Liberté, égalité, fraternité e laïcité

 

Mercoledì 14 gennaio il nuovo numero di Charlie Hebdo sarà in tutte le edicole italiane in allegato a il Fatto Quotidiano. È il nostro modo di essere vicini e di esprimere solidarietà alla redazione del settimanale francese sanguinosamente colpito dalla strage di Parigi e di testimoniare tutto il nostro amore per la libertà di espressione e dunque di satira. Ringraziamo gli amici di Charlie Hebdo, e quelli di Libération che li ospitano nella loro sede, per avere subito accolto con gioia la nostra proposta, così come quelle del New York Times per gli Stati Uniti e di alcuni altri quotidiani europei. Dal ricavato dell’iniziativa “il Fatto quotidiano – Charlie Hebdo” (in edicola al prezzo di 2 euro) trarremo una donazione per le famiglie dei colleghi giornalisti e vignettisti uccisi.

Mi fanno molto ridere quelli che condannano la violenza ma non la libertà di potersene fregare allegramente del rispetto per la religione imposto con la legge, o sotto la minaccia del terrore e iniziano e finiscono i loro bei discorsetti con la frasetta di circostanza: “lo dico da ateo, o atea”.
Provate a sostituire l’aggettivo “ateo” con “laico”, perché la libertà che si difende non è atea e non è religiosa ma è laica, ovvero di tutti: degli atei e dei religiosi.
La laicità è una cosa meravigliosa proprio perché garantisce la libertà di tutti, non solo di qualcuno o di nessuno. La laicità è quella cosa che ci permette di prendere le distanze dal fanatismo, dal simbolo sotto il quale si sono sempre riparati tutti quelli che credendo nel loro Dio pensano di avere dei diritti in più di chi non crede – perfino delle leggi speciali a tutela della creduloneria popolare – ma è comunque costretto a sottostare, subire non solo la visione di quei simboli in luoghi dove non devono stare ma anche la negazione dei diritti civili in virtù dell’ingerenza religiosa nella politica che per non offendere i cattolici più integralisti,  ma soprattutto per non perdere i loro voti,  non permette che i cittadini possano avere a disposizione la possibilità di vivere una vita più libera e più garantita nel rispetto di quelle che sono scelte personali che uno stato civile ha il dovere di riconoscere rispettandole. La laicità serve ad abbattere il falso mito di una spiritualità malata, viziata dalla suggestione e dalla soggezione, dall’ipocrisia di morali doppie e triple: basta vedere l’atteggiamento della chiesa verso i potenti anche quando sono delinquenti, tiranni, dittatori sanguinari. Serve a smontare la grande menzogna della vita bella nell’altro mondo che nessuno ci ha mai potuto raccontare  su cui si fondano le religioni: quel regno dei cieli per i cattolici,  le 72 vergini che spetterebbero di diritto al “martire” disposto a morire per difendere il Profeta. In un mondo a misura di lacità nessuno penserebbe di ammazzare gente per affermare la superiorità della sua religione sulle altre perché, come dice Gérard Biard, caporedattore di Charlie Hebdo  scampato alla strage, “sono tutte cretine allo stesso modo”.  E nel mondo normale si deve poter dire anche che le religioni, basate su delle idee e non sulle persone sono cretine senza rischiare la vita.

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Dio è incompatibile
con la democrazia
 – Angelo Cannatà per Micromega

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Quello che molti non hanno capito è che Charlie Hebdo sfotte e irride le idee, non le persone.
Che non è colpa di Charlie, di nessuna satira, letteratura né di qualsiasi arte sia stata prodotta nei secoli per far aprire la mente alla gente se a certe idee si è voluta dare la forma, la figura di divinità che non ci hanno mai fatto la cortesia di mostrarsi ma sono state create – al solo scopo di sedurre – ad immagine, somiglianza e fantasia di chi ha realizzato le religioni: la forma più violenta di controllo e sottomissione dei popoli. Ed è lì che la satira agisce, su quella forma di controllo e oppressione rappresentata non dalle figure delle varie rappresentazioni di Dio ma sulle idee, quella parola di Dio per mezzo della quale quell’oppressione e quel controllo hanno avuto, hanno ancora una ricaduta nella sfera civile, privata dei cittadini e politica delle società.
La laicità, tanto invisa a chi soprattutto in politica che nella religione trova un grande alleato e ha tutto l’interesse che si mantengano vive ed attive tutte le forme di controllo sui popoli, ha proprio la funzione di smontare la veridicità di teorie che non hanno nessun fondamento né riscontro nella vita reale, di conseguenza non permettere che abbiano la possibilità di essere usate per controllare ed opprimere, ordinare, modificare, obbligare, imporre uno stile di vita basato su un senso etico e moralisteggiante tipico delle religioni che vorrebbero imporre un senso uguale per tutt*. Teorie che non hanno, invece, nessun diritto di invadere la vita reale fatta di persone diverse che il senso alla loro vita lo danno nel modo che vogliono: ognun* il suo.
Il laico non dice di non credere in Dio, dice: credi pure nel tuo Dio ma fai in modo che resti una cosa tua, un sentimento di fede privato che non deve interferire nella vita di tutti del mondo reale condizionandola.
Cosa che invece le religioni fanno in assoluta libertà sostenute proprio dalle politiche che dovrebbero mettere una diga fra le faccende di stato e quelle inerenti la religione. La responsabilità dei cosiddetti scontri di civiltà che non si limitano alla messa in discussione delle idee ma provocano violenza e morte è quindi soprattutto politica, di gente irresponsabile che per opportunismi e interessi politici, economici invece di chiudere la diga l’ha spalancata senza curarsi delle conseguenze.

Nota a margine: dare ad una persona esistente le fattezze fisiche di una scimmia come ha fatto l’imbecille leghista con l’ex ministro Kyenge non è satira, è razzismo becero, perché nel momento in cui si paragona la persona alla scimmia non si sta contestando il suo pensiero ma si vuole offendere e denigrare proprio la persona mettendola ad un livello inferiore, quello di un animale.
E chiunque abbia bene chiaro in mente cosa significano la discussione, il dibattito, la critica sa benissimo che tutto questo non può e non deve mai riguardare la persona ma solo e soltanto il suo pensiero.
Non esiste il diritto al rispetto per le idee, un’idea diventa rispettabile quando trova appunto riscontro nel concreto, quando costruisce, quando è finalizzata al bene, esiste però quello per le persone ed è inalienabile, ecco perché viene garantito e tutelato dalla legge.

Il vizio della memoria

Sottotitolo: che destino può avere un paese dove si bluffa, si improvvisa perfino sulle previsioni del tempo? Secondo gli illustri previsori preventivi, quelli che non prevedono ma ormai sono costretti ad ipotizzare per rispondere alla richiesta di un’utenza sempre più numerosa, quella  che non si accontenta di sapere che tempo farà domani ma vuole sapere se fra due settimane dovrà uscire con l’ombrello o lo spolverino, oggi a Roma sarebbe dovuto nevicare, mentre la temperatura esterna alle otto di stamattina era di dodici gradi. Le previsioni possono intercettare le perturbazioni e avere quindi un’attendibilità attendibile al massimo nei due, tre giorni prossimi venturi, oltre questo periodo è fantasiosa creatività. La realtà è che ci trattano come vogliamo essere trattati, in politica come in tutti gli ambiti. Perché non ce ne dovrebbe fregare nulla di che tempo farà fra dieci giorni, anche se abbiamo programmato una cosa particolare e importante. Perché nulla si può fare per impedire l’evento inevitabile.Nella politica però non esiste l’inevitabile: tutto si sarebbe potuto, e dovuto evitare. Anche berlusconi.

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Come faceva giustamente notare Oliviero Beha l’altra sera da Paragone, la vergogna non passa per le sentenze di un tribunale.
Così come non dovrebbero passarci la dignità e il senso personale della decenza. Paolo Borsellino diceva che conoscere persone disoneste, ancorché mafiose non costituisce di per sé un reato, ma se a conoscerle, frequentarle, avere rapporti stretti con loro, farci affari insieme e magari anche un partito politico, mettersele in casa in qualità di “stallieri eroi” è un politico dovrebbe essere un motivo più che sufficiente a rendere quel politico non solo inaffidabile “professionalmente” ma proprio umanamente. Nel paese del garantismo tout court, invece, quello dove non si è colpevoli nemmeno dopo un terzo grado di giudizio che non c’è in nessun altro paese al mondo, dove il desiderio di uguaglianza e di una giustizia uguale per tutti viene definito giustizialismo, essere stati raccomandati e accompagnati nella carriera politica dal frequentatore di mafiosi fa curriculum. E il risultato sono le persone come la De Girolamo che, invece di incassare il suo fallimento cerca un’assoluzione per un comportamento che non costituisce di per sé un reato ma che la rende di sicuro inaffidabile.

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Mauro Biani - The great biutifullLe larghe intese che Renzi rinfaccia oggi al pd che gli rinfaccia di andare a parlare con l'”evasore fiscale” berlusconi che poi è un frodatore, reato ben più grave dell’evasione, piacevano anche a Renzi, anzi, le auspicava.
Questo è un paese senza memoria, ecco perché vincono i berlusconi e i Renzi.
“Matteo Renzi, ospite di Ballarò, ammette che secondo lui in un altro paese che non sia l’Italia, PD e PDL avrebbero già trovato un accordo per governare.” [5 marzo 2013]

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La cosa importante che va ribadita e ripetuta è che l’indignazione del pd, nemmeno tutto verso Renzi che va a parlare con berlusconi è una paraculata ipocrita per prendere in giro i loro elettori che adesso vedono quelli che s’indignano ma non si ricordano, per amnesia vera o per opportunismo, del passato, quello meno recente e quello più attuale. 
Ha ragione Travaglio sulla memoria dei pesci rossi. 
Sembrano tutti i nati ieri che si stupiscono, si meravigliano e poi votano Renzi dopo vent’anni di berlusconi: come se non fosse stato sufficiente il sopportato subito e i pazzi, gli antipolitici siamo noi che invece abbiamo il vizio della memoria.

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Il ruolo dell’intellettuale, del filosofo, della persona in possesso di una cultura superiore all’interno delle società è sempre stato quello di indurre al ragionamento, alla riflessione profonda, di spiegare attraverso il suo grado di conoscenza quello che accade, i cambiamenti, aiutare la gente semplice, quella che non “ci arriva” per una cultura insufficiente o quella che si arrocca sulle sue certezze pensando che non esista un diverso modo di vedere, quindi di comprendere le cose. 

Più o meno la stessa funzione che hanno i libri, la letteratura, che hanno la capacità di aprirci la mente verso nuovi orizzonti, spiegandoci che non ci si deve fermare all’evidenza ma andare sempre oltre, perfino oltre quel che si vede e si legge. 

Solo in questo modo si può sviluppare quel senso critico che non si ferma al semplice giudizio sommario ma che si fonda su delle argomentazioni solide.

Cacciari, che viene invitato ovunque proprio in virtù del suo ruolo di filosofo ieri sera da Santoro, davanti a Salvini, ha detto che la lega non è razzista, che si muove e agisce secondo quello spirito che ha sempre animato quel movimento, dunque è legittimo pensare che faccia parte di quello spirito non violento, secondo il Cacciari pensiero, anche lo stalking reiterato, gli insulti, aver paragonato ad un orango il ministro Kyenge, averle lanciato banane su un palco. 
Episodi, ormai praticamente quotidiani, che non dovrebbero far preoccupare nessuno. 
Cacciari, da filosofo, divulgatore delle belle teorie, quelle che dovrebbero aiutare nella comprensione, invece di contrastare il pensiero leghista mettendo in evidenza lo spirito della lega, quello violento e discriminante gli riconosce una sua dignità e da oggi in poi Salvini e tutti quelli come lui potranno avvalersi, oltre che del loro spirito “animato” anche dell’autorevole parere di Cacciari – il filosofo intellettuale – per giustificare tutte le loro porcherie razziste.

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LA VOGLIA D’INCIUCIO (Curzio Maltese)

La parte del Pd che ha governato per due anni e fino all’altro giorno con Berlusconi si scandalizza se il nuovo segretario Matteo Renzi vuole discutere con il capo della destra la legge elettorale. All’improvviso i bersaniani, i dalemiani e altri correntisti del Pd hanno scoperto dopo vent’anni che Berlusconi è inaffidabile, ha un sacco di problemi con la giustizia, processi in corso, condanne, e insomma non è una persona con cui trattare. Cristianamente, si dovrebbe festeggiare questo ritorno a casa dei figlioli prodighi uccidendo il vitello grasso. È dai tempi della Bicamerale che scriviamo questo su Repubblica, spesso accusati dai vertici del centrosinistra di antiberlusconismo viscerale, estremismo ideologico e impolitico. Ora si sono convinti: evviva. Ma sui pentiti della sinistra è lecito avere qualche sospetto.

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LA RESURREZIONE DI LAZZARO – Marco Travaglio, 17 gennaio

Per la serie “senti chi parla”, ovvero “il bue che dà del cornuto all’asino”, va in scena la pantomima della sinistra Pd che chiede a Renzi di non incontrare B. “perché è un evasore fiscale”. A parte il fatto che è molto peggio di un evasore (la condanna è per frode fiscale), il nostro ometto ha una sfilza di sentenze di prescrizione e amnistia che lo dichiarano corruttore di giudici, pagatore occulto di politici, falsificatore di bilanci, testimone mendace e così via. Eppure questi sepolcri imbiancati, pur conoscendone il curriculum penale, o forse proprio per questo, ci han fatto insieme una Bicamerale, vari inciuci su tv, giustizia e conflitto d’interessi, un governo tecnico (Monti) e un governo politico (Letta), dopo avergli servito sul piatto d’argento le teste mozzate di Prodi e Rodotà, fatto scegliere il “nuovo” presidente della Repubblica (Napolitano) e il nuovo premier (il nipote di zio Gianni) in nome della “pacificazione” dopo la “guerra civile dei 20 anni”, tentato di “riformare” con lui la giustizia e la Costituzione.

Se le ultime porcate non sono andate in porto non è merito del Pd, che ci ha provato fino all’ultimo, tentando per mesi di trattenere B.. È merito (involontario, si capisce) di B., che s’è divincolato dai loro appiccicosi abbracci e li ha mollati perché non hanno mantenuto le promesse di pacificazione e, incalzati dagli elettori inferociti e dai 5Stelle, non gli hanno garantito il salvacondotto nonostante i generosi tentativi di Violante & C. Se alla sinistra Pd faceva schifo il pregiudicato, il 1° agosto – giorno della condanna – poteva cacciarlo. Invece i ministri bersaniani e dalemiani sono rimasti a pie’ fermo sulle poltrone di combattimento, del governo e della maggioranza, fino a due mesi fa quando, fuggito e decaduto il Cainano, hanno preso a fingere di non averlo mai conosciuto. E subito han digerito, senza l’ombra di un ruttino, la compagnia dei poltronisti dell’Ncd, da Alfano a Schifani, da Cicchitto a Quagliariello, da Formigoni a Lupi, da De Girolamo ad Azzollini, da Bonsignore a D’Alì, che avevano sempre difeso il condannato e continuano a difenderlo, anche perché vantano una percentuale di inquisiti da far impallidire Forza Italia.

E ora questi stomaci di ghisa e queste facce di bronzo intimano a Renzi di non parlare con B. di legge elettorale e l’accusano di resuscitarlo, sfoderando una questione morale messa sotto i tacchi per vent’anni? Sentite Danilo Leva, il geniale responsabile Giustizia di Bersani che fino a due mesi fa voleva riformare la giustizia col pregiudicato: “Un conto è Forza Italia, un conto è Berlusconi condannato in via definitiva. Non vorrei una sua riabilitazione attraverso gratuiti atti simbolici”. Sentite il capogruppo bersaniano Roberto Speranza, che dirigeva alla Camera la truppa alleata di B. fino a due mesi fa: “È poco opportuno il confronto con un condannato in terzo grado”.

Se questi tartufi avessero davvero a cuore la questione morale, si potrebbe almeno starli a sentire. Invece è chiarissimo quel che temono, in sintonia con l’impiccione del Colle: che Renzi trovi i numeri per cambiare la legge elettorale con una maggioranza diversa da quella di governo, mettendo ai margini i partitucoli e in crisi il Napoletta. Ma una legge elettorale decente non potrà mai nascere accontentando alfanidi, montiani e casinisti, noti frequentatori di se stessi. Per farla occorre un accordo fra il Pd e uno dei due partiti maggiori: o M5S o FI. Renzi s’è rivolto anzitutto a Grillo, che però s’è chiamato fuori, rinunciando a influenzare la riforma elettorale e rinviando tutto al web-referendum di fine febbraio, troppo tardi. A questo punto a Renzi non resta che FI, talmente mal messa da accettare qualunque diktat pur di rientrare in gioco. Se però B. tornerà in partita, la colpa andrà attribuita a chi ci ha sprofondati in questo incubo. Non l’altroieri: l’anno scorso, quando i pidini che ora gridano alla resurrezione di Lazzaro seppellirono Prodi e Rodotà e riesumarono la salma di B. dalle urne. Anzi, dall’urna.

Uno stato che fa senso [not in my name]

Facevano così anche gli americani con gli emigranti italiani quando scendevano dalle navi dopo settimane. Li facevano spogliare e li lavavano con le pompe idrauliche, poi li disinfettavano per non rischiare che il loro sacro suolo  dovesse ospitare un’italica piattola o pidocchio. E la storia si ripete sempre. Quella peggiore, di più.

Enrico Letta ci risparmi la cronaca dei suoi stati d’animo riguardo all’orrore, l’ennesimo peraltro, avvenuto a Lampedusa.
Chi ha trattato quegli immigrati peggio delle bestie esponendoli alla mortificazione, all’umiliazione, nudi, al freddo dell’inverno ha nomi e cognomi. 
Non c’è da indagare proprio nulla, c’è da andare a prendere i responsabili e metterli di fronte alla legge. 
Non c’è da parlare al futuro come ha fatto il solito alfano che parla sempre al futuro: Di Matteo viene minacciato di morte dalla mafia? lui promette che inasprirà il 41bis. Nel caso degli immigrati al CIE ai quali è stato riservato un trattamento da lager nazista promette che indagherà. 
In entrambi i casi invece ci sarebbe solo da agire, se questo fosse un paese normale. 
La politica dia una risposta, agisca, invece di andare a farsi bella nei luoghi di disperazione e di morte, a danni fatti e a tragedie avvenute. 
Danni e tragedie che proprio la politica dovrebbe prevenire.
Mentre invece la politica sui danni e le tragedie ci guadagna, attraverso queste cooperative di “accoglienza” sovvenzionate con soldi pubblici. 
Noi non paghiamo gente per commettere questi orrori.

Bisognerebbe guardare queste immagini e avere negli occhi la parata di auto blu che accompagnava due giorni fa chi partecipava al consueto rito degli auguri di natale che si scambia la politica al cospetto di Giorgio Napolitano, oppure la passerella alla Scala: una kermesse elitaria e oscenamente sfarzosa, in stile “mangino brioches” spacciata per evento culturale.

La stessa politica che poi quando muore Mandela si commuove, cita, eppoi, more solito, non fa un cazzo. Hanno voluto la ministra nera di rappresentanza per farci cosa, per sembrare antirazzisti?

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Indegne di un paese civile

Se volessero veramente risolvere entrambi i problemi, Cie e carceri, potrebbero approvare delle modifiche alle leggi che causano queste situazioni da paese incivile: ex Cirielli, Fini Giovanardi (sulle droghe), la Bossi Fini (sull’immigrazione).

Letta e Alfano oggi si dicono sdegnati. Sarebbe meglio dire ipocriti.
Come tutti quelli che oggi cavalcano l’onda dell’emergenza carceri per arrivare all’amnistia e all’indulto.

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Se questi sono uomini

Il servizio esclusivo del Tg2 mostra gli immigrati, nel Centro di prima accoglienza  di Lampedusa, 

in fila,  nudi, pronti per essere “disinfettati” con una sostanza anti scabbia.

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Lampedusa, Italia senza umanità – Enrico Fierro, Il Fatto Quotidiano

Fate schifo. Noi non abbiamo altre parole, e neppure vogliamo cercarle, per commentare le immagini trasmesse ieri dal Tg2 e che vi riproponiamo su questo sito. Uomini trattati peggio delle bestie, denudati al freddo e spruzzati con il disinfettante. Come in un lager nazista, eppure siamo a Lampedusa, Italia, terra di naufragi e di tragedie, qui chi sbarca dopo ore di terribili navigazioni per fuggire da guerre e massacri, cerca accoglienza, solidarietà, umanità. Trova invece materassi lerci, cibo scarso, trattamenti inumani, canceFate schifo. Noi non abbiamo altre parole, e neppure vogliamo cercarle, per commentare le immagini trasmesse ieri dal Tg2 e che vi riproponiamo su questo sito. Uomini trattati peggio delle bestie, denudati al freddo e spruzzati con il disinfettante. Come in un lager nazista, eppure siamo a Lampedusa, Italia, terra di naufragi e di tragedie, qui chi sbarca dopo ore di terribili navigazioni per fuggire da guerre e massacri, cerca accoglienza, solidarietà, umanità. Trova invece materassi lerci, cibo scarso, trattamenti inumani, cancelli sbarrati. Fate schifo perché disonorate i vivi ma anche i morti dei naufragi, fate schifo perché vi siete inutilmente commossi quando sull’isola è sbarcato il Papa e ha gridato un fortissimo “Mai più morti” e vi incitava a pensare ai vivi, vi implorava di trattarli bene, con umanità. Fa schifo la politica che qui ha preso impegni di fronte al mondo intero e non si è accorta quel centro di accoglienza era solo una miserabile macchina di soldi e affari.

Di fronte a queste immagini vogliamo sapere cosa dice la ministra dell’Immigrazione signora Kyenge, quale indignazione susciterà le ira della Presidente della Camera Laura Boldrini, quali misure urgenti prenderanno il ministro Alfano e il capo del governo Letta, se, ancora una volta, risponderanno con parole vuote e promesse di carta. Un Paese che tratta così esseri umani feriti e fragili, è un Paese che ha perso ogni senso dell’umanità. Un Paese che fa schifo. 

Illegalità made in Italy

 

Mauro Biani

Chi parla di regolamentare l’immigrazione per evitare che chi viene qui venga ridotto in condizioni di schiavitù passa per razzista. Da dove arrivano questi cinesi? Chi li fa entrare? Dei morti di Prato non si conoscono nemmeno i nomi. Questo di quale progetto di integrazione fa parte? La ministra Kyenge oltre a twittare la sua indignazione per “la dignità violata” che pensa di fare lei che per prima sponsorizza l’immigrazione tout court?  Integrazione non vuol dire che chi viene qui da paesi dove i diritti vengono ignorati e calpestati pensando ad un altro stile di vita possa continuare a vivere e ad agire nello stesso modo in cui lo faceva in quella realtà che ha abbandonato per disperazione. Dovrebbe significare altro che una politica, un governo e uno stato serio devono garantire per tutelare chi arriva ma anche chi c’era già. La quasi totalità dei cinesi che arrivano in Italia non sono nemmeno censiti, nessuno sa chi sono ma tutti sanno che arrivano qui per  contribuire alla concorrenza sleale, a svolgere attività senza la benché minima regola, in condizioni da quarto mondo ma soprattutto senza uno stato che quel rispetto delle regole dovrebbe pretendere così come fa con tutti gli altri.

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“Tutto quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non v’è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli è una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo, avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare, ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli è il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina”. [Gomorra, Roberto Saviano]

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Costituzione della Repubblica italiana. Art. 41: L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
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Non compro robaccia fabbricata da gente che lavora in condizioni di schiavitù, realizzata con materiali scadenti, tossici, pericolosi per abbatterne i costi. Piuttosto faccio a meno, o aspetto un momento migliore per poter comprare cose di una qualità migliore. Questa mania di comprare, mangiare dal cinese perché si spende poco pensando che sia conveniente diventa complicità, se si pensa al sottobosco di orrori e illegalità che circonda il mercato cinese.

Nei capannoni industriali fuori legge viene fabbricato di tutto, non solo merce dozzinale  da vendere ai mercati ma anche capi di abbigliamento, pelletteria dei grandi stilisti che sfruttano la manodopera a basso costo, questo made in Italy che fa tanto orgoglio nazionale non esiste più da tempo. Quindi se non si può avere la sicurezza di non sovvenzionare berlusconi anche comprando carta igienica in virtù del conflitto di interessi si può evitare almeno in presenza dell’evidenza.  Se entro da Louis Vuitton non mi aspetto che la borsa da seicento euro l’abbia fabbricata il cinese di notte, ma se compro la cianfrusaglia da cinque euro sono sicura che è così. Ad esempio i giocattoli: quanta gente c’è che per risparmiare compra cose da poco di cui non sa la provenienza? il prezzo non sempre garantisce la qualità, ma nella maggior parte dei casi sì.


Ogni volta che succede qualcosa di grave o di gravissimo chissà perché qualcuno chiede delle leggi “speciali”. Stavolta lo fa l’assessore “alla sicurezza” [ma che roba è?] di Prato riguardo alla tragedia degli schiavi cinesi morti bruciati nel capannone adibito a fabbrica dormitorio clandestino come ce ne sono in ogni angolo d’Italia.

Dell’esistenza di questi obbrobri dove si sfrutta manodopera clandestina lo sanno tutti, anche quelli chiamati a far rispettare le leggi normali che, se applicate sarebbero bastate e dovrebbero bastare a prevenire e ad evitare tragedie come questa. Ma qui ovviamente no, non bastano le leggi normali, c’è sempre qualcuno a cui non bastano trecentomila leggi ma ne vuole ancora e ancora per ribadire l’ovvio già formulato in quelle che c’erano.

Santoro anni fa fece un’inchiesta proprio sui capannoni della zona di Prato, una realtà drammatica di gente costretta a lavorare giorno e notte senza nessun diritto che tutti conoscono ma che nessuno controlla perché fa comodo così, perché basta pagare per far girare da un’altra parte la testa ai controllori che però, di fronte ad altre situazioni sono sempre molto presenti e attivi per sanzionare commercianti, esercenti e piccoli imprenditori – quelli regolari – per qualsiasi tipo di violazione, fosse anche il tavolino del bar che occupa un centimetro in più di suolo pubblico. 

Ma stranamente di questi capannoni a cielo aperto fuori legge gestiti da criminali che fanno lavorare gente in condizioni di schiavitù ne viene chiuso uno ogni tanto e ci vuole sempre la tragedia per ricordarsi della loro esistenza. 

Nel caso dei lavoratori schiavi cinesi poi – chissà perché – scompare anche ogni tipo di solerzia da parte delle forze dell’ordine, della guardia di finanza che va a fare i blitz nelle località alla moda, quelli che rendono mediaticamente, terrorizza i venditori ambulanti pakistani, senegalesi, maghrebini sulle spiagge d’estate ma poi davanti all’illegalità con gli occhi a mandorla si distrae. 

Ecco perché non servono leggi speciali ma servirebbe solo gente seria che facesse rispettare quelle che ci sono e che c’erano, gente non corrotta né corruttibile che non lascia correre per non disturbare gli ottimi rapporti fra l’Italia e la Cina dove di diritti civili, ma anche di quelli umani, è vietato perfino parlare.

La modica quantità Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

C’è davvero tutta la tragedia del nostro tempo in quella riga della lettera di Giorgio Napolitano, la tragedia che lega Prato all’Ilva, la Thyssen alla terra dei fuochi. “Far emergere le realtà produttive da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento senza porle irrimediabilmente in crisi”. La legge e i diritti si, ma nella modica quantità necessarie perchè reggano alla competizione selvaggia, a qualsiasi livello, dalle onnipotenti multinazionali al più scalcinato laboratorio di clandestini. Perché è vero, come dice splendidamente Toni Servillo di fronte alle pesche puzzolenti di Gomorra, che scaricare i fanghi tossici nella terra di tutti serve alle aziende del nord per contenere i costi. Così come servono i loculi premortuari di Prato, o i parchi minerali di Taranto. Altrimenti si va fuori mercato, si va irrimediabilmente in crisi. Si perde quel lavoro indispensabile anche se assomiglia alla schiavitù o se ti mangia la salute. Ce la raccontano così. Una equazione in cui la variabile indipendente è il profitto di pochissimi, e il lavoro e l’’illegalità e lo sfruttamento di tutti devono trovare l’equilibrio residuo. E noi ci stiamo. La Cina è vicina.

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Prato, quei sette cinesi morti per soldi. I loro e i nostri – Mario Portanova, Il Fatto Quotidiano

I forzati del pronto moda producono capi che vengono acquistati da aziende italiane (o tedesche, o francesi..) che poi li rivendono non soltanto agli ambulanti dei mercati, ma anche alle catene della grande distribuzione che in questi giorni stanno agghindando le vetrine dei loro negozi per Natale. Una catena alla fine della quale ci siamo noi che ci portiamo a casa magliette e vestiti per pochi euro. 

Con la collega Lidia Casti siamo stati in un laboratorio tessile cinese a Milano e abbiamo girato in lungo e in largo per il Macrolotto di Prato, dove è successa la tragedia, per lavorare al libro Chi ha paura dei cinesi (Rizzoli-Bur 2008). Abbiamo parlato (in cinese, grazie a Lidia) con gli imprenditori e gli operai e molte delle cose che ci dicevano sono risultate spiazzanti rispetto alla retorica della schiavitù e dello sfruttamento emersa in seguito al fatto di cronaca. Nel laboratorio di Milano gli operai lavoravano a cottimo: ogni pantalone cucito fruttava 1,20 euro, che andavano per metà all’imprenditore e per metà al lavoratore (nel caso di Prato pare che agli operai andassero 0,40 euro a capo). Quando siamo arrivati, otto lavoratori stavano smaltendo un ordine di 600 pantaloni e 400 gonne da consegnare in due giorni. Tempi e compensi non erano stabiliti dall’imprenditore cinese cattivo stile Oliver Twist, ma da una importante catena della grande distribuzione italiana che fa la pubblicità in tv e ha punti vendita nelle vie centrali di molte città (non la nomino per non rompere il patto con chi ci ha concesso fiducia).

Il governo dei larghi sottintesi

Mucchetti [pd], che insieme al suo collega Zanda ha proposto una legge per dilatare i tempi di sopravvivenza di berlusconi in parlamento a discapito di quella del paese, non voterà la mozione di sfiducia all’inutile ministro dell’interno alfano, quello che non sapeva, non c’era e nessuno gli dice niente se un mezzo esercito di polizia va a rapire e sequestrare persone colpevoli di niente perché la vicenda di Alma e Alua si deve inserire semplicemente in un contesto di realpolitik; cose che succedono “ma che speriamo non accadano più” che non devono e non possono determinare la caduta del governissimo del largo inciucio.

Ecco: io auguro a Mucchetti e a tutti quelli come lui, quindi quasi tutti,  che qualcuno li faccia uscire dal parlamento, quando questo incubo sarà finito, con le stesse dinamiche da realpolitik utilizzate per due persone innocenti, una delle quali è una bambina.

Il fatto che alfano non si dimetta, calderoli non si dimetta, Napolitano che non fiata sulla vicenda kazaka, la difesa disperata e ridicola di letta che “non vede nubi” mentre invece dovrebbe sentire il peso di una meteorite che gli è cascata addosso è un’offesa per tutta l’Italia onesta e perbene. 

 In un paese normale TUTTO il governo avrebbe fatto le valigie, e invece sono ancora tutti lì a dire di non aver capito, di non sapere e che insomma, madre e figlia se la caveranno.  La politica dello ‘sticazzismo sfrenato a vantaggio e beneficio delle proprie poltrone rese intoccabili dal presidente della repubblica anche a sprezzo del ridicolo.

Per tacere di tutti quelli che si staranno fregando le mani per l’assoluzione del generale Mori che di fatto vanifica ogni speranza di fare chiarezza sulla trattativa tutt’altro che presunta fra lo stato e la mafia.

Nota a margine: quei quasi 92 milioni, tutti per medicine, fino all’ultimo centesimo.

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Alfano e Calderoli, si salvi chi può? [Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano]

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Renzi: ‘Perdiamo voti per le poltrone’

Democratici divisi sul ministro dell’Interno. I renziani chiedono le dimissioni. Anche Finocchiaro per
il passo indietro. La segreteria si schiera: “Esecutivo deve andare avanti”. E Letta dice: “Non vedo nubi”.

Camera boccia stop finanziamento partiti
Flash mob M5S: “Si tengono il malloppo”

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Al di sotto di ogni sospetto
Marco Travaglio, 18 luglio

Non c’è analisi politica o sentenza giudiziaria che descriva la nostra classe dirigente meglio di un detto napoletano: “Fa il fesso per non andare in guerra”. Si riferisce all’usanza di fingersi scemi alla visita di leva per essere riformati. Poi, naturalmente, capitava che qualcuno venisse riformato perché era scemo davvero. Ecco, noi non sappiamo quanti politici o imprenditori o manager o funzionari o alti ufficiali siano scemi e quanti fingano di esserlo.

Ma prendiamo atto che molti, moltissimi, fanno di tutto per sembrarlo. 

E, va detto a loro onore, ci riescono benissimo. L’altra sera Angelino Alfano, nientemeno che segretario del Pdl, vicepremier e ministro dell’Interno, doveva essere davvero orgoglioso della sua performance davanti al Senato e poi alla Camera, quando leggeva solenne e ieratico il rapporto Pansa che gli faceva fare la figura del fesso, tra un “aperte virgolette”, un “chiuse le virgolette” e un “aperte e chiuse le virgolette all’interno del virgolettato”. 

Manco si rendeva conto di essere la parodia di Alberto Sordi che, nel film Il vedovo , ripassa con i complici il piano per far precipitare la moglie nella tromba dell’ascensore, nella quale alla fine sprofonderà lui (“Volta foglio! Proseguiamo: paragrafo 21, volta pagina! Alt!”). Ora c’è pure il Procaccini espiatorio che racconta: fu il ministro a chiedermi di incontrare l’ambasciatore kazako e, dopo, gli riferii le sue richieste. Ma il premier Nipote non sente ragioni: “Alfano è totalmente estraneo”, dunque resta al suon posto. In fondo è per questo che andiamo a votare: perché venga fuori una maggioranza che esprima un governo che nomini dei ministri che non sappiano una mazza di quel che avviene nel loro ministero. 

Totalmente estranei. Sono lì apposta: per non sapere nulla. Dunque Jolie è assolto — si dice in linguaggio penalistico — per totale incapacità di intendere e volere. Di solito, il passo successivo è il ricovero in un’apposita comunità di recupero. Ma pure il governo può andar bene. Lo stesso dicasi per i politici Prima e Seconda Repubblica, destra e sinistra, che fino all’altroieri han fatto affari con Ligresti: chi l’avrebbe mai detto che era un poco di buono. In fondo don Salvatore già vent’anni fa entrava e usciva dalle patrie galere. In fondo le sue aziende colavano a picco da anni mentre i compensi della famiglia lievitavano (nel 2008-2010, 9 milioni a Jonella più laurea honoris causa all’Università di Torino in Economia aziendale, e in cosa se no?; 10 a Gioacchino Paolo; 3,4 a Giulia; 8 al manager Talarico; 15 al manager Marchionni). Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe tornato al gabbio. Pareva una così brava persona. E Tronchetti Provera? Sono sei anni che tutti sanno dello spionaggio ordito dalla Security Telecom del fedelissimo Tavaroli nell’ufficio accanto al suo, e tutti a domandarsi: chissà mai se Tronchetti lo sapeva. Qualcuno si sbilanciò a ribattezzarlo Tronchetti Dov’Era.

Poi ieri arriva una sentenza, di primo grado per carità: forse sapeva. In un paese decente si leverebbe un coro di giubilo (anche da lui): meno male, vuol dire che almeno era un buon capo. Invece no. La comunità finanziaria è sgomenta: ma come, un top manager che sa qualcosa di quanto accade nella sua azienda? Dove andremo a finire. Quel che è certo invece da ieri — in attesa delle motivazioni — è che il generale Mori era sì un grande detective antimafia. Però prima catturava un boss e non gli perquisiva il covo; poi l’altro boss non lo catturava proprio. Ma sempre in buona fede (il fatto non costituisce reato: cioè è vero, ma senza dolo). Mica voleva favorire la mafia: semmai lo Stato, ammesso e che ci sia qualche differenza. Anche lui agiva a sua insaputa, mirabile emblema di una classe dirigente al di sotto di ogni sospetto. Alla fine però chi fa il fesso è furbo. Il vero fesso — scriveva Giuseppe Prezzolini — “è stupido. 
Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo”.

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Il ministro ombra –  Massimo Gramellini, La Stampa, 18 luglio

È possibile che travestire una palestra da prima casa sia colpa infinitamente più grave che consegnare moglie e figlia di un dissidente al satrapo di un Paese fornitore di petrolio. Quindi non le dimissioni della perfida Idem si pretendono dal timido Alfano, ma semmai un’immissione sulla poltrona di ministro dell’Interno, che per sua stessa ammissione è attualmente disabitata. Alfano ha un vero talento nel non abitare le poltrone che occupa. Sarà per questo che gliene offrono in continuazione. Se fosse stato effettivamente il segretario del Pdl, quando il proprietario del partito gli fece ringoiare la promessa delle primarie avrebbe dovuto dimettersi. Ma lui non è il segretario del Pdl, lui non è il ministro dell’Interno, lui probabilmente non è neanche Alfano, ma un cortese indossatore di cariche per conto terzi. Tra le tante squisitezze che ha pronunciato l’altro giorno al Senato vi è l’affermazione perentoria che al cognato della signora kazaka (o kazakistana, per citare quell’acrobata del vocabolario di La Russa) i poliziotti non abbiano torto un capello. E pazienza se nell’intervista al nostro Molinari il cognato racconta di essere stato preso a pugni e ceffoni, come conferma il verbale del pronto soccorso pubblicato dall’«Espresso». Alfano era e rimane all’oscuro di tutto: pugni, ceffoni, cognati, forse anche che esista una polizia e che sia alle sue dipendenze. 
Rimane la speranza che certi giudizi come questo lo offendano a morte e che in un soprassalto di dignità il ministro ombra di se stesso si dimetta, preferendo passare per responsabile che per inutile. Ma la nostra è, appunto, solo una speranza.

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

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“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

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Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

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 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.

Il razzismo non è un’opinione

Ho  pensato anch’io come hanno fatto in tanti che la nomina di ministro della signora Kyenge fosse una mera operazione di marketing.

Nel bel governo del largo inciucio, quello della pacificazione nazionale una “nota di colore” ci stava bene e ce l’hanno messa. Come se bastasse questo ad eliminare la subcultura di questo paese fatta soprattutto di  discriminazioni e razzismo. 

Questo però non c’entra nulla col rispetto che si deve alle persone, quale che sia il loro colore della pelle, nazionalità, orientamento sessuale, religioso eccetera. 

La sciagurata razzista leghista intervistata da radio Capital ha detto  di aver scritto quella frase al ministro in un impeto di rabbia e che in fondo lei è più buona del pane.

Come se fosse normale nei momenti di rabbia incitare allo stupro.

Rabbia verso chi? perché se l’è presa col ministro che con lo stupro avvenuto e che solo un cervello bacato poteva mettere in relazione con la sua persona non c’entra niente?

Con chi ce l’aveva se non con il ministro perché è nera?

Il sito dove è stata ripresa la notizia dello stupro a cui poi l’ex consigliera ha associato l'”augurio” al ministro è un sito razzista messo su per far credere che gli extracomunitari delinquono più degli italiani, dove si fanno le peggiori apologie e che se questo fosse un paese normale la polizia postale avrebbe già sigillato e denunciato i proprietari.

Il problema come sempre risiede in tutta la filiera dei responsabili, basta un tassello del domino a far crollare tutto.

Bisogna mettere fuori legge il razzismo e ogni apologia, renderlo un reato sul serio, non come si è fatto per il fascismo considerato ormai poco più di una goliardata folcloristica. Ed evitare possibilmente che fascisti e razzisti possano avere delle cariche pubbliche anche importanti.
Noi ci offendiamo, ci incazziamo, rispondiamo, firmiamo gli appelli ma poi? non succede niente se non interviene lo stato.

Se i razzisti e i fascisti  fossero emarginati, se avessero meno occasioni e possibilità di diffondere le loro idiozie violente forse ce la potremmo ancora fare.

 

L’episodio della leghista razzista è solo l’ultimo in ordine di tempo che insegna quanto sia inutile la parola “scusa”.

C’è chi pensa di poter fare, dire tutto quello che vuole, nel modo che vuole, a proposito di tutto e di chiunque e di potersela cavare, dopo,  semplicemente scusandosi.

No, non funziona così.
Non può funzionare.

Nota a margine:  ministri, sottosegretari, politici in generale, chiunque si avvalga di un servizio d’ordine dello stato non potrebbero regolarsi un po’ meglio coi loro tempi?  sono sempre in ritardo, fanno fare una vita impossibile alle loro scorte e ai loro autisti salvo poi non assumersi mai nessuna responsabilità.

Tempo fa  gli autisti chiesero di poter ottenere una diversa patente di guida da usare solo per lavoro, in modo tale che in caso di infrazioni non abbiano anche di che rimetterci del loro.

Lo stato ha detto no, così se multano l’auto di servizio i punti li tolgono allo sventurato di turno. Però il ministro non fa tardi all’appuntamento.

E poi voglio dire: sono sempre in emergenza ‘sti ministri?  quando vanno all’aereoporto, al convegno, in parlamento? che urgenza può avere un ministro come Kyenge da costringere la scorta a infrangere quelle regole che la politica per prima dovrebbe rispettare come esempio? se andassi contromano io perché sto facendo tardi ad un appuntamento, magari molto più urgente e importante di quello di un ministro, che succederebbe? 

IL CORTO CIRCUITO DEL RAZZISMO [Chiara Saraceno]

Il cortocircuito operato dall’infausto augurio della leghista padovana ai danni di Cécile Kyenge è istruttivo. Impone una riflessione che non si limiti a rilevare, riducendola a fenomeno marginale e individuale, la grossolana maleducazione di una persona.

Una persona che non è in controllo né dei propri umori né delle proprie parole. Con quella frase, la signora (signora?) ha assimilato tutti i maschi neri a stupratori e tutti gli stupratori a neri. Chi chiede rispetto per i neri è quindi automaticamente complice di stupratori, tanto più se è nera essa stessa e rivendica orgogliosamente l’esserlo. Per indurla a ragionare, e per «farle abbassare le arie», l’unica è farle subire la violenza e l’umiliazione di uno stupro.

Questo corto circuito è esemplare, nella sua forma estrema, dell’atteggiamento razzista. Il diverso è sempre pericoloso e peggiore. Non conta che gli stupratori (o i ladri, o i violenti) appartengano a tutte le etnie e i colori della pelle. Non conta neppure che la maggior parte degli stupri, come dei femminicidi, avvengano per mano di un parente o conoscente. Lo straniero, il diverso da sé, tanto più se identificabile anche dal colore della pelle o da altri tratti fisici ben riconoscibili, è l’emblema di ogni pericolo e nequizia. Anche l’ultimo passaggio – l’augurio che anche Kyenge diventi vittima di uno dei “suoi” – fa parte della stessa logica. Donna e nera, e per giunta ministro: il soggetto perfetto per diventare il capro espiatorio di ogni frustrazione, l’incarnazione della vendetta contro le proprie paure.

Il fatto che sia una donna ad augurare a un’altra, sia pure vista come estranea e nemica, di essere stuprata, mostra quanto il razzismo, la costruzione dell’altro come nemico, produca una reificazione dei soggetti, di cui non si coglie né l’individualità né l’umanità e per i quali non si può provare neppure solidarietà. È un’esperienza ben nota nelle guerre, specie etniche, quando la diversità – religiosa, etnica – viene ipostatizzata al punto di cancellare la comune, sottostante umanità.

Dolores Valandro, la leghista padovana, probabilmente non sa che atteggiamenti come il suo non giustificano solo maltrattamenti e discriminazioni contro i neri (o i romeni, o qualche altro gruppo etnico-nazionale visto come pericoloso e nemico). Chi ha questi atteggiamenti spesso ha una visione delle donne (anche delle “proprie”) come esseri umani inferiori, da abusare a piacimento, anche fino al femminicidio. Quindi mettono in pericolo anche lei, sia pur “bianca” e italiana, ad opera non dei temuti “neri”, ma dei suoi simili, soprattutto ideologicamente e politicamente. Le ricerche sul razzismo, infatti, segnalano che c’è un nesso stretto tra razzismo estremo e sessismo altrettanto estremo.

Fanno bene i responsabili della Lega a prendere le distanze dalle affermazioni della propria iscritta, come fecero pochi mesi fa con Borghezio. Ma dovrebbero anche interrogarsi sul tipo di cultura che hanno lasciato crescere ed hanno spesso legittimato in tutti questi anni, con il loro linguaggio scomposto, le invettive contro gli immigrati, condite da compiaciuti vezzi celoduristi. È un lavoro di riflessione critica che peraltro ci riguarda tutti, nella misura in cui abbiamo troppo a lungo sopportato atteggiamenti linguisticamente e concettualmente violenti che, invece di contrastarlo, hanno creato un terreno favorevole a un clima relazionale e culturale pericoloso per tutti, in particolare per le donne, di ogni colore e posizione sociale. I razzisti estremi in Italia sono una minoranza, anche se rumorosa. Ma il razzismo strisciante, selettivo verso questo o quel gruppo, è molto più diffuso e non meno problematico.

Ius Soli

Sottotitolo: la morte di Agnese Borsellino è un fatto molto più triste di quanto già lo sia la morte stessa. 

Perché senza diritti si muore ogni giorno anche mentre si vive. 
E sapere chi toglie la vita e perché, in modo violento, compiendo una strage ad una persona cara se questo fosse un paese civile rientra nel diritto di ognuno ad avere la propria quota di giustizia. 
E invece l’unica cosa certa è che – come al solito – ci saranno i soliti discorsi pieni di retorica e falsità, pronunciati proprio da chi avrebbe dovuto permettere che Agnese ottenesse quella giustizia, impegnarsi per farlo e invece le si è opposto in tutti i modi.

 La solidarietà e la partecipazione sono cose serie, da riservare solo alle persone serie e ai fatti importanti.

L’ingiustizia relativa alle stragi di mafia e non solo  è una ferita che non si dovrebbe mai rimarginare, affinché nessuno debba mai dimenticare che in questo paese non è possibile fare e ottenere giustizia.

Fabio Fazio e il domandone delle cento pistole: “e l’alleanza col Pdl?”
“Siamo in un frangente terribile e la richiesta del presidente della Repubblica non poteva trovare il Pd non pronto”.

Non so, a me pare che tutti insieme appassionatamente abbiano riacchiappato Napolitano sulla porta proprio per mettere fine alla relazione “clandestina”.
Che Napolitano, sebbene abbia toppato alla grande in decine di occasioni e tutte importantissime, fondamentali per il mantenimento di una democrazia almeno di facciata, che non facesse more solito sfigurare l’Italia rispetto alle democrazie civili di tutto il mondo, avrebbe fatto volentieri a meno di rendersi ridicolo dicendo che un altro mandato per lui sarebbe stato ridicolo per poi accettare quel mandato.
Ma per articolare un ragionamento del genere e far dire a Letta almeno una parte di verità ci sarebbe voluto un giornalista vero.

Capitolo IMU: non ci sarà nessun’abolizione ma solo una sospensione a tempo, quello necessario a berlusconi per presentarsi davanti agli italiani e dire di essere stato bravo a far togliere una tassa che lui e il suo governo avevano ideato e realizzato. 
Tanto potrà contare come sempre sulla stragrande maggioranza degli italiani che soffre di una strana forma di amnesia a compartimenti stagni: si ricorda delle cazzate con precisione scientifica ma le cose importanti le rimuove nello spazio di una partita di calcio, di una vacanza, del matrimonio della starlette in prossimità del viale del tramonto trasmesso in diretta tv, e aspettare che l’informazione faccia il suo dovere che sarebbe quello di ricordare le cose importanti agli italiani è una mera utopia. 
Basta leggere gli editoriali di Scalfari e dei suoi figliocci sparsi nelle redazioni di altri quotidiani “eccellenti” per capire il perché.

“Paghi solo chi ha di più”: ecco, su questo si potrebbe anche essere d’accordo, peccato che come per la patrimoniale non ci sarà nessuna intenzione di far tirare fuori i quattrini a chi ce l’ha, a chi ne ha troppi accumulati perlopiù in modo illegale, come al solito si preferirà andare a colpo sicuro togliendone ancora e ancora a chi ne ha meno, perché come diceva Ettore Petrolini “bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”.
E in Italia politici con caratteristiche da Robin Hood, quello che toglieva ai ricchi per dare ai poveri, che poi sarebbe la miglior politica socialista e l’unica risposta alla povertà dilagante non ce ne sono.
In compenso ne abbiamo tanti, a destra come a centrosinistra, che vestono benissimo i panni dello sceriffo di Nottingham senza provare vergogna né rimorsi.

Nominare la Kyenge ministro è stato come aprire un registro per l’autocertificazione delle teste di cazzo.

[spinoza.it]

Lega, Boso: “Sono razzista, Cecile Kyenge deve tornare in Congo”

“Scelta del cazzo, ha la faccia da casalinga”. Gli insulti di Borghezio al ministro Cècile Kyenge

“Sono razzista, non l’ho mai negato”.

La lega nord non sarebbe mai dovuta diventare una forza di governo.
La politica seria di un paese serio non avrebbe mai dovuto permettere ad un movimento secessionista, razzista, omofobo e che applicherebbe volentieri le teorie naziste se non avessimo una Costituzione ancora e per fortuna in grado di ripararci dal baratro definitivo.

Che poi è la stessa Costituzione sulla quale hanno giurato in passato anche appartenenti alla lega quando – grazie a quella politica che non l’ha mai circondata di un opportuno cordone sanitario così come si è fatto e si fa nei paesi normalmente civili: Chirac preferì perdere le elezioni piuttosto che allearsi coi nazisti di Le Pen – ha consentito addirittura ai sovversivi in camicia verde di poter accedere al ruolo di ministri.
Ministri della repubblica italiana ma che, come castelli andavano nelle piazze a cantare ritornelli sul genere di “chi non salta italiano è”.

Sovversivi che pensano di vivere in un paese che non c’è né ci sarà mai.

bossi, borghezio, calderoli, salvini e tutta l’orrida ciurma separatista e razzista, dunque eversiva, dovevano essere allontanati dalla società civile.
E invece quando bossi si dimise per cause di forza maggiore, dunque le solite ladrate,  potè contare sulla solidarietà di un sacco di gente, del fior fiore dell’italico giornalismo che offrì la spalla al “leone ferito”: il Winston Churchill delle lande brianzole al quale andava riconosciuto “l’onore delle armi”.
L’uscita, seppur virtuale del troglodita letta in chiave sentimentale, coi media che si sperticarono ad offrire ribalte, la Rai con Ballarò e l’Annunziata, la solita Repubblica e il solito Pigì Battista.

In nessun altro paese del mondo un partito di ladri, golpisti, secessionisti, xenofobi, razzisti, omofobi e fascisti avrebbe mai potuto trovare così tanto spazio mediatico, e nessun giornalista degno di questo aggettivo andrebbe, ancora oggi, a chiedere pareri a borghezio e all’ altro imbecille consentendogli di insultare il ministro nero.
Qui invece l’indegno postribolo non solo ha trovato il sostegno trasversale di tutta la politica, ma perfino un posto in parlamento.