C’era una volta una stalla, con una bufala e tanti asini

salvini è andato a portare il presepe a Rozzano, in una scuola che, a detta sua cade a pezzi e ci sono pure i topi.
Rozzano sta in Lombardia, regno incontrastato della lega e del brianzolo doc che lì ha creato la sua fortuna nel modo che sappiamo, salvini sta nella lega che stava e sta con berlusconi da più vent’anni e invece di sprofondare negli abissi per la vergogna, scusarsi dell’inutile presenza della lega sul territorio e sparire per i prossimi cent’anni portandosi dietro la gelmini e i fratellastri d’Italia non trova niente di meglio da fare che entrare in una scuola che cade a pezzi anche e soprattutto per responsabilità di chi governa da quelle parti cioè la lega, per portarci il presepio.

***

Invece delle canzoncine di natale si potrebbe insegnare ai bambini della scuola pubblica di tutti un po’ di Costituzione, che direbbero i genitori degli alunni e i dirigenti scolastici della scuola di mio nipote se verso il 25 aprile o il 1 maggio  chiedessi di poter entrare in sala mensa durante la pausa pranzo a recitare i primi dieci articoli, che solo quelli contengono l’unico vero inno alla libertà di tutti? Sarebbero tutti d’accordo? Suppongo di no, però Tu scendi dalle stelle è considerata un patrimonio delle tradizioni: più della Costituzione, così tanto da pretendere che tutti si riconoscano nella canzoncina dedicata a Gesù. Anche molti fra  quelli che fanno finta di volere un paese più civile ma poi invece di dare una mano non lo fanno, anzi riportano continuamente indietro le lancette degli orologi. Il presepio nelle scuole non è stata mai una priorità, nemmeno ai tempo della DC. Lo è diventato da quando un puttaniere delinquente ha preso posto nella politica, e per nascondere le sue porcherie si ammantava da quello che difende i valori cristiani, della famiglia e svariati milioni di coglioni italiani sono caduti nella trappola.

***

Marco Parma: le ridicole dimissioni del preside di Rozzano

Se l’ISIS sapesse che in Italia i politici pensano ai canti dei bambini a scuola invece che a fornire alla polizia strumenti e mezzi per combattere il terrorismo, penserebbe proprio che siamo dei coglioni. E allora andiamo a vedere cosa è successo alla scuola di Rozzano, dove una polemica inventata ha costretto un dirigente scolastico alle dimissioni.

Tutti quelli che vanno a Rozzano per portare lo Spirito del Natale

Come i Re Magi Matteo Salvini, Mariastella Gelmini e Fratelli d’Italia si recano alla scuola di Rozzano per difendere il Bambino Gesù dall’ISIS e fanno a gara per rubarsi il Natale.

***

La storia della scuola di Rozzano, del preside che ha dovuto rimettere il mandato dopo le pressioni  ricevute anche da Renzi  e delle canzoncine vietate non è come ce l’ha raccontata  il mainstream disonesto che campa sulle bufale che fanno aumentare in modo esponenziale gli accessi ai siti web.

Valigia Blu : qui la vicenda di Rozzano è spiegata meglio, in chiave disinformazione. Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato vari link sulla non notizia non ha ancora trovato modi e tempi per pubblicare sul sito la smentita del dottor Parma e di chiarire come sono andate effettivamente le cose.
Quasi mille  commenti agli articoli, la maggior parte ostili ed offensivi nei riguardi del dirigente scolastico, degli islamici in generale  e nessuno che abbia pensato che fosse il caso di mettere un argine all’alluvione ignorante, oscena e razzista. La cosa surreale e grottesca è un paese come l’Italia, che fa parte della grande alleanza sempre in prima linea per esportare democrazia in ogni dove, l’idea occidentale di civiltà, quella che non sottomette nessuno, dove ognuno deve essere libero di vestirsi come vuole, mangiare quello che vuole, fare sesso con chi vuole, a chiacchiere tutti contro tutti i fondamentalismi ma poi ogni anno, come una peperonata scaduta e ormai immangiabile si ripropone il dibattito sul presepio sì presepio no nelle scuole  dove fra l’altro nessuno ha mai sentito l’esigenza e l’urgenza di metterne uno.
Via il velo dalle donne islamiche perché “a casa nostra si fa così” ma guai a toccare le nostre “tradizioni”.
Gente ridicola che la storia ricorderà solo come ostacoli al progresso e alla civiltà.

Il dubbio che una tradizione, anche quando è tutt’altro da questa diventi tale proprio perché viene imposta non viene a nessuno?
Sono così fragili i fedeli cattolici da aver bisogno di vedere dappertutto i simboli del loro credo, anche dove non devono esserci?
E’ giusto che venga discriminato chi non vuole vivere circondato dai simboli sacri in ogni luogo e lago?
Lasciamo da parte la follia collettiva, la paura che l’islam c’invada e per questo, per difendersi bisogna ostentare la simbologia cattolica come l’aglio con i vampiri, pensiamo a noi qui che siamo oltre 60 milioni di persone tutte diverse fra loro, ognuna con un livello di cultura personale, fra cui molta gente che pensa che la priorità assoluta in una società civile sia una forma di rispetto universale che serve per una convivenza il più possibile armoniosa, dove non ci si disturba più del dovuto, sulla quale non si deroga, perché concedere significa cedere al ricatto della presunta maggioranza che non ravvede la prevaricazione nell’obbligo dell’esposizione del sacro nel luogo di tutti: perfino quello della formazione dove si dovrebbe istruire, non indottrinare al credo, così fra mille anni ancora si parlerà dei riti religiosi come di “tradizioni” che vanno onorate e rispettate da tutti.
La Costituzione, quella più bella del mondo, era nata per questo: per fare in modo che il volere di uno non diventasse qualcosa da far subire a tutti com’era già avvenuto col fascismo.
Ecco perché la Costituzione dice che lo stato laico è la garanzia, non un’opportunità.
Che succederebbe se in un condominio la maggioranza degli inquilini tenesse il volume del televisore troppo alto?
La minoranza che non lo fa, che non disturba, che non obbliga i residenti del palazzo a dover sopportare quel fastidio non dovrebbe pretendere rispetto? Non dovrebbe chiedere l’intervento della legge che vieta i rumori molesti nei luoghi e negli spazi comuni?
Avrebbe comunque ragione la maggioranza e il volume troppo alto dei televisori diventerebbe una tradizione?
La tradizione, ma ci tengo a ribadire che la religione non lo è, così come non lo sono i suoi simboli come l’opinione non sono concetti irremovibili, nella società che cresce e matura, si adegua al tempo che cambia ci vuole una sana fluidità di pensiero, quello che andava bene ieri non è detto che possa essere buono anche per oggi, figuriamoci se si può imporre.
Evolversi, aprire la mente dovrebbe essere l’imperativo di tutti proprio per distinguersi da quell’integralismo e fondamentalismo che poi diventa violenza con la quale s’impone il culto religioso per legge.
Tutte le persone che dicono di essere tolleranti, rispettose dell’altro e degli altri, che dicono di non essere razziste, di non temere la società che cambia, quando si ritrovano nel pensiero di salvini non si preoccupano?
Io lo farei, perché per prendere le distanze dal “pensiero” di salvini non serve nemmeno essere o restare umani: basta essere persone serie.

***

Fate studiare i figli, affinché imparino da soli quanto è bello il diritto a poter scegliere liberamente ciò che vogliono essere, senza nessuno che imponga loro come devono essere, pensare, cosa devono farsi piacere e in chi e cosa devono credere.
Lasciate che coltivino le loro curiosità e i loro dubbi, che si aprano alle novità del tempo che cambia senza averne paura.
Che imparino che la libertà non è mai prevaricazione sugli altri.
Che non servirebbe nemmeno la legge per stabilire quello che si può e non si può fare, quando nelle intenzioni c’è l’offesa.
Che non si offende per principio, non perché una legge lo vieta.
Un principio che dovrebbe essere universalmente condiviso: quello del rispetto, dove non c’è rispetto non c’è libertà.
E pretendete che il luogo dove si formano le menti, dove si istruisce e s’insegna la cultura sia un luogo che non dia adito a pensare che si voglia dare a quell’insegnamento un indirizzo forzato, verso un’ideologia o una religione.
L’unica cosa che può cambiare e forse aggiustare un po’ questo paese in continua decadenza, morale, etica, intellettuale e culturale è il sapere, solo una buona istruzione, un insegnamento corretto che non contenga il seme avariato del pregiudizio, della seduzione che intossica e che fa credere che ci sono cose che si “devono” fare perché si sono sempre fatte può far sperare che le cose in Italia cambino davvero.

***

 

Dei delitti, delle pene e di Salvini

Da un articolo del Fatto Quotidiano dell’8 aprile scorso.

Secondo il salvini “pensiero” se a maroni, quando fu condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e a lui stesso quando si è beccato un mese per aver tirato uova a d’alema qualche poliziotto avesse fatto “sbucciare il ginocchio” sarebbe stata una cosa buona e giusta.
Invece maroni, condannato in via definitiva a otto mesi poi ridotti a quattro, nel paese sottosopra è potuto diventare addirittura ministro dell’interno.

Siccome c’è una percentuale di rom che rubano salvini parla con disprezzo di tutti e vuole passare sopra a tutti con le ruspe [se non hanno una casa sono cazzi loro].
Siccome c’è una parte di migranti che una volta arrivati in Italia delinquono, salvini li rimanderebbe tutti “a casa” anche ributtandoli e lasciandoli in mare [se muoiono sono cazzi loro].
Siccome ci sono poliziotti e carabinieri [non sono tutti ma nemmeno le poche mele marce e le quattro schegge impazzite come vogliono farci credere] che usano metodi violenti di coercizione abusando del loro potere “per colpa di uno non possono pagare tutti” [se il delinquente, vero o presunto si fa male sono cazzi suoi].
Il poveretto che rivaluta la responsabilità personale che poi è proprio il fondamento basilare del diritto solo nei riguardi del braccio armato dello stato rivendicando la libertà di azione della polizia anche quando picchia, insulta e ammazza non capisce che l’introduzione del reato di tortura garantisce soprattutto quelle forze dell’ordine che svolgono il loro lavoro responsabilmente: è fatto proprio per evitare che per colpa di uno, due, cinque, dieci, TUTTI paghino in termini di sfiducia e discredito.
Ma il problema come sempre non è salvini che si fa interprete nel modo peggiore, volgare e ipocrita del malessere generale: sono tutti quelli che anche intimamente, forse vergognandosene un po’, pensano che lui sia la soluzione, lo scandalo è lo spazio mediatico concesso a questo ignorante cialtrone razzista anche per fargli dire che il massacro alla Diaz e Bolzaneto, gli omicidi di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Magherini – l’elenco delle persone che sono morte mentre erano sotto la tutela dello stato purtroppo non finisce qui – sono paragonabili alla sbucciatura di un ginocchio.
Sei morto perché la polizia ha abusato di te e del suo potere? Sono cazzi tuoi.
Parole da vero leader.

Il déjà vu

Anche berlusconi continua a percepire 8000 euro al mese del vitalizio da senatore, interdetto e decaduto.
Una condanna in via definitiva per frode non basta a liberare la politica di un individuo simile, in ottima compagnia peraltro, ma anzi, continua ad essere pagato dallo stato che ha derubato e cioè da noi.
E nessuno pensa di abolire una legge incivile che continua a pagare i ladri coi soldi dei derubati.

***

Il bisogno di legalità e il giudice burocrate che piace tanto ai politici – Daniela Gaudenzi, Il Fatto Quotidiano

***

La responsabilità dei giudici è legge Orlando: ‘Ora cittadini più tutelati’ Anm: ‘Provvedimento contro magistrati’

***

 

 

Bello il discorso di Mattarella alla scuola della Magistratura di Scandicci: sembrava scritto da Napolitano. 

E’ proprio una “fissa” dei presidenti della repubblica quest’accusa di protagonismo dei magistrati.
Invece di prendersela coi politici loro sì protagonisti, pure troppo e incapaci di fare leggi che impediscano ai processi di andare in prescrizione prima del primo grado, vanificando ogni tentativo di restituire giustizia a chi se l’è vista negare la bacchettata ai giudici – vecchi e nuovi – ci sta sempre bene.
Magari la magistratura fosse stata e fosse davvero protagonista, così tanto da aver ripulito questo paese da tutto il sudiciume che opprime.

In Germania i detenuti per reati contro lo stato e i cittadini sono circa 9000, in Italia 240.
Nel dicembre scorso Transparency International ha messo nero su bianco che l’Italia è prima nella classifica dei paesi più corrotti d’Europa.
Da almeno vent’anni grazie al capobanda padre costituente ma più che altro prostituente la classe politica è stata riempita di gente che con le sue referenze non potrebbe svolgere nemmeno il più umile dei mestieri all’interno dello stato; ogni scandalo finanziario, di corruzione e tangenti vede protagoniste non le seconde leve della politica ma altissimi funzionari di stato in combutta con la criminalità mafiosa e il presidente della repubblica, perfettamente in linea con chi lo ha preceduto, su queste cose non ha niente da dire: il problema di questo paese sono i magistrati protagonisti, non quelli condannati a morte dalla mafia.
I registi, invece, quelli che da decenni sfornano leggi sempre meno efficaci per non rischiare che poi funzionino davvero per tutti, non solo per i delinquenti comuni vanno benissimo anche quando da non eletti da nessuno si permettono di demolire lo statuto dei lavoratori, i diritti.
In Italia c’è bisogno di giustizia, perché parlare di legalità con un parlamento di illegali è un po’ rischioso.
C’è bisogno di un governo eletto dai cittadini, questo sì legale.
E c’è bisogno anche e ad esempio di quella legge sulla corruzione che non vede luce nonostante ci abbiano detto che il patto fra l’abusivo e il delinquente sia decaduto come uno dei contraenti.
Quindi chissà cos’è che impedisce a questo paese di avere uno stato che agisca e intervenga nella giusta direzione, che non credo sia quella della ramanzina presidenziale ai magistrati.

***

Lilly Gruber dovrebbe scusarsi per aver costretto Ben Jelloun ieri sera a Otto e Mezzo all’incontro con la fascista e razzista santanchè.
Quand’è che questa gente capirà che la comprensione dei telespettatori rispetto alle dinamiche televisive e a quelle del retrobottega dove i partiti impongono la presenza della santanchè come di salvini non è infinita?
Ora che finalmente Renzi ha fatto la legge che voleva berlusconi sulla responsabilità civile dei giudici, quand’è che qualcuno penserà a fare quella sulla responsabilità del giornalismo cosiddetto embedded – ma più che altro servo e complice – che si ostina a trasformare ogni organo di informazione nella vetrina per politici osceni e i loro lacchè che non solo non hanno niente da dire ma quello che dicono è sempre sbagliato?
A quando la responsabilità civile dei giornalisti per continuare a negare l’informazione inginocchiandosi invece alla propaganda utile a questa politica cialtrona e disonesta?
E, già che ci siamo, a quando una legge per punire l’irresponsabilità politica con la radiazione da qualsiasi settore dello stato quando i politici dimostrano la loro incapacità e delinquenza?
Solo i giudici in questo paese devono essere responsabili, pagare di tasca loro gli eventuali errori che commettono nell’esercizio delle loro funzioni?

***

Migliori attori non protagonisti – Marco Travaglio

E pensare che cominciava a starci simpatico, Sergio Mattarella. La scena delle delegazioni dei partiti che salgono al Quirinale per consultarlo sulle riforme “condivise” votate nottetempo dal Pd e basta, e della sua sfinge che le osserva impassibile, marmorea, senza tradire la minima emozione, come priva di circolazione sanguigna, costringendole a compulsare eventuali, impercettibili vibrazioni sopraccigliari per arguirne un eventuale pensiero, è davvero avvincente dopo nove anni di logorrea monitoria. Il silenzio tombale sull’Aventinuccio delle opposizioni contro la riforma costituzionale è uno splendido contrappasso ai moniti di Re Giorgio, che per molto meno avrebbe già intimato loro di smettere immantinente di opporsi.

E che dire delle acrobazie imposte ai quirinalisti corazzieri, ieri spalmati sul Napolitano giocatore per sostenere che faceva benissimo a impicciarsi sempre di tutto, e ora sdraiati sul Mattarella arbitro per argomentare che fa benissimo a non interferire. Anche la scelta dei mezzi di locomozione, dai voli di linea ai pedibus calcantibus, dal Frecciargento alla tramvia fiorentina con bandiera tricolore appiccicata alle spalle, è la messa in mora di questa casta imparruccata che considera le usanze dei cittadini comuni una diminutio, ai limiti della lesa maestà. Poi purtroppo ieri, dopo tre settimane di letargo, Mattarella ha parlato. Gli è scappato un monito. E ha subito fatto rimpiangere quando taceva. “Il magistrato – ha detto alla scuola delle toghe a Scandicci – non dev’essere né protagonista assoluto nel processo né burocratico amministratore di giustizia”. E così, invece di ricordare al governo che la legge sulla responsabilità civile dei giudici è incostituzionale perché cancella l’udienza-filtro sui ricorsi dei cittadini (l’ha detto la Consulta di cui fino al mese scorso lui stesso faceva parte), anche lui ha reso omaggio a un totem che ci portiamo appresso da vent’anni: la lagna sul “protagonismo” che chiunque passi per la strada (specie se ha la coda di paglia) si sente in dovere di lanciare ai magistrati che finiscono sui giornali per parole, processi o indagini.   Una giaculatoria così stantia, tediosa e distante dalla realtà di un Paese fondato sull’illegalità di massa (soprattutto dei colletti bianchi), che persino Piero Grasso s’è sentito in dovere di replicare: “A volte il protagonismo viene da sé, per le cose importanti che fai. La gente deve sapere quando fai cose utili e importanti per la società”. Siccome Mattarella è uomo riflessivo – i turiferari che l’hanno scoperto un mese fa ci hanno rivelato che “pensa prima di parlare”, anzi addirittura “parla solo quando vuole lui” – forse risponderà a questa domanda: ma che senso ha dire che i “magistrati non devono essere protagonisti assoluti nel processo”? Persino Monsieur de La Palisse, che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo, troverebbe la frase troppo ovvia o troppo inquietante. Se vuol dire che nel processo ci sono anche gli avvocati, gli imputati, i testimoni, le parti civili e i cancellieri, grazie tante: ma non s’è mai visto un processo senza queste figure, anche perché sarebbe nullo (a parte l’udienza al Quirinale dove fu sentito Napolitano senza gli imputati perché il teste non li gradiva). Se invece intende che i magistrati non devono parlare, è una violazione dell’art. 21 della Costituzione (salvo che rivelino segreti d’indagine o anticipino sentenze, ma lì i codici e il Csm li sanzionano).

Se infine la frase significa che i magistrati non devono far parlare di sé, è insensata (se uno parla di me o no, dipende da lui, non da me). Oppure è incoerente con l’invito a non diventare burocrati. È dei burocrati, che fanno il proprio compitino (se lo fanno) senza disturbare nessuno, che non si parla mai. Si parla invece dei magistrati che si occupano dei potenti, e meno male: è proprio nell’anonimato che si nascondono le toghe corrotte, colluse, conniventi e nullafacenti. Qualcuno aveva mai sentito parlare del giudice Vittorio Metta, che alla fine degli anni 80 si vendeva le sentenze a Previti & B. senza mai parlare né far parlare di sé? No, negli stessi anni si parlava molto di Falcone e Borsellino, che per le loro inchieste o interviste erano spesso in tv e in prima pagina. Giudici protagonisti anche loro?

 

 

Il vizio della memoria

Sottotitolo: che destino può avere un paese dove si bluffa, si improvvisa perfino sulle previsioni del tempo? Secondo gli illustri previsori preventivi, quelli che non prevedono ma ormai sono costretti ad ipotizzare per rispondere alla richiesta di un’utenza sempre più numerosa, quella  che non si accontenta di sapere che tempo farà domani ma vuole sapere se fra due settimane dovrà uscire con l’ombrello o lo spolverino, oggi a Roma sarebbe dovuto nevicare, mentre la temperatura esterna alle otto di stamattina era di dodici gradi. Le previsioni possono intercettare le perturbazioni e avere quindi un’attendibilità attendibile al massimo nei due, tre giorni prossimi venturi, oltre questo periodo è fantasiosa creatività. La realtà è che ci trattano come vogliamo essere trattati, in politica come in tutti gli ambiti. Perché non ce ne dovrebbe fregare nulla di che tempo farà fra dieci giorni, anche se abbiamo programmato una cosa particolare e importante. Perché nulla si può fare per impedire l’evento inevitabile.Nella politica però non esiste l’inevitabile: tutto si sarebbe potuto, e dovuto evitare. Anche berlusconi.

***

Come faceva giustamente notare Oliviero Beha l’altra sera da Paragone, la vergogna non passa per le sentenze di un tribunale.
Così come non dovrebbero passarci la dignità e il senso personale della decenza. Paolo Borsellino diceva che conoscere persone disoneste, ancorché mafiose non costituisce di per sé un reato, ma se a conoscerle, frequentarle, avere rapporti stretti con loro, farci affari insieme e magari anche un partito politico, mettersele in casa in qualità di “stallieri eroi” è un politico dovrebbe essere un motivo più che sufficiente a rendere quel politico non solo inaffidabile “professionalmente” ma proprio umanamente. Nel paese del garantismo tout court, invece, quello dove non si è colpevoli nemmeno dopo un terzo grado di giudizio che non c’è in nessun altro paese al mondo, dove il desiderio di uguaglianza e di una giustizia uguale per tutti viene definito giustizialismo, essere stati raccomandati e accompagnati nella carriera politica dal frequentatore di mafiosi fa curriculum. E il risultato sono le persone come la De Girolamo che, invece di incassare il suo fallimento cerca un’assoluzione per un comportamento che non costituisce di per sé un reato ma che la rende di sicuro inaffidabile.

***

Mauro Biani - The great biutifullLe larghe intese che Renzi rinfaccia oggi al pd che gli rinfaccia di andare a parlare con l'”evasore fiscale” berlusconi che poi è un frodatore, reato ben più grave dell’evasione, piacevano anche a Renzi, anzi, le auspicava.
Questo è un paese senza memoria, ecco perché vincono i berlusconi e i Renzi.
“Matteo Renzi, ospite di Ballarò, ammette che secondo lui in un altro paese che non sia l’Italia, PD e PDL avrebbero già trovato un accordo per governare.” [5 marzo 2013]

***

La cosa importante che va ribadita e ripetuta è che l’indignazione del pd, nemmeno tutto verso Renzi che va a parlare con berlusconi è una paraculata ipocrita per prendere in giro i loro elettori che adesso vedono quelli che s’indignano ma non si ricordano, per amnesia vera o per opportunismo, del passato, quello meno recente e quello più attuale. 
Ha ragione Travaglio sulla memoria dei pesci rossi. 
Sembrano tutti i nati ieri che si stupiscono, si meravigliano e poi votano Renzi dopo vent’anni di berlusconi: come se non fosse stato sufficiente il sopportato subito e i pazzi, gli antipolitici siamo noi che invece abbiamo il vizio della memoria.

***

Il ruolo dell’intellettuale, del filosofo, della persona in possesso di una cultura superiore all’interno delle società è sempre stato quello di indurre al ragionamento, alla riflessione profonda, di spiegare attraverso il suo grado di conoscenza quello che accade, i cambiamenti, aiutare la gente semplice, quella che non “ci arriva” per una cultura insufficiente o quella che si arrocca sulle sue certezze pensando che non esista un diverso modo di vedere, quindi di comprendere le cose. 

Più o meno la stessa funzione che hanno i libri, la letteratura, che hanno la capacità di aprirci la mente verso nuovi orizzonti, spiegandoci che non ci si deve fermare all’evidenza ma andare sempre oltre, perfino oltre quel che si vede e si legge. 

Solo in questo modo si può sviluppare quel senso critico che non si ferma al semplice giudizio sommario ma che si fonda su delle argomentazioni solide.

Cacciari, che viene invitato ovunque proprio in virtù del suo ruolo di filosofo ieri sera da Santoro, davanti a Salvini, ha detto che la lega non è razzista, che si muove e agisce secondo quello spirito che ha sempre animato quel movimento, dunque è legittimo pensare che faccia parte di quello spirito non violento, secondo il Cacciari pensiero, anche lo stalking reiterato, gli insulti, aver paragonato ad un orango il ministro Kyenge, averle lanciato banane su un palco. 
Episodi, ormai praticamente quotidiani, che non dovrebbero far preoccupare nessuno. 
Cacciari, da filosofo, divulgatore delle belle teorie, quelle che dovrebbero aiutare nella comprensione, invece di contrastare il pensiero leghista mettendo in evidenza lo spirito della lega, quello violento e discriminante gli riconosce una sua dignità e da oggi in poi Salvini e tutti quelli come lui potranno avvalersi, oltre che del loro spirito “animato” anche dell’autorevole parere di Cacciari – il filosofo intellettuale – per giustificare tutte le loro porcherie razziste.

***

LA VOGLIA D’INCIUCIO (Curzio Maltese)

La parte del Pd che ha governato per due anni e fino all’altro giorno con Berlusconi si scandalizza se il nuovo segretario Matteo Renzi vuole discutere con il capo della destra la legge elettorale. All’improvviso i bersaniani, i dalemiani e altri correntisti del Pd hanno scoperto dopo vent’anni che Berlusconi è inaffidabile, ha un sacco di problemi con la giustizia, processi in corso, condanne, e insomma non è una persona con cui trattare. Cristianamente, si dovrebbe festeggiare questo ritorno a casa dei figlioli prodighi uccidendo il vitello grasso. È dai tempi della Bicamerale che scriviamo questo su Repubblica, spesso accusati dai vertici del centrosinistra di antiberlusconismo viscerale, estremismo ideologico e impolitico. Ora si sono convinti: evviva. Ma sui pentiti della sinistra è lecito avere qualche sospetto.

***

 

LA RESURREZIONE DI LAZZARO – Marco Travaglio, 17 gennaio

Per la serie “senti chi parla”, ovvero “il bue che dà del cornuto all’asino”, va in scena la pantomima della sinistra Pd che chiede a Renzi di non incontrare B. “perché è un evasore fiscale”. A parte il fatto che è molto peggio di un evasore (la condanna è per frode fiscale), il nostro ometto ha una sfilza di sentenze di prescrizione e amnistia che lo dichiarano corruttore di giudici, pagatore occulto di politici, falsificatore di bilanci, testimone mendace e così via. Eppure questi sepolcri imbiancati, pur conoscendone il curriculum penale, o forse proprio per questo, ci han fatto insieme una Bicamerale, vari inciuci su tv, giustizia e conflitto d’interessi, un governo tecnico (Monti) e un governo politico (Letta), dopo avergli servito sul piatto d’argento le teste mozzate di Prodi e Rodotà, fatto scegliere il “nuovo” presidente della Repubblica (Napolitano) e il nuovo premier (il nipote di zio Gianni) in nome della “pacificazione” dopo la “guerra civile dei 20 anni”, tentato di “riformare” con lui la giustizia e la Costituzione.

Se le ultime porcate non sono andate in porto non è merito del Pd, che ci ha provato fino all’ultimo, tentando per mesi di trattenere B.. È merito (involontario, si capisce) di B., che s’è divincolato dai loro appiccicosi abbracci e li ha mollati perché non hanno mantenuto le promesse di pacificazione e, incalzati dagli elettori inferociti e dai 5Stelle, non gli hanno garantito il salvacondotto nonostante i generosi tentativi di Violante & C. Se alla sinistra Pd faceva schifo il pregiudicato, il 1° agosto – giorno della condanna – poteva cacciarlo. Invece i ministri bersaniani e dalemiani sono rimasti a pie’ fermo sulle poltrone di combattimento, del governo e della maggioranza, fino a due mesi fa quando, fuggito e decaduto il Cainano, hanno preso a fingere di non averlo mai conosciuto. E subito han digerito, senza l’ombra di un ruttino, la compagnia dei poltronisti dell’Ncd, da Alfano a Schifani, da Cicchitto a Quagliariello, da Formigoni a Lupi, da De Girolamo ad Azzollini, da Bonsignore a D’Alì, che avevano sempre difeso il condannato e continuano a difenderlo, anche perché vantano una percentuale di inquisiti da far impallidire Forza Italia.

E ora questi stomaci di ghisa e queste facce di bronzo intimano a Renzi di non parlare con B. di legge elettorale e l’accusano di resuscitarlo, sfoderando una questione morale messa sotto i tacchi per vent’anni? Sentite Danilo Leva, il geniale responsabile Giustizia di Bersani che fino a due mesi fa voleva riformare la giustizia col pregiudicato: “Un conto è Forza Italia, un conto è Berlusconi condannato in via definitiva. Non vorrei una sua riabilitazione attraverso gratuiti atti simbolici”. Sentite il capogruppo bersaniano Roberto Speranza, che dirigeva alla Camera la truppa alleata di B. fino a due mesi fa: “È poco opportuno il confronto con un condannato in terzo grado”.

Se questi tartufi avessero davvero a cuore la questione morale, si potrebbe almeno starli a sentire. Invece è chiarissimo quel che temono, in sintonia con l’impiccione del Colle: che Renzi trovi i numeri per cambiare la legge elettorale con una maggioranza diversa da quella di governo, mettendo ai margini i partitucoli e in crisi il Napoletta. Ma una legge elettorale decente non potrà mai nascere accontentando alfanidi, montiani e casinisti, noti frequentatori di se stessi. Per farla occorre un accordo fra il Pd e uno dei due partiti maggiori: o M5S o FI. Renzi s’è rivolto anzitutto a Grillo, che però s’è chiamato fuori, rinunciando a influenzare la riforma elettorale e rinviando tutto al web-referendum di fine febbraio, troppo tardi. A questo punto a Renzi non resta che FI, talmente mal messa da accettare qualunque diktat pur di rientrare in gioco. Se però B. tornerà in partita, la colpa andrà attribuita a chi ci ha sprofondati in questo incubo. Non l’altroieri: l’anno scorso, quando i pidini che ora gridano alla resurrezione di Lazzaro seppellirono Prodi e Rodotà e riesumarono la salma di B. dalle urne. Anzi, dall’urna.

La soddisfazione di sentirsi orgoglioni

Sottotitolo: in questi giorni ho poco tempo, vi lascio due piacevoli letturine a proposito di quella teppa, di quella marmaglia oscena che qualcuno ha definito partito politico.

La lega è nel cuore della Tv di stato, in quei media (Corriere della sera in testa grazie alle lodi profuse da Pigì Battista che non ne ha negate mai a nessuno: financo a berlusconi) che in questi giorni si sono sperticati nel produrre solidarietà a piene mani per il ‘leone ferito’.

Nella giornata di ieri la Rai ha offerto tribune di difesa a tutti i suoi dirigenti, bossi e rosi mauro in testa,”Repubblica” ha offerto la diretta tv a Bergamo,”Ballarò” ci si è collegato più volte.

Domenica toccherà all’Annunziata invitare qualche “amico leghista” e avanti così.
Non succede in nessun altro paese del mondo che si regalino spazi mediatici a dei partiti di ladri e golpisti-secessionisti, nonché xenofobi e razzisti.

Lezioni di Trota
Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 11 aprile

In un sistema impazzito, tipo manicomio organizzato, può capitare di tutto. Persino che Renzo Bossi in arte Trota e Rosi Mauro detta la badante diano lezioni di stile agli altri politici. In Regione Lombardia siedono 11 indagati e/o imputati su 80 (l’ultimo è il leghista Gibelli, per aver menato la moglie). E chi è l’unico che si dimette? Renzo Bossi, al momento non è neppure sotto inchiesta. Magari lo sarà, e quel che risulta aver fatto, anzi preso, è più che sufficiente per giustificarne il ritorno a casa. Ma che dire di quel che risulta aver fatto (e preso) Nicole Minetti? E Nicoli Cristiani? E il leghista Boni, difeso a spada tratta anche dal moralizzatore Maroni, quello che vuol fare “pulizia pulizia pulizia” e che, detto fra parentesi, ha una condanna definitiva per aver menato dei poliziotti? E Filippo Penati? Possibile che solo Stefano Boeri nel Pd ammetta che la sua sospensione dal partito (peraltro dopo la sua autosospensione) è ridicola e trasforma persino il Trota in un modello di condotta e la Lega in un partito serio “che ci sta mostrando come ci si comporta”? Invece i Magnifici Undici restano tutti al loro posto, a 12 mila euro al mese. La Rosi resiste avvinta come l’edera alla vicepresidenza del Senato. I giornali riferiscono di una moral suasion nientemeno che del presidente Renato Schifani per farla dimettere per qualche decina di migliaia di euro usati per il diploma e la laurea del suo bello, Pier Moscagiuro. Cioè: la seconda carica dello Stato, noto giglio di campo, avrebbe chiamato la sua vice: “Guarda, cara, tu non puoi più restare.
Motivi di opportunità… Capirai, questo il Senato…”. Chissà se Rosi la Nera ha avuto la prontezza di riflessi per ribattere: “Scusa, Schifani, ma tu non sei indagato a Palermo per mafia? E allora con che faccia chiedi a me di dimettermi per un pugno di euro?”. La questione è tutta qui: la faccia. Chi può fare la morale a chi. Nel febbraio 2006 Forza Italia, An, Udc, Ds, Dl e frattaglie varie (mancava solo l’Idv, entrata in Parlamento due
mesi dopo), insomma tutti i presenti, votarono alla chetichella l’ultima legge vergogna che raddoppiava i “rimborsi elettorali”, li estendeva alle legislature sciolte in anticipo e ai partiti morti, oltre ad alzare a 50 mila euro la soglia dei contributi anonimi. Gli stessi partiti che oggi dicono di volerla cambiare, dopo aver incassato una fortuna, e senza ridurre di un euro il futuro bottino.
Bersani dice che, coi taglietti tremontiani, nel 2013 i partiti incasseranno “solo” 143 milioni, dunque “il finanziamento della politica diverrà inferiore a quello che è in Germania, in Francia o in Spagna”. Sì, buonanotte: come dimostra Paolo
Bracalini nel suo libro, in Spagna i partiti incassano la metà dei nostri; in Inghilterra addirittura un venticinquesimo; in Francia un quarto negli anni senza elezioni e la metà negli anni in cui si vota; in Germania c’è un tetto di 133 milioni annui, che quasi mai viene raggiunto, e per di più chi presenta bilanci opachi perde tutto e fallisce. Ma chi credono di abbindolare, questi signori? Da qualche giorno Polito El Drito tuona sul Pompiere contro quella legge: “C’è da fare subito una cosa: affamare la bestia. Chiudere il rubinetto dei soldi pubblici e vedere chi sopravvive”.

Giusto.
“Inutile che i partiti si facciano illusioni: hanno ricevuto in questi anni troppi soldi, e li hanno usati troppo male”. Parole sante: ma Polito non era per caso il direttore del fu Riformista , giornale privato finanziato con soldi pubblici perché camuffato da organo di un partito inesistente, il celebre “Le Ragioni del Socialismo”? Ecco: le facce, i pulpiti. “Non candidiamo
condannati anche in primo grado”, propone Fli in una legge popolare. “Non più di due mandati parlamentari: così si rinnova la classe politica”, propone Tullio Gregory sul Corriere. Ma che idee originali: peccato che le avesse già proposte Beppe Grillo nel primo V-Day in tre leggi popolari, poi inguattate da Camera e Senato: era il 2007 e tutti gli diedero del qualunquista fascista giustizialista populista. Bastava copiarlo.

Orgoglio di merda

Sarà pure la serata del vostro orgoglio, legaioli, ma è un orgoglio di merda. Così ha fatto maroni: ha preso in mano una palletta di merda e l’ha rimpastata, tentando di far uscire un fiore. Merda era e merda rimane, del vostro cerchio magico del vostro sognar da barbari e del vostro orgoglio.

 

Vi fa saltare ai ritmi da stadio e ancora promette, di meritocrazia, di soldi padani ai padani. Di largo ai giovani. E voi saltate così come corrono i criceti dentro la ruota. Perché vi hanno ammaestrato, perché vi sono bastate le aiuole fiorite, le camicie verdi, il fazzolettino nella tasca e la caccia ai negri che vi reggono in piedi, lavorando da schiavi, sfruttati di giorno e cacciati di notte.

 

Patetici, pagati per inneggiare a bossi, come se non fosse il padre del figlio scemo che ha, e che alla fine si è dimostrato assai più intelligente di tutti voi.

 

Se solo foste in grado di scendere dalla ruota di plastica dentro la gabbia che vi hanno costruito intorno, pensereste per un attimo a quel che ha detto ieri: “mio figlio da qualche mese mi diceva che in Regione non si trovava.” Voi legaioli che avete figli disoccupati, o sottopagati, sfruttati dai padroni padani in padania, avreste potuto provare anche voi, il benefico influsso dell’orgoglio vero. L’orgoglio che vi avrebbe dovuto spingere a cacciarli a calci nel culo. Come spesso vi hanno esortato a fare ai negri che sfruttate.

 

I vostri giovani, come tutti i giovani italiani, si impegna nello studio, si impegna a crescere, si impegna per tentare di avere un futuro, sapendo che non lo avrà, mentre un idiota, una testa di cazzo inutile, poteva anche “non trovarsi” col culo al caldo, a guadagnare una decina di migliaia di euro al mese, più i benefit della razzia dei soldi pubblici.

 

È proprio un orgoglio di merda, il vostro. Un orgoglio che vi hanno insegnato, ma ve lo hanno insegnato sbagliato. Roma ladrona, vi hanno insegnato, mentre rubavano anche 50 euro alla stregua di borseggiatori, scippatori, ladruncoli o criminali comuni. Qual è l’orgoglio che rivendicate oggi? Quello del vostro capo supremo, che proprio come craxi o il suo ultimo complice il tizio assai più delinquente di voi, grida al complotto, al giudice comunista, e alle classiche boiate che per anni ci hanno frantumato l’anima?

 

Vedo ora quell’essere amorfo del capo dei barbari sognanti con una scopa in mano, per fare pulizia. Mi viene da ridere, perché se è di questo che è fatto il vostro orgoglio, allora è assai peggio della merda. Le vostre urla, davanti ad una farsa patetica come chi la rappresenta sono un oltraggio verso il genere umano pensante.

 

Sì, se è questo il vostro orgoglio, allora vi auguro ancora tanta padania. Non vi è ancora bastato.

 

Rita Pani (APOLIDE del sud)

Marco Travaglio ospite di Lilli Gruber durante il programma Otto e Mezzo andato in onda su La 7 ieri sera.  Il giornalista ha  parlato dello scandalo che ha coinvolto in questi giorni la lega nord.