Condanna motu proprio

 

 

L’unico vero dovere morale di Napolitano sarebbe stato lasciare berlusconi al suo ruolo e al suo destino di delinquente fuori legge. Di non chiedere una riforma della giustizia trenta secondi dopo la sua condanna definitiva, di non intromettersi fra berlusconi, la sua delinquenza e i giudici per consentire all’inguaribile delinquente di poter partecipare alla vita politica. Napolitano anche quando agisce “motu proprio” sa che lo fa in nome e per conto di tutti gli italiani, e alla maggior parte degli italiani non piace, non trova giusto e civile che un delinquente, di quel calibro poi, debba e possa avere la possibilità di fare le stesse cose di chi rispetta la legge. Di avere voce in capitolo nella politica. Quante altre volte berlusconi dovrà parlare pubblicamente di “sentenza mostruosa”, prima di perdere il suo già non diritto ai servizi sociali che, vale sempre la pena ricordarlo si assegnano soltanto ai colpevoli di reati che hanno riconosciuto e accettato la loro sentenza,  la loro condanna e che hanno dimostrato pentimento e intenzione di ravvedimento? berlusconi non solo non è niente di tutto questo ma può perfino decidere quando andare, e chi si è occupato di assegnargli il servizio può perfino decidere di affidargli una mansione che “tenga conto delle sue inclinazioni”. Come se non fossero già tristemente note a tutti. Anzi, a quasi tutti.

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Processo Escort, sentenza stralcio: “Sconcertante quadro di vita privata di B.”

Giusto perché in una sentenza non si può scrivere di un vecchio erotomane, malato, pervertito e con un irresistibile vizio per la delinquenza. Così, pareva brutto.

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COLPO GOBBO DEL CONDANNATO

Dall’Olocausto ai servizi sociali, ancora una volta in campagna elettorale Berlusconi ruba la scena
‘Napolitano? Grazia era dovere morale’. Renzi? ‘L’avrei preso in Fi’. Caso Shoah, Merkel: ‘Assurdo’

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SILVIO A CESANO BOSCONE? L’HA DECISO IL CARDINALE SCOLA (Gianni Barbacetto)

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“Colpo di Stato: il Colle mi doveva la grazia” (Marco Palombi)

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Invece di preoccuparsi delle strategie e dei deliri da eccesso di viagra di un vecchio criminale che qualcuno ancora sta a sentire, sul quale bisognerebbe far calare  il silenzio ché questa sì, sarebbe la vera condanna per lui, bisognerebbe farlo a proposito delle strategie di governo; preoccuparsi, ma seriamente, di quello che ci mandano a dire questi giocolieri delle balle a ripetizione.
Ad esempio che con ottanta euro una famiglia fa la spesa per mangiare due settimane. Perché questa sì che è strategia: se ottanta euro bastano per mangiare due settimane significa che si può continuare a tagliare sulle altre necessità, che si possono aumentare le tasse abbassando gli stipendi.
Significa che si può continuare ad accorciare l’asticella del rapporto dignità – lavoro.
La politica invece di lavorare per restituire dignità al lavoro ci manda a dire, con una certa continuità, che “chi ha poco o niente è perché non si è impegnato e non ha fatto niente” e che con gli ipotetici ottanta euro che regalerà questo magnifico governo giòòòvane e abusivo – non a tutti ma solo a qualcuno – si può mangiare due settimane in casa e due volte addirittura al ristorante.
Una propaganda becera, volgare e strisciante finalizzata – come sempre – a ridurre anziché potenziare i diritti.

Ormai viviamo in un’epoca in cui l’occupazione è collegata unicamente al concetto di “portare i soldi a casa”. Avere un lavoro che permetta di vivere ma anche di sentirsi gratificati professionalmente e umanamente è un privilegio di pochi. Tutti gli altri, chi un lavoro ce l’ha, sono costretti a misurarsi ogni giorno con l’umiliazione, la mortificazione di non vedersi riconosciuto il diritto ad esistere come persona che offre la sua collaborazione in relazione alla sua competenza in cambio di un giusto compenso, della sicurezza. E questo si traduce nel peggioramento dei servizi di tutti: al precario magari laureato, costretto a fare tutt’altro da quello che dovrebbe fare che lavora oggi ma non sa se lo farà anche fra sei mesi non interessa dare il meglio di sé, non gli conviene. E come se non bastasse tutto questo dobbiamo sopportare anche queste nullità elevate a parlamentari che si proclamano progressisti/e che insultano un giorno sì e l’altro pure.

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Renzémolo – Marco Travaglio, 29 aprile

Dunque sabato sera i telespettatori di Amici saranno privati dell’imprescindibile presenza di Matteo Renzi accanto a Maria, a causa di una legge odiosamente illiberale: la par condicio che proibisce le ospitate di politici nei programmi non giornalistici in campagna elettorale. Si teme così che il premier, già costretto a declinare l’autoconvocazione come goleador alla Partita del Cuore, non tenterà neppure di sfoggiare le sue doti di cantante al concertone del 1° Maggio o a The Voice, cucinare prelibatezze della cucina toscana a Masterchef, saggiare la sua enciclopedica sapienza (leggendaria fin dai tempi della Ruota della Fortuna) in un quiz pre o post-tg, declamare con la sua voce baritonale il segnale orario, le previsioni del tempo e l’oroscopo.

Gli italiani dovranno dunque attendere fine maggio per sapere che faccia ha il presidente del Consiglio, ingiustamente oscurato da tutte le tv, eccezion fatta per i programmi del mattino, del pomeriggio, della sera e della notte. A meno che non accolga l’invito di Barbara D’Urso a Domenica Live che – lo si è scoperto dopo il monologo del Cainano – è nientemeno che un “programma giornalistico”. Se non ci fosse da scompisciarsi di fronte a un capo del governo così pieno di sé da voler occupare ogni teleinterstizio diurno e notturno, verrebbe da domandargli perché se ne infischi così ostentatamente di una legge nata per riportare un minimo di decenza nella patria del conflitto d’interessi, al punto di farsi dare una lezione di par condicio addirittura da Mediaset. La risposta, purtroppo, è nota: vent’anni di berlusconismo hanno coperto e giustificato i conflitti d’interessi del centrosinistra, trincerato dietro l’alibi del “lui ce l’ha più grosso di noi”. Chi parla più della mostruosità di un leader politico proprietario di tre reti televisive che da vent’anni si fa intervistare (si fa per dire) dai suoi impiegati? Anziché sciogliere quel nodo, il centrosinistra si è preso la rivincita controllando pezzi di Rai e di giornali, che usano i medesimi riguardi riservati a B. dai suoi impiegati, senza disdegnare qualche ospitata a Mediaset per dimostrarne lo squisito pluralismo. D’Alema che cucina il risotto a Porta a Porta o duetta con Gianni Morandi su Rai1. Fassino che piagnucola davanti alla tata Elsa a C’è posta per te. Amato che finge di giocare a tennis con Panatta chez Vespa. Politici di ogni colore che fanno i pagliacci al Bagaglino con le torte in faccia. Quando Renzi dice che il patto con B. riguarda “solo” le riforme (hai detto niente), gli sfugge che la scelta di un simile partner costituente gl’impedisce di polemizzare con le mostruosità che escono dalla sua bocca (per dire qualcosa sulla dichiarazione di guerra alla Germania, ha dovuto equipararla alla “frase inaccettabile di Grillo sulla Shoah”, che però non esiste: Grillo non ha detto nulla sulla Shoah; ha parafrasato molto inopportunamente un brano di Primo Levi, con un assurdo fotomontaggio sulla P2 e Auschwitz). E di fare qualcosa contro il conflitto d’interessi, che infatti resta tabù. Più i giorni passano, più il leader “nuovo” somiglia a quelli che doveva rottamare: chiacchiere tante, fatti pochi e transumanze da una tv all’altra per “fare il simpatico”. La differenza è il giubbotto fico al posto della grisaglia. Appena entrato a Palazzo Chigi, oltre ai virus della chiacchierite e dell’annuncite, Renzi ha contratto pure la prezzemolite. Aiutato dalla peggior classe giornalistica del mondo, s’è convinto che gl’italiani muoiano dalla voglia di sapere se preferisce la carne o il pesce, le bionde o le more, gli slip o i boxer. Ieri è apparso in tv con un pallone e poi con una banana in mano. Intanto la Boschi ci ragguagliava su Vanity Fair su altre questioni decisive: se vuole dei figli, e se sì quanti, se ha già trovato l’uomo giusto o se possiamo fare qualcosa per aiutarla nelle ricerche. Un giorno o l’altro magari verrà fuori un politico serio, che si fa eleggere e va al governo per governare e parla solo quando ha qualcosa da dire: non per promettere ciò che farà, ma per comunicare ciò che ha fatto. E non lo noterà nessuno.

 

Vengo dopo il tiggì [ma anche prima e durante]

Nelle case di 17 milioni di residenti in questo paese la sera del 31 dicembre c’era un televisore acceso.
Ciò significa che in attesa di far esplodere milioni di tappi di spumante e champagne una marea di gente il conto alla rovescia lo ha fatto guardando più o meno distrattamente quei programmini cosiddetti per le famiglie, tipo quelli che vengono trasmessi la domenica pomeriggio su rai e mediaset, e tutti sanno, meno Pigì Battista, che attraverso lo strumento televisivo può passare qualsiasi cosa, specialmente in un periodo delicato qual è quello prima delle elezioni. 
E non c’è un altro paese al mondo dove c’è sempre una campagna elettorale che incombe come accade sistematicamente qui da noi.
Ora io non ho visto la tv la sera del 31 e nemmeno la mattina del primo giorno del nuovo anno ma ho letto i giornali che per fortuna non vanno in vacanza, e so che due signori – si fa per dire – hanno letteralmente impazzato nelle televisioni tutte, da Rai a mediaset passando per la7 e sky, e mentre loro imperversavano e invadevano le televisioni tutte i cosiddetti programmi di approfondimento politico, quelli che dovrebbero fare da contraltare, da contraddittorio alle parole a perdere dei politici erano in vacanza.
Quindi questi signori hanno potuto dire tutto, il contrario di tutto e ricominciare daccapo senza che ci fosse nessuno a suscitare almeno la polemica circa le loro dichiarazioni che non sono quelle di due pensionati qualsiasi che vengono invitati a raccontare come si vive con quattrocento euro di pensione ma persone con l’ambizione di mettere le mani sul paese a modo loro; uno lo conosciamo bene e l’altro ha offerto un piccolo assaggio nell’anno appena passato.
Io non sono una persona di quelle che pensano che l’approfondimento politico in tv sia inutile, che tutti i talk show siano in qualche modo pilotati o tutti uguali.
Perché in base a quel che viene detto in quelle trasmissioni si accende comunque la polemica che poi viene spalmata sui giornali e in Rete, e significa che quello che viene detto dai politici viene discusso ma prima di tutto saputo e conosciuto da un sacco di gente. E non tutti hanno la possibilità di tenersi informati usando internet.
Ma se mentre Monti e berlusconi parlano indisturbati non c’è nessuno che – ad un mese dal voto – dice un’ora dopo o il giorno dopo agli italiani: “guardate che quei due vi stanno raccontando una marea di cazzate per questo e quel motivo”, contrapponendo dunque i fatti allo sciame di parole che viene subito dalla gente durante interviste accomodanti, sorridenti, di fronte a conduttori che fanno di tutto per far sentire l’ospite a proprio agio, la maggior parte della gente si formerà un’opinione solo attraverso l’intervista e non sul contenuto di tanto parlare che nessuno mette in dubbio.
berlusconi non avrebbe mai potuto dire in tutta tranquillità che non ha mai affermato che Ruby fosse la nipote di Mubarak se un minuto dopo quell’intervista qualcuno avesse mandato in onda la sua dichiarazione dove invece lo dice eccome, che la ragazza “di 23 anni” [in realtà ne aveva 17 ed ecco perché berlusconi è sotto processo per sfruttamento della prostituzione minorile]  gli aveva detto di essere la nipote del dittatore egiziano.
Quello che voglio dire è, semplicemente, che due settimane di vacanza sono troppe per chi ha la responsabilità di informare nel merito dei fatti che accadono e delle cose che si dicono in ambito politico ad un mese dalle elezioni, due settimane di vacanza a natale non sono la normalità ma un privilegio che non ci si può permettere nell’unico paese dove, grazie ad una legge come quella sulla par condicio che esiste solo qui perché si è preferita questa al conflitto di interessi,  si smette di parlare di politica e dei politici nel momento in cui, e invece, si dovrebbe intensificare la discussione su entrambi.

Ma mi faccia il piacere
Marco Travaglio, 7 gennaio

Dovere di cronaca/1. “‘Presidente, vuole un ginseng?’. ‘No, grazie: prendo un caffè’. Ieri il capo dello Stato Giorgio Napolitano, in visita nella città di Napoli con la moglie Clio, non ha mancato di fare tappa al bar Gambrinus, dove all’offerta del proprietario ha preferito la classica miscela italiana. ‘Mi auguro — ha detto – che il 2013 sarà un anno in salita, di crescita’. E poi: ‘Rivolgo un augurio speciale a Napoli ed ai napoletani'”
(Corriere della sera, 3-1).
Dovere di cronaca/2. “Pomeriggio al cinema, ieri, per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (ieri a passeggio, foto Ansa) e la moglie, signora Clio Napolitano e signora hanno percorso un tratto di strada a piedi. Scambio di battute in napoletano anche con una passante: ‘Preside’, fate qualcosa ‘e bbuono per ‘e guaglioni ‘e Napule’. E lui accogliente: ‘E chest’ cercamm e fa’”. Napolitano e la moglie hanno poi concluso la serata con una cena in casa di amici di vecchia data nella zona di Posillipo” (Corriere della Sera, 4-1).
Lo zio d’Egitto. “Ruby era una ragazza sfortunata, che mi ha indotto ad un aiuto senza avere fatto neppure una avance, e che ha giurato e firmato di non avere avuto neppure una avance da me. Dichiarava di avere 23 anni e di essere parente di Mubarak, il quale Mubarak,
per 15 minuti sette giorni prima, si era intrattenuto con me nel summit sull’Egitto: gli parlai di questa ragazza e sua madre e credendo di poterla individuare come sua parente, come dimostrato dalle testimonianze di tutti i partecipanti alla colazione compresi gli interpreti. Quindi temevo, siccome mi avevano detto che stavano per portare questa ragazza in prigione, il che non era vero perchè stavano cercando un posto per lei in una casa famiglia che non trovavano, che potesse accadere un incidente diplomatico e mi sono rivolto a un dirigente della questura nella forma abitualmente gentile” (Silvio Berlusconi, Ansa, 28-11-2011).
“Ruby nipote di Mubarak? Io non l’ho mai detto, è stata un’invenzione dei giornali” (Silvio Berlusconi, SkyTg24, 2-1-2013).
Ma sì, era tutto un equivoco. O uno scherzo. E adesso chi lo dice ai 314 deputati che ci avevano creduto?
Reaty Show. “L’austerity di Monti ha aumentato i reati”
(Silvio Berlusconi, il Giornale, 5-1).
Senza contare i miei.