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La ministra giusta al posto giusto

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QUANDO NELL’87 FACEVA PUBBLIC RELATION PER I LIGRESTI

Di Cancellieri, dame di carità, regine e di politica

DAL CAVALIERE ALLA CANCELLIERI IL ROMANZO DEL POTERE AL TELEFONO 

TELEFONATE TUTTI ALL’AMICA CANCELLIERI 

L’INCREDIBILE PERIZIA MEDICA PER LA LIGRESTI: SE ANCHE IL CARCERE DIVIDE I RICCHI DAI POVERI 

IL TELEFONO AMICO DEI LIGRESTI? SCOPERTO CON LE INTERCETTAZIONI 

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Il ministro della giustizia dovrebbe vigilare su come agiscono i suoi subalterni, le persone che lavorano nell’ambito che lei dovrebbe far funzionare. Non esaminare uno, dieci, trenta o cento casi su quasi 70.000. E casualmente occuparsi personalmente solo di uno perché la riguarda personalmente. E nel caso in cui lo ritenesse davvero più grave di altri dovrebbe farlo alla luce del sole. Non farsi scoprire dalle intercettazioni.

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“Mi dimetto se lo vuole Letta”.
Letta naturalmente non vuole, ci ha già fatto sapere che Cancellieri gode della sua fiducia “a prescindere” e dunque tutto va bene così.

Tutto è bene quel che finisce bene: nessuna responsabilità, nessuna risposta, niente di niente. Domani il governo ribadirà la sua stima per la grande donna delle istituzioni che ha trovato tempo e modo per attivarsi per un caso umano su 67.000, poco importa se era quello che riguardava una sua amica di famiglia, degli altri “almeno 110” di cui si sarebbe occupata la ministra non c’è riscontro né una prova. 

E né tanto meno nessuno che, stupefatto di essere stato contattato telefonicamente dalla Cancellieri in persona così com’è avvenuto con la famiglia di Giulia Ligresti abbia pensato che, dato il valore umano e istituzionale del gesto valeva la pena renderlo pubblico. 

Come al solito la politica risponde col consueto due di picche dell’arroganza, e ad esprimerlo è una signora che ufficialmente non fa nemmeno parte della politica essendo stata scelta dal professor Sborone in loden per formare la squadra dei tecnici che avrebbero dovuto salvare l’Italia dalla crisi. 

Cancellieri è uno dei prodotti della politica fallimentare, quella che non occupandosi dei problemi del paese perché troppo interessata a risolvere i suoi ogni tot di anni deve abdicare al suo ruolo, cedere il passo ai tecnocrati, che poi esprimono solo quella politica dove l’unica cosa importante è che i conti tornino, a discapito di chi non è importante. 

Fra tutti quelli che si sono sperticati nella difesa della ministra tanto umanitaria non c’è nessuno che abbia evidenziato l’enorme e gigantesco conflitto di interessi che la coinvolge personalmente, che poi è il motivo principale per cui la Cancellieri dovrebbe dimettersi proprio in qualità di amica della famiglia presso la quale è intervenuta, tutti hanno espresso solo frasi e parole ripetute a martello che si possono riassumere nel patetico concetto che la ministra non poteva lasciar morire Giulia Ligresti. 

Ora, il compito di un ministro non è di esaminare e valutare 111 casi su 67.000 ma fare in modo che fra quei 67.000 residenti nelle carceri italiane non ci sia nessun caso umano, grave, di gente in pericolo di vita. 

Perché nessuno dovrebbe esserlo quando è sotto tutela dello stato. E quando succede significa che lo stato ha fallito. Ed ecco perché Cancellieri non può dimettersi: perché sarebbe come mettere il sigillo sull’ennesimo fallimento dello stato.

E il governo, quello bello delle larghe intese è talmente attorcigliato su se stesso, sulla sua impossibilità a risolvere uno solo dei problemi per cui Napolitano lo ha voluto che non si è nemmeno accorto che questo caso è già stato strumentalizzato dal partito del delinquente ancora a piede libero che, difendendo la Cancellieri chiede esplicitamente che si difenda anche berlusconi che per un caso analogo, simile, di abuso di potere – quando lui telefonò alla questura di Milano chiedendo che venisse rilasciata una ladra, una prostituta millantando che fosse la nipote di uno dei suoi tanti amici dittatori è stato condannato in primo grado a sette anni per concussione. E quei 314 traditori dello stato che hanno riconfermato nel parlamento della repubblica che Ruby era davvero la nipote di Mubarak fanno ancora parte dello stato e delle istituzioni. Ecco perché la morale di tutto,  anche di questa brutta storia di familismo, personalismo, conflitto di interessi, abuso d’ufficio e di potere si può riassumere nel semplicissimo concetto che, chi oggi parla di antipolitica, populismi e demagogia, preferisce fare come Scalfari che ammonisce dalle pagine della sua Repubblica che se vince Grillo l’Italia va a rotoli – come se la politica, quella bella e tradizionale non ce l’avesse già mandata da un pezzo –  o è cieco e sordo, o interessato che tutto resti com’è o ha un’incommensurabile faccia come il culo.

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