Del web, dei social brutti, cattivi, pericolosi e assassini

Riflessioni di un webete – @zeropregi per Il Manifesto

La verità è che tutti quelli che hanno un pulpito cosiddetto autorevole dal quale esprimersi, per ruolo, qualifica professionale eccetera hanno preso atto da un bel po’ che anche il semplice blogger, utente social come l’autore di questo articolo con un po’ di impegno e voglia di rendersi utile è in grado di comprendere e decifrare il linguaggio della politica, dei media ufficiali e tradurlo in concetti non solo comprensibili ma molto più vicini alla verità di quanto lo siano quelli dei filosofi alla Serra, Gramellini,  degli affamati di censura sempre presenti al talk show che campano di rendita sulla battuta di Eco sui social pieni di imbecilli, rilanciata continuamente da chi non si è mai fatto premura di capirla ed ha la presunzione di pensare di non rientrare nella categoria.  Si potrebbe fare una lista infinita di tutto ciò che andrebbe evitato perché potenzialmente pericoloso. Al primo posto c’è l’uso della parola. Oggi molti parlano di internet nello stesso modo col quale trent’anni fa si parlava di televisione, chi lo fa è gente che grazie a questa ha acquisito notorietà, autorevolezza  perlopiù senz’alcun merito ed ecco perché oggi teme tutto quello che può metterle in discussione. Una volta la parola dei giornalisti era come quella di Dio. Loro scrivevano, parlavano, pontificavano e nessuno si poteva mettere in mezzo: al massimo si  scriveva qualche lettera sdegnata alle redazioni  di giornali e telegiornali senza ricevere mai una risposta.
Oggi invece c’è chi si mette in mezzo, chi riesce a costringere il giornalista alla risposta, alla rettifica, alla smentita o può semplicemente dimostrarne la pochezza. E questo per certuni è insopportabile.

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cyberb16Facciano molta attenzione tutti quelli che si stanno adoperando per agevolare il governo ad approvare la legge ammazzaweb, perché senza internet e senza i social la maggior parte di loro sarebbero confinati nell’oblio che spetta a tutti quelli che non hanno un cazzo da dire, se ce l’hanno è generalmente sbagliato e dannoso ma poi trovano sempre qualche ribalta televisiva che glielo fa dire.

La Gruber che invita ad #ottoemezzo Paolo Crepet, habitué del salotto di vespa dove si fa tutto meno che informazione a parlare di internet, dei social è uno dei sintomi che rivelano chiaramente che il problema non sta mai nello strumento ma sempre nell’uso che se ne fa: proprio come succede per la televisione.
Se si usassero per la tivù gli stessi parametri di giudizio, merito e demerito elencati ogni volta che si parla del web cattivo e di chi avrebbe il diritto o meno di potersi esprimere gli studi televisivi resterebbero inesorabilmente vuoti.
Gli agguati mediatici orditi dai bravi giornalisti e conduttori solo quando bisogna parlare della pericolosità di internet e dei social, gli stessi che inspiegabilmente tacciono su tutte le iniziative positive che è possibile intraprendere grazie ai social e alla rete sono il segno della malafede che esprime chi non ha nessun interesse a parlare per spiegare e aiutare nella comprensione delle cose ma solo quello di ergersi a giudice  per sentenziare su quello che si può o non si può fare.
La Rete e i social vengono descritti sempre come brutti, cattivi,  pericolosi perché pieni di gente brutta, cattiva e pericolosa solo perché danno la parola a tutti.  Questo dà molto fastidio non solo alla politica che sta tentando in tutti i modi di mettere dei limiti non perché le interessi realmente un’educazione all’uso del mezzo ma per la solita e irresistibile voglia di censura, irrita moltissimo tutti quelli che fino ad una manciata di anni fa avevano l’esclusiva del pulpito, potevano dire e scrivere quello che volevano senza il timore di essere smentiti e sputtanati: la Rete e i social hanno tolto ai cosiddetti addetti ai lavori della politica e dell’informazione il monopolio della diffusione del pensiero, non possono più trattare i cittadini da cretini senza conseguenze.
E’ tutto qui il problema.
Miliardi di persone ogni giorno nel mondo si mettono al volante di un’automobile, usano un martello, un coltello senza provocare ogni volta una strage.
Strumentalizzare la vicenda tragica di Tiziana per riportare ancora una volta il dibattito sul web pericoloso è un’operazione abominevole fatta da chi poi non ha nessuna remora ad invitare a parlare in televisione gente come sgarbi e salvini, molto più dannosi di qualsiasi utente social.
Tiziana non l’ha ammazzata il web ma l’irresponsabilità umana.

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Il 25 aprile è di vi si vo

Il fatto che il 25 aprile sia una giornata che alimenta i conflitti, le divisioni, un giorno in cui si può fare tutto: tenere aperto il centro commerciale, la manifestazione nazifascista al cimitero di Milano, le ormai consuete dichiarazioni istituzionali a favore e sostegno dei marò che nulla c’entrano coi Partigiani, la Resistenza e la Liberazione, impedire di suonare e cantare “Bella ciao” perché  “troppo di parte”, qualcosa che un quotidiano come La Repubblica può dimenticare, l’uso ma soprattutto lo spregevole abuso per mera propaganda politica, che passa non solo nelle varie réunion “festaiole” ma anche per televisioni e giornali dovrebbe spiegare perfettamente quanto nella storia di questo paese le istituzioni si siano impegnate per renderlo tale.
Un giorno come un altro.
Non c’è solo la scuola che non insegna, c’è soprattutto lo stato che non ha mai messo al primo posto la difesa delle sue origini e dell’antifascismo come valore non negoziabile né discutibile.

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Dal Fatto Quotidiano:

Ha colpito molto la scelta di ieri di Repubblica di non dare spazio al 25 aprile. Nessun racconto, nessuna intervista, in un giornale che fino a qualche tempo fa avrebbe menzionato la Liberazione tra i propri pilastri identitari. Però, a leggere bene, dire “non ne parlano” è impreciso, anzi ingeneroso. Perché il 25 aprile c’è eccome. E sta lì, nelle parole dell’intervista di Renzi, come un fiore all’occhiello, richiamato bene in un sommario di pagina 2: “L’antifascismo è un elemento costitutivo e irrinunciabile della nostra società. Giusto tenere alta la guardia”. Giusto, giustissimo e sacrosanto. Però vale la pena proseguire nella lettura. Perché la domanda immediatamente successiva alla frase del premier è: “La destra populista che a Roma si presenta con il volto della Meloni e della grillina Raggi non sono il segno che il senso più profondo della Liberazione rischia di essere travolto?”. Eh???? A parte l’incertezza grammaticale del “sono” quando il soggetto è singolare – “la destra populista” – colpisce il volo pindarico: che ci azzecca la campagna elettorale di Roma con “il senso più profondo della Liberazione”? Ma basta passare avanti e godersi Renzi che nel resto dell’intervista randella ancora i magistrati e passa la paura. E pure ogni dubbio sul “senso più profondo”.

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La Repubblica dimentica il 25 aprile e conferma la sua linea editoriale

Quella porta va chiusa

portaaporta5apSe do le mie chiavi di casa a qualcuno lo faccio con la consapevolezza che la mia casa verrà frequentata dal qualcuno che potrà usare i miei servizi igienici, la mia biancheria, dormire nel mio letto.
La stessa cosa fa Bruno ‪‎Vespa‬ con la Rai‬: siccome da dipendente è diventato il padrone, anzi uno dei padroni, sa che può fare quello che gli pare col servizio pubblico dei contribuenti, costretti a pagare una tassa non solo per finanziare la propaganda a tutti i regimi ma anche per dare a Vespa la possibilità di invitare nel porcilaio più sontuoso della televisione di stato i figli di Casamonica e quello di Riina‬.

Enzo Biagi, che era un giornalista vero, intervistò Liggio, Cutolo e Buscetta ma fu lui ad andare da loro, non li invitò in uno studio della Rai.
Dopo il revisionismo della storia, la ripulitura del fascismo attraverso film e fiction che non raccontano tutta la verità, nella Rai del nuovo corso renziano va in onda, grazie a Bruno Vespa, alla sua egemonia conquistata nella tivù di stato per la sua abilità e predisposizione nell’essere servo di tutti i padroni che lo ripagano generosamente la riabilitazione mediatica e sociale della mafia, si fa dire al figlio del capomafia mandante di stragi, a sua volta mafioso, già condannato e impedito a tornare a vivere nella sua terra che “non è d’accordo con l’arresto di suo padre”, che un padre così gli ha insegnato i valori del rispetto.
Mattarella, che ha avuto un fratello ammazzato dalla mafia nemmeno stavolta pensa di dover dire qualcosa?
A ristabilire la par condicio fra stato e mafia basterà la puntata “riparatrice?”

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Vespa, vietato ai minori di 18 anni

 

Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro sono stati cacciati dalla Rai su richiesta di un delinquente seriale più che amico della mafia per aver fatto un “uso criminoso” del servizio pubblico della Rai: giornalisti, attori, comici sono stati interdetti dalla tivù di stato per aver fatto semplicemente il loro lavoro, chi di cronaca, chi di satira che ridicolizza il potere.
Molte trasmissioni sono state chiuse perché non gradite al potere, Raiot di Sabina Guzzanti addirittura dopo la prima puntata perché raccontava nel dettaglio l’abominevole conflitto di interessi di berlusconi e l’allora presidente di garanzia Annunziata non mosse un dito per impedirlo.
Solo poche settimane fa Presa Diretta di Riccardo Iacona ha subito la censura della seconda, quasi terza serata perché si occupava di educazione sentimentale e sessuale utile a contrastare il bullismo nelle scuole.
Bruno Vespa utilizza il servizio pubblico della Rai non solo per mera propaganda alla politica che poi lo ripaga per interposti presidenti del consiglio che vanno a presentare i suoi libri come se fosse un Dante Alighieri dei giorni nostri, ma anche per intervistare figli e parenti Casamonica che non è una famiglia di filantropi benefattori, scienziati e letterati ma un’associazione criminale che opera nel Lazio e non solo e per far promuovere un libro di esaltazione della famiglia mafiosa al diretto erede del boss.
Nel mezzo c’è l’indimenticabile ospitata al padre di un assassino, i vari plastici, le serate dedicate a casi di cronaca con processi ancora in corso, la prescrizione di Andreotti trasformata in assoluzione.
Questo non è servizio pubblico, non è informazione: Porta a porta, un programma tossico, nocivo per contenuti e argomenti va chiuso, non per censura ma per questioni di igiene ambientale e di tutela della salute intellettuale degli italiani.

Il servizio pubblico della Rai ha il compito e il dovere di promuovere la cultura e la buona informazione, dunque non può ospitare l’esaltazione di mafie e criminalità oltraggiando le vittime. Il servizio pubblico radiotelevisivo pagato coi soldi di tutti deve assolvere al suo compito con dignità e competenza, non ricercare lo share a tutti i costi.

C’era una volta una stalla, con una bufala e tanti asini

salvini è andato a portare il presepe a Rozzano, in una scuola che, a detta sua cade a pezzi e ci sono pure i topi.
Rozzano sta in Lombardia, regno incontrastato della lega e del brianzolo doc che lì ha creato la sua fortuna nel modo che sappiamo, salvini sta nella lega che stava e sta con berlusconi da più vent’anni e invece di sprofondare negli abissi per la vergogna, scusarsi dell’inutile presenza della lega sul territorio e sparire per i prossimi cent’anni portandosi dietro la gelmini e i fratellastri d’Italia non trova niente di meglio da fare che entrare in una scuola che cade a pezzi anche e soprattutto per responsabilità di chi governa da quelle parti cioè la lega, per portarci il presepio.

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Invece delle canzoncine di natale si potrebbe insegnare ai bambini della scuola pubblica di tutti un po’ di Costituzione, che direbbero i genitori degli alunni e i dirigenti scolastici della scuola di mio nipote se verso il 25 aprile o il 1 maggio  chiedessi di poter entrare in sala mensa durante la pausa pranzo a recitare i primi dieci articoli, che solo quelli contengono l’unico vero inno alla libertà di tutti? Sarebbero tutti d’accordo? Suppongo di no, però Tu scendi dalle stelle è considerata un patrimonio delle tradizioni: più della Costituzione, così tanto da pretendere che tutti si riconoscano nella canzoncina dedicata a Gesù. Anche molti fra  quelli che fanno finta di volere un paese più civile ma poi invece di dare una mano non lo fanno, anzi riportano continuamente indietro le lancette degli orologi. Il presepio nelle scuole non è stata mai una priorità, nemmeno ai tempo della DC. Lo è diventato da quando un puttaniere delinquente ha preso posto nella politica, e per nascondere le sue porcherie si ammantava da quello che difende i valori cristiani, della famiglia e svariati milioni di coglioni italiani sono caduti nella trappola.

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Marco Parma: le ridicole dimissioni del preside di Rozzano

Se l’ISIS sapesse che in Italia i politici pensano ai canti dei bambini a scuola invece che a fornire alla polizia strumenti e mezzi per combattere il terrorismo, penserebbe proprio che siamo dei coglioni. E allora andiamo a vedere cosa è successo alla scuola di Rozzano, dove una polemica inventata ha costretto un dirigente scolastico alle dimissioni.

Tutti quelli che vanno a Rozzano per portare lo Spirito del Natale

Come i Re Magi Matteo Salvini, Mariastella Gelmini e Fratelli d’Italia si recano alla scuola di Rozzano per difendere il Bambino Gesù dall’ISIS e fanno a gara per rubarsi il Natale.

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La storia della scuola di Rozzano, del preside che ha dovuto rimettere il mandato dopo le pressioni  ricevute anche da Renzi  e delle canzoncine vietate non è come ce l’ha raccontata  il mainstream disonesto che campa sulle bufale che fanno aumentare in modo esponenziale gli accessi ai siti web.

Valigia Blu : qui la vicenda di Rozzano è spiegata meglio, in chiave disinformazione. Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato vari link sulla non notizia non ha ancora trovato modi e tempi per pubblicare sul sito la smentita del dottor Parma e di chiarire come sono andate effettivamente le cose.
Quasi mille  commenti agli articoli, la maggior parte ostili ed offensivi nei riguardi del dirigente scolastico, degli islamici in generale  e nessuno che abbia pensato che fosse il caso di mettere un argine all’alluvione ignorante, oscena e razzista. La cosa surreale e grottesca è un paese come l’Italia, che fa parte della grande alleanza sempre in prima linea per esportare democrazia in ogni dove, l’idea occidentale di civiltà, quella che non sottomette nessuno, dove ognuno deve essere libero di vestirsi come vuole, mangiare quello che vuole, fare sesso con chi vuole, a chiacchiere tutti contro tutti i fondamentalismi ma poi ogni anno, come una peperonata scaduta e ormai immangiabile si ripropone il dibattito sul presepio sì presepio no nelle scuole  dove fra l’altro nessuno ha mai sentito l’esigenza e l’urgenza di metterne uno.
Via il velo dalle donne islamiche perché “a casa nostra si fa così” ma guai a toccare le nostre “tradizioni”.
Gente ridicola che la storia ricorderà solo come ostacoli al progresso e alla civiltà.

Il dubbio che una tradizione, anche quando è tutt’altro da questa diventi tale proprio perché viene imposta non viene a nessuno?
Sono così fragili i fedeli cattolici da aver bisogno di vedere dappertutto i simboli del loro credo, anche dove non devono esserci?
E’ giusto che venga discriminato chi non vuole vivere circondato dai simboli sacri in ogni luogo e lago?
Lasciamo da parte la follia collettiva, la paura che l’islam c’invada e per questo, per difendersi bisogna ostentare la simbologia cattolica come l’aglio con i vampiri, pensiamo a noi qui che siamo oltre 60 milioni di persone tutte diverse fra loro, ognuna con un livello di cultura personale, fra cui molta gente che pensa che la priorità assoluta in una società civile sia una forma di rispetto universale che serve per una convivenza il più possibile armoniosa, dove non ci si disturba più del dovuto, sulla quale non si deroga, perché concedere significa cedere al ricatto della presunta maggioranza che non ravvede la prevaricazione nell’obbligo dell’esposizione del sacro nel luogo di tutti: perfino quello della formazione dove si dovrebbe istruire, non indottrinare al credo, così fra mille anni ancora si parlerà dei riti religiosi come di “tradizioni” che vanno onorate e rispettate da tutti.
La Costituzione, quella più bella del mondo, era nata per questo: per fare in modo che il volere di uno non diventasse qualcosa da far subire a tutti com’era già avvenuto col fascismo.
Ecco perché la Costituzione dice che lo stato laico è la garanzia, non un’opportunità.
Che succederebbe se in un condominio la maggioranza degli inquilini tenesse il volume del televisore troppo alto?
La minoranza che non lo fa, che non disturba, che non obbliga i residenti del palazzo a dover sopportare quel fastidio non dovrebbe pretendere rispetto? Non dovrebbe chiedere l’intervento della legge che vieta i rumori molesti nei luoghi e negli spazi comuni?
Avrebbe comunque ragione la maggioranza e il volume troppo alto dei televisori diventerebbe una tradizione?
La tradizione, ma ci tengo a ribadire che la religione non lo è, così come non lo sono i suoi simboli come l’opinione non sono concetti irremovibili, nella società che cresce e matura, si adegua al tempo che cambia ci vuole una sana fluidità di pensiero, quello che andava bene ieri non è detto che possa essere buono anche per oggi, figuriamoci se si può imporre.
Evolversi, aprire la mente dovrebbe essere l’imperativo di tutti proprio per distinguersi da quell’integralismo e fondamentalismo che poi diventa violenza con la quale s’impone il culto religioso per legge.
Tutte le persone che dicono di essere tolleranti, rispettose dell’altro e degli altri, che dicono di non essere razziste, di non temere la società che cambia, quando si ritrovano nel pensiero di salvini non si preoccupano?
Io lo farei, perché per prendere le distanze dal “pensiero” di salvini non serve nemmeno essere o restare umani: basta essere persone serie.

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Fate studiare i figli, affinché imparino da soli quanto è bello il diritto a poter scegliere liberamente ciò che vogliono essere, senza nessuno che imponga loro come devono essere, pensare, cosa devono farsi piacere e in chi e cosa devono credere.
Lasciate che coltivino le loro curiosità e i loro dubbi, che si aprano alle novità del tempo che cambia senza averne paura.
Che imparino che la libertà non è mai prevaricazione sugli altri.
Che non servirebbe nemmeno la legge per stabilire quello che si può e non si può fare, quando nelle intenzioni c’è l’offesa.
Che non si offende per principio, non perché una legge lo vieta.
Un principio che dovrebbe essere universalmente condiviso: quello del rispetto, dove non c’è rispetto non c’è libertà.
E pretendete che il luogo dove si formano le menti, dove si istruisce e s’insegna la cultura sia un luogo che non dia adito a pensare che si voglia dare a quell’insegnamento un indirizzo forzato, verso un’ideologia o una religione.
L’unica cosa che può cambiare e forse aggiustare un po’ questo paese in continua decadenza, morale, etica, intellettuale e culturale è il sapere, solo una buona istruzione, un insegnamento corretto che non contenga il seme avariato del pregiudizio, della seduzione che intossica e che fa credere che ci sono cose che si “devono” fare perché si sono sempre fatte può far sperare che le cose in Italia cambino davvero.

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La paura, l’odio e la propaganda

Si è detto fino alla nausea che tutti i peggiori dittatori sanguinari dicevano e dicono di agire ognuno nel nome del loro Dio, la Germania nazista firmò un trattato con la chiesa che ha sempre sostenuto il regime di hitler e quello di mussolini e la frase “Gott mit uns” [Dio è con noi] era impressa sulle fibbie delle cinture dei soldati della Wehrmacht.  bush padre ordinò di attaccare l’Iraq “perché glielo aveva detto Dio”, ma nessuno ha mai detto e scritto che tutti gli europei e gli occidentali cattolici erano nazisti o fanatici  potenzialmente in grado di compiere disastri umanitari della portata dell’olocausto e delle guerre imperialiste americane. Tutti i terroristi sono islamici?
Quando in questo paese si facevano saltare in aria le stazioni, esplodere gli aerei in volo, i palazzi, le banche e le autostrade di fondamentalismi non parlava nessuno. Perché ogni realtà produce i suoi terrorismi, ognuno con matrici e motivazioni diverse nelle quali è più che probabile che la religione non c’entri proprio nulla.
Quindi, casomai, è il terrorismo ad essere bastardo, non gli islamici. Bastardi sono quelli che aiutano il terrorismo ad espandersi continuando a fabbricare sia le ragioni sia  le armi e presentarsi poi al mondo come quelli che risolvono il problema. Quelli che sono qui, nel bel mondo occidentale.

“Stato islamico” non vuol dire niente, è il solito giochino di prestigio del mainstream, della propaganda che costruisce confusione.
Nessuno ha parlato di strage riferibile allo stato cattolico quando 77 persone furono uccise in un attentato simile a quelli compiuti dal fondamentalismo da Anders Breivik, norvegese, cristiano dalla carnagione chiara e gli occhi azzurri.
Il manipolo destroide, violento e reazionario dei belpietro, gasparri, salvini, santanché, meloni lo vedrei meglio arruolato nell’isis che in un qualsiasi contesto di un paese democratico.
Se qualcuno pensa che si debbano mettere in pratica i deliri di questi disertori della civiltà che sanno rispondere alla violenza solo con l’istigazione violenta, probabilmente il suo posto non è in un paese civile ma proprio in quelli da cui la gente scappa per non dover sottostare al regime violento e sanguinario del fondamentalismo, creato ad arte da chi ha tutto l’interesse che le guerre non abbiano mai una fine.
La rabbia è un sentimento umano che si può permettere di esprimere solo chi è stato toccato da vicino dalle tragedie, ma da chi ha un ruolo pubblico che lo porta ad esprimersi in pubblico, che sia il giornalista o l’esponente di un partito io mi aspetto e pretendo che non dica la prima idiozia che gli passa per la testa, nell’eventualità tutt’altro che remota considerati i personaggi che non ci sia altro da questa che taccia.
Il processo di civiltà democratica s’interrompe nel momento in cui qualcuno pensa che il circuito violento e ormai inarrestabile dello scontro globale si possa controllare ed arginare con maggiore violenza.
I fanatici che fomentano ed istigano all’odio esprimendosi sempre e solo con quello come salvini, gasparri, la meloni, belpietro, la santanchè e la tanto rimpianta Fallaci che salvini vorrebbe addirittura portare nelle scuole, tutti quelli che associano la religione alla violenza non vanno ascoltati perché non hanno mai ragione.  Pensare che si possa ridurre il fenomeno estremista violento dell’integralismo fondamentalista che uccide portandolo al semplice scontro di religioni elevandone una su un’altra che per luogo comune ed ignoranza viene associata a quelle violenze significa semplificare, non avere nessuna intenzione non dico di risolvere questa immane tragedia planetaria nella quale siamo ormai coinvolti tutti ma nemmeno di comprenderla né di aiutare a farlo.
Proprio quello che cercano i propagandisti d’accatto alla belpietro, ferrara, gasparri, salvini, santanché, meloni e i loro complici nei media che danno voce, risalto, visibilità a questi funzionari dell’istigazione violenta nascondendo l’operazione dietro alla ormai vilipesa libertà di espressione. Quando per libertà di informazione si intende la precisa intenzione di permettere di far viaggiare il messaggio negativo e violento che aizza e fomenta non è più libertà, tanto meno può essere informazione. In un momento così delicato della storia del mondo è urgente spegnere qualsiasi focolaio che possa trasformarsi in un motivo di ritorsioni da parte di chi non ha niente da perdere. Chi aizza e fomenta l’odio non ha nessuna intenzione di contrastare l’odio ma ha tutto l’interesse a mantenere questo clima di tensione permanente che è l’unico che gli consente la sopravvivenza e l’esistenza mediatiche. Una volta si diceva “facciamoli parlare, così la gente capirà”: stabilito che ormai sappiamo tutti come e cosa pensano belpietro, gasparri, salvini, santanché, meloni, ferrara e in che modo viene recepito quel “pensiero” direi che è arrivato il momento di smetterla con questa reiterazione del reato.  I veri complici del clima invivibile di questo paese sono quelli che danno spazio e visibilità a salvini come a gasparri, ferrara, meloni e alla santanché.
Saranno loro, i falsi liberali a cui in realtà interessa solo la repellenza che fa share a rispondere alla storia della subcultura intollerante, odiosa e pericolosa in cui hanno volutamente e scientemente trascinato tutto il paese per meri interessi editoriali.

Settimo, non rubare: nemmeno ai bambini

Il papa che ha fatto dimettere Marino dovrebbe mandare ‪#‎Bertone‬ all’ergastolo senza processo.
Ma Bertone continuerà a soggiornare nella suite, mentre i cosiddetti corvi che hanno fatto sapere al mondo che al vaticano si ruba ai bambini malati per arredarsi l’attico devono affrontare la gendarmeria e subire la galera.
Esattamente quello che piacerebbe tanto fare ai governi di casa nostra, che tentano in tutti i modi di zittire i corvi che danno le notizie per lasciare i produttori dei reati nella suite.

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Non credo ci volessero le spiate del #Vatileaks per sapere quello che hanno ampiamente riportato le cronache, stabilire che è immorale e del tutto contrario allo spirito cristiano un cardinale che vive nell’attico da settecento metri quadri e che organizza feste e cene sullo stile di quelle di Arcore a caviale a champagne. 

Solo per questo il vaticano che fa la morale, che parla di povertà, che si permette di interferire negli affari degli altri dalla nascita alla morte si meriterebbe una selva di pernacchie, visto che non si può pretendere la diserzione in massa dalle chiese né una politica che prenda le distanze da questi bugiardi, ipocriti che non si accontentano più di predicare ma vogliono proprio comandare tutto loro come ai tempi del papa re col beneplacito della politica e dell’informazione che li lasciano fare.

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Il superattico del cardinale Tarcisio Bertone è stato ristrutturato con i soldi destinati ai giovani dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Lo scrive il giornalista dell’Espresso, Emiliano Fittipaldi, nel suo libro “Avarizia” in uscita da Feltrinelli. Lo riporta un’anticipazione pubblicata dal quotidiano “la Repubblica” [da huffingtonpost.it]

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Di diritto o di rovescio il papa e il vaticano sono sempre gli usurpatori delle cronache, delle prime pagine dei giornali, dei titoloni sparati sui siti on line, di tutto il mainstream perennemente posizionato sull’inchino che Tronca ha ben rappresentato nella versione figurata.
Come se a tutti dovessero interessare le beghe interne alle mura che le gerarchie affrontano e risolvono secondo le loro leggi, non quelle dello stato italiano diversamente dal vaticano che invece mette bocca puntualmente negli affari dello stato italiano, riuscendo a sovvertire la volontà degli elettori come nella vicenda di Marino e ad ostacolare il percorso civile di tutta l’Italia.
C’è una larga parte di italiani ai quali non interessa nulla delle serpi in seno al papa, che vive benissimo lo stesso senza l’interferenza compulsiva e ossessionante delle faccende interne al vaticano che vengono imposte alla pubblica attenzione come fatti di rilevanza nazional-mondiale.
Avvisateci, o cari funzionari della peggior disinformatja dopo la propaganda del minculpop di mussolini, voi veri servitori dello stato   quando, anziché parlarci della fuga di notizie e dei corvi ci direte che finalmente è avvenuta la fuga delle gonnelle invadenti che hanno deciso di smettere di imporre la loro volontà per cieli, terre e mari – solo italiani – e che viene presa in considerazione dalla politica molto più di quella dei cittadini che votano e pagano le tasse, così come si fa nelle vere repubbliche democratiche e non nella teocrazia mascherata denominata Italia.

Quindi, mai

Fra una certa incapacità a sapersi destreggiare nella politica, in special modo la politica nemica delle giuste cause qual è quella del pd di Renzi e la disonestà, non solo del pensiero ma anche nelle azioni un po’ di differenza c’è. Ed è quella che dovrebbe distinguere anche la motivazione della battaglia politica.
Quando quella differenza si annulla e la battaglia diventa l’occasione per il tutti contro uno, per quel tutti intendo anche chi, a parole, dice di pensare a delle politiche diverse, di avere idee diverse ma poi era al Campidoglio insieme a chi faceva i saluti romani e sventolava le bandiere di forza nuova e casa pound, ha festeggiato intorno alla carcassa del sindaco di Roma partecipando al regolamento di conti tutto interno al partito di Renzi e di Marino quella non è più politica ma, come nella migliore tradizione italiana è preparare il terreno alla spartizione di un potere che fa gola.
Chi si proclama diverso e migliore deve poi esserlo nei fatti e non a parole, ad esempio evitando di condividere la piazza coi fascisti: per non dare adito, mica per niente.
Il trattamento diffamante e violento riservato a Marino, non solo quello della piazza ma soprattutto di quei media che ora fanno finta di analizzare il risultato della massiccia campagna denigratoria contro il sindaco di Roma fatta da loro: Il Fatto Quotidiano come Repubblica, Formigli come Paragone è stato unico nella storia della politica di questi ultimi vent’anni, una cosa mai vista nemmeno nei riguardi dei delinquenti veri, certificati da sentenze e condanne.

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Il vicario del papa: “a Roma serve una nuova classe dirigente”.Ma come si permette?
I cittadini romani, italiani, hanno forse voce in capitolo nell’elezione del papa e nella scelta delle alte gerarchie vaticane?
Seriamente: qualcuno dica a ‘sta gente di tacere, ché di danni ne ha fatti abbastanza. Non serve riconoscere altra autorevolezza al vaticano, ne ha giá troppa che nemmeno gli spetta.
Il papa fa il papa e la chiesa, la chiesa: da duemila e più anni.
E, se piacciono tanto alla cosiddetta “sinistra” e agli insospettabili laici, quelli che “io non sono cattolico, ma questo papa…”  c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa di anormale e di malato che bisognerebbe curare.
I punti di riferimento della politica progressista dovrebbero stare altrove da san Pietro.

In quale altra democrazia sana, compiuta ed evoluta è possibile che il vicario del papa possa imporre precise indicazioni su quello che deve fare la politica e la conferenza episcopale metta sistematicamente bocca circa il progetto di leggi che hanno a che fare con la vita civile dei cittadini fino ad arrivare all’annullamento di un referendum?
Naturalmente solo in questa che non è sana né compiuta né evoluta,  dove la politica non riesce proprio a fare a meno dell’assistenza del vaticano che, invece di essere grato della considerazione parossistica delle istituzioni della repubblica avanza pretese in continuazione, viene ospitato sul suolo italiano praticamente a costo zero perché al mantenimento dello stato nello stato contribuiscono anche i cittadini che vivono benissimo senza i riferimenti mistici, che sanno attraversare la strada della vita senza l’aiutino degli amici immaginari.
Questo sarà un paese appena un po’ civile il giorno in cui un politico qualsiasi di fronte all’ennesima esternazione degli uomini di chiesa, papa compreso sui temi che non riguardano la chiesa ma lo stato, risponderà semplicemente “grazie, eminenza, ma possiamo farcela da soli”.
Quindi mai.

Ormai non c’è storia, notizia, situazione riportata dai media in cui il commentatore, conduttore, giornalista non faccia la precisazione: “l’ha detto anche il papa”. Come se tutto quello che dice il papa si debba necessariamente vestire di giustezza inconfutabile.
Ci sarebbe da chiedere, da chiedersi dove fosse questo papa mentre intorno a lui accadevano le stesse cose che oggi lui commenta “da papa” con toni accorati, dispiaciuti, talvolta arrabbiati, dov’erano nascoste le sue velleità “rivoluzionarie” mentre si facevano le guerre, la chiesa si macchiava di scandali inenarrabili e appoggiava le peggiori politiche non solo in Italia ma in tutto il pianeta.
Ma capisco che sarebbe troppo pretendere che i giornalisti facciano domande giuste al papa, visto che come ci insegna Fabio Fazio non le fanno nemmeno a Renzi.
Dunque, stabilito che il papa, “questo papa”, parla di tutto, anche di quello che non dovrebbe si potrebbe così, giusto per cortesia, evitare di ammantare il tutto e l’oltre col riferimento agli interessi e alle opinioni del papa, che non sono di rilevanza nazionale, mondiale e non risolvono nessuno dei problemi e dei drammi reali che gran parte dell’umanità è costretta a subire e sopportare anche in virtù della millenaria complicità omertosa della chiesa con chi li costruiva.

E’ sempre festa, al parco giochi del consiglio

La  Caritas fa sapere che a Renzi&friends, come a tutti i governi precedenti sempre molto attivi a creare disagi e povertà e non fare poi nulla per metterci almeno una pezza, non importa niente delle fasce deboli, che l’attenzione sulle nuove povertà arriva solo dai 5stelle che insistono sul reddito di cittadinanza: un provvedimento che chiede anche l’Europa dal 1992, non è un’invenzione da visionari populisti demagoghi rancorosi gufi e professoroni. Tranne Italia e Grecia tutti gli stati dei paesi membri prevedono un reddito minimo garantito a chi diversamente non avrebbe nessuna fonte di sostentamento. Anche l’Ungheria di Orban, valà.
E’ del tutto normale che a Leopoldo interessino solo i cittadini da un certo reddito in poi, specialmente quelli che possono pagare una cena mille euro e che a loro riservi l’attenzione politica. Lui va a cena coi banchieri e i finanzieri, si fa abbracciare da industriali e imprenditori, che ne sa della povertà, il figlio di papà?
Se si pagasse il reddito di cittadinanza poi in cassa ci sarebbero meno soldi per i giretti sulle giostre.

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Il nord Italia è sotto la pioggia da giorni, in varie zone è già alluvione e dove va Renzi, in impermeabile e stivali a sincerarsi delle condizioni del territorio e dei cittadini?
No, ai suoi veri doveri e obblighi preferisce la ribalta mondana.
La sua vita è tutta lì, fra un red carpet, un tweet, un selfie e una tribuna.
Inutile chiedere di vergognarsi a gente che la vergogna non sa nemmeno dove stia di casa chi ha ridotto ad una barzelletta o, peggio ancora, ad una polemica dettata dall’odio e dall’invidia l’ennesimo scempio istituzionale che ha compiuto Renzi ai danni della parte sana dell’Italia, quella che non vota né sostiene un bugiardo abusivo con velleità e ambizioni da tycoon.

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La “professionalità” che hanno i giornalisti alla Gruber fa campare la politica di rendita, altroché “gli italiani”.

Soprattutto la cattiva politica: quella delle bugie ripetute “finché non diventano la verità”.
Chi c’era ieri sera a fare il contraddittorio a Renzi? Nessuno, Renzi ha potuto dire quello che gli pareva, prendersi anche un quarto d’ora di tempo in più che la Lilly non avrebbe concesso ad un altro ospite.
Renzi può andare dove vuole a fare i suoi comizietti senza essere interrotto, contraddetto e senza che nessuno gli chieda conto delle cose che fa esigendo delle risposte soddisfacenti ma soprattutto che corrispondano alla verità reale, non quella costruita a favore di propaganda.
Se l’accusa agli italiani poteva valere per berlusconi la stessa accusa non vale per Renzi: chi ha plasmato questo bugiardo impostore spendaccione portandolo a palazzo Chigi con una manovra di palazzo tutta napolitana, chi in tutti questi mesi lo ha gonfiato perché probabilmente ci sta ricavando qualcosa per la vecchiaia abbia almeno la decenza di tacere e di evitare le solite battutine sugli italiani “che votano”.

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Renzi si faccia arrestare dalle SS, condannare a morte, salvare dai partigiani, contribuisca a portare l’Italia fuori dal regime nazifascista e a scrivere la vera Costituzione “più bella del mondo”, soprattutto si faccia ricordare come il Presidente più amato dagli italiani: solo in questo caso sarebbe degno anche e solo di nominare Sandro Pertini per accostarlo alla sua misera e meschina figura di carrierista della politica.

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A me non frega nulla di difendere chiunque e chicchessia, e mi faccio una sonora risata quando qualcuno mi “accusa” di tenere per questo o per quello, purché però non esageri visto che tutto quello che io scrivo e ho scritto da che scarabocchio pagine web è sempre stato orientato a difendere i principi che quando sono giusti devono valere per tutti, anche per il “nemico” politico. Io non ho totem da difendere a sprezzo del ridicolo.
Proprio Pertini a proposito dello scempio di Piazzale Loreto disse che a lui i nemici piaceva combatterli da vivi, non da morti.
Oggi che per fortuna il nemico politico non si affronta più con i fucili sarebbe giusto e corretto onorare la memoria di un grande uomo, evitando di accostarlo alle menzogna e ai suoi portatori insani che non usano i fucili ma la propaganda sì.  Grillo non si è paragonato a Mandela e Pertini, ha semplicemente detto che SE la galera l’hanno fatta loro per una giusta causa la può fare pure lui: dire ad un bugiardo che è un bugiardo non è una causa solo giusta ma sacrosanta.
La propaganda e le menzogne fanno schifo sempre, non solo qualche volta, non solo se a cadere nella trappola sono i propri beniamini.
Lascio volentieri certe miserie a chi non vede l’ora di riempirsi la bocca con Grillo e i 5stelle per non dover raccontare di Renzi e del pd.

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“Farò al massimo due legislature. Se mi rieleggeranno, sarà l’ultima”.
Ma perché, quando è stata la prima?
Decidetevi, “cari” sostenitori di un ciarlatano sciupasoldi: il presidente del consiglio si elegge o no?

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Riassumendo: Pertini in Spagna era stato invitato, non si è presentato alla festa come quelli che s’imbucano per scroccare l’aperitivo e la cena così come TUTTI i capi di stato vengono invitati alla finale dei campionati del mondo le cui Nazionali rappresentano il paese, diversamente da due atlete che partecipano ad un torneo privato e rappresentano solo se stesse. L’unica figura di rappresentanza del paese è il capo dello stato, non quello del governo che rappresenta solo il governo.

Pertini non ha viaggiato con l’aereo di stato ma con un Dc9 dell’aeronautica militare, i due ministri al seguito sono partiti con normali voli di linea.
Prima della finale dei mondiali di calcio si suonano gli inni nazionali, non le canzonette di Jovanotti, con tanto di onori alle bandiere posizionate dalla parte giusta, non al contrario.
All’Us Open nessuno ha cercato Renzi proprio come è successo qui quando è entrato a palazzo Chigi.
La sua presenza non è stata solo inopportuna ma proprio inutile e ininfluente.
Soldi buttati per soddisfare le manie di grandezza di uno che si crede uno statista mentre è solo un fanatico megalomane che sciupa i soldi dei contribuenti per i suoi vizietti privati.
Proprio come faceva berlusconi.

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La sua scorta doveva essere la gente.
Ma la gente continua a girare a piedi, in metropolitana o comunque con mezzi acquistati e mantenuti coi propri soldi, spesso con fatica perché spostarsi per andare a lavorare è necessario.  A lavorare, appunto, non a fare presenza dove non è richiesta la presenza del politico.
Matteo adesso vola, elicotteribblù, aereibblù, autobblù, cielibblù, maribblù, finché c’è chi paga che problemi ha? Renzi spende 150.000 euro degli italiani per farsi inquadrare dalle telecamere al torneo prestigioso e, davanti alla Gruber che non fa una grinza dà del populista – demagogo – rancoroso a chi lo critica: proprio come faceva berlusconi.  

Il quinto grado

I quattro assassini di Federico Aldrovandi, poliziotti, tutori della legge sono stati condannati a tre anni e mezzo grazie all’indulto, non hanno scontato la pena, non sono mai stati spogliati della divisa e sono tornati regolarmente in servizio a marzo dello scorso anno. Ve lo ha detto Bruno Vespa?
Nell’omicidio di Federico di colposo non c’era proprio niente: scagliarsi su una persona e colpirla a calci e botte fino a sfondargli il torace e spaccargli il cuore non è uno sbaglio né un eccesso di legittima difesa. Per Federico si sono praticamente inventati un reato proprio per ridurre la responsabilità di chi l’ha ucciso: “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”, cioè a dire che quattro persone attrezzate per fermare una persona senza violenza sono stati costretti ad usarla. Della tragedia di Federico si è molto parlato e si parla ma le coscienze dei suoi assassini non si sono turbate al punto di far rinunciare loro alla divisa che indegnamente ancora indossano. Indegnamente perché a parte il diritto che ha riabilitato anche loro nel delitto di Federico c’è il tradimento allo stato: la polizia dovrebbe tutelare e proteggere i cittadini, non ammazzarli di botte per “legittima difesa”, specie se sono inermi e disarmati. La sentenza ci ha raccontato come sempre la verità processuale, ognuno poi interpreta quei fatti secondo il suo sentire.
Per me la vita di persone giovani, due ragazzini come erano Federico e Marta Russo non vale certamente una manciata di mesi, pochi anni di condanna, ma mi vengono i brividi se penso a cosa sarebbe di questa Italia se il giudizio si dovesse basare su quello che chiede la pubblica opinione. In Italia abbiamo già quattro gradi di giudizio, compreso quello dei media che assolvono e condannano al talk show, non mi pare il caso di pretenderne un quinto da stabilire a furor di popolo: quello si faceva al Colosseo, non nei tribunali di una repubblica dove i giudici per fortuna non usano gli stessi parametri degli utenti dei social media. Se si impedisce ad una persona che ha commesso un reato e scontato la sua pena di potersi guadagnare da vivere onestamente come è nel suo diritto si rischia di rimandarla a commettere altri reati solo per sopravvivere.

La vicenda di ‪#‎Scattone‬ ci insegna ancora una volta quanto possono diventare pericolosi i processi che passano per i media e le televisioni.
Io ho una mia opinione sul caso ma è appunto un’opinione che non c’entra niente col diritto.
Per me fra una persona che si arma per uccidere, non per difendersi o in preda al raptus ma per sperimentare un’emozione nuova e una che non lo fa qualche differenza c’è.
Ma il sentire comune non può diventare la regola né tanto meno la legge come piacerebbe a quelli che rivendicano i diritti solo quando riguardano le loro esigenze e bisogni ma poi sono pronti a rinnegarli quando si applicano sugli altri.
E non vale nemmeno il sentire di una madre a cui hanno tolto in modo violento il bene più prezioso: non siamo la talebania che fa giudicare i colpevoli alle vittime.
Io non voglio entrare nel merito del processo che ha condannato Scattone, non voglio sapere se è davvero colpevole o no, so che c’è stata una sentenza che come ci insegnano quelli bravi “si rispetta”.
So che Scattone ha scontato la sua condanna in un carcere, non lo hanno mandato a passeggio ai giardinetti di Cesano Boscone né da Don Mazzi.
So che il diritto lo riabilita e gli consente di ricominciare a vivere, so che esistono questioni di opportunità ma che anche queste come il sentire comune non c’entrano niente col diritto che restituisce a Scattone una dignità sociale che gli viene negata nel momento in cui la sua vita, la sua storia diventano materia da talk show e social media e alla quale lui ha dovuto rinunciare per le pressioni mediatiche successive alla notizia del suo passaggio a ruolo in una scuola.
So anche che Scattone ha fatto supplenze per dieci anni ma nessuno ha gridato allo scandalo, probabilmente perché non tutti lo sapevano.
Ecco perché sono sempre più convinta che il ruolo della cosiddetta informazione abbia delle grosse responsabilità non solo per quanto riguarda la politica ma anche nella nostra vita privata e sociale, nel momento in cui la nostra vita diventa materia di dibattito pubblico e viene data in pasto ai giustizieri da tastiera.

Risvegli

 

 

Se domani qualcuno decidesse che è necessario mostrare l’abuso dei bambini da parte degli adulti per spiegare che la pedofilia è un crimine orrendo altrimenti la gente non capisce e le coscienze non si risvegliano, tutti d’accordo? Pietà.

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Gli architetti della crisi ci spiegano che loro più di così non potevano fare e che da qui a vent’anni saranno solo cazzi nostri. Capito perché non possiamo prenderci la colpa?

Ci sarà sempre chi minimizzerà, chi dirà che certe cose non sono mai esistite, ancora oggi si nega l’appoggio della chiesa alle peggiori dittature, questo non vuol dire trasformare l’informazione in un immenso obitorio dove mostrare solo disperazione e morte. Anche sui pacchetti delle sigarette c’è scritto che il fumo uccide, ma la gente continua a fumare lo stesso. Che società si può formare mostrando solo l’orrore? E quanto è giusto mostrare l’orrore per colpevolizzare tutti?

Le colpe di tutti sono speculari a quelle di nessuno: tutti colpevoli nessun colpevole, mentre qui i colpevoli ci sono, hanno nomi e cognomi, i “signori” delle guerre.

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Mentana: perché non facciamo vedere il bambino morto

Dopo trenta ore in cui il leit motiv più ricorrente è stato quello del “risveglio delle coscienze” Mentana ha ribadito un concetto importantissimo: “che gente è quella che deve vedere la foto di un bambino morto per capire”.  Non fa una piega.  Un giornale, il telegiornale che entrano nelle case di migliaia, milioni di persone non possono arrogantemente imporre la loro ‘scelta’ di EDUCARLE, anziché INFORMARLE e di farlo con la violenza di un’immagine crudele che qualcuno avrebbe preferito non vedere. Qualche mese fa sono morte ottocento persone annegate, tutte insieme, dov’era la gente che si è indignata solo ieri spinta dalla suggestione della foto di Aylan? 

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L’Onu chiede che si trovi una soluzione all’orrore, anche a palazzo si sono svegliati dopo aver visto la foto del piccolo Aylan, nato bambino e morto da profugo.
Come se non fossero loro, il mondo:  hanno messo pure il diritto d’autore sulla loro responsabilità.
Cameron scopre che esiste una responsabilità morale sugli orrori.
Solo morale?
Qualcuno dovrebbe avvisare Cameron che lui è una delle cause degli orrori avendo contribuito alla loro costruzione.  Cameron si è mai commosso davanti ai morti bombardati anche da lui che fa parte della ‘santa alleanza’ esportatrice di democrazia?  Uno che si reputa statista, che viene considerato tale e che ammette una responsabilità morale nella morte dovuta alla guerra che proprio gli “statisti” scatenano in giro per il mondo si dovrebbe dissolvere, sparire.
Che tipo di problemi hanno le persone che hanno bisogno di VEDERE per capire e che dall’alto della loro presunzione pretendono che questa sia una regola universale?
Forse gli stessi che hanno quelle che per sapere che il veleno uccide e che la merda non si mangia anche se miliardi di mosche lo fanno li devono assaggiare?
Grazie a Mentana che ha ricordato che il dovere del giornalismo è quello di informare e che ha scelto di non mostrare la foto del piccolo Aylan infilandola per l’ennesima volta nel tritacarne del mainstream.
Al Manifesto prendano appunti, invece di vantarsi di fare parte della maggioranza che deve vedere sennò non capisce.

Quelli che “lavorano” alla  costruzione degli orrori, in primis i capi di stato e di governo occidentali conoscono benissimo tutte le loro conseguenze, non hanno bisogno di vederle nella morte di un bambino, il lavoro della propaganda è quello di far ricadere la responsabilità su chi non ha nessuna possibilità di sovvertire lo stato delle cose. Qualcuno dirà “però andiamo a votare”. Giusto, e ci andiamo, ma quando abbiamo mandato al governo Prodi e D’Alema non hanno contribuito anche loro alla costruzione degli orrori? D’Alema che ha mandato a bombardare Belgrado senza il permesso di nessuno, berlusconi che ha offerto l’esercito italiano a bush che nemmeno lo voleva sono stati votati. Renzi che continua a finanziare le finte missioni di pace in cui la gente muore come in guerra,  compra coi nostri soldi gli aeroplanini da guerra che Prodi ha ordinato prima di lui in virtù di accordi internazionali presi sopra e sotto il banco è stato votato. I cittadini di un paese con una Costituzione che ripudia la guerra i cui governi spendono fantastiliardi in armi, in cui vengono costruite armi,  mine antiuomo che ammazzano anche bambini che però nessuno vede, armi che usano i soldati italiani e quelli degli eserciti del mondo in che modo si possono opporre, ribellare a tutto questo,  difendere gli  altri Aylan del mondo dai costruttori di orrore e di morte, prendendosi loro la colpa di tutto?