Se lo meritano, Alberto Sordi: ecce Renzi

Tanto, destra, sinistra, tutti uguali no?

Se la scelta di Renzi è il frutto dell’espressione massima della democrazia qual è quella di delegare la scelta di un leader politico al popolo, facciamo che è espressione massima anche quando gli esiti sono altri. 
Anche quando la gente sceglie di farsi rappresentare dal criminale o dal buffone. 
Facciamo che ognuno è autorizzato a scegliersi la testa di cazzo che più gli somiglia senza che nessun altro gli dia la patente di democratico, fascista, imbecille un tanto al chilo. L’elezione di Renzi è il  risultato della scelta del male considerato  minore. Ma allora è male minore anche preferire il buffone al criminale,  in quel caso però  molti hanno da ridire e si permettono di dare del nazista a chi sceglie il buffone al posto del criminale.

La maggior parte degli italiani non sono di destra né democristiani, sono niente, gente che non vale niente. 

Si fa presto a scrivere la storia politica di questi ultimi vent’anni. Tutto iniziò dal primo stronzo che disse anche da dentro la sinistra che “destra e sinistra non contano, contano le idee e le persone”. E infatti abbiamo visto molto bene da quali idee e da quali persone ha scelto e sceglie di farsi rappresentare il glorioso popolo italiano.

C’è di che andare fieri di questo paese, altroché. Mancano le parole, per dire quanto.

Signori miei: io sto dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende, quando tutte le aziende chiudono, è un momento in cui bisogna cercare di tenere aperte le fabbriche”. [Matteo Renzi, 11 Gennaio 2011] “Referendum? Voterò “no” all’abolizione della remunerazione sull’acqua”. [Matteo Renzi, 4 Giugno 2011] “TAV in Val di Susa? Quando le amministrazioni decidono, ci sono le garanzie ambientali e tutti i passaggi democratici, ad un certo punto bisogna fare le cose, altrimenti diventiamo il Paese dei ritardi, o come nel Monopoli, dove si pesca ‘tornate al vicolo corto’, e si ricomincia da capo”. [Matteo Renzi, 4 Luglio 2011] “Sbaglia il PD ad aderire allo sciopero della CGIL”. [Matteo Renzi, 30 Agosto 2011] “Mi ritrovo nella lettera della BCE. Sì all’aumento dell’età pensionabile”. [Matteo Renzi, 26 Ottobre 2011] “A me dell’articolo 18, usando un tecnicismo giuridico, non me ne po’ frega’ de meno”. [Matteo Renzi, 27 marzo 2012] [and so on…]

Primarie PD: vince Crozza, ah no, è Renzi

Signori miei: io sto dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende, quando tutte le aziende chiudono, è un momento in cui bisogna cercare di tenere aperte le fabbriche”.
[Matteo Renzi, 11 Gennaio 2011]
“Referendum? Voterò “no” all’abolizione della remunerazione sull’acqua”.
[Matteo Renzi, 4 Giugno 2011]
“TAV in Val di Susa? Quando le amministrazioni decidono, ci sono le garanzie ambientali e tutti i passaggi democratici, ad un certo punto bisogna fare le cose, altrimenti diventiamo il Paese dei ritardi, o come nel Monopoli, dove si pesca ‘tornate al vicolo corto’, e si ricomincia da capo”.
[Matteo Renzi, 4 Luglio 2011]
“Sbaglia il PD ad aderire allo sciopero della CGIL”.
[Matteo Renzi, 30 Agosto 2011]
“Mi ritrovo nella lettera della BCE. Sì all’aumento dell’età pensionabile”.
[Matteo Renzi, 26 Ottobre 2011]
“A me dell’articolo 18, usando un tecnicismo giuridico, non me ne po’ frega’ de meno”. [Matteo Renzi, 27 marzo 2012]

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Povero Crozza, ce l’ha messa tutta per aiutare gli italiani a definire Renzi, l’uomo del fare e del dire. Non c’è riuscito.

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PRIMARIE PD, IL TRIONFO DI RENZI 

Al sindaco il 68%, Cuperlo 18%, Civati 14%.

Il gusto del gelato e della pizza, il modello della macchina nuova: berlina o SW, il colore delle tende e delle tappezzerie dei divani, panettone o pandoro, mare o montagna. Ecco cos’è il voto per la maggior parte della gente. Renzi è quello del cimitero dei feti. Quello che ha “confuso” la prescrizione di berlusconi al processo Mills con il proscioglimento, quello che ha detto che la religione deve avere una dimensione pubblica anziché PRIVATA come deve essere in un paese laico. Per non parlare delle sue idee liberiste fino al parossismo dell’apprezzamento a Marchionne e quell’articolo 18 che proprio non piace a Renzi.

Alla maggior parte degli italiani piace il C A Z Z A R O, il chiacchierone a vuoto, quando non addirittura il dittatore fascista. Eccola l’Italia. E meno male che gli elettori di sinistra han sempre detto di essere meglio di quegli altri. In questi ultimi anni la differenza nella politica, quella della destra fascista di berlusconi e di una sinistra smembrata fino a farla sparire la facevano appunto gli elettori, oggi con la vittoria di Renzi alle primarie è caduto anche l’ultimo tabù: si può dire serenamente, noi che il bluff Renzi lo avevamo annusato già da tempo, che anche la base del pd è tendenzialmente di destra senza tema di smentita. Prendiamo atto che la maggior parte degli italiani si è riconosciuta in mussolini e si riconosce in berlusconi e Renzi.  Italiani  che, per ignoranza, disinteresse e superficialità non si informano e non hanno mai imparato a sviluppare quel senso critico sufficiente a non lasciarsi abbindolare dai mestieranti della malapolitica.

«Sono Annamaria, sono mesi che ti voglio telefonare per dirti che ti voglio bene»

Sottotitolo: visto che si continuano a mandare in giro maleparole nel circuito dell’italica disinformazione ci terrei che si sapesse che la sorella di Stefano Cucchi NON HA DIFESO proprio per niente la Cancellieri. Ha solo detto che nelle due volte in cui l’ha incontrata le è sembrata umana e che se ci fosse stata lei al ministero durante il calvario di suo fratello probabilmente, forse, si sarebbe occupata anche del caso umano di suo fratello, un ragazzo portato in un carcere con le sue gambe e poi morto ufficialmente di fame e di sete in un ospedale nonostante gli evidenti segni del pestaggio subito che portava addosso. La qual cosa è ben diversa dal dire nei tiggì, notiziari radiofonici e scrivere sui giornali che Ilaria ha dato ragione alla ministra, che ha fatto bene, è stata istituzionalmente corretta. Bisognerebbe smetterla anche con questa disinformazione, a prescindere.

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Per tutti quelli che non possono telefonare alla Cancellieri

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La Cancellieri che si vanta di essersi occupata di altri 110 detenuti in difficoltà, elargendo anche a loro la sua infinita umanità non ha però chiamato di persona parenti e amici degli arrestati lo stesso giorno in cui sono stati trasferiti nelle patrie galere, non si è detta dispiaciuta né ha detto che non era giusto che fossero stati arrestati. Ha detto che erano persone che pur non avendo rapporti con lei [di amicizia intima] e che per questo non potevano conoscere i suoi recapiti telefonici hanno potuto usufruire lo stesso della sua doverosa umanità. 
Invece brunetta, come anche Letta e Napolitano dubbi non ne hanno, mai, né l’espressione di un’incertezza, c’è sempre la corsa alla giustificazione, alla copertura, all’appoggio e alla solidarietà d’accatto.

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Cancellieri: “Sono intervenuta oltre 110 volte”
E da Letta arriva la fiducia a prescindere
Brunetta: “Niente dimissioni, Pdl la sosterrà”

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La fiducia “a prescindere” non si concede proprio a nessuno. 

E’ qualcosa che va guadagnata e confermata tutti i giorni anche fra persone legate da rapporti privati, intimi, affettuosi e d’amore.

Letta jr però ci fa sapere che Anna Maria Cancellieri può godere della sua e che è assolutamente sicuro che la signora potrà fugare ogni dubbio sul suo agire. Napolitano intanto, arroccato nel fortino che gli hanno assicurato le larghe intese continua a tacere non ritenendo opportuno dire due parole nel merito di un comportamento istituzionale non usuale.

Comportamenti e atteggiamenti quelli dei presidenti della repubblica e del consiglio che confermano, semmai ce ne fosse bisogno, quanto la casta continui a chiudersi nella sua autoreferenzialità ogni volta che qualcuno dei suoi privilegiati appartenenti viene colto a fare qualcosa che non si dovrebbe fare.
Ora, che lo facciano quelli del pdl è anche comprensibile visto che i Ligresti sono roba loro, ma gli altri? possibile che nessuno abbia alzato un sopracciglio, nessuno che abbia sentito il bisogno di dire e di ricordare a questa signora e a chi la difende – per il bene e la stabilità del paese e del governo, s’intende – da istituzione o da politico che quello che ha fatto la ministra non rientra affatto nei doveri di un ministro? 

Di tutta questa storia quello che  dà più fastidio, oltre alla conferma che questo è il paese dei figli e dei figliastri è la presa in giro. 

Il fatto che ai vertici dello stato ci sia gente che pensa che tutto si può fare senza la benché minima conseguenza. Senza che ci sia un’assunzione di responsabilità forte e chiara e una risposta altrettanto forte e chiara.

Tutti difendono tutto e tutti come se il loro fosse l’unico modo, ancorché quello giusto e corretto, di gestire e condurre un paese.

 

Al Capone non entrava alla Casa Bianca, berlusconi al Quirinale sì

In questa vignetta c’è tutta la miseria delle nostre istituzioni. Oggi si capisce meglio forse, spero che tutti lo abbiano fatto, che la sceneggiata della seconda nomina di Napolitano è stata tutt’altro che improvvisa e improvvisata. Che Napolitano DOVEVA restare al Quirinale per fare tutto quello che ha fatto e sta facendo, compreso dare dignità e residenza al pregiudicato silvio berlusconi.

Sottotitolo: nessun organo di informazione ha le prove televisive dell’incontro al Quirinale fra berlusconi e Napolitano di  due giorni fa.

Questo significa che l’episodio raccapricciante può essere conservato solo nella memoria di chi l’ha saputo leggendo i giornali di questi giorni.

La presidenza della repubblica, solitamente così prodiga, non ha ritenuto opportuno far pervenire alla stampa e agli organi di informazione nemmeno una traccia dei contenuti dell’importantissima conversazione fra i due statisti.
E il capo dello stato, anche lui solitamente così prodigo e ben disposto a monitare sulla qualunque non ha ancora pronunciato mezza parola sull’evento, non pensa che sia il caso di doversi giustificare, ecco.

Ma quando Laura Boldrini appena nominata presidente della camera  andò da Fazio a Che tempo che fa a dire che gli italiani dovevano imparare [o tornare] ad innamorarsi delle istituzioni l’ha fatto perché sperava che obnubilati dal fuoco della passione non ci accorgessimo della raffica di porcherie che le istituzioni avrebbero continuato a rifilarci? a proposito, che fine hanno fatto i presidenti di camera e senato, non hanno niente da dire su tutto quello che sta succedendo dentro e intorno al parlamento?

E se anche Civati si mette ad arricciare il naso, a dire che Di Battista sulla questione degli F35 “è stato volgare” è roba da ridere.

Cos’è più volgare, un presidente della repubblica che dà udienza a un delinquente dopo che lo stesso era stato ricevuto dal nipote dello zio oppure un ragazzo – fino a prova contraria – onesto che con parole semplici e oneste prova a spiegare quello che succede in parlamento? 

E di fronte allo scempio costituzionale [ci mancava anche l’ipotesi di Gianni Letta senatore a vita: il colpo di grazia, praticamente] che sta subendo un paese intero per mano di chi dovrebbe difenderlo, all’abuso reiterato nascosto dietro il paravento della “pacificazione” è davvero e ancora il caso di attaccarsi alla forma o sarebbe il caso di guardare finalmente alla sostanza? 

E per quale motivo gli italiani si dovrebbero innamorare dei complici di un ricattatore o anche semplicemente guardarli con rispetto?
Da parte mia nessun rispetto per gente così, per chi ha barattato la dignità di un paese intero in funzione di silvio berlusconi.

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Ha detto Mentana ieri sera al tg che la frase offensiva [quel fango di Falcone] di Miccoli  estrapolata dalle intercettazioni è peggio di un reato ma non è un reato.

Dunque si lascia ancora ad intendere che delle intercettazioni venga fatto trapelare il non dovuto con l’obiettivo di sottoporre alla cosiddetta gogna mediatica gl’intercettati. Il mio non è un appunto a Mentana; voglio semplicemente rilevare che nemmeno altre dichiarazioni trapelate dalle intercettazioni sono reati, io scrivo su una bacheca facebook e un paio di blog, Mentana parla da un tg molto seguito  a diffusione nazionale, le intercettazioni sono sempre sotto attacco, e star lì a dire che “sì va bene, però”, può essere interpretato in modo distorto da chi pensa che il problema di questo paese siano le intercettazioni.
Nemmeno definire il vecchio debosciato condannato “culo flaccido” è un reato, però sapere che le amichette del cuore e dei conti in banca avessero – e probabilmente ce l’hanno sempre avute ma al conto si sa, non si comanda – certe opinioni sul presidente più amato degli ultimi 153 anni serve a definire il linguaggio con cui abitualmente si esprime e il contesto in cui si muove gente che poi pretende di presentarsi in società solo con la faccia bella e il vestito della festa.

Siccome gran parte della decadenza etica e morale di questo paese è dovuta soprattutto a gente così, che parla così e agisce così, che poi viene presa a modello, invidiata da ragazzi e ragazze posso dire che a me che vengano sputtanati la Minetti, Lele Mora o berlusconi in persona non suscita un particolare dispiacere, anzi, mi provoca un sottile e perverso brivido di piacere. 

E’ in questa melma disgustosa in cui il paese annega da quasi vent’anni che sono nati e stanno crescendo i nostri figli, che si stanno formando le nuove generazioni.
berlusconi non è pericoloso solo perché sta condizionando il presente da tutto questo tempo, perché è entrato con violenza nella vita di tutti ma perché ha già stravolto e deformato anche il futuro.
Fermarlo dovrebbe essere l’imperativo, un dovere di tutti, altroché pensare di farci affari e intese politiche.

Ciò detto a me la polemica di Grillo, l’ennesima contro Napolitano e i suoi comportamenti istituzionali irresponsabili, è piaciuta.

GRILLO: “IL CAPO DELLO STATO INCONTRA B.? COME SE AVESSE INVITATO AL CAPONE”

 Il fatto che il Quirinale, la casa di tutti gli italiani sia diventata il crocevia, il fermoposta, la segreteria, il refugium peccatorum di un ex ministro indagato in cerca di chissà quali conforti, di un diffamatore seriale che si crede un giornalista e che ottiene la grazia senz’aver scontato un’ora della sua condanna, di un ex presidente del consiglio che viene indagato e condannato al ritmo del suo respiro, uno con un bagaglio impressionante  di reati, processi, capi d’imputazione, pendenze giudiziarie di ogni tipo e misura, il tutto abilmente camuffato da esigenza istituzionale, come se fosse normale che il presidente della repubblica sia obbligato a conferire con silvio berlusconi invece di metterlo alla porta come si conviene, a me fa letteralmente vomitare.  Senza arrivare a quel che succede(va) in quel di HardCore e dintorni basterebbe ricordarsi le corna, il cucù alla Merkel, Obama l’abbronzato, la pietosa scenetta sul palco della Greenpower, la barzelletta sull’olocausto raccontata il 27 gennaio, giorno della Memoria, “mussolini ha fatto anche cose buone” e le altre squallide e volgari performance in cui si è esibito per spiegare che forse uno così con le istituzioni, con la politica e con lo stato non c’entra niente.

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Berlusconi da Napolitano: l’incontro fantasma che non finisce in Tv

Paolo Ojetti, Il Fatto Quotidiano, 28 giugno

Il Minculpop era un’associazione di filantropi, al confronto.
Cos’è, Napolitano si vergogna a far sapere in giro di certe sue frequentazioni?

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L’arte di Riccardo Mannelli

Nessuno saprà mai – e se anche qualcuno lo sapesse, verrebbe smentito a raffica – se l’ordine è partito dal Quirinale. Oppure (meno probabile) da Palazzo Grazioli. Oppure se c’è stata una indipendente congiura mediatica di giornalisti televisivi esperti in censura chirurgica. Fatto sta che dell’incontro fra il condannato Silvio Berlusconi e il rieletto Napolitano non esiste nemmeno un’immagine, nemmeno un fotogramma, nemmeno una mini sequenza, nemmeno un’istantanea. Nulla sulle televisioni, pubbliche-private-locali, nulla su Youtube. È tutto sulla fiducia. Solo il servizio di Gaia Tortora su La7 ha fatto uno scoop: ha inquadrato la nuova Audi del Cavaliere (vetri neri, forse vuota), che entrava al Quirinale, seguita dal solito furgone blindato, con a bordo una brigata di guardaspalle e fucilieri. Il Tg5 non aveva nemmeno quella e ha riproposto l’Audi vecchia, circondata da passanti e poliziotti con il cappottone, tripla sciarpa e bonnet di lana siberiana, dunque una salita al Colle dell’inverno scorso. Poi ha aggravato la truffa riciclando uno struscio fra Napolitano e Berlusconi del 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Stessa vecchia Audi per il Tg1, con Simona Sala tutta in tiro: “L’incontro è servito a spazzare le nubi dopo la sentenza di Milano”.

Spazzare le nubi: ecco, al Colle si rappresentava Mary Poppins nel ballo degli spazzacamini. In compenso, si sono sprecate le riprese delle strette di mano fra Napolitano e Letta, Napolitano e Alfano, Napolitano e Cancellieri, Napolitano e Giovannini, Napolitano e Moavero, Napolitano e Saccomanni, Napolitano e un corazziere impalato. Certo, sarebbe stato imbarazzante immortalare una vigorosa stretta fra la mano di Napolitano e quella del pregiudicato Berlusconi, ancora sudaticcia dopo “la sentenza di Milano” su concussione per costrizione e prostituzione minorile, un reato che per tutti – cavalieri soprattutto – viene ritenuto davvero infamante. Anche se – il Tg2 in particolare ha enfatizzato – la parola d’ordine del giorno puntava a trasformare il Cavaliere in un personaggio eroico: “Ha avuto il coraggio di tenere distinta la sua vicenda giudiziaria dalla sorte del governo”. Di questo passo, la fragile opinione pubblica sarà stata convinta (sempre che la Santanchè smetta con gli “stili di vita”) che esistono due Berlusconi: quello buono, il politico e l’altro, il torbido utilizzatore finale di minorenni. Poiché è certo che i due non si frequentano e nemmeno si conoscono.

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Nel fondo di Travaglio dedicato a Gianni Letta manca un particolare: sempre nell’ambito dell’affare Mammì quando Gianni Letta finì sotto inchiesta con Galliani  il pm Maria Cordova chiese di arrestarli entrambi, ma il gip Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa disse di no perché Letta era, e si presume che sia ancora, un «amico di famiglia».

Il capo della Iannini era all’epoca dei fatti Renato Squillante, quello Squillante lì.

Strano che Travaglio abbia dimenticato il particolare più gustoso.

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Il Conte Zio
Marco Travaglio, 28 giugno 

Scorrendo l’elenco dei senatori a vita nominati dai presidenti della Repubblica dal 1949, s’incontrano i nomi di Toscanini, De Sanctis, Trilussa, Sturzo, Paratore, Merzagora, Parri, Montale, Eduardo De Filippo, Bo, Bobbio, Spadolini, Levi Montalcini, Luzi. Tutti personaggi che — articolo 59 della Costituzione — hanno “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.

Ora, per dire come siamo ridotti, corre voce che Napolitano si accinga a nominare Gianni Letta. E già, all’ombra dei cipressi e dentro l’urne dei principali famedii, si registra un leggero venticello originato dal rivoltarsi nelle tombe di molti illustri precedessori. 

Ma è tutta invidia postuma. In realtà la biografia del Conte Zio combacia alla perfezione con il dettato costituzionale, avendo egli illustrato la Patria per altissimi meriti in tutti in campi indicati. Anzitutto quello letterario, come direttore negli anni 70 e 80 de Il Tempo, uno dei quotidiani più servili che la storia del giornalismo e del servilismo ricordi. In quella veste, nel 1984, è coinvolto nello scandalo dei fondi neri dell’Iri, quando il presidente dell’Italstat Ettore Bernabei mette a verbale davanti a Gherardo Colombo: “Venne a trovarmi Gianni Letta, al quale consegnai 1,5 miliardi di lire in Cct, dietro promessa di appoggio alla politica economica di Italstat”. Letta ammette: “Fu un’operazione legittima. L’Iri pagava una campagna promozionale.

Chi doveva dirci che i fondi erano neri?”. Peccato che a Bernabei quella campagna non risultasse: “Nulla so dell’effettiva utilizzazione da parte del Letta di Cct per 1,5 miliardi di lire”. Il processo trasloca da Milano a Roma e lì riposa in pace. Intanto, nel 1987, Letta-Letta (come lo chiamava Sergio Saviane, che aggiungeva: “Ha un nome da uomo, veste da uomo, porta la cravatta da uomo ma sembra sua sorella”) è passato alla Fininvest: conduttore e vicepresidente. 

E lì ha modo di illustrare la Patria nel campo artistico: anche quella delle mazzette è un’arte. Che nel ’93 gli vale l’ambìto riconoscimento di un avviso di garanzia a Milano per una stecca di 70 milioni di lire versata nel 1989, vigilia della legge Mammì, al segretario Psdi Antonio Cariglia. Lui racconta, con comprensibile orgoglio: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. 

Lo salva l’amnistia. Ma subito un pm di Roma chiede il suo arresto per aver illustrato la Patria anche in campo scientifico: ramo telecomunicazioni. Antefatto. Nel ’92 il ministro Mammì incarica il suo portaborse e portamazzette, Davide Giacalone, di stilare il piano delle frequenze tv: gli aspetti tecnici li segue la ditta di tal Remo Toigo, ovviamente in cambio di tangenti ai politici. Ma la Fininvest non gradisce il modus operandi di Toigo, che viene perciò convocato da Galliani. Questi gli dice che il ministero non apprezza il suo lavoro. Toigo ha un attacco di labirintite: ohibò, e che c’entra la Fininvest col ministero? Ingenuo. Galliani chiama Letta, lo prega di organizzare un incontro al ministero e parte con Toigo per la capitale. Ad attendere i due al ministero non c’è il ministro: ci sono Letta e Giacalone, che raccomanda a Toigo di fare come dice la Fininvest. 

Subito dopo Giacalone diventa consulente Fininvest e viene mezzo assolto e mezzo prescritto. Letta invece assolto. Ciò malgrado diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio nei tre governi B., nonché gentiluomo di Sua Santità. E illustra la Patria in campo gastronomico (il “patto della crostata” della Bicamerale a casa sua) e soprattutto sociale, sponsorizzando gentiluomini come Pollari, Bertolaso, Bisignani e Guarguaglini. Perché ha un fiuto da rabdomante per le persone perbene. 

Come del resto Napolitano, che l’altroieri ha ricevuto al Quirinale un condannato per frode fiscale, concussione e prostituzione minorile, onde esortarlo a sostenere Letta (Enrico, il nipote). Forse, per il Conte Zio, il Senato a vita è un po’ riduttivo. Santo subito.

L – L’orgia del potere

Sottotitolo: Grillo ha detto che il 25 aprile è una festa morta perché è stata tradita la Costituzione [e lo penso anch’io].
E quanto è vivo il 25 aprile per chi, dopo aver detto in tutte le salse che non sarebbe mai successo, fa alleanze coi fascisti  per fare un governo, tanto per NON cambiare abusivo, contro il volere del popolo?

La grande democrazia nel piddì: quella che estorce la fiducia in parlamento pena la minaccia di essere cacciati verso chi non si piega al ricatto come sta capitando in queste ore a Pippo Civati.

Ma il fascista, ça va sans dire, è Grillo, l’epuratore.

La cosa allucinante è che ci sono dichiarazioni fatte una settimana fa, dieci giorni fa, un mese fa, non solo di Letta Jr ma  di tutto il piddì, a proposito del rifiuto alle grandi intese.

La vergogna non solo non abita più qui ma non ci viene nemmeno a fare una passeggiata.

 

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Le ultime parole dei dirigenti

Quando il Pd diceva ‘mai con B.’

di Fabio Chiusi

La famosa linea del Pd

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Bersani. D’Alema. Franceschini. Finocchiaro. Lo stesso Letta. Tutti avevano giurato che non sarebbe mai nato un altro governissimo. In campagna elettorale ma anche dopo. Infatti, si è visto. Ecco le loro ultime parole famose.

 

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Zio e nipote, gli amici americani

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L’errore è stato quello di pensare che la politica abbia sottovalutato berlusconi.
Che abbia mandato l’abusivo impostore fuori legge in parlamento nonostante la legge che diceva di no pensando che tutto sommato avrebbe potuto liberarsene quando e come voleva.
Mentre tutti questi anni e i relativi accadimenti ci hanno detto proprio il contrario: la politica aveva bisogno, e ne ha tutt’ora, di uno come berlusconi, altrimenti non avrebbe mandato un paese allo sbaraglio per berlusconi.
Ed è evidente che tutto abbia fatto fuorché sottovalutarlo, perché probabilmente berlusconi ha mezzi e strumenti per fare in modo che si capisca tutto il suo valore.
Noi non lo vediamo né lo capiamo, la politica sì: ha capito tutto da un bel po’.

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[La vignetta è di Riccardo Mannelli per Il Fatto Quotidiano]

HA DISTRUTTO L’ITALIA, MAI AL GOVERNO CON BERLUSCONI [Enrico Letta]
Il Fatto Quotidiano, 26 aprile

Occorre un grande patto costituente tra progressisti e moderati che escluda dal governo i populismi di Grillo, Berlusconi e Di Pietro (26-6-12). Il governo si regge su un patto politico chiaro: il Pd si è assunto la responsabilità di stare in una maggioranza con chi ci ha ridotto così, a patto che l’interlocutore non fosse Berlusconi (3-7-12). L’ipotesi di una grande coalizione col Pdl dopo le elezioni è molto lontana. E la lontananza è data dal ritorno in campo di Silvio Berlusconi, che rende questa ipotesi poco credibile” (22-8-12). Quella di una Grande Coalizione col Pdl è una prospettiva completamente affossata dal ritorno di Berlusconi, responsabile della situazione molto negativa nella quale il Paese si è ritrovato” (23-8-12). Nella prossima legislatura non possiamo governare con un patto politico con Berlusconi. Ha distrutto il lavoro di Alfano per rendere il Pdl un normale partito conservatore europeo e l’ha fatto tornare alla logica di Arcore, per noi inaccettabile (3-10-12). La prospettiva di un Berlusconi-5 la vendetta è una idea repellente rispetto alla buona politica (1-12-12). Tra Pd e Monti ci sarà dialogo e competizione leale. Il nostro avversario comune è Berlusconi (23-12-12). Se dovesse esserci necessità di governare con un alleato, non potremmo rivolgerci né a Berlusconi né a Grillo: il ragionamento andrà fatto con coloro con cui condividiamo la scelta europeista e dunque con Monti e le forze di centro (28-12-12). Risponderemo colpo su colpo alle parole vergognose sul presidente Napolitano pronunciate da Silvio Berlusconi (31-12-12). Alle bugie di Berlusconi risponderemo colpo su colpo. Bisognerebbe aprire una commissione parlamentare d’inchiesta su di lui (2-1-13).

Il disastro e la vergogna. Berlusconi, con lo spettacolo, cerca di far dimenticare entrambi al Paese. Lui è il nostro vero avversario. E dobbiamo battere il suo populismo. Confidiamo nella memoria degli italiani che sanno che, dopo tre anni di governo Berlusconi, le famiglie e le imprese si trovavano a pagare i mutui cinque volte tanto rispetto a tedeschi e francesi (12-1-13). Berlusconi non torna, perché i danni che ha fatto al Paese sono tanti e gli italiani non hanno una memoria così fallace (14-1-13). L’Italia è stata distrutta da Berlusconi, che sta cercando ancora una volta di rendere questa campagna elettorale ansiogena ai limiti della guerra civile (15-1-13). C’è stato un periodo in cui andando all’estero a noi italiani ci deridevano per il ‘bunga bunga’ piuttosto che apprezzarci per i tanti cervelli costretti a emigrare (25-1-13). Berlusconi è come Sylvester Stallone o Jean-Claude Van Damme nel film I mercenari, come quei personaggi che ritornano e a 65 anni fanno le cose che facevano quando ne avevano a 25: patetico e bollito (30-1-13).

La proposta di rimborsare l’Imu finanziando l’operazione con la tassazione dei capitali italiani in Svizzera non è credibile: perché la fa Berlusconi, perché è basata su premesse che non tengono conto della verità, perché non si poggia sulla possibilità di realizzarla dal punto di vista della solidità politica. Berlusconi è l’uomo che ha fatto quasi fallire l’Italia e che ora si ripropone, rovesciando la verità e facendo promesse irrealizzabili, contando sul fatto che gli italiani ogni tanto hanno la memoria corta. L’alternativa è tra noi e Berlusconi (4-2-13). I voti a Berlusconi? Era assurdo pensare che non ci fosse chi voleva votare per chi difende l’evasione fiscale, visto che in Italia c’è il 20 per cento di evasione fiscale e gli evasori fiscali votano (8-2-13). Abbiamo chiaro da tempo che l’errore fatto negli anni 90 e quando abbiamo governato è stato di non riuscire a fare una buona legge sul conflitto di interessi e la riforma del sistema radiotelevisivo. E anche se i buoi sono scappati dalla stalla, in questa legislatura bisogna rimediare a tutti i costi: il Pd obbligherà Berlusconi a sciogliere i suoi conflitti di interesse se si vuole ricandidare. Il suo ruolo di tycoon mediatico è emerso in tutta la sua pesantezza anche in questa campagna elettorale.

Sarebbe cambiata la storia del Paese se la legge si fosse fatta prima, perché Berlusconi ha usato in modo sempre scorretto il suo potere (21-2-13). Nel dire no a un governo con Berlusconi non dobbiamo avere alcuna ambiguità, mentre dobbiamo sfidare Grillo senza rincorrerlo (6-3-13). Grande coalizione? Fossimo in Germania e ci fosse la Merkel sarebbe la soluzione perfetta. Purtroppo siamo in Italia e c’è Berlusconi, la vedo complicata” (8-3-13). L’agenda del Pdl ha un solo punto: la difesa di Berlusconi (9-3-13). Non tenti la destra di rovesciare le cose e usare il monito di Napolitano a coperture delle proprie ingiustificabili manifestazioni sulle scalinate del Tribunale di Milano. Pensi il Pdl invece a riflettere sulle argomentazioni del Presidente e a rispettare i principi costituzionali di autonomia dei poteri (12-3-13).

Berlusconi oggi propone un governo della concordia. Ma con quale coraggio e con quale coerenza lo fa, dal momento che nell’unico caso in cui sostenevamo lo stesso governo per fronteggiare la crisi più grave del dopoguerra ha tolto la spina prima del tempo solo per i suoi interessi, perché voleva andare a fare la campagna elettorale? (20-3-13). Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile (8-4-13).

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Letta a due piazze

Marco Travaglio, 26 aprile

Letta sono due. Non Gianni ed Enrico. Ci sono proprio due Enrico Letta. Come certi medicinali, uno è a uso esterno, da esibire agli elettori nelle campagne elettorali, tutto accaldato e tonitruante contro B. E l’altro a uso interno, tutto cerimonioso e ossequiente con B., da mandare alle trattative col Pdl (di solito con lo zio Gianni: più che trattative, ricongiungimenti familiari) e all’occorrenza da nominare capo del governo di larghe intese. Sul Letta modello A fanno fede le citazioni testuali che abbiamo raccolto qui a fianco nell’editoriale a sua firma. Sul Letta modello B è il caso di soffermarsi, per comprendere come abbia potuto fare ciò che lui stesso negava dinanzi agli elettori di voler fare e che persino Bersani, con lui alle spalle nel ruolo di vice, ha rifiutato di fare. Ma soprattutto perché B. si fida ciecamente di lui. Il sito di Radio Radicale custodisce un prezioso reperto d’epoca: la presentazione nel 2005 del libro dell’avvocata Giulia Bongiorno, Nient’altro che la verità sul processo Andreotti, che dovrebbe intitolarsi “Nient’altro che la bugia” visto che accredita la balla dell’assoluzione di Andreotti (notoriamente prescritto per il reato di mafia commesso fino al 1980). Insieme al Divo, a Pippo Baudo, a Romiti e a Cossiga, c’è anche Enrico Letta piuttosto ispirato: “Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di mio zio, dove passavo tutti i capodanni e tutte le feste!
Una presenza così importante che non veniva nemmeno chiamata, definita: era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa personalità, questa icona!”. Poi la memoria cede il passo alla lacrima, per la grave “ingiustizia” subìta dalla venerata Icona-Presenza, fortunatamente “andata a buon fine” tant’è che “siamo tutti qui a festeggiare”. Ecco: lui festeggia un politico dichiarato mafioso dalla Cassazione fino al 1980. Un anno dopo sale a Palazzo Chigi con Prodi, rilevando dallo zio Gianni la poltrona di sottosegretario alla Presidenza, per tenergliela in caldo due anni e ricedergliela come nuova nel 2008. Nel frattempo però ha l’occasione di ben meritare agli occhi dello zio e del di lui padrone. Intanto dichiara che nel Pdl c’è “gente in gamba” come “zio Gianni e Tremonti”: lui li vorrebbe tanto nel Pd, ma siccome non vengono (mica scemi), lui pensa bene di imitarli. Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, gli scrive: devi cambiare le regole d’ingaggio all’Avvocatura dello Stato perché smetta di difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro i diritti di Europa7. Scendiletta che fa? Nulla, così l’Avvocatura seguita a difendere la Gasparri. Mediaset ringrazia e torna al governo. Nel 2009 B. ha il solito problema: sistemare i suoi processi col “legittimo impedimento”. Lettino dà subito il via libera sul Corriere : “Il Pd non opporrà obiezioni al ricorso al legittimo impedimento: consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo”. Dimentica di precisare quale “ogni imputato”, a parte B., possa difendersi dal processo. Il 28 gennaio 2010 il Pd presenta una mozione alla Camera per le dimissioni del sottosegretario Cosentino indagato per camorra. I banchi del Pdl sono mezzi vuoti, sembra fatta. Ma ecco puntuale il soccorso rosso, o rosé: il gruppo Pd fa mancare 97 voti, fra deputati assenti ingiustificati, astenuti, contrari e usciti dall’aula proprio al momento del voto e rientrati subito dopo. Fra questi ultimi, Letta jr. Mozione respinta con 236 No (Pdl più Lega), 138 Sì, 33 astenuti e Cosentino salvo. Nel 2012, dopo anni di berlusconismo latente, Lettino si libera col più classico dei coming out: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo… Non vorrei che si tornasse alla logica dell’antiberlusconismo e delle ammucchiate contro il Cavaliere”. Ecco: le ammucchiate contro il Cavaliere no, invece quelle col Cavaliere si.