L’indecenza non ha età [se questo è un rinnovatore]

L’ha resuscitato D’Alema nel ’97 con la bicamerale quando era  politicamente morto, non per meriti di un’opposizione che non c’è mai stata ma dei suoi medesimi; ha ripetuto l’operazione Veltroni  quando, nella famosa campagna elettorale nel 2008 lo definiva “il principale esponente dello schieramento a noi avverso” pur di non  fare il suo nome, ché non sia mai gli italiani potessero capire per chi  NON dovevano votare, che l’avversario “non è un nemico e non va demonizzato”, nemmeno se è silvio berlusconi. Ci riprova oggi Matteo Renzi riconoscendo un’autorevolezza politica ad un pregiudicato condannato pensando che sia utile, necessario, politicamente, nonché eticamente e moralmente corretto andare a trattare, discutere di leggi con uno che in tutta la sua vita ne avrebbe fatto volentieri a meno. berlusconi non è un interlocutore politico da trattare con rispetto, semmai lo sia mai stato anche prima visti i suoi precedenti, anche penali, il suo stile di vita, il suo fregarsene di ogni regola anche minima di convivenza civile. E con uno così Renzi va a discutere di regole, anzi della prima regola dalla quale poi scaturiscono tutte le altre e cioè di legge elettorale. Quello che fa, pensa e dice berlusconi non dovrebbe, se questo fosse un paese normale, essere riportato urbi et orbi come una notizia dalla stampa e dall’informazione assuefatte e anestetizzate dal servilismo. berlusconi che da condannato in via definitiva alla galera perché ha rubato allo stato può fare ancora campagna elettorale, pensare di presentarsi da leader alle elezioni nello stesso stato che ha derubato è una tragedia italiana, come le stragi impunite. Continuare a restituire dignità a chi l’ha persa per sua scelta significa voler dare il colpo di grazia ad un paese martoriato, altroché rinnovamento. Renzi va a discutere di legge elettorale, ovvero della legge per formare un parlamento, con berlusconi che in parlamento da decaduto qual è non ci può più mettere piede. 

 Si può discutere di leggi con un delinquente che le ha sistematicamente violate? Ci siamo scandalizzati, indignati quando si parlava di riforma della giustizia, abbiamo detto che non era possibile che un indagato [prima] potesse mettere bocca sulla riforma di quella giustizia che a berlusconi dà solo fastidio, la considera un inutile orpello, l’ha sempre considerata il grande ostacolo al suo progetto delinquenziale attaccando i giudici, diffamandoli, accusandoli di essere loro, il cancro della società e adesso Renzi che fa, parla con berlusconi [dopo aver parlato con Verdini, e ho detto Verdini] di legge elettorale perché pensa che la discussione politica non possa prescindere dal parere di un pregiudicato? E, se mi posso permettere, il segretario del pd eletto per acclamazione universale ci potrebbe spiegare in quale paese un leader di partito, un prossimo futuro ed eventuale candidato al ruolo di capo del governo pensa che sia utile ascoltare cos’ha da dire un truffatore, un ladro, un condannato alla galera, uno che ha un procedimento giudiziario ancora aperto in virtù del quale è stato già condannato in primo grado a sette anni per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione, uno che dovrebbe stare in galera? Dentro forza Italia non c’è nessuno più presentabile di berlusconi per discutere di leggi, un incensurato, ad esempio? E perché mai gli italiani si dovrebbero fidare di uno che va a trattare e a discutere di leggi con un delinquente? 

Questa sarebbe la politica nuova di Renzi?
E qualcuno ha pure il coraggio di criticare Grillo che con questi non ci parla?

Scendi_Letta

Preambolo: Per i devastatori di cose e oggetti 15 anni di galera, per quelli dello stato la presidenza del consiglio, i ministeri,  la carica di senatore a vita.
Al massimo, quando fanno cose molto gravi tipo ammazzare ragazzini o massacrare gente innocente che dormiva per terra  una condanna virtuale di pochi anni prontamente perdonati e condonati da apposite leggi confezionate per riparare delinquenti “eccellenti”.
C’è sempre un’ottima ragione per vergognarsi di essere italiani.

Sottotitolo: quando la fantasia surclassa la realtà, insieme al reato di sfruttamento della prostituzione minorile si dovrebbe aggiungere anche l’accusa di circonvenzione di incapace. Evidentemente si è reso conto di aver alzato troppo il target dell’età, visto che alla fine non si è nemmeno presentato, lui alle dentiere continua a preferire le farfalline.

Anziani ignari al comizio, ma B. non c’è

Anziani che vanno alle convention a loro insaputa.

Moody’s declassa i titoli di Stato italiani. Monti: “Siamo virtuosi, ma ci puniscono”

Enrico Letta: “Meglio il Pdl di Grillo”. L’ipotesi di votare Pd non la considera neanche lui (spinoza.it)

La virtuosità non consiste soltanto nel far quadrare i conti ma anche nell’avere gente degna, seria, responsabile a ricoprire ruoli istituzionali, e Moody’s questo ha pensato. “Il clima politico è fonte di rischi”:  non ci fidiamo del ritorno di berlusconi, ed evidentemente neanche dei suoi cortigiani di tutti gli schieramenti, quelli che purtroppo non se ne sono mai nemmeno andati sebbene e purtroppo solo  virtualmente come  b.


Sono davvero gravi le proposte che Grillo [che comunque non essendo un politico non ha nessuna voce in capitolo e può dire quello che gli pare, fino a prova contraria, al massimo si becca due pernacchie e morta lì], non ha mai fatto, come quelle di “non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia”.

Specie se confrontate con quelle leggi che il centrosinistra [ops!] non ha mai voluto fare pur potendole fare tipo il conflitto di interessi e la regolamentazione delle coppie di fatto. La prima perché evidentemente non avrebbe disturbato solo gl’interessi di b che comunque non dovevano essere toccati come confermò l’ottimo violante non in pizzeria con gli amici ma in parlamento, e la seconda perché c’è sempre, nel pd, il cosiddetto partito di opposizione, quello democratico e progressista (…) qualche fioroni e qualche binetti di troppo.
Eh sì, ha ragione Scendiletta, meglio berlusconi, che almeno non rompe gli equilibri.

Altrimenti d’alema la bicamerale che l’avrebbe fatta a fare?

Letta a due piazze
 Marco Travaglio, 14 luglio

Dopo anni di relazione clandestina, Enrico Letta ha trovato il coraggio per un liberatorio coming out sul Corriere: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo”. Finalmente, era ora: B. è meglio di Grillo perché Grillo propone di “non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia”. E pazienza se Grillo, diversamente da B., non ha mai proposto di uscire dall’euro e di non ripagare i debiti: quanto allo “ius soli”, il centrosinistra è talmente favorevole che ha governato 8 anni su 18 e non ha mai fatto la legge. Ieri molti elettori del Pd sono insorti sul web come dinanzi a chissà quale gaffe o novità. Beata ingenuità. Sono 18 anni che sinistra e destra governano insieme, ovviamente sottobanco per non farsi beccare dai rispettivi elettori. Perciò Grillo e Di Pietro li terrorizzano: non fan parte del giro, non inciuciano, non sono trattabili né ricattabili né controllabili, insomma hanno il guinzaglio lungo. Infatti il Letta minor sogna “un’alleanza guidata da Bersani con ai lati Casini e Vendola” e non esclude nemmeno la “grande coalizione” col Pdl anche se ora “non è l’opzione principale”. Una cosa è certa: “Non vorrei che si tornasse alla logica dell’antiberlusconismo e delle ammucchiate contro il Cavaliere”. Ecco, bravo. Le ammucchiate contro il Cavaliere no. Invece quelle col Cavaliere sì: infatti oggi il Pd è in maggioranza con B., per giunta in posizione gregaria. Ma chi si scandalizza non s’è accorto che la Grande Coalizione esiste almeno dal 1994, quando — rivelò Violante alla Camera — “abbiamo garantito all’on. Berlusconi e all’on. Letta (Gianni, ndr) che non avremmo toccato le tv”. Due anni dopo nacque la Bicamerale, che ufficialmente fallì nel ’98, in realtà non ha mai chiuso i battenti. Al di là del teatrino destra-sinistra per gabbare gli elettori, non c’è legge vergogna pro B. su tv e giustizia che Ds, Margherita e poi Pd non abbiano avallato o confermato o addirittura proposto e votato. Resta da capire se l’han fatto gratis o a pagamento. Nel 2006 Enrico Letta, vicepremier del secondo governo Prodi, si diede subito da fare: Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, gli scrisse di cambiare le regole d’ingaggio all’Avvocatura dello Stato affinché smettesse di difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le giuste richieste di Europa7, come aveva fatto col governo Mediaset. Naturalmente Lettino lasciò tutto com’era e l’Avvocatura seguitò a difendere la Gasparri e Mediaset. Del resto lui aveva appena confessato di invidiare al Pdl “gente in gamba” come “zio Gianni e Tremonti”: non potendoli ingaggiare, pensò bene di imitarli. Così tornarono al potere. Nel 2009 B. aveva il solito problema: disfarsi dei suoi processi col “legittimo impedimento”. Scendiletta diede subito il via libera sul Pompiere: “Il Pd non opporrà obiezioni al ricorso al legittimo impedimento: consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo”. All’espressione “come ogni imputato” c’è chi rischiò l’ipossia da risate. Altri sospettarono che si facesse scrivere i testi da zio Gianni. Ma era un’infame calunnia: zio Gianni è intelligente. Enrico invece è talmente astuto che ora è allarmato dal ritorno di B. perché “blocca la trasformazione del Pdl”.

Quale? Ma naturalmente quella avviata dallo statista Alfano, “interlocutore affidabile e credibile” che stava trasformando il Pdl “da movimento carismatico a moderno partito conservatore europeo”, mentre ora “tornerà a essere il partito di Arcore”. Invece Angelino Jolie, com’è noto, con B. non parlava neppure, anzi manco lo conosceva. Altre risate da soffocare. Il fatto è che Scendiletta dice ciò che pensano quasi tutti i papaveri Pd, adusi a mercanteggiare con B. su tutto, anche sulla Costituzione. Con la differenza che gli altri sono più furbi e si limitano a farlo. Lui lo dice pure. Il che fa temere l’ipotesi più agghiacciante: che lui, per B., lavori gratis.

Un imbecille su cinque, a quanto pare sì, lo rifarebbe

  Moody’s abbassa il rating dell’Italia.

“Il clima politico è fonte di rischi”: ovvero, non ci fidiamo del ritorno dello zombie.

Moody’s declassa i titoli di Stato italiani


“Le prossime elezioni fonte di rischio”

“Berlusconi candidato, niente primarie”
In 48 ore il Pdl rinnega il rinnovamento

Frequenze gratis per Mediaset

Il ministero dello Sviluppo Economico di Corrado Passera ha assegnato gratuitamente un pacchetto di frequenze alle principali emittenti. A beneficiarne più di tutti è il Biscione, che conquista quelle più ‘pulite’. E ora è a rischio la banda larga mobile.

Enrico Letta: “Il Popolo della Libertà? E’ meglio di Beppe Grillo”

 

Probabilmente Letta deve aver letto i sondaggi che davano il movimento in calo e ha pensato che gli avrebbe dato il colpo di grazia dicendo che Grillo – che fra l’altro non è candidato a nulla ma vaglielo a far capire a questi imbecilli conclamati che da mesi parlano di Grillo come se fosse candidato a chissà quale carica politica – è peggio di berlusconi, mentre invece la sensazione e la mia speranza personale è che accada proprio il contrario di quello che il nipote dello zio si augura. Se i partiti vogliono rispetto, considerazione e vogliono davvero essere considerati l’unico strumento politico di una democrazia dovrebbero essere composti da rappresentanze altrettanto rispettabili e non da perfetti idioti che dicono qualsiasi cosa passi per i loro cervelli bacati, per le loro menti obnubilate dal terrore di perdere potere e tutto ciò ad esso relativo.

La dichiarazione di Letta (junior) a proposito del pdl e del movimento dei cinque stelle, dunque non Grillo che nulla si appresta a fare politicamente non essendo candidato a niente è la prova provata che avevamo ragione su tutto quel che abbiamo detto e ripetuto in questi ultimi mesi ed anni, anche quando ci insultavano, ci accusavano di populismo antitalianità e qualunquismo perché dicevamo che l’unico vero interesse della politica italiana, tutta, ché tanto la zuppa (il pdl) e il pan bagnato (il pd) pari sono, è la loro esistenza in vita, i loro privilegi e quel che credono essere un loro diritto e cioè avere le mani in pasta sulle e nelle cose di tutti finché morte non li separi. Altrimenti non avrebbero nulla da temere da un movimento popolare composto da gente che probabilmente/sicuramente non è in grado di guidare un paese ma che essendo onesta, finanche incensurata, dunque inadatta e infrequentabile per un politico non dovrebbe essere accostata ad un’associazione perlopiù a delinquere considerata  la vasta rappresentanza di pregiudicati da cui è composta solo per opportunismo politico e per il timore di poter perdere una poltrona. Lo smacchiatore di leopardi non ha niente da dire ?
Un giorno l’operato e le azioni “politiche” del pd saranno materia di studi, non per gli storici bensì per gli psichiatri.

In questo paese ci sarebbe tanta di gente da ridicolizzare, mettere alla berlina, persone a cui rinfacciare ogni giorno grossolani “errori” fatti forse in buona fede  ma che nel tempo hanno invece rivelato l’esatto contrario.
Gente che si è potuta permettere di fare qualsiasi cosa con la certezza che non solo non sarebbe mai stata accusata di nulla ma che il suo agire sarebbe passato perfino alla storia come qualcosa degno del più illustre degli statisti.
Oggi tanti inorridiscono all’idea che berlusconi abbia deciso di ricandidarsi nonostante avesse promesso (sulla testa dei suoi figli?) che non l’avrebbe più fatto ma quei tanti si guardano bene dal ricordare chi è stato l’artefice della costruzione di questo garante della criminalità, politica e non.
“Zu silvio” può fare quel che ha fatto e che fa perché sa di poter contare sempre  su una folta schiera di personaggi che al momento opportuno tirano fuori la frase, l’ipotesi, l’idea, la dichiarazione circa il fatto che in tutti questi anni lui abbia davvero collaborato e lavorato per il bene comune anziché esclusivamente per il suo.
Se le elezioni ci fossero state il giorno dopo che Grasso ha dichiarato che lui merita un premio per la sua lotta antimafia, come avrebbe votato la gente?
E come avrebbe votato dopo aver letto il polillo ridens che dice di lui che merita il quirinale in quanto salvatore della democrazia?
E come voterebbe oggi leggendo che Monti lo coccola dicendo che al G20 l’umiliato fu lui ma l’obiettivo era l’Italia, la stessa Italia che proprio berlusconi ha umiliato, mortificato, resa ridicola agli occhi di tutto il mondo civile?
Per non parlare dell’opera incessante di salvataggio compiuta dai cosiddetti oppositori, da veltroni a violante, passando per l’autore dell’opera prima d’alema, la famosa bicamerale,  che incoronò berlusconi padrone e re d’Italia nonostante ci fosse e c’è ancora una legge che vieta ai possessori di media e organi di informazione di poter accedere a ruoli politici  fino ad arrivare ai giorni nostri, a quel renzi che lo trasformò da prescritto a prosciolto purché, orrore degli orrori, non si parlasse più dei processi di berlusconi, gente che  in tutti questi anni ha fatto l’esatto contrario di quello che avrebbe dovuto fare.
Ma purtroppo ormai a ricordarsi di chi sono stati i costruttori dei devastatori, gli artigiani  di questo delirio surreale che dura da più di tre lustri siamo rimasti in pochi, tutti sono distratti da altro, perfino un buffone, un comico che fa un bagno in piscina diventa utile per distogliere e disorientare – le foto di Grillo in vacanza che in questi giorni circolano sulle riviste di gossip, affinché anche la casalinga di voghera sappia che razza di cialtrone deve essere un attore che a luglio si fa i bagni in piscina –   fanno scandalo solo perché i veri scandali  non si possono immortalare ma solo subire.

In questo paese va benissimo parlare di tutto, purché non si parli mai dell’oltre.

Il debosciato tornerà …

Vorrei riderne, e di spunti ne avrei. Mi è bastato leggere, per esempio, che nel partito di soli quarantenni, che torna alle origini di forza italia, il vecchio debosciato sarà leader candidato a governare l’Italia sine die, immortale com’è. Vorrei riderne, e avrei motivo, leggendo che intende candidarsi dopo aver parlato con tutti i più importanti capi di stato esteri. Me lo immagino, lui e Topolanek con la minchia di fuori, e uno stuolo di donzelle (che se scrivo troiette le signore s’incazzano) tette al vento e gola profonda. Mi immagino i discorsi con l’amico Vlad: “Ehi Vlad, l’altra sera eravamo io, la culona inchiavabile e l’abbronzato americano che ha la moglie bona …”
Viene da ridere a leggere che secondo i suoi sondaggi, con lui candidato il partito tornerebbe al 30%, che è l’Italia che glielo chiede, e sempre le solite immani minchiate. Viene da ridere per la seriosità con la quale tutte queste idiozie son riportate dai giornali, poi però rifletto come sempre e come sempre mi dispiaccio, anche perché che sarebbe tornato – anzi che nemmeno sarebbe mai andato via – io lo scrissi già. Ma è anche vero che scripta non manent più; pure quell’epoca è finita, inghiottita dall’uso improprio che si fa di Internet, che mangia e digerisce le informazioni, senza lasciare il tempo che esse si metabolizzino.
Il 2012 si avvicina alla sua fine, e non è un’affermazione anzitempo. L’estate si mangia quel poco che è rimasto, fa scorrere il tempo nell’indolenza e nel silenzio. L’estate serve per rimandare a Settembre, ma anche a Ottobre visto che nemmeno le stagioni son più le stesse.
Il 2013 è già iniziato, così come è iniziata la riscossione dei crediti maturati. Passera – il ministro e non il parco giochi del debosciato – con un equilibrismo degno del più scaltro truffatore regala al padrone le frequenze per Mediaset, e lo stesso giorno, Monti – il professore sicario – dichiara che il suo padrone è stato fatto fuori con tutto ciò che di peggio sappiamo, di altre donzelle (sempre zoccole sono) e processi aggiustati. Iniziano a pagare il conto, ma temo siano solo le prime rate.

Ora è palese che quel dì, il tizio, non si fece da parte, ma semplicemente si scansò per evitare la pioggia. Ora è palese che chi ci governa non è un tecnico ma un boia mandato per ucciderci, ed è palese anche che il lavoro è stato fatto e che quindi, tutto, può riprendere esattamente da dove si era interrotto. Persino lo svuotamento delle parole – quelle che sono molto importanti – è andato a buon fine, e quindi io posso prepararmi all’attacco delle donne che mi rinfacceranno l’uso e l’abuso del turpiloquio, ma a nessuno verrà in mente di pensare alla favola che gli stanno per raccontare.
Come l’ultima di oggi, che narra di un paese che finalmente ha capito che non era giusto morire ammazzati dal lavoro. Il suo Presidente della Repubblica espresse vibrante soddisfazione dinnanzi ai numeri calanti di una strage infinita, e pure i sindacati sorrisero all’idea, che sempre meno, in Italia, il lavoro uccide.
E ci sto male a stroncare questa favola raccontandone un’altra: quella di un paese così tanto devastato che ormai non si moriva più di lavoro, che perché ci si uccideva per la disoccupazione.

Mi scuso, per questo scritto che può apparire sconclusionato. Lo volevo scrivere solo sconsolato.

 
Rita Pani (APOLIDE)

Di interni ed esterni (non sono complementi d’arredo, purtroppo)

Sottotitolo:  La domanda è “Pisapia lo sa?” e se lo sa perché non interviene?
Bastano cinque minuti per risolvere questa faccenda. Non c’è bisogno di nessuna riforma condivisa né dello stravolgimento della Costituzione; basterebbe che il sindaco chiedesse immediatamente spiegazioni ai responsabili, a chi ha rilasciato questi “permessi” e perché. E un secondo dopo facesse carta straccia di questo provvedimento ( io lo farei anche coi contratti di lavoro dei suddetti responsabili, ma solo perché sono moderata, ecco). Non sono solo le grandi cose a fare la civiltà, ma sono proprio le tante “piccole” inciviltà quotidiane a fare di questo paese una burletta internazionale, a prescindere da chi lo rappresenta.

 Milano, pass facili per utenti “vip”in corsia preferenziale

Sottotitolo 2:  Chissà perché Veltroni non interrogava (né SI interrogava) quando era sindaco di Roma. Un benefattore è un benefattore, e chi se ne frega da dove arrivano quei soldi.  I familiari non si opporrebbero ad un eventuale spostamento della tomba di codesto galantuomo: uno che per trovare spazio fra santi e papi deve aver fatto nella sua vita cose indubbiamente migliori. Il metro di giudizio della chiesa cattolica è: “fuori Piergiorgio Welby e dentro Pinochet e Renatino De Pedis”.

Questo, ci ha detto la chiesa.

E questo dovrebbe bastare e avanzare per disertare in massa chiesa e religione cattolica.

Chi era Enrico, detto “Renatino” De Pedis

Cancellieri: “Il permesso di seppellire De Pedis in S. Apollinare? Arrivò dalla Cei”
Il ministro dell’Interno risponde con una lettera all’interrogazione di Walter Veltroni che chiedeva conto della sepoltura del capo della banda della Magliana nella basilica. “Fu il cardinal Poletti a firmare l’autorizzazione”. I nuovi documenti trasmessi all’autorità giudiziaria. L’avvocato della famiglia del boss della Magliana: “I familiari non si opporrebbero a un eventuale spostamento della tomba”

La propaganda spicciola, d’accatto, non è mai una buona cosa, nemmeno quella tesa ad esaltare capacità e bravura che, se fossero realmente tali non avrebbero bisogno della scia di bava (giornalistica) che insegue il governo di Monti da quasi cinque mesi. Scrivere una cazzata, una cosa non vera sui giornali nell’era di internet è quanto di più patetico possa fare un professionista dell’informazione che sa perfettamente che c’è chi lo smentirà un quarto d’ora dopo e coi fatti, non con chiacchiere inventate per fare il gioco di chi comanda. Quando una cosa è davvero ben fatta non ha bisogno di chi la descrive in ogni modo possibile e, nel frattempo, tagliuzza, omette e tace su quello che, invece, non è bello né buono, e nemmeno di chi in tutto questo tempo ha pensato  di farci credere che Cristo sia morto davvero di freddo.

Che meglio di così non si poteva né si potrebbe fare.

Un giornale, dei giornalisti non sono bravi quando accomodano, aggiustano, e, peggio ancora, tacciono o inventano, specie poi se sono gli stessi giornali (e giornalisti) che per mesi, anni, hanno imbastito vere e proprie campagne mediatiche contro berlusconi, la qual cosa, intendiamoci, andava fatta perché berlusconi doveva essere controllato a vista, ma serietà e coerenza  vorrebbero che lo stesso rigore, la stessa attenzione venissero rivolti nei confronti di chiunque sieda ai posti di comando.

Anche se si chiama Mario Monti, ché di intoccabili in questo paese non se ne può davvero più.

Obamonti
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 1 aprile

Passano i giorni, ma il giallo dell’elogio di Obama a Monti sul finire del summit mondiale di Seul sulla sicurezza nucleare non accenna a trovare soluzione. In un vortice di indiscrezioni, dichiarazioni, precisazioni, puntualizzazioni, smentite, conferme, rettifiche dell’ampio staff del premier italiano, aggravate dal fuso orario e dal jet lag, due sole cose sono certe: il panegirico non è avvenuto nel discorso ufficiale del presidente Usa, come invece hanno scritto l’Ansa, il Corriere, Repubblica e altri giornali imbeccati dai portavoce di Palazzo Chigi; e sul sito della Casa Bianca le lodi sperticate dal Presidente all'”italian prime minister” non risultano, né in video né in testo.

Non un accenno all’italian, né al prime, né al minister. E neppure sui siti degli oltre 50 governi presenti al vertice. Se Obama ha elogiato il Professore, l’ha fatto all’insaputa degli americani, dell’intero pianeta e forse anche di se stesso.

Eppure i portavoce del premier, dalla mitica Betty Olivi all’ambasciatore Pasquale Terracciano, consigliere diplomatico, giurano che l’elogio c’è stato eccome: il Prof, proprio in quel momento impegnato dietro una tenda in una decisiva telefonata con Cicchitto che l’aveva strappato al tavolo dei relatori, ne ha appresa l’esistenza addirittura “dall’Interpol”.
“È la prova che non ho mangiato funghi allucinogeni”, aggiunge Terracciano, corso al salvamento della Olivi che si stava intorcinando in spiegazioni lambiccate, ai limiti del paranormale (“forse ci siamo fatti prendere dal troppo entusiasmo… nei video del discorso di Obama non si possono vedere tutte le parole”). Dunque il video sarebbe attendibile, ma si riferirebbe al discorso ufficiale, mentre poi Obama ne avrebbe tenuto un altro, a telecamere spente: “Un intervento a braccio, breve, un minuto e mezzo non di più”, sollecitato dal presidente coreano Lee che gli avrebbe chiesto il bis. Come ai matrimoni o alle feste di compleanno: “Di-scor-so! Di-scor-so!”. Ed è lì, nel simpatico bis conviviale, che Obama avrebbe citato estasiato “the italian prime minister”. E perché mai proprio e solo lui, su 50 presenti? “Per la sua politica dei piccoli passi”. Gli altri 49 statisti, infatti, attuano notoriamente la politica dei lunghi passi, mentre l’unico che i passi li fa piccoli è il nostro. Obama, quando gli ha parlato a quattr’occhi, s’è fatta illustrare per filo e per segno la sua politica, poi s’è battuto ripetutamente il palmo della mano sulla fronte: “Ecco dove sbagliamo, noi del resto del mondo! Continuiamo a fare i passi lunghi! Meno male che sei arrivato tu, con i piccoli passi! Ora esco di qua e ti cito. Così tutti gli altri imparano. Ma lo dico alla fine, parlando a braccio, un minuto e mezzo non di più”. Il peana ai piccoli passi montiani è divenuto così il clou del vertice mondiale: dovevate vederli gli altri 49 che prendevano appunti e chiamavano frenetici i rispettivi paesi per impartire disposizioni urgenti: “Ragazzi, d’ora in poi solo piccoli passi: l’ha detto Monti a Obama”. Resta da capire perché nessun sito o giornale mondiale si sia accorto della cosa. Varie ipotesi.

1) Obama ha sussurrato l’elogio all’orecchio dell’ambasciatore italiano, che gli sta simpatico, senza farsi sentire dagli altri.
2) Obama parlava dei Monthy Pyton, ma lo staff di Monti ha capito “Monti”.
3) Obama ha inviato un sms sul cellulare di Monti, ma ha sbagliato numero e il messaggio è arrivato all’Interpol.
4) Obama stava parlando con la sua pedicure di un durone al piede cagionato da una camminata in alta montagna: la callista ha suggerito di scalare i monti con piccoli passi e così è nato l’equivoco.
 5) C’è un sosia di Obama che si diverte a incasinare i vertici mondiali, seminando elogi a questo e a quello con frasi sconnesse, tipo “piccoli passi”: è lo stesso burlone che, travestito da Emilio Fede, avrebbe portato in Svizzera 2,5 milioni in una valigia spacciandosi per lui e facendogli perdere la direzione del Tg4.

D’Alema: come si fa a non amare quest’uomo?

Riecco, immancabile, la disinformazione del TG1.  Quasi esattamente due anni fa, il TG1 assolveva l’avvocato Mills, che invece era stato semplicemente prosciolto per intervenuta prescrizione. Si gridò allo scandalo, alla manipolazione dell’informazione, alla diffusione di falsità. Cose per cui Minzolini disse: “Vi prego, i complimenti mi imbarazzano”. Anche Silvio Berlusconi è stato prosciolto per prescrizione. Ed ecco come il sito del Tg1 ha dato la notizia:

Notizia solo successivamente rettificata con “Berlusconi prosciolto per prescrizione”.

E’ cambiato il direttore, ora c’è Maccari, ma non c’è niente da fare. Al cuor non si comanda. (Rabdomante, Cattive maniere per l’Unità)

Sottotitolo: O Berlusconi rinuncia alla prescrizione oppure è nient’altro che un corruttore che se l’e’ scampata modificando leggi a proprio vantaggio. Cos’ha da dire Monti a riguardo, visto che la sua maggioranza sta in piedi sui corruttori? Evidentemente Monti si trova in migliore compagnia con i corruttori che con la gente normale, visto che nel suo governo non si può entrare se non si è milionari.
(Paolo Ferrero, segretario del partito di Rifondazione Comunista)


 Checché ne dicano Silvio Berlusconi e i suoi trombettieri, la sua carriera di imputato è costellata di reati accertati ma impuniti. Ecco un riepilogo dei processi.

Berlusconi assolto? No, colpevole 10 volte su 25 accuse. I reati accertati ma impuniti

Il Pd di oggi e il cosiddetto centrosinistra di ieri e ieri l’altro – da quando b., è “sceso in campo” – sono stati la migliore assicurazione sulla vita di berlusconi.
Perché il centrosinistra quando è al governo e ogni volta che, per sbaglio, torna al governo non cancella non modifica né corregge tutte le leggi vergogna fatte su misura per il capobanda e l’associazione  che lo appoggia.

E spesso se ne è reso più che complice mettendo la sua faccia davanti ad altre leggi vergognose (necessarie per gli italiani e cioè solo per berlusconi e i suoi amichetti di merende) vedi quella sull’indulto voluta da Mastella  ma fatta apposta per far scontare a previti solo quattro giorni di detenzione rispetto ai sei  anni che gli spettavano, quando era ministro col governo di Prodi.
Perché il centrosinistra non ha mai fatto una legge seria sul conflitto di interessi  (come c’è in tutti paesi mediamente civili dove la distinzione fra controllori e controllati la stabilisce la legge) anche quando avrebbe potuto, anzi, non dimentichiamoci di D’Alema e della sua frase ormai passata alla storia: “Mediaset è una grande risorsa per il paese” e nemmeno di Violante quando confessò in Parlamento che c’erano stati accordi (quelli che cdx e csx sono abituati a fare con le mani sotto al tavolo) già nel 1994 per garantire a berlusconi e a Letta che “le televisioni non sarebbero
mai state toccate” (e infatti nessuno lo ha mai fatto: quando si dice mantenere le promesse) e tenne a precisare, forse vantandosene anche, che durante il governo di csx il fatturato di Mediaset lievitò di ben 25 volte. E fu sempre D’Alema che, durante il suo governo nel 1999, fece approvare una legge a favore delle Tv di berlusconi facendogli pagare solo l’uno per cento dei ricavi per le concessioni televisive.
Che poi è lo stesso D’Alema che legittimò, nonostante ci fosse e c’è una legge che impedisce ai possessori di media e mezzi di comunicazione di intraprendere carriere politiche, la figura politica di berlusconi con la famosa e, secondo il geniale statista del Tavoliere, necessaria, bicamerale.
Ed è stato sempre il centrosinistra a resuscitare berlusconi ogni volta che lui – da se stesso medesimo – ha fatto il possibile ma soprattutto quell’impossibile che gli è sempre riuscito a meraviglia, per suicidarsi politicamente.
Non dimentichiamoci di Veltroni che, durante l’ultima campagna elettorale si rifiutava persino di pronunciare il nome di berlusconi, ché forse pareva brutto far sapere alla gente che l’avversario da combattere era silvio berlusconi, fino ad arrivare ai giorni nostri e al giovane virgulto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che in un’intervista al Corriere della sera, ha detto che b., al processo per la corruzione del testimone David Mills “è stato prosciolto e spero che questo ponga fine alla lunga era delle curve e degli ultrà”.

berlusconi è stato prescritto ma per Renzi è la stessa cosa.

Perché la cosa importante, sempre per Renzi è che berlusconi sia uscito da quel processo tornando ad essere un cittadino libero (ma c’è sempre il processo Ruby e quell’accusa di sfruttamento di prostitute minorenni che, evidentemente Renzi ha rimosso per non autodispiacersi troppo).

Quindi, riassumendo il Renzipensiero dal quale non risulta che il PD abbia preso le distanze devono tacere tutti quelli che dicono o scrivono che berlusconi ha ottenuto la sesta prescrizione grazie alle leggi che si è fatto approvare dalla sua maggioranza di parlamentari nominati (compresi i suoi avvocati). E che, sempre grazie a quelle leggi ha potuto mettere le mani sulla Mondadori, evadere il fisco, truccare i bilanci, sottrarsi al giudizio dei tribunali garantendosi dunque l’impunità.
Probabilmente Renzi non si è ancora ripreso dall’emozione di quando andò a conferire con berlusconi in quel di Arcore, a dicembre del 2010 e lì berlusconi gli disse: “tu mi somigli”.

Dunque considerando il passato, il presente e il futuro direi che noi italiani siamo in ottime mani.

Le sconcertanti affermazioni di Violante in parlamento nel 2003, introdotte da Marco Travaglio.