…e povero [soprattutto] il cavallo

Sottotitolo: abbiamo tolto all’ex cav. e già preg. cond. [da mo’] la scorta di stato oppure fuori dalle sue dimore continuano a stazionare polizia e carabinieri pagati dai cittadini che non rubano allo stato? Perché siccome  berlusconi si era fatto fare un’altra leggina ad sua personam  che prevede la scorta a vita per gli ex presidenti del consiglio volevo sapere se è valida e applicabile anche per quelli che nel frattempo sono stati condannati alla galera.

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berlusconi si autosospende dalla federazione dei Cavalieri del lavoro.
Gli sta bene, presi per il culo fino all’ultimo per non averlo cacciato quando era ora. 

Anzi, avrebbero dovuto fare meglio e autosospendersi tutti per dare uno schiaffo morale al pregiudicato berlusconi.
Sette mesi non sono bastati nemmeno per avviare la procedura di revoca, le solite vergogne napolitane.

Che vuol dire “autosospensione” poi, che pensa di riprendersi il titolo a sua discrezione?

Napolitano ha perso un’ottima occasione, l’ennesima, per smentire chi da mesi e mesi si domanda da che parte stia il presidente. Napolitano va ringraziato sempre perché in virtù della sua ragion di stato i cittadini italiani sono stati e sono continuamente umiliati, mortificati. In questo paese, lo ripeto, la separazione delle carriere più importante da fare è quella fra cittadini onesti e quelli che non lo sono. 

Solo un personaggio peggiore di berlusconi può descriverlo come un “grande uomo di stato che ha dato lustro all’Italia” come ha fatto brunetta, un altro miracolato per il solo fatto di essere italiano. Perché la storia politica e la vita personale di berlusconi descrivono invece un individuo ridicolo, meschino, privo del benché minimo senso della civile convivenza, bugiardo oltre il parossismo, disonesto per natura, uno che per tenerlo lontano dalle istituzioni bastava guardarlo in faccia, farsi due domande già comprensive di risposte, non serviva nemmeno una legge – ignorata – per tenerlo più lontano possibile dalla politica. Al suo proporsi come “soluzione” della politica devastata dal solito male endemico e incurabile: le ladrate e la corruzione, la connivenza mafiosa che con berlusconi è arrivato alla fase acuta, incurabile, terminale bastava rispondere così come si fa con gli arroganti, i prepotenti. Invece le nostre belle istituzioni responsabili e con un alto senso dello stato non hanno avuto il coraggio di farlo o, per meglio dire non lo hanno voluto o potuto fare.

“Proviamolo, lasciamolo lavorare”, questo lo slogan utilizzato per berlusconi prima e con Renzi adesso che fra l’altro, a differenza di berlusconi non è stato scelto da nessuno, come se poi fosse facile cacciare il dipendente che si dimostra inadeguato, come se fosse sufficiente poi dargli gli otto giorni per rimandarlo a casa. 
Venti anni di mussolini più venti di berlusconi fanno quaranta, e se il trend è questo, poveri noi.

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LO CHIAMAVANO CAVALIERE (Fabrizio D’Esposito)

PRIMA DI ESSERE CACCIATO, L’INTERDETTO BERLUSCONI SI AUTOSOSPENDE DAL CLUB DEGLI IMPRENDITORI ILLUSTRI. ORA NON GLI RESTA CHE IL NOME NEL SIMBOLO DI FI.

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 “La legge 194 dell’86 sull’ordine cavalleresco indica, all’articolo 3, i requisiti per ottenere la decorazione: aver ottenuto una specchiata condotta civile e sociale; aver operato nel settore per il quale la decorazione è proposta in via continuativa e per almeno vent’anni con autonoma responsabilità; aver adempiuto agli obblighi tributari ed aver soddisfatto ogni obbligo previdenziale e assistenziale a favore dei lavoratori; non aver svolto né in italia, né all’estero attività economiche e commerciali lesive dell’economia nazionale.”

E ancora: “Dall’articolo 13 della legge 15 maggio 1986, n. 194

1. Incorre nella perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno.

2. La proposta di revoca della onorificenza è comunicata 
all’interessato affinché, entro il termine di decadenza di giorni 
trenta, presenti per iscritto le difese da sottoporre alla valutazione 
del consiglio dell’Ordine, che esprime il proprio parere nei successivi 
sessanta giorni.

3. Sono vincolanti per il Ministro dell’industria, del commercio e 
dell’artigianato le richieste di revoca indirizzategli dai soggetti di 
cui all’articolo 5, comma 1, della presente legge.

4. Previo parere del consiglio dell’Ordine e su proposta motivata del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, la revoca è 
disposta con decreto del Presidente della Repubblica”.

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 Bisogna fare sempre la solita precisazione: a Tanzi l’onorificenza fu tolta prima della condanna definitiva. Questo particolare non lo riporta mai nessuno. E fa eccome la differenza, alla luce dei fatti odierni. La procedura di revoca doveva partire dalla prefettura di Milano nei cui uffici siede un signore, il prefetto, appunto, che circa un paio d’anni fa aveva dato il permesso per un raduno nazi in uno spazio privato non rilevando nessun rischio per la sicurezza pubblica. Se tanto mi dà tanto, e me lo dà, è facile immaginare, indovinare il perché quel titolo di merito a berlusconi non l’avrebbe proprio tolto nessuno: nemmeno Napolitano. Io non voglio nemmeno parlare dei 37 anni complessivi della nomina, me ne bastano quindici, diciotto, dov’erano queste gentildonne e galantuomini definiti “probiviri” mentre berlusconi veniva indagato, inquisito, processato, prescritto e condannato? Dov’erano quando la sua ex moglie mandava lettere disperate ai giornali lamentandosi dell’uomo malato e del ciarpame senza pudore?  Il 20 febbraio dell’anno scorso avevo aperto una pagina su facebook per chiedere a Napolitano di revocare l’onorificenza di cavaliere a berlusconi: in tutto questo tempo Napolitano ha fatto in tempo ad essere nominato capo dello stato per la seconda volta, a formare altri due governi di larghe intese, le sue, ad accogliere berlusconi al Quirinale nella sua condizione di pregiudicato ma proprio non gli è venuto in mente, non ha trovato il tempo per fare un gesto riconoscente verso gli italiani che non corrompono, non frodano lo stato e non organizzano orge eleganti con le ragazzine  a casa loro.

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– 20 febbraio 2013 –  

Presidente Napolitano, nei presupposti che fanno sì che una persona venga nominata Cavaliere della Repubblica Italiana è contemplato che un nominato cavaliere [del lavoro] possa avere comportamenti pubblici osceni, dire in pubblico cose oscene, offendere le donne in modo osceno, avere pendenze giudiziarie serie, gravi, che per un normale cittadino avrebbero già significato condanne penali e la messa ai margini della società civile?
Presidente Napolitano, da diciotto anni berlusconi contribuisce in solido al discredito e al disdoro del nostro paese nel mondo, si sarà potuto rendere conto coi suoi occhi e da tempo qual è il livello del giudizio che hanno all’estero dell’Italia e degli italiani, dello sbigottimento internazionale che scatta ad ogni performance volgare di un signore che da diciotto anni occupa un posto che, per legge e non per le opinioni di qualcuno, nemmeno gli sarebbe spettato.
Presidente Napolitano, a Calisto Tanzi, colpevole di un reato che ha danneggiato gravemente la collettività, la nomina di cavaliere è stata revocata per indegnità, perché nessuno che abbia compiuto reati è degno di vedere accostato il suo nome alla Repubblica Italiana e quindi in qualche modo rappresentarla.
Presidente Napolitano, ci sono tanti modi per disonorare un paese, non è necessario commettere reati gravi – sebbene nel caso di specie ci sarebbe l’imbarazzo della scelta di quello che c’era ed è stato “aggiustato” per mezzo di leggi apposite e di quello che per fortuna ancora c’è e speriamo che sia la soluzione al problema – dovrebbe bastare aver dimostrato, come silvio berlusconi ha fatto e fa, di non avere nessuna considerazione per questo paese e per la gente che ci vive.
Presidente Napolitano, silvio berlusconi, così come Calisto Tanzi non è degno di rappresentare nessuno se non se stesso, l’orrenda persona senza valori, senza principi morali, senza onestà che è, non pensa dunque che aver fatto un bel gesto civile come quello di revocargli la nomina di cavaliere del lavoro sarebbe stato utile, avrebbe aiutato molta gente a capire meglio la natura del personaggio? non pensa che questo gesto avrebbe riabilitato anche lei agli occhi di tanta gente che ha perso la fiducia per chi avrebbe dovuto tutelare la gente onesta e non, invece, quella politica e tutti coloro che hanno contribuito al disfacimento economico, etico e morale di questo paese? 
Presidente Napolitano, in questo ultimo periodo lei ha trovato il tempo per tante cose, molte non necessarie come ad esempio graziare un diffamatore seriale, recidivo, prima di lasciare il posto al prossimo inquilino potrebbe fare un gesto che passerebbe alla storia, quella bella, di questo paese, un bel regalo agli italiani onesti, togliere quella nomina che, accostata al nome di silvio berlusconi diventa solo pateticamente ridicola e l’unico effetto che produce è ricordarci ogni giorno che viviamo in un paese patetico e ridicolo.

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A BRACCETTO COL DEGRADATO – Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano, 20 marzo

Il cavaliere che non è più cavaliere è come un generale degradato sul campo con sommo disonore. Nelle antiche cerimonie militari venivano tolti al condannato le spalline, i bottoni, i simboli di grado e i distintivi. Le medaglie venivano piegate e buttate per terra insieme al copricapo. E al termine gli veniva tolta la giubba e spaccata la sciabola. Ora, immaginiamo che dopo questa cerimonia umiliante l’ex generale riprenda come se niente fosse la guida del suo esercito tra acclamazioni e squilli di fanfara. E che inopinatamente il comandante nemico gli si faccia incontro con intenzioni tutt’altro che bellicose. E che anzi dopo averlo omaggiato si riunisca con lui sotto una tenda per concordare ambiziose strategie e unire le rispettive truppe in un fronte comune con le artiglierie e tutto il resto. Una scena grottesca, paradossale degna di un film di Woody Allen, ma che in Italia è pura realtà quotidiana. Non occorreva disarcionare Berlusconi per rendersi conto della sua condizione di pregiudicato per reati fiscali infamanti. E ci voleva la comicità involontaria della Federazione dei Cavalieri del lavoro per annunciare la conclusione dell’“iter previsto” dopo otto mesi dalla sentenza della Cassazione, neanche avessero dovuto sgravare un pargolo. E non parliamo dell’“autosospensione”, come se il cavaliere fosse divenuto ex per sua gentile concessione e non per evidente indegnità. Ma per il generale Renzi tutto va per il meglio e se anche al suo ex nemico hanno strappato le mostrine e spezzato la spada fa niente, vorrà dire che per consolarlo gli regalerà la maglia di Cuadrado. Ma il turbopremier si difende dicendo che deve comunque fare i conti con un signore che, degradato o meno, continua a essere votato da milioni di cittadini. E se, al contrario, a riabilitare il reo e a restituirgli l’onore che non merita fosse proprio l’eterno cinismo italiota furbesco, accomodante incapace di dire: io con quello non ci parlo. Che poi sarebbe l’unico modo per costringere il disarcionato a raccogliere la giubba infangata e a tornarsene a casa per sempre.

Il cavaliere [quasi ex] e gli stallieri

berlusconi è stato nominato cavaliere grazie all’impero costruito con quei soldi di cui non ha mai voluto rivelare la provenienza e dei quali si parla molto nel famoso libro L’odore dei soldi, che costò la cacciata di Daniele Luttazzi dalla Rai per aver osato ospitare Marco Travaglio che è uno degli autori. Travaglio e Luttazzi querelati da berlusconi hanno poi vinto quella causa; i giudici hanno rilevato che nel libro si esercita il normale diritto di cronaca, ed evidentemente quello che c’è scritto non corrisponde al falso altrimenti non avrebbero vinto la causa.

Nel giorno che berlusconi rischia di vedersi togliere un appellativo inutile, basta guardare l’elenco dei cavalieri del lavoro per scoprire il perché, va ricordato che a Tanzi il titolo fu revocato prima della sentenza di condanna definitiva. Mentre il trattamento riservato a berlusconi è stato come al solito “ad personam”, la sua.

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Europee, partita chiusa per B.

La Cassazione conferma i due anni di interdizione dai pubblici uffici. La difesa del Cavaliere (che sta per perdere il titolo), ha chiesto invano il rinvio alla Corte di Strasburgo. 10 aprile, invece, il tribunale di Milano deciderà se la condanna a quattro anni  sarà da scontare ai domiciliari, o ai servizi socialidi Susanna Turco

INTERDETTO DUE ANNI LA CASSAZIONE CHIUDE CON MEDIASET (Antonella Mascali)

SILVIO BERLUSCONI, GIÀ DECADUTO DAL SENATO, NON POTRÀ NEMMENO VOTARE ALLE EUROPEE. SI COMPLETA COSÌ LA SENTENZA DI UN PROCESSO DURATO 13 ANNI.

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La Rai deve smetterla con l’agguato mediatico e sistematico. Floris è furbo ma non abbastanza. Il giorno della sentenza che conferma l’interdizione a berlusconi lui chi invita? Mara Carfagna che, lo sapevano anche i bambini, si è esibita nella solita sequela di insulti ai giudici, ci ha ricordato che in questo paese vive una sostanziosa parte di gentaglia a cui non fa né caldo né freddo l’idea di votare un partito di proprietà di un delinquente, ha ripetuto tutto il solito repertorio col quale i berlusclowns allietano ogni trasmissione televisiva, cosa che i conduttori dei talk show trovano utile perché gli aumenta l’audience ma a quell’altra parte sostanziosa di gente che non vota il partito di un delinquente ha sinceramente rotto i coglioni. 

La giustizia va riformata, ma non nella direzione che interessa ai lor signori e signoresse; e va riformato anche quel castello di inutili orpelli che impedisce di liberarsi di un delinquente quando fa anche il politico, specialmente se fa il politico proprio per non essere trattato da delinquente qual è. Tredici anni sono troppi, ed è troppo dover subire anche l’onta di sentirsi dire che sì, va bene, però berlusconi rappresenta una parte degli italiani e allora ha fatto bene Renzi a cercare la “perfetta sintonia” con un delinquente da galera: questi sono ragionamenti che disorientano e che promuovono quella politica corrotta che ha fatto la fortuna di silvio berlusconi. 

Perché lui ci ha messo il classico carico da 11 ma lo ha fatto perché sapeva di trovare nel parlamento un ambiente niente affatto ostile rispetto alla delinquenza, ed ecco perché ha cercato nella politica l’approdo sicuro che gli ha consentito di arrivare fino ad oggi da persona praticamente libera. 
Quello che va detto, ripetuto e ribadito fino alla nausea è che berlusconi in un paese appena un po’ civile, appena un po’ normale sarebbe in galera da vent’anni, e che nessuno, NESSUNO lo avrebbe considerato un interlocutore politico con cui fare le leggi e parlare di riforme. 

Quello che andrebbe detto, ripetuto e ribadito a quella parte di italiani imbecilli e delinquenti quanto lui è che se hanno scelto di seguire berlusconi anche, nonostante e malgrado sia proprio berlusconi sono cazzi loro, non di tutti gli italiani.

Quello che andrebbe ripetuto, ribadito è che la vera ferita nella democrazia sono state la politica e le istituzioni che hanno consegnato il paese ad un impostore pensando che un imprenditore già in odore di disonestà, un fallito in bancarotta, uno che si teneva il mafioso in casa, potesse essere la risposta al disastro post tangentopoli,  che in tutti questi anni anziché cercare di rimediare, di impedire che questo paese diventasse lo zimbello del mondo grazie a berlusconi gli hanno reso la vita facile, non solo quella politica ma la sua di persona avvezza a delinquere che ha usato lo stato e la politica per poter delinquere meglio e di più, producendo dei danni ormai irreversibili. La vera ferita nella democrazia è quell’informazione, la gran parte dell’informazione, che ha scelto di servire silvio berlusconi, si è messa a disposizione del padrone, è non aver regolato il conflitto di interessi – del quale non parla nemmeno il rottam’attore –  che sarebbe stata la sola e unica risposta utile al salvataggio di un paese infestato dal monopolio maligno di silvio berlusconi in forza del quale berlusconi ha potuto ottenere e mantenere il suo consenso, ecco perché questo paese non guarirà mai più dal cancro berlusconi le cui metastasi si sono irrimediabilmente incistate nel quotidiano di tutti gli italiani.

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BERLUSCONI TEME LA VALANGA: “MI VOGLIONO CACCIARE PURE DAL PPE”  – Carmelo Lopapa – La Repubblica

Il buio su Arcore è sceso da un pezzo, quando l’attesa lunga un giorno si conclude nel peggiore dei modo. Poco prima delle 22 Ghedini comunica a Silvio Berlusconi che anche le ultime speranze sono tramontate, l’interdizione è confermata, ora il leader è davvero fuori dai giochi, game over. Non si attendeva nulla di diverso. «Sentenza annunciata — attacca lui commentando coi suoi — rientra nel piano dei giudici per farmi fuori, che si completerà il 10 aprile quando proveranno a rinchiudermi, a tapparmi la bocca, ma non mi fermeranno così».

Tutto, però, ora si complica. Già la giornata era trascorsa a discutere tra le mura di casa su come venire a capo in vista delle Europee. Perché nel quartier generale forzista a nessuno è sfuggito che la bocciatura dell’ipotesi di una candidatura del leader sia stata recapitata da Bruxelles da quella Viviane Reding che, oltre a essere commissario europeo alla giustizia, è un esponente di spicco del Ppe. Il messaggio lanciato dalla grande famiglia popolare europea alla quale Forza Italia aderisce è chiaro: una forzatura sulla candidatura del capo, condannato e interdetto, non verrebbe accettata dai moderati europei e, se portata alle estreme conseguenze, potrebbe condurre all’espulsione. Ipotesi estrema che per ora nessuno conferma, comunque divenuta più concreta in queste ore. Ecco perché la prova di forza alla quale Berlusconi a giorni alterni si dice pronto, inizia a scemare.

Nessuno crede realmente nella scialuppa di salvataggio della Corte di Strasburgo. «Speriamo che i ricorsi presentati ci diano l’opportunità di candidarlo» dice ora un cauto Giovanni Toti a Ottoemezzo. «Nessuno ci impedirà di considerare in campo il nostro leader, nessuno pensi di non fargli fare la campagna elettorale» insiste, ma il riferimento alla candidatura diventa ormai subordinato a incognite irrealizzabili.

Ecco perché dallo scorso fine settimana il patriarca ha tenuto a rapporto, in separata sede, i figli di prime e seconde nozze. Agli uni e agli altri ha spiegato come «non possiamo permetterci di rinunciare al nome Berlusconi nella lista di Forza Italia alle Europee, rischiamo di perdere milioni di voti». E per farlo, nell’impraticabilità di una sua candidatura diretta, resta solo la via straordinaria del coinvolgimento di una delle figlie. E Barbara, lo ha confermato l’ultima volta domenica, a differenza della sorella Marina è «disponibile a compiere il sacrificio».

Ma i giochi sono tutt’altro che fatti. Il patriarca intanto non è sicuro al cento per cento. Sta valutando tutte le conseguenze di una mossa così azzardata e non sono pochi in Forza Italia a invitarlo alla prudenza. I maggiori ostacoli sul sentiero già impervio, tuttavia, Berlusconi li sta incontrando proprio in famiglia. A parte Fedele Confalonieri coi suoi dubbi, c’è la netta contrarietà di Marina, stavolta, a dare filo da torcere sull’opzione Barbara. E c’è più che il comprensibile scetticismo legato al coinvolgimento diretto della famiglia.

Chi frequenta Villa San Martino legge, dietro l’ostilità, la paura che l’elezione a suon di milioni di voti della sorella — sarebbe capolista in tutte le circoscrizioni — proietti la giovane e intraprendente ad del Milan nella costellazione politica. Facendone a tutti gli effetti l’erede alla guida di Forza Italia e perfino del centrodestra. Un salto mortale che non convince tutti ma che per il Cavaliere è quasi obbligato, se non si vuole disperdere il patrimonio di voti rischiando un flop il 25 maggio, quando lui sarà vincolato dai servizi sociali.

Oggi rientrerà a Roma, per affrontare a Palazzo Grazioli un’altra grana legata alle Europee. Riunisce la commissione competente per dirimere il nodo dell’eventuale candidatura di deputati e senatori. Raffaele Fitto (che tace da settimane) scalda i motori, Brunetta vorrebbe, Giulio Tremonti in odore di «ritorno» avrebbe ricevuto l’offerta. Berlusconi sarebbe orientato a escludere la corsa dei parlamentari per evitare conte interne e il probabile exploit di Fitto. Ma un veto suonerebbe come un’esclusione ad personam, lo hanno avvertito.

Con questa mia addirvi…

Sottotitolo: invece di chiederci e chiedersi cosa farà la giunta e se cadrà o no questo bel governo delle larghe intese napoletane bisognerebbe domandare e domandarsi in quale altro paese sarebbe stato possibile tutto questo. 
In quei paesi dove ministri e presidenti si dimettono per sciocchezze, anche senza una responsabilità penale e non vanno a disturbare autorità terze che solitamente si occupano di cose ben più importanti di un pregiudicato condannato che “non ce vole sta’”.
Nel paese del garantismo tout court, dove ad un abusivo impostore e delinquente già da prima della sua “discesa in campo”, uno che si teneva il boss mafioso dentro casa non avrebbe dovuto ispirare la fiducia di nessuno, nemmeno di d’alema, è stato permesso il tutto e l’oltre ci si chiede, ancora, se è il caso o meno che si tolga di torno dopo aver derubato lo stato e dunque tutti noi.

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Condanna Mediaset Silvio Berlusconi resta Cavaliere. Per ora

Il Cavaliere resta Cavaliere. Nel senso che nonostante la condanna definitiva per frode fiscale, il dottor Silvio Berlusconi conserva il titolo onorifico che gli fu attribuito nel lontano 1977, che lui esibisce con orgoglio e che è stato assunto dai giornali come una specie di alias, un secondo nome con annessa qualifica di probità e operosità meneghina. Chi avrebbe il potere di avviare le pratiche perché l’onorificenza gli venga tolta se ne guarda bene dal farlo. Non ci pensano i ministri competenti, comprensibilmente bloccati, dal loro punto di vista, dall’idea che qualsiasi soffio possa stendere il governo. Ma non ci pensa neanche il prefetto di Milano a cui pure la legge concede una facoltà di iniziativa.

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Il prefetto di Milano è quello che ha dato l’autorizzazione per la manifestazione nazista di qualche mese fa; che disse che la parata degl’imbecilli con la nostalgia del führer non era un problema di ordine pubblico. Tutto torna, sì. Premesso che è un’onorificenza che non vale niente ma a Tanzi fu tolta PRIMA del terzo grado di giudizio.
Lui come al solito ha la deroga concessa da quelli che lo votano?

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Re Silvio contro la Repubblica italiana

Diceva di lui Enzo Biagi: “se avesse le tette farebbe anche l’annunciatrice”, mentre Montanelli usava dire che è uno che “ai funerali vuole essere il morto e ai matrimoni la sposa”. Ma sono sicura che nessuno dei due giganti del Giornalismo avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe voluto anche fare il giudice: di se stesso, decidere da se medesimo quale destino gli spetta in qualità di cittadino che ha commesso reati pesantissimi e dei quali deve rispondere alla legge e al popolo italiano.

Un accentratore, un narcisista, uno dall’ego spropositato insomma, che non troverebbe residenza in nessuna comitiva, comunità di persone equilibrate e che non pensano che debba esistere una categoria di persone con più diritti di altri, fra cui quello di andare a disturbare un’autorità terza nel merito di una sentenza passata in giudicato e che qualsiasi  altro cittadino avrebbe dovuto, non importa se anche voluto, incassare.

 

Se non ho capito male [e se sbaglio qualcuno mi corigerà, come diceva la buonanima affacciata alla sacra finestra], berlusconi è andato a dire a Strasburgo che è vero che ha commesso quei reati ma che non poteva sospettare che gli avrebbero causato problemi a livello politico. Ovvero che, al contrario di quanto affermato dal giudice Esposito lui “poteva non sapere” che fare il presdelcons e derubare lo stato mentre si intrattengono rapporti amichevoli con la mafia, ci si fa ricattare da donnine allegre, che lo chiamano amorevolmente “culo flaccido” e molto altro di ciò che attiene al suo ruolo di tRombeurs de femme a pagamento,  sono attività che non s’incrociano.

Ovvero che quella legge Severino voluta anche dal pdl, scandalosa e che in nessun paese normale sarebbe mai stata pensata da nessuno in quanto nei paesi normali la distinzione fra delinquenti e statisti è netta e chiara anche senza una legge che lo stabilisca, gli ha creato problemi perché gl’impedisce di poter continuare a far parte del parlamento e di poter delinquere come prima e come sempre.
E a noi, che altro non possiamo fare, che siamo disarmati di fronte al ricatto e alle minacce di un pregiudicato condannato perché delinquente  resta solo da immaginare le risate di chi dovrà occuparsi di questa faccenducola, di questa bega da cortile…che paese l’Italia, pietà, misericordia, qualcuno c’invada, prima che sia tardi.