L’indecenza non ha età [se questo è un rinnovatore]

L’ha resuscitato D’Alema nel ’97 con la bicamerale quando era  politicamente morto, non per meriti di un’opposizione che non c’è mai stata ma dei suoi medesimi; ha ripetuto l’operazione Veltroni  quando, nella famosa campagna elettorale nel 2008 lo definiva “il principale esponente dello schieramento a noi avverso” pur di non  fare il suo nome, ché non sia mai gli italiani potessero capire per chi  NON dovevano votare, che l’avversario “non è un nemico e non va demonizzato”, nemmeno se è silvio berlusconi. Ci riprova oggi Matteo Renzi riconoscendo un’autorevolezza politica ad un pregiudicato condannato pensando che sia utile, necessario, politicamente, nonché eticamente e moralmente corretto andare a trattare, discutere di leggi con uno che in tutta la sua vita ne avrebbe fatto volentieri a meno. berlusconi non è un interlocutore politico da trattare con rispetto, semmai lo sia mai stato anche prima visti i suoi precedenti, anche penali, il suo stile di vita, il suo fregarsene di ogni regola anche minima di convivenza civile. E con uno così Renzi va a discutere di regole, anzi della prima regola dalla quale poi scaturiscono tutte le altre e cioè di legge elettorale. Quello che fa, pensa e dice berlusconi non dovrebbe, se questo fosse un paese normale, essere riportato urbi et orbi come una notizia dalla stampa e dall’informazione assuefatte e anestetizzate dal servilismo. berlusconi che da condannato in via definitiva alla galera perché ha rubato allo stato può fare ancora campagna elettorale, pensare di presentarsi da leader alle elezioni nello stesso stato che ha derubato è una tragedia italiana, come le stragi impunite. Continuare a restituire dignità a chi l’ha persa per sua scelta significa voler dare il colpo di grazia ad un paese martoriato, altroché rinnovamento. Renzi va a discutere di legge elettorale, ovvero della legge per formare un parlamento, con berlusconi che in parlamento da decaduto qual è non ci può più mettere piede. 

 Si può discutere di leggi con un delinquente che le ha sistematicamente violate? Ci siamo scandalizzati, indignati quando si parlava di riforma della giustizia, abbiamo detto che non era possibile che un indagato [prima] potesse mettere bocca sulla riforma di quella giustizia che a berlusconi dà solo fastidio, la considera un inutile orpello, l’ha sempre considerata il grande ostacolo al suo progetto delinquenziale attaccando i giudici, diffamandoli, accusandoli di essere loro, il cancro della società e adesso Renzi che fa, parla con berlusconi [dopo aver parlato con Verdini, e ho detto Verdini] di legge elettorale perché pensa che la discussione politica non possa prescindere dal parere di un pregiudicato? E, se mi posso permettere, il segretario del pd eletto per acclamazione universale ci potrebbe spiegare in quale paese un leader di partito, un prossimo futuro ed eventuale candidato al ruolo di capo del governo pensa che sia utile ascoltare cos’ha da dire un truffatore, un ladro, un condannato alla galera, uno che ha un procedimento giudiziario ancora aperto in virtù del quale è stato già condannato in primo grado a sette anni per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione, uno che dovrebbe stare in galera? Dentro forza Italia non c’è nessuno più presentabile di berlusconi per discutere di leggi, un incensurato, ad esempio? E perché mai gli italiani si dovrebbero fidare di uno che va a trattare e a discutere di leggi con un delinquente? 

Questa sarebbe la politica nuova di Renzi?
E qualcuno ha pure il coraggio di criticare Grillo che con questi non ci parla?

Un conto è la politica, un altro il pd e il pdl

Sottotitolo: nell’eventualità della conferma della condanna di berlusconi bisognerebbe iniziare a preparare spiritualmente non tanto i fedelissimi di b quanto quelli che avrebbero dovuto fare quell’opposizione che non c’è mai stata. 

Per battere politicamente qualcuno come si sono sempre augurati tutti quelli che, anche a centrosinistra hanno parlato di accanimento giudiziario nei confronti di berlusconi bisognerebbe fare politica, non gli interessi di quel qualcuno, per dire.
Ci resteranno malissimo, tutti questi anni a tirarlo fuori dai guai e poi arriva un giudice che pretende di applicare la legge anche a silvio berlusconi proprio come è scritto nella Costituzione.

Non è bello, non si fa, ecco.

In ogni caso, stando alla scelta di chi dovrà formare la corte che giudicherà se berlusconi è colpevole o innocente credo che possiamo stare tutti tranquilli a goderci l’estate, anche silvio potrà rimandare il suo esilio a data da destinarsi.
Che si rilassino, i suoi aficionados: Sansone non muore, e figuriamoci i filistei.

Questo paese è irrecuperabile anche a causa di chi vede il pericolo in una Magistratura che essendo composta da donne e uomini può sbagliare, certo, ma non lo fa scientemente come chi delinque di proposito per avvantaggiare la propria condizione economica e sociale.
Dopo diciotto anni bisogna ancora leggere chi prende le difese di un individuo che ha fatto strame perfino delle regole più semplici, quelle che s’insegnano ai bambini.
I Magistrati saranno anche una casta privilegiata ma mi pare che spesso e volentieri non esitano a punire chi tra i loro pari si macchia di un reato, i politici no, questo non l’hanno mai fatto, da parte loro nessuna condanna, nemmeno morale, nei confronti di chi pensa di essere più uguale degli altri anche di fronte alla legge. 
Lo stesso Letta ieri sera si è rifiutato di commentare la sentenza che verrà e questo dovrebbe spiegare molte cose.
E nessuno di questi che si chieda ad esempio perché i coinvolti nei reati e processi insieme a berlusconi siano stati sempre condannati mentre lui no, l’ha sempre scampata grazie ai provvidenziali escamotage da lui stesso voluti e ottenuti grazie ad un parlamento complice e connivente.
Non va lontano un paese dove una sostanziosa parte di gente, anche fra le istituzioni, pensa che sia giusto applicare la legge alla criminalità di strada mentre di fronte alla delinquenza e alla criminalità dei palazzi si possa chiudere un occhio, sorvolare, magari in virtù della pacificazione nazionale.

LA CORTE SARA’ SCELTA DAL PRESIDENTE SANTACROCE. FU TESTIMONE NEL CASO PREVITI

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Il Corriere della Sera calcola che Berlusconi, grazie a una parziale prescrizione, potrebbe scampare la temuta interdizione per il processo Mediaset (leggi). E la Corte di Cassazione fissa subito un’udienza per fine mese (leggi). La decisione provoca una reazione furiosa del Pdl, che grida al “colpo di Stato” e reclama la piazza e invoca “azioni forti” (leggi)

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Il piduista cicchitto dopo essersi permesso di correggere niente meno che il papa chiede che venga “affermata una ragionevole, non oltranzista, ma seria e reale autonomia dello Stato dalla Chiesa”. Chissà perché lui o qualcun altro non l’hanno mai chiesta e non la chiedono quando la chiesa s’intromette in faccende che non la riguardano, l’elenco è infinito: sesso, aborto, diritti civili, argomenti che non dovrebbero interessare chi ha scelto di occuparsi di anime e spiritualità. Adesso che un papa prova a cambiare registro, ipocritamente o meno però lo sta facendo, ci prova a sovvertire l’importanza delle cose, a non lanciare anatemi un giorno sì e l’altro pure, a dire cose di buon senso usando toni non sgradevoli apprezzate anche da chi non è cattolico, secondo cicchitto sarebbe opportuno fare il giochino dell’uva; ognuno a casa sua. Ecco perché cicchitto è uno di quelli che meglio rappresenta questa politica miserabile e cialtrona.

Forse  Napolitano dovrebbe spiegare a quelli del pdl che gridano al colpo di stato promettendo rivolte di ogni genere che la sentenza di un tribunale non è un golpe ma lo sarebbe se s’impedisse a quel tribunale di poterla pronunciare.

Letta ieri sera a Ballarò non ha voluto commentare la prossima sentenza di b e l’ha buttata, come si usa dire in caciara cianciando dei problemi della  giustizia civile per non parlare di quella penale semidistrutta dalle leggi ad personam confezionate intorno a berlusconi.
“Non è compito di un presidente del consiglio commentare sentenze e date delle sentenze”.
Invitare a palazzo il condannato, già abusivo della politica secondo il Letta pensiero, e anche quello di Napolitano che lo ha ricevuto al Quirinale come fosse uno statista vero, sì.

Dice brunetta che arrivare ad una sentenza definitiva in nove mesi è qualcosa di pauroso, io penso invece che chi sa di essere innocente se la augura una sentenza in nove mesi, altroché averne paura.
Perché chi sa di essere innocente non vede l’ora di poterlo dimostrare. 
Magari la giustizia fosse sempre così veloce ed efficiente in Italia.

Quello che dovrebbe far paura anche a brunetta e a tutta la teppa di destra che insorge contro la Magistratura non è la conclusione di un processo; dovrebbe essere un ministro degli esteri che rifiuta di dare asilo politico ad un uomo in pericolo rifiutandosi di spiegare il perché della sua scelta. [Bonino, perché non risponde?]
Dovrebbero essere 50 poliziotti che sequestrano una donna e una bambina su ordine di non si sa bene chi ma si sa benissimo per fare un favore a chi e dopo non succede niente, il presidente della repubblica non pensa di dover intervenire in materia di violazione dei diritti circa due persone, una è una bambina di sei anni, che sono state rimandate illegalmente e senza un ragionevole motivo nel paese dove rischiano la tortura e la vita: questa sì che è roba da gestapo, da “banditi di stato” come titola oggi il giornale diretto dal diffamatore seriale sallusti in riferimento alla Magistratura.
Queste non sono cose degne di una democrazia né di un paese civile. [Caso Ablyazonv, liberare Alma e Alua]
L’applicazione della legge e dunque della Costituzione non dovrebbe spaventare nessuno, soprattutto chi sa di essere innocente. 

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La storia di berlusconi descrive perfettamente perché gli italiani non hanno più fiducia nella politica.

Ancora ieri sera Goffredo Bettini [pd] a Linea notte si crucciava perché la sinistra non si è impegnata abbastanza per battere berlusconi sul piano politico. 
E ancora da Floris a Ballarò si parlava del berlusconi statista, quello che in vent’anni ha segnato la vita politica italiana così bene evidentemente che sarebbe molto complicato farne a meno.
Il pensiero di Bettini, che poi è largamente condiviso anche a centrosinistra è alquanto buffo se si pensa che la sinistra prima ha contribuito in larga parte a rendere fattibile, possibile la “discesa in campo” e il centrosinistra dopo a fare in modo che la permanenza nell’agone politico dell’impostore abusivo fosse il più serena possibile.

Perché bisogna capirci una volta e per tutte; berlusconi non l’hanno voluto gli italiani, berlusconi è il prodotto delle solite manovre occulte di palazzo, è il risultato di chi ha pensato che dopo gli scandali di tangentopoli la persona più adatta a ricomporre una classe dirigente semidistrutta potesse essere un imprenditore i cui trascorsi oscuri, certe amicizie e frequentazioni erano già note, basterebbe leggere qualche libro del periodo per saperlo e l’articolo di Gianni Barbacetto sul Fatto di oggi per sapere come sono andate le cose nella loro cronologia.

berlusconi non è l’uomo arrivato dalla fine del mondo come papa Francesco per risolvere i problemi della chiesa, berlusconi è arrivato dal suo mondo, quello dell’imprenditoria per aggiustare i suoi, e intuire che un imprenditore è per natura portato a fare i suoi interessi è una cosa così semplice che dovevano e potevano capire tutti, perfino d’alema.

Una classe politica/dirigente che vuol farsi rispettare propone il meglio per farsi rappresentare, non si va a cercare i suoi referenti in ambiti estranei alla politica, proprio quelli che la politica dovrebbe controllare, e quand’anche facesse un errore così grave come quello di permettere ad un tycoon disonesto l’accesso alla politica cercherebbe di porvi rimedio, non lascerebbe che a farlo sia un altro potere dello stato dopo avergli permesso l’inenarrabile sul quale poi far ricadere la “colpa” di aver applicato la legge anche con  silvio berlusconi così come Costituzione comanda.

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Vent’anni di inciuci per salvare B. 
 Saraceni: “Vent’anni fa un ordine salvò B.”

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Possano avverarsi i tuoi desideri – Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital

E alla fine ce ne libereremo per via giudiziaria. Come che decida poi in sentenza, la Cassazione ha fatto capire a Berlusconi che non c’è più trippa per gatti. I giudici non vivono in un altro paese. I sei milioni di voti persi alle politiche, la catastrofe delle amministrative, il conflitto con L’Europa, non sono elementi del processo, ma ne sono la cornice. Oggi il circuito tra il popolo della destra e il suo corpo mistico è in corto, come andò in corto quello della prima repubblica con Craxi o Andreotti . I supremi accelerando il calendario, hanno offerto a Berlusconi l’occasione per un ultimo spettacolo. Coincideranno con lo svanire delle promesse sulle tasse, il pretesto buono, che in autunno non ci sarebbe più stato, per rovesciare il tavolo. Il vecchio titano non avrebbe esitato. Se, stavolta, rinuncerà sarà un rimettersi alla clemenza della corte. Se pigerà l’acceleratore sarà chiaro a tutti che, come sempre, iddu pensa solo a iddu.

La sentenza, in fondo, come ha sempre sperato sarà lui stesso a scriversela.

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La Corte di Cassazione: “Abbiamo obbligo di fissare udienza prima della prescrizione del reato” (leggi)

PRESCRIZIONE ADDIO. “SEGUITA LA LEGGE, COME PER TUTTI” (di M. Lillo e A. Mascali)

Processo Mediaset, udienza il 30 luglio
Pdl contro la Cassazione: ‘Colpo di Stato’

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La congiura degli eguali
Marco Travaglio, 10 luglio

In un paese civile non ci sarebbe nemmeno discussione: un politico che per giunta sostiene il governo dopo averlo presieduto tre volte, imputato per frode fiscale, rinuncerebbe alla prescrizione per essere assolto nel merito, sempreché — si capisce — fosse innocente. Perché, se dovesse mai incassare una prescrizione dopo due condanne, dovrebbe subito dimettersi da ogni incarico pubblico in base all’articolo 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. E, se non gli fossero chiari i concetti di “disciplina e onore”, provvederebbero i compagni di partito e gli alleati di maggioranza, scaricandolo su due piedi per evitare l’imbarazzo di sedergli accanto. E il capo dello Stato rifiuterebbe di riceverlo al Quirinale, per motivi igienici. Ma, siccome siamo in Italia, dov’è reato dire “paese di merda” ma è lecito far di tutto perché i cittadini onesti lo pensino, ecco il coro delle prefiche, dei servi e dei venduti contro la Cassazione che — horribile dictu — tenta di evitare che il processo Mediaset venga ancora falcidiato dall’ennesima prescrizione. I fatti sono chiari: quando i reati — falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita — furono scoperti (era il 2004), la frode ammontava a 368 milioni di dollari di costi gonfiati tramite società offshore per non pagare le tasse (fatti commessi nel 1995-’98, con effetti fiscali fino al 2003). Nel 2005 B. scoprì di essere indagato e impose subito l’ex-Cirielli, che tagliava la prescrizione da 10 anni a 7 e mezzo, e una raffica di condoni e scudi fiscali. Così ogni anno vide evaporare un pezzo del suo monumentale delitto e nel maggio scorso, quando arrivò la condanna d’appello, restavano 4,9 milioni di euro evasi nel 2002 e 2,4 nel 2003. Ma a metà settembre si estingueranno anche quelli del 2002. Dunque, se la Cassazione non sentenzia prima, la pena di 4 anni scenderà, probabilmente sotto i 3, con due conseguenze: il processo tornerà in Corte d’appello per rideterminarla; e sparirà la pena accessoria dell’interdizione di 5 anni dai pubblici uffici, prevista solo per le pene sopra i 3 anni. Insomma B., che già non rischia il carcere perché ha più di 70 anni (grazie al regalo di compleanno contenuto nell’ex Cirielli) e perché 3 dei 4 anni sono coperti da indulto (gentile omaggio del centrosinistra), potrebbe restare tranquillamente in Parlamento. Almeno per un altro anno, fino a quando la Corte d’appello rideterminerà la sua pena. O per sempre, se poi la pena scendesse sotto i 3 anni. Peccato però che la Cassazione abbia l’obbligo di esaminare subito i processi a rischio di prescrizione o di decorrenza dei termini di custodia cautelare. Per evitare che i delitti restino impuniti (con grave danno per le vittime: in questo caso l’Erario) e che soggetti pericolosi escano dal carcere e spariscano dalla circolazione prima della condanna. La Sezione Feriale della Cassazione (che resta aperta durante le ferie estive, da luglio a settembre) è lì apposta: per trattare i processi che, diversamente da quelli normali rinviabili a dopo le vacanze, sono urgenti: quelli con imputati detenuti in scadenza e quelli — vedi decreto del primo presidente Ernesto Lupo del 24-6-2011 — “per i quali la prescrizione maturi durante la sospensione o nei successivi 45 giorni”. Proprio il caso del processo Mediaset, che a metà settembre sarebbe dimezzato dalla prescrizione. Perciò è stato assegnato alla Sezione Feriale per il 30 luglio. E gli alti lai del Pdl & company sulla “fretta sospetta” (figuriamoci: per un processo nato 9 anni fa!) della Cassazione per eliminare B. dalla vita politica sono pura propaganda, e di bassissima lega: come se la prescrizione fosse un diritto dell’imputato, o addirittura il fine ultimo del processo penale. Anche stavolta, la Cassazione ha trattato B. come qualunque imputato nelle sue condizioni, perché la legge è uguale per tutti. Ed è proprio questo lo scandalo.

Scendi_Letta

Preambolo: Per i devastatori di cose e oggetti 15 anni di galera, per quelli dello stato la presidenza del consiglio, i ministeri,  la carica di senatore a vita.
Al massimo, quando fanno cose molto gravi tipo ammazzare ragazzini o massacrare gente innocente che dormiva per terra  una condanna virtuale di pochi anni prontamente perdonati e condonati da apposite leggi confezionate per riparare delinquenti “eccellenti”.
C’è sempre un’ottima ragione per vergognarsi di essere italiani.

Sottotitolo: quando la fantasia surclassa la realtà, insieme al reato di sfruttamento della prostituzione minorile si dovrebbe aggiungere anche l’accusa di circonvenzione di incapace. Evidentemente si è reso conto di aver alzato troppo il target dell’età, visto che alla fine non si è nemmeno presentato, lui alle dentiere continua a preferire le farfalline.

Anziani ignari al comizio, ma B. non c’è

Anziani che vanno alle convention a loro insaputa.

Moody’s declassa i titoli di Stato italiani. Monti: “Siamo virtuosi, ma ci puniscono”

Enrico Letta: “Meglio il Pdl di Grillo”. L’ipotesi di votare Pd non la considera neanche lui (spinoza.it)

La virtuosità non consiste soltanto nel far quadrare i conti ma anche nell’avere gente degna, seria, responsabile a ricoprire ruoli istituzionali, e Moody’s questo ha pensato. “Il clima politico è fonte di rischi”:  non ci fidiamo del ritorno di berlusconi, ed evidentemente neanche dei suoi cortigiani di tutti gli schieramenti, quelli che purtroppo non se ne sono mai nemmeno andati sebbene e purtroppo solo  virtualmente come  b.


Sono davvero gravi le proposte che Grillo [che comunque non essendo un politico non ha nessuna voce in capitolo e può dire quello che gli pare, fino a prova contraria, al massimo si becca due pernacchie e morta lì], non ha mai fatto, come quelle di “non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia”.

Specie se confrontate con quelle leggi che il centrosinistra [ops!] non ha mai voluto fare pur potendole fare tipo il conflitto di interessi e la regolamentazione delle coppie di fatto. La prima perché evidentemente non avrebbe disturbato solo gl’interessi di b che comunque non dovevano essere toccati come confermò l’ottimo violante non in pizzeria con gli amici ma in parlamento, e la seconda perché c’è sempre, nel pd, il cosiddetto partito di opposizione, quello democratico e progressista (…) qualche fioroni e qualche binetti di troppo.
Eh sì, ha ragione Scendiletta, meglio berlusconi, che almeno non rompe gli equilibri.

Altrimenti d’alema la bicamerale che l’avrebbe fatta a fare?

Letta a due piazze
 Marco Travaglio, 14 luglio

Dopo anni di relazione clandestina, Enrico Letta ha trovato il coraggio per un liberatorio coming out sul Corriere: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo”. Finalmente, era ora: B. è meglio di Grillo perché Grillo propone di “non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia”. E pazienza se Grillo, diversamente da B., non ha mai proposto di uscire dall’euro e di non ripagare i debiti: quanto allo “ius soli”, il centrosinistra è talmente favorevole che ha governato 8 anni su 18 e non ha mai fatto la legge. Ieri molti elettori del Pd sono insorti sul web come dinanzi a chissà quale gaffe o novità. Beata ingenuità. Sono 18 anni che sinistra e destra governano insieme, ovviamente sottobanco per non farsi beccare dai rispettivi elettori. Perciò Grillo e Di Pietro li terrorizzano: non fan parte del giro, non inciuciano, non sono trattabili né ricattabili né controllabili, insomma hanno il guinzaglio lungo. Infatti il Letta minor sogna “un’alleanza guidata da Bersani con ai lati Casini e Vendola” e non esclude nemmeno la “grande coalizione” col Pdl anche se ora “non è l’opzione principale”. Una cosa è certa: “Non vorrei che si tornasse alla logica dell’antiberlusconismo e delle ammucchiate contro il Cavaliere”. Ecco, bravo. Le ammucchiate contro il Cavaliere no. Invece quelle col Cavaliere sì: infatti oggi il Pd è in maggioranza con B., per giunta in posizione gregaria. Ma chi si scandalizza non s’è accorto che la Grande Coalizione esiste almeno dal 1994, quando — rivelò Violante alla Camera — “abbiamo garantito all’on. Berlusconi e all’on. Letta (Gianni, ndr) che non avremmo toccato le tv”. Due anni dopo nacque la Bicamerale, che ufficialmente fallì nel ’98, in realtà non ha mai chiuso i battenti. Al di là del teatrino destra-sinistra per gabbare gli elettori, non c’è legge vergogna pro B. su tv e giustizia che Ds, Margherita e poi Pd non abbiano avallato o confermato o addirittura proposto e votato. Resta da capire se l’han fatto gratis o a pagamento. Nel 2006 Enrico Letta, vicepremier del secondo governo Prodi, si diede subito da fare: Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, gli scrisse di cambiare le regole d’ingaggio all’Avvocatura dello Stato affinché smettesse di difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le giuste richieste di Europa7, come aveva fatto col governo Mediaset. Naturalmente Lettino lasciò tutto com’era e l’Avvocatura seguitò a difendere la Gasparri e Mediaset. Del resto lui aveva appena confessato di invidiare al Pdl “gente in gamba” come “zio Gianni e Tremonti”: non potendoli ingaggiare, pensò bene di imitarli. Così tornarono al potere. Nel 2009 B. aveva il solito problema: disfarsi dei suoi processi col “legittimo impedimento”. Scendiletta diede subito il via libera sul Pompiere: “Il Pd non opporrà obiezioni al ricorso al legittimo impedimento: consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo”. All’espressione “come ogni imputato” c’è chi rischiò l’ipossia da risate. Altri sospettarono che si facesse scrivere i testi da zio Gianni. Ma era un’infame calunnia: zio Gianni è intelligente. Enrico invece è talmente astuto che ora è allarmato dal ritorno di B. perché “blocca la trasformazione del Pdl”.

Quale? Ma naturalmente quella avviata dallo statista Alfano, “interlocutore affidabile e credibile” che stava trasformando il Pdl “da movimento carismatico a moderno partito conservatore europeo”, mentre ora “tornerà a essere il partito di Arcore”. Invece Angelino Jolie, com’è noto, con B. non parlava neppure, anzi manco lo conosceva. Altre risate da soffocare. Il fatto è che Scendiletta dice ciò che pensano quasi tutti i papaveri Pd, adusi a mercanteggiare con B. su tutto, anche sulla Costituzione. Con la differenza che gli altri sono più furbi e si limitano a farlo. Lui lo dice pure. Il che fa temere l’ipotesi più agghiacciante: che lui, per B., lavori gratis.

Un imbecille su cinque, a quanto pare sì, lo rifarebbe

  Moody’s abbassa il rating dell’Italia.

“Il clima politico è fonte di rischi”: ovvero, non ci fidiamo del ritorno dello zombie.

Moody’s declassa i titoli di Stato italiani


“Le prossime elezioni fonte di rischio”

“Berlusconi candidato, niente primarie”
In 48 ore il Pdl rinnega il rinnovamento

Frequenze gratis per Mediaset

Il ministero dello Sviluppo Economico di Corrado Passera ha assegnato gratuitamente un pacchetto di frequenze alle principali emittenti. A beneficiarne più di tutti è il Biscione, che conquista quelle più ‘pulite’. E ora è a rischio la banda larga mobile.

Enrico Letta: “Il Popolo della Libertà? E’ meglio di Beppe Grillo”

 

Probabilmente Letta deve aver letto i sondaggi che davano il movimento in calo e ha pensato che gli avrebbe dato il colpo di grazia dicendo che Grillo – che fra l’altro non è candidato a nulla ma vaglielo a far capire a questi imbecilli conclamati che da mesi parlano di Grillo come se fosse candidato a chissà quale carica politica – è peggio di berlusconi, mentre invece la sensazione e la mia speranza personale è che accada proprio il contrario di quello che il nipote dello zio si augura. Se i partiti vogliono rispetto, considerazione e vogliono davvero essere considerati l’unico strumento politico di una democrazia dovrebbero essere composti da rappresentanze altrettanto rispettabili e non da perfetti idioti che dicono qualsiasi cosa passi per i loro cervelli bacati, per le loro menti obnubilate dal terrore di perdere potere e tutto ciò ad esso relativo.

La dichiarazione di Letta (junior) a proposito del pdl e del movimento dei cinque stelle, dunque non Grillo che nulla si appresta a fare politicamente non essendo candidato a niente è la prova provata che avevamo ragione su tutto quel che abbiamo detto e ripetuto in questi ultimi mesi ed anni, anche quando ci insultavano, ci accusavano di populismo antitalianità e qualunquismo perché dicevamo che l’unico vero interesse della politica italiana, tutta, ché tanto la zuppa (il pdl) e il pan bagnato (il pd) pari sono, è la loro esistenza in vita, i loro privilegi e quel che credono essere un loro diritto e cioè avere le mani in pasta sulle e nelle cose di tutti finché morte non li separi. Altrimenti non avrebbero nulla da temere da un movimento popolare composto da gente che probabilmente/sicuramente non è in grado di guidare un paese ma che essendo onesta, finanche incensurata, dunque inadatta e infrequentabile per un politico non dovrebbe essere accostata ad un’associazione perlopiù a delinquere considerata  la vasta rappresentanza di pregiudicati da cui è composta solo per opportunismo politico e per il timore di poter perdere una poltrona. Lo smacchiatore di leopardi non ha niente da dire ?
Un giorno l’operato e le azioni “politiche” del pd saranno materia di studi, non per gli storici bensì per gli psichiatri.

In questo paese ci sarebbe tanta di gente da ridicolizzare, mettere alla berlina, persone a cui rinfacciare ogni giorno grossolani “errori” fatti forse in buona fede  ma che nel tempo hanno invece rivelato l’esatto contrario.
Gente che si è potuta permettere di fare qualsiasi cosa con la certezza che non solo non sarebbe mai stata accusata di nulla ma che il suo agire sarebbe passato perfino alla storia come qualcosa degno del più illustre degli statisti.
Oggi tanti inorridiscono all’idea che berlusconi abbia deciso di ricandidarsi nonostante avesse promesso (sulla testa dei suoi figli?) che non l’avrebbe più fatto ma quei tanti si guardano bene dal ricordare chi è stato l’artefice della costruzione di questo garante della criminalità, politica e non.
“Zu silvio” può fare quel che ha fatto e che fa perché sa di poter contare sempre  su una folta schiera di personaggi che al momento opportuno tirano fuori la frase, l’ipotesi, l’idea, la dichiarazione circa il fatto che in tutti questi anni lui abbia davvero collaborato e lavorato per il bene comune anziché esclusivamente per il suo.
Se le elezioni ci fossero state il giorno dopo che Grasso ha dichiarato che lui merita un premio per la sua lotta antimafia, come avrebbe votato la gente?
E come avrebbe votato dopo aver letto il polillo ridens che dice di lui che merita il quirinale in quanto salvatore della democrazia?
E come voterebbe oggi leggendo che Monti lo coccola dicendo che al G20 l’umiliato fu lui ma l’obiettivo era l’Italia, la stessa Italia che proprio berlusconi ha umiliato, mortificato, resa ridicola agli occhi di tutto il mondo civile?
Per non parlare dell’opera incessante di salvataggio compiuta dai cosiddetti oppositori, da veltroni a violante, passando per l’autore dell’opera prima d’alema, la famosa bicamerale,  che incoronò berlusconi padrone e re d’Italia nonostante ci fosse e c’è ancora una legge che vieta ai possessori di media e organi di informazione di poter accedere a ruoli politici  fino ad arrivare ai giorni nostri, a quel renzi che lo trasformò da prescritto a prosciolto purché, orrore degli orrori, non si parlasse più dei processi di berlusconi, gente che  in tutti questi anni ha fatto l’esatto contrario di quello che avrebbe dovuto fare.
Ma purtroppo ormai a ricordarsi di chi sono stati i costruttori dei devastatori, gli artigiani  di questo delirio surreale che dura da più di tre lustri siamo rimasti in pochi, tutti sono distratti da altro, perfino un buffone, un comico che fa un bagno in piscina diventa utile per distogliere e disorientare – le foto di Grillo in vacanza che in questi giorni circolano sulle riviste di gossip, affinché anche la casalinga di voghera sappia che razza di cialtrone deve essere un attore che a luglio si fa i bagni in piscina –   fanno scandalo solo perché i veri scandali  non si possono immortalare ma solo subire.

In questo paese va benissimo parlare di tutto, purché non si parli mai dell’oltre.

Il debosciato tornerà …

Vorrei riderne, e di spunti ne avrei. Mi è bastato leggere, per esempio, che nel partito di soli quarantenni, che torna alle origini di forza italia, il vecchio debosciato sarà leader candidato a governare l’Italia sine die, immortale com’è. Vorrei riderne, e avrei motivo, leggendo che intende candidarsi dopo aver parlato con tutti i più importanti capi di stato esteri. Me lo immagino, lui e Topolanek con la minchia di fuori, e uno stuolo di donzelle (che se scrivo troiette le signore s’incazzano) tette al vento e gola profonda. Mi immagino i discorsi con l’amico Vlad: “Ehi Vlad, l’altra sera eravamo io, la culona inchiavabile e l’abbronzato americano che ha la moglie bona …”
Viene da ridere a leggere che secondo i suoi sondaggi, con lui candidato il partito tornerebbe al 30%, che è l’Italia che glielo chiede, e sempre le solite immani minchiate. Viene da ridere per la seriosità con la quale tutte queste idiozie son riportate dai giornali, poi però rifletto come sempre e come sempre mi dispiaccio, anche perché che sarebbe tornato – anzi che nemmeno sarebbe mai andato via – io lo scrissi già. Ma è anche vero che scripta non manent più; pure quell’epoca è finita, inghiottita dall’uso improprio che si fa di Internet, che mangia e digerisce le informazioni, senza lasciare il tempo che esse si metabolizzino.
Il 2012 si avvicina alla sua fine, e non è un’affermazione anzitempo. L’estate si mangia quel poco che è rimasto, fa scorrere il tempo nell’indolenza e nel silenzio. L’estate serve per rimandare a Settembre, ma anche a Ottobre visto che nemmeno le stagioni son più le stesse.
Il 2013 è già iniziato, così come è iniziata la riscossione dei crediti maturati. Passera – il ministro e non il parco giochi del debosciato – con un equilibrismo degno del più scaltro truffatore regala al padrone le frequenze per Mediaset, e lo stesso giorno, Monti – il professore sicario – dichiara che il suo padrone è stato fatto fuori con tutto ciò che di peggio sappiamo, di altre donzelle (sempre zoccole sono) e processi aggiustati. Iniziano a pagare il conto, ma temo siano solo le prime rate.

Ora è palese che quel dì, il tizio, non si fece da parte, ma semplicemente si scansò per evitare la pioggia. Ora è palese che chi ci governa non è un tecnico ma un boia mandato per ucciderci, ed è palese anche che il lavoro è stato fatto e che quindi, tutto, può riprendere esattamente da dove si era interrotto. Persino lo svuotamento delle parole – quelle che sono molto importanti – è andato a buon fine, e quindi io posso prepararmi all’attacco delle donne che mi rinfacceranno l’uso e l’abuso del turpiloquio, ma a nessuno verrà in mente di pensare alla favola che gli stanno per raccontare.
Come l’ultima di oggi, che narra di un paese che finalmente ha capito che non era giusto morire ammazzati dal lavoro. Il suo Presidente della Repubblica espresse vibrante soddisfazione dinnanzi ai numeri calanti di una strage infinita, e pure i sindacati sorrisero all’idea, che sempre meno, in Italia, il lavoro uccide.
E ci sto male a stroncare questa favola raccontandone un’altra: quella di un paese così tanto devastato che ormai non si moriva più di lavoro, che perché ci si uccideva per la disoccupazione.

Mi scuso, per questo scritto che può apparire sconclusionato. Lo volevo scrivere solo sconsolato.

 
Rita Pani (APOLIDE)

In un paese normale (reloaded)

In un paese normale una persona che avesse lo stesso curriculum penale/giudiziario di  berlusconi sarebbe a marcire in una galera da almeno vent’anni, dimenticato da tutti, e quei pochi che si ricorderebbero di lui lo farebbero con un moto di repulsione, orrore, schifo, chiedendosi ogni giorno come è stato possibile permettere ad un uomo solo di stravolgere e deformare un paese a sua immagine e somiglianza e a chi è convenuto tutto questo; orrore, repulsione e schifo nei suoi confronti e verso tutta quella gente che MAI si è opposta seriamente e per il bene dello stato alle azioni di un delinquente, un impostore, un abusivo della politica, dopo, quando avrebbe dovuto come minimo tentare di porre rimedio al danno compiuto, evitabilissimo se si fossero rispettate le leggi che c’erano, né,  prima, quando non gli ha impedito di poter occupare un posto che non gli spettava per legge, anzi lo ha favorito confezionandone una, la bicamerale,  su misura per lui:  la prima di una lunga serie.
Un’azione politica forte seria che in Italia non c’è mai stata e che sarebbe bastato suggellare con una semplicissima legge sul conflitto di interessi ma che però non è mai interessato a nessuno fare probabilmente, anzi sicuramente perché più che i conflitti sono gl’interessi a riguardare un po’ tutta la politica e la dirigenza “alta” di questo paese: non solo berlusconi.
L’antipolitica più feroce la fa Napolitano quando difende partiti  che dovrebbero essere chiusi per manifesta indegnità e i suoi rappresentanti  cacciati e processati per alto tradimento: basta pensare ai 314 parlamentari capitanati dal molto onorevole Paniz che giurarono in Parlamento, dunque in nome del popolo italiano,  che Ruby era la nipote di Mubarak;  l’ha fatta Monti – sempre col beneplacito di Napolitano,  nominando Gianni De Gennaro sottosegretario nonostante il suo fardello di responsabilità circa “la più grave sospensione della democrazia di un paese dal dopoguerra in poi (i massacri del G8 di Genova)”  che non si è certamente alleggerito con la sua assoluzione; la fa la Cancellieri accusando nientemeno che di terrorismo (salvo poi rimangiarsi la parola) un movimento di gente non violenta e perbene come  i NOTAV che sta solo difendendo il suo diritto a non veder usurpata la sua terra e di conseguenza se medesima;  e l’ha fatta il procuratore antimafia Grasso elevando berlusconi a uomo di stato,  meritevole addirittura di un premio speciale, uno che mai come altri, più di tutti, invece, è sempre stato CONTRO lo stato, apertamente, senza pudore, vantandosene, anche,  e in modo indecente.
Vergogne senza fine.
E sono tutte italiane.

Tu dai una poltrona a me
 Marco Travaglio – 15 maggio

La proposta di Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, di premiare Berlusconi “per la lotta alla mafia” ha scatenato le più svariate illazioni su un suo prossimo ingresso in politica: chi dice come aspirante presidente della Regione Sicilia al posto di Raffaele Lombardo, inquisito per mafia; chi come candidato del “patito dei tecnici” di Passera, Montezemolo e Casini. Voci alimentate anche dalla sua rinuncia alla Procura di Roma, da un accenno di Gasparri alla sua “prossima campagna elettorale” e da una frase dello stesso Grasso su La Stampa di ieri (“anch’io ho il mio progetto, nel 2013 scade il mio incarico”). Ma, al momento, sono solo processi alle intenzioni.

Ciò che stupisce è che, per spiegare la sorprendente uscita di
Grasso pro B. (sorprendente persino per B.), ci si concentri sul suo eventuale futuro anziché sul suo sicuro passato. Nel 2005 Grasso diventa superprocuratore nel concorso più controverso della storia giudiziaria italiana: quello bandito dal Csm nell’ottobre 2004 per sostituire Piero Luigi Vigna, che scade nel gennaio 2005. Candidati favoriti: Caselli, più anziano, e Grasso. Il 1° dicembre la Banda B. approva il nuovo ordinamento giudiziario Castelli, con due strani codicilli: uno proroga Vigna “sino al compimento dei 72 anni di età” (cioè fino al 1° agosto 2005); l’altro taglia fuori dagli incarichi
direttivi i magistrati con più di 66 anni. Che senso hanno? La risposta è nella carta d’identità di Caselli, che compirà 66 anni il 9 maggio 2005.
Se Vigna lascia alla scadenza naturale, Caselli non ha ancora 66 anni.  Se Vigna viene prorogato, Caselli è fuori gioco e l’altro pretendente, Grasso, ha partita vinta.

Insomma i giochi per Grasso sembrano fatti.

Ma il 16 dicembre Ciampi respinge la Castelli perché incostituzionale. Caselli rientra in partita. Ma la prospettiva che torni a occuparsi di mafia turba i sonni dei berluscones, noti partigiani antimafia. Così il 30 dicembre, mentre gli italiani preparano il cenone di Capodanno, il governo infila nel decreto Milleproroghe tre righe che prorogano Vigna, affogate in una giungla di norme sulla Croce Rossa, l’autotrasporto merci e gli spettacoli circensi. Seconda norma ad personam, anzi contro Caselli. Mille magistrati si appellano a Vigna perché si dimetta subito, impedendo al governo di interferire in una nomina che spetta solo al Csm.
Ma Vigna non ci sente. Alla Camera però, in sede di conversione del decreto, le assenze nel centrodestra regalano all’opposizione un’occasione d’oro per approvare un emendamento Ds che spazza via la norma-vergogna. Ma Rifondazione si astiene e l’emendamento viene respinto: il solito soccorso rosso ai berluscones. Però per eliminare Caselli occorre approvare la Castelli-bis che impone il limite di età a 66 anni: una legge delega che va a rilento ed entrerà in vigore solo con i decreti attuativi. Intanto il Csm potrebbe nominare Caselli con le vecchie regole. Ma ecco pronto un emendamento di Luigi Bobbio, magistrato eletto in An, che prevede l’immediata entrata in vigore dei nuovi limiti di età. “Certo — confessa spudorato Bobbio — l’emendamento serve a escludere Caselli: non merita la Superprocura”.
È la terza norma anti-Caselli, ma soprattutto pro-Grasso. Viene
approvata a fine luglio e firmata da Ciampi: Caselli è
definitivamente fuori gioco. Il Csm denuncia l’incostituzionalità della norma, ma non può che ratificare la nomina del candidato superstite: Grasso, primo procuratore della storia repubblicana nominato da un governo (e che governo). Lui però non ci pensa neppure a ritirarsi dal concorso truccato. Nel 2007 la Consulta dichiarerà incostituzionale la norma anti-Caselli. Tra i primi a felicitarsene — con appena due anni di ritardo — sarà proprio Grasso: “Sono contento, è una legge che non ho condiviso”. L’ha semplicemente usata. All’epoca qualche ingenuo si domandò perché mai B. preferisse Grasso a Caselli?
La risposta, forse, è appena arrivata.

Quello che (non) ho: Marco Travaglio e Gad Lerner sulla politica italiana (14/05/12)

 

Residenza della repubblica

 

QUIRINALE: L’OBIETTIVO DI B.

[La nuova strategia del Caimano: offre l’inciucio e dialoga con tutti. L’augurio del sottosegretario Polillo: “Spero di vederlo al Colle”. Molti berluscones confermano: “Il nuovo capo dello Stato sarà eletto nel 2013, quando si celebrerà il ventennio del Cavaliere”.]

 

Ci sarà un’anima buona capace di rassicurarci sul fatto che berlusconi non sarà MAI il presidente della repubblica italiana? perché dopo l’arroganza al potere il disonore a capo delle istituzioni sarebbe davvero troppo, insopportabilmente, troppo.
Diventare presidente della repubblica dovrebbe essere un premio: il coronamento di una carriera politica SPLENDIDA di qualcuno che ha rispettato sempre lo stato come fu quella di Pertini, per esempio, non certo il modo per permettere di riscattare socialmente uno che ha vilipeso, offeso, oltraggiato e ridicolizzato lo stato, questo stato, uno che in un qualsiasi altro altrove probabilmente  sarebbe in una galera da vent’anni.
Poi quando il mondo ci prende per il culo e ride di noi, ci compatisce, è inutile fare i nazionalisti che difendono la patria.

Difendere lo stato significa non dare a nessuno la possibilità di offenderlo e di farlo con i fatti, con le azioni e facendolo rappresentare da persone che ne siano degne. Ed io, mi dispiace, ma al momento non vedo nessuno che sia in grado di farlo. Almeno non nell’ambito politico, perché per fortuna di persone perbene l’Italia è piena.
Le referenze di berlusconi sono quelle giuste per ambire al titolo? a me non frega nulla di questa politica sempre interessata a farsi e ad aggiustarsi i cazzi suoi, ma m’interessa eccome non dovermi vergognare più di così di essere italiana, ma come glielo spiego al figlio di mio figlio che il presidente della repubblica è uno che sfruttava prostitute minorenni, comprava i giudici, aveva boss mafiosi pluriassassini in giro per casa? davvero c’è qualcuno che pensa di restituire dignità ad uno così facendolo entrare al Quirinale dal portone principale?

Io sono SERIAMENTE preoccupata perché non mi fido di questa politica inciuciona e disonesta. Montanelli fu troppo ottimista: dalla malattia berlusconi non si guarisce, o meglio, i cittadini sì, vorrebbero, è la politica che non può più fare a meno del virus.

Ormai è dipendenza.

L’articolo di Travaglio di oggi, come tanti suoi altri, lo dovrebbero inserire  nei libri di storia da studiare a scuola.

La grande colazione – di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio

Un testimone racconta che nel 1997, in piena Bicamerale, il
presidente della medesima Massimo D’Alema incontrò a Venezia l’allora
sindaco Massimo Cacciari. Al governo c’era Prodi e Culoflaccido
Pompetta B. era reduce dalle rovinose elezioni del ’96, politicamente
defunto, tant’è che i suoi alleati cercavano un modo carino per dirgli
che era finita e gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o
Fazio o Monti).

Cacciari domandò: “Scusa, Max, ma sei sicuro di questo accordo con
Berlusconi? Non è che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette
in quel posto?”.

Il conte Max lo guardò dall’alto in basso pur essendo meno alto,
sorrise a lungo in silenzio, congiunse il pollice e l’indice della
mano destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con lieve moto
ondulatorio. Poi sibilò: “Tranquillo, Massimo, lo tengo per le
palle”.

Naturalmente finì che il piduista Al Cafone B., promosso al rango di
padre ricostituente, dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere
(e con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece saltare
il tavolo della Bicamerale. E, da morto che era, rinacque a nuova vita
più fresco che pria: nel 2001 era di nuovo a Palazzo Chigi.

La scena si ripeté dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con Veltroni al
posto di Max. Anche allora governava Prodi e il cav. Banana B. era
dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente di comprare
senatori dell’Unione.

Ma Uòlter, neosegretario del Pd, incurante delle sfighe precedenti,
aprì un bel “tavolo” per “le riforme insieme”. Legge elettorale,
Costituzione e tutto il resto. Il cadaverino risorse un’altra volta:
sei mesi dopo, complice Mastella, era di nuovo premier; intanto
Uòlter, che in tutta la campagna elettorale non l’aveva neppure
nominato (“il principale esponente dello schieramento avverso”), perse
tutte le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.

Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a Bersani.

Tre mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si candidava lui.
Poi sostenne il governo Monti con il piduista corruttore B., ma giurò
che non era una maggioranza politica. In realtà lo era, ma si riuniva
nelle catacombe.

Ora è uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla luce del
sole, comunicati congiunti. Mancano solo le pubblicazioni, ma i
rapporti prematrimoniali sono tutt’altro che vietati.

L’inciucio parte dalla legge elettorale, poi si vedrà.

Ci sono tante pratiche da archiviare tipo i magistrati, che danno noia
a destra e a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, Pompetta B.
è morto.
Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un trompe l’oeil, neppure fra i
più riusciti).

E, siccome è Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da
statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo, inaugurato
tre anni fa a Onna con un certo successo.

Punta al Quirinale e pur di arrivarci è pronto a tutto, anche a
proseguire l’inciucio nella prossima legislatura con un bel
governissimo Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò la
gente si disabitua al conflitto d’interessi).

Il paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è Violante, che già
vegliava sulla Bicamerale da presidente della Camera.

Nel 1994 tuonava: “Il nucleo di interessi che si aggruma intorno a
Forza Italia è in profonda continuità col sistema di potere che ha
causato tanti lutti e danni all’Italia… Forza Italia è un manipolo
di piduisti e del peggio del vecchio regime. Berlusconi, con la
chiamata alle armi contro il comunismo, ripete la parola d’ordine del
fascismo e del nazismo quando morivano nei lager comunisti, socialisti
ed ebrei. E con questa parola d’ordine la mafia uccideva i
sindacalisti. È una chiamata alla mafia quella di Berlusconi”.

Nel 2002 Violante diceva che “le proposte di Berlusconi rispondono
alle richieste dei grandi mafiosi”.

Nel 2004 parlava di “interessi penali e criminali” del centrodestra.

E nel 2006 denunciò “un giro di mafia intorno a Berlusconi”.

Oggi si batte come un leone per maritare Bersani con quel bel
soggetto, rinviato a giudizio proprio ieri perché passò al suo
Giornale la bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e
Consorte.

Che gli fai a uno così? Te lo sposi.