E’ sempre festa, al parco giochi del consiglio

La  Caritas fa sapere che a Renzi&friends, come a tutti i governi precedenti sempre molto attivi a creare disagi e povertà e non fare poi nulla per metterci almeno una pezza, non importa niente delle fasce deboli, che l’attenzione sulle nuove povertà arriva solo dai 5stelle che insistono sul reddito di cittadinanza: un provvedimento che chiede anche l’Europa dal 1992, non è un’invenzione da visionari populisti demagoghi rancorosi gufi e professoroni. Tranne Italia e Grecia tutti gli stati dei paesi membri prevedono un reddito minimo garantito a chi diversamente non avrebbe nessuna fonte di sostentamento. Anche l’Ungheria di Orban, valà.
E’ del tutto normale che a Leopoldo interessino solo i cittadini da un certo reddito in poi, specialmente quelli che possono pagare una cena mille euro e che a loro riservi l’attenzione politica. Lui va a cena coi banchieri e i finanzieri, si fa abbracciare da industriali e imprenditori, che ne sa della povertà, il figlio di papà?
Se si pagasse il reddito di cittadinanza poi in cassa ci sarebbero meno soldi per i giretti sulle giostre.

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Il nord Italia è sotto la pioggia da giorni, in varie zone è già alluvione e dove va Renzi, in impermeabile e stivali a sincerarsi delle condizioni del territorio e dei cittadini?
No, ai suoi veri doveri e obblighi preferisce la ribalta mondana.
La sua vita è tutta lì, fra un red carpet, un tweet, un selfie e una tribuna.
Inutile chiedere di vergognarsi a gente che la vergogna non sa nemmeno dove stia di casa chi ha ridotto ad una barzelletta o, peggio ancora, ad una polemica dettata dall’odio e dall’invidia l’ennesimo scempio istituzionale che ha compiuto Renzi ai danni della parte sana dell’Italia, quella che non vota né sostiene un bugiardo abusivo con velleità e ambizioni da tycoon.

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La “professionalità” che hanno i giornalisti alla Gruber fa campare la politica di rendita, altroché “gli italiani”.

Soprattutto la cattiva politica: quella delle bugie ripetute “finché non diventano la verità”.
Chi c’era ieri sera a fare il contraddittorio a Renzi? Nessuno, Renzi ha potuto dire quello che gli pareva, prendersi anche un quarto d’ora di tempo in più che la Lilly non avrebbe concesso ad un altro ospite.
Renzi può andare dove vuole a fare i suoi comizietti senza essere interrotto, contraddetto e senza che nessuno gli chieda conto delle cose che fa esigendo delle risposte soddisfacenti ma soprattutto che corrispondano alla verità reale, non quella costruita a favore di propaganda.
Se l’accusa agli italiani poteva valere per berlusconi la stessa accusa non vale per Renzi: chi ha plasmato questo bugiardo impostore spendaccione portandolo a palazzo Chigi con una manovra di palazzo tutta napolitana, chi in tutti questi mesi lo ha gonfiato perché probabilmente ci sta ricavando qualcosa per la vecchiaia abbia almeno la decenza di tacere e di evitare le solite battutine sugli italiani “che votano”.

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Renzi si faccia arrestare dalle SS, condannare a morte, salvare dai partigiani, contribuisca a portare l’Italia fuori dal regime nazifascista e a scrivere la vera Costituzione “più bella del mondo”, soprattutto si faccia ricordare come il Presidente più amato dagli italiani: solo in questo caso sarebbe degno anche e solo di nominare Sandro Pertini per accostarlo alla sua misera e meschina figura di carrierista della politica.

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A me non frega nulla di difendere chiunque e chicchessia, e mi faccio una sonora risata quando qualcuno mi “accusa” di tenere per questo o per quello, purché però non esageri visto che tutto quello che io scrivo e ho scritto da che scarabocchio pagine web è sempre stato orientato a difendere i principi che quando sono giusti devono valere per tutti, anche per il “nemico” politico. Io non ho totem da difendere a sprezzo del ridicolo.
Proprio Pertini a proposito dello scempio di Piazzale Loreto disse che a lui i nemici piaceva combatterli da vivi, non da morti.
Oggi che per fortuna il nemico politico non si affronta più con i fucili sarebbe giusto e corretto onorare la memoria di un grande uomo, evitando di accostarlo alle menzogna e ai suoi portatori insani che non usano i fucili ma la propaganda sì.  Grillo non si è paragonato a Mandela e Pertini, ha semplicemente detto che SE la galera l’hanno fatta loro per una giusta causa la può fare pure lui: dire ad un bugiardo che è un bugiardo non è una causa solo giusta ma sacrosanta.
La propaganda e le menzogne fanno schifo sempre, non solo qualche volta, non solo se a cadere nella trappola sono i propri beniamini.
Lascio volentieri certe miserie a chi non vede l’ora di riempirsi la bocca con Grillo e i 5stelle per non dover raccontare di Renzi e del pd.

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“Farò al massimo due legislature. Se mi rieleggeranno, sarà l’ultima”.
Ma perché, quando è stata la prima?
Decidetevi, “cari” sostenitori di un ciarlatano sciupasoldi: il presidente del consiglio si elegge o no?

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Riassumendo: Pertini in Spagna era stato invitato, non si è presentato alla festa come quelli che s’imbucano per scroccare l’aperitivo e la cena così come TUTTI i capi di stato vengono invitati alla finale dei campionati del mondo le cui Nazionali rappresentano il paese, diversamente da due atlete che partecipano ad un torneo privato e rappresentano solo se stesse. L’unica figura di rappresentanza del paese è il capo dello stato, non quello del governo che rappresenta solo il governo.

Pertini non ha viaggiato con l’aereo di stato ma con un Dc9 dell’aeronautica militare, i due ministri al seguito sono partiti con normali voli di linea.
Prima della finale dei mondiali di calcio si suonano gli inni nazionali, non le canzonette di Jovanotti, con tanto di onori alle bandiere posizionate dalla parte giusta, non al contrario.
All’Us Open nessuno ha cercato Renzi proprio come è successo qui quando è entrato a palazzo Chigi.
La sua presenza non è stata solo inopportuna ma proprio inutile e ininfluente.
Soldi buttati per soddisfare le manie di grandezza di uno che si crede uno statista mentre è solo un fanatico megalomane che sciupa i soldi dei contribuenti per i suoi vizietti privati.
Proprio come faceva berlusconi.

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La sua scorta doveva essere la gente.
Ma la gente continua a girare a piedi, in metropolitana o comunque con mezzi acquistati e mantenuti coi propri soldi, spesso con fatica perché spostarsi per andare a lavorare è necessario.  A lavorare, appunto, non a fare presenza dove non è richiesta la presenza del politico.
Matteo adesso vola, elicotteribblù, aereibblù, autobblù, cielibblù, maribblù, finché c’è chi paga che problemi ha? Renzi spende 150.000 euro degli italiani per farsi inquadrare dalle telecamere al torneo prestigioso e, davanti alla Gruber che non fa una grinza dà del populista – demagogo – rancoroso a chi lo critica: proprio come faceva berlusconi.  

Il déjà vu

Anche berlusconi continua a percepire 8000 euro al mese del vitalizio da senatore, interdetto e decaduto.
Una condanna in via definitiva per frode non basta a liberare la politica di un individuo simile, in ottima compagnia peraltro, ma anzi, continua ad essere pagato dallo stato che ha derubato e cioè da noi.
E nessuno pensa di abolire una legge incivile che continua a pagare i ladri coi soldi dei derubati.

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Il bisogno di legalità e il giudice burocrate che piace tanto ai politici – Daniela Gaudenzi, Il Fatto Quotidiano

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La responsabilità dei giudici è legge Orlando: ‘Ora cittadini più tutelati’ Anm: ‘Provvedimento contro magistrati’

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Bello il discorso di Mattarella alla scuola della Magistratura di Scandicci: sembrava scritto da Napolitano. 

E’ proprio una “fissa” dei presidenti della repubblica quest’accusa di protagonismo dei magistrati.
Invece di prendersela coi politici loro sì protagonisti, pure troppo e incapaci di fare leggi che impediscano ai processi di andare in prescrizione prima del primo grado, vanificando ogni tentativo di restituire giustizia a chi se l’è vista negare la bacchettata ai giudici – vecchi e nuovi – ci sta sempre bene.
Magari la magistratura fosse stata e fosse davvero protagonista, così tanto da aver ripulito questo paese da tutto il sudiciume che opprime.

In Germania i detenuti per reati contro lo stato e i cittadini sono circa 9000, in Italia 240.
Nel dicembre scorso Transparency International ha messo nero su bianco che l’Italia è prima nella classifica dei paesi più corrotti d’Europa.
Da almeno vent’anni grazie al capobanda padre costituente ma più che altro prostituente la classe politica è stata riempita di gente che con le sue referenze non potrebbe svolgere nemmeno il più umile dei mestieri all’interno dello stato; ogni scandalo finanziario, di corruzione e tangenti vede protagoniste non le seconde leve della politica ma altissimi funzionari di stato in combutta con la criminalità mafiosa e il presidente della repubblica, perfettamente in linea con chi lo ha preceduto, su queste cose non ha niente da dire: il problema di questo paese sono i magistrati protagonisti, non quelli condannati a morte dalla mafia.
I registi, invece, quelli che da decenni sfornano leggi sempre meno efficaci per non rischiare che poi funzionino davvero per tutti, non solo per i delinquenti comuni vanno benissimo anche quando da non eletti da nessuno si permettono di demolire lo statuto dei lavoratori, i diritti.
In Italia c’è bisogno di giustizia, perché parlare di legalità con un parlamento di illegali è un po’ rischioso.
C’è bisogno di un governo eletto dai cittadini, questo sì legale.
E c’è bisogno anche e ad esempio di quella legge sulla corruzione che non vede luce nonostante ci abbiano detto che il patto fra l’abusivo e il delinquente sia decaduto come uno dei contraenti.
Quindi chissà cos’è che impedisce a questo paese di avere uno stato che agisca e intervenga nella giusta direzione, che non credo sia quella della ramanzina presidenziale ai magistrati.

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Lilly Gruber dovrebbe scusarsi per aver costretto Ben Jelloun ieri sera a Otto e Mezzo all’incontro con la fascista e razzista santanchè.
Quand’è che questa gente capirà che la comprensione dei telespettatori rispetto alle dinamiche televisive e a quelle del retrobottega dove i partiti impongono la presenza della santanchè come di salvini non è infinita?
Ora che finalmente Renzi ha fatto la legge che voleva berlusconi sulla responsabilità civile dei giudici, quand’è che qualcuno penserà a fare quella sulla responsabilità del giornalismo cosiddetto embedded – ma più che altro servo e complice – che si ostina a trasformare ogni organo di informazione nella vetrina per politici osceni e i loro lacchè che non solo non hanno niente da dire ma quello che dicono è sempre sbagliato?
A quando la responsabilità civile dei giornalisti per continuare a negare l’informazione inginocchiandosi invece alla propaganda utile a questa politica cialtrona e disonesta?
E, già che ci siamo, a quando una legge per punire l’irresponsabilità politica con la radiazione da qualsiasi settore dello stato quando i politici dimostrano la loro incapacità e delinquenza?
Solo i giudici in questo paese devono essere responsabili, pagare di tasca loro gli eventuali errori che commettono nell’esercizio delle loro funzioni?

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Migliori attori non protagonisti – Marco Travaglio

E pensare che cominciava a starci simpatico, Sergio Mattarella. La scena delle delegazioni dei partiti che salgono al Quirinale per consultarlo sulle riforme “condivise” votate nottetempo dal Pd e basta, e della sua sfinge che le osserva impassibile, marmorea, senza tradire la minima emozione, come priva di circolazione sanguigna, costringendole a compulsare eventuali, impercettibili vibrazioni sopraccigliari per arguirne un eventuale pensiero, è davvero avvincente dopo nove anni di logorrea monitoria. Il silenzio tombale sull’Aventinuccio delle opposizioni contro la riforma costituzionale è uno splendido contrappasso ai moniti di Re Giorgio, che per molto meno avrebbe già intimato loro di smettere immantinente di opporsi.

E che dire delle acrobazie imposte ai quirinalisti corazzieri, ieri spalmati sul Napolitano giocatore per sostenere che faceva benissimo a impicciarsi sempre di tutto, e ora sdraiati sul Mattarella arbitro per argomentare che fa benissimo a non interferire. Anche la scelta dei mezzi di locomozione, dai voli di linea ai pedibus calcantibus, dal Frecciargento alla tramvia fiorentina con bandiera tricolore appiccicata alle spalle, è la messa in mora di questa casta imparruccata che considera le usanze dei cittadini comuni una diminutio, ai limiti della lesa maestà. Poi purtroppo ieri, dopo tre settimane di letargo, Mattarella ha parlato. Gli è scappato un monito. E ha subito fatto rimpiangere quando taceva. “Il magistrato – ha detto alla scuola delle toghe a Scandicci – non dev’essere né protagonista assoluto nel processo né burocratico amministratore di giustizia”. E così, invece di ricordare al governo che la legge sulla responsabilità civile dei giudici è incostituzionale perché cancella l’udienza-filtro sui ricorsi dei cittadini (l’ha detto la Consulta di cui fino al mese scorso lui stesso faceva parte), anche lui ha reso omaggio a un totem che ci portiamo appresso da vent’anni: la lagna sul “protagonismo” che chiunque passi per la strada (specie se ha la coda di paglia) si sente in dovere di lanciare ai magistrati che finiscono sui giornali per parole, processi o indagini.   Una giaculatoria così stantia, tediosa e distante dalla realtà di un Paese fondato sull’illegalità di massa (soprattutto dei colletti bianchi), che persino Piero Grasso s’è sentito in dovere di replicare: “A volte il protagonismo viene da sé, per le cose importanti che fai. La gente deve sapere quando fai cose utili e importanti per la società”. Siccome Mattarella è uomo riflessivo – i turiferari che l’hanno scoperto un mese fa ci hanno rivelato che “pensa prima di parlare”, anzi addirittura “parla solo quando vuole lui” – forse risponderà a questa domanda: ma che senso ha dire che i “magistrati non devono essere protagonisti assoluti nel processo”? Persino Monsieur de La Palisse, che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo, troverebbe la frase troppo ovvia o troppo inquietante. Se vuol dire che nel processo ci sono anche gli avvocati, gli imputati, i testimoni, le parti civili e i cancellieri, grazie tante: ma non s’è mai visto un processo senza queste figure, anche perché sarebbe nullo (a parte l’udienza al Quirinale dove fu sentito Napolitano senza gli imputati perché il teste non li gradiva). Se invece intende che i magistrati non devono parlare, è una violazione dell’art. 21 della Costituzione (salvo che rivelino segreti d’indagine o anticipino sentenze, ma lì i codici e il Csm li sanzionano).

Se infine la frase significa che i magistrati non devono far parlare di sé, è insensata (se uno parla di me o no, dipende da lui, non da me). Oppure è incoerente con l’invito a non diventare burocrati. È dei burocrati, che fanno il proprio compitino (se lo fanno) senza disturbare nessuno, che non si parla mai. Si parla invece dei magistrati che si occupano dei potenti, e meno male: è proprio nell’anonimato che si nascondono le toghe corrotte, colluse, conniventi e nullafacenti. Qualcuno aveva mai sentito parlare del giudice Vittorio Metta, che alla fine degli anni 80 si vendeva le sentenze a Previti & B. senza mai parlare né far parlare di sé? No, negli stessi anni si parlava molto di Falcone e Borsellino, che per le loro inchieste o interviste erano spesso in tv e in prima pagina. Giudici protagonisti anche loro?

 

 

Change

Hanno girato, rivoltato, trattato e contrattato ma finalmente sono riusciti a dare a berlusconi pure la7. Urbano Cairo è un ex dirigente fininvest, quindi dopo Mediaset che è la sua, la Rai che controlla per mezzo dei suoi ascari sguinzagliati in ogni dove, finalmente anche la7  finisce [di diritto ma soprattutto di rovescio] sotto il controllo di silvio berlusconi. Mannaggia, ad avere una legge sul conflitto di interessi questo non sarebbe mai potuto accadere, probabilmente d’alema, come per quella sullo scudo fiscale, non aveva capito quanto fosse importante questa legge. 
Ecco perché non ce l’ha fatta a farcela.

Sottotitolo: sulla piattaforma Change.org è stata lanciata dall’Uaar, “Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti” una petizione che richiede l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa. [qui il link all’appello]

Conclave, cattolici Usa contro Mahony
E Famiglia Cristiana lancia un sondaggio

 L’ex arcivescovo di Los Angeles era stato sollevato dai propri incarichi per aver coperto gli scandali di pedofilia. Ciononostante il suo nome risulta tra i partecipanti al Conclave che dovrà votare il successore di Benedetto XVI.  Catholics United indice una petizione per impedirglielo.
A proposito di ospitate nello stato di Dio:
nell’aprile 2011 al dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, accusato di crimini contro l’umanità fu concesso di partecipare alla beatificazione di Wojtyła. Lo stato italiano fu costretto a sorvolare sulle leggi recenti in funzione dell’obbrobrio fascista dei patti lateranensi e consentire a Mugabe, indesiderato in base alle sanzioni europee che gli vietavano il visto d’ingresso in tutti i paesi membri, di calpestare il territorio italiano.

Ho firmato perché voglio che questo diventi davvero un LIBERO STATO e non il paese a democrazia limitata che è sempre stato i cui contribuenti sono costretti – di diritto ma soprattutto di rovescio – a mantenerne un altro i cui residenti poi non si comportano affatto da ospiti ma vogliono fare i padroni di casa, anche della mia.
Facciamo che ognuno si paga le sue eccentricità, che sei miliardi di euro l’anno, tanto ci costa più o meno mantenere santamadrechiesa, esclusi benefit, privilegi, bollette non pagate i cui costi ricadono sui romani,  tasse non pagate che i contribuenti devono pagare anche per la vaticano SPA e un mucchio di altri lussi che vengono concessi dallo stato alla chiesa, e per non dover ribadire ancora una volta quanto sia costoso dover sopportare questa zavorra che impedisce a questo paese di diventare davvero civile sono un prezzo altissimo che non possiamo più permetterci di pagare. 
Ho firmato perché il concordato è una legge fascista che in una democrazia, in una repubblica deve essere abolita.

Eppoi l’ha detto anche il papa uscente [ma che resterà ospite nelle mura vaticane affinché non abbia nulla da temere, ben coperto dall’immunità in quanto capo di stato estero, quella stessa  che lo ha sollevato da altre responsabilità circa i casi di pedofilia all’interno della chiesa: Immunità: ecco perché Ratzinger resterà in Vaticano,  tutti uguali a dio e come no]:”‘Il tentatore è subdolo – ha detto all’Angelus: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari”.

Ecco, firmiamo anche per non farli più cadere in tentazione. Così imparano.

Lilly Gruber: lei è cattolico?
Antonio Ingroia: NO.
[Ottoemmezzo, 18 febbraio]

La domanda di Lilly Gruber non è stata né indiscreta e nemmeno fuori luogo.

Altroché tenersi i papi e i cardinali nei cassetti come Bersani e Vendola.
In un paese dove la religione invade la politica di destra, di centro e di centrosinistra che non oppone mai resistenza anzi le piace pure, e in modo asfissiante la vita dei cittadini ai quali s’impone di vivere secondo un’etica religiosa anche se non sono cattolici-credenti-praticanti perché la politica poi  non legifera secondo le necessità, le urgenze, i bisogni della gente ma in base a quello che non turba e disturba le loro eminenze, nell’unico paese che ne deve mantenere un altro grazie a una legge fascista, il concordato,  che dovrebbe, DEVE  essere abolita quel NO di Ingroia è una luce in fondo al tunnel.

E’ importante sapere in che misura la religione occupa la vita di un politico visto che i nostri politici sono troppo sensibili all’influenza della religione, si ammalano molto facilmente di conservatorismo e bigottismo; mentre a noi, invece,  serve una politica sana e libera da TUTTE le influenze.

 

[Il tempo è galantuomo]

Ecco perché ieri sera da Lilly  Gruber c’era Ingroia: il più nascosto di tutta questa campagna elettorale, il più oscurato e ignorato dai media.
E’ andato a fare il tappabuchi di berlusconi che doveva fare il confronto con Travaglio; ma siccome notoriamente Travaglio fa il gioco di berlusconi allora ha preferito non andare per non rischiare di stravincere le elezioni e umiliare i suoi avversari: lui è un uomo modesto, si accontenta di poco.
E già qui si potrebbe mettere un punto e scrivere che per capire ci vorrebbe un cervello che fa il suo mestiere, ché la polemica infinita sulla puntata di Servizio Pubblico circa il fatto che Santoro e Travaglio avrebbero messo a suo agio sua bassezza a me ha puzzato di bruciato sin da subito, come anche la proclamazione a santi subito di Floris e Ilaria D’Amico, i bravi giornalisti che hanno imbarazzato berlusconi [mica come Travaglio, cazzu cazzu iu iu], come se tredici minuti di intervista fossero uguali a una trasmissione di un’ora o di tre ore.
E che quando scrivo che in questo paese un’informazione che informa non l’avremo mai perché non ce la meritiamo, perché c’è gente che non ha la benché minima idea di quello che significa la parola informare altrimenti l’Italia non sarebbe sempre e puntualmente in basso a tutte le classifiche internazionali sulla libertà di stampa e informazione, forse ho ragione.
E chissà perché se Santoro e Travaglio sono così ospitali Bersani e Monti, chez Servizio Pubblico non ci sono proprio voluti andare.

Telecanto e melesuono
Marco Travaglio, 19 febbraio

Sarò strano, ma non riesco a capire tutta questa ossessione per i confronti televisivi che si fanno o non si fanno. Intendiamoci: Grillo ha sbagliato di brutto a promettere e poi disdire l’intervista con Sky (e non è la prima gaffe: quella strana frase sui magistrati che “fanno paura” proprio mentre indagano sui poteri fortissimi ha sconcertato una bella fetta della sua base). Ma soprattutto ha sbagliato a prometterla, perché diciamoci la verità: nessuna delle centinaia di pallosissime telecomparsate degli aspiranti premier e dei loro candidati ha spostato di un millimetro gli orientamenti degli elettori. L’idea di un bel dibattito all’americana, dove un avversario o un giornalista mette in difficoltà il politico di turno e gli fa perdere voti, in Italia è pura utopia: e lo resterà finché la politica comanderà sulle tv. Paradossalmente, il programma che più s’è avvicinato a quel modello è stata la puntata di Servizio Pubblico che tutti i giornali hanno accusato di aver rilanciato Berlusconi (perciò Bersani e Monti non sono venuti da Santoro: per evitare eccessivi rilanci). Quella sera il Cavaliere, per la prima e ultima volta nella sua carriera, fu costretto ad ammettere di non essersi opposto alla decisione di Monti di introdurre l’Imu sulla prima casa; e addirittura di essersi confuso, a causa dell’età avanzata, sul complotto delle banche tedesche contro il suo governo. Tant’è che per qualche settimana evitò accuratamente di dichiarare guerra alla Germania e di accusare Monti sull’Imu, pensando che le due balle fossero ormai inutilizzabili e occorresse inventarne qualcun’altra (tipo la restituzione dell’Imu in contanti). Poi andò a un programmino domenicale di La7 e ripeté le due balle senza che i due conduttori gli ricordassero che erano già state smontate da Servizio Pubblico. Dunque capì che poteva usarle di nuovo: nella tv italiana non si butta via niente. Del resto, avete mai sentito qualcuno (esclusi i presenti) rinfacciargli i suoi processi o gli impresentabili nelle sue liste? Tutti gli scandali, per lui, sono ormai mediaticamente prescritti: condono tombale. E così i casi Penati o Mps per Bersani. E così l’inerzia su Finmeccanica per Monti. In compenso Ingroia, le rare volte in cui appare in video, deve continuamente giustificarsi per essere un magistrato e peggio ancora un incensurato; poi, quando potrebbe illustrare le proposte del suo movimento, il tempo è scaduto. Invece gli altri leader intervistati in tutte le tv possono dire le loro cose, vere o false che siano, senza incontrare ostacoli. Non perché alcuni intervistatori non tentino di incalzarli sulle loro contraddizioni, ma perché mai come in questa campagna elettorale si è mentito tanto spudoratamente sul passato e sul futuro, sui programmi e sulle alleanze. Anche la domanda più cattiva, impertinente, puntuta è destinata a infrangersi contro risposte generiche o sfuggenti o menzognere.
E la legge sulla par condicio proibisce al conduttore di interrompere l’ospite logorroico o bugiardo per ristabilire punto per punto la verità. Solo un confronto fra tutti e sei i candidati premier potrebbe spostare qualcosa: non tanto per i contenuti (perlopiù falsi o utopistici), quanto per l’efficacia della comunicazione, che non è uguale per tutti. Ma il confronto a sei non lo vuole nessuno dei big: troppi altarini da nascondere. Infatti pongono condizioni inaccettabili (confronto a due o a tre, fuori gli altri) per evitarlo. Quindi non facciano i furbi: sono allergici alle domande proprio come Grillo che (giustamente) accusano di allergia alle domande.

Ps. Ieri B. ha annullato la sua partecipazione a Otto e mezzo dove avrebbe dovuto rispondere alle domande di Lilli Gruber e del sottoscritto. Chissà cosa diranno ora i tromboni che mi accusavano di avergli regalato una barcata di voti a Servizio Pubblico: forse che temeva di stravincere?

[Im]par condicio

Par condicio, “paletti” anche per Monti
Zavoli attacca: “Lui in Rai? Uno sgarro”

Monti ha violato la par condicio.
Però, sobriamente.

E visto che Monti a domenica in non potrà andare nemmeno a fare finta di litigare con Giletti che avrebbe fatto finta di fargli delle domande ma soprattutto di pretendere le risposte, la Gruber, compagna d’avventure del professore in quel di Bilderberg, gli offrirà ospitalità stasera a ottoemmezzo.

Altrimenti, a che servono gli amici? 

Speriamo gli chieda almeno di quando ringraziava b per aver salvato l’Italia dai cosacchi del Generale Occhetto, da giorni nei social network ci si chiede che fine abbia fatto quella puntata del novembre 2010 nella quale Monti ringraziava b per averci salvato dal pericolo comunista: di Occhetto…-))

Sottotitolo: visto che a febbraio manca poco, vale la pena ribadire un semplicissimo concetto che però ai più è del tutto sconosciuto:  “l’Italia è l’unico paese democratico, occidentale  nel quale si smette di parlare di politica, ma soprattutto dei politici nel periodo in cui se ne dovrebbe parlare di più. Una legge per la par condicio così come è concepita qui da noi non esiste in nessun’altra parte del mondo civile, e sono gli stessi paesi, guarda caso, dove non si consente ad un imprenditore disonesto di accedere alla carriera politica. La par condicio sì ma il conflitto di interessi no, qualcosa dovrebbe significare. E spiegare.”

Febbraio è qui, dietro l’angolo, non dimentichiamoci di niente e di nessuno.

I politici, e i tecnici “prestati” alla politica possono dire tutto e il suo contrario sempre, in questo periodo lo fanno molto di più.

E lo possono fare  perché come spiega benissimo Marco Travaglio oggi, i giornalisti non fanno i giornalisti.

Perché il pericolo non è tanto  l’invadenza dei politici in tv, il dramma irrisolvibile è che gli si fa dire quello che vogliono senza contraddirli.

berlusconi ad esempio può cazzeggiare al ritmo di “tolgo l’IMU” perché nessuno, davanti a lui dice che l’IMU è una sua tassa, creata e voluta dal suo governo. E può dire anche di non aver mai detto che Ruby era la nipote di Mubarak nonostante 314 traditori dello stato in parlamento lo abbiano garantito a nome loro e di tutti gli italiani.

E Monti può fare altrettanto circa le decisioni del suo governo [necessario] perché nessuno gli dice chiaro e tondo che quelle scelte hanno solo peggiorato la situazione economica di tanta gente, quella che andava salvata prima delle sue amate banche, per dire. Monti ha gettato qualunque maschera e si manifesta per quello che è. Tuttavia che fosse un modesto servitore dello stato lo potevano credere solo Bersani & C. 

Una cosa è certa: le ali “estreme” nel piddì le ha viste solo Monti. Io è da quel dì che le cerco, che cerco disperatamente qualcosa che somigli ad una sinistra vera in quel partito. Finché si parla del pdl che raccoglie di tutto fra pregiudicati e fascisti tutt’altro che post il ragionamento ci potrebbe anche stare, ma dire che nel pd ci sono “estremità estremiste” è davvero un insulto anche alle intelligenze più semplici, meno scaltre, meno prevenute circa la politica. 

Ci sono molte più frange reazionarie nell’uddiccì di casini, che nel pd di Bersani. 
Estremiste e pericolose.

 

Ma quando capiscono tutto questo,  gli elettori da tg1, barbara d’urso, domenica in e uno mattina?

Chi ha messo in circolazione quel grazioso luogo comune secondo il quale nella vita “non bisogna mai disperare perché c’è di peggio” [di qualsiasi cosa sia già accaduta eccetto la morte ovviamente] ha detto una grande verità.
In molti pensavamo che con berlusconi si fosse finalmente toccato quel fondo dal quale poi poter ripartire – perché, l’America latina insegna – se non si tocca il fondo non si può risalire.
E invece no.
Dobbiamo ancora scavare in questo immondo porcile dove il presidente della commissione di Vigilanza Rai, un arzillo giovanotto di quasi 90 anni può rimproverare un signore chiamato da un altro signore, coetaneo dell’arzillo giovanotto per sistemare i danni di “aver sgarrato” [ma che linguaggio è?] nel merito della sua presenza in televisione dopo che per vent’anni è stato consentito ad un abusivo impostore non solo di sgarrare e di controllare – ma soprattutto occupare e far occupare dai suoi servi indegni e idioti – da padrone e da presidente del consiglio l’intero palinsesto.
Dopo che gli è stato permesso di entrare in tutte le case anche da ospite sgradito, dopo avergli consentito di stravolgere e deformare un paese intero proprio grazie allo strumento televisivo.
E dobbiamo ancora difenderci da altri servi che ancora oggi si permettono di scrivere sui quotidiani che le televisioni non spostano voti, che sì, la gggente la tv la guarda [17.000.000 di persone erano davanti alla tv anche la sera di capodanno, per dire] mappoi quando va a votare è un’altra cosa.
E chissà perché allora se le tv non spostano voti e non sono in grado di orientare le scelte, i gusti e le opinioni della gente non c’è più un posto dove non ci sia almeno una televisione accesa, al ristorante come nella sala d’aspetto di un medico, sul traghetto per la Sardegna, ovunque ci sia un passaggio consistente di persone c’è sempre una televisione accesa sui cosiddetti programmi per le famiglie che invece non sono altro che l’arma più pericolosa di propaganda, da quei programmi viene veicolato di tutto senza che nessuno alzi mai la voce per chiedere di smetterla, di “non sgarrare”.
E la stessa cosa vale per i giornali, soprattutto quelli di proprietà dell’abusivo impostore di cui sopra, letture considerate innocue.
Ad esempio “Chi”, il classico giornale da parrucchiere, che si legge sotto l’ombrellone.
Mentre quella rivista è il vero house organ di b., la sua arma di propaganda più efficace molto più dei suoi quotidiani che vengono acquistati e letti in misura molto minore.
E, solitamente, la gente che si appassiona alle riviste del gossip più becero non è poi interessata anche alla lettura di cose che aiutano a formarsi delle opinioni sane.
Ecco perché la propaganda peggiore si può trovare sfogliando quelle pagine.
In questo paese c’è una quantità impressionante di gente che sa tutto sulle ultime vicende di corna dei vip, su come sono andati a finire X – factor e l’isola dei famosi ma non ha mai aperto un libro che racconta la storia degli ultimi vent’anni. Almeno.
Ed è questo il dramma, pensare che la teoria con cui b., ha deformato e stravolto un paese intero, quella che “la gente quando torna a casa è stanca e non vuole pensare”, alla fine sia la più messa in pratica.
Coi risultati che vediamo, e che tutti siamo costretti a subire.
Ma mi raccomando, non dite a Pigì Battista che la gente che guarda domenica in dove Giletti e berlusconi fanno finta di litigare, l’obbrobrio della d’urso che non ci prova nemmeno a nascondere il suo essere serva del padrone e legge Chi poi va anche a votare, potrebbe restarci male. E non ditegli nemmeno che se al conflitto di interessi è stato preferito il baratto, l’accordo fra “avversari” significa che le televisioni servono, eccome, che a qualcuno hanno dato ben più che da mangiare, nonostante quel che pensava fassino quando ha detto che quella legge non era poi così necessaria perché – appunto – non dà da mangiare. Chiediamolo a berlusconi  che dalla sua famosa discesa in campo ha guadagnato 400.000 euro al giorno se non dà da mangiare, una cifra che  moltiplicata per vent’anni fa una somma abbastanza considerevole, specialmente se si pensa che nel ’94 le sue aziende stavano fallendo e lui rischiava la galera, altroché la presidenza del consiglio.


L’Era Glaciale  – Marco Travaglio, 4 gennaio

Sono vent’anni che alcuni noti paraculi detti “terzisti” ci spiegano come la televisione non sposti voti. Naturalmente lo sanno benissimo che li sposta eccome, tant’è che i politici fanno a gara per andarci, possedendola o almeno controllandola. Ma i terzisti non vogliono prender posizione per non inimicarsi nessuno, e insistono con la favoletta che la tv non conta. Ancora a luglio Pigi Battista scriveva sul Pompiere che “il controllo della Rai, nella Seconda Repubblica, non ha portato ai partiti nemmeno un voto”, con buona pace degli “ossessionati del ‘decide tutto la tv’… un minimo di aderenza ai fatti dimostra che il controllo più o meno soffocante della Rai non ha mai favorito il partito dei controllori”. Ora potrebbe spiegarlo al professor Monti e al cavalier Berlusconi, cioè al nuovo padrone della Rai e al vecchio padrone di Mediaset, che da giorni bivaccano da una rete all’altra in ogni programma a ogni ora del giorno e della notte, con relative piaghe da decubito. Presto l’uno farà capolino dietro i cirri e i nembi del meteo l’altro, per non esser da meno, sbucherà dal segnale orario. Perchè lo fanno, incuranti delle lezioncine dei Pigi? Perchè a ogni comparsata guadagnano punti nei sondaggi, a scapito di chi in tv non c’è mai (o, se c’è, è per esserne massacrato, come Grillo e Di Pietro). Le cose non andrebbero così se in tv i padroni di casa fossero i giornalisti e le balle dei politici venissero rintuzzate a una a una (oggi pubblichiamo una mini antologia delle ultime di B. e Monti). Invece i padroni sono i politici: compreso Monti che, travestito da tecnico, s’è nominato il presidente e il direttore generale Rai (Tarantola & Gubitosi) e il presidente dell’Autorità delle Comunicazioni (il bocconiano Cardani), poi ha gettato la maschera ed è passato alla cassa. Inutile inseguire i moniti dei vertici Rai, i regolamenti e le par condicio dell’Agcom, i gridi di dolore dell’ottimo Zavoli, le batracomiomachie ( ? ) ( tradotto da http://en.wikipedia.org/wiki/Batrachomyomachia “un alterco sciocco” ) fra commissari della Vigilanza che non han mai vigilato su niente. Le chiacchiere stanno a zero, a due mesi dalle urne la partita è chiusa: quella televisiva, e dunque quella elettorale. Chi sta in Parlamento fa il bello e il cattivo tempo in tv, chi sta fuori non può nemmeno avvicinarsi per farsi conoscere dagli elettori. E purtroppo nessuno è autorizzato a indignarsi. Non il centrosinistra, che non ha mai sfiorato il conflitto d’interessi, preferendo mettersi a tavola e raccogliere le briciole (Rai3 e Tg3); e negli ultimi quattro mesi, grazie alle primarie, ha monopolizzato 213 ore nei tg e 21 negli altri programmi fra Renzi e Bersani. Non Monti, che vanta 160 ore di presenza nei soli tg, fra notizie, dichiarazioni e interviste nella sua veste di premier e di candidato-non candidato. Non B., che possiede Mediaset, occupa mezza Rai e, dopo un anno di autoesilio televisivo (per non dover giustificare l’appoggio a Monti), nell’ultimo quadrimestre ha avuto nei soli tg di 100 ore per sé e 325 per il suo Pdl. Non Casini, che è dappertutto. Potrebbe, anzi dovrebbe lamentarsi Grillo, che nei tg vanta 27 ore, quasi sempre appaltate ad altri per dipingerlo come la reincarnazione del Duce. Ma non può perché l’ha detto lui che “la tv è morta” e non bisogna metterci piede, a vantaggio di Internet che però in certe fasce sociali e in certe regioni resta un oggetto misterioso. Insomma, tutti fanno da alibi a tutti. E chi più ne risente sono i movimenti nuovi come Rivoluzione Civile di Ingoia & C., che non appaiono da nessuna parte e molti elettori non sanno neppure che esistano.
Ps. A Domenica In, quand’è entrato B. per la cosiddetta intervista con Giletti, la temperatura dello studio è stata abbassata di una decina di gradi perché le mummie, intorno ai 20, si sciolgono. È l’inizio dell’ibernazione. Ma anche la migliore metafora della televisione italiana, dunque della politica italiana.

 

 

#vergognasulpapa kill the gay

Questi “pericolosi sovversivi” (Pasquale Videtta, Luca Sappino, Francesca Fornario, Simone Salis, Gianfranco Mascia, Alessandro Gilioli, Marco Quaranta), che si limitavano a esporre (in religioso silenzio) dei manifesti assolutamente pacifici durante l’Angelus del Papa in Piazza San Pietro, si sono visti strappare di mano il tutto dalla Polizia di Stato Italiana (in Vaticano!), sono stati schedati e sono stati trattenuti per oltre un’ora.

“Le unioni gay non danneggiano la pace: le armi sì.”

Questo semplicissimo concetto non può essere esposto nemmeno per iscritto rimanendo in silenzio perché la polizia dello stato italiano, in servizio permanente, dunque a spese dei contribuenti italiani anche nello stato estero del vaticano non vuole, si arrabbia. Non si può. 
Però si può dire – senza che nessuna istituzione né tanto meno la politica – letteralmente terrorizzata dalla possibilità di perdere voti dai talebani cristianocattolici faccia un plissé – che le unioni gay sono contro la pace e un mucchio di altre deliranti scemenze mentre si dà la benedizione a chi gli omosessuali li vuole morti sul patibolo. Il problema è che se la religione danneggiasse solo chi la segue sarebbe poca cosa, un nulla da liquidare con un sontuoso chissenefrega, il dramma invece è che danneggia tutti. Nel silenzio generale di chi dovrebbe fare in modo che questo non si verifichi più.

Preambolo: il secondo emendamento, quello che consente agli americani di poter possedere un’arma senza particolari motivazioni e senza soprattutto nessun controllo verso chi ne fa richiesta esiste dal 15 dicembre 1791. In due secoli e mezzo nessuno di quelli che hanno governato l’America ha mai sentito il dovere civile di fare in modo che non a tutti fosse concessa la possibilità di detenere e usare un’arma.  In tutto questo frattempo l’elenco delle stragi accadute a causa del possesso indiscriminato di armi si è allungato in maniera impressionante. Tutti possono acquistare un’arma senza che venga fatto nessun controllo sulla persona e la personalità di chi poi la dovrà usare.

Gli americani piangono, i presidenti si commuovono ma non c’è nessuna volontà da parte di nessuno di abolire questa licenza di uccidere.

In America a 21 anni non si è abbastanza adulti per potersi ubriacare in santa pace ma per commettere una strage sì.

Sottotitolo: visto che secondo il cardinal Ruini [eminems] la questione morale “non può essere usata come strumento politico” ed è sufficiente ricordarsi di mantenere un buon contegno pubblico come ci ha spiegato l’ottimo Sgarbi che di moralità,  contegni pubblici e privati se ne intende, la Lilly Gruber  ieri sera a ottoemmezzo avrebbe potuto ad esempio ricordare ad eminems e a Sgarbi che il papa è scampato per il rotto della cuffia e solo per un cavillo burocratico in quanto capo di stato estero [quando pare a lui] ad una condanna in Texas per aver taciuto, omesso, coperto, nascosto circa la pedofilia all’interno della chiesa. Voglio dire, se hai davanti Ruini nel giorno in cui il papa ha sommato una quantità di oscenità che la metà sarebbe stata già insopportabile, se fai la giornalista non puoi tacere su un fatto del genere.

Altrimenti sei un’altra cosa.

La chiesa cattolica  sta a Dio come come la politica, specialmente quella italiana  sta all’onestà, alla legalità  e alla giustizia.

Se si  prova a raccontare alla gggente, quella che non sa, che la religione cattolica è quella che più di altre nel corso della storia si è macchiata di crimini orrendi, ha sempre ostacolato il percorso verso la civiltà e la maturità dei popoli, ha sempre negato il diritto di ognuno di poter agire in libertà e fare di e con se stessi quello che tutti dovrebbero poter fare liberamente di e con se stessi, quella gggente ti guarda con la stessa espressione ebete che ha quando dici che berlusconi vent’anni fa era esattamente come oggi.

L’unico modo per difendersi è conoscere, sapere; chi non sa è vulnerabile, facilmente seduttibile. Ai figli bisogna insegnare quanto è bella, magnifica la libertà: quella dei pensieri e delle azioni belle e magnifiche, tipo saper ignorare quei retaggi e pregiudizi pericolosi, dannosi, quella subcultura che non dovrebbe far parte di nessuna civiltà e che consentono ad un papa oggi, nel terzo millennio di poter veicolare messaggi pericolosi, violenti, discriminanti, razzisti e omofobi fatti passare per un messaggio di pace.

Discriminare, far credere che gli omosessuali siano portatori di violenza, di guerra alla “normalità”  è tutt’altro che un messaggio con cui si può celebrare nientemeno che la pace;  significa mettere a rischio la loro incolumità e sicurezza.

Quando poi  i ragazzini si suicidano a 15 anni perché i compagni di scuola li deridono o quando gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali vengono aggrediti, picchiati, violentati, ammazzati di chi è la colpa, del bullismo,  della maleducazione, della criminalità fascista o anche, anzi soprattutto  di quello che viene predicato urbi et orbi?

 La discriminazione è SEMPRE un danno per la collettività, l’essere in qualche modo classificati dei “diversi” in senso negativo, dispregiativo, offensivo costringe a fare dei distinguo che generano delle differenze mentre i diritti sono diritti per TUTTI.

  Le scelte di vita, quando  sono private e non intaccano il diritto degli altri, quando non sono pericolose per gli altri, quando non provocano danni agli altri DEVONO essere  accettate e lecite, ed è un dovere di tutti rispettarle, perché è un diritto di tutti essere rispettati, la laicità e il suo rispetto garantisce tutti.

Il 23 settembre scorso il papa aveva detto le stesse cose pronunciate ieri – celebrando la pace mentre dava  la sua personale benedizione a  Rebecca Kadaga,  ugandese, promotrice della riforma dell’attuale legge contro i “comportamenti sessuali deviati”: omosessualità e bisessualità,  riforma  che prevede la pena di morte per gli omosessuali “recidivi” [sic!] –  ai partiti politici cattolici italiani, quindi praticamente a tutti, fatta eccezione forse per quello di Ferrero: “non cedete su eutanasia e aborto, tutelate il matrimonio uomo – donna”. 

E visto che lui ribadisce, lo faccio anch’io, perché la verità è che alla chiesa cattolica piace l’ipocrisia, l’unica dottrina che condividono è quella delle morali doppie e triple.

Quella che permette ad un divorziato colluso con la mafia [sostenuto da questa chiesa intollerante a corrente alternata finché non sono entrate in scena le storiacce di HardCore, ovvero la mafia e la corruzione sì ma le mignotte proprio no, ché perpetuare un’opera di lobotomia che dura da quasi tre millenni è un esercizio costoso e impegnativo: serve tutto il peggio che c’è a disposizione, mafie comprese] di accostarsi all’Eucaristia, bestemmiare pubblicamente e ottenere il perdono “contestualizzato” da parte dell’eminenza di turno, che gli ha permesso di farsi portavoce dei valori cristiani mentre a casa sua succedeva altro che Sodoma e Gomorra.

Quella della celebrazione del family day a cui ha partecipato Gianfranco Fini che aveva già abbandonato una moglie e messo incinta la sua nuova compagna, una celebrazione a cui partecipava Giovanardi che con Fini ha firmato una legge criminale che ha mandato a morire di botte, di fame e di sete un ragazzo di trent’anni mentre era sotto tutela dello stato e ricoverato in una struttura ospedaliera pubblica.  Per dire giusto le prime cose che mi vengono in mente.

Quella dei funerali religiosi a Pinochet con la presenza di non uno ma tre vescovi sull’altare e che poi nega il funerale a Piergiorgio Welby, vero cristo in croce lasciato sul sagrato di una chiesa da morto dopo essere stato abbandonato da dio da vivo.

Quella che Eluana doveva continuare a vegetare in un letto d’ospedale per chissà quanto tempo ancora e suo padre è un assassino. Io figli piccoli non ne ho più ma chi vuole salvare e proteggere i suoi li tenga lontani dalla chiesa, faccia decidere a loro da adulti consapevoli se vogliono o meno accostarsi ai sacramenti, non imponga loro battesimi, comunioni e cresime solo per tradizione, perché si fa la festa e si ricevono i regali e per paura che vengano esclusi dalla setta. 

E invece di mandarli agli scout o all’oratorio a farli rimbecillire prima del tempo dalla propaganda cattolica li mandasse  ad infangarsi su un campo da rugby, ad una scuola di musica, di danza, di arte e pittura, è molto più educativo di qualsiasi catechismo religioso.

Sarebbe un bel passo avanti, in fatto di civiltà.

E ai giornalisti – visto che qui ogni tanto qualcuno ci passa – chiedo: basta.

Quello che dice il papa, quello che che pensano vescovi e cardinali interessa una parte minima di gente, non sono cose di interesse nazionale.

Chi ha tutta questa smania di sapere, conoscere e ascoltare il Benedetto – pensiero ha canali di informazione sufficienti, può benissimo andarseli a cercare visto che ce ne sono pure troppi per un paese laico.


“Eutanasia, aborto e nozze gay sono gravi minacce per la pace”, ha detto il papa.E poi ha benedetto Rebecca Kadaga, la promotrice della riforma di legge in Uganda contro i “comportamenti sessuali devianti”, che tra le ipotesi prevede anche la pena di morte per gli omosessuali recidivi.