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Archivi tag: mafia

Quel che è stato, è Stato

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provenzano bianiCome diceva Pasolini “i diritti civili sono i diritti degli altri”, quelli difficili da comprendere ma che però esistono e chi si definisce persona civile deve tenere in considerazione anche se non ne condivide il fine, l’obiettivo perché magari non ne ha bisogno e può vivere anche senza. Le unioni civili, ad esempio.
Nello stato di diritto non si tiene una persona resa innocua dalla vecchiaia, in stato di demenza, malata terminale, detenuta in regime di carcere duro.
Le pene severe si danno quando le persone sono sane, non quando sono ridotte a larve umane incapaci di intendere e di volere.
Nella lunga “latitanza” di Provenzano, impossibile senza la collaborazione degli apparati dello stato, nella sua fine c’è tutto il fallimento scientifico – perché mirato ad occultare e nascondere la verità – di uno stato che per bocca delle sue istituzioni si vanta di combattere la mafia, addirittura di averla sconfitta come ha detto Rosi Bindi ieri sera al talk show ma poi si accontenta degli scarti umani e della piccola manovalanza.
E’ perfettamente inutile indignarsi quando in America si mandano a morire i minorati psichici o gente tenuta per vent’anni nel braccio della morte che nel frattempo è diventata altra da quella che ha commesso i reati per i quali è stata condannata alla vendetta di stato se poi, nella nostra bella “culla del diritto” si condannano a sette mesi, nemmeno da scontare com’è già accaduto altre volte, degli assassini in divisa perfettamente lucidi e coscienti, che uccidono quindi nel nome di quel popolo italiano che dovrebbero invece tutelare anche [soprattutto] quando si pone fuori dalla legge e poi si gioisce della vendetta dello stato sul vecchio boss assicurato alla “giustizia” quando ormai non serviva più, incancrenito e finito già dal male.

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“Bernardo Provenzano lasciato morire
così per potere attaccare il 41-bis”

Il boss scomparso a 10 anni dall’arresto – Di Giampiero Calapà

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Magherini, condannati tre carabinieri – Riccardo Chiari, Il Manifesto

Quella porta va chiusa

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portaaporta5apSe do le mie chiavi di casa a qualcuno lo faccio con la consapevolezza che la mia casa verrà frequentata dal qualcuno che potrà usare i miei servizi igienici, la mia biancheria, dormire nel mio letto.
La stessa cosa fa Bruno ‪‎Vespa‬ con la Rai‬: siccome da dipendente è diventato il padrone, anzi uno dei padroni, sa che può fare quello che gli pare col servizio pubblico dei contribuenti, costretti a pagare una tassa non solo per finanziare la propaganda a tutti i regimi ma anche per dare a Vespa la possibilità di invitare nel porcilaio più sontuoso della televisione di stato i figli di Casamonica e quello di Riina‬.

Enzo Biagi, che era un giornalista vero, intervistò Liggio, Cutolo e Buscetta ma fu lui ad andare da loro, non li invitò in uno studio della Rai.
Dopo il revisionismo della storia, la ripulitura del fascismo attraverso film e fiction che non raccontano tutta la verità, nella Rai del nuovo corso renziano va in onda, grazie a Bruno Vespa, alla sua egemonia conquistata nella tivù di stato per la sua abilità e predisposizione nell’essere servo di tutti i padroni che lo ripagano generosamente la riabilitazione mediatica e sociale della mafia, si fa dire al figlio del capomafia mandante di stragi, a sua volta mafioso, già condannato e impedito a tornare a vivere nella sua terra che “non è d’accordo con l’arresto di suo padre”, che un padre così gli ha insegnato i valori del rispetto.
Mattarella, che ha avuto un fratello ammazzato dalla mafia nemmeno stavolta pensa di dover dire qualcosa?
A ristabilire la par condicio fra stato e mafia basterà la puntata “riparatrice?”

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Vespa, vietato ai minori di 18 anni

 

Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro sono stati cacciati dalla Rai su richiesta di un delinquente seriale più che amico della mafia per aver fatto un “uso criminoso” del servizio pubblico della Rai: giornalisti, attori, comici sono stati interdetti dalla tivù di stato per aver fatto semplicemente il loro lavoro, chi di cronaca, chi di satira che ridicolizza il potere.
Molte trasmissioni sono state chiuse perché non gradite al potere, Raiot di Sabina Guzzanti addirittura dopo la prima puntata perché raccontava nel dettaglio l’abominevole conflitto di interessi di berlusconi e l’allora presidente di garanzia Annunziata non mosse un dito per impedirlo.
Solo poche settimane fa Presa Diretta di Riccardo Iacona ha subito la censura della seconda, quasi terza serata perché si occupava di educazione sentimentale e sessuale utile a contrastare il bullismo nelle scuole.
Bruno Vespa utilizza il servizio pubblico della Rai non solo per mera propaganda alla politica che poi lo ripaga per interposti presidenti del consiglio che vanno a presentare i suoi libri come se fosse un Dante Alighieri dei giorni nostri, ma anche per intervistare figli e parenti Casamonica che non è una famiglia di filantropi benefattori, scienziati e letterati ma un’associazione criminale che opera nel Lazio e non solo e per far promuovere un libro di esaltazione della famiglia mafiosa al diretto erede del boss.
Nel mezzo c’è l’indimenticabile ospitata al padre di un assassino, i vari plastici, le serate dedicate a casi di cronaca con processi ancora in corso, la prescrizione di Andreotti trasformata in assoluzione.
Questo non è servizio pubblico, non è informazione: Porta a porta, un programma tossico, nocivo per contenuti e argomenti va chiuso, non per censura ma per questioni di igiene ambientale e di tutela della salute intellettuale degli italiani.

Il servizio pubblico della Rai ha il compito e il dovere di promuovere la cultura e la buona informazione, dunque non può ospitare l’esaltazione di mafie e criminalità oltraggiando le vittime. Il servizio pubblico radiotelevisivo pagato coi soldi di tutti deve assolvere al suo compito con dignità e competenza, non ricercare lo share a tutti i costi.

Il fu venerabile eversore

Sottotitolo “extrapost”: se si mette uno come Tronca, anzi proprio Tronca a fare le veci del sindaco non ci si può stupire se festeggiare il capodanno non rientri nelle sue priorità. Non ha le physique du rôle, ecco.
Leopoldo VI vuole le Olimpiadi a Roma, Montezemolo che le deve organizzare già si fa le pippe e Tronca dice che non ci sono i soldi per il capodanno a Roma?  Tutta questa propaganda al “non abbiamo paura” e poi a capodanno si spengono le luci a Roma?
Un anno di giubileo sì e il capodanno no?
Cialtroni, sono solo dei cialtroni.

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“Con la Loggia P2 avevamo l’Italia in mano”, è morto l’ex “venerabile” :

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venerabile

“Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo.
Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore.
La giustizia, la tv, l’ordine pubblico.
Ho scritto tutto trent’anni fa”. [Licio Gelli, 28 settembre 2003]

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Morto Licio Gelli, capo della loggia massonica P2
Dal fascismo alle stragi, vita di scandali e misteri

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•IL “PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA” DELLA P2 CON I COMMENTI DI MARCO TRAVAGLIO

•DALLA STRAGE DI BOLOGNA AL CRAC DEL BANCO AMBROSIANO: LE INCHIESTE CHE HANNO COINVOLTO IL VENERABILE DELLA P2

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Se Licio Gelli da vivo voleva i diritti d’autore  per l’Italia di berlusconi dopo le “riforme” di Renzi e della Boschi fra le quali l’abolizione del senato: lo stesso obiettivo che fu prima di mussolini poi proprio di Gelli nel piano di rinascita adesso che è morto toccherà fargli il monumento, a imperitura memoria di chi ha fatto l’Italia. Garibaldi je spiccia casa.  Gelli ormai era considerato uno statista, un autorevole opinionista da intervistare, già il nomignolo di venerabile, ovvero uno che dovrebbe incutere rispetto addirittura in odor di santità dovrebbe significare qualcosa. I golpisti di ieri iscritti alla loggia sono diventati “faccendieri” e sono ovunque, un aggettivo neutro che non tutti capiscono e che non  significa niente.

Perfino la morte schifa l’infamità e vuole averci a che fare il più tardi possibile, ecco perché l’erba cattiva “non muore mai”. Oggi gli eredi della politica di ieri ma anche di questa più recente sono in lutto. E’ morto il loro principale ispiratore.

Solo in un paese misero e senza memoria come questo si poteva ridurre un’organizzazione eversiva alla stessa stregua del circolo della bocciofila, ritrovarsi i suoi iscritti ovunque in politica, nei media, in tutti i gangli dello stato, gente ridotta al rango di “faccendieri” invece di renderla riconoscibile con quello di “golpisti”.
La ‪#‎P2‬ non era, non è un ritrovo della borghesia ma un’associazione che voleva sovvertire l’ordine dello stato in maniera un po’ soft, senza che la gente se ne accorgesse, senza la violenza del colpo di stato effettivo e dei carri armati in piazza.
Il nome di Licio Gelli ritorna in tutte le vicende peggiori di questo paese: dalle stragi fasciste a quelle mafiose, dal rapimento di Moro a mani pulite fino ad arrivare ad oggi, a certe cosiddette riforme della politica che erano le stesse che aveva pensato Gelli nel suo piano di rinascita.
Tutta la storia più nera e fascista del dopoguerra porta il marchio della P2 e la firma di Gelli.

 

Bruno Vespa sta al giornalismo come la diffamazione e la calunnia stanno alla libertà di espressione

Nel 2009 vauro fu sospeso dall’allora direttore della Rai Masi per una vignetta mostrata ad Annozero giudicata “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico”.
Evidentemente per il cosiddetto servizio pubblico ci sono morti di serie A, di serie B e anche di serie C: le vittime della criminalità comune e mafiosa dei Casamonica non valgono una sospensione per Vespa bensì la puntata “riparatrice” di Porta a Porta.

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LA RIDICOLA CANEA DEL PD CONTRO VESPA PER L’INTERVISTA AI CASAMONICAS  Sergio Scandura per Gli Stati Generali

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Quanto è facile dire “perché in televisione ci sono andati tutti e perché no i Casamonica”.
Così domani qualcuno potrà dire che, perché in televisione ci sono andati i Casamonica, perché no il serial killer, il pedofilo, lo stupratore.
Peccato che Pacciani e la saponificatrice di Correggio sono morti, altrimenti perché no un’ospitata al talk show anche per loro.
A qualcuno poteva interessare sapere qualcosa della loro vita e carriera, se mamma e papà facevano i regalini anche a loro a natale.
E chi se ne frega dei messaggi che veicolano i media che poi diventano opinione e cultura, perché quello che non si vede in televisione non c’è e non esiste, giusto?
Per sapere quello che esiste o per far esistere quello che non c’è bisogna che qualcuno ce lo faccia vedere.
Proprio quello che ha pensato berlusconi quando si è comprato metà degli italiani con le televisioni.
Ma tanto non s’impara, non c’è niente da fare.

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Non basta essere incensurati per essere onesti.
Sempre a rompere i coglioni e dare del disonesto senza se e senza ma a chi evade anche piccole cifre magari per cercare di sopravvivere, pagare lo stipendio ai dipendenti invece di licenziarli perché toglie il pezzo di strada, il banco di scuola, la prestazione sanitaria a chi paga tutte le tasse poi però si portano in televisione due che campano coi proventi dello spaccio di droga, del racket della prostituzione e dell’estorsione, di furti e rapine che tolgono molto più del banco di scuola e dell’analisi del sangue ai cittadini per mezzo dei quali il bravo papà regala champagne ai figli e qualcuno ha pure il coraggio di dire che sono incensurati, onesti e quindi si meritano la ribalta di Vespa.
Se Vespa può portare i Casamonica in televisione è anche perché c’è gente che “ragiona” in questo modo, in un paese dove la gente sappia fare semplicemente 2+2 uno come Vespa avrebbe dovuto fare altro nella sua vita, lontano dalle telecamere e dai teleschermi.

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Dopo “e allora le foibe” e “allora i marò” prepariamoci ad un’ondata di “e allora Enzo Biagi che ha intervistato Sindona”.

Nella piccola e sempre più insignificante espressione geografica che è l’Italia c’è sempre qualcuno che trova la pertinenza tra un fatto e un altro per difenderne altri peggiori.
Enzo Biagi intervistò Sindona in carcere, non in uno studio televisivo, Sindona, come Buscetta, Cutolo e Luciano Liggio avevano cose molto più interessanti da dire di quelle dei Casamonica, non solo dal punto di vista dell’informazione ma proprio della storia che ha costruito il paese sciagurato che è l’Italia di oggi.
I familiari di Sindona, Cutolo, Buscetta e Liggio non hanno mandato i ringraziamenti a Enzo Biagi come ha fatto il nipote di Vittorio Casamonica affidando niente meno che ad un’agenzia i complimenti a “Bruno”.
Enzo Biagi fu cacciato dalla Rai per volere di un delinquente amico della mafia di Buscetta, Cutolo e Liggio.
Chi oggi non ha ancora capito perché non si portano i Casamonica in uno studio televisivo del servizio pubblico e continua a fare paragoni stronzi eviti di citare Falcone e Borsellino, due galantuomini sulla bocca di tanti che li usano per farsi belli non ricordandosi evidentemente nulla di cosa dicevano e del perché sono morti.
Bruno Vespa che nessuno ha cacciato né lo farà invece di paragonarsi a Enzo Biagi dovrebbe infilare la sua linguaccia nell’acido muriatico e sparire dalla circolazione per il resto della sua vita. Enzo Biagi intervistò Sindona, Liggio, Cutolo, Buscetta ma fu lui ad andare da loro, non li ha invitati nel salottino “buono” della Rai.   Vespa lasci in pace la memoria di una persona degna come Enzo Biagi che non faceva i figli e i figliastri quando si trovava davanti l’intervistato di turno.
Non usava la tv per soddisfare un ego ipertrofico, il suo narcisismo, per assolvere prescritti, per raccogliere false promesse dai politici né, soprattutto, aveva amici di famiglia fra gli stessi potenti che un vero giornalista dovrebbe controllare per mestiere.
In questo paese la maggior parte della gente non ha la minima idea di cosa è e cosa significa la professione del giornalista, di quali sono i doveri del giornalista.

Ai fini della comunicazione anche il contesto è importante, saper prevedere l’impatto che avrà quell’incontro con i telespettatori, il luogo in cui avviene la conversazione e soprattutto il motivo per il quale il servizio pubblico pensa che un’intervista debba poi interessare la pubblica opinione.
Si vergognino quelli che difendono un servizio pubblico indecente che legittima un clan mafioso e criminale offrendo la ribalta mediatica ai suoi componenti e invece di chiedere scusa all’Italia rivendicano la scelta di averlo fatto truccando il tutto col diritto/dovere di cronaca.

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Marino, per non dire che la responsabilità maggiore di quest’altra ed ennesima vergogna ce l’hanno tutti quelli che potendolo fare non hanno voluto evitare la pagliacciata farsesca la butta sul mistico: “guardare Porta a Porta è peccato e bisognerebbe confessarsi, dopo”.
Ecco come dirottare la riflessione altrove dal problema, che non è certo il peccato di chi guarda Porta a Porta ma quello di un’intera classe dirigente a cui fa comodo il “giornalismo” alla Vespa quando offre la poltrona per la propaganda, per le assoluzioni non dai peccati ma dai reati, per enunciare false promesse e che adesso si indigna e si sdegna perché l’ospitata dei Casamonica ha finalmente tolto il velo ad un servizio pubblico e informativo indecente, indegno di un paese civile composto di gente altrettanto indegna che se avesse svolto davvero il suo lavoro come si vanta di aver fatto Vespa, se invece di ossequiare e far sentire la cattiva politica a proprio agio, a casa sua, in uno studio televisivo come fra le pagine dei giornali, se i politici si fossero sentiti meno liberi di agire nel loro interesse anziché quello dei cittadini oggi questo sarebbe un altro paese dove la mafia e la criminalità non si mischiano con la politica per fare affari insieme contro i cittadini e dove nessun prete farebbe il funerale sfarzoso al capoclan alla cui famiglia nessuno può dire no. Nemmeno Vespa. Ci sono giornalisti che per fare davvero servizio pubblico sono dovuti andare via dalla Rai, non solo perché cacciati dal proprietario della tv ‘concorrente’. Perché Lirio Abbate, uno dei tanti minacciati dalle mafie e dalla criminalità non può avere una trasmissione alla Rai?  Perché non potrebbe dire le stesse cose che scrive su libri e giornali. Perché l’informazione e il servizio pubblico sono perennemente al servizio dei potenti, prepotenti e delinquenti.
Dov’erano i piddignados quando dal servizio pubblico sparivano i Guzzanti, Daniele Luttazzi, Michele Santoro, il giornalista più maltrattato e mobbizzato dalla Rai di tutti, di destra e di “sinistra”, Enzo Biagi, quando vauro fu sospeso per una vignetta di satira?
Ad aprire la porta per farli uscire, scommetto.

A proposito di talk show: quando la tivù è diseducazione violenta

Sottotitolo: la questione è seria, non si tratta solo di comunicazione distorta, la gravità sta nel messaggio che arriva nelle case ma soprattutto nella testa della gente.
Perché se l’attore protagonista diventa il carnefice, il criminale, il satrapo che approfitta di ragazzine minorenni a pagamento e lo si invita in qualità di vittima perseguitata, inevitabilmente le vere vittime e le conseguenze sociali delle azioni dei carnefici assumono un’importanza secondaria.
Mentre è a queste e solo a queste che si deve dare la priorità.
La maggior parte della gente che ha capito della vicenda dei Casamonica?
Riassumendo che è gente che ha un sacco di soldi, guadagnati anche illegalmente ma nel paese dove tutti lo fanno e come ci ha insegnato anche la buonanima di craxi che male c’è, che li hanno spesi per onorare il morto di casa e chi non lo farebbe, chi avendo la possibilità non farebbe piovere petali di rose sulla bara del nonno con tanto di fanfara ad allietare l’ultimo viaggio del caro estinto, che comunque se qualcuno li invita in televisione significa che non hanno fatto niente di male.
Del resto è proprio a Porta a Porta che la prescrizione di Andreotti fu trasformata in assoluzione con tanto di scritta gigantesca sul maxischermo che ne ribadiva quell’innocenza che non c’è mai stata.
Porta a Porta non va chiusa perché fa cattiva informazione ma per questioni di igiene ambientale, perché è una di quelle macchine infernali che trasforma gli orchi in principi azzurri e le streghe cattive nelle fatine dei miracoli, la qual cosa nel paese dei telerincoglioniti è molto peggio della cattiva informazione.

E mi raccomando, stasera tutti a guardare la puntata “riparatrice” di ‪‎Porta a Porta‬, fate fare a ‪‎Bruno Vespa‬ il pieno dell’audience, non aspettate di rivederla domani. Chissà come campano gli sciacalli mediatici.

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Preambolo: giovanardi può decidere di non fare una legge, può essere l’ostacolo al raggiungimento di un obiettivo semplicemente civile.Sono anni che provo a dire di non ridere di giovanardi, che è lo stesso che insulta i morti di stato, le loro famiglie, che va in radio e televisione a straparlare di cose che non sa perché qualcuno ci tiene a sapere cosa passa nella testa di giovanardi e vuole farlo sapere anche a noi. giovanardi che è lo stesso della legge  dichiarata incostituzionale sulle droghe fatta insieme a quell’altro sant’uomo di fini che se non ci fosse stata oggi forse Stefano Cucchi sarebbe ancora vivo.  giovanardi è uno fra quelli che si oppone anche alla legge contro le torture. Dopo aver insultato le famiglie Aldrovandi, Cucchi, Magherini e chiunque abbia avuto una storia di violenze e morte subite dallo stato giovanardi si oppone all’unica legge che potrebbe ridurre di molto il contenuto della cesta delle “poche mele marce”.

Sono anni che ripeto che giovanardi non è lo scemo del villaggio ma un politico che mette la firma sulle leggi, che partecipa alle decisioni importanti e sono anni che quando si parla di giovanardi leggo sempre rispostine ironiche, piuttosto a cazzo: giovanardi, chi? Questo, se non vi basta, finalizzate a sminuire la pericolosità di giovanardi, che è lo stesso al quale stava benissimo l’unione di berlusconi con la mafia di dell’utri ma vuole impedire – la tragedia è che lo può fare – l’unione di persone che semplicemente si vogliono bene e vogliono avere gli stessi diritti che ho io e, purtroppo, anche giovanardi.

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Non ho guardato tutto ‪#‎Ballarò‬ ma dopo aver visto un film ho fatto in tempo a non perdermi  l’intervista di Giannini a Bagnasco, vera guest star del programma che rende perfettamente l’idea di cosa sarà la Rai di Renzi il quale, dopo l’inevitabile discorso retorico e ipocrita sull’accoglienza ai profughi: se oggi nella politica c’è chi soffia sul fuoco dell’intolleranza razzista una buona parte di responsabilità è proprio del vaticano che ha sempre coccolato la peggiore politica purché tenesse ben aperti i rubinetti, è stato interpellato sul richiamo della Ue all’Italia riguardo le unioni civili.
Domanda a cui Bagnasco ha risposto più o meno che sì, l’Europa, insomma va bene, il parlamento europeo dice che c’è un problema da risolvere ma non è che sia così importante poi dar retta a quello che chiede l’Europa in materia di diritti perché alla fine chi decide sono gli stati membri.
Dichiarazione che Giannini ha incassato senza fare un plissé, senza rivendicare il diritto di un paese democratico ad avere delle leggi semplicemente civili che mettano tutti i cittadini allo stesso livello indipendentemente dai loro orientamenti sessuali e scelte di vita personali. Giannini non ricorda a Bagnasco che il parlamento europeo è composto da persone votate dai cittadini di tutti quegli stati membri che hanno delegato a quel parlamento le decisioni sulle cose importanti che fanno di un continente una vera comunità moderna ed evoluta: non hanno chiesto al vaticano di farlo.
A margine di questo, giovanardi è quello che è e che abbiamo purtroppo imparato a conoscere, ma se dalla parte opposta di giovanardi ci fosse stata una politica forte, determinata nel riconoscimento dei diritti, anziché gente che nei fatti concreti non la pensa poi così diversamente da lui, la legge sulle unioni civili sarebbe già da tempo una realtà e il partito di giovanardi non sarebbe così determinante nelle scelte che farebbero di questo un paese appena più civile come e da tempo ci chiede l’Europa non solo riguardo le unioni civili.

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Casamonica e non solo: la scalata dei clan sinti
Latina, strana amicizia tra lo ‘zingaro’ e il ‘nero’

Il gruppo dei celebri funerali show parte di una costellazione criminale alleata con ‘ndrangheta e camorra
Nel Pontino i Ciarelli-Di Silvio: omicidi e debitori immersi nel letame. E il rapporto con un deputato Fdi

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Chi comanda alla #Rai, direttamente i #Casamonica? Dov’è la Boldrini che censura la réclame del mulino bianco e dei detersivi perché offensiva per le donne? E dove sono le parlamentari piddine che vogliono vietare i cartelloni con le modelle scosciate?

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Art. 21 della Costituzione
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni CONTRARIE AL BUON COSTUME. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.


Paghiamo il canone alla RAI che invita la figlia, il nipote di Vittorio Casamonica e  l’avvocato dei Casamonica. La descrizione del funerale, la storia della famiglia Casamonica, le loro attività illecite, la difesa dei Casamonica in un programma del servizio pubblico mentre è in corso l’inchiesta di #mafiacapitale.

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Il bel “parterre-de-puah” di #portaaporta: come scrivono i ragazzi di Arsenale K peccato che Riina sia al 41bis, altrimenti Vespa un’ospitata non l’avrebbe negata neanche a lui.

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“Abbiamo cacciato i nazisti, cacceremo anche i mafiosi”, ha detto giorni fa il sindaco Marino durante la manifestazione contro le mafie organizzata dal pd che la mafia se la teneva in casa,  tanto a recuperarli poi ci pensa Bruno Vespa che invita i Casamonica a Porta a Porta.  Vespa che conduce un programma che si paga con una tassa pagata dai cittadini che non rubano, non mafiano, non fanno profitti con le estorsioni e il racket della prostituzione porti in televisione le vittime della criminalità dei Casamonica in combutta con lo stato, la chiesa e la politica che per i soliti opportunismi hanno chiuso gli occhi su più di mille persone che coordinano e gestiscono il malaffare di Roma e provincia.
Racconti le loro storie invece di rendere la mafia e la criminalità una questioncina da talk show sorridente.

Dove sono oggi tutti quelli che strepitano contro la commissione di vigilanza Rai, specialmente ora che alla presidenza ci sono i 5stelle, ogni volta che un programma solleva polemiche relative alla mancanza di contraddittorio? Chi ha fatto da contraddittorio ai Casamonica che dopo lo spettacolo osceno del funerale mafia style hanno minacciato pesantemente anche i giornalisti? Lo sa Vespa che altri suoi colleghi come Lirio Abbate sono sotto scorta perché minacciati di morte proprio per aver indagato anche sui Casamonica?
Vespa chieda scusa a chi gli paga lo stipendio: gli italiani non pagano le tasse per stare a sentire i Casamonica e i loro deliri.  Se vuole parlare coi Casamonica, gradisce la loro compagnia, li invitasse a casa sua.

Una volta in paradiso ci andava la classe operaia: oggi ci vanno i boss della malavita

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Penultim’ora: sindaco, prefetto, questore e ministro dell’interno non si sono dimessi, però è stata sospesa la licenza all’elicotterista spargifiori in quanto il volo non era autorizzato.
L’unica cosa fuorilegge ieri a Roma erano i petali di rosa.

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Ricordiamoci della vergogna di ieri quando la prossima volta il questore, il prefetto o il ministro dell’interno vieteranno “per questioni di ordine pubblico” una manifestazione pubblica, democratica, alla quale partecipano persone perbene:  studenti, operai, insegnanti malmenati e offesi dalle forze dell’ordine e non un branco di criminali ai quali ieri nessuno ha torto un capello.

Il prefetto di Roma “non era stato informato”, la Curia scarica tutto sul parroco di quella stessa chiesa che negò il funerale religioso a Piergiorgio Welby  che, poverino, “non sapeva” che stava per dare l’estremo saluto ad un criminale con tanto di banda sul sagrato che intonava una sobria melodia come “Il padrino” e la gigantografia appesa sul portone.

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Cavalli e Rolls Royce: l’addio al boss Casamonica
Welby smentisce la Curia: ‘Poster lì dalla mattina’

Chissà che faceva il don mentre organizzavano la scenografia.
Ieri  Roma è stata subaffittata al clan criminale che da decenni se la comanda con l’estorsione, il traffico di droga, il racket della prostituzione e del gioco d’azzardo, l’usura, gli omicidi, i furti: un migliaio e forse più di persone coinvolte in tutto ciò che è criminalità pesante fino alla banda della Magliana a Roma e dintorni, che hanno costruito un patrimonio gigantesco col quale perpetuano l’ottima tradizione di famiglia e nessuno se ne assume la responsabilità. Muore il capostipite del clan criminale e il prefetto aspetta che gli arrivi l’informazione, la telefonata.
È lo stato che controlla i criminali o il contrario?

Monsignor Galantino non ha niente da dire sui “furbi cooptati” e ancorché criminali ai quali la chiesa non nega e non si nega?
Chi ha dato il permesso per la pagliacciata grottesca dei funerali del boss Casamonica con tanto di elicottero dispensatore di petali di fiori a volteggiare in uno spazio pubblico sulla Capitale d’Italia?  Dice il parroco che ha officiato il funerale al boss che “la pietà non si nega a nessuno”, meno però a Piergiorgio Welby, colpevole di non aver voluto continuare a non vivere. Siccome non era bastato lo scandalo di Enrico De Pedis detto Renatino, il boss della malavita che trovò posto da morto nella chiesa di sant’Apollinare sempre a Roma, che fu tolto da lì dopo ventidue anni durante i quali non fu possibile sapere perché un criminale assassino aveva potuto trovare posto fra papi e santi nella casa di Dio perché nessuna inchiesta trovò le risposte, impedite da numerosi fatti “contingenti”, ieri la chiesa ha ribadito qual è la sua idea di famiglia tradizionale e di misericordia.

Ringrazierei i Casamonica per aver tolto anche l’ultimo velo al gigantesco e millenario bluff della chiesa cattolica ipocrita, dalla doppia e tripla morale applicata soprattutto alle possibilità economiche dei suoi frequentatori e poco importa di chi sono i soldi se da oggi stesso le chiese d’Italia e del mondo si svuotassero. Così come avrei ringraziato quelli che hanno pensato che berlusconi poteva essere la risposta giusta alla politica inconcludente, incapace e disonesta se dopo di lui, l’altro mostruoso bluff venduto per politico, imprenditore capace e brillante mentre non era e non è altro che l’ennesimo inconcludente, incapace ma soprattutto disonesto personaggio del grande horror che è la politica di questo paese gli italiani avessero dimostrato maturità nelle scelte, desiderio di un cambiamento vero per rifare questo paese disastrato e disgraziato.
Ma non è così: le chiese non si svuoteranno e la maggioranza degli italiani continuerà a mandare al potere il pifferaio di turno che dice le cose che la gente vuole ascoltare, esattamente ciò che fanno i cosiddetti referenti di Dio dai loro pulpiti anche se poi alle parole non seguono mai fatti concreti, anzi l’azione successiva alle parole non va mai nella stessa direzione ma in quella opposta.
La cerimonia del boss criminale che dopo Roma si merita niente meno che il paradiso ci racconta la storia non solo di Roma ma di un paese che viene segnato da chi ne calpesta strade, piazze, da chi ci vive, lo forma, lo trasforma e lo deforma.
Evidentemente è questa l’Italia che piace agli italiani.
Io stanotte ho dormito pochissimo, questa faccenda mi ha disturbata nel profondo, uno spettacolo osceno che ribadisce, semmai ce ne fosse bisogno, che l’Italia è un paese abbandonato prim’ancora che dai suoi cittadini dalle istituzioni arroganti e oltremodo ciarliere di fronte alle piccolezze ma che chinano il capo silenti davanti al boss e, se esistesse davvero un Dio lo farebbe volentieri pure lui. 

Lo stato col crimine si trova perfettamente a suo agio, fatelo sapere anche a Mattarella che parla di lotta alla corruzione, alla mafia e perfino al terrorismo islamico.
Nel paese dove lo stato contrasta davvero il crimine cose come queste non si fanno perché lo stato per primo non lo permetterebbe.

So che è noioso e banale ripeterlo ma [nel paese normale] prefetto, questore, sindaco e ministro dell’interno si sarebbero già dimessi per manifesta incapacità.

Quel nonsocché di ridicolo

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Sottotitolo: quando Sciascia ha scritto dei “professionisti dell’antimafia” si riferiva a chi come Borsellino, specialmente a lui era indirizzato il messaggio, per combattere la mafia è morto. C’è gente che ha costruito fior di carriere perché si è sempre dichiarata contro le mafie, ma l’antimafia non si dice: si fa.
Gli antimafiosi veri in questo paese di solito li ammazzano, non gli mettono in mano il potere.

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L’ultima intervista a Pippo Fava, ammazzato dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984

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Non c’è un modo per dare una notizia: c’è la notizia,  se c’è il giornale e i giornalisti la divulgano.

Anche basta con questa storia dell’opportunità di pubblicare o meno che ha avuto il suo apice con berlusconi e quelle che erano tutt’altro che faccende sue private.
Quello che emerge dalle intercettazioni in cui sono coinvolti i politici dovrebbe interessare sempre, non per voyeurismo ma perché quei politici sono scelti dalla gente che [forse] se fosse più informata su chi sono le persone che manda al comune e in parlamento le sceglierebbe con più attenzione.
Dover rispiegare ogni volta e ancora l’importanza di conoscere il politico in tutte le sue dimensioni, anche quelle private, anche quando sono “penalmente irrilevanti” ma che danno comunque la misura della moralità e dell’etica della persona che si occupa delle cose di tutti è diventato nauseante.

I cattivi maestri ci vogliono convincere che l’intercettazione deve rimanere segreta, non essere diffusa quando i suoi contenuti non hanno niente di penalmente rilevante: la solita stucchevole tiritera che viene ripetuta ogni volta che qualcuno svela cosa c’è nel backstage della politica, una cosa normalissima che succede in tutti i paesi più civili del nostro.
Quelli buoni, invece, pensano che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi sono, cosa fanno, cosa dicono e come si comportano SEMPRE i “signori” della stanza dei bottoni visto che sono quelli a cui si affida non solo la gestione del paese ma anche quella delle nostre vite che possono stravolgere a immagine e somiglianza: le loro, il che è tutto dire.
Ad esempio io a Renzi non avrei affidato nemmeno la gabbia dei criceti se ne avessi avuta una, mentre il 40,8% della metà degli italiani ha pensato che lui fosse la persona più giusta e più adatta per mettersi alla consolle di questo sciagurato paese il cui destino non viene deciso da istituzioni responsabili, da una politica che ha a cuore il bene collettivo ma viene manipolato da qualche gruppetto di amichetti di sontuose merende i cui interessi sono sempre altrove dai nostri.

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Leggendo certi commenti sembra che la procura abbia smentito che esista la telefonata fra ‪Crocetta‬ e Tutino: nient’affatto, la procura ha solo detto che non è stata trascritta negli atti, che è ben diverso dal negarne l’esistenza come piacerebbe a qualcuno di quelli che “il direttore de L’Espresso si deve dimettere”.
Se in questo paese molti tendono a fidarsi più di qualche giornale e di alcuni giornalisti che di una procura qualche ragione ci sarà.

Le intercettazioni servono non solo a farci capire chi sono le persone che esercitano l’autorità politica ma anche da che tipo di gente si fanno frequentare; ‘sti cazzi del penalmente irrilevante, la balla dietro alla quale si vuole nascondere il letamaio in cui galleggia la politica che conta che raccontano e se la raccontano anche quelli che sono nella nostra stessa barca  ai quali evidentemente va bene questo andazzo. Consideriamo che ad una ventina di milioni di italiani questo sistema è andato benissimo e per mantenerlo sarebbero e sono disposti anche a votare degli irriducibili bugiardi e disonesti. Lo hanno fatto, lo continuano a fare.
Ma nel paese normale, civile e democratico davvero i cittadini hanno il diritto di sapere chi sono, chi frequentano, come si comportano in certe situazioni i politici che li governano [parlando con pardon].
Questo sarà un paese diverso il giorno in cui gli elettori potranno scegliere di non votare il politico solo perché si mette le dita nel naso, altroché le balle della Boschi. 

Ma per fortuna come diceva Ennio Flaiano la situazione politica in Italia “è grave ma non seria”. 

C’è sempre quel nonsocché di grottesco, ridicolo che aiuta a metabolizzare anche le schifezze più allucinanti.
Ad esempio il garantismo à la carte del pd secondo il quale “nessuno è colpevole fino al terzo grado” ma  nel caso di berlusconi si può anche sorvolare su una sentenza definitiva facendolo addirittura accomodare al tavolo della trattativa nazarena, però Crocetta si deve dimettere per una faccenda ancora tutta da chiarire.
Poi quel “metodo Boffo” stracitato ad cazzum ignorando che il metodo Boffo è quello orchestrato ai danni di qualcuno che viene screditato con la diffusione di menzogne come fu proprio per Dino Boffo o per delle idiozie di nessuna rilevanza non solo penale ma anche sociale come il colore dei calzini del giudice Mesiano, le foto di Vendola ragazzo nudo su una spiaggia nudisti, la Boccassini che in gioventù flirtava con un comunista, come se questi fossero dettagli determinanti a definire la serietà di persone che hanno avuto poi responsabilità pubbliche e politiche.
La facilità con la quale in questo paese tanta gente riesce ad introiettare il linguaggio usato dai politici quando devono difendersi da qualche accusa, fosse anche un’amicizia con persone discutibili è uno dei motivi per cui qui un “caso Watergate” non sarebbe mai potuto accadere e non potrebbe accadere.
La mentalità provinciale tipica di tanti italiani che di fronte a cose più grandi di loro anziché sforzarsi di comprenderle le temono, condannano chi le porta alla luce, avrebbe messo in croce anche Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giganti del giornalismo d’inchiesta che inchiodarono Nixon – senza preoccuparsi di urtare la sensibilità di qualcuno – costringendolo alle dimissioni.