E lo sventurato rispose

Sottotitolo: le parole più dure andavano dedicate a chi, ancora una volta, ha messo l’Italia in una posizione vergognosa di fronte al mondo intero.
E invece si preferisce adottare il metodo “un po’ di qua un po’ di là”.
La politica si comporta male, delinque, deve smetterla MA.
Come un padre che sgrida il figlio discolo poi per par condicio, per non mortificarlo troppo, fa la ramanzina anche al figlio che ubbidisce. Se quello poi s’incazza ha ragione.
“Patologia eversiva” sono parole pesantissime che Napolitano ha indirizzato verso l’obiettivo sbagliato. Eversione è far partecipare un delinquente al tavolo delle decisioni, è aver trovato ogni tipo di alibi e giustificazione per rendere normale l’anormalità di tre anni di legislature imposte, non volute e scelte dal popolo come Costituzione comanda.
E non può mai essere eversione, tanto meno patologica, chi a tutto questo si ribella.

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E’ arrivato il supermonito: colpa della politica ladra e corrotta? No, come sempre fra le guardie e i ladri l’occhio di riguardo è per questi ultimi.

Non è colpa dei ladri se sono ladri ma di chi se ne accorge. Più o meno le stesse cose le aveva dette il 25 aprile di due anni fa: il refrain è sempre lo stesso, non è mai colpa della politica ma sempre e solo di chi la critica, la giudica, le si oppone. Napolitano da bravo alto funzionario del sistema deve difenderlo con tutti i mezzi, soprattutto con la menzogna. Di fronte ad uno degli scandali politici più grave di tutti i tempi il presidente che ha a cuore la sorte del paese, dei cittadini, della repubblica e della democrazia avrebbe fatto tutt’altro discorso, ma la parola d’ordine more solito è il depistaggio, portare il ragionamento altrove dal problema. C’è da capirlo: tutta colpa di chi ha rovinato la bella intesa “mafia-criminalità-politica”.
Il repulisti destabilizza, effettivamente la ricerca dell’onestà in politica è un po’ eversiva in un paese dove deve sempre arrivare la magistratura a fare quello che dovrebbe fare la politica.
C’è il rischio che chi non ha capito fino adesso stavolta capisca.
Meglio mettere le mani avanti.

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Giorgio Napolitano: “Critica alla politica è degenerata in patologia eversiva”.

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La vera patologia che affligge questo paese da sempre è l’incapacità della politica ad essere onesta. Il monito di Napolitano fa il paio con le critiche di Franceschini ai manifestanti alla Scala di tre giorni fa: non è la politica ad essere degenerata, corrotta, sempre invischiata in affari sporchi, una politica che da vent’anni –  solo perché quelli di prima erano almeno presentabili –  ha reso l’Italia lo zimbello del mondo ma chi vorrebbe vivere in un paese normale, dove i ladri fanno i ladri e i politici, i politici. E dove i politici mandano in galera i ladri, non gli fanno riscrivere la Costituzione.

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Nell’Italia prima in classifica in Europa per corruzione il presidente del consiglio che voleva il daspo per i politici indagati ma poi fa le riforme con quello addirittura plurindagato per reati come truffa e corruzione Verdini e con l’altro condannato per frode allo stato berlusconi, pensa che sia il caso di inasprire le pene per i reati legati alla corruzione solo davanti al più gigantesco scandalo di corruzione e criminalità politica dopo tangentopoli. 

Il presidente del consiglio che è anche segretario di quel pd che solo qualche giorno fa ha negato l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni di Azzollini, senatore Ncd indagato per associazione a delinquere, truffa allo stato, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.
La scoperta delle torture inflitte dalla CIA su terroristi e presunti tali, molti infatti erano innocenti, l’ha fatta il Senato americano, non la magistratura.
Ecco che torna di nuovo il pensiero di Paolo Borsellino: sulla delinquenza politica la politica deve intervenire prima dei giudici, perché quando intervengono loro i danni sono ormai incalcolabili.
Il danno più grave prodotto da questa politica complice del malaffare in prima persona o perché non l’ha voluto/potuto/saputo contrastare è principalmente la perdita di fiducia dei cittadini verso le istituzioni.
Chi può credere infatti che nel cosiddetto patto del Nazareno Renzi possa inserire provvedimenti severi per quei reati che berlusconi è riuscito a minimizzare fino a farli sparire come il falso in bilancio?
Le nozze coi fichi secchi non si possono fare, e nemmeno si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, se Renzi vuole essere credibile non può chiedere la collaborazione di Verdini e berlusconi per mandare in galera i politici ladri e i corrotti.

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Il tutorial di Matteo Renzi per sconfiggere la corruzione in quattro minuti – Christian Raimo

Lo spot di Matteo Renzi sulla corruzione, il video di quasi quattro minuti che è sul sito del governo, cerca di rimediare alla crisi di credibilità che nell’ultima settimana ha colpito il Partito democratico con l’apertura dell’inchiesta su Mafia capitale.

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Le vignette di Riccardo Mannelli.

Il sistema criminale fascista e mafioso nel quale Carminati aveva un ruolo di prim’ordine non gradisce il giornalismo di inchiesta, proprio come la politica che non minaccia di “fratturare la faccia” ai giornalisti ma il metodo persuasivo, quello della querela temeraria ad esempio col quale il potente tenta di scoraggiare i giornalisti che hanno l’ardire di indagare sulla politica disonesta non è meno violento.

Solidarietà a Lirio Abbate per minacce di Carminati. – Articolo 21

Carminati non era fuori perché come ha detto giorni fa il suo avvocato aveva estinto il suo debito con la giustizia ma perché in passato ha potuto beneficiare di sette sconti di pena e per ben tre volte del provvedimento pietoso, quell’indulto pensato per i poveri cristi ma che poi mette fuori anche i grandi barabba.
In questo paese funziona così: la politica e i governi fanno leggi per riempire le carceri coi poveri cristi, poi quando le carceri sono troppo piene perché quelle leggi sono sbagliate, mandano in carcere chi non ci dovrebbe andare tirano fuori i provvedimenti di emergenza, così di quel tana libera tutti possono usufruire anche quelli come Carminati, terrorista, eversore, fascista, criminale comune con precedenti che in qualsiasi paese normale gli avrebbero garantito la galera a vita.
In questo paese la politica e i governi evitano accuratamente di fare leggi necessarie tipo quella sulle torture che l’Europa chiede da svariati anni, quelli che vengono dopo si guardano bene dal ripristinare quelle eliminate da quelli che c’erano prima tipo il falso in bilancio, di fare le leggi che quelli di prima non avevano potuto fare per non andare contro gli interessi di un delinquente elevato a statista ma poi tutta la politica e tutti i governi fanno annegare l’Italia in un mare magnum di leggi inutili e ancorché incostituzionali come la bossi fini e la fini giovanardi che sono state la causa principale di quel sovraffollamento delle carceri col quale poi si giustificano i provvedimenti cosiddetti di clemenza invocati dal papa e da Napolitano. Provvedimenti che tutta la società civile poi accetta con commozione perché pensa alla libertà del povero cristo, il quale nella stragrande maggioranza dei casi verrà ribeccato a delinquere e non al grande barabba che non ha mai smesso nemmeno quando era in carcere.
E con questi presupposti Renzi si vanta che non lascerà Roma ai criminali, a quelli che lui non chiama mafiosi perché è un termine che non gli esce mai dalla bocca ma “tangentari all’amatriciana”: in effetti il suo patto con berlusconi fa pensare che nelle sue intenzioni ci sia quella di lasciare ai criminali non solo Roma ma tutta l’Italia.

Nessuno salva il soldato Nino?

Per esempio Renzi che pensa delle minacce di morte a Nino Di Matteo? Non è abbastanza riformista essere antimafia nei fatti, magari e invece di andare a presentare il libro di vespa con alfano, in perfetto clima di larghe e amorose intese – che somigliano sempre di più ad un’orgia –  e far affossare al parlamento europeo la risoluzione sull’aborto e i diritti delle donne?

Nel paese dei difensori tout court, di quelli che nella politica, nelle istituzioni e nell’opinionismo d’eccellenza alzano le barricate verso tutto e tutti, anche la più ridicola e inutile delle “giuste” cause, non si sente volare una mosca riguardo l’alone di morte che circonda Nino Di Matteo da vivo.

Penso che nemmeno nell’ultimo paese allo sprofondo del mondo può succedere che un criminale assassino possa minacciare un giudice che fa il suo lavoro dal carcere dove si trova detenuto e dove non potrebbe né dovrebbe avere nessun modo di far pervenire le sue richieste a chi collabora con la mafia da fuori, e non succede niente.

Da Renzi, l’uomo del fare, del dire, dell’amare, del baciare, dello sperare e dell’incantare, l’unica cosa questa che gli è riuscita alla perfezione io non ho mai sentito pronunciare la parola mafia.

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Craxi fu un uomo giusto secondo il più ingiusto di tutti e c’è da capirlo, senza il [da lui] corrotto latitante il destino di berlusconi sarebbe stato assai diverso, l’unico che si meritava; il fallimento con galera annessa esattamente come è capitato ad Angelo Rizzoli che, per illustri e illustresse – fra cui le note giureconsulte carfagna e la testé condannata santanchè – esponenti della cosiddetta destra moderata e liberale fu una tortura, un martirio, l’inferno, una persecuzione, iniquo perfino per il moderatino piddino Manconi dentro la commissione per i diritti umani, quella che ha definito il Kazakistan una dittatura “temperata”. 

Come fa notare Marco Travaglio nel fondo di oggi [Gli Inarrestabili], quello che fa uguali la peggior destra di berlusconi e la peggior sinistra trasformata in un ibrido, in un nonsocché disgustoso è, fra le altre e tante cose di cui si parla ogni giorno, la solita mediocrità di casta che esprimono ogni volta, raramente peraltro, che anche a qualche “eccellenza” viene ricordato nei fatti che la legge e la giustizia sono uguali per tutte e tutti. 

Ciò detto penso che ognuno di noi abbia non solo il diritto ma anche il dovere di stare sempre dalla parte opposta di chi pensa in questo modo. Di chi continua ad inquinare l’opinione pubblica col concetto che la legge e la giustizia siano una questione di ceto e di censo; lo stesso che sta permettendo ad un delinquente, a un condannato, a un pregiudicato per un reato grave qual è la frode fiscale di poter latitare da quattro mesi alla luce del sole.

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Minacce a Di Matteo: Napolitano, B., Grillo ovvero ‘Il buono, il brutto e il cattivo’ – Loris Mazzetti, Il Fatto Quotidiano

Napolitano, Berlusconi e Grillo ovvero: “il buono, il brutto e il cattivo” della politica italiana. Che cosa hanno in comune tra loro? Napolitano, il buono, ha in ostaggio da un anno e mezzo il paese. Berlusconi, il brutto (mi piacerebbe sapere il nome dello stilista che gli cura il look: se lo conosci lo eviti), sono vent’anni che condiziona l’Italia. Tutti e due mai una parola sulla mafia(solo nei momenti delle tristi ricorrenze), mai un atto di solidarietà nei confronti del pm di Palermo Nino Di Matteo. Perché? Perché??

Berlusconi è capibile: per lui e Dell’Utri il mafioso Mangano (il reggente del mandamento di Porta Nuova), pace all’anima sua, è un eroe. Brusca recentemente nel bunker di Milano, di fronte ai magistrati siciliani (Di Matteo assente per ragioni di sicurezza e come ha scritto Travaglio è la prima volta che accade un fatto così grave) ha rivelato il luogo in cui, nel 1994 Mangano, dopo aver incontrato Dell’Utri, doveva vedere il Cavaliere, che di lì a poco avrebbe vinto le elezioni, per comunicargli le richieste che Cosa nostra voleva affidare al nuovo governo.

Napolitano che, con tutto il rispetto per l’istituzione che rappresenta, sta perdendo qualche colpo (ma non è una novità, accadeva già ai tempi del suo “sodalizio” con Craxi) non può, come presidente della Repubblica, non esprimersi sui rischi che sta correndo Di Matteo insieme agli altri magistrati siciliani. La richiesta di testimoniare al processo sulla trattativa è un dovere che il primo cittadino d’Italia deve assolvere senza nascondersi dietro la Costituzione. Lui dovrebbe dare l’esempio. E se il presidente si sente offeso per l’indagine del pm, di fronte alle minacce di Riina a Di Matteo tutto dovrebbe passare in secondo piano. Caro presidente, Di Matteo sta facendo solo il suo dovere!

Il “cattivo” Grillo, sempre contro tutto e tutti, invece, è l’unico che si è speso per il magistrato. “Guai a chi ci tocca Di Matteo”, ha detto e scritto sul blog ed è su questo che dovrebbe chiederel’impeachment del presidente della Repubblica e far portare in Parlamento dal M5S la proposta di Lirio Abbate che suggerisce di applicare a Totò Riina, dopo le minacce, il 14 bis, ben più restrittivo del 41 bis, come accadde a suo tempo con Bagarella.

Sulla difesa di Di Matteo mi piacerebbe che anche il neo segretario del Pd Renzi battesse un colpo, per dare un segno di discontinuità con i vari Violante, ma forse la campagna acquisti, all’interno e all’esterno del partito, lo sta molto impegnando. Invece di accanirsi sulla riforma della Giustizia se si pensasse di più a far applicare le leggi che già esistono per impedire che i boss in carcere parlino tra loro e smettano di far arrivare ordini all’esterno, sarebbe un bel passo avanti e un segno di solidarietà a chi quotidianamente sta in trincea e rischia la vita.