Quindi, mai

Fra una certa incapacità a sapersi destreggiare nella politica, in special modo la politica nemica delle giuste cause qual è quella del pd di Renzi e la disonestà, non solo del pensiero ma anche nelle azioni un po’ di differenza c’è. Ed è quella che dovrebbe distinguere anche la motivazione della battaglia politica.
Quando quella differenza si annulla e la battaglia diventa l’occasione per il tutti contro uno, per quel tutti intendo anche chi, a parole, dice di pensare a delle politiche diverse, di avere idee diverse ma poi era al Campidoglio insieme a chi faceva i saluti romani e sventolava le bandiere di forza nuova e casa pound, ha festeggiato intorno alla carcassa del sindaco di Roma partecipando al regolamento di conti tutto interno al partito di Renzi e di Marino quella non è più politica ma, come nella migliore tradizione italiana è preparare il terreno alla spartizione di un potere che fa gola.
Chi si proclama diverso e migliore deve poi esserlo nei fatti e non a parole, ad esempio evitando di condividere la piazza coi fascisti: per non dare adito, mica per niente.
Il trattamento diffamante e violento riservato a Marino, non solo quello della piazza ma soprattutto di quei media che ora fanno finta di analizzare il risultato della massiccia campagna denigratoria contro il sindaco di Roma fatta da loro: Il Fatto Quotidiano come Repubblica, Formigli come Paragone è stato unico nella storia della politica di questi ultimi vent’anni, una cosa mai vista nemmeno nei riguardi dei delinquenti veri, certificati da sentenze e condanne.

***

Il vicario del papa: “a Roma serve una nuova classe dirigente”.Ma come si permette?
I cittadini romani, italiani, hanno forse voce in capitolo nell’elezione del papa e nella scelta delle alte gerarchie vaticane?
Seriamente: qualcuno dica a ‘sta gente di tacere, ché di danni ne ha fatti abbastanza. Non serve riconoscere altra autorevolezza al vaticano, ne ha giá troppa che nemmeno gli spetta.
Il papa fa il papa e la chiesa, la chiesa: da duemila e più anni.
E, se piacciono tanto alla cosiddetta “sinistra” e agli insospettabili laici, quelli che “io non sono cattolico, ma questo papa…”  c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa di anormale e di malato che bisognerebbe curare.
I punti di riferimento della politica progressista dovrebbero stare altrove da san Pietro.

In quale altra democrazia sana, compiuta ed evoluta è possibile che il vicario del papa possa imporre precise indicazioni su quello che deve fare la politica e la conferenza episcopale metta sistematicamente bocca circa il progetto di leggi che hanno a che fare con la vita civile dei cittadini fino ad arrivare all’annullamento di un referendum?
Naturalmente solo in questa che non è sana né compiuta né evoluta,  dove la politica non riesce proprio a fare a meno dell’assistenza del vaticano che, invece di essere grato della considerazione parossistica delle istituzioni della repubblica avanza pretese in continuazione, viene ospitato sul suolo italiano praticamente a costo zero perché al mantenimento dello stato nello stato contribuiscono anche i cittadini che vivono benissimo senza i riferimenti mistici, che sanno attraversare la strada della vita senza l’aiutino degli amici immaginari.
Questo sarà un paese appena un po’ civile il giorno in cui un politico qualsiasi di fronte all’ennesima esternazione degli uomini di chiesa, papa compreso sui temi che non riguardano la chiesa ma lo stato, risponderà semplicemente “grazie, eminenza, ma possiamo farcela da soli”.
Quindi mai.

Ormai non c’è storia, notizia, situazione riportata dai media in cui il commentatore, conduttore, giornalista non faccia la precisazione: “l’ha detto anche il papa”. Come se tutto quello che dice il papa si debba necessariamente vestire di giustezza inconfutabile.
Ci sarebbe da chiedere, da chiedersi dove fosse questo papa mentre intorno a lui accadevano le stesse cose che oggi lui commenta “da papa” con toni accorati, dispiaciuti, talvolta arrabbiati, dov’erano nascoste le sue velleità “rivoluzionarie” mentre si facevano le guerre, la chiesa si macchiava di scandali inenarrabili e appoggiava le peggiori politiche non solo in Italia ma in tutto il pianeta.
Ma capisco che sarebbe troppo pretendere che i giornalisti facciano domande giuste al papa, visto che come ci insegna Fabio Fazio non le fanno nemmeno a Renzi.
Dunque, stabilito che il papa, “questo papa”, parla di tutto, anche di quello che non dovrebbe si potrebbe così, giusto per cortesia, evitare di ammantare il tutto e l’oltre col riferimento agli interessi e alle opinioni del papa, che non sono di rilevanza nazionale, mondiale e non risolvono nessuno dei problemi e dei drammi reali che gran parte dell’umanità è costretta a subire e sopportare anche in virtù della millenaria complicità omertosa della chiesa con chi li costruiva.

Pino e Andrea: Santi sulla Terra

Palermo, don Giuseppe Puglisi è beato

Ci sono persone che non hanno bisogno di una santità post mortem, avendola interpretata benissimo da vive. Nel giorno della contestazione ad Angelo Bagnasco mi viene in mente un altro cardinale, Roberto Bellarmino, quello che mandò a morire Giordano Bruno sul rogo dopo aver ordinato che gli inchiodassero le mandibole affinché non potesse più aprire quella bocca che usava per veicolare e diffondere i suoi messaggi di saggezza.
Anche Roberto Bellarmino fu proclamato santo, e chissà perché.

Cito da un commento sul Fatto Quotidiano:  “vedere Bagnasco commemorare Don Gallo è come vedere Napolitano commemorare Falcone e Borsellino”.

Genova per lui: i funerali di don Gallo
Applausi per il prete, fischi al cardinale

Bagnasco rappresenta quella chiesa da cui Andrea ha sempre preso le distanze, quella della discriminazione, dell’esclusione, della negazione dei diritti uguali per tutti.

L’Avvenire, il quotidiano ufficiale della Cei di cui Bagnasco è il presidente, ha relegato  la notizia della sua morte a pagina 11, e non serviva la conferma del fatto che quel prete da strada e da marciapiede non sia stato mai ben visto dalle alte gerarchie ecclesiastiche proprio perché era uno che non discriminava e non escludeva.

E una persona che non è stata ben vista e considerata da viva non si capisce perché debba esserlo da morta.

Bagnasco, andando ad officiare i funerali di Don Gallo ha celebrato ed onorato quello che la chiesa ha sempre celebrato e onorato e cioè tutta la sua ipocrisia, le sue morali doppie e triple da  mettere in pratica a seconda della convenienza, dell’opportunità,  del ceto e del censo delle  persone che ha di fronte.

La chiesa che dovrebbe stare dalla parte dei poveri, degli ultimi, ha scelto invece di mettersi sempre al fianco del potere, quale che fosse, anche il più temibile e sanguinario.

Ecco perché la presenza del cardinal Bagnasco non è stata gradita da chi amava il pretaccio che i poveri e gli ultimi se li metteva in casa.

Ed è vergognoso che la Rai, la televisione di tutti, quindi anche delle persone che amavano Don Gallo, abbia destinato ai suoi funerali una tv di nicchia e, solo qualche giorno fa, trasmesso la diretta televisiva del matrimonio di due signori nessuno a cui vogliono bene, forse, giusto le persone di famiglia e i loro amici tali e quali a loro.

Vergognoso che la signora nessuno abbia detto che il suo matrimonio sfarzoso e lussuoso abbia contribuito a divulgare un messaggio di serenità e di quanto sia bella la famiglia e che comunque siccome  ha alzato l’audience è stato giusto così, in un paese fatto anche di morbosi voyeurs a cui piace guardare e non toccare.

Le famiglie normali, quelle che pagano il canone sono invece e a maggioranza, quelle con problemi di cui fanno parte le persone che Don Gallo aiutava, sosteneva e non abbandonava come invece spesso e volentieri fa la chiesa, in special modo quella delle alte gerarchie, che proprio perché sono la testa dell’istituzione dovrebbero dare il miglior esempio accogliendo TUTTI, come facevano Pino Puglisi e Andrea Gallo.

La Grande Truffa

Senato, Grillo risale e Monti scende
A Bersani il centro potrebbe non bastare

Il nuovo exploit dei Cinque Stelle nei sondaggi può mettere in crisi le alleanze del Pd a Palazzo Madama
Così potrebbe affacciarsi la riproposizione del caso Sicilia, dove Crocetta ha bisogno dei voti del M5S.

Preambolo: Vendola a differenza di Bertytweed che quando sente e legge Marco  Travaglio si fa venire l’orticaria, ieri sera a Servizio Pubblico, annuiva. Quindi significa che Travaglio  tutte ‘ste stronzate fascistoidi non le dice e non le scrive. Nemmeno quando – giustamente – ricorda tutte le cazzate fatte dalla sinistra al posto di quel che una sinistra ma anche un centrosinistra onesto e coerente doveva, avrebbe dovuto e deve fare.

C’era una volta un politico piccolo piccolo che tutti davano per morto , e regolarmente risorgeva dalle sue ceneri. Montanelli lo chiamava “Il Rieccolo”.

Sottotitolo: Enrico Letta: “Su un eventuale accordo futuro con i montiani decideranno insieme Bersani e Vendola. In ogni caso un allargamento è nella logica delle cose, perché abbiamo di fronte i populismi di Grillo e Berlusconi, che sono populismi molto aggressivi rispetto ai quali dobbiamo fare fronte comune”. Il Pd è straordinario. Da una parte insulta chi vota M5S (o Ingroia) equiparandolo a chi vota Berlusconi (dimenticandosi che l’unica forza che mai ha fatto opposizione a Berlusconi è proprio il centrosinistra). Dall’altra chiede – anzi esige – il “voto utile”, altrimenti “se vince Berlusconi è colpa vostra”. Tradotto: ti entrano in casa, ti ciulano la compagna, ti sfasciano i mobili e poi ti chiedono i soldi per tornare a casa in taxi (e se non glieli dai sei un antidemocratico). Che statisti mirabili. [Andrea Scanzi]


Enrico Letta è lo stesso che il 13 luglio scorso disse “meglio votare Berlusconi che Grillo”.

Sul fatto che a luglio del 2012 Enrico Letta, il nipote dello zio, non aveva ancora capito che Grillo NON si vota, stendiamo un velo “lettoso”.

Questo piccolo amarcord onde evitare rotture di coglioni a posteriori quando, armato di torce e lumini cimiteriali qualcuno andrà a caccia degli eventuali colpevoli dell’eventuale débâcle.

Questo è il risultato di una pessima propaganda, spesso più violenta delle cose che si criticano e si rimproverano a Grillo.
Parlano tutti dell’imbonitore del nuovo millennio, della riproduzione su scala di mussolini e berlusconi ma intanto Grillo continua a riempire le piazze mentre i politici ‘tradizionali’ nelle piazze non ci possono più andare; meglio parlare ai “parenti stretti” nella comodità dei teatri che ospitano i loro convegni in campagna elettorale o davanti a giornalisti compiacenti che non li straniscono troppo.
Grillo, il grande bluff, la truffa targata Casaleggio [manco fosse dell’utri], ma la truffa è anche chi dice di volersi occupare di un paese ma non dice in che modo intende farlo, e con chi, soprattutto; la truffa è dire che si va a governare con Vendola ma decidere sul filo di lana, sempre per l’irresponsabilità di parole e comportamenti di una campagna elettorale pietosa e penosa, di andarci con Monti. Chiunque abbia ancora a disposizione una briciola di obiettività sa benissimo che per mettere più sinistra nel pd, anzi, per mettercela e basta serve dare il voto all’unico partito che è di sinistra e cioè Sel. Il problema è quando poi, nella coalizione di governo Vendola dovrà togliersi il cappello di fronte alle decisioni che Bersani prenderà non con lui ma col sobrio professore. Perché è questo che succederà, e bisognerebbe avere l’onestà di dirlo.

Non voterò il movimento, ma non ne sono nemmeno terrorizzata come quelli che in questi mesi hanno parlato di Grillo come del babau del terzo millennio, perché io Monti lo temo molto più di Grillo, e anche di berlusconi.

Nota a margine: Angelo Bagnasco,  di professione cardinale, presidente della Cei interviene nel dibattito politico pre elettorale: ”Gli italiani hanno bisogno della verità delle cose, senza sconti, senza tragedie ma anche senza illusioni”. Tre le priorità che dovrà seguire il nuovo governo: “lavoro, famiglia e riforme dello Stato”.

La faccia tosta di questi millenari affabulatori dell’irrealtà è davvero insopportabile. Le loro eminenze in fatto di balle vogliono mantenere l’esclusiva.

Dopo aver sostenuto per diciotto anni il più grande cazzaro disonesto dell’universo naturalmente perché da bravo cristiano come ha dimostrato di essere gli garantiva [come tutta la politica del resto ha sempre fatto] i rubinetti sempre aperti oggi sale in cattedra permettendosi di dire che gli italiani non devono cadere nel tranello della politica bugiarda, quella che ha sempre fatto comodo a loro, quella che gliele dà tutte vinte, quella che permette a questi millantatori di interferire nella politica, di dettare l’agenda a proposito di leggi, un’agenda di fronte alla quale tutta la politica di destra, centro, sinistra e centrosinistra si è sempre inchinata con riverenza e referenza.

Basta: questo paese ha il diritto di avere una politica che metta al loro posto questi disturbatori della società che impediscono a questo paese di progredire, crescere, diventare normale, civile, accogliente per tutti e dove si rispettano i diritti di tutti.

Stupidità oggettiva
Marco Travaglio, 7 febbraio

Se il centrosinistra non avesse abdicato al dovere morale e politico di rinfacciare a B. i suoi scandali giudiziari, così immunizzandolo per sempre dalle conseguenze morali e politiche dei reati suoi e delle sue aziende, oggi potrebbe rispondergli qualcosa a proposito delle sue accuse sul caso Montepaschi. Perché purtroppo B. ha ragione a denunciare la “responsabilità oggettiva” degli ex Pci, ex Pds, ex Ds, ora Pd nella malagestione della banca senese, da decenni nelle mani degli amministratori locali del centrosinistra, dopo aver fatto capo alla P2 e aver regalato a B. fidi e finanziamenti oltre ogni limite di rischio ai tempi di Milano2. Il fatto è che la responsabilità oggettiva dovrebbe valere sempre, anche per lui. Anche quando viene assolto o prescritto in processi che vedono condannati suoi manager o fedelissimi. Stiamo parlando non solo di culpa in eligendo e in vigilando, per aver scelto gli uomini sbagliati e non averli sorvegliati. Ma anche soprattutto di culpa “in premiando”, visto che, una volta accertata la loro colpevolezza, non sono stati rimossi o puniti, anzi han fatto tutti carriera, in azienda o addirittura in Parlamento. Delle tangenti alla Guardia di Finanza, B. disse di non saperne nulla. Fu condannato in primo grado, prescritto in appello e assolto per insufficienza di prove in Cassazione: ma il capo dei servizi fiscali Fininvest, Salvatore Sciascia, confessò e fu condannato per corruzione a 2 anni e 4 mesi, mentre l’avvocato Massimo Maria Berruti si beccò 8 mesi per favoreggiamento: dopodiché entrambi divennero onorevoli, sebbene B. sapesse tutto almeno dalle sentenze, o forse proprio per questo. E la responsabilità oggettiva di B.? Nessuno ne parlò. Anzi, quando fu assolto, D’Alema si scusò pubblicamente con lui per aver chiesto a suo tempo le sue dimissioni: cioè per averne detta eccezionalmente una giusta. Anche Dell’Utri fu condannato per le false fatture di Publitalia insieme ad altri manager, e poi per mafia: promosso senatore. E la responsabilità oggettiva di B.? Passata in cavalleria. Il fratello minore Paolo patteggiò per una mega-truffa alla Regione Lombardia. Della responsabilità oggettiva del fratello maggiore, neanche a parlarne. Previti fu condannato perché comprava giudici e sentenze à la carte con soldi di B. e della Fininvest: B. se la cavò per prescrizione, ma la Fininvest fu condannata civilmente a risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori. Avete mai sentito un esponente del centrosinistra (a parte Di Pietro, non a caso espulso con ingnominia) rammentargli quella piccola responsabilità oggettiva da 560 milioni? Idem per il caso Mills: l’a vvocato inglese fu condannato per essere stato corrotto con 600 mila dollari di provenienza Fininvest e poi prescritto, mentre B. fu subito prescritto. E la sua responsabilità oggettiva? Di solito, per accertare la responsabilità oggettiva di un politico, non c’è bisogno di processi o sentenze: bastano i fatti, almeno quando sono documentati. E di fatti documentati ce n’erano a bizzeffe già nel 1997, quando il centrosinistra promosse B. a padre costituente nella Bicamerale, chiamandolo a riformare “insieme” nientemeno che la Costituzione. E ce n’erano a carrettate nel novembre 2011, quando il Pd accettò di entrare in una maggioranza guidata da lui per governare insieme l’Italia appoggiando Monti. Per vent’anni chi avrebbe potuto e dovuto isolarlo, rifiutare di parlargli, delegittimarlo per le sue colpe politico- morali prim’ancora che penali, lo ha invece coinvolto, riverito, interpellato, legittimato. Col risultato che lui, oggi, rinfaccia agli altri le loro responsabilità oggettive. E gli altri non sanno cosa rispondere, perché non hanno più nulla da dirgli: o, peggio, dovrebbero dirgli ciò che non gli han detto per vent’anni.

Liberté, Égalité, Fraternité [e Laicité]

Sottotitolo: 

Accidenti, se i gay si potranno sposare cadremo nel baratro… per chi è già in fondo a quello della crisi, se ne scaverà uno apposito.
Succederà di tutto, si ammaleranno le radici cristiane dell’occidente, quelle che hanno piantato solo qualche anno fa con tanta amorevole cura.
I preti stessi abbandoneranno la strada della povertà e faranno banche e mercati nel tempio.

Già parlano di una roba che si chiamerà ior o roba del genere.
I politici si daranno alla corruzione e ci sarà persino qualche inquisito in parlamento.
Il tasso demografico calerà fino 1,3 figli per donna e gli asili nido che oggi coprono il 100% dei bambini cominceranno a chiudere, le multinazionali venderanno pannolini a 4 volte il prezzo tedesco [cioè a 8 volte il potere d’acquisto dei tedeschi, che guadagnano il doppio di noi], qualcuno [orrore!)] proporrà persino di dare soldi alle scuole private tagliando le pubbliche.

Insomma di che baratro parlano, ‘sti omofobi?
[Andrea]

Matrimoni gay

“Noi vicini al baratro”

Il presidente della Cei interviene sull’approvazione delle nozze omosessuali in Francia. Ritiene che l’Italia “non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme”.

Bagnasco: Nella nostra società siamo davanti a “un’inversione per cui la grande capacità di fare – che l’uomo ha assunto grazie alla tecnica – sta diventando la volontà di fare se stesso”. Ma quando l’uomo dal poter fare grazie alla scienza pretende di fare se stesso a piacimento vuol dire che siamo vicino al baratro”.

 

Quindi vale anche per altro? ad esempio quando grazie alla scienza [e non per merito di paternoster e avemarie né tanto meno grazie ad acquesante su cui si è costruito un business miliardario che va ad arricchire, guardaunpo’, proprio il vaticano] si guarisce dalle malattie e quindi l’uomo – ma anche la donna, ve le scordate sempre, vero eminems? buone solo a farsi riempire le pance per garantirvi ancora la possibilità di dire stronzate  a proposito di famiglia “tradizionale”- pretende di fare di se stess* una persona sana anziché malata.

 

 E ancora [a proposito della Francia]: “molti paesi europei hanno varato leggi sbagliate su vita, famiglia, libertà, non crescono in civiltà più umana e solidale, semmai più individualista e più regressiva”.

 

Mai una volta che questi invasori impiccioni dicessero che la colpa delle regressioni e dell’inciviltà è delle guerre, delle violenze, delle discriminazioni, di quei governi e regimi che affamano le popolazioni, che le lasciano morire nell’ignoranza e nelle malattie; effettivamente sarebbe quasi un’ammissione di complicità e connivenza con chi il male lo fa sul serio e questo bagnasco lo sa, quindi meglio prendersela sistematicamente e puntualmente con gli omosessuali, loro, il vero male dell’umanità e stendere un pietoso velo sul resto.

 Se bagnasco dice che “siamo vicini al baratro” significa che  i paesi internazionali ed europei civili, quelli dove i diritti di uguaglianza fra cittadini, fra le persone sono stati resi operativi da un bel po’ indipendentemente da tutto quel che riguarda la loro sfera PRIVATA sono sulla strada giusta.

 Naturalmente non parlo della nostra bella Italia dove la politica di destra, di centro e di centrosinistra si guarda bene dal contraddire i referenti del gran visir della menzogna e lui in persona. E si guarda bene anche dal mettersi in pari coi tanti stati europei i cui governi se ne fregano allegramente se questo poi turba le loro eminenze e santità. Malgrado e nonostante l’Europa abbia chiesto anche questo da diverso tempo.

 Né, tanto meno rivendica con orgoglio che l’Italia è un paese laico per una Costituzione voluta da uomini – in carne ed ossa – che civilmente e democraticamente hanno concordato e scritto leggi  per rendere questo un paese più civile e non certo perché fosse assoggettato alla volontà di un’entità astratta di cui nessuno ha mai visto il volto né ascoltato la voce e sulla quale questi bugiardi millantatori in gonnella hanno costruito il loro immenso potere.

 E nemmeno si fanno premura di ricordare alle eminenze che il baratro si raggiunge, anzi, ci si precipita dentro quando si coprono crimini come la pedofilia, quando si pretende che un reato odioso, il peggiore di tutti perché riguarda bambini, ragazzi, venga considerato diversamente se a commetterlo è gente che indossa un abito talare.

 E men che meno si ricorda a questi arroganti invasori che il baratro, casomai, è dare ospitalità, protezione e sostegno a dittatori sanguinari; è stato non aver mosso un dito ma, al contrario, aver appoggiato il regime fascista dunque anche tutte le sue conseguenze; è stato non aver speso una parola quando in questo paese a capo del governo c’era un disonesto in odor di malaffare e mafia, di averlo fatto solo quando sono entrate in scena le mignotte e i festini; dunque sì alla mafia, alla corruzione, alle ruberie ma guai se si parla di orge, di sesso, di donnine allegre e ragazzine sciagurate pagate per sollazzare il satrapo e gli amici suoi; è vietare il preservativo anche e solo come mezzo di prevenzione dalle malattie; è predicare una cosa, quella sì contro natura come l’astinenza sessuale;  è accettare soldi dalla malavita e ospitare poi la salma di un boss assassino nella cripta di una chiesa come fosse stato un santo in qualità di benefattore.

 E di esempi se ne potrebbero fare ancora molti, ma è mattina presto e non mi voglio maltrattare ulteriormente.

 Ma meno male che il progresso, come ha dimostrato la storia, non si può fermare, è come la marea, quando arriva, arriva, e anche questi disordinatori degli stati mentali di miliardi di persone si dovranno rassegnare.

E un giorno dovranno chiedere scusa al mondo, così come hanno fatto a proposito della “santa” inquisizione.

 Come si dovranno rassegnare al fatto che l’Europa [come il mondo] non è affatto la culla delle radici cristiane, perché ognuno è, deve essere libero di poter trovare i propri punti di riferimento dove vuole, finché questi restano nell’ambito di un sentire civile, quindi non razzista, non omofobo, non settario, non discriminatorio  qual è quello di questi cosiddetti referenti di dio in terra e, in generale quello dei rappresentanti di tutte le religioni.

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Sull’orlo del baratro – di Rita Pani

Sarebbe facile lasciarsi andare, seguire l’istinto e scrivere quaranta pagine di invettiva contro il Vaticano, invece per una volta vorrei provare a sviscerare il problema – qualora fosse un problema – e comprendere perché, due gay che si uniscono in matrimonio, sarebbero in grado di portare me sul baratro. Vorrei comprendere, analizzando il punto, cosa s’intenda per baratro.

“Siamo vicini al baratro”, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, “l’Italia non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi. Non seguiamone le orme”, riferendosi alla coraggiosa e civile posizione del legislatore Francese, che finalmente ha tirato fuori la testa dalla sabbia.

Allora: “Perché legalizzare l’unione civile degli omosessuali dovrebbe essere ciò che porterà la civiltà sull’orlo del baratro?”

Potrei stare un paio d’ore con questo foglio elettronico aperto sul mio monitor, e resterebbe desolatamente bianco e vuoto, perché davvero non c’è un perché. Ci sarà forse quando Giovanardi si esprimerà per l’ennesima volta sull’argomento, dimostrando come si sia già ben oltre l’orlo del baratro, in una società che mistifica tutto, anche la religione, anche quella fede che dovrebbe aiutare a vivere tutti noi in un mondo perfetto, secondo le regole di un Cristianesimo che se applicate, seguite e fatte legge, ci farebbe respirare aria pulita, ci farebbe vivere col sorriso da donare agli altri, ci farebbe ricordare di cosa voglia dire essere caritatevoli, avere a cuore il destino della collettività, prima che il nostro. Ma son tutte balle, e noi lo sappiamo bene.

È più facile e probabilmente anche più utile il ricorso al ragionamento coerente, alla demolizione dell’ipocrisia che governa il clero, in quest’Italia serva di uno staterello criminale, che brandisce crocifissi, che si fa scudo di un Dio che tutto vede, e troppo tollera.

Facile sarebbe far ricorso allo scempio della pedofilia, alla ricchezza di uno stato estero che spadroneggia in territorio italiano, che non paga le tasse in nome di Dio. Ricordare Marcinkus e lo Ior, gli scandali dimenticati che però ancora non si lasciano dimenticare a distanza di oltre trent’anni, di quel Papa fatto santo subito perché c’era necessità di un testimonial che pubblicizzasse al meglio un prodotto ormai scaduto e avariato, quale è la Chiesa degli uomini, più che di Dio. E le vittime che negli anni, in nome del dio danaro del Vaticano sono state prodotte, come Manuela Orlandi, per esempio, della quale a distanza di più di trent’anni nessuno sa nulla, se pure tutti sanno tutto. E molte altre storie si potrebbero raccontare, di un sistema che spesso ha portato l’uomo ben oltre quel baratro ora paventato dalla legalizzazione di un rapporto di coppia, che a nessuno nulla toglierebbe, nemmeno a un Dio misericordioso, qualora ci fosse.

Vorrei davvero riuscire a comprendere il pensiero contorto del cardinale Bagnasco, ma è più facile comprendere perché a un certo punto il Vaticano ha ritirato dalle banche italiane tutto il danaro contante, preferendo depositarlo nelle banche tedesche. È un baratro più semplicemente distinguibile, dinnanzi al quale ci si può fermare in tempo.

L’Italia dovrebbe prendere esempio dalla Francia, almeno un po’; non solo per quanto riguarda la giusta legalizzazione delle unioni civili tra omosessuali, i quali almeno avrebbero qualche briciola di diritto familiare, ma anche dalla storia. Non sarebbe male, per esempio, se si riportassero il Papa ad Avignone, che i Cosacchi, purtroppo, non arriveranno più.

Rita Pani (APOLIDE)

 

La Cei: niente sesso prima del matrimonio [ma dopo il catechismo sì]

Niente sesso, siam cattolici.

Sono adorabili gli uomini di chiesa quando fanno lezioni sul sesso, proprio loro che, quando lo fanno, non ne combinano una giusta.
Sottotitolo: questo post l’avevo scritto altrove circa un anno fa, ma – visto che ciclicamente il vaticano e la cei ci tengono a far sapere il loro pensiero sulla qualsiasi ma soprattutto su faccende che non dovrebbero riguardare gente che ha rinunciato per scelta alla conoscenza diretta di sesso, famiglia eccetera ma continua ad occuparsi di corpi molto più che di anime e considerato che fra l’altro questo pensiero è lo stesso da duemila anni quindi non c’è ragione per cui giornali e giornalisti siano sempre lì a chiedere pareri sulla qualunque all’eminenza di turno –  ripropongo anch’io.  In periodi di crisi che inevitabilmente vanno a toccare anche la sfera emotiva, chi non sa come mettere insieme pranzo e cena penso che abbia difficoltà anche ad abbandonarsi serenamente ai piaceri della carne   la chiesa che fa? invece di andare in soccorso delle difficoltà reali continua ad infilarsi nei letti e sotto le lenzuola, continua a mettere in testa alla gente, ai giovani assurdità impraticabili a meno che non si sia malati nel cervello riguardo qualcosa che, casomai lo avessero dimenticato proprio loro che dicono di credere in dio, dio stesso ha fornito all’umanità, un corpo, degli organi e la possibilità di utilizzarli anche per mero piacere fisico.

Indipendentemente dallo stato civile.

 Proibire qualcosa che è naturale è dannoso, obbligare all’astinenza sessuale, ai digiuni è  roba da sette sataniche non da religioni, ma qual è il dio così cattivo che vorrebbe il male dell’umanità? ma non ce lo disegnano buono e giusto da duemila anni?

Nel Canton Vallese ogni anno si svolge un incontro per le coppie cattoliche che hanno deciso di rinunciare alla vita sessuale prima di sposarsi, ovviamente in chiesa.  
Ragazzi apparentemente normali che decidono di non avere rapporti sessuali prima del matrimonio non per volontà personale ma perché ritengono che la verginità sia un valore da consegnare in forma esclusiva al compagno e alla compagna della vita solo dopo il matrimonio. Personalmente credo che non  sia affatto un valore, è un simbolismo utilizzato da secoli unicamente per inculcare strane idee su sessualità e sesso e per far diventare sporco quel che invece è assolutamente normale. Per permettere di sottomettere le donne ancora di più di quanto non lo siano dalla notte dei tempi, infatti non è un caso che la verginità importante, quella da preservare, quella che quando si perdeva bisognava mostrare le prove dell’avvenuta dipartita è sempre stata soltanto quella femminile.

Dipendesse da me insieme al cordone ombelicale alle figlie femmine bisognerebbe estirpare anche l’imene, liberarle subito da quest’angoscia, altro che far loro i buchini nei lobi per gli orecchini.
L’umanità smetterà di essere violenta quando non sarà più sessualmente repressa. Quando tutti capiranno che fare sesso, consapevolmente e senza costrizioni è un atto normale come lavarsi, vestirsi, mangiare, quando il sesso non verrà piu’ considerato un tabù, un peccato ma semplicemente quello che è, la risposta fisica ad uno stato mentale che può essere di carattere sentimentale o semplicemente basato sull’attrazione fisica.
Quando non ci saranno più religioni che imporranno la castità  – magari come metodo contraccettivo e di prevenzione all’aids –  né gente che fa sottomettere se stessa e le sue emozioni in virtù di quello che nessuna persona di buon senso si sognerebbe di pensare e dire quindi figuriamoci Dio.

Quando tutti capiranno che l’intesa sessuale in una coppia è fondamentale e la compatibilità andrebbe verificata prima di unirsi a qualcuno per la vita ché certe sorprese potrebbero poi risultare non gradevoli.

Quando tutti capiranno che se la castità è una libera scelta come decidere di fumare o no la repressione sessuale indotta provoca danni irreparabili che possono sfociare in atti violenti come la pedofilia e lo stupro.
E soprattutto quando nell’educazione di eventuali figli prevarrà sempre l’insegnamento alla libera scelta personale, non imposta per motivi religiosi.

Di interni ed esterni (non sono complementi d’arredo, purtroppo)

Sottotitolo:  La domanda è “Pisapia lo sa?” e se lo sa perché non interviene?
Bastano cinque minuti per risolvere questa faccenda. Non c’è bisogno di nessuna riforma condivisa né dello stravolgimento della Costituzione; basterebbe che il sindaco chiedesse immediatamente spiegazioni ai responsabili, a chi ha rilasciato questi “permessi” e perché. E un secondo dopo facesse carta straccia di questo provvedimento ( io lo farei anche coi contratti di lavoro dei suddetti responsabili, ma solo perché sono moderata, ecco). Non sono solo le grandi cose a fare la civiltà, ma sono proprio le tante “piccole” inciviltà quotidiane a fare di questo paese una burletta internazionale, a prescindere da chi lo rappresenta.

 Milano, pass facili per utenti “vip”in corsia preferenziale

Sottotitolo 2:  Chissà perché Veltroni non interrogava (né SI interrogava) quando era sindaco di Roma. Un benefattore è un benefattore, e chi se ne frega da dove arrivano quei soldi.  I familiari non si opporrebbero ad un eventuale spostamento della tomba di codesto galantuomo: uno che per trovare spazio fra santi e papi deve aver fatto nella sua vita cose indubbiamente migliori. Il metro di giudizio della chiesa cattolica è: “fuori Piergiorgio Welby e dentro Pinochet e Renatino De Pedis”.

Questo, ci ha detto la chiesa.

E questo dovrebbe bastare e avanzare per disertare in massa chiesa e religione cattolica.

Chi era Enrico, detto “Renatino” De Pedis

Cancellieri: “Il permesso di seppellire De Pedis in S. Apollinare? Arrivò dalla Cei”
Il ministro dell’Interno risponde con una lettera all’interrogazione di Walter Veltroni che chiedeva conto della sepoltura del capo della banda della Magliana nella basilica. “Fu il cardinal Poletti a firmare l’autorizzazione”. I nuovi documenti trasmessi all’autorità giudiziaria. L’avvocato della famiglia del boss della Magliana: “I familiari non si opporrebbero a un eventuale spostamento della tomba”

La propaganda spicciola, d’accatto, non è mai una buona cosa, nemmeno quella tesa ad esaltare capacità e bravura che, se fossero realmente tali non avrebbero bisogno della scia di bava (giornalistica) che insegue il governo di Monti da quasi cinque mesi. Scrivere una cazzata, una cosa non vera sui giornali nell’era di internet è quanto di più patetico possa fare un professionista dell’informazione che sa perfettamente che c’è chi lo smentirà un quarto d’ora dopo e coi fatti, non con chiacchiere inventate per fare il gioco di chi comanda. Quando una cosa è davvero ben fatta non ha bisogno di chi la descrive in ogni modo possibile e, nel frattempo, tagliuzza, omette e tace su quello che, invece, non è bello né buono, e nemmeno di chi in tutto questo tempo ha pensato  di farci credere che Cristo sia morto davvero di freddo.

Che meglio di così non si poteva né si potrebbe fare.

Un giornale, dei giornalisti non sono bravi quando accomodano, aggiustano, e, peggio ancora, tacciono o inventano, specie poi se sono gli stessi giornali (e giornalisti) che per mesi, anni, hanno imbastito vere e proprie campagne mediatiche contro berlusconi, la qual cosa, intendiamoci, andava fatta perché berlusconi doveva essere controllato a vista, ma serietà e coerenza  vorrebbero che lo stesso rigore, la stessa attenzione venissero rivolti nei confronti di chiunque sieda ai posti di comando.

Anche se si chiama Mario Monti, ché di intoccabili in questo paese non se ne può davvero più.

Obamonti
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 1 aprile

Passano i giorni, ma il giallo dell’elogio di Obama a Monti sul finire del summit mondiale di Seul sulla sicurezza nucleare non accenna a trovare soluzione. In un vortice di indiscrezioni, dichiarazioni, precisazioni, puntualizzazioni, smentite, conferme, rettifiche dell’ampio staff del premier italiano, aggravate dal fuso orario e dal jet lag, due sole cose sono certe: il panegirico non è avvenuto nel discorso ufficiale del presidente Usa, come invece hanno scritto l’Ansa, il Corriere, Repubblica e altri giornali imbeccati dai portavoce di Palazzo Chigi; e sul sito della Casa Bianca le lodi sperticate dal Presidente all'”italian prime minister” non risultano, né in video né in testo.

Non un accenno all’italian, né al prime, né al minister. E neppure sui siti degli oltre 50 governi presenti al vertice. Se Obama ha elogiato il Professore, l’ha fatto all’insaputa degli americani, dell’intero pianeta e forse anche di se stesso.

Eppure i portavoce del premier, dalla mitica Betty Olivi all’ambasciatore Pasquale Terracciano, consigliere diplomatico, giurano che l’elogio c’è stato eccome: il Prof, proprio in quel momento impegnato dietro una tenda in una decisiva telefonata con Cicchitto che l’aveva strappato al tavolo dei relatori, ne ha appresa l’esistenza addirittura “dall’Interpol”.
“È la prova che non ho mangiato funghi allucinogeni”, aggiunge Terracciano, corso al salvamento della Olivi che si stava intorcinando in spiegazioni lambiccate, ai limiti del paranormale (“forse ci siamo fatti prendere dal troppo entusiasmo… nei video del discorso di Obama non si possono vedere tutte le parole”). Dunque il video sarebbe attendibile, ma si riferirebbe al discorso ufficiale, mentre poi Obama ne avrebbe tenuto un altro, a telecamere spente: “Un intervento a braccio, breve, un minuto e mezzo non di più”, sollecitato dal presidente coreano Lee che gli avrebbe chiesto il bis. Come ai matrimoni o alle feste di compleanno: “Di-scor-so! Di-scor-so!”. Ed è lì, nel simpatico bis conviviale, che Obama avrebbe citato estasiato “the italian prime minister”. E perché mai proprio e solo lui, su 50 presenti? “Per la sua politica dei piccoli passi”. Gli altri 49 statisti, infatti, attuano notoriamente la politica dei lunghi passi, mentre l’unico che i passi li fa piccoli è il nostro. Obama, quando gli ha parlato a quattr’occhi, s’è fatta illustrare per filo e per segno la sua politica, poi s’è battuto ripetutamente il palmo della mano sulla fronte: “Ecco dove sbagliamo, noi del resto del mondo! Continuiamo a fare i passi lunghi! Meno male che sei arrivato tu, con i piccoli passi! Ora esco di qua e ti cito. Così tutti gli altri imparano. Ma lo dico alla fine, parlando a braccio, un minuto e mezzo non di più”. Il peana ai piccoli passi montiani è divenuto così il clou del vertice mondiale: dovevate vederli gli altri 49 che prendevano appunti e chiamavano frenetici i rispettivi paesi per impartire disposizioni urgenti: “Ragazzi, d’ora in poi solo piccoli passi: l’ha detto Monti a Obama”. Resta da capire perché nessun sito o giornale mondiale si sia accorto della cosa. Varie ipotesi.

1) Obama ha sussurrato l’elogio all’orecchio dell’ambasciatore italiano, che gli sta simpatico, senza farsi sentire dagli altri.
2) Obama parlava dei Monthy Pyton, ma lo staff di Monti ha capito “Monti”.
3) Obama ha inviato un sms sul cellulare di Monti, ma ha sbagliato numero e il messaggio è arrivato all’Interpol.
4) Obama stava parlando con la sua pedicure di un durone al piede cagionato da una camminata in alta montagna: la callista ha suggerito di scalare i monti con piccoli passi e così è nato l’equivoco.
 5) C’è un sosia di Obama che si diverte a incasinare i vertici mondiali, seminando elogi a questo e a quello con frasi sconnesse, tipo “piccoli passi”: è lo stesso burlone che, travestito da Emilio Fede, avrebbe portato in Svizzera 2,5 milioni in una valigia spacciandosi per lui e facendogli perdere la direzione del Tg4.