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Sottotitolo: visto che bravo il papa?
Basta aspettare, trecento, quattrocento anni e poi le scuse della chiesa arrivano.
Prima o poi chiederà scusa anche per aver lobotomizzato i tre quarti del pianeta con la balla del “regno dei cieli”. Peccato non poter assistere all’evento storico.

‘Abusi sessuali pesano sulla Chiesa’
Il Papa si scusa per i preti pedofili

Il problema è che adesso TUTTI enfatizzeranno le scuse del papa [a cui si poteva aggiungere la cacciata dell’indegno parroco calabrese, se proprio si voleva dare un segno di credibilità] e NESSUNO metterà invece l’accento su Padoan che ha riconfermato per il vaticano gli sconti comitiva sulle tasse.Mentre le famiglie continuano ad essere strangolate dallo stato, alla chiesa si continuano a concedere i bonus, ma siccome il papa è taaanto buono, basterà che si affacci un’altra volta dalla finestra per dire che la pace è “beela”, la povertà brutta e la guerra ‘nze pò guardà e tutti saranno felici, contenti e coglionati. Come al solito. Chiedere scusa è la cosa più facile da fare. Forse perché è anche una delle più inutili.
Funzionano forse per la forma, ma non per la sostanza, che resta invariata come era prima che arrivassero.

“Scusa” va bene quando qualcuno mi pesta un piede, perché se mi tamponano la macchina già non basta più chiedere scusa: ci vuole una denuncia.
Ovvero, un fatto, un documento che attesti una colpa e che chieda ufficialmente di assumersi la responsabilità del danno.
Le scuse applicate alle grandi colpe poi hanno anche un vago retrogusto di presa in giro.
C’è un sacco di gente che pensa di poter risolvere tutto semplicemente chiedendo scusa.
Ma chi ha avuto la vita rovinata, danneggiata per sempre non ci fa niente con le scuse.
Ci sarebbero i dovuti modi e le giuste maniere per restituire almeno una parte di giustizia a quelle vite, ma tra il dire e il fare non c’è di mezzo solo il mare.

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E’ stato molto più contrastato berlusconi che in una cosa ha ragione e bisogna riconoscergliela:  lui è stato l’ultimo presidente del consiglio scelto per mezzo del voto, poi va bene ci sarebbe ancora da parlare  all’infinito di come, grazie al suo gigantesco conflitto di interessi, sia stato molto facile ottenere ma soprattutto mantenere il suo consenso anche in virtù di quegli italiani così facilmente seducibili.

 Renzi invece non fa così paura, ha la faccia rassicurante del vicino di casa, dell’amico di famiglia, del quarto alla partita di briscola e dunque ha trovato immense praterie su cui poter scorrazzare come gli pare, un posto dove non esistono obblighi né confini. Tutto è concesso e dovuto al globetrotter toscano, e per quello che ancora non ha si sta organizzando per benino. Ma in una democrazia non funziona così, una repubblica democratica non è il frigo bar che tutti possono aprire e prendersi quello che vogliono. Ci sono delle regole che TUTTI sono obbligati a rispettare, in primis quel giuramento che i ministri fanno al momento di accettare il loro incarico che è quello di servire lo stato e i cittadini, non di servirsene per gli affaracci loro: i soliti, legati al mantenimento del potere e dello status quo. E il presidente della repubblica invece di fare il ventriloquo, il suggeritore, dovrebbe ricordarsi che il suo ruolo principale è, sarebbe, quello di farsi garante delle regole democratiche che non prevedono colpetti di stato a ciclo continuo mascherati da legittime azioni democratiche. Colpetti di stato mascherati che sono iniziati una ventina d’anni fa quando all’indegno abusivo, all’impostore elevato poi a delinquente a tutti gli effetti è stato concesso quello che la legge non permetteva ma che a lui, essendo nato più uguale degli altri ma anche molto peggio dei tutti è stato invece concesso. Colpetti di stato che si sono ripetuti con una certa frequenza anche in questi ultimi anni, dal governo di Monti, nominato in fretta e furia senatore da Napolitano,  in barba all’articolo 59 della Costituzione che pretende che i senatori a vita abbiano delle caratteristiche precise che Monti non aveva ancora fatto in tempo a maturare.  Ma Monti  serviva, altrimenti il terrore, la miseria e la morte per tutti, altroché il pelo. Colpetti di stato – ma democratici, s’intende – che si sono ripetuti con la nomina del bel governo delle larghe intese – napolitane –  perché o si faceva così oppure il paese sarebbe andato a finire nel baratro dell’ingovernabilità [ah ah].  Nel mentre, quella legge che ha riempito in questi anni il parlamento, la cosiddetta legge porcellum così definita da colui che l’ha fatta e che di porcate se ne intende, veniva giudicata incostituzionale.  Colpetti di stato a getto continuo che ci hanno portato ai giorni nostri dove a palazzo Chigi siede un signore i cui unici meriti sono stati aver governato una città da sindaco ed aver vinto le primarie del suo partito che però, tutti sanno, o almeno dovrebbero sapere,  non hanno nessuna valenza istituzionale, non riconoscono nessuna autorità a livello nazionale. Altrimenti sarebbe come se un amministratore di condominio potesse andare, in forza di chi l’ha votato, a fare il presidente della repubblica di un paese intero: parrà strano ma il paragone è pertinente. E comunque un suffragio elevato, il fatto che un politico possa ottenere un alto consenso di popolo non lo autorizza ad usarlo quale arma per fare quello che gli pare. Anche se Renzi fosse stato votato in regolari elezioni POLITICHE ottenendo la maggioranza bulgara, e non, invece, salito a palazzo per le solite manovre di palazzo, sarebbe sempre tenuto a rispettare i codici di quella democrazia che ha consentito anche a lui e ad un avanzo di galera di poter mettere piede in parlamento. Mentre, e invece, lui vuole chiudersi nel fortino e far saltare in aria la strada che ce lo ha portato. No, non si può fare. Un paese normale non può ridursi all’ultima spiaggia che si paventa e si minaccia da almeno tre anni per bocca del presidente della repubblica, non dello scemo del villaggio. Un paese, le cui istituzioni non hanno saputo rinnovarsi nemmeno sul piano della decenza ma il cui unico interesse è stato tramandarsela, quell’indecenza, basterebbe andarsi a guardare chi sono uno per uno questi cosiddetti “riformatori”, andrebbe abbattuto come un ecomostro.

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Ognuno si sceglie i suoi. Libertà e Giustizia non riconoscerà mai a Berlusconi Silvio (condannato in via definitiva per frode fiscale), Verdini Denis (indagato per false fatture, mendacio bancario, appalti G8 L’Aquila, associazione a delinquere e abuso d’ufficio), Letta Gianni (indagato dal 2008 per reati di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata, inchiesta poi archiviata nel 2011) il diritto di mettere le loro mani sulla Costituzione nata dalla Resistenza.
Saremo pochi? Saremo gufi? Saremo professoroni e parrucconi? Sempre meglio che complici di questa congrega. [Libertà e Giustizia]

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Quando mussolini andò al potere da dittatore fascista soltanto dodici professori universitari su milleduecentocinquanta [in tutta Italia] rifiutarono di aderire al regime, non giurarono fedeltà al duce perdendo così la loro cattedra.

Forse è la paura di perdere la cattedra che fa tacere molti dei “professori” attuali, quelli che quando era berlusconi a proporre riforme pericolose per la democrazia [ma vantaggiosissime per lui che non si è mai riconosciuto nella democrazia e nella Costituzione però vuole riformare sia l’una che l’altra e qualcuno glielo sta permettendo] lo scrivevano su tutti i muri delle scuole del regno, mentre oggi preferiscono tacere e non disturbare il Grande Progetto di Napolitano e Renzi, con la supervisione del condannato alla galera berlusconi di riportare un po’ di regime in Italia.

Ovvio che parlare di regime senza le squadracce per strada che minacciano risulta esagerato, tutti siamo ancora liberi di poter gestire il nostro tempo, le nostre attività, nessuna “libertà” viene minacciata in solido, ma le dinamiche che poi portano un paese ad essere sottomesso ad una democrazia “autoritaria” sono le stesse con le quali è stato possibile instaurare il regime di mussolini.

In epoche moderne non servono i carri armati nelle piazze per far capire alla gente che qualcosa è cambiato; i cambiamenti si fanno assimilare per mezzo di altri strumenti, più pericolosi in quanto subdoli, che a occhio nudo non si vedono.

Quando non si ascoltano più le voci contrarie, quando la maggior parte della stampa e dell’informazione fa passare per buono, per ottimo tutto quello che si decide nelle segrete stanze, per tacere di quanto ci abbiano terrorizzati tutti quanti sull”ipotesi che l’uomo solo poteva essere Grillo. Evidentemente solo la solitudine di Grillo è fascista, quella di Renzi no, lui è felicemente accompagnato e si vede.

Quando per mesi si continua a ripetere che l’opzione berlusconi era necessaria perché berlusconi è il capo di un partito che porta i voti, mentre in nessuna parte del mondo civile la politica seria prende in considerazione le opinioni [e figuriamoci se gli dà modo e maniera di influire sulle leggi dello stato] di un uomo finito dal punto di vista dei diritti civili, finito per sua scelta, non perché qualcuno gli abbia negato, tolto quei diritti con la violenza. 
Per fare un piccolo esempio pratico, Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso Yara può ancora esercitare il diritto di voto, berlusconi no: però qualcuno, Matteo Renzi col placet di Napolitano ha messo in mano la Costituzione da riformare anche a lui.

Quando un presidente della repubblica da anni [anni!] continua a ripetere la solita filastrocca che “o così o il diluvio”, ritornello applicato prima a Monti, poi a Letta e adesso a Renzi non c’è da stare tranquilli, anche se in molti, naturalmente quelli che stanno collaborando alla “stretta” sulla democrazia applicata alle regole, si affannano a ripeterci tutti i giorni che non c’è nulla da temere.  Come dice  – e dice bene – Antonio Padellaro, “ci stanno fregando”, e se non ce ne accorgiamo nemmeno stavolta significa che questo paese una libertà vera non la merita.

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DIALOGO TRA UN GUFO E IL 40,8% (Antonio Padellaro)

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LA DEMOCRAZIA AUTORITARIA (Marco Travaglio)

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O no? – Alessandro Gilioli – Piovono rane

Immaginate il governo dei vostri sogni. Quello che secondo voi sarebbe perfetto. Ok?

Immaginate quindi che il capo di questo governo abbia un indice di gradimento popolare altissimo, l’endorsement unisono di tutti i media, l’appoggio entusiasta dei poteri economici e finanziari, un’opposizione in buona parte farlocca e nessuna possibile alternativa di governo alle viste.

Sicché il capo di governo in questione può permettersi di fare il cacchio che vuole senza rispondere a nessuno, perché il Paese si è trasformato in un gregge di belanti yesmen.

Ecco: a fronte di uno scenario del genere – e fermo restando che quello è il governo dei vostri sogni – sareste capaci di vedere che la situazione è patologica, drammaticamente patologica, perché una democrazia sana ha invece bisogno di dialettica, di conflitto, di contrappesi, di un’alternativa sempre possibile?

O no?

(sia chiaro: il riferimento non è solo ai renziani – e quindi la domanda non è posta solo a loro. Vale invece per ciascuno di noi, quale che sia il suo governo ideale; perché oggi Renzi, domani un altro: è più o meno lo stesso, in termini di cultura democratica).

Moniti e distintivo – Marco Travaglio

L’ha fatto ancora. Dopo qualche settimana di astinenza, Napolitano ha monitato di nuovo. E, siccome gli scappava da un bel po’, ha espettorato ben tre moniti in un giorno. Credendosi il re d’Italia, è andato a Redipuglia. E di lì, a 100 anni dalla grande guerra, ha tuonato contro “le guerre e i nazionalismi” (brutti) e a favore dell’“integrazione europea” (bella). Concetti forti, soprattutto nuovi. Poi s’è spostato a Monfalcone e, sempre in marcia verso la scoperta dell’acqua calda, ha rimonitato per strada: “Se non trovano lavoro i giovani, l’Italia è finita”. Perbacco, che originalità. Verrebbe da domandargli dove sia stato lui negli ultimi decenni, essendo entrato in Parlamento appena nel 1953, mentre i governi italiani facevano di tutto per desertificare i posti di lavoro.

O se il Napolitano che firmò ed esaltò la controriforma Fornero che manda gli italiani in pensione a 70 anni, tagliando fuori i giovani dal mercato del lavoro, fosse un suo omonimo. Del resto, c’è un Napolitano che tuona contro le guerre e uno che difende a spada tratta l’acquisto degli F-35 (che notoriamente sganciano mazzi di rose), anche dai cattivoni del Pentagono che osano lasciarli a terra per precauzione. Un Napolitano che “quando il Parlamento delibera, il Presidente tace”. E un Napolitano che ieri – terzo monito – s’impiccia nei tempi (dunque nei modi) della controriforma del Senato . Ma questo è ormai la politica italiana: una supercazzola 24 ore su 24 senz’alcun rapporto con la realtà, con la coerenza, con la decenza. Con B. credevamo di avere raggiunto il record mondiale della balla, ma non avevamo ancora visto all’opera Napo & Renzi: al confronto il Cainano è un dilettante. Tre anni fa giunse la famigerata lettera della Bce che commissariava definitivamente l’Italia, imponendoci inutili sacrifici per decine di miliardi, oltre all’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Fu allora che un certo Matteo Renzi, ancora soltanto sindaco di Firenze, il 26 ottobre 2011 dichiarò all’Ansa: “Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode. Rabbrividisco a sentire certe posizioni contro la lettera della Bce lanciate da chi non prenderebbe voti nemmeno nel suo condominio”. Chissà se è lo stesso Renzi che ora, divenuto segretario del Pd e presidente del Consiglio, fa il figo contro “l’Europa dei tecnocrati e dei banchieri”, contro il rigore in nome della flessibilità e della crescita.

   C’è il Renzi che fa lo splendido con le 12 linee-guida sulla Giustizia e bacchetta il Csm: “Chi nomina non giudica e chi giudica non nomina”. E c’è il Renzi che si tiene come sottosegretario alla Giustizia il magistrato Cosimo Ferri che fa propaganda elettorale via sms per mandare i suoi amichetti nel nuovo Csm (chi governa elegge e chi elegge governa). C’è il Renzi che trasforma il Senato in dopolavoro per sindaci e consiglieri regionali perché quello attuale fa perder tempo (falso: approva le leggi in una media di 2 mesi). E c’è il Renzi che, come i predecessori, si scorda i regolamenti attuativi delle sue (pochissime) riforme, che languono nei ministeri come lettera morta. C’è il Renzi che dai 5Stelle pretende lo streaming e le risposte scritte in carta bollata, però B. & Verdini li vede di nascosto e a carte coperte, infatti il Patto del Nazareno rimane segreto di Stato. Viene in mente quel che disse Fabrizio Barca a un imitatore di Vendola che il 17 febbraio lo chiamò dalla Zanzara: “Non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo! Siamo agli slogan: questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo, vedo uno sfarinamento veramente impressionante”. Poi rivelò di aver rifiutato l’offerta di fare il ministro che gli giungeva da improbabili intermediari del premier, legati al quotidiano la Repubblica: “Sono colpito dall’insistenza, il segno della loro confusione e disperazione!… Sono fuori di testa!”. Pareva uno scherzo telefonico: era il migliore ritratto del renzismo reale, tutto chiacchiere e distintivo.

 

O si fa come dico io o vi dimetto

Sottotitolo: processo lungo, prescrizione lunga. Dipende dall’esigenza del potente delinquente, quanto gli serve per scampare alla legge, così smantellano la giustizia da almeno vent’anni per farsi i favori reciproci ché l’oggi a te e domani a me, ma soprattutto a lui, il latitante a cielo aperto, è sempre in agguato e poi per riparare i loro danni pensano all’indulto e all’amnistia. Nel paese più corrotto al mondo, dove la galera è la prima ratio dei poveracci e di chi non ci dovrebbe proprio andare ma per il potente il trattamento è assai diverso: berlusconi e Anna Maria Cancellieri ce lo insegnano, l’unica soluzione, riforma della giustizia che sa trovare il parlamento anziché abolire quelle leggi che mettono in carcere chi non ci deve andare è il tana libera tutti per tamponare il dramma delle carceri troppo piene. 

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I tempi bui e lo spirito di verità Sandra Bonsanti per Libertà e Giustizia

Ecco perché Barbara Spinelli deve stare zitta;  lei lo conosce bene, Giorgio.
E questo Scalfari non lo può sopportare; non può tollerare che si parli di come è Napolitano e non di come ce lo descrivono i corazzieri di regime.

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Napolitano, il ricatto, il 2015 Alessandro Gilioli

[…] Insomma Napolitano è un po’ più solo e un po’ meno onnipotente, da qualche settimana, e lo sa. Di qui l’esigenza di ricordare e rafforzare il ricatto di aprile, ‘o si fa come dico io o me ne vado’: molto ai limiti della Costituzione ma soprattutto effetto di una supplenza di cui si sente sempre meno il bisogno.A proposito, Napolitano ha legato il suo secondo mandato a un progetto di governo la cui data di scadenza è adesso concordata: entro e non oltre la primavera 2015, a semestre europeo terminato.Non sarebbe il caso che a quella data – fatta la riforma elettorale, s’intende – lasciasse quindi anche il Capo dello Stato?  E non sarebbe questo un impegno che il Quirinale dovrebbe assumere già ora, anziché minacciare improbabili dimissioni ad horas ogni volta che ha bisogno di spostare a suo favore i rapporti di forza?

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Napolitano continua a non sentire il boom iniziato, con notevole ritardo, più o meno un anno fa. Si sente indispensabile e insostituibile, nonostante i rumors dicano da tempo che una consistente parte degli italiani che non si sentono rappresentati da questo signore, non senza motivi perché Napolitano ce li ha dati praticamente tutti, lo accompagnerebbero volentieri all’uscita pure adesso. L’elezione bis di Napolitano è stata sostenuta e voluta soprattutto da berlusconi che pensava che il presidente gli risolvesse l’annosa questione “galera sì galera no”, visto che Napolitano è lo stesso presidente che si è fatto garante con la sua firma di tutte le porcate che stanno consentendo a berlusconi di farsi beffe di una sentenza di condanna definitiva emessa ormai quasi cinque mesi fa. Ed è quindi comprensibile oggi il disappunto di brunetta che vuole revocare il mandato al presidente che non ha dato la grazia motu proprio al delinquente ma in compenso motu proprio sta decidendo lui al posto nostro chi deve rimanere in parlamento: cioè anche brunetta, e al Quirinale cioè lui se stesso medesimo.

Quindi quando Napolitano minaccia di andarsene se il governo non fa le riforme: demolire la Costituzione ad esempio, quando dice no a nuove elezioni nonostante il malessere diffuso nel paese che in questi giorni si sta manifestando anche in modo alquanto pericoloso, quando parla del suo spirito di abnegazione e amor di patria che gli avrebbero suggerito di accettare un secondo e straordinario mandato, mente. Perché non sta parlando al popolo che non vuole più questo parlamento né lui e lo sta dicendo in tutti i modi da mesi ma parla esclusivamente ai suoi amati partiti, quelli da difendere a tutti i costi nonostante siano proprio loro la causa del disastro Italia. In un paese diverso dal nostro un presidente della repubblica che avesse usato così malamente il suo mandato sarebbe stato messo in stato d’accusa da tempo, non perché quel mandato abbia dei limiti da riconsiderare, da lui poi, ma perché lui li ha superati tutti.

Nota a margine: basta con l’anzianità che diventa cattiveria. Una volta anzianità significava saggezza, l’anziano, il patriarca era il punto di riferimento della famiglia  a cui tutti i componenti della famiglia si affidavano soprattutto nei momenti di difficoltà, e nella società era il punto fermo del ragionamento, l’approdo culturale quando serviva un sostegno, una specie di capo tribù. Se guardo a Napolitano tutto mi viene in mente meno l’autorevolezza dell’età, un riferimento e la saggezza.

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NAPOLITANO MINACCIA RENZI: O SI FA COME DICO IO O LASCIO IL QUIRINALE (Fabrizio d’Esposito) – Il Fatto Quotidiano

Napolitano: “Incarico gravoso, renderò noti i limiti del mio mandato.”

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RENZI-GRILLO, LA SFIDA E LA SFIGA  – Marco Travaglio, 17 dicembre

Dire no a Renzi è un errore. Domenica Napolitano, Letta, Berlusconi, Alfano e le altre frattaglie erano terrorizzati da un Sì o anche da un Ni di Grillo. E quando è arrivato il No hanno stappato lo champagne

Tutto si può dire di Beppe Grillo, ma non che sia un fesso. Anzi, sempre più spesso la sua naïveté di neofita della politica sembra aver assorbito le furbizie dei politici politicanti. Dunque è impossibile che l’altroieri non abbia colto il senso e le possibili conseguenze dell’apertura di Renzi. Il neosegretario del Pd, anche se non può dirlo fuori dai denti, ha gli stessi nemici che hanno Grillo e il popolo italiano: Napolitano (vedi l’incredibile monito di ieri, che aveva Renzi e Grillo come bersagli unici), Letta Nipote e tutto il cucuzzaro delle Strette Intese, cioè Alfano e quel che resta di Monti&Casini. In poche parole: gli eterni gattopardi che lavorano all’imbalsamazione dell’Ancien Régime e vogliono rinviare le elezioni a chissà quando, possibilmente a mai.

Domenica, mentre Renzi lanciava la sfida all’assemblea milanese del Pd, Napolitano e Letta incrociavano le dita nella speranza che Grillo la respingesse. E devono aver tirato un bel sospiro di sollievo quando, dal blog dell’ex comico, è arrivato il niet alla “scoreggina” renziana. Intendiamoci. L’aut-aut di Renzi era carico di propaganda (“o firmi qui o sei un pagliaccio”), la tassa da pagare a un partito che considera i 5Stelle un branco di usurpatori e di brubru. Il suo messaggio di “novità” era viziato dalla presenza nella “nuova” Direzione di impresentabili come De Luca. E conteneva uno scambio assurdo tra la rinuncia del Pd alla prossima rata di finanziamento pubblico e l’appoggio grillino alle sue proposte anti-casta: se, come dice, Renzi ritiene immorali i soldi dello Stato ai partiti, già peraltro abrogati dal 90% degl’italiani nel ’93, dovrebbe rifiutarli subito, spontaneamente, senza condizioni, per sempre.

Ma il fatto stesso che per la prima volta abbia evocato con un impegno concreto, e non con le solite parole a vanvera, un cavallo di battaglia dei 5Stelle è un loro innegabile successo politico. Così come il fatto che il leader Pd tenti di uscire dalla prigione della maggioranza di governo per cercare una sponda nel M5S. E allora perché non raccogliere la sfida e rilanciarla, magari con la richiesta al Pd di restituire la rata di “rimborsi elettorali” appena incassata e di scrivere insieme le riforme anti-casta nell’unico luogo deputato a queste cose, cioè il Parlamento?

Sia che Renzi faccia sul serio, sia che bluffi, Grillo e i suoi hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere ad “andare a vedere”. Se Renzi bluffa, scredita se stesso e la sua leadership finisce prim’ancora di cominciare, mentre Grillo e i suoi si prendono il merito di averlo smascherato e incamerano quegli elettori “di confine” che si sono lasciati incantare dalle sirene della rottamazione. Se Renzi fa sul serio, il Pd sarà comunque il secondo partito a rinunciare ai fondi pubblici, a rimorchio dei 5Stelle, i quali potranno dire di avervelo costretto; la macchina elefantiaca di quel partito carico di palazzi, soldi, tesori e tesorieri, ma pure di tessere fasulle, di debiti e cambiali da pagare a questo e quel potentato economico, è costretto alla fame ed entra in crisi con i suoi capibastone e le sue rendite di posizione e, se non si dà una nuova struttura più snella e adeguata ai tempi, si estingue.

Intanto i 5Stelle concordano in Parlamento una legge elettorale che non condanni l’Italia all’eterno inciucio, per esempio il Mattarellum rilanciato ieri da Grillo, e votano il taglio delle indennità e l’abolizione dei “rimborsi” ai consiglieri regionali, e magari altri risparmi più sostanziosi e coraggiosi, intestandosene a buon diritto gran parte del merito; ma soprattutto rompono il fronte Pd-Ncd-Monti-Casini, mandando a gambe all’aria la maggioranza e il governo Napo-Letta, trasformando Alfano, Monti, Casini & C. in quel che del resto sono: peli superflui della politica; condannano B. all’irrilevanza proprio mentre tenta di ritagliarsi un nuovo ruolo decisivo sul tavolo delle famose “riforme”; e, destabilizzando la maggioranza, avvicinano le elezioni e neutralizzano gli intrighi del Quirinale.

Per questo domenica Napolitano, Letta, Berlusconi, Alfano e le altre frattaglie erano terrorizzati da un Sì o anche da un Ni di Grillo. E quando è arrivato il No hanno stappato lo champagne. Il No al buio, senza prima “andare a vedere”, consente loro di continuare a dipingerlo come uno sfascista (anche senza la s) che tiene in freezer i suoi voti e i suoi parlamentari, che non vuole cambiare niente per lucrare sul disastro dei Paese; ma soprattutto di riprendere a inciuciare tutti insieme appassionatamente con la scusa delle “riforme”. A partire da quella elettorale, che incredibilmente Napolitano vuole appaltare in esclusiva alla maggioranza perché trovi il sistema migliore di fregare l’opposizione (come già fecero Pdl, Udc e Lega col Porcellum). Dire – come fa Grillo – “non c’è più tempo, meglio votare col Mattarellum”, è assurdo: senza una nuova legge, si voterà col proporzionale puro del 1992 riesumato dalla Consulta e i 5Stelle resteranno irrilevanti anche con il 30 o il 40 o anche il 49,9 per cento dei voti.

Naturalmente la partita è appena iniziata, come dimostrano i commenti possibilisti dei “cittadini” Di Maio, Giarrusso e Lezzi per un confronto in Parlamento. Ma siccome il tono del match lo dà Grillo, è a lui che tocca riflettere, magari contando fino a 10, prima di parlare. Ed evitando di sottovalutare troppo i risultati fin qui ottenuti dai 5Stelle (a cominciare dallo stop alla controriforma dell’articolo 138 della Costituzione, che è sostanzialmente merito loro, oltreché della nostra petizione con 450 mila firme e di movimenti come Libertà e Giustizia). Altrimenti ripeterà l’errore di marzo, quando spedì sul Colle i capigruppo senza un candidato premier e consentì ai gattopardi di accollargli tutta la responsabilità dell’inciucio. A furia di vedere trappole dappertutto, anche dove non ci sono, rischia di non notare quelle che si tende da solo.