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Non disturbare il Con_DUCE_nte: di fascismo, violenza, repressione e altre storie

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Sottotitolo: i democratici moralizzatori che danno dei fascisti agli altri e sistematicamente mandano i picchiatori in divisa ad ogni manifestazione di dissenso, che hanno criticato le espulsioni di Grillo e poi hanno cacciato Ignazio Marino regolarmente eletto con l’atto del notaio. Quelli che denunciano un’intera rete televisiva, la7, colpevole di ospitare giornalisti che rispetto al potere non assumono la consueta posizione a 90 gradi.
Tutto questo e molto, troppo altro, è il pd di Renzi. #IoVotoNO

 

Il fatto che il fronte del NO sia composto da una vasta varietà di orientamenti politici distanti e diversi mentre in quello del sì c’è solo gente vicina a Renzi e quella a cui piacerebbe esserlo per ambizioni di potere è proprio il segno di quanto questo referendum sia nato da un’azione profondamente antidemocratica e illiberale.
Il pd, per bocca di CHIUNQUE, smetta di favoleggiare, di accusare e millantare vicinanze e similitudini fra salvini e il professor Zagrabelsky, giusto per fare due esempi per il NO, i quali voteranno appunto NO motivati da ragioni diverse, non perché sono legati dalla stessa ideologia e orientamento politico.
Oggi più di ieri e meno di domani #IoDicoNO ad una classe dirigente indegna, indecente, volgare, bugiarda e fascista.

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nat-6nov   Manifestare è un diritto, ha detto Nardella, allora perché Renzi lo ha negato?

Per quale motivo ogni uscita di Renzi deve essere trasformata in una questione di ordine pubblico? 800 poliziotti pagati con le tasse dei cittadini a presidiare e vigilare su quello che si può tranquillamente derubricare ad evento privato fra Renzi e gli amichetti suoi: è normale?
Se quello accaduto ieri a Firenze fosse una delle tante espressioni della tirannia di Erdogan oggi sarebbero tutti ad indignarsi [fintamente] col sultano che nega e vieta il dissenso coi sistemi violenti del dittatore.
Mentre non solo questo non si fa ma Scalfari, il “senatore” dei giornalisti, il fondatore di Repubblica ma non disdegna l’oligarchia, reduce dalla solenne bastonatura mediatica di sere fa ad #ottoemezzo, nel suo pippone domenicale si permette di paragonare Grillo a Trump e di raccomandarsi a Renzi perché eviti la catastrofe a cinque stelle.
In che modo nel paese democratico si può evitare che la democrazia faccia il suo corso e che permetta l’alternanza, ovvero chi vince governa e chi perde paga pegno e si siede dalla parte dell’opposizione? Ovviamente solo coi soliti giochetti di palazzo, ma stavolta no, non si può fare: abbiamo la possibilità di impedire che la democrazia venga regolata in funzione del gradimento della casta e dell’élite dei potenti terrorizzate dalla volontà del popolo, al referendum costituzionale del 4 dicembre possiamo dire NO alla sequela di porcherie che ci vengono imposte da quel 12 novembre del 2011, quando Napolitano ha posizionato l’interruttore della democrazia su “off”.

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A manifestare contro Renzi non c’erano solo i gruppi “antagonisti” ma anche i risparmiatori truffati e derubati da Banca Etruria: sono stati picchiati anche loro. Cornuti e mazziati, così in quell’altra vita impareranno a non fidarsi dei truffatori legalizzati e autorizzati dallo stato.

Le scene viste a Firenze sono la miglior risposta a chi in questi ultimi tre anni ha abusato della parola “fascismo” perché forse aveva dimenticato cos’è davvero il fascismo.A Firenze ieri non c’è stato nessuno scontro, quella come sempre si chiama repressione, violenta, infame e vigliacca perché esercitata su gente disarmata che avrebbe avuto tutto il diritto di manifestare il proprio dissenso,  e questo sì, è fascismo.

In questo paese possono manifestare fascisti e nazisti, occupare regolarmente e a cadenza annuale le piazze e il suolo pubblico, ai mercatini si vendono gadget e oggettistica che fanno riferimento al ventennio fascista nell’indifferenza delle istituzioni, anzi con la complicità delle istituzioni.
A Nettuno e a Milano i sindaci e l’amministrazione comunale l’una a cinque stelle, l’altra sotto l’egida di Renzi e tutto l’Esercito Italiano possono partecipare alle commemorazioni per i caduti di salò, ovvero quelli che in tempo di guerra hanno scelto di sostenere il tiranno nazifascista, in parlamento trova posto una che di cognome fa mussolini e che mai si è dissociata dall’ideologia criminale di suo nonno mentre il dissenso lecito, previsto dalle regole democratiche e dalla Costituzione della repubblica antifascista viene vietato su richiesta delle questure che rispondono al ministro dell’interno del governo di Renzi e con la repressione violenta del braccio armato dello stato.
Se lo ricordi chi rinfaccia anche a me di votare NO come casapound, legittimata non da me ma dallo stato, dalle istituzioni e dalla politica, quindi anche da Renzi, che si ricordano dell’Italia antifascista solo il 25 aprile per tradizione e per moda.

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Oh mon Dieu, il 4 dicembre si vota il referendum di ottobre e io non so cosa mettermi

mauro_biani_voto-2014Preambolo: Per trovare qualche differenza che vada oltre l’essere incensurato, ma lo sono anche Trump, la Clinton il che non rende meno pericolosi entrambi e quella d’età fra Renzi e berlusconi bisogna essere ciechi, sordi, in malafede o avere qualche interesse nei numerosi progetti che ha in mente Renzi chez Napolitano, Merkel, la BCE, Confindustria e chi più ne ha più ne metta: bella compagnia quella del sì – per realizzare tutto quello che berlusconi aveva solo intenzione di fare. Siccome Renzi è subdolo e non sa fare nulla senza inganni, la Storia si ricorderà di un certo Enrico che doveva stare sereno e di un certo articolo 18 del quale “non je ne poteva frega’ de meno” ed ecco perché si è tolto dalle balle sia Enrico sia l’articolo 18 anche la scheda del referendum è stata fatta con lo scopo di disorientare, truffare gli elettori meno scaltri: non vi fate fregare.
E’ sempre NO.
 A chi sta al governo con alfano, verdini e la lorenzin, ha fatto il patto col primo delinquente d’Italia e senza il benché minimo senso della moralità, del rispetto, della decenza, dello stato, della politica e che col cinismo del serial killer ha tolto di mezzo tutti quelli che non sono funzionali al suo progetto antidemocratico, molto peggio di quanto ha saputo e potuto fare berlusconi non si può dare altro spazio, altro tempo e altro potere. E, nel caso dovesse ricominciare la solita tarantella su chi vota NO che vota come questo, quello e il tal’altro selezionati fra la peggiore tipologia degli italiani non vi fate fregare eddue: qua si vota NO contro il potere delle banche, dei soldi e per provare a riprenderci quel minimo di sovranità popolare che prevede che sia la gente a scegliere come e da chi vuole essere governata.
Proprio come è scritto in quella Costituzione sulla quale un manipolo di furbi arrivisti al servizio delle banche e di chi ha i soldi è arrivata a poter mettere le mani per grazia ricevuta e napolitana.
Si vota NO non per fare un dispetto a qualcuno né per avvantaggiare qualcun altro ma per provare a rifare questa Italia a misura di paese, evitare che diventi per sempre preda e ostaggio di chiunque abbia in mente di sacrificare la persona, i suoi diritti ad interessi che non c’entrano nulla né con la persona né con il paese.

Il #4dicembre al #ReferendumCostituzionale si vota NO. #IovotoNo

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Renzi sull’orlo e anche un po’ oltre la crisi di nervi che continua a raccontare bugie non è una garanzia per questo paese.
I sindaci non hanno nessun potere di contrastare il crimine: quella è una faccenda che spetta ai governi centrali e al parlamento.
La Raggi non ha motivato il NO alle Olimpiadi con la corruzione che continua a pervadere inesorabilmente questo paese ma per questioni di soldi. Roma non può permettersi di dilapidare grandi cifre in grandi eventi, quindi Renzi e servi più o meno sciocchi, idioti più o meno utili al seguito smettano di raccontare la balla del sindaco di Roma che si arrende allo status quo creato peraltro da governi di tutti i colori da sempre incapaci di fare leggi che contrastino realmente il crimine, la corruzione probabilmente perché a nessun governo è mai interessato debellare la corruzione.
Ai governi incapaci e ai presidenti del consiglio bugiardi si dice NO perché nulla di buono si può costruire sull’incapacità e le menzogne.

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Dopo aver legato la sua esistenza politica al referendum, aver detto che in caso di vittoria del NO avrebbe lasciato la politica, seguito a ruota da madamigella Boschi e, da persona adusa a rimangiarsi la parola aver rovesciato la frittata Renzi ha fissato il referendum all’ultima data disponibile, segno evidente che gli serve ancora tempo per imbambolare gli italiani.
Un piccolo assaggio di quello che succederà da qui a dicembre è il raddoppio della quattordicesima sulle pensioni più povere, un provvedimento sprint che verrà approvato prima del 4 dicembre, segno evidente che quando una legge interessa la politica e il governo che sanno di poter fare cassa grazie a chi beneficerà dell’ennesima mancetta si fa in tempo ad approvarla nonostante il bicameralismo e il senato, esattamente come andò per gli 80 euro che molti italiani, dopo averli ricevuti mensilmente in busta paga sono stati costretti a restituire in un’unica soluzione perché non rientravano nel target previsto, cosa che il governo degl’incapaci non aveva saputo calcolare prima.
Ma passiamo ai fatti: 650.000 euro l’anno, lo stipendio del direttorissimo della Rai, voluto fortissimamente da Renzi per la sua vicinanza leopolda e per rinnovare l’azienda a colpi di Pippi Baudi e Medici in famiglia sono una cifra sufficiente per essere grati a vita a chi ha consentito il salto di qualità.
Se finora Renzi e i suoi hanno occupato manu militari tutti i media non si riesce nemmeno ad immaginare cosa succederà da oggi in poi.
Io non dico mai di non guardare la tivù, perché bisogna guardarla per poterla eventualmente criticare, ma si deve fare col giusto disincanto e con una scorta sufficiente di diffidenza, guardarla e avere chiaro in mente che tutto quello che ci diranno da qui al 4 dicembre non corrisponderà esattamente al vero.
Chi ha mentito fino ad ora descrivendo Renzi come l’ultima e unica alternativa, ché dopo di lui la catastrofe, le pestilenze, l’invasione di grilli, gufi e civette, non inizierà a dire la verità proprio adesso. 

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Il referendum di ottobre si terrà a dicembre – Giulio  Cavalli per Left

 

“È il tempo della propaganda, quindi. I sondaggi negativi hanno convinto il governo a prendersi tutto il tempo disponibile per invadere le case degli italiani con tutta la banda di giornalisti a disposizione. Ci diranno che è il tempo necessario per parlare del merito della riforma. E fa niente se non si sono concessi il tempo di ascoltare gli emendamenti in Parlamento: Renzi il bulletto ha aspettato il suono della campanella per dirci “vi aspetto fuori”. Sembra una disputa da scuola media. E fa niente se di mezzo c’è la Costituzione”.

Asilo Mariuccia mode on

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Che meraviglia sarebbe stata se gli stessi toni di Orfini rivolti a Grillo li avessero usati D’Alema, Veltroni e Bersani con berlusconi che, al contrario di Grillo non andava demonizzato.
Che goduria sarebbe stata sentire i grandi leader de’ sinistra rinfacciare a berlusconi la sua vicinanza con la mafia che risale a molto prima della “discesa in campo”, il suo essere moralmente, politicamente indegno e dunque inadatto a guidare l’Italia.
Invece non è mai successo.
Il patto del Nazareno, le varie dichiarazioni di Letta, Madia e Serracchiani che hanno sempre detto di preferire berlusconi ai 5stelle nascono dalla consapevolezza della sinistra prima e il centrosinistra dopo che hanno sempre considerato berlusconi un avversario per modo di dire, uno che avendo delle esigenze precise, dei problemi suoi da risolvere CON la politica, altrimenti non sarebbe mai sceso in campo, non era poi così “avverso” e quindi è meno pericoloso di chi, sebbene con mille riserve circa metodi e strategie non ha nulla da spartire con la politica degli inciuci, delle strane alleanze, degli opportunismi e della convenienza. Il conflitto di interessi mai risolto di berlusconi è lì a ricordarci che chi diceva di opporsi a berlusconi in realtà gli ha sempre spianato la strada.
Ecco perché oggi per Orfini “fa schifo” Grillo che guadagna col blog, il che non è nemmeno un reato, mentre al pd in tutte le sue forme e giravolte non ha mai fatto schifo berlusconi che ha guadagnato nel modo che sappiamo che invece era proprio un reato. 

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olimpiadi.PNG

Penso che il mondo civile leggendo qual è l’argomento del dibattito politico in Italia, qualcosa che non si sa nemmeno se riguarderà questo paese, si starà sganasciando dalle risate.
Quelli del “c’è ben altro a cui pensare” piazzato sempre davanti alle cose importanti tipo i diritti civili che non costano nemmeno quanto l’organizzazione delle Olimpiadi sono già in vacanza?

Il partito di Orfini e Orfini dovrebbero preoccuparsi degli undici milioni di persone che non possono curarsi anche grazie ai magnifici tagli del governo di Renzi, non del blog di Grillo e delle Olimpiadi, “occasione storica” solo per i soliti magnaccia amici di tutta la politica, che hanno gonfiato i loro conti in banca lasciando macerie inutilizzabili in ogni “grande opera” che hanno realizzato e un mare di debiti che abbiamo dovuto pagare noi.
Questo sì, fa schifo, che in una repubblica occidentale la sanità sia stata trasformata da governi cosiddetti democratici in un privilegio di casta alla portata di chi la può pagare.

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Premesso che è ancora tutto da vedere, considerato che chissà che s’inventerà il pd dell’inciucio con tutti “purché si porti a casa il risultato” che, come ci insegna il grande rinnovatore è buono, utile solo quando premia il pd, quelli che non se ne fanno una ragione, che non capiscono ad esempio perché Roma non si sia consegnata senz’almeno provare a giocarsela al candidato del pd che ha imbarcato mezzo consiglio comunale che “non si accorgeva” di mafia capitale e che ha cacciato, previo atto notarile, il sindaco legittimamente eletto, evitino se possibile di dare lezioni di democrazia per i prossimi duecentocinquant’anni.

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rob 9g

 

Nel calcio, rispetto alla politica c’è un senso di responsabilità molto più raffinato. 
Quando una squadra perde, specialmente una partita importante e decisiva gli allenatori competenti e seri mandano i calciatori in ritiro anticipato e tutti si chiudono in un terapeutico ed opportuno silenzio stampa.
Non vanno in giro a gigioneggiare, a fare i cazzoni in televisione e sui giornali, a dire che se hanno perso la partita la colpa è del campo, dei tifosi e della congiunzione astrale sfavorevole, ad irridere gli avversari, offendere gli elettori che votano gli avversari e non fare mai un minimo di mea culpa per i propri e infiniti errori.  Tutta qui la sostanza del pd di Renzi.

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Se il leader del partito democratico preferisce frequentare Marchionne, gli sceicchi, i banchieri, i finanzieri,  quando scende in strada, lui che voleva solo la scorta della gente ha bisogno dell’esercito che lo protegga dal linciaggio, se in chiusura di campagna elettorale col candidato sindaco di Roma si chiude nella trincea di un teatro tra i fedelissimi e gli affezionati anziché presentarsi in piazza come hanno sempre fatto i leader politici, non solo di sinistra, forse è comprensibile perché il pd non prende più i voti del popolo ma li trova nell’élite dei quartieri bene.  Prendersi i voti dai ricchi non è un reato, sarebbe corretto però smetterla di dichiararsi partito di sinistra e centro sinistra. 

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Impostare una campagna elettorale sulla denigrazione dell’avversario perché incompetente come se Giachetti fosse ‘sto gran pezzo di statista, perché ha fatto praticantato da avvocato nello studio di Previti mentre ci si tiene Verdini nella maggioranza del governo centrale, lo si manda perfino ad appoggiare la candidata di Napoli, sconosciuta ai napoletani, quando si è ancora invischiati mani e piedi in mafia capitale che Orfini cita come se fosse altro dal pd e non una responsabilità politica e storica del pd che Roma l’ha governata varie volte nelle sue varie trasformazioni politiche non è stata una grande idea per un partito che aveva promesso di fare cose diverse dalle solite, mentre non ha neanche una maggioranza che giustifichi le iniziative in sede parlamentare e governativa, tipo la scellerata riforma costituzionale targata Renzi Boschi  Verdini e Napolitano, il regista e lo sceneggiatore di questi cinque anni di sospensione della democrazia chiamati simpaticamente governi di larghe intese.

Diciamolo.

 

L’alfanus interruptus, ovvero come smettere proprio sul più bello

Sui diritti  il governo di uno stato serio non  mette la fiducia, le unioni civili non sono una probabilità da sottoporre al vaglio: sono, anzi erano una legge che andava fatta perché giusta, in rispetto della Costituzione che ORDINA l’uguaglianza, non la propone quale alternativa possibile.

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Chissà come si sentono i piddini, oggi che anche verdini, cinque volte rinviato a giudizio per reati contro lo stato, dalla truffa alla bancarotta fraudolenta, entrerà a far parte del caravanserraglio di Renzi passando dalla porta principale, non da quella nazarena. Del resto, per approvare una legge indecente serve gente altrettanto indecente: tutto questo, s’intende, per il bene del paese. 

Mesi e mesi di manfrina per far decadere berlusconi per poi ritrovarsi di nuovo tutti dentro al parlamento, inciucisti, berlusconiani ed ex per modo di dire come alfano, verdini, lorenzin e schifani.
Tanto valeva lasciarci lui che faceva meno danni e faceva pure lavorare l’opposizione e i giornalisti.

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alfanus.PNGTrovo che sia molto più contro natura uno come alfano, anzi proprio alfano al ministero dell’interno.
Uno, che fa il ministro, che nel terzo millennio parla ancora della natura che regola la vita degli umani, come se fossimo in una giungla anziché in un paese occidentale o deve tornare a scuola o uscire dalla politica.
La natura prevede che esistano le malattie, la scienza può curare le malattie.
Secondo la teoria di alfano, invece, la malattia deve vincere sulla possibilità di guarire.
Politicamente inetto, ignorante e socialmente pericoloso: questo è il ritratto di chi si deve occupare della sicurezza nazionale.

Ma guardiamo anche il lato positivo: gli omosessuali si potranno cornificare a vicenda per legge, anzi per “non legge” alla luce del sole, come hanno sempre fatto gli etero in clandestinità riempiendosi invece di sensi di colpa.
Questa sì che è civiltà.  

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Come sono finiti – Adesso è deciso per legge: gli omosessuali hanno meno diritti di A. Gilioli

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Renzi ha promesso di metterci sotto l’albero del prossimo natale la Salerno Reggio Calabria, non è detto però che riesca a farla arrivare proprio a Reggio Calabria, ma va bene, chilometro più chilometro meno che sarà mai.
Così la legge sulle unioni civili: lui ha detto che l’avrebbe fatta e l’ha fatta, ma mica ha detto quanta ne avrebbe fatta: ne ha fatta un po’, diritto più, diritto meno e che sarà mai. Quella sulle unioni civili non è una legge: è un alfanus interruptus.

Se il meglio di niente lo devo far decidere al mio peggior nemico preferisco il niente al meglio, restare libera da ogni ipotesi di riconoscenza al nemico, per non parlare di un possibile ricatto.
L’unica alternativa, definizione data al governo e al magnifico partito del rinnovamento, loro sì pericolosi voltagabbana pronti a barattare qualsiasi cosa col “nemico” pur di non perdere il potere dovrebbe essere la migliore, che permette quello che scegliendone altre non sarebbe possibile.
Chi oggi si accontenta di restare cittadino di serie b, dice che Renzi è stato bravo perché ha costretto alfano a votare una legge sulle unioni civili mentre è stato alfano a costringere Renzi a cambiare le carte in tavola e rimangiarsi tutte le promesse fatte: mai una legge senza la stepchild diceva in coro tutta la corte napolitana e cialtrona dei miracoli, considera addirittura una vittoria l’approvazione di una legge che fa schifo l’unica alternativa, quella che quando bisogna decidere le cose importanti sceglie sempre di farlo col nemico: berlusconi, verdini, alfano pari sono, l’ha pure votata.

Spero almeno che i mentecatti imbecilli smettano di parlare di “lobby gay”.
Se i gay appartenessero davvero ad una lobby, tipo chesso’, la leopolda che sforna tutto, dai dirigenti Rai ai direttori di giornali, ai sottosegretari fino ai ministri e al presidente del consiglio, una legge decente che garantisca i loro diritti, tutti, non solo qualcuno l’avremmo avuta da un bel po’.

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Niente corna, siamo etero: i gay invece possono tradire

Alessandro Robecchi – “Il Fatto Quotidiano”, 25 febbraio

Attenzione, concentrati, seguite. Test per solutori più che abili.
Se ti sposi una donna e sei un uomo hai obbligo di fedeltà.
Se sei una donna che sposa un uomo, uguale.
Se sei un uomo che si sposa un uomo puoi fare – lo dico in francese – un po’ il cazzo che vuoi, avere sei amanti, due concubine, sei gatti, la moto e un servo muto come Zorro.
Questa strabiliante libertà cesserà nel momento in cui l’ uomo lascia il suo uomo e si sposa con una donna.
O una donna lascia la sua donna e si sposa con un uomo.
In quel caso, fine pacchia, obbligo di fedeltà con timbro dello Stato.
Possono sposarsi tra loro anche i due lasciati, ovvio, ma in quel caso dovranno giurarsi fedeltà (una specie di upgrade).
Voluta dall’ astuto Alfano e dai suoi concubini dell’Ncd per distinguere le unioni gay da quelle etero (avevano provato prima negando l’obbligo di barba), la norma rischia di scatenare l’ Armageddon.
Le coppie etero infedeli invidieranno il finto matrimonio dei gay, le coppie gay fedeli invidieranno il matrimonio vero tra etero, tutti faranno in ogni caso, com’ è giusto che sia, quello che gli pare, con la certezza granitica che uno Stato che non sa dare diritti uguali a tutti, non sa dare nemmeno uguali doveri.

Il fu venerabile eversore

Sottotitolo “extrapost”: se si mette uno come Tronca, anzi proprio Tronca a fare le veci del sindaco non ci si può stupire se festeggiare il capodanno non rientri nelle sue priorità. Non ha le physique du rôle, ecco.
Leopoldo VI vuole le Olimpiadi a Roma, Montezemolo che le deve organizzare già si fa le pippe e Tronca dice che non ci sono i soldi per il capodanno a Roma?  Tutta questa propaganda al “non abbiamo paura” e poi a capodanno si spengono le luci a Roma?
Un anno di giubileo sì e il capodanno no?
Cialtroni, sono solo dei cialtroni.

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“Con la Loggia P2 avevamo l’Italia in mano”, è morto l’ex “venerabile” :

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venerabile

“Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo.
Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore.
La giustizia, la tv, l’ordine pubblico.
Ho scritto tutto trent’anni fa”. [Licio Gelli, 28 settembre 2003]

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Morto Licio Gelli, capo della loggia massonica P2
Dal fascismo alle stragi, vita di scandali e misteri

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•IL “PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA” DELLA P2 CON I COMMENTI DI MARCO TRAVAGLIO

•DALLA STRAGE DI BOLOGNA AL CRAC DEL BANCO AMBROSIANO: LE INCHIESTE CHE HANNO COINVOLTO IL VENERABILE DELLA P2

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Se Licio Gelli da vivo voleva i diritti d’autore  per l’Italia di berlusconi dopo le “riforme” di Renzi e della Boschi fra le quali l’abolizione del senato: lo stesso obiettivo che fu prima di mussolini poi proprio di Gelli nel piano di rinascita adesso che è morto toccherà fargli il monumento, a imperitura memoria di chi ha fatto l’Italia. Garibaldi je spiccia casa.  Gelli ormai era considerato uno statista, un autorevole opinionista da intervistare, già il nomignolo di venerabile, ovvero uno che dovrebbe incutere rispetto addirittura in odor di santità dovrebbe significare qualcosa. I golpisti di ieri iscritti alla loggia sono diventati “faccendieri” e sono ovunque, un aggettivo neutro che non tutti capiscono e che non  significa niente.

Perfino la morte schifa l’infamità e vuole averci a che fare il più tardi possibile, ecco perché l’erba cattiva “non muore mai”. Oggi gli eredi della politica di ieri ma anche di questa più recente sono in lutto. E’ morto il loro principale ispiratore.

Solo in un paese misero e senza memoria come questo si poteva ridurre un’organizzazione eversiva alla stessa stregua del circolo della bocciofila, ritrovarsi i suoi iscritti ovunque in politica, nei media, in tutti i gangli dello stato, gente ridotta al rango di “faccendieri” invece di renderla riconoscibile con quello di “golpisti”.
La ‪#‎P2‬ non era, non è un ritrovo della borghesia ma un’associazione che voleva sovvertire l’ordine dello stato in maniera un po’ soft, senza che la gente se ne accorgesse, senza la violenza del colpo di stato effettivo e dei carri armati in piazza.
Il nome di Licio Gelli ritorna in tutte le vicende peggiori di questo paese: dalle stragi fasciste a quelle mafiose, dal rapimento di Moro a mani pulite fino ad arrivare ad oggi, a certe cosiddette riforme della politica che erano le stesse che aveva pensato Gelli nel suo piano di rinascita.
Tutta la storia più nera e fascista del dopoguerra porta il marchio della P2 e la firma di Gelli.

 

Traditori

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Il pd in tutte le sue versioni del prima, mentre e durante che per vent’anni ha parato il culo ad un delinquente abituale oggi manda a casa Marino violando tutte le regole della democrazia per un avviso di garanzia e due scontrini che, al confronto di quanto ci è costato e purtroppo ci continuerà a costare il faraone di Rignano sono il nulla.
Naturalmente Vincenzo De Luca, che non è indagato ma proprio condannato, secondo le nuove regole della democrazia p2.0 di Renzi può restare.

Nel pd uno non vale uno ma 25+1 [che ne accontentano uno].
26 persone che pensano tutte la stessa cosa e la fanno.
Più che un partito una religione, una setta, una congrega, un’esseppia, un’associazione.
Renzi lo fa per noi, per farci disabituare al significato delle elezioni, basta col luogo comune sulla democrazia, sul popolo sovrano che vota e sceglie: da oggi in poi il presidente del consiglio può proporre il candidato, spostarlo come ha fatto con la Barracciu che si è presentata già col suo bel vestitino da indagata ma poi, siccome pareva brutto, meglio il parlamento che la presidenza della sua regione: lì so’ tanti e si confondono, nessuno ci fa caso, al limite ci si può sempre dimettere dalla carica e comunque ci sono sempre Verdini e Azzollini che in parlamento fanno la loro porca figura e, soprattutto, la fanno fare alla politica.
E se proprio il candidato, seppur votato, sebbene eletto non piace al capo basta che la setta decida e si manda via, senza nemmeno gli otto giorni di preavviso.
Quindi, a che servono le elezioni?
A niente, ha ragione Renzi.

La prossima volta che in casa 5stelle qualcuno verrà espulso in base alle regole che il movimento stesso si è dato, i cari democratici, i paladini del rispetto delle regole de’ ‘sta minchia sono pregati di tenere la bocca chiusa e le mani a posto, lontane dalla tastiera. 

Perché se il movimento espelle dal movimento in base ad una regola condivisa, Renzi e il pd hanno espulso Marino‬ non grazie ad una regola interna al partito ma obbligando i 25 a tradire il mandato ricevuto dagli elettori in virtù della legge della democrazia: quella vera, non quella riveduta, corretta e stravolta dal pd di Renzi a misura di Renzi.

I cittadini hanno molto più da rimetterci in termini di considerazione e rispetto per le loro scelte elettorali in un paese dove il presidente del consiglio può ordinare le dimissioni di qualcuno, che sia il sindaco, il funzionario statale o l’amministratore del suo condominio.
La democrazia ha le sue regole, a chi non vanno più bene quelle regole voti un partito che nel programma inserisce anche i capricci  reazionari di un narciso impostore, miracolato dalle “contingenze” che lo hanno portato a palazzo Chigi, le famose contingenze napolitane, che vuole fare tutto lui senza rispettare i dovuti passaggi che la democrazia impone affinché si cambino quelle regole.

Oggi Renzi e il pd hanno tagliato un’altra consistente fetta alla democrazia, ma per i servitori abituali, quelli del talk show, dei giornali e telegiornali non c’è nessun pericolo. La deriva autoritaria dello sceicco del consiglio autorizzato dall’emerito novantenne invadente e  impiccione era solo una chiacchiera, un pettegolezzo, una malignità.

Chi gioisce dei 25, i traditori, né più né meno di quelli che “Ruby è la nipote di Mubarak” che sono andati a consegnare le loro dimissioni –  spontaneamente – ci mancherebbe altro per mandare a casa Marino‬, sappia che in vaticano stanno facendo lo stesso.
Chiaro?

Di empatia, etica, coscienze, “risvegli” ma soprattutto di banalizzazione del dolore altrui

A proposito di Aylan, tre anni, il bimbo morto col fratellino Galip di cinque in Turchia la cui immagine ha fatto il giro del mondo. Io ho scelto di non pubblicarla qui né di condividerla sulle mie pagine social: ognuno ha la sua linea editoriale.

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Impubblicabile

Sottotitolo: “nell’era social ognuno di noi è media, e ognuno di noi si prende la responsabilità dei contenuti che pubblica. Per la maggior parte chi ha condiviso, almeno dal mio punto di osservazione, ha scelto di farlo perché “il mondo deve sapere”, senza che alcuna informazione approfondita o meno accompagnasse quelle immagini. Chi è quel bimbo, da cosa sta fuggendo, cosa sta succedendo in Siria? Perché decido di “imporre” quell’immagine ai miei contatti? Non so onestamente, quanti di quelli che hanno pubblicato o condiviso conoscano le risposte, si siano posti dubbi prima di usare il tasto “pubblica” o “condividi”. Sui miei spazi ho deciso di non condividere. Avrei voluto scegliere se vedere o meno. Non mi è stato possibile. Alcuni dei miei contatti hanno deciso che era loro missione “risvegliare” la mia coscienza.
Quei contatti li ho oscurati, da oggi non vedrò più i loro contenuti su Facebook o su Twitter”. [Arianna Ciccone – Valigia Blu ]

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Da qualche parte ho letto che chi non ha cervello non ha nemmeno cuore. Gli altri, chi ha i due organi perfettamente funzionanti si abituano, questo mostrare di continuo la violenza produce assuefazione, nessuno si sofferma più di un secondo sulle immagini di corpi straziati, malnutriti, molti le evitano di proposito. Come scrivevo giorni fa altrove una società tollerante, comprensiva ha bisogno di serenità, e finché saremo qui tutti quanti a doverci confrontare con difficoltà di tutti i tipi dovute alla stessa politica sciagurata che non si attiva per evitare che migliaia di persone muoiano per salvarsi la vita è perfettamente inutile sollecitare delle reazioni in modo violento da parte dei media, spesso gli stessi che tacciono su altre questioni.

In queste ore migliaia di italiane e italiani non sanno che sarà della loro vita fra meno di due settimane, gente costretta a spostarsi di centinaia di chilometri per andare a lavorare abbandonando casa, famiglia, figli, non penso che sia giusto caricare di ulteriori angosce e di colpevolizzare ingiustamente chi già vive in situazioni di disagio, povertà, mancanza di lavoro, del necessario per sopravvivere, chi è malato, sofferente:  specialmente in periodi di crisi ognuno è vittima di una guerra.

Noi non abbiamo nessuna possibilità di interrompere la spirale della morte collegata ai conflitti del mondo, possiamo stare qua tutto il giorno davanti a un monitor e piangere guardando  foto ma niente cambierà, perché chi potrebbe cambiare le cose non lo farà: nessun potere del mondo rinuncerà alla sua quota di morte che si trasforma in profitti economici, questo è, che si sia coscienti o meno. E prima lo capiamo tutti meglio è. 

Se l’obiettivo, il fine di queste continue sollecitazioni violente, non richieste, è costruire una società mondiale fatta di cattivi che edificano il male perché si traduce in soldi,  potere e di gente confusa che non capisce più perché viene accusata ogni giorno e ovunque di cose che non ha fatto né contribuito a fare e nella quale il potere del mondo può agire come gli pare bisognerebbe rivedere la strategia. La diffusione del male, della violenza, dell’orrore  non  aiuta e non risolve. 

Ci si abitua a tutto: anche all’orrore.

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L’etica della condivisione nell’era dei social

Il rischio di banalizzare l’orrore con la tendenza alla pubblicazione dei contenuti ‘forti’ esiste. E dovremmo quanto meno esserne consapevoli. Nel caso della tragedia al largo della Turchia ci sono differenze tra la condivisione sui social e la pubblicazione o meno delle immagini da parte dei media.

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Empatia significa anche pensare che qui in Rete non siamo soli, non siamo a casa nostra, fra persone che ci conoscono e che conosciamo, quando  la parola è supportata dalla gestualità, gli sguardi,  quando si può insistere finché non c’è un chiarimento e la comprensione.

Imporre la visione di un’immagine che non abbiamo cercato espressamente perché magari volevamo guardarla da soli senza trasformarla nel soggetto da condivisione e likes  da social è violenza, è impedire agli altri di decidere SE la vogliono vedere, quindi anche una privazione della propria libertà personale, non tutti siamo qui a per farci risvegliare le coscienze.
La maggior parte di noi è arrivata già sveglia, non ha bisogno del tutor che le dica cosa deve guardare per capire.
I social non sono entità astratte, li facciamo noi ogni giorno con quello che scegliamo di scrivere e condividere: regolarsi, specialmente davanti ai drammi, alle tragedie, evitare di imporre ad altri la visione di quello che magari preferiscono guardare privatamente, senza coinvolgere centinaia, migliaia di persone sarebbe solo una bella forma di rispetto che non guasta nemmeno qui.
Come scrive benissimo un amico su facebook: chi ha comprato il Manifesto è, presumibilmente, un lettore del Manifesto e non credo debba essere scosso o convinto di qualcosa, chi non è lettore ne sarà con ogni probabilità un detrattore e, con ogni probabilità, dirà: “guarda questi che speculano eccetera (valutazione sulla quale non concordo, è una libera scelta editoriale)”.
Il bambino rimane lì e genera più retorica di mamma e papà che altro.

Non ho mai cancellato né oscurato nessuno dalle mie pagine web per il contenuto di ciò che pubblicava, a meno che non fosse manifestamente contrario ai miei principi o esageratamente offensivo e, siccome a molti piace tanto la canzonetta del “siamo tutti”  sarebbe il caso di iniziare a canticchiarla anche rispetto a ciò che si scrive e si pubblica nelle proprie pagine, bacheche dei social, blog eccetera.

La foto del bimbo morto sulla spiaggia in Turchia andava portata al vaticano, dai rabbini, agli imam, ai capi di stato e di governo del mondo che scatenano, appoggiano e finanziano tutti i conflitti sull’orbe terracqueo, ai fabbricanti di armi, anche italiani, che continuano a vendere morte nel sud del pianeta e a fare profitto su donne, uomini, bambini morti nelle guerre o perché scappano dalle guerre, non usata per far sentire in colpa chi con quelle morti non c’entra e magari per vendere qualche copia in più di un giornale.