Quel nonsocché di ridicolo

Sottotitolo: quando Sciascia ha scritto dei “professionisti dell’antimafia” si riferiva a chi come Borsellino, specialmente a lui era indirizzato il messaggio, per combattere la mafia è morto. C’è gente che ha costruito fior di carriere perché si è sempre dichiarata contro le mafie, ma l’antimafia non si dice: si fa.
Gli antimafiosi veri in questo paese di solito li ammazzano, non gli mettono in mano il potere.

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L’ultima intervista a Pippo Fava, ammazzato dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984

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Non c’è un modo per dare una notizia: c’è la notizia,  se c’è il giornale e i giornalisti la divulgano.

Anche basta con questa storia dell’opportunità di pubblicare o meno che ha avuto il suo apice con berlusconi e quelle che erano tutt’altro che faccende sue private.
Quello che emerge dalle intercettazioni in cui sono coinvolti i politici dovrebbe interessare sempre, non per voyeurismo ma perché quei politici sono scelti dalla gente che [forse] se fosse più informata su chi sono le persone che manda al comune e in parlamento le sceglierebbe con più attenzione.
Dover rispiegare ogni volta e ancora l’importanza di conoscere il politico in tutte le sue dimensioni, anche quelle private, anche quando sono “penalmente irrilevanti” ma che danno comunque la misura della moralità e dell’etica della persona che si occupa delle cose di tutti è diventato nauseante.

I cattivi maestri ci vogliono convincere che l’intercettazione deve rimanere segreta, non essere diffusa quando i suoi contenuti non hanno niente di penalmente rilevante: la solita stucchevole tiritera che viene ripetuta ogni volta che qualcuno svela cosa c’è nel backstage della politica, una cosa normalissima che succede in tutti i paesi più civili del nostro.
Quelli buoni, invece, pensano che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi sono, cosa fanno, cosa dicono e come si comportano SEMPRE i “signori” della stanza dei bottoni visto che sono quelli a cui si affida non solo la gestione del paese ma anche quella delle nostre vite che possono stravolgere a immagine e somiglianza: le loro, il che è tutto dire.
Ad esempio io a Renzi non avrei affidato nemmeno la gabbia dei criceti se ne avessi avuta una, mentre il 40,8% della metà degli italiani ha pensato che lui fosse la persona più giusta e più adatta per mettersi alla consolle di questo sciagurato paese il cui destino non viene deciso da istituzioni responsabili, da una politica che ha a cuore il bene collettivo ma viene manipolato da qualche gruppetto di amichetti di sontuose merende i cui interessi sono sempre altrove dai nostri.

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Leggendo certi commenti sembra che la procura abbia smentito che esista la telefonata fra ‪Crocetta‬ e Tutino: nient’affatto, la procura ha solo detto che non è stata trascritta negli atti, che è ben diverso dal negarne l’esistenza come piacerebbe a qualcuno di quelli che “il direttore de L’Espresso si deve dimettere”.
Se in questo paese molti tendono a fidarsi più di qualche giornale e di alcuni giornalisti che di una procura qualche ragione ci sarà.

Le intercettazioni servono non solo a farci capire chi sono le persone che esercitano l’autorità politica ma anche da che tipo di gente si fanno frequentare; ‘sti cazzi del penalmente irrilevante, la balla dietro alla quale si vuole nascondere il letamaio in cui galleggia la politica che conta che raccontano e se la raccontano anche quelli che sono nella nostra stessa barca  ai quali evidentemente va bene questo andazzo. Consideriamo che ad una ventina di milioni di italiani questo sistema è andato benissimo e per mantenerlo sarebbero e sono disposti anche a votare degli irriducibili bugiardi e disonesti. Lo hanno fatto, lo continuano a fare.
Ma nel paese normale, civile e democratico davvero i cittadini hanno il diritto di sapere chi sono, chi frequentano, come si comportano in certe situazioni i politici che li governano [parlando con pardon].
Questo sarà un paese diverso il giorno in cui gli elettori potranno scegliere di non votare il politico solo perché si mette le dita nel naso, altroché le balle della Boschi. 

Ma per fortuna come diceva Ennio Flaiano la situazione politica in Italia “è grave ma non seria”. 

C’è sempre quel nonsocché di grottesco, ridicolo che aiuta a metabolizzare anche le schifezze più allucinanti.
Ad esempio il garantismo à la carte del pd secondo il quale “nessuno è colpevole fino al terzo grado” ma  nel caso di berlusconi si può anche sorvolare su una sentenza definitiva facendolo addirittura accomodare al tavolo della trattativa nazarena, però Crocetta si deve dimettere per una faccenda ancora tutta da chiarire.
Poi quel “metodo Boffo” stracitato ad cazzum ignorando che il metodo Boffo è quello orchestrato ai danni di qualcuno che viene screditato con la diffusione di menzogne come fu proprio per Dino Boffo o per delle idiozie di nessuna rilevanza non solo penale ma anche sociale come il colore dei calzini del giudice Mesiano, le foto di Vendola ragazzo nudo su una spiaggia nudisti, la Boccassini che in gioventù flirtava con un comunista, come se questi fossero dettagli determinanti a definire la serietà di persone che hanno avuto poi responsabilità pubbliche e politiche.
La facilità con la quale in questo paese tanta gente riesce ad introiettare il linguaggio usato dai politici quando devono difendersi da qualche accusa, fosse anche un’amicizia con persone discutibili è uno dei motivi per cui qui un “caso Watergate” non sarebbe mai potuto accadere e non potrebbe accadere.
La mentalità provinciale tipica di tanti italiani che di fronte a cose più grandi di loro anziché sforzarsi di comprenderle le temono, condannano chi le porta alla luce, avrebbe messo in croce anche Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giganti del giornalismo d’inchiesta che inchiodarono Nixon – senza preoccuparsi di urtare la sensibilità di qualcuno – costringendolo alle dimissioni.

Damnatio memoriae [reloaded]

 Preambolo, per non dimenticare: “Fu sproporzionatamente violenta e repressiva, l’azione dei quattro poliziotti che, il 25 settembre del 2005, uccisero a botte, calci e manganellate [fino a schiacciargli il cuore] lo studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi.”
Lo sottolinea la Cassazione nelle 43 pagine di motivazione della sentenza con la quale è stata confermata la condanna a tre anni e sei mesi senza attenuanti per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri che hanno anche intralciato le indagini.
L’eccesso colposo [dell’omicidio colposo: colposo?] era un reato non presente nel nostro codice penale, è stato INVENTATO appositamente per gli assassini di Federico.
Non è mai giusto generalizzare, ciò non toglie che le forze dell’ordine abbiano spesso atteggiamenti al limite della umana tolleranza, molte volte quel limite viene superato quando il loro agire tracima in violenza gratuita e immotivata senza che ci sia un ragionevole motivo per farlo come hanno confermato le motivazioni della sentenza sul massacro alla Diaz e come in precedenza ci aveva già detto la sentenza sul pestaggio mortale in cui morì, di botte e di stato Federico Aldrovandi.

SIT IN DI SOLIDARIETA’ ALLA FAMIGLIA ALDROVANDI

L’insulto al morto – specialmente se di morte violenta e per mano di chi dovrebbe tutelare le persone da vive, non oltraggiarle da morte dopo averle uccise – viene, in un’ipotetica classifica, molto dopo il punto di non ritorno.
Quel luogo in cui tutto ciò che era, non è e non sarà mai più.
Vado a memoria ma non ricordo nessuno più insultato di Carlo Giuliani e Federico Aldrovandi.

Meno male che la dignità del parlamento è salva, mai più figuracce, specie in sede europea, ma chi si crede di essere Battiato, borghezio per caso? 


E meno male anche che le istituzioni ci tengono sempre a far sapere  di stare dalla parte dei cittadini, specie quando per bocca del ministro Cancellieri ci  dicono che i poliziotti di ieri, quelli che sono andati ad oltraggiare la memoria di un ragazzino morto ammazzato dai loro colleghi, la sua famiglia e tutta l’Italia onesta, hanno commesso un atto gravissimo, una vergogna, che non rappresentano l’Italia, “ma non ci sarà nessuna sanzione”.
Probabilmente se al posto di srotolare quello striscione con su scritto che i criminali sono fuori e i poliziotti in galera [ma dove, ma quando?] avessero detto che la madre di Federico è una troia dopo averle già detto che è “una stronza che ha allevato un maiale”, allora sì, una punizione esemplare l’avrebbero meritata.

Camera e Senato si scusano con la signora Moretti, bel gesto, significativo, probabilmente i presidenti che c’erano prima non l’avrebbero fatto, ma  ai gesti e alle belle parole bisognerebbe anche dare un significato nel concreto. Se una gaffe costa la cacciata di un assessore perché mai la vigliaccata infame di funzionari dello stato non deve e non può produrre lo stesso risultato? Domanda retorica, in un paese dove l’omicidio di un ragazzino viene derubricato a reato minore e quantificato in tre anni e sei mesi di carcere condonati dall’indulto. Quindi per me le istituzioni saranno diverse e migliori solo quando ad un gesto simbolico verrà dato un seguito tangibile e visibile. Per insegnare ai cittadini di un paese che la consapevolezza, la maturità e la civiltà  si acquisiscono anche per mezzo dell’assunzione di responsabilità.  

Il cambiamento va anche un po’ forzato, culturalmente, soprattutto, e dove non arriva il comune sentire devono arrivare gli esempi, e lo stop incondizionato alla concessione tout court come quella che si offre ai privilegiati del e dal potere a cui è stata data la possibilità di essere più uguali degli altri.
Ma siccome il grande dramma di questo paese è una giustizia sempre più ‘ad personam’ e non ‘ad paesem’, o meglio ancora ‘ad Costituzione’ come dovrebbe essere, dubito che questo diventerà mai un paese non dico civile ma almeno normale.

E infine, meno male  che c’è quel vigliacco di Travaglio che mette le cose a posto e spiega.

Forse è per questo che sta sui coglioni di tutti, tutti quelli che sono allergici alla verità. E alla memoria.

C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere casualmente nati in questo paese, uno al giorno, praticamente.

Il Troiellum
Marco Travaglio, 28 marzo

L’ultima volta che i presidenti di Camera e Senato, a Parlamento unificato, tuonarono assieme contro qualcuno, fu per mettere in riga il pm Gherardo Colombo che si era permesso di definire la Bicamerale “figlia del ricatto”. Allora erano Violante e Mancino, preclare figure. Oggi sono Boldrini e Grasso a strillare come vergini violate contro Franco Battiato che ha avuto l’ardire di dichiarare: “Mi rallegro quando un essere non è così servo dei padroni, come queste troie in giro per il Parlamento che farebbero qualunque cosa, invece di aprirsi un casino”. Apriti cielo! Proteste unanimi da destra, centro e sinistra, mobilitazione generale, emergenza nazionale, manca soltanto la dichiarazione dello stato d’assedio con coprifuoco, cavalli di frisia e sacchi di sabbia alle finestre. Boldrini: “Respingo nel modo più fermo l’insulto alla dignità del Parlamento, stento a credere” ecc. Grasso: “Esprimeremo il nostro disagio al governatore della Sicilia per le frasi dell’assessore Battiato”. Sui cinquanta fra condannati, imputati e inquisiti che infestano il Parlamento, invece, nemmeno un monosillabo. Invece giù fiumi di parole e inchiostro contro il cantautore-assessore che osa chiamare troie le troie. Pronta la mossa conformista del governatore Crocetta, un tempo spiritoso e controcorrente specie sulle questioni di sesso, ora ridotto alla stregua dell’ultimo parruccone politically correct, che mette alla porta il fiore all’occhiello della sua giunta, financo equiparandolo a uno Zichichi qualunque. Si risente pure la Fornero, che è pure ministro delle Pari Opportunità (infatti s’è scordata solo 390 mila esodati). Certo, il linguaggio usato da Battiato è da pugno nello stomaco, tipico dell’intellettuale indignato che vuol “épater” un Paese cloroformizzato. Ed è facile dire che ci si poteva esprimere in termini meno generici, o aggiungere subito e non dopo che la denuncia riguarda anche le troie-maschio, pronte a vendersi al miglior offerente. Ma andiamo al sodo: è vero o non è vero che il Parlamento, anche questo, è pieno di comprati, venduti, ricomprati e rivenduti? È lo spirito losco del Porcellum (nomen omen) che porta alla prostituzione della politica, alla nomina dei servi dei partiti e innesca la corsa sfrenata al servaggio e al leccaggio per un posto al sole. E come li vogliamo chiamare questi servi, che si vendono la prima volta per farsi candidare in cima a una lista e poi magari si rivendono per voltar gabbana a seconda delle convenienze? Passeggiatrici? Lucciole? Mondane? Falene? Peripatetiche? Chi voleva capire ha capito benissimo: accade a tutti di dare della “troia” a chi, maschio o femmina, è disposto a tradire e a tradirsi per un piatto di lenticchie o a vendersi per far carriera. Ma, nel Paese di Tartuffe, che con buona pace di Molière è l’Italia e non la Francia, ci si straccia le vesti appena qualcuno squarcia il velo dell’ipocrisia e dice pane al pane: ieri sui ricatti della Bicamerale, oggi sulla mignottocrazia (copyright Paolo Guzzanti). Battiato è come il bambino che urla “il re è nudo” e la regina è troia. Tutta la corte intorno sa benissimo che è vero, ma arrota la boccuccia a cul di gallina e prorompe in urletti sdegnati. Lo sa tutto il mondo come e perché sono stati/e eletti/e certi/e cosiddetti/e onorevoli. Persino in India, dove la Ford si fa pubblicità con un cartoon che ritrae lo statista di Hardcore col bagagliaio dell’auto pieno di mignotte. I primi a saperlo sono i nostri giornali, che han pubblicato centinaia di intercettazioni sulle favorite del Cainano e sulla compravendita dei parlamentari, e ora menano scandalo perché Battiato, dopo averci scritto una splendida canzone Inneres Auge), li chiama per nome. E non si accorgono neppure che il loro finto sdegno non fa che confermare le parole di Franco. Se uno accenna ad alcune troie e si offendono tutti/e, la gente penserà: “Però, guarda quante sono! Credevo di meno…”

Di italiche immoralità

Il segretario del COISP: “Non sapevamo che la mamma  lavorasse lì, poi “il sindaco è una persona squallida”.
Oggi è la giornata nazionale delle toppe peggiori dei buchi.

Però quando lo stesso segretario ha parlato di vendetta applicata alla sentenza perché “in carcere non ci mandano mafiosi e assassini” lo sapeva o no di chi stava parlando? una sentenza ridicola che non solo è stata abbondantemente decurtata grazie all’indulto per i poveri ma che non verrà mai applicata nei fatti? 
Quanto, onestamente si può pensare, ministro Cancellieri, che in questo paese si possano ancora tollerare i danni, le beffe e gli oltraggi perpetrati dallo stato per mezzo di suoi funzionari alti e bassi a cittadini incolpevoli costretti anche a rispondere davanti ad un giudice di diffamazione dopo una tragedia non casuale, malgrado per l’occasione sia stato confezionato un reato apposito, che non c’era, come quella capitata alla famiglia Aldrovandi?
E queste sarebbero le istituzioni di cui gli italiani devono imparare ad innamorarsi, signora Boldrini?

Aldrovandi, sit-in polizia sotto ufficio
della madre. Lei: “Non ho parole”

 
 

Gli agenti del Coisp a Ferrara per il congresso regionale sostano provocatoriamente sotto la finestra dove lavora Patrizia Moretti. Il sindaco Tagliani prova a farli spostare e viene allontanato. Poi la donna scende e mostra la foto del figlio morto.

Sottotitolo: in Italia per poter essere condannati, farsi cacciare dal posto di lavoro bisogna offendere il comune senso del pudore, turbare la morale doppia e tripla dei cattolici finti progressisti, ammazzare no, si può ancora fare senza rischiare una condanna almeno morale visto che agli assassini di Federico sono state garantite tutte le tutele di stato affinché non debbano sopportare nemmeno l’onta di quei miseri sei mesi di carcere che sono avanzati dall’indulto e a fine pena che non ci sarà mai torneranno ad indossare una divisa da funzionari dello stato ma  per la maggior parte della pubblica opinione questo non è poi così insopportabile, scandaloso, quanto una parola fuori posto che, fino a prova contraria, non ha mai ammazzato nessuno.

Diciamo la verità, ma quant’è bello questo paese? non si fa in tempo a finire di discutere una cazzata detta e fatta da qualcuno che subito ne arriva un’altra più grave fatta da qualcun altro; nella fattispecie alcuni poliziotti appartenenti al COISP che sono andati ad OLTRAGGIARE la memoria di un ragazzino e ad insultare sua madre organizzando un presidio di solidarietà pro assassini davanti al posto di lavoro della madre  di Federico.

Il COISP è lo stesso sindacato il cui segretario disse il 30 gennaio scorso che la sentenza di Federico Aldrovandi, morto ammazzato di calci, di botte e di stato, era stata “funzionale al bisogno di vendetta” perché “spesso in carcere non ci vanno mafiosi e criminali”. 
Il virgolettato non è uno scherzo ma proprio la dichiarazione di Franco Maccari, il segretario.
Ovviamente nel paese dei balocchi un “troia” dal sen fuggito fa molto più scalpore nell’opinione pubblica, offende molto di più il comune senso del pudore se quattro assassini non fanno un giorno di galera né perdono il posto di lavoro ma un assessore esuberante viene cacciato dopo meno di 24 ore dalla gaffe.

Questo può succedere perché  se illustri referenti di sinistra anziché inserire nei loro pantheon gente non dico come Che Guevara ma almeno come Pertini, Berlinguer, un qualsiasi politico che abbia agito sulla spinta si un sentire laico e di sinistra si tengono nel portafoglio la fotina di papi e cardinali, è praticamente impossibile risolvere una querelle a proposito dell’uscita infelice di Battiato di ieri al parlamento europeo  senza il colpo di scena che faccia capire ai piani alti, anche dove risiede un presidente della Camera che non vede l’ora di riportare in parlamento il papa, chi è che comanda in Italia e che purtroppo continuerà a dettare la sua legge fatta di ipocrisia, bigottismo, morali doppie e triple e che pretenderà – come ha sempre fatto – di avere voce in capitolo in quelli che dovrebbero essere i luoghi laici per eccellenza e cioè i palazzi delle istituzioni.

Se questo è il cambiamento, aridatece Fanfani.

La Grande Truffa

Senato, Grillo risale e Monti scende
A Bersani il centro potrebbe non bastare

Il nuovo exploit dei Cinque Stelle nei sondaggi può mettere in crisi le alleanze del Pd a Palazzo Madama
Così potrebbe affacciarsi la riproposizione del caso Sicilia, dove Crocetta ha bisogno dei voti del M5S.

Preambolo: Vendola a differenza di Bertytweed che quando sente e legge Marco  Travaglio si fa venire l’orticaria, ieri sera a Servizio Pubblico, annuiva. Quindi significa che Travaglio  tutte ‘ste stronzate fascistoidi non le dice e non le scrive. Nemmeno quando – giustamente – ricorda tutte le cazzate fatte dalla sinistra al posto di quel che una sinistra ma anche un centrosinistra onesto e coerente doveva, avrebbe dovuto e deve fare.

C’era una volta un politico piccolo piccolo che tutti davano per morto , e regolarmente risorgeva dalle sue ceneri. Montanelli lo chiamava “Il Rieccolo”.

Sottotitolo: Enrico Letta: “Su un eventuale accordo futuro con i montiani decideranno insieme Bersani e Vendola. In ogni caso un allargamento è nella logica delle cose, perché abbiamo di fronte i populismi di Grillo e Berlusconi, che sono populismi molto aggressivi rispetto ai quali dobbiamo fare fronte comune”. Il Pd è straordinario. Da una parte insulta chi vota M5S (o Ingroia) equiparandolo a chi vota Berlusconi (dimenticandosi che l’unica forza che mai ha fatto opposizione a Berlusconi è proprio il centrosinistra). Dall’altra chiede – anzi esige – il “voto utile”, altrimenti “se vince Berlusconi è colpa vostra”. Tradotto: ti entrano in casa, ti ciulano la compagna, ti sfasciano i mobili e poi ti chiedono i soldi per tornare a casa in taxi (e se non glieli dai sei un antidemocratico). Che statisti mirabili. [Andrea Scanzi]


Enrico Letta è lo stesso che il 13 luglio scorso disse “meglio votare Berlusconi che Grillo”.

Sul fatto che a luglio del 2012 Enrico Letta, il nipote dello zio, non aveva ancora capito che Grillo NON si vota, stendiamo un velo “lettoso”.

Questo piccolo amarcord onde evitare rotture di coglioni a posteriori quando, armato di torce e lumini cimiteriali qualcuno andrà a caccia degli eventuali colpevoli dell’eventuale débâcle.

Questo è il risultato di una pessima propaganda, spesso più violenta delle cose che si criticano e si rimproverano a Grillo.
Parlano tutti dell’imbonitore del nuovo millennio, della riproduzione su scala di mussolini e berlusconi ma intanto Grillo continua a riempire le piazze mentre i politici ‘tradizionali’ nelle piazze non ci possono più andare; meglio parlare ai “parenti stretti” nella comodità dei teatri che ospitano i loro convegni in campagna elettorale o davanti a giornalisti compiacenti che non li straniscono troppo.
Grillo, il grande bluff, la truffa targata Casaleggio [manco fosse dell’utri], ma la truffa è anche chi dice di volersi occupare di un paese ma non dice in che modo intende farlo, e con chi, soprattutto; la truffa è dire che si va a governare con Vendola ma decidere sul filo di lana, sempre per l’irresponsabilità di parole e comportamenti di una campagna elettorale pietosa e penosa, di andarci con Monti. Chiunque abbia ancora a disposizione una briciola di obiettività sa benissimo che per mettere più sinistra nel pd, anzi, per mettercela e basta serve dare il voto all’unico partito che è di sinistra e cioè Sel. Il problema è quando poi, nella coalizione di governo Vendola dovrà togliersi il cappello di fronte alle decisioni che Bersani prenderà non con lui ma col sobrio professore. Perché è questo che succederà, e bisognerebbe avere l’onestà di dirlo.

Non voterò il movimento, ma non ne sono nemmeno terrorizzata come quelli che in questi mesi hanno parlato di Grillo come del babau del terzo millennio, perché io Monti lo temo molto più di Grillo, e anche di berlusconi.

Nota a margine: Angelo Bagnasco,  di professione cardinale, presidente della Cei interviene nel dibattito politico pre elettorale: ”Gli italiani hanno bisogno della verità delle cose, senza sconti, senza tragedie ma anche senza illusioni”. Tre le priorità che dovrà seguire il nuovo governo: “lavoro, famiglia e riforme dello Stato”.

La faccia tosta di questi millenari affabulatori dell’irrealtà è davvero insopportabile. Le loro eminenze in fatto di balle vogliono mantenere l’esclusiva.

Dopo aver sostenuto per diciotto anni il più grande cazzaro disonesto dell’universo naturalmente perché da bravo cristiano come ha dimostrato di essere gli garantiva [come tutta la politica del resto ha sempre fatto] i rubinetti sempre aperti oggi sale in cattedra permettendosi di dire che gli italiani non devono cadere nel tranello della politica bugiarda, quella che ha sempre fatto comodo a loro, quella che gliele dà tutte vinte, quella che permette a questi millantatori di interferire nella politica, di dettare l’agenda a proposito di leggi, un’agenda di fronte alla quale tutta la politica di destra, centro, sinistra e centrosinistra si è sempre inchinata con riverenza e referenza.

Basta: questo paese ha il diritto di avere una politica che metta al loro posto questi disturbatori della società che impediscono a questo paese di progredire, crescere, diventare normale, civile, accogliente per tutti e dove si rispettano i diritti di tutti.

Stupidità oggettiva
Marco Travaglio, 7 febbraio

Se il centrosinistra non avesse abdicato al dovere morale e politico di rinfacciare a B. i suoi scandali giudiziari, così immunizzandolo per sempre dalle conseguenze morali e politiche dei reati suoi e delle sue aziende, oggi potrebbe rispondergli qualcosa a proposito delle sue accuse sul caso Montepaschi. Perché purtroppo B. ha ragione a denunciare la “responsabilità oggettiva” degli ex Pci, ex Pds, ex Ds, ora Pd nella malagestione della banca senese, da decenni nelle mani degli amministratori locali del centrosinistra, dopo aver fatto capo alla P2 e aver regalato a B. fidi e finanziamenti oltre ogni limite di rischio ai tempi di Milano2. Il fatto è che la responsabilità oggettiva dovrebbe valere sempre, anche per lui. Anche quando viene assolto o prescritto in processi che vedono condannati suoi manager o fedelissimi. Stiamo parlando non solo di culpa in eligendo e in vigilando, per aver scelto gli uomini sbagliati e non averli sorvegliati. Ma anche soprattutto di culpa “in premiando”, visto che, una volta accertata la loro colpevolezza, non sono stati rimossi o puniti, anzi han fatto tutti carriera, in azienda o addirittura in Parlamento. Delle tangenti alla Guardia di Finanza, B. disse di non saperne nulla. Fu condannato in primo grado, prescritto in appello e assolto per insufficienza di prove in Cassazione: ma il capo dei servizi fiscali Fininvest, Salvatore Sciascia, confessò e fu condannato per corruzione a 2 anni e 4 mesi, mentre l’avvocato Massimo Maria Berruti si beccò 8 mesi per favoreggiamento: dopodiché entrambi divennero onorevoli, sebbene B. sapesse tutto almeno dalle sentenze, o forse proprio per questo. E la responsabilità oggettiva di B.? Nessuno ne parlò. Anzi, quando fu assolto, D’Alema si scusò pubblicamente con lui per aver chiesto a suo tempo le sue dimissioni: cioè per averne detta eccezionalmente una giusta. Anche Dell’Utri fu condannato per le false fatture di Publitalia insieme ad altri manager, e poi per mafia: promosso senatore. E la responsabilità oggettiva di B.? Passata in cavalleria. Il fratello minore Paolo patteggiò per una mega-truffa alla Regione Lombardia. Della responsabilità oggettiva del fratello maggiore, neanche a parlarne. Previti fu condannato perché comprava giudici e sentenze à la carte con soldi di B. e della Fininvest: B. se la cavò per prescrizione, ma la Fininvest fu condannata civilmente a risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori. Avete mai sentito un esponente del centrosinistra (a parte Di Pietro, non a caso espulso con ingnominia) rammentargli quella piccola responsabilità oggettiva da 560 milioni? Idem per il caso Mills: l’a vvocato inglese fu condannato per essere stato corrotto con 600 mila dollari di provenienza Fininvest e poi prescritto, mentre B. fu subito prescritto. E la sua responsabilità oggettiva? Di solito, per accertare la responsabilità oggettiva di un politico, non c’è bisogno di processi o sentenze: bastano i fatti, almeno quando sono documentati. E di fatti documentati ce n’erano a bizzeffe già nel 1997, quando il centrosinistra promosse B. a padre costituente nella Bicamerale, chiamandolo a riformare “insieme” nientemeno che la Costituzione. E ce n’erano a carrettate nel novembre 2011, quando il Pd accettò di entrare in una maggioranza guidata da lui per governare insieme l’Italia appoggiando Monti. Per vent’anni chi avrebbe potuto e dovuto isolarlo, rifiutare di parlargli, delegittimarlo per le sue colpe politico- morali prim’ancora che penali, lo ha invece coinvolto, riverito, interpellato, legittimato. Col risultato che lui, oggi, rinfaccia agli altri le loro responsabilità oggettive. E gli altri non sanno cosa rispondere, perché non hanno più nulla da dirgli: o, peggio, dovrebbero dirgli ciò che non gli han detto per vent’anni.

Tu scendi dalle stelle

Comunque non è vero che stanno portando via il Pd dalla sinistra. La sinistra potrà vederlo tutti i mercoledì pomeriggio e a week end alterni, più sei giorni a Natale.

[Alessandro Gilioli]

***

Su Facebook qualcuno mi ha dato della reazionaria, anticomunista e pure quella che ha “berlusconi nel cuore”: ‘sti cazzi! solo per aver scritto che non capisco perché la critica e il giudizio verso il modus operandi della politica debba trasformarsi nella critica e nel giudizio su Crocetta?

Oppure perché penso che non ci sia niente da festeggiare in un paese dove  la politica si trasforma  sistematicamente e puntualmente ad ogni tornata elettorale in associazione fra opposte fazioni?

Meglio essere reazionari ma vivi che adagiarsi su questo sistema che viaggia sull’onda del meno peggio e del “nulla cambi affinché nulla cambi.”

Se imparassimo a ragionare con la nostra testa e non con quella dei segretari di partito o di giornalisti ai quali piace tanto mettersi in cattedra forse ci sarebbe più obiettività nei ragionamenti. Se il fine comune, l’obiettivo è di migliorarlo davvero questo paese.

C’è chi ha dato la vita per consentirci di poter votare, quindi, SCEGLIERE, e quando lo ha fatto non pensava, evidentemente che un giorno lo scettro del comando potesse andare a finire nelle mani dei banchieri non certo per volontà del popolo.

Di contro c’è anche chi ha perso la vita per liberare questo paese dalla mafia, ma i partiti di mafia oggi sono ancora in parlamento e dettano l’agenda politica.

Partiti fatti di gente che pensa, ne è convinta, anzi, che il politico traditore, ladro, corruttore, mafioso per conto suo e per conto terzi  non deve essere cacciato dall’agone ma addirittura salvato per mezzo dei suggerimenti di coscienze.

Questo è sempre il paese dove si commemorano Falcone e Borsellino ma poi si salva cosentino.

E la sinistra, o quel che ne resta, con questa gente qui ci fa lingua in bocca.

E per me è un dovere morale sottolineare questa cosa.

Con buona pace dei professorini che si esprimono da pubbliche ribalte.

Sono indecisa fra le facce toste, quelle di bronzo o quelle miseramente e normalmente come il culo. Certo è che dichiararsi sorpresi dell’exploit, fare finta solo adesso del disastro in cui versano i partiti “tradizionali”, quelli che tanto piacciono a Napolitano che sicuramente starà febbrilmente preparando un altro comunicato da minculpop circa i pericoli del populismo [presidente: si chiama POPOLO: le decisioni di un popolo quando avvengono per mezzo di espressioni democratiche e non con la presa dei palazzi del potere si chiamano VOLONTA’, non populismi] significa non aver capito nulla del sentire attuale della maggioranza degli italiani. L’astensionismo non è mai una buona cosa, però c’è anche da dire che quando vengono sottratti tutti i sistemi democratici per dire “no” la gente alla fine pensa di non avere più il dovere di sostenere la politica. E questo è quello che sta succedendo. Quando un popolo s’indigna giustamente con una politica che ruba, spreca, è al centro di ogni malaffare e un presidente della repubblica dice che no, che bisogna sostenerla quella politica la gente non capisce. Il voto serve a qualcosa se c’è qualcuno che lo merita.
Se invece il trend è quello del meno peggio, poi del meno peggio del meno peggio, e via all’infinito, arriva un giorno in cui non voto ed è un mio diritto, così come è mio diritto lamentarmi di non avere avuto una possibilità di scelta accettabile.

E questi sono i risultati. Grillo non è un prodotto dell’antipolitica ma della malapolitica.

Dichiararsi sorpresi poi mentre una nullità come pierferdy si permette di dettare l’agenda circa le prossime elezioni nazionali della serie “noi sì ma Vendola no” [insieme al pd] se non fosse una cosa molto seria di cui se fossi un’elettrice del pd mi preoccuperei molto farebbe anche ridere.
Crocetta è potuto diventare presidente di regione grazie al sostegno dello stesso partito di totò vasa vasa, al momento occupato a scontare una manciata di anni di galera per concorso con la mafia ma questo pare che sia un dettaglio insignificante, c’è chi canta vittoria e chi la consegna perfino alla sinistra. Per vincere contro l’armata brancaleone di un pdl ridotto così male serviva l’alleanza con l’udc e il benestare di casini, amico PERSONALE di vasa vasa?
Grillo e i suoi attivisti hanno avuto ed hanno il merito di farci vedere nei fatti e non nelle ipotesi la vera natura della nostra bella politica tradizionale, quella che senza inciuci con le mani sotto ai tavoli che, se questo fosse un paese normale dove i cittadini capiscono che non è mai una bella cosa quando destra e sinistra vanno d’accordo ma che la normalità democratica è l’esatto contrario, sarebbe sparita grazie alla consapevolezza dei cittadini non certo per merito di un signore che faceva tutt’altro nella sua vita ma che un bel mattino ha capito che la politica di un paese non può viaggiare grazie a inciuci e accordi fatti al solo scopo di mantenersi il posto e la poltrona.
Grillo non fa politica ma solo confusione populista? può darsi, ma se fare politica significa accettare di mettersi sotto lo stesso ombrello del partito dei più mafiosi d’Italia, degli amici di mannino, cuffaro e andreotti, se questa è tutta la rivoluzione che sa fare un partito di centrosinistra tutti i grandi soloni distribuiti fra politica e opinionismo illustre ci facessero almeno la cortesia di non “blaterare” di populismi poi, quando la gente sceglie di non sostenere la politica e i partiti.
Sorpasso in retromarcia
Marco Travaglio, 30 ottobre
Chissà se stavolta Napolitano, magari cambiando apparecchio acustico, ha sentito il boom di Cinquestelle in Sicilia. Sicuramente l’han sentito il Pd e i resti del Pdl, letteralmente asfaltati da Grillo con una nuotata e un paio di settimane di comizi. Quel gran genio di Lupi si dice “sorpreso” per il risultato siciliano: una sorpresona. Bersani, lo stesso che un mese fa strillava all'”antipolitica” dei “fascisti del web”, ora si accorge che “Grillo c’è, e in modo serio”. Purtroppo per lui, M5S c’è e in modo serio (il che non vuol dire sempre condivisibile) da almeno cinque anni. Non è antipolitica, è politica: senza i “grillini”, in Sicilia non avrebbe votato poco meno della metà dei siciliani, ma poco più di un terzo. Da oggi in Sicilia e da domani in Italia, M5S costringerà i partiti di destra, di centro e di sinistra, se vogliono governare, ad ammucchiate sempre più inguardabili e innaturali. Solo un partito in estinzione come il Pdl può attribuire il disastro, nell’isola del 61-0 del 2001, alle ultime mattane del Cainano dal bunker (uguali a quelle dell’ultimo ventennio), o viceversa ad Alfano (che non è mai esistito). E solo un simpatico guascone come Crocetta e un povero illuso come Bersani possono usare aggettivi come “storico” e “rivoluzionario” per definire il risultato del duo Pd-Udc. Che, in realtà, è il classico sorpasso in retromarcia: contro un Pdl fermo in panne, bastava una lumaca per superarlo. Nel 2008 il centrodestra di Lombardo si pappava la Sicilia col 65%. Oggi Crocetta diventa governatore col 31%: la stessa percentuale che quattro anni fa portò la Finocchiaro a perdere rovinosamente contro Lombardo. Senza contare che i voti sono molti di meno, visto che allora votò il 66% e domenica ha votato il 47% degli aventi diritto (e nel 53% dei non votanti ci sono anche i voti della mafia, che si astiene e sta a guardare in attesa di una nuova trattativa). Se poi si guarda dentro le coalizioni, si scopre che non crolla solo il Pdl, che nel 2008 riscosse il 33,5% e ora latita al 12. Ma precipita anche il Pd, sceso in quattro anni dal 22 (Pd+lista civica Finocchiaro) al 13,5. E calano anche l’Udc (dal 12,5 al 10,6) e Sel(dal 4,9 di Rita Borsellino al 3 di Fava, il candidato migliore, escluso per un pasticcio burocratico). Solo l’Idv, paradossalmente, raddoppia i consensi, dall’1,8 al 3,5: ma è una magra consolazione, visto che lo sbarramento per accedere all’Assemblea siciliana è al 5. Dunque di “storico” nel voto siciliano c’è soltanto il tracollo dei partiti, tutti i partiti: cioè dei responsabili del disastro dell’isola, governata nell’ultimo ventennio prima dal centrodestra e poi dall’inciucio Micciché-Pd-Fli-Udc, dunque tecnicamente fallita. E ora i padri di quel disastro incalcolabile torneranno al potere, nascosti dietro la faccia pulita e antimafia, ma spregiudicata di Crocetta, che non ha esitato ad allearsi con gli amici di Cuffaro e ora, per governare, dovrà chiedere il permesso o a Micciché (l’amico di Dell’Utri e Lombardo) o a Musumeci (il nerissimo amico di B.), visto che M5S non appoggia nessuno. Né sottobanco né sopra. Una riedizione riveduta e corretta dell’inciucio lombardiano. Siccome la linea della palma tende a salire e la Sicilia anticipa sempre quel che avviene nel resto del Paese, questo è l’antipasto della grande abbuffata che si prepara a Roma. Se il Pd pensa di vincere le prossime elezioni con la cosiddetta “alleanza fra progressisti e moderati”, s’illude. A Roma come a Palermo, per sopravvivere, i partiti dovranno mettersi tutti insieme, col bis dell’ammucchiata che ora sostiene Monti. Mandando all’opposizione non solo Grillo e Di Pietro, ma anche la maggioranza degli italiani.