Quindi, mai

Fra una certa incapacità a sapersi destreggiare nella politica, in special modo la politica nemica delle giuste cause qual è quella del pd di Renzi e la disonestà, non solo del pensiero ma anche nelle azioni un po’ di differenza c’è. Ed è quella che dovrebbe distinguere anche la motivazione della battaglia politica.
Quando quella differenza si annulla e la battaglia diventa l’occasione per il tutti contro uno, per quel tutti intendo anche chi, a parole, dice di pensare a delle politiche diverse, di avere idee diverse ma poi era al Campidoglio insieme a chi faceva i saluti romani e sventolava le bandiere di forza nuova e casa pound, ha festeggiato intorno alla carcassa del sindaco di Roma partecipando al regolamento di conti tutto interno al partito di Renzi e di Marino quella non è più politica ma, come nella migliore tradizione italiana è preparare il terreno alla spartizione di un potere che fa gola.
Chi si proclama diverso e migliore deve poi esserlo nei fatti e non a parole, ad esempio evitando di condividere la piazza coi fascisti: per non dare adito, mica per niente.
Il trattamento diffamante e violento riservato a Marino, non solo quello della piazza ma soprattutto di quei media che ora fanno finta di analizzare il risultato della massiccia campagna denigratoria contro il sindaco di Roma fatta da loro: Il Fatto Quotidiano come Repubblica, Formigli come Paragone è stato unico nella storia della politica di questi ultimi vent’anni, una cosa mai vista nemmeno nei riguardi dei delinquenti veri, certificati da sentenze e condanne.

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Il vicario del papa: “a Roma serve una nuova classe dirigente”.Ma come si permette?
I cittadini romani, italiani, hanno forse voce in capitolo nell’elezione del papa e nella scelta delle alte gerarchie vaticane?
Seriamente: qualcuno dica a ‘sta gente di tacere, ché di danni ne ha fatti abbastanza. Non serve riconoscere altra autorevolezza al vaticano, ne ha giá troppa che nemmeno gli spetta.
Il papa fa il papa e la chiesa, la chiesa: da duemila e più anni.
E, se piacciono tanto alla cosiddetta “sinistra” e agli insospettabili laici, quelli che “io non sono cattolico, ma questo papa…”  c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa di anormale e di malato che bisognerebbe curare.
I punti di riferimento della politica progressista dovrebbero stare altrove da san Pietro.

In quale altra democrazia sana, compiuta ed evoluta è possibile che il vicario del papa possa imporre precise indicazioni su quello che deve fare la politica e la conferenza episcopale metta sistematicamente bocca circa il progetto di leggi che hanno a che fare con la vita civile dei cittadini fino ad arrivare all’annullamento di un referendum?
Naturalmente solo in questa che non è sana né compiuta né evoluta,  dove la politica non riesce proprio a fare a meno dell’assistenza del vaticano che, invece di essere grato della considerazione parossistica delle istituzioni della repubblica avanza pretese in continuazione, viene ospitato sul suolo italiano praticamente a costo zero perché al mantenimento dello stato nello stato contribuiscono anche i cittadini che vivono benissimo senza i riferimenti mistici, che sanno attraversare la strada della vita senza l’aiutino degli amici immaginari.
Questo sarà un paese appena un po’ civile il giorno in cui un politico qualsiasi di fronte all’ennesima esternazione degli uomini di chiesa, papa compreso sui temi che non riguardano la chiesa ma lo stato, risponderà semplicemente “grazie, eminenza, ma possiamo farcela da soli”.
Quindi mai.

Ormai non c’è storia, notizia, situazione riportata dai media in cui il commentatore, conduttore, giornalista non faccia la precisazione: “l’ha detto anche il papa”. Come se tutto quello che dice il papa si debba necessariamente vestire di giustezza inconfutabile.
Ci sarebbe da chiedere, da chiedersi dove fosse questo papa mentre intorno a lui accadevano le stesse cose che oggi lui commenta “da papa” con toni accorati, dispiaciuti, talvolta arrabbiati, dov’erano nascoste le sue velleità “rivoluzionarie” mentre si facevano le guerre, la chiesa si macchiava di scandali inenarrabili e appoggiava le peggiori politiche non solo in Italia ma in tutto il pianeta.
Ma capisco che sarebbe troppo pretendere che i giornalisti facciano domande giuste al papa, visto che come ci insegna Fabio Fazio non le fanno nemmeno a Renzi.
Dunque, stabilito che il papa, “questo papa”, parla di tutto, anche di quello che non dovrebbe si potrebbe così, giusto per cortesia, evitare di ammantare il tutto e l’oltre col riferimento agli interessi e alle opinioni del papa, che non sono di rilevanza nazionale, mondiale e non risolvono nessuno dei problemi e dei drammi reali che gran parte dell’umanità è costretta a subire e sopportare anche in virtù della millenaria complicità omertosa della chiesa con chi li costruiva.

Benedette raccomandazioni

Sottotitolo:   Zapatero, in occasione di una visita del papa in Spagna si limitò ad andarlo ad accogliere in aereoporto così come si fa per TUTTI i capi di stato stranieri che vanno a far visita in terre straniere ma poi NON partecipò alla messa del papa.

E mi pare che non partì nessun anatema contro un presidente laico di un paese dove le leggi a tutela dei cittadini, dei loro diritti e dell’uguaglianza le ha fatte anche un governaccio di destra come quello di Aznar.

Qui da noi no, è diverso,  perché  nel dibattito politico gli orientamenti religiosi di chi è chiamato a rappresentare una parte di cittadini non dovrebbero entrarci niente, nemmeno essere menzionati. Qui invece siamo ancora al voto secondo coscienza, ma cosa c’entra la coscienza che è una cosa personale con decisioni che poi riguarderanno anche altri tipi di coscienze? la coscienza la puoi ascoltare per i fatti tuoi, non certo per i miei.

Bertinotti  qualche anno fa ha tenuto a farci sapere del suo pellegrinaggio dai frati sul Monte Athos in Grecia e tutti i politici italiani di TUTTI gli schieramenti sono sempre in prima fila ad ascoltare il papa.

E lo ascoltano anche molto bene, a quanto pare.

In ogni caso,  bisogna rassicurare la chiesa:  anche noi laici,  agnostici e atei  progressisti difendiamo le coppie etero a spada tratta e ci batteremo sempre affinché non vengano discriminate, con la stessa forza con cui oggi difendiamo quelle omosessuali e chiunque scelga di vivere la sua vita liberamente nel modo che preferisce.

Per quanto riguarda il fine vita, i cattolici stiano tranquilli: potranno sempre scegliere il sondino.

Benedetto XVI ai partiti cattolici: “non cedete su eutanasia e aborto, tutelate il matrimonio uomo – donna”.

Premesso che trovare un partito formato da laici in Italia è praticamente impossibile e quindi par di capire che il papa si sia rivolto un po’ a tutti, in secondo luogo, sempre in virtù della famosa morale oscillante e ondivaga della gerarchia cattolica, della sua disgustosa ipocrisia [ché non sia mai venga a mancare il sostegno economico della politica TUTTA al vaticano],  su tutto il resto si può derogare. 

Sulla mafia, la corruzione, le ruberie, affrontate solo di striscio senza naturalmente fare mai riferimenti precisi, giudicando [ma severamente eh?] “chi sta in alto”,  sui furti di denaro pubblico che Bagnasco chiama semplicemente  “sprechi”.
Insomma il trend della chiesa è sempre quello, sulle cose veramente importanti, tipo intervenire sui VERI mali della politica che sono appunto la connivenza con le mafie, la corruzione e i furti di soldi che dovrebbero essere destinati al bene comune e non, per esempio all’acquisto di vino per 4.500 euro a scopo benefico [da quando la beneficenza si fa coi soldi degli altri?] mai e dico mai un vera condanna. 
Sui temi che invece riguardano la vita personale dei cittadini onesti le loro eminenze e santità non mancano mai di dire come la pensano e ciò che la politica dovrebbe fare e purtroppo molto spesso fa ma soprattutto NON FA per non aprire un conflitto con la chiesa:  è meglio far imbestialire i cittadini e parlare poi dei pericoli del populismo.
Quindi oggi più che mai sono convinta che il problema non sono la chiesa, il vaticano, le eminenze né il papa ma la politica, perché la chiesa fa il suo e lo fa purtroppo nel modo che sappiamo da più di duemila anni, è la politica che non fa lo stesso: NON FA IL SUO. 
Per motivi che nulla c’entrano col benessere dei cittadini ma i suoi di sopravvivenza.
Per non perdere i voti dei cosiddetti cattolici integralisti che però in questo paese stanno dimostrando di essere sempre meno. 
Per fortuna in Italia i cattolici non sono tutti come giovanardi, roccella e la binetti.
L’ordine sociale che piacerebbe al vaticano è quello dei tutti al loro posto: le donne con gli uomini, i malati terminali e che non possono mai guarire  a soffrire anche 17 lunghi anni in un letto d’ospedale come la povera Eluana, le donne a partorire bambini anche in situazioni estreme, di difficoltà,  che non sarà poi il vaticano a risolvere  e i gay, che lo dico a fare, direttamente all’inferno senza passare dal via. 
L’ordine sociale è una roba fascista, pensare che a regolare gli ambiti della società e quindi anche della famiglia debbano essere certe volontà impostate sul moralismo e l’ipocrisia o peggio ancora su quel comune sentire che è lo stesso che mandò Cristo sulla croce salvando i ladroni [come succede più o meno ancora adesso] fa parte di un progetto criminale che mina e anche in modo serio la libertà di tutti, anche dei cattolici.
Continuare a pensare che la colpa sia del vaticano disorienta, la colpa non è delle eminenze che s’impicciano ma di chi poi fa di quelle ingerenze leggi dello stato, o per meglio dire NON le fa per aver ascoltato quelle ingerenze e non le esigenze e le istanze dei cittadini.
Questo è il prezzo che annualmente paghiamo al vaticano, in cambio della sua interferenza riguardante il matrimonio, i rapporti sessuali, la contraccezione, il divorzio, l’aborto, l’uso delle cellule staminali, gli orientamenti politici,  sessuali e molto, troppo altro.