Mazzetta nera, e non solo

Attorno al tavolo ci sono tutti quelli che a Roma contavano qualcosa. Politici di destra e sinistra, assessori e esponenti del clan dei Casamonica, tutti insieme appassionatamente. Buzzi, detenuto negli anni ’70 e ’80 per omicidio, poteva dirsi più che soddisfatto: era riuscito infatti a far sedere fianco a fianco l’allora sindaco Gianni Alemanno (oggi indagato con Buzzi per associazione mafiosa), l’ex capo dell’Ama Franco Panzironi (arrestato con Buzzi), un esponente del clan dei Casamonica in semilibertà, l’attuale assessore alla Casa Daniele Ozzimo (al tempo consigliere Pd e pure lui indagato oggi dai magistrati: si è dimesso ), il portavoce dell’ex sindaco Sveva Belviso e il potente parlamentare del Pd Umberto Marroni, seduto, sorridente, vicino a Panzironi. [L’Espresso]

Sottotitolo: Tutti assieme a Roma. Neofascisti, piddini, vendoliani, comunisti, ex io so’ communista così, piddiellini, cattolici, ciellini, ladri, rapinatori, assassini, banditi, figli di papà, mignotte, protetti, camorristi, mafiosi, spacciatori, moralisti, pontificatori, ciarlatani, maghi, appaltatori, poteri forti, poteri deboli, torsapientini, italianissimi zingari Casamonica.
Il problema in Italia sono i centri sociali, i NO TAV e il blog di Grillo e Grillo, le ferie dei giudici e l’articolo 18, senato sì o senato no. Annateve a nasconne e tacete per almeno tre secoli.

[Per gentile concessione dell’amico Dario]

Mafia, cade il re di Roma Carminati
Anche Alemanno tra gli indagati

Una holding criminale che puntava agli appalti e spaziava dalla corruzione all’estorsione all’usura, con infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale e istituzionale. E’ ciò che emerge dall’inchiesta della procura di Roma che ha portato a 37 arresti. Indagati anche l’ex sindaco della Capitale e altri politici.  Lirio Abbate

Preambolo: la mafia a Roma c’è, il procuratore Pignatone ha voluto rassicurarci, non si sa mai non ce ne fossimo accorti prima: “le mafie sono cambiate, non ricorrono alla violenza e al controllo del territorio se non necessario per creare assoggettamento” [Tipo: “io te tajo ‘a gola il dieci matina…portami i sordi sennò t’ammazzo a te e tutti i tu’ fiji”, cose così].
Quando le mafie non ricorrono alla violenza significa solo una cosa, che hanno appoggi politici a sufficienza per evitare di alzare la voce. E anche la politica ha voluto rassicurarci: lei c’è sempre, per gli amici e anche per gli amici degli amici.
Nel paese dei balocchi che è l’Italia è molto probabile che cada l’accusa per mafia per cui è stato indagato alemanno, ma questo non farebbe di lui una brava persona, nessun riconoscimento di estraneità alle vicende di‪#‎MafiaCapitale‬ a chi ha messo la sua faccia nella costruzione del gigantesco sistema criminale organizzato per dare pezzi di Roma, sottraendo risorse a tutta l’Italia ad amici e conoscenti.
E che amici e che conoscenti.

Quando in passato ho detto e scritto che se non sono tutti uguali fanno del loro meglio per somigliarsi molto, scherzavo. Come sempre la realtà supera la fantasia. Ora chi spiega a quelli di Tor Sapienza e dintorni che la colpa del degrado non sono i profughi e i rom, e a quelli che accusano il dipendente col posto fisso, il fannullone da milleduecento euro al mese dopo quarant’anni di onorato servizio all’amministrazione pubblica di essere il responsabile della loro condizione attuale di precari, disoccupati, cassintegrati ma che la colpa di tutto è storicamente della politica italiana ladra, corrotta e mafiosa? Ci vorrebbe uno bravo, e onesto, soprattutto.

 

Ma raccontateci ancora la storiella di berlusconi che ha il diritto di mettere bocca nelle riforme politiche in quanto leader di un partito.
berlusconi: il peccato originale della politica di questi ultimi vent’anni, lui che ha risvegliato e dissotterrato la feccia nera fascista che gli è servita per fare numero in parlamento con un partito che ha costruito per lui un condannato per mafia.
Poi ci sono gli altri, certo, quelli che volevano il bene comune, i cosiddetti democratici, quelli che nel corso di tutte le evoluzioni della cosiddetta sinistra italiana avrebbero dovuto impedire l’ascesa dell’abusivo delinquente alleato coi fascisti e amico della mafia ma non l’hanno mai fatto.
E continuano a non farlo ora giustificandosi col suo consenso politico, continuano a legittimare il principale responsabile di tutte le nefandezze criminali che vedono protagonisti i politici di tutti gli schieramenti in virtù dei voti che servono a Renzi per le sue cosiddette riforme, facendo finta di ignorare che dove ci sono il fascismo e la mafia c’è anche berlusconi.

Roma io la conosco, anche piuttosto bene, in passato per questioni di lavoro ho avuto modo di frequentare anche certi ambienti e conoscere delle persone che normalmente non frequenterei.
A me non stupisce la malavita né la criminalità perché sono fenomeni legati all’esistenza dell’umanità; quello che mi fa incazzare è la completa resa della politica e ancor di più il fatto di colpevolizzare poi la gente che vota, siamo sempre noi a sbagliare? Chi in passato votava il pd di Veltroni doveva immaginare che uno dei suoi collaboratori stretti era uno facilmente seducibile e poteva un giorno essere coinvolto in faccende di mafia, tangenti, corruzione, criminalità comune e pesante?
Queste domande le rivolgo ai soloni, agli opinion leader che si sono scagliati contro gli assenteisti, quelli che invece di votare restano a casa.
Ditecelo voi chi dobbiamo votare la prossima volta, il pd di Renzi che fa l’alleanza con berlusconi? 

Sono sempre lì a dirci che non sono tutti uguali, bene: e quelli diversi dove cazzo stavano?

 

Il Codice Decidoio [cit. Marco Travaglio]

 

Ci mancava la storia del complotto.
Mica per niente, ma per non dover riascoltare per la miliardesima volta ‘sta serenata di lui che “se n’è andato per senso di responsabilità”. Lo stesso spirito che aveva quando invece è arrivato tramite discesa in campo. Nel momento della dipartita, spontanea, s’intende, nella testa di berlusconi circolavano proprio gli stessi pensieri, ovvero: come fare anche stavolta per salvare i cazzi miei. Cioè i suoi.

Se anche fosse vero [ma non ci crede nessuno] del complotto contro silvio l’unica nota di rilievo sarebbe l’esportazione di democrazia senza spargimenti di sangue come invece è solita fare la “santa alleanza” quando va a distribuire civiltà in giro per il mondo.
Anche il rassemblement fra berlusconi e i figli, Ghedini e Confalonieri cinque minuti prima delle dimissioni “spontanee” ha fatto parte del complotto internazionale? Chiedo. In un paese normale berlusconi non avrebbe nemmeno potuto avvicinarsi alla politica, altroché complotti. L’unico vero complotto è quello ordito dallo stato  contro gli italiani costretti a subire il berlusconi “politico” anche nella nuova veste di pregiudicato condannato alla galera.

 

Sottotitolo: anche nella questione degli sbarchi l’informazione ha delle grandi responsabilità.
Perché nessuno spiega, anche tutti i giorni, così come si fa coi bambini che non capiscono o con gli adulti imbecilli che non vogliono capire, qual è la differenza fra chi viene qui a cercarsi un’altra vita e chi invece è costretto ad andarsela a cercare dalla situazione del suo paese.
Così invece sembrano tutti uguali, altrimenti non si dovrebbe leggere continuamente chi scrive che “sono troppi”, “che vengono tutti qui”, che “bisogna rimandarli a casa loro”. C’è un’emigrazione come dire, spontanea, come quella di tanti italiani che scelgono di andare a provare a vivere meglio altrove e ce n’è un’altra condizionata dall’impossibilità di poter vivere nel proprio paese di origine, dove ci sono le guerre, la disperazione vera che poi obbliga, non chiede gentilmente, ad offrire un asilo, un’accoglienza. E, da gente che non si mette d’accordo nemmeno su come riordinare le proprie scrivanie come si può pretendere che si occupi seriamente di drammi come quello delle continue tragedie in mare, delle stragi degl’innocenti del terzo millennio?  Angelino Alfano che ha fatto parte dei governi in cui c’era gente che avrebbe affondato i barconi a fucilate è ancora, e incredibilmente, ministro dell’interno.

L’Italia è – contrariamente a quello che la propaganda fa credere – il paese dove solo una parte di chi arriva in condizioni estreme poi si ferma. La Germania ne riceve almeno quattro volte di più. E’ un paese di transito. Perché anche il migrante poi sceglie di fermarsi in quei paesi dove c’è una reale possibilità di vivere meglio, dunque non in Italia. E questo andrebbe spiegato e ripetuto, anche tutti i giorni. E’ comprensibile che sia difficile spiegare che non si vive bene nel paese dove i delinquenti fanno le leggi per gli onesti,  però è un lavoro che va fatto quando si sceglie di fare il mestiere di informare.

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Migranti, rissa governo-Unione europea

Prima Renzi: “Ue salva solo le banche” (leggi). Segue guerra delle dichiarazioni. Malmstrom: “Italia
dica cosa vuole, non ci hanno mai risposto”. Alfano: “Parole ridicole” (video). E ancora: “Vuole la
letterina?” Alla fine: “Colloquio costruttivo”. A Catania la nave coi superstiti, 2 bimbe tra i 17 morti

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Chi l’ha deciso che l’Expo deve essere il simbolo di tutta l’Italia?
E inoltre, da quando lo stato è diventato più forte dei ladri?
Il presidente del consiglio si è perso qualche puntata della telenovela, si è distratto mentre condannavano praticamente a niente il più ladro di tutti?
E’ questa la forza dello stato?

 

Greganti: “sono abituato a stare in carcere”. E allora perché non accontentarlo?

Visto e considerato che il compagno G non conosce altro sistema per mantenersi che non sia quello illecito, che ciclicamente non può fare a meno di metterlo in pratica, è uno di quelli che, come scrive benissimo Marco Travaglio stamattina, si merita la “morte civile”, ovvero di stare ad un livello inferiore rispetto a quei cittadini che non si comportano come lui; fuori dal contesto della società cosiddetta civile. Non servono codici etici che poi, come ci insegna Prandelli, si possono ignorare e fare finta che non esistano. Serve il rispetto della legge, e serve quella legge contro la corruzione che in Italia non c’è. Legge che poi va fatta rispettare indipendentemente dalle conseguenze.
La politica impari a prendere le distanze da malfattori e farabutti di ogni ordine e grado invece di metterseli in casa e poi gridare ai complotti, alla giustizia a orologeria, prendersela con la magistratura che fa un uso politico della giustizia.
Ci sorprendano i politici, provando a fare loro, ogni tanto, un uso politico della politica.

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Altro che task force, Cantone si sfila (Davide Vecchi)

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Expo, così la cupola portava i pizzini ad Arcore e a Maroni (EMILIO RANDACIO PIERO COLAPRICO)

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Forza Tasche – Marco Travaglio, 14 maggio


Sono vent’anni che in Italia si approvano “codici etici” e intanto si ruba come prima più di prima. Vent’anni che si arruolano “task force anti-corruzione” e intanto la corruzione galoppa: nel ’92 costava agli italiani – secondo il Centro Einaudi di Torino – 10 mila miliardi di lire all’anno e oggi 60 miliardi di euro (12 volte in più); vent’anni fa l’Italia era al 33° posto nella classifica di Transparency International dei paesi meno corrotti, oggi è al 69° dietro il Ghana. Dal ’94 si sono avvicendati tre governi di centrodestra, quattro di centrosinistra, due tecnici, uno di larghe intese e uno di strette: tutti, a parole, anti-corruzione; tutti, nei fatti, pro-corruzione a suon di leggi che allungavano i processi, abbreviavano la prescrizione, depenalizzavano reati dei colletti bianchi, depotenziavano la lotta alle mafie, condonavano delitti, indultavano delinquenti, cestinavano prove, incoraggiavano l’omertà. L’idea che, per sconfiggere la corruzione, occorra cambiare le regole è ingenua e dannosa: una volta ripristinati reati come l’abuso d’ufficio anche non patrimoniale e il falso in bilancio, e introdotti quelli mancanti come l’autoriciclaggio, e aumentate le pene e bloccate le prescrizioni, c’è poco da cambiare le regole. Bisogna armare chi deve scoprire e punire chi non le rispetta. E poi isolare con la morte civile chi non le ha rispettate. Mission impossible in Italia, dove i delinquenti già condannati ricattano con l’arma del silenzio i delinquenti non ancora scoperti. Garantendo a se stessi e agli altri carriere eterne, visto che non esistono bollini di scadenza (questi sì da introdurre) sulle poltrone pubbliche. La Parmalat di Tanzi, come del resto Enron e Lehman Brothers, aveva un codice etico formidabile: s’è visto com’è finita.
Il gruppo Maltauro – consultare il sito per credere – ha un Codice Etico della madonna: “Nel Codice Etico sono formalizzati i principi fondamentali cui le singole società del Gruppo sono tenute a uniformarsi e che consistono nella scrupolosa osservanza della legge, nel rispetto degli interessi legittimi del cliente, dei fornitori, dei dipendenti, degli azionisti, della concorrenza leale, delle istituzioni e della collettività”. L’Ad che l’ha firmato, Enrico Maltauro, è stato filmato dai finanzieri mentre si sfilava una mazzetta dalla giacca e la passava a un faccendiere di Expo in cambio di appalti. Si poteva evitarlo? Sì, visto che il Maltauro era già stato beccato nel ’93 a fare la stessa cosa per gli appalti dell’aeroporto di Venezia e aveva patteggiato la pena: basterebbe una norma che escluda da appalti e contratti pubblici gli imprenditori e i manager condannati.
Tre anni fa si scoprì che anche la Rai aveva un Codice Etico: fu usato la prima volta non contro i tg che taroccano le notizie e i programmi che le censurano, bensì contro la Gabanelli che, dandole, aveva dato noia a Tremonti. Per salvarsi dal plotone di esecuzione, dovette allestire un Report riparatorio pro Tremonti. Il Codice Etico Rai fu rispolverato contro Santoro e contro Celentano (reo di leso Vaticano al Festival di Sanremo), poi se ne persero le tracce. Nel 2010 Cesare Prandelli varò, d’intesa con i giocatori, il Codice Etico della Nazionale: fuori gli autori di gesti scorretti o violenti. Ora però ha deciso di convocare lo juventino Chiellini, appena squalificato per tre giornate dopo che la prova tv ha immortalato la sua gomitata al romanista Pjanic: “Alla fine decido io”. Per carità, forse fa bene, ma allora sostituisca il Codice Etico con il Codice Decidoio. La legge sugli appalti prevede che debba vincerli il migliore offerente dopo una gara trasparente. Ma otto giorni fa, con la scusa degli appositi ritardi, si decise di esentare i lavori sotto i 150 mila euro dalle verifiche antimafia. Tutti d’accordo: Alfano, Maroni, Pisapia, Sala. Tanto a vigilare su Expo c’erano già ben 23 organi di controllo: 5 interni e 18 esterni. Senza dimenticare la mirabolante task force voluta da Formigoni con l’ex generale Mori e l’ex capitano De Donno, reduci dalla trattativa Stato-mafia. Risultato: non controllava nessuno. Ora arriva un’altra task force, ovviamente anti-corruzione. Ne facessero una pro-corruzione, magari qualche ladro riuscirebbe a prenderlo.

 

Se il vaticano è la casa di Dio, chissà come sarà quella di Satana

Ultim’ora: Mauri [Lazio] e Milanetto [Padova] in gattabuia,  Conte indagato, perquisizioni a casa dell’allenatore della squadra [testè] campione d’Italia e di Criscito. Spero che gli juventini non parlino di giustizia ad orologeria come quel coso buffo, disonesto e ridicolo che qualcuno ancora confonde con uno statista: non fate gli stronzi, eh?:-))

A breve non si escludono nuovi fermi, con gli interrogatori che proseguono costanti. Dopo il maggiordomo, l’attenzione è su un laico (forse una donna) in servizio alla segreteria di Stato del Vaticano.
Sottotitolo: Benedetto XVI: “Il vento scuote la casa di Dio”
Il vento? no, santità, non è il vento.
Sono le porcherie che avvengono da millenni dentro la cosiddetta casa di Dio; semmai quel Dio buono e giusto che ci avete dipinto, disegnato, descritto, volesse davvero abitare in una casa simile in condominio con tanta gente orribile.
Dunque, se vento deve essere, che vento sia.
Magari quel Dio s’è incazzato davvero, e sarebbe anche l’ora.

I problemi dei partiti sono nati [anche] dai troppi soldi dei rimborsi elettorali e il rimedio – speriamo – consisterebbe nel ridurli.
Dunque se i problemi della chiesa sembra siano i troppi soldi dello IOR aiutiamo la chiesa a ritrovare la virtù iniziando ad esempio a tagliare l’otto per mille.
Come nella politica meno soldi potrebbero significare meno problemi, meno induzioni alle tentazioni.
Come nella politica, la soluzione è sempre quella più semplice ma chissà perché non viene mai presa in considerazione.
Non ricordo qual è il passo del vangelo dove Cristo parlava di banche e ladri, soldi, oro e pietre preziose, ricchezze e scarpette rosse griffate, boss della malavita confusi coi benefattori, dittatori dei peggiori regimi sanguinari, personaggi politici collusi e conniventi con tutte le mafie accolti con tutti gli onori.
Ma forse è un capitolo, questo, ancora da scrivere.  
Di una cosa però i cattolici dovrebbero ricordarsi bene, e cioè quando Cristo cacciò a pedate nel culo i mercanti dal tempio; e chissà perché nessuno dei suoi referenti sulla terra ha mai avuto l’intuizione di prenderlo ad esempio.

 In questo paese torna sempre utile parlare di tutto affinché non si parli mai delle cose importanti. Tantopiù parlarne poi male, solo per fare notizia  senza far notare le enormi contraddizioni che riguardano quel che accade dentro le mura di San Pietro.  E soprattutto quei precedenti clamorosi che avrebbero meritato molto più di tutta questa enfasi. Ci sono state altre e ben più gravi situazioni che avrebbero meritato attenzione, clamori dei media, dispiacere e lacrime, ma su quelle si è sorvolato finché non sono diventate un caso internazionale, finché non si potevano più tacere, altrimenti chissà quanti secoli sarebbero dovuti passare per portare alla luce cose di una gravità e violenza inaudite, crimini taciuti, criminali protetti dagli uomini di chiesa. E se qualcuno avesse voglia di scavare sul serio chissà quanto altro ci sarebbe da scoprire fra le segrete stanze del vaticano.
Ci sono voluti vent’anni per togliere un criminale sepolto in una basilica: un’oscenità tutta italiana; vent’anni trascorsi nel silenzio assenso di chi sarebbe dovuto intervenire molto prima ma è stato convinto con le buone, ma soprattutto con le cattive, a farsi i fatti suoi. Dunque, ribadisco il concetto: se Babele deve essere che lo sia, e speriamo avvenga presto tutto quello che può essere utile a smascherare questi maestri di menzogne, questi manipolatori della verità, questi divulgatori dell’ignoranza più bieca che si spacciano per uomini di Dio.
La fede non ha bisogno di multinazionali né di associazioni a delinquere di sostegno.
Né tantomeno di distruttori della moralità che si atteggiano invece, a suoi depositari avendo sempre a portata di mano quella che più fa comodo e conviene, per tutto il resto ci sono le contestualizzazioni, il perdono eccetera: il prete pedofilo è persona che sbaglia, chi invece vuole portare alla luce le malefatte compiute nel nome di Dio è qualcuno che ‘scuote la casa di Dio’, dunque un criminale da arrestare.

La chiesa cattolica  sta a Dio come come la politica sta all’onestà, alla legalità  e alla giustizia.

Il prof. Odifreddi: “Il Vaticano è un nido di vipere e spelonca di ladri”

Piergiorgio Odifreddi lo conosciamo tutti. E’ l’autore del bestseller “Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici”. Docente universitario di logica e matematica, esperto di decine di discipline, il professore non poteva non commentare i recenti scandali avvenuti in Vaticano.

Nei giorni scorsi è stato arrestato Paolo Gabriele, il maggiordomo del papa che avrebbe trafugato dei documenti privati, dandoli in pasto a Gianluigi Nuzzi. Il sospetto della Santa Sede – anzi, è quasi una certezza – è che ad agire siano state più persone. Che si tratti o meno di un complotto,a Odifreddi interessa poco. Quel che conta, per il professore, è altro, e cioè che siamo di fronte all’ennesima conferma della sete di potere e ricchezza da parte degli uomini di clero, in particolar modo delle gerarchie: 

“Agli intrighi economici della banca di Dio si sono aggiunti quelli del palazzo del successore di Pietro – scrive il matematico sul suo blog. – Il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, è stato arrestato per spionaggio: cioè, per aver divulgato urbi et orbi documenti che dimostrano che il Vaticano è un nido di vipere e una spelonca di ladri. D’altronde, che Sua Santità amasse circondarsi di “gentiluomini” sospetti, si era capito gia’ da un pezzo: dai tempi, cioè, in cui eravamo venuti a sapere che lo erano anche Gianni Letta e Angelo Balducci.

Lo scrittore chiude il post sugli scandali in Vaticano con la sua solita ironia sulla figura del papa:

Fino all’entrata in servizio del prossimo maggiordomo, il Servo dei Servi sarà ora costretto a legarsi da solo le scarpette Prada, versarsi da solo il vino e mettersi da solo in testa la mitra. Anche se, visti i luoghi che frequenta, o che lascia frequentare – conclude Odifreddi – sarebbe meglio che imbracciasse invece un mitra, e facesse un po’ di piazza pulita dei mercanti nel tempio: sull’esempio di colui del quale nomina invano il nome ogni giorno, e agli insegnamenti del quale continua a dire, e forse anche a credere, di ispirarsi”.

http://www.controcopertina.com/il-prof-odifreddi-il-vaticano-e-un-nido-di-vipere-e-spelonca-di-ladri/

Per cominciare…

Volevo augurare un’ottima giornata al funzionario o impiegato non lo so  dell’Autorità garante nelle comunicazioni, più semplicemente detta AgCom che, non avendo nulla di meglio da fare né, evidentemente da controllare trova il tempo per venire a leggere un piccolo blog di periferia andando perfino a spulciare nell’archivio.

 

Sottotitolo: Quelli a cui i Monti sorridono. ” In Italia i dieci più facoltosi hanno quanto i 3 milioni più poveri.
Sono in dieci, si contano sulle dita delle due mani, ma da soli possiedono beni e capitali per circa 50 miliardi di euro, tanto quanto i tre milioni di italiani più poveri. Lo scalino sociale che divide il Paese non si abbassa, anzi la crisi in atto potrebbe rialzarlo: lo fa notare uno studio di Giovanni D´Alessio (Ricchezza e diseguaglianza in Italia) pubblicato dalla Banca d´Italia.”  (Luisa Grion – la Repubblica, 2 aprile)

www.ilfattoquotidiano.it

“Disoccupazione
giovanile al 31,9%
Record dal 2004”

Già: pare che nel fine settimana nessuno si sia dato fuoco né impiccato o altro, niente, è stato un week end all’insegna della noia, questo.

Quindi tutti gli anatemi circa il baratro sono tutte balle, le solite balle. C’è da dire che almeno a quelle di berlusconi eravamo preparati e anche rassegnati, erano cose che ascoltavamo talvolta con umana compassione. Queste no, queste fanno solo incazzare.

Scrive Enrico Bertolino sulla sua pagina di Facebook:  “in Italia i 10 più ricchi come 3 milioni di poveri. Ed ora occhio che i 3 milioni non trovino l’indirizzo dei 10, altrimenti la patrimoniale poi gliela  chiedono a modo loro. Avesse avuto gli stessi dati anche Robespierre forse la rivoluzione francese sarebbe iniziata prima.”

Essì, bei tempi quelli in cui al re cattivo si tagliava la testa, tolto il male, il pericolo, la tirannia, un popolo aveva la possibilità di tornare anche e solo semplicemente a sperare,  oggi no. Oggi la Rivoluzione si fa via web.

Ecco i 10 paperoni d’Italia che posseggono
quanto i tre milioni più poveri

Scommesse, arrestato Masiello
Nove partite nel mirino dei pm

Come scrivevo a proposito di De Pedis e cioè che se un assassino sepolto in una chiesa (e che nessuno riesce a togliere da lì) sarebbe (è) un buon motivo per disertare in massa chiese e religione cattolica anche queste faccende odiose che si ripetono a ritmi costanti lo sarebbero per disertare i campi di calcio e per smettere di arricchire le pay tv una volta e per tutte, giusto per dare un segnale di civiltà, ecco.
Il calcio è davvero un’ottima metafora della politica, in Italia: corrotti in ogni dove, gente che guadagna cifre astronomiche ma non si accontenta e vuole sempre di più, e per ottenerlo ruba, corrompe e si fa corrompere, vive oltre la legge finché può ma anche dopo, nonostante e malgrado i suoi reati (per informazioni citofonare Moggi).
Nel calcio, a differenza della politica semidittatoriale e che ci viene praticamente imposta così come i suoi referenti  la gente un po’ di voce in capitolo  ce l’ha, se non la sfrutta significa che va bene così, che le piace così.