Stato di abbandono

“Il governo non ha alcun dubbio sulla qualità e la competenza di De Gennaro, a cui confermiamo fiducia”.
Così Matteo Renzi ieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi. 

E anche se li avesse li terrebbe per sé: a capo di Finmeccanica un ex capo della polizia che non sapeva che facevano i suoi sottoposti e un imputato in un processo per strage. E’ tutta una catena di affetti che non si può interrompere.  

Renzi consegna la sua fiducia e quella di tutti gli italiani a De Gennaro senza che nessuno degli italiani l’abbia mai data a lui nell’unico modo possibile, ovvero con delle elezioni regolari e il mandato del popolo “sovrano”.
Se non fosse tragico sembrerebbe una barzelletta, molto più oscena di quelle che raccontava berlusconi che almeno non le spacciava per dichiarazioni ufficiali del governo.

Se Gianni De Gennaro è persona gradita a Matteo Renzi, alle istituzioni e alla politica tutti questi lor signori possono dimostrare la loro fiducia personale, la loro riconoscenza a De Gennaro nel modo che vogliono ma non offrirgli quelle di tutti gli italiani. Quando Matteo Renzi parla di fiducia da presidente del consiglio non si riferisce solo alla sua ma a quella di oltre sessanta milioni di cittadini fra i quali ce ne sono molti che non hanno nessun motivo di essere riconoscenti a Gianni De Gennaro né di avere fiducia in lui.
Anzi.

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Almeno tre pagine aperte su facebook in onore del killer di Milano; in una addirittura si chiede se Giardiello sia un eroe o un assassino con la famosa formula della domanda, quel punto interrogativo alla fine della frase che assolve dalla partigianeria, come dire “io lo chiedo, non dico che è vero”.

Proprio mentre scrivo questo post vedo passare l’ennesima idiozia diffusa da una delle tante pagine fascistoidi nel social che spaccia le sue stronzate per controinformazione e che si rivolge a chi dovrà giudicare il triplice omicida tenendo conto della crisi che ha mandato in rovina tanta gente. Come se fosse stata questa la causa.

Da ieri leggo ipotesi, tentativi di giustificare l’azione criminale di un folle che ha scaricato sugli altri, su gente che non c’entrava niente, non solo i proiettili di una pistola ma anche le sue responsabilità e quasi nulla sulle vittime, anzi si è molto criticato Gherardo Colombo che senza fare nessun parallelo si è permesso di dire che a furia di gettare discredito sui magistrati alla fine qualcuno che crede che i responsabili dello sfacelo italico siano loro si trova, concetto ripetuto ieri sera anche da Di Pietro a Servizio Pubblico quando ha detto che da troppo tempo ormai si cerca di rovesciare le colpe sui giudici e non sui ladri, sui corrotti, sui malfattori che si sono mangiati l’Italia, lo fa la politica, lo fanno i media, da troppo tempo si è ormai affermato il concetto di una giustizia che premia i potenti anche quando delinquono ignorando volutamente il fatto che a premiarli è la politica, non chi deve rispettare le leggi che fa la politica.
Vent’anni di berlusconi hanno prodotto un danno incalcolabile non solo in termini di reputazione collettiva di un paese ma specialmente culturale, ad esempio la semplificazione volgare di fatti gravi che vengono strumentalizzati pro domo qualcuno o qualcosa, il che sarebbe non meno disgustoso ma almeno comprensibile se chi lo fa ne traesse qualche vantaggio come è successo a berlusconi che sapeva benissimo perché doveva insultare i magistrati, che lo faccia la gente comune vittima non dei giudici ma dei truffatori seriali come Giardiello e berlusconi fa venire voglia di espatriare.
Quello che ha fatto Giardiello non era riuscito ai terroristi né ai mafiosi, una persona che entra con l’inganno in un palazzo delle istituzioni armato di una pistola per uccidere va condannata non solo dai giudici che dovranno processare quello che è un assassino: non una vittima né tanto meno un eroe ma da tutti quelli che non pensano che si possano risolvere delle questioni personali ammazzando gente a caso.

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Per avere un prestito in banca o chiedere un finanziamento bisogna meritarsi il titolo di “buoni pagatori”: verrebbe da chiedersi in che modo si possano riavviare molteplici attività dopo altrettanti fallimenti, chi è disposto a dare ancora fiducia e soldi a qualcuno che ha dimostrato ampiamente di non meritarsi l’una né gli altri per incapacità e disonestà manifeste.
Quella di ieri a Milano non è una tragedia della crisi, non si parla del povero imprenditore vessato da equitalia perché costretto ad evadere una parte di tasse per colpa della crisi che gli toglie il lavoro e non può pagare i dipendenti e l’affitto.
Giardiello è un habitué della truffa seriale, uno evidentemente avvezzo a comportarsi fuori delle regole, non una vittima del sistema, anzi le vittime le ha fatte lui non solo ammazzando quattro persone ma quando per  varie volte ha mandato gente in mezzo alla strada e senza un soldo per colpa dei suoi fallimenti.

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Le vignette di Mauro BianiQuando berlusconi attaccava i giudici un giorno sì e l’altro pure, li definiva un cancro, antropologicamente diversi dalla razza umana, quando diceva che i giudici sono matti perché se fossero stati sani avrebbero fatto un altro mestiere alfano era lì, al fianco di berlusconi.
Non risulta che si sia mai dissociato dalle parole del delinquente costituente, anzi è stato proprio alfano ad organizzare e a partecipare non ad una ma a due manifestazioni antigiudici: una a Brescia e l’altra proprio al tribunale di Milano teatro della strage di ieri.
Non si possono avere due facce come il culo contemporaneamente, eh Angelino?
La tragedia di ieri non nasce per caso, ma è una diretta conseguenza della progressiva delegittimazione della magistratura da parte della politica e delle istituzioni, della gran parte dei media,  della propaganda asfissiante contro la magistratura che ha affermato anche fra la gente comune l’idea che la colpa dei provvedimenti penali che possono riguardare chiunque, non solo il potente, sia della magistratura e non della politica che fa le leggi che la magistratura poi deve rispettare.
Se berlusconi non ha avuto i trecentocinquanta anni di galera che gli spettavano la responsabilità dei giudici è sempre relativa alle leggi di cui possono disporre, interpretandole poi per difetto come con berlusconi sulla spinta della pressione politica che in nessun altro paese democratico è capace di condizionare l’operato dei giudici come qui: in nessun altro paese sarebbe stato possibile il rovesciamento delle sentenze solo in certi processi come invece avviene puntualmente qui, o per eccesso quando leggiamo che al vecchietto che ruba la salsiccia gli fanno la multa milionaria.
Basterebbe non avere una legge che preveda il servizietto sociale ai giardinetti per un ladro di quella portata né una che sanzioni il poveraccio che ruba salsicce per fame con la multa milionaria.
Ma queste sono cose di cui si deve occupare la politica che invece in materia di giustizia è sempre lì ad occuparsi di se stessa, non i magistrati che diversamente dalla politica almeno ci provano a contrastare il crimine.

Una cosa è lo scetticismo popolare dovuto alla fragilità del nostro sistema democratico e un’altra far credere che la magistratura sia al servizio di chissà quale associazione segreta, che abbia chissà quali obiettivi sul filo dell’eversione e si diverta a correre dietro a ladri e corruttori con lo scopo di “sovvertire le scelte degli italiani” come invece hanno fatto e continuano a fare la politica e una buona parte dell’informazione ogni volta che i giudici devono confrontarsi con qualche indagato o imputato “eccellenti”.
E’ assolutamente insensata la campagna di discredito verso la magistratura che va avanti da quando berlusconi ha messo piede in parlamento e nella politica, perché troppa gente ha creduto davvero alla storiella della ‘guerra fra guardie e ladri’.
Nel paese normale non c’è nessuna guerra, c’è semplicemente la giusta dinamica fra la criminalità e chi la combatte.

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– Chi spera, chi spara –

Marco Travaglio, 10 aprile

Forse esagera Gherardo Colombo, sopraffatto dall’emozione per l’assassinio dell’ex collega e amico Ferdinando Ciampi, quando collega la sparatoria di ieri al Palazzo di Giustizia di Milano al “brutto clima” che si respira intorno alla magistratura. Ma il folle ragionamento che ha portato il killer Claudio Giardiello a incolpare per la sua bancarotta non se stesso, ma il giudice, il pm e il coimputato-testimone, e a scaricare su di loro il piombo della vendetta, non è inedito né isolato. Sono trent’anni che qualunque potente finisca alla sbarra per i propri delitti se la prende regolarmente con i magistrati che l’hanno scoperto, invece di guardarsi allo specchio e battersi il mea culpa sul petto. E siccome gli imputati eccellenti possiedono giornali e tv, o hanno amici che li possiedono, o avvocati in Parlamento, o magari vi siedono essi stessi, sono riusciti a dirottare l’attenzione dai crimini e da chi li commette verso i pm che li smascherano e i giudici che li processano.

Da dove nasce l’ossessione contro i magistrati, i pentiti, i testimoni e le intercettazioni, che ha prodotto una raffica di leggi per smantellare i più preziosi strumenti di indagine e di raccolta delle prove, se non dall’ansia di una classe dirigente ad altissimo tasso criminale di liberarsi del controllo di legalità per delinquere indisturbata? È la stessa radice “culturale” che ha appena prodotto la legge – unica al mondo – sulla responsabilità civile dei magistrati, che consente a qualunque imputato (nel penale) o denunciato (nel civile) di chiedere i danni allo Stato – senza filtri di ammissibilità – per qualsiasi decisione sgradita del suo giudice, nella speranza di costringerlo ad astenersi, cioè di sbarazzarsene al più presto e di trovarne un altro più morbido o più spaventato.

Il killer Claudio Giardiello non disponeva di questi strumenti per spaventare i suoi giudici. Non aveva un partito alle spalle, né avvocati famosi e/o parlamentari, né tv o giornali disposti a scatenare campagne mediatiche a suo favore. Non poteva contare su una maggioranza parlamentare pronta ad approvare mozioni sulla nipote di Mubarak. Né sguinzagliare 150 fra deputati e senatori per cingere d’assedio il Palazzo di Giustizia di Milano, come fecero gli eletti del Pdl l’11 marzo 2013, prima con un sit-in sulla scalinata e poi con l’ascesa in massa fino all’aula di Tribunale al quarto piano, dove si celebrava una delle ultime udienze del processo Ruby. Chissà se quell’indegna gazzarra è tornata in mente al cosiddetto ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il quale, due anni fa, guidava la falange berlusconiana all’assalto del tribunale milanese.

E ieri balbettava, alle prese con l’ennesima catastrofe della sicurezza nazionale nello stesso identico edificio. Il tutto, a due settimane dall’inaugurazione di Expo nella stessa identica città, Milano, che dovrebbe essere la più presidiata d’Italia, dopo le ricorrenti minacce dell’Isis in vista dell’evento.

Il fatto poi che a garantire la sicurezza (si fa per dire) del Palazzo di Giustizia di Milano – come di quasi tutti quelli del resto d’Italia – sia una ditta di vigilanza privata aggiunge un tocco di tragicommedia al tutto. Pochi lo sanno e molti l’hanno scoperto ieri: ma da anni non sono più i carabinieri e le altre forze dell’ordine a presidiare i tribunali. Sono imprese di guardie giurate a cui lo Stato (si fa per dire) ha deciso di appaltare il servizio di sorveglianza dopo averlo “esternalizzato”. Esattamente come ha fatto con il servizio delle intercettazioni, affidato a ditte private, da cui lo Stato affitta ogni anno le apparecchiature con costi esorbitanti (senza contare quelli che impongono le compagnie telefoniche allo Stato concessore incapace di imporre loro il servizio gratuito). Salvo poi scoprire, per esempio, che il manager della milanese Research Control System, appaltatrice delle intercettazioni delle Procure di Milano e di Palermo, aveva rubato la bobina di un colloquio segretato tra Fassino e Consorte e l’aveva donata a Berlusconi per il Natale del 2005, e soprattutto per la campagna elettorale del Giornale del 2006. La stessa fu poi incaricata di distruggere le intercettazioni Mancino-Napolitano sulla trattativa Stato-mafia il 22 aprile 2013, dopo la sentenza della Consulta. Con quali garanzie di segretezza, meglio non pensarci.

È la privatizzazione strisciante della giustizia e dell’intero Stato, che accomuna i governi degli ultimi anni, di destra e di sinistra, politici e tecnici, all’insegna – tutta da verificare – del risparmio e dell’efficienza. Chi ha mai condotto una seria analisi del rapporto costi-benefici dell’esternalizzazione del servizio di intercettazioni e, soprattutto, di vigilanza nei tribunali? Davvero ingaggiare dieci o venti contractor costa meno che piazzare agli ingressi altrettanti carabinieri o poliziotti? E come vengono scelte le imprese appaltatrici dai Comuni e dal Viminale? E queste con quali criteri assumono il personale? Siamo sicuri che, a vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità di magistrati, avvocati, testimoni, imputati, parti civili, collaboratori di giustizia, uomini delle scorte e personale ausiliario, non ci sia qualche mafioso o qualche amico degli amici? O, più semplicemente, qualche travet con la divisa e il pistolone che ama giocare alla guerra ma, al primo cenno di pericolo, corre a nascondersi al cesso o sotto un tavolo per portare a casa la pelle? Per queste ragioni, alcuni anni fa, i pm di Palermo si ribellarono alla proposta di privatizzare la sicurezza del loro Palazzo di giustizia, che infatti è uno dei pochissimi ancora presidiati dall’Arma. Di questo si dovrebbe discutere al Csm, in Parlamento e in Consiglio dei ministri, ora che si chiude il pollaio quando la volpe è entrata. E con la massima naturalezza è riuscita là dove avevano fallito persino i terroristi e i mafiosi: fare strage in un’aula di tribunale.

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Il paese dei furbi e dei delinquenti [la casta è viva, e lotta insieme a lui]

“Servizi sociali e pochi obblighi per Berlusconi” (Davide Vecchi)

Jeffrey Skilling, ex amministratore di Enron, il colosso americano dell’energia, fu  giudicato colpevole dello stesso reato addebitato a berlusconi, e per questo condannato a ventiquattro anni di carcere che sta scontando: uscirà solo nel 2020. Con Bernard Madoff la giustizia americana è stata più clemente: gli anni di galera inflitti al frodatore fiscale sono stati 150. Il fatto che il reato di berlusconi non abbia provocato nessun crack nell’economia nazionale come invece è accaduto col disastro Parmalat di Tanzi che però in galera c’è andato e anche restato, non toglie nulla alla gravità del reato di berlusconi, commesso da presidente del consiglio, e non toglie nulla nemmeno allo scandalo di una sentenza che, de facto, è stata resa nulla. berlusconi, quale che sia il provvedimento che verrà adottato: servizi sociali o domiciliari, non pagherà per il reato commesso, potrà continuare a fare campagna elettorale, incontrare gente, registrare videomessaggi ed ha  potuto perfino far inserire il suo nome nel simbolo elettorale col quale Forza Italia si è presentata alle elezioni europee. Non so, ad occhio non pare un trattamento che rispetta quell’articolo 3 che vuole i cittadini tutti uguali davanti alla legge. E non lo è perché in questo paese è stata istituzionalizzata la teoria criminale che il consenso popolare sia il lasciapassare per l’impunità, mentre dovrebbe essere l’esatto contrario, proprio perché berlusconi è riuscito ad estorcere coi suoi mezzi la fiducia della gente dovrebbe avere un aumento di pena, non avere praticamente cancellata la condanna.

Una sentenza di condanna a quattro anni per frode fiscale [che non è uguale all’elusione e nemmeno all’evasione ma è molto più grave]. Di quei quattro anni tre vengono condonati dallo stato perché in Italia vige, notoriamente, una dittatura della Magistratura. Altri 75 giorni vengono scontati dal restante anno e non si capisce perché. 
Una sentenza emessa il 1 agosto del 2013, ovvero, otto mesi e una settimana fa durante i quali il condannato berlusconi non è rimasto in silenzio a riflettere sulla sua “delinquentitudine”, no, è potuto andare ramengo su e giù per l’Italia a lamentarsi del paese cattivo e ingrato che si è dimenticato di quanto bene abbia fatto lui all’Italia, dei giudici malmostosi che hanno condannato questo papi della patria di cui il paese non può fare a meno. Ha gridato al colpo di stato, anzi, a ben quattro colpi di stato: i famosi “golp”, roba che se un dipendente manda a quel paese il suo datore di lavoro può ritrovarsi senza lavoro in ventiquattr’ore. E in tutto questo frattempo la nostra bella informazione non ha parlato di altro che del modo in cui berlusconi dovrà scontare la sua “pena” facendo credere all’opinione pubblica che lo sia davvero, invece della enorme presa in giro che è stata questa condanna. Un processo lungo tredici anni che è potuto arrivare a conclusione grazie ad una manciata di giudici che non hanno mollato, non si sono arresi davanti alle leggine su misura confezionate dagli avvocati di berlusconi ma che gli sono state regalate dal parlamento tutto intero e da un presidente della repubblica affetto da manie compulsive da firma. E nonostante tutto questo berlusconi non ha mai manifestato il benché minimo pentimento né tanto meno ha accettato la sentenza come invece sono obbligati a fare tutti i cittadini che abbiano commesso dei reati anche infinitamente meno gravi del suo. Ha parlato dei servizi sociali come di un provvedimento ridicolo perché lui non deve essere recuperato in quanto “non ha nulla di cui doversi vergognare”. 
Ed, effettivamente, i servizi sociali diventano ridicoli se applicati a berlusconi, perché per accedere a qualsiasi beneficio di legge il condannato deve dimostrare di accettare la sua pena e la relativa rieducazione [“la condanna del reo può essere espiata ai servizi sociali a patto che il condannato, dopo la commissione del reato abbia osservato un comportamento tale da far ritenere di per sé che l’affidamento in prova contribuisca alla rieducazione del reo e alla prevenzione dei reati“]. 
Cosa che berlusconi non solo non ha fatto ma ha continuato – indisturbato – ad inveire contro uno stato che se fosse davvero uno stato non solo non avrebbe offerto nessuna garanzia ad uno che da vent’anni, almeno, si fa beffe della legge ma lo avrebbe condannato perfino ad una pena superiore in quanto il reato di frode fiscale lui lo ha commesso mentre era presidente del consiglio di questo stato. 
Una pena da scontare in una galera. berlusconi ha meritato il carcere – che invece può evitare grazie ad una delle leggine su misura – altroché il trattamento di favore, la possibilità di partecipare alla vita politica da pregiudicato, di essere invitato al Quirinale da condannato, i servizi sociali o i domiciliari in villa. Nei paesi normali i colpevoli di reati che danneggiano lo stato e i cittadini diventano praticamente dei “morti civili”. La gente si vergognerebbe di averli conosciuti, frequentati, di averli avuti come familiari, amici, vicini di casa. Qui, no. Lo stato, addirittura, si attiva per ammorbidire la colpevolezza di silvio berlusconi, si premura di non infastidirlo troppo, gli dice che tutto sommato si può bypassare la sentenza applicando per lui e solo per lui un trattamento che non sarebbe stato riservato a nessun altro.

 

 

In attesa della sentenza elegante

Oggi tutto il mondo ci guarda.

Sono arrivati giornalisti da ogni parte dell’orbe terracqueo per seguire l’esito di una delle molteplici vicende giudiziarie che riguardano un vecchio erotomane disonesto e incallito e che solo in questo paese – dopo averlo opportunamente stravolto, deformato a sua immagine e somiglianza, dopo averlo utilizzato come fonte perpetua dei suoi guadagni perlopiù illeciti, già condannato per evasione fiscale: un reato che nei paesi normali comporta condanne pesantissime,  la scomparsa dalla scena pubblica,  figuriamoci da quella politica e, cosa più importante ma che qui non avviene mai la condanna morale da parte dei cittadini –  viene considerato ancora oggi,  perfino dai presidenti della repubblica e del consiglio una persona politicamente affidabile. Una persona a cui si dà ancora la possibilità  di avere voce in capitolo nelle scelte e nelle decisioni importanti che riguardano tutto il paese.

 

Il nostro paese è stato  deformato a immagine e somiglianza di silvio berlusconi con la complicità viva, attiva e vibrante di chi avrebbe dovuto impedirlo in tutti i modi. berlusconi è stato agevolato  con tutti i sistemi possibili e dalla politica tutta affinché non avesse mai nulla da temere in ambito giudiziario né politico.
Ecco perché  la sentenza di oggi non produrrà nei fatti nessun effetto eclatante:  l’ennesimo decreto ad personas pensato dal governo, quello necessario ma soprattutto Napolitano in tutta fretta nelle ultime ore, avvantaggerà anche o forse sarebbe meglio dire in primis i coinvolti nelle storiacce di HardCore.
Mercoledì prossimo l’apposito ministro della giustizia Cancellieri presenterà il decreto in parlamento.
Fra i primi beneficiari, quelli che rientreranno per legge nelle agevolazioni ci sono Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede.

Il pdl gioisce e il pd, come da tradizione, annuisce.

Il fatto che si debba restare appesi a delle sentenze che non produrranno mai il risultato di far sparire berlusconi dalla scena politica essendo influenzate dagli stravolgimenti al codice penale operati voluti e ottenuti da silvio berlusconi, è sintomatico di come non ci sia alcuna volontà di liberare l’Italia dalla presenza insopportabilmente ingombrante,  invasiva e abusiva di silvio berlusconi.
L’unico sistema utile è e resta quello di applicare, sebbene con notevole e ingiustificabile ritardo, la norma costituzionale sull’ineleggibilità, con buona pace di chi afferma, restando serio come il povero Speranza del pd che, siccome b è stato eleggibile fino ad ora non si capisce perché non possa più esserlo da stasera o domani.

Come a dire che se qualcuno ruba, mafia, stupra, spaccia per vent’anni ma non viene mai beccato il giorno che succede non si deve condannare e fermare perché per vent’anni l’Italia è andata avanti lo stesso anche con i suoi reati.

Come non importa, è un dettaglio insignificante: di questo la politica e le istituzioni alte non si curano,  sono dettagli che vediamo solo noi, da un certo punto in poi vengono opportunamente oscurati dal panorama dei cieli azzurri e dei governi necessari.

La cosa più grave è che chi ha trasformato un imprenditore fallito in odor di mafia e malaffare nel personaggio in grado di trascinare l’Italia al disastro totale non pagherà mai per questo crimine. 

Quelli che hanno partecipato sono ancora tutti qui e sono quelli che pretendono il rispetto delle istituzioni, che s’inalberano per il linguaggio violento della Rete.

In nessun posto del mondo cosiddetto civile sarebbe possibile considerare valide le testimonianze di gente pagata dall’imputato.

Andrebbero condannati tutti per vilipendio reiterato e continuato allo stato italiano.

Rodotà: “Berlusconi, se condannato, è ineleggibile per legge”

 

Ruby, per Berlusconi è l’ora del verdetto
Accusa e difesa, ecco le tesi a confronto

Prostituzione minorile e concussione, attesa per la sentenza al processo contro l’ex premier a Milano
“Arcore, sistema prostitutivo. No, cene eleganti”

Ma mi faccia il piacere
Marco Travaglio, 24 giugno

Fuori tutti per pacificarne uno. “Per fare la riforma delle
giustizia ci vuole un provvedimento di amnistia. Una stagione di riconciliazione comincia rimuovendo tutte le cause che fanno pensare alla politica come a una dimensione di scontro, senza esclusione di colpi”(Mario Mauro, Scelta civica, Corriere , 23-6). 
Deve aver equivocato sul concetto di ministro della Difesa.

Trust di cervelli. “Al Pd serve un congresso di idee” (Alfredo Reichlin, l’Unità, 12-6). Non appena avranno trovato uno che ne abbia una.

Sterminator. “Il governo crei le condizioni per il lavoro” (Sergio Marchionne, La Stampa,8-6). Che poi a distruggerlo ci penso io.

L’individuo. “Mi accusano di berlusconismo perchè difendo l’individuo” (Piero Ostellino, Corriere della sera, 22-6). Sempre lo stesso, però.

Larghe vaseline/1. “Josefa Idem nella bufera per l’Ici. Voci di dimissioni. La ministra delle Pari opportunità in difficoltà per i dubbi su irregolarità fiscali legate alla sua casa-palestra” (l’Unità, 21-6). Ora l’evasione fiscale si chiama così: difficoltà per dubbi su irregolarità fiscali.

Larghe vaseline/2. “Deficit, è un caso la sfida di Berlusconi all’Europa” (Corriere della sera, 18-6). Berlusconi dice che bisogna sforare il tetto del 3% violando gli accordi stipulati dal suo ultimo governo, ma per il Corriere è una “sfida” e un “caso”.
Praticamente una combinazione fortuita.

Larghe vaseline/3. “Idem, è un caso il lavoro avuto dal marito” (La Stampa, 22-6). Un altro caso del destino.

Primati mondiali. “Il ministro Idem: ecco perchè avevo due prime case” (Repubblica ,
21-6). Ha anche due figli, entrambi ovviamente primogeniti.

Idemtità. “L’accusa di aver violato una legge alimenta il triste ritornello ‘Vedi, sono tutti uguali'” (Josefa Idem, ministro Pd delle Pari Opportunità, Repubblica , 21-6). 
Gli altri violano la legge e lei Idem.

Buon peso. “Scontro finale sullo stop all’Iva. Ultimatum del Pdl: rinvio a dicembre. Ma il tesoro punta i piedi. Letta media e propone tre mesi”. Facciamo tre e mezzo e un bacio sopra.

Briodore/ 1. “Come scelgo i dipendenti? Sento dall’odore quelli bravi” (Flavio Briatore, il Giornale, 20-6). Poi, con comodo, li lava.
Briodore/2 . “Non so il latino. Certe volte faccio anche degli errori scrivendo. Però ci sono le segretarie che ti possono correggere” (Briatore, ibidem).

Quelle che sanno l’italiano le riconosci dalla puzza.
Il letterato. “Studiare è una cosa importantissima, ma non è mai come la pratica. Un giorno, avrò avuto 18 anni, ero a Torino e ho visto dei ragazzi che uscivano dall’università. Mi sembravano anziani come mio padre. Ho detto: ‘Se devo finire con i libri sotto al braccio a trent’anni, è meglio che mi dia una mossa’” (Briatore, ibidem).
Metti che poi il libro ti cada su un piede. Pussa via.

La Speranza di B. “Le norme vanno rispettate e non si possono immaginare scorciatoie. Se fin qui Berlusconi è stato eleggibile, non vedo cosa possa essere cambiato rispetto alla norma esistente” (Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera, La Stampa, 20-6). Il furto è reato e non si possono immaginare scorciatoie. Ma se uno ruba per vent’anni e non si fa mai beccare non è il caso di beccarlo proprio ora, altrimenti la gente poi si disorienta.

L’asse. “L’asse toghe-fisco condanna Dolce e Gabbana” (Libero , 20-6). 
L’asse toghe-carabinieri condanna rapinatore di banche.

La giureconsulta. “La farsa in Cassazione (era la Corte costituzionale, ma fa niente, ndr) è finita nel modo più scontato. Uno Stato che si vendica usando il pugno della giustizia non è liberale. Mobilitiamoci” (Mara Carfagna su Twitter, 19-6). 
Dai, facciamo un altro calendario.

Tour de France. “Ricorrerò a Strasburgo a titolo personale”(Michaela Biancofiore, sottosegretario Pdl, 21-6). A piedi o in bici?

Facci ridere. “Dopo il fallimento dei due comici, l’impresa farebbe bene a non fuggire di nuovo nelle illusorie narrazioni dell’antipolitica” (Michele Prospero, l’Unità, 23-6).
E a passare al terzo comico: Prospero. Non c’è il due senza il tre.

Letto e tre piazze. “Al matrimonio di Paola De Micheli, vicecapogruppo vicario del Pd alla Camera, era presente Fedele Confalonieri, presidente Mediaset” (Repubblica , 23-6). Nell’era delle larghe intese, si portano Mediaset anche all’altare.

Aspettando la sentenza della Consulta [come se ci volesse la Consulta a stabilire chi è silvio berlusconi]

Sottotitolo: E se per caso – Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

Questa volta nessuno potrà negare che si tratti di conflitto di interessi. Elevato a conflitto tra poteri dello stato. Era legittimo l’impedimento invocato da Berlusconi, la convocazione improvvisa di un consiglio dei ministri il primo marzo del 2010, data in cui si doveva svolgere a Milano una delle udienze del processo Mediaset che in seguito lo avrebbe visto prendere 4 anni di carcere sia in primo grado che in appello?  Oppure fecero bene i giudici a ritenerla un scusa, un espediente processuale, e a proseguire?  Ma ciò su cui deve decidere da oggi la Corte Costituzionale è, in realtà, la natura stessa dell’avventura politica di Berlusconi. L’episodio per il tutto. Immaginate le conseguenze di una sentenza che dica che il capo del governo subordinò la massima attività dell’esecutivo alle sue tattiche di difesa dal processo. Con che faccia i rappresentanti del centrosinistra potrebbero continuare a governare con un uomo così, a discutere con lui la riforma della costituzione. Saprebbero dargli addosso come hanno fatto sull’euro, nascondendosi dietro Draghi e la Merkel?  Saprebbero dirgli:  con te no, come hanno fatto con Grillo?

Preambolo: nella magnifica quanto incredibile eventualità che la sentenza della Consulta abbia un esito sfavorevole a b e quindi favorevole per l’Italia dovrebbero dimettersi tutti, anche quelli che per vent’anni hanno fatto finta di opporsi al più grande farabutto della storia di questa repubblica, che ancora oggi permettono che questo paese sia ostaggio dei suoi ricatti e delle sue minacce ammantando il tutto, non senza la consueta viva e vibrante soddisfazione, con la pomposa quanto menzognera definizione di “governo di necessità”.

Danilo Maramotti per l”Unità

Mediaset, la Consulta decide
Il pessimismo di Berlusconi

Il verdetto della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.

[Fiorenza Sarzanini – Corriere della Sera]

Già: chissà se Napolitano ci ha pensato a questa conseguenza, lui sempre e da sempre in mezzo fra berlusconi e la Magistratura.

E se ci ha pensato quando ha voluto a tutti i costi questo bel governo dei larghi sottintesi.
Guai se un simile statista debba vedersi negata la possibilità di sedersi al tavolo delle decisioni.
E’ proprio la persona adatta con cui riformare nientemenoche la Costituzione.

L’impunità a b è stata sempre offerta sul classico piatto d’argento.
Nel corso della sua storia politica che inevitabilmente è andata di pari passo con le sue vicende giudiziarie perché è stata costruita appositamente per evitare che silvio berlusconi rispondesse davanti alla legge delle sue azioni, dei suoi reati, molti dei quali commessi prima della sua ormai tristemente famosa discesa in campo, della sua immoralità delinquenziale tutti, destra, centro, centrosinistra, si sono prodigati per mettere i bastoni fra le ruote ai Magistrati.

Mi chiedevo in quale paese sarebbe possibile organizzare addirittura un esercito per “proteggere” berlusconi dai giudici.

In quale paese si potrebbe dire impunemente che Ilda Boccassini dovrebbe essere indagata per diffamazione aggravata solo perché è un giudice che fa onestamente il suo lavoro.

E mi chiedevo in quale paese il presidente della repubblica, nonché capo supremo dei giudici anziché tutelare quei giudici da attacchi continui, di pretendere rispetto per un potere dello stato, avrebbe potuto fare invece sempre l’opposto permettendo che quei giudici fossero insultati, denigrati, avrebbe guardato in silenzio chi ha manifestato contro quei giudici da ministro e vicepresidente del consiglio: cose di una gravità inaudita e che non sarebbero permesse in nessun paese democratico davvero.

E mi chiedevo come si fa a sacrificare la civiltà democratica – ché nominare la parola dignità a proposito della politica è diventato ormai un esercizio inutile – di un paese per salvare dai suoi guai un delinquente abituale per sentenza.

Con un casellario giudiziario come quello di b, i suoi precedenti, le sue frequentazioni, il suo partito fondato da un condannato per mafia, il boss mafioso ospitato in casa, le mignotte, i papponi, la corruzione, in un paese normale sarebbe impossibile fare anche il più umile dei mestieri.
Figurarsi chi, oltre a Giorgio Napolitano, avrebbe dato la possibilità ad uno così di riformare leggi e Costituzione, di “poter partecipare alla delicata fase politica”.

berlusconi non ha più bisogno dell’assoluzione di un tribunale perché ha già ottenuto quella morale dalla politica, quella legittimazione per cui lo si considera ancora l’interlocutore col quale discutere, quello con tutti i titoli per decidere le sorti di questo paese.

  Una democrazia, la Costituzione, vanno protette anche da quello che sembra uno scherzetto innocente come l’esercito di silvio.

Non si lascia fare senza dire una parola. Quella è eversione in piena regola.

Ma se il primo sostenitore di berlusconi è il ministro dell’interno, quello chiamato a difendere il paese e non chi ne ha fatto strame, che speranza ha questo paese di potersi salvare? secondo me nessuna.

Fascisti su Marte? no: nazisti a Milano

Quello che non si può più sopportare e accettare è chi parla e scrive di violenze verbali in Rete, stupidaggini talvolta sì offensive scritte non solo dai soliti imbrattatori virtuali idioti ma anche da gente stanca e stufa, parole che fino a prova contraria non sono in grado di spostare di una virgola lo stato pietoso di questo paese, non ottengono nessun riscontro da parte della politica e delle istituzioni, non ammazzano nessuno, non fanno tacere nessuno.

Mentre la vera violenza è quella che arriva da uno stato assente, che non condanna alle giuste punizioni i suoi funzionari violenti, che permette che le stragi di stato restino impunite offrendo coperture e vie di fuga ai loro autori, che dice no alla mafia ma poi tollera i mafiosi in parlamento senza il benché minimo fastidio, che impone, nella figura della sua più alta istituzione governi non scelti dal popolo, che prendono decisioni contro il popolo lasciando dietro, a mai più, quelle che renderebbero questo paese non eccezionalmente ma semplicemente normale.

In Germania, dove il nazismo è nato e si è propalato una manifestazione come quella organizzata ieri a Milano non sarebbe mai stata permessa, non per motivi di ordine pubblico ma proprio in rispetto alla Storia e ai milioni di persone vittime della follia criminale nazista.

Milano, raduno nazista per un concerto

Pisapia: “Una presenza inaccettabile”

La Skinhouse ha organizzato un meeting a Rogoredo per raccogliere fondi a sostegno delle spese processuali per i camerati di Azione Skinhead per fatti legati all’operazione “Runa” del 1993. Sul palco band italiane e straniere che incitano all’odio e alla superiorità razziale.

Il questore e il prefetto di Milano che hanno concesso l’autorizzazione alla manifestazione nazista  perché,  secondo la prefettura non c’erano le condizioni per presumere un allarme di ordine pubblico, andrebbero licenziati e condannati a tornare sui banchi di scuola per imparare che non è necessario dire no alle manifestazioni naziste e fasciste per motivi di ordine pubblico ma perché in un paese nato da una Resistenza Antifascista e che onora l’Antifascismo nella sua Costituzione, al fascismo, al nazismo e a tutte le loro espressioni si dice NO senza se e senza ma.

 In Italia l’Antifascismo è sancito dalla Costituzione, non è una possibilità su cui opinare e nessuna libertà di espressione deve poter consentire di far passare teorie violente, malate, insane, figuriamoci quindi quelle che si richiamano al nazismo: l’orrore più orrore di tutti.

Il 27 gennaio scorso alla commemorazione della Giornata della Memoria Angela Merkel disse, ipocritamente o meno però l’ha detto: “la Germania nella tragedia della Shoah ha una responsabilità perenne”.

Non ha detto che hitler fece anche cose buone, per dire.

 

Pisapia, di fronte a questo fatto inaudito, avrebbe dovuto interpellare personalmente il presidente della Repubblica, il garante della Costituzione Antifascista.

 Napolitano invece  che fa?  sta zitto come al solito  per non turbare questo magnifico clima di pacificazione nazionale.

“Dio c’è, è comunista e donna” – Franca Rame

Dario e suo figlio sono riusciti a trasformare in un incontro di popolo, quasi in una festa gioiosa un giorno di morte, di separazione dall’affetto supremo, dall’amore di tutta la loro vita. 
Non è una cosa che possono fare tutti, bisogna avere un di più che non tutti hanno.

Quella di Dario e Jacopo Fo è stata una grande, grandissima lezione di vita, da conservare per la vita.
Emozioni rare, preziose per la loro unicità che è difficile provare.

L’Umanità non può mai prescindere dalla Bellezza e dall’Amore.

Tutte le menti belle, pulite, oneste, hanno sempre parlato di bellezza e d’amore, anche quando si occupavano delle miserie, della miserabilità disumane, quando lottavano contro un orrore  come la mafia.

Penso a Peppino Impastato, anche lui credeva che la bellezza è l’unica salvezza, l’ho sempre pensato anch’io e mai come oggi.

Strepitoso Dario Fo e agghiacciante la sua lucidità nel momento più triste della sua vita.

Questa è l’Italia bella, quella della testa alta sempre.

E con tutto il rispetto, il funerale laico è molto più suggestivo di quello religioso; ognuno dice quello che vuole e nessuno deve essere sottoposto alla tortura di ascoltare le cose che i preti recitano sull’altare: sempre le stesse.
Sempre la stessa favola che ripetono da duemila anni e cioè che la vita bella è solo quella del dopo.

E che se in questa si soffre, si sta male non fa niente ché il riscatto l’avremo sicuramente quando saremo chissà dove.
Mentre non è affatto così, e quel regno dei cieli di cui si millanta l’esistenza non è nell’altra vita, il miglior regno della e per la vita bisogna costruirselo qui, sulla terra, e da vivi.

“Cazzate”

Monti attacca: “Bersani infantile
B. compra voti”. Lui replica: “Cazzate”

Sottotitolo: simpatico il console americano che avvisa i compatrioti sui pericoli di Milano, città «violenta». Vorrà dire che i milanesi per vivere tranquilli potrebbero trasferirsi  in quel di New York, nota roccaforte di sicurezza dove la criminalità è stata debellata come il colera e il vaiolo.   

La microcriminalità è un fatto comune relativo all’umanità e non ai paesi alle città o, peggio ancora alla nazionalità.

Qui non abbiamo il secondo emendamento che autorizza stragi e omicidi.

Quella del console è stata un’uscita scomposta e del tutto fuori luogo, perché questa rischia di  diventare come la storiella che a stuprare le donne in Italia sono i cattivoni che vengono da fuori anziché i bastardi che sono sempre stati dentro.

E comunque a due settimane dalle elezioni NON SI FA una cosa del genere che ha per forza una conseguenza politica, Milano ha un sindaco di centrosinistra, la vogliamo consegnare alla lega così la mette in sicurezza a modo suo?

Il dialogo elegante di Berlusconi
con l’impiegata: “Quante volte viene?”

 

Berlusconi e la segretaria: “Lei viene? E quante volte? Vuol girarsi?”

L’ex premier in visita in un’azienda di Mirano dialoga a colpi di doppi sensi con una impiegata. La platea lo applaude e ride divertita.

Le allusioni sessuali di Berlusconi all’impiegata (FOTO, VIDEO)

“Si giri” e le guarda il fondoschiena


Non ho mai pensato di dovermi vergognare o imbarazzare per conto terzi come tutti quelli che si vergognavano che a rappresentare l’Italia nel mondo fosse silvio berlusconi, e ci mancherebbe altro; che si vergogni lui  di essere quel che è, io non c’entro nulla con lui né con le platee di quegl’imbecilli che ridono alle sue battute, che si divertono con le sue volgarità. 

E si vergognasse soprattutto chi ha permesso ad una persona simile  di avvicinarsi alla politica e di rappresentare lo stato italiano.

Quello che mi dà fastidio, che mi ha dato sempre fastidio è che altre donne, scrittrici, giornaliste, intellettuali poi si debbano sperticare, riempire pagine di giornali  per difendere QUEL tipo di donna che anziché rispondere all’erotomane incallito come avrebbe meritato si presta al gioco, risponde divertita, si gira alla richiesta di mostrare il culo. Oppure le donne come la Carfagna che ieri sera si è risentita per la battuta di un comico pretendendo le scuse; scuse che invece le donne  come lei dovrebbero porgere, e sarebbe sempre troppo tardi,  per aver contribuito in solido al decadimento della benché minima idea di rispetto nei confronti del genere femminile italiano.
La signora si offende per la battuta del comico? stare al fianco,  sostenere un puttaniere è un esercizio di virtù, invece?

Queste non sono vittime e io non spreco un attimo del mio tempo a cercare di comprendere come ci si possa far avvicinare, da donna,  da  un simile figuro in quel modo senza reagire, stargli vicino per convenienza. Difenderlo, addirittura, come fanno puntualmente le donne presenti nel suo partito. Mentre con uomini così le donne Donne – quelle che non pensano che la dignità sia qualcosa che si può riporre e tirare fuori come un cambio di stagione –  non prenderebbero nemmeno un caffè.

Se una donna è stupida, lasciasse stare la questione di genere.
Non se la prendesse con gli uomini che la trattano, giustamente, da stupida.
Perché la colpa non è di chi approfitta della stupidità di una piccolissima donna che invece di rispondere con un manrovescio alle battute triviali  del telecafone impunito acconsente divertita.

Sicuramente chi usa il suo potere per plagiare, sedurre, abbindolare ha sempre torto, specie quando quel potere è esagerato, ma qui stiamo parlando di un episodio che poteva essere risolto in un altro modo.

Non è necessario essere accondiscendenti e stare al gioco sempre, quando si ha a che fare con silvio berlusconi. 

Se una donna non sa mettere al suo posto un cafone, la colpa non è del cafone, perché lui  è quello che è ma è stato sempre agevolato,  SOPRATTUTTO dalle donne. 

E chissà se anche Francesca  Pascale,  la ventottenne presentata in società come la fidanzata di silvio berlusconi scriverà una letterina a qualche quotidiano per pretendere le scuse dal distributore automatico di ciarpame senza pudore.

Se avesse risposto così anche lei, sarebbe entrata nella storia: