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I politici passano, la Costituzione resta

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referendum-5dNell’epoca di internet, dei social dove Renzi e i suoi sono iper presenti la maggior parte di chi ha votato sì ha più di 55 anni. Il che vuol dire che in Italia c’è un enorme problema di informazione generalista che non fa il suo dovere. Chi attinge solo dai canali ufficiali, telegiornali, talk show, quotidiani compiacenti al potere ha creduto a tutte le balle che Renzi ha propalato in questi mesi da tutti i media. Chi invece non si accontenta perché fa parte della generazione più colpita dalle politiche di Renzi e va oltre, si informa altrove, ha capito la truffa e salvato l’Italia.

Alle tre di stamattina c’era ancora gente che twittava insulti a Travaglio, ospite della maratona di Mentana. Se il problema di un’informazione sempre e da sempre accucciata davanti al potere quale che sia sono due quotidiani: Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto che non lo fanno, significa che non si capisce cos’è più dannoso fra un giornale come Il Fatto che forse accentua i toni, mai comunque più di quanto abbia già fatto la politica, forse non le azzecca sempre e tutte ma in quanto a notizie ne dà sempre qualcuna in più degli altri e tutta quella stampa e informazione parlata e scritta sempre disposta a reggere il gioco al potere, a legittimarne le menzogne, a conferire autorevolezza a chi non meriterebbe neanche una briciola di stima, a disorientare i cittadini, a dichiararsi corretta e imparziale mentre e specialmente in questa orrenda campagna elettorale, non è mai stata né l’una né l’altra. 

E, se il problema è Marco Travaglio e non i cosiddetti leader di ‘sinistra’,  non solo Renzi, i quali nel tempo hanno fatto strame della sinistra e l’hanno diluita sempre di più in una destra farlocca, neanche buona a difendere un po’ questa nazione sciagurata ma ottima per consegnare l’Italia a mani estranee e tutt’altro che disinteressate, non bastano tutte le Costituzioni più belle del mondo a salvare l’Italia ma ci vogliono molti medici bravi, capaci e competenti.
Perché in un paese normale oggi scatterebbero le dimissioni per vergogna e indecenza della maggior parte dei giornalisti, direttori di quotidiani che in questi mesi hanno scritto l’impossibile e raccontato l’inenarrabile per vendere la “riforma” di Renzi e Renzi quale unica cura per la salvezza dell’Italia, in questo, invece, li ritroveremo tutti allineati e pronti a mettersi al servizio del prossimo che arriverà a sostituire Renzi.

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L’unico bel gesto che avrebbe dovuto fare Renzi era non intestarsi la paternità di una riforma costituzionale in cui non doveva entrarci lui e nemmeno il suo governo.
Nelle repubbliche democratiche la Costituzione la tocca solo il parlamento espressione dei cittadini, non di una legge incostituzionale che al massimo doveva garantire la tenuta dello stato fino alla nuova legge elettorale.

Renzi ha perso anche col voto degli italiani all’estero, evidentemente i nostri connazionali in terra straniera, anche quelli che non parlano l’italiano, che non hanno nessuna intenzione di tornare in Italia,  non pagano neanche le tasse all’Italia ma viene ugualmente concesso loro di decidere come deve essere la Carta dei diritti e dei doveri del paese che volontariamente hanno lasciato e anche chi lo deve governare erano informati, nonostante le incursioni della Boschi che ha utilizzato le ambasciate e i soldi pubblici per sponsorizzare la sua “riforma”.

Sono contenta per la Costituzione, per gli italiani, i quali, quando si toccano gli affetti più cari sono ancora capaci di difenderli, che hanno dimostrato una grande maturità scegliendo quella Carta delle garanzie, dei diritti e dei doveri per tutti messa in serio pericolo dal plurinquisito prescritto per corruzione verdini che Renzi ha eletto a suo alleato necessario, come se vent’anni di berlusconi non fossero bastati, dagli impiccioni oltre confine che in queste settimane le hanno inventate tutte per terrorizzarci, convincerci che la “riforma” di Renzi, della Boschi e di verdini fosse davvero la soluzione a tutti i problemi dell’Italia, da Vincenzo De Luca che pensava di poter barattare i prossimi cinquant’anni di questo paese con qualche frittura di pesce, dai vigliacchi che per opportunismi politici e interessi privati relativi all’élite di cui Renzi si è circondato non hanno esitato a tirare dentro una campagna elettorale infame perfino i malati di cancro, bambini compresi.

Una batosta simile si prende solo se a votare contro sono stati anche quelli che dicevano di votare “con”.
Per mesi la gente che non voleva votare contro Renzi ma contro una riforma confusa, scritta male, pericolosa per la democrazia è stata insultata non solo dai derelitti che usano i social come un campo di battaglia ma l’unica guerra che vincono è contro la civiltà, il rispetto e l’educazione: ancora stamattina si leggono accuse di fascismo distribuite a chi ha votato no nelle bacheche di quelli che vengono considerati influencer, che hanno naturalmente ottime referenze che conferiscono loro autorevolezza ma in realtà sono i veri napalm51, i quali non digitano scemenze in solitudine come nella gag del comico per far ridere ma hanno a disposizione liste affollate, esprimono tutto il peggio e coinvolgono molta più gente di quanta ne segua il cane sciolto, lo scemo del villaggio virtuale sul quale viene scaricata la colpa di avvelenare e inquinare i pozzi come dice Mentana. Una responsabilità che va estesa anche a chi mai se l’assumerà, ovvero chi aveva il dovere di mantenere un equilibrio civile, di intercettare il disagio dei cittadini e fare da tramite con la politica, non offenderli più di quanto lo siano stati da Renzi e dal suo governo: parlo naturalmente di certi giornali e giornalisti che usano la loro visibilità mediatica, le loro pagine web per istigare, fomentare, amplificare le menzogne della politica. Per mesi ci hanno detto che avremmo votato come i fascisti, come casa pound, come Salvini, come Brunetta mentre Renzi andava avanti come un caterpillar occupando tutto quello che gli è stato messo a disposizione insieme a Briatore, Marchionne, le banche, Confindustria, la finanza che opprime, i padroni che sfruttano, ora meglio e di più grazie alla sua legge sul lavoro, quelli che Renzi si è guardato bene dal mostrare nella letterina inviata agli elettori.
Renzi, la Boschi hanno insultato non solo le persone e la loro intelligenza ma soprattutto la Storia che racconta come i referendum siano del tutto scollegati dagli orientamenti politici. Al referendum non si vota per il politico ma per stabilire se una determinata cosa che esiste deve rimanere com’è o può essere cambiata dalla politica: ecco perché si vota anche come gente con cui non si prenderebbe un caffè.
Si parlava di Costituzione, non di Renzi che ha voluto prendere il timone, mettersi al comando della ristretta maggioranza che, senza nessuna autorizzazione della maggioranza degli italiani voleva cambiare le regole per tutti perché è un egocentrico, un piccolo provinciale con smanie di potere che si è trovato l’Italia fra le mani per grazia napolitana ricevuta e non sapendo che farci l’ha disintegrata non solo con leggi sbagliate ma anche sotto il profilo etico, civile e morale. Ha usato gli italiani, li ha messi uno contro l’altro, ha provocato conflitti sociali e anche familiari: non c’è una persona che in questi mesi non si è ritrovata a discutere e forse litigare con l’amico e il parente sul sì e il no per colpa dell’irresponsabile che pur di arrivare ai suoi traguardi non ha esitato ad offendere, screditare, ridicolizzare ed eliminare tutto ciò che considerava un ostacolo ai suoi obiettivi. La stessa cosa avrebbe voluto fare anche con la Costituzione che è della repubblica italiana, non è di Renzi, non è di Napolitano, non è delle banche, dell’Europa, né di chiunque si ritrovi per periodi più o meno lunghi al governo del paese. Gli italiani hanno per fortuna capito, anche se nessuno glielo diceva e nonostante il bombardamento di una propaganda incivile, costosa molto più di quanto l’Italia si sarebbe potuta permettere con migliaia di persone senza più una casa che per abolire un ente ritenuto, chissà perché inutile fra i tanti esistenti,  abbattere i costi della politica non serviva e non serve nessuna riforma costituzionale: basta un governo capace che faccia gli interessi dei cittadini, non i suoi, degli amici né di chi chiede di fare altro da questi.

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Provo rabbia mista a pena e compatimento per chi, anche dopo la gigantesca risposta di popolo è capace di dire che gli italiani hanno perso la loro Grande Occasione come se fossero stati loro ad intestarsi la paternità di riforme che non hanno mai chiesto a Renzi, ad accelerarne l’urgenza e reso una questione di vita o di morte quel “cambiamento” del quale nessuno, ancora oggi né mai per fortuna lo potrà fare può decretarne l’efficacia.
In tutti questi mesi ci hanno detto che bisognava cambiare come se questa parola contenesse ogni concretezza positiva e non, invece, il coronamento del progetto scellerato di Renzi preteso da Napolitano, che ha impegnato tutte le energie del governo che avrebbe dovuto occuparsi dei problemi del paese, è costato un sacco di soldi ai cittadini che con le loro tasse vorrebbero invece indietro una scuola che funzioni, coi soffitti che non crollino sulle teste degli alunni, una sanità efficiente davvero pubblica, la messa in sicurezza di un territorio devastato dagli abusi concordati fra imprenditori criminali e la politica che fa sì che un terremoto ma anche tre giorni di pioggia siano la certezza di una strage. Quell’essenziale che in questo paese nessun governo e nessuna politica vuole più garantire, non per colpa di quella Costituzione nella quale c’è scritto tutto quello che serve all’Italia e per questo chi è arrivato dopo la considera un fastidio, un orpello del quale fare a meno e l’ostacolo che impedisce alla politica la realizzazione dei progetti scellerati.

 

 

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La Repubblica delle bugie

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Sono sicura di aver scritto di D’Alema cose molto peggiori di quelle che ho dedicato a berlusconi prima [e durante] e a Renzi ora.
Diversamente da gran parte della gente di sinistra non l’ho mai considerato un politico di statura, di lui non si ricordano azioni significative così importanti da poterlo inserire nella lista – esigua – dei veri statisti italiani.
Aveva ragione Umberto Eco quando disse che D’Alema non ne aveva indovinata una “da quando non finì il corso di laurea all’università di Pisa” e che definì il suo pd un partito di cioccolatai, ovvero, ieri come oggi fatto di personaggi adusi a collezionare figure miserevoli.
Considero D’Alema il primo – ma non l’unico – responsabile della possibilità data a berlusconi di entrare in politica dalla porta principale.
Tutto questo però non mi impedisce di ritenere disgustoso il trattamento che i media, Repubblica in testa gli stanno riservando in queste ore.
Molto facile infierire sul D’Alema che non ha più voce in capitolo nella politica che conta, fare i “simpaticoni” twittando falsità giorno e notte su una non notizia come fa Zucconi, dire scemenze al talk show come ha fatto la Meli poco fa su “D’Alema che non pulisce i bisogni del suo cane” e scrivere idiozie come rondolino che purtroppo non sa fare nient’altro al solo scopo di portare l’acqua con le orecchie al nuovo detentore del potere politico. Gente che fino a dieci, quindici anni fa si inchinava davanti a D’Alema con gli occhi bassi oggi sarebbe pronta a dargli il colpo di grazia per accontentare Renzi e spianare la strada ai suoi progetti illiberali.
Prendere una posizione rispetto alla politica non significa parteggiare, affezionarsi e innamorarsi della politica e dei politici ma vuol dire avere l’occhio e la giusta intuizione per capire dov’è la malafede più pericolosa.
Oggi per me gli agenti provocatori più pericolosi non sono nella politica ma nell’informazione: sono quelli che decidono quando i politici vanno sostenuti, spesso sono loro che costruiscono al politico una credibilità a beneficio di share, di tiratura dei quotidiani come è successo con salvini e sono sempre loro che decretano la fine del politico proprio come stanno facendo con D’Alema che, ora come ora non è colpevole di niente ma si deve accusare di cose che non ha detto al solo scopo di aiutare il pd di Renzi e Renzi. Quella macchina del fango che faceva così schifo quando a metterla in moto era berlusconi oggi è diventata uso e consuetudine degli stessi che allora s’indignavano o facevano finta con chi diffamava un giudice per il colore dei suoi calzini.
Al pd e a Renzi serviva qualcuno della cosiddetta minoranza interna al partito da incolpare per l’eventualità di un risultato negativo ai ballottaggi e Repubblica ha trovato non Bersani che qualche peccato da scontare nell’ascesa di Renzi ce l’ha più di D’Alema ma proprio D’Alema, uno dei politici più detestati dei responsabili della disfatta della sinistra italiana, così da poter convincere la gente a fare il contrario di quello che NON ha detto D’Alema.

 

D’Alema e le frasi pro M5S: “Una montatura per far di me il responsabile della sconfitta”

“Pura spazzatura da un house organ del partito del Nazareno. Ho solo detto che con la vittoria del sì Renzi ci avrebbe cacciato”.

C’era una volta una stalla, con una bufala e tanti asini

salvini è andato a portare il presepe a Rozzano, in una scuola che, a detta sua cade a pezzi e ci sono pure i topi.
Rozzano sta in Lombardia, regno incontrastato della lega e del brianzolo doc che lì ha creato la sua fortuna nel modo che sappiamo, salvini sta nella lega che stava e sta con berlusconi da più vent’anni e invece di sprofondare negli abissi per la vergogna, scusarsi dell’inutile presenza della lega sul territorio e sparire per i prossimi cent’anni portandosi dietro la gelmini e i fratellastri d’Italia non trova niente di meglio da fare che entrare in una scuola che cade a pezzi anche e soprattutto per responsabilità di chi governa da quelle parti cioè la lega, per portarci il presepio.

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Invece delle canzoncine di natale si potrebbe insegnare ai bambini della scuola pubblica di tutti un po’ di Costituzione, che direbbero i genitori degli alunni e i dirigenti scolastici della scuola di mio nipote se verso il 25 aprile o il 1 maggio  chiedessi di poter entrare in sala mensa durante la pausa pranzo a recitare i primi dieci articoli, che solo quelli contengono l’unico vero inno alla libertà di tutti? Sarebbero tutti d’accordo? Suppongo di no, però Tu scendi dalle stelle è considerata un patrimonio delle tradizioni: più della Costituzione, così tanto da pretendere che tutti si riconoscano nella canzoncina dedicata a Gesù. Anche molti fra  quelli che fanno finta di volere un paese più civile ma poi invece di dare una mano non lo fanno, anzi riportano continuamente indietro le lancette degli orologi. Il presepio nelle scuole non è stata mai una priorità, nemmeno ai tempo della DC. Lo è diventato da quando un puttaniere delinquente ha preso posto nella politica, e per nascondere le sue porcherie si ammantava da quello che difende i valori cristiani, della famiglia e svariati milioni di coglioni italiani sono caduti nella trappola.

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Marco Parma: le ridicole dimissioni del preside di Rozzano

Se l’ISIS sapesse che in Italia i politici pensano ai canti dei bambini a scuola invece che a fornire alla polizia strumenti e mezzi per combattere il terrorismo, penserebbe proprio che siamo dei coglioni. E allora andiamo a vedere cosa è successo alla scuola di Rozzano, dove una polemica inventata ha costretto un dirigente scolastico alle dimissioni.

Tutti quelli che vanno a Rozzano per portare lo Spirito del Natale

Come i Re Magi Matteo Salvini, Mariastella Gelmini e Fratelli d’Italia si recano alla scuola di Rozzano per difendere il Bambino Gesù dall’ISIS e fanno a gara per rubarsi il Natale.

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La storia della scuola di Rozzano, del preside che ha dovuto rimettere il mandato dopo le pressioni  ricevute anche da Renzi  e delle canzoncine vietate non è come ce l’ha raccontata  il mainstream disonesto che campa sulle bufale che fanno aumentare in modo esponenziale gli accessi ai siti web.

Valigia Blu : qui la vicenda di Rozzano è spiegata meglio, in chiave disinformazione. Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato vari link sulla non notizia non ha ancora trovato modi e tempi per pubblicare sul sito la smentita del dottor Parma e di chiarire come sono andate effettivamente le cose.
Quasi mille  commenti agli articoli, la maggior parte ostili ed offensivi nei riguardi del dirigente scolastico, degli islamici in generale  e nessuno che abbia pensato che fosse il caso di mettere un argine all’alluvione ignorante, oscena e razzista. La cosa surreale e grottesca è un paese come l’Italia, che fa parte della grande alleanza sempre in prima linea per esportare democrazia in ogni dove, l’idea occidentale di civiltà, quella che non sottomette nessuno, dove ognuno deve essere libero di vestirsi come vuole, mangiare quello che vuole, fare sesso con chi vuole, a chiacchiere tutti contro tutti i fondamentalismi ma poi ogni anno, come una peperonata scaduta e ormai immangiabile si ripropone il dibattito sul presepio sì presepio no nelle scuole  dove fra l’altro nessuno ha mai sentito l’esigenza e l’urgenza di metterne uno.
Via il velo dalle donne islamiche perché “a casa nostra si fa così” ma guai a toccare le nostre “tradizioni”.
Gente ridicola che la storia ricorderà solo come ostacoli al progresso e alla civiltà.

Il dubbio che una tradizione, anche quando è tutt’altro da questa diventi tale proprio perché viene imposta non viene a nessuno?
Sono così fragili i fedeli cattolici da aver bisogno di vedere dappertutto i simboli del loro credo, anche dove non devono esserci?
E’ giusto che venga discriminato chi non vuole vivere circondato dai simboli sacri in ogni luogo e lago?
Lasciamo da parte la follia collettiva, la paura che l’islam c’invada e per questo, per difendersi bisogna ostentare la simbologia cattolica come l’aglio con i vampiri, pensiamo a noi qui che siamo oltre 60 milioni di persone tutte diverse fra loro, ognuna con un livello di cultura personale, fra cui molta gente che pensa che la priorità assoluta in una società civile sia una forma di rispetto universale che serve per una convivenza il più possibile armoniosa, dove non ci si disturba più del dovuto, sulla quale non si deroga, perché concedere significa cedere al ricatto della presunta maggioranza che non ravvede la prevaricazione nell’obbligo dell’esposizione del sacro nel luogo di tutti: perfino quello della formazione dove si dovrebbe istruire, non indottrinare al credo, così fra mille anni ancora si parlerà dei riti religiosi come di “tradizioni” che vanno onorate e rispettate da tutti.
La Costituzione, quella più bella del mondo, era nata per questo: per fare in modo che il volere di uno non diventasse qualcosa da far subire a tutti com’era già avvenuto col fascismo.
Ecco perché la Costituzione dice che lo stato laico è la garanzia, non un’opportunità.
Che succederebbe se in un condominio la maggioranza degli inquilini tenesse il volume del televisore troppo alto?
La minoranza che non lo fa, che non disturba, che non obbliga i residenti del palazzo a dover sopportare quel fastidio non dovrebbe pretendere rispetto? Non dovrebbe chiedere l’intervento della legge che vieta i rumori molesti nei luoghi e negli spazi comuni?
Avrebbe comunque ragione la maggioranza e il volume troppo alto dei televisori diventerebbe una tradizione?
La tradizione, ma ci tengo a ribadire che la religione non lo è, così come non lo sono i suoi simboli come l’opinione non sono concetti irremovibili, nella società che cresce e matura, si adegua al tempo che cambia ci vuole una sana fluidità di pensiero, quello che andava bene ieri non è detto che possa essere buono anche per oggi, figuriamoci se si può imporre.
Evolversi, aprire la mente dovrebbe essere l’imperativo di tutti proprio per distinguersi da quell’integralismo e fondamentalismo che poi diventa violenza con la quale s’impone il culto religioso per legge.
Tutte le persone che dicono di essere tolleranti, rispettose dell’altro e degli altri, che dicono di non essere razziste, di non temere la società che cambia, quando si ritrovano nel pensiero di salvini non si preoccupano?
Io lo farei, perché per prendere le distanze dal “pensiero” di salvini non serve nemmeno essere o restare umani: basta essere persone serie.

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Fate studiare i figli, affinché imparino da soli quanto è bello il diritto a poter scegliere liberamente ciò che vogliono essere, senza nessuno che imponga loro come devono essere, pensare, cosa devono farsi piacere e in chi e cosa devono credere.
Lasciate che coltivino le loro curiosità e i loro dubbi, che si aprano alle novità del tempo che cambia senza averne paura.
Che imparino che la libertà non è mai prevaricazione sugli altri.
Che non servirebbe nemmeno la legge per stabilire quello che si può e non si può fare, quando nelle intenzioni c’è l’offesa.
Che non si offende per principio, non perché una legge lo vieta.
Un principio che dovrebbe essere universalmente condiviso: quello del rispetto, dove non c’è rispetto non c’è libertà.
E pretendete che il luogo dove si formano le menti, dove si istruisce e s’insegna la cultura sia un luogo che non dia adito a pensare che si voglia dare a quell’insegnamento un indirizzo forzato, verso un’ideologia o una religione.
L’unica cosa che può cambiare e forse aggiustare un po’ questo paese in continua decadenza, morale, etica, intellettuale e culturale è il sapere, solo una buona istruzione, un insegnamento corretto che non contenga il seme avariato del pregiudizio, della seduzione che intossica e che fa credere che ci sono cose che si “devono” fare perché si sono sempre fatte può far sperare che le cose in Italia cambino davvero.

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La paura, l’odio e la propaganda

Si è detto fino alla nausea che tutti i peggiori dittatori sanguinari dicevano e dicono di agire ognuno nel nome del loro Dio, la Germania nazista firmò un trattato con la chiesa che ha sempre sostenuto il regime di hitler e quello di mussolini e la frase “Gott mit uns” [Dio è con noi] era impressa sulle fibbie delle cinture dei soldati della Wehrmacht.  bush padre ordinò di attaccare l’Iraq “perché glielo aveva detto Dio”, ma nessuno ha mai detto e scritto che tutti gli europei e gli occidentali cattolici erano nazisti o fanatici  potenzialmente in grado di compiere disastri umanitari della portata dell’olocausto e delle guerre imperialiste americane. Tutti i terroristi sono islamici?
Quando in questo paese si facevano saltare in aria le stazioni, esplodere gli aerei in volo, i palazzi, le banche e le autostrade di fondamentalismi non parlava nessuno. Perché ogni realtà produce i suoi terrorismi, ognuno con matrici e motivazioni diverse nelle quali è più che probabile che la religione non c’entri proprio nulla.
Quindi, casomai, è il terrorismo ad essere bastardo, non gli islamici. Bastardi sono quelli che aiutano il terrorismo ad espandersi continuando a fabbricare sia le ragioni sia  le armi e presentarsi poi al mondo come quelli che risolvono il problema. Quelli che sono qui, nel bel mondo occidentale.

“Stato islamico” non vuol dire niente, è il solito giochino di prestigio del mainstream, della propaganda che costruisce confusione.
Nessuno ha parlato di strage riferibile allo stato cattolico quando 77 persone furono uccise in un attentato simile a quelli compiuti dal fondamentalismo da Anders Breivik, norvegese, cristiano dalla carnagione chiara e gli occhi azzurri.
Il manipolo destroide, violento e reazionario dei belpietro, gasparri, salvini, santanché, meloni lo vedrei meglio arruolato nell’isis che in un qualsiasi contesto di un paese democratico.
Se qualcuno pensa che si debbano mettere in pratica i deliri di questi disertori della civiltà che sanno rispondere alla violenza solo con l’istigazione violenta, probabilmente il suo posto non è in un paese civile ma proprio in quelli da cui la gente scappa per non dover sottostare al regime violento e sanguinario del fondamentalismo, creato ad arte da chi ha tutto l’interesse che le guerre non abbiano mai una fine.
La rabbia è un sentimento umano che si può permettere di esprimere solo chi è stato toccato da vicino dalle tragedie, ma da chi ha un ruolo pubblico che lo porta ad esprimersi in pubblico, che sia il giornalista o l’esponente di un partito io mi aspetto e pretendo che non dica la prima idiozia che gli passa per la testa, nell’eventualità tutt’altro che remota considerati i personaggi che non ci sia altro da questa che taccia.
Il processo di civiltà democratica s’interrompe nel momento in cui qualcuno pensa che il circuito violento e ormai inarrestabile dello scontro globale si possa controllare ed arginare con maggiore violenza.
I fanatici che fomentano ed istigano all’odio esprimendosi sempre e solo con quello come salvini, gasparri, la meloni, belpietro, la santanchè e la tanto rimpianta Fallaci che salvini vorrebbe addirittura portare nelle scuole, tutti quelli che associano la religione alla violenza non vanno ascoltati perché non hanno mai ragione.  Pensare che si possa ridurre il fenomeno estremista violento dell’integralismo fondamentalista che uccide portandolo al semplice scontro di religioni elevandone una su un’altra che per luogo comune ed ignoranza viene associata a quelle violenze significa semplificare, non avere nessuna intenzione non dico di risolvere questa immane tragedia planetaria nella quale siamo ormai coinvolti tutti ma nemmeno di comprenderla né di aiutare a farlo.
Proprio quello che cercano i propagandisti d’accatto alla belpietro, ferrara, gasparri, salvini, santanché, meloni e i loro complici nei media che danno voce, risalto, visibilità a questi funzionari dell’istigazione violenta nascondendo l’operazione dietro alla ormai vilipesa libertà di espressione. Quando per libertà di informazione si intende la precisa intenzione di permettere di far viaggiare il messaggio negativo e violento che aizza e fomenta non è più libertà, tanto meno può essere informazione. In un momento così delicato della storia del mondo è urgente spegnere qualsiasi focolaio che possa trasformarsi in un motivo di ritorsioni da parte di chi non ha niente da perdere. Chi aizza e fomenta l’odio non ha nessuna intenzione di contrastare l’odio ma ha tutto l’interesse a mantenere questo clima di tensione permanente che è l’unico che gli consente la sopravvivenza e l’esistenza mediatiche. Una volta si diceva “facciamoli parlare, così la gente capirà”: stabilito che ormai sappiamo tutti come e cosa pensano belpietro, gasparri, salvini, santanché, meloni, ferrara e in che modo viene recepito quel “pensiero” direi che è arrivato il momento di smetterla con questa reiterazione del reato.  I veri complici del clima invivibile di questo paese sono quelli che danno spazio e visibilità a salvini come a gasparri, ferrara, meloni e alla santanché.
Saranno loro, i falsi liberali a cui in realtà interessa solo la repellenza che fa share a rispondere alla storia della subcultura intollerante, odiosa e pericolosa in cui hanno volutamente e scientemente trascinato tutto il paese per meri interessi editoriali.

Riformatori_o

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“Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito”.
[Benito Mussolini, 23 marzo 1919: dal discorso sulla fondazione dei Fasci di Combattimento]

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La Finocchiaro che da Floris esulta alle riforme di Renzi è il simbolo del fallimento della politica di un ventennio.
L’ammissione dell’incapacità della classe dirigente di cui lei fa parte da una trentina d’anni.
Invece di chiedere scusa per il suo non aver fatto nulla di politicamente rilevante, la Finocchiaro si vanta di aver partecipato alla realizzazione dello scempio chiamato riforme costituzionali che portano, oltre alla sua firma anche quella di un cinque volte rinviato a giudizio per reati contro lo stato.
La Finocchiaro esulta perché Renzi “ha fatto le riforme”:  giuste o sbagliate ‘sti cazzi ma le ha fatte, lo stesso Renzi che lei definì un miserabile quando lui la definì inadeguata per il Quirinale dopo che sui giornali uscirono le famose foto che immortalavano la Madame Angot de’ noantri che si faceva accompagnare all’Ikea non da una né da due ma da ben tre guardie del corpo che trascinavano il carrello della spesa al posto suo.
L’inadeguata e il miserabile si sono però ritrovati perfettamente d’accordo su delle riforme ri_costituzionali che sopprimono il senato come piaceva a mussolini e Gelli e tutto il mainstream della peggior propaganda di regime proprio dai tempi di mussolini, esulta insieme a loro.

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Almeno berlusconi si poteva vantare, purtroppo a ragione anche analizzando il modo col quale lo ha ottenuto, di avere il consenso del popolo e in virtù di questo confezionava giorno dopo giorno la sua azione “politica”, legittimava ogni provvedimento dei suoi vari governi col solito ritornello: lui scelto dal popolo quindi col pieno diritto di fare e disfare, di essere perfino al di sopra della legge quando parlava della magistratura che, indagando su di lui, voleva sovvertire la volontà del popolo che lo aveva eletto rendendolo una specie di divinità intoccabile. 

La concezione di paese e della politica come cose proprie con le quali fare quello che si vuole è abbastanza normale per uno che di mestiere fa l’imprenditore, attività che nei paesi civili rende inadatte le persone che la praticano a gestire le cose degli altri, ne preclude la carriera politica proprio perché ritenute più portate a occuparsi delle proprie e a curare i propri interessi che potrebbero [possono] essere facilmente in contrasto con quelli pubblici che la politica ha il dovere di mettere davanti e sopra a tutto.
Esattamente quello che si sarebbe dovuto impedire a berlusconi il quale, invece, grazie alla politica che glielo ha permesso ha potuto continuare ad accrescere il suo patrimonio personale.
Ma Renzi quale consenso ha?
Quando farnetica degli italiani che hanno chiesto al suo governo le riforme, di sfasciare la Costituzione, demolire l’istituto del senato di quali italiani parla, del famoso 40,8% della metà?
E sarebbe popolo, quello?

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Vado a mediaset – Sabina Guzzanti

Se mi assumete, se Berlusconi conta ancora qualcosa lì dentro, vengo a Mediaset a fare la campagna per il No.
(per quelli che vivono sulla luna: Berlusconi ha dato ordine di votare contro la riforma, ma i suoi se li erano tutti già comprati seguendo il suo insegnamento)

Faccio le imitazioni, racconto le barzellette zozze o faccio peggio, dico solo la lettera iniziale della parolaccia e poi puntini ammicco, quello che volete. giuro che lo farei.

La Boschi si dice serena che per il referendum gli italiani sapranno scegliere se votare a favore della riforma costituzionale di merda dopo la riforma della rai di merda.
Insieme alla riforma elettorale di merda, tutti i poteri sono in mano a chi governa, che vince le elezioni grazie al controllo dei media (aspettiamo ansiosi il bombardamento di rai tre promesso dal renziano Anzaldi), grazie al controllo dei posti di lavoro, e con la riforma elettorale ha una maggioranza spropositata alla camera mentre il senato conta poco o nulla ed è formato prevalentemente dai ladri che di solito governano le nostre regioni.

Siano maledetti i senatori venduti e che Grasso possa avere dalla vita tutto quello che si merita, tutto insieme.

Viva la costituzione quella vera, scritta dai partigiani.

Questa costituzione scritta da venduti e traditori non sarà mai la nostra.

Quindi, mai

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Fra una certa incapacità a sapersi destreggiare nella politica, in special modo la politica nemica delle giuste cause qual è quella del pd di Renzi e la disonestà, non solo del pensiero ma anche nelle azioni un po’ di differenza c’è. Ed è quella che dovrebbe distinguere anche la motivazione della battaglia politica.
Quando quella differenza si annulla e la battaglia diventa l’occasione per il tutti contro uno, per quel tutti intendo anche chi, a parole, dice di pensare a delle politiche diverse, di avere idee diverse ma poi era al Campidoglio insieme a chi faceva i saluti romani e sventolava le bandiere di forza nuova e casa pound, ha festeggiato intorno alla carcassa del sindaco di Roma partecipando al regolamento di conti tutto interno al partito di Renzi e di Marino quella non è più politica ma, come nella migliore tradizione italiana è preparare il terreno alla spartizione di un potere che fa gola.
Chi si proclama diverso e migliore deve poi esserlo nei fatti e non a parole, ad esempio evitando di condividere la piazza coi fascisti: per non dare adito, mica per niente.
Il trattamento diffamante e violento riservato a Marino, non solo quello della piazza ma soprattutto di quei media che ora fanno finta di analizzare il risultato della massiccia campagna denigratoria contro il sindaco di Roma fatta da loro: Il Fatto Quotidiano come Repubblica, Formigli come Paragone è stato unico nella storia della politica di questi ultimi vent’anni, una cosa mai vista nemmeno nei riguardi dei delinquenti veri, certificati da sentenze e condanne.

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Il vicario del papa: “a Roma serve una nuova classe dirigente”.Ma come si permette?
I cittadini romani, italiani, hanno forse voce in capitolo nell’elezione del papa e nella scelta delle alte gerarchie vaticane?
Seriamente: qualcuno dica a ‘sta gente di tacere, ché di danni ne ha fatti abbastanza. Non serve riconoscere altra autorevolezza al vaticano, ne ha giá troppa che nemmeno gli spetta.
Il papa fa il papa e la chiesa, la chiesa: da duemila e più anni.
E, se piacciono tanto alla cosiddetta “sinistra” e agli insospettabili laici, quelli che “io non sono cattolico, ma questo papa…”  c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa di anormale e di malato che bisognerebbe curare.
I punti di riferimento della politica progressista dovrebbero stare altrove da san Pietro.

In quale altra democrazia sana, compiuta ed evoluta è possibile che il vicario del papa possa imporre precise indicazioni su quello che deve fare la politica e la conferenza episcopale metta sistematicamente bocca circa il progetto di leggi che hanno a che fare con la vita civile dei cittadini fino ad arrivare all’annullamento di un referendum?
Naturalmente solo in questa che non è sana né compiuta né evoluta,  dove la politica non riesce proprio a fare a meno dell’assistenza del vaticano che, invece di essere grato della considerazione parossistica delle istituzioni della repubblica avanza pretese in continuazione, viene ospitato sul suolo italiano praticamente a costo zero perché al mantenimento dello stato nello stato contribuiscono anche i cittadini che vivono benissimo senza i riferimenti mistici, che sanno attraversare la strada della vita senza l’aiutino degli amici immaginari.
Questo sarà un paese appena un po’ civile il giorno in cui un politico qualsiasi di fronte all’ennesima esternazione degli uomini di chiesa, papa compreso sui temi che non riguardano la chiesa ma lo stato, risponderà semplicemente “grazie, eminenza, ma possiamo farcela da soli”.
Quindi mai.

Ormai non c’è storia, notizia, situazione riportata dai media in cui il commentatore, conduttore, giornalista non faccia la precisazione: “l’ha detto anche il papa”. Come se tutto quello che dice il papa si debba necessariamente vestire di giustezza inconfutabile.
Ci sarebbe da chiedere, da chiedersi dove fosse questo papa mentre intorno a lui accadevano le stesse cose che oggi lui commenta “da papa” con toni accorati, dispiaciuti, talvolta arrabbiati, dov’erano nascoste le sue velleità “rivoluzionarie” mentre si facevano le guerre, la chiesa si macchiava di scandali inenarrabili e appoggiava le peggiori politiche non solo in Italia ma in tutto il pianeta.
Ma capisco che sarebbe troppo pretendere che i giornalisti facciano domande giuste al papa, visto che come ci insegna Fabio Fazio non le fanno nemmeno a Renzi.
Dunque, stabilito che il papa, “questo papa”, parla di tutto, anche di quello che non dovrebbe si potrebbe così, giusto per cortesia, evitare di ammantare il tutto e l’oltre col riferimento agli interessi e alle opinioni del papa, che non sono di rilevanza nazionale, mondiale e non risolvono nessuno dei problemi e dei drammi reali che gran parte dell’umanità è costretta a subire e sopportare anche in virtù della millenaria complicità omertosa della chiesa con chi li costruiva.

Quando c’era lui [silvio], i talk show facevano più ascolti di Rambo

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Massimo Giannini oggi fa il conduttore al servizio pubblico di Raitre dopo essere stato per anni il vicedirettore di un quotidiano, La Repubblica, che ha fatto la guerra a berlusconi su tutte le cose che oggi perdona a Renzi, compresa l’insopportabile legge bavaglio che quando la voleva fare berlusconi diocenescampieliberi ma ora che la fa Renzi è tutta un’altra cosa e dopo avergli tirato la volata per mesi. Dunque è abbastanza difficile se non impossibile cucirgli addosso i panni del perseguitato ora che il nemico dell’informazione non è più il caimano ma il pupillo stracoccolato dalla grande stampa italiana.

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Rai, Giannini: “Renzi ha liberato i cani
Partita la caccia ai programmi scomodi
Nella sostanza è come l’Editto bulgaro”

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Il fatto che ci sia gente che pensa al giornalista come ad un’entità soprannaturale, senza idee proprie, senza un orientamento politico, una fede religiosa se ne ha bisogno dà l’esatta misura del perché il giornalismo in Italia è ridotto ai minimi termini: la gente non giudica nel merito del servizio e dei contenuti  ma basandosi sulla persona, un giudizio che spesso è viziato dal pregiudizio sul giornalista antipatico e dunque non credibile perché è troppo di destra, troppo di sinistra o troppo indipendente.
Non è importante se il giornalista è di destra o di sinistra, se crede in Dio, Buddha o Allah, non sono importanti le sue faccende private, se è eterosessuale, lesbica o omosessuale.
Dal giornalismo e dai giornalisti si deve pretendere che facciano quello che hanno liberamente scelto di fare e cioè INFORMARE: tutto il resto è  la solita fuffa e caciara costruite ad arte da chi ha la necessità di difendere pedissequamente il proprio idolo, totem e guru e per questo rinuncia a confrontarsi con la realtà che diventa odio, livore, menzogna.
Le persone intelligenti,  interessate alla conoscenza dei fatti li vanno a cercare ovunque e preferiscono sempre sapere con chi hanno a che fare,  proprio per poter valutare la credibilità e l’esattezza di chi dà le notizie e le commenta secondo il suo punto di vista.
Questo per quanto riguarda un’opinione pubblica lobotomizzata da decenni di propaganda.

Parlando nel merito di ciò che deve fare un giornalista, che piaccia o meno al podestà di turno, ai suoi vassalli e servi sciocchi al seguito il compito del giornalista è, contrariamente a quello che pensano in troppi proprio quello di criticare la politica, altroché seguire una linea o accorgersi di chi “ha vinto le elezioni”, fra l’altro Renzi non ha vinto proprio niente, è diventato perfino noioso dover ricordare ogni volta in che modo Renzi è andato a finire a palazzo Chigi.
Chi parla di odio, livore e partigianeria a proposito di un certo giornalismo vada a guardarsi un talk show in un qualsiasi paese civile, dove i palinsesti non li fanno i capi del governo in concerto con le redazioni e le domande non vengono concordate con gli uffici stampa del politico.
Normalmente il giornalista fa la prima domanda ma soprattutto la seconda, ed esige una risposta, perché da giornalista sa di non dover rendere conto al politico ma ai cittadini che per mezzo dell’intervista possono costruirsi una libera opinione sul politico. Uno come Renzi verrebbe inchiodato per ore nel talk show e invitato a dimostrare con i fatti tutte le balle che si limita a citare e ad annunciare. Punto su punto.
Ma questo è incomprensibile in un paese dove si calcola tutto in piccoli e miserabili numeri per ricavarci la percentuale di share, di chi parla di più o di meno e sulla base del proprio sentire, così tutto quello che è contrario ai desiderata del capetto e dell’infatuato viene considerato alla stregua del dispetto personale.
Non esiste paese al mondo, se parliamo di democrazie occidentali, dove la politica interferisce in modo così asfissiante sull’informazione come succede qui. Questo si rovescia inevitabilmente poi sulla scelta della classe dirigente fatta da cittadini continuamente imbambolati e rincoglioniti dalla propaganda coi risultati che vediamo, perché a fronte di una piccola minoranza di gente responsabile che non si fa guidare e indirizzare dal talk show ci sarà sempre la maggioranza rincoglionita che si è fatta abbindolare e che impone le sue scelte politiche anche alle incolpevoli vittime della minoranza.
Le cose buone fatte dalla politica, dai governi non deve raccontarle il giornalista: se ne devono accorgere i cittadini vedendo la loro vita cambiare in meglio, perché tutto funziona meglio.
Ma siccome la politica e i governi sanno di non essere mai nel giusto allora hanno bisogno di chi racconti le cose per come dovrebbero essere ma non sono.
E tutto quello che si contrappone fra la realtà vissuta e la menzogna raccontata diventa un pericolo, qualcosa da eliminare dalla visuale dei cieli azzurri e del panorama del tutto va bene.
E’ tutta qui la storia.

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E’ seccante dover dire “io l’avevo detto”, però lo avevo detto, e l’ho ripetuto nel tempo in varie occasioni quando la truppa d’assalto degli antigrillo si organizzava per terrorizzare, paventare il pericolo dell’ascesa del movimento del popolo, il movimento “fascista”, mentre il vero fascismo si organizzava per tornare in grande stile sotto forma dell’ancien régime più reazionario e antidemocratico che abbia mai preso possesso del potere dopo il ventennio, non quello di berlusconi ma di mussolini.
Ed è veramente pietoso ascoltare e leggere le arrampicate sugli specchi di chi ancora adesso, alla luce delle minacce di Vincenzo De Luca al “giornalismo camorristico” e alle richieste di Renzi per bocca di Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza Rai circa un maggiore asservimento dell’informazione: specificamente quella del servizio pubblico al pensiero unico del partito unico, continua a ripetere la filastrocca di Grillo che faceva la lista dei giornalisti “cattivi” sul blog, come se si potesse anche lontanamente paragonare un presidente del consiglio andato al potere in modo arbitrario e assai discutibile all’opinione, spesso legittima anche se talvolta espressa male di chi è stato ed è continuamente bersagliato dagli stessi media che tacciono sulla bulimia di potere che affligge Renzi e il suo centro di potere.
Nota a margine: difendere il giornalismo libero significa, ad esempio, pretendere che il direttore di un telegiornale non si offra all’osceno siparietto organizzato da Bianca Berlinguer che è andata di persona dal presidente del consiglio a farsi rassicurare nel merito del suo futuro professionale dopo le minacce di epurazione del segretario della vigilanza Rai.
Perché se fino a ieri il dubbio sull’imparzialità del Tg3 non c’era oggi forse a qualcuno gli viene.