E’ sempre festa, al parco giochi del consiglio

La  Caritas fa sapere che a Renzi&friends, come a tutti i governi precedenti sempre molto attivi a creare disagi e povertà e non fare poi nulla per metterci almeno una pezza, non importa niente delle fasce deboli, che l’attenzione sulle nuove povertà arriva solo dai 5stelle che insistono sul reddito di cittadinanza: un provvedimento che chiede anche l’Europa dal 1992, non è un’invenzione da visionari populisti demagoghi rancorosi gufi e professoroni. Tranne Italia e Grecia tutti gli stati dei paesi membri prevedono un reddito minimo garantito a chi diversamente non avrebbe nessuna fonte di sostentamento. Anche l’Ungheria di Orban, valà.
E’ del tutto normale che a Leopoldo interessino solo i cittadini da un certo reddito in poi, specialmente quelli che possono pagare una cena mille euro e che a loro riservi l’attenzione politica. Lui va a cena coi banchieri e i finanzieri, si fa abbracciare da industriali e imprenditori, che ne sa della povertà, il figlio di papà?
Se si pagasse il reddito di cittadinanza poi in cassa ci sarebbero meno soldi per i giretti sulle giostre.

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Il nord Italia è sotto la pioggia da giorni, in varie zone è già alluvione e dove va Renzi, in impermeabile e stivali a sincerarsi delle condizioni del territorio e dei cittadini?
No, ai suoi veri doveri e obblighi preferisce la ribalta mondana.
La sua vita è tutta lì, fra un red carpet, un tweet, un selfie e una tribuna.
Inutile chiedere di vergognarsi a gente che la vergogna non sa nemmeno dove stia di casa chi ha ridotto ad una barzelletta o, peggio ancora, ad una polemica dettata dall’odio e dall’invidia l’ennesimo scempio istituzionale che ha compiuto Renzi ai danni della parte sana dell’Italia, quella che non vota né sostiene un bugiardo abusivo con velleità e ambizioni da tycoon.

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La “professionalità” che hanno i giornalisti alla Gruber fa campare la politica di rendita, altroché “gli italiani”.

Soprattutto la cattiva politica: quella delle bugie ripetute “finché non diventano la verità”.
Chi c’era ieri sera a fare il contraddittorio a Renzi? Nessuno, Renzi ha potuto dire quello che gli pareva, prendersi anche un quarto d’ora di tempo in più che la Lilly non avrebbe concesso ad un altro ospite.
Renzi può andare dove vuole a fare i suoi comizietti senza essere interrotto, contraddetto e senza che nessuno gli chieda conto delle cose che fa esigendo delle risposte soddisfacenti ma soprattutto che corrispondano alla verità reale, non quella costruita a favore di propaganda.
Se l’accusa agli italiani poteva valere per berlusconi la stessa accusa non vale per Renzi: chi ha plasmato questo bugiardo impostore spendaccione portandolo a palazzo Chigi con una manovra di palazzo tutta napolitana, chi in tutti questi mesi lo ha gonfiato perché probabilmente ci sta ricavando qualcosa per la vecchiaia abbia almeno la decenza di tacere e di evitare le solite battutine sugli italiani “che votano”.

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Renzi si faccia arrestare dalle SS, condannare a morte, salvare dai partigiani, contribuisca a portare l’Italia fuori dal regime nazifascista e a scrivere la vera Costituzione “più bella del mondo”, soprattutto si faccia ricordare come il Presidente più amato dagli italiani: solo in questo caso sarebbe degno anche e solo di nominare Sandro Pertini per accostarlo alla sua misera e meschina figura di carrierista della politica.

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A me non frega nulla di difendere chiunque e chicchessia, e mi faccio una sonora risata quando qualcuno mi “accusa” di tenere per questo o per quello, purché però non esageri visto che tutto quello che io scrivo e ho scritto da che scarabocchio pagine web è sempre stato orientato a difendere i principi che quando sono giusti devono valere per tutti, anche per il “nemico” politico. Io non ho totem da difendere a sprezzo del ridicolo.
Proprio Pertini a proposito dello scempio di Piazzale Loreto disse che a lui i nemici piaceva combatterli da vivi, non da morti.
Oggi che per fortuna il nemico politico non si affronta più con i fucili sarebbe giusto e corretto onorare la memoria di un grande uomo, evitando di accostarlo alle menzogna e ai suoi portatori insani che non usano i fucili ma la propaganda sì.  Grillo non si è paragonato a Mandela e Pertini, ha semplicemente detto che SE la galera l’hanno fatta loro per una giusta causa la può fare pure lui: dire ad un bugiardo che è un bugiardo non è una causa solo giusta ma sacrosanta.
La propaganda e le menzogne fanno schifo sempre, non solo qualche volta, non solo se a cadere nella trappola sono i propri beniamini.
Lascio volentieri certe miserie a chi non vede l’ora di riempirsi la bocca con Grillo e i 5stelle per non dover raccontare di Renzi e del pd.

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“Farò al massimo due legislature. Se mi rieleggeranno, sarà l’ultima”.
Ma perché, quando è stata la prima?
Decidetevi, “cari” sostenitori di un ciarlatano sciupasoldi: il presidente del consiglio si elegge o no?

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Riassumendo: Pertini in Spagna era stato invitato, non si è presentato alla festa come quelli che s’imbucano per scroccare l’aperitivo e la cena così come TUTTI i capi di stato vengono invitati alla finale dei campionati del mondo le cui Nazionali rappresentano il paese, diversamente da due atlete che partecipano ad un torneo privato e rappresentano solo se stesse. L’unica figura di rappresentanza del paese è il capo dello stato, non quello del governo che rappresenta solo il governo.

Pertini non ha viaggiato con l’aereo di stato ma con un Dc9 dell’aeronautica militare, i due ministri al seguito sono partiti con normali voli di linea.
Prima della finale dei mondiali di calcio si suonano gli inni nazionali, non le canzonette di Jovanotti, con tanto di onori alle bandiere posizionate dalla parte giusta, non al contrario.
All’Us Open nessuno ha cercato Renzi proprio come è successo qui quando è entrato a palazzo Chigi.
La sua presenza non è stata solo inopportuna ma proprio inutile e ininfluente.
Soldi buttati per soddisfare le manie di grandezza di uno che si crede uno statista mentre è solo un fanatico megalomane che sciupa i soldi dei contribuenti per i suoi vizietti privati.
Proprio come faceva berlusconi.

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La sua scorta doveva essere la gente.
Ma la gente continua a girare a piedi, in metropolitana o comunque con mezzi acquistati e mantenuti coi propri soldi, spesso con fatica perché spostarsi per andare a lavorare è necessario.  A lavorare, appunto, non a fare presenza dove non è richiesta la presenza del politico.
Matteo adesso vola, elicotteribblù, aereibblù, autobblù, cielibblù, maribblù, finché c’è chi paga che problemi ha? Renzi spende 150.000 euro degli italiani per farsi inquadrare dalle telecamere al torneo prestigioso e, davanti alla Gruber che non fa una grinza dà del populista – demagogo – rancoroso a chi lo critica: proprio come faceva berlusconi.  

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Tana libera tutti? No, solo lui. Sempre lui

Hanno fatto indignare mezza Italia per mandarlo a dormire al quirinale? Dove s’appoggia s’addormenta. E nessuno che chieda mai scusa.

Preambolo: chissà se chi ha messo per iscritto la regola che prevede la presenza dei capipartito ai riti ufficiali della “democrazia” poteva immaginare che un giorno sarebbe servita a permettere ad un delinquente seriale di parteciparvi.

Non servirebbe nemmeno la condanna per frode per tenere lontano berlusconi dai palazzi.
Basterebbe ricordarsi di Vittorio Mangano, l’ergastolano che la mafia gli aveva messo in casa: l’eroe, di forza Italia fondata su richiesta di cosa nostra per interposto dell’utri per mettere al bando un simile personaggio da ogni contesto della società civile e da ogni ambito della politica.

Se la cosiddetta ragion di stato non prevede che negli affari di stato venga inserita anche un’etica, un’opportunità che siano di esempio e che impediscano ad un pregiudicato di poter essere considerato un uomo dello stato, uno a cui far decidere di riforme costituzionali, di leggi significa che non c’entra niente lo stato ma solo e soltanto i soliti interessi di casta. In nome dell’unità del paese, delle famose ricuciture promesse dal neo eletto al Quirinale e per tacere delle portentose riforme di Renzi si può e si deve sacrificare anche il senso minimo della decenza? Sarebbe ora che sia berlusconi ad adattarsi alla sua realtà privata, di cittadino che ha scelto spontaneamente di mettersi al di fuori delle regole e delle legge, smetterla di pretendere che si faccia il contrario obbligando un paese intero ad adeguarsi a berlusconi.
 Dalle bocche e le tastiere di quelli sempre col vassoio in mano dell’informazione à la carte non è uscita una parola a proposito di opportunità, di senso del decoro istituzionale, di quel bon ton che una volta veniva utilizzato perfino nel linguaggio della politica ma che oggi non bastano per chiudere la porta in faccia ad un pregiudicato delinquente. Al contrario i giornalisti, specialmente di area piddina gongolano del grande senso dello stato di Mattarella che ha telefonato personalmente e berlusconi per invitarlo a palazzo, per lui c’è sempre il trattamento ad personam.

Inutile parlare di lotta alla mafia se poi la mafia si fa entrare nella casa di tutti gli italiani.
La lotta alla mafia si fa, non si dice.
O, perlomeno, si può anche dire ma solo se alle parole poi seguono i fatti.
E per farla sul serio bisognerebbe non permettere agli amici della mafia di interferire nelle faccende di stato.
E’ giusto che l’arbitro sia imparziale, ma il garante non può non tenere conto che esistono dei principi e dei valori che non possono essere barattati con l’incoerenza dettata dalla tradizione di un cerimoniale che, quando è stato pensato non è stato certo realizzato in funzione di chi non ha i requisiti adatti per poter partecipare al rito più importante per la politica di un paese qual è l’elezione del presidente della repubblica, del capo dello stato.
Io, e credo di non essere la sola, oggi mi sento offesa, stanca di dover assistere allo spettacolo osceno di uno stato e delle istituzioni che in virtù della scelta di una minima parte di italiani a cui piace farsi rappresentare da un indegno, costringono tutti gli italiani a dover sopportare l’indegna presenza all’interno di quelle istituzioni che dovrebbero garantire almeno il rispetto dei principi e dei valori minimi: il rispetto della legge e dell’uguaglianza, quei diritti e doveri scritti sulla Costituzione da persone che non avrebbero mai pensato che un giorno sarebbero stati travolti, stravolti e cancellati a vantaggio di un traditore dello stato e del paese.

In questa giornata particolare che segna un altro punto a favore della divisione fra le istituzioni e la gente rivolgo un pensiero affettuoso alle famiglie di tutti i suicidati di equitalia per poche migliaia di euro, talvolta anche meno e a tutti i detenuti in Italia per reati infinitamente meno gravi di quelli commessi da berlusconi.

 

IL MIRACOLO DEL CONDANNATO B. DA CESANO BOSCONE AL COLLE (Carlo Tecce)

E PERCHÉ RIINA NO? (Massimo Fini)

 

Sottotitolo: la politica ha avuto vent’anni di tempo per darsi una regola, per fare in modo che bastasse almeno una condanna definitiva a togliere di torno il politico delinquente, visto che come diceva Borsellino quando implorava che fosse la politica a fare pulizia prima della Magistratura alla politica non va bene, non lo sa fare, non lo può fare, evidentemente. Ragioni di stato a noi sudditi sconosciute.
Una frode fiscale delle dimensioni di quella commessa da berlusconi altrove da qui sarebbe costata almeno centocinquant’anni di galera come al povero Bernard Madoff che non ha mai pensato di chiedere per precauzione la cittadinanza italiana.
Visto che qui centocinquanta anni di galera non li danno nemmeno ai serial killer sarebbe auspicabile che ci fosse almeno un modo, civile e democratico, ad esempio una legge, per allontanare dalle sedi istituzionali uno col vizio della delinquenza ai danni di tutti i cittadini.
Una volta e per sempre, indipendentemente dal seguito che ha, che siano elettori o fan, perché quello che vale per berlusconi allora dovrebbe valere anche per la rockstar, il campione di sport che pure hanno un loro seguito in molte migliaia e milioni di persone che si dispiacerebbero  se il loro idolo venisse perseguito dalla giustizia.
Un delinquente resta un delinquente, anche se lo votano dieci milioni di persone che su sessanta costituiscono solo una piccola minoranza.

A berlusconi degli interessi del paese e dello stato non è mai fregato nulla. Ed evidentemente nemmeno a quelli che hanno lottato con pervicacia affinché potesse arrivare fino ad oggi.

Le regole sono buone quando facilitano la civile convivenza, la rendono il più possibile armoniosa, equilibrata.
Ma quando la regola cozza anche col semplice buon senso significa che non è una buona regola, che sarebbe il caso di modificarla affinché sia applicabile alle cose che si fanno senza dare fastidio a nessuno.
Ad oggi il buon senso ispirato da quei principi che dovrebbero essere universalmente condivisi è ancora il miglior antidoto ai comportamenti incivili: non ce lo deve dire la legge che non si ruba, non si uccide, sono cose che sappiamo perché qualcuno che le ha imparate prima di noi ce le ha insegnate, e noi facciamo lo stesso con le nuove generazioni che vengono al mondo.
La stessa cosa vale per le leggi dello stato: il semplice buon senso di chi è chiamato a chiedere il rispetto di quelle scritture dovrebbe suggerire che ci sono cose che sarebbe meglio non fare, anche se la regola pensata in tempi diversi da quelli attuali quando molte cose non erano uguali a quelle di oggi, dice che si possono fare.
Ogni riferimento all’increscioso e miserabondo, tragico spettacolo dell’ex presidente del consiglio, ex senatore, ex cittadino meritevole di qualsiasi privilegio in quanto ex persona onesta e ritenuta indegna per sentenza che oggi si aggirava nella casa più alta della democrazia non è casuale.

Silvio Berlusconi libero per l’8 marzo: un regalo a tutte le donne!

Immagino il figurone che faremo in ambito internazionale.
Da oltre vent’anni tutta la politica paga in termini di discredito planetario la presenza di berlusconi nelle istituzioni, perfino il reazionario Luttwak non si capacita del perché sia ancora così presente anche nella sua veste di pregiudicato ma evidentemente non ne ha ancora abbastanza, la politica.
Non è ancora il momento di chiudere con lui.
Non arriva mai, quel momento.

L’altro giorno nel mio stato di facebook avevo scritto che mi era piaciuta la visita di Mattarella alle Fosse Ardeatine quale primo atto dopo la nomina a capo dello stato, perché la politica è fatta anche di simboli e di gesti altamente istituzionali. 

E il presidente della repubblica antifascista ha fatto benissimo ad andare a rendere omaggio alle vittime del regime nazifascista.
Ma la politica è fatta di gesti non solo simbolici ma anche opportuni.
Ecco, a me non è sembrato opportuno che Sergio Mattarella abbia invitato berlusconi alla cerimonia del suo insediamento ufficiale.
 Non solo per le questioni relative alla condanna che pure dovrebbero bastare per tenere berlusconi lontano distanze siderali dai palazzi ma proprio per la storia personale e pubblica di berlusconi.
Trovo alquanto singolare che un uomo devoto, cattolico, che alla prima uscita da eletto alla presidenza della repubblica si fa fotografare con delle suore davanti ad una chiesa possa trovare opportuna la presenza di una persona che al di là della vicenda penale che la riguarda ha avuto uno stile di vita sempre fuori dalle regole minime di etica e della giusta morale, del rispetto che dovrebbe mettere in pratica un uomo delle istituzioni qual è stato, purtroppo, silvio berlusconi.
E penso che l’uomo di stato Mattarella, il presidente che vuole essere di tutti, il garante e il custode delle regole che si è impegnato a ricucire gli strappi dovrebbe tener conto anche di queste cose visto che molte delle ferite ancora da rimarginare di questo paese portano la firma di berlusconi.

Il fatto che un paese intero debba essere ancora appeso alla vita di berlusconi, ai reati di berlusconi, all’accomodanza della politica e delle istituzioni con berlusconi è diventato umanamente inaccettabile.

Tutti insieme smemoratamente – Piergiorgio Paterlini

Ma sì, va bene. Anzi, benissimo.

Il buon esempio ai giovani, prima di tutto.

Riconciliazione. Pacificazione. Distensione.

One one one.

Ma sì, è giusto. Bando ai vecchi rancori.

Bando al moralismo catto comunista, come predica da anni Giuliano Ferrara. Chi è che non ruba, non froda il fisco, non paga delle minorenni per fare sesso, non dice clamorose bugie davanti ai tribunali e alle istituzioni più sacre e alla nazione tutta? Chi è che non ha nulla da nascondere su una giovinetta di Casoria? Alzi la mano chi non ha mai fatto le corna durante lo scatto ufficiale a un vertice dei ministri europei. E allora.

Berlusconi invitato d’onore al Quirinale. Molta gente lo ama, quindi i reati sono prescritti, anche quelli (i pochissimi) non prescritti. Cacciato dal Senato, torna al Quirinale immacolato, il giaguaro è smacchiato. (Se poi Renzi gli lascia, come pare, anche il regalino del 3% sull’evasione fiscale, con tutti gli onori verrà riabilitato).

E da domani, Pietro Maso a tenere corsi di formazione nelle scuole sul rapporto genitori-figli. Ha ricevuto migliaia di lettere in carcere, tra fan e candidate fidanzate. Tutte quelle lettere lo legittimano almeno quanto i voti.

La signora Franzoni ai corsi pre-parto. Anche lei ha innumerevoli sostenitori. Anche lei perseguitata dalla giustizia.

Renato Vallanzasca capo della formazione nazionale dei bancari.

Renato Farina a dirigere i corsi triennali di aggiornamento obbligatorio per i giornalisti.

Renato Brunetta Magnifico Rettore dell’Università del bon ton per Signore.

Vanna Marchi a dirigere i Tg. Bisogna essere davvero bravi per riuscire a vendere tutti i giorni tante patacche come fossero cose serie, cose salutari, cose vere.

I reati? La corruzione? Il malcostume? Prescritti dimenticati irrilevanti, di fronte alla pacificazione universale. Vuoi vedere che questo è l’Anno Santo e mi era scappato? Che siamo alla grande (s)vendita delle indulgenze e non me n’ero accorto? Tre Pater Ave Gloria e chi si è visto si è visto.

Sono in pessima compagnia, lo so, però per me è una vergogna, un antipersonalismo malinteso, un pessimo colpo di spugna quell’invito di Berlusconi al Quirinale.

Ai grandi peccatori era richiesto almeno il pentimento prima di essere riammessi in chiesa. Perché il perdono non fosse scambiato per connivenza, qualunquismo (a)morale, legittimazione del male.

Il solito fango, la cattiva propaganda e la buona politica che non c’è

Sottotitolo: Genova, Napolitano: “No ad accuse generiche”. Ma non è chiaro con chi ce l’avesse.  [www.spinoza.it]

Preambolo: se invece di fare propaganda spicciola, misera, squallida e stronzeggiare da twitter e da ogni canale che hanno a disposizione i giornalisti, la maggior parte, facessero il loro, ovvero quel cane da guardia del potere che dovrebbe essere l’informazione, inchiodando ogni giorno i politici e la politica alle loro responsabilità invece di costruire insieme a loro il paese che non c’è, forse sarebbe meglio.  La cosa più ovvia sarebbe stata quella di far notare l’assenza dello stato a Genova, del vero responsabile di quelle che non sono affatto calamità naturali o “bombe d’acqua”, termine col quale sono stati ribattezzati dei temporali più intensi affinché alla gente arrivasse il messaggio che contro la bomba nulla si può fare. Le hanno chiamate bombe d’acqua affinché alla gente arrivasse il messaggio che fossero così pericolose da giustificare i danni che provocano.
Mentre non sono affatto bombe: è pioggia, tanta pioggia, un evento normale e naturale che può capitare e che in un paese civilizzato e industrializzato come il nostro dovrebbe provocare forse qualche danno ma non sistematicamente una sciagura.
Non è possibile che ci siano paesi e città, sempre gli stessi, che ogni volta che piove devono annegare nel fango che uccide e che sia più urgente rinominare un temporale invece di pensare alla soluzione per evitare il disastro, magari evitando di bruciare miliardi di soldi pubblici in grandi opere che non serviranno a un cazzo se non a far ingrassare i soliti delinquenti al posto di investire nella tutela del territorio già esistente.
Ormai lo sanno anche i bambini: l’acqua prima o poi si riprende la sua strada e quando lo fa la colpa non è dell’acqua ma dei criminali che guadagnano nella cementificazione selvaggia e anche sui disastri successivi quando si “steccano” gli appalti.
Sono queste le urgenze della politica: smetterla di spendere palate di quattrini per rispettare ridicole alleanze, non andare a farsi belli in giro per l’Europa a farsi fare l’applauso e i complimenti per aver derubato ancora e ancora i cittadini dei loro diritti. Un presidente del consiglio con le palle – è uomo e gli si può dire –  oggi, ora, batterebbe i pugni sul tavolo e direbbe “signori miei, qua ho trovato un paese che cade a pezzi, quindi ci vorrete perdonare se non ce ne frega un cazzo del 3%,  degli F35, del Tav, del Mose, di sbriciolare ancora il territorio in inutili trivellazioni. Diteci quant’è la multa per NON fare tutte queste idiozie e non rompeteci i coglioni, abbiamo altro a cui pensare”. Ecco perché la colpa non può essere  di uno che a parte la sua figura di leader di un movimento non ha nessuna carica istituzionale, non può avere nessuna responsabilità politica in merito ai disastri ma solo perché è  genovese si doveva buttare nella mischia a spalare. Una persona di 66 anni, Renzi ne ha poco più della metà. Chi è più adatto alla pala, per responsabilità ed età, eventualmente?

La buona politica non è quella che in caso di alluvioni e terremoti va a spalare il fango e a raccogliere i cocci.

La buona politica è quella che si adopera affinché in caso di calamità il territorio debba risentirne il meno possibile.
E’ quella che si preoccupa di sanare il dissesto del territorio – incentivato dalla cattiva politica – e che spende i soldi dei contribuenti per le cose importanti e che servono a tutti, non solo a qualcuno per guadagnarci altri soldi. Molti soldi.
Ed è anche quella capace di organizzare dei soccorsi fatti con competenza, non affidati alla buona volontà della gente comune, delle vittime dei disastri annunciati.
Io capisco che molti stessero aspettando come una manna dal cielo che Grillo andasse a Genova per vedere l’effetto che avrebbe fatto ma, se c’è qualcosa di disastroso quanto i danni materiali che succedono grazie alla cattiva politica è il modo tipicamente italiano e provincial semplicistico di considerarli.
E’ dire, come hanno fatto anche molti autorevoli opinionisti, che non si può colpevolizzare dei disastri Renzi in quanto “ultimo arrivato” ma gli ultimissimi e incolpevoli arrivati sì, sì possono, anzi si devono umiliare e mortificare perché non sono andati immediatamente a prendere in mano una pala.
Ora, che questo lo abbiano fatto i soliti squallidi personaggi da avanspettacolo, quelli che non trovano nulla di strano nell’alleanza politica fra Renzi e il delinquente ce lo potevamo e dovevamo aspettare, ma che sia diventato oggetto di attenzione anche da parte di chi solitamente riesce a dimostrare equilibrio e onestà di pensiero no.
Davvero mi viene difficile immaginare che si possa stare lì ad aspettare una reazione, quella di chi in una situazione disperata avrebbe contestato, avendone tutte le ragioni pure Dio, per farne materia di piccola propaganda.
Genova ha subito due alluvioni in tre anni ed è successo entrambe le volte con le amministrazioni del pd, insieme ad un governo dove c’è anche il pd che non ha mai fatto niente fino a ieri e, a parte gli annunci, non sta facendo niente nemmeno ora.
Ma la colpa, ça va sans dire, è di Grillo.

Napoli -1 – stato italiano 0

Sottotitolo: nella “policy” del sito del @fattoquotidiano non è specificato che replicare a qualcuno “stai zitta” [e magari fosse solo questo] è offensivo ma in compenso si può scrivere, in assoluta serenità accumulando anche un discreto numero di likes, che la morte di una persona è da derubricare alla “selezione naturale”, perché tanto se Davide non era ancora un delinquente lo sarebbe diventato di sicuro.
Il metodo Lombroso applicato alla conversazione via web e anche al pensiero della feccia immonda che straripa in quel sito e che viene lasciata libera di insultare i vivi e i morti.

Nella vita tutto può succedere, trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, fare la cazzata, incontrare il pazzoide che ti ammazza con un machete, che su questa terra siamo troppi ce lo ricordano tutti i giorni i fatti di cronaca. 

A stare stretti poi si deve sgomitare per farsi spazio, altroché le campagne per incentivare la natalità.
Quello che però mi colpisce sempre, mi rattrista e mi preoccupa sono le reazioni qui alle cose che succedono.
Più i fatti sono seri e andrebbero sollevati col dovuto rispetto specialmente quando si tratta di vita e di morte e più tanta gente si scatena sfoderando tutto il suo becerume, la vigliaccheria spicciola da web.
Per strada non c’è la violenza che si legge qui, io con la gente ci parlo.
Qui è tutto esasperato, elevato al massimo del peggio.
A me questo non piace, non mi adeguo e non mi abituo. Ho letto delle cose che non si dovrebbero far passare come semplici opinioni. Il pensiero violento non è mai opinione. E se non si combatte la violenza nel pensiero è inutile fare tutto il resto per cercare di trasformare questo in un paese un po’ meno malato, di cattiveria, ignoranza, egoismi e malvagità.

 

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 Massimo rispetto per chi nelle forze dell’ordine e i carabinieri si impegna tutti i giorni sul territorio per garantire la sicurezza, esercitare davvero la tutela dei cittadini, e lo fa in condizioni/situazioni impossibili grazie a questo stato che spreca soldi per comprare aeroplanini da guerra, per costruire inutili e devastanti opere, pubbliche solo per chi paga ma poi privatissime per chi ci guadagna e poi taglia sulle necessità primarie dei cittadini e di chi deve garantire i servizi. Ma questo è anche il paese dove le forze dell’ordine hanno abusato spesso del loro ruolo, basta pensare al G8 di Genova, a Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e a tutti i morti di stato. Ecco perché parlare di rispetto delle regole diventa difficile se si pensa che gli autori, i responsabili e i mandanti di massacri e morte, in divisa e in giacca e cravatta non hanno mai ricevuto un’adeguata sanzione.

Mi chiedo, mentre in queste ore centinaia di persone in giro per la Rete si congratulano e si complimentano col carabiniere che ha ucciso, che razza di paese sia diventato questo, a quale livello di devastazione morale si può essere arrivati per applaudire un carabiniere che spara per ammazzare invece di pretendere, tutti insieme, di vivere in un paese dove nessuno muore per l’eccesso di zelo di un tutore dell’ordine.

E’ troppo pretendere di vivere in un paese dove non si rischia di essere ammazzati in modo accidentale?
E il pericolo sarebbero i migranti, la tbc e l’ebola?

Pietà.

Altroché la Grande Guerra, “prima me spari e poi dici chi va là”.

Qui per soddisfare la sete di giustizia, applicata solo al pianterreno perché per l’attico e il mezzanino si chiude un occhio e pure tutti e due, arriveremo agli squadroni della morte applauditi dalle folle festanti. 

La criminalità è insita nel fattore umano, appunto le società hanno previsto che la si dovesse contrastare usando l’arma del diritto, non ammazzando gente a casaccio sparando con un’arma vera.
Fra chi ha un’arma e chi non ce l’ha il torto e la ragione non sono mai divisi equamente. Mai.
Tutti bravi ad applaudire le forze dell’ordine quando ci liberano da pericolosissimi delinquenti in motorino che non si fermano all’alt, ad invocare ed esaltare il rispetto della legge, chissà poi se le stesse cose le pensano anche quando vanno a votare gente che non spara ma deruba diritti e soldi anche a chi si ferma agli stop.
Ammazzare ragazzini disarmati, per quanto possano essere indisciplinati e irrispettosi delle regole significa contrastare la delinquenza? 

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Rabbia a Napoli, un carabiniere ha ucciso un diciassettenne

E’ accaduto nella notte. Andavano in tre sul motorino, la gazzella li avrebbe speronati. Lo sparo, dice la prima versione, sarebbe partito accidentalmente. Le manette dopo lo sparo.

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Come fu per le notizie che riguardavano l’alleanza europea tra i 5stelle e Farage Il Fatto Quotidiano ha abilmente glissato sulla polemica circa l’allarme tbc lanciato dal blog di Grillo, nonostante nel frattempo siano arrivate diverse smentite da ambienti molto più autorevoli, ad esempio il sito di MSF Italia.
Non intendo riaprire il dibattito e la polemica sulle dichiarazioni fatte nel blog perché sono abbastanza nauseata da chi non si arrende nemmeno di fronte alle evidenze, da chi non sa e non vuole ammettere che una cazzata resta tale indipendentemente da chi la fa o la dice e che giustificare le cazzate o, peggio ancora volerle tradurre in qualcosa di buono non produce nulla di utile.
Sulla qualità dell’informazione cosiddetta indipendente del Fatto però sì: voglio polemizzare. Perché io Il Fatto lo compro, ho iniziato a comprarlo e leggerlo da quando è nato proprio perché mi aveva promesso di voler essere e restare indipendente: da tutti.
Ed essere indipendente da tutti non significa poi fare delle critiche all’acqua di rose, in salsa un calcio al cerchio e uno alla botte solo quando non se ne può fare a meno. I titoloni cubitali nel sito che poi raccolgono migliaia di commenti bisogna farli anche quando si deve andare un po’ contro le proprie simpatie.
Quindi, cari direttori #Gomez, #Padellaro e #Travaglio, siccome ci aspetta un periodo faticoso e un inverno più freddo del solito, capiamoci: un giornale indipendente è quello che dice, non quello che manda in seconda e in terza quello che dà fastidio ai supporters cinque stelle.

Non è una questione affatto marginale quella di Grillo e degli extracomunitari, migranti o chiunque arrivi qui da paesi in cui è impossibile vivere. Non è affatto una casualità che Grillo ogni tanto si lanci in voli pindarici pericolosi straparlando di immigrazione, sulla quale il movimento 5stelle non ha mai preso una posizione che sia davvero politica, che unisca la logistica al fattore umano, visto che si parla di persone e non di alberi di mele.
Perché lui lo sa bene che la questione immigrazione è uno dei tasti dolenti di questo paese, quello che riscuote sempre un certo successo, se se ne parla in forma negativa facendo credere che il pericolo, la malattia, la criminalità arrivano da lontano, da fuori.
Ammettendo anche che il problema sia quello che riporta Grillo, che ci sia davvero un pericolo di epidemia, una persona che fa politica anche se non è un politico di professione e che ha un seguito di gente che gli crede e che ha riposto fiducia in lui non ha forse il dovere di affrontare un problema in maniera diversa dalle annunciazioni urbi et orbi che poi scatenano l’inevitabile e infinito dibattito fra chi gli dà torto e chi si sente in dovere di giustificarlo perché, poverino, lui che di comunicazione non sa niente, sbaglia sempre la forma?
Non avrebbe dovuto consultare lui degli specialisti, esperti del settore dai quali farsi affiancare per poi informare la gente nel modo giusto?
Sarà mai possibile in questo paese uscire dalla logica del sensazionalismo da prima pagina e anche da quella patetica del “che faresti tu” e del “se capitasse a te”, visto che la maggior parte di noi fa un altro mestiere e non ha scelto di occuparsi della risoluzione dei problemi della politica, direttamente, da professionista?
Il razzismo è legato a doppio filo alla questione dei diritti: umani e civili, e il rispetto dei diritti [umani e civili] è più importante di qualsiasi altra questione, perfino dell’economia.
Chi non lo capisce, non capisce niente, ha qualcosa in meno, anzi molto meno rispetto a chi razzista non è, non solo sul piano intellettuale e culturale ma proprio umano.
Ognuno ha il diritto di avere le sue antipatie, di non sopportare qualcuno in particolare ma il razzismo è qualcosa di peggio, significa voler negare a quel qualcuno anche la possibilità di esistere. Significa individuare il pericolo solo nel “diverso” da sé, per orientamento sessuale, nazionalità, etnia eccetera, mentre nella maggior parte dei casi i pericoli li costruiscono proprio quelli uguali a noi.

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Dalla soave boccuccia di Marianna Madia, in riferimento al blocco degli stipendi degli statali, apprendiamo che chi guadagna 26.000 euro l’anno [lordi, in ogni senso] è da collocare nella categoria dei più fortunati. 26.000 diviso dodici fa poco più di 2.100 euro al mese che non è affatto lo stipendio base di uno statale.
Perché un dipendente statale da quadro ordinario a duemila euro non ci arriva nemmeno se rimane chiuso al ministero anche di notte.
Quindi sarebbe il caso che chi 26.000 euro li porta a casa immeritatamente in un mese evitasse di offendere chi paga a lei e agli incapaci come lei stipendi, che non vengono mai ridotti né bloccati, in cambio della fortuna e del privilegio di poter ancora mettere a tavola il pranzo e la cena nella stessa giornata.

Immagino che saranno molto soddisfatti i dipendenti della pubblica amministrazione che hanno votato Renzi perché gli ha messo la mancetta in busta paga e che adesso per bocca della Madia gli fa sapere che non ci sono i soldi per l’adeguamento dei loro stipendi che è fermo al 2010. Renzi poco più di due settimane fa, dopo averlo anticipato già lo scorso aprile, diceva che “il blocco salariale per i dipendenti pubblici è solo una chiacchiera estiva”.
Se Sciascia fosse ancora vivo probabilmente aumenterebbe di qualche unità le categorie in cui ha diviso l’umanità: ai mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà aggiungerebbe senz’altro i cazzari, i bugiardi per mestiere e tutti quelli che ancora oggi, in tempi ben lontani da quel giorno della civetta, si fanno fregare da persone come Renzi.
Quelli che dopo vent’anni di berlusconi non hanno saputo fiutare e intuire l’inganno e la truffa e prendere le opportune distanze dai bugiardi e cazzari per mestiere.

I come Italia, iperbole e idiozia

Il Palacio de La Moneda sotto i bombardamenti.

Solo dei piccoli cervelli possono pensare che la critica alle esagerazioni di Grillo significhi poi ignorare gli altri problemi.

Ci sono teste in cui c’è spazio sufficiente per tutto, soprattutto per la memoria di ciò che non va dimenticato.

Se berlusconi poteva e può ancora contare sul suo esercito di yesmen anche Grillo è in ottime mani, ad esempio quelle di Andrea Scanzi che è sempre il primo a correre in soccorso dell’esagitato ogni volta che la fa fuori dal vaso ricordando al suo numeroso pubblico, la platea plaudente di facebook che sì, è vero, Grillo esagera, “però…”.

Però, un cazzo, lo dico a Scanzi col quale spesso sono stata d’accordo ma  che mi ha cacciata dalla sua bacheca facebook perché non sono una che abitualmente si unisce ai cori  e a tutti quelli che  vanno a fare la ola nella sua pagina  pensando che sia vero ciò che scrive quando con la sua solita arrogante sicumera ricorda all’orbe terracqueo che è vero, quelle di Grillo sono esagerazioni ma confrontate a quello che succede sono poca cosa. Mentre non sono affatto poca cosa ma quello che poi contribuisce ad avvelenare il dibattito pubblico dividendo l’opinione in opposte fazioni, da una parte i difensori tout court e dall’altra quelli,  me compresa, che pur condividendo molte delle battaglie del movimento di Grillo non pensano che sia utile né giusto difendere poi tutto quello che dice Grillo.  Ma è diventato perfettamente inutile cercare di spiegarlo all’esercito dei gnè gnè gnè allora le foibe, far capire che l’atteggiamento di Grillo, quello che dice, diventano una inutile prova di forza fra chi si impegna a costruire e chi poi arriva per buttare giù il castello. Rispetto alle cose dette da Grillo su Napolitano e Renzi che sono peggio di Pinochet mi sarei aspettata una diversa reazione anche dai suoi, anche da Scanzi, che in quanto opinion leader di questa nostra epoca sciagurata dovrebbe avere un senso di responsabilità diverso e  maggiore quando si esprime, non trasformarsi nell’ultras che approva e contribuisce ad agitare le pance.  

Scanzi se vuole fare un’operazione corretta, di informazione vera, invece di difendere Grillo racconti alla sua platea numerosa chi era Pinochet,  cosa è stato il regime subito dal Cile. A meno che la figura di Pinochet sia criticabile solo quando viene associata ai suoi rapporti amichevoli col papa santo Wojtyla e non invece per il suo ruolo infame nella storia: quello di un dittatore che ha rovesciato un sistema politico con un colpo di stato che ha causato la morte di migliaia di persone, una storia che dovrebbe essere di tutti, non solo di qualcuno.

Criticare il nostro sistema fatto a pezzi da una politica di impresentabili cialtroni, miserabili incapaci e ancorché delinquenti a pieno titolo non significa riconoscere poi meriti ad altri sistemi criminali, fascisti e nazisti, regimi durante i quali le persone venivano ammazzate anche e solo per un’idea contraria.
Qui ancora e per fortuna nessuno viene ammazzato se dice e scrive che non gli piacciono Napolitano e Renzi e che berlusconi in qualità di pregiudicato condannato alla galera dovrebbe stare – appunto – in una galera e non a riscrivere la legge.
Quindi, andiamoci piano con le parole, perché davanti a certe parole è inevitabile poi che qualcuno, chi la storia la conosce almeno, si risenta e gli venga poi voglia di dire che quelle parole non gli sono piaciute.

L’esagerazione, la provocazione, l’iperbole che si usano nel linguaggio per descrivere una situazione enfatizzandola, per mettere quella situazione all’attenzione dei propri interlocutori e di chiunque si voglia raggiungere col proprio messaggio, devono avere qualche riferimento anche minimo ad una realtà che sia di facile comprensione, che sia sufficientemente credibile.
Altrimenti l’unico effetto che ottengono è quello di ridicolizzare chi ne fa un uso improprio.
Quando berlusconi disse che lui e i suoi figli vivevano come sotto il regime del terzo reich tutta l’Italia civile e che un po’ si ricordava cosa fosse stato il regime nazista di hitler non gliela fece passare.
Nessuno si sognò di dire che tutto sommato l’uscita di berlusconi era appena appena un po’ fuori le righe ma di una misura accettabile per essere giustificata dalla comprensione perché, in fin dei conti, c’era del vero in quello che diceva. Semplicemente perché tutti sapevano, sapevamo che non era vero niente, che tutti sappiamo o dovremmo sapere che col regime nazista di hitler si possono paragonare soltanto altri tipi di regimi, proprio come furono quelli delle dittature sudamericane nazifasciste che nessuno dovrebbe permettersi di usare quale paragone per descrivere la situazione politica italiana.
Semplicemente perché non sono la stessa cosa, non si somigliano nemmeno.
Non è proprio la stessa cosa morire sotto un regime, per mano di un dittatore che decide le “categorie” di persone che hanno diritto alla vita e quelle che invece meritano di morire.
L’imprenditore, il padre e la madre di famiglia che si suicidano sono drammi e tragedie che fanno sì parte della situazione insostenibile di questo paese ma non sono uguali a chi veniva fatto sparire, messo su un aereo e buttato nell’oceano come usavano fare in Cile coi dissidenti politici e come facevano hitler e mussolini che non mandavano in vacanza chi si opponeva al regime ma a morire in un campo di sterminio.
berlusconi come Grillo e come la new entry Tavecchio, possono dire ciò che dicono perché sanno di poter contare su un esercito di italiani ignoranti che non conoscono la storia né certe vicende accadute nel passato, gente senza conoscenza e senza memoria che assorbe e metabolizza tutto senza alzare un sopracciglio, quando addirittura non difende e giustifica questo modo di fare. Grillo decida una volta e per tutte cosa vuole essere, se l’agitatore di popolo, il leader carismatico di un movimento che pensa anche cose buone o l’anziano rincoglionito che, come il nonno a tavola al pranzo di natale, intrattiene gli ospiti con le sue flatulenze. 

Il condannato significativo, e definitivo

 

Mentre scrivevo questo post è  arrivata la richiesta di arresto per Luigi Cesaro, ex presidente della provincia di Napoli che segue di poche ore l’arresto di Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto votato ieri dal parlamento ed eseguito in serata.  Entrambi sono di casa nel partito di quello che ieri Napolitano ha definito l’interlocutore significativo, ovvero il pregiudicato delinquente col quale Renzi vuole scassinare la Costituzione con la benedizione, anzi, il sollecito, di Napolitano.

Il parlamento italiano si riunisce per decidere l’arresto di qualcuno con una frequenza impressionante.
Un qualcuno che, nel peggiore dei casi, tutto quello che gli può capitare è restare in una cella il tempo necessario [ore] ai suoi avvocati per inoltrare la fatidica richiesta di concessione dei domiciliari che verrà puntualmente accolta.
In questo paese i cittadini sono costretti ad assistere alle assemblee di persone pagate per fare altro, per occuparsi dei problemi della gente e non dei loro, che devono decidere se è il caso o meno che un cittadino, eletto e dunque soggetto al rispetto di quella Costituzione che pretende che il cittadino a cui vengono affidate funzioni pubbliche adempia ad esse con disciplina ed onore, debba o meno continuare a far parte degli eletti, restare una persona libera oppure no anche quando tradisce il suo mandato e la legge.  Personalmente non mi fido di gente che, secondo coscienza, la sua, ha votato per ben due volte no all’arresto di cosentino nonostante la sua liaison con la camorra fosse un fatto ormai acclarato.
Mi piacerebbe vivere in un paese dove al politico non fosse riconosciuto lo status di privilegiato anche quando commette dei reati.
Abbiamo un articolo della Costituzione che ORDINA al funzionario di stato, quale che sia il suo ruolo e livello, di adempiere alla sua funzione con disciplina e onore. Se i politici presenti nei vari parlamenti da svariati decenni ad ora avessero dovuto essere giudicati in base al semplicissimo dogma che chi si deve occupare delle cose degli altri deve essere meglio degli altri, il parlamento sarebbe rimasto deserto.
Nessuno ha mai avuto i titoli corrispondenti a ciò che chiede la Costituzione. Non solo per disonestà ma anche per aver approfittato della carica politica per favorire parenti, amici e conoscenti. Ed ecco che anche in questo caso vengono a mancare sia la disciplina che l’onore, quel disinteresse onesto col quale approcciarsi alla politica.
Il politico che viene indagato o accusato deve tornare ad essere un cittadino come gli altri, farsi da parte e risolvere le sue beghe, in caso di innocenza, tornerà, ma basta con questa sceneggiata della seduta parlamentare per decidere l’arresto che ormai ha una cadenza fissa e anche piuttosto frequente.

 

Non date retta a Napolitano, gli spettri ci sono eccome, e ce ne sono tanti.
Firmate e fate firmare l’appello del fatto Quotidiano, non servirà ma almeno ci togliamo la soddisfazione di far sapere al presidente della repubblica che è anche un bugiardo, perché i governi di “emergenza” e di larghe intese, non eletti da nessuno non si occupano di riforme costituzionali.

Le riforme costituzionali le fanno i parlamenti scelti dai cittadini con elezioni regolari e NAZIONALI per mezzo delle quali si ottiene una maggioranza vera, non un minicaravanserraglio di incapaci e bugiardi anche loro come quello di Renzi che in forza dei dieci milioni di persone che lo hanno votato alle europee pensa di poter stravolgere le regole di un paese.

Napolitano ha imposto agli italiani Monti, nominato senatore a vita in fretta e furia senza le prerogative che prevede la Costituzione, proprio come fu nominato Napolitano a sua volta da Ciampi, ufficialmente per tirare fuori l’Italia dal disastro economico col risultato che Monti e i suoi ministri sobri, eleganti, quelli davanti ai quali la stessa informazione che oggi incensa Renzi e ieri lo faceva con Letta jr si è prodotta in orgasmi multipli e ripetuti sono riusciti solo a distruggere quel poco di stato sociale su cui potevamo ancora fare affidamento nonostante berlusconi.

Dopodiché Napolitano ha imposto le larghe intese e il governo di Letta ufficialmente per garantire una governabilità ma soprattutto perché il parlamento lavorasse ad una legge elettorale per permettere ai cittadini di potersi scegliere un parlamento e un governo ai quali delegare ANCHE, eventualmente, le riforme costituzionali.

Naturalmente, come ben sappiamo anche il governo di Letta non ha prodotto nulla di utile ma tutti, comprese le meteore sconosciute nominate ministri e sottosegretari sono state pagate e strapagate e lo saranno ancora e a vita come se avessero lavorato davvero per il bene del paese.

Ora abbiamo Renzi che ha praticamente tolto la poltrona sotto al culo di Letta pensando di averne i titoli solo perché aveva vinto le primarie del suo partito che, vale la pena di ricordare, non hanno nessuna valenza istituzionale: a nessun amministratore di condominio eletto anche col plebiscito dai residenti nel palazzo si affiderebbe la gestione di un paese.

E il governo di Renzi si sta forse impegnando a quella legge elettorale necessaria per far tornare i cittadini a votare? Ovviamente no, se ha rimesso in mano la discussione e la relazione della nuova legge anche all’autore di quella giudicata incostituzionale dalla Consulta, una contraddizione talmente enorme che ha costretto anche calderoli a riconoscerla.

Nel frattempo però Renzi si sta dando molto fare per quelle cose che lui ritiene siano necessarie a far ripartire il paese: forse lavorare per il lavoro? Ri_ovviamente no, le cose necessarie per ridare fiducia agli italiani, quelle impellenti e non più rimandabili sono l’abolizione del senato, restituire quell’immunità parlamentare a cui gli italiani avevano già detto no con un referendum, e immancabilmente quella riforma della giustizia invocata da Napolitano al quale non va giù che l’Interlocutore Significativo, quello necessario alle riforme e ben accolto nei palazzi sia diventato nel frattempo un pregiudicato, condannato in via definitiva.
Napolitano sta imponendo agli italiani delle riforme da fare con un delinquente da galera senza che nessuno provi un po’ di vergogna, i cosiddetti democratici, quelli che al delinquente si sarebbero dovuti opporre ma non l’hanno mai fatto e naturalmente la stampa a 90 che continua a descrivere l’operato di Renzi e l’appoggio incondizionato del presidente della repubblica, che invece si comporta e agisce come un capo di partito, come la miglior cosa che ci potesse capitare.  Se ancora non fosse chiara la questione, ha detto Napolitano, presidente della repubblica e capo supremo della Magistratura nonché garante della Costituzione, che Renzi può riformare la Costituzione e la  giustizia con un condannato alla galera.

 

Pertini all’età di Napolitano ha smesso il mandato e si è ritirato a vita privata.    Se la figura del presidente della repubblica restasse simbolica come dovrebbe essere secondo Costituzione andrebbe bene anche l’età avanzata, specialmente se è il giusto coronamento ad una carriera politica meritevole, mentre Napolitano non è affatto simbolico, lui ordina, interviene, suggerisce e ottiene. Per il bene del paese, s’intende. Di Napolitano inoltre non si ricorda nulla di significativo: cos’ha fatto di bello Napolitano? Per quali motivi importanti i ragazzini di domani dovranno leggerlo sui libri di Storia? Sono queste le domande,  a cui però è difficile dare una risposta.

L’età quindi diventa un problema quando come nel caso di Napolitano, unico nella storia di questa repubblica, non solo perché rieletto una seconda volta, evidentemente alla politica serviva proprio lui, non rappresenta un simbolo ma si pone oltre quelle prerogative previste dalla Costituzione che lui dovrebbe garantire, non contribuire al suo smantellamento.
Napolitano decide, interviene, comanda con la SUA visione delle cose, che è quella di una persona di novant’anni.
Nulla da obiettare sull’anziano che fa altri mestieri: Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Andrea Camilleri, Dario Fo, persone rispettabilissime che hanno fatto il loro con onore. E’ proprio la figura del capo dello stato che mal si attaglia ad una persona di quella età che essendo vecchia impedisce un progresso moderno.

Il problema è che a 89 anni non te ne frega un cazzo di spenderti per un paese migliore, specialmente se i tuoi figli, e i figli dei loro figli hanno e avranno un futuro assicurato, niente da temere. 

A quell’età non interessa il futuro ma si vive molto attorcigliati nel proprio passato.
Quella è l’età in cui tutti gli argomenti e le situazioni sono uguali.
Non esiste più una priorità né la paura di fare brutte figure, di rovinarsi la reputazione anche per quell’assurda teoria che l’anziano va rispettato in virtù della sua età.
Nemmeno per idea, il rispetto è qualcosa che si può eventualmente raccogliere dopo averlo dato e dimostrato.  A qualsiasi età.
E l’età avanzata, lo abbiamo imparato proprio dai politici, quasi mai coincide con la saggezza.
Non c’è più niente che sia così importante, da dover difendere quando una manciata di mesi separa dalla morte.
E’ per questo che a novant’anni una persona che ha pure la fortuna di esserci arrivata in buone condizioni di salute, non foss’altro perché da più di sessanta c’è chi lavora per lei, non dovrebbe avere nessun diritto di ricoprire un ruolo così importante nello stato.
Il tetto non ci vorrebbe solo sui compensi ma anche sull’età.
A novant’anni stai a casa tua a fare altro, quello che fanno tutti i privilegiati che ci arrivano, altroché il presidente della repubblica.

 

 

FEDE SU B. “MAFIA, SOLDI, MAFIA” (Davide Milosa) [L’interlocutore significativo]

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Il raglio del Ventaglio – Marco Travaglio

Erano alcuni giorni che Giorgio Napolitano non interferiva nei lavori parlamentari e non s’impicciava in quel che resta della libera stampa, ma ieri alla cerimonia del Ventaglio ha recuperato su entrambi i fronti in una botta sola. Non contento della maggioranza più bulgara dai tempi della Cortina di Ferro e anzi allarmato dalla sopravvivenza a Palazzo Madama e nell’opinione pubblica di alcuni vagiti di opposizione al pensiero unico renzusconiano, ha pensato bene di dare una legnata a quei quattro gatti che osano sottolineare gli aspetti duceschi e castali della presunta “riforma del Senato”: “Non si agitino spettri di insidie e macchinazioni di autoritarismo”. Ce l’aveva con l’appello del Fatto, che ha superato le 150 mila firme, con i 5Stelle, con Sel e con la sparuta pattuglia di dissidenti nel Pd, nei vari centrini e nel centrodestra. Noi, per parte nostra, possiamo assicurargli che il suo monito irrituale e illegittimo ci fa un baffo: continueremo ad agitare gli spettri di autoritarismo di due controriforme che – secondo i migliori costituzionalisti – concentrano molti poteri e aboliscono molti controlli sulla figura mostruosa di un premier-padrone che fa il bello e il cattivo tempo e impediscono ai cittadini di scegliersi i deputati e addirittura di eleggere i senatori.

Non è vero – come afferma il presidente – che “la discussione sulle riforme è stata libera”: di quale discussione va cianciando? Tra chi e con chi? I cittadini sono totalmente esclusi dal processo riformatore, visto che non hanno mai votato per questa maggioranza e questo governo, non hanno mai eletto questo premier (se non a sindaco di Firenze) e l’ultima volta che andarono alle urne per il Parlamento (febbraio 2013) nessun partito sottopose loro l’idea di abolire le elezioni per il Senato e confermare le liste bloccate per la Camera. Anzi tutti i partiti promisero di abolire il Porcellum per restituire agli elettori il sacrosanto diritto di scegliersi i parlamentari, non per farne un altro chiamato Italicum. Napolitano sostiene che le critiche alle “riforme” “pregiudicherebbero ancora una volta l’esito della riforma della seconda parte della Costituzione” e il superamento del “bicameralismo paritario, un’anomalia tutta italiana, un’incongruenza costituzionale sempre più indifendibile e fonte di gravi distorsioni del processo legislativo, quasi idoleggiato come un perno del sistema di garanzie costituzionali”. E purtroppo anche qui mente: i senatori dissidenti, i costituzionalisti critici e anche noi del Fatto abbiamo avanzato fior di proposte per differenziare poteri e funzioni di Camera e Senato, quindi è falso che vogliamo conservare il bicameralismo paritario: vogliamo semplicemente un Senato elettivo, con ruoli diversi da quelli attuali, ma non degradato a dopolavoro part time per sindaci e consiglieri regionali nominati dalla Casta e coperti da immunità full time. Ed è una balla che il processo legislativo sia bloccato o distorto dal bicameralismo, come dimostrano le peggiori porcate approvate in meno di un mese. In ogni caso non spetta né al Colle né al governo, ma al Parlamento stabilire se e come la Costituzione vada cambiata: non s’è mai visto un governo cambiare la Carta fondamentale a tappe forzate, con la complicità del Quirinale. Non foss’altro perché il capo dello Stato e i membri del governo giurano sulla Costituzione esistente e si impegnano a difenderla, non a smantellarla. Senza contare che il governo sta in piedi solo grazie a un premio di maggioranza che non dovrebbe esistere, e invece gli consente di impedire – con i due terzi estrogenati – ai cittadini di esprimersi nel referendum confermativo. Non manca, e ti pareva, un monitino alla stampa: Sua Altezza intima ai giornalisti – che peraltro obbediscono in gran parte col pilota automatico – di astenersi “dal gioco sterile delle ipotesi sull’ulteriore svolgimento delle mie funzioni da presidente: una valutazione che appartiene solo a me stesso”. In realtà appartiene alla Costituzione, che fissa in 7 anni il mandato presidenziale, e pure ai cittadini, che hanno il sacrosanto diritto di sapere se e quando se ne va  Il finale è da manuale: sotto con la “riforma della giustizia”, ovviamente “condivisa”. Con chi? Con il pregiudicato, ça va sans dire. 

L’estate scorsa, dopo la condanna di B. per frode fiscale, il presidente annunciò che era venuto il gran momento; ora, dopo l’assoluzione di B. per il caso Ruby, ribadisce (con notevole coerenza) che è giunta l’ora. Cos’è cambiato? Roba forte: “È arrivato il riconoscimento espresso da interlocutori significativi per ‘l’equilibrio e il rigore ammirevoli’ che caratterizzano il silenzioso ruolo della grande maggioranza dei magistrati”. E chi sarà mai l’“interlocutore significativo”? Ma il pregiudicato B., naturalmente: il fatto che insulti i giudici che lo condannano ed esalti quelli che lo assolvono (anche perché al primo insulto finisce al gabbio) è un evento epocale, meraviglioso, balsamico che – svela il monarca – “conferma quello che ho sempre asserito”: anche Napolitano, come il Caimano, pensa che “la grande maggioranza dei magistrati fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli”. Viva i magistrati muti che assolvono i potenti aumma aumma. A dire il vero, ci sarebbe l’ultimo ritrattino dell’Interlocutore Significativo per la riforma della Costituzione e della Giustizia, tracciato dall’amico Emilio Fede: quattro parole icastiche, “Mafia soldi soldi mafia” col contorno di Dell’Utri & famiglia Mangano. Ma che sarà mai. Fortuna che Totò Riina non ha ancora chiesto udienza al Quirinale, a Palazzo Chigi e al Nazareno per proporsi come Interlocutore Significativo. A questo punto sarebbe difficile dirgli di no. E soprattutto spiegargli il perché.

 

 

Di proteste e proposte

 

In questo mare è annegata anche l’ultima speranza di un cambiamento moderno, riformista, liberale, democratico davvero. Questa Europa, per come l’hanno costruita e in funzione di cosa è un tragico bluff, un circolo vizioso, una dannazione. E non ce ne potremo liberare.

Il  risultato francese è la risposta, forte e chiara, a tutti quelli che “destra e sinistra non contano”. 
Quelli che vanno “oltre le ideologie”.
Quelli che “non contano i partiti, contano le persone”, le idee. E che idee.
A Strasburgo andrà un eurodeputato nazista tedesco: in momenti e periodi di crisi i popoli si spostano sempre verso la politica più dura, fascista, anche oltre il fascismo pensando che sia quella che poi restituirà una serenità sociale.
“Oltre” è una parola molto bella, sa di eternità, di panorami sconfinati, di libertà senza limiti.
Ma non tutti gli oltre sono uguali, perché ci sono ambiti in cui il confine deve essere netto e ben marcato, quello che chiude a tutte le forme autoritarie già conosciute e sperimentate qual è, appunto, la politica fascista, anche oltre il fascismo, come quella di Marina Le Pen, che non ha mai risolto un solo problema sociale ma ha creato solo disordine, repressione, violenza, assenza di libertà e di qualsiasi forma di serenità.

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Se il pd ha stravinto sui 5stelle nonostante l’alleanza con berlusconi, la vigliaccata di Renzi fatta subire a Letta, la profonda sintonia col criminale, le balle di Renzi e Renzi è perché o la gente ha scelto  di nuovo quello che pensava fosse il male minore o  perché si è spaventata pensando che il nuovo non fosse poi così affidabile.

Nel paese normale la lega di salvini che in Europa viene trattata – giustamente – a calci nel culo veri e non metaforici non prenderebbe più voti della lista di Tsipras. La Grecia si è ripresa la sua polis, gli altri paesi, compresa l’Italia, fanno schifo al cazzo. E meritano di sprofondare.

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Spero vivamente che la batosta inflitta al movimento sia utile a far capire quello che in questi mesi, modestamente, cercavo di spiegare anch’io. 
E l’ho continuato a fare anche mentre la mia lista facebook si assottigliava, mentre leggevo le bacheche dei cosiddetti amici che lanciavano anatemi offensivi, accuse miserabili verso tutti quelli che cercavano di dire ai movimentisti vinciamonoisti che la filosofia della volgarità, dell’insulto, della minaccia, dell’io sono meglio di te senza dimostrarlo nei fatti alla conta che conta non paga. Stamattina di sfuggita ho letto in una bacheca fb  cinquestellata che Rodotà e Zagrebelsky sono dei coglioni perché hanno votato la lista di Tsipras.  A tutto c’è un limite.
E  non basta essere onesti, che la svolta culturale di cui ha parlato Di Battista non passa per una campagna elettorale modulata sul tono di voce più alto, sull’eccesso, sull’iperbole esagerata e violenta; in questo modo non passa nessun messaggio positivo e convincente.
Un movimento di gente fatto dalla gente non potrà mai sfondare se quella gente continua a difendere il modus operandi di chi lo rappresenta anche quando è oggettivamente ed evidentemente indifendibile.
Se non si mette in testa che la politica è anche, e come no, una questione di linguaggio, che i cori da stadio vanno bene allo stadio.
Un movimento di gente fatto dalla gente avrebbe dovuto essere più intransigente con chi andava in piazza a urlare epiteti, trivialità che soddisfano forse le pance ma non saziano le menti, soprattutto quelle di chi forse ci avrebbe voluto provare a dare fiducia alla politica fatta dalla gente per la gente.
E questa sconfitta dispiace soprattutto a chi crede nella democrazia fatta di alternanze, di voci diverse, di persone che si attivano per dare un contributo utile alla causa di tutti.
Perché io ho gioito quando i 5stelle alle passate elezioni hanno raggiunto un risultato inimmaginabile per dei non professionisti della politica, mi dicevo che la politica, quella tradizionale, napolitana, da quel momento in poi avrebbe sentito il fiato sul collo di chi controllava il suo operato, e che forse per la prima volta nella storia di questo paese maggioranza e opposizione avrebbero potuto rendersi un favore reciproco: la maggioranza lavorando meglio perché sotto controllo e l’opposizione crescendo in base a quello che la gente le avrebbe chiesto di fare: alle esigenze e alle necessità vere di un paese allo stremo psicologico, prim’ancora che economico e sociale.
Invece è stata una delusione continua, un’innalzare sguaiatamente e inutilmente i toni, senza fare nulla di veramente politico per dare un senso al consenso, allontanando quella gente che non per dispetto ma per una voglia sincera di trasformazione e cambiamento nella politica avrebbe fatto un passo verso la novità.
Invece così non succederà niente e le voci che in molti abbiamo cercato di contrastare, quelle della propaganda spicciola, della stampa serva e inchinata alla politica che si dimentica della gente ma si ricorda molto bene di se stessa da ora in poi avranno altri argomenti e li useranno, anzi, già lo stanno facendo, e quando ri_parleranno i vecchi tromboni che in tutti questi mesi ci hanno allietato da quotidiani, talk show, dalla solita radio non potremo andare a nasconderci da nessuna parte.
Tutto questo perché non è stato usato l’unico ingrediente necessario a condire la battaglia politica che è l’intelligenza, quella – appunto – che non basta dire: noi siamo meglio di loro senza dimostrarlo poi nei fatti e nelle azioni.

Chi ha fatto della comunicazione diretta il suo cavallo di battaglia ha dimostrato di non capire nulla di come poi va usata. E se i 5stelle hanno perso tre milioni di voti invece di guadagnarne ancora malgrado i fatti che nel frattempo erano e sono  accaduti, arresti, vicende di corruzione, l’Expo, significa che l’idea di una democrazia liquida, orizzontale, che parte da quel basso che dovrebbe pretendere il meglio ma poi si accontenta dei vaffanculo in piazza, non affascina. Grillo quel patrimonio ottenuto alle elezioni passate non l’ha fatto fruttare, in tutto questo tempo ci ha giocato al più bello del reame, la gente se n’è accorta e l’ha punito.
E sarebbe bello sapere con chi avrebbero lavorato i 5stelle in Europa, loro che hanno sempre rifiutato anche il minimo contatto, quegli accordi che in politica sono necessari per produrre qualche risultato utile. Se la proposta è solo protesta non si vince.
Alla protesta vanno aggiunte azioni propositive, produttive, insomma, essere pro è molto più utile che essere contro a prescindere.
Non si vincono le elezioni ipotizzando tabule rase, processi e tribunali di piazza.

Gli sputi non vanno mai bene, sia reali che virtuali.
E se Grillo fosse onesto fino in fondo oggi il processo dovrebbe farlo solo a se stesso.

 

 

 

 

 

 

Berlinguer a quelli che parlano di tribunali del popolo avrebbe dato un calcio in culo

Altroché usare una figura specchiata come la sua per legittimare un’azione politica molto spesso oscena, violenta e volgare, che non ha nulla, ma proprio nulla di quella sinistra che caratterizzava Enrico Berlinguer e il suo modo di intendere la politica. Bisognerebbe smetterla di  usare gente che non può rispondere per farle dire cose che non avrebbe nemmeno mai pensato.

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“Il voto alle europee non è un test sul governo in carica…”

…disse quello che solo per aver vinto le primarie di partito pretese ed ottenne la cacciata di Letta per fregargli il posto. 
Perché se non sono un test le elezioni europee figurarsi se lo può essere un’iniziativa di partito che non riguarda tutti i cittadini e non ha alcuna valenza istituzionale. 
Non bisognerebbe dimenticare che Renzi sta lì solo grazie al risultato delle primarie del pd, diversamente Enrico avrebbe potuto restare sereno per chissà quanto ancora.
Ma nel paese dalla memoria del pesce rosso Renzi può dire quello che vuole: una volta che le elezioni non legittimano e un’altra invece che lo fanno. E il fatto che lui non sia stato legittimato da nessuno, oltre ai voti ottenuti alle primarie passa in second’ordine.
Renzi cerca i voti dei delusi dai 5stelle, invece di pensare ai delusi del suo partito che sono tanti, berlusconi idem ma questa è la sua ultima spiaggia e va capito: è un pover’uomo.
Grillo cerca i suoi e li avrà perché fra i tre è, che piaccia o meno, l’unico che ha mantenuto la coerenza: un leader di partito non va a caccia dei voti degli altri ma li cerca fra la gente che condivide la sua linea politica, esattamente come fa Tsipras che non parla degli altri in modo compulsivo, trasformando la campagna elettorale in un test su se stesso ma di quello che vuole fare lui che ha già dimostrato di saperlo fare.

Cerchiamo di favoleggiare poco di percentuali e di influenza nella politica centrale a proposito della lista di Tsipras, perché questo è lo stesso giochino che ha sempre fatto e continua a fare la politica, quella brutta di sistema e dei partiti quando elemosina il cosiddetto voto “utile”, in qualche caso necessario come ci ha ricordato anche l’ottimo Scalfari domenica scorsa e damigella Moretti, pd [tutti, perfino forza Italia e Ncd ma non i 5stelle].
Un’utilità che fin’ora ha sempre premiato la politica e mai i cittadini.
Per me l’unica utilità è andare a votare secondo il mio pensiero, non in base a quello che potrebbe succedere se…
Diversamente vado al mare, in questa stagione si sta d’incanto.

In un momento in cui sta diminuendo sensibilmente la considerazione per quella volontà del popolo che caratterizza ogni democrazia regolare io, che di politica capisco poco e niente, credo che l’unico modo per riprendersela sia spostarsi più a sinistra che si può.
Perché gli interessi del popolo storicamente non li hanno fatti altrove.
Poi ognuno è libero di convincersi, se gli fa piacere, che non sia così, io però siccome mi ricordo che c’è stato un tempo in cui era così e anche con fatica, con quella lotta dimenticata una manciata di diritti a questo paese non l’ha data la destra non mi sono mai fatta sedurre da chi ha provato a convincermi che non è così.
Che mi devo adeguare all’urgenza. 

Chi è convinto della sua scelta non si deve agitare cercando di convincere che ci sono voti giusti o sbagliati.
Perché c’è chi il suo giusto se lo costruisce anche con fatica fino a trasformarlo in una questione di principio, di coscienza, prim’ancora che di coerenza: l’unica cosa che si può sempre rimodulare rispetto al presente che ci riguarda.

Difficilmente mi è capitato di non aggiornare il blog per più di un giorno, due ma sono in una fase di rigetto comunicativo, nel senso che mi sembra di aver scritto tutto quello che si poteva, che, continuando a scrivere più o meno degli stessi argomenti si rischia di somigliare a quelli che tutti i giorni e tutto il giorno sono ovunque, in radio, nelle televisioni, a vendere i loro progetti di speranza, ché a parole si fa presto.

E non mi piace la violenza, non mi piace chi, a tre giorni da un voto importante vaneggia di processi popolari, di tribunali del popolo per infiammare un dibattito che non ha bisogno di ulteriori escandescenze.
Non mi piace chi dice che non se ne andrà quali che siano le decisioni del popolo, cosa che invece non pensava quando qualcun altro è stato costretto ad andarsene non dopo una scelta di popolo ma di chi ha pagato due euro per votare un segretario di partito, non il nuovo presidente del consiglio. 
Non mi piace accendere il televisore e trovare la faccia di Renzi ovunque, in diretta, in differita, registrata dall’ultima trasmissione a cui ha partecipato.
C’è una buona parte dell’informazione che non va processata ma educata sì, perché anche se coi toni sbagliati ha ragione chi dà la responsabilità di questo Matrix a ciclo continuo a chi usa in modo sconsiderato un mezzo importantissimo che dovrebbe servire a responsabilizzare l’opinione pubblica, non dividerla in opposte fazioni sempre in guerra. 
E non ci si può difendere se anche mentre si cerca semplicemente un film passando nel menù di Sky bisogna trovare la faccia di Renzi, di Grillo e di berlusconi. Questa non è una campagna elettorale, è accattonaggio molesto, stalking. Andrebbero denunciati tutti per disturbo alla quiete pubblica. E visto che quello è un palinsesto obbligato, è impossibile sottrarsi a questa violenza è però possibile rallentare il passo almeno qui, guardare oltre quello che ci obbligano a vedere. 

Ed è quello che ho deciso di fare in attesa di questo ipotetico Armageddon che avverrà.

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Il maggiordomo – Massimo Rocca, Il Contropelo di Radio Capital

Io ve l’ho detto che siamo ai confini della realtà. “Svelate le mire di Grillo e Casaleggio vogliono fare i ministri”, tuonano dal Pd. Invece Renzi e la Madia vogliono servire il popolo e Berlusconi e Brunetta fanno politica perché si annoiano. Ma va bè. Volevo invece ricordarvi perché i governi tecnici o del presidente sono un male. Tra tre giorni voteremo anche per giudicare il nostro passato. E non potremo attribuire le colpe, perché spero siamo d’accordo che colpe nel come siamo messi ce ne sono. Chi è il colpevole? Berlusconi certo, ma non oltre il novembre 2011. Oppure no, anche dopo, visto che è stato in maggioranza fino all’ottobre scorso. Il Pd, sicuramente non fino al 2011, ma dopo? In maggioranza da tre anni e al governo da 15 mesi. Renzi? fino a febbraio no, ma adesso uno zero virgola di meriti e colpe spetta anche a lui. Dunque hanno governato tutti e non possiamo presentare il conto a nessuno. Oddio a pensarci bene un colpevole di quello che ho detto però c’è. Vivo e vibrante.

 

 

Il Codice Decidoio [cit. Marco Travaglio]

 

Ci mancava la storia del complotto.
Mica per niente, ma per non dover riascoltare per la miliardesima volta ‘sta serenata di lui che “se n’è andato per senso di responsabilità”. Lo stesso spirito che aveva quando invece è arrivato tramite discesa in campo. Nel momento della dipartita, spontanea, s’intende, nella testa di berlusconi circolavano proprio gli stessi pensieri, ovvero: come fare anche stavolta per salvare i cazzi miei. Cioè i suoi.

Se anche fosse vero [ma non ci crede nessuno] del complotto contro silvio l’unica nota di rilievo sarebbe l’esportazione di democrazia senza spargimenti di sangue come invece è solita fare la “santa alleanza” quando va a distribuire civiltà in giro per il mondo.
Anche il rassemblement fra berlusconi e i figli, Ghedini e Confalonieri cinque minuti prima delle dimissioni “spontanee” ha fatto parte del complotto internazionale? Chiedo. In un paese normale berlusconi non avrebbe nemmeno potuto avvicinarsi alla politica, altroché complotti. L’unico vero complotto è quello ordito dallo stato  contro gli italiani costretti a subire il berlusconi “politico” anche nella nuova veste di pregiudicato condannato alla galera.

 

Sottotitolo: anche nella questione degli sbarchi l’informazione ha delle grandi responsabilità.
Perché nessuno spiega, anche tutti i giorni, così come si fa coi bambini che non capiscono o con gli adulti imbecilli che non vogliono capire, qual è la differenza fra chi viene qui a cercarsi un’altra vita e chi invece è costretto ad andarsela a cercare dalla situazione del suo paese.
Così invece sembrano tutti uguali, altrimenti non si dovrebbe leggere continuamente chi scrive che “sono troppi”, “che vengono tutti qui”, che “bisogna rimandarli a casa loro”. C’è un’emigrazione come dire, spontanea, come quella di tanti italiani che scelgono di andare a provare a vivere meglio altrove e ce n’è un’altra condizionata dall’impossibilità di poter vivere nel proprio paese di origine, dove ci sono le guerre, la disperazione vera che poi obbliga, non chiede gentilmente, ad offrire un asilo, un’accoglienza. E, da gente che non si mette d’accordo nemmeno su come riordinare le proprie scrivanie come si può pretendere che si occupi seriamente di drammi come quello delle continue tragedie in mare, delle stragi degl’innocenti del terzo millennio?  Angelino Alfano che ha fatto parte dei governi in cui c’era gente che avrebbe affondato i barconi a fucilate è ancora, e incredibilmente, ministro dell’interno.

L’Italia è – contrariamente a quello che la propaganda fa credere – il paese dove solo una parte di chi arriva in condizioni estreme poi si ferma. La Germania ne riceve almeno quattro volte di più. E’ un paese di transito. Perché anche il migrante poi sceglie di fermarsi in quei paesi dove c’è una reale possibilità di vivere meglio, dunque non in Italia. E questo andrebbe spiegato e ripetuto, anche tutti i giorni. E’ comprensibile che sia difficile spiegare che non si vive bene nel paese dove i delinquenti fanno le leggi per gli onesti,  però è un lavoro che va fatto quando si sceglie di fare il mestiere di informare.

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Migranti, rissa governo-Unione europea

Prima Renzi: “Ue salva solo le banche” (leggi). Segue guerra delle dichiarazioni. Malmstrom: “Italia
dica cosa vuole, non ci hanno mai risposto”. Alfano: “Parole ridicole” (video). E ancora: “Vuole la
letterina?” Alla fine: “Colloquio costruttivo”. A Catania la nave coi superstiti, 2 bimbe tra i 17 morti

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Chi l’ha deciso che l’Expo deve essere il simbolo di tutta l’Italia?
E inoltre, da quando lo stato è diventato più forte dei ladri?
Il presidente del consiglio si è perso qualche puntata della telenovela, si è distratto mentre condannavano praticamente a niente il più ladro di tutti?
E’ questa la forza dello stato?

 

Greganti: “sono abituato a stare in carcere”. E allora perché non accontentarlo?

Visto e considerato che il compagno G non conosce altro sistema per mantenersi che non sia quello illecito, che ciclicamente non può fare a meno di metterlo in pratica, è uno di quelli che, come scrive benissimo Marco Travaglio stamattina, si merita la “morte civile”, ovvero di stare ad un livello inferiore rispetto a quei cittadini che non si comportano come lui; fuori dal contesto della società cosiddetta civile. Non servono codici etici che poi, come ci insegna Prandelli, si possono ignorare e fare finta che non esistano. Serve il rispetto della legge, e serve quella legge contro la corruzione che in Italia non c’è. Legge che poi va fatta rispettare indipendentemente dalle conseguenze.
La politica impari a prendere le distanze da malfattori e farabutti di ogni ordine e grado invece di metterseli in casa e poi gridare ai complotti, alla giustizia a orologeria, prendersela con la magistratura che fa un uso politico della giustizia.
Ci sorprendano i politici, provando a fare loro, ogni tanto, un uso politico della politica.

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Altro che task force, Cantone si sfila (Davide Vecchi)

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Expo, così la cupola portava i pizzini ad Arcore e a Maroni (EMILIO RANDACIO PIERO COLAPRICO)

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Forza Tasche – Marco Travaglio, 14 maggio


Sono vent’anni che in Italia si approvano “codici etici” e intanto si ruba come prima più di prima. Vent’anni che si arruolano “task force anti-corruzione” e intanto la corruzione galoppa: nel ’92 costava agli italiani – secondo il Centro Einaudi di Torino – 10 mila miliardi di lire all’anno e oggi 60 miliardi di euro (12 volte in più); vent’anni fa l’Italia era al 33° posto nella classifica di Transparency International dei paesi meno corrotti, oggi è al 69° dietro il Ghana. Dal ’94 si sono avvicendati tre governi di centrodestra, quattro di centrosinistra, due tecnici, uno di larghe intese e uno di strette: tutti, a parole, anti-corruzione; tutti, nei fatti, pro-corruzione a suon di leggi che allungavano i processi, abbreviavano la prescrizione, depenalizzavano reati dei colletti bianchi, depotenziavano la lotta alle mafie, condonavano delitti, indultavano delinquenti, cestinavano prove, incoraggiavano l’omertà. L’idea che, per sconfiggere la corruzione, occorra cambiare le regole è ingenua e dannosa: una volta ripristinati reati come l’abuso d’ufficio anche non patrimoniale e il falso in bilancio, e introdotti quelli mancanti come l’autoriciclaggio, e aumentate le pene e bloccate le prescrizioni, c’è poco da cambiare le regole. Bisogna armare chi deve scoprire e punire chi non le rispetta. E poi isolare con la morte civile chi non le ha rispettate. Mission impossible in Italia, dove i delinquenti già condannati ricattano con l’arma del silenzio i delinquenti non ancora scoperti. Garantendo a se stessi e agli altri carriere eterne, visto che non esistono bollini di scadenza (questi sì da introdurre) sulle poltrone pubbliche. La Parmalat di Tanzi, come del resto Enron e Lehman Brothers, aveva un codice etico formidabile: s’è visto com’è finita.
Il gruppo Maltauro – consultare il sito per credere – ha un Codice Etico della madonna: “Nel Codice Etico sono formalizzati i principi fondamentali cui le singole società del Gruppo sono tenute a uniformarsi e che consistono nella scrupolosa osservanza della legge, nel rispetto degli interessi legittimi del cliente, dei fornitori, dei dipendenti, degli azionisti, della concorrenza leale, delle istituzioni e della collettività”. L’Ad che l’ha firmato, Enrico Maltauro, è stato filmato dai finanzieri mentre si sfilava una mazzetta dalla giacca e la passava a un faccendiere di Expo in cambio di appalti. Si poteva evitarlo? Sì, visto che il Maltauro era già stato beccato nel ’93 a fare la stessa cosa per gli appalti dell’aeroporto di Venezia e aveva patteggiato la pena: basterebbe una norma che escluda da appalti e contratti pubblici gli imprenditori e i manager condannati.
Tre anni fa si scoprì che anche la Rai aveva un Codice Etico: fu usato la prima volta non contro i tg che taroccano le notizie e i programmi che le censurano, bensì contro la Gabanelli che, dandole, aveva dato noia a Tremonti. Per salvarsi dal plotone di esecuzione, dovette allestire un Report riparatorio pro Tremonti. Il Codice Etico Rai fu rispolverato contro Santoro e contro Celentano (reo di leso Vaticano al Festival di Sanremo), poi se ne persero le tracce. Nel 2010 Cesare Prandelli varò, d’intesa con i giocatori, il Codice Etico della Nazionale: fuori gli autori di gesti scorretti o violenti. Ora però ha deciso di convocare lo juventino Chiellini, appena squalificato per tre giornate dopo che la prova tv ha immortalato la sua gomitata al romanista Pjanic: “Alla fine decido io”. Per carità, forse fa bene, ma allora sostituisca il Codice Etico con il Codice Decidoio. La legge sugli appalti prevede che debba vincerli il migliore offerente dopo una gara trasparente. Ma otto giorni fa, con la scusa degli appositi ritardi, si decise di esentare i lavori sotto i 150 mila euro dalle verifiche antimafia. Tutti d’accordo: Alfano, Maroni, Pisapia, Sala. Tanto a vigilare su Expo c’erano già ben 23 organi di controllo: 5 interni e 18 esterni. Senza dimenticare la mirabolante task force voluta da Formigoni con l’ex generale Mori e l’ex capitano De Donno, reduci dalla trattativa Stato-mafia. Risultato: non controllava nessuno. Ora arriva un’altra task force, ovviamente anti-corruzione. Ne facessero una pro-corruzione, magari qualche ladro riuscirebbe a prenderlo.

 

Loboto_Renzi

Nel mondo normale Vladimir Putin sarebbe stato fermato da tempo e processato per crimini contro l’umanità. In questo invece viene proposto per il Nobel della pace.

Nel paese normale un pregiudicato condannato a quattro anni di galera per frode fiscale, un danno allo stato e cioè a tutti sarebbe a scontare la sua pena. In questo invece si chiedono provvedimenti disciplinari per il giudice che ha emesso la sentenza.

Il “metodo Esposito” (Marco Travaglio)

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SCUOLA INTITOLATA A VITTIMA DI MAFIA, MA LA SORELLA RESTA FUORI (di G. Pipitone)

Giovanna Raiti, sorella del carabiniere assassinato da Cosa Nostra, era stata invitata. “Ieri in tarda serata, infatti, mi arriva un messaggio sul cellulare in cui mi comunicano che il cerimoniale del Presidente non ha dato la possibilità di inserire la presenza di persone esterne alla scuola…”. Palazzo Chigi: “Richiesta mai ricevuta, noi estranei alla vicenda”.

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Se s’insegna ai bambini fin da piccoli, dalle elementari a riverire il potente come si può pensare di formare una generazione di adulti che poi non lo faranno? Il presidente del consiglio venerato come il santo patrono e il padrino mafioso davanti al quale tutti si inchinano e fanno il baciamano?  Questa sarebbe l’Italia, una repubblica occidentale del terzo millennio? L’unico indirizzo che può e deve dare la scuola è quello didattico, dovere della scuola è preparare culturalmente le nuove generazioni, non deve certo insegnare a dei ragazzini ad innamorarsi della politica, del politico, inculcare in giovani menti  la dottrina religiosa e il culto dell’uomo dei miracoli, della provvidenza: in questo senso l’Italia ha già dato coi risultati disastrosi che sappiamo.

E poi perché il presidente del consiglio può andare a disturbare le lezioni in una scuola raccontando cose che dei ragazzini di una scuola elementare non sono tenuti a conoscere e né tantomeno a doversene preoccupare? Si chiede una scuola indipendente dalla religione, nella quale non trovino – giustamente – spazio riti, benedizioni e quant’altro, c’è anche una legge che protegge e tutela l’orario scolastico da invadenze e ingerenze, allora perché si fa entrare la politica, nella scuola dell’obbligo frequentata da immaturi non ancora in grado di poter ragionare in senso ampio e di mantenere quindi, se lo vogliono, le giuste distanze dalla religione e dalla politica, di decidere autonomamente se vogliono farsi invadere la vita dalla religione e dalla politica? E come si può pretendere che un ministro dell’istruzione del governo di Renzi prenda oggi gli opportuni e doverosi provvedimenti disciplinari nei confronti di scellerati e scellerate dirigenti scolastici e insegnanti che non solo fanno entrare la politica nelle scuole – invece di tenerla distante così come si dovrebbe fare con la religione – ma fanno cantare anche la canzoncina adorante al presidente del consiglio? La scuola pubblica e statale è un ambiente laico dove devono trovare spazio tutti, in una società che si evolve, diventa sempre più multietnica anche i riti tradizionali, quelli delle feste comandate religiose devono essere modificati e trasformati in manifestazioni che non disturbino la sensibilità di nessuno; i bambini hanno una capacità di adattamento molto più veloce della nostra e una festa resta tale anche se privata di simboli di qualsiasi religione, ma essendo bambini sono anche facilmente seducibili, influenzabili, fragili,  ed ecco perché dovrebbe essere un luogo asettico, disinfettato da tutto ciò di dannoso per la formazione, che disorienta persone ancora non in grado di difendersi da sole. Quindi figuriamoci se può entrarci la politica. Se una cosa del genere l’avessero fatta per Grillo oggi chissà che avremmo letto sui giornali di regime.  Il presidente del consiglio che vagabonda su e giù per L’italia per farsi la sua propaganda fra l’altro costa, molto di più che se restasse nel suo ufficio ad attivarsi, a mettere in moto il suo governo per le cose serie, a fare politica, non a twittare le sue cazzate. Io, siccome sono moderata, toglierei la tutela a quei genitori che non sono andati a scuola a spiegare che i bambini non si usano per la propaganda, di nessun tipo. Se il presidente del consiglio è di tutti gli italiani [e nemmeno per sogno, il mio no e lo dico dai tempi di berlusconi: questi campioni di balle, di cui uno anche delinquente, se li tenesse chi li ha votati e ha votato i partiti di cui fanno parte, io non li riconosco come istituzioni né tanto meno li ho delegati a rappresentarmi] e quindi pensa di avere il diritto di incontrare gli studenti anche minorenni non in grado di intendere, di volere e di capire la politica dovrebbe invitarli nelle sue sedi. Saranno i genitori poi a decidere SE far incontrare i loro figli con l’istituzione. Non, invece, imporre la sua presenza in luoghi pubblici, quindi di tutti, quindi anche di chi non gradisce l’interferenza politica e/o religiosa nelle scuole primarie frequentate da BAMBINI.

 

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OLTRE LA REALTÀ
Come costruire il consenso tra gli applausi dei Balilla 2.0
di Daniele Ranieri, Il Fatto Quotidiano, 6 marzo


Ma eccolo. Il presidente Renzi visita una scuola di Siracusa. La giornata è quasi di primavera, si sente la brezza del mare che qui non riposa mai. Eccolo: cammina, lancia una battuta ai microfoni, un sorriso alle giovani maestre della nostra bella Sicilia.
“Facciamo un salto e battiam le mani”, cantano i bambini, emozionati, in circolo. Le maestre dettano il tempo. “Ma-tteo, Ma-tteo!”, lo acclamano i pargoli: eccolo, l’uomo nuovo che trasforma il Paese con un’alchimia di polso e franchezza.
In questa terra maltrattata, uno spirito di entusiasmo ravviva gli occhi degli abitanti; i disoccupati si godono l’ora lieta, gonfia di una segreta speranza.
“Faremo della scuola la Grande bellezza”, proclama il Presidente, e forse intende “un capolavoro da Oscar”, ché di farne un vaniloquente florilegio di fatuità, fiumi di cocaina e remix della Carrà sarebbe capace pure un Governo Mora, nel senso di Lele.
Quello dell’uomo simpatico e brusco amato da donne e bambini è un paradigma sfruttabilissimo. Renzi ci si pasce con narcisismo infantile. Avrebbe potuto fermare lo spettacolo patetico di un coretto che lo accoglieva come un divo tra il Gabibbo e un supereroe dei cartoni? Avrebbe potuto chiedere alle maestre di evitare di trasformare la visita in un omaggio alla sua persona da parte di piccoli balilla 2.0, e rifiutare un’accoglienza così imbarazzante e littoria? Ma sì. Ha buttato giù un governo senza un motivo chiaro (parole sue: come sono andate veramente le cose lo so io e altri protagonisti della vicenda) e non poteva interrompere l’insopportabile déjà vu?
Non bisogna ridurre tutto ad Mussolinum, certo. Ogni epoca ha la sua grandezza anche nell’indegnità, e il paragone sminuisce e anestetizza. Così come è ridicolo evocare il duce ogni volta che Grillo si fa una nuotata. Ma il tour delle scuole sa molto di propaganda. Ristrutturarle, ci mancherebbe, è cosa urgente e nobile, che però si può fare da un tavolo dello splendente ufficio romano sempre illuminato, mostrato a tarda sera alle telecamere di Ballarò. Renzi ha rifiutato di cedere alla retorica deresponsabilizzante del “Mezzogiorno” nel suo discorso alle Camere, dove disse di voler entrare in punta di piedi (forse per far fuori il Senato cogliendolo di sorpresa), e poi inzuppa il suo viaggio a Siracusa via Tunisi nella più meticolosa retorica da cinegiornale, pompata dagli specchi riflessi di Twitter.
È risaputo che agli italiani piaccia essere infinocchiati. È una coazione irresistibile. Stanchi di mezzo secolo di padri padroni e fedifraghi, non vedevamo l’ora di farci riscattare da uno più giovane e più furbo. Renzi intasca un assegno in bianco (non) firmato da noi per esasperazione: adesso lavora per conquistarsi il consenso. Forse più bravo di Berlusconi, mira al cuore delle mamme; mette il suo nome di battesimo sulle bocche dei bambini; twitta alle 6 di mattina, per dire “sto scrivendo una nuova Storia”, in 140 caratteri.
La sua sicumera lascia intendere che c’è una strategia, sotto le mosse opinabili dell’ultimo mese: la destituzione di Letta, la fumosità verbosa nella richiesta di fiducia, la megalomania riformista, la nomina di sottosegretari indagati, l’inciampo logico della legge elettorale fatta con un fuorilegge. Sembra saper trattare con chi sullo stomaco ha il pelo di più di un quarto di secolo di scorribande politiche; sul suo volto telegenico si alternano cinismo e candore, bontà e furbizia. Bergoglio laico, chiede ai bambini quanti di loro usano Facebook, WhatsApp. Loro ridono, alzano le mani. Li esorta a non dimenticare che nulla vale la bellezza di un abbraccio fisico. Si vanta di non essersi montato la testa per avere quasi un milione di amici su Twitter. Il coretto riprende: “I ragazzi le ragazze tutti insieme alle tue idee e al tuo lavoro affidiamo il nostro futuro”, nientedimeno.
Un altro capitolo di una narrazione quotidiana mozzafiato, una rete di idolatria che non risparmia neanche i bambini, trasformati in sfondo per ottime copertine di Chi. Forse siamo noi che non capiamo il sottile disegno, ma non ci piace questa roba, Presidente Renzi, per niente.