Il Partito della Costituzione

Mi piacerebbe sapere qual è il ruolo della politica in questo paese se la politica non si fa garante nemmeno della salute dei cittadini anteponendo – more solito – la logica del profitto alla logica e basta che dovrebbe essere quella per cui nessuno deve scegliere fra morire di cancro e morire di disoccupazione [i famosi motivi “ignoti” per i quali la gente s’impicca, si spara, si dà fuoco, ecco…].

E ancora qualcuno ha il coraggio di parlare di Magistratura politicizzata? ben venga, se la Magistratura è stata fino ad ora l’unica Istituzione che ha dimostrato di voler lavorare davvero per il bene comune. 
Quando la politica non fa la politica è ridicolo che la stessa accusi poi altri di volersi sostituire a chi dovrebbe occuparsi di risolvere i problemi.

Vale per “il buffone” e anche per quei giudici che tentano da anni, disperatamente, di ripristinare il vero senso dello stato, visto che la politica NON lo fa, non lo vuole fare salvo poi sragionare su presunte “ragioni di stato” che impediscono ad uno stato di essere tale.

Spero che la Consulta ridicolizzi questa gentaglia che parla di ‘futuro compromesso’ dalla chiusura di una fabbrica che il futuro non si limita solo a comprometterlo ma lo ammazza proprio.

Ricordiamoceli bene e tutti, i politici che lavorano per il bene “comune”, quando e se ci rimanderanno a votare.

100.000 FIRME. UN ALTRO GIUDICE NEL MIRINO, SE L’ILVA UCCIDE E’ COLPA SUA 
Boom di adesioni per i pm siciliani. Intanto a Taranto migliaia di persone muoiono per i veleni della fabbrica. E ora che la magistratura vuole porre fine alla strage e costringere i proprietari alla bonifica, governo e Pdl-Udc-Pd, dopo aver permesso lo scempio, trascinano il gip Anna Todisco davanti alla Consulta [Il Fatto Quotidiano]

[Tra gli oltre 90 mila che hanno firmato la sottoscrizione del Fatto per i magistrati di Palermo ecco quelli ci stanno e perché. Sulla guerra dichiarata a questi magistrati impegnati sulla trincea più rischiosa, tacciono perfino i vertici dell’Anm con l’eccezione di quello palermitano (firma la petizione)]

Ilva, Catricalà: “Faremo ricorso alla Consulta” e Clini: “Eutanasia non è cura”

Taranto, cittadini in piazza a difesa del Gip “Salviamo la città e i nostri figli dall’Ilva”

Il Partito della Costituzione – Marco Travaglio, 14 agosto 2012

 

Dobbiamo prepararci a difenderne tanti, di magistrati aggrediti e isolati dal potere. I 100 mila che in quattro giorni han firmato l’appello del Fatto per i pm siciliani si tengano pronti: presto dovremo richiamarli a raccolta per altre battaglie in difesa della Giustizia, nella speranza che nasca un Partito della Costituzione che contrasti questo schifo. Fino all’altroieri ci si domandava cosa accomuni l’allegra ammucchiata Pdl-Udc-Pd che non solo sostiene il governo Monti con la benedizione apostolica del Colle, ma ha una gran voglia di stabilizzare il ménage à trois nella prossima legislatura. Ma ora la risposta è arrivata: il mastice che tiene insieme la più arlecchinesca Armata Brancaleone mai vista dai tempi del film di Monicelli è la sete di vendetta contro la magistratura, almeno quella che prende sul serio la propria indipendenza da ogni altro potere per garantire l’uguaglianza di tutti i cittadini. In una parola, l’odio per la Costituzione. Prima il presidente Napolitano e poi il governo Monti hanno trascinato alla Consulta magistrati che disturbano il potere: i pm di Palermo che indagano su chi trattò con la mafia e il gip di Taranto Anna Todisco che sequestra gli impianti omicidi dell’Ilva. In entrambi i casi il potere politico accusa il giudiziario d’invasione di campo, come se non spettasse alla magistratura decidere se e quando distruggere un’intercettazione e fermare una strage in corso da anni nell’indifferenza dei governi incapaci e/o complici in Puglia e a Roma. Ma a questo siamo: quando c’è di mezzo il potere, politico o industriale, la legge non è più uguale per tutti. I magistrati devono voltarsi dall’altra parte, od obbedire al potere. Se no, peggio per loro. 
A sindacare i loro insindacabili provvedimenti provvedono Quirinale, Pg della Cassazione, partiti, governo, addirittura il ministro della Giustizia che acquisisce le ordinanze del gip non si sa bene a che titolo, ma con sicuro effetto intimidatorio (anche sul Riesame, che sta ancora scrivendo la motivazione). Mentre noi comuni mortali, per contestare una sentenza sgradita, non abbiamo altra arma che impugnarla in appello e in Cassazione, lorsignori si rivolgono direttamente alla Corte costituzionale, cioè a giudici nominati dalla politica: oseranno mai dare torto al Presidente e al Governo, innescando gravi “scontri istituzionali”? La giustizia domestica regola e sistema tutto nelle segrete stanze. 
E tutti i magistrati impegnati in inchieste delicate sono avvertiti: non s’azzardino a dare torto al potere. Colpirne due o tre per educarli tutti. È il trionfo dell’abuso e del conflitto d’interessi.Napolitano ha un interesse personale nel conflitto aperto con i pm di Palermo (mettere la sordina alle sue telefonate con Mancino). E così vari ministri del governo Monti che aggredisce il gip di Taranto sono pappa e ciccia con l’Ilva e i suoi padroni (per esempio i due Corradi: Passera, a Banca Intesa, era socio di Riva nella Cai, ed era pure l’advisor che lo chiamò nella compagnia; Clini, dalle intercettazioni, è descritto come la quinta colonna dell’Ilva al ministero dell’Ambiente). E così il Pd col suo ex candidato Ferrante, per non parlare dei soldi di Riva a Bersani e Forza Italia. Spudoratamente sull’Unità Giovanni Pellegrino esprime tutto il suo “rimpianto per la magistratura degli anni 60, che riteneva che nell’applicazione della legge l’interesse generale dovesse prevalere”. Ah quei begli insabbiatori di una volta! Quella magistratura forte coi deboli e debole coi forti, che lasciava intonso mezzo Codice penale per non disturbare i manovratori, infatti non indagava mai su tangenti, collusioni e inquinamenti. Questo si vuole. Viva la faccia, almeno è tutto chiaro. Nel caso Ilva non si può nemmeno sventolare la solita scusa delle toghe che parlano troppo e “fanno politica”: nessuno sa come la pensi la gip Todisco, né che voce abbia. Eppure la colpiscono lo stesso. Come dice Davigo, “non ce l’hanno con noi per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”.

 

 

 

Scendi_Letta

Preambolo: Per i devastatori di cose e oggetti 15 anni di galera, per quelli dello stato la presidenza del consiglio, i ministeri,  la carica di senatore a vita.
Al massimo, quando fanno cose molto gravi tipo ammazzare ragazzini o massacrare gente innocente che dormiva per terra  una condanna virtuale di pochi anni prontamente perdonati e condonati da apposite leggi confezionate per riparare delinquenti “eccellenti”.
C’è sempre un’ottima ragione per vergognarsi di essere italiani.

Sottotitolo: quando la fantasia surclassa la realtà, insieme al reato di sfruttamento della prostituzione minorile si dovrebbe aggiungere anche l’accusa di circonvenzione di incapace. Evidentemente si è reso conto di aver alzato troppo il target dell’età, visto che alla fine non si è nemmeno presentato, lui alle dentiere continua a preferire le farfalline.

Anziani ignari al comizio, ma B. non c’è

Anziani che vanno alle convention a loro insaputa.

Moody’s declassa i titoli di Stato italiani. Monti: “Siamo virtuosi, ma ci puniscono”

Enrico Letta: “Meglio il Pdl di Grillo”. L’ipotesi di votare Pd non la considera neanche lui (spinoza.it)

La virtuosità non consiste soltanto nel far quadrare i conti ma anche nell’avere gente degna, seria, responsabile a ricoprire ruoli istituzionali, e Moody’s questo ha pensato. “Il clima politico è fonte di rischi”:  non ci fidiamo del ritorno di berlusconi, ed evidentemente neanche dei suoi cortigiani di tutti gli schieramenti, quelli che purtroppo non se ne sono mai nemmeno andati sebbene e purtroppo solo  virtualmente come  b.


Sono davvero gravi le proposte che Grillo [che comunque non essendo un politico non ha nessuna voce in capitolo e può dire quello che gli pare, fino a prova contraria, al massimo si becca due pernacchie e morta lì], non ha mai fatto, come quelle di “non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia”.

Specie se confrontate con quelle leggi che il centrosinistra [ops!] non ha mai voluto fare pur potendole fare tipo il conflitto di interessi e la regolamentazione delle coppie di fatto. La prima perché evidentemente non avrebbe disturbato solo gl’interessi di b che comunque non dovevano essere toccati come confermò l’ottimo violante non in pizzeria con gli amici ma in parlamento, e la seconda perché c’è sempre, nel pd, il cosiddetto partito di opposizione, quello democratico e progressista (…) qualche fioroni e qualche binetti di troppo.
Eh sì, ha ragione Scendiletta, meglio berlusconi, che almeno non rompe gli equilibri.

Altrimenti d’alema la bicamerale che l’avrebbe fatta a fare?

Letta a due piazze
 Marco Travaglio, 14 luglio

Dopo anni di relazione clandestina, Enrico Letta ha trovato il coraggio per un liberatorio coming out sul Corriere: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo”. Finalmente, era ora: B. è meglio di Grillo perché Grillo propone di “non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia”. E pazienza se Grillo, diversamente da B., non ha mai proposto di uscire dall’euro e di non ripagare i debiti: quanto allo “ius soli”, il centrosinistra è talmente favorevole che ha governato 8 anni su 18 e non ha mai fatto la legge. Ieri molti elettori del Pd sono insorti sul web come dinanzi a chissà quale gaffe o novità. Beata ingenuità. Sono 18 anni che sinistra e destra governano insieme, ovviamente sottobanco per non farsi beccare dai rispettivi elettori. Perciò Grillo e Di Pietro li terrorizzano: non fan parte del giro, non inciuciano, non sono trattabili né ricattabili né controllabili, insomma hanno il guinzaglio lungo. Infatti il Letta minor sogna “un’alleanza guidata da Bersani con ai lati Casini e Vendola” e non esclude nemmeno la “grande coalizione” col Pdl anche se ora “non è l’opzione principale”. Una cosa è certa: “Non vorrei che si tornasse alla logica dell’antiberlusconismo e delle ammucchiate contro il Cavaliere”. Ecco, bravo. Le ammucchiate contro il Cavaliere no. Invece quelle col Cavaliere sì: infatti oggi il Pd è in maggioranza con B., per giunta in posizione gregaria. Ma chi si scandalizza non s’è accorto che la Grande Coalizione esiste almeno dal 1994, quando — rivelò Violante alla Camera — “abbiamo garantito all’on. Berlusconi e all’on. Letta (Gianni, ndr) che non avremmo toccato le tv”. Due anni dopo nacque la Bicamerale, che ufficialmente fallì nel ’98, in realtà non ha mai chiuso i battenti. Al di là del teatrino destra-sinistra per gabbare gli elettori, non c’è legge vergogna pro B. su tv e giustizia che Ds, Margherita e poi Pd non abbiano avallato o confermato o addirittura proposto e votato. Resta da capire se l’han fatto gratis o a pagamento. Nel 2006 Enrico Letta, vicepremier del secondo governo Prodi, si diede subito da fare: Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, gli scrisse di cambiare le regole d’ingaggio all’Avvocatura dello Stato affinché smettesse di difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le giuste richieste di Europa7, come aveva fatto col governo Mediaset. Naturalmente Lettino lasciò tutto com’era e l’Avvocatura seguitò a difendere la Gasparri e Mediaset. Del resto lui aveva appena confessato di invidiare al Pdl “gente in gamba” come “zio Gianni e Tremonti”: non potendoli ingaggiare, pensò bene di imitarli. Così tornarono al potere. Nel 2009 B. aveva il solito problema: disfarsi dei suoi processi col “legittimo impedimento”. Scendiletta diede subito il via libera sul Pompiere: “Il Pd non opporrà obiezioni al ricorso al legittimo impedimento: consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo”. All’espressione “come ogni imputato” c’è chi rischiò l’ipossia da risate. Altri sospettarono che si facesse scrivere i testi da zio Gianni. Ma era un’infame calunnia: zio Gianni è intelligente. Enrico invece è talmente astuto che ora è allarmato dal ritorno di B. perché “blocca la trasformazione del Pdl”.

Quale? Ma naturalmente quella avviata dallo statista Alfano, “interlocutore affidabile e credibile” che stava trasformando il Pdl “da movimento carismatico a moderno partito conservatore europeo”, mentre ora “tornerà a essere il partito di Arcore”. Invece Angelino Jolie, com’è noto, con B. non parlava neppure, anzi manco lo conosceva. Altre risate da soffocare. Il fatto è che Scendiletta dice ciò che pensano quasi tutti i papaveri Pd, adusi a mercanteggiare con B. su tutto, anche sulla Costituzione. Con la differenza che gli altri sono più furbi e si limitano a farlo. Lui lo dice pure. Il che fa temere l’ipotesi più agghiacciante: che lui, per B., lavori gratis.

Un imbecille su cinque, a quanto pare sì, lo rifarebbe

  Moody’s abbassa il rating dell’Italia.

“Il clima politico è fonte di rischi”: ovvero, non ci fidiamo del ritorno dello zombie.

Moody’s declassa i titoli di Stato italiani


“Le prossime elezioni fonte di rischio”

“Berlusconi candidato, niente primarie”
In 48 ore il Pdl rinnega il rinnovamento

Frequenze gratis per Mediaset

Il ministero dello Sviluppo Economico di Corrado Passera ha assegnato gratuitamente un pacchetto di frequenze alle principali emittenti. A beneficiarne più di tutti è il Biscione, che conquista quelle più ‘pulite’. E ora è a rischio la banda larga mobile.

Enrico Letta: “Il Popolo della Libertà? E’ meglio di Beppe Grillo”

 

Probabilmente Letta deve aver letto i sondaggi che davano il movimento in calo e ha pensato che gli avrebbe dato il colpo di grazia dicendo che Grillo – che fra l’altro non è candidato a nulla ma vaglielo a far capire a questi imbecilli conclamati che da mesi parlano di Grillo come se fosse candidato a chissà quale carica politica – è peggio di berlusconi, mentre invece la sensazione e la mia speranza personale è che accada proprio il contrario di quello che il nipote dello zio si augura. Se i partiti vogliono rispetto, considerazione e vogliono davvero essere considerati l’unico strumento politico di una democrazia dovrebbero essere composti da rappresentanze altrettanto rispettabili e non da perfetti idioti che dicono qualsiasi cosa passi per i loro cervelli bacati, per le loro menti obnubilate dal terrore di perdere potere e tutto ciò ad esso relativo.

La dichiarazione di Letta (junior) a proposito del pdl e del movimento dei cinque stelle, dunque non Grillo che nulla si appresta a fare politicamente non essendo candidato a niente è la prova provata che avevamo ragione su tutto quel che abbiamo detto e ripetuto in questi ultimi mesi ed anni, anche quando ci insultavano, ci accusavano di populismo antitalianità e qualunquismo perché dicevamo che l’unico vero interesse della politica italiana, tutta, ché tanto la zuppa (il pdl) e il pan bagnato (il pd) pari sono, è la loro esistenza in vita, i loro privilegi e quel che credono essere un loro diritto e cioè avere le mani in pasta sulle e nelle cose di tutti finché morte non li separi. Altrimenti non avrebbero nulla da temere da un movimento popolare composto da gente che probabilmente/sicuramente non è in grado di guidare un paese ma che essendo onesta, finanche incensurata, dunque inadatta e infrequentabile per un politico non dovrebbe essere accostata ad un’associazione perlopiù a delinquere considerata  la vasta rappresentanza di pregiudicati da cui è composta solo per opportunismo politico e per il timore di poter perdere una poltrona. Lo smacchiatore di leopardi non ha niente da dire ?
Un giorno l’operato e le azioni “politiche” del pd saranno materia di studi, non per gli storici bensì per gli psichiatri.

In questo paese ci sarebbe tanta di gente da ridicolizzare, mettere alla berlina, persone a cui rinfacciare ogni giorno grossolani “errori” fatti forse in buona fede  ma che nel tempo hanno invece rivelato l’esatto contrario.
Gente che si è potuta permettere di fare qualsiasi cosa con la certezza che non solo non sarebbe mai stata accusata di nulla ma che il suo agire sarebbe passato perfino alla storia come qualcosa degno del più illustre degli statisti.
Oggi tanti inorridiscono all’idea che berlusconi abbia deciso di ricandidarsi nonostante avesse promesso (sulla testa dei suoi figli?) che non l’avrebbe più fatto ma quei tanti si guardano bene dal ricordare chi è stato l’artefice della costruzione di questo garante della criminalità, politica e non.
“Zu silvio” può fare quel che ha fatto e che fa perché sa di poter contare sempre  su una folta schiera di personaggi che al momento opportuno tirano fuori la frase, l’ipotesi, l’idea, la dichiarazione circa il fatto che in tutti questi anni lui abbia davvero collaborato e lavorato per il bene comune anziché esclusivamente per il suo.
Se le elezioni ci fossero state il giorno dopo che Grasso ha dichiarato che lui merita un premio per la sua lotta antimafia, come avrebbe votato la gente?
E come avrebbe votato dopo aver letto il polillo ridens che dice di lui che merita il quirinale in quanto salvatore della democrazia?
E come voterebbe oggi leggendo che Monti lo coccola dicendo che al G20 l’umiliato fu lui ma l’obiettivo era l’Italia, la stessa Italia che proprio berlusconi ha umiliato, mortificato, resa ridicola agli occhi di tutto il mondo civile?
Per non parlare dell’opera incessante di salvataggio compiuta dai cosiddetti oppositori, da veltroni a violante, passando per l’autore dell’opera prima d’alema, la famosa bicamerale,  che incoronò berlusconi padrone e re d’Italia nonostante ci fosse e c’è ancora una legge che vieta ai possessori di media e organi di informazione di poter accedere a ruoli politici  fino ad arrivare ai giorni nostri, a quel renzi che lo trasformò da prescritto a prosciolto purché, orrore degli orrori, non si parlasse più dei processi di berlusconi, gente che  in tutti questi anni ha fatto l’esatto contrario di quello che avrebbe dovuto fare.
Ma purtroppo ormai a ricordarsi di chi sono stati i costruttori dei devastatori, gli artigiani  di questo delirio surreale che dura da più di tre lustri siamo rimasti in pochi, tutti sono distratti da altro, perfino un buffone, un comico che fa un bagno in piscina diventa utile per distogliere e disorientare – le foto di Grillo in vacanza che in questi giorni circolano sulle riviste di gossip, affinché anche la casalinga di voghera sappia che razza di cialtrone deve essere un attore che a luglio si fa i bagni in piscina –   fanno scandalo solo perché i veri scandali  non si possono immortalare ma solo subire.

In questo paese va benissimo parlare di tutto, purché non si parli mai dell’oltre.

Il debosciato tornerà …

Vorrei riderne, e di spunti ne avrei. Mi è bastato leggere, per esempio, che nel partito di soli quarantenni, che torna alle origini di forza italia, il vecchio debosciato sarà leader candidato a governare l’Italia sine die, immortale com’è. Vorrei riderne, e avrei motivo, leggendo che intende candidarsi dopo aver parlato con tutti i più importanti capi di stato esteri. Me lo immagino, lui e Topolanek con la minchia di fuori, e uno stuolo di donzelle (che se scrivo troiette le signore s’incazzano) tette al vento e gola profonda. Mi immagino i discorsi con l’amico Vlad: “Ehi Vlad, l’altra sera eravamo io, la culona inchiavabile e l’abbronzato americano che ha la moglie bona …”
Viene da ridere a leggere che secondo i suoi sondaggi, con lui candidato il partito tornerebbe al 30%, che è l’Italia che glielo chiede, e sempre le solite immani minchiate. Viene da ridere per la seriosità con la quale tutte queste idiozie son riportate dai giornali, poi però rifletto come sempre e come sempre mi dispiaccio, anche perché che sarebbe tornato – anzi che nemmeno sarebbe mai andato via – io lo scrissi già. Ma è anche vero che scripta non manent più; pure quell’epoca è finita, inghiottita dall’uso improprio che si fa di Internet, che mangia e digerisce le informazioni, senza lasciare il tempo che esse si metabolizzino.
Il 2012 si avvicina alla sua fine, e non è un’affermazione anzitempo. L’estate si mangia quel poco che è rimasto, fa scorrere il tempo nell’indolenza e nel silenzio. L’estate serve per rimandare a Settembre, ma anche a Ottobre visto che nemmeno le stagioni son più le stesse.
Il 2013 è già iniziato, così come è iniziata la riscossione dei crediti maturati. Passera – il ministro e non il parco giochi del debosciato – con un equilibrismo degno del più scaltro truffatore regala al padrone le frequenze per Mediaset, e lo stesso giorno, Monti – il professore sicario – dichiara che il suo padrone è stato fatto fuori con tutto ciò che di peggio sappiamo, di altre donzelle (sempre zoccole sono) e processi aggiustati. Iniziano a pagare il conto, ma temo siano solo le prime rate.

Ora è palese che quel dì, il tizio, non si fece da parte, ma semplicemente si scansò per evitare la pioggia. Ora è palese che chi ci governa non è un tecnico ma un boia mandato per ucciderci, ed è palese anche che il lavoro è stato fatto e che quindi, tutto, può riprendere esattamente da dove si era interrotto. Persino lo svuotamento delle parole – quelle che sono molto importanti – è andato a buon fine, e quindi io posso prepararmi all’attacco delle donne che mi rinfacceranno l’uso e l’abuso del turpiloquio, ma a nessuno verrà in mente di pensare alla favola che gli stanno per raccontare.
Come l’ultima di oggi, che narra di un paese che finalmente ha capito che non era giusto morire ammazzati dal lavoro. Il suo Presidente della Repubblica espresse vibrante soddisfazione dinnanzi ai numeri calanti di una strage infinita, e pure i sindacati sorrisero all’idea, che sempre meno, in Italia, il lavoro uccide.
E ci sto male a stroncare questa favola raccontandone un’altra: quella di un paese così tanto devastato che ormai non si moriva più di lavoro, che perché ci si uccideva per la disoccupazione.

Mi scuso, per questo scritto che può apparire sconclusionato. Lo volevo scrivere solo sconsolato.

 
Rita Pani (APOLIDE)

Dopo Scipione, Caronte e Minosse (ri)ecco pure Silvio

Sottotitolo:

Fa talmente caldo che mi sembra di aver sentito che Berlusconi si ricandida.
[Cattive Maniere (NEW Fan Page)- viva la satira]

Continuità significative:

Monti: “Berlusconi umiliato al G20 di Cannes per colpire sovranità dell’Italia”

Berlusconi: “Mi ricandido”. Gelo Pdl, poi Alfano dice: “Ti sosteniamo”

“Senza di me non andate da nessuna parte”, dice il Cavaliere ai suoi. In realtà, l’ex premier lavora a un accordo sulla legge elettorale che preveda una forte quota proporzionale, per impedire a chiunque di diventare il partito egemone di una nuova maggioranza. Ma ha bisogno di molti voti per essere l’ago della bilancia in una grande coalizione.

Un paese fatto  purtroppo di gente a cui la storia non ha insegnato nulla perché la maggioranza di quella gente non sa, non conosce, non vuole sapere, conoscere, imparare, non s’interessa,  gente capace solo di elogiare, ammirare, invidiare ladri, mafiosi, pervertiti e corruttori sarebbe da far esplodere come un condominio abusivo, come uno di quei mostri costruiti esclusivamente per far arricchire ditte e cricche di malavitosi che inquinano panorami e paesaggi.

***
Se berlusconi oggi può dire tranquillamente di volersi ricandidare  dopo aver annunciato che non lo avrebbe fatto più la responsabilità è anche (soprattutto) di quei giornalisti che quando a capo del governo c’era lui sembravano tutti Che Guevara, sempre pronti a criticare, rivangare, paragonare, domandare, mentre oggi si son trasformati tutti in padri Pii (in certi, molti casi più del necessario) che non fanno altro che sperticarsi in lodi per il cosiddetto governo tecnico perdonandogli la qualunque e giustificando l’inenarrabile,  finanche l’orrido, il crudele di provvedimenti tutt’altro che socialmente giusti, equi. Condivisi con berlusconi e con bersani per amor di patria, dunque i loro interessi.

Monti è libero di scegliersi pulpiti e ribalte dove sa che nessuno gli chiederà cose a cui lui non può e non deve rispondere senza che questo crei alcuno scompiglio nel cosiddetto giornalismo italiano, quello autorevole, s’intende.
Quando – appunto – certe faccende riguardavano solo berlusconi si usava riportare alla ribalta gli esempi illustri di politici che hanno dovuto, anche loro malgrado, dimettersi, subire un giudizio di un tribunale, ovviamente non in Italia dove questo non succede mai, oggi non si usa più, oggi l’avviso di garanzia a Passera non fa notizia, per esempio e il perché ce lo dicono le concessioni sulle frequenze TV blindate per i prossimi venti anni che favoriscono il solito noto cioè berlusconi, nessun giornale fa più le 10 domande fatidiche a…oggi un anziano signore come Scalfari può mettere in discussione l’autonomia dei Magistrati dopo averla difesa quando i Magistrati si occupavano solo di B, oggi che si occupano anche di altro, tipo le pressioni a cui avrebbe ceduto Napolitano per favorire un ex ministro bugiardo i Magistrati vanno sculacciati, puniti, come il figlio discolo. Repubblica è diventato il miglior house organ di Monti &Co,  di altri trombettieri di regime nessuno ne sentiva la necessità visto l’esubero.
La storia di Clinton è emblematica, perché lui non fu messo sotto impeachment per quel che avveniva sotto la sua scrivania ma perché mentì al popolo americano durante il processo, e gli americani, a differenza degli italiani, non di tutti, per fortuna, ai bugiardi, ai mentitori di professione, ai delinquenti politici [e non] NON SI ABITUANO, e quando un politico fa una cazzata grande o piccola chiede scusa, si dimette e sparisce dalla circolazione.

***

Una volta (mussolini) può essere un errore di valutazione dovuto
all’ignoranza, un’altra (berlusconi) si può dare anche la colpa al popolo (tele)rincoglionito, fermo restando che nei paesi civili i proprietari di giornali e tv di solito non entrano in politica se non prima di aver ceduto l’attività, ma qui di legge sul conflitto di interessi ormai non si parla neanche più: c’è ‘o spread. E le intercettazioni, questi sono infatti i Grandi Drammi Italioti. Sepperò ce ne fosse una terza (berlusconi) sarebbe reiterazione del  reato.
Ecco perché non sono mai d’accordo quando sento dire che ‘la politica che abbiamo è quella che ci meritiamo’: ennò, perché io e un mucchio di altra gente non ci siamo meritati proprio niente.
Chi si meriterebbe il  peggio è solo chi in tutti questi anni non ha fatto NULLA per allontanare dal parlamento di una repubblica democratica nata su una Costituzione antifascista i fascisti,  i delinquenti, i criminali, i mafiosi, i collusi, i corrotti e i corruttori, anzi, al contrario più di qualche volta, molte volte anzi, ci ha fatto affari e alleanze per quella che molti definiscono realpolitik ma che io invece chiamo delinquenza, politica e non.

Zu Silviu
Marco Travaglio, 12 luglio

Non occorreva grande perspicacia per sapere con certezza che il Cainano sarebbe tornato anche ufficialmente a capo del Pdl. Bastava conoscere un po’ la sua indole, ma soprattutto guardare la faccia di Alfano e leggere le firme dei cervelloni che ne magnificavano le doti di leader, l’irresistibile ascesa, lo smarcamento da B., il programma anzi l'”agenda” per un “nuovo centrodestra” moderno, liberale, europeo, moderato, finalmente scevro da conflitti d’interessi, e vaticinavano per il Cavaliere un ruolo da “padre nobile”. Era chiaro a tutti, fuorché ad Alfano e ai laudatores di corte, che mai, per quanto acciaccato e bollito, il Cainano avrebbe consentito che quella nullità ambulante dilapidasse quel poco che resta del suo bottino elettorale. E che, al momento buono, sarebbe tornato in prima linea. Ora il momento buono è arrivato, non certo per i finti sondaggi che darebbero il Pdl sotto la sua guida al 30%. Nel paese dell’amnesia gli occorreva qualche mese per far dimenticare i disastri degli ultimi 18 anni e il nome del responsabile numero uno. Napolitano e Monti, con l’ausilio del centrosinistra più masochista dell’universo, hanno svolto egregiamente la loro missione: caricarsi sulle spalle il prezzo dei sacrifici necessari dopo anni di finanza allegra, evitando che si andasse subito alle urne dalle quali B. sarebbe uscito asfaltato (almeno più del solito). Lui li ha fatti votare tutti, quei sacrifici (tanto nemmeno lo sfioravano), ma sempre dando l’impressione di farlo obtorto collo, per senso di responsabilità, mentre i suoi house organ bombardavano Monti dando l’impressione che il Pdl fosse all’opposizione. E comunque il Pdl che li approvava era quello di Angelino Jolie, non certo il suo. Intanto Bersani si svenava per tutti, spalmato con un’adesione acritica e incondizionata sul governo dei tecnici. Invece B. i voti di fiducia se li faceva pagare a uno a uno, cari e salati. La tecnica dell’inabissamento, molto simile a quella adottata dopo le stragi del 1992-’93 da Bernardo Provenzano, ha funzionato a meraviglia. Calati Silviu ca passa la china, cioè la piena. Zu Binnu scomparve per tre lustri e nessuno lo cercò più, grazie alla trattativa con lo Stato e a vent’anni di pax mafiosa, mentre Cosa Nostra faceva affari d’oro e incassava dividendi legislativi come lo smantellamento del 41-bis, delle supercarceri, dei pentiti, persino dell’ergastolo. Così Zu Silviu ha smesso di scassare tutto quando la partita era ormai persa nel novembre scorso, e da allora se n’è rimasto zitto e buono nelle retrovie, intascando sottobanco gli utili di ogni fiducia a Monti: i soliti favori a Mediaset su frequenze e concessioni tv, gli omaggi su Rai e Agcom, niente patrimoniale, nuove porcate sulla giustizia (responsabilità dei giudici, niente anticorruzione né manette agli evasori e prossimamente, se tutto va bene, pure la legge-bavaglio sulle intercettazioni che serve anche al Quirinale). Ora le urne si avvicinano. Ogni tentativo di travestirsi da Passera, Montezemolo o Casini è naufragato per la palese inconsistenza dei medesimi. Jolie ha svolto egregiamente il suo ruolo di trompe l’oeil e può tornare a indossare la livrea di maggiordomo e a entrare dalla porta di servizio. Le elezioni andranno come andranno: difficile che il Pdl si avvicini alla soglia del 37% e rotti del 2008. Ma nessun partito supererà il 30, con Grillo al 15. Dunque si fa una legge elettorale proporzionale senza premi di maggioranza, nessuno avrà i numeri per governare, e appena chiuse le urne Silvio, Pier e Bersani (o chi per lui) comunicheranno dolenti ai propri elettori, truffati un’altra volta, che purtroppo bisogna rifare all’ammucchiata ABC, anzi BBC, per un governo ri-Monti o Passera. Per salvare la Patria, ce lo chiede l’Europa. Così B., che si sarebbe estinto se si fosse votato subito, resterà l’ago della bilancia anche nella prossima legislatura, seguitando come sempre a chiagnere e fottere.
Chiamatelo fesso.

Se tutti pagano le tasse, le tasse poi ripagano tutti

Aggiornamenti e sviluppi:

www.repubblica.it

Ha  più nient’altro da smentire Lorenzina? non c’è due senza tre, se smentisse anche  di essere stata nominata presidente della Rai  per conto terzi e quarti e cioè del vaticano e di berlusconi, farebbe felice un sacco di gente.

Chissà perché il canone Rai è la tassa più antipatica,  quella che viene pagata proprio con un senso di nausea, forse perché i professionisti che fanno guadagnare l’azienda vengono allontanati forzosamente (per usare un eufemismo)  per fare spazio a questi scempi? centinaia di migliaia di euro investiti, ma più che altro sprecati per fare cosa:  per rimetterci pure?
Solo per Sanremo. 
Uscite:
7.000.000 euro: Convenzione con il comune
600.000 euro: Morandi
600.000 euro: Celentano
150.000 euro: Papaleo
80.000: Mrazova
40.000 euro: Canalis
40.000 euro: Belen
100.000 euro: ospiti internazionali
TOTALE USCITE: 18.000.000 euro
Entrate:
14.300.000 euro: pubblicità venduta
150.000 euro: incasso botteghino
TOTALE ENTRATE: 14.450.000 euro

PERDITE: 3.55 milioni di euro.

Incapaci, disonesti totali, ecco che sono i dirigenti della Rai.

Qualsiasi azienda seria li caccerebbe a calci nel culo e senza preavviso.

www.cadoinpiedi.it

Il canone Rai risulta essere la tassa più invisa rispetto a molte altre,  che sebbene si paghino obtorto collo,  si riconosce comunque loro una certa utilità – poi magari capita che un malato in coma venga lasciato quattro giorni legato ad una barella perché in tutta Roma non c’è un letto che lo può ospitare e che tutto questo sia ritenuto  normale dai dirigenti dell’ospedale più grande d’Europa, ma questa è un’altra storia.

Cioè, è sempre la stessa ma fa molto più schifo, per dire.

Ma parliamo di questa genialata – che fa rima con ladrata – di estendere il pagamento del canone Rai anche alle imprese e alle aziende, anche se non hanno un televisore ma solo quei dispositivi ultramoderni coi quali è possibile accedere alla Rete.

 Fino a ieri il canone Rai era una tassa sulla proprietà (e non, come invece  dovrebbe essere, sulla qualità del servizio che offre), ora invece pare che  bisognerà pagare anche  per la proprietà di computers, iPad, smartphone e anche se nessuno di questi strumenti si utilizza per guardarci la Rai che salvo un paio di eccezioni fa già abbastanza schifo vista solo dal televisore, a quando una tassa sul possesso di lavatrici, frigoriferi e già che ci siamo, pure sui vibratori?

 I nostri tecnici sobrii, compunti e ministri vogliono tassare i dispositivi collegabili alla Rete per finanziare un servizio pubblico (più o meno, insomma…) del quale, salvo eccezioni sempre più rare, si potrebbe fare benissimo a meno. E infatti molta gente ne fa GIA’ a meno.

Dal momento che la politica non può mettere le mani sul web come le piacerebbe tanto fare con la censura avendo capito da un bel po’ che internet è l’ultimo e vero baluardo di libertà che fa? ci mette la tassa, così impariamo a far girare l’economia comprando apparecchi sofisticati per stare al passo coi tempi.


 Se la Rai non vuole essere sfruttata gratuitamente ( si fa per dire,  ché il discorso sulla gratuità dei servizi offerti dalla Rete è lungo, complesso e articolato ) dai fruitori del web può benissimo limitare l’accesso agli abbonati così come fanno i quotidiani on line.

Chi vuole pagare perché usa quel servizio lo fa e chi no, no.

Non ci vuole nemmeno monsieur De Lapalisse per capirlo.

Il canone per internet lo paghiamo già alla Telecom, fra l’altro.

Non si capisce l’ OBBLIGO di dover pagare qualcosa che probabilmente e in molti casi anche sicuramente nemmeno si userà.  Questo governo sta tentando di far passare come necessario, avendolo inserito nella manovra Salvaitalia,  un provvedimento  mai messo in pratica fino ad ora e che è contenuto nientemeno che nel Regio Decreto del 1938:  il concessionario del cosiddetto servizio pubblico  radiotelevisivo italiano sfrutta infatti, al solo scopo di fare cassa,  un decreto anteguerra e uno firmato in tempo di guerra, il Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo Luogotenziale 458/1944:  due leggi che obbligano a pagare un canone chi possiede  uno o più apparecchi adatti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni.

In un paese civile nessuno dovrebbe essere obbligato a pagare  un servizio che non utilizza: in un paese civile  i cittadini dovrebbero pagare quello che gli interessa e che usano, non quel che gli viene imposto di pagare da chi ogni giorno inventa un modo nuovo per togliere quattrini alla gente.

La musica è cambiata ma non i suonatori, né, soprattutto, i suonati, quelli che pagano, per dire.  Una truffa resta una truffa, anche se chi la fa indossa i guanti di velluto. Il governo serio di uno stato serio dovrebbe cercare sistemi altrettanto seri ma più che altro convincenti per spillare soldi alla gente.

Visto che fin’ora è riuscito a fare solo quello dovrebbe perfezionarsi nello stile, ecco.

E già che ci siamo, non si potrebbe abolire quella oscenità del Regio decreto del 1938?

Benedetto sia l’otto per mille

Dicono: “Eh, ma Monti, almeno presentabile!” E ci credo! In confronto a quel tizio, imbellettato come una zoccola, pure Moira Orfei sembrava pronta per dare del tu a Elisabetta d’Inghilterra.
(Rita)
E’ che quando un paese viene disabituato a scegliere il meglio, perché non c’è un meglio da scegliere, quando l’alternativa è il calcio agli stinchi invece di quello sui denti i risultati poi si ottengono, daje oggi, daje domani anche una forchettata di merda alla fine sa di cioccolata. (Io)

 

Sottotitolo: Vaticano insorge
E Benetton batte in ritirata

  A molti italiani, anche cattolici, non piace che il vaticano non paghi l’ICI sulle sue proprietà che nulla hanno a che fare con l’esercizio del culto. Giusto per dirne una e non infierire oltremodo. Che fanno le eminenze, conciliano? è gradito l’effetto retroattivo, s’intende. Al vaticano non piace il manifesto pubblicitario e benetton rimuove, anche per questo l’Italia non sarà mai un paese normale. Che poi, a guardarlo bene, senza pregiudizi, sembra un bel messaggio di pace e fratellanza, ma per capire ci vorrebbe un cervello adulto, e chi crede da duemila anni alle favole purtroppo non lo possiede.

Il conflitto di interessi è vivo e lotta (sempre) insieme a loro.
Ormai, come dice Travaglio, bisognerebbe inserirlo nella Costituzione e renderlo normale, praticabile alla luce del sole; non ha più nessun senso incazzarsi, pensare che non si faccia una legge per regolarlo perché riguarda solo berlusconi né sperare di avere ai posti di comando gente in nessun’altra faccenda affaccendata. Ma il grande problema di questo paese è ICI sì ICI no.

Si comincia a intravvedere una certa fisionomia. Il nuovo ministro dell’ambiente ha rimesso sul tavolo la questione del nucleare, dice che se ne può riparlare, ma a certe condizioni, naturalmente le loro. Poi li vorrò vedere tutti quelli che fanno il tifo per le competenze, quando anche questi se ne infischieranno non di uno ma di due referendum. Per il terzo, nessuno contasse su di me. A quelli di no glielo abbiamo detto, questi non so se lo faranno dire con la stessa nonchalance. Devono o no risolvere la crisi? e se col nucleare si risparmia, loro riporteranno sul tavolo la questione. Poi voglio vedere chi si opporrà al governo “di emergenza”. Ieri sono stati picchiati i ragazzi che rivendicano il diritto allo studio: è cambiato il governo ma non i sistemi con i quali si contrasta il dissenso democratico e civile.

Il titolo del Times di ieri: Italy ditches democracy as row blazes over how to save the euro. (per la traduzione, rivolgersi a La Russa: lui, sa)

Come primo atto di cortesia verso la Chiesa che lo ha fortemente voluto, Monti stamattina va in aereoporto ad omaggiare il Papa in partenza.

Come sempre, tutto uguale

“Sì, ma ha tolto l’ICI” ti dicevano i berlusconiani italioti, felici per la tassa che svaniva. Impregnati com’erano dalla propaganda esaltata del tizio, non si domandarono mai come avrebbero fatto i comuni a sopravvivere senza l’introito. Ovviamente riuscirono a farlo aumentando le altre tasse ed inventandosene delle nuove, ma l’ICI non c’era più e quindi: “Viva il re!”
Quando poco fa ho letto le intenzioni del nuovo governo Monti, per risanare i conti dello stato, mi è venuto da sorridere: “Si pensa all’aumento dell’IVA.” La benzina è già aumentata, e aspetto anche che si provveda all’aumento delle sigarette e a un rincaro dei ticket sanitari. Per non parlare delle Autostrade, della TARSU, dell’aria e del sonno.
Insomma le novità sono queste, e chi si aspettava rigore e serietà può anche mettere l’anima in pace ed attendere di essere licenziato, o di mettersi a dieta. D’altronde è il governo dei tecnici, quelli che non hanno a che fare con la politica. Ci ripetono che è un governo dello stato, per lo stato, senza però ricordarci cosa sia questo stato e nemmeno in che stato sia.
Nemmeno un dubbio o una domanda nella coscienza dell’italiota medio, che guarda con sospetto a Monti se di destra, cooptato dalla propaganda che persiste imperterrita, o che lo guarda speranzoso da sinistra (sic!) se indotto dalla tifoseria del PD. Senza senso critico, senza dubbi, appunto, senza domande, senza pensiero. “Attendiamo!” mi si dice, proprio come se avessimo tempo per stare a guardare cosa accadrà.
È un governo di comodo, nel senso che fa comodo a chiunque abbia a cuore il proprio destino e la propria poltrona. Il capro espiatorio, un jolly calato nella partita che si sta giocando mentre noi – gente comune – siamo il ricco piatto sul tavolo verde. Quando la partita sarà finita, nel 2013, la colpa anziché essere di tutti sarà di nessuno e soprattutto in un anno e mezzo sarà possibile riacquistare una certa verginità, così da potersi proporre ancora come candidati “nuovi” o “non colpevoli.”
Nulla cambierà in questa Italia, incapace di osare, incapace di pensare, incapace di reagire. Basterebbe poco, in fondo, per esempio organizzarsi e darsi appuntamento fuori dalle banche, con l’intenzione di ritirare i pochi soldi rimasti nei conti. Sì, perché si pensa sempre che i soldi che reggono le banche siano i loro e non i nostri 40 o 50 euro, che restano là quasi fosse un pegno per il futuro. Basterebbe pensare perché un giorno, nemmeno tanto tempo fa, per avere il tuo stipendietto da operaio o servo, dovevi per forza avere un conto in banca, perché ti obbligarono ad avere uno stipendio virtuale, perché per pagare la spesa era necessario ricordare a memoria il PIN del bancomat.

Tolte le briciole di tutti, il segnale sarebbe chiaro. Potrebbe addirittura capitare che durante una seduta al senato, teletrasmessa in TV, si sentano dire delle cose sensate, tipo: “Signori, ci hanno sgamato e siamo nella merda!” Oppure: “Oh! Cazzo! Si sono svegliati, e mo’ che si fa?”

Invece no, la non politica pulita e dai capelli veri e ben pettinati avanza. L’abito blu del signore per bene ci rassicura, la messa della domenica lo rende più pulito della rognosa lap dance che rendeva l’altro un mostro pervertito, e l’italiota riesce ancora ad attendere, anche quando iniziano i fraintendimenti, le smentite e le rettifiche sul nucleare abolito con referendum, l’acqua da pagare anche se pubblica, il ritorno dell’ICI senza la cancellazione delle tasse che l’hanno sostituita, l’aumento dell’IVA che ci priverà del pane, i licenziamenti col metodo Marchionne, e tutta l’altra solita merda che ci spareranno addosso col cannone. Come sempre. Tutto uguale. Come noi.

Rita Pani (APOLIDE)