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I condannati siamo noi

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Se il ministro dell’interno non sa che un più che probabile condannato in via definitiva per mafia è in possesso di un passaporto diplomatico, si deve dimettere. 
Soprattutto in considerazione del fatto che il ministro dell’interno è legato strettamente all’amico fraterno di dell’utri: il non condannato berlusconi. E non sta bene, NON STA BENE, che un ministro abbia mafiosi per amici e conoscenti.

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I condannati siamo noi che non abbiamo votato il partito di un delinquente.

Noi che subiamo da vent’anni violenze e ingiustizie a ciclo continuo, costretti a vivere in un paese considerato nel resto del mondo civile una barzelletta oscena.  Non sono i giudici che permettono a dell’utri di scappare e a berlusconi di infischiarsene della legge anche da condannato alla galera: sono le leggi fatte male da una pessima politica, sono state le leggi fatte apposta per non nuocere al potente che si può comprare una difesa migliore. Quel che ha potuto salvare dell’utri dalla custodia cautelare evitando la sua fuga e berlusconi dalla galera, oltre alla leggi su misura che però senza l’intero parlamento complice non sarebbero passate, è stata casomai la possibilità di avere degli avvocati che hanno potuto giocarsela meglio di come avrebbe la possibilità di fare un avvocato d’ufficio assegnato dal tribunale che forse non sta lì a centellinare il cavillo. E, sebbene anche nella Magistratura si sono verificati casi di errori e disonestà, non è mai giusto paragonarla alla politica. Darle la colpa e la responsabilità circa le cose che non hanno funzionato, perché un magistrato, un giudice, quando deve condannare un altro magistrato lo fa: nella politica questo non si fa mai. cosentino è stato salvato due volte dall’arresto, non in un tribunale ma nel parlamento della cosiddetta repubblica. E non è stato il primo né sarà l’ultimo.

Ieri sera Curzio Maltese a Servizio Pubblico ha detto una cosa sacrosanta: c’è stato un tempo in cui l’Italia sedeva a capotavola della politica mondiale, e i nostri rappresentanti in parlamento venivano interpellati per le questioni che regolano l’equilibrio internazionale. Oggi l’Italia è considerata come la servitù dalla signora arrogante e arricchita, quella che la guarda dall’alto in basso con fastidio, non chiede con cortesia ma ordina con fare sprezzante. I presidenti del consiglio devono andare col cappello in mano e gli occhi bassi dalla Merkel, da Obama, per metterli a parte delle decisioni che intendono prendere per l’Italia. E se non vanno bene ai veri capi di stato e dei governi dei paesi dove non si salvano i criminali dalla galera, non se ne fa nulla. Tutto questo per aver consentito ad un delinquente di sfasciare un paese fin dalle sue fondamenta.  Cosa che, se non lo avessero lasciato fare, non sarebbe mai potuta accadere.  Una democrazia compiuta ha mezzi e strumenti per contrastare le anomalie, per rimettere ordine dove c’è caos. Un caos peraltro generato proprio dalla politica che invece di aggiustare ha legittimato silvio berlusconi  autorizzandolo a delinquere.  Per la sentenza di primo grado del processo Ruby berlusconi è uno abituato a delinquere, ieri invece ci hanno fatto sapere che è meritevole di un beneficio di legge che invece non gli spetta per legge. berlusconi non ha mai manifestato nessuna intenzione di ravvedersi, condizione indispensabile per i servizi sociali, fino all’altro ieri era a minacciare i giudici e ancora oggi vaneggia di un’innocenza che non gli appartiene né gli è mai appartenuta. Dunque ci facessero almeno la cortesia di non chiamarla “condanna”. Le condanne sono altre, sono vent’anni di arresti domiciliari da innocente sopportati da Aung San Suu Kyi alla cui figura eroica, quella di una persona che ha sacrificato la sua vita per la libertà degli altri, non ha corrotto una politica facilmente corruttibile, complice, per ottenere solo la sua, un vigliacco cialtrone parassita indegno che solo nel paese dove per salvare un criminale si condannano all’ingiustizia di stato sessanta milioni di persone poteva essere chiamato “onorevole”,  ieri ha paragonato berlusconi.

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BERLUSCONI E’ SOCIALMENTE UTILE
Procura dice sì all’affidamento in prova

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VOGLIONO ARRESTARE DELL’UTRI
Ma l’ex senatore è latitante in Libano

Eccolo qua l’onore della mafia. Quello che scappa.
Dell’Utri è stato il maitre à penser di berlusconi, quello che lo ha istruito e avviato alla carriera politica.
Il fondatore di forza Italia.

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Il rieducando rieducatore
Marco Travaglio, 11 aprile

Dunque, addì 11 aprile 2014, siamo ancora qui a domandarci che ne sarà del “detenuto Berlusconi Silvio”. In un altro paese la risposta sarebbe scontata: dove sta un detenuto se non in galera? Trattandosi poi di un delinquente abituale fin da quando aveva i calzoni corti, l’unica meraviglia nel vederlo entrare in carcere riguarderebbe la tardività dell’approdo: possibile che uno così sia rimasto a piede libero fino a 78 anni suonati? Da noi invece non si sa. Tripla fissa: 1 (carcere), 2 (domiciliari), X (servizi sociali). Più probabile la X, considerate l’età, l’influenza politica, l’esiguità della pena scampata all’indulto (1 anno su 4, che poi si riduce a 10 mesi e mezzo, grazie alla “liberazione anticipata” di 45 giorni a semestre) e il risarcimento del danno (10 milioni all’Agenzia delle Entrate). Resta il fatto che l’Italia è l’unico paese al mondo dove non è affatto detto che un pregiudicato in esecuzione pena finisca in galera, anzi è molto improbabile. Ma siccome non è escluso, lo Zelig di Arcore si produce nell’ultima formidabile metamorfosi: l’uomo che per 22 anni ha tuonato contro le toghe rosse comuniste, golpiste, eversive, antropologicamente estranee alla razza umana, come le Br e la banda della Uno Bianca, cancro della democrazia, sempre precisando che non ce l’aveva con tutti i magistrati in generale, ma con “alcuni” in particolare, cioè con quelli che si occupavano di lui, ora fa sapere che i suoi attacchi avevano motivazioni squisitamente politiche ed erano rivolti esclusivamente ai propri elettori per sollecitare la riforma della giustizia, ma mai e poi mai diretti alle persone di questo o quel magistrato, nutrendo lui sconfinata ammirazione per la categoria togata. Scherzava: ora non si può più nemmeno fare una battuta? Il fatto che, mentre i giudici di sorveglianza leggevano con gli occhi fuori dalle orbite la sua contrita memoria difensiva, lui comiziasse contro “la sinistra che, col suo braccio giudiziario, sta perpetrando il quinto colpo di Stato in vent’anni per impedirmi di fare campagna elettorale”, rientra nella simpatica esuberanza dell’uomo. Del resto è proprio lui a dire che, se proprio vogliono imporgli un programma riabilitativo senza limitarsi ad affidarlo all’assistente sociale, gradirebbe fare il “motivatore” di “disabili mentali e fisici”, fra i quali spera di incontrare qualche collega affetto da dissociazione e doppia o tripla personalità: il tutto in una struttura della Brianza che ancora non esiste. Come Bertoldo che, condannato all’impiccagione, ottenne di scegliersi l’albero e optò per una piantina di fragole. Comprensibilmente allarmati per le sorti dei disabili, cui non si vede perché infliggere pure le visite del molesto attaccabottoni ansioso di rieducarli, gli addetti all’Ufficio esecuzioni preferiscono invece che accudisca anziani non autosufficienti. Il fatto che l’Ufficio sia diretto dalla signora Panarello, che di nome fa Severina quasi come la Severino, la legge che l’ha dichiarato ineleggibile e decaduto, aggiunge un tocco di humour involontario alla triste storia. Triste non per B., si capisce, ma per i malcapitati anziani e/o disabili che dovranno sciropparselo per 10 mesi e passa e, diversamente da lui, non han fatto nulla di male per meritarsi una simile pena accessoria. Lui però, informa Repubblica, si lagna: “Se c’è una cosa che lo deprime è la vista e il contatto con persone in difficoltà”. E che dovrebbero dire allora le olgettine, che per 2-3 mila euro al mese accudivano il suo “culo flaccido” (Minetti dixit) e tutto il resto? Mica si sono depresse. Sopportavano stoicamente, come Dudù e Francesca. In ogni caso potrebbe organizzare gare di burlesque e cene eleganti con le vecchine di Villa Arzilla, per tirarsi su. L’importante è che rispetti le prescrizioni: rincasare entro le 23, non uscire prima delle 6, non lasciare la Lombardia senza permesso e soprattutto “non frequentare pregiudicati”. Il che gli terrà lontani per 10 mesi e mezzo i tre quarti di Forza Italia. E gli imporrà di eliminare o coprire tutti gli specchi di casa. Che sarà mai: nel mondo ci sono frodatori fiscali che stanno peggio di lui.

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  1. come siamo scivolati in basso!
    E tuttociò nonostante avessimo la più bella costituzione al mondo ed un bicameralismo perfetto, con un senato assennato.

    Rispondi

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