Mazzetta nera, e non solo

Attorno al tavolo ci sono tutti quelli che a Roma contavano qualcosa. Politici di destra e sinistra, assessori e esponenti del clan dei Casamonica, tutti insieme appassionatamente. Buzzi, detenuto negli anni ’70 e ’80 per omicidio, poteva dirsi più che soddisfatto: era riuscito infatti a far sedere fianco a fianco l’allora sindaco Gianni Alemanno (oggi indagato con Buzzi per associazione mafiosa), l’ex capo dell’Ama Franco Panzironi (arrestato con Buzzi), un esponente del clan dei Casamonica in semilibertà, l’attuale assessore alla Casa Daniele Ozzimo (al tempo consigliere Pd e pure lui indagato oggi dai magistrati: si è dimesso ), il portavoce dell’ex sindaco Sveva Belviso e il potente parlamentare del Pd Umberto Marroni, seduto, sorridente, vicino a Panzironi. [L’Espresso]

Sottotitolo: Tutti assieme a Roma. Neofascisti, piddini, vendoliani, comunisti, ex io so’ communista così, piddiellini, cattolici, ciellini, ladri, rapinatori, assassini, banditi, figli di papà, mignotte, protetti, camorristi, mafiosi, spacciatori, moralisti, pontificatori, ciarlatani, maghi, appaltatori, poteri forti, poteri deboli, torsapientini, italianissimi zingari Casamonica.
Il problema in Italia sono i centri sociali, i NO TAV e il blog di Grillo e Grillo, le ferie dei giudici e l’articolo 18, senato sì o senato no. Annateve a nasconne e tacete per almeno tre secoli.

[Per gentile concessione dell’amico Dario]

Mafia, cade il re di Roma Carminati
Anche Alemanno tra gli indagati

Una holding criminale che puntava agli appalti e spaziava dalla corruzione all’estorsione all’usura, con infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale e istituzionale. E’ ciò che emerge dall’inchiesta della procura di Roma che ha portato a 37 arresti. Indagati anche l’ex sindaco della Capitale e altri politici.  Lirio Abbate

Preambolo: la mafia a Roma c’è, il procuratore Pignatone ha voluto rassicurarci, non si sa mai non ce ne fossimo accorti prima: “le mafie sono cambiate, non ricorrono alla violenza e al controllo del territorio se non necessario per creare assoggettamento” [Tipo: “io te tajo ‘a gola il dieci matina…portami i sordi sennò t’ammazzo a te e tutti i tu’ fiji”, cose così].
Quando le mafie non ricorrono alla violenza significa solo una cosa, che hanno appoggi politici a sufficienza per evitare di alzare la voce. E anche la politica ha voluto rassicurarci: lei c’è sempre, per gli amici e anche per gli amici degli amici.
Nel paese dei balocchi che è l’Italia è molto probabile che cada l’accusa per mafia per cui è stato indagato alemanno, ma questo non farebbe di lui una brava persona, nessun riconoscimento di estraneità alle vicende di‪#‎MafiaCapitale‬ a chi ha messo la sua faccia nella costruzione del gigantesco sistema criminale organizzato per dare pezzi di Roma, sottraendo risorse a tutta l’Italia ad amici e conoscenti.
E che amici e che conoscenti.

Quando in passato ho detto e scritto che se non sono tutti uguali fanno del loro meglio per somigliarsi molto, scherzavo. Come sempre la realtà supera la fantasia. Ora chi spiega a quelli di Tor Sapienza e dintorni che la colpa del degrado non sono i profughi e i rom, e a quelli che accusano il dipendente col posto fisso, il fannullone da milleduecento euro al mese dopo quarant’anni di onorato servizio all’amministrazione pubblica di essere il responsabile della loro condizione attuale di precari, disoccupati, cassintegrati ma che la colpa di tutto è storicamente della politica italiana ladra, corrotta e mafiosa? Ci vorrebbe uno bravo, e onesto, soprattutto.

 

Ma raccontateci ancora la storiella di berlusconi che ha il diritto di mettere bocca nelle riforme politiche in quanto leader di un partito.
berlusconi: il peccato originale della politica di questi ultimi vent’anni, lui che ha risvegliato e dissotterrato la feccia nera fascista che gli è servita per fare numero in parlamento con un partito che ha costruito per lui un condannato per mafia.
Poi ci sono gli altri, certo, quelli che volevano il bene comune, i cosiddetti democratici, quelli che nel corso di tutte le evoluzioni della cosiddetta sinistra italiana avrebbero dovuto impedire l’ascesa dell’abusivo delinquente alleato coi fascisti e amico della mafia ma non l’hanno mai fatto.
E continuano a non farlo ora giustificandosi col suo consenso politico, continuano a legittimare il principale responsabile di tutte le nefandezze criminali che vedono protagonisti i politici di tutti gli schieramenti in virtù dei voti che servono a Renzi per le sue cosiddette riforme, facendo finta di ignorare che dove ci sono il fascismo e la mafia c’è anche berlusconi.

Roma io la conosco, anche piuttosto bene, in passato per questioni di lavoro ho avuto modo di frequentare anche certi ambienti e conoscere delle persone che normalmente non frequenterei.
A me non stupisce la malavita né la criminalità perché sono fenomeni legati all’esistenza dell’umanità; quello che mi fa incazzare è la completa resa della politica e ancor di più il fatto di colpevolizzare poi la gente che vota, siamo sempre noi a sbagliare? Chi in passato votava il pd di Veltroni doveva immaginare che uno dei suoi collaboratori stretti era uno facilmente seducibile e poteva un giorno essere coinvolto in faccende di mafia, tangenti, corruzione, criminalità comune e pesante?
Queste domande le rivolgo ai soloni, agli opinion leader che si sono scagliati contro gli assenteisti, quelli che invece di votare restano a casa.
Ditecelo voi chi dobbiamo votare la prossima volta, il pd di Renzi che fa l’alleanza con berlusconi? 

Sono sempre lì a dirci che non sono tutti uguali, bene: e quelli diversi dove cazzo stavano?

 

Mi candido solo se me lo chiede il partito: cioè io

Sottotitolo, dal “Fatto Quotidiano”: “L’appello dell’Unità per D’Alema? Non ho mai firmato nulla”. Ne è certissima Sabrina Rocca, una delle principali dissidenti del Pd siciliano, che di appelli in favore del lìder Maximo non ne aveva mai sentito parlare. “E anche se mi fosse stata richiesta la firma, avrei comunque rifiutato”, aggiunge categorica. Eppure il suo nome era incluso tra le settecento firme pubblicate sull’Unità in favore di Massimo D’Alema. Indicato da più parti come uno dei primi “passi indietro” necessari per rinnovare la classe dirigente del centrosinistra, in soccorso di D’Alema era arrivato provvidenziale l’appello pubblicato sulle pagine del giornale fondato da Antonio Gramsci.

Solo che non tutti i firmatari erano al corrente di essersi spesi per lui.

Appello per D’Alema sull’Unità, spuntano firme false. Pd: “Confusione”

Candidature Pd, Bersani molla D’Alema
La replica: “Non è lui che deve decidere”

“Mi candido solo se me lo chiede il partito”,  dice l’ex lider Maximo, il partito è lui, non si spostano una pianta di ficus né una poltrona  nelle sedi del piddì se non lo decide lui.

Quindi di che parla, cos’altro vuole, che ha fatto girare le balle perfino a Bersani.

Ed è tutto dire.

Non si capisce chi è che avrebbe bisogno di lui così tanto da chiedergli di restare.

E comunque una cosa del genere l’aveva già detta berlusconi, tanto per ribadire e confermare semmai ce ne fosse bisogno la strana sinergia che intercorre fra due personaggi che dovrebbero stare agli opposti estremi ma ai quali invece è sempre piaciuto stare vicinivicini.

Che ci faremo con tutti ‘sti benefattori non lo so.

Fanno tutto per il partito, come se il partito fossimo noi e non sempre, comunque e solo loro.

Portare un po’ lontano dal panorama le loro facce manco a parlarne.

Sarebbe un gesto troppo dignitoso e civile.

D’Alema: il nobiluomo della loro santità.
D’Alema: quello che come Giovanardi, la Binetti, Fassino, la Bindi e Fioroni NON vuole una legge che regolarizzi le coppie di fatto attaccandosi ad una ridicola questione di forma circa il come deve essere definita quell’unione: matrimonio sì, no, forse, MA ANCHE NO.
D’Alema: quello che “mediaset è una grande risorsa degli italiani” e che per questo non ha mai voluto fare pur potendola fare una legge sul conflitto di interessi ma, al contrario, ha spalancato le porte al piazzista di cazzate, all’uomo più indagato d’Italia  con la famosa bicamerale.
D’Alema: quello che la cosa più significativa fatta da presdelcons è stata una guerra e che in occasione del summit di Napoli  ordinò le botte e i pestaggi come un Fini e uno Scajola qualunque; un vero politico che fa gli interessi dei cittadini, un vero leader di sinistra, dunque, leader per decenni di una sinistra prima e di un centrosinistra dopo che non ha fatto fare un solo passo avanti a questo paese in tema di diritti civili.

Da ricandidare subito: per necessità, la sua.

Anzi, che dico? la presidenza della repubblica bisognerebbe dargli a questo Talleyrand alle cime di rapa.

Max, sentiammè, ti parlo da donna a skipper, ché io lo skipper non lo so fare ma la donna e la cittadina sì.
C’hai 63 anni, che manco te li porti così male tutto sommato, c’è di peggio, guarda Al Fano che è pure più giovane di te, per dire, da trenta stai in parlamento, di soddisfazioni te ne sei levate tante, noi anche grazie a te a quella genialata della bicamerale con cui hai consegnato le chiavi del paese all’abusivo un po’ meno, anzi per niente, ma facciamo finta che va bene così, che non pretendiamo che tu e chi ha ridotto la sinistra in queste condizioni chiediate perdono a chi ha creduto nella sinistra, e anche a chi solo vigliaccamente ci sperava: senza rancore, suvvia, che noi italiani siamo buoni, e forse anche coglioni davvero come diceva l’amico tuo, visto che vi permettiamo ancora il tutto e l’oltre.

Di soldi, ne hai accumulati tanti, noi anche grazie a te e alle tue politiche finto liberali e finto de’ sinistra un po’ meno anzi per niente ma pure qui, mettiamoci una pietra sopra. Ma mettiamocela ‘sta pietra, non aspettiamo che sia quella definitiva, tombale, ecco.

Fai una cosa: iscriviti a un dopolavoro per amanti della barca a vela, o a uno della serie “volevo fare lo statista ma non ce so’ riuscito”, a una bocciofila, al circolo del burraco, dove ti pare. 

Va bene tutto, purché tu ti tolga, e definitivamente dai coglioni, ché s’è fatta e davvero quell’ora.
Gli italiani hanno il diritto di poter fare a meno di D’Alema senza che questo lo debba decidere D’Alema.
Te lo immagini un operaio della Fiat che quando lo licenziano dice:”me ne vado, ma continuerò a dare un mio  contributo ai cofani”.
“C’è qualcuno fra il pubblico che ha chiesto a D’Alema di restare?”