Eppure è facile: non spetta al presidente del consiglio licenziare i sindaci

Visto che resta difficile mettere la cocaina in tasca a chi non fa uso di droghe arriva, provvidenziale, la notizia dell’avviso di garanzia a ‪‎Marino‬ il giorno dopo la decisione di rinunciare alle dimissioni.
Ringraziamo La Repubblica sempre sulla notizia.
Guarda caso la notizia dell’avviso di garanzia a Marino arriva proprio oggi da Repubblica, il quotidiano che del sostegno a Renzi ha fatto una questione di vita o di morte. Ci sarà da ridere se qualcuno nel pd che fa le riforme con un condannato per frode, un cinque volte rinviato a giudizio per truffa e bancarotta, ha negato l’arresto per quel galantuomo di Azzollini, si tiene Vincenzo De Luca condannato, userà l’avviso di garanzia quale pretesto per calunniare ancora ‪‎Marino‬.

Marino ha fatto benissimo a costringere la dirigenza del pd ad umiliarsi con la richiesta di sfiducia.
La battaglia di Marino va oltre la questione degli scontrini e di tutta la sporcizia e le accuse ingiuste che gli hanno rovesciato addosso: la sua è una rivendicazione assolutamente legittima e civile.
A questo pd bisogna insegnare le regole di una vera democrazia, dove i non eletti da nessuno non cacciano gli eletti da qualcuno.
Gli arrivisti, i furbi come Renzi pensano che la politica sia un mezzo per ottenere potere e dei vantaggi personali.
Le persone perbene come ‎Marino‬, non ancora contaminato dai veleni della politica pensano che esistano delle battaglie da fare anche se si possono perdere, per questioni non meno importanti di un’amministrazione comunale, un governo che si possono mantenere o far cadere comprando senatori un tanto al chilo o facendo dimettere consiglieri per ordini imposti dall’alto con l’arma del ricatto.
Come diceva Pertini: “nella vita talvolta è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza”.
C’è da dire comunque che il pd non espelle nessuno: agevola soltanto l’uscita prima col mobbing, poi con le minacce e infine tenendo la porta aperta.
Lo sanno bene Marino, Civati, Mineo.
Una volta almeno il PCI, i Ds, avevano il buon gusto di buttare fuori gente decidendolo nelle segrete stanze.
Oggi fanno tutto alla luce del sole.
Manca poco che ‪Marino‬ venga accusato anche dell’omicidio di Giulio Cesare.

Ci vorrebbe qualche giornalista di buona volontà, magari uno di quelli più servi dei servi che decida finalmente di pentirsi, uno di quelli che hanno abbindolato e lobotomizzato il paese ripetendo che “meglio di così non potevamo stare”, che “Renzi è perfettamente legittimato a fare quello che fa”, che “il pd è l’unica alternativa al disastro” che spieghi, non solo ai romani ma a tutti gli italiani se è legittimo che un presidente di partito ordini a dei consiglieri regolarmente eletti di dimettersi per mandare a casa il sindaco Marino che, diversamente da Renzi che non è stato mandato in parlamento col metodo tradizionale è perfettamente autorizzato a rispettare il mandato per cui è stato votato. Che dica finalmente che i colpevoli dello scempio politico sono Napolitano che ha imposto non uno ma tre governi a sua immagine e somiglianza invece di rispettare l’ordine delle cose creando questo crash nella democrazia, la profonda sfiducia nel patto fra lo stato e i cittadini permettendo che il segretario di un partito che fa anche il presidente del consiglio controlli, comandi, imponga chi può stare,  chi deve andare e chi si è prestato ai golpettini in sequenza, gente come Monti, Letta e Renzi mandata in parlamento senza la necessaria autorizzazione dei cittadini che votano, permettono che si formi il parlamento che poi eleggerà un presidente del consiglio a immagine e somiglianza del popolo, non di qualche funzionario che risponde ad altri interessi nei quali si divertono, sguazzano e guadagnano anche quelli che dovrebbero controllare il potere ma invece lo costruiscono, lo fortificano, contribuiscono al suo mantenimento perché quello esistente è l’unico sistema che garantisce la sopravvivenza dei guastatori, dei devastatori dello stato di diritto.

***

A me l’effetto “cada Sansone con tutti i Filistei” applicato alla politica ha sempre intrigato, molto.
Non c’è nulla di più salutare per il ripristino delle regole democratiche del dissolvimento di un partito che si è sempre creduto grande ma soprattutto di sinistra mentre è stato sempre pieno di gente vigliacca, ipocritamente timorata di Dio in cerca di potere e quattrini, con nessuna intenzione di lavorare al bene sociale, che ha dimostrato di non saper governare né di fare opposizione, che durante il ventennio di berlusconi non si è mai distinta con qualche azione efficace di vero contrasto al dominio di un delinquente seriale ad esempio con una legge contro i conflitti di interesse ma anzi, ha sempre favorito la continuità di quel dominio.
Un partito che si dice di sinistra ma poi balbetta di fronte all’esigenza non più rimandabile di estendere i diritti civili per paura di turbare le anime “candide” dei cattolici, che si dice onesto e poi per opportunismi politici si tira dentro la feccia proprio come faceva berlusconi e mette al sicuro i delinquenti nella politica come ha fatto berlusconi.
Non c’è anti-politica nella speranza che il partito democratico venga relegato nell’armadio dei brutti ricordi della storia italiana, anzi, c’è proprio il desiderio che in questo paese qualcuno cominci a fare politica per tutti, non quella che diventa il mezzo e lo strumento per esercitare il potere espresso dalla piccola élite degli abusivi raccomandati. Con una politica che fa politica anche la malavita ha meno voce in capitolo. Mentre da più di venti anni assistiamo allo scempio di partiti che fanno finta di essere avversari ma che hanno invece come unico scopo aumentare potere a dismisura. Il che dalla destra uno se lo aspetta,  dalla sinistra no. Ma la sinistra di questi ultimi due decenni è stata sempre concentrata a guardarsi l’ombelico, alla ricerca del leader, e i congressi e le primarie e, e, e…
Ecco perché della situazione politica disastrosa non solo romana ma nazionale è la sinistra a dover pagare il conto almeno alla storia.
La politica in Italia è una cosa sporca, andrebbe vietata ai minori.

Il partito di Io [feat Alessandro Robecchi]

Preambolo extra-post a proposito dei “disagi” Wind di ieri: non è solo una questione di disagi e guasti temporanei che possono succedere. Tutto ciò che è fatto dall’uomo è fallibile e “rompibile”.
Il dramma è  che tutto il servizio di telefonia e relative connessioni ad internet in Italia fa pietà. Perché lo stato preferisce investire su altro, ad esempio ancora sulla televisione per poi utilizzarla per la sua propaganda, quando la politica si occupa di internet non lo fa per esaltarne le potenzialità e le risorse ma unicamente per tentare di mettere bavagli e mordacchie alla libera circolazione dei pensieri e delle notizie. E’ tutto qui il rapporto internet/politica.
Io pago alla TIM i due euro e cinquanta a settimana della connessione al mio cellulare ma se non c’è un servizio wi fi nel posto in cui mi trovo è come se non ce l’avessi. 
Però la pago. E allora bisognerebbe che questi signori e padroni dell’etere in tutte le sue forme facessero pagare solo quello che realmente possono garantire, altrimenti si chiama TRUFFA.

 

Sottotitolo: Dell’Utri potrà soggiornare in una cella singola, mica come i poveracci costretti a dividersi tre metri in sei, otto persone nel paese dove il carcere dovrebbe avere una funzione riabilitativa e rieducativa per Costituzione. Il privilegio anche nella delinquenza, laddove non c’è più niente da riabilitare ormai lo stato offre un trattamento particolare tenendo conto dello stato di salute del pregiudicato.
Gli altri possono anche morire di depressione, malattie, sempreché non abbiano la fortuna di essere amici di famiglia di qualche eccellenza come Giulia Ligresti, attenzionata personalmente dall’ex ministra Cancellieri e che, perché gravemente malata, passò da una cella allo shopping in via Montenapoleone evidentemente su prescrizione medica. 

Il presidente del senato Grasso, stop vitalizi a senatori condannati: “Ho chiesto ai Questori di istituire pratiche per questo risultato”.

In un paese normale sarebbe altrettanto normale che un politico che abbia dei conti da regolare con lo stato e la giustizia perda i diritti che aveva da politico, ci sono provvedimenti che dovrebbero scattare di default, il fatto che cuffaro,  dell’utri e altri ancora possano continuare a percepire dei soldi dalla politica come se stessero ancora lavorando per la politica, soldi che non paghiamo con le nostre tasse per mantenere eccellenti avanzi di galera mafiosi e corrotti non fa sentire bene, ecco.
Anzi fa piuttosto incazzare.
Ma siccome nel paese alla rovescia non è così, vediamo se i questori avranno la stessa solerzia d’intervento che hanno avuto per concedere il diritto divino del parrucchiere alle signore onorevolissime deputatissime.

 

Se Orsoni che patteggia per un reato, ovvero lo ammette ma sceglie la via breve con la giustizia non può – giustamente – governare una città, perché allora berlusconi che è stato condannato per reati contro lo stato può partecipare alle decisioni politiche per tutto un paese, incontrare e frequentare le alte cariche dello stato?
Per quale motivo gli italiani dovrebbero fidarsi di uno che pensa di riformare le leggi e perfino la Costituzione con la collaborazione di un delinquente amico dei mafiosi? Come ha ben scritto il professor Rodotà “Renzi non vuol negoziare con i membri del suo partito ma continua a farlo con berlusconi”.
Se questa, come sembra, come ci hanno fatto credere, è una scelta obbligata non significa che debba poi essere anche condivisibile.
Non significa poi che tutti dobbiamo fidarci di Matteo Renzi.
Io ad esempio no, non mi fido.

 

“DA ORSONI FRASI ASSURDE SU DI ME. CHI PATTEGGIA NON PUO’ GOVERNARE CITTA'”

 

Il concetto di “41%” di Renzi è lo stesso che ha permesso a berlusconi di poter ottenere un trattamento a dir poco inusuale per un condannato in via definitiva. 
Il suo giochino è stato sempre quello di ribadire di avere un consenso popolare. 
Il mantra dei milioni di elettori che lui e chi per lui hanno ripetuto ossessivamente e che anche in forza dei ripetuti inviti alla sobrietà di Napolitano verso la magistratura ha fatto tirare indietro la manina al giudice che poteva, eccome e a sua discrezione, decidere che silvio berlusconi anziché andare per 178 ore a farsi subire da incolpevoli vittime doveva invece soggiornare in una galera non 178 ore ma per tutto il periodo previsto dalla sua condanna.
Il consenso non è il viatico per fare come si vuole, non è un’autorizzazione a delinquere protetti dalle varie immunità che questo stato offre ai politici, non è affatto l’assicurazione di cui si fa forte Renzi per poter fare quello che gli pare.
Non funziona così, non può funzionare.

Il Partito di Io – Alessandro Robecchi per “pagina99”

È presto per dire come finiranno le nuove mirabolanti avventure del Pd, se i senatori dissidenti rientreranno nei ranghi, con quale sopraffino barbatrucco semantico pronunceranno la loro abiura davanti al papa re che governa il partito e il paese. Quel che è certa, invece, è l’apoteosi dell’ego renziano. I miei voti, le mie riforme, eccetera eccetera. Io, io, io. Usare il consenso ottenuto come un lasciapassare totale è un vecchio vezzo. Berlusconi, per dire, si serviva dei suoi “dieci milioni di voti” per autoassolversi in sede penale. Più modestamente, Renzi, usa il “suo” 41 per cento per rimuovere qualche senatore da una commissione parlamentare. Apprendiamo dunque che il 25 maggio abbiamo votato per le elezioni europee e per far fuori un manipolo di dissidenti. Questa sì che è democrazia diretta. Diretta da Matteo.

Renzi, il bulletto che fa il premier
Alessandro Robecchi, Il Fatto Quotidiano

Chissà cos’hanno pensato i dirigenti del più grande Partito Comunista del mondo quando hanno visto Matteo Renzi occuparsi di Corradino Mineo. Abituati a leader occidentali che vanno lì a parlare dei dissidenti loro, vederne uno che da Pechino si occupa dei dissidenti suoi li avrà divertiti un bel po’. Poi, appena tornato in patria, il premier ha fatto tutta la classifica delle sue proprietà. Mio il 41 %, miei i voti delle europee, mio il partito, e mio anche il paese, che “non si può lasciare in mano a Corradino Mineo” (che è un po ’ come sparare alle zanzare con un lanciamissili, diciamo). Tipica sindrome del possesso: è tutto suo, ce ne sarebbe abbastanza per uno studio sul bullismo. Studio già fatto, peraltro, perché pare che il paese proceda di bulletto in bulletto. Prima quello là, il Bettino degli “intellettuali dei miei stivali”, che Renzi ha voluto rivisitare con i “professoroni”, con contorno di gufi e rosiconi (al cicca-cicca manca pochissimo, prepariamoci). Poi quell’altro, Silvio nostro, parlandone da vivo, che rombava smarmittato dicendo che “dieci milioni di voti” lo mettevano al riparo dalla giustizia. Non diversissimo dal nuovo venuto, secondo cui “dodici milioni di voti” (suoi, ça va sans dire) sono un’investitura per fare quello che vuole senza se e senza ma. Insomma, che le elezioni europee fossero un voto per la riforma del Senato era meglio dirlo prima, non dopo. Ora, si trema all’idea di cosa, ex-post, tutti quei voti possano giustificare, dallo scudetto alla Fiorentina alla riforma della giustizia, dalla rimozione dei senatori scomodi alla renzizzazione selvaggia del partito. Come sempre quando si va di fretta, non mancano i testacoda. IL “LO CAMBIEREMO al Senato” (il voto della Camera sulla responsabilità dei giudici), detto da uno che il Senato lo vuole abolire. Oppure il famoso lodo “Daspo e calci nel sedere” ai politici corrotti, che si è tramutato in silenzio di tomba quando il sindaco di Venezia è tornato, dopo un patteggiamento, al suo posto. Se n’è andato lui, Orsoni, e sbattendo la porta, senza nessun Daspo e nessun calcio nel sedere (pare che intenda tirarne lui qualcuno al Pd, piuttosto). Ora, forgiata una falange di fedelissimi (persino i giornali amici e compiacenti ormai li chiamano “i colonnelli”) è bene dire che nessuno si sente al sicuro. Ne sa qualcosa Luca Lotti che per zelo ebbe a dire che Or-soni non era del Pd: Renzi lo sbugiardò a stretto giro, come dire, va bene essere più realisti del re, ragazzi, ma ricordiamoci chi è il re. Tanto, che uno sia del Pd oppure no è irrilevante: quel che conta è si è di Renzi oppure no. Perché Giggi er bullo vince sempre. Se il Pd va bene è il suo Pd. Se va male è quello vecchio e mogio di Bersani. Un po ’ come il Berlusconi padrone del Milan, che si intestava le vittorie e scaricava le sconfitte sugli allenatori. Lo stile è quello. L’avesse fatto Bersani, di levare da una commissione un senatore sgradito (magari renziano, toh) avremmo sentito gemiti e lezioncine di democrazia fino al cielo, perché anche nel “chiagni e fotti” le similitudini non mancano. E qui c’è un po ’ di nemesi, a volerla dire tutta. Perché se fino a qualche tempo fa si poteva sghignazzare sulla gesta di Renzi, “Ah, l’avesse fatto Silvio”, ora siamo arrivati al punto di dire: “Ah, l’avesse fatto Pierluigi!”. Che è poi la storia di come procede a passi rapidi l’uomo solo al comando: si teorizzava qualche mese fa da parte renziana che come alleato Berlusconi fosse meglio di Grillo. Oggi si teorizza (anche coi fatti) che come socio per le riforme Berlusconi è meglio di alcuni senatori Pd, eletti per il Pd da elettori del Pd. Quanto ai soldatini, ai pasdaran e ai guardiani della rivoluzione renziana, che sgomitano per farsi notare dal capo, devono per ora limitarsi all’arte sublime del benaltrismo. Ad ogni nota stonata del loro conducator sono costretti ad argomentare: e allora Grillo? Come se davanti a una bronchite un medico intervenisse dicendo: e la polmonite, allora? Nel merito, niente. Poveretti, come s’offrono.

Purghe si ma democratiche  –  Marco Travaglio,  14 Giugno 2014

Ma che soave delicatezza, cari colleghi giornalisti! E quali flautati vocaboli state escogitando per non chiamare con il suo nome la brutale eliminazione dei dissidenti ordinata da Renzi e dai suoi giannizzeri, anche in gonnella, dalla commissione che deve (imperativo categorico) approvare la cosiddetta riforma del Senato, cioè l’abolizione dei suoi poteri e delle relative elezioni! Eppure le parole giuste le conoscete bene, perchè le avete usate per mesi e mesi, ogni qual volta Grillo e Casaleggio chiamavano gli iscritti a votare sull’espulsione di questo o quel dissenziente: purghe, ostracismi, stalinismo, fascismo, nazismo, metodi antidemocratici, autoritari, populisti. Ora che toccherebbe a Renzi (caso molto più grave perchè riguarda un partito strutturato che per giunta si chiama Democratico, e coinvolge il premier), invece, siete tutti velluto e vaselina: “tensioni nel Pd”, “stretta di Renzi”(Corriere),“Renzi attacca i ribelli Pd”, “lite sulle riforme”, “pasticciaccio brutto”, “rimozione” (Repubblica), “scontro nel Pd”, “sostituzione”,“Renzi: no veti” (l’Unità). Solo Pigi Battista – una volta tanto onore al merito – mette il dito nella piaga del doppiopesismo italiota. Intendiamoci. L’abbiamo scritto per alcuni sabotatori a 5 Stelle, che all’evidenza avevano sbagliato partito e che il Movimento aveva tutto il diritto di espellere (anche se poi lo fece con forme antidemocratiche e inaccettabili, senza dar loro la possibilità di difendersi e chiamando gli iscritti a un unico voto su quattro senatori con storie diverse, un po’ come sulla scelta di Farage che scelta non era perchè mancavano alternative all’altezza e adeguatamente supportate): i partiti e i movimenti non sono hotel con porte girevoli dove uno entra e fa il suo comodo. La disciplina di partito non è antidemocratica: è una delle basi della democrazia. Esistono regole d’accesso e di permanenza, e chi le viola può essere espulso, purchè con procedure trasparenti e garantiste. Ora, non pare proprio che Corradino Mineo abbia violato alcunchè: se la degradazione del Senato da Camera Alta del Parlamento a inutile dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali nominati dalla Casta fosse stata prevista dal programma del Pd alle elezioni 2013, è ovvio che il dissenso di Mineo&C. sarebbe inaccettabile fino a giustificare l’esclusione dalla commissione e anche l’espulsione dal Pd. La controriforma del Senato però l’han partorita Renzi&B. a gennaio nel famigerato Patto del Nazareno che nessuno – tranne i due contraenti, leader di partiti che agli elettori si presentano come avversari irriducibili – ha il privilegio di conoscere nei dettagli. Quindi rispetto a cosa Mineo, Chiti & C. sarebbero traditori da punire?

Mercoledì il renziano Giachetti ha votato con FI, Lega e 70 franchi tiratori Pd la boiata sulla responsabilità diretta dei magistrati, contro il programma del Pd e il parere del governo Renzi: niente da dire? Intanto è stato appena eletto sindaco di Susa Sandro Plano, Pd e No-Tav: e ha preso i voti non perchè è Pd, ma perchè è No-Tav. Ora i vertici del Pd piemontese, infischiandosene degli elettori, minacciano di espellerlo perchè osa bestemmiare il dogma dell’Immacolata Grande Opera tanto caro a Chiamparino, Fassino e amici di Greganti assortiti, che però non compare nello statuto del Pd. Quale regole avrebbe violato Plano? Grillo e Casaleggio – secondo noi sbagliando – contestano la norma costituzionale degli eletti “senza vincolo di mandato”. Ma con che faccia chi – secondo noi giustamente – la rivendica spegne il dissenso di chi vorrebbe votare secondo coscienza contro il Patto del Nazareno, mai discusso da nessuno prima che fosse siglato aumma aumma?

Renzi dice: “Ho preso il 41% e si vota a maggioranza”. Giusto, anche se il 41% l’ha preso alle Europee (dove non era neanche candidato). Ma votare a maggioranza non significa eliminare la minoranza, altrimenti il voto è bulgaro. L’anno scorso, quando il Pd di Bersani decise a maggioranza – secondo noi sbagliando – di mandare al Quirinale Franco Marini, i renziani rifiutarono – secondo noi giustamente – di votarlo. Ora vogliono negare ad altri il diritto di fare altrettanto: le purghe renziane profumano di Chanel numero 5.

 

Ballisti d’Italia [spigolature]

Voglio rivolgere un pensiero affettuoso ai postini di tutta Italia; fatevi un favore, non lo votate neanche voi, così evitate di passare per le ire dei destinatari di posta e in più ancora non sarete più costretti a dover distribuire ciclicamente la monnezza made in Arcore.
#leballedisilvio

Negli Stati Uniti la carriera di un politico può venire stroncata anche e solo per una bugia che riguarda la sua vita privata; non è affatto voyeurismo né intromissione nella privacy il fatto di pretendere che la vita di una persona che – per scelta sua – decide di occuparsi delle cose e di conseguenza delle vite degli altri debba essere il più possibile trasparente anche per quanto attiene al suo privato. Perché gli americani  pensano e credono  che una persona che mente a sua madre, a sua moglie o a suo marito, ai figli, agli amici,  può mentire a TUTTI, dunque anche al popolo che sta gestendo e governando. L’America ha mille e più contraddizioni e gli americani avranno mille difetti come tutti, ma una cosa è certa: non permetterebbero mai ad un buffone bugiardo e disonesto seriale di occuparsi delle loro cose né mai gli affiderebbero le sorti della loro  vita.

Imu, B. manda finto avviso fiscale
Rivoluzione civile denuncia il Cavaliere

Pensionati in fila davanti ai patronati dopo aver ricevuto la lettera/balla di berlusconi in cui promette la restituzione dell’IMU: quest’uomo va cacciato non perché abbia dimostrato tutto il peggior dimostrabile ma perché è socialmente pericoloso oltreché geneticamente disonesto. E bene ha fatto Ingroia a denunciarlo.

Sesso e carriera, i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI

Lotte di potere e denaro in un rapporto segreto con i risultati di un’inchiesta sul Vatileaks consegnato da tre cardinali al Papa. Ipotizzata anche una lobby gay. Il documento passerà nelle mani del nuovo pontefice, dovrà essere abbastanza “forte, giovane e santo”. Atteso un “motu proprio”. CONCITA DE GREGORIO – La Repubblica

Mai una schifezza, dietro a certe  faccende. Travaglio lo scriveva una ventina d’anni fa che nel salotti che contano non manca mai il politico, l’industriale, il cardinale e la mignotta. La lussuria è un peccato a corrente alternata, vale per noi mortali ma ai piani alti  e anche a quelli altissimi  non solo è ammessa ma anche concessa dalla notte dei tempi.

Monti: ‘Merkel non vuole Pd al governo’
Ma la Cancelliera lo gela: ‘Mai detto’

Sono proprio contenta che l’algido professore si sia rivelato per quello che è.
Che vadano a nascondersi tutti quelli che hanno lisciato il pelo [lasciandoci su anche qualche traccia di bava] al “salvatore della patria”.
Sobrietà d’accatto; raccontare balle pro domo propria fa schifo sempre, non è che se lo fa b la cui reputazione è qualche tacca sotto allo zero assoluto i soliti tromboni devono fare  sensazionalismo ma se invece lo fanno altri si può soprassedere e usare altri toni perché Monti è persona più affidabile. Il prestigio non si mantiene a forza di balle, che ha voluto dimostrare Monti, che può parlare in nome e per conto della Merkel? brava Angela che lo ha sputtanato a stretto giro di cazzata. Sappia, il professore, che quaggiù siamo diventati impermeabili e abbastanza esperti in materia, ormai.

E quelli che raccontano balle sono considerati e trattati da raccontaballe, non certo da statisti.

Master falso, Oscar Giannino si dimette
Il giornalista lascia la presidenza di Fare

Trovo ridicolo che si facciano le pulci a chi ha millantato lauree e master inesistenti in un paese dove una mai laureata, Giorgia Meloni, la sorellastra d’Italia, è stata ministro della repubblica. Le pulci si dovevano fare nei casellari giudiziari di un bel po’ di gente prima di farla entrare in parlamento, gente che invece c’è entrata e c’è pure rimasta, non certo negli archivi dei titoli di studio.

Tanto più che le dimissioni di Oscar Giannino sono un puro gesto di facciata visto che il candidato premier di Fare per fermare il declino resta lui.
Per carità, al punto di disperazione in cui siamo tutto fa e va bene, ma è troppo facile essere intransigenti coi pesci piccoli dopo aver perdonato tutto a quelli grandi, squali compresi.  Pare che Giannino abbia aumentato la somma  delle sue  balle avendo detto di aver partecipato allo Zecchino d’oro ma non è vero nemmeno questo. Complimenti comunque  a Zingales  che non ha avuto nessuna esitazione a denunciare lo stravagante bugiardello  esordiente  a pochi giorni dalle elezioni e, malgrado   le tante gaffes a getto continuo  del variopinto   leader  potrebbero perfino aver guadagnato qualcosa.
Nel paese alla rovescia – comunque –  una scorrettezza diventa un qualcosa di irricevibile e meritevole della pubblica gogna, un reato, invece, si abolisce con la stessa disinvoltura con sui s’ignorano leggi esistenti per consentire ai non aventi diritto – perché hanno scelto di fare altro nella vita,    di intraprendere carriere politiche – come ad  ad esempio occuparsi di televisioni e giornali o di violare la legge, e in certi casi anzi uno, anche entrambe le cose. 

Chi invece la vuole fare senza violare né la legge né la Costituzione [Ingroia] deve spogliarsi come san Francesco sennò non va bene.
Prima di entrare nella cabina elettorale 1, 2 o 3 ricordatevi, ricordiamoci che noi siamo meglio di loro. Di quelli che ci hanno portato fino a qui.
E lo siamo perché nonostante e malgrado la democrazia, la giustizia, l’uguaglianza, il rispetto dei diritti in questo paese siano solo dei fantasiosi modi di dire entrati di prepotenza nella categoria del luogo comune, non per colpe e responsabilità nostre, diamo ancora a loro la possibilità di occuparsi di noi.
Se avessimo fatto il contrario allora sì, saremmo stati peggio.

FRATELLI (OMOFOBI) D’ITALIA 
Meloni costretta a prendere le distanze


Grazie ai due deficienti candidati nel partito della sorellastra d’Italia di cui sopra, di Crosetto e di la russa per averci ricordato con lo squallido spot omofobo che ha fatto il giro del mondo, che il fascismo resta sempre la montagna di merda che è, come la mafia. Purtroppo bisogna capirli, loro non hanno nemmeno un culo adatto per paragonarci le loro facce, ecco perché si preoccupano di quelli altrui. Spero che gli omofobi e i razzisti vengano quanto prima soffocati dalle loro ossessioni. Gente cattiva, malvagia, che non ammette che una  persona la felicità e la serenità se la deve trovare come vuole e con chi vuole.

Se ci fosse un dio li maledirebbe, altroché.

In meno di ventiquattr’ore sia Monti che Bersani hanno dovuto abbassare il capino e arrendersi all’idea che uno che da quasi vent’anni porta milioni di persone sulle piazze di tutta Italia non si può scacciare come il moscerino dalla camicia bianca.
Se lo avessero fatto tutti prima forse il clima oggi non sarebbe così avvelenato.
Il fatto che spesso scrivo di Grillo e del MoVimento non significa che ne condivida tutte le teorie né tanto meno il linguaggio esasperato che usa il leader, anche se dovrebbe essere comprensibile che la piazza non è lo studio di Porta a Porta. Il mio non è affatto un sostegno ma semplici osservazioni e considerazioni che gente più esperta di me avrebbe dovuto fare da tempo, anziché mettersi a fare ridicole guerricciole contro dalle proprie tribune, che siano quotidiani, radio e televisioni non importa.
In questa campagna elettorale è mancata proprio l’intelligenza da parte di tanti, giornalisti, opinionisti, cazzari tout court ma che però vengono considerati autorevoli e meritevoli di una ribalta da cui esprimersi praticamente ogni giorno.
Gente che ha dimostrato di non avere memoria, dopo che lo stesso errore è stato fatto dai politici di professione ad esempio quando si è formata la lega, considerata all’inizio solo un manipolo di rozzi che facevano folklore, quelli che guardano dall’alto in basso come se fossero in condizioni di poterlo fare, persone che hanno dimostrato un’assenza totale di quella scaltrezza utile a non trasformare il nemico nel PEGGIOR nemico.
Sparare ad alzo zero ogni giorno da mesi contro il populista pericoloso fa incattivire lui e chi lo sostiene, e, lo dico e lo scrivo da mesi, ha prodotto lo stesso effetto che ha permesso a berlusconi di arrivare fino a qui.
Così come tanta gente ha votato berlusconi “per dispetto” ci sarà chi voterà il MoVimento per la stessa ragione.
Le carezzine in testa avrebbero dovuto farle altri a lui, non farlo esasperare oltremodo, chiunque sentendosi aggredito si difende, specie se non c’è ragione, non c’è SEMPRE ragione per doverlo fare, a differenza di quello che si fa – sempre troppo poco – con berlusconi DAVVERO pericoloso perché lo ha dimostrato, e che si dovrebbe fare con Monti altrettanto se non di più pericoloso anche se per motivi diversi ma non meno importanti, ma per lui ovviamente, siccome è ben visto, anzi adorato da Napolitano e dall’America si usa un trattamento diverso, sobrio.
Tutto sommato è anche meglio che Ingroia, il grande assente di questa campagna elettorale venga ignorato da gente così.
Noi cittadini siamo disorientati anche a causa della mancanza di punti di riferimento non solo politici ma che sappiano suscitare delle riflessioni serie, questo paese è pieno di gente scarsa, incapace, tutt’altro che autorevole e intelligente, gente costretta in qualche modo e sempre a portare acqua al mulini di qualcuno, politicamente inferiore rispetto al livello che dovrebbe avere chi ha l’arroganza di proporsi come la soluzione del problema, specie se ha contribuito alla costruzione di quel problema.

Fare politica cambia il modo di pensare e di agire o una persona deve essere predisposta per pensare e agire in un certo modo a prescindere dal suo impegno politico o professionale? la domanda sembra marzulliana ma veramente, io non capisco cosa passa per la testa di certe persone che non fanno nemmeno in tempo a metterci piede, nella politica, che subito si comportano come esperte e navigate opportuniste.
Siciliani, ma che ha fatto Mirello di bello che nessuno vuole toglierselo dalle balle nonostante il suo corposo curriculum? chiedo.

Ubi Mirello, Mineo cessat

Marco Travaglio, 21 febbraio

Oggi tocca parlare di Corradino Mineo, direttore per 7 anni di Rainews24 all’insaputa dei più (il canale ha totalizzato nel 2012 il ragguardevole share medio dello 0,57%), ma non del partito (il Pd) che l’ha prima sponsorizzato in Rai e ora lo candida, nientemeno che come capolista al Senato in Sicilia. Il futuro statista ha chiuso la campagna elettorale a Enna con un imperdibile dibattito col locale ras Vladimiro Crisafulli, detto “Mirello”, che il mese scorso la commissione di garanzia del Pd presieduta da Luigi Berlinguer ha escluso dalle liste dopo che il Fatto aveva ricordato le sue variopinte pendenze giudiziarie(note a tutti anche se non ne parlava nessuno) e pubblicato un rapporto inedito dei Carabinieri del 2008 in cui si chiedeva addirittura il suo arresto. In sintesi: Mirello è indagato per abuso d’ufficio per aver fatto pavimentare la strada che porta alla sua villa a spese della Provincia; è imputato (fresco di rinvio a giudizio) con altre 18 persone per truffa e falso in bilancio nella malagestione dell’Ato Rifiuti; e l’Arma lo accusa di gestire come affar suo tutti gli appalti, i servizi, le nomine e gli incarichi nella sua città e di intimidire chi si oppone al suo sistema di potere. In più c’è la celebre intercettazione del 2001, con tanto di filmato, che lo immortala nella sala di un hotel di Pergusa avvinto come l’edera al locale boss di Cosa Nostra, Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia e in seguito anche per omicidio. Quando finalmente il Pd lo esclude dalle liste, il 16 gennaio Mineo plaude: “C’era una questione di opportunità vera, dare prova di maggiore rigore in questo momento era importante”. Ma l’altroieri, al convegno elettorale reclamizzato — riferisce Live Sicilia — “da una lunga scia di manifesti abusivi affissi a ogni angolo”, Mineo pare un’altra persona. “Mirello — dice affettuoso — ha dimostrato di essere un vero dirigente politico”. Poi se la prende col Fatto , autore di una “campagna strumentale contro Crisafulli”. Strumentale in che senso? Sono vere o false le notizie che abbiamo scritto? Se sono false, sarebbe suo dovere di giornalista (ex?) ristabilire la verità. Se sono vere, sarebbe suo dovere di politico trarne le conseguenze, evitando di frequentare un simile soggetto e di elogiarlo in pubblico per avere i suoi voti. Invece sceglie la terza via: non entra nel merito e accusa di “campagna strumentale” un giornale indipendente che fa il proprio dovere di dare notizie (concetti — l’indipendenza, il dovere e le notizie — che evidentemente gli sfuggono). A questo punto qualcuno potrebbe domandargli: scusa, Mineo, ma perché non te la prendi con la commissione di garanzia del tuo partito che ha cacciato il tuo amico Mirello in quanto impresentabile? Ecco pronta la risposta: “Ho condiviso la scelta di opportunità, non i modi che hanno portato alla sua esclusione dalle liste. Questo non mi impedisce di riconoscere a Mirello di essere un grande dirigente del partito e soprattutto di non essere impresentabile”. Restano inevase un paio di curiosità. 1) Qual era il “modo” giusto per escluderlo dalle liste? Cacciarlo e poi chiedergli scusa? Cancellare una parte del suo cognome e candidare Crisa ma non Fulli, o Fulli ma non Crisa? Sistemarlo su qualche altra poltrona come premio di consolazione? 2) Che deve fare un politico (del Pd, si capisce) per essere impresentabile agli occhi di Mineo, visto che un’indagine per abuso, un’imputazione per truffa e falso in bilancio e l’affettuosa amicizia con un boss mafioso non bastano? Rapinare una banca? Imbracciare il mitra e fare una strage?

Ps. In questi anni ho più volte aderito agli appelli dell’Usigrai e di altre benemerite associazioni in difesa del Mineo, che ogni due per tre passava per vittima di non si sa bene quali censure e ostracismi. Me ne pento amaramente e me ne scuso vivamente con i lettori.

I diritti civili sono LA priorità: chi non lo capisce, non capisce niente

Il vero matrimonio contro natura è quello partorito dal Pd

Le diverse anime che compongono il Pd sono figlie di padri diversi in un paese dove non sono neppure riconosciute le coppie di fatto. Siamo all’inverosimile: politicamente si fanno matrimoni scellerati e opportunisti ma sui temi dei diritti dei singoli non si fa un passo.
La vecchia Dc e alcuni vecchi comunisti “redenti”  si sono  sposati in un  matrimonio che è davvero contro natura, è ridicolo accorgersene solo oggi.

Sottotitolo: Art. 29 della Costituzione ITALIANA:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

Se qualcuno ci legge “uomo e donna” o viceversa lo invito domenica prossima al mojito delle diciotto e trenta in spiaggia con me.

L’ammissione da parte del PD, presumo e spero definitiva  per chi deciderà se è il caso di sostenere un partito che nega diritti,  circa il fatto che “quel matrimonio non s’ha da fare” a proposito di quello fra persone dello stesso sesso è la prova evidente che pensare di risolvere i problemi dal di dentro è una cazzata, gigantesca; io non capisco che ci faccia lì dentro Paola Concia, non capisco Vendola quando pensa di voler fare alleanze con un partito che poi non riconosce i diritti di Vendola né di Paola Concia che per regolarizzare la sua unione con la sua compagna è dovuta volare in Germania.

Non capisco che ci facciano, ad esempio, nel PD Pippo Civati e Ignazio Marino che sanno cosa vuol dire rappresentare un partito di (centro)sinistra e quali sono le istanze a cui un partito di quello schieramento deve rispondere.

Se mangiare a un ristorante è un privilegio (e di questi tempi pochi se lo possono permettere, è vero), poter accedere ai servizi di un ristorante, ma anche a quelli di un bar, e di qualsiasi altra attività commerciale senza essere buttati fuori perché si è neri, musulmani, vegetariani, omosessuali eccetera, è un diritto.
Perché la discriminazione è sempre dietro l’angolo, e il nazismo nacque proprio dall’idea delirante di hitler che pensava ci fossero persone più degne di altre di vivere,  poter stare al mondo e calpestarne il territorio in libertà.

Da qui gli orrori dell’olocausto, una strage continua e continuata che ancora oggi si ripete anche se  con modalità diverse perché c’è ancora troppa gente al mondo, gente che purtroppo può agire secondo il suo sentire,  che pensa che il diritto di vivere sia invece un privilegio riservato a qualche élite di eletti da non si sa bene chi.
Il diritto di cui si parla non è quello di poter spendere ma quello di non essere discriminati per l’appartenenza a una categoria.

I diritti non fanno parte di alcunché che sia ‘minoritario’, anche se riguardassero una persona o dieci vanno discussi, affrontati e quando è il caso, e nel caso della regolamentazione delle coppie omosessuali e di fatto lo è, concessi.
Nel  PD, il partito dei  cosiddetti riformisti e progressisti italiani  ci si scanna per la concessione di diritti che esistono ad esempio in Olanda, Spagna, Portogallo, Svezia e Francia [che non risulta abbiano governi composti da rivoluzionari estremisti] che ha perfino  riconosciuto il testamento a favore dei compagni come anche l’assistenza in caso di malattia – dal prossimo anno in Francia gli omosessuali potranno SPOSARSI, non  “pacsarsi” o “dicoarsi”.
Ecco perché la mia sensazione è che non sia una questione di sinistra minoritaria ma di un paese dove è la civiltà ad essere minoritaria, spesso del tutto assente.
L’uguaglianza dei diritti non deve piacere ai cattolici, ai vegetariani, ai neri, ai musulmani, né tantomeno essere messa al vaglio della volontà di un capo di stato estero che da sempre turba gli equilibri politici condizionando le scelte di persone troppo deboli, interessate a stare coi piedi in troppe scarpe e dunque inadatte a qualsiasi ruolo politico – istituzionale.
Figuriamoci  se quelle stesse persone sono chiamate poi a fare leggi che tutti dovremo rispettare, volenti e nolenti.
 Metterla in pratica nei fatti, che comprendono anche la concessione degli stessi diritti di cui godono gli eterosessuali anche agli omosessuali è doveroso, punto e basta; di questo argomento si è parlato pure troppo ma non un’azione concreta è stata fatta in proposito.

E questo non è degno di una democrazia civile.

Nessun rispetto né considerazione quindi per quella politica e per i rappresentanti di quei partiti   che negano i diritti per le loro  squallide faccende di bottega.

Una legge sulla regolarizzazione delle coppie di fatto la chiede, e da tempo,  anche l’Europa, come mai in questo caso all’Europa non si risponde, nessuno si mette sull’attenti come quando c’è da spennare i lavoratori, licenziare, tagliare necessità?  la politica, tecnica e non,  quando c’è da togliere ci mette poche ore, qualche giorno,  a dare  fa fatica, anzi non ci riesce proprio, e  chissà perché.