L’ospite sgradita

Non mi pento nemmeno per un attimo di aver sempre pensato che chi ha votato il criminale è gente più criminale di lui. Violenti, ignoranti, fascisti. Ladri d’aria.

Servizio Pubblico, Luca Bertazzoni aggredito dai fascisti

 

 

Santoro lo guardo e lo guarderò sempre, anche se c’è l’ospite sgradita, perché insieme all’ospite sgradita mi mette l’inchiesta di mafia, o quella sulla disoccupazione, o quella sul nubifragio in Sardegna.
O, come ieri, l’approfondimento sull’inchiesta che ha condannato berlusconi. E io non rinuncio all’inchiesta di Santoro, che per me è il migliore, perché in studio c’è la santanchè.

La santanchè non serve quando la fanno parlare di quegli argomenti dei quali sappiamo ormai come la pensa, ma quando trova chi la mette davanti ai fatti reali serve, lo spettacolo del suo sistematico sputtanamento quando la invitano a Servizio Pubblico vale eccome ascoltare mezz’ora delle sue stronzate.

 

La santanché a Servizio Pubblico è riuscita a far incazzare perfino quel gentleman di Dragoni. Comunque, invitarla serve, ieri sera chi l’ha ascoltata si sarà reso conto perfettamente che ha finito il repertorio. Perché oltre alle litanie sui giudici cattivi, sulla sentenza politica, silvio che è il miglior pagatore d’Italia [di puttane, maschi e femmine lo è di sicuro] ha detto solo cose già sentite. La libertà paragonata all’aria, l’episodio dell’amico magistrato del padre sono cose che va dicendo non da settimane o mesi ma proprio da anni; il fidanzato a letto con un’altra ha fatto sobbalzare anche formigoni che l’ha invitata a dire “qualcosa di nuovo”. Quelli come la santanchè vanno annientati con gli stessi strumenti che hanno utilizzato per guadagnare il loro terreno. Di propaganda si sono nutriti, sono cresciuti e di verità dovranno soffocare. Ma senza risolvere il conflitto di interessi quella verità non ce la farà mai a zittire quelli come la santanchè e anche lei, possibilmente. Ieri violante ci ha fatto sapere che lui non ha salvato b perché non è ghedini. Ma violante, lo so, è noioso ripeterlo, è quello che si fece garante in parlamento dell’assicurazione sulla vita, politica e imprenditoriale, dunque quella del conflitto di interessi di berlusconi quando in parlamento disse che “non gli avrebbero mai toccato le televisioni”: l’unica promessa che sinistra e centrosinistra abbiano mantenuto. Invece questo paese non può più prescindere dalla risoluzione della più grande vergogna italiana: quel conflitto di interessi che è stato la prima causa dell’interruzione della democrazia e dello stato di diritto. Quindi violante e sua compagnia pessima farebbero bene a stare zitti, perché se questo paese è stato liberato almeno in parte della presenza ingombrante di berlusconi non lo dobbiamo certamente all’azione politica ma a quella di un pool di Magistrati onesti che non hanno mai mollato, nonostante e malgrado la politica, non solo di berlusconi ma anche quella che avrebbe dovuto opporsi abbia fatto di tutto per ostacolarli.

Le vedove inconsolabili – Marco Travaglio, 29 novembre

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La vignetta di Vauro, con il tappo dello champagne che fa plif, rende bene l’idea dell’insod – disfatta soddisfazione di chi l’altroieri avrebbe dovuto esultare per la liberatoria, ancorché tardiva, cacciata di Berlusconi da un Parlamento in cui non avrebbe mai dovuto mettere piede. Eppure è come se gli Evviva ci fossero rimasti strozzati in gola. Non parliamo dei parlamentari del centrosinistra che, salvo rare eccezioni, hanno sempre e fino all’ultimo lavorato per lui, riportandolo al potere dopo la scoppola elettorale di febbraio, rieleggendo con lui Napolitano, facendo scegliere a lui il premier Nipote e manomettendo con lui l’articolo 138 della Costituzione in attesa di scassarne con lui tutta la seconda parte, e ora fischiettando fanno finta di non averlo mai conosciuto. Parliamo di chi l’ha combattuto davvero, sempre, irriducibilmente, senza mai votarlo né rinunciare a contestarlo anche in piazza. E ora sente il retrogusto amaro della vittoria mutilata. I motivi sono tanti, ma ne citiamo due. Primo: lo spettacolo horror di quella robaccia che si fa chiamare Nuovo Centrodestra e che Scalfari incredibilmente spaccia per la “nuova destra repubblicana”: se il futuro che ci attende sono gli Alfano, Schifani, Quagliariello, Cicchitto, Formigoni che una settimana prima della decadenza hanno morso la mano che li ha nutriti per vent’anni, tanto vale tenersi il puzzone: se non altro ha 78 anni e dura un po’ meno. Secondo: la lettura dei giornali finto-indipendenti, che han tenuto bordone al Caimano per vent’anni e ora che è decaduto, senza un briciolo di autocritica, gli saltano addosso con la violenza indecente di Maramaldo, pronti a balzare sul carro dei nuovi vincitori. Ma, siccome sotto sotto si vergognano, non rinunciano all’equazione cerchiobottista “berlusconismo uguale antiberlusconismo”. Per raccontarsi e raccontarci che chi non ha mai scelto da che parte stare fra legalità e illegalità, fra democrazia liberale e conflitto d’interessi, insomma fra guardie e ladri, sguazzando in mezzo al guado e ciucciando un po’ di qua e un po’ di là, non aveva tutti i torti. Basta leggere gli editoriali dei vari Battista, Folli e Polito, prefiche inconsolabili delle defunte larghe intese. Sono gli stessi che, per compiacere i loro editori e il santo patrono del Sistema, cioè Napolitano, due anni fa accreditarono la patacca di un B. convertito a statista che accettava bontà sua di dimettersi per sostenere il governo Monti in nome dell’interesse nazionale e della grandi riforme. Poi, quando un anno fa il noto responsabile staccò la spina a Bin Loden, si stracciarono le vesti, scoprendo di botto che era un irresponsabile. Subito si agitarono per mettere in guardia Bersani dall’allearsi con quei brutti ceffi di Di Pietro e Ingroia, e poi dal tentare approcci con quel putribondo figuro di Grillo. E quando nacque il governo Letta riattaccarono con la bufala della pacificazione nazionale e della riconversione di B. a statista per salvare la patria. Lui, vivaddio, coerente come non mai, pensava solo a salvarsi dalla galera. Infatti, quando il salvacondotto è sfumato, ha ristaccato la spina. E soli li ha lasciati, a maledire di nuovo la sua improvvisa, inaspettata irresponsabilità. Fa quasi tenerezza Pigi Ballista quando secerne sul Corriere tutto l’amaro stupore perché “Forza Italia ha legato indissolubilmente il suo futuro alla sorte parlamentare del suo leader” (e a chi doveva legarla, a Giovanardi?), “si ritira dal tavolo delle riforme istituzionali” (se Dio vuole, almeno quel pericolo pare scampato) e manda “al diavolo il paese” (perché, che altro aveva fatto dal ’94 a oggi?). E si domanda affranto “che fine ha fatto il senso di responsabilità giustamente sbandierato” con la rielezione di Napolitano. Dài, su, Pigi, non fare così: non ti ha detto niente la mamma? “L’idea di una persecuzione giudiziaria del leader” che tu scopri ora con due decenni di ritardo come “inaccettabile”, è la stessa che hai sempre propagandato su La Stampa, su Panorama , su Rai1 e infine sulCorriere . O dobbiamo ricordarti tutto noi? Molto commovente anche Polito: per lui il vero dramma non è un governicchio che non fa nulla e dunque ce lo terremo sul groppone per altri due anni. Ma il fatto che “si ricomincia” con la guerra “fra berlusconiani e antiberlusconiani”, tra “i falchi di qua e di là”, e lui non sa mai cosa mettersi: per lui chi ha sempre avuto torto e chi ha sempre avuto ragione sono la stessa cosa. Anche perché lui non lo sa proprio, cosa vuol dire avere ragione. Stefano Folli, sul Sole 24 Ore, trova “qualcosa di incivile nell’esultanza di chi riempiva i calici per brindare alla caduta del ‘nemico’”. Giusto: avrebbero dovuto listarsi a lutto per non imbarazzare la corte di paraculi e leccaculi che han tenuto in vita Berlusconi per vent’anni, non ne hanno mai azzeccata una e ora, anziché scavarsi una buca e seppellircisi dentro, ci spiegano come uscire dal berlusconismo col nipote di Gianni Letta e con tutti gli Alfanidi. Qualcuno evoca l’eterno trasformismo e gattopardismo italiota, come dopo il fascismo. Ma il paragone non regge: nel 1946 al governo andò De Gasperi, non il nipote di Starace con Ciano vicepremier.

La vera violenza è quella politica

 

Sottotitolo: esponenti del regime eritreo ai finti funerali dei migranti – purtroppo loro erano veri – morti a Lampedusa.
Un po’ come se ai funerali di Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta avesse partecipato Giovanni Brusca che li ha fatti saltare in aria. Chissà di chi è stata questa idea strepitosa?

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“ASSASSINI”. E ALFANO VIENE PORTATO VIA DALLA SCORTA NELLA SUA AGRIGENTO (Viviano e Ziniti)

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Il black bloc Giovanardi

«Il sesso è diventato un bene di consumo», dice Giovanardi, quindi «lo stupro non deve sorprendere».

Logica interessante.

Evidentemente Giovanardi ritiene che i beni di consumo si possano prendere con la violenza. Se ne deduce che Giovanardi è un teorico degli espropri proletari, meglio se realizzati menando il negoziante a sangue.

[Alessandro Gilioli]

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Giovanardi sullo stupro di Modena: “Inutile scandalizzarsi, è colpa di chi ha sdoganato la sessualità”

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Denis Verdini: “Ho preso 800 mila euro in nero, che male c’è? nella vita si fa così”

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MARADONA, FAZIO, IL FISCO E IL GESTO DELL’OMBRELLO IN TV (Francesco Merlo)

La reazione col fuso orario del quieto Fazio (Andrea Scanzi).

 

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IL PATTO CON RE GIORGIO? “AVEVA PROMESSO L’INDULGENZA MOTU PROPRIO” (Fabrizio d’Esposito)

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Verdini incarna alla perfezione l’arroganza criminosa della politica, quella di chi sa che può dire qualsiasi cosa, anche confessare un omicidio e uno stupro in diretta tv e dopo non succede niente.

Ci sono cose che bisognerebbe ripetere ogni giorno a mo’ di mantra finché non le avremo capite tutti, anche quelli che ogni volta si ostinano a distribuire le colpe in modo errato.
Perché fa bene giovanardi ad esprimersi con la consueta violenza finché ci sarà qualcuno che andrà a chiedere il suo parere come se fosse determinante saperlo, sapere cosa circola nel suo cervello bacato, cattivo, malato. 

Non tocca a giovanardi smettere di opinare sulla qualunque ma soprattutto sugli argomenti che gli sono cari: morti ammazzati dallo stato, donne, lesbiche, omosessuali, sesso ma lo devono fare tutti quelli che pensano di contribuire al dibattito e all’informazione chiedendo pareri a giovanardi e portandoli alla ribalta come fossero trofei da Pulitzer. Smettere di mettere un microfono davanti al muso ringhioso di giovanardi non è censura, è un contributo alla cultura, quella bella e pulita.

E fa bene maradona a fare il gesto dell’ombrello a equitalia in diretta tv, estendendolo così a tutti coloro che sono stati vittime dell’ingiustizia sociale come a dire “visto? io sono più furbo di voi teste di cazzo che le tasse le pagate”, a tutte le vittime di uno stato che esige dal povero, da chi è in difficoltà ma poi non sa fare la voce grossa coi ladri veri, con chi ha portato l’Italia oltre un fallimento non solo economico ma anche morale, etico.

Perché mai non si dovrebbe approfittare di uno stato che si fa rappresentare da verdini, uno dei tanti che andrebbero allontanati per igiene da un residuo di società civile costantemente sotto attacco della delinquenza istituzionale, da dell’utri, condannato per reati di mafia ancora senatore di questa repubblica, da berlusconi, un condannato alla galera, il più delinquente di tutti perché ha rubato allo stato mentre avrebbe dovuto difendere lo stato, uno che il gesto dell’ombrello agli italiani lo sta facendo da vent’anni ma nessuno si è mai scandalizzato per questo. 

Fa bene la santanchè a dare del traditore a Napolitano, dopo che il capo di questo stato ha dimostrato più e più volte indulgenza e comprensione verso la delinquenza politica e non di berlusconi in virtù della stabilità politica e dell’equilibrio del paese, come se queste cose, i fondamenti di una democrazia, debbano passare per la grazia ai delinquenti che hanno fatto il male del paese.

Fa bene chi può, ad approfittarsene: le carogne si spolpano finché ce n’è.

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Scelta cinica
Marco Travaglio, 22 ottobre

Però, che perspicacia questo Monti. Ha addirittura scoperto che Casini & Mauro sono due vecchi democristiani intrallazzoni, come tutti gli altri che ha imbarcato nel suo partitucolo. E financo che Enrico Letta è inginocchiato a Berlusconi e al Pdl. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Anzi, senti chi parla. Forse Monti non lo ricorda, ma nel novembre 2011, appena salì a Palazzo Chigi, un certo Monti ringraziò il suo predecessore B. dello squisito servigio reso all’Italia appoggiando il suo governo tecnico, e lo chiamò “statista”. Poi, già che c’era, inviava un pensiero affettuoso a Letta zio. Il Cainano, in quel momento, era un morto che camminava a fatica, sommerso dallo spread e dal discredito, tant’è che sfuggiva ai radar dei sondaggi e, votando subito, si sarebbe estinto. Provvidero Napolitano e Monti a resuscitarlo. Tant’è che alle elezioni di febbraio, dopo 14 mesi di “cura” tecnica, era più vispo che pria. Per non farci mancare nulla, Monti fu il primo, in campagna elettorale, prim’ancora di conoscere l’esito delle urne, a predicare le larghe intese col noto statista. Nelle consultazioni al Quirinale, fece sapere che non avrebbe appoggiato altro governo se non l’ammucchiata con B. E ad aprile, quando si votò per il nuovo (si fa per dire) presidente della Repubblica, sabotò qualunque candidato che non garantisse il governissimo con B. Infatti fu rieletto Napolitano, che ce le regalò con Letta nipote premier, scelto direttamente da B. e da suo zio. Monti e i suoi non fecero neppure una smorfia di disgusto quando si trattò di votare altri insigni statisti a presidenti delle commissioni parlamentari: Nitto Palma alla Giustizia, Formigoni all’Agricoltura, Cicchitto agli Esteri e così via. Anzi, pareva che inalassero Chanel numero 5, tanto erano estasiati. Appena B. fu condannato dalla Cassazione, chi si fece intervistare dall’apposito Foglio di Ferrara per chiedere al Colle la “grazia di pacificazione” al neopregiudicato? Monti, naturalmente. E chi ha candidato alla commissione parlamentare antimafia Stefano Dambruoso, il multiforme ex pm antiterrorismo che giudicò “una bizzarria dietrologica” lo scandalo per il sequestro di Abu Omar da parte di agenti Cia e Sismi? Monti, of course.

Il quale ora scopre a scoppio ritardato che nelle larghe intese con B. comanda B. Oh bella, e chi dovrebbe comandare? Scelta civica che ha preso un terzo dei voti della destra? O il Pd che, avendo astutamente spedito il suo vicesegretario a Palazzo Chigi, deve ingoiare qualsiasi rospo pur di tenerlo lì? Ma non s’è accorto che la prima e unica mossa del governo dei grandi rinvii è stato la parziale abrogazione dell’Imu per ordine di B.? E, se era contrario, perché ha votato a favore? E non ha notato che ogni tanto Enrico Letta dice “bisognerebbe abolire il reato di clandestinità” o “modificare la Bossi-Fini” o “abrogare la Fini-Giovanardi” con l’aria del passante, visto che non può toccare nulla perché non solo B., che è cattivo, ma pure Alfano e Giovanardi, che sono buoni, non vogliono. Sono i miracoli delle larghe intese, nate senza uno straccio di accordo programmatico fra i partiti (quello che da settimane l’odiata Merkel sta mettendo a punto nei minimi dettagli fra Cdu e Spd), ma solo sulla difesa del potere e della Casta e sulla paura di Grillo e di nuove elezioni. Eppure Monti persevera nel definire questo pateracchio “la miglior formula di governo che il Paese possa avere e che spero duri cinque anni”, senza ammettere che la paralisi deriva proprio dalla maionese impazzita di tre partiti che non vanno d’accordo su nulla se non sulla tutela delle poltrone. L’ultima mirabolante scoperta fuori tempo massimo del professore col loden riguarda il danno d’immagine causatogli dall’intervista tv alla Bignardi col cagnolino Empy in braccio: colpa della giornalista “scorretta”, dice lui, come se quella avesse potuto mettergli un cane fra le braccia a sua insaputa o sotto la minaccia delle armi. Scusi, professore, ma si sente bene?

Il dis_ordine dei giornalisti

“Mafioso, cloaca, serial killer, macellaio”
Furia dei berlusconiani contro Santoro
Odg: “Per lui ci sono donne di serie A e B”

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TRAVAGLIO E “IL SISTEMA BERLUSCONI”
LA BONEV VA A VENEZIA, MA IL PREMIO È FINTO. E LA DELEGAZIONE BULGARA ARRIVA IN ITALIA

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L’ordine dei giornalisti è vivo e lotta insieme a loro.
Con tutto quello che si vede e si legge nel paese che galleggia nel conflitto di interessi di un pregiudicato condannato che ancora può manovrare l’informazione che possiede e anche quella che può ancora controllare, che può ancora esercitare il suo potere per mezzo del ricatto e della minaccia  il problema è Santoro.
 

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L’ordine dei giornalisti s’incazza perché in una trasmissione d’inchiesta vengono date, che piaccia o meno agli scandalizzati a corrente alternata, delle notizie.
L’ordine dei giornalisti apre un procedimento contro Santoro nel paese dove i belpietro, i ferrara e i sallusti vengono messi a dirigere i giornali del padrone delinquente che li paga,  si lasciano liberi di calunniare, diffondere menzogne e diffamare [ché tanto poi c’è sempre un Napolitano di scorta] e nel paese dove bruno vespa ha spacciato per assoluzione la prescrizione di Andreotti. L’ordine dei giornalisti che ha taciuto davanti ad esempi di deontologia professionale come fede, minzolini bacchetta Santoro, il più cacciato e mobbizzato di tutti.  Pirovano, ex mediaset e dunque segretario dell’ODG  guarda solo Servizio Pubblico? tutto il resto delle oscenità teletrasmesse e stampate su certi quotidiani no, gli sono sfuggite?
Ogni giorno di più si capisce meglio perché l’Italia è alle ultime posizioni, da paese miserabile qual è, nelle classifiche internazionali circa la libertà di stampa e di informazione. L’ordinatore dei giornalisti andasse a guardare come vengono trattati certi argomenti negli altri paesi anche quando riguardano qualche ‘eccellenza’, che però, diversamente da quel che accade nel paese miserabile non può interferire per mezzo di nessun yesman posizionato nei posti strategici. E si capisce meglio perché in questo paese un’informazione che informa LIBERAMENTE [per la diffamazione ci sono le procure, non l’ordine dei giornalisti dove a fare il segretario ci mettono un ex dipendente mediaset] non ce la meritiamo. 
La fregatura è che ci va di mezzo anche chi ha capito benissimo che quello di Santoro non era affatto gossip e che la vera arma di distrazione di massa è tutto quello che è accaduto dopo, le polemiche, i giudizi che hanno spostato l’attenzione su quello che era il fatto evidenziato da Santoro e Travaglio: l’uso privato di un’azienda di stato pagata coi soldi di tutti. Ministri che si sono attivati per inventare un premio, finanziare una fiction con soldi pubblici solo per compiacere un pregiudicato delinquente, gli italiani moralisti, quelli del dito e della luna non si scandalizzano se berlusconi gli fa pagare i suoi vizietti privati, non si turbano quando da giornali e telegiornali vengono calunniati e diffamati tutti quelli che provano ad ostacolare il progetto criminale eversivo di un impostore condannato alla galera ma si irritano di fronte a chi certe porcherie gliele fa vedere e sentire.
Quindi è perfettamente inutile meravigliarsi se un criminale amico dei mafiosi ha trovato la strada spianata per fare roba sua di questo paese.

Questo paese per vent’anni in mano a un faccendiere ladro che ha rubato allo stato, un amico dei mafiosi, un corruttore, un puttaniere, uno che pagava ragazzine per i suoi sfizi da erotomane e che per questo è già stato condannato a sette anni in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, un impresentabile indecente che ha portato l’Italia a livelli da sottozero in ambito internazionale, che ha demolito anche l’idea di paese non dico civile ma almeno normale, vivibile e poi il problema qual è per gli scandalizzati all’amatriciana, l’unico che per vent’anni ne ha sempre parlato? La cloaca a cielo aperto è l’Italia di berlusconi, dei suoi sodali a libro paga ben distribuiti fra politici, giornalisti cosiddetti moderati, quelli che le cose brutte non le raccontano e non le scrivono ché guai a dare fastidio al panorama dei cieli azzurri, guai a ricordare che quelli che berlusconi lo hanno costruito, mantenuto in vita adesso sono al governo a fare le belle larghe intese napolitane, è l’Italia dei suoi complici politici, quelli che si dovevano opporre, non Santoro che ce la fa vedere.

In un momento in cui la Rai viene attaccata da brunetta per i compensi di Fazio e viene fatto saltare il contratto di Crozza che avrebbe portato il quadruplo dei soldi guadagnati da Crozza, non serve ricordare cosa finanziava la Rai, con quali soldi e perché.  Se in questo paese il cosiddetto berlusconismo ha attecchito così bene è soprattutto perché un sacco di gente pensava e pensa che parlare di questo e quello non serviva e non serve, anche la questione delle escort che pagavamo noi per far divertire il satrapo erotomane per mesi è stata protetta anche a sinistra col velo della privacy, mentre come ha ben detto Travaglio si stava formando un sistema che va oltre berlusconi ma del quale pare non interessi a nessuno. I 400.000 euro dati da bondi per premiare l’attricetta bulgara al festival di Venezia li abbiamo pagati tutti. E abbiamo pagato anche la trasferta di 32 sconosciuti ospitati in grand hotel.
E chi è informato saprebbe che il regista di queste porcherie è berlusconi. Ma ovviamente non sono cose importanti, queste.

Tutti hanno sempre saputo tutto, non hanno mai avuto bisogno di chi gli raccontasse le cose, e si capisce benissimo dalle condizioni in cui è ridotta l’Italia.

Ma ‘ndo vai, se la condanna non ce l’hai?

Per conferire col colle ci vogliono i giusti requisiti, sette anni di galera, ad esempio.

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Non sono in casa, richiamate più tardi

Massimo Rocca – Il Contropelo – Radio Capital

“Il presidente non ha ricevuto nessuna richiesta di incontro nei modi necessari perché potesse prenderla in considerazione”.

L’ufficio del Quirinale dev’essere in diretto contatto con la Farnesina che più o meno ha risposto negli stessi termini alla richiesta di asilo di Snowden. Ci spiace ce l’ha mandata per fax, altrimenti l’avremmo accolto a braccia aperte. Risate generali. Invece il colle non riceverà quello sgrammaticato istrione di Grillo, colpevole di essersi rivolto al Presidente via Blog. Invece se la telefonata arriva tramite zio Letta, Berlusconi al colle sale quando vuole. Dopo aver mandato i suoi ad occupare il tribunale di Milano, dopo essere stato condannato per prostituzione minorile, dopo aver rimediato una condanna, nel merito definitiva, per avere creato fondi neri, dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che violò la leale collaborazione tra i poteri dello stato, dopo che un senatore della repubblica ha ammesso di essere stato da lui comprato per alterare il risultato politico delle elezioni. Ma mi “facci” il piacere!

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Egitto sull’orlo del colpo di Stato. Morsi resiste: “eletto da popolo”.
Dove l’ho già sentita questa?

Ma che vuol dire “eletto dal popolo?”

Significa forse che chi viene scelto per mezzo di “democratiche elezioni” [magari violando qualche legge en passant nel silenzio di chi avrebbe dovuto farle invece rispettare] deve restare al suo posto anche quando non si dimostra all’altezza del compito per il quale la gente l’ha votato?  

Anche hitler fu eletto dal popolo, per dire. 

Le dittature più feroci non sono iniziate sempre con un colpo di stato in piena regola. Spesso e volentieri sono stati usati sistemi molto più subdoli che la gente non percepiva come pericoli.

Oppure significa che deve restare anche se nel frattempo [ma anche un po’ prima] si è reso responsabile di azioni illegali, criminali? 

In che modo un popolo può dire che non vuole più farsi governare e non gradisce la presenza fra le istituzioni di una persona non più degna del ruolo che gli è stato assegnato: solo con altrettante “democratiche elezioni?”

Non so, qualcosa non mi torna, in una democrazia sana nessuno che non abbia i requisiti ottimali potrebbe e dovrebbe far parte di un governo né del parlamento.

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La richiesta di conferire con Napolitano di Grillo è “irrituale”e provoca il “gelo” del Quirinale.

Quella di asilo politico di Snowden è “anomala” e spiega perfettamente quanto è incivile un paese che nega accoglienza ad una persona in pericolo. 
Snowden, colpevole di aver scoperto l’ennesima violazione del diritto internazionale operata dagli Usa e giustificata dal pericolo del terrorismo col quale tengono sottomesso il mondo.

Verrebbe da chiedersi come sarà stata quella di berlusconi al quale Napolitano, dunque l’Italia, ha concesso invece un’udienza privatissima, senza testimoni, il giorno dopo la sua condanna.
Non c’è niente da fare, quell’uomo trova sempre gli argomenti giusti: è uno a cui nessuno può dire di no.

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Caimano sì, pitonessa no
Marco Travaglio, 3 luglio

Mauro Biani

Quello che pensiamo di Daniela Garnero in Santanchè i lettori possono facilmente immaginarlo. Al netto degli scandali Bpm e Bisignani, appena cinque anni fa la signora, candidata con La Destra di Storace, fece impallidire i più accaniti antiberlusconiani descrivendo Berlusconi come uno che “le donne le vede solo in orizzontale”, ragion per cui “non gliela darò mai”. 

Poi rientrò prontamente all’ovile, diventando uno dei suoi 
più efficaci scudi umani, dunque sottosegretario. 
Ma in privato, non mancandole la materia cerebrale, continuò a dire la verità. 

Come quando, nell’aprile 2011, fu intercettata al telefono con l’amico e socio Flavio Briatore indagato per evasione fiscale, che la informava sul seguito del bungabunga:
“Lele Mora mi ha detto: ‘Tutto continua come se nulla fosse'”. 
Santanchè: “Roba da pazzi!”. 
B: “Non più lì (ad Arcore, ndr), ma nell’altra villa. Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori, stesso film, proiettato in un cinema diverso. Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, Centovetrine …”. 
S: “Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?” B: “Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché l’altra sera ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì, eh?”. 

S: “Ma tu pensa! E che cazzo dobbiamo fare?”. 
B: “Questo qui è malato! Ha ragione Veronica, uno normale non fa ‘ste robe qui!”. 
S: “Sicuro che ha ripreso?”. B: “Al 100%”. 
S: “Va beh, ma allora qua crolla tutto”. 
B: “Dani, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia”. 
S: “E con il clima che c’è, uno lo prende di qua, l’altro che scappa di lì”. 
B: “Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete”. 
S: “Stanno già tirando”. 

Oggi basta sentirla in un talk a caso per capire che non crede a una parola di ciò che dice. Eppure dice cose gravi, tipo Boccassini “metastasi della democrazia”. Dunque in un paese normale nessuno avrebbe dubbi sulla sua candidatura a vicepresidente della Camera. Eppure c’è qualcosa di stonato, stridente e ipocrita nel fuoco di sbarramento che s’è levato dal Pd sul suo nome per una carica che nessuno, prima d’ora, s’era mai sognato di calcolare. Le vicepresidenze delle due Camere (quattro per ciascuna) sono da sempre lottizzate fra i partiti, che ci mettono chi vogliono. 
Nella scorsa legislatura, per dire, fra i numeri 2 del Senato c’era persino Rosi Mauro. Una che avrebbe sfigurato dappertutto, se il presidente del Senato non fosse stato Schifani. 
Ora, che il limite estremo della presentabilità sia diventato la “pitonessa”, come lei stessa si definisce citando Il Foglio (che a sua volta cita l’insulto di “vecchia pitonessa” lanciato nell’ 800 dalla rivista fiorentina Novelle Letterarie contro Madame de Staël), fa un po’ ridere. 

Il Pd ha fatto scegliere a Berlusconi il presidente della Repubblica e quello del Consiglio dopo aver impallinato Prodi e ignorato Rodotà perché non piacevano a lui, poi ci è andato al governo e ha deciso di dichiararlo eleggibile contro la legge.
Governa con ministri come Lupi e Quagliariello, per non parlare dei sottosegretari. 
Ha varato il Comitato dei 40 per riscrivere la Costituzione con lui. Non dice una parola sulle condanne per frode fiscale, prostituzione minorile, concussione e rivelazione di segreto (contro Fassino), né sulla compravendita di senatori (contro Prodi). 
Ha votato presidenti di commissione Cicchitto e Formigoni e ha chiesto a Scelta civica di votare Nitto Palma alla Giustizia per potersi astenere e fingersi contrario. 
Non ha mosso un dito quando Grasso ha nominato il senatore D’Alì, imputato per mafia, rappresentante dell’Italia in Europa. 

E ora, dopo aver digerito senza un conato la Cloaca Massima, ha qualche problemino di stomaco per la Santanchè. Ma ci faccia il piacere.

Indovina chi è andato a cena

“Certe campagne, che si vorrebbero moralizzatrici, in realtà si rivelano nel loro fanatismo negatrici e distruttive della politica”. [Giorgio Napolitano, 8 aprile 2013] – Alla luce delle ultime dichiarazioni non penso che il presidente abbia cambiato idea, anzi, quindi secondo l’ottimo Napolitano tenersi in parlamento un corruttore concussore sfruttatore e la sua teppa, augurarsi la continuità di un governo composto anche da gente così renderebbe onore alla politica. Fare in modo di allontanarla, impedire che sia anche gente così a rappresentare il paese significherebbe danneggiare il buon nome della politica.

Sottotitolo: per chi pensa che la condanna di b. sia eccessiva.

Nemmeno per idea.

Chi non capisce che il ruolo politico obbliga a comportamenti moralmente, legalmente ed eticamente esatti e dovrebbe – anche se nei fatti poi non succede, non qui da noi almeno –   prevedere  pene maggiori per chi da politico commette dei reati forse non ha capito nulla di quello che è successo in Italia in questi due decenni, né ha capito la gravità di quello che ha commesso berlusconi nell’ambito dell’affaire Ruby e in generale nemmeno di chi è silvio berlusconi, considerati i suoi numerosi precedenti penali.

La concussione è un reato pesantissimo; bisognerebbe iniziare a togliersi dalla testa le mignotte, i festini, il bunga bunga e limitarsi a considerare l’abuso di un potere eccessivo [ecco perché bisognava fermarlo subito, prima, anzi, non bisognava proprio permettere che il suo potere aumentasse a dismisura offrendogli l’opportunità politica] come quello di silvio berlusconi. In un paese normale la carriera di berlusconi sarebbe terminata dopo il furto della Mondadori. Non sarebbe mai arrivata fino a qui. Il politico prima che giuridicamente va condannato moralmente, quello che qui non succede mai. Fra quelli che probabilmente verranno incriminati per falsa testimonianza c’è anche un viceministro di questo governo, e altri ministri facevano parte dell’orda dei barbari traditori che votarono “Ruby nipote di Mubarak”. berlusconi  ha una storia di ladrate, frequentazioni mafiose e corruzione che a una persona normale sarebbe costata l’emarginazione totale, mentre qui no. Si aspettano le sentenze per capire che un delinquente è effettivamente un delinquente, nel caso di specie non sono nemmeno sufficienti. Solo per questo il parlamento andrebbe chiuso per manifesta indegnità, altroché le fibrillazioni e la continuità di Napolitano.
Sette anni sono troppi? io gliene avrei dati come minimo il doppio.

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Mi chiedevo in quale altro paese potrebbe succedere che un condannato a sette anni di galera la sera successiva alla sentenza venga invitato a cena dal presidente del consiglio, ufficialmente per parlare di politica, non a casa sua ma a Palazzo Chigi.

Ce li vedo Cameron, la Merkel, Hollande, aprire la porta principale dei loro palazzi per cenare con uno che avesse fatto solo un quarto delle porcherie di berlusconi.

berlusconi non è giustificato solo da chi guadagna qualcosa o molto dalla sua presenza in politica, praticamente i tre quarti dell’arco costituzionale,  ma anche da un’ampia parte della cosiddetta società civile; quella che sfoltisce, minimizza o, nella migliore delle ipotesi fa finta di ignorare la gravità di quello che ha fatto berlusconi.

 Vorrei capire come si fa a pensare e dire che uno così abbia il diritto di essere ancora considerato parte delle istituzioni,  oppure, come detto anche dal costituzionalista Onida le questioni giudiziarie, legate a reati gravi e pesanti che riguardano berlusconi devono restare separate dalla politica.

In quale paese democratico e civile sarebbe possibile che a 24 ore da una condanna  per concussione un presidente del consiglio possa pensare di convocare l’imputato a palazzo per discutere dei fatti che riguardano un paese.

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Secondo l’esimio costituzionalista Onida, uno fra quelli che avevano dato ragione a Napolitano circa il conflitto di attribuzioni ma questo è solo un caso, siccome i reati di berlusconi sono stati contestati e giudicati solo adesso non è giusto che a farne le spese debba essere il pdl di adesso ma doveva essere il pdl di allora, dell’epoca dei fatti a suggerire, anzi “consigliare amichevolmente” a berlusconi di allontanarsi dalla politica. 

Mi piacerebbe sentire un parere di Zagrebelsky sullo stesso argomento, perché dubito che una faccenda così grave si possa liquidare in modo così semplice riducendola ad una questione di tempi. 
Da un costituzionalista, poi.
E mi piacerebbe sapere da che paese arriva il professor Onida, se ritiene possibile che silvio berlusconi avrebbe mai potuto accettare una proposta simile.
A me pare di sognare, perfino in Thailandia ci prendono per il culo.

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Napolitano deve smetterla di entrare a gamba tesa nelle dinamiche del parlamento.
Non è compito di un presidente della repubblica suggerire, orientare, intimare e ancorché intimidire.

Questo governo così com’è non ha più niente da dire né da dare, semmai fosse davvero nelle intenzioni del progetto delle larghe intese risolvere le urgenze del paese.

A ben guardare sembra proprio di no. 

E, francamente, pensare che le decisioni di un governo così malmesso, fatto di persone che [a parte i fedelissimi di b] non hanno nulla in comune fra loro debbano avvalersi del prezioso contributo di un condannato per concussione e sfruttamento della prostituzione non ci mette proprio ai primi posti nel mondo per prestigio e credibilità.
Sono diciotto anni che l’Italia fa figure di merda a livello planetario per colpa di berlusconi, Napolitano invece di parlare di “fibrillazioni” e “continuità” perché non lo difende un po’ questo paese, in concreto? o è capace solo di commuoversi quando all’estero dicono e scrivono che l’Italia è un paese in balia dei buffoni?  meglio che lo sia di un farabutto seriale?

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Il quarto mondo è qua. Ma guai a scontentare i capricci di Napolitano, il governo è suo e lo gestisce lui.

E io che mi ero pure spesa a favore della santanchè riconoscendole il diritto a non essere insultata in quanto donna così come dovrebbe essere, deve essere per tutte le donne.
Invece ho sbagliato, e non perché questo non sia un diritto ma perché è lei che lo rifiuta.
Una che accetta di prestare la sua immagine allo slogan “siamo tutti puttane” per sostenere la causa di un delinquente che delle donne ha un’idea rozza, una considerazione pari a meno dello zero, che pensa che basta pagare e che tutto si possa comprare un tot al chilo è solo un’istigatrice, una fomentatrice violenta che non merita alcun rispetto né tanto meno di essere difesa.
 Io non mi vergognerò mai per lei né per quelle e quelli come lei, mi disturba alquanto però l’idea di dover dividere con questi farabutti l’aria che respiro.
E chissà se si è sentita a suo agio in una manifestazione dove per esserci bisognava essere puttane al servizio dell’utilizzatore finale.

Centomila volte meglio, un milione di volte meglio le puttane vere, che non si vergognano di esserlo, non quelle che si spacciano per gran signore e poi il troiaio ce l’hanno in testa, che è molto peggio che avercelo fra le gambe.

 

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Gli olgettini

Marco Travaglio, 26 giugno

Mentre tutta la stampa mondiale si fa beffe dell’Italia, ancora nelle mani dopo vent’anni di un vecchio puttaniere che ne ha combinate più di Bertoldo in Francia, nessun quotidiano italiano — a parte un paio di eccezioni — commenta la condanna di Berlusconi a partire dai fatti che l’hanno originata. Che un presidente del Consiglio abbia minacciato una Questura, abusando del suo potere, ordinandole di violare la legge per rilasciare una prostituta minorenne senza documenti né fissa dimora fermata per furto, e che l’abbia fatto perché la ragazza tenesse la bocca chiusa sul monumentale giro di prostituzione anche minorile che gravitava nelle sue residenze, sono fatti che tutti conoscono ma che quasi nessuno scrive. Sono comportamenti puniti dal Codice penale, addirittura in base a leggi — nel caso della prostituzione minorile — approvate dal suo stesso governo, ma quasi nessuno lo dice. Fiumi di parole e d’inchiostro per buttarla in politica e parlare d’altro, cioè del nulla. Pigi Pigi non lo sa. L’orecchiante del Corriere della Sera è affranto per “la condanna rigidissima, addirittura superiore alle richieste dell’accusa” (se invece i giudici avessero aderito alle richieste dell’accusa, Battista li avrebbe accusati di “appiattirsi sui pm” e chiesto la separazione delle carriere; in ogni caso la pena massima per la concussione è 12 anni e per la prostituzione minorile è 3 anni, e B. per il primo reato ha avuto 6 anni e 1 anno per il secondo, quasi il minimo delle pene). Ma soprattutto perché i giudici “considerano il capo di uno schieramento che compartecipa in modo determinante al governo del Paese” come “il vertice di una ramificata banda dedita a reati moralmente spregevoli” (ma se il capo dello schieramento commette reati spregevoli che devono fare i giudici? Assolverlo solo perché compartecipa in modo determinante?). Poi, col pilota automatico, il Ballista ripete la giaculatoria della “spaccatura che da vent’anni spezza in due l’opinione pubblica italiana”, ora “ancora più profonda e irriducibile, fra chi considera B. “come una figura losca da gettare nel precipizio della vergogna e della non rispettabilità” e chi lo difende come “vittima di un accanimento politico-giudiziario senza precedenti”. Il compito di un giornalista sarebbe appunto quello di spiegare ai suoi lettori che non c’è bisogno della sentenza Ruby per sapere che B. è una figura losca da gettare nel precipizio eccetera, visto che altre sentenze definitive hanno già accertato la corruzione della Guardia di Finanza, del teste Mills e del giudice Metta, i fondi occulti a Craxi, i falsi in bilancio per 1.500 miliardi di lire, la falsa testimonianza sulla P2 e così via. Ma Battista fa un altro mestiere, dunque dopo vent’anni è ancora lì a chiedersi se il suo ex editore (quand’era vicedirettore di Panorama ) sia una brava persona o un mascalzone. Siccome poi non sa nulla di ciò che scrive, aggiunge il suo stupore perché 30 testimoni pagati dall’imputato vengono denunciati per falsa testimonianza prezzolata, quasi che B. fosse “il capo di una banda” e di una “rete di complicità omertosa”, mettendo addirittura “in discussione la legittimità morale del capo di un partito”. Il fatto che i giudici abbiano capito ciò che tutti sanno, e cioè che il capo di un partito è anche il capo di una banda e di una rete omertosa, non lo sfiora neppure. Altrimenti dovrebbe scegliere fra le due categorie che lui da sempre mette sullo stesso piano: “I cantori di una ‘guerra civile fredda’ che hanno trovato nella demonizzazione o nella santificazione di B. l’unico parametro dei loro giudizi politici”. Insomma, alla sua età, dovrebbe mettersi a informare: e non vi è proprio portato.

Siamo tutti sallusti de che, ma soprattutto, perché?

“Anche se non vado in carcere e quindi non ci sarà la violenza fisica della detenzione –  resta comunque la violenza psicologica dell’essere privati della libertà”.[Alessandro Sallusti]

Giusto, ha ragione: quelli come lui trovano assai meno disdicevole privarsi della dignità. In uno dei tanti passaggi televisivi che gli sono stati concessi da amorevoli colleghi [ché non si sa mai, oggi a me domani a te] aveva dichiarato che in caso di condanna definitiva avrebbe rinunciato ai domiciliari e scelto di scontare la pena in carcere.

Caso Sallusti, cancellare le norme che puniscono con la galera i reati di opinione [Franco Siddi, presidente FNSI – 24 settembre 2012]

«Non si può andare in galera per un’opinione anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui. È una decisione che deve suscitare scandalo» Ezio Mauro.«È davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione» Ferruccio De Bortoli. «Questo mestiere non si può più fare. Se i giornalisti devono pagare con la propria libertà le opnioni che esprimono, non si può più fare» Maurizio Belpietro. Il segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi «È sconvolgente. In questo momento siamo tutti Sallusti».

Quello di sallusti e di farina, alias betulla, alias alias dreyfus, ovvero l’estensore di quella schifezza spacciata per informazione non è un reato di opinione, si chiama DIFFAMAZIONE.

Una delle pagine più squallide della cronaca giudiziaria di questo paese.
C’è da vergognarsi ad aver sostenuto l’insostenibile a proposito di libertà di espressione e informazione nel caso di sallusti.
Per tutto ciò che si è scatenato intorno ad una sentenza giusta, ineccepibile e anzi, arrivata anche con troppo ritardo rispetto a quello che ha dovuto subire il povero PM diffamato verso il quale NESSUNO di quelli che si sono sperticati a difendere sallusti ha pensato fosse il caso di spendere una parola di solidarietà, che lì ci stava tutta.  Noi cittadini, normali e mortali, non andiamo ai domiciliari se diffamiamo qualcuno; andiamo in galera. Un direttore che fa scrivere un criminale espulso dall’ordine per reati che riguardano l’etica professionale, commissionandogli per di più un articolo diffamatorio contro un giudice, per una campagna indegna a sostegno dell’antiabortismo integralista potrebbe anche non essere punito con la privazione della libertà personale ma deve restare DISOCCUPATO.

La pena giusta è il divieto di esercitare quella professione che ha svilito e offeso. E non solo in questa occasione.

Senza passare per i talk show televisivi.

Tanto pignoli con i blogger, costretti a smentire le notizie degli altri e tutti preoccupati per sallusti, uno con una spiccata capacità a delinquere secondo una sentenza  della Cassazione e non un’opinione di qualcuno, uno che in un paese normale sarebbe finito in galera nel silenzio generale, altro che presenziare in tutti i talk show televisivi.

Ad un professionista della diffamazione e delle notizie false dovrebbero imporre le rettifiche e la liquidazione dei danni morali.

Via quell’obbrobrio dell’ordine fascista dei giornalisti  che ha permesso ad un radiato di poter ancora impiastrare un fogliaccio coi suoi delirii integralisti e via anche le rotative, quando la calunnia e la diffamzione sono il leit motiv di un giornale che, ricordo, paghiamo tutti.

14 mesi non sono niente rispetto a sei anni di attesa per avere giustizia.
La pena per un direttore di giornale che permette che qualcuno, nella fattispecie un radiato dall’albo possa diffamare un onesto professionista non può essere la partecipazione a tutti i talk show dove gli si permette di gettare fango sulla Magistratura.
Sono tutti colpevoli,  da Lerner a Santoro passando per la Gruber e Floris, gente così non s’invita in televisione, è diseducativo.

E adesso, pover’uomo?
 Marco Travaglio, 27 settembre

Nonostante gli immani sforzi compiuti per finire in carcere, è molto probabile che Sallusti non ce la faccia. Ce l’ha messa tutta, niente da dire: ci teneva. Pur di andare in galera, aveva persino rifiutato la nostra proposta di rettificare, scusarsi e risarcire il danno in cambio del ritiro della querela da parte del giudice diffamato (che aveva accettato). Ogni giorno intimava ai pm di mandarlo a prendere dai carabinieri senz’ulteriori indugi, e niente servizi sociali o domiciliari: prigione. Nei talk show s’affacciava tutto emaciato, barba lunga e occhiaie, a portata di mano lo zainetto con spazzolino, dentifricio e il necessaire del perfetto galeotto, comprese manette d’ordinanza e pigiama a strisce acquistati in un negozio di Carnevale. Ma qui i colletti bianchi non finiscono dentro neppure se insistono.
“Nemmeno se va a bussare al portone di San Vittore”, aveva vaticinato Gerardo D’Ambrosio. Piuttosto, la richiesta della Procura di Milano al giudice di sorveglianza di fargli scontare 16 mesi ai domiciliari in casa Santanchè dimostra inoppugnabilmente il perfido sadismo delle toghe rosse. Olindo e Rosa, come li chiama Feltri, saranno l’uno la punizione dell’altra (lei però, per sua fortuna, può uscire). E poi che ci fa uno come Sallusti chiuso in casa h 24? Viene in mente Fantozzi va in pensione, dove il ragionier Ugo si ritrova da un giorno all’altro recluso fra quattro mura, con l’aggravante della moglie Pina. La quale, dopo qualche giorno, vedendolo così inutile e depresso, offre denaro al megadirettore galattico perché se lo riprenda a lavorare. Pare di vederlo, zio Tibia, che si alza di buon mattino pieno di idee e dossier farlocchi. Toilette e colazione a razzo per fiondarsi al Giornale. Ma, giunto alla porta, si ricorda di non poter uscire. “Cazzo, e che faccio qui tutto il giorno?”. Infila vestaglia e babbucce, si trascina fino alla poltrona e accende la tv: solo programmi di cucina. E non lo chiamano più, da quando ha perso l’appeal del nuovo caso Tortora. Arriva la colf con i giornali: il suo, senza di lui, sembra perfino migliorato. Mezz’ora di lettura, ed è di nuovo lì che smania. Prova ad alzarsi, ma la filippina lo fulmina: “Dottoreee, abbia pazienza, devo lavorare. Non si muova e alzi i piedi, così passo l’aspirapolvere sotto la poltrona”. “Se vuole le do una mano”. “Ma va là, poi mi fa qualche disastro e la signora chi la sente”. Suonano al portone: finalmente qualcuno con cui scambiare due parole. Fa per alzarsi, ma riecco la jena delle pulizie: “Le pattine, dottoreee!”. Risponde al citofono: un rappresentante della Folletto. “Venga, si accomodi, facciamo due chiacchiere”. “No, guardi, non ho tempo da perdere, o mi compra qualcosa o la saluto”. Altro squillo. “Evvai, sarà un amico o un collega di buon cuore venuto a trovarmi”. Macché: il postino. E sono solo le 11. Ciabatta fino alla cucina.
“Dottoreee, non vede che il pavimento è bagnato? Ora mi tocca rilavare da capo. Ma non ce l’ha qualcosa da fare?”. Si spinge fino al pianerottolo e suona al vicino, vedi mai che cerchi compagnia. Viene ad aprire un vecchietto in carrozzella: “Guardi, buonuomo, ho un sacco di roba da fare. Magari un’altra volta, eh?”. Chiama il Giornale, casomai servisse un editoriale. Segretaria nuova: “Sallusti chi? Qui non risulta nessun Sallusti. Il direttore? Non scherziamo, il direttore si chiama Feltri. La saluto. E non ci riprovi, se no la denuncio per stalking”. Rientra la Daniela con le ultime notizie: “Le primarie Pdl non si fanno, Silvio non mi ricandida, il Parlamento è chiuso. Farò la casalinga”. “Tutto il giorno in casa anche tu?”. “Certo, non sei contento, teschietto mio?”. “Pronto, parlo con i Testimoni di Geova? Sono un vostro adepto, leggo tutti i numeri della Torre di Guardia. Mi tengono prigioniero in casa, non è che mandereste qualcuno a liberarmi?”.

A mai più [ma io, ci credo poco]

Preambolo: Berlusconi, lascio per amore dell’Italia.[24 ottobre 2012]

Sottotitolo: “‘Tra qualche mese me ne vado… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…”. Queste le sue parole in una conversazione intercettata nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sulla presunta estorsione al premier. L’interlocutore telefonico è Valter Lavitola l’uomo accusato di aver fatto da tramite per i versamenti di denaro a Gianpaolo Tarantini. [Repubblica.it]

L’ultima (?) puntata della Silvionovela [Massimo Gramellini]

DALLA DISCESA IN CAMPO ALLE DIMISSIONI, 18 ANNI DI ‘STORIA ITALIANA’

“Non mi ricandido a premier”: dopo quasi un ventennio di potere assoluto, l’anziano miliardario decide di lasciare ad Alfano e soci un Pdl ridotto ad Armata Brancaleone rissosa e perdente. Ora l’ex Caimano deve salvare le sue aziende e salvarsi dai processi. [Il Fatto Quotidiano]
Sarebbe comunque carino se oggi, nel day after della dipartita  dalla politica ufficiale dell’ex  più amato degli 150 anni: il migliore di tutti, quegli [im]prenditori che si spellavano le mani quando b. diceva alle loro assemblee fra una storiella e una barzelletta oscene: “il vostro programma è il mio programma”, che poi altro non è stato che quello di trasformare l’Italia in un’azienda [ormai fallita soprattutto grazie al progetto di b. sostenuto dalla cosiddetta alta finanza italiana] in grado di dare profitto ma a vantaggio dei sempre e soliti noti e altolocati, quelli che si sganasciavano dalle risate quando alle loro assemblee b. raccontava barzellette miserabilmente volgari e dava allegramente del coglione a chi non lo votava. Ecco, sarebbe carino se oggi invece di lamentarsi del disastro e basta provocato non solo dalla crisi ma anche dai governi di b., le cui azioni non sono state ostacolate come avrebbero dovuto da un’opposizione semplicemente e scandalosamente assente quando non addirittura complice del suo agire, avessero il buon gusto di ammettere di essersi sbagliati a sostenerlo senza nemmeno la scusa di essersi fatti rimbecillire dalle sue televisioni visto che non si parla di quella povera martire della casalinga di Voghera presa sempre ad esempio per giustificare tutto il male provocato dall’ignoranza ma di gente di livello un po’ superiore almeno dal punto di vista scolastico.
Io oggi, se fossi un giornalista, invece di andare a sentire le fanfaronate di Renzi o di vaneggiare sull’ultima sortita di Grillo andrei ad intervistare uno per uno questi nostri Grandi [Im]prenditori italiani, chiedergli come e quanto sia cambiata, e se è cambiata in meglio soprattutto, la loro attività e quanto, grazie al miglioramento ottenuto grazie ai meravigliosi e magnifici governi di berlusconi di tutti questi anni sia cambiata in meglio anche la vita dei loro dipendenti.
Ma presumo che, vista la situazione spaventosa della nostra economia dovuta non solo alla crisi ma soprattutto alle ladrate dei grandi delinquenti corruttori e corrotti di stato che hanno frodato e spogliato lo stato e dunque noi, che degli [im]prenditori sono sempre stati buoni amici e spesso soci in affari a nessuno verrà in mente di fare una cosa del genere.
Oggi sembrano tutti impazziti, sono tutti lì a preoccuparsi del buffone fascista, del duce del terzo millennio, ma i veri pazzi sono quelli che in tutti questi anni hanno pensato che la politica fosse qualcosa da restaurare ripudiando le ideologie [sulle quali la politica invece si è sempre fondata] invece e piuttosto che essere ripulita dal marciume e dalla corruzione che hanno ridotto l’Italia un paese a brandelli e allontanato la gente dalla politica “tradizionale” di cui giustamente, non si fidano più.
Sono caduti consapevolmente e per i loro esclusivi interessi nel tranello dell’uomo dei miracoli, quello che aveva in mente di far funzionare un paese come una qualsiasi delle sue aziende, col CDA al posto del parlamento – mentre l’unico obiettivo raggiunto e centrato in pieno è stato quello di trasformarlo in paese a sua immagine e somiglianza – e ancora adesso mentre si stracciano le vesti continuano a rinnegare la politica allineandosi sempre a quella peggiore, vedi ad esempio la Marcegaglia che era una di quelle che ridevano ai congressi e che ha scelto di andare sottobraccio a casini, la faccia “bella” di cuffaro, perché sanno che l’unica politica in grado di garantire per loro è quella che spesso si è avvicinata, quando addirittura non ne ha chiesto la viva e vibrante collaborazione a gente di malaffare, quella in grado di offrire l’aiutino in cambio di quello che leggiamo ogni giorno nelle cronache giudiziarie.
E, come al solito, le vittime di questa guerra fra bande continueremo ad essere noi cittadini, soprattutto i più deboli e indifesi che ormai non possiamo contare neanche più su un presidente della repubblica che invece di garantire soprattutto noi, i deboli e gli indifesi, quelli che grazie a questa bella politica tradizionale hanno perso anche la dignità quando non addirittura la vita, si è messo in testa che il governo dei banchieri sia la migliore soluzione possibile per far riemergere l’Italia dal baratro, non solo economico e finanziario in cui è precipitata.
 
20 anni di improntitudine
Marco Travaglio, 25 ottobre
La prima volta che ho scritto di lui era il 1988.Collaboravo già al suo Giornale, che però era per tutti “il Giornale di Montanelli”, come vicecorrispondente da Torino. Ma anche con un settimanale cattolico torinese, il Nostro Tempo: il direttore Domenico Agasso mi fece recensire un libro bianco anche nella copertina, Inchiesta sul signor tv, di Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, Editori Riuniti. Il primo libro che raccontava la storia di Vittorio Mangano, lo “stalliere” di Arcore che poi stalliere non era, e di Marcello Dell’Utri, l’uomo che sussurrava ai cavalli e soprattutto al Cavaliere. Quando poi, nell’autunno ’93, corse voce che Silvio Berlusconi volesse entrare in politica, ne parlai con Montanelli,a pranzo. Per spiegarmi che tipo fosse, mi raccontò la storia del mausoleo di Arcore, poi aggiunse: “È tutto vero, purtroppo. S’è fissato con la politica. Dice che il pool di Milano sta per arrestarlo e le sue aziende stanno fallendo per debiti. S’è fissato di fare il premier, ma se un poco lo conosco vuole diventare presidente della Repubblica. Se ci riesce, e lui è sempre riuscito dappertutto, con quali metodi preferisco non saperlo, siamo rovinati. Sia come italiani (ti dico solo questo: Confalonieri lo chiama ‘il Ceausescu buono’), sia come giornalisti del Giornale.
Mi ha già detto che ci vuole tutti al servizio del suo partito e io gli ho già detto di no. Vedrai che scatenerà l’apocalisse”. Qualche sera dopo, partì il bombardamento a tappeto a reti Fininvest unificate per sloggiare il Vecchio dalla direzione del Giornale. Fede, Liguori, Sgarbi (che gli diede del “fascista pedofilo”). “I manganelli catodici”, li chiamava Montanelli. All’Epifania, Fede chiese al Tg4 le sue dimissioni. Il direttore rispose con un Controcorrente di tre righe: “Fede ha chiesto le nostre dimissioni. Noi, al posto suo, non potremmo mai chiedere le sue, per il semplice motivo che non l’avremmo mai assunto”. L’8 gennaio ’94 Berlusconi irruppe, insalutato ospite, nella riunione di redazione del Giornale, che ormai da due anni non era più suo perché la legge Mammì l’aveva costretto a venderlo, anzi a fingere di venderlo (l’aveva girato al fratello Paolo).
E fece capire a noi redattori, in agitazione per i continui tagli di organico, che se volevamo le munizioni avremmo dovuto combattere la sua battaglia, non quella di Montanelli: cioè indossare il kit di Forza Italia. Altrimenti saremmo rimasti alla fame. Un minuto dopo Montanelli, assente e ignaro di tutto, rassegnava le dimissioni dal Giornale che aveva fondato vent’anni prima per creare un nuovo quotidiano, finalmente libero, “con un solo padrone: il lettore”. Sulla porta del suo ufficio, si formò una lunga fila di giornalisti che lo imploravano di portarli con sé. Quaranta giorni dopo, il 22 marzo, nasceva la Voce. L’Italia precipitava in tutte le classifiche e l’unica cosa che cresceva, oltre al suo conto in banca e ai suoi processi, erano i suoi capelli e la corruzione. In fondo l’aveva detto, quando la Fininvest era sull’orlo della bancarotta: “Trasformerò l’Italia come le mie aziende”. È stato di parola.

Uno stato che fa senso

Sottotitolo:  casini qualche giorno fa: “la polverini è coraggiosa e ha tutto il mio consenso”.
azzurro caltagirone ieri: “visto il marcio che è emerso, ritengo che bisogna restituire la parola ai cittadini”. [Anche i soldi, possibilmente]
Questo è quello che il pd considera meglio di Vendola e Di Pietro, per dire. E inoltre, come mai l’opposizione non si mise lo stesso di traverso così come ha fatto con la polverini quando i 314 TRADITORI DELLO STATO dissero in parlamento e non all’osteria numero cinque che ruby era realmente la nipote di mubarak? lì nessuno organizzò la giusta rappresaglia contro una maggioranza di delinquenti debosciati che ha ridicolizzato l’Italia agli occhi di tutto il mondo. Perché se è vero che questa è la destra più inguardabile che abbia mai messo piede nel parlamento italiano è vero altrettanto che chi si sarebbe dovuto opporre a tutte le sue nefandezze non lo ha fatto. Mangiare alla stessa tavola e poi salire sui pulpiti a giochi fatti [la polverini se n’è dovuta andare più per volere di Bagnasco che di d’alema, ditelo al cialtrone che si prende il merito] è una cosa abbastanza miserabile. Degna appunto di uno stato che fa senso.

Preambolo:  Si sveglia anche il cardinale Bagnasco (Cei): “Fuori dalle liste i politici chiacchierati”. È vero che la chiesa ha tempi biblici, ma qui forse si esagera [Il Fatto Quotidiano]

La politica deve smettere di stare a sentire i referenti di santamadrechiesa SEMPRE, quali che siano le cose che dicono.  Se ignorassero tutti, destra, sinistra e centro tutte le “insorgenze” delle eminenze  a proposito della qualunque [da che pulpito, poi…] forse ce la fa anche l’Italia a diventare un paese civile.

 Emma Bonino: “Il Pd è complice nel Lazio”

Non dubito – precisa la Bonino – che con quei soldi il Pd non abbia fatto festini, magari avrà fatto concerti di musica classica…

“Questi signori li mando a casa io, non voglio sceneggiate” [la polverini in conferenza stampa annunciando le sue dimissioni da presidente della Regione Lazio]: Video Staff della governatrice aggredisce i cronisti 

Polverini si dimette: ‘Consiglio indegno’
Ma la presidente sapeva. Ecco le carte

Ricordiamola così:

Se la polverini fosse stata presidente di una qualsiasi associazione senza scopo di lucro [così come dovrebbe essere tutto quel che ha a che fare con la politica, dunque con lo stato] anziché “solo” della regione Lazio l’avrebbero cacciata  a vita e con disonore.

Pare che non sia nemmeno vero che lei non sapesse, sembra che abbia detto di aver taciuto per senso dello stato [sigh!].

E se le cose stanno davvero così  non è solo responsabile di quello che fanno i suoi subalterni ma ne è complice.

Quindi chi qualche giorno fa si sperticava dicendo che “sì vabbè ma lei in fin dei conti che c’entra che non è stata nemmeno eletta con la lista del suo partito” oppure chi come fa formigoni da mesi parla di responsabilità individuali per riparare le sue malefatte  sulle quali non ha ancora fatto né vuole fare chiarezza sbagliava, molto. 
In politica non esistono responsabilità individuali, esistono appunto e apposta le gerarchie quindi quando in un consiglio comunale, regionale e ancorché nel parlamento della repubblica accadono fatti gravi, di criminalità e delinquenza il primo ad assumersene la responsabilità dovrebbe essere proprio chi sta più in alto, e a chi tocca, ‘nze ‘ngrugna, dopo.
E’ davvero singolare poi  il modo in cui in questo paese le istituzioni difendono lo stato e il suo senso: lo fanno tacendo sulla trattativa con la mafia che lo stato lo vuole morto e in parte c’è riuscito, lo fanno per mezzo di leggi che impediscono ai cittadini di sapere chi è che si occupa di noi  e come, e cioè dello stato, lo fanno permettendo a dei delinquenti di accedere a ruoli politici “alti”,  lo fanno proteggendosi a vicenda su questioni di malaffare e ruberie come appunto nel caso della giunta della polverini e di chissà quanto altro che non sappiamo.
 Il dramma è che questi ce li ritroveremo ovunque ancora e ancora, er batman già ci ha avvertiti che lui si ricandiderà perché non ha perso nessuna delle sue 28.000 preferenze, e io ci credo, perché a livello locale la politica è molto più trucida, se possibile, di quella nazionale. E alla polverini chi negherà un posticino al sole, qualche dirigenza? e la tragedia è esattamente questa: nessuno si farà mai carico delle proprie responsabilità perché a nessuno dei ladri né dei responsabili che dovrebbero fare in modo che di ladri nelle istituzioni non ce ne siano cambia mai la vita. 
In galera non ci vanno e disoccupati non ci restano. 
E questo è il modus che poi educa gl’imprenditori disonesti, i commercianti disonesti e i funzionari di stato disonesti. 
Ecco perché non è vero che gli italiani hanno quello che si meritano. 
Non tutti, almeno.
Quindi possiamo ben dire che più che senso dello stato è uno stato che fa senso.
Il 25 settembre del 2005 quattro poliziotti – dunque quattro funzionari dello stato – fra cui una donna ammazzavano a calci e botte un ragazzino di 18 anni: Federico Aldrovandi.
Anche per questo l’Italia è uno stato che fa senso, in certi casi anche molto schifo.
La scarpa giusta – Rita Pani

Leggo tutti i giorni con molta attenzione, non tanto le notizie sempre uguali di questo universo parallelo nel quale siamo stati catapultati, ma i commenti della “gente”, quella massa idiota con due G. Qualche giorno fa la Polverini rischiava di essere messa al rogo, ieri invece, già i toni si erano ammorbiditi, gli animi erano rasserenati dal “gesto di responsabilità” che almeno “la rendeva diversa dalla maggioranza dei ladri”; poi ho letto anche che “probabilmente era da scusare visto che – sempre probabilmente – davvero non sapeva”.

 

Mettiamo sia andata così: l’arrogante fascista, quella degli elicotteri, del reparto ospedaliero requisito per il rispetto della privacy dei degenti che non sono stati ricoverati, degli abusi e dei privilegi, figlia di un sindacato inesistente che a suon di tessere fasulle riuscì – sotto egida berlusconista – a sedersi ai tavoli col governo, mentre i pochi sindacati seri venivano estromessi dalle trattative, va a fare un giro conoscitivo dai padroni del vapore. Questi le dicono di fare attenzione, perché magari non succederà nulla, ma di fronte a tanta merda persino l’italiano potrebbe smettere la partecipazione con un click di mouse, e scendere in piazza con l’intento di scannarli. Il governo tecnico fa notare alla burina fascista che dal momento che girano certe foto raccapriccianti – non solo le sue pagate con 75.000 euro di parcella al fotografo – che mostrano troie e maiali in lussuose porcilaie, queste potrebbero essere lesive per l’operato del governo stesso. Nel frattempo, l’opposizione ricorda i primi rudimenti della politica e fa quel che avrebbe dovuto fare anni addietro in Parlamento: si dimette in massa. La burina fascista per quanto idiota, comprende che in un modo o in un altro deve lasciare la sedia, il fotografo personale, l’elicottero e tutto il resto, e se ne va.

 

Dov’è il senso di responsabilità? Dove la non colpevolezza? Dove il senso della politica?

 

L’hanno cacciata a calci nel culo, ma le scarpe erano sbagliate. Non erano quelle dei cittadini del Lazio che vivono sui tetti da tempo immemorabile in attesa che torni il lavoro. Non erano quelle delle madri dei bimbi che non hanno accesso agli asili. Non erano le scarpe dei parenti dei malati che hanno vissuto scandalo dopo scandalo i tagli e le ruberie degli ospedali romani. Nemmeno quelle di chi ha subito un abuso da parte del governo fascista voluto fortemente perché era intollerabile avere come governatore una persona sostanzialmente onesta, ma dedita a differenti divertissement sessuali, che per quanto si voglia tirare al Vaticano, continuano a offendere anche il più bolscevico dei cittadini italiani.

 

Leggere i commenti a questa notizia, comunque, è la cosa più sconfortante. Lascia sospettare che veramente in pochi si sia rimasti interdetti davanti alla promessa di Batman che si ricandiderà, e soprattutto dà la certezza che ora la televisione contribuirà alla necessaria operazione di restyling della Polverini stessa. Lavaggio, cera e grafitaggio e via, pronta per le prossime imminenti elezioni. Così pulita e brillante che sembrerà nuova e pronta per un altro mandato. E non certo di cattura.

 

Rita Pani (APOLIDE)