Cambiare si può, ma solo se dopo è meglio, giù le mani dalla Costituzione, cialtroni

Letta: “cambiare la Carta serve, chi critica non vuole cambiare l’Italia”.

Non è esatto: chi critica non vuole farla cambiare a gente che non è degna nemmeno di spolverare la scrivania dove quella Costituzione è stata firmata da persone talmente nobili che si fa fatica persino a pronunciarne e scriverne i nomi senza provare l’imbarazzo del senso di inferiorità.

Cambiare non solo si può ma si deve, per andare avanti, crescere e perfezionarsi, ma per fare questo ci vogliono i requisiti.

E al momento in parlamento non c’è nessuno che risponda a quelli necessari per modificare l’unico e ultimo pilastro su cui questo paese può ancora fare affidamento. Non ci fidiamo di gente che per favorire un pregiudicato delinquente è disposta ad abbattere quei principi morali, etici, di giustizia e uguaglianza scritti sulla Carta più bella del mondo ma solo a parole, visto che nei fatti non viene rispettata proprio da chi dovrebbe difenderla come uno scudo umano ma al contrario permette che  venga insultata e oltraggiata tutti i giorni.

Per toccare la Costituzione ci vogliono le mani pulite, dunque non quelle di chi, mentre pensa alle modifiche costituzionali, sta proteggendo e tutelando un delinquente che su quella Carta ci ha sputato sopra in varie e molteplici occasioni, uno che la disciplina e l’onore indispensabili per servire lo stato non sa nemmeno dove stiano di casa. Uno che per proteggere se stesso e i suoi figli si teneva un boss mafioso, un assassino dentro casa, lo pagava per questo e adesso vuole essere aiutato da quello stato su cui ha vomitato i suoi reati, le sue bassezze come fosse il postribolo dove giocava a fare il satrapo avvizzito dalla sua impotenza con ragazzine che potevano essere sue nipoti.

Ergo; andate a giocà da un’altra parte, ché qua la sabbia è finita.
E pure la pazienza.

***

La bella e brutta Costituzione, di Rita Pani

«Bellissima la prima parte della Costituzione, la seconda no. Non dobbiamo temere di cambiare, in Italia c’è troppo conservatorismo» [Il giovane Letta]

Vedi giovane Letta, un pernacchione ci sarebbe stato bene. Uno di quelli da antologia, sul modello di Totò e Peppino.

Mi viene male scrivere ancora di Costituzione, perché l’ultima volta che ho tentato di difenderla pubblicamente ne ho ricavato una denuncia penale, però è più forte di me, ed ogni volta sento urgente il bisogno di perseverare.

Avresti dovuto essere più preciso, avresti dovuto definire meglio quale parte della prima parte della Costituzione, è bella? Perché così sembra quasi essere disonesta l’affermazione.

È bello l’articolo 1? Quello sulla Repubblica fondata sul lavoro? Il secondo, o il terzo articolo, che io personalmente adoro? Sai quello che parla della dignità sociale? Il quarto! Come non amare il quarto fondamento della nostra Nazione? Il lavoro al quale tutti i cittadini italiani hanno DIRITTO.

E via a caso, l’articolo 11 che ci fa ripudiare la guerra. O l’antifascismo?

Personalmente, giovane Letta, amo anche la seconda parte della nostra Costituzione, e la rispetto come tu dovresti rispettare il Vangelo, ma so e ho il coraggio di ammettere che ormai non è altro che un libro d’altri tempi, un classico della letteratura che va assunto da chi lo legge, esattamente come si fa per un romanzo di fantasia.

Da un ventennio, ormai, la Costituzione italiana ha valore simbolico e torna ad essere fondamento dello Stato all’occorrenza, a seconda dell’utilizzo opportunistico che se ne vuole fare.

La realtà è che la seconda parte della Carta, “la parte brutta” oggi è di peso allo smantellamento dello Stato che perpetri in continuità con i tuoi predecessori, e quindi, in nome di quell’opportunità, sarebbe da cancellare.

Fortuna – vostra – vuole, che anche i difensori della Costituzione oggi siano una sorta di esercito di cazzari e burattini, anche loro in qualche modo funzionali ad altro sistema, inviati a difendere un articolo e a sabotarne un altro, che potrebbe essere utile al gran capo di turno.

La Costituzione, giovane Letta, è una tutta intera e ne avete fatto carta straccia.

Se l’Italia avesse applicato sempre la parte “bella”, oggi saremo una grande nazione, invece proprio quella parte, quella da romanzo romantico, è la prima che avete smesso di applicare senza neppure avere il coraggio di dire che restava là a memoria di quel che fu, ma che l’avevate fatta diventare utopia. Mentre la seconda parte è “brutta” solo perché ancora in grado di legarvi le mani, perché è ancora legge dello stato, e controlla – o dovrebbe farlo – tutti i vostri intenti criminali.

So che rischio di cadere nella banalità giovane Letta, quella che voi erroneamente chiamate demagogia, ma è difficile astenersi dal commentare certe dichiarazioni che urtano, come se fossero pregne di ignobile arroganza.

Non si può star zitti davanti a un premier che suddivide la Costituzione in “bella e brutta”, mentre l’Italia fondata sul lavoro muore di fame, disoccupata, schiavizzata e sottopagata. Non si può tacere se si conserva la dignità del cittadino, davanti allo scempio del privilegio di un singolo cittadino che per non pagare il suo conto con la giustizia toglie dignità ad una nazione intera. E soprattutto non si può astenersi dalla sonora pernacchia, quando in uno stato che salva la parte “bella” della Costituzione, si accetta, tollera e benedice un raduno di neonazisti, e si è tollerato che proprio il fascismo rinnegato tornasse al governo per espropriarci la dignità.

E dico tutto ciò, appellandomi all’articolo 21. Quello bello.

Vergognati, giovane Letta.

Rita Pani (APOLIDE)

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L’oltraggio nell’oltraggio [reloaded]

Sottotitolo: in previsione della stagione calda ricordatevi  sempre di bere molto.

Ché in questo paese la disidratazione fa brutti scherzi: può provocare fratture e contusioni multiple, e in caso di cagionevolezza anche la morte.

 

L’elenco è incompleto, ne mancano un bel po’ di morti “per sbaglio”.

Le sentenze si rispettano nella misura in cui sono eque, e restituiscono davvero giustizia a chi ne è stato privato.
Quando non lo sono si ha tutto il diritto di commentarle a proprio piacimento.
Anche perché non rispettare una sentenza non significa affatto sminuire il valore della Magistratura, visto e considerato che la Magistratura applica leggi che non scrivono i giudici ma i politici in parlamento.
E nessuno fra il popolo ha mai chiesto alla politica di dare alla vita umana un valore irrisorio, nullo, e che quantifica in una pena nulla chi –   indossando una divisa da funzionario dello stato – massacra gente inerme per dispetto o l’ammazza di botte ma poi per mezzo delle stesse leggi si  condanna alla galera vera da scontare chi spacca una vetrina.

Stefano è morto di fame e di sete, ci hanno detto, per colpa di medici che pur essendo stati condannati, nel paese più garantista di tutti non sconteranno mai un solo giorno di galera.
Ma un po’ prima era già morto di botte, questo succede quando lo stato sa esercitare solo autorità per mezzo del suo braccio armato violento e non invece  una giusta autorevolezza restando sempre dentro il confine del diritto.

Stefano, in un paese normale non sarebbe mai stato arrestato; nessuno viene considerato un criminale da galera perché ha in tasca qualche grammo di fumo e delle medicine contro l’epilessia.

E come scrivevo già un po’ di tempo fa  non farà né caldo né freddo a nessuno, a parte noi poveri idealisti che pensiamo e speriamo che l’Italia possa trasformarsi prima o poi non dico in un paese normale ma almeno sano, sapere che in questo paese si nutrono per legge, quindi obbligatoriamente – anche contro la loro volontà espressa in precedenza – i già morti da vivi  mentre non si ricorre all’alimentazione forzata quando c’è da salvare una vita che era ancora vita. 

Una persona può rifiutarsi di mangiare e bere per protesta o perché essendo stata pestata a sangue a scopo pedagogico, educativo, fame proprio non le viene mentre è sotto tutela dello stato, ricoverata in una struttura sanitaria pubblica e non succede niente, si lascia morire così, nell’indifferenza di tutti vietandole perfino la vicinanza di una persona di famiglia.

Non saper riconoscere, nemmeno dal punto di vista della legge – che dovrebbe tutelare proprio e maggiormente le vittime mentre la nostra spesso e anche volentieri fa l’esatto contrario – qual è la parte debole di un brutto gesto, di un’offesa, di una violenza è la ragione che poi fa dire a giovanardi, a la russa, che Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi sono morti perché se la sono cercata, erano drogati di strada, e non perché gente con un potere enorme in confronto a loro ne ha abusato. 
Fino ad ucciderli.

Senza l’obbrobrio della legge che porta il nome di fini e giovanardi, lo stesso che lo ha insultato fino a ieri, Stefano sarebbe ancora vivo, nessuno lo avrebbe mai arrestato per una manciata di fumo, e non sarebbe mai morto di botte, di fame, di sete, di ingiustizia e di stato.

STEFANO – di Rita Pani

Chissà, forse è andata proprio come andò a Padre Pio. Satana entrato nella cella di Stefano lo ha tentato, e lui per fuggire alla tentazione ne è uscito con le ossa rotte. Nessun colpevole, quindi, per la vita sprecata di un ragazzo che ha avuto la sfortuna di non essere un embrione. In quel caso sì, anche giovanardi sarebbe stato dispiaciuto per lo scempio.
Un oltraggio nell’oltraggio la sentenza che condanna i medici per malasanità, e che nello stesso tempo sospende la pena – che sarà mai? Capita al medico di sbagliare.
Un oltraggio nell’oltraggio anche il processo, che di omicidio non ha mai parlato: lesioni gravi era l’ipotesi di reato. Succede.
Son tante le cose che si potrebbero dire a proposito di uno Stato che uccide e resta impunito, ma avrebbero il suono noioso delle cose troppe volte ribadite, e bisognerebbe per principio aver la pazienza di stilare la lunga lista delle giovani vite sprecate. Quelle che non si aveva interesse a salvare, quelle per le quali nessuno è stato mosso da umanità. Quelle che non erano importanti per nessuno, anzi! “Un drogato in meno” ho letto da qualche parte, su uno di quei giornali di proprietà del Salvatore di giovani egiziane per bene, frequentato da commentatori cristiani, quelli che salverebbero tutti gli embrioni, tutti i malati terminali che vogliono morire.
Che si potrebbe aggiungere quindi allo squallore?
La consolazione, forse, di pensare che per fortuna è solo la sentenza di primo grado. La speranza nel secondo, o nella cassazione. Ma ultimamente perdiamo troppo del nostro tempo a sperare sogni che non si avverano mai.
Un pensiero caro e di solidarietà alla famiglia Cucchi, vergognandomi di questo paese infame.

 

La contrapposizione

Sottotitolo: ”Povero Paese dove un presidente della Repubblica invece di andare in prima serata in televisione a condannare un atto eversivo di portata enorme come la triste sfilata di parlamentari negli uffici giudiziari, riceve Alfano (ex ministro della Giustizia…) al Quirinale il giorno dopo”.

Chi l’ha detto?

A) Benedetto l’Emerito dal suo ritiro spirituale sinceramente preoccupato per la situazione politica italiana.
B) Pier Luigi Bersani, in qualità di prossimo venturo eventuale presdelcons sinceramente preoccupato per l’emergenza democratica che dura in questo paese da diciotto anni.
C) Beppe Grillo, noto agitatore di masse, populista, qualunquista, demagogo, nazista, fascista, protetto dai poteri forti della Casaleggio [da non confondersi con cosa nostra].

Sono diciotto anni che si porta avanti questa teoria ignobile  della contrapposizione fra Magistratura e politica col favoreggiamento vivo & vibrante di parte delle istituzioni, di certa stampa e giornalismo e parte  di quell’opinionismo ‘eccellente’ sempre presente in tivvù.

Mentre invece si tratta semplicemente della contrapposizione legittima e legale della giustizia contro ladri e malfattori di stato.
Chissà come mai quando condannano e arrestano ladri, assassini e stupratori non si parla mai di contrapposizione fra giustizia e criminalità violenta ma semplicemente e come è giusto che sia  di applicazione della legge?
E chissà come mai la gggente sempre così severa verso i ladri semplici, gli assassini, gli stupratori e i criminali in genere non impara ad esserlo anche per quel che riguarda gli altri e ‘alti’ criminali che ben più danni producono all’intera collettività?

La Magistratura agisce laddove c’è un reato e un imputato colpevole di quel reato. E la politica di quel che fa la Magistratura si deve DISINTERESSARE IN TOTO, questa è l’unica separazione dei poteri da mettere in pratica nei fatti.

Se  la politica non vuole essere disturbata dai giudici basterebbe che i suoi referenti e rappresentanti non commettessero reati penali, che non fosse connivente con mafie e criminalità come invece è capitato e capita troppo spesso qui da noi.

E che evitasse poi  di parlare di persecuzione giudiziaria, soprattutto, visto il degrado in cui versa la moralità e l’onestà di buona parte di una classe politica indecente che da diciotto anni occupa inopinatamente il parlamento grazie ad una legge definita porcata dal suo stesso creatore, calderoli, lega nord.

In nessun paese normale sarebbe mai potuto succedere che le istituzioni, nella persona del presidente della repubblica e la politica proteggessero in modo così sfacciato un delinquente  che la legge l’ha violata ripetutamente,  individuando il nemico in chi la delinquenza la combatte tutti i giorni, ovvero la Magistratura che altro non fa che rispettare le leggi che fa la politica stessa, perché se ad esempio  la legge dice che lo stupratore dopo quindici giorni può andare ai domiciliari che c’entra il giudice che comunque lo ha condannato? il gap nella giustizia è altrove ed è in quell’altrove che andrebbero operate delle serie riforme, non nel Magistrato che processa il politico che viola la legge e tradisce lo stato che rappresenta.

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Destabilizzante – Rita Pani

Va da sé, signor Presidente, che non la rimpiangerà nessuno. Oh che fortuna la vostra! Avere noi come cittadini da governare. Capaci di affidare il destino delle proprie esistenze a un marchio registrato, il potere decisionale ad una azienda a conduzione familiare, che quando andrà a congresso sarà come una rimpatriata tra amici di Facebook.

La nostra stanchezza è la vostra fortuna. L’ignoranza dei giovani la vostra salvezza. La devastazione della scuola, il vostro futuro.

Siamo tutti qua oggi a dire che Napolitano non è il nostro presidente, come se lo fosse stato davvero anche un solo giorno, o come se il fatto di non essere il “nostro” le impedisca di esserlo. Ma noi ci accontentiamo, per fortuna vostra. Troviamo sempre qualcosa o qualcuno su cui riporre la nostra speranza, una società di marketing un marchio registrato, uno zio, un nipote, un commercialista, un giudice, un pupazzo rosso della televisione, un imbecille che va in giro vestito da coglione fingendo di essere un super eroe … Ci accontentiamo, o facciamo finta di accontentarci nella speranza che prima o poi salti fuori “la botta di culo” che ci possa mettere al riparo.

L’ho già scritto qualche tempo fa, ma mi piace ribadirlo: ormai siete così avanti rispetto alla massa, che non avete nemmeno più bisogno di prenderci in giro. Devo ammettere che ci ha provato, almeno, con quel funambolico suo discorso, con quella “vibrante preoccupazione per le tensioni destabilizzanti”. Perché per sua fortuna, ormai son rimasti in pochi a saper far di sconto, capaci di scindere l’acqua dall’olio. In pochi, ormai, cogliamo quanto destabilizzante possa essere il suo discorsetto pragmatico e occorrente.

Siete riusciti nell’impossibile, quando siete riusciti ad impedire che almeno due generazioni sapessero di poter esigere i propri diritti. Ci son giovani che non sanno cos’è un TFR, per esempio, che non sanno di avere diritto allo sciopero, che non sanno di avere diritto di accedere all’istruzione, di poter esigere la casa, il lavoro retribuito. Ci son giovani che attendono fiduciosi di essere impiegati come schiavi, ed anche meno giovani che si accontentano. Poi ci sono quelli come noi, che hanno fatto in tempo a lottare perché i diritti e i doveri continuassero ad esistere congiuntamente, per non sentirsi “destabilizzati”, e che oggi si pongono ancora domande. E son brutte le risposte, fa persino paura darsele.

Che brutto momento quello in cui un cittadino deve ricordare al presidente della Repubblica che abbiamo una Costituzione, e il suo articolo 111. Un articolo che poteva essere “garanzia anti destabilizzazione”, se lo squilibrato a cui si è dato agio, non lo avesse aggirato con le sue regole sulla prescrizione, con i suoi cavillosi articoli su legittimi impedimenti. Se non si fosse permesso all’interesse privato di andare a governare l’interesse pubblico.

Ma son solo chiacchiere … io intanto da tre mesi attendo un documento fondamentale per la mia esistenza. Che fa signor Presidente, scrive lei al tribunale civile di Cagliari, annunciando la sua vibrante preoccupazione? Perché sa, inizio a pensare che se trovassi i danari per affrontare il viaggio (con una botta di culo) potrei andare io a esigerlo. Con un forcone in mano.

Rita Pani (APOLIDE)

 

Liberté, Égalité, Fraternité [e Laicité]

Sottotitolo: 

Accidenti, se i gay si potranno sposare cadremo nel baratro… per chi è già in fondo a quello della crisi, se ne scaverà uno apposito.
Succederà di tutto, si ammaleranno le radici cristiane dell’occidente, quelle che hanno piantato solo qualche anno fa con tanta amorevole cura.
I preti stessi abbandoneranno la strada della povertà e faranno banche e mercati nel tempio.

Già parlano di una roba che si chiamerà ior o roba del genere.
I politici si daranno alla corruzione e ci sarà persino qualche inquisito in parlamento.
Il tasso demografico calerà fino 1,3 figli per donna e gli asili nido che oggi coprono il 100% dei bambini cominceranno a chiudere, le multinazionali venderanno pannolini a 4 volte il prezzo tedesco [cioè a 8 volte il potere d’acquisto dei tedeschi, che guadagnano il doppio di noi], qualcuno [orrore!)] proporrà persino di dare soldi alle scuole private tagliando le pubbliche.

Insomma di che baratro parlano, ‘sti omofobi?
[Andrea]

Matrimoni gay

“Noi vicini al baratro”

Il presidente della Cei interviene sull’approvazione delle nozze omosessuali in Francia. Ritiene che l’Italia “non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme”.

Bagnasco: Nella nostra società siamo davanti a “un’inversione per cui la grande capacità di fare – che l’uomo ha assunto grazie alla tecnica – sta diventando la volontà di fare se stesso”. Ma quando l’uomo dal poter fare grazie alla scienza pretende di fare se stesso a piacimento vuol dire che siamo vicino al baratro”.

 

Quindi vale anche per altro? ad esempio quando grazie alla scienza [e non per merito di paternoster e avemarie né tanto meno grazie ad acquesante su cui si è costruito un business miliardario che va ad arricchire, guardaunpo’, proprio il vaticano] si guarisce dalle malattie e quindi l’uomo – ma anche la donna, ve le scordate sempre, vero eminems? buone solo a farsi riempire le pance per garantirvi ancora la possibilità di dire stronzate  a proposito di famiglia “tradizionale”- pretende di fare di se stess* una persona sana anziché malata.

 

 E ancora [a proposito della Francia]: “molti paesi europei hanno varato leggi sbagliate su vita, famiglia, libertà, non crescono in civiltà più umana e solidale, semmai più individualista e più regressiva”.

 

Mai una volta che questi invasori impiccioni dicessero che la colpa delle regressioni e dell’inciviltà è delle guerre, delle violenze, delle discriminazioni, di quei governi e regimi che affamano le popolazioni, che le lasciano morire nell’ignoranza e nelle malattie; effettivamente sarebbe quasi un’ammissione di complicità e connivenza con chi il male lo fa sul serio e questo bagnasco lo sa, quindi meglio prendersela sistematicamente e puntualmente con gli omosessuali, loro, il vero male dell’umanità e stendere un pietoso velo sul resto.

 Se bagnasco dice che “siamo vicini al baratro” significa che  i paesi internazionali ed europei civili, quelli dove i diritti di uguaglianza fra cittadini, fra le persone sono stati resi operativi da un bel po’ indipendentemente da tutto quel che riguarda la loro sfera PRIVATA sono sulla strada giusta.

 Naturalmente non parlo della nostra bella Italia dove la politica di destra, di centro e di centrosinistra si guarda bene dal contraddire i referenti del gran visir della menzogna e lui in persona. E si guarda bene anche dal mettersi in pari coi tanti stati europei i cui governi se ne fregano allegramente se questo poi turba le loro eminenze e santità. Malgrado e nonostante l’Europa abbia chiesto anche questo da diverso tempo.

 Né, tanto meno rivendica con orgoglio che l’Italia è un paese laico per una Costituzione voluta da uomini – in carne ed ossa – che civilmente e democraticamente hanno concordato e scritto leggi  per rendere questo un paese più civile e non certo perché fosse assoggettato alla volontà di un’entità astratta di cui nessuno ha mai visto il volto né ascoltato la voce e sulla quale questi bugiardi millantatori in gonnella hanno costruito il loro immenso potere.

 E nemmeno si fanno premura di ricordare alle eminenze che il baratro si raggiunge, anzi, ci si precipita dentro quando si coprono crimini come la pedofilia, quando si pretende che un reato odioso, il peggiore di tutti perché riguarda bambini, ragazzi, venga considerato diversamente se a commetterlo è gente che indossa un abito talare.

 E men che meno si ricorda a questi arroganti invasori che il baratro, casomai, è dare ospitalità, protezione e sostegno a dittatori sanguinari; è stato non aver mosso un dito ma, al contrario, aver appoggiato il regime fascista dunque anche tutte le sue conseguenze; è stato non aver speso una parola quando in questo paese a capo del governo c’era un disonesto in odor di malaffare e mafia, di averlo fatto solo quando sono entrate in scena le mignotte e i festini; dunque sì alla mafia, alla corruzione, alle ruberie ma guai se si parla di orge, di sesso, di donnine allegre e ragazzine sciagurate pagate per sollazzare il satrapo e gli amici suoi; è vietare il preservativo anche e solo come mezzo di prevenzione dalle malattie; è predicare una cosa, quella sì contro natura come l’astinenza sessuale;  è accettare soldi dalla malavita e ospitare poi la salma di un boss assassino nella cripta di una chiesa come fosse stato un santo in qualità di benefattore.

 E di esempi se ne potrebbero fare ancora molti, ma è mattina presto e non mi voglio maltrattare ulteriormente.

 Ma meno male che il progresso, come ha dimostrato la storia, non si può fermare, è come la marea, quando arriva, arriva, e anche questi disordinatori degli stati mentali di miliardi di persone si dovranno rassegnare.

E un giorno dovranno chiedere scusa al mondo, così come hanno fatto a proposito della “santa” inquisizione.

 Come si dovranno rassegnare al fatto che l’Europa [come il mondo] non è affatto la culla delle radici cristiane, perché ognuno è, deve essere libero di poter trovare i propri punti di riferimento dove vuole, finché questi restano nell’ambito di un sentire civile, quindi non razzista, non omofobo, non settario, non discriminatorio  qual è quello di questi cosiddetti referenti di dio in terra e, in generale quello dei rappresentanti di tutte le religioni.

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Sull’orlo del baratro – di Rita Pani

Sarebbe facile lasciarsi andare, seguire l’istinto e scrivere quaranta pagine di invettiva contro il Vaticano, invece per una volta vorrei provare a sviscerare il problema – qualora fosse un problema – e comprendere perché, due gay che si uniscono in matrimonio, sarebbero in grado di portare me sul baratro. Vorrei comprendere, analizzando il punto, cosa s’intenda per baratro.

“Siamo vicini al baratro”, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, “l’Italia non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme”, riferendosi alla coraggiosa e civile posizione del legislatore Francese, che finalmente ha tirato fuori la testa dalla sabbia.

Allora: “Perché legalizzare l’unione civile degli omosessuali dovrebbe essere ciò che porterà la civiltà sull’orlo del baratro?”

Potrei stare un paio d’ore con questo foglio elettronico aperto sul mio monitor, e resterebbe desolatamente bianco e vuoto, perché davvero non c’è un perché. Ci sarà forse quando Giovanardi si esprimerà per l’ennesima volta sull’argomento, dimostrando come si sia già ben oltre l’orlo del baratro, in una società che mistifica tutto, anche la religione, anche quella fede che dovrebbe aiutare a vivere tutti noi in un mondo perfetto, secondo le regole di un Cristianesimo che se applicate, seguite e fatte legge, ci farebbe respirare aria pulita, ci farebbe vivere col sorriso da donare agli altri, ci farebbe ricordare di cosa voglia dire essere caritatevoli, avere a cuore il destino della collettività, prima che il nostro. Ma son tutte balle, e noi lo sappiamo bene.

È più facile e probabilmente anche più utile il ricorso al ragionamento coerente, alla demolizione dell’ipocrisia che governa il clero, in quest’Italia serva di uno staterello criminale, che brandisce crocifissi, che si fa scudo di un Dio che tutto vede, e troppo tollera.

Facile sarebbe far ricorso allo scempio della pedofilia, alla ricchezza di uno stato estero che spadroneggia in territorio italiano, che non paga le tasse in nome di Dio. Ricordare Marcinkus e lo Ior, gli scandali dimenticati che però ancora non si lasciano dimenticare a distanza di oltre trent’anni, di quel Papa fatto santo subito perché c’era necessità di un testimonial che pubblicizzasse al meglio un prodotto ormai scaduto e avariato, quale è la Chiesa degli uomini, più che di Dio. E le vittime che negli anni, in nome del dio danaro del Vaticano sono state prodotte, come Manuela Orlandi, per esempio, della quale a distanza di più di trent’anni nessuno sa nulla, se pure tutti sanno tutto. E molte altre storie si potrebbero raccontare, di un sistema che spesso ha portato l’uomo ben oltre quel baratro ora paventato dalla legalizzazione di un rapporto di coppia, che a nessuno nulla toglierebbe, nemmeno a un Dio misericordioso, qualora ci fosse.

Vorrei davvero riuscire a comprendere il pensiero contorto del cardinale Bagnasco, ma è più facile comprendere perché a un certo punto il Vaticano ha ritirato dalle banche italiane tutto il danaro contante, preferendo depositarlo nelle banche tedesche. È un baratro più semplicemente distinguibile, dinnanzi al quale ci si può fermare in tempo.

L’Italia dovrebbe prendere esempio dalla Francia, almeno un po’; non solo per quanto riguarda la giusta legalizzazione delle unioni civili tra omosessuali, i quali almeno avrebbero qualche briciola di diritto familiare, ma anche dalla storia. Non sarebbe male, per esempio, se si riportassero il Papa ad Avignone, che i Cosacchi, purtroppo, non arriveranno più.

Rita Pani (APOLIDE)

 

“Avete salvato le banche e non gli ospedali” [M.Crozza]

Sottotitolo: allenatevi a operarvi da soli con l’allegro chirurgo. Il governo che “ha salvato l’Italia” non garantisce la sanità. #pezzidimerdatecnici
[Alessandro Robecchi da twitter]

Monti dichiara che è a rischio il Servizio Sanitario Nazionale. 

Il governo, questo, su commissione di altri che hanno preso l’impegno negli anni scorsi compra 90 F35, brucia, dilapida 23 miliardi di soldi PUBBLICI in spese militari, quest’anno il 5%  in più nonostante la crisi, ché giocare al risiko ha un costo [700 milioni l’anno solo per l’Afghanistan], in un paese che ripudia la guerra per Costituzione, taglia la spesa per l’istruzione pubblica per dare agli istituti privati, elargisce somme ingenti alla sanità privata, gonfia le tasche già piene di politici e banchieri, e poi? è di nuovo il momento di portare i libri in mansarda, in questo paese?

Preambolo:

[TENDENZA GROUCHO]. BOMBE DEFICIENTI

In Siria, ogni giorno, un bambino viene ucciso dalle armi del regime. Gli ultimi dieci sono stati colpiti dalle bombe mentre giocavano a calcio. Altri ne muoiono in Palestina, Afghanistan, nelle guerre in corso in 35 paesi.
E noi italiani che non possiamo più permetterci il Sistema Sanitario Nazionale, abbiamo appena acquistato tre cacciabombardieri, per 100 milioni di euro l’uno. Il Governo dice che ce ne servono altri 77. Dai, deve esserci un modo più intelligente per combattere l’invecchiamento della popolazione.

Chissà che “nuovi modelli” ha in mente il professore…  proviamo ad immaginarlo, a fare qualche previsione, visto che si continua a dire: “l’Italia non è la Grecia” [all’ospedale principale di Atene né colazione né pranzo, né cena per i ricoverati].

Quelli che dicono “per anni avete vissuto sopra le vostre possibilità” li strozzerei volentieri. 
Con queste mani; poi mi andrei a costituire, perché sono una persona perbene.
Perché mentono, offendono la dignità di tanta gente.

E trovo alquanto scorretto il pensiero di chi dice che non si sa dove prendere soldi, prima di tagliare sui diritti.

Perché non è vero.

Viviamo da anni nella precarietà, soffocati da manovre, finanziarie, tutte necessarie, soprattutto a mantenere il tenore di vita dei nostri rappresentanti in parlamento: il cosiddetto status quo, oppressi da miriadi di tasse, le più alte d’Europa che non tornano mai sottoforma di niente.
Basta guardare le scuole dei nostri figli per rendersene conto, e – appunto – gli ospedali.
E ancora non è la Grecia, ci dicono. Che culo, dico io.
Viviamo con e nel sacrificio. 
Tutta questa ricchezza di cui si è vaneggiato nel tentativo di giustificare la crisi io non ce l’ho mai avuta intorno, non l’ho vista né vissuta. 
Ho sempre visto gente, persone, me e la mia famiglia comprese, tirare il fiato augurandosi che fra uno stipendio e l’altro non si rompesse una caldaia, un paio di occhiali da vista dei figli, che non succedesse una qualsiasi cosa che non avrebbe permesso di far quadrare quei conti che già non sarebbero tornati anche senza l’extra. Allo stato non glieli faccio spendere i 1850 euro l’anno che mi toccherebbero in quanto contribuente, cittadina che paga le tasse e avrei  quindi il diritto di chiedere allo stato di non mettermi in condizione di dover scegliere il privato perché col pubblico si fa in tempo a morire prima di poter accedere ad una vista, una TAC, una mammografia. Dal medico di base ci vado tre volte l’anno a farmi fare qualche ricetta. E le visite, il dentista e le medicine me li pago coi miei soldi visto che le medicine il servizio nazionale non me le dá e dai medici vado poco, solo quando serve con una certa urgenza che lo stato non prevede. C’é gente invece che pur avendo un reddito piú alto, alto, approfitta di tutto e c’ha pure le esenzioni. Cominciamo a far pagare chi puó pagare.
A controllare chi ha diritto alle esenzioni e chi ne puó fare a meno senza soffrire. Alla solidarietà sociale non possiamo pensarci noi, i soldi per curare gli indigenti che non possono li devono andare a prendere dove ce ne sono troppi, non dove si fa già fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, nella stessa giornata.
E bisogna smetterla di dire che non si sa dove prendere i soldi a fronte di spese che questo paese non si può permettere più.  Stiamo comprando 16 miliardi di aerei da guerra che non funzionano neanche tanto bene, pare, la cosiddetta missione di pace in Afghanistan ci costa più di 700 milioni di euro l’anno, e sono dieci anni che il nostro esercito è impegnato a fare la guerra,  altro che la pace. Tutto questo  mentre ci dicono che non ci sono più  i soldi per curarci? Mentre l’America di Obama esce da quel sistema orribile secondo il quale si cura solo chi ha i soldi qualcuno pensa di poter fare la stessa cosa qui?
Quello che si può dire, invece, che si deve dire, è che questo paese non poteva permettersi mafie, cricche, sperperi, privilegi, uno stato criminale all’interno, ma non nascosto, di quello cosiddetto legale più un altro da mantenere come fossimo noi il suo comodato d’uso e non il contrario.
Questo sì, l’ho visto e lo continuo a vedere.
Una lunga agonia – Rita Pani

Potremmo non riuscire più a garantirlo se non si trovano nuove forme di finanziamento” (Monti a proposito del servizio sanitario) e si levano gli scudi.

Proprio come se ora fosse garantito. E noi sappiamo che non lo è , diversamente i malati di SLA, per esempio, non avrebbero dovuto recarsi a Roma per minacciare il suicidio. È falsamente garantito persino l’accesso al servizio sanitario, dal momento che le liste d’attesa per gli esami diagnostici sono lunghe anche più di sei mesi. Al cittadino semplice non è garantito di salvarsi la vita, di guarire da una malattia, gratis et amore Dei. Già oggi per avere certezza di sapere di che morte si deve morire, il cittadino deve pagare o avere un gran culo, come ho avuto io quando casualmente mi imbattei nella mamma di una cara amica, che di professione fa la ginecologa. Se non fosse stato per il caso fortuito, oggi, chissà dove sarebbero le mie ossa.

 

Ma una frase come quella resta comunque una bella occasione, per incazzarsi ancora, per avere ancora qualcosa per cui mobilitarsi, per scrivere, discutere e soprattutto schierarsi dalla parte giusta, quella che poi ci fa stare bene.

 

Siamo il popolo che sopravvive nonostante i diritti negati, che quando può sfugge ai doveri. Un popolo che si accontenta, che sogna e che spera. Potrei lasciarmi andare in un bell’esercizio letterario, e portare ad esempio fatti e accadimenti, ma non mi va più. Il senato rimanda indietro oggi la delega fiscale, le province resteranno, i tagli ai costi della politica non si faranno, il privilegio di pochi non sarà abolito, e allora? Non mi accoderò a nessun lamento perché uscire da questa situazione, è assai più semplice di ciò che sembra, nonostante il trattato di Lisbona, nonostante la minaccia di presidiare l’Ilva con l’esercito, nonostante lo spauracchio della polizia europea, con mandato di uccidere. Si potrebbe uscirne.

 

Prima di tutto togliamo i soldi dalle banche – fossero anche gli ultimi 4 euro lasciati sul conto per la vergogna. Gli operai occupino le fabbriche e impediscano le produzioni. Si blocchi la circolazione delle merci. Chiudano le scuole materne, le scuole elementari e le medie. Si lascino a casa le colf. Non si facciano acquisti natalizi. Si lascino le merci deperibili a marcire sui banchi. Ci si limiti all’acquisto dei beni di prima necessità. Non si riempiano i serbatoi delle auto. Si faccia mancare la circolazione del danaro.

 

Difficile da fare, eh? Sì lo immagino. Come poter sopravvivere senza consumare? Poi proprio ora che arriva Natale. Lo so, sarebbe dura doversi recare a supportare gli operai nelle fabbriche, alimentare col nostro poco gli extracomunitari che sfruttiamo, senza farli lavorare davvero. Camminare a piedi poi sarebbe una tragedia. Non poter cedere alla tentazione di levarci uno sfizio, insopportabile.

 

Mettere il ginocchio il paese, sarebbe l’unico modo per far comprendere che noi siamo di più; levare l’ossigeno al potere potrebbe essere l’unico modo per tornare a respirare. Oh sì, c’è pure il rischio di morire, perché dopo il trattato di Lisbona questo potrebbe essere legale, ma tanto ci stanno già uccidendo. Siamo un popolo in agonia.

 

Pantaloni rosa e camicie nere

Il prefetto di Roma: “Camera e Senato saranno inviolabili”.

Fra Camera e Senato dunque nel Parlamento tutto intero trovano residenza un centinaio e forse più di pregiudicati per piccoli e grandi reati, alcuni con sentenze già passate in giudicato.
Altri in attesa di processo, altri indagati, altri prescritti perché era finito il tempo regolamentare e in qualche caso anche il reato.
Ripeto la domanda: dov’è il corto circuito se si vieta a dei normali cittadini, perlopiù onesti e con la fedina penale pulita di potersi avvicinare ai palazzi delle istituzioni anche e solo dall’esterno mentre i delinquenti veri, i corruttori, i corrotti, i conniventi con le mafie, i ladri sono dentro?

Sottotitolo: oggi è la giornata della colletta alimentare.
Alle compagnie delle opere, ai memores domini e alle comunioni e fatturazioni nemmeno un pacco di pasta coi vermi e un barattolo di fagioli scaduto.

Con quello che hanno rubato ci si potrebbero nutrire e sfamare i tre quarti dell’orbe terracqueo.

Preambolo: invece di monitare, indignarsi ed esprimere solidarietà pelosa e d’accatto all’Arcigay Napolitano dovrebbe ricordare ai suoi amatissimi parlamentari tradizionali che l’omofobia non è ancora un reato solo nei paesi retrogradi e incivili come il nostro.
Ed estendere il messaggio anche al suo pari grado in terra straniera al quale però è consentito di collaborare attivamente al regresso culturale e civile di questo sciagurato paese [nel presepe il bue e l’asinello non c’erano, chi mette il preservativo bestemmia contro dio e altre menate di questo spessore].
E magari spiegare perché non ha alzato un sopracciglio quando qualche settimana fa la legge è stata bocciata in parlamento.

L’ITALIA VIOLENTA SCANDALO D’EUROPA – Il Times di Londra: “Roma è la città più pericolosa”. Tutta la stampa inglese contro “il comportamento incredibile della polizia italiana” dopo l’assalto antisemita di Campo de’ Fiori. Polemica fra comunità ebraica e prefetto alla vigilia dei cortei contrapposti nella Capitale [Il Fatto Quotidiano]

Ecco, fatelo sapere alla versione in gonnella dell’ ex azzannapolpacci [di poliziotto] leghista, e anche al capo della polizia più pagato al mondo. Noi non vi paghiamo per farci fare figure di merda planetarie né per farci massacrare i figli a manganellate.

Pantaloni rosa e camicie nere – Rita Pani, 23 novembre

L’ho vista anche io una scritta su un muro, a caratteri di memoria fascista che diceva: “Froci nel forno”. La guardi e pensi alla portata della stupidità. Poi, mentre te ne stai seduta davanti a un carabiniere, col tuo avvocato accanto e alcune carte in mano, mentre le loro voci cantilenano diciture burocratiche cacofoniche e noiose, leggi il proclama sulla razza ariana che vorresti lanciare dalla finestra aperta, che guarda altre finestre aperte, come in un film di Kubrick.
 
Leggi ancora le farneticazioni di un ragazzo e ti domandi: “Chissà che vita ha avuto, cosa gli hanno raccontato. Chissà se ha letto questo o quello, se mai gli hanno raccontato il rumore che fanno le ossa che si rompono in un corpo troppo magro.”
 
Poi il carabiniere ti rivolge la domanda, posi le carte sopra il tavolo, e non hai alcuna smania di spiegare, di difenderti, di urlare. Perché le ragioni ormai ti sembrano rimbombare nella mente, senza più senso, ribadite per iscritto su pagine e pagine di carta virtuale, o durante gli interminabili percorsi della vita, camminati con diverse compagnie fatte di gente di mille colori e di mille pensieri. Tutte cose già dette, tutte cose già lette. Sempre le stesse a ripercorrere una storia che seppellimmo troppo in superficie e riesumata quando si è reso necessario, rigettarci all’inferno.
 
Oggi piangiamo un bambino che ha preferito morire, immagino perché troppo brutto il futuro che riusciva a immaginare, vivendo in questo presente. Piangiamo lacrime sperando che queste possano restituirci alla nostra umanità, cercando fortemente un colpevole per l’assurdità di una morte, che possa in qualche modo assolverci, e condanniamo a pagare un’intera generazione di studenti o compagni di scuola nel quale si può trovare un capro espiatorio che ci lasci liberi nel dolore.
 
Lo piango anche io, e lo piango a modo mio, con l’amarezza che mi porto dentro da giorni e che non riesco a lasciar andare. Lo piango, pensando che forse non ho fatto abbastanza, che forse questo mio cocciuto modo di strillare la scomodità della realtà è stato inutile. Non piango la sua morte, ma piango la sua vita di bambino domandandomi quale sia stato il terrore che deve aver provato del domani, per scegliere di non arrivarci mai. Non mi importa di sapere quanto crudele può essere un ragazzo, semmai mi domando dove fossero quei genitori che non hanno avuto modo di accorgersi come si stavano costruendo i loro figli.
 
Piangere per una vita è puro esercizio di stile, se non ci rendiamo disponibili a salvare la prossima. Rifugiarci nell’assurdità di un fatto è solo alimento per la nostra buona coscienza, se renderemo possibile il prossimo nefasto accadimento.
 
Un bambino è stato ucciso da tutti coloro che non hanno avuto il tempo, che si son girati dall’altra parte, che hanno pensato bene di non iniziare nemmeno a combattere una lotta impari contro il sistema, contro l’ignoranza, contro il Golia che è questo nuovo fascismo lasciato libero di emergere e radicarsi ancora nel letto di miseria culturale appositamente creato per tenerci tutti al giogo, sottomessi e impotenti. Un bambino è stato ucciso dalla solitudine che si prova, quando ci si ostina ad alzare la testa, e si vede che tutto intorno il mondo è a capo chino.
 
Possiamo metterci i pantaloni rosa tutti i giorni, e tutti i giorni mostrarcene fieri e orgogliosi, ma non servirà a nulla, se non strapperemo le camicie nere.
 
Rita Pani (APOLIDE)

Sorelle e fratelli d’Italia

Sottotitolo: “Trovo due ore di respiro quando riesco ad andare in fondo al prato; abbiamo un orto dove insieme a mia figlia coltiviamo qualcosa che non viene mai…”. Per Fornero coltivare prodotti agricoli è “fonte di grande soddisfazione, rilassamento e anche di gioia”.

Come scrivevo ieri nel blog di un amico, anche i cetrioli  detestano questa cattivissima signora a cui non crescono neanche le piante nell’orto per sua stessa ammissione. Dove non c’è amore muore tutto, e anche nella politica che riguarda le esigenze primarie quali il diritto allo studio prima e al lavoro poi ci vorrebbe più amore. Perché l’amore poi rende, restituisce anche dignità.

Sottotitolo 2: berlusconi rade al suolo le primarie. Poi ritratta.
Alfano attacca: ‘Non siamo barzellettieri” [infatti: siete solo squallidi e patetici cazzari, ché i barzellettieri almeno fanno ridere, voi invece siete esseri disgustosi che non avete nemmeno più un culo a cui paragonare la vostra faccia].

Penso che il nostro inno sia uno dei meno belli al mondo, per musica e testo, banale e intriso di retorica.
A quei fratelli d’Italia chissà perché non sono state accompagnate anche le sorelle che pure hanno avuto un ruolo determinante per la liberazione dell’Italia dal fascismo e oggi, sono sicura, nessuno sarebbe disposto più a morire per questo paese. Chi lo ha fatto, chi ha creduto che valesse la pena rischiare la vita, metterla in gioco per la libertà credo che oggi, alla luce dell’altro ventennio disastroso, quello berlusconiano non lo rifarebbe, e avrebbe ragione a non voler difendere un paese composto a maggioranza di imbecilli sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza, dei miracoli, quello che pensa a fa al posto loro; una lezione non era bastata, ce n’è voluta un’altra per capire quanto l’idea di patria di tanti italiani sia solo una questione di facciata: “io non mi sento italiano ma per fortuna purtroppo lo sono”, cantava Giorgio Gaber, il dubbio sulla percentuale di quel “per fortuna” è assolutamente legittimo.

Come si può essere orgogliosi di essere italiani dopo che altri italiani hanno consegnato il paese ad un manipolo di nuovi fascisti  riuniti sotto l’ala protettrice di uno a cui la politica è servita unicamente per farsi i fatti suoi, il più importante di tutti non andare in galera? come si può essere orgogliosi che altri italiani che io non vorrei nemmeno come vicini di casa abbiano  dato fiducia ad un movimento di razzisti che l’Italia la rinnega tutti i giorni, ai quali nessuno ha ricamato attorno un cordone sanitario così come si sta facendo  col movimento di Grillo? eppure le premesse per farlo c’erano tutte, ma si è preferito considerare i cialtroni in camicia verde gente che, in fin dei conti faceva solo del folklore.

Nessuno si è mai preoccupato più di tanto dei toni da guerriglia di bossi, degli insulti omofobi, razzisti, xenofobi di borghezio, di castelli che da ministro andava a saltellare fra i suoi ultrà imbecilli  al grido di “chi non salta italiano è”.

Di Grillo invece si preoccupano tutti, il primo fra tutti quel presidente della repubblica che mai ha richiamato i leghisti ad un maggior rispetto per la patria, non lo ha fatto neanche con quei ministri che pure avevano giurato sulla Costituzione della repubblica italiana, non su quella della padania, il  paese che non c’è se non nelle fantasie malate e criminali  di quella  ignobile gentaglia.
E penso inoltre  che la scuola italiana abbia altri problemi molto più urgenti a cui un governo serio dovrebbe pensare e trovare soluzioni, prima di rendere obbligatorio  addirittura per legge lo studio dell’inno di Mameli.

Se proprio si vuol rendere obbligatorio – perché necessario –  qualcosa,  ci sarebbero da studiare, ma sul serio, l’educazione civica, la Costituzione, ad esempio.

Io poi non essendo affatto nazionalista – questa Italia non se lo merita per questi e molti altri motivi  – non sono quella che si alza in piedi e si mette la mano sul cuore quando lo sente, ma l’idea che anche i figli di queste teste di cazzo razziste dei leghisti saranno OBBLIGATI a studiarlo come la storia e la geografia [quella vera, non quella delle teste bacate in camicia verde che li hanno generati] m’intriga assai.

Borghezio: “Con Obama ha vinto l’America meticcia che mi sta sul ca…”

[Ma parliamo pure di punto G(rillo), questo è un EUROPARLAMENTARE, non il capo carismatico di un movimento popolare. Invece di processarlo per alto tradimento lo mandiamo a farci fare belle figure in Europa.]

“Ha vinto Obama perchè ormai l’America è meticcia e quindi ha vinto quest’America multirazziale, che mi sta un po’ sul cazzo“. E’ la solita dichiarazione “sopra le righe” pronunciata dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio, durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24. “Obama ha avuto l’appoggio delle società segrete e dei vari Bilderberg” – continua – “Lo hanno votato neri, sudamericani, portoricani, asiatici e i 35 milioni di morti di fame a cui Obama ha dato l’assistenza sociale, una specie di voto di scambio. Obama rappresenta quelli come lui: quelli che non sono bianchi”. E ancora: “Siamo nella stessa situazione in cui vinse Clinton, un emerito coglione, un avvocaticchio che si occupava dei diritti dei neri. Non lo cagava nessuno e improvvisamente diventò un grande personaggio importante per fare il burattino delle lobby”. Il momento più agghiacciante si registra quando l’esponente del Caroccio puntualizza: “Obama non ha mica solo dei torti, ma anche un merito: la crescita del Ku Klux Klan. Lo dicono i dati.Grazie a lui il Ku Klux Klan è rigoglioso come non mai“. Borghezio si concede poi un’apologia di Romney: “Sono qui con la bandiera sudista, ero pronto a esporla se avesse vinto il caro Mitt, anche se lui è un po’ moscietto. Ma dietro di lui c’era tutta l’America bella, composita, bianca, cristiana e profonda“. Sull’epiteto“abbronzato” affibbiato da Berlusconi al Presidente degli Stati Uniti, il leghista sentenzia: “Fu una delle migliori uscite di Berlusconi“. E conclude: “Ormai l’Occidente è invaso dagli extracomunitari. Noi dovremo ritirarci in Alaska, se vogliamo essere ancora maggioranza“

L’elmetto di Scipio – Rita Pani

 Donatella Galli e le follie di una leghista.”“Io sono una BASTARDA leghista e me ne vanto. Voglio che il Vesuvio e l’Etna facciano una strage di meridionali. I meridionali sono per me come gli Ebrei erano per Hitler e vanno messi nei forni crematori”.

 

Ma quando mai bastarda! Non esagerare, non vali tanto. Sei solo una leghista, nulla di più. Una leghista infame, tra l’altro, che sputa su un paese che le permette di restare impunita persino davanti alla flagranza di reato. In un paese normale il tuo account di Facebook sarebbe stato chiuso, e una pattuglia della polizia sarebbe venuta a prenderti sotto casa per portarti in una galera, magari al sud, lontano dai tuoi parenti e senza le arance siciliane che mamma avrebbe potuto portarti una volta a settimana. Perché è così che si usa fare contro gli eversori. Se ne valesse la pena, per esempio, ti racconterei di Bruno Bellomonte, ma a che servirebbe? Al massimo sei in grado di comprendere, decifrare e apprezzare le scorregge di borghezio e i rutti di bossi.

 

Non ci sarebbe da incazzarsi, nemmeno da perdere tempo ad analizzare politicamente una minchiata quale questa, però è la mia passione lombrosiana che mi spinge. Non hai una faccia molto intelligente, e nemmeno sai usare Photoshop. Avresti dovuto togliere anche la Sardegna dall’immagine che hai riprodotto, perché io sarda nutro un certo fastidio a vedere la mia terra insieme alla tua.

 

Però per fortuna abbiamo uno stato, e uno stato che funziona! Non ti hanno messo in galera, non ti hanno condannato ai lavori forzati, non ti obbligheranno a recarti ad Aushwitz per farti respirare il grigiore delle ceneri che sembra persistere a dispetto del tempo e dell’oblio, ma finalmente, per legge, anche ai tuoi figli – pure se spero che non ti sia mai dato di riprodurti – verrà insegnato l’Inno Nazionale, e pure i tuoi figli – ma chi ti scoperebbe mai? – saranno obbligati a partecipare alla giornata della Costituzione e della Bandiera, il 17 marzo, a ridosso della festa del papà, della prima giornata di primavera.

 

Sì, perché abbiamo uno stato serio, civile e democratico, che pensa che basti una canzonetta patriottica per cancellare un ventennio di barbara ignoranza, che ha dato la stura alla crapula legaiola. Per questo stato, pare sia sufficiente insegnare ai bambini a cantare la sigla delle partite di pallone, per correggere la deviazione mentale di una manica di idioti leghisti, dalla faccia tutta uguale, con gli occhi vacui, con quell’espressione ebete che lascia immaginare un rivolo di bava che esce dall’angolo della bocca, per il deficit cerebrale che sembra accomunarvi tutti.

 

Quando qualcuno riesce a usare gli ebrei di Hitler con tanta semplicità, ci sarebbe da domandarsi che ne è stato della storia, della Costituzione, della civiltà, dell’educazione. Ma sarebbero domande troppo difficili per questo Stato che smemorato e colpevole, non si accorge che il fascismo non è più un rigurgito, ma un vomito ormai cronico, al quale mai si è voluto porre rimedio.

 

Avrebbero dovuto fermarvi prima, in quelle montagne isolate del nord Italia, e sterilizzarvi visti i vostri ripetuti accoppiamenti tra simili. Ci sarebbe voluto – per restare in tema- un dottor Menghele al contrario, che vi impedisse di mettere al mondo tanta gente geneticamente deficitaria. Ma ci siete, e ci dovete rimanere.

 

E anziché curarvi con dosi massicce di Storia ed educazione civica, anziché migliorarvi con una scuola che funziona, questo stato vi abbatterà a colpi di Fratelli d’Italia, persino nelle scuole fasulle, che questo stato a voi sconosciuto, vi ha consentito di avere.

 

I valori dell’Italia

 

Trattativa Stato-mafia, le Agende Rosse
organizzano il sit-in a sostegno dei pm

L’Italia degli onesti oggi è colorata di Rosso.
Solidarietà INCONDIZIONATA ai Magistrati siciliani.

Report, inchiesta su denaro
e rimborsi dell’Italia dei Valori

Regionali Sicilia, vince l’astensione
Meno di un elettore su
due alle urne

Sicilia come altrove, continuano a dire che sta vincendo il partito del non voto, certo che finché dei non partiti presentano dei non candidati, spesso anche non candidabili non vedo di che si meravigliano. [Enrico Bertolino]

In Sicilia ha votato meno di un elettore su due. Il primo che strilla «abbiamo vinto» è un idiota. Quando vota meno di metà delle persone, hanno perso tutti. Abbiamo perso tutti. E vuol dire che la democrazia – la politica – è tutta da rifare. [Alessandro Gilioli]

Visto che nemmeno i paladini della legalità riescono a non cadere nella tentazione di comportarsi poi come un bossi qualunque piazzando mogli e figli un po’ ovunque in ambiti politici, ci vorrebbe una legge seria, severa e rigorosa che, sono sicura, ai politici onesti non dispiacerà: vietiamo che i politici possano avere componenti delle loro famiglie negli ambiti politici di ogni ordine grado; facciamo che un privilegio a nucleo familiare specialmente di questi tempi è già abbastanza, diamo la possibilità anche ad altra gente di dimostrare che è brava, competente, preparata, non sempre e solo alla moglie al marito, alla figlia, al figlio di…[e qua mi taccio] eccetera.

Non serve che un comportamento sia illegale quando si fa politica, basta anche che sia eticamente scorretto per farsi un’idea di chi ha come ambizione quella di amministrare le cose dei tutti, dei noi.
E a questo punto direi anche basta anche con la storiella che senza soldi non si fa politica: questi ultimi vent’anni – soprattutto –  hanno dimostrato che molti, troppi, hanno intrapreso carriere politiche proprio e solo per accumulare soldi, quindi, i nuovi, quelli che vogliono fare pulizia, quelli che rottamano e formattano si attivassero per farsi restituire il maltolto dai ladri di stato passati e recenti, invece di ingraziarsi banchieri e finanzieri.
La politica italiana ormai è diventata un circolo vizioso composto da viziati quando non addirittura da disonesti “naturalmente” che non possono fare a meno di allungare le mani laddove non dovrebbero.
Prendiamo atto di questo invece di vaneggiare su demagogie, antipolitica e populismi.

Non esiste l’antipolitica, è  semplicemente pietoso il tentativo di instillare sensi di colpa in quella gente che rifiuta l’idea di farsi amministrare e governare da delinquenti matricolati.
Non c’è un solo partito dove non sia stato scoperto qualcuno a fare quello che non si fa, e per questi  ladri di stato non serve la galera, bisogna condannarli alla vita, quella che sono costrette a fare grazie alla loro avidità insana, milioni di persone ogni giorno.

Questo paese si potrebbe recuperare in mezz’ora, se solo ci fosse la volontà di farlo. Ma non c’è, non ce l’ha nessuno.
In ogni caso dopo OGNI puntata di Report  viene voglia di bestemmiare allegramente gli dèi  per il solo fatto di essere nati in questo paese sciagurato.

Ci si può rendere conto di quanto questo sia un paese malato, l’Italia è un malato ormai in fase terminale, altro che ripresa.

Mettere fine al peggio (reality show)

Non ho trovato nella storia dei paesi più retrogradi e meno democratici del mondo, alcuna analogia con l’Italia che è andata in scena  quasi a reti unificate, nelle tv italiane, e con dirette streaming sui maggiori quotidiani nazionali. Non vi è mai stato dittatore, governo, paese al mondo che abbia avuto il coraggio di offrire uno spettacolo di incivile scempio, quanto quello offerto da quel tizio senza vergogna e senza morale a cui per decenni qualche milione di cerebrolesi hanno affidato le redini della vita di ognuno di noi.

Uno scempio nello scempio, non solo per la gravità dei discorsi da psicolabile fatti con l’alterigia che solo un malato mentale, ossesso dalla sua megalomania, avrebbe potuto fare, ma soprattutto per l’imponenza dell’insulto che ogni cittadino italiano avrebbe dovuto sentire, di fronte a tale aberrazione.

Ogni affermazione potrebbe essere facilmente smontata, persino da chi nella testa non ha che un criceto intento a girar nella ruota, quel che invece non trova soluzione nella mente di chi ancora pensa e ragiona è la gravità del gesto in sé.

Un condannato per un reato grave come quello di frode fiscale, che anziché continuare a pagare i suoi onorevoli avvocati, si presenta in televisione a ristabilire il concetto che lui è dio, intoccabile, indiscutibile, il padrone di tutte le cose, anche della legge. Più padrone ancora di quelle che non ha fatto in tempo a demolire. Arrogante al punto di promettere, addirittura, di smantellare il sistema giudiziario italiano, in nome di quella vendetta che mai una volta ha avuto il coraggio di rivendicare.

Un pusillanime, un delinquente, un megalomane, un criminale senza più alcun potere politico, essendo ormai solo un signor nessuno come quella migliaia che continuano solo a conservare un posto nell’azienda del Parlamento italiano, svilito del suo alto significato democratico, proprio da questo pazzo esaltato, che ha fatto sì che ciò che restava della nostra democrazia, finisse in mano al sistema mafioso e fallimentare che tutti, ormai conosciamo, e che colpevolmente tolleriamo.

Quanto trasmesso al mondo ieri, da questa povera Italia, è stato mortificante per la dignità di ogni cittadino senziente e responsabile. Un gesto di vituperio nei confronti di tutti coloro i quali continuano, nonostante le mille difficoltà, a vivere senza delinquere, a pagare a testa china ciò che allo stato è dovuto, anche grazie alle ruberie piratesche di questo tizio imbalsamato, dispotico e incivile. Un oltraggio verso tutti coloro che per colpa dello scempio economico, sociale e culturale, hanno sacrificato – a questo stato – persino le vite di qualche caro. I morti per inquinamento, i morti per fame, i morti per disperazione, i morti per le stragi sul lavoro, i morti per le scuole che crollano, i morti per la terra che frana violentata dal cemento. Tutte morti per le quali nessuno di loro – onorevoli criminali – pagherà mai, ovviamente.

Non ci sta, il tizio, ad essere trattato come un cittadino comune che ha delitto. Non ci sta ad essere uguale a chiunque almeno davanti alla legge – che purtroppo nemmeno in dio io so sperare – non ci sta e lo sbraita con la sua orribile malattia.

Se la legge fosse fino in fondo uguale per tutti assisteremo anche alla conferenza stampa di Salvatore Parolisi, che minaccia i giudici per averlo condannato all’ergastolo per aver ucciso sua moglie?

Forse no, ma temo che quella  non sia stata altro che la prima puntata di un nuovo orribile reality show. La seconda? Quando lo condanneranno a due anni per essere un vecchio debosciato, erotomane e bavoso.

Spegnete la tv ogni volta che appare. Credo che un pazzo così lo si possa ammazzare solo con l’ostentazione del senso di vomito che dà.

Rita Pani (APOLIDE)

Uno stato che fa senso

Sottotitolo:  casini qualche giorno fa: “la polverini è coraggiosa e ha tutto il mio consenso”.
azzurro caltagirone ieri: “visto il marcio che è emerso, ritengo che bisogna restituire la parola ai cittadini”. [Anche i soldi, possibilmente]
Questo è quello che il pd considera meglio di Vendola e Di Pietro, per dire. E inoltre, come mai l’opposizione non si mise lo stesso di traverso così come ha fatto con la polverini quando i 314 TRADITORI DELLO STATO dissero in parlamento e non all’osteria numero cinque che ruby era realmente la nipote di mubarak? lì nessuno organizzò la giusta rappresaglia contro una maggioranza di delinquenti debosciati che ha ridicolizzato l’Italia agli occhi di tutto il mondo. Perché se è vero che questa è la destra più inguardabile che abbia mai messo piede nel parlamento italiano è vero altrettanto che chi si sarebbe dovuto opporre a tutte le sue nefandezze non lo ha fatto. Mangiare alla stessa tavola e poi salire sui pulpiti a giochi fatti [la polverini se n’è dovuta andare più per volere di Bagnasco che di d’alema, ditelo al cialtrone che si prende il merito] è una cosa abbastanza miserabile. Degna appunto di uno stato che fa senso.

Preambolo:  Si sveglia anche il cardinale Bagnasco (Cei): “Fuori dalle liste i politici chiacchierati”. È vero che la chiesa ha tempi biblici, ma qui forse si esagera [Il Fatto Quotidiano]

La politica deve smettere di stare a sentire i referenti di santamadrechiesa SEMPRE, quali che siano le cose che dicono.  Se ignorassero tutti, destra, sinistra e centro tutte le “insorgenze” delle eminenze  a proposito della qualunque [da che pulpito, poi…] forse ce la fa anche l’Italia a diventare un paese civile.

 Emma Bonino: “Il Pd è complice nel Lazio”

Non dubito – precisa la Bonino – che con quei soldi il Pd non abbia fatto festini, magari avrà fatto concerti di musica classica…

“Questi signori li mando a casa io, non voglio sceneggiate” [la polverini in conferenza stampa annunciando le sue dimissioni da presidente della Regione Lazio]: Video Staff della governatrice aggredisce i cronisti 

Polverini si dimette: ‘Consiglio indegno’
Ma la presidente sapeva. Ecco le carte

Ricordiamola così:

Se la polverini fosse stata presidente di una qualsiasi associazione senza scopo di lucro [così come dovrebbe essere tutto quel che ha a che fare con la politica, dunque con lo stato] anziché “solo” della regione Lazio l’avrebbero cacciata  a vita e con disonore.

Pare che non sia nemmeno vero che lei non sapesse, sembra che abbia detto di aver taciuto per senso dello stato [sigh!].

E se le cose stanno davvero così  non è solo responsabile di quello che fanno i suoi subalterni ma ne è complice.

Quindi chi qualche giorno fa si sperticava dicendo che “sì vabbè ma lei in fin dei conti che c’entra che non è stata nemmeno eletta con la lista del suo partito” oppure chi come fa formigoni da mesi parla di responsabilità individuali per riparare le sue malefatte  sulle quali non ha ancora fatto né vuole fare chiarezza sbagliava, molto. 
In politica non esistono responsabilità individuali, esistono appunto e apposta le gerarchie quindi quando in un consiglio comunale, regionale e ancorché nel parlamento della repubblica accadono fatti gravi, di criminalità e delinquenza il primo ad assumersene la responsabilità dovrebbe essere proprio chi sta più in alto, e a chi tocca, ‘nze ‘ngrugna, dopo.
E’ davvero singolare poi  il modo in cui in questo paese le istituzioni difendono lo stato e il suo senso: lo fanno tacendo sulla trattativa con la mafia che lo stato lo vuole morto e in parte c’è riuscito, lo fanno per mezzo di leggi che impediscono ai cittadini di sapere chi è che si occupa di noi  e come, e cioè dello stato, lo fanno permettendo a dei delinquenti di accedere a ruoli politici “alti”,  lo fanno proteggendosi a vicenda su questioni di malaffare e ruberie come appunto nel caso della giunta della polverini e di chissà quanto altro che non sappiamo.
 Il dramma è che questi ce li ritroveremo ovunque ancora e ancora, er batman già ci ha avvertiti che lui si ricandiderà perché non ha perso nessuna delle sue 28.000 preferenze, e io ci credo, perché a livello locale la politica è molto più trucida, se possibile, di quella nazionale. E alla polverini chi negherà un posticino al sole, qualche dirigenza? e la tragedia è esattamente questa: nessuno si farà mai carico delle proprie responsabilità perché a nessuno dei ladri né dei responsabili che dovrebbero fare in modo che di ladri nelle istituzioni non ce ne siano cambia mai la vita. 
In galera non ci vanno e disoccupati non ci restano. 
E questo è il modus che poi educa gl’imprenditori disonesti, i commercianti disonesti e i funzionari di stato disonesti. 
Ecco perché non è vero che gli italiani hanno quello che si meritano. 
Non tutti, almeno.
Quindi possiamo ben dire che più che senso dello stato è uno stato che fa senso.
Il 25 settembre del 2005 quattro poliziotti – dunque quattro funzionari dello stato – fra cui una donna ammazzavano a calci e botte un ragazzino di 18 anni: Federico Aldrovandi.
Anche per questo l’Italia è uno stato che fa senso, in certi casi anche molto schifo.
La scarpa giusta – Rita Pani

Leggo tutti i giorni con molta attenzione, non tanto le notizie sempre uguali di questo universo parallelo nel quale siamo stati catapultati, ma i commenti della “gente”, quella massa idiota con due G. Qualche giorno fa la Polverini rischiava di essere messa al rogo, ieri invece, già i toni si erano ammorbiditi, gli animi erano rasserenati dal “gesto di responsabilità” che almeno “la rendeva diversa dalla maggioranza dei ladri”; poi ho letto anche che “probabilmente era da scusare visto che – sempre probabilmente – davvero non sapeva”.

 

Mettiamo sia andata così: l’arrogante fascista, quella degli elicotteri, del reparto ospedaliero requisito per il rispetto della privacy dei degenti che non sono stati ricoverati, degli abusi e dei privilegi, figlia di un sindacato inesistente che a suon di tessere fasulle riuscì – sotto egida berlusconista – a sedersi ai tavoli col governo, mentre i pochi sindacati seri venivano estromessi dalle trattative, va a fare un giro conoscitivo dai padroni del vapore. Questi le dicono di fare attenzione, perché magari non succederà nulla, ma di fronte a tanta merda persino l’italiano potrebbe smettere la partecipazione con un click di mouse, e scendere in piazza con l’intento di scannarli. Il governo tecnico fa notare alla burina fascista che dal momento che girano certe foto raccapriccianti – non solo le sue pagate con 75.000 euro di parcella al fotografo – che mostrano troie e maiali in lussuose porcilaie, queste potrebbero essere lesive per l’operato del governo stesso. Nel frattempo, l’opposizione ricorda i primi rudimenti della politica e fa quel che avrebbe dovuto fare anni addietro in Parlamento: si dimette in massa. La burina fascista per quanto idiota, comprende che in un modo o in un altro deve lasciare la sedia, il fotografo personale, l’elicottero e tutto il resto, e se ne va.

 

Dov’è il senso di responsabilità? Dove la non colpevolezza? Dove il senso della politica?

 

L’hanno cacciata a calci nel culo, ma le scarpe erano sbagliate. Non erano quelle dei cittadini del Lazio che vivono sui tetti da tempo immemorabile in attesa che torni il lavoro. Non erano quelle delle madri dei bimbi che non hanno accesso agli asili. Non erano le scarpe dei parenti dei malati che hanno vissuto scandalo dopo scandalo i tagli e le ruberie degli ospedali romani. Nemmeno quelle di chi ha subito un abuso da parte del governo fascista voluto fortemente perché era intollerabile avere come governatore una persona sostanzialmente onesta, ma dedita a differenti divertissement sessuali, che per quanto si voglia tirare al Vaticano, continuano a offendere anche il più bolscevico dei cittadini italiani.

 

Leggere i commenti a questa notizia, comunque, è la cosa più sconfortante. Lascia sospettare che veramente in pochi si sia rimasti interdetti davanti alla promessa di Batman che si ricandiderà, e soprattutto dà la certezza che ora la televisione contribuirà alla necessaria operazione di restyling della Polverini stessa. Lavaggio, cera e grafitaggio e via, pronta per le prossime imminenti elezioni. Così pulita e brillante che sembrerà nuova e pronta per un altro mandato. E non certo di cattura.

 

Rita Pani (APOLIDE)

Populismi

Sottotitolo: Ricominciare, certo, ma da dove? penso a quella gente che è venuta a Roma sperando di essere ascoltata, considerata, cose che non accadranno perché come ci ha detto il molto onorevole indagato ministro Passera non ci sono i soldi per poter consentire alla gente di mantenere il proprio posto di lavoro e sono sempre più convinta che sia tutto inutile anche quello che molti, me compresa,  fanno in Rete.

Preambolo: Ma quanto mi piacciono quelli che accusano di teppismo gente che NON STA commettendo alcun reato ma cerca semplicemente di difendere il suo lavoro, e lo fanno al riparo delle loro sicurezze. Chi sono i veri teppisti, quelli che si difendono o quelli che nel tempo, sobriamente e non hanno deprivato e privato questo paese del benché minimo diritto ai diritti? Li vorrei vedere, in situazioni estreme, se non farebbero come e peggio di chi ha avuto l’ardire di pensare che un governo [uno qualsiasi] serva per garantire diritti e sicurezza, non certo per ordinare l’ennesimo pestaggio. Chissà se la Cancellieri avrà già pronto il commento pro forze dell’ordine.

Qualcuno che sia dalla parte dei cittadini, specialmente di quelli offesi e vilipesi e non solo a chiacchiere ci sarà rimasto in questo paese?

Protesti per tentare di salvare il futuro dei tuoi figli e ti menano.
Protesti per non far invadere la TUA terra da scempi architettonici che a nulla servono se non a far guadagnare altri soldi alle solite cricche di malavitosi e ti menano.

Protesti pacificamente, ti ignorano e ti menano. Butti due bombe carta, ti menano e ti dicono che stai dalla parte del torto [ma se ammazzi ragazzini a calci e botte oppure ordini massacri per conto terzi e cioè dello stato che chiede di eseguirli indossando una divisa hai il bonus della scelta della pena da scontare e nessuno ti licenzia dal posto di lavoro;  e comunque c’è sempre una prescrizione che annulla la pena da scontare e un ministro che esprime la sua solidarietà].

Lanci un estintore, ti menano e ti danno tre anni di galera quando non ti sparano.

Protesti per il diritto a respirare aria pulita e ti menano.
Protesti per il diritto laico sacro e santo di voler vivere in un paese dove la legge è uguale per tutti, dove i primi a rispettare la Costituzione dovrebbero essere [ma non lo fanno] quelli che OBBLIGANO per mezzo di regole spesso ingiuste, inique, inesatte, a comportarci come piace a loro e non a noi e ti menano.

Protesti per difendere il tuo lavoro, quel lavoro che la nostra Costituzione onora e celebra al PRIMO articolo della Costituzione e ti menano. Ma il pericolo è il populismo.

 Populismo:  il male assoluto. La parolina magica con la quale terrorizzare la gente che non sa, non capisce, si spaventa.

 Volevano la guerra fra poveri, fra padri e figli e l’hanno ottenuta.

Cos’altro vorranno per radere al suolo anche l’ultimo dei diritti non è dato sapere.

Quando la politica smette di fare gli interessi della gente un sano populismo, un’energica e rumorosa ribellione al dominio asfissiante del potere che annienta, toglie lavoro, diritti, possibilità e speranza sono strumenti di legittima difesa, altroché un pericolo.

Senza le ribellioni dei popoli saremmo ancora all’età della pietra.

Alcoa, scontri tra operai e polizia. “L’azienda chiuderà, ma vuole trattare”

Alta tensione al corteo dei lavoratori davanti al ministero dello Sviluppo a Roma, dove è in corso un vertice tra governo e sindacati: forze dell’ordine e lavoratori sono venuti più volte a contatto, petardi e bombe carta contro gli agenti. Per il momento si contano 6 feriti. Contestato Fassina.

500 operai a Roma

Un paio di candelotti falsi sotto un traliccio non servono a salvare il lavoro.

Non servirebbero nemmeno quelli veri, in realtà; ci vorrebbe altro, meno pericoloso, meno cruento, forse persino più bello da vedere. 500 operai dell’Alcoa in questo momento saltano e strillano, incazzati a Roma.

Sono là – recitano i giornali con enfasi – per seguire la trattativa. Quale trattativa? Quella che stabilirà di che morte devono morire, in base ad accordi in precedenza assunti con la proprietà della fabbrica.

 

Se oggi, in Italia, nemmeno l’ultima fabbrica di chiodi fosse stata aperta, se fuori da ogni cancello di ogni fabbrica piccola o grande, ci fossero stati gli operai a simboleggiare la solidarietà con gli operai dell’Alcoa, forse …

Se oggi per le strade fossero rimasti fermi i TIR che trasportano le merci in entrata o in uscita dalle fabbriche, a simboleggiare la solidarietà fattiva con un mondo destinato all’estinzione …

Forse se in questa sfida all’ultimo sangue si invertissero le parti, facendo sì che a condurre il gioco fossero gli ultimi, le cose potrebbero cambiare.

 

So da me di aver scritto delle idiozie, delle cose che odorano di antico; quei concetti superati dalla nuova visione politica delle cose, che stranamente ha dovuto inventarsi un mondo “globalizzato” per insegnare ai cittadini dello stesso mondo a diventare individualisti o settari. La classe operaia è stata abolita a suon di decreti avvallati dai sindacati, che a loro volta sono stati sostituiti da gruppi collaborazionisti asserviti ai padroni, e non più impegnati a tutelare il lavoratore e la sua dignità. Così siamo arrivati alla battaglia finale, quella di uno che vale uno che è contro uno, che pensa globalizzato, ma è pronto a salvare sé stesso pur sapendo che il suo salvataggio lo renderà schiavo.

 

500 operai dell’Alcoa sono a Roma. Sul web corre la solidarietà un tanto al chilo. C’è persino la diretta TV su Web che ognuno di noi potrà guardare con occhi diversi: chi pronto ad esultare ai primi tafferugli, chi pronto a sbraitare quando la Polizia dovesse attaccare  chi, alla fine elogerà la dignità di queste persone che pure incazzate, non hanno arrecato né danni, né disturbo alla città.

 

Poi riprenderanno la nave con una mezza promessa che li condurrà a Natale, o forse nemmeno quella, perché ormai è chiaro che anche l’industria in Italia debba finire di esistere. Staranno in piedi i camini della Marcegaglia, o di quelli come lei. Quelli che poi si incontreranno ancora a Cernobbio per il pranzo di gala. C’è di buono che tutto intorno, in quest’Italia solidale, si puliranno i cieli e nei campi nascerà ancora la cicoria.

 

Rita Pani (APOLIDE)