Potevano vincere, ma anche no

«Il Pd che doveva essere il partito del cambiamento si è trasformato nel partito della moderazione, della conservazione, del mutare ma solo «un po’», come da intercalare bersaniano. Un po’ poco per vincere bene le elezioni, appunto». [Marco Damilano, L’Espresso]

Spero che tutti abbiano capito che non si vince a mani basse ma A TESTA BASSA.
E che gente che per diciotto anni ha fatto solo finta di fare opposizione all’inamovibile delinquente [soprattutto per merito suo] non può né deve in nessun modo sentirsi superiore a NESSUNO.

ANALISI – Istituto Cattaneo: “Così l’M5s ha succhiato voti al Pd”

Da Fini a Di Pietro, tutti i trombati e i “salvati” dal voto (FOTO)

13 luglio 2012: Moody’s abbassa il rating dell’Italia. “Il clima politico è fonte di rischi”: ovvero, non ci fidiamo del ritorno dello zombie.

Sottotitolo: scrutinio finito, ingovernabilità garantita. Alla Camera (per fortuna) ha “vinto” il centrosinistra, con una miseria di +0.36% (29.54 a 29.18). Dopo le Primarie, vinte dal ronzino smacchiato di Bettola (sì, ha perso anche a casa sua), avevano più di 10 punti di vantaggio. In due mesi hanno bruciato tutto. Complimenti ai suoi consiglieri, ai giornalisti bersaniati e all’intellighenzia tronfia e sorda. Il Porcellum gli garantisce la maggioranza dei seggi (340). Decisivi i Marxisti per Tabacci (Bruno Man of the match). M5S primo partito nazionale alla Camera (25.55%, 108 deputati). Al Senato pareggio e capolavoro di insipienza piddina, che racimola la miseria di 113 senatori (pur avendo un +0.9%) contro i 116 della coalizione berlusconiana (che vince in tutte le regioni in bilico). M5S colleziona 54 senatori (23.79%), Monti 9. Alfano parla di brogli, Letta esulta, Vendola sogna un governo che in 100 giorni tremare il mondo farà (intanto la Puglia ha votato tutti tranne che lui). Fuori dal Parlamento Ingroia (sì, anche il noto statista Favia) e Fini (“il nuovo Sarkozy”: levateje er vino). Rientra Casini, pur avendo meno del 2. Vendola galleggia attorno al 3, Lega attorno al 4, La Russa poco sotto il 2. E ora che succede? Succede che Bersani dice di avere vinto (nei suoi sogni) e di sentire la “responsabilità” di governare (ti piacerebbe). Per governare deve inciuciare con Berlusconi in un appassionante iperaccrocchio. Più inciuciano, più M5S sale. Prima si vota, più M5S cresce. Quindi aspetteranno il più possibile (ma non c’è altra strada: a ottobre si torna alle urne). Se va bene, rifanno la legge elettorale e si rivota. Quindi andrà male. Abbiamo il peggiore centrosinistra d’Europa e gli elettori con meno memoria storica della galassia. In confronto a Bersani e derivati, Occhetto era Lenin e Veltroni Marx. Non impareranno mai. Buona catastrofe. [Andrea Scanzi – Il Fatto Quotidiano]

Preambolo: Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, e l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini entrano in Parlamento. 

Per fortuna Ingroia no, ci siamo salvati dalla “deriva giustizialista”.
Così almeno – per la contentezza di tutti quelli che lo hanno criticato e ignorato, tutti quelli che “Ingroia si deve dimettere” [ma berlusconi no, nessuno glielo ha mai chiesto] – può tornare a fare il Magistrato a tempo pieno, e spero che decida di tornare a farlo qui, ché da fare ce n’è.

La notizia buona è che binetti, buttiglione e cesa sono fuori dal parlamento.
Spero se lo ricordino anche quei giornalisti che senza l’intervista ciclica, a cadenza bisettimanale a binetti e buttiglione per chiedere cosa pensano dei gay non avrebbero avuto niente di meglio da fare. Bisognerebbe mandare a casa anche loro.

Quella meno buona è che oggi voglio stare a digiuno dai luoghi comuni.
Quindi posso, anzi, voglio  fare a meno di tutti quelli che “gli italiani…” e a seguire tutta la serie insulsa di patetiche contumelie circa il fatto che abbiamo quello che ci meritiamo, che siamo un popolo di deficienti complici del delinquente, che siamo di destra, che siamo fascisti [come Grillo, ah ah ah], che non capiamo, che siamo ignoranti, che siamo populisti, che siamo qualunquisti, che siamo un po’ di tutto; noi. Loro, i politici no, non sono mai niente.
Perché io non sono scema né complice, e nemmeno mi merito una punizione.
Perché quello che da settimane scrivono giornalisti che non hanno l’ambizione di essere considerati opinion leader, ovvero quelli che dietro ai loro articoli nascondono l’intenzione di trascinare la gente verso una parte politica invece di illustrare tutta la politica in modo trasversale, pregi [pochi, quasi niente] e difetti [quanti ne vogliamo, c’è l’imbarazzo della scelta] io lo scrivo da mesi, anzi da anni. Modestamente e senza un filo di presunzione mi sono ritrovata a rileggere concetti che avevo già espresso fra gli articoli di giornalisti che come me se ne fottono allegramente non dovendo rendere conto a nessuno e dai quali i presuntuosi e gli arriccianaso di centrosinistra si tengono ben distanti salvo poi criticarli per la loro faziosità senza nemmeno averli letti.
Essere persone libere significa non dover dipendere da nessuno, e figuriamoci dagli editoriali di Scalfari e del suo seguito che hanno preferito distruggere la reputazione di un giornale piuttosto che rimanere nei fatti e non nelle ipotesi terrorizzando la gente circa i rischi e i pericoli a proposito del M5S.

E non me ne fotte una cippa se qualcuno pensa che sia dietrologia o parte di un passato che sarebbe meglio mettere da parte per “guardare avanti” ricordare gli errori grossolani di chi non ha saputo – ma più che altro voluto fermare berlusconi – per quella che è ormai molto più che una teoria circa il sostentamento reciproco: senza l’uno non esisterebbero gli altri, perché diciotto anni sono e sono stati un periodo sufficiente per trovare sistemi e soluzioni, e nessuno mi venisse a dire che lui è ancora qui perché la gente lo vota, perché se non ci fosse stato per la famosa e stracitata legge sulla sua ineleggibilità ignorata scientemente, o non ci fosse più, e il modo per non farcelo stare spesso lo ha offerto lui stesso con i suoi errori, con i suoi reati, con i suoi capi d’imputazione e processi aperti, la gente non l’avrebbe votato.
A luglio l’AVREBBE votato una persona su cinque, ieri LO HA VOTATO una su tre: quindi la colpa andrebbe suddivisa e spartita fra tutti i responsabili POLITICI invece che farla ricadere sempre e comunque sui cittadini che ad uno che sta zitto preferiscono uno che parla, e a ragion veduta, non di papi Giovanni, giaguari da smacchiare, e nemmeno definendo fascisti della rete tutti quelli che, me compresa pensano che la politica debba imparare a parlare un linguaggio diverso e ad agire in modo diverso.
Perché per chi non se ne fosse accorto i primi a non voler guardare avanti sono proprio quelli che in questo ultimo periodo si vantavano di aver già vinto e che quindi non fosse necessario spiegare agli italiani cosa avrebbero voluto fare di e con questo paese e di conseguenza con e per noi noi.
Io non ricordo NULLA di particolarmente significativo e convincente di quel che ha detto Bersani, per esempio, ma ricordo benissimo quello che hanno detto Monti, Grillo e berlusconi. Non ci vuole un esperto di comunicazioni e nemmeno un Pulitzer del giornalismo per rendersi conto che questo centrosinistra non sa parlare alla gente, non si fa capire dalla gente perché probabilmente, anzi sicuramente non sa e non capisce nemmeno cosa vuole fare di se stesso e qual è la politica che realmente gli appartiene se vuole mettersi alla guida di un paese la cui gente sta vivendo oggi e vorrebbe che anche la politica si adeguasse alla vita di oggi.
Questo invece Grillo lo ha capito, paradossalmente e a modo suo anche berlusconi, Bersani invece spostando l’asse verso il centro, verso Monti, verso politiche liberiste di tasse ed economia scellerata e finalizzata sempre e comunque all’aumento delle tasse e delle prebende con cui caricare gente sfinita e stanca di pagare e di una politica che di contro non toglie nulla a se stessa, non lo ha capito.
E i cittadini non hanno – giustamente – voluto capire lui.

Ora – forse – il PD capirà che per farsi eleggere dalla gente bisogna entrare nella mentalità della gente, capire dov’è ora questo paese ma soprattutto dove lo si vuol portare, invece di passare il loro tempo a dividere gli amici dai nemici; fascista, berlusconiano, populista. E magari invece di pensare ad avere una banca pensare ad un modo convincente per farsi eleggere anche dai clienti delle banche.

L’amico del giaguaro
Marco Travaglio, 26 febbraio

La domanda era: riusciranno i nostri eroi a non vincere le elezioni nemmeno contro un Caimano fallito e bollito? 

La risposta è arrivata ieri: ce l’han fatta un’altra volta.

Come diceva Nanni Moretti 11 anni fa, prima di smettere di dirlo e di illudersi del contrario, “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Del resto, a rivedere la storia del ventennio orribile, era impossibile che gli amici del giaguaro smacchiassero il giaguaro. L’abbiamo scritto fino alla noia: nel novembre 2011, quando B. si dimise fra le urla e gli sputi della gente dopo quattro anni di disastri, era dato al 7%: bastava votare subito, con la memoria fresca del suo fallimento, e gli elettori l’avrebbero spianato, asfaltato, polverizzato. Invece un’astuta manovra di palazzo coordinata dai geniali Napolitano, Bersani, Casini e Fini, pensò bene di regalarci il governo tecnico e soprattutto di regalare a B. 16 mesi preziosi per far dimenticare il disastro in cui ci aveva cacciati. Il risultato è quello uscito ieri dalle urne. Che non è la rimonta di B: è la retromarcia del centrosinistra. Che pretende di aver vinto con meno voti di quando aveva perso nel 2008. Il Pdl intanto ha incenerito metà dei voti di cinque anni fa, la Lega idem. E meno male che c’era Grillo a intercettarli, altrimenti oggi il Caimano salirebbe per la quarta volta al Quirinale per formare il nuovo governo. Il che la dice lunga sulla demenza di chi colloca M5S all’estrema destra o lo paragona ad Alba Dorata. Il centrodestra è al minimo storico, sotto il 30%, che però è il massimo del suo minimo: perché B. s’è alleato con tutto l’alleabile, mentre gli strateghi del Pd con la puzza sotto il naso han buttato fuori Di Pietro e quel che restava di Verdi, Pdci, Prc e hanno schifato Ingroia: altrimenti oggi avrebbero almeno 2 punti e diversi parlamentari in più, forse addirittura la maggioranza al Senato. Ma credevano di avere già vinto, con lo “squadrone” annunciato da Bersani dopo le primarie: l’ennesima occasione mancata (oggi, col pur discutibile Renzi, sarebbe tutta un’altra storia). Erano troppo occupati a spartirsi le poltrone della nuova gioiosa macchina da guerra per avere il tempo di fare campagna elettorale. I voti dovevano arrivare da sé, per grazia ricevuta e diritto divino, perché loro sono i migliori e con gli elettori non parlano. Qualcuno ricorda una sola proposta chiara e comprensibile di Bersani? Tutti hanno bene impresse quelle magari sgangherate di Grillo e quelle farlocche di B. (soprattutto la restituzione dell’Imu, tutt’altro che impossibile, anche se pagliaccesca visto che B. l’Imu l’aveva votata). Di Bersani nessuno ricorda nulla, a parte che voleva smacchiare il giaguaro. Anche questo l’abbiamo scritto e riscritto: nulla di particolarmente brillante, tant’è che ci era arrivato persino D’Alema. Ma non c’è stato verso: la campagna elettorale del Pd non è mai cominciata, a parte i gargarismi sulle alleanze con SuperMario (da ieri MiniMario) e i formidabili “moderati” di Casini (tre o quattro in tutto). Col risultato di uccidere Vendola, mangiarsi l’enorme vantaggio conquistato con le primarie e regalare altri voti a Grillo, non bastando l’emorragia degli ultimi anni. Ora è ridicolo prendersela col Porcellum (peraltro gelosamente conservato): chi, dopo 5 anni di bancarotta berlusconiana, non riesce a convincere più di un terzo degli elettori non può pretendere di governare contro gli altri due terzi. Anzi, dovrebbe dimettersi seduta stante per manifesta incapacità, ponendo fine al lungo fallimento di un’intera generazione: quella degli ex comunisti che non ne hanno mai azzeccata una. Ma dalle reazioni fischiettanti di ieri sera non pare questa l’intenzione: tutti resteranno al loro posto e, lungi dallo smacchiare il giaguaro, proveranno ad allearsi col giaguaro in una bella ammucchiata per smacchiare il Grillo e soprattutto evitare altre elezioni.

Auguri.
Quos Deus vult perdere, dementat prius.
(Quelli che Dio vuole distruggere, fa prima impazzire.)

AAA smacchiatori di giaguari cercasi

 “Bersani tace. Pensa di essere ancora in campagna elettorale”. [@gmbugs – Spinoza.it]

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Dalla “Gioiosa macchina da guerra” a “Smacchiamo il giaguaro”: cambiando le metafore ad minchiam, il risultato non cambia  [Aldo Benassi ].

Camera al Pd, Senato senza maggioranza
Tsunami Grillo: ‘Paese a B? Un crimine’

14 mesi fa  Grillo era al 4%, Monti non esisteva, berlusconi era morto e sepolto. Ringraziamo sentitamente il Pd e il centrosinistra in generale comunque si sia chiamato per essere il miglior elisir di lunga vita di b. 

Semmai  ci sarà un accordo PD – PDL, mi farò la tessera solo per il gusto di darla alle fiamme.

 

Il 13 luglio Letta jr dichiarò alla stampa che avrebbe preferito il ritorno di berlusconi all’entrata in parlamento del M5S, me lo ricordo bene perché dal 14 ho smesso di comprare Repubblica che non aveva dato nemmeno la notizia che era su tutti gli altri quotidiani, di carta e on line.

A poche ore dalla fine dello scrutinio una esile manciata di voti separa il M5S dal PD.

E c’è gente che si sta arrovellando a cercare il colpevole della débâcle, che parla di vittoria del populismo e si crede anche intellettualmente superiore, intelligente.
Diceva Nanni Moretti, undici anni fa, prima di abdicare all’idea di sinistra anche lui: “con questi dirigenti non vinceremo mai”.
Invece con quelli di oggi è un trionfo.

Bersani e Vendola non hanno vinto nemmeno a casa loro, nel paese natale di Bersani il cdx ha vinto 42 a 31. Ma la colpa è nostra, perché secondo lo Scalfari pensiero votiamo male perché non vogliamo bene allo stato, Non è lo stato ad odiare i cittadini e ad essere sempre in debito con loro.
Bastava presentarsi davanti agli elettori e dire di voler fare davvero piazza pulita del vecchiume che rende impossibile l’idea di un partito di centrosinistra che abbia in mente di fare cose da terzo millennio.Invece si sono tenuti la finta pasionaria che pur di negare la necessità di confermare quei diritti che sono realtà felici dei tre quarti dell’orbe terracqueo ciancia di costituzioni scritte apposta per lei, hanno fatto finta di non candidare il regista tutt’altro che occulto di questo centrosinistra ridicolo, l’artefice materiale, il costruttore di quella bicamerale superlusso di cui non si è mai capita l’utilità – o meglio, noi non l’abbiam capita ma loro sì e anche molto bene – promettendogli però che in caso di vittoria avrebbe fatto niente meno che il ministro degli esteri.
Si sono tenuti l’altro, l’afroamericano che quando è toccato a lui il nome dell’avversario nemmeno lo pronunciava ché non sia mai la gggente capisse chi era e di conseguenza non lo votasse e sappiamo tutti com’è andata a finire [leggi: come sempre].
E potrei fare altre citazioni citando ma davvero, sono nauseata, e ancor di più mi disgusta quest’abitudine scorretta di voler addossare le colpe agli altri dei propri fallimenti tipica di un centrosinistra debole dalla testa ai piedi.

E voglio dire un’altra cosa per farmi detestare perbenino da tutti quelli che oggi detesto io e quelli che – anche cordialmente – ho detestato tempo fa in occasione delle primarie: quelli del voto utile, quelli che Renzi era la copia su scala di berlusconi e quindi vade retro Renzi, mica cacciano quel deficiente del nipote dello zio che ha detto e dice cose da licenziamento senza nemmeno gli otto giorni di preavviso.
Oggi sono convinta che con Renzi sarebbe stata tutta un’altra storia; non solo per una questione di età che comunque conta perché a meno di quarant’anni uno ci tiene a non perdere la faccia, a differenza di questi settantenni chenonsenevoglionoandare e che non devono più chiedere niente alla politica avendo ottenuto ormai tutti i vantaggi possibili e immaginabili, ma soprattutto perché non si sarebbe candidato b e probabilmente non avremmo avuto neanche l’annus horribilis targato Monti.
Invece certa sinistra prima e una buona fetta del centrosinistra di oggi non vuole perdere il vizio della puzza sotto al naso, delle critiche col ditino alzato basate sulle ipotesi, esattamente come si è fatto con Grillo “il fascista” terrorizzando inutilmente l’opinione pubblica sui pericoli del “grillismo” producendo il risultato che avevamo previsto in tanti, e cioè che il M5S il suo boom adesso se lo gode tutto, in parlamento ci va per quella funzione di sentinella del potere che nessuno ha più voluto esercitare, in primis un’opposizione che per 18 anni ha fatto solo finta di contrastare la maggioranza più scandalosa a cui sia stato permesso di governare questo paese, berlusconi è sempre lì e, nel caso in cui si tornasse a votare fra pochi mesi la mia sensazione è che il centrosinistra sarà ancora lì con tutto il suo vecchiume, i suoi limiti, il suo non voler guardare ad un mondo che cambia, e non ce la farà mai a sfondare, non perché l’Italia sia, come da luogo comune, un paese di destra ma perché se cambia il mondo la politica si deve adeguare; non è la gente che si deve adeguare alla politica.

E invece, è colpa di Grillo…è colpa di Ingroia che hanno sottratto voti al centrosinistra dicono le nostre misere e miserabili intellighenzie che sono sempre ad opinare sul nulla tipo Scalfari che si è permesso di dire stasera che non vince la politica buona perché gli italiani sono contro lo stato e votano male. Non che lo stato è nemico dei cittadini, della giustizia, della verità, dell’uguaglianza nei diritti.

Un concetto idiota che può esprimere solo chi si ostina a non capire  che senza Grillo e senza Ingroia la gente non avrebbe votato il pd, non avrebbe votato e basta.

Gli italiani hanno dimostrato di nuovo che all’imitazione preferiscono l’originale.
E un partito che si voleva distinguere, stravincere, avrebbe dovuto prevedere che certi sostegni responsabili, quelli senza e senza ma, quelli che vanno nella direzione opposta alle esigenze dei cittadini, ai loro diritti, ma soprattutto l’intenzione di proseguire su quella linea mettendosi affianco l’artefice dell’impoverimento di tre quarti del paese poi si pagano cari e in un’unica rata. E’  questo il dramma,  non solo che  un elettore su tre vota ancora per il bugiardo conclamato, ma perché non c’è in questo paese una forza politica in grado di contrastarlo davvero.

Questo csx sinistra riuscirebbe a perdere la partita anche con un full d’assi servito in mano.
E su questo bisogna riflettere.

Niente di nuovo su questo fronte occidentale.

Per arrivare ad un risultato del genere c’è voluto un grande impegno: oppure il PD.

Lungimirante Fassino: Grillo fondi partito, vediamo quanto prende. Perché non lo fa? [A.D.2009]

 

“Mente sapendo di smentire” [cit. Dario Vergassola]

Preambolo “terzo”:   ai due marò la licenza premio [di un mese?] per votare sì mentre questo è stato impedito agli studenti che sono in giro per l’Europa a fare l’Erasmus? loro un premio da parte dello stato per il solo fatto di non andare in giro per il mondo a sparare a pescatori scambiati per pirati non l’avrebbero meritato? io nel merito del diritto nazionale, internazionale neanche ci voglio entrare, non è roba mia questa, da cittadina che osserva e che non riesce a trovare una spiegazione per situazioni che qui e solo qui si possono verificare.

Ma i due marò è la seconda volta che tornano in Italia nel giro di un paio di mesi; la prima per natale – come se fosse normale e consueto che tutti i detenuti altrove da qui abbiano la possibilità di tornare a fare le vacanze di natale a casa – voglio solo umilmente e sommessamente  ricordare che anche Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono italiani e detenuti dal 2010 in un carcere indiano, accusati di un delitto sul quale non è mai stata fatta chiarezza e condannati all’ergastolo, non ad una pena detentiva da scontarsi fra un intermezzo natalizio e uno causa elezioni che durerà niente meno che un mese, ma forse di questo Napolitano, ultimamente così solerte e particolarmente interventista non è stato informato.
E quello che non mi spiego è perché ogni volta che ‘sti due mettono piede sul suolo italico debbano trovare autorità civili e religiose ad accoglierli e – ça va sans dire – l’apposito giornalista che li intervista come se fossero due rockstar di ritorno da una tournée. Se le istituzioni italiane pensano che sia giusto riportarli in Italia e processarli in Italia che si attivassero per fare questo. Altrimenti sembra davvero l’ennesimo privilegio ad castam, e che a loro è permesso questo perché portano una divisa; quegli altri due poveracci non sono anche loro figli di questo paese? due accusati di aver ucciso un loro amico al quale l’autopsia fu fatta da un oculista e che sono in una cella da tre anni, non nel resort che ospita i marò? Perché Monti deve andare a stringere la mano a due accusati di omicidio? farebbe lo stesso con un accusato qualunque? e Napolitano accoglierebbe da ospite al Quirinale chi deve rispondere ad una giustizia nazionale e internazionale di duplice omicidio?

 

 

Berlusconi rompe il silenzio elettorale

Attacco ai pm: “Sono peggio della mafia” 

Arrivato alla conferenza stampa di presentazione in vista della partita tra Inter e Milan, l’ex presidente del Consiglio ha sparato sulla Germania, sul governo tecnico di Mario Monti e sui pm di Milano, violando – per l’ennesima volta – il silenzio pre-elettorale: “Da 150mila intercettazioni telefoniche – ha detto del caso Ruby – non è venuto fuori un reato”. Poi se la prende: “Nessuna regola violata”.

“Noi rispettiamo le regole e quindi il silenzio elettorale, altri non lo hanno fatto e, non potendo commentare certe dichiarazioni, chiediamo l’autorevole intervento del presidente della Repubblica, anche a tutela della credibilità della magistratura di cui il capo dello Stato è supremo garante”.

[Antonio Ingroia]

Ecco perché in questo paese non è solo berlusconi a detestare i Magistrati ma tutti quelli che pensano che una regola – sebbene deficiente come quella sul silenzio elettorale che al tempo di internet e del conflitto di interessi di b non è solo inutile ma assolutamente ridicola visto che lui si può presentare in tv sottoforma di tutto, anche di presidente del suo cesso e lo può fare perché nessuno glielo ha impedito per legge – si possano non rispettare senza che questo venga almeno considerato dalle istituzioni alte a da quelle altissime.

E’ davvero stupefacente che uno che per sentenza di un giudice ha “una naturale capacità a delinquere mostrata nella persecuzione del disegno criminoso” se ne sbatta altamente quel che resta dei suoi coglioni di leggi e regole.
Ma ancora più singolare è lo stupore di tutti quelli che poi ci ricamano su le solite critiche, i soliti titoloni di giornali e telegiornali come se questa fosse una novità di ieri o l’altroieri. .Di berlusconi si sapeva molto anche prima che la politica trasversale ma soprattutto d’alema lo legittimassero come uno statista in grado di poter gestire la cosa pubblica, e non uno che ha usato la politica per sfuggire alla giustizia, ai tribunali, per poter continuare a delinquere e ad arricchirsi senza che nessuno, oltre ai Magistrati impediti dalle leggi che un parlamento tutto intero ha votato per permettergli tutto questo, si sia mai messo di traverso.
Nei paesi normali i delinquenti si trattano da delinquenti, e dovrebbe essere così anche qui, purtroppo per noi però quell’Italia che fino a qualche decennio fa era considerata la culla del diritto, di quel diritto romano che ha ispirato le leggi e le Costituzioni di mezzo mondo si è trasformata nel postribolo dove i delinquenti possono soggiornare e continuare serenamente le loro attività criminali come se nulla fosse. Il paese dove l’unico risultato che hanno prodotto la presunzione di innocenza e il garantismo a tutti i i costi – anche di fronte a quelle che sono molto più che evidenze e flagranze – è stato quello di permettere a gente con precedenti penali gravi, che hanno commesso reati gravi, che hanno nel loro curriculum accuse gravi e all’attivo processi per reati non gravi ma gravissimi tipo lo sfruttamento della prostituzione minorile di cui è accusato quello che si permette di dire che i Magistrati sono un cancro, antropologicamente diversi dalla razza umana, peggio della mafia siciliana, di poter intraprendere e continuare un’attività politica, gestire aziende, imprese, rappresentare l’Italia in Italia e anche nel mondo.

E farlo da cavaliere della repubblica italiana.
Ma c’è un resto del mondo dove tutto questo non sarebbe mai stato possibile e che non riesce a spiegarsi come mai a silvio berlusconi nonostante sia silvio berlusconi e si comporti da silvio berlusconi sia ancora concesso di fare quello che fa e di dire le cose che dice senza che poi succeda nulla.

Non una reazione delle istituzioni e nemmeno un misero monito di un presidente della repubblica che, a pochi mesi dalla fine del suo mandato, anziché fare quello che un presidente della repubblica sarebbe chiamato a fare anche con la valigia pronta in mano, cioè difendere il paese e i cittadini, ha scelto di scollarsi dalla realtà e di fare solo il presidente di se stesso, dei suoi amici banchieri e il nemico di quei Magistrati che invece per ruolo e istituzione – essendo il capo supremo della Magistratura – dovrebbe difendere al ritmo del suo respiro.

Se penso che un parlamento intero si è bloccato per 18 anni intorno a uno che altrove ci si vergognerebbe ad  avere per vicino di casa, uno col quale non si prende nemmeno un caffè al bar, uno con cui la gente onesta non ha NIENTE da spartire né da condividere mi viene voglia di stracciarla ora, la mia scheda elettorale.
Ma sono sempre  tutti ancora lì ancora a fare i loro bei discorsini sulla responsabilità, il voto utile, rinforziamo di qua e allarghiamo dillà.
Se nemmeno stavolta uscirà una legge seria sul conflitto di interessi nessuno mi venisse più a parlare dell’utilità della politica e del MIO senso di responsabilità.
Ché se ne avessero avuto tutti un terzo di quanto ne ho io il criminale sarebbe in galera da una quindicina d’anni a quest’ora.

Habebamus Nanni
Marco Travaglio – 24 febbraio
Tutti sanno che, secondo i sondaggi, i vincitori
delle elezioni saranno due: il Pd di
Bersani, che diventerà premier (Senato permettendo)
e il M5S di Grillo, che calerà sul
Parlamento con un centinaio e più fra deputati
e senatori. Eppure venerdì, sui palchi dei due
vincitori, si è assistito a due scene molto tristi
anche se per motivi molto diversi. Mette malinconia
vedere Grillo che caccia i giornalisti
italiani: sia perché un leader democratico, per
quanto rivoluzionario voglia essere, non può
scegliersi chi deve e chi non scrivere di lui; sia
perché, della cacciata dei giornalisti alla gran
parte degli italiani non importa assolutamente
nulla. Anzi, la gran parte degli italiani la condivide
e la sottoscrive, accomunando il quarto
potere a quello politico e finanziario: e questo
non per colpa di Grillo, ma del giornalismo
italiano, che – salvo eccezioni – si sente, ed è, e
dunque appare tutt’uno con i poteri che dovrebbe
controllare. Nelle democrazie l’informazione
è considerata – salvo eccezioni – dalla
parte dei cittadini contro il potere. In Italia,
dalla parte del potere contro i cittadini. Di questo
dovrebbero occuparsi, dopo gli sdegni rituali,
i capatàz dell’Ordine e della Fnsi. L’altra
scena malinconica, almeno per chi lo stima e
gli vuol bene, è Nanni Moretti sul palco di
Bersani. Non per la scelta – legittima e prevedibile,
per certi versi anche comprensibile –
di votare Pd. Ma per un gesto simbolico che
segna la sconfitta di una stagione e la fine ingloriosa
di un percorso iniziato proprio 10 anni
fa in piazza Navona: quella dei girotondi e
dei movimenti della società civile. Anche allora
c’era un palco: piccolo, improvvisato, per una
manifestazione indetta dai dissidenti del centrosinistra
guidati da Nando dalla Chiesa contro
gl’inciuci di una coalizione polverizzata
dalle elezioni 2001 perché ridicolmente divisa
(desistenza con Bertinotti, Di Pietro fuori) e
incapace di opporsi alle leggi vergogna. “Con
questi dirigenti non vinceremo mai” urlò Nanni,
salendo a sorpresa su quel palco e lasciando
basiti i D’Alema, i Fassino, i Rutelli, i Veltroni
ivi mummificati. Sette mesi dopo, su un altro
palco ben più grande e maestoso, quello di
piazza San Giovanni gremita di folla, spiegò a
quei dirigenti falliti e tenuti giustamente alla
larga: “Io non riesco a parlare con Bertinotti,
ma voi dovevate farlo e presentarvi uniti. E
dovevate fare la legge sul conflitto d’interessi”.
Era chiaro a lui e a tutti che il ritorno di B. non
era colpa di B., ma del centrosinistra che l’aveva
resuscitato con la Bicamerale. Da allora
son passati dieci anni e alla guida del centrosinistra
c’è Bersani, ministro di quei governi
che nel 1996-2001 non fecero la legge sul conflitto
d’interessi né l’antitrust, in compenso
promossero B. a padre costituente. L’amico del
giaguaro si appresta a riportare al governo quasi
tutti quelli con cui – Moretti dixit nel 2002 –
“non vinceremo mai”. Per giunta invecchiati di
10 anni e protagonisti nel frattempo di nuove
prodezze: nel 2006-2008 niente legge sul conflitto
d’interessi, niente antitrust, niente riforma
del Porcellum, ma un bell’indulto salva-B. e
salva-Previti; e nell’ultimo anno e mezzo, l’ennesimo
salvataggio di B. morente col governo
Monti, l’alleanza Pdl-Pd-Udc, i decreti pro-Ilva,
lo scippo ai pensionati e lo sfascio Mps. Ma
ora Moretti sale sul loro palco perché – spiega
mestamente – “me l’ha chiesto Gasbarra”. Gasbarra?
E chi è Gasbarra? Poi dice che bisogna
“liberare l’Italia” da B. perché “aggredisce i magistrati”:
giusto, ma l’aggressione del Pd e del
Quirinale alla Procura di Palermo per le indagini
sulla trattativa dove la mettiamo? E l’ostracismo
a Ingroia e Di Pietro perché il Colle
non li vuole? Infine l’appello un po’ patetico:
“Stavolta fatela, la legge sul conflitto d’interessi”.
Stavolta?
Dopo cinque legislature di inciucie bugie?
Nanni, ma ci sei o ci fai?
Con questi dirigenti il Caimano vincerà sempre.
Anche da morto.

 

Ballisti d’Italia [spigolature]

Voglio rivolgere un pensiero affettuoso ai postini di tutta Italia; fatevi un favore, non lo votate neanche voi, così evitate di passare per le ire dei destinatari di posta e in più ancora non sarete più costretti a dover distribuire ciclicamente la monnezza made in Arcore.
#leballedisilvio

Negli Stati Uniti la carriera di un politico può venire stroncata anche e solo per una bugia che riguarda la sua vita privata; non è affatto voyeurismo né intromissione nella privacy il fatto di pretendere che la vita di una persona che – per scelta sua – decide di occuparsi delle cose e di conseguenza delle vite degli altri debba essere il più possibile trasparente anche per quanto attiene al suo privato. Perché gli americani  pensano e credono  che una persona che mente a sua madre, a sua moglie o a suo marito, ai figli, agli amici,  può mentire a TUTTI, dunque anche al popolo che sta gestendo e governando. L’America ha mille e più contraddizioni e gli americani avranno mille difetti come tutti, ma una cosa è certa: non permetterebbero mai ad un buffone bugiardo e disonesto seriale di occuparsi delle loro cose né mai gli affiderebbero le sorti della loro  vita.

Imu, B. manda finto avviso fiscale
Rivoluzione civile denuncia il Cavaliere

Pensionati in fila davanti ai patronati dopo aver ricevuto la lettera/balla di berlusconi in cui promette la restituzione dell’IMU: quest’uomo va cacciato non perché abbia dimostrato tutto il peggior dimostrabile ma perché è socialmente pericoloso oltreché geneticamente disonesto. E bene ha fatto Ingroia a denunciarlo.

Sesso e carriera, i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI

Lotte di potere e denaro in un rapporto segreto con i risultati di un’inchiesta sul Vatileaks consegnato da tre cardinali al Papa. Ipotizzata anche una lobby gay. Il documento passerà nelle mani del nuovo pontefice, dovrà essere abbastanza “forte, giovane e santo”. Atteso un “motu proprio”. CONCITA DE GREGORIO – La Repubblica

Mai una schifezza, dietro a certe  faccende. Travaglio lo scriveva una ventina d’anni fa che nel salotti che contano non manca mai il politico, l’industriale, il cardinale e la mignotta. La lussuria è un peccato a corrente alternata, vale per noi mortali ma ai piani alti  e anche a quelli altissimi  non solo è ammessa ma anche concessa dalla notte dei tempi.

Monti: ‘Merkel non vuole Pd al governo’
Ma la Cancelliera lo gela: ‘Mai detto’

Sono proprio contenta che l’algido professore si sia rivelato per quello che è.
Che vadano a nascondersi tutti quelli che hanno lisciato il pelo [lasciandoci su anche qualche traccia di bava] al “salvatore della patria”.
Sobrietà d’accatto; raccontare balle pro domo propria fa schifo sempre, non è che se lo fa b la cui reputazione è qualche tacca sotto allo zero assoluto i soliti tromboni devono fare  sensazionalismo ma se invece lo fanno altri si può soprassedere e usare altri toni perché Monti è persona più affidabile. Il prestigio non si mantiene a forza di balle, che ha voluto dimostrare Monti, che può parlare in nome e per conto della Merkel? brava Angela che lo ha sputtanato a stretto giro di cazzata. Sappia, il professore, che quaggiù siamo diventati impermeabili e abbastanza esperti in materia, ormai.

E quelli che raccontano balle sono considerati e trattati da raccontaballe, non certo da statisti.

Master falso, Oscar Giannino si dimette
Il giornalista lascia la presidenza di Fare

Trovo ridicolo che si facciano le pulci a chi ha millantato lauree e master inesistenti in un paese dove una mai laureata, Giorgia Meloni, la sorellastra d’Italia, è stata ministro della repubblica. Le pulci si dovevano fare nei casellari giudiziari di un bel po’ di gente prima di farla entrare in parlamento, gente che invece c’è entrata e c’è pure rimasta, non certo negli archivi dei titoli di studio.

Tanto più che le dimissioni di Oscar Giannino sono un puro gesto di facciata visto che il candidato premier di Fare per fermare il declino resta lui.
Per carità, al punto di disperazione in cui siamo tutto fa e va bene, ma è troppo facile essere intransigenti coi pesci piccoli dopo aver perdonato tutto a quelli grandi, squali compresi.  Pare che Giannino abbia aumentato la somma  delle sue  balle avendo detto di aver partecipato allo Zecchino d’oro ma non è vero nemmeno questo. Complimenti comunque  a Zingales  che non ha avuto nessuna esitazione a denunciare lo stravagante bugiardello  esordiente  a pochi giorni dalle elezioni e, malgrado   le tante gaffes a getto continuo  del variopinto   leader  potrebbero perfino aver guadagnato qualcosa.
Nel paese alla rovescia – comunque –  una scorrettezza diventa un qualcosa di irricevibile e meritevole della pubblica gogna, un reato, invece, si abolisce con la stessa disinvoltura con sui s’ignorano leggi esistenti per consentire ai non aventi diritto – perché hanno scelto di fare altro nella vita,    di intraprendere carriere politiche – come ad  ad esempio occuparsi di televisioni e giornali o di violare la legge, e in certi casi anzi uno, anche entrambe le cose. 

Chi invece la vuole fare senza violare né la legge né la Costituzione [Ingroia] deve spogliarsi come san Francesco sennò non va bene.
Prima di entrare nella cabina elettorale 1, 2 o 3 ricordatevi, ricordiamoci che noi siamo meglio di loro. Di quelli che ci hanno portato fino a qui.
E lo siamo perché nonostante e malgrado la democrazia, la giustizia, l’uguaglianza, il rispetto dei diritti in questo paese siano solo dei fantasiosi modi di dire entrati di prepotenza nella categoria del luogo comune, non per colpe e responsabilità nostre, diamo ancora a loro la possibilità di occuparsi di noi.
Se avessimo fatto il contrario allora sì, saremmo stati peggio.

FRATELLI (OMOFOBI) D’ITALIA 
Meloni costretta a prendere le distanze


Grazie ai due deficienti candidati nel partito della sorellastra d’Italia di cui sopra, di Crosetto e di la russa per averci ricordato con lo squallido spot omofobo che ha fatto il giro del mondo, che il fascismo resta sempre la montagna di merda che è, come la mafia. Purtroppo bisogna capirli, loro non hanno nemmeno un culo adatto per paragonarci le loro facce, ecco perché si preoccupano di quelli altrui. Spero che gli omofobi e i razzisti vengano quanto prima soffocati dalle loro ossessioni. Gente cattiva, malvagia, che non ammette che una  persona la felicità e la serenità se la deve trovare come vuole e con chi vuole.

Se ci fosse un dio li maledirebbe, altroché.

In meno di ventiquattr’ore sia Monti che Bersani hanno dovuto abbassare il capino e arrendersi all’idea che uno che da quasi vent’anni porta milioni di persone sulle piazze di tutta Italia non si può scacciare come il moscerino dalla camicia bianca.
Se lo avessero fatto tutti prima forse il clima oggi non sarebbe così avvelenato.
Il fatto che spesso scrivo di Grillo e del MoVimento non significa che ne condivida tutte le teorie né tanto meno il linguaggio esasperato che usa il leader, anche se dovrebbe essere comprensibile che la piazza non è lo studio di Porta a Porta. Il mio non è affatto un sostegno ma semplici osservazioni e considerazioni che gente più esperta di me avrebbe dovuto fare da tempo, anziché mettersi a fare ridicole guerricciole contro dalle proprie tribune, che siano quotidiani, radio e televisioni non importa.
In questa campagna elettorale è mancata proprio l’intelligenza da parte di tanti, giornalisti, opinionisti, cazzari tout court ma che però vengono considerati autorevoli e meritevoli di una ribalta da cui esprimersi praticamente ogni giorno.
Gente che ha dimostrato di non avere memoria, dopo che lo stesso errore è stato fatto dai politici di professione ad esempio quando si è formata la lega, considerata all’inizio solo un manipolo di rozzi che facevano folklore, quelli che guardano dall’alto in basso come se fossero in condizioni di poterlo fare, persone che hanno dimostrato un’assenza totale di quella scaltrezza utile a non trasformare il nemico nel PEGGIOR nemico.
Sparare ad alzo zero ogni giorno da mesi contro il populista pericoloso fa incattivire lui e chi lo sostiene, e, lo dico e lo scrivo da mesi, ha prodotto lo stesso effetto che ha permesso a berlusconi di arrivare fino a qui.
Così come tanta gente ha votato berlusconi “per dispetto” ci sarà chi voterà il MoVimento per la stessa ragione.
Le carezzine in testa avrebbero dovuto farle altri a lui, non farlo esasperare oltremodo, chiunque sentendosi aggredito si difende, specie se non c’è ragione, non c’è SEMPRE ragione per doverlo fare, a differenza di quello che si fa – sempre troppo poco – con berlusconi DAVVERO pericoloso perché lo ha dimostrato, e che si dovrebbe fare con Monti altrettanto se non di più pericoloso anche se per motivi diversi ma non meno importanti, ma per lui ovviamente, siccome è ben visto, anzi adorato da Napolitano e dall’America si usa un trattamento diverso, sobrio.
Tutto sommato è anche meglio che Ingroia, il grande assente di questa campagna elettorale venga ignorato da gente così.
Noi cittadini siamo disorientati anche a causa della mancanza di punti di riferimento non solo politici ma che sappiano suscitare delle riflessioni serie, questo paese è pieno di gente scarsa, incapace, tutt’altro che autorevole e intelligente, gente costretta in qualche modo e sempre a portare acqua al mulini di qualcuno, politicamente inferiore rispetto al livello che dovrebbe avere chi ha l’arroganza di proporsi come la soluzione del problema, specie se ha contribuito alla costruzione di quel problema.

Fare politica cambia il modo di pensare e di agire o una persona deve essere predisposta per pensare e agire in un certo modo a prescindere dal suo impegno politico o professionale? la domanda sembra marzulliana ma veramente, io non capisco cosa passa per la testa di certe persone che non fanno nemmeno in tempo a metterci piede, nella politica, che subito si comportano come esperte e navigate opportuniste.
Siciliani, ma che ha fatto Mirello di bello che nessuno vuole toglierselo dalle balle nonostante il suo corposo curriculum? chiedo.

Ubi Mirello, Mineo cessat

Marco Travaglio, 21 febbraio

Oggi tocca parlare di Corradino Mineo, direttore per 7 anni di Rainews24 all’insaputa dei più (il canale ha totalizzato nel 2012 il ragguardevole share medio dello 0,57%), ma non del partito (il Pd) che l’ha prima sponsorizzato in Rai e ora lo candida, nientemeno che come capolista al Senato in Sicilia. Il futuro statista ha chiuso la campagna elettorale a Enna con un imperdibile dibattito col locale ras Vladimiro Crisafulli, detto “Mirello”, che il mese scorso la commissione di garanzia del Pd presieduta da Luigi Berlinguer ha escluso dalle liste dopo che il Fatto aveva ricordato le sue variopinte pendenze giudiziarie(note a tutti anche se non ne parlava nessuno) e pubblicato un rapporto inedito dei Carabinieri del 2008 in cui si chiedeva addirittura il suo arresto. In sintesi: Mirello è indagato per abuso d’ufficio per aver fatto pavimentare la strada che porta alla sua villa a spese della Provincia; è imputato (fresco di rinvio a giudizio) con altre 18 persone per truffa e falso in bilancio nella malagestione dell’Ato Rifiuti; e l’Arma lo accusa di gestire come affar suo tutti gli appalti, i servizi, le nomine e gli incarichi nella sua città e di intimidire chi si oppone al suo sistema di potere. In più c’è la celebre intercettazione del 2001, con tanto di filmato, che lo immortala nella sala di un hotel di Pergusa avvinto come l’edera al locale boss di Cosa Nostra, Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia e in seguito anche per omicidio. Quando finalmente il Pd lo esclude dalle liste, il 16 gennaio Mineo plaude: “C’era una questione di opportunità vera, dare prova di maggiore rigore in questo momento era importante”. Ma l’altroieri, al convegno elettorale reclamizzato — riferisce Live Sicilia — “da una lunga scia di manifesti abusivi affissi a ogni angolo”, Mineo pare un’altra persona. “Mirello — dice affettuoso — ha dimostrato di essere un vero dirigente politico”. Poi se la prende col Fatto , autore di una “campagna strumentale contro Crisafulli”. Strumentale in che senso? Sono vere o false le notizie che abbiamo scritto? Se sono false, sarebbe suo dovere di giornalista (ex?) ristabilire la verità. Se sono vere, sarebbe suo dovere di politico trarne le conseguenze, evitando di frequentare un simile soggetto e di elogiarlo in pubblico per avere i suoi voti. Invece sceglie la terza via: non entra nel merito e accusa di “campagna strumentale” un giornale indipendente che fa il proprio dovere di dare notizie (concetti — l’indipendenza, il dovere e le notizie — che evidentemente gli sfuggono). A questo punto qualcuno potrebbe domandargli: scusa, Mineo, ma perché non te la prendi con la commissione di garanzia del tuo partito che ha cacciato il tuo amico Mirello in quanto impresentabile? Ecco pronta la risposta: “Ho condiviso la scelta di opportunità, non i modi che hanno portato alla sua esclusione dalle liste. Questo non mi impedisce di riconoscere a Mirello di essere un grande dirigente del partito e soprattutto di non essere impresentabile”. Restano inevase un paio di curiosità. 1) Qual era il “modo” giusto per escluderlo dalle liste? Cacciarlo e poi chiedergli scusa? Cancellare una parte del suo cognome e candidare Crisa ma non Fulli, o Fulli ma non Crisa? Sistemarlo su qualche altra poltrona come premio di consolazione? 2) Che deve fare un politico (del Pd, si capisce) per essere impresentabile agli occhi di Mineo, visto che un’indagine per abuso, un’imputazione per truffa e falso in bilancio e l’affettuosa amicizia con un boss mafioso non bastano? Rapinare una banca? Imbracciare il mitra e fare una strage?

Ps. In questi anni ho più volte aderito agli appelli dell’Usigrai e di altre benemerite associazioni in difesa del Mineo, che ogni due per tre passava per vittima di non si sa bene quali censure e ostracismi. Me ne pento amaramente e me ne scuso vivamente con i lettori.

La Grande Truffa

Senato, Grillo risale e Monti scende
A Bersani il centro potrebbe non bastare

Il nuovo exploit dei Cinque Stelle nei sondaggi può mettere in crisi le alleanze del Pd a Palazzo Madama
Così potrebbe affacciarsi la riproposizione del caso Sicilia, dove Crocetta ha bisogno dei voti del M5S.

Preambolo: Vendola a differenza di Bertytweed che quando sente e legge Marco  Travaglio si fa venire l’orticaria, ieri sera a Servizio Pubblico, annuiva. Quindi significa che Travaglio  tutte ‘ste stronzate fascistoidi non le dice e non le scrive. Nemmeno quando – giustamente – ricorda tutte le cazzate fatte dalla sinistra al posto di quel che una sinistra ma anche un centrosinistra onesto e coerente doveva, avrebbe dovuto e deve fare.

C’era una volta un politico piccolo piccolo che tutti davano per morto , e regolarmente risorgeva dalle sue ceneri. Montanelli lo chiamava “Il Rieccolo”.

Sottotitolo: Enrico Letta: “Su un eventuale accordo futuro con i montiani decideranno insieme Bersani e Vendola. In ogni caso un allargamento è nella logica delle cose, perché abbiamo di fronte i populismi di Grillo e Berlusconi, che sono populismi molto aggressivi rispetto ai quali dobbiamo fare fronte comune”. Il Pd è straordinario. Da una parte insulta chi vota M5S (o Ingroia) equiparandolo a chi vota Berlusconi (dimenticandosi che l’unica forza che mai ha fatto opposizione a Berlusconi è proprio il centrosinistra). Dall’altra chiede – anzi esige – il “voto utile”, altrimenti “se vince Berlusconi è colpa vostra”. Tradotto: ti entrano in casa, ti ciulano la compagna, ti sfasciano i mobili e poi ti chiedono i soldi per tornare a casa in taxi (e se non glieli dai sei un antidemocratico). Che statisti mirabili. [Andrea Scanzi]


Enrico Letta è lo stesso che il 13 luglio scorso disse “meglio votare Berlusconi che Grillo”.

Sul fatto che a luglio del 2012 Enrico Letta, il nipote dello zio, non aveva ancora capito che Grillo NON si vota, stendiamo un velo “lettoso”.

Questo piccolo amarcord onde evitare rotture di coglioni a posteriori quando, armato di torce e lumini cimiteriali qualcuno andrà a caccia degli eventuali colpevoli dell’eventuale débâcle.

Questo è il risultato di una pessima propaganda, spesso più violenta delle cose che si criticano e si rimproverano a Grillo.
Parlano tutti dell’imbonitore del nuovo millennio, della riproduzione su scala di mussolini e berlusconi ma intanto Grillo continua a riempire le piazze mentre i politici ‘tradizionali’ nelle piazze non ci possono più andare; meglio parlare ai “parenti stretti” nella comodità dei teatri che ospitano i loro convegni in campagna elettorale o davanti a giornalisti compiacenti che non li straniscono troppo.
Grillo, il grande bluff, la truffa targata Casaleggio [manco fosse dell’utri], ma la truffa è anche chi dice di volersi occupare di un paese ma non dice in che modo intende farlo, e con chi, soprattutto; la truffa è dire che si va a governare con Vendola ma decidere sul filo di lana, sempre per l’irresponsabilità di parole e comportamenti di una campagna elettorale pietosa e penosa, di andarci con Monti. Chiunque abbia ancora a disposizione una briciola di obiettività sa benissimo che per mettere più sinistra nel pd, anzi, per mettercela e basta serve dare il voto all’unico partito che è di sinistra e cioè Sel. Il problema è quando poi, nella coalizione di governo Vendola dovrà togliersi il cappello di fronte alle decisioni che Bersani prenderà non con lui ma col sobrio professore. Perché è questo che succederà, e bisognerebbe avere l’onestà di dirlo.

Non voterò il movimento, ma non ne sono nemmeno terrorizzata come quelli che in questi mesi hanno parlato di Grillo come del babau del terzo millennio, perché io Monti lo temo molto più di Grillo, e anche di berlusconi.

Nota a margine: Angelo Bagnasco,  di professione cardinale, presidente della Cei interviene nel dibattito politico pre elettorale: ”Gli italiani hanno bisogno della verità delle cose, senza sconti, senza tragedie ma anche senza illusioni”. Tre le priorità che dovrà seguire il nuovo governo: “lavoro, famiglia e riforme dello Stato”.

La faccia tosta di questi millenari affabulatori dell’irrealtà è davvero insopportabile. Le loro eminenze in fatto di balle vogliono mantenere l’esclusiva.

Dopo aver sostenuto per diciotto anni il più grande cazzaro disonesto dell’universo naturalmente perché da bravo cristiano come ha dimostrato di essere gli garantiva [come tutta la politica del resto ha sempre fatto] i rubinetti sempre aperti oggi sale in cattedra permettendosi di dire che gli italiani non devono cadere nel tranello della politica bugiarda, quella che ha sempre fatto comodo a loro, quella che gliele dà tutte vinte, quella che permette a questi millantatori di interferire nella politica, di dettare l’agenda a proposito di leggi, un’agenda di fronte alla quale tutta la politica di destra, centro, sinistra e centrosinistra si è sempre inchinata con riverenza e referenza.

Basta: questo paese ha il diritto di avere una politica che metta al loro posto questi disturbatori della società che impediscono a questo paese di progredire, crescere, diventare normale, civile, accogliente per tutti e dove si rispettano i diritti di tutti.

Stupidità oggettiva
Marco Travaglio, 7 febbraio

Se il centrosinistra non avesse abdicato al dovere morale e politico di rinfacciare a B. i suoi scandali giudiziari, così immunizzandolo per sempre dalle conseguenze morali e politiche dei reati suoi e delle sue aziende, oggi potrebbe rispondergli qualcosa a proposito delle sue accuse sul caso Montepaschi. Perché purtroppo B. ha ragione a denunciare la “responsabilità oggettiva” degli ex Pci, ex Pds, ex Ds, ora Pd nella malagestione della banca senese, da decenni nelle mani degli amministratori locali del centrosinistra, dopo aver fatto capo alla P2 e aver regalato a B. fidi e finanziamenti oltre ogni limite di rischio ai tempi di Milano2. Il fatto è che la responsabilità oggettiva dovrebbe valere sempre, anche per lui. Anche quando viene assolto o prescritto in processi che vedono condannati suoi manager o fedelissimi. Stiamo parlando non solo di culpa in eligendo e in vigilando, per aver scelto gli uomini sbagliati e non averli sorvegliati. Ma anche soprattutto di culpa “in premiando”, visto che, una volta accertata la loro colpevolezza, non sono stati rimossi o puniti, anzi han fatto tutti carriera, in azienda o addirittura in Parlamento. Delle tangenti alla Guardia di Finanza, B. disse di non saperne nulla. Fu condannato in primo grado, prescritto in appello e assolto per insufficienza di prove in Cassazione: ma il capo dei servizi fiscali Fininvest, Salvatore Sciascia, confessò e fu condannato per corruzione a 2 anni e 4 mesi, mentre l’avvocato Massimo Maria Berruti si beccò 8 mesi per favoreggiamento: dopodiché entrambi divennero onorevoli, sebbene B. sapesse tutto almeno dalle sentenze, o forse proprio per questo. E la responsabilità oggettiva di B.? Nessuno ne parlò. Anzi, quando fu assolto, D’Alema si scusò pubblicamente con lui per aver chiesto a suo tempo le sue dimissioni: cioè per averne detta eccezionalmente una giusta. Anche Dell’Utri fu condannato per le false fatture di Publitalia insieme ad altri manager, e poi per mafia: promosso senatore. E la responsabilità oggettiva di B.? Passata in cavalleria. Il fratello minore Paolo patteggiò per una mega-truffa alla Regione Lombardia. Della responsabilità oggettiva del fratello maggiore, neanche a parlarne. Previti fu condannato perché comprava giudici e sentenze à la carte con soldi di B. e della Fininvest: B. se la cavò per prescrizione, ma la Fininvest fu condannata civilmente a risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori. Avete mai sentito un esponente del centrosinistra (a parte Di Pietro, non a caso espulso con ingnominia) rammentargli quella piccola responsabilità oggettiva da 560 milioni? Idem per il caso Mills: l’a vvocato inglese fu condannato per essere stato corrotto con 600 mila dollari di provenienza Fininvest e poi prescritto, mentre B. fu subito prescritto. E la sua responsabilità oggettiva? Di solito, per accertare la responsabilità oggettiva di un politico, non c’è bisogno di processi o sentenze: bastano i fatti, almeno quando sono documentati. E di fatti documentati ce n’erano a bizzeffe già nel 1997, quando il centrosinistra promosse B. a padre costituente nella Bicamerale, chiamandolo a riformare “insieme” nientemeno che la Costituzione. E ce n’erano a carrettate nel novembre 2011, quando il Pd accettò di entrare in una maggioranza guidata da lui per governare insieme l’Italia appoggiando Monti. Per vent’anni chi avrebbe potuto e dovuto isolarlo, rifiutare di parlargli, delegittimarlo per le sue colpe politico- morali prim’ancora che penali, lo ha invece coinvolto, riverito, interpellato, legittimato. Col risultato che lui, oggi, rinfaccia agli altri le loro responsabilità oggettive. E gli altri non sanno cosa rispondere, perché non hanno più nulla da dirgli: o, peggio, dovrebbero dirgli ciò che non gli han detto per vent’anni.

L’equazione

Se la chiesa benedice Monti il mio dovere di cittadina di un paese laico per Costituzione è quello di stare da tutt’altra parte. La chiesa non ha perso un attimo di tempo a riprendere posizione, a pretendere di essere inserita nel dibattito politico. E non dovrebbe essere così, se questo fosse un paese normale, serio, civile, dove ognuno sta al suo posto come Costituzione comanda.

Oggi una persona perbene si dovrebbe dissociare dalla chiesa, dovrebbe dire apertamente che NON ci tiene ad essere ben vista, appoggiata e sostenuta da quell’associazione di gretti incivili, oscurantisti, nemici dichiarati delle donne, omofobi e razzisti.

Ma nessuno  si dissocia, nemmeno un potentissimo rinuncia ad approfittare delle gonnelle degli usurpatori d’oltretevere. 
E meno male che Monti dice di essere quello del cambiamento.
Ma naturalmente anche lui, ci mancherebbe, è un cattolico convinto. Guai a pensare che lo sia per opportunismo.

Il vaticano è stato sempre dalla parte dei poteri malati, dei regimi sanguinari, dei soldi, ha dato copertura e sostegno a dittatori e assassini.

Chi ha a cuore la democrazia, i diritti civili a cui hanno  diritto i cittadini di una repubblica democratica  non può stare dalla parte del vaticano.  

E’ l’equazione più facile del mondo.

 

Il pericolo in politica non sono dei magistrati di vari orientamenti che decidono di dare il loro contributo, per quanto la loro decisione possa essere discutibile il nostro non è più un paese normale da un bel po’, e aver permesso a berlusconi di occupare l’agone politico da protagonista assoluto significa dover accettare che TUTTI possano fare la stessa cosa se ne hanno voglia e pensano di avere le capacità per farlo.
Il pericolo è un uomo potente, niente affatto estraneo alla politica ma che con la politica ha avuto molto a che fare lavorando dietro le quinte, il che è molto peggio che avere un ruolo pubblico ed essere almeno riconoscibile. Un potente  che è stato imposto da un presidente della repubblica che ha dimostrato più e più volte di non avere il polso, di non saper ascoltare le istanze di un paese alla disperazione. 
Un  pre-potente che pensa e dice – esattamente come berlusconi – che il parlamento è un intralcio, che un governo deve avere più libertà di azione infischiandosene apertamente delle regole democratiche e della Costituzione proprio come berlusconi. 
Un potente pre-potente ben visto e sostenuto dal vaticano perché come tutti i potenti pre-potenti non ha nessuna intenzione di liberare l’Italia dal dominio della chiesa e anche in un periodo di crisi non ha mancato –  col suo governo di emergenza – di continuare a sostenere economicamente la chiesa
Ed è di questo che ci dovremmo preoccupare, non di Ingroia e Grasso sì o no.


 

Grasso che cola, Marco Travaglio, 28 dicembre

La candidatura di Piero Grasso nel Pd ha almeno due aspetti positivi. Il primo è che forse il Pd tornerà a parlare di mafia, cosa che non fa da parecchio, e forse addirittura della trattativa Stato-mafia, cosa che non fa (se non per negarla o minimizzarla) da quando s’è scoperto che Napolitano tentò di condizionare le indagini. Il secondo è che, come per incanto, cesseranno – almeno a sinistra – le polemiche sui magistrati che entrano in politica: quelle sono riservate ai De Magistris, agli Ingroia e agli altri pm che con le loro indagini han dato noia al Potere. Non è questo il caso di Grasso. Per carità, qualche merito ce l’ha: 25 anni fa, da giudice a latere, firmò la sentenza del maxiprocesso istruito dal pool di Falcone e Borsellino; e l’anno scorso respinse le pressioni del consigliere giuridico del Quirinale e del Pg della Cassazione per avocare o trasferire o deviare le indagini sulla trattativa. Ma i suoi rapporti col Potere sono da sempre idilliaci: specie da quando subentrò a Caselli alla Procura di Palermo e subito se ne dissociò, abbandonò le indagini su mafia e politica (Cuffaro a parte), allontanò dalla Dda i pm più impegnati su quel fronte, lasciò nel cassetto le carte sequestrate a Ciancimino sulla trattativa, rifiutò di controfirmare l’appello contro l’assoluzione di Andreotti in primo grado, meritandosi gli elogi di berluscones e “riformisti” centrosinistri, infine ritirò il premio: la legge Bobbio (An), poi dichiarata incostituzionale, che di fatto lo nominava procuratore nazionale antimafia estromettendo il suo unico concorrente Caselli. Da allora, democristianamente, si barcamena. Un giorno dice: “Le stragi furono date in subappalto a Cosa Nostra per gettare l’Italia nel caos e dare la possibilità a un’entità esterna di proporsi come soluzione”, insomma “agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste”. Cioè Forza Italia. Un altro, fra gli applausi dei Gasparri, propone “un premio speciale a Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”. Una volta bacchetta Ingroia: “Un magistrato non deve far conoscere le sue preferenze politiche”. Ora fa conoscere le sue preferenze politiche. Ma difficilmente Violante gli ricorderà, come a Ingroia, che “i magistrati devono evitare di apparire schierati su un fronte, altrimenti le indagini perdono di credibilità”. Improbabile che Andrea Orlando gli rammenti, come a Ingroia, che “chi indaga sulla politica dovrebbe astenersene perché il candidarsi getta un riverbero su tutto quello che hai fatto prima”. Forse tacerà persino il garrulo Vietti, vicepresidente Udc del Csm, che una settimana fa, quando l’aspettativa elettorale la chiese Ingroia, fece lo spiritoso (“l’unica cosa che non provo è lo stupore”) e chiese ai partiti “un codice di autoregolamentazione per non candidare magistrati” (via libera invece a inquisiti e condannati, la specialità di casa sua). E chissà se il presidente dell’Anm Sabelli estenderà a Grasso il suo monito anti-Ingroia (“Va tutelata l’immagine di imparzialità della magistratura”). Strilleranno, anzi già strillano i berlusconidi, immemori di aver imbottito le loro liste e il ministero della Giustizia di magistrati: preclare figure come Mancuso, Iannini, Cirami, Caliendo, Nitto Palma, Centaro, Papa, Bobbio, Miller (e ora arriva Simonetta Matone, in quota Vespa-Iannini). Certo non protesterà il Centro montiano, che candida Stefano Dambruoso, magistrato più noto per gli allarmi sullo sbarco di al Qaeda in Italia che per i successi processuali. Anche Grasso, fino all’altroieri, era dato alla corte del Prof (“mai in un partito, piuttosto in una lista civica nazionale”), poi ha dato un’occhiata ai sondaggi. Se però, dopo le elezioni, Bersani risposasse Monti, Grasso potrebbe essere ministro della Giustizia in un governo appoggiato dall’Udc, il partito che fu di Cuffaro. 
Così nessuno potrà accusarlo di fare politica contro i suoi imputati. 
Semmai, pro.

 

 

Mi candido solo se me lo chiede il partito: cioè io

Sottotitolo, dal “Fatto Quotidiano”: “L’appello dell’Unità per D’Alema? Non ho mai firmato nulla”. Ne è certissima Sabrina Rocca, una delle principali dissidenti del Pd siciliano, che di appelli in favore del lìder Maximo non ne aveva mai sentito parlare. “E anche se mi fosse stata richiesta la firma, avrei comunque rifiutato”, aggiunge categorica. Eppure il suo nome era incluso tra le settecento firme pubblicate sull’Unità in favore di Massimo D’Alema. Indicato da più parti come uno dei primi “passi indietro” necessari per rinnovare la classe dirigente del centrosinistra, in soccorso di D’Alema era arrivato provvidenziale l’appello pubblicato sulle pagine del giornale fondato da Antonio Gramsci.

Solo che non tutti i firmatari erano al corrente di essersi spesi per lui.

Appello per D’Alema sull’Unità, spuntano firme false. Pd: “Confusione”

Candidature Pd, Bersani molla D’Alema
La replica: “Non è lui che deve decidere”

“Mi candido solo se me lo chiede il partito”,  dice l’ex lider Maximo, il partito è lui, non si spostano una pianta di ficus né una poltrona  nelle sedi del piddì se non lo decide lui.

Quindi di che parla, cos’altro vuole, che ha fatto girare le balle perfino a Bersani.

Ed è tutto dire.

Non si capisce chi è che avrebbe bisogno di lui così tanto da chiedergli di restare.

E comunque una cosa del genere l’aveva già detta berlusconi, tanto per ribadire e confermare semmai ce ne fosse bisogno la strana sinergia che intercorre fra due personaggi che dovrebbero stare agli opposti estremi ma ai quali invece è sempre piaciuto stare vicinivicini.

Che ci faremo con tutti ‘sti benefattori non lo so.

Fanno tutto per il partito, come se il partito fossimo noi e non sempre, comunque e solo loro.

Portare un po’ lontano dal panorama le loro facce manco a parlarne.

Sarebbe un gesto troppo dignitoso e civile.

D’Alema: il nobiluomo della loro santità.
D’Alema: quello che come Giovanardi, la Binetti, Fassino, la Bindi e Fioroni NON vuole una legge che regolarizzi le coppie di fatto attaccandosi ad una ridicola questione di forma circa il come deve essere definita quell’unione: matrimonio sì, no, forse, MA ANCHE NO.
D’Alema: quello che “mediaset è una grande risorsa degli italiani” e che per questo non ha mai voluto fare pur potendola fare una legge sul conflitto di interessi ma, al contrario, ha spalancato le porte al piazzista di cazzate, all’uomo più indagato d’Italia  con la famosa bicamerale.
D’Alema: quello che la cosa più significativa fatta da presdelcons è stata una guerra e che in occasione del summit di Napoli  ordinò le botte e i pestaggi come un Fini e uno Scajola qualunque; un vero politico che fa gli interessi dei cittadini, un vero leader di sinistra, dunque, leader per decenni di una sinistra prima e di un centrosinistra dopo che non ha fatto fare un solo passo avanti a questo paese in tema di diritti civili.

Da ricandidare subito: per necessità, la sua.

Anzi, che dico? la presidenza della repubblica bisognerebbe dargli a questo Talleyrand alle cime di rapa.

Max, sentiammè, ti parlo da donna a skipper, ché io lo skipper non lo so fare ma la donna e la cittadina sì.
C’hai 63 anni, che manco te li porti così male tutto sommato, c’è di peggio, guarda Al Fano che è pure più giovane di te, per dire, da trenta stai in parlamento, di soddisfazioni te ne sei levate tante, noi anche grazie a te a quella genialata della bicamerale con cui hai consegnato le chiavi del paese all’abusivo un po’ meno, anzi per niente, ma facciamo finta che va bene così, che non pretendiamo che tu e chi ha ridotto la sinistra in queste condizioni chiediate perdono a chi ha creduto nella sinistra, e anche a chi solo vigliaccamente ci sperava: senza rancore, suvvia, che noi italiani siamo buoni, e forse anche coglioni davvero come diceva l’amico tuo, visto che vi permettiamo ancora il tutto e l’oltre.

Di soldi, ne hai accumulati tanti, noi anche grazie a te e alle tue politiche finto liberali e finto de’ sinistra un po’ meno anzi per niente ma pure qui, mettiamoci una pietra sopra. Ma mettiamocela ‘sta pietra, non aspettiamo che sia quella definitiva, tombale, ecco.

Fai una cosa: iscriviti a un dopolavoro per amanti della barca a vela, o a uno della serie “volevo fare lo statista ma non ce so’ riuscito”, a una bocciofila, al circolo del burraco, dove ti pare. 

Va bene tutto, purché tu ti tolga, e definitivamente dai coglioni, ché s’è fatta e davvero quell’ora.
Gli italiani hanno il diritto di poter fare a meno di D’Alema senza che questo lo debba decidere D’Alema.
Te lo immagini un operaio della Fiat che quando lo licenziano dice:”me ne vado, ma continuerò a dare un mio  contributo ai cofani”.
“C’è qualcuno fra il pubblico che ha chiesto a D’Alema di restare?”