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Il paese dei furbi e dei delinquenti [la casta è viva, e lotta insieme a lui]

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“Servizi sociali e pochi obblighi per Berlusconi” (Davide Vecchi)

Jeffrey Skilling, ex amministratore di Enron, il colosso americano dell’energia, fu  giudicato colpevole dello stesso reato addebitato a berlusconi, e per questo condannato a ventiquattro anni di carcere che sta scontando: uscirà solo nel 2020. Con Bernard Madoff la giustizia americana è stata più clemente: gli anni di galera inflitti al frodatore fiscale sono stati 150. Il fatto che il reato di berlusconi non abbia provocato nessun crack nell’economia nazionale come invece è accaduto col disastro Parmalat di Tanzi che però in galera c’è andato e anche restato, non toglie nulla alla gravità del reato di berlusconi, commesso da presidente del consiglio, e non toglie nulla nemmeno allo scandalo di una sentenza che, de facto, è stata resa nulla. berlusconi, quale che sia il provvedimento che verrà adottato: servizi sociali o domiciliari, non pagherà per il reato commesso, potrà continuare a fare campagna elettorale, incontrare gente, registrare videomessaggi ed ha  potuto perfino far inserire il suo nome nel simbolo elettorale col quale Forza Italia si è presentata alle elezioni europee. Non so, ad occhio non pare un trattamento che rispetta quell’articolo 3 che vuole i cittadini tutti uguali davanti alla legge. E non lo è perché in questo paese è stata istituzionalizzata la teoria criminale che il consenso popolare sia il lasciapassare per l’impunità, mentre dovrebbe essere l’esatto contrario, proprio perché berlusconi è riuscito ad estorcere coi suoi mezzi la fiducia della gente dovrebbe avere un aumento di pena, non avere praticamente cancellata la condanna.

Una sentenza di condanna a quattro anni per frode fiscale [che non è uguale all’elusione e nemmeno all’evasione ma è molto più grave]. Di quei quattro anni tre vengono condonati dallo stato perché in Italia vige, notoriamente, una dittatura della Magistratura. Altri 75 giorni vengono scontati dal restante anno e non si capisce perché. 
Una sentenza emessa il 1 agosto del 2013, ovvero, otto mesi e una settimana fa durante i quali il condannato berlusconi non è rimasto in silenzio a riflettere sulla sua “delinquentitudine”, no, è potuto andare ramengo su e giù per l’Italia a lamentarsi del paese cattivo e ingrato che si è dimenticato di quanto bene abbia fatto lui all’Italia, dei giudici malmostosi che hanno condannato questo papi della patria di cui il paese non può fare a meno. Ha gridato al colpo di stato, anzi, a ben quattro colpi di stato: i famosi “golp”, roba che se un dipendente manda a quel paese il suo datore di lavoro può ritrovarsi senza lavoro in ventiquattr’ore. E in tutto questo frattempo la nostra bella informazione non ha parlato di altro che del modo in cui berlusconi dovrà scontare la sua “pena” facendo credere all’opinione pubblica che lo sia davvero, invece della enorme presa in giro che è stata questa condanna. Un processo lungo tredici anni che è potuto arrivare a conclusione grazie ad una manciata di giudici che non hanno mollato, non si sono arresi davanti alle leggine su misura confezionate dagli avvocati di berlusconi ma che gli sono state regalate dal parlamento tutto intero e da un presidente della repubblica affetto da manie compulsive da firma. E nonostante tutto questo berlusconi non ha mai manifestato il benché minimo pentimento né tanto meno ha accettato la sentenza come invece sono obbligati a fare tutti i cittadini che abbiano commesso dei reati anche infinitamente meno gravi del suo. Ha parlato dei servizi sociali come di un provvedimento ridicolo perché lui non deve essere recuperato in quanto “non ha nulla di cui doversi vergognare”. 
Ed, effettivamente, i servizi sociali diventano ridicoli se applicati a berlusconi, perché per accedere a qualsiasi beneficio di legge il condannato deve dimostrare di accettare la sua pena e la relativa rieducazione [“la condanna del reo può essere espiata ai servizi sociali a patto che il condannato, dopo la commissione del reato abbia osservato un comportamento tale da far ritenere di per sé che l’affidamento in prova contribuisca alla rieducazione del reo e alla prevenzione dei reati“]. 
Cosa che berlusconi non solo non ha fatto ma ha continuato – indisturbato – ad inveire contro uno stato che se fosse davvero uno stato non solo non avrebbe offerto nessuna garanzia ad uno che da vent’anni, almeno, si fa beffe della legge ma lo avrebbe condannato perfino ad una pena superiore in quanto il reato di frode fiscale lui lo ha commesso mentre era presidente del consiglio di questo stato. 
Una pena da scontare in una galera. berlusconi ha meritato il carcere – che invece può evitare grazie ad una delle leggine su misura – altroché il trattamento di favore, la possibilità di partecipare alla vita politica da pregiudicato, di essere invitato al Quirinale da condannato, i servizi sociali o i domiciliari in villa. Nei paesi normali i colpevoli di reati che danneggiano lo stato e i cittadini diventano praticamente dei “morti civili”. La gente si vergognerebbe di averli conosciuti, frequentati, di averli avuti come familiari, amici, vicini di casa. Qui, no. Lo stato, addirittura, si attiva per ammorbidire la colpevolezza di silvio berlusconi, si premura di non infastidirlo troppo, gli dice che tutto sommato si può bypassare la sentenza applicando per lui e solo per lui un trattamento che non sarebbe stato riservato a nessun altro.

 

 

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