C’era una volta una stalla, con una bufala e tanti asini

salvini è andato a portare il presepe a Rozzano, in una scuola che, a detta sua cade a pezzi e ci sono pure i topi.
Rozzano sta in Lombardia, regno incontrastato della lega e del brianzolo doc che lì ha creato la sua fortuna nel modo che sappiamo, salvini sta nella lega che stava e sta con berlusconi da più vent’anni e invece di sprofondare negli abissi per la vergogna, scusarsi dell’inutile presenza della lega sul territorio e sparire per i prossimi cent’anni portandosi dietro la gelmini e i fratellastri d’Italia non trova niente di meglio da fare che entrare in una scuola che cade a pezzi anche e soprattutto per responsabilità di chi governa da quelle parti cioè la lega, per portarci il presepio.

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Invece delle canzoncine di natale si potrebbe insegnare ai bambini della scuola pubblica di tutti un po’ di Costituzione, che direbbero i genitori degli alunni e i dirigenti scolastici della scuola di mio nipote se verso il 25 aprile o il 1 maggio  chiedessi di poter entrare in sala mensa durante la pausa pranzo a recitare i primi dieci articoli, che solo quelli contengono l’unico vero inno alla libertà di tutti? Sarebbero tutti d’accordo? Suppongo di no, però Tu scendi dalle stelle è considerata un patrimonio delle tradizioni: più della Costituzione, così tanto da pretendere che tutti si riconoscano nella canzoncina dedicata a Gesù. Anche molti fra  quelli che fanno finta di volere un paese più civile ma poi invece di dare una mano non lo fanno, anzi riportano continuamente indietro le lancette degli orologi. Il presepio nelle scuole non è stata mai una priorità, nemmeno ai tempo della DC. Lo è diventato da quando un puttaniere delinquente ha preso posto nella politica, e per nascondere le sue porcherie si ammantava da quello che difende i valori cristiani, della famiglia e svariati milioni di coglioni italiani sono caduti nella trappola.

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Marco Parma: le ridicole dimissioni del preside di Rozzano

Se l’ISIS sapesse che in Italia i politici pensano ai canti dei bambini a scuola invece che a fornire alla polizia strumenti e mezzi per combattere il terrorismo, penserebbe proprio che siamo dei coglioni. E allora andiamo a vedere cosa è successo alla scuola di Rozzano, dove una polemica inventata ha costretto un dirigente scolastico alle dimissioni.

Tutti quelli che vanno a Rozzano per portare lo Spirito del Natale

Come i Re Magi Matteo Salvini, Mariastella Gelmini e Fratelli d’Italia si recano alla scuola di Rozzano per difendere il Bambino Gesù dall’ISIS e fanno a gara per rubarsi il Natale.

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La storia della scuola di Rozzano, del preside che ha dovuto rimettere il mandato dopo le pressioni  ricevute anche da Renzi  e delle canzoncine vietate non è come ce l’ha raccontata  il mainstream disonesto che campa sulle bufale che fanno aumentare in modo esponenziale gli accessi ai siti web.

Valigia Blu : qui la vicenda di Rozzano è spiegata meglio, in chiave disinformazione. Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato vari link sulla non notizia non ha ancora trovato modi e tempi per pubblicare sul sito la smentita del dottor Parma e di chiarire come sono andate effettivamente le cose.
Quasi mille  commenti agli articoli, la maggior parte ostili ed offensivi nei riguardi del dirigente scolastico, degli islamici in generale  e nessuno che abbia pensato che fosse il caso di mettere un argine all’alluvione ignorante, oscena e razzista. La cosa surreale e grottesca è un paese come l’Italia, che fa parte della grande alleanza sempre in prima linea per esportare democrazia in ogni dove, l’idea occidentale di civiltà, quella che non sottomette nessuno, dove ognuno deve essere libero di vestirsi come vuole, mangiare quello che vuole, fare sesso con chi vuole, a chiacchiere tutti contro tutti i fondamentalismi ma poi ogni anno, come una peperonata scaduta e ormai immangiabile si ripropone il dibattito sul presepio sì presepio no nelle scuole  dove fra l’altro nessuno ha mai sentito l’esigenza e l’urgenza di metterne uno.
Via il velo dalle donne islamiche perché “a casa nostra si fa così” ma guai a toccare le nostre “tradizioni”.
Gente ridicola che la storia ricorderà solo come ostacoli al progresso e alla civiltà.

Il dubbio che una tradizione, anche quando è tutt’altro da questa diventi tale proprio perché viene imposta non viene a nessuno?
Sono così fragili i fedeli cattolici da aver bisogno di vedere dappertutto i simboli del loro credo, anche dove non devono esserci?
E’ giusto che venga discriminato chi non vuole vivere circondato dai simboli sacri in ogni luogo e lago?
Lasciamo da parte la follia collettiva, la paura che l’islam c’invada e per questo, per difendersi bisogna ostentare la simbologia cattolica come l’aglio con i vampiri, pensiamo a noi qui che siamo oltre 60 milioni di persone tutte diverse fra loro, ognuna con un livello di cultura personale, fra cui molta gente che pensa che la priorità assoluta in una società civile sia una forma di rispetto universale che serve per una convivenza il più possibile armoniosa, dove non ci si disturba più del dovuto, sulla quale non si deroga, perché concedere significa cedere al ricatto della presunta maggioranza che non ravvede la prevaricazione nell’obbligo dell’esposizione del sacro nel luogo di tutti: perfino quello della formazione dove si dovrebbe istruire, non indottrinare al credo, così fra mille anni ancora si parlerà dei riti religiosi come di “tradizioni” che vanno onorate e rispettate da tutti.
La Costituzione, quella più bella del mondo, era nata per questo: per fare in modo che il volere di uno non diventasse qualcosa da far subire a tutti com’era già avvenuto col fascismo.
Ecco perché la Costituzione dice che lo stato laico è la garanzia, non un’opportunità.
Che succederebbe se in un condominio la maggioranza degli inquilini tenesse il volume del televisore troppo alto?
La minoranza che non lo fa, che non disturba, che non obbliga i residenti del palazzo a dover sopportare quel fastidio non dovrebbe pretendere rispetto? Non dovrebbe chiedere l’intervento della legge che vieta i rumori molesti nei luoghi e negli spazi comuni?
Avrebbe comunque ragione la maggioranza e il volume troppo alto dei televisori diventerebbe una tradizione?
La tradizione, ma ci tengo a ribadire che la religione non lo è, così come non lo sono i suoi simboli come l’opinione non sono concetti irremovibili, nella società che cresce e matura, si adegua al tempo che cambia ci vuole una sana fluidità di pensiero, quello che andava bene ieri non è detto che possa essere buono anche per oggi, figuriamoci se si può imporre.
Evolversi, aprire la mente dovrebbe essere l’imperativo di tutti proprio per distinguersi da quell’integralismo e fondamentalismo che poi diventa violenza con la quale s’impone il culto religioso per legge.
Tutte le persone che dicono di essere tolleranti, rispettose dell’altro e degli altri, che dicono di non essere razziste, di non temere la società che cambia, quando si ritrovano nel pensiero di salvini non si preoccupano?
Io lo farei, perché per prendere le distanze dal “pensiero” di salvini non serve nemmeno essere o restare umani: basta essere persone serie.

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Fate studiare i figli, affinché imparino da soli quanto è bello il diritto a poter scegliere liberamente ciò che vogliono essere, senza nessuno che imponga loro come devono essere, pensare, cosa devono farsi piacere e in chi e cosa devono credere.
Lasciate che coltivino le loro curiosità e i loro dubbi, che si aprano alle novità del tempo che cambia senza averne paura.
Che imparino che la libertà non è mai prevaricazione sugli altri.
Che non servirebbe nemmeno la legge per stabilire quello che si può e non si può fare, quando nelle intenzioni c’è l’offesa.
Che non si offende per principio, non perché una legge lo vieta.
Un principio che dovrebbe essere universalmente condiviso: quello del rispetto, dove non c’è rispetto non c’è libertà.
E pretendete che il luogo dove si formano le menti, dove si istruisce e s’insegna la cultura sia un luogo che non dia adito a pensare che si voglia dare a quell’insegnamento un indirizzo forzato, verso un’ideologia o una religione.
L’unica cosa che può cambiare e forse aggiustare un po’ questo paese in continua decadenza, morale, etica, intellettuale e culturale è il sapere, solo una buona istruzione, un insegnamento corretto che non contenga il seme avariato del pregiudizio, della seduzione che intossica e che fa credere che ci sono cose che si “devono” fare perché si sono sempre fatte può far sperare che le cose in Italia cambino davvero.

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Illegalità made in Italy

 

Mauro Biani

Chi parla di regolamentare l’immigrazione per evitare che chi viene qui venga ridotto in condizioni di schiavitù passa per razzista. Da dove arrivano questi cinesi? Chi li fa entrare? Dei morti di Prato non si conoscono nemmeno i nomi. Questo di quale progetto di integrazione fa parte? La ministra Kyenge oltre a twittare la sua indignazione per “la dignità violata” che pensa di fare lei che per prima sponsorizza l’immigrazione tout court?  Integrazione non vuol dire che chi viene qui da paesi dove i diritti vengono ignorati e calpestati pensando ad un altro stile di vita possa continuare a vivere e ad agire nello stesso modo in cui lo faceva in quella realtà che ha abbandonato per disperazione. Dovrebbe significare altro che una politica, un governo e uno stato serio devono garantire per tutelare chi arriva ma anche chi c’era già. La quasi totalità dei cinesi che arrivano in Italia non sono nemmeno censiti, nessuno sa chi sono ma tutti sanno che arrivano qui per  contribuire alla concorrenza sleale, a svolgere attività senza la benché minima regola, in condizioni da quarto mondo ma soprattutto senza uno stato che quel rispetto delle regole dovrebbe pretendere così come fa con tutti gli altri.

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“Tutto quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non v’è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli è una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo, avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare, ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli è il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina”. [Gomorra, Roberto Saviano]

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Costituzione della Repubblica italiana. Art. 41: L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
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Non compro robaccia fabbricata da gente che lavora in condizioni di schiavitù, realizzata con materiali scadenti, tossici, pericolosi per abbatterne i costi. Piuttosto faccio a meno, o aspetto un momento migliore per poter comprare cose di una qualità migliore. Questa mania di comprare, mangiare dal cinese perché si spende poco pensando che sia conveniente diventa complicità, se si pensa al sottobosco di orrori e illegalità che circonda il mercato cinese.

Nei capannoni industriali fuori legge viene fabbricato di tutto, non solo merce dozzinale  da vendere ai mercati ma anche capi di abbigliamento, pelletteria dei grandi stilisti che sfruttano la manodopera a basso costo, questo made in Italy che fa tanto orgoglio nazionale non esiste più da tempo. Quindi se non si può avere la sicurezza di non sovvenzionare berlusconi anche comprando carta igienica in virtù del conflitto di interessi si può evitare almeno in presenza dell’evidenza.  Se entro da Louis Vuitton non mi aspetto che la borsa da seicento euro l’abbia fabbricata il cinese di notte, ma se compro la cianfrusaglia da cinque euro sono sicura che è così. Ad esempio i giocattoli: quanta gente c’è che per risparmiare compra cose da poco di cui non sa la provenienza? il prezzo non sempre garantisce la qualità, ma nella maggior parte dei casi sì.


Ogni volta che succede qualcosa di grave o di gravissimo chissà perché qualcuno chiede delle leggi “speciali”. Stavolta lo fa l’assessore “alla sicurezza” [ma che roba è?] di Prato riguardo alla tragedia degli schiavi cinesi morti bruciati nel capannone adibito a fabbrica dormitorio clandestino come ce ne sono in ogni angolo d’Italia.

Dell’esistenza di questi obbrobri dove si sfrutta manodopera clandestina lo sanno tutti, anche quelli chiamati a far rispettare le leggi normali che, se applicate sarebbero bastate e dovrebbero bastare a prevenire e ad evitare tragedie come questa. Ma qui ovviamente no, non bastano le leggi normali, c’è sempre qualcuno a cui non bastano trecentomila leggi ma ne vuole ancora e ancora per ribadire l’ovvio già formulato in quelle che c’erano.

Santoro anni fa fece un’inchiesta proprio sui capannoni della zona di Prato, una realtà drammatica di gente costretta a lavorare giorno e notte senza nessun diritto che tutti conoscono ma che nessuno controlla perché fa comodo così, perché basta pagare per far girare da un’altra parte la testa ai controllori che però, di fronte ad altre situazioni sono sempre molto presenti e attivi per sanzionare commercianti, esercenti e piccoli imprenditori – quelli regolari – per qualsiasi tipo di violazione, fosse anche il tavolino del bar che occupa un centimetro in più di suolo pubblico. 

Ma stranamente di questi capannoni a cielo aperto fuori legge gestiti da criminali che fanno lavorare gente in condizioni di schiavitù ne viene chiuso uno ogni tanto e ci vuole sempre la tragedia per ricordarsi della loro esistenza. 

Nel caso dei lavoratori schiavi cinesi poi – chissà perché – scompare anche ogni tipo di solerzia da parte delle forze dell’ordine, della guardia di finanza che va a fare i blitz nelle località alla moda, quelli che rendono mediaticamente, terrorizza i venditori ambulanti pakistani, senegalesi, maghrebini sulle spiagge d’estate ma poi davanti all’illegalità con gli occhi a mandorla si distrae. 

Ecco perché non servono leggi speciali ma servirebbe solo gente seria che facesse rispettare quelle che ci sono e che c’erano, gente non corrotta né corruttibile che non lascia correre per non disturbare gli ottimi rapporti fra l’Italia e la Cina dove di diritti civili, ma anche di quelli umani, è vietato perfino parlare.

La modica quantità Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

C’è davvero tutta la tragedia del nostro tempo in quella riga della lettera di Giorgio Napolitano, la tragedia che lega Prato all’Ilva, la Thyssen alla terra dei fuochi. “Far emergere le realtà produttive da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento senza porle irrimediabilmente in crisi”. La legge e i diritti si, ma nella modica quantità necessarie perchè reggano alla competizione selvaggia, a qualsiasi livello, dalle onnipotenti multinazionali al più scalcinato laboratorio di clandestini. Perché è vero, come dice splendidamente Toni Servillo di fronte alle pesche puzzolenti di Gomorra, che scaricare i fanghi tossici nella terra di tutti serve alle aziende del nord per contenere i costi. Così come servono i loculi premortuari di Prato, o i parchi minerali di Taranto. Altrimenti si va fuori mercato, si va irrimediabilmente in crisi. Si perde quel lavoro indispensabile anche se assomiglia alla schiavitù o se ti mangia la salute. Ce la raccontano così. Una equazione in cui la variabile indipendente è il profitto di pochissimi, e il lavoro e l’’illegalità e lo sfruttamento di tutti devono trovare l’equilibrio residuo. E noi ci stiamo. La Cina è vicina.

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Prato, quei sette cinesi morti per soldi. I loro e i nostri – Mario Portanova, Il Fatto Quotidiano

I forzati del pronto moda producono capi che vengono acquistati da aziende italiane (o tedesche, o francesi..) che poi li rivendono non soltanto agli ambulanti dei mercati, ma anche alle catene della grande distribuzione che in questi giorni stanno agghindando le vetrine dei loro negozi per Natale. Una catena alla fine della quale ci siamo noi che ci portiamo a casa magliette e vestiti per pochi euro. 

Con la collega Lidia Casti siamo stati in un laboratorio tessile cinese a Milano e abbiamo girato in lungo e in largo per il Macrolotto di Prato, dove è successa la tragedia, per lavorare al libro Chi ha paura dei cinesi (Rizzoli-Bur 2008). Abbiamo parlato (in cinese, grazie a Lidia) con gli imprenditori e gli operai e molte delle cose che ci dicevano sono risultate spiazzanti rispetto alla retorica della schiavitù e dello sfruttamento emersa in seguito al fatto di cronaca. Nel laboratorio di Milano gli operai lavoravano a cottimo: ogni pantalone cucito fruttava 1,20 euro, che andavano per metà all’imprenditore e per metà al lavoratore (nel caso di Prato pare che agli operai andassero 0,40 euro a capo). Quando siamo arrivati, otto lavoratori stavano smaltendo un ordine di 600 pantaloni e 400 gonne da consegnare in due giorni. Tempi e compensi non erano stabiliti dall’imprenditore cinese cattivo stile Oliver Twist, ma da una importante catena della grande distribuzione italiana che fa la pubblicità in tv e ha punti vendita nelle vie centrali di molte città (non la nomino per non rompere il patto con chi ci ha concesso fiducia).

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

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“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

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Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

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 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.