Si scrive bellezza ma si legge pochezza, bassezza, tristezza

Come farà il PPE senza il prezioso contributo del latitante pregiudicato, delinquente e condannato che avrebbe potuto dare qualche suggerimento utile sul tema “Come fregare lo stato da presidente del consiglio per vent’anni e restare impunito come se niente fosse, mine de rien, like nothing happened” [so’ abbastanza europea?].
Mentre se il PPE fosse stato un partito serio lo avrebbe dovuto cacciare quando ha riempito il parlamento italiano di delinquenti come lui, di feccia fascista e razzista che poi va a scorazzare anche a Bruxelles a spese dei contribuenti per collezionare figuracce planetarie, invece di fare finta che quelli di berlusconi fossero partiti normali fatti di gente normale e votati da gente normale.

Berlusconi non va al congresso del Ppe
I giudici gli negano permesso d’espatrio

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E, sempre a proposito di Europa: “presentato il disegno di legge bipartisan firmato da una senatrice del pd, sostenuto da un gruppo di parlamentari democratici e dalla mussolini, che regolarizza la #prostituzione“.
Qui fanno il ddl che regolarizza e in Europa pd, forza Italia, ncd e Sonia Alfano tutti insieme appassionatamente votano la risoluzione UE che criminalizza i clienti.
Le controfigure di se stessi.

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La Grande Tristezza.
Quando le marchette non servono.
Voglio dire, fa un film per denunciare le subculture e poi le rappresenta, a pagamento, anche.

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Se qualcuno volesse anche e solo provarci a fare qualcosa di buono per denunciare l’assenza di cultura, la perdita dei valori, del benché minimo senso di un principio sano in questo paese verrebbe subito stroncato dai maggiori responsabili dello stato attuale delle cose. 

I giornalisti [parlando con pardon] che mentre l’Italia veniva sbranata dalla politica e dalla mafia spesso riunite sotto lo stesso ombrello, devastata dai guastatori della morale e dell’etica pubbliche, sprofondava sotto il peso di sconcezze di ogni tipo, delle ruberie, della corruzione, mentre gli italiani venivano privati di un punto di riferimento positivo sostituito da tutto ciò che appare ma non è guardavano altrove, si occupavano di altre cose, erano perlopiù tutti concentrati a fare l’unica cosa che gli riesce alla perfezione e cioè le fusa ai potenti prepotenti delinquenti; i politici, il sindaco di Roma e anche l’ex podestà alemanno che ha ridotto Roma ad un’agenzia di collocamento utile a sistemare i suoi amici, parenti e conoscenti che commentano il film di Sorrentino sembra che parlino di faccende che non li riguardano, descrivono qualcosa che non esiste se non nelle loro menti inquinate dalla malafede consapevole.

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La grande vuotezza – Marco Travaglio, 5 marzo

Dopo gli Oscar per i migliori film, ci vorrebbe un Oscaretto per i migliori commenti italiani agli Oscar. Provinciali, retorici, cialtroni, pizzaemandolineschi. Un po’ come dopo le partite dei Mondiali quando vince l’Italia: il patriottismo ritrovato, l’orgoglio tricolore, il riscatto nazionale, l’ottimismo della volontà, la metafora del Paese che rinasce, il sole sui colli fatali di Roma. Questa volta però, con l’Oscar a La grande bellezza, c’è un di più: l’esultanza di chi s’è fermato al titolo, senza capire che è paradossale come tutto il film. Ecco: quello di Sorrentino è il miglior film straniero anche e soprattutto in Italia.Il Corriere fa dire al regista che “con me vince l’Italia”, ma è altamente improbabile che l’abbia solo pensato: infatti ha dedicato l’Oscar alla famiglia reale e artistica, al Cinema e agli idoli adolescenziali (compreso – che Dio lo perdoni – Maradona, inteso però come il fantasista del calcio, non del fisco). Eppure Johnny Riotta, sulla Stampa, vede nel film addirittura “un monito” e spera “che la vittoria riporti un po’ di ottimismo in giro da noi”. E perché mai? Pier Silvio B., poveretto, compra pagine di giornali per salutare l’“avventura meravigliosa” sotto il marchio Mediaset. Sallusti vede nell’Oscar a un film coprodotto e distribuito da Medusa la rivincita giudiziaria del padrone pregiudicato (per una storia di creste su film stranieri): “Ci son voluti gli americani, direi il mondo intero, per riconoscere che Mediaset non è l’associazione a delinquere immaginata dai magistrati”. Ora magari Ghedini e Coppi allegheranno l’Oscar all’istanza di revisione del processo al Cainano. “Oggi – scrive su Repubblica Daniela D’Antonio, moglie giornalista di Sorrentino – ho scoperto di avere tantissimi amici”. Infatti Renzi invita “Paolo per una chiacchierata a tutto campo”. Napolitano sente “l’orgoglio di un certo patriottismo” per un “film che intriga per la rappresentazione dell’oggi”. Contento lui. Alemanno, erede diretto dei Vandali, Visigoti e Lanzichenecchi, vaneggia di “investire nella bellezza di Roma e nel suo immenso patrimonio artistico”. Franceschini, ex ministro del governo Letta che diede un’altra sforbiciata al tax credit del cinema, sproloquia di un “Paese che vince quando crede nei suoi talenti” e di “iniezione di fiducia nell’Italia”. Fazio, reduce da un Sanremo di rara bruttezza dedicato alla bellezza, con raccapricciante scenografia color caco marcio, vuole “restituire” e “riparare la grande bellezza”. Il sindaco Marino rende noto di aver “detto a Paolo che lo aspetto a Roma a braccia aperte per festeggiare lui e il film, per il prestigio che ha donato alla nostra città e al nostro Paese”. Ma che film ha visto? È così difficile distinguere un film da una guida turistica della proloco?

In realtà, come scrive Stenio Solinas sul Giornale, quello di Sorrentino “è il film più malinconico, decadente e reazionario degli ultimi anni, epitaffio a ciglio asciutto sulla modernità e i suoi disastri”. Il referto medico-legale in forma artistica di un Paese morto di futilità e inutilità, con una classe dirigente di scrittori che non scrivono, intellettuali che non pensano, poeti muti, giornalisti nani, imprenditori da buoncostume, chirurghi da botox, donne di professione “ricche”, cardinali debolucci sulla fede ma fortissimi in culinaria, mafiosi 2.0 che sembrano brave persone, politici inesistenti (infatti non si vedono proprio). Una fauna umanoide disperata e disperante che non crede e non serve a nulla, nessuno fa il suo mestiere, tutti parlano da soli anche in compagnia e passano da una festa all’altra per nascondersi il proprio funerale. Si salva solo chi muore, o fugge in campagna. È un mondo pieno di vuoto che non può permettersi neppure il registro del tragico: infatti rimane nel grottesco. Scambiare il film per un inno al rinascimento di Roma (peraltro sfuggito ai più) o dell’Italia significa non averlo visto o, peggio, non averci capito una mazza. Come se la Romania promuovesse Dracula a eroe nazionale e i film su Nosferatu a spot della rinascita transilvana.

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La grande [e triste] bruttezza

Che pena i “critici” 2.0 che se la prendono col film di Sorrentino accusandolo di essere poco patriottista perché avrebbe cercato [e per fortuna ottenuto] il successo “gettando fango” sull’Italia descrivendola nella sua triste bruttezza della decadenza morale e civile, nello stesso modo in cui accusano un certo, e purtroppo raro, giornalismo di gettare fango solo perché ci racconta i fatti che riguardano la politica e chi la rappresenta. 

Che piaccia o meno ma a quanto pare piace ed è piaciuta molto, visto che una larga parte di italiani ha votato per diciotto anni un bugiardo puttaniere criminale, l’Italia è anche, soprattutto anzi, quella del film, e l’arte, la letteratura e il cinema impegnato hanno il dovere di mostrare la realtà, soprattutto quando non è bella né piacevole. Per tutto il resto ci sono i cinepanettoni e Checco Zalone. 

Se lo facesse anche il giornalismo sarebbe ancora meglio.

La vera nota stonata è il solito soffocamento da conflitto di interessi di berlusconi. Non è più possibile tollerare il fatto che ci sia chi deve rinunciare a un film, al libro e al giornale per un principio etico, per non contribuire all’arricchimento di berlusconi. Non è più accettabile che un film buono, di qualità superiore sia possibile da realizzare solo dalla casa di produzione targata mediaset, così come non è più accettabile che uno scrittore se vuole farsi editare un libro ed essere sicuro che abbia una visibilità debba farselo pubblicare da Mondadori. 

Il conflitto di interessi inquina tutto, il cinema come l’editoria e un mucchio di altre cose.

C’è gente a cui viene impedito di potersi guardare un film, leggere un libro e un giornale per non far fare cassa a berlusconi. Esiste una cultura etica, e questo è uno dei motivi, fra gli altri e i tanti, per cui una legge contro il conflitto di interessi, non solo quello di berlusconi: sono vari e svariati, non è più rimandabile anche se la politica si guarda bene perfino dal nominarlo.

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 Il «vaffa» di Servillo alla conduttrice di Rainews 24VIDEO

E fa leggermente sorridere chi, in questo bel panorama che ci offre l’italica visuale giornaliera, si scandalizza per il vaffanculo di #Servillo, una parola dal sen sfuggita quando pensava che la telefonata fosse già chiusa. In ogni caso, com’era? “c’è un tempo per tutto”, dunque anche alla critica ad un film che è stato appena premiato. Proprio come ci dicono quando, in presenza di fatti gravi, di tragedie ci permettiamo di commentare senza unirci ad una solidarietà e ad una compassione spesso d’accatto ma parlando di responsabilità e di responsabili che ci sono sempre , dunque facendo delle critiche ma che però non si possono dire. Non subito, almeno.
Ci manca solo l’accusa di sessismo perché il vaffa era destinato ad una donna e poi stiamo apposto. E’ davvero un paese magnifico, questo: ha ragione Sorrentino.

“Vi vergognerete tutta la vita di avermi cacciato”. E per avercelo tenuto, chi si deve vergognare?

Se berlusconi può ancora vaneggiare a reti unificate di una sua onestà, così elevata al punto tale da fargli dire che Napolitano DEVE dargli la grazia anche senza che lui la chieda perché la sua dignità glielo impedisce, perché lui non ha fatto niente di male e niente di cui doversi pentire, quindi figuriamoci se un tribunale può condannarlo alla galera così come si fa con tutti i cittadini che commettono reati, è perché nessuno ha mai detto che il vero colpo di stato e allo stato di questo paese si chiama silvio berlusconi. Chi lo ha accolto a braccia aperte nonostante la legge e la Costituzione dicono di no, che uno così alla politica non si sarebbe dovuto accostare nemmeno per sbaglio  dovrebbe chiedere scusa agli italiani e sparire dalla circolazione, altroché la rottamazione di Renzi e i vaffanculi di Grillo. Il pd si accorge adesso dell'”orgia di affermazioni eversive” del delinquente? berlusconi non ha fatto nient’altro da vent’anni e ci vuole solo la gran faccia di culo di d’alema per riproporsi alla politica di oggi, perché lui dovrebbe essere proprio  il primo della lista di quelli che dovrebbero chiedere scusa e sparire. Che il finale sarebbe stato molto peggio di quello del Caimano di Moretti io lo dico da anni. Troppo spazio si è dato a questo spregevole individuo. L’informazione ha una grande responsabilità nel percorso di berlusconi di tutti questi anni. In un paese informato la gente sbaglia di meno. E non saremmo mai arrivati fino ad oggi.  La Rai, la televisione pubblica pagata coi soldi di tutti che dà tutto quello spazio ai deliri farneticanti di un condannato alla galera di chi fa il gioco? lo chiedo a tutti quelli che “Santoro e Travaglio hanno fatto un favore a b.” nella famosa puntata di Servizio Pubblico.

B: “Voto sulla decadenza è colpo di Stato
Napolitano mi dia grazia senza richiesta”

B. prepara discorso in stile Craxi: “Vi vergognerete”.

Marco Travaglio è una cura per la memoria di questo paese disgraziato e presuntuoso fatto anche di gente che dice di sapere tutto mentre, e invece, non sa nulla e quel poco che sa lo mette da parte, lo dimentica. E quando qualcuno osa ricordarglielo viene trattato molto italianamente a pesci in faccia. I suoi due ultimi articoli, quello di ieri e di oggi sono da incorniciare più di altri non solo per la loro consueta precisione e dovizia di particolari scritti col suo solito linguaggio magistralmente ironico, in grado di arrivare ovunque e a tutti quelli che vogliono capire ma perché denotano un suo scoramento personale. E se anche un guerriero come lui si fa fregare significa che la situazione è più grave di quello che appare.

Mentre il giornalismo considerato autorevole, quello del Corriere della sera ad esempio che tramite Polito ci racconta che la politica può essere immorale sì ma fino a un certo punto, disonesta sì purché non lo sia in modo troppo sfacciato, ma anche di Repubblica che tramite il suo fondatore ci sta raccontando da mesi tutta la magnificenza della grande opera di Giorgio Napolitano, quel governo che non può cadere perché chissà che succederebbe dopo, come se non fosse già sufficiente conoscere quel che sta succedendo mentre, di un’irriconoscibile e inguardabile Unità che ha scelto da tempo di dimenticare che si può morire anche per difendere un’idea di libertà come è accaduto ad Antonio Gramsci che quel giornale ha costruito,  mentre il caterpillar dell’informazione di regime travolge  tutti quelli che si permettono di disturbare questa splendida armonia delle larghe e oscene intese Travaglio ci ricorda tutti i giorni che da qualche parte c’è chi lotta e s’impegna per combattere sul serio – non con le chiacchiere enunciate urbi orbi et sordi scritte nelle segreterie dei partiti, di palazzo Chigi e del Quirinale – il vero cancro di questo paese che non è l’antipolitica, il populismo, la demagogia tanto declamati con disprezzo, come se fossero nati dal nulla, nei discorsetti ufficiali delle varie rappresentanze dello stato ma è, è stato e sarà finché a questa lotta non si uniranno davvero e sul serio la politica e le istituzioni, la pericolosa vicinanza fra lo stato e quella criminalità mafiosa di cui la politica e le istituzioni non hanno la capacità, forse perché non possono, di liberarsi e liberare così anche questo paese e noi.

In un paese dove la politica e le istituzioni non avessero avuto niente da nascondere, nulla da cui doversi riparare coi silenzi, le omissioni e i segreti di stato uno come berlusconi non avrebbe mai potuto trovare tanto consenso, non gli sarebbe mai stato permesso di stravolgere un paese a sua immagine e somiglianza, non sarebbe mai stato considerato l’interlocutore da far sedere nelle stanze del potere.

In un paese libero dai ricatti il presidente della repubblica, del senato e della camera, il presidente fantoccio di un consiglio ridicolo oggi sarebbero al fianco della magistratura siciliana minacciata di morte, non sarebbero in silenzio a fare le controfigure di chi comanda davvero, non parlerebbero d’altro e molto spesso di niente di fronte alla tragedia di un’Italia martoriata dalla criminalità a tutti i livelli in grado di condizionare, minacciare, ricattare, impedendo quindi un normale decorso il più possibile democratico in questo paese.
Quindi io ringrazio e ringrazierò sempre Marco Travaglio e chi come lui mette la sua faccia davanti a parole pesantissime ma che descrivono, raccontano e spiegano perfettamente il perché questo paese è potuto cadere così in basso.

Alte discariche dello Stato – Marco Travaglio, 24 novembre

Perché Totò Riina è così inferocito contro Nino Di Matteo e gli altri pm del processo alla trattativa Stato-mafia? Secondo alcuni detrattori di quel processo, Riina dovrebbe esser grato ai pm per avere spostato l’attenzione dalle responsabilità di Cosa Nostra a quelle dello Stato. E allora perché l’ex (?) capo dei capi vuole ucciderli “come tonni”? Le possibili spiegazioni sono due. La prima: per ogni boss, il prestigio e la credibilità personali sono parte integrante del potere. La storia della trattativa dipinge invece un Riina feroce, ma anche – per così dire – ingenuo: mandato avanti a fare le stragi da chi – come disse Provenzano a Vito Ciancimino – “gli ha promesso qualcosa di veramente grosso”, poi coinvolto nella trattativa, poi indotto a eliminare Borsellino che la ostacolava e infine intrappolato dagli stessi Ros con cui aveva trattato, forse con la collaborazione di Provenzano. Non proprio una bella figura. La seconda spiegazione, peraltro sovrapponibile alla prima, riguarda l’oggi: finchè la trattativa fu una voce di pentiti perlopiù ignorata dalla grande stampa e dunque dai cittadini, lo scambio di favori fra Stato e mafia poteva continuare indisturbato. E infatti continuò fino a tre-quattro anni fa (il terzo “scudo fiscale” per il rimpatrio anonimo e quasi gratuito dei capitali sporchi è del 2009). Ma ora, complice la vasta eco suscitata dalle telefonate Mancino-Quirinale e dalla citazione di Napolitano come testimone, la trattativa è all’attenzione di tutti. Dunque è più difficile per la classe politica elargire altri regali alle mafie senza dare nell’occhio. Il che fa letteralmente impazzire i boss, specie quei pochi che marciscono al 41-bis da vent’anni, comprensibilmente stufi dei politici che li hanno usati “come merce di scambio” senza mantenere le promesse, non tutte almeno (lo ricordò Leoluca Bagarella nel 2002 dalla gabbia di un processo, leggendo un comunicato “a nome dei detenuti al 41-bis”, manco fosse un sindacalista). La revoca dei 41-bis a 334 mafiosi nel ’93, la legge “manette difficili” del ’95, la chiusura delle super carceri di Pianosa e Asinara nel ’97, l’abolizione dell’ergastolo (poi ritirata) nel ’99, la legge ammazza-pentiti Napolitano-Fassino del 2001 e i tre scudi fiscali dal 2001 al 2009 sono regali graditissimi. Ma l’aspettativa, nel ’92, era ben più pretenziosa: la posta in palio erano anche e soprattutto la revisione del maxiprocesso, il“fine pena forse”, la “dissociazione” a costo zero al posto del devastante pentitismo. Nonostante i generosi sforzi di destra e sinistra, questi obiettivi non sono stati raggiunti. B. pensava, sì, agli amici degli amici, ma soprattutto a se stesso. E oggi qualunque cedimento, anche se ammantato come sempre di “garantismo”, farebbe gridare alla nuova Trattativa, dunque viene stoppato sul nascere. Il tutto mentre la Seconda Repubblica sta declinando per cedere il passo alla cosiddetta Terza. Parte di Cosa Nostra vorrebbe infilarvisi alla solita maniera, quella delle stragi: ma il fatto stesso che le minacce si susseguano, finora fortunatamente a vuoto, indica che il fronte è spaccato: fra la vecchia guardia (alla Riina) che sa parlare solo con le bombe e quella nuova che (sulla scia di Provenzano) sa parlare anche altri linguaggi. Tra quell’incudine e quel martello, si muove Di Matteo con i suoi colleghi, in un processo che forse neppure lui immaginava così scomodo: non solo per lo Stato, ma anche per la mafia. Infatti, mentre la mafia lo minaccia, lo Stato lo processa davanti al Csm. Si dice sempre che un messaggio delle alte cariche dello Stato è come la sigaretta per il condannato a morte: non si nega mai a nessuno. Ma non è più così: in tanti mesi di minacce di morte, Di Matteo non ha mai ricevuto una riga di solidarietà, né pubblica né privata, da Napolitano (si chiama Di Matteo, mica Mancino), da Grasso, dalla Boldrini, dalla Cancellieri (si chiama Di Matteo, mica Ligresti). Silenzio di tomba. Almeno le urla belluine di Riina hanno il merito di farlo sentire un po’ meno solo.

Umiliati

Ad un cittadino comune non viene riservato questo trattamento, quando commette un reato o tanti e le sentenze di un tribunale lo condannano deve accettare e subire quella condanna, non ha una corsia preferenziale né il modo di poter scontare la sua pena fra la sua refurtiva, e nemmeno può dire che perché ci sono tante persone che gli vogliono bene non si merita la galera. Perché proprio ieri dei giudici hanno stabilito che il ruolo politico aggrava la pesantezza di un reato, non lo rende accettabile, qualcosa su cui si può sorvolare perché la persona in questione viene votata dalla gente. La filastrocca di berlusconi che ritiene di avere il diritto di fare quel cazzo che vuole perché pensa che debbano essere solo quei mentecatti e miserabili che scelgono di farsi rappresentare da uno come  lui a toglierglielo non funziona, non vale, è solo un’altra delle sue menzogne, delle balle sesquipedali da cui tanta gente si fa ancora sedurre e affascinare.

Il consenso del popolo lo hanno avuto criminali dittatori sanguinari, quelli che non sembravano tali come mussolini o hitler che fu votato tramite regolari elezioni, proprio come berlusconi. Ma il consenso della gente, specie quando è estorto con la propaganda che può veicolare uno che possiede la quasi totalità dei media e mezzi di informazione non è né potrà mai essere quell’autorizzazione a delinquere di cui vorrebbe poter disporre silvio berlusconi.

L’unica macchia sulla nostra già fragile democrazia è,  lo ripeto, silvio berlusconi e tutti quelli che gli hanno reso facile il giochino col quale ha distrutto anche l’idea di Italia paese civile e democratico davvero.

Perché un paese civile e democratico davvero non ha bisogno di una regola, financo di una legge, per stabilire che la politica deve essere onesta. E questi lor signori devono smetterla di umiliare un paese intero per compiacere uno che ha scelto di mettersi oltre lo stato e oltre la legge.

Il problema è tutto della politica. E’ la politica che non vuole dire a berlusconi di uscire dal palazzo. E allora s’inventano le decadenze, le votazioni e le leggi Severine. In un paese normale uno con quella condanna, i suoi precedenti e quello che ancora lo aspetta non uscirebbe più di casa e la gente si vergognerebbe pure a dire di averlo conosciuto.

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DECADENZA B, SARA’ VOTO PALESE

La Giunta per il regolamento del Senato alla fine ha deciso per la votazione senza segretezza.
Finisce sette a sei, decisiva Linda Lanzillotta (Sc): “Non dobbiamo esprimerci sulla persona”.
MA IN AULA POTREBBE TORNARE (ED ESSERE ACCOLTA) RICHIESTA DI VOTO SEGRETO

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Il voto per la decadenza di b sarà palese. Quindi tutti potranno dire FORSE, non è detto, c’è ancora il rischio del voto segreto [ma  guarda quante cose mette a disposizione la democrazia, ovviamente mai per i cittadini comuni però] con la loro faccia se un frodatore fiscale di proporzioni gigantesche, uno che ha all’attivo più procedimenti penali di un boss della camorra può o no fare ancora parte del senato della repubblica. Ci sono voluti tre mesi di chiacchiere, di minacce, di ricatti, di riunioni segrete fra il presidente della repubblica, Confalonieri e Letta zio: due con nessuna qualifica né autorità particolare per frequentare il Quirinale ma caso strano le due persone più vicine a berlusconi, quelle che lo conoscono bene, una votazione solo per stabilire in che modo dire al pregiudicato condannato di favorire gentilmente verso l’uscita  e una legge che c’è solo qui e in nessun’altra democrazia civile, compiuta  per stabilire che o si fa il delinquente o il politico.  E questa è la democrazia bella che piace ai cosiddetti moderati  che hanno svenduto la loro dignità ad uno che delinque al ritmo delle cazzate che dice, ai centrosinistri che col delinquente ci fanno lingua in bocca da vent’anni.

La Lanzillotta determinante, una signora nessuno che non rappresenta nessuno oltre a  un mezzo partito di liberisti senza nemmeno più un leader. Così come è stato casini, un altro di quelli che in un paese normale avrebbe dovuto trovarsi da tempo un lavoro vero è stato determinante per altre votazioni in tempi diversi. Ecco tutto lo spessore della bella politica dei partiti che piace tanto a Napolitano; quella che costruisce i mostri e poi non è capace a liberarsene.

La macchia sulla democrazia ha un nome e un cognome: silvio berlusconi

Giuseppe Scalarini

Sottotitolo: il nuovo che avanza, quello del cimitero per i feti: un’ideona che sa di modernità quanto un salotto chippendale, un film in bianco e nero stile Viale del tramonto, ma soprattutto ha quel retrogusto rancido di marchetta al vaticano e all’elettorato catto talebano che infesta questo paese e che impedisce un sano progresso civile, il rottam’attore che si porta dentro boccia, latorre e minniti, quest’ultimo con una percentuale di assenze in parlamento pari a quella di berlusconi, latorre è quello del pizzino in diretta tv a Bocchino [lo scrivo maiuscolo solo per non dare adito a fraintendimenti],  uno dei piddini più berlusconiani, boccia si è presentato benissimo da solo grazie alla magnifica esperienza delle larghe intese che, nel suo caso erano iniziate già prima in quanto marito della moglie neo ministra pidiellina.
Sono queste le novità di Matteo Renzi, ma i voti li prenderà perché ad un sacco di gente piace essere presa per il culo. E non le basta mai.

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ANGELINO HA PAURA: I PRIMI SEGNALI DEL METODO BOFFO 

Non è metodo Boffo questo: è intimidazione di stampo mafioso.
Continuare a parlare di metodo Boffo significa rivolgersi a quella nicchia ristretta di cittadini che s’informa, sa e ricorda: invece definire le cose per come sono spiega meglio, la mafia la capiscono tutti.

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«SE IN GIUNTA PASSA IL VOTO PALESE SCATENERÒ L’INFERNO» 

E questo è l’intimidatore, quello che la mafia se la teneva in casa.

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Che dire dell’indecenza volgare della santanchè che ieri ha detto che prima di parlare di berlusconi bisogna sciacquarsi la bocca, nonostante i rumors che la santanchè non ignora, visto che fu quella che disse che b le donne le vuol vedere tutte in orizzontale e che lei non gliel’avrebbe mai data ci hanno sempre detto che solitamente chi ha avuto a che fare con lui la bocca se l’è dovuta sciacquare soprattutto dopo. E naturalmente bisogna continuare ad invitarla in tutti i talk show, intervistarla già alle otto di mattina sui network nazionali ché non sia mai dovessimo perderci le perle di cultura e saggezza, la conoscenza politica di un’approfittatrice fallita  che senza berlusconi tornerebbe ad essere solo una delle tante vergogne purtroppo nazionali di cui dimenticarsi, mentre tutti i media continuano a presentarcela come un’eccellenza del cui parere proprio non si può fare a meno. I personaggi li fanno quei giornalisti che fanno finta che il piombo sia oro, che continuano a riproporci gli autorevoli pareri dei giovanardi e delle santanchè e la responsabilità storica di domani sarà principalmente la loro che li hanno creati, nutriti e mantenuti in vita. 

E che altro si può e si deve dire di quella manciata di mentecatti delinquenti che ancora si vendono al partito di un pregiudicato, di questo parlamento che si sta inventando il tutto e l’oltre per tenersi dentro il pregiudicato condannato, consentirgli di partecipare alla vita politica da addetto ai lavori – pagato dai contribuenti che al contrario di lui le tasse le pagano tutte – come piace tanto al Napo Capo.

 E siccome la frode di berlusconi è stata più grave perché commessa da un politico [sic!], i giudici gli hanno condonato un anno di interdizione, da tre anni a due. Tanto perché sono comunisti, ecco.  I giudici dovrebbero imparare a non essere magnanimi coi delinquenti seriali e quelli che si propongono a guidare il paese invece di dire cazzate scopiazzate qua e la a reti e leopolde unificate dovrebbero prendere nota che non si fanno leggi che offrono un’autostrada ai delinquenti: i delinquenti si fermano, quale che sia la strada che hanno deciso di imboccare.

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L’Amaca – Michele Serra, 30 ottobre

Tutto questo gran parlare della decadenza di B., queste manfrine procedurali, queste schermaglie politiche, questo rimandare alle calende greche, possono anche durare anni; ma non mutano di una virgola la sostanza della questione, così facile che la può capire anche un bambino: può un condannato per reati gravissimi sedere in Parlamento? O è meglio che se ne vada a casa sua?
Ha stra-ragione (non semplicemente ragione: stra-ragione) il segretario dell’associazione magistrati Carbone quando dice che l’incandidabilità dei condannati è «un principio di etica, e il fatto che ci sia voluta una legge per ribadirlo indica la debolezza della politica». La legge Severino, in un paese sano di mente, neanche dovrebbe esistere: normatizza un principio elementare, che dovrebbe essere scontato prima di tutto per i politici. Girala o rigirala come ti pare, la Severino dice che in Parlamento non devono sedere dei criminali. Punto. E chi la tira tanto in lungo cerca di aggirare non tanto la Severino, quando l’ovvio principio etico che quella legge interpreta, nella penosa necessità di sancire ciò che ogni politico, per sua dignità, avrebbe dovuto sapere già da sé solo, senza alcun bisogno che un pezzo di carta glielo rammenti.

…se cade il governo, piange anche Gesù [prima o poi diranno anche questo]

Giorni fa avevo scritto sulla mia pagina di facebook che bisognerebbe smetterla in caso di capricci reiterati di sgridare i bambini usando la minaccia di personaggi e situazioni di fantasia tendenti all’orribile e dunque diseducativi come “l’uomo nero” e “gli zingari che rubano i bambini” come si fa ancora in tante famiglie, anche in quelle apparentemente perbene.

Dicevo che si potrebbe ammansirli usando i politici che sono assai più temibili dell’uomo nero e degli zingari che rubano i bambini proprio perché esistono davvero.

E siccome la realtà è molto più pregna di persone, personaggi e situazioni inquietanti di quanto lo sia invece la fantasia, anche quella tramandata per ignoranza e razzismo, al “se non ti lavi i denti lo dico a giovanardi”, “se non fai i compiti chiamo d’alema”, “dai subito un bacio a nonna altrimenti viene la santanchè e ti porta via”, oppure, “se non ti sbrighi a riordinare la cameretta  berlusconi ti ruba la play station”; all’elenco infinito di minacce “pedagogiche”, quelle necessarie per farsi ascoltare da piccoli e medi tiranni che si possono abbinare al politico cialtrone e disonesto si può aggiungere “cade il governo” relativo a qualsiasi richiesta disattesa.

Per esempio: “se non metti i panni sporchi in lavatrice, cade il governo”.
Sì, dovrebbe funzionare.

E Letta avverte: “Se cade governo l’Imu si paga”

***

Chissà che altro s’inventerà per minacciare, il nipote dello zio “se cade il governo”.
Dunque da una parte abbiamo il noto pregiudicato delinquente che minaccia di far cadere il governo solo se si dovesse applicare una legge per disabili della democrazia che è stata fatta specificamente per il fatto che il parlamento italiano è diventato da tempo l’ultimo rifugio per delinquenti abituali, un contentino per far credere agli elettori che grazie alla legge Severino l’onestà prenderà possesso di un parlamento che ospita indagati, inquisiti, condannati e pregiudicati e fa di tutto per tenerseli.

Dall’altra un presidentino del consiglino che mette la sua faccia ma il resto lo fanno altri, uno su tutti Napolitano su varie e molteplici richieste europee – soprattutto quelle finalizzate a spolpare inermi cittadini onesti ma mai, per carità, quelle che hanno come obiettivo l’estensione dei diritti civili quali ad esempio, la legge sulle torture e le unioni regolarizzate per gli omosessuali, anche queste chieste da tempo dall’Europa che però in questi casi si può benissimo ignorare –  che minaccia che “se cade il governo” la catastrofe travolgerà regioni, paesi e città.

Mentre invece la cosa più rassicurante per noi cittadini, quella migliore che possa accadere è proprio che questo governo di manipolatori della realtà, di distruttori di quel che resta che abbia un sapore vagamente democratico vada a casa insieme al suo fondatore/creatore.

La relatività, a volte…

***

Il Piano Napolinano
Marco Travaglio, 15 settembre

Ancora una volta, nessuno dice la verità.
Non la dice il Pd quando proclama che B. è
finito e nessuna trattativa è possibile per salvarlo.
Non la dice il Pdl, quando minaccia di
rovesciare il governo ritirando i ministri subito
dopo il voto in giunta sulla decadenza di B., o
addirittura dopo la bocciatura della relazione
Augello che vorrebbe lasciare B. in Senato in
barba alla condanna e alla legge Severino. Il Pd
infatti sta trattando con i suoi vari Violante, e
soprattutto sta trattando Napolitano con i vari
Letta Zio e Confalonieri. 

E il Pdl sa benissimo di
poter contare, tra le file del Pd, di 120 franchi
traditori che nel segreto dell’urna (bastano 20
senatori per ottenerlo) hanno già dispiegato la
loro geometrica potenza impallinando Prodi
sulla via del Quirinale. Perché lo fecero? Non
certo per antipatia personale: perché sapevano
benissimo che, con Prodi al Quirinale, sarebbe
nato un governo senza (cioè contro) B., mandando
a monte i piani di Napolitano e dei retrostanti
poteri finanziari italiani ed europei
che spingevano per il reinciucio. I 120 vermi
lavoravano e ancora lavorano per B. con la casacca
del Pd. A spanne, sono 80 alla Camera e 40
in Senato: quanti ne bastano per salvare B. dalla
decadenza, senza contare l’ala destra del Centro
montian-casinista, pronta a corrergli in soccorso.
Per questo Enrico Letta, che come tutti i
capicorrente del Pd conosce benissimo gran
parte dei franchi traditori, ostenta tanta fiducia
sulla sopravvivenza del suo governicchio. 

L’Operazione Salvataggio è già in gran parte scritta
nelle date e nei numeri (con buona pace di qualche
anima bella grillina, che ancora si arrovella
sul dialogo col Pd che nessuno ha chiesto
né mai chiederà). Salvo sorprese, sempre possibili
in un mondo politico di nani e incapaci, il
percorso è questo. Mercoledì, nella giunta del
Senato, il fronte Pd-M5S-Sel respinge la relazione
Augello, che si dimette e cede il passo a un
nuovo relatore. Il Pdl, per certificare la propria
esistenza in vita, ritira i ministri dal governo
Letta (che non li sostituisce, in attesa degli eventi),
ma si guarda bene dal votargli la sfiducia, per
tenerlo sotto ricatto ed evitare di spaccarsi tra
falchi e colombe.

Il nuovo relatore Pd presenta una nuova relazione
favorevole alla decadenza di B. Il quale
s’inventerà di tutto (dopo le Corti europee e la
Consulta, ora si parla di Tar, Consiglio di Stato
e chissà cos’altro: mancano solo i caschi blu
dell’Onu) per allungare il brodo. Di certo c’è
solo il calendario giudiziario: entro il 15 ottobre
B. deve scegliere fra i domiciliari e i servizi sociali
e il 19 ottobre la Corte d’appello si riunisce
per fissare la durata dell’interdizione dai pubblici
uffici, da uno a tre anni. Tra un mese, dunque,
B. inizia a scontare la pena. 

A quel punto uno dei suoi chiede la grazia o la commutazione
della pena da detentiva a pecuniaria.

E Napolitano
potrebbe concederla, come da precise
istruzioni da lui stesso impartite nel monito di
agosto. Intanto i difensori di B. ricorrono contro
l’interdizione in Cassazione, che non può
occuparsene prima del nuovo anno. 
Un giorno o l’altro, siccome si vota a volto scoperto, la
giunta approva la nuova relazione e la trasmette
all’aula. 

Che la vota chissà quando, probabilmente
a scrutinio segreto. Lì può accadere di
tutto. Se B. ha speranze di essere salvato dai
franchi traditori, attende l’esito del voto; altrimenti
si dimette da senatore e seguita a comandare
da fuori, usando i suoi parlamentari
per paralizzare il governo e ricattarlo sui temi
che gl’interessano per la campagna elettorale.
Che non potrà essere nel 2014 (il 1° luglio inizia
il semestre di presidenza italiana dell’Ue). Ma
solo nel 2015. Così il piano Napolitano-Berlusconi-
Letta (zio e nipote) sarà compiuto. E
l’Italia sarà l’unico Paese al mondo tenuto in
ostaggio per anni da un noto pregiudicato per
frode fiscale con la complicità dei suoi presunti
avversari.

Fantapolitica?Lo speriamo davvero,ma non ci scommetterremmo un euro.

Aspettando la caduta: di silvio o del governo

Purtroppo non c’è molto da dire in questi giorni, siamo tutti in attesa del rush, o per meglio dire, e speriamo in entrambi i casi [o di silvio o del governo], crash finale.

Ce la farà il ricattatore a spuntarla e il pd a non smentirsi quale migliore ancora di salvataggio per il delinquente impunibile? lo sapremo solo fra cinque giorni.

Nel frattempo mi chiedevo: il presidente condiviso, il garante delle larghe intese che dice a proposito delle minacce del diversamente incensurato? ce l’avrà qualche senso di colpa per aver permesso al delinquente qualche mese fa di poter partecipare alla delicata fase politica? e non sarebbe il caso di far valere quell’autorità di e da capo di stato, battere che ne so, un pugno sul tavolo al grido di “mò avete rotto i coglioni?”
Non è previsto dalla democrazia, sulla Costituzione non c’è scritto?
Invece che un pregiudicato condannato possa ricattare il parlamento e tenere in ostaggio 60 milioni di persone, sì?

E  schifani da quale pulpito minaccia la caduta del governo [e che noia, se lo dovete fare fatelo e non rompeteci più i coglioni con questa guerra fra bande] e si permette di chiedere la sostituzione di quei membri della giunta che hanno detto l’unica cosa che si poteva dire e cioè che il pregiudicato deve abbandonare la casa? qualcuno potrebbe ricordare al grande pubblico che renato schifani è un indagato per mafia e che le sue referenze non gli danno l’autorità per pretendere un bel niente? ma perché si permette ancora a questi individui loschi  che in un paese e in una società  normali sarebbero già ai margini, ignorati ed evitati da tutti, di poter intimidire, minacciare, opinare urbi et orbi?

E continua[va]no a chiamarlo cavaliere

Il ministro Mauro [lo stesso che disse che per amare la pace bisogna armare la pace]: “servono amnistia e indulto come nel dopoguerra con Togliatti”.

Qualcuno dovrebbe ricordare al cosiddetto difensore della difesa del paese che prima di quell’amnistia c’era stato piazzale Loreto.
Vogliono il remake i lor signori? bene, che sia completo però, proprio nel dettaglio.

Visto che ormai tutti possono dire quello che vogliono per difendere un delinquente pregiudicato ed essere considerati seriamente, io mi prendo la libertà di dire che l’amnistia di Togliatti è una delle cause che hanno condotto l’Italia alla rovina attuale.

Andrebbero cacciati a pedate nel culo solo per aver chiesto la revisione di una legge [parlando con pardon] che non ha nemmeno un anno di vita:  per manifesta incapacità.

Quella specie di legge che in un paese normale non dovrebbe nemmeno esistere perché va da sé, o quanto meno dovrebbe andarci che o fai il delinquente o fai il politico, entrambi i ruoli sono incompatibili ma nel paese subnormale ci vuole una legge che lo stabilisca, il buon senso e l’etica istituzionali non bastano o più probabilmente non esistono, è stata sottoscritta appena otto mesi fa da tutto il parlamento.

Nel paese subnormale dove ci sono leggi che fanno riferimento niente meno che al regio decreto di un secolo fa e vengono financo applicate, la politica pensa che sia utile rivedere e ammodernarne una appena nata perché come tutte le leggi va a disturbare i criminali: anche il più delinquente di tutti che ancora oggi può dire, perché glielo fanno dire, che è innocente e che deve essere il popolo a decidere.
Come ai tempi di Ponzio Pilato.

Nel paese subnormale una questione attinente alla violazione del codice penale deve essere risolta, secondo i favoreggiatori del pregiudicato condannato politicamente, non come sarebbe giusto fare, lasciarla nell’ambito in cui deve restare ovvero quello della Magistratura che fino a prova e Costituzione contrarie è un potere dello stato ma indipendente, pensato e voluto così dai veri Padri di questa patria maltrattata e sciagurata proprio perché deve agire in completa autonomia, avere la possibilità di condannare o assolvere il ricco come il miserabile.

A meno che il ricco non si chiami silvio berlusconi.

Quando Orwell ha inventato di sana pianta il concetto del “bipensiero” è stato un genio vero, nell’accezione più completa del termine.

Se avesse la fortuna di vivere oggi, adesso, qui nel fantastico mondo di Italialand si potrebbe rendere conto di quanto è stato facile trasformare la sua teoria immaginata in tecnica pratica applicata, di quelle raffinatissime fino a sfiorare la perfezione, e anche lui, credo, avrebbe fatto il tifo per la Rete, l’unico strumento in grado di dimostrare il pensiero originale e quello modificato successivamente per tentare di nascondere la verità.

Salvate il soldato Manning

Sottotitolo:  spero che saranno sempre meno gli uomini e le donne che a tutte le latitudini sceglieranno di indossare una divisa per onorare i propri paesi che poi non onorano loro, né da vivi né da morti. 

 Charles Graner, uno dei soldati condannati per le torture di Abu Ghraib, è stato condannato a  dieci anni, ed è quello tra i 17 accusati ad aver ricevuto la pena più alta.

Danno i Nobel per la pace a chi vende le armi e a chi ordina di usarle  [UE e Obama]  mentre a chi s’impegna davvero per la pace la galera praticamente  a vita.

In un mondo normale Manning, Assange e Snowden sarebbero loro i destinatari di un premio per onorare la pace, invece in questo li considerano dei fuori legge da chiudere in una galera.

***

Wikileaks, Manning condannato a 35 anni dalla Corte marziale degli Usa

Mauro Biani

Bradley Manning condannato a 35 anni per aver rivelato tramite Wikileaks gli orrori delle guerre in Iraq e Afghanistan. È la pena più alta mai erogata contro un informatore della stampa negli Stati Uniti. Obama guarda altrove, mentre i colpevoli delle rendition sono liberi e la Nsa intercetta illegalmente tutta Internet. [Il Manifesto]

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L’America è un paese pieno di contraddizioni, alcune insopportabili per la loro inciviltà, tipo la pena di morte, la sottomissione alla lobbies che armano le mani di chiunque affinché possa compiersi la strage quotidiana sulla quale il primo a versare le sue lacrime ipocrite è proprio chi potrebbe e dovrebbe dire basta alla rozzezza violenta di quel secondo emendamento pensato in tempi diversi in cui forse era più urgente l’esigenza di doversi difendere in proprio: dove c’è uno stato che funziona nessuno dovrebbe pensare ad una giustizia domestica, fai da te.
L’America è quella che ieri ha condannato un ragazzo di 25 anni a trascorrere in un carcere più anni della sua vita già vissuta perché colpevole di aver detto la verità sulla menzogna delle missioni cosiddette di pace che invece non sono altro che le solite atrocità che si commettono in tutte le guerre.

Ma l’America è anche quella che ha condannato a 150 anni di galera, catene ai piedi, manette e tuta arancione Bernard Madoff, che lo ha costretto all’umiliazione della confessione davanti alle vittime del crac finanziario da lui causato, all’ammissione della sua colpa; in precedenza c’era stato il caso Enron, anche quello concluso con condanne esemplari per i responsabili del disastro finanziario. 

Questo perché il loro diritto riconosce come gravissimi i danni che vanno a colpire più che il singolo la collettività.

Contro la criminalità comune, quella da strada ci si può sì organizzare, ma è tutto relativo alla capacità umana di delinquere, il mondo è abitato da miliardi di persone e pensare di poter mettere la parola fine alla malavita dei furti, degli omicidi, degli stupri e delle violenze in generale fa parte di quella utopistica follia che in quanto tale non è realizzabile.

E’ però possibile mettere un tetto alla criminalità che va a colpire tutti, ed è per questo che in America ma generalmente in tutti i paesi civili nessun governo ha mai pensato di annullare leggi importanti in materia di regolamentazione e controllo della finanza e dell’economia, ad esempio quella sul falso in bilancio, rendendo di fatto il dolo una virtù, e nemmeno la politica di quei paesi ha mai pensato di dover restituire un’agibilità politica, una dignità persa volontariamente a chi non si è fatto nessuno scrupolo a danneggiare il suo paese e lo ha potuto fare proprio in virtù del suo ruolo politico che gli ha consentito di aggiustarsi le leggi in relazione e in proporzione ai reati che man mano commetteva.

In America chi froda lo stato e a cascata i suoi concittadini viene emarginato, evitato, considerato per quello che è: un ladro, un truffatore, un evasore e nessuna figura politica, men che meno il presidente di tutti penserebbe di dover intercedere per favorire chi ha rubato a tutti per arricchire se stesso.

Queste sono cose che fortunatamente per le casistiche e le statistiche mondiali riguardano solo l’Italia dove nessuno nella politica  si vergogna né lo ha fatto in precedenza quando ha agevolato tutte le leggi per renderlo presentabile a tutti i costi,  di sostenere la causa di un pregiudicato, delinquente e condannato che pretende che si cancellino con un colpo di spugna i suoi reati e la sentenza che lo ha condannato perché qualcuno  gli ha fatto credere di essere una persona insostituibile e che doveva assolutamente partecipare alle questioni riguardanti la politica – nonostante e malgrado il suo curriculum penale e giudiziario – quella che decide anche e soprattutto [e purtroppo visti i risultati] per i cittadini onesti, quelli che non commettono reati, quando succede si assumono la responsabilità del loro agire e nessuno offre loro la possibilità di chiedere qualcosa che non esiste da nessuna parte, ovvero l’agibilità per poter continuare a delinquere e sfuggire alla legge e alla giustizia.

***

Prigionieri volontari
Marco Travaglio, 22 agosto

La scena, che sta facendo il giro del mondo, ricorda quei film americani dove il criminale evaso prende in ostaggio un asilo, una scuola, un centro commerciale e, minacciando persone inermi, detta condizioni alla polizia che circonda l’edificio: un elicottero, un documento pulito e un permesso per l’espatrio. 

Siccome però siamo in Italia, la sceneggiatura presenta alcune varianti. 

1) Il criminale non ha avuto bisogno di evadere, perché i condannati per frode fiscale in galera non ci vanno neppure se spingono. 

2) La polizia non può far nulla per assicurare il pregiudicato alla giustizia, anzi è costretta a scortarlo a spese dei contribuenti, onde evitare che si imbatta inavvertitamente in qualche persona onesta. 

3) Siccome è molto ricco e fa sempre le cose in grande, l’energumeno non si contenta di asserragliarsi in un locale pubblico, ma tiene direttamente in ostaggio governo, Parlamento e Quirinale. 

4) Non gli occorrono armi da fuoco o da taglio: gli basta minacciare di rovesciare il governo di cui fa parte, anche perché gran parte degli ostaggi sono affetti da congenita sindrome di Stoccolma, felicissimi di essere nelle sue mani. 

5) Non chiede di poter fuggire all’estero, ma di restare in Parlamento, in barba a una condanna definitiva e a una legge che lo dichiara decaduto e incandidabile votata otto mesi fa anche da lui, mentre i presunti avversari che governano con lui, per nulla imbarazzati dal concubinaggio con un pregiudicato, lo implorano di restare con loro per salvare il Paese dalla frode fiscale, dalla corruzione, dalla mafia e da altre sue specialità.

Intanto i suoi giornali, e dunque il Pg della Cassazione e il Csm, processano il giudice che l’ha condannato, reo di aver spiegato a un cronista di averlo condannato perché colpevole e per giunta di aver manifestato in alcune cene private una certa antipatia nei suoi confronti. Antipatia davvero inspiegabile, visto che costui ospitava in casa un boss mafioso, era iscritto alla P2, era amico dei peggiori ladri di Stato, pagava mazzette a politici e mandava i suoi a corrompere finanzieri e giudici, falsificava bilanci, frodava il fisco, organizzava giri di prostituzione anche minorile, comprava senatori e ripete da 20 anni che i magistrati sono un cancro da estirpare, come i killer della Uno bianca, un covo di golpisti e di matti, psicolabili, antropologicamente estranei alla razza umana. Insomma, un amore che dovrebbe attirare l’istintiva simpatia dei magistrati. Lo stesso trasporto che gli manifestano orde di intellettuali, impegnati in questi giorni in un’affannosa riforma del diritto e del vocabolario per non dover usare con lui parole spiacevoli. 

Pregiudicato diventa “perseguitato”, condanna “guerra civile”, impunità “agibilità politica”, inciucio “pacificazione”, decadenza e incandidabilità “eliminazione dell’avversario politico per via giudiziaria”. 

Giuristi ed editorialisti che otto mesi fa plaudivano al decreto Severino “Parlamento pulito”, regolarmente passato al vaglio parlamentare di costituzionalità e firmato dal capo dello Stato, ora scoprono che è incostituzionale perché riguarda i delitti commessi prima. 

Potevano pensarci quando B. escluse dalle liste i condannati Dell’Utri, Sciascia e Brancher, privandoli dell’“agibilità politica” e guadagnando voti per le sue presunte “liste pulite”. Invece si svegliano ora che tocca a B. Sul Corriere Sergio Romano, l’ambasciatore che girava il mondo senza vedere nulla, spiega che far decadere B. da senatore come previsto dalla legge significherebbe “cacciare”, “delegittimare un leader di partito”, “decapitarlo con gli occhi bendati per mano di quelli con cui deve governare”. 

Dunque il Senato lasci tutto com’è, rinviando alla Consulta “l’esame di certi dubbi sull’applicabilità della Severino” e ripristinando l’“equilibrio tra i poteri dello Stato”, a suo dire violato dal Parlamento con una legge che vieta l’ingresso ai condannati. Per questo, a ben vedere, B. tiene l’Italia in ostaggio da vent’anni: perché molti ostaggi sono volontari felici.