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Anno nuovo: si fa per dire

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Sottotitolo: Monti e berlusconi, ovvero i più grandi ballisti d’Italia.
Il primo vuole governare un paese col terrore del fallimento e della miseria che lui stesso ha incrementato con le famose politiche di “salvataggio”, e l’altro a cui di governare non interessa nulla, il suo scopo è solo quello di mantenere a vita l’impunità che un parlamento repubblicano, democratico, gli ha concesso.
Entrambi hanno lo stesso obiettivo che è quello di rendere questo un paese meno libero e civile e in buona parte ci sono già riusciti tagliando sull’istruzione, sulla sanità, fregandosene apertamente, con arroganza dei diritti civili, e la sinistra di fronte a tutto questo anziché rafforzarsi fa un passo indietro consentendo al signore delle banche di poter affermare con serenità di essere lui la soluzione, il vero riformatore in grado di aggiustare i danni prodotti dalla politica senza che nessuno gli rida in faccia.

Se Monti oggi può dire una cosa del genere a proposito dei diritti civili, ripetere la solita filastrocca che non sono un’urgenza è perché abbiamo accettato che questo ragionamento lo facesse anche la politica; invece di sbattere al muro i cari referenti e dirgli che i loro stipendi sono la miglior motivazione affinché ci si possa occupare e preoccupare dell’economia e del sociale, del lavoro e delle unioni di fatto, che una o più cose non ne escludono altre, abbiamo assorbito seriamente il concetto che per occuparsi di diritti civili si debbano risolvere prima altri tipi di problemi.

Mentre, e invece, è tutto il contrario, il riconoscimento dei diritti civili è come un ipotetico start che consentirebbe a tutti di partire dallo stesso punto. 

L’urgenza di quel che si deve fare  non la stabilisce la politica ma le esigenze dei cittadini, e una politica che non è intenzionata, nel terzo millennio, a riconoscere i diritti civili, quelli che rendono i cittadini tutti uguali come vuole la Costituzione è una politica da non sostenere perché non vale niente.
Chi non mette i diritti civili nella pole position del suo programma non avrà mai il mio sostegno e figuriamoci il mio voto.
Chi non capisce che i diritti civili sono la priorità non capisce niente.
Vediamo quante altre volte Bersani chiederà a Monti di definire da che parte sta.

Per conto mio, alla parola “centrosinistra”, metterei mano alla pistola, se ne avessi una.

Quand’è che berlusconi – come suo solito – inizierà a violare la par condicio?
L’Italia è l’unico paese nel quale si smette di parlare di politica, ma soprattutto dei politici nel periodo in cui se ne dovrebbe parlare di più.

Una legge per la par condicio così come è concepita qui da noi non esiste in nessun’altra parte del mondo civile, e sono gli stessi paesi, guarda caso, dove non si consente ad un imprenditore disonesto di accedere alla carriera politica.

 La par condicio sì ma il conflitto di interessi no.

Ricordiamocelo, a febbraio, ricordiamocelo tutti, e andiamo a guardare, a leggere nella storia recente italiana chi ha impedito che questo paese diventasse un po’ più civile di quel che invece è.  E regoliamoci, quando esercitiamo il nostro diritto/dovere del voto. 

Solo in questo paese è possibile che il segretario  dell’unico partito che è stato ininterrottamente nella maggioranza di governo per gli ultimi cinque anni possa andare tranquillamente alla radio e in televisione, essere intervistato come se fosse una persona seria e dire che tutto quello che è stato fatto dal governo cosiddetto sobrio – con il contributo del suo partito –  fa schifo,  ha soltanto peggiorato la situazione economica italiana ma che, votando il suo partito, quello che ha contribuito all’aumento delle tasse, al peggioramento generale,  non solo in fatto di economia, la situazione italiana migliorerà.

 In America hanno lavorato anche la notte di capodanno per evitare l’aumento delle tasse, in Italia si lavora notte e giorno tutti gli altri giorni solo per inventarsene di nuove.

Giusto per tornare al sano concetto di politica, di quel che dovrebbe fare un parlamento di eletti.

Il discorso di fine anno del presidente di questa repubblica: un anziano signore che parla del futuro, di un futuro che per questioni anagrafiche non lo riguarderà, per non parlare di un presente che ha contribuito notevolmente a peggiorare.  

Io mi chiedo, ma seriamente però, che avrebbe fatto tanta gente senza il parlamento italiano. Come si sarebbe guadagnata da vivere, ecco.

Se, come dicono quelli bravi il presidente della repubblica è praticamente una figura retorica, “uno che non conta niente”, si potrebbe, intanto, fare in modo che costi meno ai contribuenti che pagano le tasse.Napolitano è il presidente più costoso del mondo. Non è più possibile accettare un sistema dove c’è gente che vive del sostegno economico dei cittadini da 60 anni e che come segno di gratitudine troppo spesso non ha operato a favore dei cittadini, prima di tutto non proteggendo  quella Costituzione di cui lui dovrebbe essere il garante supremo, l’estremo difensore. Napolitano ci ha consegnato alla dittatura “soft” delle banche, ha impedito a dei magistrati di poter indagare sulla trattativa fra la mafia e lo stato che non è un’illusione della mente di un manipolo di eversori antistato ma un fatto che è accaduto e forse accade ancora. Un presidente della repubblica che sciupa un’occasione come il 25 aprile per mettersi a battibeccare a distanza con un comico invece di ribadire, con forza che in questo paese di fascismo non si dovrebbe nemmeno più parlare se non a livello di storia passata, altroché permettere a dei fascisti di occupare ruoli politici,  istituzionali e trattarli da statisti, stringergli la mano.

Napolitano in molte occasioni si è permesso di interferire e rendere nulle le sentenze di un tribunale, l’ultimo caso, scandaloso, indecente, quello di sallusti – diffamatore recidivo – graziato con una sculacciata da 15.000 euro dopo aver permesso che si diffamasse per sei anni un onest’uomo.

Per tacere di tutte le volte che ha sfilato la penna dal taschino per controfirmare leggi che lui stesso per primo avrebbe dovuto sapere che non andavano bene, prima che lo specificasse la Consulta. Un uomo dello stato, esperto, navigato, che in molte, troppe occasioni si è fatto mettere i piedi in testa da un impostore, un abusivo, un disonesto e che ha nascosto dietro una presunta ragion di stato nefandezze che difficilmente in un paese normale i cittadini sarebbero stati disposti ad accettare.
Napolitano, che invita i giovani ad indignarsi, a riprendersi il loro futuro ben sapendo che i giovani s’indignano, eccome, ma il loro grido viene puntualmente smorzato dai manganellatori in divisa, quelli che lo stato dovrebbero proteggerlo, non prenderlo a calci in bocca. 

Non si perde nessuna dignità a dire che il presidente della repubblica si è dimostrato spesso inadeguato. Non è vilipendio alle istituzioni ricordare la storia politica di Napolitano, una storia che dura da 60 anni, l’uomo del sostegno alla repressione in Ungheria, per chi lo avesse dimenticato.

Non si getta discredito su nessuno se si pensa e si dice che a rappresentare una nazione debba essere una persona realmente super partes e che abbia a cuore le sorti di tutti, non solo quelle della casta di cui è il capo indiscusso.

Di fronte all’apertura del conflitto con la magistratura siciliana e alla grazia concessa a sallusti, giusto per citare le due ultime performance dello statista incompreso non c’è da analizzare, giustificare, comprendere le ragioni di certe azioni ma solo da indignarsi, e anche molto.

Chi parla di rispetto per le istituzioni  dovrebbe quanto meno avere l’onestá di riconoscere che il rispetto funziona solo quando è reciproco.

Io non sono abituata né sono stata educata a rispettare chi prende  i cittadini di un paese, dunque anche me, a calci nei denti così come fa questo stato da sempre.

 Chi per ruolo rappresenta lo stato deve essere all’altezza del ruolo sempre.

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