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Sottotitolo: visto che bravo il papa?
Basta aspettare, trecento, quattrocento anni e poi le scuse della chiesa arrivano.
Prima o poi chiederà scusa anche per aver lobotomizzato i tre quarti del pianeta con la balla del “regno dei cieli”. Peccato non poter assistere all’evento storico.

‘Abusi sessuali pesano sulla Chiesa’
Il Papa si scusa per i preti pedofili

Il problema è che adesso TUTTI enfatizzeranno le scuse del papa [a cui si poteva aggiungere la cacciata dell’indegno parroco calabrese, se proprio si voleva dare un segno di credibilità] e NESSUNO metterà invece l’accento su Padoan che ha riconfermato per il vaticano gli sconti comitiva sulle tasse.Mentre le famiglie continuano ad essere strangolate dallo stato, alla chiesa si continuano a concedere i bonus, ma siccome il papa è taaanto buono, basterà che si affacci un’altra volta dalla finestra per dire che la pace è “beela”, la povertà brutta e la guerra ‘nze pò guardà e tutti saranno felici, contenti e coglionati. Come al solito. Chiedere scusa è la cosa più facile da fare. Forse perché è anche una delle più inutili.
Funzionano forse per la forma, ma non per la sostanza, che resta invariata come era prima che arrivassero.

“Scusa” va bene quando qualcuno mi pesta un piede, perché se mi tamponano la macchina già non basta più chiedere scusa: ci vuole una denuncia.
Ovvero, un fatto, un documento che attesti una colpa e che chieda ufficialmente di assumersi la responsabilità del danno.
Le scuse applicate alle grandi colpe poi hanno anche un vago retrogusto di presa in giro.
C’è un sacco di gente che pensa di poter risolvere tutto semplicemente chiedendo scusa.
Ma chi ha avuto la vita rovinata, danneggiata per sempre non ci fa niente con le scuse.
Ci sarebbero i dovuti modi e le giuste maniere per restituire almeno una parte di giustizia a quelle vite, ma tra il dire e il fare non c’è di mezzo solo il mare.

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E’ stato molto più contrastato berlusconi che in una cosa ha ragione e bisogna riconoscergliela:  lui è stato l’ultimo presidente del consiglio scelto per mezzo del voto, poi va bene ci sarebbe ancora da parlare  all’infinito di come, grazie al suo gigantesco conflitto di interessi, sia stato molto facile ottenere ma soprattutto mantenere il suo consenso anche in virtù di quegli italiani così facilmente seducibili.

 Renzi invece non fa così paura, ha la faccia rassicurante del vicino di casa, dell’amico di famiglia, del quarto alla partita di briscola e dunque ha trovato immense praterie su cui poter scorrazzare come gli pare, un posto dove non esistono obblighi né confini. Tutto è concesso e dovuto al globetrotter toscano, e per quello che ancora non ha si sta organizzando per benino. Ma in una democrazia non funziona così, una repubblica democratica non è il frigo bar che tutti possono aprire e prendersi quello che vogliono. Ci sono delle regole che TUTTI sono obbligati a rispettare, in primis quel giuramento che i ministri fanno al momento di accettare il loro incarico che è quello di servire lo stato e i cittadini, non di servirsene per gli affaracci loro: i soliti, legati al mantenimento del potere e dello status quo. E il presidente della repubblica invece di fare il ventriloquo, il suggeritore, dovrebbe ricordarsi che il suo ruolo principale è, sarebbe, quello di farsi garante delle regole democratiche che non prevedono colpetti di stato a ciclo continuo mascherati da legittime azioni democratiche. Colpetti di stato mascherati che sono iniziati una ventina d’anni fa quando all’indegno abusivo, all’impostore elevato poi a delinquente a tutti gli effetti è stato concesso quello che la legge non permetteva ma che a lui, essendo nato più uguale degli altri ma anche molto peggio dei tutti è stato invece concesso. Colpetti di stato che si sono ripetuti con una certa frequenza anche in questi ultimi anni, dal governo di Monti, nominato in fretta e furia senatore da Napolitano,  in barba all’articolo 59 della Costituzione che pretende che i senatori a vita abbiano delle caratteristiche precise che Monti non aveva ancora fatto in tempo a maturare.  Ma Monti  serviva, altrimenti il terrore, la miseria e la morte per tutti, altroché il pelo. Colpetti di stato – ma democratici, s’intende – che si sono ripetuti con la nomina del bel governo delle larghe intese – napolitane –  perché o si faceva così oppure il paese sarebbe andato a finire nel baratro dell’ingovernabilità [ah ah].  Nel mentre, quella legge che ha riempito in questi anni il parlamento, la cosiddetta legge porcellum così definita da colui che l’ha fatta e che di porcate se ne intende, veniva giudicata incostituzionale.  Colpetti di stato a getto continuo che ci hanno portato ai giorni nostri dove a palazzo Chigi siede un signore i cui unici meriti sono stati aver governato una città da sindaco ed aver vinto le primarie del suo partito che però, tutti sanno, o almeno dovrebbero sapere,  non hanno nessuna valenza istituzionale, non riconoscono nessuna autorità a livello nazionale. Altrimenti sarebbe come se un amministratore di condominio potesse andare, in forza di chi l’ha votato, a fare il presidente della repubblica di un paese intero: parrà strano ma il paragone è pertinente. E comunque un suffragio elevato, il fatto che un politico possa ottenere un alto consenso di popolo non lo autorizza ad usarlo quale arma per fare quello che gli pare. Anche se Renzi fosse stato votato in regolari elezioni POLITICHE ottenendo la maggioranza bulgara, e non, invece, salito a palazzo per le solite manovre di palazzo, sarebbe sempre tenuto a rispettare i codici di quella democrazia che ha consentito anche a lui e ad un avanzo di galera di poter mettere piede in parlamento. Mentre, e invece, lui vuole chiudersi nel fortino e far saltare in aria la strada che ce lo ha portato. No, non si può fare. Un paese normale non può ridursi all’ultima spiaggia che si paventa e si minaccia da almeno tre anni per bocca del presidente della repubblica, non dello scemo del villaggio. Un paese, le cui istituzioni non hanno saputo rinnovarsi nemmeno sul piano della decenza ma il cui unico interesse è stato tramandarsela, quell’indecenza, basterebbe andarsi a guardare chi sono uno per uno questi cosiddetti “riformatori”, andrebbe abbattuto come un ecomostro.

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Ognuno si sceglie i suoi. Libertà e Giustizia non riconoscerà mai a Berlusconi Silvio (condannato in via definitiva per frode fiscale), Verdini Denis (indagato per false fatture, mendacio bancario, appalti G8 L’Aquila, associazione a delinquere e abuso d’ufficio), Letta Gianni (indagato dal 2008 per reati di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata, inchiesta poi archiviata nel 2011) il diritto di mettere le loro mani sulla Costituzione nata dalla Resistenza.
Saremo pochi? Saremo gufi? Saremo professoroni e parrucconi? Sempre meglio che complici di questa congrega. [Libertà e Giustizia]

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Quando mussolini andò al potere da dittatore fascista soltanto dodici professori universitari su milleduecentocinquanta [in tutta Italia] rifiutarono di aderire al regime, non giurarono fedeltà al duce perdendo così la loro cattedra.

Forse è la paura di perdere la cattedra che fa tacere molti dei “professori” attuali, quelli che quando era berlusconi a proporre riforme pericolose per la democrazia [ma vantaggiosissime per lui che non si è mai riconosciuto nella democrazia e nella Costituzione però vuole riformare sia l’una che l’altra e qualcuno glielo sta permettendo] lo scrivevano su tutti i muri delle scuole del regno, mentre oggi preferiscono tacere e non disturbare il Grande Progetto di Napolitano e Renzi, con la supervisione del condannato alla galera berlusconi di riportare un po’ di regime in Italia.

Ovvio che parlare di regime senza le squadracce per strada che minacciano risulta esagerato, tutti siamo ancora liberi di poter gestire il nostro tempo, le nostre attività, nessuna “libertà” viene minacciata in solido, ma le dinamiche che poi portano un paese ad essere sottomesso ad una democrazia “autoritaria” sono le stesse con le quali è stato possibile instaurare il regime di mussolini.

In epoche moderne non servono i carri armati nelle piazze per far capire alla gente che qualcosa è cambiato; i cambiamenti si fanno assimilare per mezzo di altri strumenti, più pericolosi in quanto subdoli, che a occhio nudo non si vedono.

Quando non si ascoltano più le voci contrarie, quando la maggior parte della stampa e dell’informazione fa passare per buono, per ottimo tutto quello che si decide nelle segrete stanze, per tacere di quanto ci abbiano terrorizzati tutti quanti sull”ipotesi che l’uomo solo poteva essere Grillo. Evidentemente solo la solitudine di Grillo è fascista, quella di Renzi no, lui è felicemente accompagnato e si vede.

Quando per mesi si continua a ripetere che l’opzione berlusconi era necessaria perché berlusconi è il capo di un partito che porta i voti, mentre in nessuna parte del mondo civile la politica seria prende in considerazione le opinioni [e figuriamoci se gli dà modo e maniera di influire sulle leggi dello stato] di un uomo finito dal punto di vista dei diritti civili, finito per sua scelta, non perché qualcuno gli abbia negato, tolto quei diritti con la violenza. 
Per fare un piccolo esempio pratico, Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso Yara può ancora esercitare il diritto di voto, berlusconi no: però qualcuno, Matteo Renzi col placet di Napolitano ha messo in mano la Costituzione da riformare anche a lui.

Quando un presidente della repubblica da anni [anni!] continua a ripetere la solita filastrocca che “o così o il diluvio”, ritornello applicato prima a Monti, poi a Letta e adesso a Renzi non c’è da stare tranquilli, anche se in molti, naturalmente quelli che stanno collaborando alla “stretta” sulla democrazia applicata alle regole, si affannano a ripeterci tutti i giorni che non c’è nulla da temere.  Come dice  – e dice bene – Antonio Padellaro, “ci stanno fregando”, e se non ce ne accorgiamo nemmeno stavolta significa che questo paese una libertà vera non la merita.

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DIALOGO TRA UN GUFO E IL 40,8% (Antonio Padellaro)

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LA DEMOCRAZIA AUTORITARIA (Marco Travaglio)

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O no? – Alessandro Gilioli – Piovono rane

Immaginate il governo dei vostri sogni. Quello che secondo voi sarebbe perfetto. Ok?

Immaginate quindi che il capo di questo governo abbia un indice di gradimento popolare altissimo, l’endorsement unisono di tutti i media, l’appoggio entusiasta dei poteri economici e finanziari, un’opposizione in buona parte farlocca e nessuna possibile alternativa di governo alle viste.

Sicché il capo di governo in questione può permettersi di fare il cacchio che vuole senza rispondere a nessuno, perché il Paese si è trasformato in un gregge di belanti yesmen.

Ecco: a fronte di uno scenario del genere – e fermo restando che quello è il governo dei vostri sogni – sareste capaci di vedere che la situazione è patologica, drammaticamente patologica, perché una democrazia sana ha invece bisogno di dialettica, di conflitto, di contrappesi, di un’alternativa sempre possibile?

O no?

(sia chiaro: il riferimento non è solo ai renziani – e quindi la domanda non è posta solo a loro. Vale invece per ciascuno di noi, quale che sia il suo governo ideale; perché oggi Renzi, domani un altro: è più o meno lo stesso, in termini di cultura democratica).

Moniti e distintivo – Marco Travaglio

L’ha fatto ancora. Dopo qualche settimana di astinenza, Napolitano ha monitato di nuovo. E, siccome gli scappava da un bel po’, ha espettorato ben tre moniti in un giorno. Credendosi il re d’Italia, è andato a Redipuglia. E di lì, a 100 anni dalla grande guerra, ha tuonato contro “le guerre e i nazionalismi” (brutti) e a favore dell’“integrazione europea” (bella). Concetti forti, soprattutto nuovi. Poi s’è spostato a Monfalcone e, sempre in marcia verso la scoperta dell’acqua calda, ha rimonitato per strada: “Se non trovano lavoro i giovani, l’Italia è finita”. Perbacco, che originalità. Verrebbe da domandargli dove sia stato lui negli ultimi decenni, essendo entrato in Parlamento appena nel 1953, mentre i governi italiani facevano di tutto per desertificare i posti di lavoro.

O se il Napolitano che firmò ed esaltò la controriforma Fornero che manda gli italiani in pensione a 70 anni, tagliando fuori i giovani dal mercato del lavoro, fosse un suo omonimo. Del resto, c’è un Napolitano che tuona contro le guerre e uno che difende a spada tratta l’acquisto degli F-35 (che notoriamente sganciano mazzi di rose), anche dai cattivoni del Pentagono che osano lasciarli a terra per precauzione. Un Napolitano che “quando il Parlamento delibera, il Presidente tace”. E un Napolitano che ieri – terzo monito – s’impiccia nei tempi (dunque nei modi) della controriforma del Senato . Ma questo è ormai la politica italiana: una supercazzola 24 ore su 24 senz’alcun rapporto con la realtà, con la coerenza, con la decenza. Con B. credevamo di avere raggiunto il record mondiale della balla, ma non avevamo ancora visto all’opera Napo & Renzi: al confronto il Cainano è un dilettante. Tre anni fa giunse la famigerata lettera della Bce che commissariava definitivamente l’Italia, imponendoci inutili sacrifici per decine di miliardi, oltre all’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Fu allora che un certo Matteo Renzi, ancora soltanto sindaco di Firenze, il 26 ottobre 2011 dichiarò all’Ansa: “Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode. Rabbrividisco a sentire certe posizioni contro la lettera della Bce lanciate da chi non prenderebbe voti nemmeno nel suo condominio”. Chissà se è lo stesso Renzi che ora, divenuto segretario del Pd e presidente del Consiglio, fa il figo contro “l’Europa dei tecnocrati e dei banchieri”, contro il rigore in nome della flessibilità e della crescita.

   C’è il Renzi che fa lo splendido con le 12 linee-guida sulla Giustizia e bacchetta il Csm: “Chi nomina non giudica e chi giudica non nomina”. E c’è il Renzi che si tiene come sottosegretario alla Giustizia il magistrato Cosimo Ferri che fa propaganda elettorale via sms per mandare i suoi amichetti nel nuovo Csm (chi governa elegge e chi elegge governa). C’è il Renzi che trasforma il Senato in dopolavoro per sindaci e consiglieri regionali perché quello attuale fa perder tempo (falso: approva le leggi in una media di 2 mesi). E c’è il Renzi che, come i predecessori, si scorda i regolamenti attuativi delle sue (pochissime) riforme, che languono nei ministeri come lettera morta. C’è il Renzi che dai 5Stelle pretende lo streaming e le risposte scritte in carta bollata, però B. & Verdini li vede di nascosto e a carte coperte, infatti il Patto del Nazareno rimane segreto di Stato. Viene in mente quel che disse Fabrizio Barca a un imitatore di Vendola che il 17 febbraio lo chiamò dalla Zanzara: “Non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo! Siamo agli slogan: questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo, vedo uno sfarinamento veramente impressionante”. Poi rivelò di aver rifiutato l’offerta di fare il ministro che gli giungeva da improbabili intermediari del premier, legati al quotidiano la Repubblica: “Sono colpito dall’insistenza, il segno della loro confusione e disperazione!… Sono fuori di testa!”. Pareva uno scherzo telefonico: era il migliore ritratto del renzismo reale, tutto chiacchiere e distintivo.

 

La condotta

Preambolo: insegnate ai bambini ad essere indipendenti, senza dover seguire dottrine stabilite da altri.
Liberateli dalla schiavitù delle religioni insegnando loro quanto amore, quanta umanità e quanta cristianità ci sono nella poesia, nell’arte, nel sapere, nella fantasia, nella bellezza delle cose e nelle persone concrete, quelle che si vedono, si toccano, si annusano, si baciano, si mangiano, ci si fa l’amore. 
Non c’è un’altra vita, la menzogna di quel regno dei cieli destinato ai ‘buoni’ per mezzo della quale da millenni la chiesa tiene sotto scacco miliardi di persone: c’è solo questa.

Sottotitolo: Jack lo squartatore aveva una condotta sociale un po’ sotto lo standard.

Chissà il cardinale “quante volte viene”.
Per lo standard, dico.

Il cardinale O’Brien: “Cattiva condotta sessuale“.

Un uomo di chiesa non dovrebbe proprio avercela, una condotta sessuale, poiché  vi ha rinunciato per scelta sua e non per costrizione.

Almeno dovrebbe essere così.

Conclave, il cardinale O’Brien: “Mi scuso per la mia condotta sessuale”

Il cardinale Keith O’Brien, alla fine, ha ammesso le proprie responsabilità. L’ormai ex primate di Scozia e arcivescovo di St.Andrews e Edimburgo, accusato da quattro sacerdoti di comportamenti “inappropriati”, ha affidato il proprio “mea culpa” a una nota diffusa dalla Bbc.

O’Brien, che lo scorso 25 febbraio aveva presentato le proprie dimissioni in seguito allo scoppio dello scandalo, annunciando contestualmente di non poter più partecipare al Conclave, ha riconosciuto che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”.

Il cardinale 74enne ha chiesto scusa “a quanti ho offeso, alla chiesa cattolica e agli scozzesi”. Il cardinale britannico è sempre stato un acceso critico del movimento gay, condannando l’omosessualità come immorale e i matrimoni gay come “pericolosi per la salute fisica, mentale e spirituale delle persone coinvolte”.

‎”Gli omosessuali sono un pericolo per la pace”. [Benedetto Emerito XVI un po’ prima di dimettersi].

La pedofilia, invece, ovvero lo stupro su persone non consenzienti e perlopiù minorenni, a differenza del rapporto omosessuale che rientra in una normale scelta di vita, un orientamento sessuale di persone rispettabili e soprattutto da rispettare ché non nuocciono né danneggiano nessuno, rientra nelle normali condotte sessuali alla quale si può dare anche una valutazione, non in un tribunale ma mentre si partecipa alla nomina di un nuovo papa.
Avranno pure smesso di mettere gente sui roghi – se potessero lo farebbero volentieri ancora oggi – ma il livello della considerazione per l’umanità che hanno certi “uomini” di chiesa resta più o meno quello di qualche secolo fa.
Ci sarebbe da chiedersi quanti stupri ci vogliono per scendere al di sotto dello standard di uomo di chiesa.
Perché per tutti gli altri uomini che non indossano un abito talare non c’è mica lo standard di riferimento e la possibilità di scegliere il nuovo papa: c’è la galera.
Vivissimi complimenti a chi ha ancora bisogno di questi punti di riferimento.

L’amore, il rispetto, la cristianità sono cose che si portano dentro, si regalano, senza la necessità di farselo insegnare dalle religioni che per mezzo dei suoi uomini, referenti sulla terra di qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare per imporre la loro idea di amore hanno bruciato la gente sui roghi, l’hanno torturata, ancora oggi si continuano a fare guerre in nome di un dio, per evidentemente, spiegare che dio è amore anche quando si bombardano civili innocenti, si lapidano le adultere in una buca di terra perché non sono state fedeli al loro uomo e padrone o quando si impiccano ragazzini di 15 anni grazie alla sharija, perché non pensano che l’amore sia solo quello fra uomini e donne.
O quando si violentano bambini e ragazzi – da uomini di chiesa, dunque portatori di un messaggio di pace, fratellanza e rispetto per l’altr* pretendendo poi di dare una valutazione al proprio agire anziché permettere che quella valutazione la dia il giudice di un tribunale così come avviene per tutte le persone che si macchiano del crimine più odioso di tutti perché riguarda bambini e ragazzi, il futuro di tutte le società civili che vedranno negarsi per sempre la possibilità di vivere una vita normale, sana, libera e felice.
Che dio, se esiste davvero, vi maledica, visto che gli uomini e le donne di questa terra non lo sanno fare.

Change

Hanno girato, rivoltato, trattato e contrattato ma finalmente sono riusciti a dare a berlusconi pure la7. Urbano Cairo è un ex dirigente fininvest, quindi dopo Mediaset che è la sua, la Rai che controlla per mezzo dei suoi ascari sguinzagliati in ogni dove, finalmente anche la7  finisce [di diritto ma soprattutto di rovescio] sotto il controllo di silvio berlusconi. Mannaggia, ad avere una legge sul conflitto di interessi questo non sarebbe mai potuto accadere, probabilmente d’alema, come per quella sullo scudo fiscale, non aveva capito quanto fosse importante questa legge. 
Ecco perché non ce l’ha fatta a farcela.

Sottotitolo: sulla piattaforma Change.org è stata lanciata dall’Uaar, “Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti” una petizione che richiede l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa. [qui il link all’appello]

Conclave, cattolici Usa contro Mahony
E Famiglia Cristiana lancia un sondaggio

 L’ex arcivescovo di Los Angeles era stato sollevato dai propri incarichi per aver coperto gli scandali di pedofilia. Ciononostante il suo nome risulta tra i partecipanti al Conclave che dovrà votare il successore di Benedetto XVI.  Catholics United indice una petizione per impedirglielo.
A proposito di ospitate nello stato di Dio:
nell’aprile 2011 al dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, accusato di crimini contro l’umanità fu concesso di partecipare alla beatificazione di Wojtyła. Lo stato italiano fu costretto a sorvolare sulle leggi recenti in funzione dell’obbrobrio fascista dei patti lateranensi e consentire a Mugabe, indesiderato in base alle sanzioni europee che gli vietavano il visto d’ingresso in tutti i paesi membri, di calpestare il territorio italiano.

Ho firmato perché voglio che questo diventi davvero un LIBERO STATO e non il paese a democrazia limitata che è sempre stato i cui contribuenti sono costretti – di diritto ma soprattutto di rovescio – a mantenerne un altro i cui residenti poi non si comportano affatto da ospiti ma vogliono fare i padroni di casa, anche della mia.
Facciamo che ognuno si paga le sue eccentricità, che sei miliardi di euro l’anno, tanto ci costa più o meno mantenere santamadrechiesa, esclusi benefit, privilegi, bollette non pagate i cui costi ricadono sui romani,  tasse non pagate che i contribuenti devono pagare anche per la vaticano SPA e un mucchio di altri lussi che vengono concessi dallo stato alla chiesa, e per non dover ribadire ancora una volta quanto sia costoso dover sopportare questa zavorra che impedisce a questo paese di diventare davvero civile sono un prezzo altissimo che non possiamo più permetterci di pagare. 
Ho firmato perché il concordato è una legge fascista che in una democrazia, in una repubblica deve essere abolita.

Eppoi l’ha detto anche il papa uscente [ma che resterà ospite nelle mura vaticane affinché non abbia nulla da temere, ben coperto dall’immunità in quanto capo di stato estero, quella stessa  che lo ha sollevato da altre responsabilità circa i casi di pedofilia all’interno della chiesa: Immunità: ecco perché Ratzinger resterà in Vaticano,  tutti uguali a dio e come no]:”‘Il tentatore è subdolo – ha detto all’Angelus: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari”.

Ecco, firmiamo anche per non farli più cadere in tentazione. Così imparano.

Lilly Gruber: lei è cattolico?
Antonio Ingroia: NO.
[Ottoemmezzo, 18 febbraio]

La domanda di Lilly Gruber non è stata né indiscreta e nemmeno fuori luogo.

Altroché tenersi i papi e i cardinali nei cassetti come Bersani e Vendola.
In un paese dove la religione invade la politica di destra, di centro e di centrosinistra che non oppone mai resistenza anzi le piace pure, e in modo asfissiante la vita dei cittadini ai quali s’impone di vivere secondo un’etica religiosa anche se non sono cattolici-credenti-praticanti perché la politica poi  non legifera secondo le necessità, le urgenze, i bisogni della gente ma in base a quello che non turba e disturba le loro eminenze, nell’unico paese che ne deve mantenere un altro grazie a una legge fascista, il concordato,  che dovrebbe, DEVE  essere abolita quel NO di Ingroia è una luce in fondo al tunnel.

E’ importante sapere in che misura la religione occupa la vita di un politico visto che i nostri politici sono troppo sensibili all’influenza della religione, si ammalano molto facilmente di conservatorismo e bigottismo; mentre a noi, invece,  serve una politica sana e libera da TUTTE le influenze.

 

[Il tempo è galantuomo]

Ecco perché ieri sera da Lilly  Gruber c’era Ingroia: il più nascosto di tutta questa campagna elettorale, il più oscurato e ignorato dai media.
E’ andato a fare il tappabuchi di berlusconi che doveva fare il confronto con Travaglio; ma siccome notoriamente Travaglio fa il gioco di berlusconi allora ha preferito non andare per non rischiare di stravincere le elezioni e umiliare i suoi avversari: lui è un uomo modesto, si accontenta di poco.
E già qui si potrebbe mettere un punto e scrivere che per capire ci vorrebbe un cervello che fa il suo mestiere, ché la polemica infinita sulla puntata di Servizio Pubblico circa il fatto che Santoro e Travaglio avrebbero messo a suo agio sua bassezza a me ha puzzato di bruciato sin da subito, come anche la proclamazione a santi subito di Floris e Ilaria D’Amico, i bravi giornalisti che hanno imbarazzato berlusconi [mica come Travaglio, cazzu cazzu iu iu], come se tredici minuti di intervista fossero uguali a una trasmissione di un’ora o di tre ore.
E che quando scrivo che in questo paese un’informazione che informa non l’avremo mai perché non ce la meritiamo, perché c’è gente che non ha la benché minima idea di quello che significa la parola informare altrimenti l’Italia non sarebbe sempre e puntualmente in basso a tutte le classifiche internazionali sulla libertà di stampa e informazione, forse ho ragione.
E chissà perché se Santoro e Travaglio sono così ospitali Bersani e Monti, chez Servizio Pubblico non ci sono proprio voluti andare.

Telecanto e melesuono
Marco Travaglio, 19 febbraio

Sarò strano, ma non riesco a capire tutta questa ossessione per i confronti televisivi che si fanno o non si fanno. Intendiamoci: Grillo ha sbagliato di brutto a promettere e poi disdire l’intervista con Sky (e non è la prima gaffe: quella strana frase sui magistrati che “fanno paura” proprio mentre indagano sui poteri fortissimi ha sconcertato una bella fetta della sua base). Ma soprattutto ha sbagliato a prometterla, perché diciamoci la verità: nessuna delle centinaia di pallosissime telecomparsate degli aspiranti premier e dei loro candidati ha spostato di un millimetro gli orientamenti degli elettori. L’idea di un bel dibattito all’americana, dove un avversario o un giornalista mette in difficoltà il politico di turno e gli fa perdere voti, in Italia è pura utopia: e lo resterà finché la politica comanderà sulle tv. Paradossalmente, il programma che più s’è avvicinato a quel modello è stata la puntata di Servizio Pubblico che tutti i giornali hanno accusato di aver rilanciato Berlusconi (perciò Bersani e Monti non sono venuti da Santoro: per evitare eccessivi rilanci). Quella sera il Cavaliere, per la prima e ultima volta nella sua carriera, fu costretto ad ammettere di non essersi opposto alla decisione di Monti di introdurre l’Imu sulla prima casa; e addirittura di essersi confuso, a causa dell’età avanzata, sul complotto delle banche tedesche contro il suo governo. Tant’è che per qualche settimana evitò accuratamente di dichiarare guerra alla Germania e di accusare Monti sull’Imu, pensando che le due balle fossero ormai inutilizzabili e occorresse inventarne qualcun’altra (tipo la restituzione dell’Imu in contanti). Poi andò a un programmino domenicale di La7 e ripeté le due balle senza che i due conduttori gli ricordassero che erano già state smontate da Servizio Pubblico. Dunque capì che poteva usarle di nuovo: nella tv italiana non si butta via niente. Del resto, avete mai sentito qualcuno (esclusi i presenti) rinfacciargli i suoi processi o gli impresentabili nelle sue liste? Tutti gli scandali, per lui, sono ormai mediaticamente prescritti: condono tombale. E così i casi Penati o Mps per Bersani. E così l’inerzia su Finmeccanica per Monti. In compenso Ingroia, le rare volte in cui appare in video, deve continuamente giustificarsi per essere un magistrato e peggio ancora un incensurato; poi, quando potrebbe illustrare le proposte del suo movimento, il tempo è scaduto. Invece gli altri leader intervistati in tutte le tv possono dire le loro cose, vere o false che siano, senza incontrare ostacoli. Non perché alcuni intervistatori non tentino di incalzarli sulle loro contraddizioni, ma perché mai come in questa campagna elettorale si è mentito tanto spudoratamente sul passato e sul futuro, sui programmi e sulle alleanze. Anche la domanda più cattiva, impertinente, puntuta è destinata a infrangersi contro risposte generiche o sfuggenti o menzognere.
E la legge sulla par condicio proibisce al conduttore di interrompere l’ospite logorroico o bugiardo per ristabilire punto per punto la verità. Solo un confronto fra tutti e sei i candidati premier potrebbe spostare qualcosa: non tanto per i contenuti (perlopiù falsi o utopistici), quanto per l’efficacia della comunicazione, che non è uguale per tutti. Ma il confronto a sei non lo vuole nessuno dei big: troppi altarini da nascondere. Infatti pongono condizioni inaccettabili (confronto a due o a tre, fuori gli altri) per evitarlo. Quindi non facciano i furbi: sono allergici alle domande proprio come Grillo che (giustamente) accusano di allergia alle domande.

Ps. Ieri B. ha annullato la sua partecipazione a Otto e mezzo dove avrebbe dovuto rispondere alle domande di Lilli Gruber e del sottoscritto. Chissà cosa diranno ora i tromboni che mi accusavano di avergli regalato una barcata di voti a Servizio Pubblico: forse che temeva di stravincere?

Il papa prega per lui

Sottotitolo:

Gli agenti della Dia: “Coi tagli si sta smantellando la Direzione antimafia”

Era il sogno di Giovanni Falcone, che aveva compreso la necessità di avere un’unica struttura di polizia per affiancare i magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. “La stanno uccidendo a piccoli passi, perché nessuno si assumerebbe la responsabilità di eliminarla in un colpo”.

 

Ma naturalmente non c’è stata nessuna trattativa fra lo stato e la mafia.

 

 

Formigoni: “Idv, Grillo, Fatto e Repubblica? Braccio armato contro la democrazia che vuole destabilizzare il sistema politico italiano e mira al dissolvimento dello Stato che accusa anche in maniera vergognosa per abbattere in questo Paese ogni esperienza di democrazia ” [evidentemente gli deve essere sfuggita qualche copia di Repubblica di queste ultime settimane].
Se le esperienze di democrazia sono state quelle degli ultimi vent’anni [per non dover guardare ancora più indietro nel tempo che è peggio] ben venga tutto ciò che è in grado di dare un’energica scrollata a questo sistema mafioso e  paramafioso che ha distrutto anche l’idea di democrazia in questo paese.
Suppongo che oggi Violante non spenda una parola sul populismo di Formigoni. Meglio, molto meglio insultare i Magistrati, visto che poi nessuno li può difendere.
L’ayatollah celeste rivela inoltre che il papa gli avrebbe detto di pregare per lui tutti i giorni. 
Se fossi io a vestire gli umili panni di suasantità [comprese stole di ermellino e scarpette Prada] m’incazzerei moltissimo e denuncerei questo delinquente bugiardo che si crede Gesù Cristo.
Poi dice che una diventa atea.

Formigoni: “Il Papa prega per me ogni giorno”. Poi l’attacco al Fatto

Il presidente della Regione Lombardia indagato per corruzione approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro magistrati e giornalisti. Racconta di una vicenda giudiziaria come se fosse il passato, della fede in Dio e dell'”attacco strumentale” che ha subito. Poi spara contro il Fatto Quotidiano, Repubblica, Grillo e Italia dei Valori: “Sono il braccio armato contro la democrazia.”

Io sto con CL: no ai matrimoni gay!

di Silvio Di Giorgio per Il Fatto Quotidiano

Comunione e Liberazione dice no al matrimonio tra omosessuali. C’è il rischio che non nascano più bambini: i nostri preti sarebbero costretti a molestare dei maggiorenni, ed è una cosa che non possiamo permettere che accada.

Per prima cosa la carne dei maggiorenni è stopposa: i sacerdoti più anziani, abituati alla morbidezza delle carni giovani, rischierebbero di scheggiare le dentiere che si sono comprati con il nostro8×1000. E poi avere rapporti con un maggiorenne non costituirebbe reato, quindi dovrebbero escogitare altro per farsi trasferire in un’altra diocesi ed insabbiare tutto con l’aiuto del proprio vescovo.

Permettere ai gay di sposarsi porterà ad un’inevitabile conclusione: l’estinzione degli italiani. I maligni potrebbero dire che, alla luce delle dichiarazioni di CL, non sarebbe poi una perdita così grave, ma il vero problema è un altro. Vogliamo forse che i nostri sacerdoti siano costretti a diventare tutti missionari e volare all’estero a molestare negretti?

E’ come per il calcio. Un tempo tutte le stelle venivano a giocare da noi perché avevamo il campionato più bello del mondo, adesso scelgono tutti altri Paesi. Per la pedofilia ecclesiasticarischiamo lo stesso esodo. Che ne sarà della nostra immagine?

E poi lo sappiamo tutti che in Africa i bambini sono denutriti, non sono mica resistenti come i nostri cresciuti con pane e nutella. C’è il rischio che si facciano male. Poveri piccoli, vogliamo forse traumatizzarli per tutta la vita?

C’è inoltre chi fa notare che  i matrimoni gay non durerebbero, ed è un dato di fatto. Non sono solidi come quelli dei cattolici. Vedi ad esempio Berlusconi, Casini e Fini, uomini di chiesa che, nonostante i problemi quotidiani con le rispettive mogli, continuano stoicamente a portare avanti il loro primo matrimonio senza mai pensare neanche per un istante al divorzio.

Per finire un’ultima considerazione, e cioè che non si può andare contro natura. E la natura esige che a picchiare la moglie sia il marito, e non un’altra donna. E’ un matrimonio, cazzo, mica una lotta nel fango!

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