo per il fatto di ospitare il vaticano in terra italiana e dal quale la politica tutta, di destra di centro e di sinistra non ha mai voluto prendere le giuste distanze che il concordato aveva stabilito e cioè che ognuno è sovrano ma nel proprio stato.