L’Italia è una Repubblica, fondata sul lavoro

Sottotitolo: il comunismo ha fallito, dice Napolitano, dunque ex appartenente al PCI poi diventato uno dei cosiddetti “miglioristi”, cioè quelli che volevano essere di sinistra ma anche no [proprio come quelli di oggi], quelli che volevano riformare per – appunto – migliorare ma non abbiamo ancora ben capito cosa, visto che non c’è traccia alcuna di riformismo e né tanto meno, di miglioramento, in Italia. Proprio e specialmente nella politica che, anzi, un livello più basso e infimo del nostro di questi ultimi anni non l’aveva più avuto dai tempi in cui il parlamento era stato trasformato in un allegro bivacco di manipoli.

Ora, giusto per capire, ma a quale comunismo si riferiva,  il presidente, a quello sovietico, cinese, quello delle dittature, dei gulag oppure a quello italiano?  vedere casa pound e forza nuova alle tribune elettorali nel 2013 è stato un bel successo democratico? fatico a comprendere, ecco.

Se avessimo avuto un giornalismo meno servile e servo la domanda da fare a Napolitano sarebbe stata questa: “se il comunismo ha fallito il capitalismo e il liberismo cos’hanno fatto? Cosa ha prodotto consegnare la politica a quel potere economico verso il quale doveva essere proprio la politica ad esercitare un controllo serio, severo, rigoroso, anziché diventare lei la controllata e noi cittadini le vittime di entrambi?”

Penso, sinceramente, che si debba smetterla col voler paragonare a tutti i costi il comunismo italiano con quello che ha davvero prodotto “miseria, terrore e morte” come ci ha insegnato berlusconi, l’amico intimo del “sincero democratico”, comunista,  Putin.
Perché è una forzatura tesa a portare fuori strada, a far continuare all’infinito la polemica che “destra e sinistra” non devono più essere considerate. Io invece le considero, eccome, perché se  questo fosse un paese normale dove ci sono una sinistra e una destra, non una DC mascherata da partito riformista ma che non riformerà un cazzo di niente e  una ridicola caricatura del ventennio fascista che oggi si fa rappresentare dal disonesto tycoon in odor di mafia e malaffare la lotta contro il liberismo sfrenato, senza regole e controlli che ci ha condotto al fallimento dovrebbe essere un obiettivo comune alla destra e alla sinistra.

Che paese è quello dove un uomo si suicida per ricordare a tutti, anche al presidente Napolitano che è – sempre – in tutt’altre faccende affaccendato che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro? 

Dice d’alema che lui non ha paura di Grillo ma gl’italiani sì, devono averla.

A d’alema io non crederei nemmeno se fosse stato lui a stabilire che la terra è rotonda e gira intorno al sole; perché la fiducia bisogna sapersela conquistare, e mantenere, e il signor d’alema ha dimostrato – impegnandosi molto peraltro – di non essere per niente una persona politicamente affidabile, anzi.
Nei dintorni di Repubblica [il giornale, nella fattispecie sempre per l’opinione del direttore Zucconi]  invece l’obiettivo è stato spostato verso Ingroia, la cui candidatura sarebbe così inutile da aver raggiunto il livello del “chi me l’ha fatto fare”.

Questa campagna elettorale è brutta per contenuti, volgare per berlusconi, squallida per toni e termini, arrogante perché “o mangi ‘sta minestra o salti dalla finestra”; non sono questi gli argomenti per convincere la gente di essere migliori. 

E chi fa propaganda per conto suo o – e sono la maggioranza – per conto terzi, e la fa male, usando gli stessi toni della politica invece di indurre ad una riflessione seria non fa che creare altra confusione e produrre altre brutture delle quali, ma davvero, non c’è alcuna necessità.

Bastano e avanzano quelle a cui assistiamo ormai da settimane.  

Se invece di osservare le otturazioni dentali di Grillo e la forfora sulla giacca di Ingroia si parlasse di più delle balle quelle sì, pericolose, altro che temere Grillo come suggerisce lo skipper alle cime di rapa che si guardò bene dall’invitare gli italiani a temere berlusconi ma anzi, lo ha agevolato verso una lunga e redditizia carriera politica, forse quel venti per cento di  gente disposta a rivotare l’impostore bugiardo e disonesto si potrebbe ridurre.

Ecco perché confido davvero che, a parte quel venti per cento di indefinibili creature che voteranno ancora il più bugiardo di tutti, il resto degli italiani dia a questi arrogantoni presuntuosi la lezione che si meritano.

Che non vuol dire votare necessariamente il MoVimento o Ingroia ma fargli capire che non è la loro idea di “sinistra” di cui c’è bisogno in questo paese.

I capponi di Renzi
Marco Travaglio, 10 febbraio

Il sindaco di Firenze, anzi di Firenzi, Matteo Renzi accusa Ingroia e Rivoluzione Civile di “autogol” perché farebbe “vincere Berlusconi”. Bersani ripete che “c’è un solo voto utile per battere la destra ed è il voto al Pd”. Per carità, in politica e soprattutto in campagna elettorale ciascuno tira l’acqua al suo mulino. Ma c’è qualcosa di intellettualmente disonesto nel ricatto “o voti Pd o vince B.”. Non stiamo qui a ricordare tutte le volte in cui il centrosinistra resuscitò B. da morte sicura, o accusò noi antiberlusconiani di impedire il dialogo con B. e il reciproco riconoscimento fra destra e sinistra (prima l’accusa colpì i girotondi, poi fu usata dai vertici Ds per cacciare Colombo e Padellaro dall’Unità). Nel 2008 il neonato Pd predicava “le riforme insieme” a B., tant’è che in tutta la campagna elettorale Veltroni evitò accuratamente di nominare “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”. E nel 2011 gli astuti strateghi del Pd dichiararono chiusa l’era del berlusconismo e dunque dell’antiberlusconismo (posti sullo stesso piano). I più furbi studiavano un salvacondotto per accompagnare B. alla tomba, essendosi bevuti l’ennesima balla: quella del suo ritiro in favore di Alfano (figuriamoci), con tanto di primarie Pdl (rifiguriamoci). Del resto, sentir dire da Bersani “faremo subito le leggi sul conflitto d’interessi, il falso in bilancio e la corruzione”, fa cascare le braccia: se fosse Renzi a dirlo, qualcuno potrebbe anche crederci, perché Renzi non era al governo né in Parlamento nelle cinque legislature della Seconda Repubblica in cui non si fece nessuna di quelle leggi, anzi se ne fecero parecchie di segno opposto. Ma Bersani in Parlamento e al governo c’era, dunque farebbe bene a non pronunciare più le parole conflitto d’interessi, falso in bilancio e anticorruzione finchè le relative leggi non saranno sulla Gazzetta Ufficiale. E poi una legge anticorruzione il Pd l’ha appena votata assieme ai suoi alleati nella maggioranza che sostiene Monti, guidata dal Pdl, con cui governa da 14 mesi. Una legge finta, anzi dannosa, che riduce le pene per la concussione: guardacaso, proprio il reato di cui risponde B. al processo Ruby. Come può chi governa da 14 mesi con B. accusare Ingroia o Grillo di fare il suo gioco? Dei leader attualmente in campo, gli unici che non hanno mai governato con B. sono proprio Ingroia e Grillo (Monti, Bersani, Fini, Casini e Maroni sono stati tutti in maggioranza con B., chi una, chi più volte). Ma soprattutto: se il Pd teme di perdere le elezioni a causa di Rivoluzione civile, perché non si è alleato con Rivoluzione civile prima del voto e non vuol farlo nemmeno dopo? Ingroia aveva offerto un’alleanza prima del voto: nessuna risposta. Ora offre un’alleanza dopo il voto: nessuna risposta. Anzi, picche. Invece Bersani annuncia a ogni pie’ sospinto che, dopo il voto, governerà con Monti (e tutto il cucuzzaro dei Fini e dei Casini), logorando Vendola ed escludendo a priori Ingroia. Di chi è dunque l’autogol? Renzi voleva addirittura cacciare Vendola dal centrosinistra, col risultato di sprecare i suoi voti, visto che Sel è data dai sondaggi sotto la soglia minima del 4% richiesta per entrare almeno alla Camera. Intanto B., com’è giusto fare col Porcellum che Pdl, Pd e Centro non han voluto cancellare, schiera una coalizione che tiene dentro tutta la destra. La sinistra invece, come al solito, è in ordine sparso. Di chi è dunque l’autogol? Forse occorrerebbe un po’ più di umiltà e di rispetto per gli elettori. Chi vota Ingroia o Grillo lo fa perché preferisce programmi e comportamenti magari ingenui o sbagliati, ma radicalmente diversi dalla solita minestra fallimentare vista e rivista per vent’anni. 
Quei voti non appartengono a Ingroia o a Grillo, ma a quei cittadini. E chi vuole quei voti deve parlare a quei cittadini. Anzi, avrebbe dovuto.

Che brutta fine ha fatto La Repubblica [ma anche i dintorni non scherzano]

Premessa: Meno male che Travaglio a ottoemmezzo ha detto che voterà anche Ingroia, così almeno si smetterà di  dire che Il Fatto Quotidiano è diventato  house organ del MoVimento.
Paese di chiacchieroni disinformati e che giudicano sempre sulla base del pregiudizio personale. Gente che non apre un libro e un giornale e poi pretende di sapere qual è il pensiero del giornalista, dello scrittore o dell’intellettuale e criticarlo, anche.

E non mi riferisco solo a Marco Travaglio.
Lui ha sempre dichiarato per chi avrebbe votato, la volta scorsa ha scelto l’IDV, perché – lo ha detto mille volte – vota sempre chi sta dalla parte opposta di berlusconi.
Se l’avessero fatto anche a sinistra e centrosinistra, se fossero stati anche loro SEMPRE, davvero e coi fatti dalla parte opposta di berlusconi oggi questo sarebbe un paese non dico normale ma molto più tranquillo di quel che invece è.

“Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case
e ci parla direttamente
e se una radio è libera
ma libera veramente
mi piace ancor di più
perché libera la mente.”

Sottotitolo:  “Che brutta fine. Signora mia che brutta fine. Ma che brutta fine ha fatto Repubblica.

Una volta raccontava fatti, dava notizie e su questi creava una pubblica opinione.

Adesso pretende di cementare un’opinione, peraltro tragicamente autoreferenziale, raccontando ciò che vorrebbe che fosse.

Berlusconi è cattivo.
Il Capo allo Stato è intoccabile.
Monti è bellissimo, dice il Fondatore.
Monti è meno bello se attacca Bersani, dice il Fondatore.
Monti torna ad essere bello se non attacca Bersani, dice il Fondatore, ma a una certa età, si sa, gli umori variano.
Merlo disegna merletti.
Serra cesella.
Ehi, ma è l’Europa che ce lo chiede. [Tor Quemada]

Anch’io amo la radio, in modo viscerale, non ci sono cd o compilation dello stesso autore che mi affascinano quanto ascoltare la radio, la mia radio, che è “mia” da più di quindici anni, sempre la stessa, perché la sua collezione musicale è la migliore in assoluto per me, perché dentro ci sono persone preparate, professionali, adorabili, e quando entrano nella mia casa, prima del primo caffè del mattino, è come se fossero persone di famiglia.

Mi sono abituata alle loro voci, aspetto lo speaker che mi racconta le notizie e il dj con le sue proposte musicali, sempre perfette, e ora, grazie a facebook e twitter è anche possibile accostare un volto, a quelle voci,  scambiare con loro un saluto, una battuta spiritosa senza la necessità che si liberi una linea telefonica per farlo.
Quindi il rapporto si è fatto ancora più stretto.

Ma, e lo dico a malincuore e con tutto il mio affetto non mi piace la mia radio da quando si  è trasformata in house organ di partito: il PD.

Come non mi piace nessun giornale od organo di informazione che si trasformano in cavalier serventi, maggiordomi, mettendosi al servizio della politica, nei paesi normali si fa proprio e solo il contrario.

Conosco tanta gente che non è di sinistra ma pur di togliersi dalle balle berlusconi alle scorse  elezioni  ha votato per il centrosinistra – non per una questione di utilità come piacerebbe a molti che si facesse ora – ma perché stanca e stufa di farsi rappresentare da lui e quelli come lui.

Essere di sinistra non fa parte del patrimonio genetico, ogni scelta personale fa parte di un percorso individuale privato derivante dal proprio vissuto, dalle proprie esperienze, dalla propria cultura.
E, fino a prova contraria, anche la politica rientra nella categoria delle scelte personali e della propria libertà di pensiero.

Quindi, escludendo i fascisti e i cosiddetti berlusconiani che in quanto tali hanno dimostrato e dimostrano di non avere acquisito il minimo indispensabile di quella cultura che li farebbe essere diversi e non sono stati in grado di fare delle scelte ma hanno preferito farsele fare – ché pensare in proprio è un esercizio che richiede un certo impegno e volontà – credo che ogni orientamento politico che non abbia in sé un’idea di totalitarismo, limitazione, privazione dei diritti civili e delle libertà sociali e personali debba essere non solo tollerato ma proprio accettato, e con rispetto.
Ora, con tutto il rispetto per quel che resta di Repubblica [il quotidiano] e di certi suoi dintorni [Radio Capital] quello che voglio dire è che è diventato abbastanza ridicolo questo corpo a corpo ingaggiato non col M5S ma con Beppe Grillo in persona.
Faccio fatica a pensare che Vittorio Zucconi,  un distinto signore di mezz’età, un professionista esperto di politica nazionale e internazionale che scrive articoli e viene invitato in qualità di ospite autorevole nei talk show abbia trasformato in una questione personale, in una missione, quella che dovrebbe essere una discussione politica pre elettorale il più possibile serena e non una continua istigazione.

Un giornalista esperto questo lo sa.
Perché non si può stare tutto il giorno a scrivere nei social network che Grillo si è messo le dita nel naso, non si lava i denti dopo pranzo e magari, stando tutto il giorno in giro per le piazze e non al caldo e al comodo di uno studio televisivo o radiofonico, gli puzza pure l’ascella senz’aspettarsi poi che a qualcuno venga il dubbio che si esageri apposta per mettere in cattiva luce la persona.
Tutto questo non è professionale, non è serio, non è giornalismo, ma – soprattutto – l’unico effetto che produce è quello contrario come è già successo con e per berlusconi, che anziché essere attaccato nel merito delle sue enormi responsabilità giudiziarie, politiche, anziché rinfacciargli ogni giorno di aver distrutto anche l’idea di moralità e di etica viene accolto [ancora!] come fosse davvero uno statista in grado di realizzare sul serio tutte le balle di cui va cianciando urbi et orbi da settimane.

Che poi sono le stesse che racconta da quasi vent’anni.

Senza contare poi che questo stravolgimento di una linea editoriale che, fino a qualche tempo fa era assolutamente rispettabile comporta anche una diminuzione  di lettori/ascoltatori e quindi rischia anche di provocare una perdita in termini economici.

Tanta gente, come me, ha smesso di acquistare Repubblica, da quando è diventato un giornale illeggibile, inguardabile per aver scelto di essere  funzionale ad un presidente della repubblica che talvolta ha dimostrato di tenere più a se stesso che alla repubblica, e adesso, dopo un anno di riverenze al governissimo che fa benissimo, al partito del voto utile.


Come scrivo ormai da mesi io non voterò il MoVimento, ma il mio nemico non è Grillo: i miei nemici sono Monti e berlusconi e chi non ha ben chiaro in mente che questo paese senza la realizzazione concreta, la messa in pratica di un’uguaglianza vera e di conseguenza di quei diritti civili che vengono negati, ignorati per vigliaccheria, per non inimicarsi il vaticano che ha scelto di essere nemico di tutti ma che la politica invece tiene sempre e troppo in considerazione concedendogli pelle e quattrini, i nostri e non i suoi, non sarà MAI un paese civile.
E, giusto per cambiare argomento ché sempre lo stesso alla fine annoia si potrebbe parlare di questo, a Repubblica e dintorni.

La Grande Truffa

Senato, Grillo risale e Monti scende
A Bersani il centro potrebbe non bastare

Il nuovo exploit dei Cinque Stelle nei sondaggi può mettere in crisi le alleanze del Pd a Palazzo Madama
Così potrebbe affacciarsi la riproposizione del caso Sicilia, dove Crocetta ha bisogno dei voti del M5S.

Preambolo: Vendola a differenza di Bertytweed che quando sente e legge Marco  Travaglio si fa venire l’orticaria, ieri sera a Servizio Pubblico, annuiva. Quindi significa che Travaglio  tutte ‘ste stronzate fascistoidi non le dice e non le scrive. Nemmeno quando – giustamente – ricorda tutte le cazzate fatte dalla sinistra al posto di quel che una sinistra ma anche un centrosinistra onesto e coerente doveva, avrebbe dovuto e deve fare.

C’era una volta un politico piccolo piccolo che tutti davano per morto , e regolarmente risorgeva dalle sue ceneri. Montanelli lo chiamava “Il Rieccolo”.

Sottotitolo: Enrico Letta: “Su un eventuale accordo futuro con i montiani decideranno insieme Bersani e Vendola. In ogni caso un allargamento è nella logica delle cose, perché abbiamo di fronte i populismi di Grillo e Berlusconi, che sono populismi molto aggressivi rispetto ai quali dobbiamo fare fronte comune”. Il Pd è straordinario. Da una parte insulta chi vota M5S (o Ingroia) equiparandolo a chi vota Berlusconi (dimenticandosi che l’unica forza che mai ha fatto opposizione a Berlusconi è proprio il centrosinistra). Dall’altra chiede – anzi esige – il “voto utile”, altrimenti “se vince Berlusconi è colpa vostra”. Tradotto: ti entrano in casa, ti ciulano la compagna, ti sfasciano i mobili e poi ti chiedono i soldi per tornare a casa in taxi (e se non glieli dai sei un antidemocratico). Che statisti mirabili. [Andrea Scanzi]


Enrico Letta è lo stesso che il 13 luglio scorso disse “meglio votare Berlusconi che Grillo”.

Sul fatto che a luglio del 2012 Enrico Letta, il nipote dello zio, non aveva ancora capito che Grillo NON si vota, stendiamo un velo “lettoso”.

Questo piccolo amarcord onde evitare rotture di coglioni a posteriori quando, armato di torce e lumini cimiteriali qualcuno andrà a caccia degli eventuali colpevoli dell’eventuale débâcle.

Questo è il risultato di una pessima propaganda, spesso più violenta delle cose che si criticano e si rimproverano a Grillo.
Parlano tutti dell’imbonitore del nuovo millennio, della riproduzione su scala di mussolini e berlusconi ma intanto Grillo continua a riempire le piazze mentre i politici ‘tradizionali’ nelle piazze non ci possono più andare; meglio parlare ai “parenti stretti” nella comodità dei teatri che ospitano i loro convegni in campagna elettorale o davanti a giornalisti compiacenti che non li straniscono troppo.
Grillo, il grande bluff, la truffa targata Casaleggio [manco fosse dell’utri], ma la truffa è anche chi dice di volersi occupare di un paese ma non dice in che modo intende farlo, e con chi, soprattutto; la truffa è dire che si va a governare con Vendola ma decidere sul filo di lana, sempre per l’irresponsabilità di parole e comportamenti di una campagna elettorale pietosa e penosa, di andarci con Monti. Chiunque abbia ancora a disposizione una briciola di obiettività sa benissimo che per mettere più sinistra nel pd, anzi, per mettercela e basta serve dare il voto all’unico partito che è di sinistra e cioè Sel. Il problema è quando poi, nella coalizione di governo Vendola dovrà togliersi il cappello di fronte alle decisioni che Bersani prenderà non con lui ma col sobrio professore. Perché è questo che succederà, e bisognerebbe avere l’onestà di dirlo.

Non voterò il movimento, ma non ne sono nemmeno terrorizzata come quelli che in questi mesi hanno parlato di Grillo come del babau del terzo millennio, perché io Monti lo temo molto più di Grillo, e anche di berlusconi.

Nota a margine: Angelo Bagnasco,  di professione cardinale, presidente della Cei interviene nel dibattito politico pre elettorale: ”Gli italiani hanno bisogno della verità delle cose, senza sconti, senza tragedie ma anche senza illusioni”. Tre le priorità che dovrà seguire il nuovo governo: “lavoro, famiglia e riforme dello Stato”.

La faccia tosta di questi millenari affabulatori dell’irrealtà è davvero insopportabile. Le loro eminenze in fatto di balle vogliono mantenere l’esclusiva.

Dopo aver sostenuto per diciotto anni il più grande cazzaro disonesto dell’universo naturalmente perché da bravo cristiano come ha dimostrato di essere gli garantiva [come tutta la politica del resto ha sempre fatto] i rubinetti sempre aperti oggi sale in cattedra permettendosi di dire che gli italiani non devono cadere nel tranello della politica bugiarda, quella che ha sempre fatto comodo a loro, quella che gliele dà tutte vinte, quella che permette a questi millantatori di interferire nella politica, di dettare l’agenda a proposito di leggi, un’agenda di fronte alla quale tutta la politica di destra, centro, sinistra e centrosinistra si è sempre inchinata con riverenza e referenza.

Basta: questo paese ha il diritto di avere una politica che metta al loro posto questi disturbatori della società che impediscono a questo paese di progredire, crescere, diventare normale, civile, accogliente per tutti e dove si rispettano i diritti di tutti.

Stupidità oggettiva
Marco Travaglio, 7 febbraio

Se il centrosinistra non avesse abdicato al dovere morale e politico di rinfacciare a B. i suoi scandali giudiziari, così immunizzandolo per sempre dalle conseguenze morali e politiche dei reati suoi e delle sue aziende, oggi potrebbe rispondergli qualcosa a proposito delle sue accuse sul caso Montepaschi. Perché purtroppo B. ha ragione a denunciare la “responsabilità oggettiva” degli ex Pci, ex Pds, ex Ds, ora Pd nella malagestione della banca senese, da decenni nelle mani degli amministratori locali del centrosinistra, dopo aver fatto capo alla P2 e aver regalato a B. fidi e finanziamenti oltre ogni limite di rischio ai tempi di Milano2. Il fatto è che la responsabilità oggettiva dovrebbe valere sempre, anche per lui. Anche quando viene assolto o prescritto in processi che vedono condannati suoi manager o fedelissimi. Stiamo parlando non solo di culpa in eligendo e in vigilando, per aver scelto gli uomini sbagliati e non averli sorvegliati. Ma anche soprattutto di culpa “in premiando”, visto che, una volta accertata la loro colpevolezza, non sono stati rimossi o puniti, anzi han fatto tutti carriera, in azienda o addirittura in Parlamento. Delle tangenti alla Guardia di Finanza, B. disse di non saperne nulla. Fu condannato in primo grado, prescritto in appello e assolto per insufficienza di prove in Cassazione: ma il capo dei servizi fiscali Fininvest, Salvatore Sciascia, confessò e fu condannato per corruzione a 2 anni e 4 mesi, mentre l’avvocato Massimo Maria Berruti si beccò 8 mesi per favoreggiamento: dopodiché entrambi divennero onorevoli, sebbene B. sapesse tutto almeno dalle sentenze, o forse proprio per questo. E la responsabilità oggettiva di B.? Nessuno ne parlò. Anzi, quando fu assolto, D’Alema si scusò pubblicamente con lui per aver chiesto a suo tempo le sue dimissioni: cioè per averne detta eccezionalmente una giusta. Anche Dell’Utri fu condannato per le false fatture di Publitalia insieme ad altri manager, e poi per mafia: promosso senatore. E la responsabilità oggettiva di B.? Passata in cavalleria. Il fratello minore Paolo patteggiò per una mega-truffa alla Regione Lombardia. Della responsabilità oggettiva del fratello maggiore, neanche a parlarne. Previti fu condannato perché comprava giudici e sentenze à la carte con soldi di B. e della Fininvest: B. se la cavò per prescrizione, ma la Fininvest fu condannata civilmente a risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori. Avete mai sentito un esponente del centrosinistra (a parte Di Pietro, non a caso espulso con ingnominia) rammentargli quella piccola responsabilità oggettiva da 560 milioni? Idem per il caso Mills: l’a vvocato inglese fu condannato per essere stato corrotto con 600 mila dollari di provenienza Fininvest e poi prescritto, mentre B. fu subito prescritto. E la sua responsabilità oggettiva? Di solito, per accertare la responsabilità oggettiva di un politico, non c’è bisogno di processi o sentenze: bastano i fatti, almeno quando sono documentati. E di fatti documentati ce n’erano a bizzeffe già nel 1997, quando il centrosinistra promosse B. a padre costituente nella Bicamerale, chiamandolo a riformare “insieme” nientemeno che la Costituzione. E ce n’erano a carrettate nel novembre 2011, quando il Pd accettò di entrare in una maggioranza guidata da lui per governare insieme l’Italia appoggiando Monti. Per vent’anni chi avrebbe potuto e dovuto isolarlo, rifiutare di parlargli, delegittimarlo per le sue colpe politico- morali prim’ancora che penali, lo ha invece coinvolto, riverito, interpellato, legittimato. Col risultato che lui, oggi, rinfaccia agli altri le loro responsabilità oggettive. E gli altri non sanno cosa rispondere, perché non hanno più nulla da dirgli: o, peggio, dovrebbero dirgli ciò che non gli han detto per vent’anni.

Inform’azione

Sottotitolo: Oscar Giannino ieri sera a Ballarò su berlusconi: “chiedete a una donna se desidera restare con un uomo che la tradisce da 18 anni…”[se è una povera idiota sì, è pieno di donne così].

Premessa: in questo paese un giornalismo vero, una libera informazione vera  non ci sono non solo per colpa di b, del conflitto di interessi, della politica che s’infila in ogni dove, nei consigli di amministrazione dei quotidiani e della tv di stato e detta la linea più opportuna al suo tornaconto personale e- appunto – politico. Non ci sono anche perché troppa gente, non avendo la minima idea di che significa informare, di quanto sia importante, fondamentale, per costruire una vera democrazia, non li pretende, non le interessano.

Se Floris ieri sera intervistando berlusconi è stato all’altezza della situazione mi fa piacere, non lo considero il top del giornalismo ma lo stimo,  penso che meriti una lunga carriera luminosa e che abbia la possibilità di svolgerla a lungo  oltre l’incubo berlusconi; sparito lui in questo paese tutto funzionerà meglio, ma non faccio certamente esplodere i fuochi d’artificio, perché un giornalista dovrebbe essere SEMPRE all’altezza della situazione.
E quello che mi dà enormemente fastidio è aver letto il paragone fra lui, Santoro e Travaglio [siamo italiani mica per niente].
Prima di tutto perché io non sono affatto convinta che Santoro e Travaglio nella famosa e ipercriticata puntata di Servizio Pubblico abbiano trattato berlusconi con cortesia, in secondo luogo perché non sono MAI stata convinta di quello che sento dire da vent’anni e cioè che Santoro sia stato funzionale a berlusconi [se qualcuno opera e agisce a mio favore non lo trasformo nel mio peggior nemico, lo metto sul comodino vicino all’abat jour e guai se si muove da lì: non bisogna farsi venire nemmeno un’ernia al cervello per arrivare a questa semplice conclusione]; così come non è vero che Travaglio, come da luogo comune ormai incistato in una certa sottocultura popolare espresso perlopiù da chi non ha mai aperto né letto nessuno dei suoi libri e giudica in base al pregiudizio e all’antipatia per la persona, si sia arricchito parlando e scrivendo “male” di berlusconi, forse perché i suoi libri io li leggo da vent’anni e so che c’è scritto dentro. E, quando parla ascolto quello che dice.
Così come non mi ha fatto piacere per niente ieri sera leggere un twitt del direttore Zucconi [Repubblica e Radio Capital] dove scriveva che “Santoro è uno showman e Floris un giornalista”. Mecojoni! direbbero a Bolzano, davvero ci vuole un’intervista, una una tantum per elevare così tanto  un giornalista sì bravino, sì ammodino [certe volte pure pure troppo], per trasformarlo in un totem del giornalismo? dov’era Zucconi quando Santoro trasmetteva sotto le bombe sul ponte di Belgrado gentilmente inviate dal suo amichetto d’alema?
Premesso che a me piace la critica e anche la polemica, quando non è finalizzata alla demolizione [a meno che non si tratti di berlusconi, essendo lui un’anomalia non si può trattare come chi anomalo non è],  non mi piace però  quando ridicolizza o mette un accento esagerato sugli sbagli dei nuovi movimenti che si sono formati ora, trovo che sia una forma di propaganda nemmeno troppo sottile. E scorretta, soprattutto.

Perché un conto è informare e un altro cercare di convincere la gente che quel partito di cui si evidenzia l’utilità, che secondo molti di quegli opinionisti  à la carte, quelli sempre pronti a saltellare ovunque si senta odore di potere sia l’unico da votare, sia il migliore di tutti, ben sapendo, invece, che anche in quel partito le contraddizioni e gli errori si sprecano, ed essendo un partito formato da professionisti della politica non dovrebbe essere così, per questo si dovrebbe essere meno severi e sarcastici con chi professionista non  è. 
Far notare comunque gli errori e le contraddizioni ma senza svilire, prendere in giro, perché dietro quei movimenti c’è una base di gente semplice che lavora, s’impegna e ci crede.
Rivoluzione Civile non è solo Ingroia, il MoVimento non è solo Grillo verso il quale gli house organ del pd – Repubblica in testa –  hanno aperto uno scontro frontale da mesi ripetuto e reiterato. Di lui si contano perfino i peli al naso, per Bersani il trattamento è diverso anche quando non dice le cose che la gente si aspetterebbe da un leader che si appresta a guidare il paese.

Ho sempre pensato che non ho nulla in contrario al giornalismo schierato, che è sempre meglio sapere con chi si ha a che fare, ecco perché mi piacerebbe che quando uno o più giornalisti si schierano facessero comunque delle analisi oneste, senza pregiudizi, senza cercare di dire alla gente che un partito è meglio di un altro.
Perché escludendo l’anomalia berlusconi, tutti meritano lo stesso rispetto.
E chissà perché invece di polemizzare inutilmente, di screditare dei colleghi, certi autorevoli “vecchi” del giornalismo non si domandano perché Bersani da Floris c’è andato, ci va e a Servizio Pubblico invece no, non ci vuole proprio andare.

Sto partito qua
Marco Travaglio, 6 febbraio

Anche se lui negherà sempre, pure sotto tortura, pare quasi che Massimo D’Alema legga Il Fatto. L’altro giorno ha detto che il Pd deve iniziare a fare campagna elettorale, mentre finora ha pensato di aver già vinto le elezioni e preferito parlare di alleanze dopo le urne e spartirsi i posti del futuro, sempre più immaginario, governo. È quello che scriviamo da due mesi. Se si domanda a un normale cittadino che cosa ricorda di ciò che han detto in campagna elettorale Bersani, Monti, Ingroia, B. e Grillo, la risposta è: di Grillo ricordo quasi tutto, di B. molte cose, di Ingroia qualcosa, di Monti poche cose, di Bersani niente (a parte che vuole sbranare chi accusa il Pd per Montepaschi, così anche i pochi che lo ritenevano estraneo capiscono che c’è dentro fino al collo). Magari Bersani avrà detto anche cose giuste e sensate, ma nessuno se n’è accorto. Perché non parla: biascica, bofonchia, borbotta masticando il sigaro. Non finisce mai le frasi. ‘Sto paese qua, mica siam qui, ‘ste robe lì. Una pentola di fagioli in ebollizione. Nei servizi dei tg appare sempre in contesti improvvisati e improbabili, tristi e desolanti, nulla che buchi il video e colpisca l’immaginario della gente. La retorica da culatello, piadina e squacquerone ha stufato. I proverbietti fanno pena. Infatti l’altroieri ha fatto meno ascolti a Piazzapulita di Renzi a Ottoemezzo. Ieri, con l’aria del trascinatore di folle (adesso vi faccio vedere io), ha lanciato l’idea di “un patto a Monti”. Sai che goduria. Politichese vecchio e muffito: i tavoli, gli assi, i patti, le convergenze, il dialogo, il riformismo, i progressisti e i moderati, i problemi sul tappeto. Eppure di cose da dire — chiare e semplici, comprensibili e popolari, persino vere — ce ne sarebbero a bizzeffe. Basta guardarsi intorno, interpellare il primo che passa per la strada o al bar. La casta, per esempio: chi parla più dei costi della casta? Antonello Caporale, sul sito del Fatto , suggerisce una proposta di tagli radicali alle spese folli delle cinque funzioni amministrative sovrapposte: Europa, governo, regioni, province e comuni. “Cinque livelli di spesa che si spartiscono 800 miliardi l’anno”. Ridurle almeno a quattro, facendola finita con le regioni o con le province, significherebbe tagliare le poltrone e i relativi bancomat. Un’altra idea viene dall’annuale relazione del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino sulla “corruzione sistemica”, collegata al nero dell’evasione e delle mafie, che sottrae all’erario centinaia di miliardi e costringe i governi a tassare sempre di più una popolazione già allo stremo bloccando ogni barlume di sviluppo e di crescita. Basterebbe ammettere che la legge anticorruzione Severino è una boiata pazzesca e promettere di sbaraccarla per farne una nuova che punisca duramente (con la galera) corrotti, corruttori, concussori, evasori, falsificatori di bilanci, riciclatori (anche in proprio con l’autoriciclaggio), abusivisti, ma anche chi compra voti dalle mafie in cambio di favori. Invece anche su questo fronte si balbetta, temendo l’accusa di giustizialismo che, soprattutto di questi tempi, non fa perdere un voto, anzi ne fa guadagnare parecchi. Anziché inseguire le balle quotidiane di B. per strillare e smentire, perché non prenderlo in contropiede e sfidarlo a dire sì o no a un programma “legge e ordine”, con carcere assicurato a chiunque sottragga denaro alla collettività? Basterebbe una parola chiara, e l’alleanza con Ingroia sarebbe cosa fatta. Invece il prontuario dei candidati Pd, con le rispostine precotte da dare alle eventuali domande di giornalisti o cittadini, fa cascare le braccia. Su corruzione ed evasione (per non parlare dell’elusione, chiamata “eluzione”), 4-5 righe di banalità. E sulla controriforma Fornero si legge testualmente: “Noi non intendiamo toccare la riforma dell’articolo 18 nella formulazione alla tedesca”. Ottima risposta per le elezioni in Germania. Per l’Italia, c’è tempo.

Uno strepitoso Crozza nell’imitazione di berlusconi: “mi davano tutti per morto, ho sparato tre cazzate in cinque giorni e ora sono tutti in paranoia”.

Restituiscici l’Italia e chiudiamola qui. #virestituirò

Sottotitolo: caro Pd, laddove l’acronimo sta per Partito Delusione, accetta questo mio piccolo messaggio nella bottiglia. Non sono un tuo elettore, perché ho altre forme di masochismo, ma capisco (e rispetto profondamente) chi ti vota. E spero che, le prossime elezioni, le “vincerai”. Sarebbe il male minore. Leggo adesso i tuoi strali su Berlusconi, che – garantiscono i Letta e i D’Alema – è “tornato”. Mi duole dirti che, in realtà, mai se n’è andato. E ancora una volta sei stato il solo, (poco) caro Pd, a non capirlo. Per sconfiggerlo – per sempre – c’era un modo facile facile: andare al voto un anno fa. Bastava poco. Avresti eliminato politicamente il Caimano. Avresti disinnescato il Grillo crescente (che tanto detesti). Avresti evitato la discesa in campo di Ingroia (un altro che odi). E avresti pure evitato, tu e i tuoi Scalfari, di innamorarti inutilmente di Mario Monti (salvo poi scoprire chi sia realmente Monti, coi tuoi soliti anni di ritardo). Era facile. Ma non hai voluto. E adesso, con i tuoi errori, uno dopo l’altro, siamo al punto di partenza. Ecco: sai cosa c’è, caro Pd? Che, da cittadino italiano, mi sarei veramente – e neanche troppo educatamente – fracassato gli zebedei di pagare sulla mia pelle le tue colpe, la tua nomenklatura polverosa e il tuo lassismo. Se Berlusconi esiste da vent’anni, è perché da vent’anni gioca senza avversari. O – peggio – con avversari finti. Per questo non posso votarti. Per questo non posso perdonarti. Con (relativa) stima, sperando in un improbabile tuo ravvedimento.

Non tuo, Andrea Scanzi.

(Andrea Scanzi è il giornalista del Fatto Quotidiano che ha recentemente ricordato alla nipote di suo nonno che il fascismo, come la mafia, è una montagna di merda)

Preambolo: Ruby, ok al legittimo impedimento 

Secondo me però non dovrebbe esserci  nessun impedimento, né tanto meno legittimo perché il cittadino silvio berlusconi non si possa presentare in tribunale.

E, se come ci fanno sapere i suoi angeli custodi longo e ghedini   sarebbe impossibilitato a presentarsi in tribunale  perché troppo impegnato ad occupare radio e tv e sono le emittenti a decidere gli appuntamenti televisivi , le emittenti smettessero di invitarlo in televisione.
Gli italiani si sacrificheranno volentieri per una giusta causa.
A nessun cittadino sarebbe permesso di prendersi gioco della magistratura e di un popolo intero per motivi risibili come questo. E questo non c’entra niente con chi ha votato il cittadino/imputato silvio berlusconi ma c’entra molto con chi ha permesso che cose come questa, che non succedono in nessun altro paese, qui diventassero la consuetudine. berlusconi è l’unico a non essere candidato a NIENTE ma  è al centro della scena di questa campagna elettorale da protagonista assoluto,  e non ci sta perché se la prende ma perché gliela danno.

Mandatelo, almeno, in terza pagina se proprio non ce lo possiamo evitare. Le nostre campagne elettorali sono quanto di più squallido possa avvenire: insopportabili per toni, termini, ma soprattutto per le persone che si propongono a guidare questo sciagurato e sfortunato paese.

Per quella bizzarra regola che la maggioranza vince anche quando esercita i suoi diritti in modo superficiale o, peggio ancora pensando di poter trarre un vantaggio personale non preoccupandosi affatto di quali conseguenze potrà avere poi il suo agire, i risultati del voto degli altri li subiamo tutti. 

Così, come abbiamo subito berlusconi per un periodo simile più ad una dittatura e non equilibrato da quella che una volta si chiamava alternanza democratica, anche stavolta saremo costretti a subire un esito elettorale che ci consegnerà nelle mani di un governo debole perché composto dalle solite “anime diverse” e cioè praticamente da chi ha scelto di  essere né carne né pesce, di sinistra ma anche no, di centrosinistra ma strizzando l’occhio a Monti.  Con una sinistra forte all’opposizione berlusconi non sarebbe ancora qui, anzi, probabilmente non avrebbe mai messo piede in parlamento.

Bastava la legge sul conflitto di interessi per liberarsi di lui.

Invece  tutti si sono fatti le pippe per vent’anni al ritmo di “non si demonizza l’avversario”, “l’avversario va sconfitto politicamente” e tutta una serie di balle inenarrabili e inconcepibili per un paese civile.

Dopo averlo fatto entrare non hanno saputo trovare il sistema per liberarsene, o non l’hanno voluto trovare;  la nostra sinistra furbacchiona ha barattato il conflitto di interessi con quel che le tornava utile perché risolvere quello di b significava poi doversi occupare anche degli altri, quindi come c’insegna la recente vicenda del Monte dei Paschi, anche dei loro.  

Mussari, amico di Tremonti, quello che dopo aver fatto fallire MPS invece di andare in galera è stato promosso a presidente di TUTTE le banche italiane  è stato voluto da d’alema, non l’ha portato la fatina dei dentini.

E se solo ogni tanto ci ricordassimo tutti che b era INELEGGIBILE per Costituzione  forse capiremmo meglio e di più di quello che è successo in Italia in questi ultimi diciotto anni.


E invece ci troviamo di nuovo davanti persone, perlopiù quelle di sempre esclusa qualche rara eccezione, che, mentre pensano a tutte le loro ottime strategie il cui unico risultato  prodotto fin’ora è stato  perdere punti nei sondaggi si stanno dimenticando nuovamente del loro avversario [o presunto tale] silvio berlusconi e delle sue infinite potenzialità e capacità, perché come scrive benissimo Travaglio da giorni, lo ha scritto anche in anni passati in occasione di altre sfide elettorali, lui racconta sempre le solite balle ma la sua  campagna elettorale la fa, a modo suo perché sa qual è il target di elettori che poi malgrado e nonostante tutto riuscirà a sedurre e abbindolare di nuovo: anche stavolta. 
Ma a centrosinistra Travaglio non lo leggono, e se lo leggono non lo considerano, molto meglio dar retta ai famosi editoriali dell’opportunista voltagabbana di largo Fochetti  o a tutto il giornalismo “autorevole” di ex quotidiani come l’Unità e il Corriere della sera i quali, insieme a Repubblica hanno stravolto le loro linee editoriali a beneficio del cosiddetto voto utile: a chi, non è dato sapere o forse sì.
Col risultato che, se berlusconi gioca denari loro rispondono – quando e se lo fanno –  puntualmente a coppe, la maggior parte delle volte col due che, lo sanno anche i bambini, non conta niente.
Ieri Fassina ha detto che anche il pd “deve” occuparsi di una grande banca, io che di alta finanza non capisco niente e da sciocca idealista penso che un partito del popolo si debba occupare di fare il bene del popolo e non avere interesse per quello che ha dimostrato di fare male al popolo,  ma di comunicazione un po’ sì, giusto per passione, dico al pd: perché invece di pensare di occuparvi di quel che non vi compete e cioè di gestione dei soldi degli altri e di farlo e farlo fare anche in modo pessimo come ha dimostrato l’odiosa faccenda di MPS  – i politici dovrebbero fare i politici e i banchieri i banchieri e possibilmente entrambi dovrebbero fare il loro mestiere responsabilmente –  non prendete in considerazione l’idea di trovare qualcuno che si occupi seriamente delle vostre strategie di comunicazione che in più di un’occasione, anzi in tutte – considerato l’andazzo di questi ultimi tre lustri – sono andate ben oltre il fallimento totale?
Errare, è vero, è umano, ma in politica reiterare gli stessi errori non è diabolico: fa pensare alla volontà scientifica di non volercela fare, perché se “berlusconi mente sapendo di smentire” [cit.Vergassola], il centrosinistra sbaglia con la consapevolezza di non sapere o peggio – per motivi sconosciuti ai diretti interessati e cioè  noi cittadini –  di non voler  poi riparare ai propri errori così come è già successo per la legge sul conflitto di interessi, e se poi la gente pensa male e non si fida più della politica, non è colpa sua. 
La critica non ha mai ammazzato nessuno: la cattiva politica, come abbiamo visto specialmente nell’anno appena passato sì, può anche uccidere, per non parlare di quanto la pessima gestione dello stato  abbia, specialmente dalla ormai tristemente famosa discesa in campo dell’abusivo,  stravolto e deformato  anche e solo l’idea di Italia non tanto paese civile quanto paese NORMALE.

Wile Coyone
Marco Travaglio, 5 febbraio

Nel 2001 il sociologo Alessandro Amadori tentò di insegnare alla sinistra italiana come trattare B.: prenderlo sul serio quando sembra scherzare e ridergli dietro quando sembra fare sul serio. Non servì a nulla: ancor oggi, dopo vent’anni che lo conoscono (o almeno dovrebbero), i nostri strateghi fanno l’opposto. Che è esattamente quello che lui spera che facciano: continuano pervicacemente a cadere sempre nella stessa trappola, come Wile Coyote contro Beep Beep. Il che spiega perché dal ’94 a oggi la sinistra italiana ha seppellito una dozzina di leader o aspiranti tali, mentre lui è sempre lì. Ora tutti a scandalizzarsi per la promessa di restituire l’Imu in contanti. Per carità, è giusto che la libera stampa smonti l’ennesima balla, spiegando che è irrealizzabile non tanto dal punto di vista tecnico (pure l’eurotassa di Prodi fu restituita), ma da quello finanziario (non c’è un euro). Lui intanto ha già estratto un nuovo coniglio dal cilindro: il condono tombale, che è la specialità della casa, anche se lui stesso il 31-3-2008 giurava al corriere. it : “Basta con la stagione dei condoni. La prossima sarà una stagione di forte contrasto all’elusione e all’evasione fiscale”. Ora gli strateghi s’indigneranno e spiegheranno come e qualmente il condono sia dannoso e vergognoso: intanto lui avrà già sparato un’altra decina di cazzate. Perché lui è sempre oltre: ciò che conta è dettare l’agenda e costringere gli altri a inseguire. Quelli che ancora due mesi fa si bevevano la frottola del suo ritiro dalla politica e già trafficavano per offrirgli in cambio un salvacondotto. Quelli che non hanno ancora capito con chi hanno a che fare: sono troppo spocchiosi per imparare qualcosa, persino da lui. È dal ’94 che aspettano di raccattare la vittoria come un diritto acquisito, senza il minimo sforzo. Perciò, diversamente da Grillo e da B., non s’abbassano a fare campagna elettorale: se ne stanno lì a ridacchiare degli altri col naso all’insù, il ditino alzato, la certezza di essere i migliori, il disprezzo per il popolo (non frequentandolo, non lo conoscono). Grillo? Ma dai, si può avere paura di un comico? 
Berlusconi? Ma chi volete che gli dia ancora retta! Montepaschi? Un normale caso di ladri di polli, la sinistra non c’entra, l’ha scritto Scalfari. I talk show? Ma figuriamoci, ormai sono morti, l’ha detto anche Saviano, e poi la tv non sposta voti, l’ha detto anche Battista. La gente capirà, e se non capisce è colpa della gente: vorrà dire che non ci merita. Intanto il Cainano macina ore e ore di tv e di radio, va persino da Platinette, sfida Santoro per certificare la propria esistenza in vita, spolvera sedie e prende a cartellate giornalisti per sembrare simpatico e inoffensivo, butta 20 milioni per Balotelli smentendo di essere alla canna del gas, riabilita il Duce per acchiappare i voti dei fascisti (ce ne sono tanti, purtroppo) e poi dice che l’hanno frainteso per non perdere voti antifascisti (ne ha anche lui, purtroppo). Insomma, come dice Vergassola, mente sapendo di smentire. Dice tutto e il contrario di tutto per prender voti da chi crede a tutto e da chi crede al contrario di tutto. E gli altri giù a ridere, senz’accorgersi che parlano sempre di lui, anche perché di proprio non hanno nulla da dire. Mai un’idea nuova, una promessa spiazzante, una proposta che sparigli la morta gora del déjà vu. 
E molte bugie, anche a sinistra e al centro: ma meno efficaci di quelle di B., che resta il fuoriclasse da battere. Se Bersani farfuglia “con Vendola per sempre”, quando tutti sanno che dopo il voto imbarcherà Monti, Casini e Fini, con che faccia dà del bugiardo a B.? E se Monti promette di ridurre le tasse che lui stesso ha aumentato, dopo aver detto che non si possono ridurre, quando smentisce B. è il bue che dà del cornuto all’asino. Meno male che si vota fra tre settimane. Un altro mese e gli strateghi riuscirebbero a regalargli la maggioranza assoluta.

Oltre il conato di vomito

 

Imu, Berlusconi paga i voti in contanti

L’ultima carta per la rimonta: “Se vinciamo vi restituiremo i soldi pagati sulla prima casa”
Ma i fatti smontano la ‘promessa choc’

IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI: MAI RISPETTATO (di Peter Gomez e Marco Travaglio)

INGROIA: “BERLUSCONI E’ UN BARZELLETTIERE E  BERSANI STA CON MONTI”

MONTI SFIDA B: “VENGA IN TV A SPIEGARE”. GRASSO: “SOLDI IN CAMBIO DI CONSENSO”

Sottotitolo: «lui racconta balle a ripetizione ché tanto gliele fanno dire quando e quante ne vuole, non è che che qualche volta, per sbaglio magari, gli chiudono la porta in faccia dicendogli “no, grazie, non ci serve niente” come si fa coi rappresentanti del Folletto. Quell’altro dice di voler ridurre le tasse che lui stesso medesimo ha aumentato e in più ricorda agli italiani che b non ha mai mantenuto le promesse dopo aver rivelato che però lui il voto glielo ha dato, ci aveva creduto, il volpino in loden, il terzo, il segretario del partitone del 40%  [menoquacchecosa] è intervenuto ma a bassa voce come da copione, ché l’avversario signora mia, non va demonizzato,  nella querelle “tassa sì tassa no, co’ ‘sta IMU che ce fò, la lasciamo a berlusconi per convincere i coglioni”…[poi dice una che vota Antonio].»

Preambolo: se berlusconi o il suo partito dovessero tornare alla guida del paese, la crisi economica del paese e quella dell’Europa potrebbe rapidamente ritornare.
[Washington Post]

Ma continuiamo pure a scandalizzarci quando la Magistratura entra “a gamba tesa” nell’agone politico ben sapendo che non è affatto così perché la Magistratura entra in tutti gli ambiti dove si commettono reati, e se i politici non vogliono che i giudici si occupino di loro basterebbe che loro la smettessero di delinquere, corrompere, mafiare, rubare.
Continuiamo pure a dire che l’avversario va sconfitto politicamente anche se si chiama silvio berlusconi e dunque non è un avversario né un politico ma un’anomalia tutta e solo italiana costruita a tavolino da una politica scellerata che poi non ha fatto nulla per rimediare all’errore.
Continuiamo pure a dire che è dietrologia, o peggio ancora demagogia ricordare alla gente che chi doveva rimediare all’errore ha invece contribuito al mantenimento in essere del politico silvio berlusconi concedendogli e permettendogli di fare quello che a nessun altro era stato concesso e quello che nessun altro politico si è mai permesso di fare: craxi se ne è andato a morire da latitante in terra straniera ma non ha mai sabotato leggi e Costituzione pro domo sua con la collaborazione viva e vibrante del parlamento e di chi, da presidente della repubblica di uno dei peggiori settennati che la storia di questo paese ci abbia consegnato non ha mai fatto nulla nel concreto per difendere quello che andava difeso e che proprio lui era chiamato a difendere e tutelare: un paese e la sua Costituzione.
Continuassero, i lor signori della cosiddetta opposizione a considerare silvio berlusconi un interlocutore col quale parlare, confrontarsi.
Continuassero pure i nostri grandi organi di informazione scritta e parlata, compresa la Rai, azienda di stato pagata coi soldi dei cittadini ad allietarci trasmettendo da mane a sera, a tutte le ore, in diretta e in differita le balle che un disonesto impostore racconta da quasi vent’anni, sempre le stesse, e che l’unico effetto che possono produrre è quello di pescare nell’eventuale quota di telerincoglioniti che ancora non si era lasciata abbindolare.
Perché [se questo fosse un paese normale] silvio berlusconi ora sarebbe in tutt’altre faccende affaccendato, sarebbe in riunione plenaria col suo esercito di avvocati cercando un modo per convincere i giudici di Milano che quelle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile sono davvero falsità, che lui non pagava ragazzine per il suo sollazzo, che i suoi non erano baccanali organizzati da un vecchio erotomane con l’ossessione del sesso ma solo e davvero delle innocenti cene eleganti.

 

Meno male che Marco c’è/ 2

Preambolo: RSF, una delle organizzazioni  che si occupa di monitorare il livello di libertà di stampa e di informazione in ambito internazionale piazza l’Italia al 57° posto, l’anno scorso eravamo al 61°, sotto a stati che almeno non hanno l’ardire di definirsi democrazie,  tipo il Niger. Frank La Rue, responsabile della libertà di informazione per le Nazioni Unite ha dichiarato lo scorso dicembre che con Monti l’informazione e la libertà di stampa  in questo paese sono  agli stessi infami livelli di quando c’era berlusconi, segno evidente che ai servi e servetti di regime, di qualsiasi regime va benissimo che l’andazzo sia sempre il solito, il consueto, va benissimo che in questo paese si neghi il diritto dei cittadini di essere informati.E c’è qualcuno, anche fra il giornalismo cosiddetto autorevole che su questi dati ci fa su dell’ironia, invece di vergognarsi per aver contribuito a questa porcheria. 

Se facessi la giornalista non mi verrebbe mai in mente di fare dell’ironia su questi dati.
Piuttosto, mi chiederei cosa potevo fare, cosa non ho fatto per mia volontà o per conto terzi affinché un paese cosiddetto democratico sia potuto scendere ai livelli di di paesi in cui almeno la parola democrazia non viene nemmeno pronunciata.

Sottotitolo:”Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”. [Marco Travaglio]


Capisco che è seccante che Marco Travaglio ci sia, che c’è, in particolar modo per molti dei suoi colleghi – per qualifica e non certo perché si meritino fino in fondo l’appellativo di “giornalista” – se così fosse l’Italia non sarebbe al 57° posto NEL MONDO [l’anno scorso era al 61°: stiamo crescendo, fra un po’ mettiamo pure i denti e iniziamo a camminare] in fatto di libertà di informazione secondo il rapporto annuale di Reporter sans frontier, altri due schiaffoni educativi ma purtroppo inutili perché come sempre non sortiranno nessun effetto positivo li riceverà come ogni anno anche da quei comunistacci della Freedom House voluta e creata da quella sovversiva di Eleanor Roosevelt, un’altra che soffriva di una strana perversione, pensava infatti che in un paese civile  l’informazione DEVE fare informazione e non un tutt’altro che non c’entra, specie se quel tutt’altro diventa un lavoro certosino al quale poi i popoli si abituano e si assuefano fino a non accorgersi più di chi sono le persone che lavorano per loro e non, invece, in funzione del mantenimento di poteri che non dovrebbero proprio “poter” niente, perché quando possono, nuocciono e fanno tutto meno che gli interessi di quei cittadini sui quali quel potere viene poi esercitato.
Anche l’Europa si è espressa più e più volte circa il fatto che l’informazione italiana non faccia il suo dovere perché legata a doppio e triplo filo ai desiderata del potere, politico, economico e persino religioso, era così con b a palazzo Chigi ed è rimasto tutto uguale quando alla presidenza del consiglio è salito il sobrio professore, quello che doveva essere solo prestato alla politica ma poi, visto che a quel ristorante si mangia troppo bene ha deciso da se medesimo che valeva la pena non lasciare una tavola ben imbandita; ma siccome risolvere i conflitti di interesse – che sono la prima causa di un’informazione che non informa perché non può dovendo fare quel tutt’altro che tradotto in parole povere si chiama essere servi di un padrone non serve e non è utile a spillare soldi ai cittadini, a ridurli alla povertà accusandoli poi perfino di essere la causa del loro male, allora in quel caso le richieste dell’Europa si possono benissimo, tranquillamente e pacificamente ignorare.
Ma meno male che brunetta ieri sera ci ha chiarito le idee: tutti i problemi in Italia si possono risolvere tagliando gli stipendi a Milena Gabanelli, a Michele Santoro, a Fabio Fazio e a Luciana Littizzetto.

 

Falconi e avvoltoi/2
Marco Travaglio, 1 febbraio

Due giorni dopo il battibecco Boccassini-Ingroia sulla memoria di Falcone, tutti hanno già dimenticato chi ha cominciato: la Boccassini, col suo “vergognati” a Ingroia per un paragone mai fatto fra se stesso a Falcone. Non è la prima volta che la valorosa pm perde la trebisonda appena sente nominare l’amico ucciso. Il 25 maggio ’92, commemorandolo al Palagiustizia di Milano subito dopo Capaci, puntò il dito su un esterrefatto Gherardo Colombo: “Anche tu diffidavi di Giovanni, perché sei andato al suo funerale?”. E ricordò che, a lei, Falcone telefonava ogni giorno e le aveva confidato “l’ultima ingiustizia subita proprio dai pm milanesi, che gli avevano mandato una rogatoria senza allegati. Giovanni mi telefonò: ‘Che amarezza, non si fidano del direttore degli Affari penali'”. In realtà il pool Mani Pulite di Falcone si fidava: non si fidava di altri dirigenti del ministero, tipo Filippo Verde, poi coinvolto nell’inchiesta Toghe Sporche della stessa Boccassini per rapporti finanziari con Previti & C. Oggi tutti criticano Ingroia per avere ricordato ciò che pensava Borsellino di lui e della Boccassini, perché il giudice non può smentire né confermare. Ma nel ’92 la Boccassini fece la stessa cosa, svelando confidenze di Falcone senz’altro vere, che però Falcone non poteva smentire né confermare. Ma in fondo è una fortuna che quel “vergognati” sia toccato a Ingroia. Immaginiamo se un qualunque pm, a tre settimane dalle elezioni, avesse urlato “vergognati” a Berlusconi, Bersani, o Monti. Sarebbe finito sotto ispezione e processo disciplinare, tv e giornali sarebbero pieni di politici, editorialisti, Csm e Anm strepitanti contro i pm che fanno politica e interferiscono nel voto. Invece niente, silenzio di tomba. Anzi, la prova della politicizzazione dei pm è proprio Ingroia, pm in aspettativa, e non il pm che l’ha insultato con la toga addosso. La macchina del fango è, come sempre, trasversale. Severgnini Casco d’Argento va dalla Bignardi e di chi parla? Di Ingroia, che “chiama la sua lista Rivoluzione civile come se le altre fossero incivili” (potrebbe aggiungere che il Pd si chiama Democratico come se gli altri fossero tirannici, ma non l’aggiunge: “Renzi e Letta mi han chiesto di candidarmi”, ( povera stella). Panorama accusa Ingroia di avere “sprecato milioni di risorse dello Stato” per indagare sulla trattativa Stato-mafia (avrebbe dovuto pagare di tasca sua). 

Il mèchato di Libero lo accusa di “minacciare la Boccassini” e svela — intimo com’era di Borsellino — che l’amico Paolo lo chiamava “gobbetto comunista”. Repubblica intervista Grasso che, essendo candidato del Pd, gli insegna a “non usare il ruolo di pm a fini politici”. Poi fa attaccare Ingroia da un noto eroe dell’antimafia: Micciché, quello che voleva togliere i nomi di Falcone e Borsellino dall’aeroporto Punta Raisi perché allontanano i turisti. Il Corriere ricorda che “Falcone non partecipava a convegni di folle osannanti” (è una balla, Falcone andava persino alle Feste dell’Unità e al Costanzo Show, ma fa lo stesso). La Pravdina del Pd, la fu Unità, con tutto quel che succede nel mondo e a Siena, apre la prima pagina col titolo “Ingroia, scontro su Falcone”, lo accusa di “antimafia elettorale” e di essere “un magistrato in prima linea” (si ri-vergogni). Staino fa dire a Berlusconi: “Ma cosa vuole questo Ingroia da noi? Tratta la Boccassini peggio di come la tratto io… si candida in Lombardia per aiutarci a vincere… che si è messo in testa?”. Ma sì, dai, Ingroia è pagato da B. (e pazienza se in Lombardia Ingroia appoggia Ambrosoli mentre l’alleato Monti candida Albertini). Poi finalmente, a pag. 11, un luminoso esempio da seguire: Ottaviano Del Turco. Per chi non l’avesse ancora capito: nel paese governato da ladri, affaristi e mignotte, il problema è Ingroia. Invece di nominare Falcone invano, vada a rubare come tutti gli altri.

Meno male che Marco c’è

Preambolo: SENTENZA STORICA Mediaset  perde contro Travaglio  

Quest’anno le vacanze a Travaglio le paga silvio: non è meraviglioso?

Sottotitolo: se a centrosinistra vinceranno le elezioni hanno detto di voler fare una legge per evitare la commistione fra la Magistratura e la politica [per quella con la mafia invece no, ci vorrà ancora un po’ di tempo: il paese non è pronto e la gggente non capirebbe].

I Magistrati, untori del terzo millennio, alla politica non si devono avvicinare né per fare il loro mestiere, ché mandare in galera i politici delinquenti non è bello e non si fa per le ragioni di cui sopra frapparentesi, e nemmeno per occuparsene da cittadinanza attiva come società civile.
Gli avvocati, gli imprenditori, i banchieri, gli stessi magistrati che già c’erano, Nitto Palma e tutta la lista che cita stamattina Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano che sono entrati in parlamento hanno forse dato le dimissioni? c’è gente che svolge dieci professioni, tutte regolarmente strapagate, e non si sogna minimamente di lasciare quello che faceva per andare a fare il sottosegretario, il ministro, il presidente del consiglio.

Ingroia però sì, si deve dimettere perché sennò non è credibile.

Un uomo onesto e perbene  che dice di voler fare politica per un paio d’anni deve essere messo in condizioni di scegliere, cosa che non è stata pretesa per NESSUNO.

Nel paese che galleggia nel conflitto di interessi fa paura un Magistrato che decide di voler andare a vedere coi suoi occhi quello che succede nella stanza dei bottoni.
La politica ha una grande responsabilità non avendo fatto quelle leggi per tutelare il paese ed evitare che gente che faceva un altro mestiere fosse in qualche modo costretta a doversi occupare della politica.
Con una legge sul conflitto di interessi non saremmo mai arrivati fino a qui.
Per non parlare dell’idiozia che per cacciare dal parlamento i delinquenti si debba aspettare una sentenza e che, addirittura, vengano rimandati i processi che riguardano berlusconi per non disturbargli la campagna elettorale.
Queste cose le diceva anche Borsellino ma chissà perché quando si evocano Falcone e Borsellino lo si fa sempre per tutt’altre argomentazioni.
Non è colpa di Ingroia se fare il magistrato antimafia in Italia significa doversi poi occupare inevitabilmente anche di politica visto che entrambe sembrano non poter fare a meno l’una dell’altra.

Dico da sempre che in un paese normale ognuno farebbe il suo mestiere, ma se la politica non è in grado di badare a se stessa e pretende che dei politici disonesti, collusi e conniventi con la mafia non se ne occupi la Magistratura quando è il caso – cioè quasi sempre, basta pensare alla vicenda Ilva –  mi sembra altrettanto inevitabile che qualcuno, estraneo alla politica,  un bel giorno decida di  rimboccarsi le maniche per dare il suo contributo e cercare  di porre rimedio ad una situazione/condizione diventata insostenibile.La politica non deve più essere una sorta di privilegio riservato alla solita élite dei soliti noti, dei loro amici, parenti e conoscenti: prima lo capiamo tutti meglio è.

Ingroia ha già detto che non tornerà a fare il Magistrato in Sicilia,  e non si capisce perché  chi  oggi pretende tutto da Grillo e da Ingroia non lo abbia fatto anche coi politici di professione dai quali, invece, ha accettato il tutto e l’oltre. 

Che paese timoroso è diventato l’Italia, è bastato un Renzi per mandarlo in confusione…

Boccassini vs Ingroia, sarà colpa della politica?

 
Leggo che anche Daria Bignardi e quell’eminenza giornalistica di Beppe Severgnini hanno cazzeggiato su Ingroia ieri sera alle Invasioni barbariche su la7.
Quindi dopo Sallusti, Santanché, D’Alema, Boccassini, Casini, Romano [ideatore lista Monti], Berlusconi, Granata, Carfagna, Finocchiaro,  varie testate giornalistiche considerate financo di sinistra perché sostengono il piddì  chi sarà il prossimo o la prossima? staremo a vedere, l’elenco è in aggiornamento.
Meno male che Travaglio c’è: il suo fondo di oggi è un vero faro nella nebbia.
E mi rasserena il fatto che molti dei concetti che ha espresso sono gli stessi che scrivo anch’io da ieri un po’ ovunque.
Idealizzazioni a parte, che non mi riguardano, io non sono una fan del giornalista come chi lo considera una specie di rock star, penso che sia un professionista molto al di sopra della media di quel che passa il convento Italia e che meriti non dico la stima, quella è una questione personale di ognuno, ma il rispetto sì, quindi sono molto più felice di essere in sintonia con lui che con i tanti detrattori che stanno spalmando fango e altro materiale organico e meno nobile da ieri sulla persona di Antonio Ingroia.
Fra questi ci sono anche giornalisti e professionisti che dovrebbero scrivere e parlare per smorzare una polemica inutilmente assurda ma ai quali invece piace tanto buttare altra benzina sul fuoco.
E non credo che lo stiano facendo per mero piacere personale.

Falconi e avvoltoi – Marco Travaglio, 31 gennaio

Conosco Antonio Ingroia da 15 anni e non l’ho mai sentito paragonarsi a Falcone o a Borsellino. Semplicemente gli ho sentito ricordare due dati storici: nel 1988, neomagistrato, fu “uditore” di Falcone; poi nell’89 andò a lavorare alla Procura di Marsala guidata da Borsellino, di cui fu uno degli allievi prediletti. Nemmeno l’altro giorno Ingroia s’è paragonato a Falcone. S’è limitato a ricordare un altro fatto storico: appena Falcone si avvicinò alla politica (e di parecchio), andando a lavorare al ministero della Giustizia retto da Martelli nel governo Andreotti, fu bersagliato da feroci attacchi, anche da parte di colleghi, molto simili a quelli che hanno investito l’Ingroia politico. Dunque non si comprende (se non con l’emozione di un lutto mai rimarginato per la scomparsa di una persona molto cara) l’uscita di Ilda Boccassini che intima addirittura a Ingroia di “vergognarsi” perché avrebbe “paragonato la sua piccola figura di magistrato a quella di Falcone” distante da lui “milioni di anni luce”. Siccome Ingroia non s’è mai paragonato a Falcone, la Boccassini dovrebbe scusarsi con lui per gl’insulti che, oltre a interferire pesantemente nella campagna elettorale, si fondano su un dato falso. Ciascuno è libero di ritenere un magistrato migliore o peggiore di un altro, ma non di raccontare bugie. Specie se indossa la toga. E soprattutto se si rivolge a uno dei tre o quattro magistrati che in questi 20 anni più si sono battuti per scoprire chi uccise Falcone e Borsellino. Roberto Saviano tiene a ricordare che “Falcone non fece mai politica”: ma neppure questo è vero. Roberto è troppo giovane per sapere ciò che, in un’intervista per MicroMega , Maria Falcone mi confermò qualche anno fa: nel ’91 suo fratello decise di usare il dissidio fra Craxi e Martelli per imprimere una svolta alla lotta alla mafia dall’interno del governo Andreotti, pur sapendo benissimo di quale sistema facevano o avevano fatto parte quei politici. Difficile immaginare una scelta più politica di quella. Ora però sarebbe il caso che tutti — politici, magistrati e giornalisti — siglassero una moratoria su Falcone e Borsellino, per evitare di tirarli ancora in ballo in campagna elettorale. Tutti, però: non solo qualcuno. Anche chi, l’estate scorsa, usò i due giudici morti per contrapporli ai vivi: cioè a Ingroia e Di Matteo, rei di avere partecipato alla festa del Fatto , mentre “Falcone e Borsellino parlavano solo con le sentenze”. Plateale menzogna, visto che entrambi furono protagonisti di centinaia di dibattiti pubblici, feste del Msi e dell’Unità, programmi tv, libri, articoli. Queste assurde polemiche dividono e disorientano il fronte della legalità, regalando munizioni a chi non chiede di meglio per sporchi interessi di bottega. Ma vien da domandarsi perché né la Boccassini né la Falcone aprirono bocca due anni fa, quando Alfano, ministro della Giustizia di Berlusconi, si appropriò di Falcone per attribuirgli financo la paternità della controriforma della giustizia. Né mai fiatarono ogni volta che politici collusi o ignavi sfilarono in passerella a Palermo negli anniversari delle stragi, salvo poi tradire la memoria dei due martiri trattando con la mafia, o tacendo sulle trattative, o depistando le indagini sulle trattative. Chissà poi dov’erano le alte e basse toghe che ora si stracciano le vesti per la candidatura di Ingroia quando entrarono in politica Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro, su su fino a Scalfaro. E dove spariscono quando si tratta di dedicare a Grasso le critiche riservate a Ingroia. Se poi Ingroia deve espiare la colpa di aver indagato su mafia e politica, di aver fatto condannare Contrada, Dell’Utri, Inzerillo, Gorgone e di aver mandato alla sbarra chi trattò con i boss che avevano appena assassinato Falcone e Borsellino, lo dicano.

Così almeno è tutto più chiaro.

Campagna acquisti

Preambolo:  la Memoria doveva servire a proteggere non tanto quel presente che l’umanità vive nel periodo in cui esiste quanto, invece, il futuro in un ciclo continuo di protezione e di difesa del diritto – appunto – di esistere nel miglior modo possibile.
In questo paese invece se ne è fatto un uso sbagliato, la Memoria, quella che avrebbe dovuto impedire il ripetersi di altre bestialità è stata distorta – scientemente – in modo abbietto, funzionale al potere, ecco perché quelli che sono arrivati dopo, cioè noi, siamo ancora qui a lottare, a dover contrastare un male che avrebbe dovuto essere riposto, e da tempo, nell’armadio della storia.
Lo spread fra l’Italia e quei paesi che hanno fatto tesoro degli orrori ed errori del passato non consiste solo nelle dichiarazioni della cancelliera Merkel quando parla di responsabilità “perenne” della Germania nel merito del nazismo e della Shoah ma anche nel fatto che nessuno che di cognome fa hitler sieda nel parlamento tedesco. In questo paese la Costituzione funziona a intermittenza, come le lucine di natale, mentre non si riconoscono i diritti di TUTTI i cittadini così come dovrebbe, deve essere, è stato possibile che una che di cognome fa mussolini – che mai si è dissociata dalle teorie e dalle ideologie criminali di suo nonno né ne ha mai condannato le azioni ma anzi, spesso ha fatto apologia di quel fascismo  che in questo paese sarebbe un reato ma lo è purtroppo solo sulla carta – potesse sedere nel parlamento di una repubblica nata da una Resistenza Antifascista.

Questo non è un dettaglio insignificante, proprio per niente.

 

Sottotitolo 1: un paese dove ad un candidato politico basta acquistare un calciatore [e già qui ci sarebbe molto da dire a proposito di conflitto di interessi] per aumentare il consenso fra gli elettori merita di essere inserito fra gli stati canaglia, di essere estromesso dal circuito dei paesi civili, quelli che poi hanno voce in capitolo nel merito di decisioni che riguardano quel paese, l’Europa e il mondo intero.

E a quei cittadini che votano il partito di quel politico solo perché gli compra il calciatore andrebbero revocati il diritto di voto e i diritti civili.
Pacificamente e moderatamente.

Ogni volta che il geneticamente disonesto  ha detto, a proposito dell’acquisto di un calciatore, che la cifra era immorale ed eccessiva, o come stavolta motivando il rifiuto con altre argomentazioni [«Mi spiace doverlo dire, ma nel Milan è molto importante l’aspetto umano,  ha spiegato, ospite di “Lunedì di rigore” su Antenna3 (7 gennaio 2013). Se metti una mela marcia nello spogliatoio può infettare tutti gli altri. Io ho avuto modo, per vicende della vita, di dare un giudizio sull’uomo Balotelli, non accetterai mai che facesse parte dello spogliatoio del Milan».], l’aveva già comprato.
 Basta ricordarsi del caso Lentini [quella vicenda fu l’inizio della fine della decenza e di una parvenza di onestà in ambito calcistico], e di quando acquistò Nesta. 
Meno male che internet c’è.

Balotelli è del Milan: 20 milioni al Manchester City, 400mila voti a Berlusconi.

Secondo i politologi vicini al Cavaliere, l’arrivo dell’attaccante bresciano ai rossoneri porterà al Pdl un bonus di un punto percentuale alle prossime elezioni. Se tale proiezione dovesse diventare realtà, ogni voto sarebbe costato 50 euro.

 

Sottotitolo 2: “è  successo anche ad altri più importanti e autorevoli magistrati, a cominciare da Giovanni Falcone”.


“Più importanti ed autorevoli” non significa uguali a me.

Penso che Ilda Boccassini si meriti tutte le cose più belle del mondo, stima, rispetto ma soprattutto la soddisfazione di poter inchiodare finalmente il delinquente impunito alle sue responsabilità nei confronti della giustizia e di quel popolo italiano che ha disonorato per il solo fatto di esistere.

Ma questo coup de théâtre su Ingroia se lo poteva e doveva risparmiare.
Il suo è un giudizio di merito sulla persona [“piccola figura, si vergogni”, ma che modo è?] che peraltro non corrisponde nemmeno alla verità visto che ad Ingroia non è passato nemmeno nell’anticamera del cervello di paragonarsi a Falcone, e se la Boccassini ha pensato comunque, forse avendole ascoltate distrattamente, che fossero parole irricevibili eventualmente la critica avrebbe dovuto esprimerla privatamente al diretto interessato senza farne l’ennesimo argomento da far scivolare in mille rivoli e da trasformare in mille polemiche, sul quale ognuno poi avrebbe dato l’interpretazione che più gli conviene come infatti sta succedendo. 
A venti giorni dalle elezioni.
Nelle cose che ha detto Ingroia non c’è proprio nessun tentativo di paragonarsi a Giovanni Falcone, e una professionista seria e preparata come lei non poteva non prevedere cos’avrebbero scatenato le sue dichiarazioni.

Ilda Boccassini contro Ingroia
“Lui come Falcone? Non si permetta”

Alta strategia
Marco Travaglio, 30 gennaio

La notizia sensazionale è che le partite, per vincerle, bisogna giocarle. Mai visto nessuno che tenti la fortuna al Totocalcio senza acquistare e compilare la schedina, o alla Lotteria senza comprare il biglietto. Invece il Pd s’era illuso di vincere le elezioni senza fare campagna elettorale. Un paio di colpi d’immagine –il ritiro di D’Alema e Veltroni (solo dal Parlamento, s’intende), le primarie, l’esclusione di tre o quattro inquisiti su una dozzina – e basta: poi si aspetta che arrivi il 25 febbraio senza far niente. Fermi e soprattutto zitti, al massimo qualche detto popolare emiliano biascicato masticando il sigaro. Chè, appena ti muovi o dici qualcosa, finisci sempre per scontentare qualcuno. La geniale strategia poteva funzionare nel novembre 2011, con lo spread a 600 e il Cainano in ritirata. Se si fosse votato subito, anche gli elettori più smemorati avrebbero asfaltato il centrodestra, avendo sotto gli occhi i disastri del governo B. Invece le volpi di Via del Nazareno decisero di dare ascolto a Napolitano, altro supergenio, e rinviarono le elezioni appoggiando il governo Monti con una maggioranza dominata dal solito B. Il quale ebbe 14 mesi per inabissarsi, far dimenticare le sue vergogne, dissociarsi dalla politica dei tecnici che puntualmente appoggiava ma senza farsene accorgere, anzi illudendo i presunti avversari che si sarebbe ritirato. Quando poi il Rieccolo è ricicciato fuori, rispedendo Angelino Jolie fra la servitù, cannoneggiando Monti e i comunisti, occupando le tv dalla Prova del Cuoco alle previsioni del tempo e riacciuffando qualche punto nei sondaggi, gli strateghi del Nazareno non ci volevano credere. Infatti pensarono bene di dar la colpa della presunta rimonta a Santoro, solo perchè che il Cainano aveva sfidato Servizio Pubblico, mentre Bersani nemmeno si avvicina. In realtà non c’è nessuna rimonta: B. è inchiodato al 18,5%, la metà dei voti del 2008, e non arriva al 30 nemmeno con tutta l’Armata Brancaleone di leghisti, fascisti, sudisti e fratelliditalia. Non è la destra che avanza. È il centrosinistra che arretra. Per il Pd è svanito l’effetto primarie, grazie al Monte dei Fiaschi così ben gestito dai magnager pidini (ma chi lo dice lo sbraniamo, paura eh?) e a una campagna elettorale rinunciataria, imbalsamata, tremebonda, priva di idee, sì alla patrimoniale ma anche no, sì a Monti anzi no, forse, vediamo. Sel si sta lentamente estinguendo, grazie alle figuracce di Vendola sull’Ilva e alla concorrenza di Rivoluzione Civile. Eccolo dunque il nuovo colpevole: il criptoberlusconiano Ingroia, che osa presentarsi senza chiedere il permesso, per giunta con Di Pietro che il Pd aveva astutamente scaricato per non offendere Casini. Il quale Casini è anche lui in via di estinzione, insieme alle poderose falangi del “voto moderato”. Ma, prima di defungere, ha trovato il modo di gabbare il Pd, come pure il suo alleato Monti, che aveva garantito al Pd di non candidarsi mai, infatti s’è candidato. 
Risultato: la “forbice” fra destra e sinistra si assottiglia in un mese da 12 a 7 punti. Non per gli exploit di B.&C., ma per la frana di Pd e Sel. Che ora guardano terrorizzati a un vecchietto un po’ rinco che va a farsi la pennica alla cerimonia della Shoah e quando si sveglia riabilita il Duce oscurando Mps, poi tenta l’estremo recupero ingaggiando non Cavour, ma Balotelli. Un vecchietto dato troppo presto per morto, che sarebbe capace di fregarli anche da morto. Non a caso, in vent’anni, ha seppellito una dozzina di leader del centrosinistra. Perchè lui almeno la campagna elettorale la fa: con le solite balle, ma la fa. Invece le volpi del Nazareno sono troppo impegnate a spartirsi i posti di governo e sottogoverno, i paracarri e le fontanelle: 
D’Alema agli Esteri, Gotor alla Cultura, Vendola al Welfare o forse alle Pari opportunità, Veltroni alla Rai… Quando si dice vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Anzi, prima di aver comprato il fucile.

Di Corona mi piace solo quella conservata al fresco

Sottotitoli e preamboli vari: 

Elezioni 2013, Berlusconi vuole un patto col Pd per salvare se stesso e le aziende. [Il Fatto Quotidiano]

Ma voglio dire:  dategliela ‘sta garanzia. Una più una meno, tanto sono vent’anni che gli vengono date garanzie, vero d’alema, veltroni, fassino, violante, prodi? poi magari stavolta potreste stupirci con qualche effetto speciale, chessò, rimangiarvi la parola, usare lo stesso metodo b., quello della dichiarazione con la smentita incorporata. Se lo fa lui e funziona perché non dovrebbe funzionare anche a parti inverse? 

Come nella fiaba del lupo e dell’agnello la Lega denuncia il blogger Daniele Sensi

Da anni il blogger Daniele Sensi registra le frasi razziste degli esponenti del Carroccio su Radio Padania e in Rete. Un lavoro prezioso e scomodo. Ora cercano di intimidirlo portandolo in tribunale. Come racconta lui stesso.

Ho la sensazione che per Daniele non ci sarà nessuna intercessione del nostro amatissimo presidente della repubblica: lui si commuove solo per i diffamatori veri.

Mps, altolà di Napolitano: “Ho piena fiducia nella Banca d’Italia”

In un paese normale il presidente della repubblica non spenderebbe parole di stima per le banche né per quei partiti che si sono resi complici del fallimento dello stato, da Alitalia a Ilva, fino ad arrivare a MPS, dovrebbe stare dalla parte dei cittadini truffati due volte, la prima quando si sono fidati delle banche e la seconda quando i loro soldi delle tasse sono stati usati non per il bene comune ma per il salvataggio di chi si è dimostrato incapace di tutelare i risparmi e i sacrifici di tanta gente onesta.
Dopo appena quattro giorni i pagamenti dell’IMU sono stati trasferiti nelle casse di MPS, nemmeno il tempo di farli freddare.

E, sempre in un paese normale il nemico di tutti quelli che vogliono davvero il bene comune sarebbe Mario Monti e a seguire chi ha condiviso e sostenuto la politica di Monti ed è disposto a farlo ancora, non certo Beppe Grillo e nemmeno Antonio Ingroia.

Ma purtroppo è solo la solita Italia sciagurata, quella che pur di non combattere i nemici veri s’inventa quelli falsi.

Scrive l’amico Jo Monaciello sulla sua pagina di facebook:  “Abbiamo perso il piacere di essere compatti. Se Corona va in galera e tu esulti c’è sempre quello che ti viene a dire “ma in fondo che ha fatto di peggio dei politici?”. Se il PDL fa fuori Cosentino e tu esulti, c’è sempre quello che sostiene “perché lui fuori e Scilipoti dentro?” o, come Pannella, dice “Nicola tu sei il nuovo Enzo Tortora”. Se correggi l’italiano di qualcuno, c’è sempre quello che ti dice che sono fesserie rispetto agli errori in altri campi. Lasciate che vi dica una cosa: Corona è figlio di questa società, se non paga lui non comincia a pagare la società, anzi implicitamente ammettiamo che ci sta bene così. Se non comincia ad andare via Cosentino, altro che Scilipoti, ci ritroveremo il peggio del peggio (come è stato finora) perché sembrerà possibile. Se uno non conosce la lingua italiana, significa che non legge e se non legge significa che non sa e se non sa significa che quel che dice glielo dice qualcuno e finisce che allora il tipo che non sa leggere, non sa ed è ignorante pensa che sia giusto stuprare un’ebrea ed appicciare il negozio dell’orefice/ricettatore al quale vende le cullanelle che ha scippato quando non sta a casa Pound.”

Anch’io lo dico e lo scrivo da giorni: pensare che ci siano cose di rilevanza minore in fatto di giustizia fa parte di quel benaltrismo dannoso, incivile, tipicamente italiano che poi non consente, perché la gente non imparerà mai a pretenderlo, che la giustizia si applichi anche ai piani alti.

Se in galera non ci vanno i  berlusconi, i dell’utri, i cosentino e tutta l’orrenda compagnia dei delinquenti di stato che si fa, non ci mandiamo più nessuno? tutta la delinquenza e la criminalità perdonata in virtù del fatto che un parlamento INTERO in questi ultimi vent’anni ha lavorato incessantemente affinché la giustizia, come ha ben detto Ingroia ieri sera, diventasse una questione di classe, di chi si può permettere le avvocature eccellenti, quelle che spacciano le prescrizioni per assoluzioni?

Mò ci dobbiamo commuovere pure per corona? ma che vada a quel paese, lui e chi lo ha inventato; il cialtrone fuorilegge è un altro ottimo prodotto della televisione dei deficienti, quella targata maria de filippi che secondo me dovrebbe [sempre] essere accusata e processata per crimini contro l’umanità al pari di chi ha disgregato economicamente questo paese.

Questo fatto che perché in galera non ci vanno le ‘eccellenze’ allora non è giusto essere troppo severi coi criminali comuni è il risultato della distorsione mediatica a cui viene sottoposto ogni giorno questo paese dove sono in pochissimi a dire che se le eccellenze in galera non ci vanno è grazie al fatto che sono sempre loro, i medesimi che sono a confezionarsi leggi per non andarci, e che nei paesi normali in galera ci vanno il dirigente, il politico corrotto e corruttore, così come il delinquentello di strada.

E che non è affatto semplicistico pensare che a molta gente piacerebbe tanto che anche l’Italia diventasse finalmente un paese normale dove non fa notizia che un estorsore, un ricattatore venga trattato come si merita. In attesa che anche i manager, i politici, i dirigenti disonesti subiscano la stessa sorte così come avviene nei paesi civili.

Avevamo una banca
Marco Travaglio, 25 gennaio

Come in ogni scandalo, anche nel caso Montepaschi nessuno può dire “Io non c’entro”(tranne un paio di leader appena nati). Bankitalia si difende così: “Siamo stati ingannati”. Ma Bankitalia è lì proprio per evitare di essere ingannata, e soprattutto per evitare che siano ingannati i soci, i risparmiatori e i cittadini. L’alibi dell’inganno non vale: sarebbe come se un poliziotto si lasciasse scappare un ladro e si giustificasse col fatto che non s’è costituito. I ladri questo fanno: non si costituiscono. Perciò esistono i poliziotti: per prenderli. Sulla Consob è inutile sprecare parole: l’ex presidente
Cardia aveva il figlio consulente di una banca da controllare, la Popolare di Lodi dell’ottimo Fiorani, infatti controllò pochino; e il presidente Vegas, ex sottosegretario e deputato Pdl, seguitò a votare per il governo B. anche dopo la nomina in Consob. Ora il Pdl cavalca lo scandalo della banca rossa, ma dovrebbe ricordare l’estate dei furbetti, quando stava con Fiorani e Fazio assieme alla Lega (rapita dal “banchiere padano” e soprattutto dal salvatore di Credieuronord); o il crac del Credito cooperativo fiorentino di Verdini; o l’uso della Bpm di Ponzellini come bancomat per amici degli amici.
Casini, sul Monte dei Fiaschi, dovrebbe chiedere notizie al suocero Caltagirone, fino a un anno fa vice di Mussari. E Monti al suo candidato Alfredo Monaci, ex Cda della banca senese nell’èra Mussari. I vertici del Pd fanno i pesci in barile, ma sono anni che appena vedono un banchiere si sciolgono in adorazione. O diventano essi stessi banchieri, come Chiamparino al San Paolo. “Noi — dichiara quel buontempone di D’Alema — Mussari l’abbiamo cambiato un anno fa”. Frase che cozza con quella di Bersani: “Il Pd con le banche non c’entra”. Ma se ha “cambiato” Mussari, vuol dire che il Pd c’entra: anzi, l’aveva proprio messo lì. Casualmente negli ultimi 10 anni Mps ha versato 683 mila euro nelle casse del Pd senese. Un po’ come i Riva dell’Ilva, che foraggiavano la campagna elettorale di Bersani. La questione penale non c’entra, quella morale nemmeno. Semplicemente riesplode l’irrisolto problema del rapporto politica-affari: nessun grande partito può chiamarsi fuori. Tantomeno il Pd: si attendono ancora smentite alla deposizione di Antonio Fazio, che 6 anni fa raccontò ai pm milanesi di quando, nel 2004, Fassino e Bersani si presentano da lui in Bankitalia per raccomandargli la fusione tra Montepaschi e Bnl. Il progetto tramontò, ma quando l’anno seguente il Banco di Bilbao tentò di acquistare Bnl, l’Unipol d’intesa col vertice Ds organizzò una controcordata per sbarrargli la strada. Fassino a Consorte: “Allora, siamo padroni di una banca?”.
D’Alema: “Evvai, Gianni!”. Intanto Bersani difendeva Consorte, Fazio e Fiorani già indagati: “Per Fazio andarsene ora sarebbe cedere a una confusa canea”, “Fiorani è un banchiere molto dinamico, sveglio, attivo, capace”. Soprattutto a derubare i suoi correntisti. Del resto Bersani aveva messo lo zampino anche in altre memorabili operazioni finanziarie. Tipo la scalata a debito dei “capitani coraggiosi” Colaninno
& C. alla Telecom (1999). E l’affare milanese dell’autostrada Serravalle. Fu proprio Bersani a far incontrare il costruttore Gavio col fido Penati, presidente della Provincia. Intercettazione del 30.6.2004: “Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati… e di cercarlo per incontrarsi in modo riservato: ‘Quando vi vedrete, troverete un modo…'”. L’incontro aumma aumma avviene, poi la Provincia acquista le quote di Gavio nella Serravalle a prezzi folli e Gavio gira la plusvalenza alla cordata Unipol per Bnl.
A che titolo Bersani si occupa da 15 anni di banche, autostrade e compagnie telefoniche non da arbitro, ma da giocatore? Finché i silenzi e i “non c’entro” sostituiranno le risposte, possibilmente convincenti, tutti saranno autorizzati a sospettare.
Altro che “Italia giusta”.

Marco Travaglio parla degli impresentabili: “Il Pdl ha fatto fuori solo quelli famosi. Il Cavaliere si è salvato perché fuori concorso. Il problema era spiegare agli altri perché erano impresentabili. Su Cosentino, Berlusconi ha detto che la colpa era dei magistrati”. Travaglio, successivamente, elenca i reati dei circa cinquanta impresentabili della coalizione di centrodestra, PdL, Lega e MpA, degli indagati della coalizione di centro e degli otto impresentabili del Partito Democratico.